Nessuno io mi chiamo; nessuno è il nome che mi danno il padre e la madre e inoltre tutti gli amici
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29 febbraio 2012
Le Italia parallele
Ha ragione Crozza, esistono due Italia parallele (o forse, una sopra l'altra).
Quella dei precari della ricerca e quella dei baroni. Come la vicenda dei Frati alla Sapienza (quanti Frati servano prima che si parli di baronia?).
Quella degli impiegati e degli operai, e quella dei manager pubblici (che verranno ancora salvati dalla scure della presunta equità).
Quella delle persone alle prese con la terza settimana del mese, e quella della Casta, alle prese con i finti tagli (come i benefit a vita agli ex presidenti del senato, ma tra due legislature, assicura Schifani).
Quella delle proteste contro il TAV in Val di Susa (la condanna delle violenza non toglie la domanda da porsi sull'utilità dell' opera) e quella delle proteste dei taxisti e, soprattutto, delle altre lobby.
Quella dei treni dei pendolari (che domani avranno un'altra giornata pesante) e quella dei frecciarossa.
23 gennaio 2012
L'interesse generale e quello particolare
Vediamo chi vincerà ora la prova di forza: il governo che ha fatto queste liberalizzazioni, o gli autotrasportatori che stanno bloccando l'Italia.
Posso capire la protesta contro caro benzina e sulle assicurazioni, che strozza i padroncini che già sono sfruttati abbastanza da un sistema dei trasporti che si appoggia troppo sulla gomma (mi ricordo ancora il servizio di annozero "Corri bisonte corri"..).
Ma pensate se ogni categoria che si ritiene vessata potesse bloccare l'intero paese: i ricercatori che bloccano per giorni la didattica, i ferrovieri ex Wagon Lits che bloccano le dorsali delle linee ferroviare, gli infermieri e i medici precari che bloccano ospedali e pronto soccorsi ...
La regola dell'interesse generale che deve prevalere su quello personale vale per tutti. Trasportatori inclusi.
Verò però, che fin'ora assicurazioni, concessionari di autostrade, petrolieri, han dato poco alla causa del paese. E hanno guadagnato molto dal trasporto su gomma.
Sono i nodi di un sistema poco aperto e concorrenziale che stanno venendo al pettine. Altro lavoro per il governo e il Parlamento.
19 gennaio 2012
La lezione che non abbiamo imparato
Pare che nella proposta del governo sulle liberalizzazioni, ci sia anche una norma che permette le trivellazioni più facili, per la ricerca del petrolio, più vicino alle coste.
Un regalo, scrivono i giornali, ai petrolieri, in cambio delle richieste che lo stesso governo ha fatto loro per la gestione delle pompe di benzina.
Capita sempre in questo tipo di provvedimenti, ma la sorpresa che il governo Monti ha introdotto nel decreto liberalizzazioni è di quelle davvero indigeste: un sostanziale via libera alla trivellazione del territorio italiano, incluso il mare e fin sottocosta, per cercare ed estrarre petrolio e gas. Non proprio, per così dire, la promozione della green economy. Nell’ultima bozza di decreto, infatti, di cui Il Fatto quotidiano è venuto in possesso, gli articoli 20, 21 e 22 hanno esattamente questa funzione: nel primo si prevede di aumentare gli investimenti in infrastrutture estrattive, nel secondo si abbassano drasticamente i limiti per la trivellazione in mare e nel terzo si liberalizza la ricerca di nuovi giacimenti.
Angelo Bonelli, a cui abbiamo chiesto un commento, è nettissimo: “Se questo fosse il testo definitivo – spiega il leader dei Verdi – vorrebbe dire che il duo Clini-Passera ha deciso di svendere l’Italia alla lobby dei petrolieri. Il rischio ambientale aumenterebbe incredibilmente”. Torniamo al testo. Il fine dell’articolo 20, spiega la relazione allegata, è “consentire nell’immediato di realizzare investimenti di sviluppo pari, nella sola Regione Basilicata, a 6 miliardi di euro, garantendo una produzione aggiuntiva di idrocarburi nei prossimi 20 anni per un valore economico di almeno 30 miliardi di euro ed entrate aggiuntive per lo Stato (tra royalties e entrate fiscali) pari ad almeno 17 miliardi”. La produzione nazionale passerebbe, per questa via, da 80mila a 104mila barili al giorno.
La vera botta, però, è il successivo articolo 21: al comma 2 si decide, infatti, che il limite spaziale per le perforazioni off shore – vale a dire in mare – passa da 12 a 5 miglia marine, praticamente sottocosta. Non bastasse si prescrive anche che la linea di riferimento per le misurazioni non è più quella “di base”, ma quella “di costa”: un modo furbetto di recuperare qualche altro metro. Roba che – se è consentita un po’ di dietrologia – pare fatta apposta per il famigerato progetto di trivellazione alle isole Tremiti, in Molise. Sarà il caso di ricordare, peraltro, che la sicurezza per l’ambiente delle perforazioni off shore è stata al centro di mille polemiche neanche due anni fa, quando un incidente su una piattaforma della British petroleum nel Golfo del Messico devastò l’intera costa della Louisiana. Nella relazione allegata – liquidata la questione ecosistema affermando che “resta, in ogni caso, protetto dalle stringenti normative nazionali” – curiosamente si sottolinea come le agenzie di rating siano sensibili a questo genere di provvedimenti: “Si rileva che tra le ragioni che hanno indotto, lo scorso 9 settembre, Standard & Poor’s ad alzare il rating di Israele ad ‘A+’ da ‘A’, c’è stata proprio la decisione del governo israeliano di sviluppare le attività di ricerca e prospezione degli idrocarburi nelle proprie acque territoriali”.
Questo accade nei giorni in cui ci si inizia a preoccupare dei rischi ambientali , dopo il naufragio della Costa concordia: in realtà un disastro ambientale è già avvenuto, sui fondali di fronte l'isola del Giglio, dove si è appoggiata la nave.
Che succederà poi se la nave dovesse scivolare longo il fondale e non si riuscisse a mettere in sicurezza il greggio nella pancia ?
Chi pagherà le conseguenze per l'inquinamento?
Dovremmo discutere sulle rotte delle grandi navi, troppo vicine a zone protette, non allargare i rischi per le nostre coste, per i nostri fondali marini (Report ha dedicato una puntata al tema delle aziende che si occupano delle trivellazioni, dopo il disastro in Luisiana, causato dalla British Petroleum).
Non si impara mai abbastanza dalle lezioni del passato: permettere ora le trivellazioni, potrebbe voler dire altri disastri ambientali nel futuro.
Ne vale la pena?
L'inverno caldo
La protesta dei tassisti che promettono l'inferno al governo Monti per la liberalizzazione (o come la vogliamo chiamare).
La protesta della "Forza d'urto" in Sicilia: autotrasportatori, agricoltori, disoccupati. E dietro le ombre della destra (Forza Nuova) , uno strano connubio,e della massoneria (come ogni volta che cambia il vento politico ..).
Poi ci sono le proteste altrettanto ecclatanti degli operai di Fincantieri a Genova
E i tre ex addetti di Wagon lits sulla torre della stazione centrale a Milano e gli altri 800 cuccettisti che protestano per i tagli dei treni notturni
Si prevedono mesi caldi per il governo (non solo per la proposta sulle liberalizzazioni) e, soprattutto, per il paese.
Non solo per le proteste alla luce del sole, ma per gli accordi di nascosto, come quello di cui parla Fabrizio D'Esposito sul Fatto quotidiano, a proposito di una amnistia o indulto.
Mesi caldi sia per l'unità del paese, che per l'unità dell'Europa.
Mesi caldi sia per l'unità del paese, che per l'unità dell'Europa.
18 gennaio 2012
Le liberalizzazioni
Ieri sera a discutere di liberalizzazioni a Ballarò erano presenti (tra gli altri) il solito sottosegretario Polillo e il presidente della regione Piemonte Cota.
Regione che non è riuscita a liberalizzare i propri trasporti regionali, facendo partire i trani di Arenaways, azienda fallita nella culla.
Questo per dire quanto sia difficile in Italia fare le liberalizzazioni, piuttosto che parlarne, cosa che fanno in tanti.
Non sarà la liberalizzazione dei tassisti (che stanno protestando nelle varie città d'Italia e si dicono pronti a "scatenare l'inferno") a cambiare la vita degli italiani, specie passasse la linea delle licenze cumulative che (qui hanno ragione a protestare i tassisti) finirebbero alle grandi società che crerebbero cooperative di tassisti sfruttati.
Le vere liberalizzazioni riguardano i servizi di largo consumo: traporti, energia, luce e gas, benzina.
Ma non è solo questo: sarebbe bello pagare in Italia, come in altri paesi europei, meno costi per assicurazioni, servizi bancari.
Tassisti, edicolanti e farmacie potrebbero essere solo uno specchietto per le allodole.
Riuscirà la manovra cresci Italia a colpite così in alto?
Già si legge che non si separerà Banco Posta da Poste Italiane e anche la separazione societaria di Rfi da Fs, e si parla anche di un dietrofront della proposta di cancellare l'obbligo di esclusività per i benzinai, sulle concessioni per le spiagge ...
Coraggio, allora.
Sotto, dal blog di Wil, la lista dei redditi degli autonomi (per la serie, equità cercasi)
Regione che non è riuscita a liberalizzare i propri trasporti regionali, facendo partire i trani di Arenaways, azienda fallita nella culla.
Questo per dire quanto sia difficile in Italia fare le liberalizzazioni, piuttosto che parlarne, cosa che fanno in tanti.
Non sarà la liberalizzazione dei tassisti (che stanno protestando nelle varie città d'Italia e si dicono pronti a "scatenare l'inferno") a cambiare la vita degli italiani, specie passasse la linea delle licenze cumulative che (qui hanno ragione a protestare i tassisti) finirebbero alle grandi società che crerebbero cooperative di tassisti sfruttati.
Le vere liberalizzazioni riguardano i servizi di largo consumo: traporti, energia, luce e gas, benzina.
Ma non è solo questo: sarebbe bello pagare in Italia, come in altri paesi europei, meno costi per assicurazioni, servizi bancari.
Tassisti, edicolanti e farmacie potrebbero essere solo uno specchietto per le allodole.
Riuscirà la manovra cresci Italia a colpite così in alto?
Già si legge che non si separerà Banco Posta da Poste Italiane e anche la separazione societaria di Rfi da Fs, e si parla anche di un dietrofront della proposta di cancellare l'obbligo di esclusività per i benzinai, sulle concessioni per le spiagge ...
Coraggio, allora.
Sotto, dal blog di Wil, la lista dei redditi degli autonomi (per la serie, equità cercasi)
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