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10 aprile 2018

Report – La commissione banche e il salvataggio delle banche venete

Il salvataggio delle banche venete, la connessione internet degli italiani e nell'anteprima, i furbetti del cartellino.

“Non puoi dire furbetto se non ce l'hai nel sacco”: la legge Madia ha imposto la sospensione e il provvedimento disciplinare entro 30 giorni per i furbetti, ma si scontra con la realtà dei tempi della giustizia.

Cartellino rosso per i furbetti – Alessandra Carella

A Santa Margherita Ligure i dipendenti strisceranno il pollice per firmare la presenza: la lotta contro i fannulloni passa anche per queste idee, ma le cose si complicano quando si devono giudicare più casi.
30 giorni sono pochi per giudicare questi casi: a Piacenza hanno decine di dipendenti a casa e questo si riflette sui servizi; a Sanremo sono tornati alla vecchia legge Brunetta, che prevede 120 giorni per il provvedimento (per evitare di fare le cose in fretta e vedere poi gli atti annullati).

Ci sono poi casi particolari che vanno valutati a parte: a Roma due dipendenti che non passano il cartellino, la prima licenziata la seconda no.
Peccato che la prima dipendente era stata male e uscendo non aveva timbrato.
La seconda invece era rimasta assente più volte ma non è stata licenziata.

Ci sono poi i tempi per il giudice del lavoro, per i ricorsi.
E storie che succedono solo in Italia, come il dipendente Atac, licenziato nel 2001, che ha vinto in primo grado e in appello, è stato reintegrato ma poi la Cassazione ha fatto ripartire tutto e ora rischia di dover restituire tutto ..

Ci sono i furbetti, serve far le cose per bene, qualche volta tornerebbe utile il vecchio tornello.

Sigfrido Ranucci, prima dei servizi principali, ha ricordato le minacce ricevute la scorsa settimana, dopo il servizio sul Transumanesimo: l'account da parte di questo account è ora chiuso ma le indagini andranno avanti.


Nella relazione finale, Casini parla di cattiva vigilanza sulle banche fallite: ci sono dei ladri, dei truffatori, ma non fa i nomi dei dirigenti delle banche, perché c'è la magistratura.
Casini è stato candidato da Renzi a Bologna, un collegio sicuro dove poi è stato eletto: ha preso il posto prima di consegnare la relazione, sui giornali era stato assicurante, niente nomi nella relazione finale, state tranquilli.

È di Bologna, ha collaborato col centrosinistra – si difende Orfini – tutto a posto. Tutto a posto anche sulla vicenda Boschi, che era solo interessata a difendere la banca del suo territorio. E comunque Boschi è stata candidata a Bolzano..

Ci si aspettava qualcosa di più dalla commissione: oggi ci sono 200 dirigenti bancari sotto processo, ma nella relazione nessun nome, dopo tutto quello che è successo nelle nostre banche. Prestiti facili, banche fallite, controlli poco chiari.
Alla fine la relazione passa per 4 voti soltanto, perché chi doveva votare contro si è astenuto: i funzionari degli enti di controlli si sono presentati con troppe lacune, troppi non ricordo. Veramente un po' poco.

Come mai Renzi ha dato il seggio di Bologna a Casini?
Come è diventato presidente della commissione banche?
Domande fatte con un punto di malizia, quelle della Boursier, ma in questo paese è bene pensar male a volte.
“Casini ha gestito con abilità politica una patata bollente” ammette Visco: ha presentato una relazione senza colpevoli che andava bene a tanti.
Anche alla Boschi, che si era interessata alla banca di famiglia, nascondendo anche le sue mosse: per esempio quando parlò con Ghizzoni.
In commissione in tanti non volevano ascoltarlo, Ghizzoni che però alla fine è andato a testimoniare dell'incontro col ministro. Quando gli fu chiesto di valutare un loro intervento per salvare Banca Etruria: un colloquio cordiale, senza pressioni, racconta il banchiere.
Ma le sollecitazioni arrivarono poi via mail, da Carrai, consulente di Unicredit, legatissimo a Renzi, nel direttivo di Open assieme a Renzi e Lotti.

Ma la commissione finale dice che non c'è stato alcun conflitto di interesse; certo ci sono le relazioni di minoranza, ben tre.

In commissione si è presentato anche Visco, governatore di Bankitalia che Renzi voleva silurare: ha raccontato degli incontri avuti con Renzi, su una banca in difficoltà, sempre l'Etruria.
Chi chi può parlare la ministra Boschi per i problemi di questa banca: questo il cruccio dell'ex presidente Renzi.

“Non credo che la Boschi abbia fatto pressione”, conclude Casini: la Boschi aveva parlato con Visco e anche con Vegas (Consob), anche questa una questione strana, visto che le competenze sulle banche erano in capo a Padoan.

Nella relazione è contenuta una indicazione, chiesta dal presidente Casini, dove chiede maggiore chiarezza sui prospetti informativi per le obbligazioni: nel 2011 Vegas aveva tolto da questi prospetti la paginetta sugli “scenari probabilistici”, ritenendoli inutili.
Per difendere la sua scelta, Vegas ha portato un prospetto sbagliato in commissione..

Altro smemorato della Consob il vice di Vegas, D'Agostino, e il direttore generale a proposito delle ispezioni alla Etruria.
Tutte carte consegnate ai magistrati, conferma Casini, che però sospende il giudizio su inesattezze, incongruenze, errori, perché tocca alla magistratura stabilire il vero e il falso.

I 4 assenti dentro la commissione del centro destra hanno permesso alla relazione finale di Casini di essere approvata: l'unico nel centrodestra ad aver votato no è il deputato Augello, non ricandidato.
Paga la colpa di aver fatto emergere la storia della telefonata tra De Benedetti e il suo broker, che sapevano già della riforma delle popolari nel 2015.
La procura di Roma ha indagato solo il broker e a chiesto l'archiviazione.

In commissione era presente il tesoriere PD, Bonifazi: tesoriere di un partiti in debito con le banche, in una posizione forse di conflitto di interesse.
Anche per i suoi rapporti con i Boschi e per la partecipazione al consorzio Triveneto.

Se i presidenti di camera e Senato non hanno valutato le posizioni da conflitto di interesse .. (sempre Casini, che non ha voluto rispondere).

Riassumendo: nella relazione nessun colpevole, solo alcune ricette pratiche, maggiori poteri investigativi alla Banca d'Italia, evitare le porte girevoli.
Si voleva mettere sulla graticola Visco e meno Consob, che pure ha avuto le sue colpe.
Nessun giudizio sui politici che hanno usato e gestito le banche come volevano: in tanti hanno usato le banche per finanziare i partiti, i loro giornali, le loro imprese.
Ma avremmo dovuto chiedere ai politici di indagare su sé stessi...

Come sono state salvate le popolari venete.

I magistrati stanno accertando i dirigenti delle banche venete, Consoli di Veneto Banca e Zonin di Popolare di Vicenza: hanno lasciato sul territorio 300mila risparmiatori truffati cui hanno mollato azioni che, in poco tempo, si sono sgonfiati.
Risparmiatori e anche lavoratori della banca, cui era stato detto che le azioni della loro banca erano sicuri: si sentono truffati, Veneti truffati da altri veneti, che hanno dopato il valore delle azioni.
Ci sono fidi ottenuti solo in cambio di azioni comprate; le azioni baciate, vendute ad azionisti e poi messe nel capitale, una cosa vietata.
Cosa successa all'imprenditore Ravazzolo, tra l'altro difeso da un commissario di Veneto banca..

Banca Intesa ha garantito l'aumento di capitale per Veneto Banca, Unicredit doveva farlo per Vicenza, ma poi si è sfilata.
Si è poi creato il Conto Atlante, per 4 miliardi, nel 2016, quando si ipotizzo di fondere le due banche.

È poi saltato tutto, per i costi operativi delle banche, che si mangiavano parte dei guadagni: hanno avuto un peso gli stipendi milionari di manager e consulenti che dovevano salvare le banche e che invece hanno contribuito ad affossarle.
Veneto Banca ha pagato 4 ml per consulenze ad Ernst & Young.

A consulenti e manager è stato dato tutto il loro stipendio: ai risparmiatori invece è andata peggio.
A salvare dal default le due banche è intervenuta Intesa che si è presa la good bank per 1 euro, mentre lo Stato si è presa la bad bank.
La Popolare di Vicenza ha acquisito, dalla Popolare di Prato, anche dei capolavori d'arte: sono in un palazzo di proprietà di Intesa e lo Stato così non è in grado di farle fruttare.
Opere di Bellini, Lippi e Caravaggio per esempio, per un valore di 20 ml di euro.

Sono opere che Zonin si era portato via a Vicenza e che oggi i commissari hanno riportato a Prato: c'è un vincolo della sovrintendenza sulla collezione e si teme che vengano vendute separatamente dai commissari, ai creditori. Tra cui Intesa.

Quello ad Intesa è un regalo? L'AD di Intesa, Messina, sostiene di no, che però ha chiesto al governo 4 miliardi cash e altri 12 miliardi per garanzia.
1,2 miliardi sono legati ad esuberi sia delle ex banche venete che di Intesa: anziché licenziare, Intesa ha preferito usare gli scivoli.

Dopo il decreto, il titolo di Intesa è cresciuto come il bilancio: un buon colpo per la banca, commenta Visco, che ha evitato un disastro per il paese.

E se non fosse intervenuta Intesa?
Lo Stato aveva emesso delle garanzie per le due banche per 10 miliardi in titoli: se le venete saltavano doveva pagare lo Stato, sarebbe stato peggio.

Invece, alla fine, l'Italia ha speso per 11,2 miliardi, una cifra che ha impattato sull'indebitamento, diversamente da quanto promesso dal ministro Padoan (che aveva parlato di 5mld).

Si poteva fare diversamente?
MPS è stata nazionalizzata, perché del PD, mentre per le Venete no?
Anche gli inglesi hanno nazionalizzato Bank of Scotland, ricorda l'economista Sapelli: si poteva nazionalizzare anche le Venete allora?
Prima del crac, 4 fondi americani volevano comprarsi le due venete: avevano messo sul piatto 1,4 mld, ma lo Stato doveva contribuire per altri 3 miliardi diventando azionista.
La trattativa tra i fondi e lo Stato è finita: i due manager pubblici di Bankitalia non si sono fatti più vivi, racconta una fonte del fondo americano.
Una scelta politica?


La strana storia dei guasti Vodafone, riparati da Telecom solo se passi da loro … la storia successa a Giovanna Boursier, anticipa il servizio di Giuliano Marrucci sulla banda larga in Italia.

09 aprile 2018

Di banche, banda larga e dei furbetti del cartellino – le inchieste di Report


Come sono state salvate le banche venete, come potevano essere risarciti gli azionisti truffati.La banda ultralarga: il perché di un ritardo che penalizza imprese e cittadini.

Le banche italiane, quelle che erano solide, sicure, avevano superato tutti gli stress test.
Quelle che erano vigilate da organi competenti, come Bankitalia (e Consob, per la gestione dei titoli azionari).
Quelle che in questi mesi abbiamo visto cadere, anche più volte come MPS, costringendo lo Stato italiano a mettere mano al portafogli.
Da MPS, alle Popolari venete, ad Etruria, fino ad arrivare a UBI Banca, terzo polo bancario, che mette a bilancio perdite per 12 milioni e paga dividendi per 125 ml di euro.
E che, per bocca del suo presidente Moltrasio, definisce gossip il processo per ostacolo alla vigilanza dei vertici bancari.

Dalle banche alla banda larga per internet, l'infrastruttura tecnologica che metterebbe i cittadini italiani e le imprese alla pari con gli altri paesi europei.
Dopo anni di promessi investimenti e di veri soldi spesi, a che punto siamo?

Ma prima di tutto, l'anteprima: Cartellino rosso per furbetti di Alessandra Borella

Il decreto Madia voleva mettere la parola fine ai furbetti del cartellino nella pubblica amministrazione, ma si sta scontrando con i tempi lunghi della giustizia civile e penale.
Alla fine il rischio è che i furbetti rimangano al loro posto, semplicemente si è fatto lavorare il Tribunale per niente.

La media è di tre licenziati al mese, da quando è in vigore il decreto Madia contro i furbetti del cartellino nella pubblica amministrazione. Tra loro c’era Letizia Beato, dipendente del Campidoglio da 27 anni. Il 20 aprile 2017 si sente male, esce senza timbrare, finisce in ospedale e si trova licenziata nel giro di un mese.
A distanza di un anno il tribunale di Roma annulla tutto e l'impiegata viene reintegrata, con dieci mesi di stipendi arretrati e il pagamento delle spese legali a carico del Comune. Siamo solo al primo grado del giudizio civile e già si vede che il "procedimento lampo" non va proprio alla velocità del fulmine. Il decreto Madia ha introdotto l’obbligo di sospendere subito il furbetto beccato in flagranza e di sanzionarlo entro trenta giorni, invece dei 120 che concedeva la legge Brunetta anti-fannulloni. Ma zelo e velocità si scontrano con i tempi dei procedimenti paralleli - civile e penale - e con gli errori che gli enti pubblici possono commettere per rispettare i termini. Alla fine chi la spunta? Il presunto furbetto o l’ente che vuole liberarsene?


Il salvataggio delle banche venete.

Report torna ad occuparsi di banca Intesa e del fallimento della banche popolari venete, con un servizio di Giovanna Boursier sulla commissione di inchiesta sulle popolari, presieduta dal senatore Casini.

Di fronte alla stampa, il presidente della commissione parlamentare sulle banche, Pierferdinando Casini, ha parlato di ladri: “ci sono dei ladri nel sistema bancario, dei truffatori ..”.
Ma chi sono i ladri e i truffatori? I dirigenti delle banche venete, di MPS, di Etruria?
“Io non mi permetto di dire chi sono quando ci sono dei tribunali che stanno facendo delle inchieste”: chiedete i nomi ai giudici, dice Casini. Se e quando arriveranno le sentenze.
Casini, nella conferenza stampa era di fretta per la campagna elettorale: la commissione banche forse era stata pensata anche per questo, annunciata nel 2016 e tenuta in scacco su input del governo Renzi.
Commissione che però, alla fine, si è dimostrata un boomerang per il Partito Democratico.

Ma Casini è stato candidato a Bologna, nel feudo del PD, dove è stato alla fine eletto: un collegamento che fa sorgere pensieri maliziosi, visto che il presidente Casini con la sua commissione ha indagato anche su banca Etruria, dove ha lavorato come dirigente prima e vicepresidente poi il padre dell'ex ministro Boschi.
“Casini è da anni un interlocutore del pd” ha tentato di difendersi di fronte a Giovanna Boursier Orfini (presidente PD): un do ut des in cambio di un occhio di riguardo per le banche di famiglia?
Casini ce l'ha fatta, mentre Orfini è stato recuperato col proporzionale.
Da quando Casini è diventato di centro sinistra?
“Ma lei mi aveva detto che mi faceva una intervista gentile ..”

Non è mai stato iscritto al PD, non voleva nemmeno che si facesse la commissione di inchiesta sulle banche. È stato beneficiato senza volerlo.
Non voleva nemmeno ascoltare l'attuale sottosegretario Boschi (sulla vicenda Ghizzoni – Etruria, riportata nel libro di De Bortoli): ha spiegato Casini che non voleva fare la campagna elettorale per una parte avversa al PD.
Che l'ha candidato prima che consegnasse la relazione finale sulle banche: l'ex ministro Visco riconosce a Casini di aver condotto il suo lavoro in commissione con una certa abilità politica e ha potuto concludere dicendo, ci sono dei ladri, ma non c'è nessun colpevole da indicare.

Uno che invece non ha condotto il suo lavoro in commissione con la stessa abilità è stato il senatore di FI Augello: non è stato ricandidato dal suo partito e dunque oggi è impegnato in un trasloco.
Ha votato no alla relazione di maggioranza: “fatico a credere che le liste del centro destra siano scelte dal PD” racconta.
Il PD che aveva in commissione il suo tesoriere che era in società col fratello della Boschi: me lo hanno detto, il commento laconico dell'ex senatore..

AD di Intesa Messina

La storia della commissione è legata al fallimento delle banche popolari e all'ultimo default delle venete, sancito dalla BCE nel giugno scorso.
Si prende tutto Banca Intesa, su richiesta del nostro governo che si tiene la bad bank coi commissari, mentre cede ad Intesa la good bank per un 1 euro.
Per non doverci mettere del suo, l'AD di Intesa Messina chiede al governo 4,8 miliardi di euro cash e altri 12 miliardi di garanzia (soldi che ora comportano un aumento del debito pubblico con tutto ciò che ne consegue).
Un regalo a banca Intesa?
“E' la favola più grande che è stata raccontata nel nostro paese” - ha risposto Messina: non aumenta l'utile della banca, migliora il bilancio ma, spiega l'AD, mai avrebbe acconsentito a questa operazione che peggiora la qualità di Intesa.
Si sono salvati i correntisti e gli obbligazionisti che sono stati trasferiti in Intesa; ma gli azionisti delle venete hanno invece perso tutto. Molti di questi 87mila erano risparmiatori truffati: persone che hanno perso in un colpo tutti i risparmi, di anni di lavoro e che nemmeno potranno rifarsi con la via giudiziaria.
Quanto meno il processo contro i vertici di Veneto Banca, che è a rischio prescrizione e ora i PM, pur di recuperare qualcosa, stanno valutando l'ipotesi di aprire un fascicolo per il reato di bancarotta.

Qui l'anticipazione su Raiplay
I lavori della Commissione parlamentare di inchiesta sulle banche, presieduta dal senatore Pierferdinando Casini e istituita per indagare sulla crisi del sistema bancario italiano, chiudono il 30 gennaio con una relazione che sostanzialmente imputa i fatti alla mancata vigilanza e alla scarsa comunicazione tra Banca d’Italia e Consob. Una task force di quaranta parlamentari che alla fine non indica i responsabili, né per i fallimenti delle banche popolari né per le truffe a centinaia di migliaia di risparmiatori. Tra gli auditi anche l’ex ad Unicredit, Federico Ghizzoni, che ha confermato che l’allora ministra Maria Elena Boschi aveva chiesto di valutare un intervento su Banca Etruria; mentre il governatore Ignazio Visco ha precisato che a chiedere di intercedere per Banca Etruria in Banca d’Italia era sceso in campo anche l’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi. Eppure, come ha dichiarato lo stesso Pier Carlo Padoan, l’unico deputato a interloquire sulle banche è lui: il ministro dell’Economia. Il senatore Casini, appena rieletto, ha spiegato in un'intervista esclusiva a Giovanna Boursier perché Renzi lo ha scelto come candidato a Bologna e i retroscena dei lavori della Commissione. L'ad di Banca Intesa Carlo Messina, che ha acquistato a un solo euro la gook bank delle popolari venete, spiega invece perché ha chiesto al governo italiano cinque miliardi cash e garanzie per 12 miliardi per intervenire. Soldi che oggi si scopre pesano su deficit e debito. È stata la strada migliore? Il governo aveva anche detto che per il salvataggio delle venete non c’erano altre offerte, invece Report ne ha scovata una.


Un paese senza la fibra

Dopo 10 anni di investimenti pubblici per stendere la fibra ottica in tutta Italia, siamo ancora il fanalino di coda in Europa: siamo al 25 esimo posto su 28 per connettività.
10 anni di sprechi, progetti approssimativi e anche qualcuno che è finito sotto indagine della magistratura.
Un ritardo che crea un danno per i cittadini e per le imprese.
Il governo ha messo sul piatto altri 5 miliardi per aprire i cantieri in tutto il paese, per completare il cablaggio.
Ma sarà sufficiente per recuperare il ritardo?

Le tecnologie del futuro hanno tutte una gran fame di banda larga. Ma dopo dieci anni, circa due miliardi di fondi pubblici già spesi e otto miliardi stanziati, la fibra ottica per tutti gli italiani è ancora nel mondo dei sogni. Qui, per esempio, siamo a cavallo tra Abruzzo e Molise.


Quel poco di banda che c'è la porta Nicola Menna con il wireless, gratis, da un anno, per tutte quelle persone che hanno difficoltà ad ottenere un accesso internet dagli operatori: eppure in questa zona sono stati spesi molti soldi pubblici per la rete.
Nel paese di Montefalcone, nel Sannio, è stata costruita la centrale Telecom, c'è un pozzetto per allacciare le linee che poi arrivano alle case ma, poi, l'ADSL di telecom non esiste.
Il servizio arriverà, dicono, quando non si sa ancora...
A Castel Guidone sono stato piazzati 27 km di fibra, fino ad un altro pozzetto: ma la fibra arriva fino agli armadietti Telecom: niente fibra in paese.

La verità è che dietro la banda larga c'è la guerra tra Telecom e il consorzio Open Fiber per la cablatura del paese, la guerra in corso per la conquista di Telecom, spolpata nel corso degli anni (dopo la privatizzazione) e ora considerata tardivamente strategica per il futuro del paese, tanto da portare CDP (cassa depositi e prestiti) ad entrare nell'azionariato, in una guerra Francia (Vivendì, il controllore francese) - Italia che passa anche per lo scorporo della rete.

La scheda del servizio - GLI SFIBRATI di Giuliano Marrucci
Nei prossimi cinque anni il traffico di dati sulla rete triplicherà. Le tecnologie del futuro, dal cloud all'internet delle cose, passando per realtà aumentata e virtuale, hanno tutte una gran fame di banda. L'unica tecnologia in grado di garantirne a sufficienza è la fibra ottica. Ma dopo dieci anni, circa due miliardi di fondi pubblici già spesi e otto miliardi stanziati, la fibra per tutti gli italiani è ancora nel mondo dei sogni. Che fine avranno fatto i nostri soldi? Quando riusciremo a metterci al passo con il resto d’Europa?


01 agosto 2012

L'apertura al centro

Mi chiedo: ma come è possibile che Vendola abbia dato l'ok all'apertura a Casini (e lasciando alle spalle Di Pietro)?

"Il centrosinistra - ha spiegato Vendola - è il soggetto fondante dell'alternativa e non deve aver paura di portare con sè chi intende arricchire il suo orizzonte se l'agenda ha al centro i diritti sociali e civili. Io non pongo veti a nessuno".

Pochi giorni fa, Casini se ne era uscito in questa maniera sui matrimoni tra gay
"Il matrimonio tra gay è un'idea profondamente incivile, una violenza della natura sulla natura". Lo ha ribadito Pier Ferdinando Casini

E subito dopo, Vendola gli aveva risposto:
"Quando entra nel campo dei diritti civili, Casini usa un vocabolario violento".
Il centrista-vigile - "Casini pensa di essere l'organizzatore del campo dei moderati e dei progressisti, dopo essere stato per anni la ciliegina sulla torta delle destre italiane. Ha il vezzo di esercitare il diritto di veto: sembra un vigile urbano, sempre con la paletta pronta".


Ecco, su che punto verranno ad incontrarsi Vendola e Casini, per i diritti civili?

A proposito, ecco come Libero da la notizia:

 

29 giugno 2011

Il 2 di picche

Casini si è preso un bel 2 di picche da Bersani (sulla proposta di un governo tecnico), e non deve averla presa bene.

''Se poi Bersani ha tanta voglia di fare l'alleanza con Vendola e con chi dice che e' giusto bloccare la polizia e i cantieri della Tav - prosegue Casini - e' un problema che secondo me rischia di farci passare dalla padella alla brace, cioe' dalla padella di Berlusconi alla brace di un governo che riprenda la vecchia strada del governo Prodi. E questo e' sbagliato''.

Ma Casini non era quello delle mani sul fuoco (su Cuffaro, Dell'Utri, Letta)?
E gli elettori del centrosinistra non si sono già espressi in modo chiaro, dicendo no ad accordi al ribasso verso il centro? No al legittimo impedimento, no al nucleare ..

30 maggio 2011

Attenti a quei due


Ho come l'impressione che si stia passando dai Dalemoni, ai Dalesini. E che questa intesa non sia solo per le riforme instituzionali (riforma dei partiti e della legge elettorale).