La satira quando plaude a chi comanda e deride i deboli non è satira. Satira governativa, per quanto possa sembrare strano all'Unità, è quasi un ossimoro. Satira significa essere graffianti col potere, non bastonare (metaforicamente) la minoranza PD o i dipendenti del Colosseo (quelli degli straordinari non pagati). O anche il Beriatravaglio, quando il giornalista era contrario all'indulto extra large del governo Prodi.
Ps: ho trovato questa vignetta del 2011, ai tempi del salvataggio del deputato Marco Milanese dall'arresto. Qualcuno all'epoca non era così garantista
Passata la festa, voglio proprio vedere se si continuerà a ripetere che la satira non deve avere confini, che viva la libertà, che dobbiamo difendere i nostri valori. Senza tirare in ballo i leader di paesi stranieri presenti ieri alla marcia di Parigi, spesso con qualche problemino di democrazia e libertà. Ma qui da noi, siamo sicuri che siamo tutti Charlie? Stiamo discutendo di una legge sulla diffamazione a mezzo stampa che rischia di mettere a tacere le poche voci contrarie del coro. Abbiamo riformato il Senato togliendo la possibilità di voto. Non ho ancora capito se ci saranno le preferenze nella legge elettorale. Il patto del Narazero che governa le riforme istituzionali e forse anche la prossima elezioni del presidente della repubblica è qualcosa che è tenuto all'oscuro dei cittadini. Non solo, queste riforme saranno fatte assieme al partito di una persona che, ai suoi tempi, cacciò dal servizio pubblico Biangi, Luttazzi e Santoro.
Alcune considerazioni che volevo tenere per me e che invece ho deciso di pubblicare, sull'attentato alla redazione del giornale satirico Charlie Hedbo. Il problema è la libertà di satira, che i fondamentalisti islamici non tollerano. Ma nemmeno quelli che bloccarono l'imitazione di Crozza di Ratzinger. O le polemiche per le imitazioni di padre Pio. Perché non abbiamo paura di pubblicare le vignette, ma solo quelle su di loro.
Il problema è la libertà di parola, di espressione, allora. Certo, se a chiamara l'adunata alle armi sono i partiti di estrema destra, notoriamente poco inclini alla libertà di stampa. Allora forse il problema è insito nell'Islam, che è per sua natura radicale (vi ricordate la Fallaci ..). Dunque l'unico Islam buono è quello degli Emirati Arabi Uniti che ci salvano la compagnia di bandiera. Quello dell'Arabia, dove alla donne è vietato guidare l'auto , ma ci sono tante opportunità di business.
Perché io posso anche sposare la guerra contro gli estremisti. Ma quando poi vedo che i miei compagni di crociata sono gente come questi leghisti (a Padova l'ultimatum alle comunità ..), non ce la faccio. Scusate.
“Ma cosa ti ha spaventato in
questo discorso sul riso? Non elimini il riso eliminando questo
libro.”
“No, certo. Il riso è la
debolezza, la corruzione, l’insipidità della nostra carne. È il
sollazzo per il contadino, la licenza per l’avvinazzato, anche la
chiesa nella sua saggezza ha concesso il momento della festa, del
carnevale, della fiera, questa polluzione diurna che scarica gli
umori e trattiene da altri desideri e da altre ambizioni… Ma così
il riso rimane cosa vile, difesa per i semplici, mistero dissacrato
per la plebe”.
Un abbazia, delle
morti misteriose, un libro proibito.
Il secondo libro
della poetica, la cui stessa lettura provoca la morte del lettore, di
chi legge dell'uso del riso e dell'irrisione nella scrittura.
Perché il riso fa
paura?
“Il riso libera il villano dalla
paura del diavolo, perché nella festa degli stolti anche il diavolo
appare povero e stolto, dunque controllabile. Ma questo libro
potrebbe insegnare che liberarsi della paura del diavolo è sapienza.
Quando ride, mentre il vino gli gorgoglia in gola, il villano si
sente padrone, perché ha capovolto i rapporti di signoria: ma questo
libro potrebbe insegnare ai dotti gli artifici arguti, e da quel
momento illustri, con cui legittimare il capovolgimento. Allora si
trasformerebbe in operazione dell’intelletto quello che nel gesto
del villano è ancora e fortunatamente operazione del ventre. Che il
riso sia proprio dell’uomo è segno del nostro limite di peccatori.
Ma da questo libro quante menti corrotte come la tua trarrebbero
l'estremo sillogismo, per cui il riso è il fine dell'uomo! Il riso
distoglie, per alcuni istanti, il villano dalla paura.
Ma la legge si impone attraverso la
paura, il cui nome vero è timor di Dio. E da questo libro potrebbe
partire la scintilla luciferina che appiccherebbe al mondo intero un
nuovo incendio ..
Da questo libro deriverebbe il
pensiero che l’uomo può volere sulla terra (come suggeriva il tuo
Bacone a proposito della magia naturale) l’abbondanza stessa del
paese di Cuccagna. Ma è questo che non dobbiamo e non possiamo
avere.
se il riso è il diletto della
plebe, la licenza della plebe venga tenuta a freno e umiliata, e
intimorita con la severità. E la plebe non ha armi per affinare il
suo riso sino a farlo diventare strumento contro la serietà dei
pastori che devono condurla alla vita eterna e sottrarla alle
seduzioni del ventre,
Non ci fa paura la bestemmia, perché
anche nella maledizione di Dio riconosciamo l’immagine stranita
dell’ira di Geova che maledice gli angeli ribelli. Non ci fa paura
la violenza di chi uccide i pastori in nome di qualche fantasia di
rinnovamento, perché è la stessa violenza dei principi che
cercarono di distruggere il popolo di Israele.
Ma se un giorno – e non più come
eccezione plebea, ma come ascesi del dotto, consegnata alla
testimonianza indistruttibile della scrittura – si facesse
accettabile, e apparisse nobile, e liberale, e non più meccanica,
l’arte dell’irrisione, se un giorno qualcuno potesse dire (ed
essere ascoltato): io rido dell’Incarnazione… allora non avremmo
armi per arrestare quella bestemmia, perché essa chiamerebbe a
raccolta le forze oscure della materia corporale, quelle che si
affermano nel peto e nel rutto, e il rutto e il peto si
arrogherebbero il diritto che è solo dello spirito, di spirare dove
vuole!”
Questo libro avrebbe giustificato
l’idea che la lingua dei semplici sia portatrice di qualche
saggezza. Questo occorreva impedire, questo io ho fatto.
Secoli di civiltà,
di pensiero illuminista, di democrazia, di uno stato laico, ci hanno
portato fuori da questo orrore. Ma purtroppo ancora oggi c'èqualcuno che ha paura del riso.
Sono morto dalle risate mentre lo leggevo: meglio così, che morire per altra via ..
Il racconto satirico di Stefano Disegni, sul Fatto quotidiano di oggi:
QUESTIONI DI SATIRA Un addio al nubilato blocca l’Isis: fallito altro attacco a Roma NUOVO TENTATIVO DI INVASIONE: I MILIZIANI IMPREPARATI AL GIOCO “UN CARCIO‘N’BOCCA” TIPICO DI TRASTEVERE di Stefano Disegni Il primo tentativo dell’Isis di conquistare Roma e mangiare il Papa uso kebab era fallito (lo avevamo raccontato sul Fatto Quotidiano il 6 luglio scorso) per oggettive difficoltà registrate nella marcia su San Pietro: scelta infelice dell’orario di transito sul Raccordo (non la instauri la Sharia avanzando a 12 all’ora co’ i scooteroni che te passano de qua e de là e se portano via ‘i specchietti dell’autobblindo) e troppe manifestazioni concomitanti (I Gay, Lo Sciopero dei Poliziotti, I Fomentati-Lotitovattene e “Uno Zingaro Per Amico”, sospesa dopo mezzora per la sparizione di 26 portafogli e alcuni tablet), per via delle quali il Centro Storico era transennato perfino sulle terrazze dei democratici. Ma la conquista del cuore della Cristianità era troppo importante, anzi, decisiva per il nuovo ordine mondiale voluto da Allah. I paracadutisti impigliati in ripetitori e parabole Così Al Baghdadi ci riprovò, addirittura rilanciando: stavolta non si sarebbero presi solo Roma, ma pure le romane. “Cazzi vostri” disse er sor Augusto leggendo la notizia sul Messaggero mentre ci incartava le sarde al mercato de Piazza Epiro. “Che voresti di’?” gli rispose ‘a sora Giulia, intestataria del banco e prima finanziatrice. “Gnente” disse er sor Augusto e tacque. Stavolta però quelli dell’Isis, memori dell’esperienza precedente, si fecero scaltri. Niente attacco frontale bloccato sul Raccordo, niente presa del Vaticano impedita dalla viabilità cittadina (gli informatori avevano fatto avere al Califfo una pianta delle strade di Roma, ma ogni 10 minuti dovevano fargliene avere un’altra per via dei cambiamenti dei sensi unici pensati dal Sindaco Marino e a quel ritmo parossistico era impossibile aggiornare i navigatori dei carri armati). Stavolta l’Isis avrebbe attaccato di notte, furtiva. Con i paracadutisti. Gruppi di barbuti sarebbero silenziosamente scesi in più zone della Capitale, ricongiungendosi a terra per dare inizio così alla conquista di Roma dall’interno. Stupiti anche stavolta dell’assenza di aviazione nemica, i guerriglieri giunsero indisturbati sul cielo capitolino. Sincronizzate le clessidre (Al Baghdadi vietava di utilizzare orologi digitali, simbolo del blasfemo Occidente, il suo Rolex infatti aveva le lancette) i miliziani, nel buio silente della notte, si lanciarono sulla città. Qualche centinaio di barbuti morirono subito, impalati sui ripetitori dei cellulari (i sopravvissuti li finì il cancro due anni dopo) o appesi alla selva di parabole Sky (“Nun se vede più un cazzo, chiama er nummero verde”) e disossati vivi da nugoli di gabbiani feroci che non ne potevano più di monnezza, mignoli di barboni e combattivi sorci de’ fogna. Altri atterrarono a Trastevere, nei pressi di Piazza Trilussa, cuore della Movida notturna. Fermati in piazza Trilussa da ubriachi e residenti Morirono in modo atroce sotto le secchiate di olio bollente che i residenti tiravano sulla folla urlante di ubriachi, tossici , duellanti all’arma bianca, americani nudi, tedesche strafatte, bonghisti di colore, coatti da combattimento e teppa varia che ogni notte impediva a la ggente che la matìna lavòreno di dormire, nonostante esposti su esposti. Altri miliziani di Allah caddero nei vicoli, inconsapevoli del “Carcio’n’bocca”, la nuova moda giovane che nei vicoli trasteverini aveva soppiantato quella del “Knockout” (un passante veniva ammazzato a cazzotti, vinceva chi c’era riuscito con un cazzottone solo): stavolta il passante doveva essere ab-con un e - ceva se poteva calà tutte ‘e pasticche degli altri concorrenti. I pochi miliziani superstiti, sordi per i decibel dei discobar, lordi di vomito altrui e derubati pure dei kalashnikov, si consegnarono alla volante della polizia che gli disse de annàssene a dormì che de casìni ce n’avevano già troppi e c’hanno ridotto l’organico, mortacci de Renzi. Assalto al bus: scambiati per controllori, soccombono Non andò meglio al Commando Medina atterrato sulla Tiburtina alla fermata del 508 a Corcolle. Arrivato l’autobus, un’orda di 260 immigrati si riversò sull’automezzo sospingendovi i 30 guerriglieri di Allah prima che potessero opporre resistenza o almeno spiegarsi. Fecero appena in tempo a vedere l’autista dell’Atac che scappava inseguito da frecce incendiarie. Poi i 260, in maggioranza neri, mentre smontavano i sedili si accorsero che quelli dell’Isis erano barbuti sì, ma bianchi. Nei tre secondi precedenti l’Olocausto, un miliziano sparò in aria a scopo intimidatorio. Pessima idea. Scambiati per controllori mimetizzati, i militanti coranici furono costretti a ingollare mezzo chilo di eroina ciascuno, per poi essere abbandonati sulla Tiburtina, di notte e in totale deliquio, in mezzo a una strada dove all’Autovelox je sparano. Altri parà furono altrettanto sfortunati: atterrarono sull’attico panoramico di alcuni intellettuali che cercando il dialogo, offrirono loro cous cous in segno di pace e li rincoglionirono di riferimenti e citazioni finché non si buttarono di sotto prima di firmare una petizione. Altri finirono a due chilometri dalla discarica di Malagrotta, ma ancora in volo erano già morti per i miasmi. Una decina centrarono il lucernario di “Checco ar Montarozzo ”, piombando in mezzo a una tavolata di 50 Milf mesciate/palestrate/labbroenfiate che celebravano l’addio al nubilato di una quarantottenne all’ultima spiaggia. L’ultima disfatta: le donne da “Checco Er Mortarozzo” Fu quella l’unica volta che i guerrieri del Califfato si ricordarono che dovevano pigliarsi le donne. Ma furono le donne a pigliarsi loro. Non si scherza con gli addii al nubilato. Trascinati in un capannone e scopati a sangue, furono abbandonati stremati, in balia dei cani e di certi rumeni che gli fregarono tutto, prima di possedere i più carini. Al Baghdadi, cui le somiglianze tra la Capitale della Cristianità e l’Inferno descritto dal Profeta sembravano sempre più evidenti, diede l’ordine di sospendere i lanci, intravedendo con nitida chiarezza i motivi del non intervento dei caccia italiani.
La claque di B. non ha apprezzato la satira di Crozza. Meglio l'originale, evidentemente, specie quando fa le sue battute sulle donne. Mentre invece ha avuto apprezzamenti il Crozza Bersani
Segnalato da Gilioli (e l'Espresso) l'episodio della serie "Harry and Paul" sulla BBC, in cui Berlusconi tenta di corrompere il premier inglese, per coprire una notte di sesso con una meteorina. E si vende anche le partite della Nazionale.
Comunque il 2011 è iniziato alla grande anche per il Premier che ha dichiarato " mai in questi anni sono stato con una donna che votasse a sinistra" certo, ci credo, per votare bisogna essere maggiorenni! Il premier non si ferma mai, pensate che la settimana scorsa ha salvato 100 colibrì telefonando al Centro Ornitologico di Trieste, ma stai scherzando, questo è un grande passo avanti, fino ad ora aveva salvato solo una passera telefonando in Questura.
Ma non si era detto che l'etica era morta e sepolta? Che agli italiani degli scandali del premier non importa nulla, anzi? E allora, perchè quello scuotere la testa, da falsi moralisti? Si preoccupasse allora dello stato delle aule nelle scuole milanesi (l'articolo de Il fatto).
Eccola qua, la forza della satira: usare parole semplici per sferzare il potente di turno. Per ridicolizzare il potere: come il DG Rai che usa il pretesto del cachet e che poi "sarebbe vergognoso che poi prendessi uno stipendio".
Benigni nel suo lungo monologo non ha parlato di gossip, ma solo di Ruby, una minorenne marocchina che si dice sia stata con il presidente "se queste notizie venissero confermate" .
"Silvio non ci lasciare" chiede Benigni a nome dei comici: cosa andremmo a fare?
C'è ne per tutti nel suo sketch: contro la politica anti-immigrati (cui viene chiesto di parlare italiano e pagare le tasse, tutte cose che noi italiani non vogliamo più fare), su Bossi (dietro il cespuglio), su Ghedini.
E sulle uscite del premier: dietro le escort, la vendetta della mafia.
La mafia che ha cambiato stile per vendicarsi: dal tritolo di Falcone alle mignotte "torni a casa e ti trovi 3 escort in bagno".
Dalle toghe rosse alle luci rosse, sempre cose di sinistra come la Costituzione (e per fortuna che almeno il PD non è di sinistra).
Silvio alle prese col processo Mills, un caso difficile: un avvocato corrotto da un avvocato di B. per testimoniare ad un processo di B. .. chi sarà il mandante?
Silvio alle prese con le escort: "non sapevo fosse minorenne", "non sapevo che la D'Addario fosse una escort": alla fine, dopo avergli dati i soldi "ma che mestiere farà questa qua?" ..
L'invito alla Bindi "gli piaci", "sacrificati per il partito".
Infine, dopo aver cantato la canzone di Silvio e la sua versione personale di "Vieni via con me", la chiusura con un suo elogio a Saviano:
"una persona che mette davanti la verità e la giustizia alla sua vita".
Una persona condannata a morte da "Sandokan" Schiavone per un libro e che il premier strozzerebbe per aver scritto di mafia (e aver infangato l'immagine del paese).
Eppure, come ci ha ricordato Benigni stesso, le fiabe sono importanti non perchè ci raccontano che i draghi esistono, ma che i draghi possono essere sconfitti.
“Berlusconi sembra uno di quelli che ti dicono ‘fammi andare a letto con tua moglie’. E tu: ‘No! Vai via’. Allora si allontana e senti dal tavolo dietro ‘fammi andare a letto con tua moglie’. E di nuovo ’No! Vai via!’. E così di tavolo in tavolo...”. (segnalato da Il fatto)
Prima i rimbrotti a Crozza, da parte di Maroni a Ballarò. Poi la cacciata di Vauro, da Annozero, per le sue vignette che offendono le morti in Abruzzo (e chi le ha causate?). Poi, senti alla radio la notizia per cui a Lodi è vietata la rappresentazione dello spettacolo teatralesu Fiorani, tratto dal libro (del 2007) "Capitalismo di rapina". Sembra che la satira, la messa in berlina del potente, stiano diventando atti di "Lesa maestà". Che strada stiamo prendendo, in termini di libertà, di informazione, di controllo del potere?
Stasera ad Annozero viene chiesta una puntata riparatrice, come per Report(quando aveva parlato della mafia che non uccide più). Cosa andrà in onda? Una trasmissione stle Domenica In, tipo Matrix, tipo Cucuzza? Tanto vale spegnere la televisione. E l'opposizione dove sta? A parte Di Pietro, che ha capito l'importanza di fare quadrato attorno alle poche trasmissioni amiche, le solite voci: ''Le critiche sono legittime e in parte condivisibili ma non possono originare provvedimenti sanzionatori''.
Copertina di Ballarò, Crozza ha prima maltrattato (o bentrattato?) Franceschini, per passare a Gasparri. Par condicio. "Non era meglio far pagare le tasse agli evasori" chiedeva ironico Crozza, sulla proposta di tassare una tantum i redditi alti (che poi significa tassare i redditi alti che denunciano le tasse onestamente). E, direbbe il Manzoni, "lo sventurato rispose": "Mi faccia i nomi". "Guardi che il comico sono io .." ribatteva Crozza.
Si è poi passato a parlare della legge Orsi (Lega) sulla caccia, che darebbe la doppietta in braccia ai sedicenni.Oltre a togliere qualche paletto su specie proibite, richiami vivi, zone protette ... E, imperterrito, Gasparri si è lanciato in un "c'è chi si spara anche l'eroina". Come a dire, meglio che sparino agli uccelli che si bucano? Poi cercando di rimediare alla battutaccia, se ne è uscito con "togliamo l'eroina e anche le doppiette", come se si parlasse della stessa cosa.
I grandi trafficanti di droga, tra cui i clan della camorra e della ndrangheta così ben infiltrati al nord e le lobbies delle armi.
Stasera ad Annozero si parla della vicenda di E.E. Ospiti tra gli altri Formigoni e la Pivetti. Vogliamo ricordarcela nella interpretazione della Guzzanti? Magari sperando che stasera ne rifarà l'imitazione?
Il procuratore Bruno Tinticommenta la proposta di riforma sulle intercettazioni con le parole "Fa venire i brividi."
Quale è il modello di giustizia che il governo ha in mente? Quale il modello dei giudici? Dei magistrati?
Vengono in mente gli sketch di Corrado Guzzanti ne "Il caso Scafroglia". Ecco, stava scherzando .. mica va preso sul serio. O no? Sketch numero 1: come si scelgono i giudici. Sketch numero 2: il giudice ha la sentenza in testa ...