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28 gennaio 2026

Il nido del corvo di Piergiorgio Pulixi

Prologo

Milano, tre anni prima Il bar era pieno, proprio come piaceva a lui. Il vociare della gente si mescolava al suono delle tazzine sui piattini e al tintinnio dei bicchieri. La luce calda filtrava attraverso le grandi vetrate, riflettendosi sulle bottiglie allineate dietro il bancone.

C’è un uomo che osserva le donne, le clienti di un bar, le commesse di negozi, le donne che incrocia nei suoi giri. Non il solito “lumacone”, quest’uomo ha una passione particolare. Le mani:

.. l’aveva notata nel momento esatto in cui aveva alzato la tazzina per portarla alla bocca. Le mani. Sempre le mani. Quelle che stava contemplando erano delicate, affusolate..

Non si ritiene un mostro, un feticista, per questa passione, no: lui è un artista alla ricerca della perfezione nella forma delle mani, nella forma delle unghie, il loro colore, quello dello smalto, l’assenza di imperfezioni.

Un esteta delle mani che però, pur di soddisfare questa sua passione è pronto a dare la caccia alle sue vittime, con metodo, con pazienza, con un attento lavoro di osservazione.

Penisola del Sinis, Cabras, Sardegna La macchina correva lungo la provinciale 6 mentre il tramonto si arrendeva al buio. Il cielo, basso e saturo, prometteva tempesta..

Tre anni dopo, in quella zona della provincia di Oristano ci sono un uomo e una donna in macchina: sono due poliziotti della Mobile. L’uno l’esatto contrario dell’altro: lei, Viola Zardi, una vita disordinata, una passione pericolosa per il poker, un conto in rosso e un compagno più giovane di lei che non sa ancora se ama davvero.

Lui, Daniel Crobu, Corvo in dialetto, è invece il classico precisino, partendo dal vestito, al taglio dei capelli, all’atteggiamento. Padre di due bambino, marito premuroso, pronto ad aiutare il padre e i fratelli nell’azienda agricola di famiglia, Niu ’e Crobu, il “Nido del Corvo”, in sardo.

Daniel e Viola stanno andando in questo luogo di campagna, la penisola del Sinis, dove il cellulare di una donna scomparsa a Milano tre anni prima si è riattivato. Ma accanto al telefono fanno una macabra scoperta:

Quindi la videro. Accanto al telefono, una mano. Livida. Mozzata. Un dono crudele. Le unghie erano perfette. Manicure da salone di alto livello.

Inizia così, con la presentazione dei protagonisti questo romanzo di Piergiorgio Pulixi con al centro la caccia al serial killer, questo “artista” delle mani, capace di sezionare una mano di una persona con grande professionalità e disposto anche a voler sfidare i due poliziotti della Questura di Oristano. Come in gioco: portandoli a girare per questa parte della Sardegna, gli stagni, paesi abbandonati dove sembra di essere dentro un film western. Arriva perfino a mandare loro dei messaggi, delle foto mentre sono sulle scene del crimine. Più di una, perché ci sarà più di una vittima di questo “strano” mostro. Un mostro che da una parte denota grande freddezza, preparazione. Dall’altra parte invece sembra volersi divertire in questa sfida, anche personale ai due poliziotti.

Una sfida che colpisce Daniel e Viola nei loro affetti più cari quando stanno affrontando un momento estremamente delicato della loro vita.

Daniel Corvo per la malattia del padre, che credeva fosse un cardine della sua vita e che ora sta soccombendo ad una malattia che lo costringe a stare lontano dai lavori di campagna, dai suoi cavalli. E ora Daniel deve prendere una decisione importante sul futuro del padre, sapendo che qualunque sia la sua scelta, si sentirà un traditore.

Aveva ancora un padre da non tradire, un killer da trovare e delle persone da proteggere. E nessuna certezza su come farlo senza sporcarsi l’anima.

Viola invece deve ancora capire se vuole portare avanti quella relazione con Alex, un ragazzo più giovane di lei di 14 anni, premuroso, disposto a tanti sacrifici pur di starle accanto anche solo per qualche ora, la sera, quando Viola smette di essere una poliziotta che da la caccia agli assassini.

Ma come in tanti altri momenti della sua vita, di fronte ad un bivio, non sa prendere una decisione. Meglio una via di fuga.

Dentro, sentiva un tumulto. Paura di affrontarlo, voglia di perdersi tra le sue braccia. Le due forze collisero con più violenza del solito. Come in tutti i bivi importanti della sua esistenza, escluso il lavoro, Viola si sentiva inadatta a decidere.

Avrà un finale questa storia, ma non un lieto fine, non una consolazione per il lettore. Un finale con tanto di colpo di scena, che consentirà di incastrare tutti i tasselli al posto giusto e di dare una risposta alle tante domande degli investigatori. C’è un legame tra le vittime del mostro? Perché ha deciso di sfidare, anche sul piano personale, i due poliziotti?

Arrivati a fine libro si comprende meglio la dedica iniziale di Pulixi a Carlo Lucarelli e al suo Almost Blue, apripista del genere “serial killer” in Italia: in questo “Il nido del corvo” il racconto entra profondamente nella mente dei protagonisti, con le loro paure, i loro blocchi, le passioni, anche quelle criminali.

Se nel romanzo di Lucarelli a farla da padrone erano le voci, gli accenti, i colori come sfondo delle persone, qui è la natura del posto ad avere un ruolo importante.

Dal villaggio abbandonato di San Salvatore che sembra un set di film western, allo scenario all’apparenza placido dello stagno di Mistras, fino agli odori della pianura del Nido del Corvo, l’ultimo rifugio dell’ispettore Corvo:

Aveva gli occhi socchiusi, il naso all’insù, le gote segnate ma distese. “Senti l’odore? Terra bagnata, fieno. È casa.” Niu ’e Crobu li avvolgeva. La pianura intorno, buia e familiare, era un nido per davvero.

PS: nel romanzo sono presenti diversi riferimento al precedente romanzo di Pulixi pubblicato sempre da Feltrinalli, La donna nel pozzo, sempre ambientato in Sardegna nel Sulcis, come in questo passaggio dove si parla della presentazione di un libro

Ospite, uno scrittore: Lorenzo Roccaforte, cinquantenne, annunciato con enfasi e copertina del libro in bella mostra. Il romanzo era ambientato in Sardegna, ispirato a un caso reale di oltre trent’anni prima: una ragazza uccisa nel Sulcis


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12 settembre 2025

L'uomo dagli occhi tristi di Piergiorgio Pulixi

 

Prologo

Ci sono diversi presagi che rivelano in maniera inequivocabile l’assenza assoluta di una persona. Suo malgrado, quei segnali Lorenza Maxia stava iniziando a collezionarli. Giorno dopo giorno, si aggiungeva un particolare che la feriva, riattizzando le braci sempre vive dell’inestinguibile dolore, ed esacerbando la consapevolezza che il figlio non sarebbe più tornato.

Cosa succede quando si perde un figlio? Può, tutto questo immenso dolore, trovare mai pace? Sono le domande che affollano la mente di Lorenza Maxia, la madre di Michelangelo Esu. Michelangelo è stato trovato morto su un motoscafo sul lago di Saruxi, nell’Alta Ogliastra.

Ucciso, colpito da diverse coltellate e abbandonato sul motoscafo vestito da donna, con tanto di parrucca e di trucco in faccia.

Su questo delitto vengono chiamate ad indagare le due ispettrici del SIS (il reparto crimini violenti) Mara Rais ed Eva Croce: la convocazione repentina le mette sulla difensiva, come mai sono state chiamate proprio loro per una indagine così lontana dalla loro sede di Cagliari?

La risposta arriva subito, quando si ritrovano di fronte al procuratore nazionale antimafia, un magistrato della DDA nella sede della Dia: il motoscafo era di proprietà di Daniele Enna, un politico molto noto a livello regionale, famoso per le sue battaglie per la transizione energetica nonché sponsor di diversi progetti sull’eolico.
Il messaggio che arriva alle due ispettrici e di risolvere il caso in fretta, senza troppo clamore: si rendono però subito conto che c’è dell’altro dietro questa vicenda, non è solo la notorietà del politico a creare un serio problema per gli inquirenti, lo sono anche i soldi che stanno dietro questi progetti su nuovi impianti eolici.

se ti è arrivata questa mia lettera, significa che sono morto. Con molte probabilità ucciso. Questo vuol dire che, per quante precauzioni ho preso, l’uomo dagli occhi tristi è stato più bravo di me.

Questa indagine arriva in un momento di estrema fragilità per le due investigatrici: il marito di Mara Rais, grazie alle sue conoscenze come avvocato, è riuscito a convincere il giudice dei minori che la figlia è bene che stia lontano dalla madre per la pericolosità del suo lavoro.
Mara si trova improvvisamente senza la figlia, alle prese con una indagine delicata e con la recente delusione presa dal Vito Strega, il loro responsabile.

Ma anche Eva ha un dolore che si porta dentro, per quella figlia, Maya, morta troppo presto per una brutta malattia. Tanto diverse Eva e Mara, ma così unite proprio per quei due caratteri quasi all’opposto tanto da aver lavorato molto bene assieme nel passato.

Ma ora un altro nemico sta lavorando alle loro spalle, per allontanarle l’una dall’altra, è quell’ombra che ha spiato Strega nella sua vita privata e che ha mandato a Mara delle foto rubate proprio a Milano ..

L’indagine sulla morte di Michelangelo Esu porta le due ispettrici a svelare il vero volto di quel piccolo paese dell’Ogliastra dove tutto sembra un paradiso, le case e le strade sono ricoperte di fiori, un’idea proprio di Daniele Enna quando era sindaco.

Saruxi sembrava una cartolina spedita da un’altra epoca. Ma Eva non ci vedeva più niente di bello. Soltanto una maschera. Una messinscena. Aveva la sensazione che Enna li avesse voluti lì, in ogni angolo, come una coperta stesa sul marcio.

Dietro Daniele Enna si nascondono interessi criminali molto pericolosi e che vanno sopra il loro raggio d’azione e questo spiegherebbe sia l’omertà che regna nel paese, un piccolo borgo dove tutti si conoscono ma dove nessuno sembra voler collaborare veramente alle indagini. Sia anche l’atteggiamento dei magistrati sul caso, che è come se volessero ostacolare il loro lavoro anziché aiutarle.

Mara rimase lì. Immobile. Il fiato spezzato. Tutto era crollato in un istante. L’amicizia. Il lavoro. La fiducia. Ogni cosa.

Sono loro, Eva Croce e Mara Rais, le protagoniste di questa indagine, molto attuale e dalle atmosfere quasi magiche che Pulixi ci ha già raccontato nel libro “L’isola delle anime”.

Si troveranno sole, messe l’una di fronte all’altra, ma dove in realtà l’una avrà bisogno del sostegno dell’altra per uscire vive e integre da questa ennesima prova da affrontare.

E non sto parlando solo dell’indagine sulla morte di un ragazzo, colpevole di aver voluto affrontare da solo un mostro più pericoloso e potente di lui, come un novello Don Chisciotte.

Non solo per un’ideologia di salvaguardia del territorio. Anche per vendetta. Per giustizia. Perché aveva scoperto, tramite alcuni ragazzi di Saruxi, cosa accadeva nella villa dell’ex sindaco.

Questa è una storia di segreti: il segreto che si nasconde dietro la morte di Michelangelo Seu, il segreto, innominabile, dietro questo politico giovane, rampante, uno che piace alla gente, che ama stare in mezzo alla gente. Il segreto, pericoloso, mortale, dietro questi progetti sull’eolico, che attirano tanti interessi.

E poi i segreti, irrisolti, che si portano dietro Eva e Mara: Pulixi riesce a raccontare le loro fragilità e il peso che si portano dietro in modo delicato e anche struggente (quando arriverete in fondo e scoprirete il segreto di Eva, capirete a cosa mi riferisco).

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29 maggio 2025

Il canto degli innocenti di Piergiorgio Pulixi

Prologo

Ti ho vista questa mattina. Con lui. Nonostante ti avessi detto che dovevi lasciarlo perdere non mi hai dato retta. Non hai ascoltato una sola parola. Put***… Che credevi, che non me ne sarei accorta?

Chi era Vito Strega prima di diventare capo della della squadra speciale per i crimini violenti? Piergiorgio Pulixi ce lo racconta in questo primo capitolo della serie, dove lo come funzionario della squadra omicidi, un ottimo poliziotto ma pessima persona.

Perché Vito Strega è uno di quegli investigatori che prendono le storie delle vittime come una questione personale, da risolvere con ogni mezzo, anche andando fuori dalle regole.
Ma un investigatore è anche una persona che la sera avrebbe diritto a ritagliarsi un suo spazio, lontano dalla morte, dal dolore, dal male. Per Vito Strega non è così ed è per questo che il suo matrimonio con Cinzia è naufragato arrivando a quella separazione che lui non ha mai accettato.

«Voglio che sia ben chiaro che non è stata una mia decisione quella di venire qui» disse Vito Strega dopo i saluti di rito.

Ed ora lo incontriamo qui, nello studio di una psicologa che deve capire cosa sta succedendo nella testa di questo poliziotto: non per la separazione, ma per un’altra brutta storia. Nel corso di una operazione, ha ammazzato un collega. Sospeso dal servizio, ora i suoi superiori vogliono capire se può riprendere il servizio, se quel colpo di pistola (non chiarito del tutto) ha lasciato strascichi nella sua mente, più di quanto tutti i delitti che ha dovuto seguire abbiano già fatto.

L’uomo che aveva davanti non stava bene. Era il ritratto della salute, ma dietro quel fisico massiccio nascondeva qualcosa. E per il suo palato di psicologa Vito Strega, con le sue zone buie e i suoi mille spigoli, era un piatto sublime.

Il problema è che di una persona come lui ne avrebbero veramente bisogno alla squadra omicidi: all’improvviso la città è scossa da una serie di delitti, compiuto uno dopo l’altro: delitti dove non si deve nemmeno aprire un’indagine per capire chi sia l’assassino, perché questo è rimasto accanto alla vittima, come a voler rimarcare il gesto che ha fatto.

La trovarono col coltello ancora in pugno. Evidentemente ottantacinque pugnalate non erano abbastanza per la sua mente malata, perché stava continuando a infierire sul cadavere con rabbia animalesca.

Il problema è che si tratta di ragazzini hanno ucciso loro coetanei anche in modo particolarmente crudele, ragazzini che non possono aver veramente compreso il gesto che hanno fatto: la tredicenne che accoltella la coetanea colpevole di non voler ricambiare il sentimento, il ragazzo sovrappeso che uccide quanti lo deridevano, poi un insegnate ucciso perché colpevole di molestare una studentessa, un’altra ragazzina che decide di uccidere la rivale in amore perché si è messa di mezzo ..

Non può essere un caso, deve esserci qualcuno. Ne è convinto Vito Strega che cerca di aiutare la sua collega, nonché amica, Teresa Brusca. Vito è formalmente sospeso, nemmeno potrebbe consultare i fascicoli, figuriamoci fare delle indagini e sentire i genitori di questi assassini minorenni.

Ma è quello che Vito si trova a fare: perché quello del poliziotto è l’unico lavoro che è capace di fare e, soprattutto adesso che il suo matrimonio è finito (e la ex moglie ha una nuova relazione), è l’unica ancora per poter mantenersi a galla in questo mare in tempesta che è diventata la sua vita.

Sapevo che l’avresti fatto, sapevo che saresti venuto, che mi avresti seguita, che avresti trovato una scusa per venire in bagno…

Ma le indagini non portano a nulla: i colpevoli in erba non avevano nulla in comune, non si conoscevano e venivano da famiglie che non avevano relazioni tra loro. Anche l’analisi dei profili social non porta a nulla, nessun messaggio strano, nulla che possa far risalire a qualcuno che li abbia istigati a compiere quello che hanno fatto. Spaccare la testa con un martello, uccidere a coltellate, sfregiare con l’acido.

Eppure Vito ne è convinto: deve esserci un “burattinaio” sopra questi ragazzi, non possono aver agito in quel modo, con quella fredda convinzione.

Ma questa indagine rischia di naufragare anche per un altro motivo: tutta colpa di Vito, del suo non volersi rassegnare alla fine del suo matrimonio, nel voler rifiutare il supporto della psicologa che dovrebbe valutarlo per capire se può ancora farlo quel lavoro.

Quel lavoro che ha portato Vito Strega ad essere quello che è diventato: in questo romanzo ripercorreremo un pezzo della sua infanzia, del suo rapporto col padre, gli anni in cui indossava una divisa ed è stato in Kosovo, ufficialmente in missione di pace.

Quel lavoro che oggi per lui è tutto:

Nella testa gli sembrava di udire il canto straziante degli innocenti. Le vittime si alternavano in quel coro, dilaniandolo con accuse e recriminazioni.

Il canto delle vittime innocenti è quello che lo perseguita, che lo costringe a non fermarsi finché non è stato trovato il colpevole, spingendo il suo sguardo sempre più a fondo nel pozzo dell’orrore.

Il male si insinuava in ogni fibra del suo corpo, mischiandosi al suo sangue. Sentiva il dolore e la disperazione delle vittime, e il loro canto, nella sua mente, adesso era un coro assordante.

Trovare l’assassino, oltre che una promessa fatta alla madre di una di queste adolescenti manipolate da un burattinaio che si rivelerà solo alla fine, è anche l’unico modo per Vito Strega di placare questo “canto degli innocenti” nella sua testa.

Questo primo capitolo della serie “I canti del male”, questo libro (uscito originariamente per Edizioni E/O) ci fa conoscere l’investigatore-criminologo Vito Strega: una figura complessa da descrivere per le fragilità che si porta dentro, per le mille spigolature del carattere che la figura massiccia tende a nascondere.

Un uomo che qui vediamo muoversi attorno a diverse figure femminili: la sua collaboratrice Teresa Brusca, innamorata di lui che però Vito vede solo come un’amica. La ex moglie, di cui è ancora innamorato non accettando la fine della relazione. La psicologa che deve decidere della sua idoneità al lavoro e che si trova davanti questo enigma, questa persona sfuggente e insofferente alle sue domande sul passato. Infine una “dark lady” molto pericolosa, che non riesce a sfuggire dal fascino di quest’uomo dalla pelle scura e dagli occhi verdi.

Un personaggio, quest’ultimo, che abbiamo incontrato nuovamente nell’ultimo romanzo della serie “Per un’ora d’amore”.

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03 ottobre 2024

La donna nel pozzo Piergiorgio Pulixi

 

Prologo
Si era dimenticata del suo compleanno. In diciotto anni di matrimonio non era mai successo. Quella consapevolezza l’aveva fulminata non appena era entrata in sala insegnanti. Aveva posato la tazzina di caffè e, dando una sbirciata all'agenda, si era sentita ghiacciare.

[..]

Angelo, suo marito, aveva compiuto gli anni quarantotto ore prima, e lei se n’era del tutto dimenticata.

Confesso di essere arrivato in fondo a questo nuovo giallo di Pulixi con una sensazione strana, ero arrivato alla fine della storia spinto dalla curiosità di scoprire il mistero, che anche qui non manca, ma mi sembrava mancasse qualcosa.
Come se, in questo libro l’autore più che di un delitto, di una indagine, di un contesto da raccontare, ci volesse parlare d’altro: della morbosità che spinge le persone a seguire i delitti di provincia, quelli che le varie trasmissioni televisive riescono ad imbastire a misura nostra. Oppure se invece volesse parlarci di come si muovono le cose nel mondo dei libri, sul serio, non fermandosi all’apparenza: cosa spinge gli editori a puntare su certe storie e certi autori e non su altri..
Chi lo sa, quando arriverete anche voi alla fine mi racconterete.

Quei fotogrammi di lui che attraversava l’inquadratura al Tg regionale le si erano incistati nel cervello, risvegliando oscuri ricordi. Da quel momento non era stata più la stessa.
Perché a tutti gli effetti anche questa “Donna nel pozzo” è un giallo che apparentemente segue gli stessi canoni di altri: c’è una protagonista che incontriamo nelle prime pagine, sconvolta da un qualcosa che è tornato dal suo passato. E che muore subito, come Vivien Leigh in Psycho, senza nemmeno darci il tempo di affezionarci.
Qual è l’evento dal passato che ha sconvolto la vita di Cristina Mandas tanto da farle dimenticare il compleanno del marito? Che ombre possono esserci nel suo passato, dopo una vita da insegnante in un piccolo paesino in Sardegna?
E chi è questa strana ombra che la osserva da lontano anzi, che la sorveglia, come una spia?

Nove mesi dopo. Roma sud. La luce del sole s’insinuò nella stanza e fece brillare i capelli dorati di Tata, la donna più importante della vita di Ermes Calvino.

Con un bel salto temporale e anche geografico, ci troviamo a Roma dove l’autore ci fa incontrare i due altri protagonisti, che non muoiono state tranquilli e che in questo racconto avranno il ruolo di investigatori, nemmeno troppo dilettanti.

Il primo si chiama Ermes Calvino, nessuna parentela col famose scrittore, ma con una grande ambizione di diventarlo. Le qualità ci sarebbero anche, ma c’è la maledetta vita: una sorella a cui badare e anche da sorvegliare, prima che si metta nei guai e metta nei guai l’adorata nipotina, l’angelo biondo a cui deve fare da zio e anche da padre, perché il padre vero se ne è andato via.

Un destino in casa Calvino visto che anche il suo di padre, di Ermes, anni prima li aveva abbandonati, togliendo al giovane Ermes tutta la felicità che un bambino dovrebbe avere di diritto.
E ora invece quella specie di lavoro come social media manager di Lorenzo Roccaforte, ex giovane promessa della scrittura italiana, autore di un solo grande libro, inteso come libro veramente scritto da lui, con cui era salito all’Olimpo della scrittura, fino al Premio Strega, per poi ricadere nell’inferno del vizio da alcool (con anche un passaggio in carcere per le sue intemperanze), nell’incapacità di saper scrivere altro.

Lorenzo Roccaforte non aveva scritto neppure una riga del podcast. Così come non aveva vergato neppure una parola del suo gettonato thriller. La mente e la penna dietro quei progetti appartenevano al timido trentunenne, miope e smilzo..

Se non ricorrendo all’aiuto di gente come Ermes, che scrive per lui anche i testi del podcast che conduce in radio, tema i delitti avvenuti nella realtà, quelli che, come si diceva prima, attirano la curiosità morbosa della gente.
Quel lavoro è l’unica speranza di Ermes per portare via la sorella, la madre e la nipotina da quel quartiere, per dare loro una vita migliore. Togliendo la sorella dal vizio della droga e dalle mani di usurai che sembrano usciti da un film di Tarantino (che un giorno potrebbe decidersi di girare qualcosa in Italia): parlo di un imprenditore del crimine con tanto di laurea in economia.

E, a chiudere il cerchio dei protagonisti della parte romana della storia, un editore di libri che sembra uscito da una commedia all’italiana, diciamo di quelle di serie B.

Panzirolli era l’unico editore italiano che girava scortato da una coppia di guardie del corpo. Era anche il personaggio della storia dell’editoria italiana con più querele, denunce e processi

Un criminale che aveva deciso di continuare la via del crimine ma nel mondo letterario, pubblicando libri – questa potrebbe essere la definizione più efficace di Panzirolli, la persona per cui lavorano Ermes e Lorenzo: libri che stuzzicano gli appetiti dei lettori, da cui ricavare una serie TV in modo da sfruttare tutto, andando a prendere le storie dalla realtà, anche dalle tante lettere che la gente a casa gli spedisce.

Trovame ’sto pepitone, Calvi’. E dev’esse ’na storia abbastanza succulenta da scriverci un romanzo, e aprire scenari per un podcast e ’n’audioserie. Inventate ’na genialata da farci gnentepopodemeno che un firm e poi ’na bella fiction tv. Il romanzo è come er porco, lo sai: nun se butta via gnente.”

E, leggendo queste lettere, Ermes si imbatte proprio in una di queste pepite: si tratta di un cold case, un caso archiviato come suicidio nove mesi prima, in Sardegna. Riguarda proprio la morte della povera insegnante in un piccolo paese del Sarrabus, vicino Carbonia, Cristina Mandas.

Nel passato di Cristina, il cui caso era stato chiamato dai giornalisti quello della “donna nel pozzo”, c’era un mistero legato alla sua morte: la donna che scrive, detenuta nel carcere di Uta a Cagliari, è a conoscenza di alcuni dettagli che potrebbe raccontare a Roccaforte, per costruirci sopra una puntata della sua trasmissione in radio.

Tocca a Ermes e Lorenzo andarsene in Sardegna e portare alla luce questa pepita e guadagnarci sopra qualcosa coi libri e il podcast: sarebbe una cosa anche rivoltante per Ermes, che ancora qualche scrupolo di coscienza ce l’ha, ma ci sono i debiti della sorella, quella specie di criminale con la laurea, anche un po’ di voglia di riscatto.

Da qui in poi si cambia nuovamente di registro: basta battute in dialetto romano, cinismo un tanto al chilo sulla morte di qualcuno, la storia di Cristina Mandas effettivamente nasconde tanti particolari inquietanti. Quella fine strana, un suicidio in fondo al pozzo. Quella strana coincidenza con un altro delitto, avvenuto anni prima in un luogo poco lontano, per un’altra ragazza trovata uccisa (dopo essere stata violentata) in fondo ad un pozzo. Anche lei.

“Si raccontava che ci fossero personaggi in vista, in città, che organizzavano festini a base di droga e sesso nelle loro lussuose ville. Orge con scambi di coppia e giovanissime ospiti, molte minorenni…”
Ragazzine finite male, strani suicidi. Indagini fatte in modo superficiale, con colpevoli individuati troppo in fretta tanto da sembrare solo dei capri espiatori. Le tante voci su un giro di prostituzione che coinvolgeva persone importanti, la presenza in quel contesto anche di mafiosi portati al confino in Sardegna, non di cosa nostra ma della stidda.
No, qui non è più un noir di quelli che Ermes ama leggere, come il suo amato Ellroy: qui è la realtà, qui le morti sono reali, come reale è il dolore lasciato nelle persone che le stavano accanto e che vedono i giornalisti che fanno domande come degli sciacalli.

.. fino a pochi giorni prima era soltanto un ghostwriter di romanzi noir che trascorreva la maggior parte delle proprie giornate chino a scrivere storie di fantasia, e ora si trovava a violare i sigilli di una scena del crimine..
Arriveranno anche a far di peggio, pur di conoscere la verità sulla “donna del pozzo” e sul suo suicidio, o delitto mascherato. E, forse, arrivati in fondo a questa storia, troveranno la via per provare a dare una nuova direzione alle loro vite.

C’è il delitto, anzi come si scoprirà poi, di delitti ce ne sono molti di più, ci sono due improbabili investigatori, a cui nemmeno possiamo far indossare i panni dei buoni. Manca l’antagonista, che arriva solo nel finale. Eppure si rimane incollati alle pagine senza riuscire a staccarsene.
Eccola qui, quella sensazione strana, arrivati in fondo. Forse che Pulixi ci vuole prendere, e si vuole prendere, un po’ in giro con questo esperimento?

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24 maggio 2024

Per un'ora d'amore di Piergiorgio Pulixi

 

Prologo

Sono bambina. Devo avere sei o sette anni. Sto mangiando dei succosi acini d’uva mentre scruto il dorso delle grandi mani di mio padre sporche di terra. Siamo seduti sui gradini del patio che si affaccia sul giardino di casa, avvolti dalla luce ambrata del tramonto.
Lui è appena tornato dai campi. Profuma ancora di vigna. Con un fazzoletto bagnato gli mondo le dita dalla sfarinatura del terriccio e tampono i graffi freschi procurati dai tralci della vite.

Forse uno dei migliori romanzi di Piergiorgio Pulixi, almeno tra quelli letti finora: per la delicatezza con cui tocca temi come la violenza di genere, l’ossessione d’amore di uomini malati che considerano le loro donne come beni in loro possesso. Un romanzo quanto mai attuale, purtroppo, perché si parla di patriarcato, di “uomini che odiano le donne”, le donne che si permettono di vivere una loro vita, di prendersi le loro libertà, di non sottoporsi ubbidienti al maschio, che sia il marito, il compagno, l’ex fidanzato..
Tutto parte da quello che si chiama un “cold case”, l’omicidio rimasto irrisolto di Donata Seu, una ragazza uccisa nel suo appartamento a Milano: uccisa con una coltellata al cuore da un assassino che, prima di lasciarla, l’ha vestita da sposa.

Sono suoi i pensieri che leggiamo nel prologo, quando da bambina aspettava il padre di ritorno dalla vigna, l’ultimo pensiero è per quel padre lasciato in Sardegna, “perché il legame tra padre e figlia è sacro”, padre che non potrà più rivedere..

Otto mesi dopo quella persona, arrivata a Milano per prendersi cura del nipote Filippo, si trova davanti la Questura di Milano: Italo Seu è uno che ha sempre faticato, per la famiglia, per la figlia, sulle sue mani ci sono i segni dei tanti sacrifici. L’ultimo sforzo della sua vita è cercare di dare giustizia alla figlia e a quel bambino rimasto solo:

Erano passati otto mesi da quel maledetto giorno. Il senso di oppressione e la morsa di ingiustizia che gli serravano lo stomaco [..]

Io ci sto provando, bambina mia” confessò alla figlia, con cui intratteneva un fitto dialogo mentale..

Negli uffici della Mobile, Italo Seu riesce ad incontrare l’ispettore “Bepi” Pavan, reduce da una seduta dalla psicologa, ultimo passo per provare a perdere peso dopo che la moglie lo ha sbattuto fuori di casa. Chissà che puntare sui sensi di colpa non riesca a bloccare quelle tentazioni, quelle “voci” che gli arrivano dal cibo.
Pavan, accoglie Italo e ascolta la sua storia e fa qualcosa che i poliziotti dovrebbero evitare: fare delle promesse ai parenti delle vittime, ma quella storia ha qualcosa che lo colpisce (e sarà lo stesso ispettore a raccontarlo più avanti), così decide di rileggersi le carte e fare tutto il possibile perché l’indagine, ormai ferma, non venga archiviata.
Dove sono gli altri membri della squadra “speciale” del professor Vito Strega, chiamata a gestire omicidi “speciali” dalle varie Questure italiane per dare il loro supporto?
L’ultima indagine in Sardegna sulla morte di Maristella Coga aveva creato una prima frattura tra il vicequestore e Mara Rais, che aveva deciso di abbandonare il gruppo. Lo stesso Strega si era imbarcato per un mese su una nave addetta ai soccorsi dei migranti in mare, sperando di tenere a bada quelle voci che sente nella testa che lo costringono a prendere delle medicine, mettendo a rischio la sua concentrazione sul lavoro.

Il Canto degli innocenti, il suo pericoloso segreto, quel coro di lamenti che udiva nella testa sin da bambino, aveva ripreso a tormentarlo, obbligandolo a rintanarsi nell’effetto stordente dei neurolettici..

Purtroppo le voci non lo hanno abbandonato nemmeno sul mare, che le tanti morti per i naufragi hanno trasformato in un enorme cimitero.

Ci sono uomini che non rimangono insensibili di fronte al dolore degli altri, specie se persone indifese, le donne vittime di violenza domestica.
Ma ci sono anche altri uomini: nostalgici dei bei tempi in cui era l’uomo a comandare, quando era tutto più chiaro e semplice, l’uomo lavora e la donna sta a casa ad accudire i figli. Persone che parlano come certi politici del nostro paese e che pensano pure di essere moderni quando invece rappresentano la parte più oscurantista.

«L’emancipazione femminile non ha portato che squilibrio sociale, crisi economica, disoccupazione e problemi psicologici. Quando le donne non lavoravano, secondo te, c'erano tanti uomini a spasso senza un'occupazione?

No, c'era lavoro per tutti, e i figli potevano crescere con la loro madre e non turati su da una squadra di sconosciute che ne allevano a mazzi, senza cura né amore, come fosse un processo industriale.»

Ivan assentì deciso.

«La radice del problema, in fondo, sta qui. Oggi si lamentano di violenza e femminicidi. Ma la violenza contro le donne non è che la naturale risposta della società che hanno creato le care femministe.

Sono loro ad avere le mani sporche di sangue, non noi. Perché se esistesse davvero il patriarcato in questo paese, ci sarebbero famiglie sane, in cui la donna darebbe rispettata e protetta per il proprio ruolo, in cui l'uomo sarebbe guida, faro ed esempio, in cui verrebbero insegnati valori fondamentali come il rispetto, l'onestà e la responsabilità..»

Sono solo persone frustrate, che devono sfogare in qualche modo la rabbia che covano dentro per la loro incapacità di costruirsi una vita, prendendosela con le donne. Con alcune di loro in particolare.
Qui la storia si sdoppia, come punti di vista del racconto: da una parte la squadra di Strega che si mette all’opera per riaprire l’indagine su Donata Seu, andando a rileggersi le carte, immergendosi nella sua vita (quella di una donna destinata a fare carriera nel lavoro, per le sue capacità), riascoltando tutti i testimoni. Stando attenti a non farsi coinvolgere personalmente, per non perdere quella lucidità necessaria nel loro lavoro.
In parallelo seguiamo questi “uomini che odiano le donne” mentre organizzano la loro vendetta, i loro propositi di raddrizzare queste mogli, compagne, perfino le responsabili sul lavoro (perché ora si permettono pure di comandare..): “per riprendere in mano la situazione, sei costretto a usare le maniere forti, a mettere tutti in riga, e così ti danno del fascista”.

L’indagine su Maria Donata si rivela molto difficile, non solo perché fa riaffiorare il dolore nel povero padre, ma perché non si riescono a trovare elementi utili: sebbene tutto faccia pensare che l’assassino sia stato il compagno, che lei aveva lasciato dopo le minacce e le violenze, questa si era rivelata una pista senza sbocchi, perché quest’ultimo aveva un alibi di ferro per il giorno del delitto.
Servirebbe capire se la causa di quel delitto e del perché quel vestito da sposa, risale agli anni in cui Donata era ancora in Sardegna. Servirebbe l’aiuto di Mara Rais che, nel frattempo a Cagliari, sta subendo gli effetti dello scontro con Vito Strega.

La chiave sta nel passato, come i poliziotti della squadra avevano intuito e questa consentirà loro di svelare un disegno criminale più ampio: non si tratta di casi isolati come confermano le statistiche sui crimini di genere, ma di un qualcosa che fa ancora più paura e che (ci) racconta quanto sia malata la nostra società. L’intuizione per arrivare alla soluzione arriverà grazie ad un film di Hitchcock (di cui non farò cenno per non rovinar nulla).

Come nei precedenti romanzi, le pagine sulle indagini che li coinvolgono, si alternano a pagine dove si raccontano le vicende personali dei membri della “squadra speciale” a cominciare dal vicequestore Strega. Riuscirà a gestire le voci, il “canto degli innocenti” che sente nella sua testa e a nascondere la sua malattia ai suoi collaboratori?
Che fine ha fatto la stalker, la donna che sta spiando la sua vita personale, arrivando perfino ad entrare in possesso dei suoi segreti?
Ma ci sono anche le vite degli altri poliziotti: scopriremo da dove nasce l’ossessione per il cibo per Bepi Pavan, cosa ha causato la ferita che ancora si porta dentro Eva Croce, “l’irlandese”.

C’è spazio anche per raccontare della Milano che fa da sfondo in questa storia di dolore, di rimosi e di amore malato: una Milano frenetica, che tende a lasciar indietro le persone che non riescono a mettersi al passo, isolandole:

Milano è una città crudele, da questo punto di vista. Tutti mi sembrano soli, ognuno per i fatti propri. La farò ridere: io in paese ero abituato a salutare tutti, e quando sono venuto qua facevo lo stesso..

C’è un piccolo/grande colpo di scena nel finale che, in modo anche leggermente crudele, fa da apripista al prossimo romanzo della serie. Non ci resta che aspettare…
Buona lettura!

Gli altri romanzi della serie

La scheda del libro sul sito di Rizzoli
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22 maggio 2024

La dittatura delle minoranze - da Per un'ora d'amore di Piergiorgio Pulixi


Chissà perché Ivan se l’era immaginato più vecchio. Invece, Scorpio aveva giusto un paio d’anni più di lui, a giudicare dalle esegue rughe e dagli sparuti peli bianchi nella folta barba.

Avevano un’altra cosa in comune, a parte pressappoco la stessa età e l’odio che nutrivano verso le donne: alla lotteria della fortuna genetica avevano entrambi perso di brutto. Erano al limite dell'obesità, quasi calvi, piuttosto trasandati [..] e un abbigliamento poco curato che contribuiva a farli apparire ancora più sgradevoli.

[..]

Il separè in legno garantiva riservatezza, sebbene fossero gli unici astanti lassù.

«L’emancipazione femminile non ha portato che squilibrio sociale, crisi economica, disoccupazione e problemi psicologici. Quando le donne non lavoravano, secondo te, c'erano tanti uomini a spasso senza un'occupazione?

No, c'era lavoro per tutti, e i figli potevano crescere con la loro madre e non turati su da una squadra di sconosciute che ne allevano a mazzi, senza cura né amore, come fosse un processo industriale.»

Ivan assentì deciso.

«La radice del problema, in fondo, sta qui. Oggi si lamentano di violenza e femminicidi. Ma la violenza contro le donne non è che la naturale risposta della società che hanno creato le care femministe.

Sono loro ad avere le mani sporche di sangue, non noi. Perché se esistesse davvero il patriarcato in questo paese, ci sarebbero famiglie sane, in cui la donna darebbe rispettata e protetta per il proprio ruolo, in cui l'uomo sarebbe guida, faro ed esempio, in cui verrebbero insegnati valori fondamentali come il rispetto, l'onestà e la responsabilità.

Nessuno si sognerebbe di far loro del male, perché ognuno starebbe al proprio posto occupando il ruolo naturale. È sempre stato così. Invece no: ora è la donna a comandare, e l'uomo deve sottostare. Ora è la donna a lavorare, e l'uomo deve stare a casa a fare il "mammo". Ora è la donna a troiegg**, ridursi allo stato brado con alcol e droga, provocare e insultare, e noi dobbiamo stare buoni e zitti, soffocare i nostri istinti e guardare possibilmente da un'altra parte, ti rendi conto? Perché mai dovremmo castrare la nostra mascolinità, la nostra sessualità? 

[..]

Ammorbidirsi, dare diritti a destra e a manca senza preoccuparsi delle conseguenze, giocare a fare i froci, sono atteggiamenti pericolosi, perché poi la gente pensa che ti piace essere sottomesso, e non si pone troppi problemi a soggiogarti, e a quel punto poi, per riprendere in mano la situazione, sei costretto a usare le maniere forti, a mettere tutti in riga, e così ti danno del fascista. I fascisti sono loro, cazzo, che ti vogliono imporre il loro modo malsano di vivere! Ma queste cose non puoi dirle, attenzione, altrimenti le minoranze si offendono. Prova a lamentarti e vieni socialmente ostracizzato, perché nel paese del buonismo e del politicamente corretto corriamo verso il precipizio, ma nessuno urla o si lamenta per paura di offendere la sensibilità altrui. Siamo sotto attacco mio caro. 

Ed è vero, siamo in una dittatura: ma una dittatura delle minoranze, dove ogni merdoso gruppetto, che siano i nazisti dell’LGBT – per favore non dimentichiamoci plus, ora – o gli oltranzisti dello schwa, i sacerdoti della maternità surrogata, i vegani, i terzomondisti, i fanatici del cambiamento climatico, e basta! Basta con questa continua e falsa propaganda femminista, animalista e africanista che viene propinata alle masse per avvelenarle e disunirle.. Scusami mi sto lasciando prendere dal discorso.» 

Per un'ora d'amore - Piergiorgio Pulixi Rizzoli

In un bar ci sono due uomini che parlano come un certo generale che si è lanciato in politica, coi suoi discorsi su neri, donne, gay.. Ma dove arriveremo, di questo passo, con le donne che si permettono di comandare?

 

 

 

17 settembre 2023

Stella di mare di Piergiorgio Pulixi


Prologo

Porto Canale – Villaggio Pescatori, Giorgino, Cagliari

Stella aveva l’estate negli occhi. Anche in pieno autunno. Non solo per l’azzurro terso delle iridi che sembravano racchiudere il mare e il cielo insieme. Quegli occhi sapevano della tanto attesa libertà di giugno, delle lunghe ore di luce nelle serate di luglio e della sfrontatezza delle giornate di agosto. Ovunque si posassero , instillavano la promessa di un futuro radioso e magico, di un’estate infinita..

Era bella Maristella Coga, cresciuta in una famiglia difficile in un quartiere difficile di Cagliari, il Sant’Elia, chiamato anche la Scampia di Cagliari per la difficoltà per la polizia di entrarci dentro. Ex borgo di pescatori, come lo erano i nonni di Stella, considerato l’immondezzaio della città, che la costruzione di grigi palazzoni di cemento non aveva reso migliore. Era bella, Stella, cresciuta nella consapevolezza che quella sua bellezza poteva essere sia un arma per scappare da quella realtà di una comunità chiusa. Ma anche un problema per tutte quelle invidie che poteva suscitare.
Avrebbe meritato di meglio, Stella, che non finire uccisa in quel modo per essere poi abbandonata sulla spiaggia di Giorgino.

Il volto, invece, era così sfigurato e raggrumato di sangue che nessuna bestia avrebbe potuto accanirsi con tanta crudeltà. Nessuna bestia, a parte l’uomo.

Il suo assassino non si è limitato a strappargli la vita e la speranza di un futuro migliore: si è anche accanito sul suo volto, sul suo seno, quasi a voler distruggere la sua bellezza.
È questo il delitto di cui si dovrà occupare la squadra del vice questore Vito Strega,
il gruppo specializzato nell’analisi dei crimini violenti, come quelli del “dentista”, il “burattinaio” o il mostro del Ticino: proprio dopo quest’ultimo caso la squadra delle ispettrici Eva Croce e Mara Rais si era allargata con l’arrivo dell’ispettrice Clara Pontecorvo, la “gigantessa” strappata dalla questura di Provincia dopo che Strega ne aveva intuito le potenzialità.
Quello di Stella si rivela subito un delitto difficile, prima di tutto per il contesto familiare, poco amanti della polizia: uno zio di Stella è stato ucciso proprio in uno scontro a fuoco, il padre è stato condannato per molestie, un fratello di Stella si trova in carcere. La madre, infine, ha problemi di alcool, ha avuto dei precedenti per spaccio. Difficile ottenere qualcosa da loro: quella di Stella era una famiglia tenuta in piedi dalla vecchia nonna, Rosaria, forse l’unica persona con cui Stella aveva un vero rapporto di confidenza, oltre al piccolo fratellino Nino, nato con un deficit di apprendimento.

Non c’è solo questo a complicare le cose: Stella era fidanzata ad un giovane criminale, Samuel Bullegas, a capo di una banda dedita allo spaccio e che aveva preso il posto della vecchia mala, dopo che questa era stata smantellata da un blitz dei carabinieri.
Chi ha ucciso Stella? Qualcuno che non poteva sopportare la sua bellezza? È stato un delitto maturato nel mondo della criminalità, hanno ucciso Stella per indebolire il giovane boss, Samuel, che era in contatto con i clan della Camorra giù a Napoli?
Questa volta le indagini si dividono in due tronconi: la squadra di Vito Croce, assieme alla Mobile, indaga all’interno della famiglia, per cercare di capire chi potesse odiare tanto questa ragazza di appena diciassette anni.
I cugini, i carabinieri, seguiranno la pista della criminalità organizzata.

Purtroppo quello di Stella non sarà l’unica morte in questa storia: è come se sulla famiglia Coga gravasse una maledizione e questo delitto in famiglia avesse fatto saltare vecchi equilibri che ora possono essere solo ricuciti col sangue.
Le ispettrici del SIS intuiscono che i familiari di Stella le stanno nascondendo qualcosa: per esempio sulla strana relazione tra la madre, che aveva avuto una reazione fredda alla notizia della morte della figlia, con quello strano prete, don Alessio, pure lui con qualche guaio con la giustizia.
Servirà tutta la loro esperienza, il supporto dei medico legale, le analisi scientifiche, qualche buona intuizione, per mettere assieme tutte le tessere del puzzle e dare una risposta a tutte le domande: cosa ci faceva Stella a casa di un suo professore la notte prima dell’omicidio? Cosa ci faceva a Olbia, pochi giorni prima di essere uccisa?

Sceti is macus e is pipius narant sa berirari, dice il proverbio. Solo i matti e i bambini dicono la verità. E sa perché? Perché la verità è più pericolosa delle bugie.

La verità dietro questo delitto porta ai legami di sangue dentro questa famiglia, alle colpe dei padri che purtroppo ricadono sui figli: una verità così difficile da rivelare tanto da costringere Strega a farsi giustizia a modo suo, anche nascondendo le sue scelte alle sue ispettrici, cosa che comporterà una tensione con una di loro, mettendo in crisi la solidità della squadra.

Non è l’unico problema a cui Vito Strega deve pensare: in questo romanzo Pulixi ci racconta qualche tassello in più del suo passato, enigmatico e caratterizzato da quel trauma che lo accompagna. Come lo accompagnano quelle voce che sente nella testa: sono le voci delle vittime dei delitti di cui si è occupato, “il Canto degli innocenti”, la causa della sua ossessione per la giustizia.

«È riniziato, quindi» disse il medico. La sua non era una domanda, ma una constatazione. «Non era mai cessato, in realtà»

Che succederebbe se qualcuno scoprisse il suo segreto, quelle voci in testa? Voci che ora Strega non riesce più a tenere a bada con la sua tensione per le indagini, con la sua attività fisica.

Ha un finale questo racconto: Stella, la bellissima ragazza bionda con gli occhi color del mare, riuscirà ad avere finalmente la sua pace in un pomeriggio dove il cielo di Cagliari è spazzato dal vento dello Scirocco, il “Bentu de soli”.

Ma quale sarà il futuro per Vito Strega? Riuscirà a tenere a bada il suo problema personale? Fino a quando potrà nascondere alle persone a lui più vicine, la sua malattia?

E che ne sarà della sua squadra, per quelle piccole crepe emerse a fine indagine? Lo scopriremo solo al prossimo romanzo della serie, che non potrà mancare, vero Piergiorgio Pulixi?

Come i precedenti romanzi di Pulixi, anche quest’ultimo scorre via veloce, nonostante le più di quattrocento pagine piene zeppe di passaggi in dialetto cagliaritano, che poi è la città dell’autore, che qui racconta cogliendo tutte le sfumature, anche delle persone che vivono dentro l’ex borgo antico di Sant’Elia. Gente ostile alla legge e alla giustizia, “da giusta”: forse perché il cuore oscuro si nasconde anche tra chi dovrebbe stare dalla parte giusta della legge. Ma, quale legge poi, può dare giustizia di fronte a tragedie come questa la morte di una ragazza di diciassette anni? Una tragedia come quelle raccontate da Sofocle, come Antigone. Forse il noir di oggi ha molto in comune con le tragedie della vecchia cultura greca..

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17 giugno 2022

La settima luna Piergiorgio Pulixi

 

Angolo tra via Scarlatti e via Macchi, Milano

Strega lanciò un’occhiata al collega al suo fianco e scosse la testa, divertito. «Si può sapere che c’è? La finisci di sghignazzare sotto i baffi? È un’ora che te la ridi, zio can» sbottò Bepi Pavan, gesticolando col rullo coi cui stava imbiancando la parete.

Un delitto rituale di una ragazza, rapita e uccisa e il cui corpo è abbandonato in mezzo agli acquitrini nella campagna pavese.

Un delitto che nasconde una ferocia, una premeditazione da far venire i brividi, dietro cui potrebbe nascondersi un serial killer che ha studiato le indagini del criminologo Vito Strega e della sua squadra (raccontati ne L'isola delle anime), che erano partite dal “cold case” di Dolores Murgia.

Ma nell'ultimo romanzo di Pulixi, questa volta ambientato in Lombardia, tra Pavia e Garlasco (luogo di un delitto mediatico) e non più in Sardegna, l'isola del sole, c'è anche tanto altro: la pazzia che arriva da anni di umiliazioni e violenze; il narcisismo esploso dentro una persona costretta a vivere nell'ombra, la placida provincia dove si nascondono i peggiori segreti, anche laddove non te li aspetti. Come un un gioco degli specchi, non bisogna mai fidarsi dell'immagine che ci si trova davanti e non sarà facile, seguendo gli indizi, distinguere l'immagine reale dal riflesso, la pista che porta alla all'assassino dalle tante false piste innestate nel racconto come tante trappole insidiose ..

Piccola premessa prima di partire con la storia: l'autore impiega la prima parte del libro per prendersi una pausa, noi assieme alle protagonisti dell'indagine sul “dentista” (Un colpo al cuore), l'assassino che annunciava i suoi delitti via social, chiedendo al mondo del web di emettere una sentenza. Vito Strega, il criminologo e le sue ispettrici Eva Croce e Mara Rais, assieme all'ispettore Pavan si trovano in Sardegna a riposarsi. Riposo meritato dopo tutte le fatiche per la caccia al “dentista” (e dopo il caso, altrettanto complicato, delle morti rituali nell'Oristanese), in cui avevano anche rischiato la vita.
Ma nel mentre Eva e Mara si stanno godendo questa tregua di pace, a qualche centinaio di km, nelle paludi del parco del Ticino, un uomo sta attraversando questa terra di nessuno sulla sua barca: diversamente dal Caronte mitologico, sta conducendo alla morte una ragazza che ha rapito, per portare a termine il suo disegno

Terre paludose, località sconosciuta
La malconcia lancia di legno risaliva il fiume controcorrente al minimo della velocità, fendendo la bruma che avvolgeva il corso d’acqua. L’uomo che la governava indossava una giacca a vento color senape

Della sparizione della ragazza se ne sta occupando l'ispettrice Clara Pontecorvo (altro personaggio femminile che l'autore ci racconta sviscerandone tutti i pensieri come anche le fragilità: perché Clara è una tipa determinata, certo, una poliziotta tosta, ma il suo punto debole è l'altezza. Quel suo metro e novantotto di altezza, quel suo aspetto massiccio le hanno creato e creano tante difficoltà nei rapporti con l'altro sesso.

E ora tocca a lei accogliere la denuncia della famiglia Poletto, venuta a Pavia dalla polizia a denunciare la scomparsa della prima figlia Teresa, studentessa di medicina a Milano, una ragazza molto bella, dedita anche al volontariato durante la settimana. E nei fine settimana aiutava i genitori con quell'albergo, che aveva avuto un momento di gloria grazie al macabro turismo nato col delitto di Garlasco.

Ad accompagnare i genitori dalla polizia (dopo che i carabinieri del posto non avevano fatto molto), la sorella di Teresa, Alice Poletto. Se Teresa è la ragazza perfetta (ma forse le ragazze perfette non esistono), Alice è l'esatto contrario: dall'aspetto remissivo, al vestire poco appariscente

Per un banale meccanismo di difesa psicologica si era trasformata nella nemesi silente di Teresa: se lei era brillante ed estroversa, Alice si era fatta umbratile e schiva. Se la sorella curava l’aspetto e l’abbigliamento, lei si rivestiva di trasandatezza ..

L'indagine dell'ispettrice “gigante” e il gruppo del professor Strega sono destinate ad unirsi dopo il ritrovamento del corpo di Teresa, adagiato su un cumulo di detriti in questa zona paludosa, terra di nessuno, dove solo questo Caronte, l'uomo che vive da solo coi suoi demoni, pare muoversi con agilità.

Clara girò intorno al cadavere. La poveretta era china a terra sulle ginocchia che affondavano per qualche centimetro nella rena umida. Era avvolta da un manto di pelli ovine. Le mani erano intrecciate dietro la schiena curva [..]

Una maschera lignea dalle lunghe corna bovine le celava il volto. Pontecorvo si inginocchiò e vide che sotto la lana di pecora la ragazza era nuda.

Quel delitto ricorda all'ispettrice Pontecorvo un altro caso, avvenuto a mille chilometri da lì, di cui aveva letto sui giornali. Quei delitti rituali, in luoghi simbolici, con delle maschere le cui origini affondano nell'antica storia nuragica dell'isola.
Così, seguendo una sua intuizione, i quattro investigatori vengono catapultati dal caldo dell'isola al freddo e umido inverno della pianura lombarda.

Perché queste due morti presentano forti analogie: entrambe ragazze giovani, entrambe trovate supine, con una maschera bovina a coprire il volto e con delle incisioni simboliche sulla schiena.

Ma se gli assassini di Dolores sono stati presi, chi ha compiuto questo delitto, così crudo, con queste modalità? Un assassino che ha voluto emulare quei delitti, un copycat?
E per quale motivo copiare proprio quei delitti, con quelle maschere?

Gli investigatori Croce, Rais e Pavan, assieme a Strega, iniziano questa indagine, in collaborazione con la Mobile di Pavia, con tante domande per la testa e con una sinistra sensazione: quel delitto sembra essere un segnale per loro, diventati delle celebrità dopo la risoluzione dei precedenti casi. Ma un segnale per cosa?

Una cosa è certa: quell'assassino va preso e fermato. Per un dovere nei confronti di Teresa, la ragazza “perfetta” e anche per far cessare quel coro di lamenti che, come Clarice Starling ne Il silenzio degli innocenti, affollano la mente del criminologo Strega.

Da qualche parte nella sua mente una voce si era aggiunta al lancinante coro delle vittime che lo angustiavano giorno e notte. Lui lo chiamava “il canto degli innocenti”.

Ma, attenzione, questa è un'indagine dove non bisogna farsi tradire dalle apparenze. Perché tutte le buone famiglie nascondono dei segreti, anche quella povera ragazza morta. E forse è andando a cercare in questi segreti che si può trovare la soluzione del caso.

Leggendo questo romanzo, che parte in sordina per prendere poi un ritmo sempre più incalzante, si trovano tanti rimandi alla cronaca reale. A Garlasco è avvenuto un delitto (la morte di Chiara Poggi) che è stato sulle prime pagine dei giornali per anni, per la giovane età della vittima e per i tanti giornalisti che hanno fatto scempio del dolore della famiglia, per qualche punto di share.

Ma non sono solo i giornalisti a cercare le luci della ribalta, attraverso i casi di cronaca, ci sono anche tanti investigatori e magistrati attratti dalle telecamere.

Non è questo però che spinge Strega e i suoi collaboratori:

.. studiò con attenzione tutte le foto del cadavere della ragazza, immortalato da diverse angolazioni. Sapeva che la risposta che stava cercando era lì, davanti a lui, tra quelle immagini.
“Perché non riesci a vederla, allora?” si disse.
Chiuse gli occhi e gli parve di sentire nitida la voce di Teresa aggiungersi al canto degli innocenti dentro la sua testa. Avrebbe potuto riaprirli e il coro, come per magia, sarebbe cessato all'istante. Ma non lo fece.

Aveva bisogno di impregnarsi di tutto quel dolore per trovare la forza di andare avanti.

Ancora una volta Pulixi ha fatto centro, con un thriller pieno di insidie, con un nuovo personaggio femminile (Clara Pontecorvo che si aggiunge alle colleghe che abbiamo già conosciuto Eva Croce e Mara Rais) che viene messo a nudo con profonda onestà, così come tutti gli altri protagonisti della storia, uomini e donne coi loro problemi personali ma uniti da una comune spinta verso la giustizia nei confronti delle vittime. Uniti da quell’amicizia che nasce dall'aver lavorato assieme, gomito a gomito, fino allo sfinimento, come una famiglia.

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07 ottobre 2021

Per mia colpa di Piergiorgio Pulixi

 


Quegli occhi. Il modo in cui si erano accesi quando l’aveva guardata. Il sortilegio era stato farle dimenticare la sua età. E quella di lui. Era stato come tornare indietro nel tempo. Avrebbe dovuto amarlo anche solo per quell’occhiata. Per il modo in cui in un istante l’aveva liberata di tutti i pesi e le responsabilità.

Mentre la collega la chiamava, sbracciandosi per attirare la sua attenzione, gli lanciò un utimo sguardo, come per assicurarsi che stesse fissando proprio lei. Non era più abituata a essere squadrata con desiderio.

E' sorprendente la capacità di Pulixi nel saper creare nuovi personaggi, per lo più femminili, così profondi, interessanti, che riesce a descrivere dal di dentro, mettendo a nudo le debolezze, le loro vulnerabilità, le passioni tenute nascoste e pronte ad esplodere.

Al centro di questo giallo ambientato nella sua Cagliari, “città di luce e di mare, di vento e di pace”, scopriamo il vice commissario di polizia Giulia Riva: un giorno si trova di fronte ad una donna che confessa un delitto che ha commesso contro un'altra donna, l'amante del marito, che l'aveva portata all'esasperazione, confessandole quella relazione adulterina, che andava avanti da anni.

Aveva conosciuto la vittima, Miriam Giudici, quattro mesi prima. Raccontò che era stata la stessa Giudici a telefonarle

Capita, a volte, che ascoltando le storie degli altri, ci riscopriamo a pensare che potrebbero riguardare noi: è quello che prova Giulia, alla fine della confessione liberatoria di Teresa.

Perché anche lei sta vivendo una situazione simile: da anni porta avanti una relazione con un uomo sposato, che nonostante le promesse, non si è mai deciso a fare una scelta.

ero convinta che anche lui mi amasse. Ma non quanto la moglie, evidentemente, dato che da quattro anni la nostra storia andava avanti oliata da promesse e vedrai che.

Cosa può nascere da una relazione come questa, si chiede allora Giulia: avrei fatto anche io come la vittima, confessato tutto alla moglie pur di prendermi l'uomo che amo?

No, pensa il vicecommissario, non puoi pensare che gli uomini cambino da soli o che prendano una decisione: la decisione la deve prendere lei, troncare quella relazione che alla lunga non sarebbe approdata a niente.

Ma il suo uomo è anche il suo capo, il capo della Mobile di Cagliari: così troncare una relazione vuol dire anche chiedere un trasferimento, per mettersi tutto alle spalle.

Perché il suo lavoro, che ha a che fare con la parte buia dell'essere umano, è già di per sé difficile. Giulia sa cosa sia il male, l'ha visto in azione

Nel tempo avevo maturato una mia teoria. Il cuore ha due lati. Uno giusto, quello con cui si ama. E uno sbagliato, quello con cui si odia.

Ma il destino ha volte è beffardo e ti si presenta alla porta sotto strane forme: per esempio una bambina di otto anni, che ti chiede aiuto. E' la figlia di una donna scomparsa da più di un anno, Virginia Piras: del caso se ne era occupato l'ispettore Flavio Caruso, che era stato il mentore, il maestro di Giulia ad inizio carriera, senza approdare a nulla. Perché passati i primi giorni è difficile avere molte speranze nei casi di scomparsi.

E anche perché, a seguito di una rapina finita male, l'ispettore Caruso aveva preso a bere, per dimenticare, per cancellare quel dolore e quel rimorso che si portava dentro. Ma ora quella bambina, Elisa, che dal viso sembra anche più adulta della sua età, punta il dito contro di lei

«Voglio sapere dov’è mia madre» replicò, eludendo la domanda. «Lo so. Mi dispiace per tua madre, ma…» «Vi siete dimenticati di lei!» mi accusò.

E' una promessa quella che Giorgia fa alla bambina: prima di lasciare Cagliari, come ha già deciso, troverà quella donna. Nonostante tutto.

Nonostante abbia poco più di una settimana, nonostante le vecchie indagini non avessero portato a nulla, nonostante la vita della donna fosse stata analizzata in tutte le sue parti.

Virginia Piras lavora in una casa editrice, un marito e una figlia, una madre che è stata molto dura con lei, tanto più cercava di compiacerla, tanto più la madre non ricambiava quell'affetto

Iniziai a nutrire una forte compassione verso Virginia. Sapevo cosa significasse crescere con una madre narcisista e anaffettiva. Le ferite che ci vengono inflitte da bambini non si cicatrizzano mai

Una donna timida, quasi chiusa, amata dal marito e dai colleghi, una vita tranquilla senza scossoni: cosa poteva essere successo a Virginia, quale evento esterno poteva essere subentrato da portare alla sua scomparsa?

L'indagine sulla scomparsa di questa donna diventa un viaggio dentro la sua mente: quellodi una persona fragile, con una forte insicurezza da un lato e un grande desiderio di sentirsi desiderata, apprezzata, amata dall'altro.

Una miscela fatale, perché anche l'amore, quello che arriva all'improvviso, può far male. Specie se non si è in grado di portarlo avanti, questo sentimento.

Attenzione, questo giallo tutto al femminile, non è un romanzo d'amore: quello che ci dice Pulixi è che dobbiamo stare attenti alle conseguenze dei nostri sentimenti, delle nostre debolezze, dei nostri gesti sugli altri. Perché l'amore spesso, oltre al dolore, può portarsi dietro anche l'odio e la vendetta.

E' un romanzo sorprendente, questo, non ci si staccherebbe mai dal libro, pur di leggere un'altra pagina e poi ancora un'altra. Si parla di amore, di odio, di come lavorano dentro di noi i sensi di colpa e di come sia difficile toglierseli di dosso.

Un romanzo che sorprende, fino all'ultima pagina.

La scheda del libro sul sito di Mondadori

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