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29 maggio 2025

Il canto degli innocenti di Piergiorgio Pulixi

Prologo

Ti ho vista questa mattina. Con lui. Nonostante ti avessi detto che dovevi lasciarlo perdere non mi hai dato retta. Non hai ascoltato una sola parola. Put***… Che credevi, che non me ne sarei accorta?

Chi era Vito Strega prima di diventare capo della della squadra speciale per i crimini violenti? Piergiorgio Pulixi ce lo racconta in questo primo capitolo della serie, dove lo come funzionario della squadra omicidi, un ottimo poliziotto ma pessima persona.

Perché Vito Strega è uno di quegli investigatori che prendono le storie delle vittime come una questione personale, da risolvere con ogni mezzo, anche andando fuori dalle regole.
Ma un investigatore è anche una persona che la sera avrebbe diritto a ritagliarsi un suo spazio, lontano dalla morte, dal dolore, dal male. Per Vito Strega non è così ed è per questo che il suo matrimonio con Cinzia è naufragato arrivando a quella separazione che lui non ha mai accettato.

«Voglio che sia ben chiaro che non è stata una mia decisione quella di venire qui» disse Vito Strega dopo i saluti di rito.

Ed ora lo incontriamo qui, nello studio di una psicologa che deve capire cosa sta succedendo nella testa di questo poliziotto: non per la separazione, ma per un’altra brutta storia. Nel corso di una operazione, ha ammazzato un collega. Sospeso dal servizio, ora i suoi superiori vogliono capire se può riprendere il servizio, se quel colpo di pistola (non chiarito del tutto) ha lasciato strascichi nella sua mente, più di quanto tutti i delitti che ha dovuto seguire abbiano già fatto.

L’uomo che aveva davanti non stava bene. Era il ritratto della salute, ma dietro quel fisico massiccio nascondeva qualcosa. E per il suo palato di psicologa Vito Strega, con le sue zone buie e i suoi mille spigoli, era un piatto sublime.

Il problema è che di una persona come lui ne avrebbero veramente bisogno alla squadra omicidi: all’improvviso la città è scossa da una serie di delitti, compiuto uno dopo l’altro: delitti dove non si deve nemmeno aprire un’indagine per capire chi sia l’assassino, perché questo è rimasto accanto alla vittima, come a voler rimarcare il gesto che ha fatto.

La trovarono col coltello ancora in pugno. Evidentemente ottantacinque pugnalate non erano abbastanza per la sua mente malata, perché stava continuando a infierire sul cadavere con rabbia animalesca.

Il problema è che si tratta di ragazzini hanno ucciso loro coetanei anche in modo particolarmente crudele, ragazzini che non possono aver veramente compreso il gesto che hanno fatto: la tredicenne che accoltella la coetanea colpevole di non voler ricambiare il sentimento, il ragazzo sovrappeso che uccide quanti lo deridevano, poi un insegnate ucciso perché colpevole di molestare una studentessa, un’altra ragazzina che decide di uccidere la rivale in amore perché si è messa di mezzo ..

Non può essere un caso, deve esserci qualcuno. Ne è convinto Vito Strega che cerca di aiutare la sua collega, nonché amica, Teresa Brusca. Vito è formalmente sospeso, nemmeno potrebbe consultare i fascicoli, figuriamoci fare delle indagini e sentire i genitori di questi assassini minorenni.

Ma è quello che Vito si trova a fare: perché quello del poliziotto è l’unico lavoro che è capace di fare e, soprattutto adesso che il suo matrimonio è finito (e la ex moglie ha una nuova relazione), è l’unica ancora per poter mantenersi a galla in questo mare in tempesta che è diventata la sua vita.

Sapevo che l’avresti fatto, sapevo che saresti venuto, che mi avresti seguita, che avresti trovato una scusa per venire in bagno…

Ma le indagini non portano a nulla: i colpevoli in erba non avevano nulla in comune, non si conoscevano e venivano da famiglie che non avevano relazioni tra loro. Anche l’analisi dei profili social non porta a nulla, nessun messaggio strano, nulla che possa far risalire a qualcuno che li abbia istigati a compiere quello che hanno fatto. Spaccare la testa con un martello, uccidere a coltellate, sfregiare con l’acido.

Eppure Vito ne è convinto: deve esserci un “burattinaio” sopra questi ragazzi, non possono aver agito in quel modo, con quella fredda convinzione.

Ma questa indagine rischia di naufragare anche per un altro motivo: tutta colpa di Vito, del suo non volersi rassegnare alla fine del suo matrimonio, nel voler rifiutare il supporto della psicologa che dovrebbe valutarlo per capire se può ancora farlo quel lavoro.

Quel lavoro che ha portato Vito Strega ad essere quello che è diventato: in questo romanzo ripercorreremo un pezzo della sua infanzia, del suo rapporto col padre, gli anni in cui indossava una divisa ed è stato in Kosovo, ufficialmente in missione di pace.

Quel lavoro che oggi per lui è tutto:

Nella testa gli sembrava di udire il canto straziante degli innocenti. Le vittime si alternavano in quel coro, dilaniandolo con accuse e recriminazioni.

Il canto delle vittime innocenti è quello che lo perseguita, che lo costringe a non fermarsi finché non è stato trovato il colpevole, spingendo il suo sguardo sempre più a fondo nel pozzo dell’orrore.

Il male si insinuava in ogni fibra del suo corpo, mischiandosi al suo sangue. Sentiva il dolore e la disperazione delle vittime, e il loro canto, nella sua mente, adesso era un coro assordante.

Trovare l’assassino, oltre che una promessa fatta alla madre di una di queste adolescenti manipolate da un burattinaio che si rivelerà solo alla fine, è anche l’unico modo per Vito Strega di placare questo “canto degli innocenti” nella sua testa.

Questo primo capitolo della serie “I canti del male”, questo libro (uscito originariamente per Edizioni E/O) ci fa conoscere l’investigatore-criminologo Vito Strega: una figura complessa da descrivere per le fragilità che si porta dentro, per le mille spigolature del carattere che la figura massiccia tende a nascondere.

Un uomo che qui vediamo muoversi attorno a diverse figure femminili: la sua collaboratrice Teresa Brusca, innamorata di lui che però Vito vede solo come un’amica. La ex moglie, di cui è ancora innamorato non accettando la fine della relazione. La psicologa che deve decidere della sua idoneità al lavoro e che si trova davanti questo enigma, questa persona sfuggente e insofferente alle sue domande sul passato. Infine una “dark lady” molto pericolosa, che non riesce a sfuggire dal fascino di quest’uomo dalla pelle scura e dagli occhi verdi.

Un personaggio, quest’ultimo, che abbiamo incontrato nuovamente nell’ultimo romanzo della serie “Per un’ora d’amore”.

La scheda del libro sul sito di Rizzoli

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24 maggio 2024

Per un'ora d'amore di Piergiorgio Pulixi

 

Prologo

Sono bambina. Devo avere sei o sette anni. Sto mangiando dei succosi acini d’uva mentre scruto il dorso delle grandi mani di mio padre sporche di terra. Siamo seduti sui gradini del patio che si affaccia sul giardino di casa, avvolti dalla luce ambrata del tramonto.
Lui è appena tornato dai campi. Profuma ancora di vigna. Con un fazzoletto bagnato gli mondo le dita dalla sfarinatura del terriccio e tampono i graffi freschi procurati dai tralci della vite.

Forse uno dei migliori romanzi di Piergiorgio Pulixi, almeno tra quelli letti finora: per la delicatezza con cui tocca temi come la violenza di genere, l’ossessione d’amore di uomini malati che considerano le loro donne come beni in loro possesso. Un romanzo quanto mai attuale, purtroppo, perché si parla di patriarcato, di “uomini che odiano le donne”, le donne che si permettono di vivere una loro vita, di prendersi le loro libertà, di non sottoporsi ubbidienti al maschio, che sia il marito, il compagno, l’ex fidanzato..
Tutto parte da quello che si chiama un “cold case”, l’omicidio rimasto irrisolto di Donata Seu, una ragazza uccisa nel suo appartamento a Milano: uccisa con una coltellata al cuore da un assassino che, prima di lasciarla, l’ha vestita da sposa.

Sono suoi i pensieri che leggiamo nel prologo, quando da bambina aspettava il padre di ritorno dalla vigna, l’ultimo pensiero è per quel padre lasciato in Sardegna, “perché il legame tra padre e figlia è sacro”, padre che non potrà più rivedere..

Otto mesi dopo quella persona, arrivata a Milano per prendersi cura del nipote Filippo, si trova davanti la Questura di Milano: Italo Seu è uno che ha sempre faticato, per la famiglia, per la figlia, sulle sue mani ci sono i segni dei tanti sacrifici. L’ultimo sforzo della sua vita è cercare di dare giustizia alla figlia e a quel bambino rimasto solo:

Erano passati otto mesi da quel maledetto giorno. Il senso di oppressione e la morsa di ingiustizia che gli serravano lo stomaco [..]

Io ci sto provando, bambina mia” confessò alla figlia, con cui intratteneva un fitto dialogo mentale..

Negli uffici della Mobile, Italo Seu riesce ad incontrare l’ispettore “Bepi” Pavan, reduce da una seduta dalla psicologa, ultimo passo per provare a perdere peso dopo che la moglie lo ha sbattuto fuori di casa. Chissà che puntare sui sensi di colpa non riesca a bloccare quelle tentazioni, quelle “voci” che gli arrivano dal cibo.
Pavan, accoglie Italo e ascolta la sua storia e fa qualcosa che i poliziotti dovrebbero evitare: fare delle promesse ai parenti delle vittime, ma quella storia ha qualcosa che lo colpisce (e sarà lo stesso ispettore a raccontarlo più avanti), così decide di rileggersi le carte e fare tutto il possibile perché l’indagine, ormai ferma, non venga archiviata.
Dove sono gli altri membri della squadra “speciale” del professor Vito Strega, chiamata a gestire omicidi “speciali” dalle varie Questure italiane per dare il loro supporto?
L’ultima indagine in Sardegna sulla morte di Maristella Coga aveva creato una prima frattura tra il vicequestore e Mara Rais, che aveva deciso di abbandonare il gruppo. Lo stesso Strega si era imbarcato per un mese su una nave addetta ai soccorsi dei migranti in mare, sperando di tenere a bada quelle voci che sente nella testa che lo costringono a prendere delle medicine, mettendo a rischio la sua concentrazione sul lavoro.

Il Canto degli innocenti, il suo pericoloso segreto, quel coro di lamenti che udiva nella testa sin da bambino, aveva ripreso a tormentarlo, obbligandolo a rintanarsi nell’effetto stordente dei neurolettici..

Purtroppo le voci non lo hanno abbandonato nemmeno sul mare, che le tanti morti per i naufragi hanno trasformato in un enorme cimitero.

Ci sono uomini che non rimangono insensibili di fronte al dolore degli altri, specie se persone indifese, le donne vittime di violenza domestica.
Ma ci sono anche altri uomini: nostalgici dei bei tempi in cui era l’uomo a comandare, quando era tutto più chiaro e semplice, l’uomo lavora e la donna sta a casa ad accudire i figli. Persone che parlano come certi politici del nostro paese e che pensano pure di essere moderni quando invece rappresentano la parte più oscurantista.

«L’emancipazione femminile non ha portato che squilibrio sociale, crisi economica, disoccupazione e problemi psicologici. Quando le donne non lavoravano, secondo te, c'erano tanti uomini a spasso senza un'occupazione?

No, c'era lavoro per tutti, e i figli potevano crescere con la loro madre e non turati su da una squadra di sconosciute che ne allevano a mazzi, senza cura né amore, come fosse un processo industriale.»

Ivan assentì deciso.

«La radice del problema, in fondo, sta qui. Oggi si lamentano di violenza e femminicidi. Ma la violenza contro le donne non è che la naturale risposta della società che hanno creato le care femministe.

Sono loro ad avere le mani sporche di sangue, non noi. Perché se esistesse davvero il patriarcato in questo paese, ci sarebbero famiglie sane, in cui la donna darebbe rispettata e protetta per il proprio ruolo, in cui l'uomo sarebbe guida, faro ed esempio, in cui verrebbero insegnati valori fondamentali come il rispetto, l'onestà e la responsabilità..»

Sono solo persone frustrate, che devono sfogare in qualche modo la rabbia che covano dentro per la loro incapacità di costruirsi una vita, prendendosela con le donne. Con alcune di loro in particolare.
Qui la storia si sdoppia, come punti di vista del racconto: da una parte la squadra di Strega che si mette all’opera per riaprire l’indagine su Donata Seu, andando a rileggersi le carte, immergendosi nella sua vita (quella di una donna destinata a fare carriera nel lavoro, per le sue capacità), riascoltando tutti i testimoni. Stando attenti a non farsi coinvolgere personalmente, per non perdere quella lucidità necessaria nel loro lavoro.
In parallelo seguiamo questi “uomini che odiano le donne” mentre organizzano la loro vendetta, i loro propositi di raddrizzare queste mogli, compagne, perfino le responsabili sul lavoro (perché ora si permettono pure di comandare..): “per riprendere in mano la situazione, sei costretto a usare le maniere forti, a mettere tutti in riga, e così ti danno del fascista”.

L’indagine su Maria Donata si rivela molto difficile, non solo perché fa riaffiorare il dolore nel povero padre, ma perché non si riescono a trovare elementi utili: sebbene tutto faccia pensare che l’assassino sia stato il compagno, che lei aveva lasciato dopo le minacce e le violenze, questa si era rivelata una pista senza sbocchi, perché quest’ultimo aveva un alibi di ferro per il giorno del delitto.
Servirebbe capire se la causa di quel delitto e del perché quel vestito da sposa, risale agli anni in cui Donata era ancora in Sardegna. Servirebbe l’aiuto di Mara Rais che, nel frattempo a Cagliari, sta subendo gli effetti dello scontro con Vito Strega.

La chiave sta nel passato, come i poliziotti della squadra avevano intuito e questa consentirà loro di svelare un disegno criminale più ampio: non si tratta di casi isolati come confermano le statistiche sui crimini di genere, ma di un qualcosa che fa ancora più paura e che (ci) racconta quanto sia malata la nostra società. L’intuizione per arrivare alla soluzione arriverà grazie ad un film di Hitchcock (di cui non farò cenno per non rovinar nulla).

Come nei precedenti romanzi, le pagine sulle indagini che li coinvolgono, si alternano a pagine dove si raccontano le vicende personali dei membri della “squadra speciale” a cominciare dal vicequestore Strega. Riuscirà a gestire le voci, il “canto degli innocenti” che sente nella sua testa e a nascondere la sua malattia ai suoi collaboratori?
Che fine ha fatto la stalker, la donna che sta spiando la sua vita personale, arrivando perfino ad entrare in possesso dei suoi segreti?
Ma ci sono anche le vite degli altri poliziotti: scopriremo da dove nasce l’ossessione per il cibo per Bepi Pavan, cosa ha causato la ferita che ancora si porta dentro Eva Croce, “l’irlandese”.

C’è spazio anche per raccontare della Milano che fa da sfondo in questa storia di dolore, di rimosi e di amore malato: una Milano frenetica, che tende a lasciar indietro le persone che non riescono a mettersi al passo, isolandole:

Milano è una città crudele, da questo punto di vista. Tutti mi sembrano soli, ognuno per i fatti propri. La farò ridere: io in paese ero abituato a salutare tutti, e quando sono venuto qua facevo lo stesso..

C’è un piccolo/grande colpo di scena nel finale che, in modo anche leggermente crudele, fa da apripista al prossimo romanzo della serie. Non ci resta che aspettare…
Buona lettura!

Gli altri romanzi della serie

La scheda del libro sul sito di Rizzoli
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17 settembre 2023

Stella di mare di Piergiorgio Pulixi


Prologo

Porto Canale – Villaggio Pescatori, Giorgino, Cagliari

Stella aveva l’estate negli occhi. Anche in pieno autunno. Non solo per l’azzurro terso delle iridi che sembravano racchiudere il mare e il cielo insieme. Quegli occhi sapevano della tanto attesa libertà di giugno, delle lunghe ore di luce nelle serate di luglio e della sfrontatezza delle giornate di agosto. Ovunque si posassero , instillavano la promessa di un futuro radioso e magico, di un’estate infinita..

Era bella Maristella Coga, cresciuta in una famiglia difficile in un quartiere difficile di Cagliari, il Sant’Elia, chiamato anche la Scampia di Cagliari per la difficoltà per la polizia di entrarci dentro. Ex borgo di pescatori, come lo erano i nonni di Stella, considerato l’immondezzaio della città, che la costruzione di grigi palazzoni di cemento non aveva reso migliore. Era bella, Stella, cresciuta nella consapevolezza che quella sua bellezza poteva essere sia un arma per scappare da quella realtà di una comunità chiusa. Ma anche un problema per tutte quelle invidie che poteva suscitare.
Avrebbe meritato di meglio, Stella, che non finire uccisa in quel modo per essere poi abbandonata sulla spiaggia di Giorgino.

Il volto, invece, era così sfigurato e raggrumato di sangue che nessuna bestia avrebbe potuto accanirsi con tanta crudeltà. Nessuna bestia, a parte l’uomo.

Il suo assassino non si è limitato a strappargli la vita e la speranza di un futuro migliore: si è anche accanito sul suo volto, sul suo seno, quasi a voler distruggere la sua bellezza.
È questo il delitto di cui si dovrà occupare la squadra del vice questore Vito Strega,
il gruppo specializzato nell’analisi dei crimini violenti, come quelli del “dentista”, il “burattinaio” o il mostro del Ticino: proprio dopo quest’ultimo caso la squadra delle ispettrici Eva Croce e Mara Rais si era allargata con l’arrivo dell’ispettrice Clara Pontecorvo, la “gigantessa” strappata dalla questura di Provincia dopo che Strega ne aveva intuito le potenzialità.
Quello di Stella si rivela subito un delitto difficile, prima di tutto per il contesto familiare, poco amanti della polizia: uno zio di Stella è stato ucciso proprio in uno scontro a fuoco, il padre è stato condannato per molestie, un fratello di Stella si trova in carcere. La madre, infine, ha problemi di alcool, ha avuto dei precedenti per spaccio. Difficile ottenere qualcosa da loro: quella di Stella era una famiglia tenuta in piedi dalla vecchia nonna, Rosaria, forse l’unica persona con cui Stella aveva un vero rapporto di confidenza, oltre al piccolo fratellino Nino, nato con un deficit di apprendimento.

Non c’è solo questo a complicare le cose: Stella era fidanzata ad un giovane criminale, Samuel Bullegas, a capo di una banda dedita allo spaccio e che aveva preso il posto della vecchia mala, dopo che questa era stata smantellata da un blitz dei carabinieri.
Chi ha ucciso Stella? Qualcuno che non poteva sopportare la sua bellezza? È stato un delitto maturato nel mondo della criminalità, hanno ucciso Stella per indebolire il giovane boss, Samuel, che era in contatto con i clan della Camorra giù a Napoli?
Questa volta le indagini si dividono in due tronconi: la squadra di Vito Croce, assieme alla Mobile, indaga all’interno della famiglia, per cercare di capire chi potesse odiare tanto questa ragazza di appena diciassette anni.
I cugini, i carabinieri, seguiranno la pista della criminalità organizzata.

Purtroppo quello di Stella non sarà l’unica morte in questa storia: è come se sulla famiglia Coga gravasse una maledizione e questo delitto in famiglia avesse fatto saltare vecchi equilibri che ora possono essere solo ricuciti col sangue.
Le ispettrici del SIS intuiscono che i familiari di Stella le stanno nascondendo qualcosa: per esempio sulla strana relazione tra la madre, che aveva avuto una reazione fredda alla notizia della morte della figlia, con quello strano prete, don Alessio, pure lui con qualche guaio con la giustizia.
Servirà tutta la loro esperienza, il supporto dei medico legale, le analisi scientifiche, qualche buona intuizione, per mettere assieme tutte le tessere del puzzle e dare una risposta a tutte le domande: cosa ci faceva Stella a casa di un suo professore la notte prima dell’omicidio? Cosa ci faceva a Olbia, pochi giorni prima di essere uccisa?

Sceti is macus e is pipius narant sa berirari, dice il proverbio. Solo i matti e i bambini dicono la verità. E sa perché? Perché la verità è più pericolosa delle bugie.

La verità dietro questo delitto porta ai legami di sangue dentro questa famiglia, alle colpe dei padri che purtroppo ricadono sui figli: una verità così difficile da rivelare tanto da costringere Strega a farsi giustizia a modo suo, anche nascondendo le sue scelte alle sue ispettrici, cosa che comporterà una tensione con una di loro, mettendo in crisi la solidità della squadra.

Non è l’unico problema a cui Vito Strega deve pensare: in questo romanzo Pulixi ci racconta qualche tassello in più del suo passato, enigmatico e caratterizzato da quel trauma che lo accompagna. Come lo accompagnano quelle voce che sente nella testa: sono le voci delle vittime dei delitti di cui si è occupato, “il Canto degli innocenti”, la causa della sua ossessione per la giustizia.

«È riniziato, quindi» disse il medico. La sua non era una domanda, ma una constatazione. «Non era mai cessato, in realtà»

Che succederebbe se qualcuno scoprisse il suo segreto, quelle voci in testa? Voci che ora Strega non riesce più a tenere a bada con la sua tensione per le indagini, con la sua attività fisica.

Ha un finale questo racconto: Stella, la bellissima ragazza bionda con gli occhi color del mare, riuscirà ad avere finalmente la sua pace in un pomeriggio dove il cielo di Cagliari è spazzato dal vento dello Scirocco, il “Bentu de soli”.

Ma quale sarà il futuro per Vito Strega? Riuscirà a tenere a bada il suo problema personale? Fino a quando potrà nascondere alle persone a lui più vicine, la sua malattia?

E che ne sarà della sua squadra, per quelle piccole crepe emerse a fine indagine? Lo scopriremo solo al prossimo romanzo della serie, che non potrà mancare, vero Piergiorgio Pulixi?

Come i precedenti romanzi di Pulixi, anche quest’ultimo scorre via veloce, nonostante le più di quattrocento pagine piene zeppe di passaggi in dialetto cagliaritano, che poi è la città dell’autore, che qui racconta cogliendo tutte le sfumature, anche delle persone che vivono dentro l’ex borgo antico di Sant’Elia. Gente ostile alla legge e alla giustizia, “da giusta”: forse perché il cuore oscuro si nasconde anche tra chi dovrebbe stare dalla parte giusta della legge. Ma, quale legge poi, può dare giustizia di fronte a tragedie come questa la morte di una ragazza di diciassette anni? Una tragedia come quelle raccontate da Sofocle, come Antigone. Forse il noir di oggi ha molto in comune con le tragedie della vecchia cultura greca..

La scheda del libro sul sito di Rizzoli

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06 febbraio 2021

Un colpo al cuore, di Piergiorgio Pulixi

 

Prologo

La presidente della Corte d’Appello non riusciva a trovare il coraggio per andare avanti. Insieme ai colleghi era stata chiusa per più di due ore in camera di consiglio a cercare una soluzione. Tempo sprecato. La legge non indicava altra via d’uscita. Quando era tornata in aula, il suo volto pareva smagrito e invecchiato. Era chiaro che quella sentenza le avrebbe lasciato delle cicatrici indelebili.

Immaginatevi se qualcuno decidesse, all'improvviso, che tutto l'odio che circola in rete, tutta questa voglia di giustizia sommaria contro i criminali lasciati in libertà, contro i magistrati che li lasciano liberi oppure contro magistrati e giornalisti che costruiscono i mostri da dare in pasto all'opinione pubblica, non potesse essere più contenuta nel web.

Un uomo alto dall’aria anonima, che aveva assistito in silenzio, seduto in disparte in quinta fila, si alzò. Scrutò per qualche istante la ragazza in preda alla disperazione, come se volesse assorbirne il dolore

E questo qualcuno, reso anonimo e senza identità da una maschera, iniziasse a farsi giustizia da sé, in modo anche efferato, contro queste categorie di persone: nemici del popolo per una giustizia del popolo.

Piergiorgio Pulixi in un romanzo di 500 e più pagina immagina una scenario che non è così distante dalla realtà che stiamo vivendo, toccando temi quanto mai attuali, il populismo e gli arruffa popolo, quelli che parlano a nome e in difesa del popolo. La violenza sui social, le tensioni dentro la nostra società, un incendio con tanti focolai (la crisi, la malagiustizia o la malasanità) su cui tanti soffiano fuoco, per un like in più, per un click in più.

Finché le cose non scappano di mano e un vendicatore mascherato non si tramuta in giudice e carnefice: un vendicatore che rapisce un pedofilo, uscito indenne da un processo che si è trascinato per anni, grazie alla prescrizione.

Da una parte un ignobile pedofilo, uno che ha abusato per anni su una bambina. Dall'altra parte la vittima, a cui la giustizia dello Stato italiano non è riuscita a dare nulla.

Non vorreste anche voi fargliela pagare a questa persona?

.. il prigioniero si voltò, in cerca di una via di fuga. In quel momento vide le fotografie incollate alla parete. Ritraevano le facce sorridenti di tutte le bambine che aveva violentato.

Il vendicatore ha messo in atto un reality per la folla del web, a cui offre tramite una videocamera collegata alla rete, l'immagine del mostro sanguinante perché il vendicatore ha strappati i denti, che ha regalato alla vittima come risarcimento.

Un video con un titolo intrigante “La Legge sei tu” che viene inviato a migliaia di persone, la giuria popolare di questo novello giudice del terzo millennio, a cui spiega quello che sta facendo: la malagiustizia, un sistema che non funziona.

oggi la legge salvaguarda soltanto l’ordine costituito, lo Stato, e lo fa codificando ingiustizie e diseguaglianze, discriminando categorie sociali indifese..

E poi la soluzione: tramite una pagina web, si può decidere se dare la pena capitale o meno.

Per come vanno le cose oggi nel nostro Paese, la giustizia non compete più allo Stato, ma solo alle vittime.

E il popolo del web decide. Pena capitale. Non sarà la prima vittima, rapita e sottoposta al rito dei denti strappati ed esposta al giudizio della rete.

Una faccenda che, all'interno delle forze dell'ordine, della magistratura, dentro gli uomini dello stato, suscita una certa preoccupazione: cosa succede se altri emuli dovessero seguire l'esempio?

Questo giustiziere, questo assassino seriale, esperto, con un lessico forbito, che non ha lasciato dietro di sé tracce, va fermato, prima che la rabbia nel paese esploda

.. l’odio era l’agente fertilizzante, e la pericolosa rabbia sociale che attanagliava il Paese l’humus propizio e fertile. La virulenza dei social network avrebbe accelerato il contagio.

Ad indagare la Mobile di Cagliari, dove viveva la prima vittima il pedofilo: incontriamo due ispettrici che avevamo conosciuto nel romanzo L'isola delle anime (un'indagine su vecchi e nuovi delitti, che affondava le radici nelle vecchie tradizioni dell'isola e che aveva toccato persone importanti sull'isola).

Mara Rais e Eva Croce, due donne che non potrebbero essere più diverse, per carattere, per abitudini, per origine. Ma che hanno saputo creare tra di loro quel giusto amalgama, per poter lavorare bene assieme e completarsi a vicenda. Impulsiva e schietta Mara Rais, più riflessiva e pacata Eva Croce. Entrambe con tante ferite ancora da rimarginare nel loro passato e con cui dovranno fare i conti anche in questa storia.

Ad aiutarle, in questa caccia al mostro, su cui sono accesi anche i riflettori della stampa, arriva un criminologo da Milano, Vito Strega, professore di psicologia applicata all’analisi criminale e vicequestore dell'UAVC, l'unità di analisi dei crimini violenti.

Chi è questo assassino, che viene battezzato “il Dentista”, un serial killer che si nasconde dietro una maschera e una parrucca sfilacciata che sta diventando, in modo sinistro, così popolare nel paese? Come sceglie le sue vittime? Qual è il suo vero piano?

«Secondo voi cosa sta facendo, a parte uccidere?» domandò il criminologo.

«Sta lubrificando la macchina della giustizia col sangue» rispose Rais.

Oltre alla squadra della polizia, anche un altro occhio sta seguendo questa vicenda: si tratta della giornalista Luana Rubicondi, conduttrice di una trasmissione che si occupa di casi di cronaca in una emittente privata.

Una giornalista che aveva fatto carriera turandosi il naso, di fronte alle richieste dei dirigenti dell'emittente, con “un fiuto prodigioso per i casi che potevano rivelarsi pruriginosi, morbosi e appetibili per il grande pubblico”. Come la storia del dentista, in cui ci tuffa, perché funziona bene con la pancia del paese, cavalcando l'insofferenza contro le istituzioni, contro magistrati e magari anche contro certi poliziotti, indicati come responsabili dello sfascio del sistema, di una giustizia che vale solo per qualcuno e non per tutti. Una narrazione basata sulla contrapposizione tra il bene e il male, dove però il buono è il dentista.

Un colpo al cuore è una galoppata che passa attraverso colpi di scena, attimi di tensione e momenti di riflessione sul nostro presente. Cosa succederebbe nel paese se un certo populismo fosse portato all'estremo?

Trasformare le persone in giudici sovrani, con un solo click sullo smartphone, come gli imperatori romani, pollice verso o pollice alzato. La legge sei tu:

Io non sono il Dentista. Ognuno di voi lo è. La maschera è diventata di dominio pubblico. Tutti ve ne siete appropriati, perché la vostra anima langue in un lacerante bisogno di rivalsa.

Sarebbe il caos, la perdita di credibilità delle istituzioni, un effetto domino che potrebbe portare a forti tensioni nel paese (e non mancano i riferimenti al finale del film Joker o, aggiungo io, alle scene dell'assalto al Campidoglio dai fan di Trump lo scorso 6 gennaio).

Chi potrebbe volere questo caos, questa tensione ai limiti dell'eversione?

Molto bello anche il racconto dei personaggi, esposti al lettore nella loro vulnerabilità: il dolore che si porta dentro Eva, la rossa, per la separazione dal marito e la morte della figlia. Dolore che cura col dolore e con l'esporsi al rischio. E alla fatica.

Mara, la tosta ispettrice sarda, rimasta sola dopo la separazione dal marito, isolata nel lavoro per essersi inimicata il Questore per una vecchia storia.

E infine Strega, bello ed enigmatico, solitario ma carismatico, per la sua esperienza da criminologo e per la sua prestanza fisica.

Li ritroveremo assieme in una nuova indagine in un prossimo giallo di Pulixi?

Penso proprio di sì.

La scheda del libro sul sito di Rizzoli e il pdf del primo capitolo

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