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06 giugno 2016

Report – come è andata a finire (stagione 2016)

La vicenda delle banche popolari, i premi dei dirigenti pubblici e la vicenda dell'IDI. E l'inchiesta sul fondo Blackrock, partita con un pacco pieno di carte ricevuto in redazione. E conclusa con l'invito a Bankitalia a fare chiarezza..

Saltimbanche di Giovanna Boursier
Giovanna Boursier ha intervistato il commissario europeo per la concorrenza (Vestager) chiedendole conto sul fondo Atlante: avrebbe dovuto comprarsi le sofferenze delle popolari, ma invece pare che le abbiamo salvate dal fallimento.
Tutto corretto per l'Europa, nessun aiuto di Stato?
L'aiuto serve alla popolare di Vicenza e anche alla Veneto Banca: nel cda siede una ex consulente del governo per la riforma delle popolari, De Franceschi.
Vice presidente è Schiavon che ammette non avere i dati aziendali per un business plan, con una storia di regalini dalla banca da parte dell'ex presidente.

Ci sarà una azione di responsabilità contro gli ex vertici? L'attuale presidente Ambrosini quando era in Alitalia non ha fatto azioni contro gli ex manager della compagnia di bandiera.
Basteranno i soldi del fondo Atlante? Vedremo, le banche non sono disposte a mettere altri soldi.
E i rimborsi per i risparmiatori? Arriveranno fino all'80% per le persone con reddito fino a 35mila euro.
Ma chi sono i responsabili delle truffe ai danni dei risparmiatori convinti a comprare prodotti a rischio? Vegas in pubblico ha spiegato che era tutto a posto, tutti i rischi erano indicati nel prospetto, anzi “un eccesso di informazione equivale a nessuna informazione”. Serviva un riassunto del rischio che Consob stessa ha fatto togliere.
Si chiamano “scenari di rischio”, che Consob considera ingannevoli, anche se in Europa sono accettati.

L'ex commissario Bragantini intervistato dalla Boursier raccontava che con quei prospetti sarebbe stato più difficile piazzare quelle subordinate a risparmiatori non consapevoli del rischio.
Sono 31 miliardi alle famiglie: sono migliaia di risparmiatori che avevano poco e hanno perso tutto.
E la vigilanza cosa ha fatto? Ha mancato il proprio ruolo, ha violato la regole Consob di informare il rischio delle azioni acquistate.
Vegas si trincera dietro un divieto dell'Europa che però, Report non trova nelle carte della stessa authority.
La realtà è che è stato Vegas ascoltando il volere delle banche, ad aver tolto il prospetto, e che ora dovrebbe dimettersi.

La congregazione, di Emanuele Bellano (qui il pdf del servizio): L'IDI – Istituto dermatologico dell'Immacolata.
Dopo una gestione dissennata dell'IDI, da parte di padre Decaminada, leader della congregazione, l'istituto è quasi fallito. Era convenzionato col pubblico e alla fine non pagava i dipendenti.
Il buco di 800 ml e dopo le inchieste della procura si arriverà al rinvio a giudizio per i manager e i leader della congregazione.

Il manager Profiti, presidente del Bambin Gesù è stato incaricato del salvataggio: i soldi sono però arrivati dal pubblico in una legge di stabilità che stanziava soldi al Bambin Gesù.
Oltre ai rimborsi pubblici, anche questi 50 ml a cui si aggiungono altri 30 ml senza vincolo di destinazione. Soldi per un ospedale pediatrico che sono usati per salvare dal crac un istituto.
Dai bilanci emerge che parte dei soldi sono stati messi da parte, per un tesoretto da 200 ml: dal punto di vista politico è tutto a posto?
Il giornalista Bellano ha sentito il sottosegretario Marazziti: Bambin Gesù è una struttura di eccellenza – ha risposto.
Peccato però che di strutture di eccellenza ne esistano tante, ma non tutte prendono i soldi dati al Bambin Gesù.
Il Gaslini a Genova ad esempio prende solo 2 ml di euro, dallo Stato, altri soldi arrivano dalle famiglie dei bambini.
IDI dallo Stato ha preso in dieci anni più di 430 ml di euro: i manager che lo hanno amministrato male che fine hanno fatto?
Profiti è quello che ha ristrutturato casa di Bertone con quei soldi.
Decaminada prelevava gli incassi dell'istituto in contanti, stesso l'ex DG Incarnato.
C'è chi ha cambiato settore: a Malta stanno investendo degli italiani, per creare un ospedale per fare del turismo sanitario. Chi sono gli investitori?
Report ha fatto il nome della senatrice Bianconi.
Nemmeno l'ambasciatore sa chi siano queste persone, sebbene il progetto sia importante: il budget previsto è di 200 ml di euro.
Spunta anche il nome dell'avvocato Rosi, che aveva curato gli interessi dell'IDI e che ora segue il bando dell'ospedale.
Degli investimenti dell'IDI in Congo, per fare un'operazione di estrazione di petrolio, attraverso una società di nome IBOS.

Non è che i 100 ml del progetto arrivano dai soldi messi da parte dell'IDI?

Bernardo Iovene – la sforbiciata (qui il pdf del servizio): Il premio di risultato dei dirigenti pubblici.
Cosa devono fare i manager pubblici per prendere il premio?
In Italia li hanno preso tutti i dirigenti, lo decidono loro stessi. Anche a Roma, dopo appena un mese dall'insediamento.
Ma quali sono gli obiettivi? Fare riunioni, numero di atti siglati, far fare delle visite …
Premi per 50mila, 80mila euro: tutti i cinquantamila dirigenti di comuni, regioni e ministeri.
Bernardo Iovene è andato a controllare cosa è cambiato dopo la riforma della ppaa: Chiamparino che doveva mettere una toppa non ha cambiato nulla.
Premi per uno che apre powerpoint e fa due slide.

IL M5S voleva tagliare il fondo dei premi, ma è stato bocciato e criticato anche dai sindacati, come la CGIL.
In Emilia il fondo è stato spostato eccome: parte del fondo è stato dati agli impiegati.
A Rovigo il premio dei dipendenti è stato tagliato in favore dei dirigenti. E i dipendenti lavorano per gli obiettivi dei dirigenti .. E questi sono stati interrogati dai dirigenti, che volevano scoprire chi fosse la talpa che ha informato Report.
In Toscana, Rossi dice di aver tagliato gli incentivi: ma il DG ha oggi uno stipendio più alto, che ingloba di fatto il premio.
Gli altri 14 direttori generali non prendono incentivi: ma alcuni di loro hanno comunque avuto un aumento.
I dirigenti dei dipendenti hanno comunque preso dei premi.

E nei ministeri?
Una talpa aveva mostrato gli obiettivi a Iovene: erano tutte attività normali.
Ad oggi i premi arrivano per tutti: ai beni culturali chi valuta i dirigenti è un dirigente del ministero stesso. Franceschini non ha risposto alla richiesta di intervista.
Dopo il blocco dei contratti, si è trovato il modo di aumentare gli stipendi col meccanismo dei premi, dati a tutti.
I dirigenti di Palazzo Chigi hanno obiettivi non comunicati ad inizio anno e non sono pubblicati sul sito del ministero (per i dirigenti di seconda fascia): Palazzo Chigi, racconta il grillino Nuti, è l'amministrazione meno trasparente.

La pietra nera, di Luca Chianca (il pdf del servizio): l'inchiesta sul fondo Blackrock

05 giugno 2016

L'inchiesta sul più grande fondo di investimento e la fine delle inchieste

Serata conclusiva della stagione di Report dove si affronteranno sia temi nuovi, come il fondo di investimento BlackRock, sia argomenti già affrontati in passato. Come le inchieste sulle banche popolari venete, cosa ha fatto Bankitalia e i premi ai dirigenti pubblici.
Promo: Come stanno andando le cose dentro Popolare di Vicenza e Banca Etruria; il controllore: cosa ha fatto e cosa no. Blackrock è il più grande fondo di investimento e gestione del risparmio al mondo, tra i suoi clienti: il Vaticano. I premi risultato di solito vanno ai migliori, tutti i cinquantamila dirigenti pubblici li incassano, avevano promesso: mai più. Come sta andando a finire, domenica 21.40 Rai3.

Le banche popolari venete: ad aprile Giovanna Boursier aveva raccontato la vicenda delle banche venete, un crac peggiore di quello di banca Etruria.
Una storia di cattivi controlli, sia da parte di Bankitalia che Consob, di scarsa trasparenza nei confronti nei risparmiatori e col sospetto che in questa storia ci siano stati azionisti di serie A e di serie B.
A fine aprile la Banca Popolare di Vicenza doveva quotarsi in Borsa, dopo un aumento di capitale da 1,5 miliardi. Invece non ci è riuscita: con un'azione valutata 10 centesimi quasi nessuno ha sottoscritto. E anche Unicredit che aveva garantito l'aumento di capitale, all'ultimo momento si è sfilata. Per questo, alla fine, è arrivato il Fondo Atlante: finanziato per un totale di 4,2 miliardi da tutte le banche, Cassa depositi e prestiti e una società di Poste. Lo stesso copione sta per ripetersi per l'altra popolare veneta, Veneto Banca. Qui l'aumento di capitale è da un miliardo, e la quotazione in Borsa sembra in bilico. A garantire in questo caso c'è Banca Intesa che però, avendo già messo circa un miliardo in Atlante, un altro non lo tira più fuori. Anche Veneto Banca, quindi, alla fine se la prenderà in carico Atlante. Il Fondo, però, è nato non solo per salvare le banche in difficoltà, ma anche per comprare i crediti deteriorati che sono il vero problema delle banche italiane. E' quello che pensa l'Europa, che ha dato il via libera all'operazione. Abbiamo intervistato Margrethe Vestager, commissaria alla Concorrenza, che dice: “Atlante serve per comprare i crediti deteriorati”. Quindi, il Fondo, avrà a sua volta bisogno di altro capitale, visto che 2,5 miliardi su 4 li sta mettendo nelle popolari veneti. Intanto proseguono le indagini su Banca Etruria, dove emerge una “cabina di regia manageriale” per piazzare obbligazioni subordinate anche a chi rischiava troppo. Cioè migliaia di risparmiatori che sono stati truffati, perché mal informati. Il presidente della Consob Giuseppe Vegas, nel suo discorso al mercato finanziario, ha detto che i prospetti informativi che accompagnavano le emissioni delle quattro banche“ hanno dato massima evidenza a tutti i fattori di rischio”. E poi ha anche detto che vanno rivisti.

L'anteprima su Reportime:
Dietro Atlante ci sono Poste e Cassa depositi e prestiti: intervengono come privati o come un aiuto di stato, per salvare le banche popolari dal fallimento?
E l'Europa cosa dice? Atlante doveva servire a comprarsi i crediti deteriorati delle nostre banche, che sono il vero problema (che è stato lasciato da banche e controllori sotto il tappeto).
E chi pagherà per le subordinate vendute ai risparmiatori senza dare alcuna informazione sui rischi?
Nel frattempo la Popolare di Vicenza non si è quotata in borsa, Vegas (Consob) si è autoassolto per quanto è successo e lo stesso ha fatto Visco (Bankitalia).
Del crac delle popolari non se ne parla più, e i rimborsi ai risparmiatori truffati non saranno automatici.


I premi ai dirigenti pubblici.
L'anno passato Bernardo Iovene si era occupato dei premi che i nostri dirigenti pubblici si prendevano, ogni anno: tutti meritevoli?

La scheda del servizio: La sforbiciata di Bernardo Iovene
A un anno di distanza torniamo a occuparci del premio di risultato dei quasi cinquantamila dirigenti della pubblica amministrazione. Sergio Chiamparino presidente della Regione Piemonte l’anno scorso aveva dichiarato che gli obiettivi dei dirigenti della Regione erano di ordinaria amministrazione, ma è proprio il presidente della Regione a fissarli, nel 2015 avrà preso provvedimenti? Il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, invece, ha annunciato di aver cancellato dalla retribuzione dei direttori regionali il premio di risultato, l’ha fatto? Infine nella riforma Madia fino a oggi sono stati stabiliti solo principi generici, il sottosegretario del ministero della Semplificazione e della pubblica amministrazione, Angelo Rughetti, assicura che nei decreti attuativi cambierà tutto.

L'anteprima su Reportime
Ci sono direttori che prendevano 140 mila euro, più 22 mila euro di premio. Il presidente della regione Toscana ha tagliato i premi ai dirigenti di nomina del consiglio regionale. Ma i dirigenti in regione il premio lo hanno preso ancora.
Al ministero dei beni culturali i premi si prendono in base alle riunioni fatte, un po' facile. Il ministro Franceschini ha declinato l'intervista.
Alla presidenza del Consiglio non vengono pubblicati i dati dei premi: la presidenza del consiglio è l'amministrazione meno trasparente.



L'Istituto dermatologico dell'immacolata - IDI
L'inchiesta sull'IDI è del 2012 : un gruppo privato che si occupa di sanità, arrivato sull'orlo del fallimento ma viene salvato da un altro istituto privato, il Bambin Gesù.
Emanuele Bellano spiegherà con quali soldi e cercherà di capire se chi ha sbagliato, ha poi pagato il conto.
La scheda del servizio: La congregazione di Emanuele Bellano
L'Idi, l'Istituto dermopatico dell'Immacolata, un'eccellenza nella cura delle malattie della pelle, ha rischiato il fallimento a causa di una gestione dissennata da parte dei suoi amministratori, i frati della Congregazione dei Figli dell'Immacolata Concezione. Milioni di euro prelevati dalle casse dell'ospedale senza giustificazioni, investimenti in Congo nell'estrazione di petrolio, progettazione di un centro benessere, false fatturazioni: alla fine i debiti dell'ospedale sono arrivati a 800 milioni di euro. Nel 2015 l'Idi è stato salvato grazie all'intervento di un altro ospedale vaticano: il Bambin Gesù. In che modo e con quali soldi? E i manager che hanno portato l'Idi al dissesto che fine hanno fatto? C'è chi continua a occuparsi di sanità e ha avviato un progetto per realizzare un ospedale da 100 milioni a Malta.

Il fondo di investimento più grande del mondo
La scheda del servizio: La pietra nera di Luca Chianca

Blackrock è la più grande società di gestione del risparmio e degli investimenti al mondo. Tra i suoi maggiori azionisti troviamo Merrill Lynch e Barclays. Il gruppo dichiara di gestire quasi cinquemila miliardi di dollari, oltre due volte il debito pubblico italiano. In Italia investe nella maggiori società quotate in borsa raccogliendo oltre 67 milardi di euro tra fondi, gestioni patrimoniali e prodotti assicurativi e finanziari. Abbiamo cercato di capire come opera la filiale italiana e tra i suoi clienti abbiamo scoperto una banca di San Marino e l'Apsa, l'ufficio che amministra il patrimonio del Vaticano, al centro di notizie di stampa emerse qualche anno fa durante un'indagine della Procura di Roma che ha portato agli arresti l'allora contabile dell'istituto vaticano Monsignor Nunzio Scarano con l'accusa di riciclaggio.

08 aprile 2013

Report – lo stato fallimentare


“Mentre a Roma si occupano dei fatti loro, noi ci occupiamo dei fatti dei 35000 creditori che aspettano soldi dai commissari Alitalia. In Italia i fallimenti sono gestiti da commissari di nomina politica: sono i casi Alitalia, Itavia, Tirrenia, Cit”. La presentazione della puntata nel collegamento della Gabanelli a Che tempo che fa.
Una specie di suggerimento per il governo che verrà.
Sempre che ci sia un governo interessato a questi suggerimenti. Perché – è sempre la Gabanelli ad inizio trasmissione -vorremmo un governo che mettesse mano a questi fatti. I salvataggi delle grandi aziende italiane, non solo pubbliche, dove non si riesce a mantenere i posti di lavoro, non si salva l'azienda, si perdono gli assett e ad ingrassare alla fine sono solo i commissari (dove i nomi che tornano sono sempre gli stessi), gli advisor e gli avvocati.

I casi Itavia e Alitalia.
Dopo l'abbattimento da parte di un missile del Dc9 Itavia, sui cieli del Tirreno la notte del 27 aprile 1980, la società privata Itavia, di proprietà di Aldo Davanzali, fu accusata di far volare “bare volanti”. L'aereo era caduto per un cedimento stutturale, anche se il generale del Rai, Rana, aveva avvisato Davanzali che la causa dell'incidente era un missile.
Davanzali fu accusato di divulgare notizie false e tese a destabilizzare l'ordine.
L'azienda fu commissariata nel 1981, in attesa di una sentenza (che ha impiegato quasi 30 anni) sulle cause della strage.
Ci sono voluti anni di inchieste, di silenzi colpevoli da parte dello stato, dei generali, della politica, per arrivare al dunque. Ma nel frattempo, 4 commissari uno dopo l'altro, l'Itavia è finita.
MILENA GABANELLI IN STUDIOSi sapeva dall’inizio che era stato un missile, ma per arrivare a sentenza ci sono voluti 31 anni e da 31 anni l’azienda è in amministrazione straordinaria. Che cos’è l’amministrazione straordinaria? è uno strumento che impedisce alle aziende con piùdi 500 dipendenti di fallire, ed è gestita dalla politica che nomina un commissario, in questo caso se ne sono alternati 7, ma non sono riusciti a salvarla. Quelli che ci sono adesso dovranno decidere a chi vendere quel che resta, per pagare i creditori se sonoancora in vita. Bene, qui lo Stato ci ha messo del suo per far fallire Itavia. Invece nel 2008 la politica ha deciso di salvare un’altra compagnia: Alitalia, e per impedire che la compagnia di bandiera finisse in mani straniere, una cordata segue il pifferaio magico.Sono passati 4 anni e mezzo la storia è questa.

Alitalia, l'azienda di stato, la politica ha invece deciso di salvarla, nonostante i debiti. In nome della italianità, l'ex presidente del Consiglio (col colpevole aiuto dei sindacati nostrani) ha impostato la sua campagna elettorale sulla cordata di imprenditori italiani che avrebbe privatizzato la nostra compagnia di bandiera. Come è andata a finire dopo quella estate inizio autunno del 2008? La good company stenta a decollare, ha un rosso da 850 milioni, il cda ha licenziato l'AD Ragnetti. Questo nonostante Alitalia abbia ceduto delle tratte alla Carpatair, i cui piloti e hostess volano su aerei verniciati come fossero italiani.
Lo si è scoperto (per modo di dire) dopo l'incidente del febbraio scorso a Fiumicino per cui la magistratura ha aperto una inchiesta per frode fiscale.
Ma per questa privatizzazione ci sono state migliaia di dipendenti messi in cassa integrazione, piloti lasciati a casa (mentre vengono fatti volare piloti della Carpatair).
A cosa sono serviti allora questi sacrifici dei lavoratori (e dei contribuenti che si accollano i debiti della bad company)?
I soci devono chiedere un altro prestito, Ragnetti si è dimesso (con una buonuscita da 1 milione di euro: le alternative sono un prestito da 200 ml, il concordato preventivo o il fallimento subito.

Se Alitalia fallisce subito, gli 850 ml messi in cassa dagli imprenditori italiani saranno persi. Soldi del nostro tessuto produttivo che potevano creare sviluppo (e Riva poteva fare le sue bonifiche a Taranto).

L'azione di Fantozzi.
Fantozzi è l'avvocato nominato da Berlusconi come commissario liquidatore: ha indagato sulle fatture pagate a fine agosto a studi legali, Eni e qualche altro creditore che si presume sia stato avvantaggiato rispetto ad altri.
Suo compito è indagare su come è stato gestito il prestito ponte da 300 milioni e cercare di recuperare il più possibile dai debiti di Alitalia e dalla vendita dei beni (come ultima istanza) per pagare i creditori.

La giornalista Boursier ha fatto un piccolo intermezzo francese: in Francia i fallimenti sono gestiti da giudici del Tribunale del commercio. Spesso sono manager che aiutano altri manager di aziende in crisi. Qui, guarda caso, è poco frequente che un'azienda pubblica fallisca.

In Italia invece succede: e quando poi si arriva al commissariamento sale anche il sospetto che chi arriva abbia interesse a non inimicarsi la politica, che magari ha portato l'azienda alla crisi (come successo per Alitalia).

Il commissario è riuscito ad incassare 1,145 miliardi come debiti (di cui 400 ml soltanto per i creditori), e ha chiesto 3 miliardi di danni a 42 ex dirigenti, chiedendo per loro una “azione di responsabilità”.
Lascia intendere, Fantozzi, che sia stata questa relazione, sull'azione di responsabilità, che l'ha portato al siluramento: il governo di Berlusconi e Letta gli affianca tre nuovi commissari, e alla fine Fantozzi lascia il mandato (con un compenso da 6 milioni di euro).

Tra gli ex dirigenti a cui chiedere soldi c'erano Mingozzi, Cimoli, Bonomi, Ciucci, Prato .. Tutti usciti prendendo anche delle belle buonuscite che Fantozzi ha contestato.

I tre nuovi commissari hanno, l'anno successivo (estate 2012) presentato una loro relazione dove l'azione di responsabilità si abbassa a 3 ex dirigenti e il danno stimato passa da 3 miliardi a 82 milioni. Che qualcuno abbia portato a migliori consigli i commissari? Non lo sappiamo.

Molti dei creditori si sono rassegnati al fatto che non vedranno mai i soldi che gli devono. Eppure potrebbero essere pagati coi soldi che Cai ha riscosso per la vendita di due slot a Heathrow. I commissari, contattati telefonicamente dalla giornalista non sapevano dell'accordo di Colaninno: si tratta di 500 ml di euro con qui qualche credito si poteva sistemare.

La giornalista ha poi affrontato la questione delle revocatorie chieste da Fantozzi a Veneto Banca, Sea: Alitalia non si è presentata a giudizio o si è accontentata di incassare di meno.

Insomma, alla fine si sono spesi milioni di euro per commissari, advisor e consulenti, mentre per i creditori rimane ben poco?
Perché allora non si fa una azione di responsabilità contro Fantozzi, si chiedeva la giornalista.
Infine i dubbi della Corte dei conti: due giudici contabili contattati da Report hanno espresso i loro dubbi sul come sono stati gestiti 3 miliardi di euro da 17 ex dirigenti.
Ci sarà una inchiesta della Procura dei conti, ma quanto si recupererà è difficile dirlo.
MILENA GABANELLI IN STUDIOPerò deve esserci un limite anche alla presa in giro. Se tutto quello che ha fatto Fantozzi, con il benestare del ministero, è sbagliato, il ministero ne risponde e Fantozzi deve restituire i suoi 6 milioni di compenso, idem la sua sfilza di consulenti.Se così non è, perché si ricomincia da capo con altri 3 nuovi commissari? Che, tra parentesi, hanno introdotto questa nuova forma di comunicazione delle interviste via telefono, nominati dallo stesso governo, e a loro volta loro incaricano i loro consulenti, i loro avvocati che ovviamente devono essere pagati per primi. In che modo? togliendo a quelli che devono avere da 4 anni i 35.000 creditori. Inoltre, la nuova azione di responsabilità che riduce da 45, da 43, a 5, gli artefici del dissesto, che fine ha fatto? E’ ferma sul tavolo del ministero da luglio dello scorso anno. E se Passera o chi per lui non decide di sbloccarla fra 4 mesi si prescrive e chi è stato artefice,appunto, del dissesto, può dormire sonni tranquilli.. Noi possiamo sperare invece di recuperare qualcosa dal processo penale, dove i nuovi commissari si sono costituiti parte civile.

Anche l'azione di responsabilità che ora è sul tavolo di Passera (da mesi!!!), è a rischio prescrizione. Ma deve per forza finire così, in beffa, questa storia?

Cit: compagnia italiana turismo. Questa società gestisce pista da sci, villaggi e alberghi. Per un paese che dovrebbe vivere sul turismo, si tratta di un assett strategico (come l'energia).

Il grossi di Cit è stato acquistato dall'imprenditore Gandolfi (nel 1998), che nel 2006 finisce in amministrazione straordinaria. Non si poteva fare, ma c'erano di mezzo gli amici di B. . Il commissario nominato era il consigliere di Scajola.

La giornalista ricordava i 60 ml di euro che Gandolfi ha preso per fare villaggi e che non si sa dove sono finiti.
Il commissario Abrignani è stato al lavoro per 6 mesi e non è riuscito a portare a termine il suo progetto di rilancio.
GIOVANNA BOURSIER FUORI CAMPOIl buco è di oltre un miliardo e oggi Gandolfi e otto amministratori sono a processo: avrebbero svuotato il gruppo, pagando fatture false, per portare i ricavi in Svizzera,falsificando i bilanci per nascondere un dissesto già chiaro nel 2005 quando il caso Cit approda a Palazzo Chigi che nomina un Comitato di Garanzia; a rappresentare il Governo, l’avvocato di Letta, Stefano Coen, per la Cit il consigliere Arcangelo Taddeo,che a spese della Cit aveva fatto un ricco Capodanno a Saint Moritz.
Il nuovo commissario Nuzzo, nominato da Bersani, ha firmato un accordo con l'imprenditore Soglia per la cessione di alcuni hotel, con la garanzia del mantenimento del posto di lavoro per 2 anni.
Soglia non aveva i soldi: confesso di averci capito poco di tutto l'intreccio che Giovanna Boursier ha cercato di spiegare. Soglia, che aveva già i conti in rosso nel 2007) ha venduto gli hotel ad una fiduciaria che ha dietro due immobiliaristi trentini (gli unici che hanno messo i soldi).
MILENA GABANELLI IN STUDIOPiù la storia è complicata e meno spiegazioni normalmente si chiedono. Allora, la politica che cosa fa? dice al commissario trova qualcuno che mi risolva il problema dei dipendenti a cui vendi l’isola, gli alberghi i villaggi. Si presenta Areal Bank che dice “l’isola me la prendo io, su cui ho l’ipoteca e me la scalo, e trovo, e finanzio il gruppo Soglia che si prende invece gli alberghi e i villaggi”. E il commissario dice “affarefatto”. Solo che il gruppo Soglia deve restituire quel finanziamento alla banca entro 6 mesi in blocco, e i soldi non ce li ha, e allora, con una mano compra e con l’altra vende a due immobiliaristi trentini i villaggi e gli alberghi, dai cui li riaffitta per gestirli.Ma non ha i soldi neanche per pagare l’affitto. Ed è finita che villaggi e alberghi sono nelle mani dei due immobiliaristi trentini che li tengono dentro a una fiduciaria e li fanno gestire agli stagionali, mentre i dipendenti sono in carico al gruppo Soglia che in 2 e 2 4 fallisce. Tutto questo sotto al naso del commissario che naturalmente non fa tutto da solo, ma si avvale di consulenti e advisor, eccetera.

Morale della favola: i villaggi sono ora gestiti dagli stagionali, che costano meno dei dipendenti assunti dalla Cit. Questi dipendenti sono stati messi in cassa integrazione.
Nuzzo, il commissario, scarica le colpe sui propri consulenti: all'epoca dei fatti non poteva sapere che l'imprenditore scelto aveva dei problemi. Tutti fanno causa a tutti ..
GIOVANNA BOURSIER FUORI CAMPOComunque, è finita che Nuzzo fa causa a Soglia, che non ha mantenuto gli impegni.Soglia fa causa agli immobiliaristi trentini, che non gli han riaffittato gli immobili e a Nuzzo che gli avrebbe rifilato troppi dipendenti; i dipendenti chiedono i danni al Commissario del Gruppo Soglia; i trentini chiedono a Soglia l’affitto arretrato e Taddeochiede al Ministero la revoca di Nuzzo per aver svenduto Cit. Proprio lui che aveva sperperato con la carta aziendale...

Concludeva Milena Gabanelli:
i tempi son lunghi anche perché si passa da un contenzioso all’altro, ma anche da un paradosso all’altro. Il signor Taddeo, che da consigliere Cit avrebbe sperperato, c’è però il processo penale e si vedrà, ma ha lavorato anche per il GruppoSoglia che non lo ha pagato e adesso batte cassa. Il commissario ha incassato 130 milioni e di debiti ne ha per 800, la lista dei creditori è lunga e alla fine, chi doveva avere 100 forse riuscirà ad avere 1. Ci vorrebbe il napalm per far fuori i meccanismiche hanno prodotto una classe manageriale che sta dappertutto, non sa gestire, e viene usata per salvare le imprese.
Tirrenia.
Per 26 anni è stata gestita, male, da un gentiluomo di Wojtila, che ha lasciato un debito da 600 milioni.
Commissario è ora D'Andrea, ex amministratore di una società fallita, nel comitato di sorveglianza siede Brancadoro, uno dei commissari di Alitalia (il mondo è piccolo).

Grazie anche ai 500 milioni di contributi statali, si è trovata una cordata (all'inizio l'offerta era da parte di un solo imprenditore ..) per la privatizzazione di Tirrenia.
Dentro questa cordata, Cin, c'è anche il Fondo Clessidra.
In Europa però non hanno gradito quei 500 ml di contributi (un aiuto di stato): senza quei soldi la nuova azienda potrebbe ridurre le tratte e i primi a pagarne le conseguenze potrebbero essere i fornitori.

Quale è il futuro di Tirrenia?
MILENA GABANELLI IN STUDIOAllora, abbiamo capito che se il progetto è quello della veduta lunga, quello di fare impresa e dare occupazione dove i debiti li ripaghi nel tempo, come vuol fare l’armatore, l’azienda vale più da viva, se invece è quello di creare valore, realizzarenel breve come normalmente fa un fondo, vale più da morta. Il commissario l’ha venduta a un fondo e a un armatore. Mettici l’incognita dei contributi statali ed è come tenere insieme la marmellata con l’elastico. Uno Stato serio cosa dovrebbe fare? “Lacompagnia di navigazione è strategica, devo garantire il collegamento con le isole, in più l’Italia è circondata dal mare, c’è tutto il turismo, investo dei soldi in un progettoche mi garantisce un futuro. Obama ha finanziato la Chrysler, ci ha creduto e ha rischiato in proprio, ha chiesto garanzie all’imprenditore, e alla fine Marchionne gli ha restituito i soldi. Ma uno Stato non serio che cosa fa invece? Ristruttura facendolo pagare direttamente ai creditori con un costo sociale alla fine altissimo. Oggi le aziende in mano ai commissari, ce ne saranno anche di bravi, sono 110... C’è da dire che da qualche mese c’è la possibilità per l’imprenditore privato di sfuggire all’amministrazione straordinaria, è una norma che si rivolge soprattutto agli imprenditori onesti e capaci, che possono rivolgersi direttamente al tribunale e dire “sono in momento di difficoltà, dammi un po’ di tempo per pagare i debiti, questo è il mio piano di ristrutturazione, ci penso io”, senza finire nelle mani di un commissario.

Il link alla puntata e il pdf

Il caso IDI
Dell'IDI se ne era occupata una inchiesta di Report del 22 aprile 2012. Le persone citate dall'inchiesta sono ora state arrestate. Come padre De Caminada, accusato di aver sottratto 14 ml dalle casse dell'ente.
Come per il caso Mps, Report aveva anticipato sia l'azione della magistratura che quella della politica, nazionale o regionale.
E poi uno si chiede come mai c'è tanta sfiducia nei partiti.

Qui il pdf dell'inchiesta.

07 aprile 2013

La mano (fallimentare) della politica


Un'inchiesta giornalistica è la paziente fatica di portare alla luce i fatti, di mostrarli nella loro forza incoercibile e nella loro durezza. Il buon giornalismo sa che i fatti non sono mai al sicuro nelle mani del potere e se ne fa custode nell'interesse dell'opinione pubblica.
Giuseppe D'Avanzo
Torna Report, e torna in un momento delicato della storia delle nostre istituzioni.
Non abbiamo un governo, anzi, quello che c'è è dimissionario e non vede l'ora di andarsene.
Il nuovo parlamento, nuovo come elezioni e come rinnovamento degli eletti, è fermo nell'attesa di un governo che non si riesce a vedere all'orizzonte.
Il presidente della Repubblica è a fine mandato e, per prendere tempo (visto l'insuccesso del mandato esplorativo a Bersani), ha nominato due comitati di saggi, per delle proposte in ambito economico e istituzionale.

Siamo in crisi, lo sappiamo tutti. Calo dei consumi, disoccupazione, desertificazione industriale, fuga dei cervelli, tasse in crescita e stipendi al palo. Una burocrazia rimasta agli anni '80 in un mondo dove la gente prende le notizie su Facebook.
Un sistema di gerontocrati che, quando parlano, non si riescono a capire. Anzi, parlano solo a loro stessi e ai loro pari, in difesa dei loro interessi e delle loro poltrone .
Più o meno tutti, se siamo onesti intellettualmente, sappiamo cosa si dovrebbe fare.
Rendere trasparenti i bilanci di tutte le amministrazioni; togliere dalla politica le nomine dentro le partecipate e le controllate pubbliche, la sanità. Rendere trasparenti gli atti degli appalti ed eliminare (per una questione di opportunità) i casi di conflitto di interesse.
Tagliare i costi della politica, che non vuol dire solo gli stipendi: sono le auto blu, i vitalizi e i benefit, le pensioni d'oro e gli stipendi d'oro, i rimborsi elettorali e i fondi ai gruppi di partiti nelle regioni. Far diventare i partiti degli enti privati con un bilancio da presentare e far validare ogni anni.

Report è una delle trasmissioni che, meglio di altre, ha saputo fare luce sui problemi del nostro paese: le banche (MPS, BPM..), i giornali, i costi della politica, le aziende di stato (il caso Eni, che ha portato ad una richiesta di risarcimento da parte dell'azienda per danno di immagine), le authority, la sanità privata (e il ruolo di Cl nella sanità lombarda) ...

Sarebbe stato sufficiente che la politica, anziché mettere mano alle cause civili, avesse preso spunto dalle inchieste, per le loro scelte.
Altro che saggi, commissioni speciali, tecnici che chiamano altri tecnici per capire come tagliare i costi della politica.

Speriamo che questa stagione di Report porti buoni consigli a chi di dovere, perché alla fine, siamo noi cittadini che paghiamo per questa mala gestione.
Dice il neo procuratore antimafia, all'incontro di Barletta, riferendosi al governo dei tecnici (appoggiato dalla strana maggioranza) “invece di tagliare i costi della corruzione e dell'evasione – che ci costano 180 miliardi di euro l'anno – taglia i costi dello stato sociale, che viene smantellato con le privatizzazioni all'italiana, cioè un'altra declinazione della legalità possibile in Italia: svendere sottocosto, a cordate di privati industriali, che poi rivendono con plusvalenze miliardarie, o socializzando le perdite e privatizzando i profitti, come nel caso Alitalia”.

È un caso che un procuratore come Scarpinato, che diversamente da altri, mette in luce il rapporto tra criminalità (organizzata, politica, economica) e crisi sia sotto accusa per le sue affermazioni?


Si riparte questa sera da come la politica ha gestito i fallimenti delle aziende in crisi.
Alitalia, Tirrenia, Cit.

Di Alitalia, e della liquidazione del commissario Fantozzi, se ne era già parlato nella puntata del dicembre 2012 :
La vicenda Alitalia.I conti sono ancora in rosso (passati i 3 anni dalla privatizzazione). I creditori ancora aspettano. E per risparmiare sui conti, viene detto ai comandanti di usare meno carburante, quello caricato come "extra fuel", in base al meteo, alla tratta e al traffico.Alcuni piloti, in forma anonima, parlano di pressioni da parte di Alitalia: con meno carburante, si abbassa il tempo di reazione, se succede qualche imprevisto.Come quelli di cui ha parlato l'inchiesta, per 3 voli di Ryanair, costretti ad atterrare a Valencia.
Il commissario Fantozzi aveva recuperato cash 252 ml euro e chiesto un'azione di responsabilità nei confronti di alcuni vecchi manager.Come Mengozzi e Cimoli, su cui la magistratura ha aperto già una indagine.Fantozzi è stato commissariato, nel luglio 2011 dal governo Berlusconi, e alla fine se ne è andato.Ai nuovi commissari, i giudici hanno chiesto cosa stanno facendo: i 3 nuovi commissari hanno contestato la relazione di Fantozzi.
Sinossi della puntata: “LO STATO FALLIMENTARE” di Giovanna Boursier
Come vanno a finire i grandi fallimenti di Stato? Siamo l'unico paese al mondo dove i commissari straordinari sono nominati dal governo di turno, e la prassi di risolvere i guai di una grande azienda mettendo i debiti da una parte, per vendere il meglio con le new company, si è dimostrata nel tempo disastrosa. Perché le procedure di dismissione sono lunghissime, costose, poco trasparenti e alla fine i creditori non rientrano mai dei loro crediti? Dove sta la responsabilità di un meccanismo che non funziona?
Giovanna Boursier è andata a vedere a che punto è la procedura Alitalia, dichiarata insolvente nel 2008. Sono passati cinque anni dalla nomina del primo commissario straordinario, Augusto Fantozzi, che nel 2011 è stato sostituito, con norma ad hoc, da tre nuovi commissari: Ambrosini, Fiori e Brancadoro. Fantozzi aveva appena consegnato al Ministero azione di responsabilità contro 43 ex amministratori dell’ex Alitalia. Vedremo come va la nuova azione di responsabilità e come sta proseguendo l’Amministrazione Straordinaria, coi circa 35 mila creditori che aspettano di veder saldate le loro fatture, sulle quali hanno anche dovuto pagare l'iva. Sono soprattutto fornitori dell'ex Alitalia, o ex dipendenti.
Andassero almeno bene le “new company”, nate dalle ceneri dei fallimenti! Alitalia non decolla, Tirrenia, la compagnia marittima di Stato privatizzata nel luglio scorso, è in stallo, per non parlare di Cit, l’ex azienda del Turismo di Stato: privatizzata a fine anni ’90 e poi fallita, con 300 dipendenti che non hanno fatto altro che transitare, come fossero pacchi postali, da un fallimento a un altro; mentre alberghi e villaggi sono finiti nelle mani di una fiduciaria.
E inoltre: Come va a finire? "LA CONGREGAZIONE" di Emanuele Bellano
Il gruppo sanitario Idi-San Carlo di Nancy, di proprietà della Congregazione dei Figli dell'Immacolata Concezione è sull'orlo del fallimento. Fornitori, medici e infermieri non vengono pagati da mesi. Le attrezzature mediche sono fuori uso e non vengono riparate per mancanza di liquidità. Il gruppo ha accumulato 600 milioni di euro di debiti. Anche il Vaticano è intervenuto: Benedetto XVI con uno dei suoi ultimi atti prima di dimettersi ha commissariato la congregazione nominando tre responsabili a cui ha affidato il compito di salvare l'Idi.La procura di Roma ha appena disposto l'arresto dei manager che hanno gestito gli ospedali negli ultimi anni: padre Franco Decaminada, Domenico Temperini e Antonio Nicolella.Tra le attività che avevano messo in piedi c'era anche un business nella ricerca e sfruttamento di petrolio in Congo. Hanno costituito due società una a Kinshasa, in Congo, e una in Lussemburgo. Proprio mentre la crisi degli ospedali si faceva più acuta varie centinaia di migliaia di euro sono rientrate in Italia dal Lussemburgo finendo a una società campana.

04 gennaio 2013

Le ali estreme

Il segretario confederale della CGIL, ha risposto alle parole del premier sulle ali estreme da tagliare, dall'assemblea dei lavoratori dell'IDI.
L'istituto dermatologico, di proprietà di un ente religioso, su cui sta indagando la magistratura per un buco delle sue casse: casse che sarebbero state svuotate dai vertici dell'azienda.

La CGIL è stata loro accanto, non per manifestare vicinanza o solidarietà, ma per dare sostegno a questi lavoratori che    pur non prendendo uno stipendio da mesi, continuano a garantire la continuità del servizio, presentandosi tutti i giorni al lavoro.
Oggi sono loro a pagare il prezzo per questa cattiva gestione: per il piano di riorganizzazione della sanità nel Lazio del commissario Bondi, quello che gestirà anche le candidature del premier Monti, quel posto potrebbero anche perderlo.

Perché il modo più semplice per far rientrare i conti non è fare trasparenza sui conti, cacciare i cattivi amministratori e chiedergli di pagare il conto. Rendere efficiente una struttura sanitaria.
I conti si fanno sulla pelle di chi lavora: sui suoi diritti, sugli stipendi, sui posti da tagliare.

Dottor Monri, è la CGIL un'ala estrema da tagliare, o è la malagestione della sanità, nel Lazio come in Lombardia? Le esternalizzazioni, la precarietà, le nomine politiche di manager incompetenti, gli sperperi?
Criticando la CGIL e il suo lavoro, lei sta attaccando anche queste persone. Che meritano rispetto. Un rispetto e un aiuto, proprio in questo momento di crisi. Un momento in cui c'è bisogno di più stato e non di meno stato.