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10 aprile 2023

Report – sanità malata, paese infetto: il pandemonio nel 2020, l'intramoenia e il codice appalti

RITORNO A BERGAMOIl pandemonio di Cataldo Ciccolella

Report ha fatto un salto alla primavera di tre anni fa: i ma non lati nelle camere degli ospedali dove mancavano i caschi per tutti, i morti che crescevano, i medici e gli infermieri stremati per il lavoro.
Le bare portate via dai camion militari. Il lockdown, le città dove all’improvviso non c’era nessuno in giro.
Era la primavera del 2020: tutto cominciò con la pandemia partita in Cina a fine 2019, tenuta nascosta dal governo, per evitare figure. Ancora oggi i dati del mercato di Wuhan non sono arrivati alla comunità scientifica e che consentirebbero una migliore analisi della pandemia.
Lancet ha pubblicato un articolo secondo cui i morti sarebbero 259mila, avremmo sottostimato i morti: i paesi che hanno avuto meno morti sono quelli con un piano pandemico aggiornato, non come il nostro, che era rimasto fermo al 2006.
L’indagine di Lancet conferma la teoria dei magistrati di Bergamo: con la zona rossa a Bergamo si sarebbero potuto evitare almeno 4000 morti, per questo sono finiti indagati l’ex presidente Conte, il ministro Speranza e poi Fontana e Gallera in Lombardia.
L’indagine di Bergamo racconta quello che è successo nelle stanze del potere e che non si doveva sapere.
Negli ospedale mancavano i caschi respiratori, non ce n’erano per tutti, si sono dovute fare delle scelte, chi salvare e chi no: mancano mascherine, camici e altri dispositivi.

Se ne doveva occupare il CFO del ministero, Ruocco: ma di fronte alle richieste di fare scorte, chiede solo di fare una ricognizione dei dispositivi reperibili nel territorio.

Il vice ministro Sileri a Report racconta di aver insistito nell’acquisto di respiratori, anche chiamandolo al telefono a Ruocco: dopo aver scoperto che i dispositivi erano insufficienti non si fece nulla, dopo il 20 gennaio non si fece nessun nuovo acquisto, anzi si continuarono a vedere in Cina dispositivi.
Solo dopo Codogno la protezione civile chiese la disponibilità di scorte, ma era tardi, era già febbraio: ma a febbraio in una chat con la responsabile della sicurezza delle cure farmaceutiche Rodorigo minimizza il problema, compra solo qualche mascherina..
Ma nelle chat emerge che Ruocco temeva più la corte dei conti che non la pandemia:

«Vogliono per forza farmi comprare prodotti sanitari per tutta l'Italia - scriveva Ruocco il 15 febbraio - queste sono tutte spese che poi la Corte andrà a rivedere».
Lo spettro della Corte dei Conti e di un ipotetico danno erariale preoccupa Ruocco: «Gli acquisti devono essere giustificati e proporzionati comunque - proseguiva - si, già, se programmi male non è giustificato».
E ancora: «Volevano 150 medici, ne ho presi 77, sono milioni.
Poi c'è la parolina magica 'altre spese strettamente connesse' dove ognuno si infila - faceva notare il tecnico -. Sì, ma ora - sono certo. Il prossimo vagone del treno sarà per Spallanzani e Iss (strutture, personale, farmaci, attrezzature) e lì devi stare. Furbacchioni, ieri ho detto a qualcuno che non ho le renne parcheggiate davanti casa..
se vogliono capire capiscono».


Oggi Ruocco ha deciso di non rispondere alle domande di Report, “mi lasci in pace, non è il caso di parlare adesso.”
Ruocco voleva programmare gli acquisti senza l’ingerenza della politica – spiegherà poi in una lettera a Report.
In quei giorni nel ministero c’era il caos: la lettera in inglese dall’Oms dovette aspettare giorni per essere tradotta, come avvenne poi grazie ad una società esterna.
Andrea Urbani, capo della programmazione, si lamenta col capo di gabinetto di Speranza, Zaccardi: parla di assenza di prevenzione, mancano persone. Di fronte a Report ammette quanto la situazione fosse drammatica

Il problema degli enti pubblici, signori, è che ci sono persone totalmente inadeguate. Tu prendi persone a gestire pezzi importanti del Paese e li scegli in base a logiche che non hanno nulla a che vedere con il merito… quando le cose vanno bene non se ne accorge nessuno, quando vanno male… succedono queste cose”

Uno studente cinese scrisse a Giovanni Rezza, capo dell’ISS, due lettere a gennaio 2020 riportandogli documenti sulla situazione a Wuhan, spiegando che il virus avesse un alto periodo di incubazione, i termoscanner dalla Cina non servivano, serviva una quarantena più lunga dalla Cina.
Lo studente manda anche video dalla Cina, con pazienti sdraiati nelle corsie degli ospedali, ormai al collasso: informazioni che cozzavano con l’immagine che la Cina cercava di far arrivare al mondo.
Rezza scrisse a Brusaferro, riportandogli la sua preoccupazione: ma non accadde nulla, non fu presa alcuna decisione.
Anche l’ex capo di gabinetto, parlando con l’onorevole Bersani, esprime i suoi timori sugli arrivi dalla Cina.
I vertici della sanità avevano timore anche delle azioni dei magistrati, sia dal punto di vista penale che contabile: così, non avendo dispositivi, si inizia a parlare di strumenti creativi, come il peperoncino da usare in Calabria.
L’ex sottosegretaria Zampa in una chat con Zaccardi, capo programmazione, esprimeva i suoi timori sui burocrati del ministero, “tragicomici”. Tragicomici come Ruocco, a quanto pare: ma oggi Sandra Zampa preferisce non tornare sul punto.
“Eravamo di fronte a qualcosa di eccezionale .. io penso che abbiamo fatto il meglio, penso che il ministro Speranza debba essere ringraziato.”
Tutti i dirigenti definiti tragicomici sono entrati poi nel CTS, rendendolo di fatto indipendente dalla politica.
Zampa era scettica nell’atteggiamento del governo, nell’atteggiamento di Brusaferro e degli altri alti dirigenti, “sembriamo una classe dirigente allo sbando”, una classe dirigente che ha bisogno di una traduzione di una mail in inglese, che non sa prevedere la crescita dell’infezione del virus, che non è in grado di tracciare i casi di polmoniti anomale.
Non abbiamo fatto meglio o come gli altri paesi: secondo la procura di Bergamo il CTS e il ministero si sarebbe dovuto ascoltare le indizioni date dallo studio Merler, che aveva analizzato i dati dalla Cina e li aveva proiettati sull’Italia, immaginando che saremmo arrivati a 78mila morti in un anno..
Il CTS cerca di applicare lo studio per un piano pandemico, subito declassato perché non applicabile, non avevamo quei posti letto per i ricoveri in terapia intensiva a sufficienza.

Ma oggi il piano pandemico esiste? È realistico?

E il CTS era un organo scientifico a supporto per la politica? Dalle carte emerge che il CTS fosse una foglia di fico: di fatto era un CTS troppo ampio, troppo succube della politica, che decideva a chi mandare le informazioni e a chi no, come racconta oggi l’ex vice ministro Sileri.
La task force
(che come si dicono i due dirigenti Maragnino e D’Amario non sarebbe nemmeno legittima) messa in piedi dal ministro Speranza decide, a febbraio 2020, di non mettere in atto il piano pandemico: fu una scelta condivisa con Speranza che ha scelto di non risponderne a Report.

Mentre l’OMS raccomandava di applicare il piano pandemico, la task force decide di non applicarlo e Silvio Brusaferro ammette di averlo letto solo nel maggio 2020.

I magistrati si sono avvalsi della consulenza di Crisanti, consapevole che il piano pandemico, pur essendo pensato all’influenza, andava bene anche per il covid.
Report è tornata ad intervistare l’ex ricercatore Zambon: il suo report, critico contro il governo per come ha gestito la pandemia, in modo caotico e “torbido”.
Ma oggi il piano pandemico esiste? Esiste ma è solo un piano sanitario, dovrebbe essere un piano interministeriale, non c’è un coordinamento tra i ministeri e le regioni. Non sono stati definiti i compiti e così alla fine a prendere le decisioni sarà il presidente del consiglio di turno – a parlare così è il generale Lunelli.

In base alla perizia di Crisanti, se si fosse applicata la zona rossa subito si sarebbero risparmiati 4000 morti: il governatore Fontana in una lettera nel febbraio 2020 chiede al governo di non applicare altre misure di restrizione, eppure poteva applicarla direttamente lui la zona rossa.
Oggi Fontana rigetta le tesi di Crisanti, definito un “esperto di insetti”, uno che ha fatto una perizia basata su illazioni.
Fontana il 25 febbraio 2020 aveva cercato di rassicurare i cittadini lombardi: il virus è poco più di una influenza normale. Ma dopo 3 giorni lo scienziato Merler comunica alla regione Lombardia le stime in regione: il rischio in regione era il medesimo di Codogno, si poteva chiudere la regione allora come la cittadina nel lodigiano.
A Marzo il dottor Nacoti, dell’ospedale di Bergamo, decide di pubblicare un articolo in cui si mette nero su bianco le impreparazioni negli ospedali, mancavano i posti, i malati arrivavano in condizioni critiche negli ospedali, non c’era nessun monitoraggio preventivo.

L’articolo è un tradimento – dice l’assessore al Welfare in Lombardia Gallera, “questa cosa è gravissima e inqualificabile, una coltellata alla schiena con ripercussioni mondiali, vergognoso ” dice al telefono con Maria Beatrice Stasi.
Il giorno dopo la pubblicazione dell’articolo le cose cambiano in regione: si aveva paura di far emergere la verità, perché turbava lo status quo.

Ancora oggi Nacoti, che ha subito pressioni per quell’articolo, la situazione non è cambiata: i medici che hanno subito la prima ondata non sono stati ascoltati per un debriefing. Tanto è vero che si è arrivati poi alla seconda ondata.

Il 2 marzo c’è una riunione del CTS: il presidente Conte viene avvisato dei dati drammatici, si parla della zona rossa, ma Conte prende tempo. In Lombardia aspettano Roma, non volendo prendere loro la decisione di instaurare la zona rossa, perché, dice Fontana, a Bergamo c’è un piccolo focolaio.
Il 9 marzo del 2020 si prende una decisione: si decide di chiudere il paese perché i dati sono drammatici, tutto il paese è zona rossa.

Dietro la mancata zona rossa non ci sarebbero stati solo errori di valutazione e impreparazione, ma anche strategie politiche come quella rivelata dall’ex funzionaria al Welfare in regione Lombardia Aida Andreassi in quei giorni in prima linea nella task force del Pirellone.
“Ho saputo che Salvini non vuole che la regione prenda posizione. Vuole mettere in difficoltà il governo, gente di m.. ne ho conosciuta tanta, ma come lui mai” – questa una sua telefonata con Niccolò Carretta, consigliere regionale. Avvicinata dal giornalista di Report, anche la dottoressa Andreassi ha preferito non rispondere alle domande.

Salvini prima era favorevole ad un blocco dalla Cina, poi cambia idea, poi parla di creare una zona rossa in tutta Europa: la strategia di Salvini era quella di far cadere la responsabilità delle chiusure non sul presidente della regione ma su Conte.
Né Salvini né la dottoressa Andreassi hanno accettato di rispondere alle domande di Giulio Valesini.
Salvini ha fatto pressioni sulla regione affinché non chiedesse al governo di fare la zona rossa e mettere in difficoltà Conte? C’è stato un gioco politico sulla zona rossa?

Contro questa zona rossa c’erano anche le pressioni degli industriali, come Bonometti: tutti gli imprenditori vedevano le chiusure con terrore. Tra questi il costruttore di Luna Rossa, Pierino Persico, che aveva una importante consegna in autunno. Persico ne parlò con Gori, sindaco di Bergamo, quello dello slogan “Bergamo non si ferma”, che aveva sottostimato il rischio del covid.

La priorità non era la vita delle persone ma l’economia e le attività industriali: si doveva tenere nascosto tutto ai cittadini, che non dovevano sapere della totale impreparazione del paese.

Nel servizio di Valesini si tornerà a parlare ancora dei vaccini: dall’inchiesta di Bergamo emerge infatti che sul contratto dei vaccini Pfizer si navigava nel buio, persino Nicola Magrini il capo di Aifa si infuriò per il contratto con Pfizer perché i dati grezzi non sarebbero stati resi disponibili prima del dicembre 2024 e comprare a scatola chiusa un medicinale per milioni di persone lo riteneva assurdo: il 22 novembre 2020 Magrini scrive in chat a Goffredo Zaccardi (capo di gabinetto dell’ex ministro della salute Speranza) di aver appena ricevuto da un giornalista il testo dell’accordo con la casa farmaceutica

Magrini: “Caro ministro ricevo questo da un giornalista. Lo ritengo molto serio e anche grave. Non credo di poter essere tenuto all’oscuro di queste cose (da Ruocco & Co.)”.

Magrini: “Il protocollo Pfizer infatti recita: ‘I dati saranno messi a disposizione [dei ricercatori che li chiederanno] 24 mesi dopo la conclusione dello studio’ a certe condizioni:
1) tra i ricercatori ci deve essere uno statistico;
2) i dati non potranno essere usati in tribunale (4/n).
Secondo i documenti di registrazione, il completamento del trial è previsto per l’11 dicembre 2022. Quindi, i dati grezzi saranno disponibili a partire dall’11 dicembre 2024. Probabilmente il vaccino sarà già stato somministrato miliardi di persone.”
.
Magrini: Io non mi faccio prendere in giro su cose come queste”
Zaccardi: “Se è così, grave”.

Magrini: “Ritieni sia normale che i contratti che abbiamo firmato per farmaci e vaccini nessuno li abbia letti? O tu li hai letti?”

Zaccardi: “No, il ministro ha voluto fare da solo. Mandami in sintesi le condizioni ordinarie di questa tipologia di contratti”.

Magrini: “Grazie, capisco meglio ora. No, non vi sono tipologie tipo contratti, ma manco sto capestro che sembra scritto come una presa in giro per analfabeti con l’anello al naso… E sapere chi se ne occupa e come sarebbe il minimo tra di noi del gabinetto ristretto”.

Le più alte autorità sanitarie avevano dubbi su questi contratti e sulla sicurezza dei vaccini, per aver detto queste cose i giornalisti di Report sono stati definiti complottisti. Anche per questo dobbiamo essere grati del lavoro della procura di Bergamo, che ha consentito di ricostruire i fatti così come sono avvenuti sin dal gennaio 2020.
Ma oggi il problema della politica sono i magistrati di Bergamo, che subiranno una ispezione da parte del ministero della giustizia, invocando la riforma Cartabia.

Nessuno deve sapere, né delle carte e nemmeno degli imputati e se dovessero passare i due anni, scatterà l’oblio di stato, sancito dalla riforma del governo Draghi.
Alla faccia della trasparenza, del senso della stato, della giustizia per i morti di Bergamo.

L’OCCHIO DI RIGUARDO di Daniele Autieri

Roma ospedale oftalmico: Report ha raccolto diverse testimonianze di pazienti che si lamentano di ritardi, di operazioni andate male, di lunghe liste di attesa anche in situazioni gravi.

È l’ospedale più antico d’Italia per la cura dell’occhio: dovrebbe garantire la cura a tutti i pazienti che non possono pagarsi le cure, ma i documenti che Report ha visionato, raccontano di corsie particolari per agevolare pazienti privati che danneggiano i pazienti e con operazioni “rubate” da medici privati.

Ci sarebbero dentro l’ospedale due strutture: pazienti che si mettono in lista d’attesa nel pubblico possono attendere mesi mentre pazienti che vanno in lista di attesa con medici che lavorano in intramoenia, hanno l’operazione subito, grazie al santo in paradiso.
Il santo sarebbe il medico che garantisce di avere subito l’operazione: quelli che invece scelgono di seguire le regole, come Stefania, possono invece aspettare mesi per una post operazione per rimuovere l’olio al silicone che serviva per far aderire alla retina.
Stefania si deve rivolgere all’ospedale di Tor Vergata, ma qui si rifiutano di operarla: così la signora è dovuta tornare all’oftalmico, ma in via privata dal primario dell’ospedale. Così ottiene un certificato con cui presentarsi al pronto soccorso e potersi poi operare, indipendentemente dalle liste di attesa.
Il dottor Tambu
rrelli (che opera in regime di intramoenia) di fronte a Report spiega che non si è trattato di una raccomandazione, la paziente poteva essere ricoverata anche senza la sua lettera. Ma forse sarebbe rimasta in lista d’attesa per mesi?

Alla fine Stefania ha subito 4 operazioni, è dovuta andare allo studio di Tamburrelli da privata, pagando di tasca sua: alla fine la signora rischia di perdere l’occhio, non vede più bene dall’occhio destro.
Sono tanti i pazienti che, grazie all’aiutino di un medico in prestazione privata riescono ad operarsi agli occhi saltando la lista d’attesa dell’ospedale romano, come emerge dai colloqui tra le infermiere registrati all’interno della struttura grazie all’inchiesta della procura:

un’altra paziente è venuta con un foglietto, un pezzetto di carta scritto di suo pugno dalla dottoressa .. cioè ma non si possono fare queste cose. Lo dico, quella ha fatto andare un codice bianco là, l’ha inserito in OBI dai codici bianchi in ambulatorio, l’ha portata in camera operatoria. Ma queste sono cose gravissime ..”

La direttrice dell’area sanitaria invita a fare denunce di questi casi, “ma le verifiche sono un’altra cosa”. L’ex responsabile delle liste di attesa ammette che sono tanti i casi di operazioni di persone che arrivano dal pronto soccorso.
La due diligence della direzione sanitaria ha analizzato la situazione all’oftalmico: le sale operatorie sono sottoutilizzate, molte delle operazioni sono state fatte con chiamate fuori da quelle dell’ospedale, ovvero i pazienti sono stati chiamati da enti esterni, privati.
Chi ha i soldi può superare le liste d’attesa, facendo saltare il principio della sanità pubblica: dentro l’oftalmico pubblico e privato sono vasi comunicanti, ci sono pazienti che vengono rubati dal privato, medici che consigliano di rivolgersi al suo studio privato, cosa che non sarebbe possibile (a meno che nell’ospedale manchino posti).
Questa anomalia è arrivata alla regione Lazio, quando una paziente ha scritto al presidente della regione: le era stato detto “se vuoi l’operazione vai dal privato..”

I Nas stanno indagando sull’ospedale Oftalmico, anche sul lavoro dell’ex responsabile delle liste di attesa.

LA MANZETTA di Walter Molino

Dal primo aprile il codice appalti di Salvini è diventato legge: meno gare, meno controlli sugli appalti. Tutto questo per realizzare le opere in meno tempo: ma la storia dell’ospedale costruito nella Fiera del Levante a Bari racconta una storia diversa, questo ospedale doveva costare 9 ml e alla fine è arrivato a costarne 17ml.
Dietro gli appalti per quest’opera ci sarebbero delle mazzette, scoperte da una indagine della procura di Bari che sta creando grosso imbarazzo in regione e al presidente Emiliano.
Questo ci dice che è meglio farli prima i controlli, sugli appalti: perché alla fine le zone opache e poco trasparenti vengono scoperte dai magistrati. Finché viene loro lasciato indagare, si intende.

Anteprima inchieste di Report – i morti per covid, l’ospedale oftalmico di Roma e gli appalti selvaggi

Questa sera si parla di sanità in tutti e tre i servizi che andranno in onda: la sanità nei mesi del covid, l’emergenza delle liste di attesa e gli appalti nel mondo della sanità.

Ve lo ricordate ancora il covid19? Ve lo ricordate quando in Italia, tre anni fa, non avevamo niente per proteggerci, né mascherine per noi ma nemmeno per medici e infermieri in ospedali e RSA.

La prima inchiesta tornerà a quei mesi in cui il paese, la classe dirigente, i vertici della sanità, si sono fatti trovare colpevolmente impreparati.

Il secondo servizio riguarderà il nuovo codice degli appalti fortissimamente voluto da Salvini (ma anche da molti costruttori): non snellirà le procedure, non ridurrà i tempi e ci costerà molto di più.

Infine il caso dell’ospedale oftalmico di Roma, le liste d’attesa che danneggia il pubblico e favorisce il privato.

L’inchiesta sul covid a Bergamo

Secondo la procura di Bergamo il disastro della prima ondata di Covid19 si sarebbe potuto evitare istituendo la zona rossa e applicando il piano pandemico: Report, coi servizi andati in onda nelle stagioni scorse, aveva scoperto il quest’ultimo non era aggiornato dal 2006, era stata modificata solo la data.

Ma oggi abbiamo archiviato tutto: i morti di Bergamo, l’assenza di un piano pandemico, la bulimia informativa basata più sugli umori del paese (e gli interessi di alcuni) che non sulla scienza e sulla tutela della salute delle persone.
In questo servizio Report racconterà cosa è effettivamente successo in quei giorni tra politici, amministratori, medici e tecnici che hanno gestito la pandemia: cosa si diceva nei dialoghi del potere?
La verità su quanto successo in Lombardia nel febbraio - marzo 2020 è scomoda e darà dispiacere a qualcuno – racconta Giulio Valesini nell’anteprima – ma potrà salvare la vita a qualcuno: a marzo 2020 un gruppo di medici bergamaschi scrive ad una prestigiosa rivista medica, il
New England Journal of Medicine raccontando che la situazione è fuori controllo ma la verità non si doveva dire: l’articolo è un tradimento – dice l’assessore al Welfare in Lombardia Gallera, “questa cosa è gravissima e inqualificabile, una coltellata alla schiena con ripercussioni mondiali, vergognoso ” dice al telefono con Maria Beatrice Stasi.

Report ha intervistato Mirco Nacoti, anestesista dell’ospedale Giovanni XXIII di Bergamo? “Mancava qualcuno che lo dicesse” racconta a Report uno degli autori che, dopo la pubblicazione ha ricevuto pressioni dalla regione, “ho concordato che avrei evitato di comunicare in Italia”.

L’allarme lanciato da quell’articolo non fu ascoltato come non fu ascoltato nemmeno l’allarme lanciato dallo studente cinese originario dell’Hubei nel gennaio del 2020: scrisse due lettere a Giovanni Rezza il 20 e il 23 gennaio dentro cui aggiunse documenti della commissione nazionale della Sanità del governo cinese:

"Il virus si trasmette facilmente tra asintomatici e i tempi di incubazione sono lunghi. Quindi i termo scanner messi in aeroporto non servivano a niente. Inoltre, suggeriva perfino di mettere in quarantena chi arrivava dalla Cina anche con voli indiretti. L’Italia bloccava solo i voli diretti e non controllava il resto".

Lo studente mandò anche video di Wuhan in cui si mostrava la difficile situazione dei medici allo stremo e le persone che morivano per strada senza cure.
Quale fu la reazione della politica?
Fu quella di non prendere subito misure restrittive, sul principio della massima cautela, fino alla decisione di marzo di dichiarare tutta l’Italia una zona rossa, con tutte le restrizioni che sappiamo (e che ancora oggi sono oggetto di dietrologie, perché definite inutili).
I risultati di queste scelte tardive? L’immagine dei camion militari che portano via le bare da Bergamo è abbastanza eloquente.
Sono i morti di Bergamo, persone che nemmeno hanno potuto dare un ultimo saluto ai loro cari: alcuni di questi parenti hanno lasciato a Report la loro testimonianza, sono storie di estremo altruismo, il casco per respirare lasciato a persone in situazioni più gravi. Perché non c’erano caschi per tutti negli ospedali in Lombardia: chi avrebbe dovuto vigilare e provvedere per tempo su questa situazione?
Giuseppe Ruocco è il CFO ed ex segretario generale del ministero della salute: nelle mail che i vertici sanitari si scambiano in quei giorni della prima ondata c’è l’immagine impietosa di una classe dirigente più preoccupata di spendere in modo eccessivo i soldi e di perdere la faccia che non della salute delle persone.

«Vogliono per forza farmi comprare prodotti sanitari per tutta l'Italia - scriveva Ruocco il 15 febbraio - queste sono tutte spese che poi la Corte andrà a rivedere».
Lo spettro della Corte dei Conti e di un ipotetico danno erariale preoccupa Ruocco: «Gli acquisti devono essere giustificati e proporzionati comunque - proseguiva - si, già, se programmi male non è giustificato».
E ancora: «Volevano 150 medici, ne ho presi 77, sono milioni.
Poi c'è la parolina magica 'altre spese strettamente connesse' dove ognuno si infila - faceva notare il tecnico -. Sì, ma ora - sono certo. Il prossimo vagone del treno sarà per Spallanzani e Iss (strutture, personale, farmaci, attrezzature) e lì devi stare. Furbacchioni, ieri ho detto a qualcuno che non ho le renne parcheggiate davanti casa..
se vogliono capire capiscono».

L’ex segretario del ministero ha scelto di non rispondere alle domande di Report.
L’indicazione poi di non seguire il piano pandemico, anche nella forma non aggiornata, sarebbe arrivata dal presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro: fu una scelta condivisa dall’allora ministro Speranza anche lui indagato oggi dalla procura di Bergamo, nemmeno lui ha voluto rispondere o chiarire qualcosa con Report.
La procura di Bergamo ha indagato anche sulla mancata dichiarazione della zona rossa in Val Seriana (prima del lockdown nazionale): non ci sarebbero stati solo errori di valutazione e impreparazione, ma anche strategie politiche come quella rivelata dall’ex funzionaria al Welfare in regione Lombardia Aida Andreassi in quei giorni in prima linea nella task force del Pirellone.
“Ho saputo che Salvini non vuole che la regione prenda posizione. Vuole mettere in difficoltà il governo, gente di m.. ne ho conosciuta tanta, ma come lui mai” – questa una sua telefonata con Niccolò Carretta, consigliere regionale. Avvicinata dal giornalista di Report, anche la dottoressa Andreassi ha preferito non rispondere alle domande.
Sarebbe importante sapere se veramente dietro la mancata zona rossa, e i morti, ci sia stato o meno un cinico calcolo politico. Ma forse dovremmo aspettare la sentenza del processo di Bergamo per saperlo.

Sul Fatto Quotidiano domenica è uscita un’anteprima del servizio:

Domani sera Report torna sulla prima ondata del Covid e sull’inchiesta della Procura di Bergamo. Nella ricostruzione degli errori, delle sottovalutazioni e dei ritardi messi in fila dai pm emergono anche due personaggi che non conoscevamo. Uno è un giovane cinese che studia in Italia, figlio di un medico di Wuhan, che il 22 e il 23 gennaio 2020 scrisse all’allora dirigente dell’Istituto superiore di sanità Giovanni Rezza, inviandogli documenti tradotti che smentivano le verità ufficiali, prese però per buone dall’Organizzazione mondiale della sanità: gli asintomatici contagiavano e i tempi di incubazione erano lunghi, quindi il termoscanner installato all’aeroporto di Fiumicino per i passeggeri in arrivo dalla Cina “potrebbe essere inefficace”, scriveva il ragazzo. Venne anche preso sul serio dall’Iss, ma non bastò ad accelerare i preparativi italiani. Per dirla con Andrea Urbani, allora a capo della Programmazione sanitaria, intervistato a sua insaputa: “Facevamo delle simulazioni sulla base dei dati che arrivavano dalla Cina, che in realtà erano dati truccati”.

L’altra figura proposta da Report è Mirco Nacoti, anestesista dell’ospedale Giovanni XXIII di Bergamo, che a marzo 2020 scrisse un articolo sul New England Journal of Medicine sul disastro sanitario in Lombardia, ma fu accusato di “tradimento” e “silenziato” per non nuocere all’immagine della Regione.

Saranno i giudici a stabilire se siano stati commessi reati di epidemia colposa e omicidio colposo plurimo, ipotizzati dai pm di Bergamo a carico di politici e tecnici nazionali e lombardi per la mancata applicazione dei piani pandemici e per la rinuncia alla zona rossa in Val Seriana. Ma l’inchiesta ha dimostrato l’inconsistenza della struttura del ministero della Salute, frutto anche dei tagli e della regionalizzazione, ma non solo. “Il problema degli enti pubblici, signori, è che ci sono persone totalmente inadeguate. Tu prendi persone a gestire pezzi importanti del Paese e li scegli in base a logiche che non hanno nulla a che vedere con il merito… quando le cose vanno bene non se ne accorge nessuno, quando vanno male… succedono queste cose”, dice ancora Urbani davanti alla telecamera nascosta di Report. Dati sulle polmoniti in ritardo, zero tamponi fino al 19 febbraio, nessun investimento tempestivo su mascherine e ospedali.

Nel servizio di Valesini si tornerà a parlare ancora dei vaccini: dall’inchiesta di Bergamo emerge infatti che sul contratto dei vaccini Pfizer si navigava nel buio, persino Nicola Magrini il capo di Aifa si infuriò per il contratto con Pfizer perché i dati grezzi non sarebbero stati resi disponibili prima del dicembre 2024 e comprare a scatola chiusa un medicinale per milioni di persone lo riteneva assurdo: il 22 novembre 2020 Magrini scrive in chat a Goffredo Zaccardi (capo di gabinetto dell’ex ministro della salute Speranza) di aver appena ricevuto da un giornalista il testo dell’accordo con la casa farmaceutica

Magrini: “Caro ministro ricevo questo da un giornalista. Lo ritengo molto serio e anche grave. Non credo di poter essere tenuto all’oscuro di queste cose (da Ruocco & Co.)”.

Magrini: “Il protocollo Pfizer infatti recita: ‘I dati saranno messi a disposizione [dei ricercatori che li chiederanno] 24 mesi dopo la conclusione dello studio’ a certe condizioni:
1) tra i ricercatori ci deve essere uno statistico;
2) i dati non potranno essere usati in tribunale (4/n).
Secondo i documenti di registrazione, il completamento del trial è previsto per l’11 dicembre 2022. Quindi, i dati grezzi saranno disponibili a partire dall’11 dicembre 2024. Probabilmente il vaccino sarà già stato somministrato miliardi di persone.”
.
Magrini: Io non mi faccio prendere in giro su cose come queste”
Zaccardi: “Se è così, grave”.

Magrini: “Ritieni sia normale che i contratti che abbiamo firmato per farmaci e vaccini nessuno li abbia letti? O tu li hai letti?”

Zaccardi: “No, il ministro ha voluto fare da solo. Mandami in sintesi le condizioni ordinarie di questa tipologia di contratti”.

Magrini: “Grazie, capisco meglio ora. No, non vi sono tipologie tipo contratti, ma manco sto capestro che sembra scritto come una presa in giro per analfabeti con l’anello al naso… E sapere chi se ne occupa e come sarebbe il minimo tra di noi del gabinetto ristretto”.

Questa parte del servizio scatenerà le solite accuse a Report di dare ragioni ai no-vax (di fatto queste trascrizioni si trovano su alcune testate (il cui orientamento su vaccini e restrizioni è noto): ma ritengo sia importante fare chiarezza anche sui contratti stipulati con le case farmaceutiche che hanno portato grandi guadagni su ricerche che, soprattutto in America, sono state finanziate dallo Stato.

La scheda del servizio: RITORNO A BERGAMO di Cataldo Ciccolella e Giulio Valesini
Collaborazione Alessia Pelagaggi

Ad aprile di tre anni fa eravamo in pieno lockdown. File di centinaia di persone per entrare nei supermercati, bare sui camion, terapie intensive stipate, il Papa in preghiera solitaria a piazza San Pietro, le serenate sui balconi alle 6 di sera, i bambini davanti a uno schermo mentre le scuole erano chiuse. Un ricordo drammatico, che però porta con sé una domanda: è stata una catastrofe imprevedibile oppure abbiamo agevolato il Covid-19 nella sua avanzata? La stessa domanda ha portato la procura di Bergamo a indagare sui primi mesi di gestione pandemica. Dalle carte dell’inchiesta emerge una classe dirigente della nostra sanità disattenta, che in qualche caso dubita che il Covid sia poi così pericoloso, che non maneggia l’inglese e quando arrivano documenti-guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità se li fa tradurre da un’agenzia, perdendo giorni preziosi. Altri giorni preziosi furono persi senza chiudere la Val Seriana che poi diventò la Wuhan d’Italia, perché imprenditori e politici pressavano per tenere aperto. Report racconterà retroscena inediti ed esclusivi, da cui capiremo come molte vite si sarebbero potute salvare.

Come funzioneranno gli appalti col codice Salvini

Nel servizio di Walter Molino Report racconta l’intreccio delle mazzette attorno agli ospedali della Puglia di Michele Emiliano.

La scheda del servizio: LA MANZETTA di Walter Molino
collaborazione Federico Marconi

Il nuovo codice degli appalti introdotto dal governo semplifica le procedure e liberalizza il ricorso agli affidamenti diretti. Secondo l’autorità anticorruzione il 98% degli appalti pubblici sarà sottratto alla concorrenza. Ma quanto ci costerà in termini di trasparenza? L’inchiesta sull’ospedale per le maxi-emergenze di Bari, realizzato nei padiglioni della Fiera del Levante in piena pandemia, è un esempio concreto di come funzionerà la gestione degli appalti pubblici con il nuovo codice. Con documenti inediti e testimonianze esclusive Report ricostruisce l’inchiesta che fa tremare i palazzi del potere pugliese.

Il caso dell’ospedale oftalmico di Roma

La procura di Roma ha aperto una indagine sull’ospedale Oftalmico di Roma, per come sarebbero gestite le liste d’attesa dei pazienti.

Sono tanti i pazienti che, grazie all’aiutino di un medico in prestazione privata riescono ad operarsi agli occhi saltando la lista d’attesa dell’ospedale romano, come emerge dai colloqui tra le infermiere registrati all’interno della struttura grazie all’inchiesta della procura:

“un’altra paziente è venuta con un foglietto, un pezzetto di carta scritto di suo pugno dalla dottoressa .. cioè ma non si possono fare queste cose. Lo dico, quella ha fatto andare un codice bianco là, l’ha inserito in OBI dai codici bianchi in ambulatorio, l’ha portata in camera operatoria. Ma queste sono cose gravissime ..”
Lo stesso giornalista di Report, Daniele Autieri, ha raccolto le storie di pazienti che dopo mesi di lista d’attesa sono andati privatamente da un medico dell’Oftalmico il quale gli ha aperto una corsia preferenziale per entrare.

“Io di questo non ne so nulla se questo è vero i pazienti facciano la denuncia” è stata la risposta (un po’ fastidiosa) della responsabile della struttura romana. Secondo Autieri i pazienti avrebbero fatto denuncia alla direzione sanitaria, perfino alla regione Lazio, queste anomalie.
“I pazienti denunciano tutto alla direzione o alla regione, ma le verifiche sono un’altra cosa..”: dalla risposta della dottoressa parrebbe di capire che le verifiche non vengano fatte.
“Abbiamo visto che al Pronto Soccorso dei 140 accessi giornalieri che esegue ci sono tantissimi accessi indotti da studi privati” racconta a Report Carmine Piesco, ex responsabile delle liste d’attesa dell’Oftalmico “e dagli stessi medici che inviano pazienti al pronto soccorso che poi dal pronto soccorso vengono ricoverati”.

La scheda del servizio: L’OCCHIO DI RIGUARDO di Daniele Autieri
Collaborazione Federico Marconi

L’Ospedale Oftalmico di Roma è il più antico e importante nosocomio italiano interamente specializzato nella cura dell’occhio. Un’istituzione con quasi un secolo di storia che cura migliaia di pazienti ogni anno, persone che accedono all’ospedale attraverso il pronto soccorso, negli ambulatori o seguendo la strada delle liste d’attesa per poi essere operate. Una grande struttura con enormi inefficienze: solo nei primi mesi del 2022 oltre mille persone hanno abbandonato il pronto soccorso, mentre le sale operatorie sono state utilizzate per 1.951 ore su 1.080 disponibili. Ma oltre le inefficienze e la burocrazia, Report svela una profonda manipolazione delle liste d’attesa e un sistema di vasi comunicanti tra l’attività pubblica e quella privata, dove diversi medici indirizzano i pazienti dell’ospedale nei loro studi privati e allo stesso tempo favoriscono l’ingresso in ospedale dei pazienti che passano per gli studi, permettendogli di superare il tappo delle liste d’attesa. Un sistema così diffuso che – come rivela un’analisi interna che Report ha potuto leggere  in esclusiva – almeno il 20% delle chiamate per i ricoveri viene condotto non dai telefoni dell’ospedale, ma da numeri esterni. Dati allarmanti che hanno portato la procura di Roma ad aprire un’indagine proprio sulla gestione delle liste d’attesa del nosocomio.

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