La compravendita di mascherine, nei
mesi della prima ondata della pandemia, e la strana presenza di due
uomini dei servizi.
Chi, in Senato, eleggerà il prossimo
presidente della Repubblica? La storia del senatore Lotito,
imprenditore e presidente di squadre di calcio.
L'inchiesta sui fanghi industriali
usati per concimare i campi agricoli in alcune regioni del nord e una
seconda inchiesta sugli abbattimenti di bufale in Campania
Il senatore Lotito
A fine gennaio
inizieranno le votazioni per l'elezione del prossimo presidente della
Repubblica, in seduta congiunta (forse) si uniranno senatori,
deputati e i consiglieri regionali scelti dalle regioni.
Tra gli elettori
forse sarà presente anche Lotito, presidente della Lazio,
imprenditore e ora senatore nelle file di Forza Italia: ma la sua
elezione in Campania nel 2018 è stata contestata e in tre anni non
si è riusciti a fare chiarezza.
I fanghi industriali
Sui terreni del
nord Italia sono stati sversati, per anni, fanghi e gessi inquinati
da sostanze tossiche provenienti da lavorazioni industriali. Diverse
procure stanno indagando su questi sversamenti.
La Lombardia raccoglie una parte dei
fanghi da refluo da tante regioni italiane che raccolgono 42 tipi
diversi di trattamenti industriali – racconta Fabiano Cabrini di
Viviambiente a Bernardo Iovene – dalle concerie, alle pelletterie,
alla farmaceutica, alla chimica in generale [..] L'acido solforico e
la soda non riescono ad eliminare nessun elemento di questa chimica
che finisce nei fanghi.

Esiste una norma sull'uso dei fanghi,
che stabilisce i modi e i limiti con cui utilizzare i fanghi
dell'industria del tessile, delle plastiche e della farmaceutica, che
rilasciano sostanze come idrocarburi pesanti, pcb, toluene, selenio,
cromo esavalente, berillio e arsenico. Un paradosso perché i
controlli sui gessi (anch'essi sversati nei campi) si fanno solo sui
metalli, non su altre sostanze chimiche: nei paesi arrivano, assieme
ai gessi, odori strani, indecifrabili anche per i sindaci, che sono
all'oscuro degli spargimenti perché non ricevono le comunicazioni.
L'ultimo caso di questo tipo è avvenuto a Castiglione d'Adda: al
comune non è arrivata comunicazione per cui evidentemente non si
trattava di fanghi ma di gessi, che hanno lasciato una puzza che si è
sentita per tutto il paese. “Odori chimici, odore di pesce marcio”
spiega a Report il consigliere Umberto Daccò, “ma che raggiunge
livelli nauseabondi indescrivibili, non si può mettere una
popolazione nella condizione di non poter uscire.”
I cittadini dei comuni del lodigiano,
vicini al Po ma anche alla CRE, una delle più grandi aziende che
opera nel settore dei fanghi, sono infuriati: la CRE ha due impianti,
uno a Maccastorna e l'altro a Meleti.
“Quando passano quei camion lì”
raccontano questi cittadini “è una cosa insopportabile, anche a
duecento, trecento metri si sentono le molestie olfattive. E' ora che
la finiscano, perché ne abbiamo le scatole piene..”
Report ha portato le sue telecamere su
questi campi, oggetti di sversamento: su uno di questi, nel
bolognese, in un giorno sono arrivati dieci camion che lasciano i
fanghi (ottenuti dalle depurazioni delle acque degli scarichi urbani)
gratuitamente per chi, quei terreni, li lavora.
“Questo è un esempio di economia
circolare” spiega il proprietario dell'azienda agricola “noi come
azienda abbiamo bisogno di sostanze organiche, la comunità ha
bisogno di eliminare dei rifiuti dei depuratori, appena arriva il
prodotto in azienda deve essere interrato immediatamente in modo da
arrecare meno danno e meno disturbo per la popolazione. [..] Bisogna
anche che i residenti, se per un giorno sentono un po' di puzza,
portano pazienza.”
Questo sistema è gratuito per le
aziende agricole ma è pagati da tutti noi attraverso la bolletta
dell'acqua perché paghiamo le aziende di depurazione e chi depura
paga le ditte per lo smaltimento dei fanghi.
I fanghi da depurazione, racconta il
servizio di Report, possono essere una risorsa per l'agricoltura,
perché ricchi di fosforo e azoto, ma per essere usati per lo
spargimento nei campi devono avere delle caratteristiche precise:
esiste un regolamento europea che andrà in vigore nel 2022, ma ogni
stato potrà usare le normative nazionali.
Del decreto fatto dal governo Conte I
ne parla anche la direttrice dell'istituto Ramazzini di Bologna,
Fiorella Belpoggi: “è grave che in un decreto del governo
ammetta la presenza di sostanze cancerogene in un materiale che va
nel terreno e dal quale possono derivare dei prodotti destinati
all'alimentazione. Anche dei bambini. Ed è ammesso che arsenico,
berillio, cadmio, cromo, siano presenti in quantità elevate.... Lo
stirene, il benzo(a)pirene, il cloruro di vinile, questi siamo
sicuri che siano cancerogeni e la loro presenza è ammessa di
defecazione che vengono utilizzati in agricoltura”
Praticamente abbiamo una legge che
consente di mettere degli inquinanti nel terreno e nel piatto.
C'è una intercettazione, disposta
dalla procura di Brescia, dove gli sversatori (dell'azienda WTE)
ridevano pensando ai bambini che avrebbero mangiato quel mais,
cresciuto nei campi “concimati” con quei fanghi tossici
io ho fatto il delinquente
consapevolmente .. io ogni tanto ci penso, chissà il bambino che
mangia la pannocchia di mais cresciuta coi fanghi di Vertelli ..
Si tratta delle 150mila tonnellate di
fanghi sversate sui campi di 4 regioni del nord Italia, su parecchi
ettari di terreni – spiega a Iovene il tenente colonnello della
forestale di Brescia Cesare Nascè: sono 30mila tir che si sono mossi
sul territorio. Nelle intercettazioni si sentono gli indagati
ammettere “sono bei posti che noi andiamo a rovinare coi gessi..”
La scheda del servizio: L’ODORE
DEI FANGHI di Bernardo Iovene
collaborazione Alessandra
Borella e Greta Orsi
Le procure di Brescia, Lodi e Pavia
hanno scoperto centinaia di migliaia di tonnellate di fanghi e gessi
fuori norma e inquinati da sostanze tossiche che sono state sversate
sui terreni del nord Italia, in quattro regioni e centinaia di
province. Le inchieste sono partite dalle denunce degli abitanti che
per anni hanno subito i miasmi provenienti dai centri di trattamento
di fanghi e gessi sotto inchiesta. Report ha ricostruito la filiera
dei fanghi “tal quale” e quella del prodotto diventato gesso di
defecazione, una pratica ormai consolidata che si muove in un vuoto
normativo, come ha ammesso lo stesso ministro della transizione
ecologica Roberto Cingolani. Quest’anno entrerà in vigore un nuovo
regolamento europeo, ma ogni Stato può continuare a utilizzarli
secondo le proprie normative nazionali. E se in Spagna, Gran Bretagna
e Irlanda sono largamente impiegati come fertilizzanti, in Olanda,
Belgio e Svizzera preferiscono incenerirli. E l'Italia come si
comporta? I fanghi dei depuratori civili e industriali possono essere
recuperati in agricoltura come concime perché contengono azoto e
fosforo utili ai terreni, ma anche una serie di inquinanti, metalli
pesanti, idrocarburi e PCB considerati cancerogeni. Una legge del
2018 ha stabilito dei limiti per queste sostanze, ma se trattato, il
fango diventa gesso e può essere utilizzato come un fertilizzante e
sfuggire ai controlli severi che invece ci sono per i fanghi tal
quale.
Il business della pandemia
Finché c'è guerra c'è speranza –
era il titolo di un famoso film con Alberto Sordi. Oggi potremmo
dire, parafrasandone il titolo, finché c'è pandemia c'è speranza,
considerando i tanti interessi economici attorno al covid, dai
vaccini e le case farmaceutiche che li vengono ai paesi, ai tamponi
(quante famiglie sono state costrette ad affidarsi ai privati) fino
alle mascherine (Report si era occupata della compravendita di
mascherine nel corso della prima ondata della pandemia).
Questo governo ha deciso di rendere
obbligatorie le mascherine ffp2 in determinate circostanze,
calmierando il prezzo, non potranno essere vendute ad un prezzo
maggiore di 75 centesimi.
Come si sono svolte le trattative, gli
accordi, i contatti dietro le mascherine di Stato?
Sergio Ferraino è un farmacista a Roma
e ha spiegato a Report come superare il prezzo calmierato: “il
prezzo è un finto calmierato, nel senso di consigliato: c'è un
elenco di farmacie che ha aderito a questo accordo, ma chi non vuole
aderire vende la mascherine al prezzo che vuole e mi immagino in un
paesino dove sei tu sola e unica farmacia potresti anche
approfittarti della situazione visto che solo da te le persone
possono venire a comprarle.”
La scheda del servizio: GIÙ
LA MASCHERA di Rosamaria Aquino con la collaborazione di Marzia
Amico
Da pochi giorni il Governo ha
imposto l'obbligo della FFP2 in determinati luoghi e ha stabilito un
prezzo calmierato che le farmacie possono anche scegliere di non
praticare. Le mascherine da inizio pandemia però sono state
soprattutto un business milionario per molti fornitori, ma anche per
mediatori che avrebbero messo a disposizione i propri contatti con
dirigenti pubblici in cambio di lauti compensi. Intorno a un bene
diventato ormai indispensabile circolerebbero dunque lobbisti,
faccendieri e persino i servizi segreti. Report con testimonianze
esclusive ricostruisce la rete dei controlli sullo sdoganamento dei
dispositivi e torna sulle trame che avrebbero accompagnato gli
appalti per l'acquisizione delle mascherine di Stato.
Il decoro urbano
Può sembrare un tema poco importante,
considerata l'emergenza sanitaria e sociale che stiamo vivendo. Ma la
domanda meriterebbe una risposta: se io lascio le deiezioni
del mio cane per strada rischio una multa. Se a farlo è il cavallo
delle forze dell'ordine, però, non ci sono problemi. C'è modo di
seguire protocolli diversi per le guardie a cavallo?
La scheda del servizio: A
CAVAL DONATO di Max Brod
Il decoro delle vie cittadine e dei
parchi pubblici è tutelato da norme finalizzate a non sporcare con
le deiezioni animali questi luoghi, che sono di tutti. Oltre ad
essere nocivi per il decoro, gli escrementi rappresentano un fattore
di rischio per il virus del tetano e sono un ostacolo per disabili,
runner e turisti. Ma allora perché Polizia e Carabinieri a cavallo
lasciano le deiezioni dei loro animali a terra durante il
pattugliamento? Il problema sembra diffuso nei corpi di polizia di
mezzo mondo, anche se c’è chi ha cercato e trovato una soluzione:
a Cannes (Francia), la Polizia Municipale ha ideato un sistema per
evitare di lasciare sporco dopo il passaggio. Report ha raccolto le
lamentele dei cittadini che devono convivere con questo inconveniente
ed è andato a interpellare i diretti interessati: i responsabili
nazionali dei reparti di Polizia e Carabinieri a cavallo.
La filiera della
mozzarella di bufala campana
La maggior parte degli allevamenti di
bufale in Campania si concentra in pochi km quadrati nella provincia
di Caserta, tra Grazzanise e Castel Volturno: Report è andata a
vedere qual è la situazione degli allevamenti, che negli anni
passati sono stati colpiti dalla brucellosi, una malattia alle
mammelle degli animali. Molti capi sono stati abbattuti, come
successo al signor Marco Autieri, che ha perso i suoi 500 capi nel
2018, con un danno economico stimato in 1,5ml di euro.
Altri capi sono stati abbattuti per
sospetta infezione da TBC, anche se poi al momento del macello erano
risultate negative.
E' successo che mentre la regione
Campania aveva ordinato di abbattere i capi ammalati, alcune bufale
erano risultate negative ai test fatti al macello, arrivando a
situazioni di nove casi su dieci di falsi positivi: questi animali
sono stati poi macellati, come capi normali, portando così un
guadagno ai macelli. Si potevano evitare questi abbattimenti? La
procura di Santa Maria Capua Vetere sta acquisendo i dati delle ASL,
fino ad oggi non divulgati, scoprendo che in questi ultimi dieci anni
ben 100mila capi sono stati abbattuti per sospetta brucellosi o
tubercolosi, provocando la chiusura di quasi 300 aziende.
La scheda del servizio: OCCHIO
ALLA BUFALA di Rosamaria Aquino
con la collaborazione di
Marzia Amico e Alessia Marzi
Giro d'affari a cinque zeri per una
prelibatezza che può essere prodotta solo in alcune zone tra Lazio,
Campania, Molise e Puglia: è la mozzarella di bufala DOP. Ma è a
Caserta che insiste la maggioranza dei caseifici ed è proprio in
quella terra che in questo momento si sta combattendo la battaglia
più difficile per le bufale: secondo una recente inchiesta della
Procura di Santa Maria Capua Vetere, ne sarebbero state abbattute in
dieci anni decine di migliaia per sospette brucellosi e tubercolosi.
Ma a un esame al macello, molti di quegli animali sarebbero poi
risultati sani. Report ripercorre tutta la filiera, dagli allevamenti
ai trasformatori, alle prese con l'eterno dilemma tra latte fresco e
congelato e cagliate che arrivano dall'estero.
Le
anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate
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