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16 maggio 2026

Anteprima inchieste di Report – la famiglia La Russa, il megafono della destra e le falle della giustizia

Il potere dei La Russa

Quanto è influente il nome di Ignazio La Russa nelle nomine per amici e parenti? Report torna ad occuparsi della famiglia di Ignazio La Russa partendo dalla recente nomina di presidente dell’ACI. L’ACI è uno dei più antichi e ricchi enti sportivi italiani, fondato nel 1898 a Torino da simpatizzanti delle auto oggi vanta un milione e duecentomila soci, 450 milioni di fatturato l’anno e 2 miliardi di euro di beni in immobili. Sono cifre che, in epoca di sforamento di bilancio, fanno gola al governo Meloni. Il vecchio presidente Sticchi Damiani è stato fatto fuori: “è stato tutto lasciato alla democrazia interna ” si è difeso il ministro Abodi. Ma il governo di cui Abodi fa parte è intervenuto proprio sulla democrazia interna di Aci per esautorare un ingombrante Sticchi Damiani: il ministero di Abodi gli ha prima sbarrato la strada per la rielezione e ha poi commissariato l’ACI. Dopo il giugno 2025, dopo l’annuncio della candidatura per il quarto mandato, nessuno aveva niente da ridire da Palazzo Chigi. Solo nello scorso settembre, dopo 3 mesi di silenzio, Abodi ha manifestato la propria posizione di netta contrarietà. Come se qualcuno avesse l’intenzione di prendere in mano la gestione dell’Automobile Club – commenta il presidente di Aci Bologna Bendinelli, cosa difficile se Sticchi fosse rimasto alla presidenza.


Questa persona che aveva l’ambizione di controllare la gestione di Aci è stata poi Geronimo LA Russa.

Era un problema di perpetuazione della carica – fa capire il ministro Abodi nell’intervista: ma la perpetuazione della specie deve essere controllata in tutte le federazioni e gli enti pubblici, non solo in quelli dove si vuole piazzare una persona “amica” o di famiglia. Altrimenti si potrebbe pensare che ci siano state pressioni per “piazzare” Geronimo LA Russa in quella carica da parte del presidente del Senato. “Pressioni non ne ho mai avute e non le avrei accettate” spiega Abodi. La stessa versione del presidente del Senato:nessuna influenza su questa nomina anzi, “quando iniziò il suo percorso dentro Aci vent’anni fa, poi diventò presidente dell’ACI Milano, poi vicepresidente nazionale, inizialmente FDI era al2%. Nell’ultima volta come avrei potuto influenzare quell’80% degli elettori indipendenti che hanno eletto ..”.

Nessuna influenza dal padre che voleva che Geronimo continuasse a fare l’avvocato.

Eppure è stato grazie ad un decreto del governo sui mandati degli enti pubblici che è stato fatto fuori Sticchi Damiani e si è aperta la strada al figlio di Ignazio come presidente dell’ACI.

Avere quel cognome ha sicuramente aiutato la carriere di Geronimo ma anche degli altri figli del presidente del Senato: Lorenzo Kocis dal 2022 è consigliere municipale a Milano dove è anche capogruppo di Fratelli d’Italia. Ma il padre non c’entra nulla, spiega il giovane La Russa: “è una cosa che faccio con passione ..”. Ma chi gli ha pagato la campagna elettorale? “Qualche birra da offrire agli amici l’ho chiesta a mio padre” – prova a buttarla sul ridere Kocis ma in realtà, come racconterà Report, la campagna per essere eletto a consigliere municipale è costata più di 2 birre,il presidente del Senato ha sborsato 10800 euro. Una cifra che appare piuttosto alta per questa carica da consigliere se si pensa che il candidato PD alla presidenza del municipio, Mattia Abdu Ismahil, ha speso appena 1200 euro. Papà egiziano e mamma italiana, dichiaratamente omosessuale, la nemesi per quelli di fratelli d’Italia.

La scheda del servizio: In nome del padre di Giorgio Mottola

Collaborazione di Greta Orsi

Immagini di Fabio Martinelli, Alfredo Farina, Dario Parlapiano e Andrea Lilli

Ricerca immagini Alessia Pelagaggi

La Russa e i figli: potere, politica e conflitti d’interesse.

Nella tradizione parlamentare italiana al presidente del Senato, che rappresenta la seconda carica dello Stato, è sempre stata richiesta la massima imparzialità. Ma è stato così in diversi interventi di Ignazio La Russa, alcuni dei quali riguardano anche i suoi figli? Report ricostruisce con testimonianze inedite il ruolo che avrebbe avuto La Russa nell’ascesa del primogenito Geronimo alla guida di Aci, nel percorso politico iniziato dal secondogenito Lorenzo Kocis e nella vicenda giudiziaria che ha riguardato il terzogenito Leonardo Apache.

Il megafono della destra

Vediamo se dopo la prima inchiesta su Esperia, presunto media indipendente in realtà organo di informazione molto legato all’estrema destra di governo, Zavalani (direttore editoriale di Esperia) avrà voglia di confrontarsi con le domande di Report.

Sentir parlare Zavalani è come sentir parlare Meloni o qualsiasi altro esponente della destra meloniana: le radici, il contesto, non si possono cancellare. Radici di cui si vantano pure.

Le domande erano semplici: perché per la fondazione della società si sono rivolti ad una fiduciara, con cui scudare i veri proprietari? Sapevate che il presidente era massone?

Ecco, di fronte a queste domande il direttore ha improvvisato un comizio, tirando fuori i commenti fatti da altri utenti sui sociale (di cui Report non è responsabile).
Ma quanto è vasto (e poco conosciuto) il fronte della propaganda neofascista?

Il servizio di Luca Bertazzoni si occuperà poi di Casaggì, una associazione fiorentina fondata da studenti di azione giovani di AN, da cui è nata la sigla azione studentesca, responsabile dell’aggressione a sei studenti a Firenze. Casaggì è la cerniera tra la destra di governo di Meloni (che a parole prende sempre le distanze dal fascismo) e l’estrema destra, che nel fascismo pesca a piene mani.

Uno dei fondatori di Casaggì, Francesco Torselli, è stato eletto nel parlamento europeo, ma altri fondatori hanno preferito seguire altre strade: Marco Scatarzi ha fondato una casa editrice, Passaggio al Bosco. I libri che pubblica si distinguono per trattari i temi classici del fascismo: la rivalutazione dei valori del fascismo, l’antifemminismo, remigrazione. Tra gli autori in catalogo c’è Mussolini, Clemente Graziani fondatore di ordine nuovo e Leon Degrelle, ex ufficiale delle SS. Report ha chiesto ad Alex Orlowsky di analizzare i contenuti sui social della casa editrice e dei follower: molti sono bot che pubblicano contenuti antisemiti.

Casaggì e Passaggio al Bosco non pubblicano contenuti antisemiti ma interagiscono con account falsi che fanno propaganda fascista.

Loro non si definiscono fascisti” prova a giustificarsi Donzelli – responsabile organizzativo di FDI. Ben venga che si pubblichino i libri, prosegue Donzelli senza censure, riferendosi alle proteste alla fiera Più libri più liberi per la presenza di questa casa editrice lo scorso anno.

Basta con questi tribunali morali, basta censure per i libri che inneggiano ai camerati e al loro valore – aggiunge il presidente della fondazione Tatarella Franscesco Giubilei.

E allora il comunismo, e allora Stalin? La solita difesa (sentità già dall’ex ministro Sangiuliano) va sempre bene per buttarla in caciara. In Italia abbiamo avuto la dittatura fascista mentre i comunisti hanno combattuto per la libertà. Difficilmente negli stand delle fiere si trovano libri a favore della mafia, del terrorismo rosso o di Stalin. L’apologia di fascismo è reato.

La scheda del servizio: Il braccio destro di Luca Bertazzoni

Dai meme ai merchandising: il mondo parallelo della propaganda social

I buchi della giustizia

Nello scorso gennaio Report aveva raccontato del sistema ECM, un programma di Microsoft che è stato installato, in modo silente, sul pc di 40 mila magistrati: dovrebbe servire per l’amministrazione del device da remoto ma, come il servizio ha dimostrato, consente di spiare l’attività dei magistrati senza che questi se ne accorgano.
Tutto regolare secondo il ministero della Giustizia: ma chi garantisce che i dati dei magistrati siano al sicuro?

La scheda del servizio: Giustizia cieca di Carlo Tecce e Lorenzo Vendemiale

Immagini di Antonio Castoro, Chiara D’Ambros, Andrea Lilli, Fabio Martinelli e Alessandro Sarno

Ricerca immagini di Ludovica Sala

Montaggio di Sonia Zarfati

Grafiche di Giorgio Vallati

Report torna sulle falle del sistema informatico al Ministero della Giustizia

Dopo aver rivelato l’esistenza su oltre 40mila postazioni della Giustizia dell’ormai noto Ecm, un comune programma informatico che potrebbe permettere di controllare a livello centrale tutte le postazioni periferiche. Con un effetto collaterale non banale però in un contesto sensibile come quello della magistratura: il programma offrirebbe la possibilità concreta di entrare nei computer di giudici e procuratori senza richiederne il consenso e soprattutto senza alcun tipo di notifica. Con documenti e testimonianze esclusive, Report replica a tutte le rassicurazioni del Ministero e conferma tutti i dubbi della magistratura e delle opposizioni. Dal ruolo degli amministratori alle pratiche sulla trasparenza sino ai fornitori esterni: ci sarebbe più di un buco nel sistema informatico della Giustizia, ma finora l’unico a pagare è stato il tecnico che ha sollevato il caso prima in Procura a Torino e poi con Report.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

13 novembre 2023

Report – la dinastia La Russa e le sigarette usa e getta

IL MONDO DEI PUFF di Antonella Cignarale

Le sigarette elettroniche usa e getta sono chiamate Puff, sono colorate, facili da nascondere nel palmo della mano, sono comode da portarsi dietro. Le possono fumare anche gli studenti senza farsi accorgere a casa, molto meglio delle sigarette.
Ma è meno pericoloso delle sigarette
come affermano i produttori? Alla giornalista di Report quelli che le vendono non se la sentono di confermare, chissà forse un giorno si scoprirà che creano problemi, raccontano.

Secondo il ministero della sanità servirebbero altri studi più approfonditi per capire quanto siano meno pericolose (altro che il 95% spacciato dalla pubblicità), servirebbero studi anche sui gusti con cui queste sigarette sono aromatizzate.

Tutti aromi che sono vietati nelle sigarette con tabacco e che sono spostati su queste sigarette, altrimenti non se le fumerebbe nessuno: così piacciono a tutti, sia agli adulti che vogliono smettere sia ai giovani che iniziano a fumare.

La Vaporart e le altre società che importano questi prodotti hanno scelto di non rispondere alle domande di Report: Roccatti di SET Spa, società importatrice aveva promesso un’intervista, che poi non c’è stata.

Così Report ha deciso di far fare un’analisi su questi aromi: non c’è una regolamentazione ben scritta sugli aromi e nemmeno una indicazione sui livelli di metalli che si inalano.

Luciano Ruggia è il presidente dell’associazione svizzera di prevenzione al tabagismo: è stato il primo a lanciare un grido di allarme su questi prodotti, dovrebbero essere le autorità sanitarie a fare i controlli – racconta a Report – ma sono controlli che non vengono fatti.

LA RUSSA DYNASTY 2 di Giorgio Mottola con la collaborazione di Greta Orsi

Il potere politico ed economico dei La Russa è consolidato a Milano ma ha dei legami forti anche a Paternò: qui venti anni fa la regione Lombardia ha deciso di aprire un call center per i servizi della sanità, con Formigoni presidente della giunta.
Alcuni esponenti della Lega non erano d’accordo, ma fu chiesto loro di votare a favore, era un accordo politico nella giunta, fatto dai capogruppo dei vari partiti di destra. All’epoca capogruppo di An era Romano La Russa: sarebbe stato lui a spingere per l’apertura del call center a Paternò.
L’operazione per il call center a Paternò viene gestita dal manager di Lombardia Informatica Giovanni Catanzaro: “sei un poveraccio” il commento di Romano La Russa oggi, che forse preferisce non ricordare.

Oltre al call center dei servizi sanitari nel 2004 apre un altro call center privato, Midica, che lavorava comunque con la regione Lombardia (e anche Inps e Poste): dietro Midica, schermato con una fiduciaria, c’era il cognato di Romano La Russa, Raspagliesi.
Nonostante le commesse col pubblico, Midica rischia di saltare per i debiti che crescono e i contributi non pagati ai dipendenti: nel 2008 viene salvato da una cordata di imprenditori bresciani, tra cui un fornitore dei Ligresti e della Sai, Patrizio Argenterio.

Oggi Argenterio racconta di aver salvato l’azienda, che non aveva valore, pagandola oltre 3 ml: per vendere la società di cui deteneva le quote, Raspagliesi crea una società con Marco Osnato, altro deputato di FDI.

Oggi Osnato ha scelto di non rispondere alle domande di Report, ritenendole non rilevanti dal punto di vista politico: dietro la vendita della Midica ci sarebbe stato un accordo tra il ministro della Difesa, di La Russa, con Argenterio (smentito dal presidente del Senato).

Raspagliesi ha cercato poi di comprare un altro call center in Lombardia, la Future SRL del gruppo Blue Call che fa capo al manager Ruffino: sulla carta era un azienda in salute, ma dentro l’azienda era entrata una cosca della ndrangheta, quella della famiglia Bellocco.
La cosca Bellocco svuotava le casse della Future SRL, il manager Ruffino cercò di bloccare questa emorragia, finendo minacciato dagli ndranghestisti.
Nel 2011 Raspagliesi compra la maggioranza delle quote della Future SRL da Ruffino, la società della ndrangheta: successivamente rivende le quote ad un prezzo più basso al rappresentante della cosca Belocco, un’operazione molto strana. A meno di non vedere questa operazione con gli occhi della criminalità organizzata.

La Russa ha scelto di commentare la trasmissione non rispondendo ai giornalisti di Report, ma è andato poi da Vespa e in altre trasmissioni per difendersi, chiamando i giornalisti di Report come calunniatori, per quello che era stato raccontato sul padre Antonino.

Per trovare conferme su quanto riportato nel passato servizio, Report ha trasmesso una vecchia intervista all’ex deputato dell’MSI Tommaso Staiti di Cuddia: negli anni 80 era un esponente importante del Movimento Sociale, i suoi attriti con i La Russa iniziano per una vicenda legata ad un immobile a Milano, una vicenda che coinvolgeva sia Antonino La Russa che il manager Virgillito.

Anche lui, Virgillito, originario di Paternò, tra gli anni 50 e 60 costruì un impero in borsa, divenne ricco – racconta il giornalista Gianfranco Modolo - dopo l’introduzione delle leggi razziali quando un imprenditore ebreo gli affido i suoi beni.

Era considerato un raider col pelo sullo stomaco – racconta Staiti di Cuddia nella vecchia intervista: nel dopoguerra Virgillito chiama a Milano Antonino La Russa a gestire la Liquigas. Sull’impero di Virgillito si allunga l’ombra di Sindona, proprietario occulto delle aziende di Virgillito.

Nel video a sua difesa il presidente del Senato ha smentito che il padre conoscesse Sindona, ma Staiti di Cuddia racconta che Antonino La Russa nel 1976 aveva proposto la candidatura di Sindona in un collegio sicuro.
Alla fine, alle elezioni del 1976, Sindona non viene candidato, ma in parlamento col movimento sociale arriva il generale Miceli, allora indagato per il golpe della Rosa dei Venti.
Il movimento sociale candidava questi personaggi implicati negli episodi della strategia della tensione si beneplacito della Democrazia Cristiana.

Report ha intervistato Maurizio Murelli, oggi editore di libri, ma che 50 anni fa fu uno dei protagonisti del giovedì nero di Milano quando, il 12 aprile del 1973, al culmine di una manifestazione neofascista, vietata dalla Questura, viene ucciso un agente della polizia Antonio Marino.

Quella manifestazione fu spinta da Ignazio e Romano La Russa – racconta Staiti di Cuddia e questo viene confermato anche da Murelli oggi.
Quel giorno iniziarono subito gli scontri tra la polizia e i manifestanti del Movimento Sociale e degli estremisti neri : Murelli portò in piazza tre bombe a mano, poi date a Loi, altro esponente della destra. Dopo le cariche, vengono lanciate le bombe a mano la bomba di Loi uccide Antonio Marino, poliziotto di appena 22 anni.

Un danno di immagine per quello che si riteneva il partito dell’ordine: stando al racconto di Staiti, Almirante commissaria il ramo politico giovanile di Milano, gestito da La Russa.

Racconta Murelli, i soldi per il risarcimento della famiglia del poliziotto sono stati messi dalla famiglia La Russa: in questo modo, per il risarcimento, Murelli si fece “solo” 11 anni di carcere.

Il giovedì nero non bloccò la carriera dei La Russa dentro il movimento sociale, ha concluso Murelli. Le bombe a Murelli e Loi furono consegnate da Nico Azzi, altro estremista di destra finito dentro la strategia della tensione.

Sabato a Milano Santanchè e La Russa hanno celebrato la caduta del muro di Berlino e la fine della dittatura comunista: il loro sodalizio politico dura da 30 anni, si fonda da un patto di reciproca utilità- è sempre Staiti di Cuddia a parlare. Lui viene introdotto a Cortina e negli ambienti esclusivi in Italia, grazie a Santanché.
Anche Cirino Pomicino conferma questa amicizia, nata prima che Santanché entrasse in politica: una amicizia cementificata anche grazie a Berlusconi.

Report ha raccontato della nascita del PDL quando La Russa e Santanché diventarono colleghi di partito, fino alla scissione nel 2010, scissione che viene causata anche dal pentito Spatuzza.

Pochi mesi della scissione del 2010, il braccio destro di Graviano, Spatuzza, aveva iniziato a collaborare, contribuendo a riscrivere la vicenda della strage di via D’Amelio, togliendo di mezzo Scarantino e rimettendo al centro della scena i Graviano.

La strategia di cosa nostra, secondo Spatuzza, puntava su Berlusconi e sul compaesano Dell’Utri: il governo Berlusconi, come reazione alle sue parole, decide di non rinnovare il programma di protezione al pentito Spatuzza.

Fabio Granata, allora in commissione antimafia, fu l’unico nel PDL a prendere le difese di Spatuzza: il pentito diventa la prima crepa tra l’ala finiana e l’ala berlusconiana dell’allora maggioranza di centro destra.

Granata fu attaccato dal PDL e in particolare da La Russa, nel 2010: la sua colpa era aver detto che il governo Berlusconi stava rallentando la lotta alla mafia e la voglia di scoprire la verità sulla morte di Borsellino.
La Russa era molto vicino a Berlusconi, tanto da rimanere a fianco dell’ex cavaliere anche quando Fini fonda un suo partito: rapporto che rimane stretto anche dopo la rinascita di Forza Italia e la nascita di Fratelli d’Italia.

Berlusconi finanziò nel 2012 per 750 mila euro il neo partito FDI nato a dicembre e che nelle elezioni del 2013 si presentava alle elezioni a casse vuote.
Secondo quanto racconta ancora Granata: “fu una strategia di fondo di Berlusconi, pensava che far nascere un partito che avesse una sua identità legata alla destra italiana togliesse spazio a Fini e al nostro gruppo.”

In questa strategia ha avuto un ruolo anche La Russa?
“Io credo di si perché i rapporti tra La Russa e Berlusconi andassero oltre la politica.”

Un anno dopo il finanziamento di Forza Italia, il figlio di Ignazio La Russa, Geronimo, tifosissimo dell’Inter come il padre, entra nei cda di tre società collegate alla squadra di calcio del Milan, quando ancora era di proprietà di Berlusconi (compresa la società che doveva costruire il nuovo stadio). Geronimo La Russa ne esce solo nel 2017 quando il Milan viene ceduto alla cordata cinese capeggiata da mister Li.
Ma Geronimo riesce a rimanere nei cda di altre società del gruppo Berlusconi: la Holding quattordicesima, la vecchia holding dei figli di Berlusconi e la H14 (sembra che abbia lo stesso nome ma ha una struttura diversa), queste due società rappresentano la cassaforte dei figli di Berlusconi.
È infatti attraverso la Holding quattordicesima che gli ultimi tre figli detengono il 22% di Fininvest, mentre H14 è lo strumento con cui i tre figli dell’ex presidente del Consiglio fanno i loro investimenti finanziari in fondi e aziende.
Nel cda delle due holding siede un alto dirigente
di Mediolanum, Furio Pietribiasi e, accanto a lui, Geronimo La Russa.
Nel consiglio di queste due Holding – spiega il consulente di Report Gaetano Bellavia – ci sono solo due estranei alla famiglia, “Geronimo e un grande manager di Mediolanum, quello che si occupa degli investimenti esteri, comunque interno al mondo Fininvest”.

12 novembre 2023

Anteprima inchieste di Report – la dinastia La Russa e i progetti del PNRR sulle periferie

I miliardi del PNRR dovrebbero essere usati anche per riqualificare le periferie, da nord a sud. È davvero così?

Poi un nuovo capitolo del servizio sul senatore La Russa.

L’anteprima è dedicata alle sigarette elettroniche

La scheda del servizio: IL MONDO DEI PUFF

di Antonella Cignarale

Colorate come pennarelli, invisibili in un palmo di mano, sono le sigarette elettroniche usa e getta. Ci sono con o senza nicotina, ma nel 2022 in Italia su 30 milioni di pezzi più di 29 milioni contenevano nicotina. Variegate e dall’aspetto accattivante le sigarette elettroniche usa e getta, anche dette PUFF, si trovano al gusto di tabacco ma anche di frutta, bevande gassate, gelato e anche al gusto di zucchero filato o popcorn. Usate da chi vuole ridurre il danno delle sigarette di tabacco però si trovano anche in mano ai minori. Si mimetizzano tra i loro evidenziatori di scuola, non puzzano di fumo e il più delle volte sono invisibili a genitori e docenti. Ma quanto sappiamo di questo mondo?

La dinastia La Russa – secondo capitolo

Nel servizio di ottobre Giorgio Mottola aveva raccontato delle origini della famiglia dell’attuale presidente del senato, Ignazio La Russa: l’arrivo a Milano del padre, senatore del MSI, l’incontro con un raider della finanza, Michelangelo Virgillito, anche lui originario di Paternò, che negli anni sessanta gli affida delle importanti società della finanza italiana.

L’origine “misteriosa” delle fortune di Virgillito (che era stato soprannominato il corsaro, uno dei primi finanzieri d’assalto), l’incontro con Ligresti
La rete clientelare costruita piano piano in Sicilia, la storia del call center di Paternò che lavorava per la regione Lombardia.
Giorgio Mottola ha intervistato nuovamente Filippo Condorelli, ex dirigente di AN a Paternò: l’onorevole Santanché nei primi anni della sua carriera politica veniva ospitata dalla famiglia La Russa nella villa di Ragalna, paese della loro villeggiatura estiva, ed è qui che Santanché inizia a fare pratica come amministratore pubblico nel settore del turismo, il suo mandato dura meno di un anno, ma riesce comunque a lasciare il segno.


Lo racconta l’ex assessore al turismo del piccolo comune nel catanese: Santanché realizzò un piccolo progetto per un villaggio vacanza, “Villaggio delle stelle”, “un camping con dei bungalow a cielo aperto, con una vetrata che potesse far vedere le stelle, posizionato intorno ai duemila metri sull’Etna ..”. Un mega campeggio di lusso sul dorso del vulcano, ancora oggi in piena attività eruttiva: il Twiga in versione piroclastica non raccoglie reazioni entusiastiche e il progetto rimane nel cassetto del comune di Ragalna.
Fabio Granata all’epoca, nel 2004, era assessore regionale: la proposta non arrivò mai al suo ufficio, ma ora che Santanché da assessore è stata promossa ministra al turismo, è tornata a proporre l’idea del campeggio di lusso sull’Etna che nel linguaggio moderno del marketing si chiama gampling.

In America facciamo la fila per vedere i vulcani finti” racconta la ministra durante un evento “qua ne abbiamo uno vero e non sappiamo metterlo a reddito. Mi sono chiesta, ma sull’Etna, dove c’è una natura meravigliosa ma è possibile che un imprenditore italiano non vada lì, e io lo aiuterei in tutti i modi, a fare un glamping e a studiare come portare i turisti da tutto il mondo su un vulcano vero..”.
Geniale, no? Abbiamo l’Etna abbiamo il Vesuvio, perché non costruirci sopra un bel villaggio turistico?

Il servizio si occuperà poi dei rapporti tra il senatore La Russa e Berlusconi: il loro rapporto rimane stretto anche dopo lo scioglimento del Popolo della liberà e la rifondazione di Forza Italia, quando il presidente del Senato assieme a Crosetto e Meloni fonda Fratelli d’Italia nel 2012. L’ex cavaliere gioca un ruolo dietro le quinte, finanziando il partito per 750mila euro – racconta l’ex deputato Fabio Granata – soldi che vengono registrati nel bilancio di FI del 2013.
A che titolo? Mottola ha provato a chiederlo al segretario Tajani “ne parliamo.. fate una bella inchiesta così leggendo le carte ne saprai tutto..”. In assenza di risposte ufficiali dai politici (quelli che poi si lamentano dei servizi giornalistici, almeno rispondessero alle domande), dobbiamo fidarci di quanto racconta ancora Granata: “fu una strategia di fondo di Berlusconi, pensava che far nascere un partito che avesse una sua identità legata alla destra italiana togliesse spazio a Fini e al nostro gruppo.”
In questa strategia ha avuto un ruolo anche La Russa?
“Io credo di si perché i rapporti tra La Russa e Berlusconi andassero oltre la politica.”
Un anno dopo il finanziamento di Forza Italia, il figlio di Ignazio La Russa, Geronimo, tifosissimo dell’Inter come il padre,
entra nei cda di tre società collegate alla squadra di calcio del Milan, quando ancora era di proprietà di Berlusconi. Geronimo La Russa ne esce solo nel 2017 quando il Milan viene ceduto alla cordata cinese capeggiata da mister Li.
Ma Geronimo riesce a rimanere nei cda di altre società del gruppo Berlusconi: la Holding quattordicesima, la vecchia holding dei figli di Berlusconi e la H14 (sembra che abbia lo stesso nome ma ha una struttura diversa), queste due società rappresentano la cassaforte dei figli di Berlusconi.
È infatti attraverso la Holding quattordicesima che gli ultimi tre figli detengono il 22% di Fininvest, mentre H14 è lo strumento con cui i tre figli dell’ex presidente del Consiglio fanno i loro investimenti finanziari in fondi e aziende.
Nel cda delle due holding siede un alto dirigente
di Mediolanum, Furio Pietribiasi e, accanto a lui, Geronimo La Russa.
Nel consiglio di queste due Holding – spiega il consulente di Report Gaetano Bellavia – ci sono solo due estranei alla famiglia, “Geronimo e un grande manager di Mediolanum, quello che si occupa degli investimenti esteri, comunque interno al mondo Fininvest”.

Sul Fatto Quotidiano, Davide Milosa riporta un’altra anticipazione del servizio di questa sera:

La Russa è smentito sul padre: “Voleva candidare Sindona”

SCOOP - Il cognato e il manager vicino ai clan

DI DAVIDE MILOSA

Gaetano Raspagliesi, cognato del presidente del Senato Ignazio La Russa, in affari con un imprenditore legato alla ‘ndrangheta del clan Bellocco. Le parole inedite di Tomaso Staiti di Cuddia delle Chiuse, già esponente di primo piano del Msi a Milano, che svela la volontà di Antonino La Russa, padre di Ignazio, di candidare in Parlamento il banchiere della mafia, Michele Sindona.

La scheda del servizio: LA RUSSA DYNASTY 2

di Giorgio Mottola con la collaborazione di Greta Orsi

Dopo le dure polemiche del presidente del Senato contro l’inchiesta andata in onda un mese fa, Report ritorna sull’argomento con un’intervista inedita a un ex parlamentare e dirigente nazionale dell’Msi che conferma i rapporti della famiglia La Russa con alcuni finanzieri opachi, uno dei quali ha fatto fortuna grazie alle leggi razziali contro gli ebrei, e con il banchiere della mafia e della P2 Michele Sindona. Nel corso della puntata sarà trasmessa anche l’intervista esclusiva a uno degli ex militanti neofascisti condannati per l’omicidio del poliziotto Antonio Marino che rivelerà particolari inediti legati agli scontri e ai risarcimenti di quel 12 aprile 1973, noto come il giovedì nero di Milano. Report ricostruirà inoltre la genesi delle relazioni tra il presidente del Senato e Silvio Berlusconi, attraverso la testimonianza di un ex parlamentare di Alleanza Nazionale e del Popolo della libertà, e l’origine della frattura tra Fini e Berlusconi. Infine, Report rivelerà le dinamiche riguardanti il cognato di Ignazio La Russa, Gaetano Raspagliesi, per l’acquisto di un altro call center, questa volta in Lombardia.

Come useremo i fondi del PNRR

Da occasione per cambiare la faccia del nostro paese, i fondi del PNRR sono diventati poi un impiccio, quando si è capito che non avevamo le competenze nella pubblica amministrazione per gestirli, ad una questione secondaria, sparita dall’agenda di questo governo.
Per colmare il bilancio si fa prima a tagliare la spesa pubblica (come prima si è tagliato nel personale della pubblica amministrazione, col risultato di non avere le competenze per fare bandi per il PNRR).

Uno dei progetti che verranno realizzati sarà l’abbattimento delle tre vele di Scampia e la costruzione di nuovi alloggi, con una spesa totale di 152 ml di euro.
Speriamo che lo stato sappia gestire meglio le nuove costruzioni: Bernardo Iovene è entrato dentro le “vele”, per abbattere la prima vela abbiamo speso 160 miliardi delle vecchie lire dal 1997, che aveva perfino resistito alle prime cariche esplosive.

Sarà Danilo Coppe ad occuparsi della demolizione delle ultime “vele” rimaste in piedi: per i calcoli del cemento armati lo stato allora si affidò a Morandi (il progettista dell’omonimo ponte a Genova), “ha preso tutti i coefficienti di sicurezza tutti assieme, come se in un giorno venisse il tornado, il terremoto, il bradisismo e il Vesuvio che eruttava e il risultato è che questi edifici erano in grado di resistere ad un terremoto del 9 grado Richter, erano acciaio intonacato. Quindi ho concepito [l’abbattimento] col ribaltamento ..”
Queste vele potevano reggere a tutto tranne che all’incuria dell’uomo.

Per l’abbattimento di queste vele e la costruzione di nuovi alloggi si spenderanno circa 152ml di euro (fondi PNRR e fondi integrativi), ma qui complessivamente vivono circa 500 famiglie ancora. Dove andranno nel frattempo che si costruiranno i nuovi alloggi?

93 milioni di euro è invece la cifra che il comune di Venezia ha chiesto ai fondi del PNRR non per ristrutturare le case sfitte ma per il progetto “bosco dello sport”, che costerà complessivamente 300 ml: è stato previsto uno stadio, un palasport per 10mila posti, una nuova viabilità, ma la Commissione Europea ha bocciato il progetto e i 93 ml si sono persi.

Iovene ha intervistato Michele Boato, responsabile eco-istituto del Veneto Alex Langer, chiedendo se in questi progetti anche il sindaco avesse interessi personali: “certo, è il padrone della società di pallacanestro che così avrebbe il suo regno, il suo castello ..”
Continua il consigliere comunale Gianfranco Bettin del gruppo verde progressista “se ci sarà un nuovo palasport la Reyer lo utilizzerà, è chiaro che lui ha interesse che si faccia il palasport.”
Questa estate, mentre il ministro Fitto metteva in discussione i finanziamenti del PNRR per la rigenerazione delle periferie delle nostre città proponendo di stralciare dal programma 16 miliardi di euro, dall’altro lato è arrivato il decreto che stanziava 93 ml di fondi statali per il nuovo palasport di Venezia. Una sorta di vendetta nei confronti dell’Europa, il commento di Boato.
Venezia continua a perdere abitanti perché mancano le case destinate agli abitanti, pochi mesi c’è stato il sorpasso con le case per i turisti che hanno superato quelle per gli abitanti che oggi si trasferiscono sulla terraferma. Un fenomeno che a Venezia è sempre esistito, non a caso nel 1908 il comune con Cassa di Risparmio già provvedeva a costruire quartieri destinati ai ceti meno abbienti: nel suo viaggio dentro le calle, Iovene è stato accompagnato da Orazio Alberti, fondatore dell’osservatorio civico sulla casa e sulla residenza: “qui cominciamo a vedere gli alloggi sfitti, la cosa che fa veramente male è trovare queste abitazioni murate, per evitare che ci siano occupazioni..”

Sono case che avrebbero bisogno di manutenzione, l’umidità che sale sgretola gli intonaci. All’altra estremità ad ovest c’è l’isola di Sacca Fisola, un quartiere con case del comune dell’ATER, abbastanza recenti, l’osservatorio, insieme alla consulta per la casa ha censito tutti e 500 gli alloggi popolari: tra comune ed Ater hanno trovato qui 69 alloggi sfitti tra cui alcuni proprio recenti ma completamente murati sempre per evitare che siano occupati abusivamente.

Tra comune ed Ater, abbiamo calcolato che tra Venezia e Mestre il comune ha circa 2000 case non occupate, ristrutturale tutte costerebbe 90 ml, secondo un calcolo di Ater a livello provinciale.
Da Venezia a Roma: per Tor Bella Monaca sono previsti 125 ml di euro, per mettere il cappotto esterno a tutti gli edifici, una nuova costruzione dove saranno trasferite 32 famiglie a fronte delle 112 che saranno sgomberate dal piano terra e primo piano, dovranno far posto a negozi e servizi, un progetto strategico per un maggior controllo del territorio. Ma chi abita al primo piano non sa nulla, “io non ci credo” risponde uno degli inquilini a Iovene, nessuno è andato a consultarsi con queste famiglie che sono scettiche anche sull’arrivo di negozi “ma chi è quel deficiente che viene ad investire i soldi ad un primo piano a Tor Bella Monaca? A me ‘ndo me manni che so 40 anni che so assegnatario qui? Incominciassero a sturare le fogne e i tubi che pisciano acqua ..”
Report ha intervistato il nuovo presidente del minicipio Nicola Franco, di centrodestra, che conosce bene il quartiere essendo nato qua: la sua scrivania è piena di riconoscimenti, nonostante sia da poco presidente, sono le associazioni dei cittadini che riconoscono il mio lavoro – ha risposto a Iovene. Ma dall’esterno arrivano solo brutte notizie: “le brutte notizie ci sono sempre state, qui abbiamo a che fare con 14 clan mafiosi, quando perdi il posto di lavoro, quando ti arrestano papà,al ragazzino che ha 15 anni gli dicono questi sono 500 euro a settimana e ci mangi tu e mamma ma ti metti qui e fai la vedetta.. ”
Nei palazzi di Tor Bella Monaca ci sono 1267 alloggi e solo il 20% sono assegnati regolarmente poi per gli appartamenti occupati c’è stata una sanatoria, ma c’è ancora un 20% di appartamenti non censiti.

Risponde il presidente: “innanzitutto i lavori da cronoprogramma dovevano iniziare a luglio 2023, ancora non si vede luce, siamo fermi ancora al censimento, lì c’è una città sommersa, ci vive gente, oltre ai locali dove ci fanno spaccio della droga, parliamo della piazza di spaccio più grande d’Europa. Gli dicono, ti faremo casa nuova, però nel frattempo tu occupante abusivo senza titolo, che hai pagato, perché c’è anche il racket , adesso esci, perché tra due anni ti ridò casa nuova, ma chi ci crede?”.

La scheda del servizio: PERIFERIE D’AUTORE

di Bernardo Iovene, con la collaborazione di Lidia Galeazzo, Greta Orsi

Saranno demolite le ultime vele di Scampia. Anche le stecche del Bronx di San Giovanni a Teduccio e i Bipiani di amianto di Ponticelli saranno abbattuti per costruire nuovi quartieri con i finanziamenti del PNRR. A Roma invece il serpentone di Corviale e l’R5 di Tor Bella Monaca, quartieri simbolo del degrado della periferia romana, saranno ristrutturati. Sono progetti già avviati con i PUI, Piani Urbani Integrati, che rischiano il blocco perché il governo ha proposto lo stralcio alla Commissione Europea, promettendo ai comuni che hanno protestato finanziamenti da altri fondi nazionali con una scadenza più lunga. Complessivamente sono a rischio 13 dei 16 miliardi di euro previsti. Bernardo Iovene ha girato in ognuno di questi quartieri per documentare le condizioni di vita entrando nel merito dei singoli progetti che, oltre all’intervento edilizio, prevedono programmi di inclusione attraverso la creazione di servizi e spazi per le attività commerciali. Molte le analogie trovate con i progetti di oltre 40 anni fa che da Scampia a Corviale non hanno funzionato. Anche il comune di Venezia ha più di 2000 case pubbliche sfitte da ristrutturare, ma nel Piano Urbano Integrato ha richiesto 93 milioni di euro dai fondi PNRR per costruire il nuovo Palasport. Dopo la bocciatura della Commissione europea, a sorpresa il nostro governo, con un decreto, il 4 luglio è intervenuto con un finanziamento di 93,5 milioni di euro provenienti da fondi nazionali a favore del nuovo Palasport.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

08 ottobre 2023

Anteprima Report - la fortuna dei LA Russa e la sicurezza delle linee ferroviarie

La ministra del turismo, il ministro dei trasporti e il presidente del Senato: sono loro tre i protagonisti delle inchieste di questa prima puntata di Report della stagione 2023 – 2024, tornata alla domenica sera.

Ecco, torna Report e punta il mirino contro il governo di destra – questa l’obiezione che tanti, in malafede faranno, specie quelli che pensano che il giornalismo non debba fare domande, non debba pretendere delle risposta, non sia al servizio del cittadino.
Questa sera Report torna dove ci aveva lasciati, la vicenda del ministro Santanché: il servizio mostrerà documenti e audio inediti che provano che i dirigenti di Visibilia erano già a conoscenza che più dipendenti avrebbero lavorato in cassa integrazione a zero ore.

Il secondo servizio racconterà delle origini del potere della famiglia La Russa che – nella presentazione fatta ad Agorà – viene paragonata alla dinastia Buendia a Macondo (i cent’anni di La Russa) – una famiglia che ha il potere a Milano ma le radici a Paternò: quanto sono stati importanti gli imprenditori di Paternò nella storia finanziaria dei La Russa?

Il terzo servizio riguarda un tema che, dopo l’incidente di Mestre, è tornato molto attuale: la sicurezza sulle nostre strade e sulle linee ferroviarie e su come vengono fatti i controlli.

La balaustra che non ha impedito al bus di sfondare il guardrail e precipitare dal cavalcavia sulla strada sottostante schiacciando i suoi occupanti era arrugginita. Nel 2017 era arrivato al comune di Venezia un rapporto sul suo stato, che consigliava la sua sostituzione, le nostre infrastrutture sono vecchie mentre i mezzi che vi circolano sono cambiati per potenza e altezza.
Questo incidente ricorda quello avvenuto anni fa ad Avellino sull’autostrada gestita dai Benetton, pochi giorni fa sono arrivate le condanne perché sui guardrail venivano messi dei bulloni arrugginiti. Bisogna fare un ragionamento serio sulle strutture e sui controlli che mancano, anche sulle linee ferroviarie: Report ha scoperto che ci sono dipendenti e dirigenti che hanno denunciato dei rischi per la sicurezza e che sono stati invece sanzionati.

Il caso Visibilia

Nella sua autodifesa in Senato, la ministra Santanché si diceva certa che “quella dipendente” – ovvero la dipendente di Visibilia che ai tempi del Covid avrebbe lavorato pur essendo in cassa integrazione, non aveva mai messo piede negli uffici. Ma non è così: la dipendente, nell’intervista a Report, racconta di aver invece lavorato, “io non ho mai smesso di lavorare e ho sempre proseguito tutte le mie attività” perché il suo ruolo di investor relator lo richiedeva, è la persona che da comunicazioni al mercato.

È possibile che questa dipendente non sapesse di essere in cassa integrazione a 0 ore? Non mi è mai stato comunicato, spiega la dipendente, né le erano mai state consegnate le buste paga nei termini di legge.

Ma Federica Bottiglione non sarebbe stata l’unica dipendente di Visibilia ad aver lavorato nonostante fosse in cassa integrazione a 0 ore e quindi pagata dallo stato (almeno da chi paga le tasse): una situazione di cui era a conoscenza l’amministratore di Visibilia, Dimitri Kunz. La prova è una telefonata tra Kunz e la dipendente dove il primo racconta “sono tutti come te [intendendo nella sua posizione] sono tutti in cassa integrazione a 0 ore ..”, nella telefonata si inserisce un altro dipendente che ammette di aver lavorato mentre era in cassa integrazione.

La scheda del servizio: NON SONO UNA SANTA di Giorgio Mottola in collaborazione Greta Orsi

Report torna a occuparsi delle società della ministra Daniela Santanchè. A 3 mesi dall’intervento al Senato in cui aveva promesso di pagare la liquidazione agli ex dipendenti di Ki Group e di avviare la ristrutturazione di Visibilia, siamo andati a verificare come stanno andando le cose. All’orizzonte però non sembra esserci una schiarita. Report manderà in onda audio esclusivi su altri dipendenti di Visibilia che avrebbero lavorato nonostante fossero in cassa integrazione a zero ore e ha poi allargato lo sguardo a quello che viene considerato il padrino politico della Santanchè Ignazio La Russa.

La dinastia dei La Russa

Chissà se all’origine della fortuna della famiglia La Russa abbia contribuito anche santa Barbara, la protettrice di Paternò, il paesino in provincia di Catania dove il presidente del senato è nato.
Forse non è stato grazie alla santa che dei paternesi sono arrivati al CSM, alla presidenza dell’Assemblea regionale siciliana, in Parlamento: “i santi sono santi, i politici sono politici” il commento sibillino del sindaco della cittadina. Perché un gruppo ristretto di fedelissimi del presidente ha beneficiato sicuramente dei suoi miracoli politici: Francesco Ciancitto, eletto nel collegio blindato di Acireale, in paese si dice che sia stato eletto perché dentista di La Russa. Galvagno Gaetano è il nome del presidente dell’ARS siciliana, anche lui nato a Paternò. Nel CSM è stata eletta, come membro laico, l’avvocata Rosanna Natoli, sempre da Paternò.
Il servizio poi racconterà dei rapporti tra la famiglia e un imprenditore che ha trattato negli anni sessanta delle aziende, tra le più importanti di Italia in quel momento, che poi si scoprirà essere finanziate dal finanziere Michele Sindona, il banchiere della mafia e della massoneria.

Nell’anticipazione su Raiplay si racconta di questa parte della storia della dinastia La Russa poco conosciuta: sono gli anni successivi alla seconda guerra mondiale quando Nino La Russa (il padre di Ignazio ) si ritrova ad essere manager di importanti aziende, in quegli anni la fortuna e il potere della famiglia sono legati ad un controverso uomo d’affari, Michelangelo Virgillito, anche lui originario di Paternò. Ogni anno la sua memoria è onorata in una messa a suffragio: “forse è stato un personaggio discusso” arriva a dire il rettore del santuario, “ma è stato un personaggio che ha creduto”. Di certo è stato il più grande filantropo della storia di Paternò, ha eretto istituti per i giovani bisognosi del paese e pagato a sue spese la ricostruzione del santuario della Madonna della Consolazione, distrutto dalle bombe alleate nel corso della seconda guerra mondiale. Tanto che la sua immagine è riprodotta all’interno del santuario, accanto all’immagine di Rosario La Russa, cugino del presidente del Senato: è stato considerato un santo laico, a Paternò, almeno fino a quando apriva il portafoglio.

Virgillito emigra a Milano negli anni ‘20, dove però non era considerato come un santo, ma un diavolo della finanza: il grande economista Ernesto Rossi definiva Virgillito “la parte più cancrenosa del nostro sistema economico”.

Era soprannominato il corsaro – racconta l’ex giornalista de l’Espresso Gianfranco Modolo – perché è stato uno dei primi finanzieri d’assalto della borsa italiana negli anni 60 – “con pochi mezzi e tecniche spregiudicate, basate sul ricatto, determinavano l’andamento della borsa in quegli anni con forti accelerazioni e forti perdite.”


Il giornalista di Report ha incontrato anche Filippo Condorelli, ex dirigente del MSI, poi passato ad An, uno che non nasconde nostalgia per il ventennio: ma a Paternò e nella cintura etnea non è raro trovare cimeli che inneggiano al fascismo oppure trovare nelle bacheche di Fratelli d’Italia immagini di Mussolini. Questo è sempre stato il feudo dei La Russa, Nino prima, senatore del MSI dal 1972 al 1992 (battendo persino i candidati della DC nei collegi catanesi): “era cresciuto tanto, a livello commerciale, a livello economico, gestiva veramente il potere e aiutava la città di Paternò” racconta a Report il dottor Condorelli che col termine aiuto intende assunzioni favorite di cittadini di Paternò in una rete clientelare.

La scheda del servizio: ALL’ORIGINE DEL POTERE DEI LA RUSSA di Giorgio Mottola, con la collaborazione Greta Orsi e la consulenza Marco Bova

Sebbene si sia trasferita a Milano alla metà degli anni ‘50, nella mappa del potere della famiglia La Russa la Sicilia è ancora oggi centrale. Il paese di origine Paternò è la capitale del loro impero politico e finanziario: oltre alla prestigiosa figura del presidente del Senato Ignazio La Russa, questa cittadina alle pendici dell’Etna di appena 45mila anime si è aggiudicata il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, un parlamentare e un consigliere del Csm.
Con documenti inediti e testimonianze esclusive, Report indaga sulle origini del potere e della ricchezza della famiglia La Russa. E in particolare sullo strettissimo legame con un controverso finanziere paternese, Michelangelo Virgillito, che dal nulla aveva costruito un impero finanziario che sarebbe scaturito grazie al patrimonio di ebrei costretti ad abbandonare il paese per le leggi razziali. Ad amministrare questo patrimonio chiamerà, nel dopoguerra, Antonino La Russa che rimarrà anche dopo gli anni Settanta, quando si scoprirà che la galassia delle società messe in piedi da Virgillito erano state finanziate dal banchiere della mafia Michele Sindona. Report ricostruirà anche con documenti e testimonianze inedite il ruolo diretto di Ignazio La Russa nelle vicende riguardanti alcuni call center e in alcune società dove si trovano soci con il passato ingombrante.

La sicurezza delle nostre linee ferroviarie

Della sicurezza delle nostre linee ferroviarie se ne parla solo in occasione degli incidenti, per poi tornare nel dimenticatoio.

Dall’incidente sul regionale Trenord a Pioltello nel 2018, fino all’ultimo, la strage di Brandizzo, quando un convoglio fuori servizio investì cinque operai che stavano eseguendo dei lavori di manutenzione.

Nessuno degli operai che lavorava sui binari avrebbe mai fatto corsi sulla sicurezza alla Sigifer: lo racconta a Danilo Procaccianti Antonio Veneziano ex dipendente della società, “ho preso le scarpe, la roba per lavorare e la sera sono andato sui binari [..] ma corsi di formazione non ne ha fatti nessuno, per entrare alla Sigifer è come entrare in un bar” racconta.
Ora che è successa la tragedia forse qualcosa cambierà, ma prima se in cantiere dicevi qualcosa ti cambiavano di squadra – come successo ad Antonio: noi valiamo zero, diciamo che tutta la Sigifer, tutti gli operai si rideva e si scherzava sempre su queste cose qua, perché “noi lavoriamo come cani”.
Ma nemmeno i cani dovrebbero morire in quel modo straziante, come successo ai cinque operai a Brandizzo. Ora sulla tragedia indaga la procura di Ivrea che ha iscritto nel registro degli indagati il capocantiere della Sigifer e il tecnico di RFI, assieme ai dirigenti della Sigifer con l’accusa di disastro ferroviario colposo e omicidio colposo plurimo, per alcuni si ipotizza anche il dolo. Ma c’è poco da sperare perché si arrivi a giustizia, anche le condizioni della procura sono preoccupanti.

A parlare è il procuratore generale di Torino: “ i cittadini non si aspettino che dalla procura di Ivrea possano arrivare risposte in tempi accettabili e su tutto quello che c’è. [La procura] versa in uno stato comatoso e la polizia giudiziaria è fuorilegge nel senso che ci sono 8 persone e dovrebbero essercene venti..
Chissà se vedremo mai giustizia: “tragedie come queste non sono prevedibili nel senso che domani potrebbe essercene un’altra. Non dobbiamo aspettare la tragedia per mettere un ufficio in condizioni di funzionare. Dobbiamo metterlo in condizioni di funzionare perché se poi ci sono le tragedie, ci sono i grandi processi, l’ufficio si è già attrezzato in partenza. Non è che possiamo arrivare dopo.”

La scheda del servizio: ULTIMA FERMATA di Danilo Procaccianti con la collaborazione Goffredo De Pascale, Norma Ferrara

Viareggio, Pioltello, Bressanone... una lunga sequenza di incidenti sulle linee ferroviarie costata la vita a decine di persone. Le ultime cinque morti sono avvenute a Brandizzo, erano operai al lavoro sui binari senza autorizzazione. C’è chi paventa l’errore umano, ma la Procura di Ivrea sta indagando su una possibile catena di responsabilità. Come viene effettuata la manutenzione e chi controlla che ogni intervento sia a norma? "I nostri sistemi sono certificati", ha dichiarato in commissione parlamentare l’amministratore delegato di Rfi, l’ingegnere Gianpiero Striscuglio, all’indomani della morte dei cinque operai travolti da un treno transitato ad alta velocità. Ansfisa, l’agenzia deputata al controllo, ha sempre rilasciato l’autorizzazione di sicurezza a Rfi, Rete ferroviaria italiana, accompagnandola con una lista di prescrizioni. Venti giorni dopo l’incidente di Brandizzo, l’Agenzia ha deciso di eliminare l’Ufficio ispezioni sostituendolo con uno che si occupa di supervisioni. Quanto è sicura la rete ferroviaria italiana? Report ha scoperto che in Rfi c'è chi segnala i rischi per la sicurezza e viene richiamato e sanzionato.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

19 marzo 2010

Battibecco La Russa - Berlinguer


Dopo uno scontro acceso tra Antonio Di Pietro e il ministro della Difesa Ignazio La Russa, il leader dellIdv si è tolto il microfono ed ha abbandonato lo studio. Il battibecco è precipitato quando Di Pietro ha usato la parola regime parlando di certi atteggiamenti della maggioranza ed è stato difficile, da quel momento in poi, ripristinare i turni di parola tra i due protagonisti del faccia a faccia.

Dopo aver tentato inutilmente di trattenere Di Pietro in studio, Bianca Berlinguer, sconfortata, si è rivolta a Ignazio La Russa dicendo: «senza opposizione con chi continuo il faccia a faccia?».
Pronta e di spirito la risposta del ministro: «La faccia lei lopposizione».
E Berlinguer, stizzita: «Faccia poco lo spiritoso».

09 dicembre 2009

La rissa di La Russa a Ballarò

Quando uno se la va proprio a cercare: la figuraccia di La Russa ieri sera a Ballarò [segnalata da StefsTM ]