Visualizzazione post con etichetta Becciu. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Becciu. Mostra tutti i post

27 aprile 2021

Report – la guerra in Vaticano e il giallo veneto

Chi ha messo una microspia nell'ufficio del revisore dei conti in Vaticano? Come mai Crisanti non lavora più nella sanità veneta? Chi sono quei politici che stanno in due partiti prendendo due volte il 2xmille?

Il doppio due per mille di Luca Chianca

A chi danno il 2xmille gli elettori della Lega? Alla vecchia Lega o alla nuova?

La vecchia Lega nord, anche se non si presenta alle elezioni, continuerà a prendere soldi perché è sufficiente che qualche rappresentante eletto si dichiari vicino alla lega di Bossi.

Lo ha ammesso il commissario della commissione che verifica lo statuto dei partiti, Amedeo Federici, consapevole che le domande di Report lo avrebbero portato in un ginepraio.

E' come se ci fosse una newco, la lega per Salvini premier e poi una bad company, che ha in pancia i 49ml da restituire allo Stato. Ma entrambe percepiscono il 2xmille, sebbene la vecchia Lega non abbia agibilità politica e non si presenta alle elezioni.

Se nessuno vota la vecchia Lega come mai prende ancora il 2 per mille? I due partiti sono stati messi in piedi per la truffa dei 49 ml da restituire, per i finti rimborsi elettorali: la procura di Genova non è riuscita a trovare i soldi nelle leghe locali, per una serie di contenzioni sorti sul territorio, e così si è deciso di fare questo accordo, per cui i 49ml saranno restituiti in 70 anni.

I membri della vecchia Lega nord sono pochi, tra questi Giovanni Fava: aveva chiesto di poter usare il simbolo del partito alle elezioni locali a Igor Iezzi, commissario della Lega indicato da Salvini. Ma ha ricevuto un no come risposta: la vecchia Lega non potrà presentare liste nei comuni, nessuna agibilità politica: è un partito tenuto in piedi solo per prendere i soldi pubblici da ridare allo stato per una truffa sui soldi pubblici.

Una doppia truffa e una beffa alla procura, ma purtroppo rispettando le leggi: una storia paradossale ma legittima, spiega Federici, presidente della commissione che certifica gli statuti dei partiti (e così prendere il 2xmille).

Se la Lega decidesse di non pagare, nemmeno ci si potrebbe rifare sulla Lega di Salvini, che pure raccoglie il suo 2xmille dal 2018, sono 7ml di euro, un bel gruzzolo.

La Lega di Salvini ha una bella liquidità che potrebbero essere dati allo Stato, ma forse – commentava ironicamente il consulente di Report Bellavia - la lega di Salvini non ha nulla a che fare con la lega di Bossi.

Una bella confusione, tanto che molti eurodeputati nemmeno sanno se sono stati eletti da una parte o dall'altra. E anche il simbolo di Alberto da Giussano, appare e scompare a seconda della convenienza: sul sito che raccoglie il 2xmille per esempio lo mette in bella mostra.

Le due leghe hanno due statuti dove si fa divieto di far parte di due partiti diversi: ma Iezzi, Fontana, Centemero e Calderoli fanno parte delle due Leghe.

Tutto regolare? Beh, il presidente Federici non può controllare, non ha poteri di polizia: “lo chieda al legislatore .. ”

E chi sarà mai questo legislatore?

La cimice nella stanza del revisore del papa

I magazzini Harrod's sono il simbolo di uno degli investimenti più opachi della santa sede: oggi non vale più di 290 ml di euro e fu pagato 400ml di euro.

Il palazzo di Londra è stato gestito dal broker Fincione, nel passato si era occupato delle pensioni di Enasarco: nel 2013 fu chiamato dal Vaticano e dalla segreteria di Stato per gestire i suoi fondi, soldi usati per le scalate bancarie.

Le voci su questo investimento arrivano al papa, che mette un uomo di fiducia per sbrogliare la matassa, fa dimettere dalla segreteria di Stato il cardinale Becciu ma lasciando al loro posto alcuni collaboratori dell'ex sostituto segretario (come Perlasca, Tirabassi).

Nella scorsa puntata di Report attorno a questa vicenda era emersa anche una storia di ricatti, messa in piedi da Tirabassi (un funzionario laico), capace di influenzare le scelte dei preti in Vaticano grazie a video compromettenti e ottenere così commissioni milionarie fatte passare attraverso società offshore.

Monsignor Perlasca, collaboratore di Becciu, aveva paura di dover giustificare l'investimento di Londra a Libero Milone (ex presidente di Deloitte Italia, che aveva gestito dossier delicati come quelli di Parmalat e Fiat), nominato dal papa revisore generale della Santa Sede (e anche gli investimenti della segreteria di Stato di Becciu), che proprio nel 2015 aveva iniziato a ficcare il naso negli investimenti a Londra del Vaticano

ho visto dei documenti contabili che dicevano che c'erano investimenti a Londra, allora ho chiesto i documenti che non mi sono mai stati dati ”

Milone chiede un incontro coi vertici della segreteria di Stato e coi collaboratori laici, ma furono sempre stati “rimbalzati”. Milone scopre anche che i soldi della donazione finiscono anche in conti correnti del responsabile dell'ente, un errore, gli fu detto.

Il santo padre chiese di indagare anche sull'AFSA, l'ente che gestisce gli immobili: anche qui furono trovati documenti di investimenti rischiosi.

Il Vaticano si è sempre opposto alla pillola del giorno dopo, ha sempre fatto pressioni sui farmacisti affinché facessero obiezione: suona strano allora che il Vaticano e Afsa abbia investito in società farmaceutiche come la Sandoz, che quelle pillole le produce.

Un paradosso incredibile del Vaticano, segnalato dall'ufficio di Milone al papa e alla fine le quote furono vendute.

Dopo pochi mesi l'ufficio di Milone subisce una intrusione, anticipata dall'uomo degli intrighi, Luigi Bisignani: qualcuno entrò nel suo ufficio senza fare nessuna infrazione, e aveva installato un malware per trasferire documenti verso l'esterno.

Chi era entrato aveva le chiavi e non si era occupato solo di pc, ma aveva installato anche una microspia: chi l'aveva messo era interessato alle segnalazioni anonime che riceveva, come quella che parlava di Becciu e dei contributi non versati all'inps.

Questo foglio di carta con la segnalazione su Becciu fu depositata nell'archivio nell'ufficio di Milone, ma dopo qualche mese il cardinale convocò proprio Milone contestandogli quel pezzo di carta, che non avrebbe dovuto conoscere, accusandolo di averlo usato fare dossieraggio.

Libero Milone subisce una perquisizione dell'ufficio da parte della gendarmeria, viene interrogato per ore con l'accusa di dossieraggio, di peculato e così Milone e il suo aggiunto furono costretti alle dimissioni.

Cosa ancora più strana, Milone dovette firmare una lettera di dimissioni retrodatata, con la minaccia di rivelare alla stampa e alla famiglia dell'accusa di peculato.

Chi ha messo la microspia nell'ufficio di Milone? Chi aveva timore del revisore indipendente, che stava “ficcando il naso” negli investimenti della segreteria di Stato, come il palazzo di Londra?

Milone è una delle ultime vittime tra i revisori che hanno cercato di fare luce sui conti del Vaticano: già nel 2010 Ratzinger aveva incaricato il cardinale Nicora di mettere in piedi una struttura di controllo in Vaticano, l'AIF, la prima struttura anti riciclaggio, con a capo un ex funzionario della banca d'Italia, De Pasquale.

Il Vaticano stava infatti finendo nella lista dei paesi pirata: ma il direttore dello IOR mise dei paletti all'AIF, che non poteva indagare sulle operazioni antecedenti alla sua istituzione.

Altri paletti furono messi dalla segreteria di Stato che riscrisse il codice dell'AIF nel 2012, facendo dei passi indietro: la segreteria mise sotto controllo di monsignor Balestrero l'azione dell'AIF in Europa, poi finito sotto indagine per riciclaggio.

La riforma voluta da Ratzinger fu così depotenziata che fino alla fine del 2017 non esisteva in Vaticano alcun processo per riciclaggio: primo perché le norme per contrastarlo erano troppo complesse da applicare, e poi perché la segreteria di Stato ha sempre cercato di sottrarsi al controllo dell'AIF.

Tra i flussi di denaro che non dovevano arrivare al controllo dell'AIF erano quelli che passavano attraverso l'ambasciata iraniana: il giornalista di Report è venuto in possesso di un documento del 2011 in cui la segreteria di Stato vaticana autorizzata l'ambasciata dell'Iran a depositare in contanti il denaro presso il loro conto allo IOR e poi a far uscire i soldi tramite bonifico. Un'autorizzazione inusuale che, tecnicamente, consente di fare riciclaggio di denaro sporco. E poi, come mai questa autorizzazione dall'ambasciata?

In Italia l'ambasciata iraniana queste operazioni non può farle, sarebbero segnalate immediatamente alle autorità competenti.

Il cardinal Nicora viene sostituito da un avvocato svizzero, ex consulente della segreteria vaticana, un uomo legato al dipartimento di stato americano.

Al posto di Di Pasquale il genero dell'ex presidente della banca d'Italia Fazio, de Ruzza, oggi indagato per la vicenda dell'investimento londinese.

L'indipendenza dei revisori, come l'indipendenza dei controllori, degli scienziati, non è sempre una dote apprezzata.

La seconda ondata della pandemia in Veneto 

Quella del dossier del dottor Crisanti ricorda la storia del ricercatore dell'Oms Zambon: anche qui c'è un documento che non deve veder la luce perché metterebbe in imbarazzo chi è al potere.

Crisanti aveva gestito la prima ondata del covid in Veneta: testare coi tamponi e tracciare, il modello Vo Euganeo, un modello celebrato in tutto il mondo.

Durante la seconda ondata le cose si sono messe male: è successo in Veneto quello che era successo in Lombardia a Bergamo.

La regione ha deciso di scaricare Crisanti, per dimostrare che era solo merito loro la buona gestione in regione: rispetto alla media nazionale, qui ci sono stati più deceduti e più ricoveri.

Duemila decessi in più perché?

Colpa della folata di vento fuori dal comune, un virus con una sintomatologia più aggressiva, ha cercato di spiegare il presidente Zaia. Ma era cambiata la strategia della regione che ha investito molto nei tamponi rapidi, che era il test di riferimento anche nelle strutture per anziani.

Così le RSA si sono trasformate in focolai, dopo che diversi test rapidi si sono rivelati falsi negativi: ogni 4 giorni il test molecolare non si può fare – si è giustificato Zaia.

Eppure Crisanti aveva fatto uno studio sull'efficacia dei tamponi rapidi dell'azienda Abbott, scoprendo che fallivano nel 30% dei casi.

Il direttore della sanità Flor spiega che non c'era una autorizzazione per fare quello studio e che quello studio non esiste: ma lo studio esisteeccome , Crisanti lo aveva inviato proprio a Flor su input dell'unità di crisi dell'ospedale di Padova.

Ma i due primari che aveva chiesto lo studio prima smentiscono il lavoro di Crisanti perché – racconta Report – avevano subito delle minacce dal direttore generale Flor (“siamo stati presi per il collo”).

A microfono spento, Luciano Flor, spiega ha bloccato lo studio di Crisanti sui tamponi: “Detto inter nos la ditta ci fa causa quindi meglio dire lo studio non c’è. Cazzo, glielo dico sette volte e non capisce…” dice di Crisanti.

“Ora lui, cazzo, è un puro. È un ingenuo. Non riesce a star zitto”.

Meglio essere ingenui come Crisanti oppure dei cinici calcolatori come questi dirigenti della sanità? Chi è indipendente e puro non è governabile, poteva mettere in crisi la strategia della sanità veneta, quella dei tamponi rapidi.

La regione è rimasta in zona gialla, nonostante i morti nelle RSA e nonostante l'occupazione dei posti negli ospedali: nessun lockdown è stato fatto in regione, il virus ha così potuto circolare bene di paese in paese, di famiglia in famiglia.

L'istituzione di una zona rossa quante persone avrebbe salvato? Negli ospedali e nelle RSA anche: i medici avevano lanciato il grido d'allarme a novembre e dicembre.

Avevano chiesto l'aiuto all'ex senatrice Laura Puppato, ex medico, questi medici: la senatrice denuncia la situazione negli ospedali nel trevigiano, come nell'ospedale di Montebelluna.

Arrivò così una ispezione, annunciata da una settimana, che non rilevò nulla: anche qui c'è un giallo, perché si parla di alcuni pazienti spostati e di alcuni medici spostati per abbellire la situazione, prima dell'ispezione.

Il dissenso (contro la regione Veneto che era rimasta in zona gialla) non è amato in regione Veneto (come in altre regioni): se ti esponi mediaticamente vieni fucilato immediatamente – racconta un medico in anonimo, ha paura di denunciare anche il presidente dell'Associazione medici di base.

La regione ha dichiarato mille posti letto in terapia intensiva, un numero che le ha consentito di rimanere in zona gialla: ma erano numeri contestati, numeri gonfiati, perché non erano posti reali, non c'era un numero di anestesisti a sufficienza.

Colpa dell'ISS, ha spiegato Flor, che ha ricevuto i dati della regione Veneto e ha applicato solo l'algoritmo.

Come mai se la regione Veneto è così brava a tracciare (fino all'85% diceva Zaia), non è stata capace di bloccare l'infezione?

Il giornalista di Report ha raccontato storie di diversi cittadini secondo cui il tracciamento è saltato in regione a novembre, riportando tante storie di infetti che non sono mai state contattate per risalire ai contatti.

Non solo, per un certo periodo la regione non inviò i dati all'ISS, perché era in corso la migrazione dei sistemi: anche qui, stranamente, l'ISS lasciò la regione in zona gialla.

Altra stranezza è quella degli asintomatici: i tracciatori avevano notato un inghippo nella procedura di inserimento dati, per cui le persone venivano inserite in default come asintomatiche (il dato era precompilato). Il sintomo era uno dei fattori che indicava se il sistema sanitario poteva reggere, le strutture sanitarie non sono sotto pressione: un problema tecnico, ammette la dirigente della regione Veneto.

A novembre in Veneto gli asintomatici erano il 95%, dato riportato dalla regione, mentre in Italia il dato medio era al 60%.

In Sicilia, come racconta il servizio di Walter Molino, si è arrivati al cinismo di voler spalmare i morti, per abbellire i numeri e salvaguardare l'economia di una regione.

26 aprile 2021

Anteprima delle inchieste di Report: il Vaticano, le due Leghe, la Sicilia dei morti spalmati

Questa sera Report torna a parlare di Vaticano, del Veneto e di cosa è successo nella seconda ondata e della Sicilia coi report sul covid abbelliti. Infine le due Leghe e i soldi da restituire allo Stato.

C'è del marcio in Vaticano

Seconda puntata dell'inchiesta di Giorgio Mottola sugli episodi di corruzione in Vaticano: il giornalista è venuto in possesso di un documento del 2011 in cui la segreteria di Stato vaticana autorizzata l'ambasciata dell'Iran a depositare in contanti il denaro presso il loro conto allo IOR e poi a far uscire i soldi tramite bonifico. Un'autorizzazione inusuale che, tecnicamente, consente di fare riciclaggio di denaro sporco. E poi, come mai questa autorizzazione dall'ambasciata?

Becciu, ex vice segretario di stato, e monsignor Perlasca temevano che queste operazioni (come altri investimenti) fossero scoperte e riportate al papa. L'uomo di cui la segreteria di Stato e Perlasca aveva più paura era Libero Milone, nominato dal papa revisore generale della Santa Sede: proprio nel 2015 aveva iniziato a ficcare il naso negli investimenti a Londra del Vaticano:

ho visto dei documenti contabili che dicevano che c'erano investimenti a Londra, allora ho chiesto i documenti che non mi sono mai stati dati ” racconta a Mottola, e un anno dopo è stato costretto alle dimissioni.

In Vaticano sin dal principio l'accoglienza di Milone e dei suoi collaboratori non è delle migliori: pochi mesi dopo il suo insediamento il suo ufficio è oggetto di una misteriosa intrusione che viene rivelata dal signore delle trame in Vaticano, Luigi Bisignani.

C'è un video, della trasmissione Virus, dove Bisignani parla di una bomba che sta per esplodere, la violazione del computer del cantone del Vaticano, “chi ha osato tanto?”

Era un segnale per far cambiar idea a Milone, che nel suo ufficio si è pure trovato una microspia, denunciata alla gendarmeria che purtroppo non ha mai fatto niente.

La scheda del servizio: IL SABOTAGGIO di di Giorgio Mottola con la collaborazione di Norma Ferrara e Giulia Sabella

Nuove testimonianze inedite rivelano che il Vaticano avrebbe potuto evitare la presunta truffa del palazzo di Londra, costato 400 milioni di euro. L'ufficio del revisore generale della Santa Sede aveva infatti scoperto l'investimento nella primavera del 2016, ma la Segreteria di Stato vaticana non ha mai fornito la documentazione richiesta. In Vaticano la maggior parte dei professionisti scelti dai due pontefici Benedetto XVI e Francesco per vigilare sulla trasparenza e la correttezza delle transazioni finanziaria è stata negli ultimi anni sistematicamente boicottata o addirittura sabotata. I protagonisti dell'antiriciclaggio e della revisione contabile della Santa Sede tra il 2011 e il 2017 raccontano a Report la guerra subita all'interno delle mura vaticane, combattuta a colpi di dossieraggi, computer infettati, microspie e minacce di arresto.

La sanità veneta

Dall'inchiesta della settimana scorsa sulla Lombardia, si passa al Veneto: in questa seconda ondata questa regione ha registrato il tasso di mortalità più alto d'Italia, 8000 decessi in poco più di due mesi, a partire da ottobre – racconta la senatrice Laura Puppato. Cosa è successo in questo mesi?

E' successo che il contatto dopo il tampone anziché dopo 24 ore arrivava dopo giorni, pazienti risultati positivi non sono stati contattati da alcun tracciatore, per risalire poi ai contatti e isolare i contagi.

Così a dicembre nel vicentino si sono trovati nella stessa situazione di Bergamo: non si trovavamo cioè posti negli ospedali per i malati e nemmeno per effettuare le cremazioni (alcune delle salme sono state spostate a Bologna).

Con la seconda ondata la regione ha voluto dimostrare un obiettivo completamente politico, che era tutto merito loro (quello della prima ondata)– racconta il Andrea Crisanti (che nella prima ondata è stato consulente del governatore Zaia) – e che quindi avrebbero potuto fare a meno di me e del mio contributo.

La scheda del servizio: IL GIALLO VENETO di Danilo Procaccianti con la collaborazione di Marzia Amico e Chiara D’Ambros

Cosa è successo alla sanità veneta? Nella gestione del virus all'inizio sono stati i primi della classe. Ma a gennaio hanno registrato il tasso di mortalità più alto d'Italia. Nonostante il parametro di occupazione delle terapie intensive fosse stato superato, già a novembre, il Veneto è rimasto in zona gialla. Perché? Uno degli artefici dei successi della prima ondata è stato il prof. Andrea Crisanti che però durante la seconda ondata è stato messo da parte e non sono stati ascoltati i suoi allarmi sulla sensibilità dei tamponi rapidi di cui il Veneto ha fatto largo uso.

Quelli che spalmano i morti in Sicilia

Cosa succede quando la vita delle persone è considerato solo un problema secondario di fronte al PIL, le pressione di chi vuole tenere tutto aperto per non perdere soldi?

Succede che i dati della pandemia, su cui si decide il colore di una regione e dunque le sue misure di restrizione, vengono spalmati, abbelliti.

“Non si può dire che in un giorno ci sono stati 26 morti, quando invece i 26 morti ci sono stati in 4 o 5 giorni” - questo gridava il presidente della Sicilia Nello Musumeci il 1 aprile scorso - “ma alla fine, comunque li collochi nelle giornate, il saldo finale della settimana non cambia.”

Si scoprì poi che quei numeri erano falsi, i morti in Sicilia erano stati spalmati su più giorni per abbellire il bollettino che la regione mandava a Roma.

“Leggere oggi che i nostri genitori erano dei numeri.. lo abbiamo già vissuto questa cosa dei numeri” - racconta Simone Isabella, dell'associazione vittime del covid in Sicilia.

Di numeri dei morti parlavano in una intercettazione la dirigente Letizia Di Liberti con l'assessore alla salute Ruggero Razza: la Di Liberti era al vertice del dipartimento delle attività sanitarie, dove si gestisce la piattaforma che raccoglie i dati del covid in regione, numeri su cui poi il governo decide sulle fasce di rischio. E' rimasta in carica sotto governi di centrodestra e di centrosinistra, da Lombardo a Crocetta fino a Musumeci.

Fino a quando il 30 marzo scorso la Di Liberti è finita ai domiciliari: la procura di Trapani l'ha accusata di aver falsificato i dati sui decessi e sui contagi dopo aver ascoltato la sua telefonata con l'assessore Razza:


DL “i deceduti te li devo lasciare o te li spalmo?”

RR “ma sono veri?”

DL “Si, solo che sono di tre giorni fa”

RR “e spalmiamoli un po'”

La scheda del servizio: LA SPALMATA di Walter Molino con la collaborazione di Federico Marconi

Morti e malati di Covid considerati solo dei numeri, per evitare le restrizioni e le chiusure delle attività economiche della Sicilia. Un'inchiesta partita da un piccolo centro di elaborazione dei tamponi di Alcamo ha terremotato la sanità regionale. Il governatore Nello Musumeci, l'assessore alla Sanità e suo delfino, Ruggero Razza, i più importanti dirigenti degli uffici regionali, passati per le giunte di centrodestra e centrosinistra sono stati intercettati, in un'indagine definita dai gip "la punta dell'iceberg di ripetute falsità". Per evitare le chiusure della "zona rossa", uomini e donne al vertice del governo regionale avrebbero falsificato i dati sui morti e sui contagiati Covid-19 per mesi, spalmandoli su più giorni, così come quelli sui ricoveri in terapia intensiva. A Report intercettazioni inedite a audio esclusivi

I 49 milioni della Lega


Il 21 dicembre 2019, al congresso federale della Lega, nasce la nuova lega nazionalista di Salvini sulle ceneri della “vecchia” lega separatista di Bossi. Forse solo Bossi non l'aveva capito che quel passaggio era la fine della Padania e della secessione del nord (principio che era sempre rimasto nello Statuto della vecchia Lega, anche negli anni in cui era al governo a Roma). Per capire le ragioni che hanno portato a questa seconda Lega si deve risalire alla condanna stabilita dal Tribunale di Genova secondo cui la Lega doveva restituire 49ml allo Stato, in quanto finanziamenti di cui non aveva diritto.

Ma la procura di Genova iniziò ad incontrare fin da subito problemi, perché nelle casse del partito erano rimasti solo 110mila euro mentre le federazioni regionali, come la Lega Toscana, sollevavano dei contenziosi, sostenendo di essere enti indipendenti dalla Lega Nord.

Così si arrivò all'accordo per la restituzione di quei 49ml in rate da 600mila euro, da restituire in 60 anni: si arriva ad una lega divisa in due, una Lega A quella di Salvini e una bad company, “è abbastanza assurdo che nel nostro sistema venga riconosciuto questo” commenta il giornalista di Open Polis Vincenzo Smaldore.

La scheda del servizio: 2x1000x2 di Luca Chianca con la collaborazione di Alessia Marzi

Il 21 dicembre 2019 un instancabile Umberto Bossi dà la sua benedizione a quella che sembra essere una vera e propria trasformazione del suo partito indipendentista in quello nazionalista della Lega per Salvini Premier. Alla fine del congresso però non c'è stato nessun passaggio a un nuovo partito, ma il mantenimento della vecchia Lega Nord e il riconoscimento del nuovo partito di Salvini. Bad company da un lato e newco dall'altro. Quando alla fine del 2017 i magistrati di Genova alla ricerca dei 49 milioni di euro di contributi non dovuti hanno trovato solo 100 mila euro nelle casse della Lega Nord, il vecchio partito si è accordato con la Procura per restituire 600 mila euro l'anno per i prossimi 70 anni. E dove li prenderebbe i soldi? Anche se oggi non permette ai suoi militanti di candidarsi alle elezioni amministrative, riscuote ancora il 2x1000 e ci paga il debito con lo Stato

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

12 aprile 2021

Anteprima delle inchieste di Report – lunedì 12 aprile

La lotta contro la corruzione all'interno della Chiesa e la fabbrica dove si produce il vaccino russo SputnikV: sono questi due degli argomenti della prima puntata della nuova stagione di Report che riprende stasera.

Chi e come sta ostacolando il lavoro di papa Francesco in Vaticano? Il servizio parlerà di alti prelati in affari con faccendieri spregiudicati in contatto con servizi segreti, di congiure e di ricatti.

Poi un servizio sul virus: come si è sviluppata la variante brasiliana e come si è propagata in Italia. Per come il governo di Bolsonaro non ha gestito la pandemia, il Brasile potrebbe diventare la fucina delle varianti del virus e questo potrebbe indebolire l'efficacia dei vaccini.

Vaccini come il russo Sputnik V: i giornalisti di Report sono entrati laddove si produce questo vaccino

La lotta di papa Francesco contro la corruzione

Il servizio di Report racconterà di come funziona il processo di beatificazione dei santi, non bastano miracoli, servono anche tanti soldi (alcune cause sono arrivate a costare anche 1 milione di euro).

All'interno della Congregazione per le cause dei santi ci sarebbe qualcuno che chiede le mazzette per velocizzare i processi di beatificazione.

Il servizio di Giorgio Mottola si occuperà anche dei segreti più reconditi dell'Obolo di San Pietro, custoditi in Svizzera a Lugano, in una villa a strapiombo sul lago dove vive Enrico Crasso,il broker romano a cui la segreteria di stato vaticana ha affidato le chiavi della sua cassaforte.

E' arrivato a gestire un quinto, quasi un quarto del patrimonio – racconta Crasso al giornalista: fino al 2014 ha gestito al massimo 40 ml di euro, è con l'arrivo di Becciu che Crasso fa il salto di qualità, lascia Credit Suisse per fondare una sua società di brokeraggio a cui la segreteria di Becciu arriva ad affidare oltre 400 ml di euro.

Le aspettative era per un profilo [di investimento] moderato e pertanto il mio compito è stato facilitato da questo” spiega a Report, ma forse si dimentica di alcune operazioni davvero sorprendenti: col suo fondo di investimento dal profilo moderato, Centurion, dentro cui sposta i soldi della segreteria, finanzia due produzioni cinematografiche. Tre milioni vanno a Man In Black 3 e 1 ml a Rocket Man, il film sulla vita di Elton John, star della musica pop e icona gay.



I promoter volevano fare questo investimento in un film di Oliver Stone, White Lies, verso la fine del 2018 ci comunicano che Stone non era più diponibile a fare il film, una doccia fredda, però alla fine i promoter investirono in questi film, con una performance del 14%, peraltro un film di grande successo”: talmente di successo che Elton John ha accusato la chiesa cattolica di ipocrisia, da un lato accusa il cantante della sua omosessualità, dall'altro guadagna con un film sulla sua vita e che celebra il suo matrimonio gay.

Tutti gli investimenti sono stati concordati con la segreteria vaticana: anche l'investimento fatto coi soldi delle donazioni su un fondo altamente speculativo che scommetteva sull'arrivo di una catastrofe, di una guerra o di una pandemia.

Un hedge fund su cui è stato investito circa l'8% del patrimonio del fondo gestito dal broker con la sua Centurion: “credo che sia stata un'ottima strategia” racconta il broker “perché poi purtroppo scoppiò la pandemia e questo fondo cominciò a salire tantissimo”.

Si tratta del fondo “georisk” della banca d'affari Merryl Lynch che garantiva ritorni altissimi in casi di crisi geopolitiche, pandemiche grazie alla speculazione sulle valute internazionali: dopo i primi mesi della pandemia i valori di questo fondo sono schizzati in alto costringendo la banca a chiuderlo. E ora dovranno pure rispondere al broker e al Vaticano di questo.


Cecilia Marogna è stata una delle persone di fiducia dell'ex segretario di stato Becciu: a lei il cardinale ha affidato la raccolta di segreti dentro e fuori il Vaticano, un dossieraggio su altri prelati, una sorta di servizio segreto parallelo.

Chiamiamolo così, in interazioni con gli altri servizi segreti paralleli internazionali”: sembra una spy story ma non è così, Cecilia Marogna aveva un incarico ufficiale presso la segreteria di stato, con un documento firmato da Becciu, col ruolo di “analista geopolitico”.

Come ha maturato l'esperienza geopolitica? Da autodidatta, ha risposto. Come fa una persona così ad entrare in contatto con i vertici del Vaticano?

Con una mail scritta al cardinale nel 2016, la risposta data, molto poco credibile.

Altra versione quella fornita da Francesca Chaoqui, una dei protagonisti dello scandalo Vatileaks: “so che è stata presentata al cardinale e questo ha deciso di fidarsi di lei.”

Prima di collaborare col Vaticano la Marogna era dentro gli ambienti della massoneria e si era iscritta al movimento Roosvelt, l'organizzazione politica fondata da Gioele Magalvi, massone del grande oriente d'Italia e gran maestro venerabile.

Una vicinanza che la Marogna giustifica come necessaria per “deformazione professionale”: nei suoi studi e nelle sue frequentazioni ha conosciuto anche Gianmaria Ferramonti (leghista della prima ora considerato vicino a Gelli): anche queste frequentazioni (Ferramonti, Pazienza, Flavio Carboni) erano tasselli del suo “studio”.

C'è anche Bisignani in questo pantheon fatto di esponenti della massoneria vicini a Licio Gelli (gran maestro della P2, coinvolto in diversi episodi neri della nostra storia): Ferramonti stesso si considera un “gelliano” che, recentemente sembra aver puntato su Italia Viva e sulla caduta del governo Conte.

Ferramonti avrebbe fatto pressioni sull'onorevole Boschi tra gennaio e febbraio per aprire la crisi.

Diciamo che con la Boschi ho una corrispondenza .. ci scriviamo non ci parliamo [..] Gli avevo dato una piccola notizia che se buttavano giù sto cretino Conte magari gli davamo una mano, vediamo ..”

Gli davate una mano, chi?

Allora, qui hai un rappresentante di Confimpresa, di Confimea, della Cifa, insieme qualche milioncino di voti ce lo abbiamo, no? E se decidiamo di [spostarli sulla Boschi] chi sarà al momento giusto al posto giusto.”

Per entrare nei suoi giri, Cecilia Marogna si avvicina a Ferramonti, partecipando alle sue cene romane: “[Cecilia Marogna] è una brava ragazza intelligente e furba.. è venuta a qualcuna delle mie cene romane. C'è stato un periodo tre o quattro anni fa che organizzavo cene a Roma ogni 15 giorni, facevano a gara per esserci, ma non roba da 10-20, 80-100 persone.”

E chi partecipava a queste cene?

“Tutti quelli che volevano di un certo livello in su. Anche la Chaoqui è una cara amica”

La scheda del servizio: LO STERCO DEL DIAVOLO di Giorgio Mottola con la collaborazione di Norma Ferrara e Giulia Sabella

Da anni Papa Francesco ha avviato una battaglia interna al Vaticano per portare trasparenza nei conti della Santa Sede. Ma la resistenza interna continua a essere forte: troppi sono gli interessi finanziari in ballo. Un’inchiesta esclusiva di Report documenta come gli scandali all’ombra del Cupolone non si fermano nemmeno davanti ai Santi. Secondo una denuncia inedita raccolta dalla trasmissione, all’interno della Congregazione per le cause dei santi, la commissione vaticana che gestisce i processi di canonizzazione, un alto funzionario avrebbe chiesto una tangente per avviare il processo di beatificazione di un candidato molto noto e amato. Una vicenda avvenuta mentre il prefetto della Congregazione per le cause dei santi era il cardinale Giovanni Angelo Becciu, l’ex sostituto della Segreteria di Stato dimessosi lo scorso settembre dopo le accuse di peculato. Con documenti inediti e testimonianze esclusive Report ricostruirà gli investimenti finanziari realizzati dalla Segreteria di Stato negli ultimi anni, a partire dall’acquisto degli ex magazzini Harrod’s di Londra, un palazzo costato al Vaticano oltre 400 milioni di euro e che oggi varrebbe non più di 290 milioni. Dietro agli investimenti opachi fatti con i soldi dei fedeli, si nasconderebbero uomini d’affari spregiudicati, faccendieri, religiosi corrotti e una guerra all’interno dei servizi segreti italiani.

La censura del piano pandemico

Giulio Valesini e Report ritornano sul rapporto redatto dai ricercatori italiani dell'Oms, coordinati da Francesco Zambon: rapporto che criticava la gestione iniziale della pandemia da parte del governo italiano, parlando di approssimazione e caos e della mancanza di un piano pandemico.

Il 14 maggio il piano, finanziato dall'OMS fu ritirato: un ruolo importante a tacitare il lavoro degli “scemi di Venezia” lo ha avuto il direttore aggiunto Ranieri Guerra, ex dirigente del ministero della salute fino a pochi anni fa, che aveva responsabilità proprio su quel ruolo.

Ai magistrati di Bergamo aveva raccontato di non aver avuto alcun ruolo in questa faccenda che, di fatto, appare sia una censura che un atto di omaggio di un ente terzo come l'Organizzazione della sanità verso un governo (che l'aveva appena finanziata). Ma da alcune chat col direttore dell'ISS Brusaferro emerge il contrario e per la prima volta tira in ballo il dottor Tedros, il più alto rappresentante dell'OMS.



Alla fine l'unico che ha pagato per questa vicenda è stato il capo dei ricercatori di Venezia Zambon, che ha abbandonato il posto: al giornalista, molto amareggiato, racconta che ad uscirne male è soprattutto il ruolo dell'OMS, un'agenzia delle Nazioni Unite dove queste pressioni sui ricercatori per nascondere un loro report sono inammissibili.

Sul Fatto quotidiano del 10 aprile è uscita una anticipazione di queste chat.

La scheda del servizio: IL TRIANGOLO DELLA CENSURA di Giulio Valesini e Cataldo Ciccolella con la collaborazione di Norma Ferrara e Eleonora Zocca

Nuovi documenti esclusivi: Ranieri Guerra si vantava di aver censurato il rapporto Oms sull’Italia, con il supporto di Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell'Organizzazione. Maggio 2020. Negli stessi giorni in cui Report denunciava le gravi problematiche dell’Oms e il mancato aggiornamento del piano pandemico, il direttore aggiunto dell’agenzia Onu dirigeva una campagna di censura per bloccare uno studio critico della gestione italiana della prima ondata Covid. Incontri riservati con i vertici del ministero della Salute, comunicazioni senza peli sulla lingua, accordi per riscrivere il testo del rapporto. Tra Ginevra, Roma e Copenaghen si sarebbe messo in moto un meccanismo per oscurare la verità, sino a oggi sempre negato dal ministro Speranza e dai vertici di Oms e Istituto Superiore di Sanità. Report può mostrare in esclusiva nuove prove che rivelano una realtà alquanto diversa dalla versione ufficiale sin qui raccontata al pubblico.

Le varianti del virus e il vaccino russo

Report è andata a vedere come la comunità di indios a Manaus, la città più popolosa dell'Amazzonia, sta affrontando la variante brasiliana del Sars Cov2, ormai diffusa in tutto il mondo.

Qui la comunità ha allestito un piccolo ospedale dove gli ammalati possono accedere alla terapia dell'ossigeno, sdraiati sulle amache.

Come ai tempi dei conquistadores, gli indios sono particolarmente esposti alla malattia per la debolezza delle loro difese immunitarie, gli ammalati sono poi portati in ospedale. Ad oggi nel Brasile di Bolsonaro ci sono 4000 morti al giorno.

In Brasile si sta usando un vaccino cinese che si teme non sia efficace contro la variante brasiliana.

Altro vaccino di cui si parlerà nel servizio è quello russo: Report entrerà nello stabilimento dove si produce lo SputnikV, anticipando l'ispezione dell'Ema che verrà fatta tra il 17 e il 21 maggio: l'audit dell'ente di controllo europeo sarà un evento storico, racconta la dottoressa Navoicik, capo del laboratorio sterile dello stabilimento: “sentiamo una grande responsabilità, anche perché le regole tra l'Unione Europea e la Russia sono diverse, sarebbe stato senz'altro meglio se ci fossero state regole uniformi.”

Finché non arriverà l'approvazione di Ema questo vaccino non potrà essere utilizzato in Europa che dovrà vagliare la validità dei dati scientifici e verificare il rispetto dei protocolli di validità dei siti di produzione.

Se anche le verifiche dovessero essere positive, non potremo avere questo vaccino prima di due mesi.

Report sarà la prima televisione europea ad entrare in questi stabilimenti: oltre al servizio sulla produzione, verrà intervistato anche il proprietario del fondo sovrano russo che detiene il vaccino.

Nell'anticipazione a Uno Mattina, Sigrifo Ranucci ha raccontato che ha avuto più problemi a parlare con l'Ema che non coi russi i quali avrebbero iniziato a studiare il virus dopo che un italiano lo avrebbe portato in Russia, dove i numeri ufficiali di morti e contagiati sono relativamente bassi, grazie alle restrizioni forti ai confini.

Report ha fatto un'altra scoperta: in Russia non usano mascherine e non c'è distanziamento sociale, hanno i vaccini ma i centri vaccinali sono vuoti. Anche Putin, che ostenta ogni suo gesto, questa volta si è vaccinato lontano dalle telecamere, “per non irritare in prossimità della campagna elettorale i russi che non tollerano tanto la politica della vaccinazione”

La scheda del servizio: SPUTNIK, IL VACCINO CHE VIENE DAL FREDDO di Manuele Bonaccorsi e Lorenzo Vendemiale con la collaborazione di Edoardo Garibaldi

Efficacia dichiarata altissima (92%), prezzo contenuto (10 dollari a dose), scarsi effetti collaterali: mentre in Europa mancano i vaccini e le dosi arrivano con il contagocce, tutti parlano di Sputnik V. Il siero russo però in Europa non arriva e la sua autorizzazione si sta trasformando in un giallo. Per Ema il dossier sarebbe ancora incompleto, i russi invece dicono che è tutto pronto e aprono le porte dei loro stabilimenti. Gli inviati di Report sono stati a Mosca, nelle fabbriche che producono il vaccino, dove nemmeno gli ispettori europei sono ancora ancora riusciti a entrare. E hanno scoperto che l’ispezione avverrà soltanto a metà maggio, quindi per vedere Sputnik in Europa dovremo aspettare almeno due mesi. Attraverso le interviste esclusive ad Alexander Gintsburg, capo dell'Istituto Gamaleya che ha scoperto la formula, e ai più alti responsabili del progetto, Report mostrerà perché lo sbarco di Sputnik in Europa non è solo una questione scientifica, ma anche una complessa partita geopolitica, e svelerà la reale capacità produttiva delle fabbriche russe, per rispondere alla domanda che tutti si pongono: Sputnik è davvero la soluzione ai problemi dell’Europa? Con immagini e testimonianze inedite l’inchiesta racconterà anche come sta andando la campagna vaccinale in Russia, un paese che oggi vive come se il Coronavirus non esistesse.