Il 5% degli studenti di 15 anni è in grado di comprendere un testo in italiano - ci dice il rapporto dell'OCSE: gli studenti di oggi sono i cittadini di domani, quelli che parteciperanno al voto, quelli che, secondo la Costituzione, daranno il loro contributo a che la macchina della Stato funzioni.
Sono ragazzi che domani non sapranno comprendere i loro diritti, la differenza tra democrazia e democratura, non sapranno distinguere tra comportamenti etici e non.
Per questi ragazzi, un ex ministro in giro al Papeete o un altro ex presidente che va in giro per il mondo facendosi pagare (e raccogliendo fondi da imprenditori per la sua fondazione) non stanno facendo nulla di male.
Il rapporto dell'OCSE ci racconta di un paese diviso in caste, chi può pagarsi gli studi e chi no; di un paese che non investe nel nostro futuro.
Forse, più del MES (e dei suoi meccanismi ancora da chiarire, legati a dei vincoli di bilancio di cui nemmeno si conosce il perché) dovremmo preoccuparci di questo rapporto.
Non investiamo più in scuola e, non solo, ne andiamo anche fieri.
Forse nel piano shock di Renzi si parla di scuola (se non di investimenti in nuove scuole, già promessi nel passato)?
O Salvini (che non chiama mai i suoi elettori come cittadini, ci sarà un perché) ha mai parlato di investimenti in scuola e cultura?
Ecco, questo è il paese che verrà domani.
Inquinato, a rischio idrogeologico e un po' ignorante.
Nessuno io mi chiamo; nessuno è il nome che mi danno il padre e la madre e inoltre tutti gli amici
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04 dicembre 2019
21 maggio 2015
Quell'1% in Italia
Sono i dati dell'Ocse: " un 1% della popolazione detiene il 14,3% della ricchezza nazionale netta (definita come la somma degli asset finanziari e non finanziari, meno le passività), praticamente il triplo rispetto al 40% più povero, che detiene solo il 4,9%."
Si può vedere anche in un'altra maniera: "il 20% più ricco della popolazione della Penisola detiene il 61,6% degli attivi finanziari e non finanziari".
E ancora: "La perdita di reddito disponibile tra il 2007 e il 2011 è stata del 4% per il 10% più povero della popolazione e solo dell’1% per il 10% più ricco. Quanto ai redditi, nel 2013 il 10% più ricco della popolazione guadagnava undici volte di più del 10% più povero".
Questo è l'effetto della fine delle ideologie (quelle di sinistra all'insegna della redistribuzione, della difesa dei ceti deboli), dei governi tecnici, dell'Europa unita solo sul denaro e sul vincolo del 3% e della lotta di classe dei ricchi (chi sta sopra) contro i poveri (chi sta sotto).
Si è allargata la forbice tra i due poli e l'incidenza della povertà è più alta sulle famiglie con lavoratori non standard:
Altro che «Non bisogna mai essere troppo "choosy" (schizzinosi, ndr) - dice - meglio prendere la prima offerta e poi vedere da dentro e non aspettare il posto ideale».
Lo diceva una ministra che passerà alla storia per il buco degli esodati e per quello delle pensioni.
Si può vedere anche in un'altra maniera: "il 20% più ricco della popolazione della Penisola detiene il 61,6% degli attivi finanziari e non finanziari".
E ancora: "La perdita di reddito disponibile tra il 2007 e il 2011 è stata del 4% per il 10% più povero della popolazione e solo dell’1% per il 10% più ricco. Quanto ai redditi, nel 2013 il 10% più ricco della popolazione guadagnava undici volte di più del 10% più povero".
Questo è l'effetto della fine delle ideologie (quelle di sinistra all'insegna della redistribuzione, della difesa dei ceti deboli), dei governi tecnici, dell'Europa unita solo sul denaro e sul vincolo del 3% e della lotta di classe dei ricchi (chi sta sopra) contro i poveri (chi sta sotto).
Si è allargata la forbice tra i due poli e l'incidenza della povertà è più alta sulle famiglie con lavoratori non standard:
"A preoccupare l'organizzazione internazionale è il fatto che il tasso di povertà tra le famiglie italiane di lavoratori "non-standard" (autonomi, precari, part time) sia al 26,6%, contro il 5,4% per quelle di lavoratori stabili, e il 38,6% per quelle di disoccupati. In particolare, mostrano i dati Ocse, se si fissa a 100 il guadagno medio dei lavoratori con posto fisso, quello degli atipici si ferma a 57, con grosse disparità tra le varie categorie (72 per un lavoratore autonomo, 55 per un lavoratore con contratto a termine full time, 33 per un lavoratore con un contratto a termine part time). A questo si aggiunge la sempre maggiore difficoltà a passare da un'occupazione precaria a una fissa"Come a dire che un lavoro fisso sarà anche una barba e una noia (come ci diceva il senatore Monti), ma almeno ti consente un tenore di vita dignitoso.
Altro che «Non bisogna mai essere troppo "choosy" (schizzinosi, ndr) - dice - meglio prendere la prima offerta e poi vedere da dentro e non aspettare il posto ideale».
Lo diceva una ministra che passerà alla storia per il buco degli esodati e per quello delle pensioni.
15 febbraio 2013
Per crescere domani
L'OCSE ha rilasciato il suo rapporto “Going for Growth 2013″.
In esso si parla sì di maggiore flessibilità nel mondo del lavoro
Ma l'OCSE chiede anche altre cose all'Italia:
In esso si parla sì di maggiore flessibilità nel mondo del lavoro
«l'eccessiva tutela del posto di lavoro per alcune forme contrattuali e una rete di protezione sociale piuttosto frammentata hanno creato un mercato del lavoro duale che ostacola una distribuzione efficiente della forza lavoro»e dunque occorre
«proseguire il riequilibrio della tutela del lavoro, spostandola dalla protezione del posto di lavoro a quella del reddito del lavoratore».Peccato che la parte di sostegno al reddito manchi proprio in Italia, grazie a salari bassi ed ad un alta tassazione del costo del lavoro.
Ma l'OCSE chiede anche altre cose all'Italia:
«una migliore formazione professionale e un migliore sostegno ai programmi di apprendistato possono aiutare ad incrementare il capitale umano e migliorare la distribuzione del reddito aumentando le prospettive per i lavoratori scarsamente qualificati».
“Il cuneo fiscale sui lavoratori a basso reddito è elevato”, afferma l’istituto, “il codice fiscale è estremamente complicato e l’evasione è alta”.L’organizzazione chiede all'Italia di
“continuare a migliorare la valutazione nella scuola secondaria cercando di convincere gli insegnanti dei suoi benefici”, di “ampliare l’offerta di formazione professionale post-secondaria” e di “aumentare le tasse universitarie e introdurre un sistema di prestiti per studenti con rimborso condizionato al reddito”.Ma ci sono anche la corruzione e l'evasione che frenano la crescita (all'estero forse lo capiscono meglio di noi): evitare i condoni
“L’Italia deve ridurre le distorsioni e gli incentivi all’evasione diminuendo le aliquote fiscali e riaffermare la volontà di evitare condoni”.e anche:
“ridurre le distorsioni e gli incentivi all’evasione diminuendo le alte aliquote fiscali nominali ed eliminando le spese fiscali”. L’Italia dovrà inoltre “tassare una più ampia gamma di esternalità ambientali e riaffermare la volontà di evitare i condoni fiscali”.
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