26 novembre 2023

Report – il ritorno di Cuffaro, l’inchiesta su Gasparri, il ponte sullo Stretto

TOTO CAMBIA di Claudia Di Pasquale

Ci sono domande che i politici non riescono ad accettare: la giornalista di Report ha chiesto all’assessora alla famiglia della regione Sicilia del padre, mafioso, senza fare alcuna insinuazione.

La notizia ha rilievo pubblico, non è una provocazione, nessuno l’ha accusata di nulla, rimane una professionista stimata che, nel corso della sua vita, ha dovuto fare l’autopsia al cadavere di Falcone.

Non rinnega la storia del padre, perché non la si può nascondere. Forse il suo errore è la mancanza di trasparenza.

Chi non pecca di trasparenza è Totò Cuffato che ha rifondato la Democrazia Cristiana in Sicilia, chiamandola nuova DC, l’inno è Todo Cambia, non a caso.
Ma è veramente un cambiamento?

Tra i nuovi volti del partito c’è proprio Nuccia Albano: “la dottoressa è già provata di quello che avete fatto”, rinfaccia a Report Cuffaro. La colpa? Aver fatto quella domanda e aver trasmesso la risposta, “non rinnego la storia del padre”.

In Sicilia non si può essere ambigui sulla mafia, non si deve nascondere nulla, proprio per un discorso di trasparenza, visto che le colpe dei padri non ricadono sui figli.
Alcuni assessori regionali ne hanno chiesto le dimissioni, dopo quell’intervista, mentre la Nuova DC ha difeso l’assessora anche sui social.

Claudia Di Pasquale ha intervistato l’ex testimone di giustizia Aiello, cognata di Rita Atria: nel 1991 ha scelto lo stato, si è affidata a Paolo Borsellino, sa cosa vuol dire vivere con un nome diverso, perché hai rinnegato la mafia.

La giornalista è andata a Borgetto, paese degli Albano, intervistando le persone su Albano, su Salvatore Giuliano: qualcuno se lo ricorda ancora “il bandito”, della strage di Portella il 1 maggio 1947, secondo alcuni storico il primo atto della strategia della tensione, oppure una sua anticipazione.

Dopo le elezioni regionali del 1947, dove vinse il blocco delle sinistre, serviva “spaventare” i comunisti, con una strage che vedeva tra i protagonisti la banda Giuliano, la mafia trapanese e palermitana, esponenti della X Mas.

Secondo una testimonianza raccolta da Report, Domenico Albano ha nascosto Giuliano quando fu ferito in uno scontro: Albano fu chiamato come teste al processo sulla strage, fu molto reticente, nel promesso emerse anche di una cena tra il mafioso Miceli, Giuliano e l’ispettore Messana.

Era la famosa trinità di cui parlò il luogotenente di Giuliano, Gaspare Pisciotta, al processo di Viterbo: alla fine la mafia lasciò Giuliano, lo fece catturare dai carabinieri, per accreditarsi presso i nuovi politici in regione.

Oggi c’è tanta voglia di dimenticare questo passato, sia Cuffaro che l’assessora sono molti nervosi a queste domande. Lo sapevano tutti chi fosse il padre della Albano – risponde Cuffaro, ma in realtà agli elettori non è stato detto nulla, avrebbero potuto farlo come bel gesto, proprio per prendere le distanze da quel mondo. Che non è finito 60 anni fa, anzi.

Totò Cuffaro è rimasto legato alla sanità: il fratello dell’assessore Albano si chiama Giovanni, presidente della fondazione Giglio, come il nome dell’ospedale di Cefalù. La fondazione privata gestisce questo ospedale: Report ha chiesto conto al professore se fosse vero che nell’ospedale stesso fosse fatta campagna elettorale per la dottoressa Albano.

Secondo una dipendente della fondazione, tutti i dipendenti sono stati invogliati per votare la sorella del presidente Albano, perché ci sarebbero stati dei vantaggi. Qualcuno di loro ha anche partecipato alla campagna elettorale: ci sono stati dei messaggi dallo staff amministrativo, dei volantini sono girati nell’ospedale.
Cuffaro ha negato questo fatto, arrivando anche a minacciare la giornalista, state attenti a cosa dice.

Cosa non vera, invece, è la nomina di Lucia Borsellino del professore Albano, cosa negata dalla figlia del giudice ucciso dalla mafia.

La fondazione Giglio sta stringendo convenzioni con alcune ASL in regione: il servizio di Report racconta di ospedali pubblici lasciati morire, senza medici e infermieri, poi arriva il salvatore della patria,ovvero la fondazione Giglio che però non porta dei medici, perché appalta le prestazioni ad un’altra struttura accreditata. La convezione aperta a Messina è stata bloccata ora dai sindacati.

Mancano medici in provincia, così l’ASP di Palermo sposta medici da Termini Imerese al Santa Sofia: anche in quest’ultimo ospedale arriveranno medici dalla fondazione Giglio, non si sa quanti, il commissario straordinario non sa il numero.

I cittadini di Sciacca sono scesi a protestare contro i tagli all’ospedale: anche qui si parla di una convenzione con la fondazione Giglio.

Stessa storia sulle Madonie, cittadini in difesa dell’ospedale di Petralia: come in altri ospedali, arriveranno qui i medici dalla fondazione.

La fondazione fa un lavoro di surroga, sta mandando i medici ad aiutare i medici del pubblico” ha risposto il presidente Cuffaro, secondo cui andrebbe anche ringraziata.

La fondazione Giglio rimane una fondazione privata, sebbene abbia tra i soci anche la regione, ma si nutre delle carenze della sanità pubblica.
E i suoi dipendenti si sono organizzati per fare campagna elettorale per la sorella del suo presidente.

Spy Game – l’anteprima dell’inchiesta su Gasparri

Report ha mandato in onda una anticipazione del servizio sul senatore Gasparri: si parte dalla cessione di Telit, ceduta dallo stato ad una società israeliana, gestita da Ouzi Cats fino al 2017.

In questi anni ha consolidato i rapporti che lo hanno portato oggi a presiedere la Cyberealm – racconta il servizio di Report: dentro questa società c’è l’italoisraeliano Leone Ouazana, già direttore delle relazioni istituzionali di Telit, anch’egli legato agli apparati israeliani.

L’altro personaggio dentro questa società è Ouzi Cats, oggi di nuovo attivo in Italia come rappresentante occulto della Cyberealm.

Come racconta il servizio, lo scorso 12 luglio all’Agenzia delle Dogane si sono presentati due israeliani che volevano vendere un software per catalogare le merci, ma poi l’affare poi non si è concluso perché il software non aveva convinto i funzionari delle Dogane. L’appuntamento era stato procurato da Maurizio Gasparri.

Gasparri sapeva che attorno a Cyberealm c’erano collaboratori di servizi segreti straneri? Oggi il senatore non risponde a questa domanda, stesso atteggiamento da parte del ministro Tajani.
Ma oggi c’è un altro problema: di questa carica l’ex vice presidente del Senato non ne ha parlato dopo la sua elezione, non c’era obbligo si difende Gasparri.

Ma il regolamento del Senato prevede che la mancanza di trasparenza prevede perfino la decadenza: se non si fosse dimesso da vice presidente, sarebbe stato nella commissione che dovrebbe valutarlo.
Questo spiega tutto l’interesse per la trasmissione, che oggi non ha intenzione di dimettersi, nemmeno di lasciare il suo posto in commissione di Vigilanza, dove ha denunciato Report per dei commenti sui social, di aver fatto un servizio per vendetta. Ha fatto pure una interrogazione parlamentare per chiedere al ministro Nordio di verificare l’inerzia delle indagini per diffamazione contro Report..

L’UOMO DEL PONTE di Danilo Procaccianti

Il progetto del Ponte nasce dal lontano 1971, quando diventa opera di interessa nazionale. È il governo Berlusconi che fa partire il progetto, almeno sulla carta.

L’inizio dei lavori è stato sempre annunciato, da Berlusconi, Renzi (quello di governo), poi ancora Berlusconi, Salvini e Meloni.

Semo sicuri che ‘o famo? Siamo sicuri che sia un’opera urgente, che tutti gli italiani chiedono, che si veramente un servizio per gli italiani?

In questo progetto Report ha scoperto vecchi personaggi, come Pietro Ciucci, presidente della società Ponte di Messina (che finora ha speso 432 ml di euro, per fare solo la variante di Cannitello), scelto da Berlusconi nel lontano 2002.

A Villa San Giovanni ancora aspettano le opere compensative e sono abbastanza scettici di fronte a nuovi annunci.

Ad indicare il nome di Ciucci a Salvini sarebbe stato l’ex ministro Lunardi: lo racconta un tecnico del ministero a Report che aggiunge anche che Lunardi avrebbe partecipato anche alle prime riunioni con Salvini, anche prima che il governo Meloni giurasse.

Tutto normale, secondo l’ex ministro, perché doveva fare il passaggio di testimone col nuovo ministro: i suoi solo solo consigli, nessun incontro, nemmeno coi legali di Webuild.

Report ha anche raccontato dei lauti stipendi all’Anas di Ciucci, sia DG che presidente, fino alla legge che vietava il cumulo delle cariche, quando si liquidò una buonuscita per più di 1 ml di euro.

C’è stato poi il passaggio sui viadotti costruiti dall’Anas in Sicilia, crollati e finiti sotto inchieste della procura: il Viadotto Torbido, in Calabria è ancora in piedi ma sta franando. Si sarebbe dovuto ricostruire, ma del progetto non è rimasta ombra.

Oggi Salvini ha richiamato Ciucci, l’unico capace di costruire il ponte secondo l’Ance di Messina.

Tutto archiviato o dimenticato, i crolli dei ponti (l’inchiesta sul crollo subito dopo l’inaugurazione è prossima alla prescrizione), le indagini sulle tangenti (le ciliegie della Dama nera) che forse finiranno nel nulla (e su cui Ciucci non è mai stato nemmeno indagato).

Sul ponte grava il rischio dell’infiltrazione mafiosa anzi, secondo il ministro Salvini, sono proprio una occasione per combattere la mafia, perché si creano posti di lavoro.
Altro che i timori di don Ciotti (il signore in tonaca), secondo cui il ponte unirà due cosche: parole volgari, ignoranti, secondo il ministro.

In sala hanno anche applaudito a questo modo di fare politica, per cui chi si permette di fare domande, di esporre dei dubbi, deve essere spazzato via.
Il magistrato Lombardo di Reggio Calabria ha dedicato gli ultimi anni del suo lavoro sulle infiltrazioni della ndrangheta nel potere economico e politico: anche lui ripete le parole di don Ciotti, il rischio di infiltrazioni è concreto, anche da parte di soggetti che hanno un ruolo strategico per le ndrine, gli “invisibili”.

L’allarme mafia era stato lanciato anche dalla diplomazia americana, come abbiamo letto dai cablo pubblicati tra il 2008 e il 2009 da Wikileaks di Assange: i diplomatici americani scrivono che la mafia potrebbe essere "tra i principali beneficiari" della costruzione del ponte sullo Stretto di Messina, che comunque "servirà a poco senza massicci investimenti in strade e ferrovie" in Sicilia e Calabria. Ne abbiamo parlato con la giornalista Stefania Maurizi: "Per loro la Sicilia è una regione cruciale, e lo scrivono nei cablo, è la sede di una importantissima base, la base di Sigonella, che poi è diventata il cuore della guerra dei droni. È importantissima anche perché sono stati scoperti importanti giacimenti di gas naturale e perché ci sono strutture di intelligence cruciali, come i cavi sottomarini a fibra ottica che non sono di proprietà diretta americana, ma che sono nei loro programmi di sorveglianza di massa della NSA, come abbiamo scoperto grazie a Snowden. Quindi per loro la Sicilia è una regione cruciale. Dobbiamo capire che queste corrispondenze devono essere lette da Washington, cioè da chi fa la politica estera degli Stati Uniti, che deve avere una rappresentazione fattuale della situazione in un certo paese. Quindi non sono parole in libertà. "

La gara d’appalto si è svolta nel 2005, il progetto è fermo al 2011, è vecchio e non vale niente nelle mani del consorzio: il ministro Salvini ha resuscitato la vecchia operazione per decreto, mentre avrebbe potuto rifare la gara. Significa che ogni modifica al progetto (perché oggi si usano nuovi materiali) potrebbe generare dei contenziosi.
La fonte nel ministero parla di riesumazione del passato, gli uomini di Ciucci non vogliono toccare nulla per non rifare la gara.

Il consorzio vincente della gara del 2005 è quello di Salini (oggi Webuild): avendo fatto causa allo Stato, Salini non dovrebbe lavorare per lo Stato, proprio per il contenzioso, ma Salvini è fiducioso, nel 2024 sarà tutto a posto.

Abbiamo fatto un grande favore al privato Salini, spiega a Report il presidente di Anac Busia: il governo si è orientato per non seguire i suggerimenti dell’autorità anti corruzione.

Non da molta tranquillità sapere che stiamo costruendo il ponte a campata unica più lungo al mondo, con un progetto vecchio di 12 anni, dove troviamo assieme sia la strada che la ferrovia.

Il ponte sospeso è soggetto a spostamenti, inclinazioni trasversali, è questo è molto pericoloso per un treno: non possiamo parlarne con leggerezza, lo stiamo studiando da 50 anni, non è un buon segno, significa che ancora non abbiamo trovato una soluzione ai suoi problemi.

Nel nuovo progetto terranno poi conto dei cambiamenti climatici? Il comitato tecnico scientifico ha a capo il professor Prestininzi, firmatario di un appello col titolo “il cambiamento climatico non esiste”. Non è un negazionista, semplicemente non è l’uomo che causa i cambiamenti climatici..

Il progetto non è stato aggiornato, l’aggiornamento presentato a settembre non è un vero aggiornamento, non c’è nemmeno l’elenco dei nuovi prezzi. Non tiene conto dei cambiamenti climatici, terrà conto almeno del rischio terremoto?
La faglia che ha generato il terremoto del 1908 è stata identificata solo nel 2021, anni dopo il progetto del 2011: in un’area a rischio sismico stiamo progettando l’opera più importante nel pianeta
e quella con maggior esborso di denaro per la nostra Repubblica.

Altro problema è far partire i cantieri nel 2024: a quell’epoca dovrebbe essere pronto il progetto esecutivo, ma secondo Report e i gli esperti intervistati, questo non sarebbe possibile, servirebbero almeno due anni per prepararlo e validarlo.
C’è il rischio che partiremo in fretta, nel 2024, ma per fermarci subito perché bisognerà studiare tutti gli aspetti tecnici rimasti insoluti e le criticità: lo studio dei venti, i cambiamenti climatici, la natura del ponte e della sua elasticità (compatibile col passaggio del treno)…

Il fact checking sul ponte

Ma dobbiamo osare, dice Salvini in Parlamento, altro che analisi costi benefici.

Dobbiamo osare ma anche rispettare le leggi, che richiedono proprio l’analisi costi benefici, oggi fatta solo da un ente indipendente: secondo il professor Ramella, sarebbe un’opera in perdita, perché i flussi di attraversamento dello stretto sono in calo.

I centomila posti di lavoro promessi da Salvini sono numeri non basati su alcuno studio serio.

Le minori emissioni di co2 nell’aria di 140 mila tonnellate – sempre riferita da Salvvini - non sono basate su alcuno studio universitario: il numero non cita la fonte del dato, che arriva da un ex consulente di Eurolink, Mollica.

Nel suo studio precisa che le sue note non hanno pretesa di scientificità: le 140mila tonnellate di minori emissioni si basano sul pretesto che non ci saranno più traghetti..
Salvini avrà fatto il fact checking sugli studi dell’ingegner Mollica (il cui giudizio sul ponte non è proprio super partes)?

Mollica era in contatto con l’ex sottosegretario Siri della Lega, con mail dove si parlava di convegni in cui si voleva nascondere l’aspetto politico.

Nel luglio 2017 Mollica scrive perfino un discorso ad Armando Siri: “ma dopo tutte le querele perché mi vuole fare una domanda? Ma a lei cosa gliene importa? ..”

Siri è un ex rappresentante delle istituzioni, è consulente del ministro Salvini, ha l’obbligo della trasparenza: in studio Ranucci ha precisato che tutte le querele intentate da Siri sono finite in archiviazione, perché lavoro giornalistico.

Chissà cosa è cambiato dal 2016, quando l’altro Salvini era contrario al ponte.

Eppure aveva ragione nel 2016: le linee ferroviarie sono ancora non elettrificate, per unire due capoluoghi come Trapani e Catania servono decine di ore, ci sono frane che da dieci anni bloccano le linee.

Anteprima inchieste di Report – gli interessi di Gasparri e gli interessi dietro il ponte sullo stretto

L’infinito ponte sullo Stretto, il grande progetto da sempre promesso dai governi italiani come foglia di fico per nascondere le vergogne e le mancate promesso per il sud.

Se ne parla da 50 anni, non hanno mai costruito nulla, però ci è già costato centinaia di milioni.

Poi a seguire un servizio sullo Spid (e sulla presunta digitalizzazione del paese) e soliti furbi che hanno approfittato delle falle del sistema.

Infine un servizio sugli eterni Gattopardi in Sicilia, dove non si rinnega nulla, una condanna per favoreggiamento della mafia o una parentela con un boss.

Nella puntata si racconterà degli interessi in conflitto dell’ex ministro Gasparri (il servizio "lungo" andrà in onda domenica prossima).

Gli interessi di Gasparri

L’ex vice presidente del Senato si è segnalato recentemente per i suoi attacchi contro la tramissione Report e il conduttore Ranucci: dietro questo atteggiamento ci sono le domande che i suoi giornalisti hanno iniziato a fare su un’azienda nel settore della cybersecurity di cui Gasparri è presidente e di cui non ha fatto menzione quando è stato nominato al Senato.
Ne da una anticipazione Gianluca Roselli sul Fatto Quotidiano

Gasparri, il lobbista della cybersicurezza

OMISSIONI - Non dichiarò l’incarico, rischia la decadenza

Andrà in onda domani sera su Report “una corposa anticipazione” dell’inchiesta su Maurizio Gasparri, che sarà trasmessa integralmente domenica 3 dicembre. Il senatore forzista (fino a 3 giorni fa vicepresidente del Senato e ora passato a capogruppo azzurro anche per non coinvolgere l’istituzione di Palazzo Madama nelle sue vicende) al momento della sua rielezione, nel settembre 2022, ha tenuto nascosto l’incarico di presidente di Cyberealm, società di cybersecurity con sede a Milano, che opera direttamente e indirettamente con enti della PA e con lo Stato italiano. Come racconta il quotidiano La Notizia, Gasparri non l’ha dichiarato, cosa che potrebbe farlo decadere da senatore, visto che i parlamentari sono obbligati a rivelare tutti i loro incarichi, al fine di evitare possibili conflitti d’interessi. Che in questo caso esistono eccome, dato che il forzista, oltre che in Vigilanza Rai, siede in commissione Esteri e Difesa a Palazzo Madama e si occupa proprio dei temi relativi alla sicurezza digitale e attacchi informatici.

Tra il 2001 e il 2005 Gasparri è stato ministro delle Telecomunicazioni nel governo Berlusconi, sono gli anni in cui lo Stato cede un suo asset strategico, Telit. Gasparri, finito al termine del mandato da ministro entrò nel CDA di Telit per qualche tempo.
“Questa domanda non era prevista” – questo è stato l’atteggiamento del senatore di fronte alle domande di Report, che denota qual è la visione del giornalismo da parte di questa destra e di Gasparri. Le domande devono essere condivise con l’intervistato.

Peccato, perché sulla storia di Telit c’è l’interesse pubblico, con questa azienda il senatore stringe i contatti con le persone che oggi lo hanno voluto in Cyberealm, una scatola societaria che contiene quote di altre aziende specializzate nel campo della sicurezza informatica.
Gasparri è entrato in questa società perché conosceva le persone dentro questa società, per competenza dunque: chi sono queste persone? Gasparri non li nomina, ma Report ha fatto il lavoro di ricerca per noi: il titolare non è un imprenditore qualsiasi, si chiama Leone Ouzana, a lungo direttore della relazioni istituzionali di Telit e che oggi svolge attività di interesse nazionale nel suo paese.

L’AD di Cyberealm ha accettato l’intervista con Report, spiegando quale sia il suo lavoro, molto importante e delicato per Israele.

Ma c’è una altro imprenditore discusso in questa società, molto legato a Ouzana, si tratta di Ouzi Cats, numero uno di Telit fino al 2017, quando fu travolto da uno scandalo: negli anni 90, quando viveva negli Stati Uniti sotto un’altra identità, Cats era finito sotto indagine dall’FBI.
La storia era stata raccontata nell’agosto 2017 da Stefano Feltri sul Fatto Quotidiano, intervistato anche nel corso del servizio.
Dunque oggi Gasparri è presidente di una società che ha direttamente o indirettamente relazioni con lo Stato ma questa carica non è stata dichiarata al Parlamento: “non ho nessun ruolo operativo” si difende Gasparri “il presidente da dei pareri, dei consigli su quelle che possono essere le scelte strategiche”. Ma questa azienda ha relazioni anche con la politica, anche col Gasparri ex vicepresidente del Senato, dunque? “Potrebbe capitare” ha ammesso a Report.
Perché la carica non è stata menzionata? “La legge prevede che siano da indicare funzioni da amministratore o di sindaco, io non sono né sindaco né svolgo funzioni da amministratore.. ”


Fino alla settimana scorsa era vice presidente del Senato: da questa settimana il suo ruolo è stato ceduto a Licia Ronzulli e lui è diventato capo gruppo di Forza Italia, per non mettere in imbarazzo un’istituzione della Repubblica.
Ma Gasparri è membro anche della commissione Difesa e della Vigilanza Rai dove si è spesso lamentato delle inchieste di Report, culminate con la convocazione del conduttore Sigfrido Ranucci in commissione il 7 novembre scorso, quando era già a conoscenza dell’inchiesta da 20 giorni. Convocazione in cui si è lanciato nella scenetta della carota e del cordiale.

Sul Fatto Quotidiano di oggi è uscita una seconda anticipazione

Cybersicurezza, Gasparri mandò lo 007 israeliano all’Agenzia delle Dogane

L’AFFARISTA DI FI IN SENATO - Stasera a “Report”. Da vicepresidente di Palazzo Madama è a capo di una società di sicurezza informatica, ma non l’ha dichiarato 

DI ALESSANDRO MANTOVANI

Lo scorso 12 luglio all’Agenzia delle Dogane si sono presentati due israeliani che volevano vendere un software per catalogare le merci. L’affare poi non si è concluso. L’appuntamento era stato procurato da Maurizio Gasparri, ex ministro e fino a qualche giorno fa vicepresidente del Senato, nella sua qualità di presidente della società Cyberealm che si occupa di sicurezza informatica, con delega tra l’altro ai “rapporti istituzionali” che poi vuol dire lobb. Uno dei due israeliani si chiama Arik Ben Haim. Secondo Report, che stasera su Raitre manda in onda un’anticipazione della sua inchiesta su Gasparri, Arik Ben Haim è un ex dirigente dei Servizi segreti israeliani. Da quando è in pensione fa l’imprenditore della cybersicurezza ma al momento è tornato operativo nella guerra contro Hamas.

Il ponte sullo Stretto – quello che non ci dicono

Dopo cinquant’anni di chiacchiere questo consiglio dei ministri approva il ponte che unisce la Sicilia al resto d’Italia e all’Europa.


Con queste parole il ministro dei trasporti annuncia l’approvazione e la partenza (l’ennesima) dei lavori per la costruzione della grande opera, sempre nel cuore dei governi di centro destra (compreso il governo Renzi). Grande opera sempre data per pronta, qualche pezzo di cemento è stato addirittura inaugurato, in rete si trovano centinaia di rendering su questo progetto di ponte a campata unica.

Il ponte sullo stretto è un favore agli italiani – prosegue il ministro – che lo aspettano da 50 anni e finalmente grazie a questo governo passeranno dalle parole ai fatti.
Come nel 2002 con Berlusconi e il suo fantasmagorico piano per le grandi opere.
O come anche nel 2004, sempre col governo Berlusconi (dove la Lega era pure presente, a proposito di promesse mancate).
Nel mezzo il governo Prodi, nel 2006, secondo cui magari prima si fanno le strade e poi vediamo.
Cacciato Prodi, col ritorno del cavaliere si torna a parlare di ponte nel 2009, nel 2010 annunciava solenne che “entro dicembre sarà pronto il progetto esecutivo del ponte sullo stretto ..”. Si, ma quale dicembre?
Renzi inizialmente, dall’opposizione, era tra i contrari al ponte (prima veniva l’emergenza edilizia scolastica, in Sicilia e nel resto d’Italia): ma nel 2016, al governo, era tutta un’altra musica “realizzeremo l’alta velocità Napoli Palermo che conterrà ovviamente il ponte sullo stretto.”
Berlusconi non si era rassegnato: il progetto doveva essere rimesso in vita, sosteneva nel 2017.
Poi però vennero i governi Conte I e II, il covid, altre emergenze, “non ci sono i presupposti per realizzare il ponte” era l’opinione dell’ex presidente Conte.

Ma non preoccupatevi: la destra non ha dimenticato questa grande opera, la stessa Meloni nel 2021 lo considerava opera strategica, e così, nel 2022, dimenticata l’emergenza covid, l’emergenza scolastica, si è tornati a parlare del ponte. “Il ponte lo famo” annuncia Meloni sorridente di fronte a Vespa, che sta già preparando un bel plastico.

Da quanti anni sentite parlare del ponte sullo stretto di Messina? Report aveva dedicato un servizio nel lontano 2002, ma già all’unità di Italia si è iniziato a discutere di come unire le due regioni. C’è voluto un secolo quando, nel 1968 Anas e FS bandirono un concorso di idee internazionale. Nel 1971 si arrivò ad una legge che definì il ponte opera di interesse nazionale.

Ma non se ne fece nulla fino al 1981 quando nasce la “Stretto di Messina Spa” concessionaria di Stato, con dentro IRI, Anas e le due regioni Sicilia e Calabria.
La società dimostra che il progetto è fattibile e questo parte nel 1985 col governo Craxi: ma quale ponte? Eni sponsorizza il ponte sommerso, trattenuto da dei tiranti in fondo al mare, ma alla fine passò il principio del ponte sospeso a campata unica. Si arriva a dicembre 1992 quando il presidente Calarco consegnò il progetto di massima al governo, ma da allora passeranno altri dieci anni di controlli e commissioni.
Nel 2002 Calarco, giornalista della Gazzetta del sud viene sostituito da Zamberletti, il governo Berlusconi inserì l’opera tra quelle strategiche, quelle da realizzare con procedura accelerata.
“Il ponte si fa” annunciava trionfante ai giornalisti.

Nel servizio di Report del 2002 Aurelio Misiti, allora presidente del consiglio dei lavori pubblici, spiegava che i lavori erano già partiti, ma in realtà si era ancora fermi al progetto preliminare.
Pietro Ciucci, che è ancora AD della società concessionaria, era sicuro: la prima pietra è prevista per l’inizio del 2005. Ma stiamo ancora aspettando..
Salvini ha oggi riesumato la società “Stretto di Messina SPA”, messa in liquidazione da Monti nel 2013: la società, per non fare nulla, c’è costata fino ad oggi 342 ml di euro.

Per la verità una cosa era stata fatta: è stata posata la prima pietra ovvero la variante di Cannitello, spostando la ferrovia, per far spazio ad un pilone del ponte, mai costruito.

Il cubo di cemento realizzato è stato definito da molti un ecomostro, avrebbero dovuto mascherarlo con una collinetta verde, ma è rimasto tale e quale.

Ecco perché i sindaci della zona, come la sindaca di Villa San Giovanni, non si fidano delle promesse: vogliono tempi certi e progetti certi. Come opera compensativa al cubo di cemento avrebbero dovuto rifare i marciapiedi e le ringhiere di tutto il lungo mare, ma ne hanno fatto solo un km su tre, dopo anni. “Su questo li abbiamo sfidati, questo abbiamo detto a RFI” racconta a Report Giuseppina Caminiti “lo abbiamo detto al ministro Salvini, che per essere credibili quando vengono a Villa San Giovanni e ci parlano del ponte sullo stretto, dovrebbero capire che qui ci sono 50 anni di opere incompiute, 50 anni di ritardi.”

Non ci sono solo gli occhi di Salvini e di parte della politica italiana sul ponte: ci sono anche gli occhi della mafia, come dicono le informative della Dia. Sorprende dunque (o forse no) la reazione del ministro alle parole di don Ciotti, un prete che la mafia, con la sua associazione Libera, la conosce molto bene vivendo sotto scorta da anni: “il ponte più che due coste unirà due cosche”, ovvero cosa nostra e ndrangheta.
La reazione aggressiva, scomposta, contro don Ciotti (definito signore in tonaca), ha pure sollevato qualche applauso tra gli imprenditori alla convention dell’Italia del si: “una ignoranza senza confini” è il giudizio di Salvini alle parole del fondatore di Libera.
“Mi ha preoccupato più l’applauso di chi stava in prima fila” – ha commentato don Ciotti – “un modo di fare politica per cui chi si permette di fare osservazioni deve essere spazzato via”.
Perché questa violenza?
“Questa volgarità che non fa onore a chi rappresenta, con un ruolo molto importante, la politica e il governo di un paese. Io ho detto quello che penso, perché non ci siano solo degli annunci, delle promesse, proclami, la Dia stessa ha richiamato, segnalato, l’attenzione che ci deve essere su tutto questo. È una minoranza non degna di rappresentare le nostre istituzioni”.


L’allarme sulle infiltrazioni mafiose era stato lanciato anche dalla diplomazia americana: se ne sappiamo qualcosa è grazie ai cablo che Wikileaks di Julian Assange ha pubblicato tra il 2008 e il 2009:

In alcuni cablo tra il 2008 e il 2009 i diplomatici americani scrivono che la mafia potrebbe essere "tra i principali beneficiari" della costruzione del ponte sullo Stretto di Messina, che comunque "servirà a poco senza massicci investimenti in strade e ferrovie" in Sicilia e Calabria. Ne abbiamo parlato con la giornalista Stefania Maurizi: "Per loro la Sicilia è una regione cruciale, e lo scrivono nei cablo, è la sede di una importantissima base, la base di Sigonella, che poi è diventata il cuore della guerra dei droni. È importantissima anche perché sono stati scoperti importanti giacimenti di gas naturale e perché ci sono strutture di intelligence cruciali, come i cavi sottomarini a fibra ottica che non sono di proprietà diretta americana, ma che sono nei loro programmi di sorveglianza di massa della NSA, come abbiamo scoperto grazie a Snowden. Quindi per loro la Sicilia è una regione cruciale. Dobbiamo capire che queste corrispondenze devono essere lette da Washington, cioè da chi fa la politica estera degli Stati Uniti, che deve avere una rappresentazione fattuale della situazione in un certo paese. Quindi non sono parole in libertà. "

L’operazione di Salvini a sostegno del ponte sembra un’operazione nostalgia: per il ruolo di amministratore ha richiamato Pietro Ciucci, proprio l’AD scelto da Berlusconi, colui che parlò di prima pietra del ponte nel 2005. Ma il nome di Ciucci sarebbe stato indicato a Salvini dall’ex ministro Lunardi, lo conferma un tecnico del ministero che ha partecipato alle prime riunioni con Salvini ministro.
A che titolo un ex ministro ha partecipato a queste riunioni? Non ne vuole parlare Ciucci, sebbene si stia parlando di un’opera che costa miliardi in un momento in cui il governo Meloni ha scelto di non potenziare la sanità pubblica.

Report ha cercato di porre la domanda a Lunardi: dal suo studio è stato visto uscire il professor Prestininzi, coordinatore del comitato tecnico voluto da Salvini che dovrà valutare il progetto del ponte.
“Io non partecipo alle riunioni del ponte [..] il professor Prestininzi è un amico di famiglia, io siccome so che vi eravate preoccupati su come mai avessi incontrato Salvini, io ero obbligato, essendo stato ministro ed avendo lanciato il ponte, adesso dovevo fare il passaggio di testimone..”
Ma a Report un tecnico del ministero ha raccontato altro: che Lunardi avrebbe organizzato un tavolo nel ministero con ingegneri, quindi qualcosa di più di un passaggio di consegne.
Lunardi a Report nega queste ricostruzioni: nessun tavolo, nessun suggerimento del nome di Ciucci, “mi hanno chiesto dei consigli ma a livello, ma io non ho mai fatto riunioni per carità”. Nessun incontro nemmeno coi consulenti legali di Webuild, “io non entro in quelle cose”.
Anni fa aveva suscitato polemiche (ma solo per il tempo di un orgasmo) la frase dell’allora ministro “con la mafia bisogna convivere”: Lunardi ha tenuto a precisare la frase detta “anche se saremo obbligati a convivere con la mafia le opere le faremo lo stesso..”
Nella frase originale Lunardi diceva questo: “Mafia e camorra sono fenomeni che ci sono sempre stati e sempre ci saranno [..] Purtroppo ci sono, dovremo convivere con queste realtà. Noi andiamo avanti a fare le opere che dobbiamo fare”. Ognuno si faccia la sua opinione..

La scheda del servizio: L’UOMO DEL PONTE di Danilo Procaccianti

collaborazione Andrea Tornago

Da più di 70 anni si parla di Ponte sullo Stretto. Non si è mai costruito nulla ma ci è costato già centinaia di milioni di euro. Nel 2013 dopo la liquidazione definitiva della società Stretto di Messina SpA decisa dal Governo Monti sembrava un capitolo chiuso per il nostro Paese. Ha riaperto i giochi il ministro delle infrastrutture Matteo Salvini che ha rimesso in piedi la società e riavviato tutte le procedure per la costruzione del ponte. Il bando di gara era stato vinto per un appalto da 4 miliardi, oggi in Legge di Bilancio ne sono previsti 11,6 ma non si capisce in base a quale progetto visto che l'unico progetto definitivo esistente risale al 2012. Dietro l'operazione Ponte sono tornate vecchie conoscenze di berlusconiana memoria.

Il Gattopardo

La scheda del servizio: TOTO CAMBIA di Claudia Di Pasquale

collaborazione Raffaella Notariale

Totò Cuffaro è tornato e con lui è tornata la Democrazia Cristiana. Tra i nuovi volti della Dc c'è quello di Nuccia Albano, primo medico legale donna della Sicilia e oggi assessora regionale alla Famiglia. Alcune settimane fa Report ha scoperto che è anche figlia dello storico boss di Borgetto, Domenico Albano, deceduto negli anni '60. L'Assessora ha dichiarato che non rinnega il padre, ma che il suo stile di vita è distante dalla mafia e all'insegna della legalità. Il fratello, Giovanni Albano, è a sua volta il presidente della Fondazione Istituto G. Giglio, che gestisce l'ospedale di Cefalù. Che ruolo ha avuto l'ospedale nella campagna elettorale della sorella? E che ruolo ha oggi la Fondazione Giglio nel contesto della sanità siciliana?

Lo spid e la nostra identità digitale

La scheda del servizio: UNO, NESSUNO E CENTOMILA SPID di Lucina Paternesi

Collaborazione Giulia Sabella

Tra il 2021 e il 2023 in alcune città italiane, tra cui Siena, Ancona e altre in Friuli-Venezia Giulia, molti degli studenti che avevano diritto al Bonus Cultura 18App si sono visti azzerare il proprio plafond senza aver fatto accesso alla piattaforma del Ministero della Cultura né aver speso soldi in qualche libreria o acquistando i biglietti per una mostra o un concerto. Ad oggi i casi sono più di 600 e la truffa si aggira sui 300 mila euro. Chi ha sottratto i soldi che i neo 18anni avrebbero potuto spendere in manifestazioni culturali o testi universitari? Mentre il Governo ha deciso di non rifinanziare il bonus, sostituendolo con una Carta del Merito e una Carta cultura giovani in base all’Isee, qualcuno si è approfittato delle falle nel sistema di autenticazione utilizzato per accedere al Bonus 18App, lo Spid.
Ma come, se l’identità digitale di ciascuno di noi prevede l’autenticazione del richiedente? Tra finti librai che incassano buoni mai spesi in assenza di controlli e doppioni delle identità digitali, quanto siamo pronti alla sfida del ‘Wallet europeo’ con cui potremo acquistare un biglietto aereo o autenticarci durante un controllo delle forze dell’ordine?

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

25 novembre 2023

Il giudice Surra e altre indagini in Sicilia di Andrea Camilleri


 
È sempre un buon momento per leggere o rileggere, come in questo caso, dei romanzi o dei racconti di Andrea Camilleri: nel corso della sua lunga vita (che ci auguravamo infinita, ma purtroppo..) il maestro ha saputo deliziarci sia con romanzi lunghi che coi suoi racconti, dove comunque emergeva la sua capacità nell’imbastire trame intricate, nel presentare personaggi fuori dall’ordinario, nel saper catturare l’attenzione del lettore con la sua ironia.

Questi tre racconti ci vengono presentati da Giancarlo De Cataldo che nell’introduzione ci racconta della loro genesi : era il 2005 il giallo italiano si stava scrollando di dosso quell’immagine da romanzo di serie B, “romanzo di genere”, si iniziava a comprendere anzi come forse tramite questo genere di storie si poteva meglio raccontare l’anima nera del paese. Quella ad esempio dove un bravo ragazzo di 22 anni, da una buona famiglia decide di uccidere la ex fidanzata di cui non accettava la fine della relazione (e purtroppo ogni riferimento a fatti di cronaca attuali è non casuale). Da qui la racconta per Einaudi, Crimini, dentro cui troviamo altri racconti di Ammaniti, Fois, De Cataldo, Lucarelli, Massimo Carlotto, Diego De Silva.

Anni dopo, eravamo nel pieno della battaglia dell’allora presidente Berlusconi contro i giudici, colpevoli di voler indagare su di lui, in quanto imprenditore. Ma come si permettono, io sono l’eletto? Erano gli anni dei servizi contro i fidanzati del magistrato Bocassini o dei calzini del giudice Mesiano. Ecco l’esigenza di una nuova raccolta, Giudici, sempre per Einaudi: viene chiesto anche a Camilleri di scrivere un racconto ma, come un vero maestro, Camilleri risponde che per un impegno preso con Elvira Sellerio, Montalbano potrà uscire solo con questa casa editrice.

Infine Il Medaglione, scritto per l’Arma dei Carabinieri nel 2005, protagonista un maresciallo un po’ carabiniere, un po’ giudice, ma comunque un uomo di coscienza.

Troppi equivoci

Un tecnico dei telefoni che viene scambiato per un piccolo trafficante di droga: nel film di Hitchcock era un pubblicitario scambiato per una spia, ma cambia poco. Il primo racconto della raccolta è una storia di equivoci, di una telefonata a cui sarebbe stato meglio non rispondere, di un amore interrotto, di violenza e di persone che si credono sopra la legge. Di una giovane ragazza uccisa e di un altro ragazzo che non si da pace e che deve farsi giustizia da solo.

L’opinione più diffusa tra gli inquilini è che si sia trattato di un ladro sorpreso da Anna al ritorno dall’aver comprato i giornali. Di sicuro, per gli inquilini, uno di questi extracomunitari che girano indisturbati e fanno i comodi loro.

Il giudice Surra

Il giudice Efisio Surra arrivò direttamente da Torino a Montelusa quindici giorni dopo che il primo prefetto dell’Italia unita, il fiorentino Falconcini, aveva preso possesso della carica.

Siamo sempre al sud, nella Montelusa di Montalbano, ma nell’immediatezza dell’unità, col passaggio dai Borboni ai Savoia.

Il giudice Efisio Surra viene incaricato di riorganizzare il Tribunale, dopo che il vecchio presidente, borbonico, aveva rifiutato di prestare fedeltà al regno sabaudo.
Ma c’è un altro potere che governa sull’isola, le sue leggi non sono quelle della giustizia, i suoi tribunali non sono quelli con l’effige del re. È la “fratellanza”, quella che sarebbe poi diventata la mafia.

Il nostro giudice arriva a Montelusa senza saper decifrare certi messaggi, certi avvertimenti, anche minacciosi. Un po’ per fortuna, un po’ anche per caso, come un mr Magoo trapiantato sull’isola, sopravvive agli attentati degli onorati (o disonorati) membri di questa fratellanza, diventandone la bestia nera.

Perché per lui esiste sono la giustizia, il rispetto della legge.

«La Surra» sentenziò don Agatino Smecca, «nei paisi nostrani significa la vintrisca, che, come tutti sapiti, è la parti cchiù sdilicata e saporita del tonno. Come cognomi, il judici prometti bono.»
«Vossia parla accussì pirchì è omo di mari» ribattè don Clemente Sommatino. «Ma io, che sugno tirragno e campagnolo, ci dico che la surra è macari un’erba amara e fitusa che quanno le gaddrine se la mangiano, l’ova hanno un sapori tanto laido che si devono ghittare..»

In nomem omen, ovvero sta tutto nel significato di quel cognome, Surra, come la pianta tenace, resiliente si direbbe oggi con un termine a volte abusato, resistente alle minacce, alle prepotenze, alla corruzione. Incapace di vedere la mafia, dunque di fatto annullandola.

Questa generale corruzione ha fatto ricorrere il popolo a rimedi oltremodo strani e pericolosi. Vi ha in molti paesi delle fratellanze, senza riunione, senz’altro legame che quello della dipendenza da un capo, che qui è un possidente, là un arciprete. Una cassa comune sovviene ai bisogni, ora di far esonerare un funzionario, ora di conquistarlo, ora di proteggere un funzionario, ora di incolpare un innocente ..
Dalla relazione di Pietro Ulloa Procuratore Generale di Trapani del 1838.

Il medaglione

«Marescià, vinissi a mitturi ‘u bonu..». Mettere il buono: ossia dire la parola giusta, pacificare, risolvere, fare in modo che la bilancia non pendesse da una parte o dall’altra.

Questo è il compito del maresciallo Brancato, mandato a comandare una stazione dei carabinieri in un paesino sulle Madonie: ma comandare non è la parola giusta, perché il suo compito è quello di far da pacere, per le piccole liti che scoppiano, una persona a cui confidare i propri problemi, un po’ giudice, un po’ padre di famiglia.

Ogni volta cercando di applicare la legge, ma anche il buon senso: come nella storia di un medaglione che apparteneva alla povera Marta Barbaro. C’è qualcosa in quel medaglione che sta tormentando il vedovo, Francesco inteso Ciccino. Per risolvere questo problema che tormenta l’uomo, il maresciallo si dovrà inventare una soluzione (che sarebbe molto piaciuta anche al poliziotto Montalbano) che riporterà ‘u bonu, riporterà l’ordine e l’armonia.

La scheda del libro sul sito di Sellerio

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

Crimini a cura di G. De Cataldo




Premessa: sono generalmente maldisposto nei confronti dei racconti gialli. Mi è capitato, nel passato, di leggere racconti nei quali la storia era troppo breve e poco sviluppata, per essere interessante. È compito dell'autore, e sono pochi quelli che ci riescono bene, nelle poche pagine a disposizione descrivere i personaggi con pochi tratti, asciutti e creare una storia che stia in piedi senza intrecci o sviluppi complessi.


Detto ciò, diciamo che, con questo libro ci troviamo di fronte a dieci giallisti con nove racconti “noir”: dove cioè si osserva la realtà secondo un punto di vista particolare, un po' scomodo, spesso nascosto, fatto dal crimine, da quel sottobosco di personaggi che non sono del tutto buoni né cattivi. Da poliziotti che vogliono andare avanti nelle loro indagini a qualunque costo. Di giornalisti cinici e chirurghi senza alcun limite morale (vi fareste mai operare dal chirurgo di Ammaniti).

Ogni storia è buona per raccontare una parte del paese che sta poco alla luce del sole (e che a volte è solo il noir a portare allo scoperto): De Cataldo ha scritto nella prefazione che il noir è un modo decisamente originale per raccontare i miti, i riti, gli splendori (pochi) e le miserie (molte) della contemporaneità.

Tre temi portanti pervadono i racconti: la corruzione, come ricerca spasmodica del guadagno e del benessere. O come assenza di ogni etica e limite morale, che ti porta a non pensare alle conseguenza dei tuoi gesti.

Il tema dello straniero, tema sempre più attuale di questi tempi. Percepito dai più come portatore di crimine e come minaccia per il nostro status quo. Possiamo continuare ad isolarli, lasciandoli nei centri o nelle baraccopoli. Oppure iniziare a fare i conti con questa realtà: iniziare a capire come integrarli, come accoglierli e non lasciare che sia la malavita a fornire loro l'unica possibilità di sopravvivenza.

Nel libro “Con la morte nel cuore” di Biondillo, viene fatto una splendida analogia tra gli extracomunitari che arrivano in Italia e gli ebrei che arrivavano sui vagoni ad Auschwitz: tal volta la selezione era fatta in modo sbrigativo. Si aprivano le porte su entrambi i lati e coloro che scendevano dalla parte “sbagliata” erano subito gasati. Ecco, dobbiamo fare in modo che chi arriva in Italia, non scenda dal lato sbagliato.


Il terzo tema è l'ossessione del successo, nella società e nello spettacolo, la fama da raggiungere senza preoccuparsi degli altri.

Ora torniamo ai racconti: quello di Ammaniti è di gran lunga il più divertente, con un chirurgo che pur di recuperare il suo “tesoro”, non esita a operare un'attrice di fiction sul set di scena.

Con Massimo Carlotto andiamo nel poliziesco, dove un ispettore deve indagare, tra criminali croati e mafia cinese, su un traffico di droga. Il desiderio di vendetta per la morte di un suo confidente e di una sua collega poi, lo porterà a comportarsi come un cane sciolto.

Ne “Il covo di Teresa” di Diego da Silva si confrontano due figure diverse: un'anziana signora, che conduce una vita solitaria e un ragazzo, ricercato dalla polizia.

Il racconto “L'ospite d'onore” mostra un Faletti che abbandona i serial killer e i gialli psicologici, seguendo uno stile più ironico: è la storia di un giornalista che va alla ricerca di un presentatore sparito dalle scene. Farà un'amara scoperta sul perché della fuga.

Dazieri
segue il suo stile: personaggi borderline con un lungo passato (come il suo gorilla) che devono seguire delle indagini in privato. Qui siamo nel mondo dello spettacolo, tra cabarettisti, comici e mamme disposte a tutto pur di portare al successo il proprio figlio.

Il racconto di Camilleri avrebbe meritato maggiore spazio, nel senso che la storia poteva essere sviluppata in un racconto più lungo: è la storia di un incontro e una storia d'amore che il caso fa finire troppo presto.

Fois,
con “Quello che manca” è il racconto con la frase da ricordare: è quella di un commissario che vuole indagare anche seguendo piste politiche dalle quali è invitato a distogliere l'attenzione.

Rivolgendosi ad un collega dice:

Be, adesso quella che chiamano democrazia, ha le labbra finte, i capelli ossigenati e tutto il resto. È finta: non è quello che sembra .. o quella che vogliono darci ad intendere.

Marchini rinunciò al terzo arancino – E cosa sarebbe? - chiese, pentendosi immediatamente della domanda.

Non lo so, non lo so ancora, ma la democrazia che piace a me non ha né soldi né il tempo per rifarsi le tette. È Chiaro?

Il racconto di De Cataldo, "Il bambino rapito dalla befana" raccoglie tutti i e tre i temi discussi sopra: un giocatore alle corse pensa di recuperare i soldi che deve agli strozzini organizzando un sequestro di un bambino. Sarà un extracomunitario umanissimo, reietto della nostra società ad aiutarlo. Il racconto finisce come una fiaba "con due umani che camminano allacciati verso il futuro in una strada della vecchia Roma baciata dalla luna e un saggio cane un pò acciaccato dall'ultima battaglia che trotterella scondinzolando al loro fianco". L'ultimo racconto di Lucarelli, "Il terzo sparo", parla di una poliziotta delle volanti che, dopo un conflitto a fuoco, comincia a farsi troppe domande su un collega che, forse, non è pulito come sembra.

I link su Amazon e ibs.
La scheda sul sito di Vigata.org

Il medaglione di Andrea Camilleri



Un breve racconto di Camilleri, scritto per l'Arma dei Carabinieri, con protagonista il maresciallo Antonio Brancato, comandante della stazione di Belcolle.
In paese conosce tutti, si è fatto benvolere da tutti: per questo viene chiamato per dirimere le questioni personali, le liti "Marescia', venissi a mettiri 'u bono ...".

La storia si sviluppa attorno ad un mistero nel passato, tema molto caro a Camilleri, già usato nel "Il cane di terracotta", nell'episodio "Meglio lo scuro" de "La paura di Montalbano" e in altri racconti.
Un pastore di Belcolle, Francesco, rimane vedovo. Rifiuta le visite di tutti i parenti, persino del parroco. Solo col maresciallo confida il dubbio che lo sta corrodendo: di chi è l'immagine che ha trovato nel medaglione della moglie?
Per chi ama Camilleri, è un libro da comprare, ma può essere anche un libro che può far avvicinare al maestro.
Al termine del libro è presente la biografia abbastanza dettagliata, dello scrittore.

La scheda sul sito di Mondadori
I link su bol e ibs.


22 novembre 2023

Le ombre della sera, di Bruno Morchio


 L’ultima volta che ci siamo incontrati è stato otto anni fa, al funerale di Cesare alla Sala Chiamata del Porto; c’erano anche i suoi figli, Mario e Alessandro, due giovani marcantoni che stringevano mani e distribuivano sorrisi di circostanza..

Che cosa rimane di noi dopo che ce ne siamo andati, quando non siamo più nulla su questa terra?

Siamo come meteore, che illuminano il cielo per un attimo, per poi lasciare dietro solo una scia di polvere. No, questo romanzo di Bruno Morchio non è un trattato di filosofia, ma questa volta l'indagine del suo Bacci Pagano, più che rivolta alla ricerca di un assassino, che forse poi nemmeno esiste, è rivolta alla scoperta di sé stessi. Come nel romanzo di Patrick “Via delle botteghe oscure” ed Bompiani, dove il protagonista è un investigatore senza memoria che deve indagare su sé stesso

Gente strana, che al passaggio lascia solo una scia di nebbia che prontamente svanisce. Con Hutte chiacchieravo spesso di questi esseri di cui le orme si perdono. Nascono un bel giorno dal nulla e al nulla ritornano dopo un fugace brillio. Reginette di bellezza, gigolos, farfalle. La maggior parte, anche da vivi, non avevano più consistenza di un vapore destinato a non condensarsi mai.

Lo stesso dovrà fare Bacci Pagano, l'investigatore dei Carrugi, che un giorno si trova in studio Katia, la ragazza che al liceo aveva fatto perdere la testa a tutti i ragazzi per la sua bellezza e che poi aveva scelto come compagno Cesare Almansi, suo compagno di banco.
Erano stati grandi amici al liceo con Cesare Almansi, inseparabili, anche nell'impegno politico giovanile nonostante fossero così distanti, figlio di operai il primo e figlio di un importante principe del foro, nonché esponente della Democrazia Cristiana il secondo.

Sentimento che si era cementato anche perché il padre lo aveva difeso al processo subito a vent'anni, quando Bacci Pagano era stato trovato con un'arma in mano ed era stato accusato di terrorismo.

Come è possibile che le loro vite si siano separate per trent'anni? Certo c'era stato quel brutto episodio, la morte di Adele, la fidanzata di Cesare. Era stato proprio quest'ultimo a chiamare il vecchio compagno di banco, diventato nel frattempo investigatore, per capire chi lo stesse minacciando nel corso della campagna elettorale dove il famoso avvocato Almansi si era candidato in Senato. Ma anche questo era successo tanti anni prima: l'entusiasmo per la sua legge sulla gestione dei rifiuti si era spento nelle nebbie della palude romana. E un martedì di otto anni prima la macchina su cui il senatore Almansi stava tornando a casa da Roma, aveva sfondato il guardrail sulla A11 per andare a sfasciarsi.
Il funerale dell’amico Cesare era stata l’ultima volta che aveva visto Katia, la moglie e anche Lou, l’amante di cui tutti sapevano, di cui anche Bacci si era innamorato.
Ora Katia è li, davanti a lui a chiedergli di indagare su quella morte: una morte su cui sono già state fatte tutte le indagini possibili, sulla macchina, su eventuali manomissioni.

«.. insieme abbiamo cresciuto due figli e creduto negli stessi ideali. Come posso accettare di averlo perso senza neanche sapere perché?»
Ecco, perché? Perché quella mattina il senatore Almansi aveva deciso di lasciare Roma per tornare a Genova dove non aveva alcun appuntamento?
Ma questo è solo uno dei tanti perché a cui Bacci deve dare una risposta.

Perché, dopo al suo ritorno in Italia, Cesare aveva aspettato trent’anni prima di farsi vivo con lui?
E perché lui, una volta tornato a casa, dopo cinque anni in giro per il mondo, non aveva mai pensato di fare un colpo di telefono al suo compagno di banco, soprattutto dopo che il padre lo aveva salvato da una condanna per terrorismo?

Sono trascorsi troppi anni e, per quanto mi sforzi, non riesco a ricordare come tutto è cominciato. Ricordo che era il mese di ottobre del 1968

Sono domande che costringono l’investigatore a scavare nella vita dell’amico, per far riemergere anche tante vecchie cicatrici che ancora fanno male. Perché è anche nella sua vita, che deve guardarsi: per avere delle risposte Bacci Pagano inizia una lungo viaggio (in fondo una indagine non è anche questo?) andando ad ascoltare i suoi amici, le persone che sono state accanto a questa icona, questa specie di divinità che era Cesare Almansi: una persona che, per la sua condizione sociale poteva permettersi una rettitudine e una integrità morale “che la sorte non gli ha mai scalfito”.
La moglie Katia, che ha bisogno di una risposta e forse anche di una rassicurazione sul suo ritorno viaggio improvviso, forse qualcuno lo ha voluto uccidere?

Poi Maso, il professore universitario ideatore della candidatura al Senato, che gli spiega come nonostante l’affossamento della sua legge, Almansi non si fosse sentito sconfitto.
L’amico Pertusiello, l’ex commissario ora in pensione, gli rinfaccia il suo voler fare una indagine su dei fantasmi, persone che non ci sono più.

Lou, che era stata per anni l’amante segreta di cui tutti sapevano, e che ora si è rifatta una vita, con un nuovo compagno, una nuova villa.

Come è potuto accadere che per trentatré anni hai perso per strada il tuo migliore amico?
La risposta a queste domande, a questi perché arriverà da due libri: negli ultimi mesi Cesare Almansi aveva ritrovato una certa serenità, come se la fiamma della passione politica avesse lasciato il passo ad una diversa rassegnazione. Dedicava più tempo a sé stesso e a leggere. Tra le sue ultime lettura il libro di Modiano, “Via delle botteghe oscure”:

Secondo l’autore non siamo altro che ombre e tutto quello che possiamo fare per contrastare questa evanescenza è lasciare un segno, una traccia che affidiamo agli altri, alla loro memoria…

L’altro libro, la traccia che Cesare Almansi ha voluto lasciare dietro di sé, tanto da regalarlo ad un suo amico a Roma, è il romanzo scritto anni prima che aveva al centro un brutto episodio che aveva coinvolto Almansi, un suo amico e la prima fidanzata Adele. Una storia che aveva segnato per sempre le loro vite, dove il protagonista era proprio Bacci Pagano.
L’indagine sui fantasmi diventa l’occasione per ricordare l’amico perduto, per fare i conti con le occasioni mancate, per i rimpianti. Di come le nostre vite siano tutte intrecciate: la nostra forza sta nell’impronta che lasciamo negli altri, per sopravvivere alla nostra fine quando di tutta la meteora non rimane che niente.

L’indagine senza capo né coda, senza un assassino da scoprire, fatta per cercare di chiudere i conti in sospeso con un amico che non c’è più, diventa l’occasione per fare i conti con sé stesso, con quello che è stato Bacci Pagano, cercando di immaginarsi nel Bacci Pagano che sarà.

«E allora perché hai accettato l’incarico?»
«Perché ho ceduto alla tentazione di chiudere i conti in sospeso con un amico a cui ho voluto davvero bene, un amico che non c’è più.»

Un’indagine bislacca, una caccia ai fantasmi. Una riflessione sull’amicizia, sui rapporti tra le persone, sulla propria vita quando si avvicinano le “ombre della sera”.

Ma anche una sfida, come spiega l’autore a fine libro, ai tanti scrittori che in questi anni prendono spunto dalla realtà, mentre in questo romanzo tutti i personaggi sono inventati, ma trattati come fossero veri.

La scheda del libro sul sito di Garzanti e il link per leggere il primo capitolo

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

20 novembre 2023

Report – il lato oscuro dell’elettrico, le sigarette Puff

IL RITORNO AL MONDO DEI PUFF di Antonella Cignarale

Le sigarette usa e getta hanno gusti diversi, colori accattivanti, sono per tutti i palati, piacciono molto ai ragazzi e anche agli adulti che vogliono smettere: sono aromi che sono proibiti nelle sigarette a base di tabacco e che si sono spostate su queste sigarette.
Danno dipendenza ai ragazzi, quelli nella fascia 14-17: le aziende che importano queste sigarette o che li producono avrebbero dovuto spiegare come hanno creato questi aromi, così Report è andata all’istituto Mario Negri per studiare il contenuto di queste sigarette.
Gli aromi servono per mascherare la sensazione di bruciato, ad oggi non è ben regolamentato né il contenuto degli aromi e nemmeno la vaporizzazione dei metalli pesanti che si inalano mentre si fuma.

In una sigaretta da 3000 tira Luciano Ruggia, direttore dell’associazione Svizzera per il tabagismo ha fatto lui una sua analisi sui vapori, in assenza di studi a lungo termine da parte dei ministeri e dell’Unione Europea.
Alcuni paesi hanno proibito degli aromi, come i Paesi Bassi, in Inghilterra sono preoccupati per la diffusione di queste sigarette tra i ragazzi, in Francia si pensa di vietarle.

La direttiva europea non ha messo limiti sui metalli pesanti: così nessuno li controlla a cominciare dal ministero della Salute, come ha ammesso alla giornalista la stessa direttrice del ministero Daniela Galeone.
Anche il ministero dell’Economia e delle Finanze (e l’agenzia delle Dogane) ha scelto di non fare controlli sui metalli: così ancora una volta è stata Report ad analizzare l’aerosol emesso, trovando
Alluminio, Cromo, Zinco, Nichel, Arsenico e Piombo, confrontandoli con i limiti per legge dell’acqua.

Tutti questi residui di metalli sono inalati tutti assieme nel corpo, dunque esiste un rischio potenziale per il consumatore: è corretto che le persone non sappiamo quali siano i rischi a lungo andare usando queste sigarette?

Report ha inviato questi risultati alle aziende, alcune delle quali hanno anche risposto, spiegando che i metalli trovati, sono bassi, ma non esistono limiti per legge.
In Italia si possono anche acquistare Puff che contengono nicotina passando per internet, dove non viene chiesto nemmeno il documento: Amazon ha ritirato il prodotto, ma rimangono altri siti da cui comprare puff con dosi non legali, una cosa che non è ammissibile per dei ragazzi di 13 anni.

Altro problema è quello della raccolta: dove si buttano le puff? Sono RAE al pari di un cellulare, toccherebbe ai produttori gestire lo smaltimento, ma delle sigarette del 2022 non sappiamo ancora quante ne siano state raccolte, perché lo smaltimento oggi avviene in modo non corretto. Molti pensano di poterle gettare nell’indifferenziata.
Nei negozi di tabacchi c’è molta confusione, non danno agli acquirenti indicazioni corrette.

Oltre a questo le aziende importatrici non sono iscritte al registro nazionale A.E.E, alcune si sono iscritte ma solo dopo l’inchiesta di Report.

Dopo l’accordo col ministero, oggi queste sigarette possono essere anche raccolte dai tabaccai, ma quanti consumatori lo sanno?

L’Oca è fuori di Michele Buono

Nel Sulcis le ex miniere di carbone sono state chiuse, creando un problema sociale: Report ha aiutato queste persone a trovare una soluzione per tenere attive queste miniere.

È l’idea dell’oca, come si fa a tirarla fuori dalla bottiglia? L’idea era venuta a Report nel servizio sulle reti di energia dove si scambia in modo intelligente energia, quella prodotta in modo pulito dall’aria o dal sole, come avviene nei paesi del nord dell’Europa.
In Svizzera il sistema di accumulo dell’energia avviene spostando blocchi in alto e in basso su enormi gru, quando scendono producono energia, senza perdere carica.

Nelle miniere del Sulcis questi pesi anziché andare verso l’alto, andranno verso il basso, verso il profondo delle miniere: alla Carbo Sulcis Report ha proposto l’uso di questa tecnologia di accumulo di energia che arriva dalla Svizzera.

Le miniere oggi verranno usate per stoccare energia rinnovabile: la Energy Vault ha contattato la Carbo Sulcis, stringendo un accordo importante: i pesi da spostare potrebbero essere l’acqua, quella che inonderebbe le gallerie e che va rimossa, oppure terreno o residui delle estrazioni di carbone.

In questo impianto si possono stoccare energia per centinaia di MgW/ora: questa energia potrebbe essere messa a disposizione delle aziende che intendono insediarsi in questo territorio, l’impianto diventerebbe un polo di attrazione per creare nuovi posti di lavoro.

La miniera genererà energia da esportate in Sardegna e poi in tutto il continente.

SCOPERTA ELETTRIZZANTEGreen Hypochrisy di Giulio Valesini e Cataldo Ciccolella

Mentre in Europa c’è una cosa all’elettrico, non ci si rende conto che dall’altra parte del mondo c’è qualcuno che sta pagando il nostro conto elettrico.
Tutte le città stanno vietando l’ingresso ai mezzi che inquinano, la stessa Europa ha imposto entro il 2035 il passaggio alla produzione di sole auto elettriche.

Ma come la mettiamo con i proprietari di auto vecchie, non tutti hanno i soldi per passare ad auto moderne (e più costose)? C’è l’inquinamento, ma c’è anche una marea di persone che ancora usano auto euro 0 o poco oltre. E c’è anche la carenza di mezzi pubblici.

A Roma è nato un comitato No ZTL, che spiega che i dati dell’Arpa sono in via di miglioramento, non sarebbe necessario imporre dei blocchi, con tanto di multe.

Per cui oggi è un problema per comprare auto elettriche, ma è un problema anche trovare auto usate.

Oggi l’Europa non sta finanziando la produzione di batterie elettriche, sono invece spesi in tanti rivoli, come per esempio il progetto italiano per trasformare auto a benzina in auto ibride, si tratta del progetto della Mecaprom, a cui sta lavorando anche il CNR.
Un ricercatore di Napoli è stato vittima di un incidente, dentro questo modello di ibrido sperimentale che ha preso fuoco mentre era in strada.

Fulvio Filace, il ricercatore, è morto così, col sogno di finire a lavorare nella Ferrari: il progetto nasce dentro le stanze dell’ateneo di Salerno, che ha ottenuto i fondi europei.

Cosa ha provocato questo incidente? Ci sono comunicazioni tra ricercatori, con la dottoressa Prati del CNR, da cui emergono problemi sui prototipi su cui stavano lavorando, fili scollegati, timori sulla temperatura interna.

Nel prototipo erano presenti due bombole, una contenente del gas propano: secondo il CNR non sono loro la causa dell’incidente, l’odore acre sentito nell’aria era dovuto alla batteria.

Ci sarà un audit interno da parte del CNR che ha stretto un contratto con la società del professor Rizzo, che ha inventato questo modello di auto.

Nessuno vuol parlare dei finanziamenti pubblici, né alla Mecaprom, nemmeno al Mise: solo dopo l’annuncio del servizio di Report sarebbe stata generata una rendicontazione, come richiesto dall’Europa.

Qual è il prezzo della transizione ecologica? Secondo il new green deal europeo, nel 2035 tutti i furgoni e auto in Europa dovranno essere green, basta auto a benzina.
Ma la Corte dei Conti europea si è dimostrata scettica, perché per produrre le batterie servono minerali importanti dall’estero.

Dipenderemo dagli Stati Uniti o dalla Cina: infatti Stellantis oggi sta stringendo accordi coi cinesi, col rischio che gli stabilimenti verranno spostati in quel continente.
A rischio c’è tutta la filiera dell’automobile europea e anche la stabilità sociale: conclude Annie Tortelboom “ricordiamoci che in Europa 3,5 milioni di persone lavorano nell’industria automobilistica, in Italia sono circa 200mila, puoi spingere sulla neutralità climatica ma bisogna vedere se vogliamo raggiungere l’obiettivo solo importando dalla Cina.”

Il prezzo di un’auto elettrica dipende dalla batteria: dentro troviamo materiali come Nichel, Cobalto, Manganese. Ad oggi non sappiamo ancora come riciclare queste batterie, ma il problema vero sono le materie prime, che arrivano da fuori dall’Europa.

Report si è messo sulle tracce del Nichel dentro le batterie più performanti: il nichel arriva dall’Indonesia, paese il cui PIL è trainato proprio dalla produzione del Nichel.

Nel distretto dell’Imip, in partnership con una azienda cinese, si lavora il nichel che poi finisce nelle batterie vendute a Stellantis ma anche a marchi cinesi.
Per costruire questo impianto sono stati disboscati pezzi della foresta, distruggendo la biodiversità del paese: gli affari vanno a gonfie vele, racconta a Report la segretaria dell’associazione che estrae Nichel, consapevole dell’inquinamento ambientale e della grande ipocrisia attorno alle auto elettriche. Per non inquinare in Europa, stiamo distruggendo l’ambiente in Indonesia.
Ogni tonnellata di Nichel emette 58 tonnellate di biossido di carbonio: un controsenso, perché in questo paese hanno solo carbone per produrre energia per gli impianti di estrazione e lavorazione.

Ci sono problemi di respirazione per le persone, ma finora nessuna vuole fare uno studio sugli impianti, per non bloccare la produzione e dunque il profitto.
Questi impianti inquinano l’aria, inquinano le acque, producono rifiuti tossici che al momento sono ancora stoccati a terra, col rischio di dispersione nell’aria o nell’acqua.
I rifiuti tossici sono depositati in un’area a cielo aperto copre 600 ettari: questi rifiuti hanno inaridito il mare, hanno ucciso la sua flora e la fauna, Report ha documentato come le acque siano diventate rosse mentre solo pochi anni fa erano blu cristallino. Anche le acque dei fiumi, lontano dall’oceano, sono di un rosso intenso.

La barriera corallina è sparita dopo il boom del nichel: la sabbia rossa ricopre i fondali e i coralli sono morti.

Report ha incontrato i dirigenti di Imip (e delle aziende cinesi in partneship con Imip) a Londra: il dirigente dell’azienda con cui Report ha parlato ha negato tutti i problemi, i due impianti in Indonesia sono attivi da anni e non hanno avuto mai problemi.

Tutta la ricchezza del nichel non sta portando benessere agli operai della Imip, ai pescatori dell’isola: le condizioni lavorative, secondo le testimonianze raccolte, sono difficili, mancano protocolli di sicurezza.

Imip spia i lavoratori, per evitare che parlino coi giornalisti, per evitare che escano fuori immagini delle cattive condizioni di lavoro: il governo indonesiano, pur di attrarre capitali esteri, ha tolto le leggi sulla sicurezza sul lavoro.

La filiera del nichel, parte dall’Indonesia e arriva ai grandi marchi europei: ma il marketing è stato bravo a costruire l’immagine green dell’auto elettrica.

Altro che i terroristi di ultima generazione, che questo governo ha preso di mira: tutti i produttori europei sanno come si lavora in Indonesia, sanno come si estrae il nichel in Indonesia.

Il marketing verde è molto ipocrita, "C’mon, this is business…" dice la segretaria dell'associazione mineraria, ridendo in faccia a Giulio Valesini.

Secondo il nuovo regolamento europeo i costruttori europei dell’auto potranno pagare le entità di certificazione (gli enti notificati) che dovranno vigilare poi i processi di produzione e di acquisizione delle materie prime: le batterie dovranno indicare quanto inquinano, ma non è indicata la soglia massima.

Così raggiungeremo gli obiettivi del green deal, ma chiudendo gli occhi su quello che succede nel resto del mondo, come in Indonesia.

È una sottile forma di colonialismo, dove noi europei siamo molto esperti.

Per produrre auto elettriche abbiamo poche possibilità: comprare batterie da Cina o Stati Uniti, oppure iniziare a scavare nel nostro sottosuolo per trovare qualcuno di questi minerali.

Il ministro dello sviluppo economico Urso ha lanciato un ambizioso progetto per un piano minerario nazionale con decine di siti da rilanciare, sparsi su tutto il territorio, ma specialmente nel centro e nel nord-ovest, per estrarre alcuni dei minerali critici di cui l’industria dell’elettrico ne avrebbe bisogno.
Il più grande giacimento in Italia si trova in un parco naturale in Liguria – racconta il ministro del made in Italy: si tratta di un giacimento di titanio
(e non di Litio) che si trova in un angolo della Liguria di straordinaria bellezza, l’area protetta del Beigua, tra Genova e Savona. Dal 2015 è un parco protetto dall’Unesco: si parla di 400 miliardi di euro di risorse, così vede la questione Ada Benedetto consigliera della compagnia europea Titanio, come si tutela l’ambiente con l’interesse economico?
“Non saprei come rispondere”, la risposta purtroppo la dice lunga.

Non sappiamo come gestire gli scarti, che contengono anche amianto: l’Europa concederà i permessi in modo “speciale”, in tempi brevi e non ci sarà modo di opporsi, perché c’è di mezzo la ragione di stato, del titanio che serve alla transizione ecologica e serve anche all’azienda militare.
Uno studio dell’università di Genova ha messo in luce i rischi per l’estrazione del Titanio: da una parte ci sono questi 400 miliardi euro, dall’altra le aziende che hanno chiesto l’autorizzazione per l’estrazione non sanno come gestire in modo sicuro la miniera.

Il governo è pronto a fare leggi speciali, per un nuovo piano minerario, in mano allo stato: tutto questo per togliere alla Cina il monopolio su questi minerali.

Ma al momento il progetto in Liguria è bloccato per l’opposizione della popolazione.

Anche il progetto della Tesla in Germania ha creato dei problemi alla popolazione: lo stabilimento è stato costruito in un’area di protezione dell’acqua potabile , l’impianto ha bisogno di molta acqua che viene tolta dai bisogni della popolazione. L’azienda non è poi trasparente sugli incidenti che potrebbero inquinare le falde.

Elon Musk ride alle domande della giornalista, ma il land ha iniziato a razionare l’uso dell’acqua per l’uso civile.

Purtroppo nessuno può fermare Tesla, che ha deciso di espandere l’impianto, nonostante i tanti incidenti registrati e la scarsa trasparenza dell’azienda americana.

Ma ci sono i posti di lavoro, c’è l’economia che deve crescere, racconta il ministro dell’economia del land di Brandeburgo, un po’ come in Indonesia.

Report ha raccontato anche del dramma del Congo, a Kolwezi, per la miniera di Cobalto: Amnesty International ha denunciato le violenze contro la popolazione locale, sfollata e minacciata perché si trova sopra un parco minerario.

Altro minerale raro è il Litio, che viene estratto in maggior parte dal Cile: da qui arriva il Litio per le batterie di Tesla. Le miniera stanno assorbendo tutta l’acqua che veniva precedente usato dagli allevatori, che dovranno andare via.

La società di estrazione del Litio è in mano ad un parente del dittatore Pinochet, si chiama SQM, ha stretti legami con la politica, con cui ha potuto aumentare l’estrazione di metallo, causando la protesta della popolazione cilena.

Stiamo barattando un mondo più pulito nel nord globale, col mancato rispetto dei diritti civili nel sud del mondo, con l’impoverimento di quelle persone, con la distruzione dell’ambiente, contaminazione di acqua e aria, sgombero di villaggi, operai bruciati vivi.

Tutto questo per diventare il primo continente elettrificato.
Forse dovremo iniziare a rivedere i nostri consumi e le nostre abitudini.