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09 maggio 2026

Anteprima inchieste di Report – La benzina per Israele, la crisi al San Raffaele, gli affari di Lotito, la mafia e l’eolico

Queste le anteprime dei servizi che andranno in onda domani sera nella puntata di Report

LAB REPORT: BENZINA SUL FUOCO

di Manuele Bonaccorsi, Madi Ferrucci

La Global Sumud Flotilla è stata fermata da Israele al largo di Creta nella notte tra il 29 e il 30 aprile. Gli aiuti umanitari, al momento, non possono entrare a Gaza. Eppure, come rivela un’inchiesta di Report e Greenpeace, dall’Italia verso Israele sono partite, dal 2024 a oggi, spedizioni di carburante e petrolio destinate anche ad aziende legate alle forze militari israeliane. Non solo: tra il 2024 e il 2026, da Isab, il petrolchimico di Priolo in Sicilia, sono partiti almeno cinque carichi di carburante diretti in Israele al colosso energetico ORL Bazan, legato alle forze militari. In base al diritto internazionale, gli Stati hanno l’obbligo di prevenire e non contribuire a conflitti che coinvolgono civili. Perché questi carichi allora non sono stati fermati?

LA PUNTA DELL'ICEBERG

di Giulio Valesini e Cataldo Ciccolella

Collaborazione Lidia Galeazzo, Alessia Pelagaggi

Il 5 dicembre 2025 al reparto ad alta intensità di cura "Iceberg" dell'Ospedale San Raffaele di Milano scoppia una crisi. Il personale della Cooperativa Auxilium Care, chiamato in servizio per sostituire personale sanitario esperto, non è all'altezza delle gravi patologie dei pazienti in cura: si registrano somministrazioni di farmaci in sovradosaggio e persino incapacità di prendere la pressione ai malati. Report racconterà cosa c'è dietro l'incidente e qual è lo stato di salute del Gruppo San Donato, il gigante della sanità privata convenzionata che possiede il San Raffaele.

IL BUNKER

di Luca Chianca

Collaborazione Alessia Marzi

Oggi nel cuore di via di Porta Latina c'è una delle più importanti proprietà del senatore di Forza Italia e Presidente della Lazio Claudio Lotito. La maggior parte dell'area su cui insiste il complesso immobiliare è vincolata nel rispetto delle mura aureliane che si trovano a pochi metri di distanza. Eppure, stando a una documentata ricostruzione, Report ha scoperto la presenza di alcune anomalie. Nel frattempo, la Lazio ha iniziato un percorso amministrativo per essere quotata sulla borsa di New York e qualche mese fa ha lanciato l'idea di restaurare lo stadio Flaminio. Ma che sostenibilità finanziaria ha la società del senatore Lotito per lanciarsi in queste operazioni? Perché da quel che Report ha scoperto la Lazio spende molto, e a incidere sui suoi bilanci sarebbero anche le altre società del gruppo Lotito.

LA VIA DELLA PALA

di Walter Molino

Collaborazione Andrea Tornago

Le infiltrazioni della criminalità organizzata nel grande business dell’energia eolica, dalla Sicilia fino a Verona. Rivelazioni inedite ed esclusive sugli affari di Matteo Messina Denaro in Veneto.






PSICOLOGO DEI SOLDATI IDF

di Giammarco Sicuro


Tuly Flint è uno psicologo e un ex soldato israeliano pentito dopo aver combattuto a Gaza. Oggi si prende cura dei militari dell’IDF che rientrano dalla Striscia e dal Libano e rivela a Report alcuni loro racconti.

07 marzo 2026

Anteprima Presadiretta – cosa sta succedendo all’Ilva e Gaza con la pace dei forti

Quale futuro per l'Ilva a Taranto

Nonostante tutto, gli anni che passano, le inchieste sull’avvelenamento dell’ambiente, i processi, a Taranto si continua a morire per il lavoro. Si continua ad avvelenare l’acqua e l’aria di chi vive accanto all’Ilva. E si continua a non vedere alcuna prospettiva per questo sito industriale che sarebbe anche strategico per la poca industria nazionale che rimane.
Nell’ultimo mese sono morti, precipitando nel voto in un reparto che era stato chiuso precedentemente, due operai, l’ultimo si chiamava Loris Costantino, padre di due figli: solo dopo la minaccia di uno sciopero e di una manifestazione proprio sotto Palazzo Chigi, il ministro Urso ha pianificato un incontro coi sindacati.

Il destino dell’acciaieria di Taranto sarà al centro del racconto di Presadiretta Open di questa domenica.

Presadiretta ha incontrato don Alessandro Argentiero, prete del quartiere Tamburi, dove le case si affacciano sull’acciaieria: dopo aver visto l’ondata di sofferenze legate all’inquinamento del quartiere ora deve affrontare l’ondata della povertà causata dalla cassa integrazione.

Famiglie monoreddito o famiglie che dall’oggi al domani si trovano in cassa integrazione o licenziate, in 12 anni ho visto un cambiamento repentino, drastico, la gente si è impoverita. I nostri assistiti Caritas sono aumentati, tanto, prima erano 30 ora sono 75. La prima cosa che cerco di dare a questa gente è l’ascolto. Loro vengono qui e ti rovesciano sul tavolo, davanti a te tantissime cose, tantissimi problemi. E dicono ‘ grazie perché mi hai ascoltato’ ”.

Dentro la parrocchia che ha costruito don Alessandro mostra le cose che ha raccolto per i bambini, come i giochi, uno schermo. Qui il don ha appena organizzato una festa di carnevale per i piccoli. In un angolo c’è anche quello che fa per i grandi: zucchero, latte, scatolame, tonno, lenticchie..

Ma qual è il futuro dell’impianto industriale?

Il Tribunale di Milano ha chiesto alla proprietà di adeguarsi alle prescrizioni del ministero dell’Ambiente, per tutelare la salute delle persone. Assisteremo un’altra volta alla contrapposizione tra salute e profitto? Presadiretta ha intervistato il CEO di Flacks Group, Michael Flacks l’unico potenziale acquirente rimasto: “sapevamo che non sarebbe stata una sfida semplice, siamo consapevoli delle questioni legate ai sindacati, al governo, ai cittadini, alle emozioni della gente, stiamo parlando di Ilva, non è un’azienda qualunque. Per rispondere alla sua domanda, si vogliamo acquistare Ilva, abbiamo un ottimo rapporto coi commissari, col ministro Urso. Al di là delle opinioni politiche Ilva deve continuare a vivere per l’Italia, stiamo cercando di riportare rapidamente al lavoro 6500 persone e se porteremo la produzione a 6 ml di tonnellate di acciaio, come molti ritengono possibile, avremo bisogno di 10mila lavoratori ”

Il destino dei palestinesi

Quale sarà il destino dei palestinesi adesso? Sarà questa la domanda del secondo servizio di Presadiretta, a pochi mesi dal finto cessate il fuoco con l’esercito di Israele che continua a sparare ai civili e con la continua espansione dei coloni nei territori della Cisgiordania.

A pochi giorni dall’inizio di un nuovo conflitto in Medio Oriente, quello scatenato dagli Stati Uniti e da Israele contro l’Iran. Dopo l’uccisione della “guida suprema” Khamenei che ha poi portato alla reazione dell’Iran coi missili sparati sui diversi paesi del golfo.

Presadiretta ci porterà a Gaza, in Cisgiordania, in Israele in un servizio che si è chiuso poco prima che lo spazio aereo venisse chiuso.

A cinque mesi dall’accordo sul cessate il fuoco nella striscia di Gaza, che veniva divisa in due zone, la zona ovest controllata dai palestinesi e la zona esterna controllata da IDF. L’accorod prevedeva il graduale ritiro dell’esercito israeliano dalla striscia che però, non è mai avvenuto. La linea gialla, da linea di demarcazione provvisoria da superare nelle successive fasi dei negoziati si è materializzata attraverso dei cubi di cemento.

Questa zona è pericolosa, se ti avvicini alla zona gialla ti sparano..” racconta al giornalista un ragazzo: possono solo raccogliere le poche cose rimaste sotto le macerie che possono recuperare ancora e spostarsi da un’altra parte. I cubi poi vengono spostati dall’esercito di Israele, costringendo la popolazione civili a doversi continuamente spostare, sempre più in là restringendo gli spazi per gli sfollati.

Riccardo Iacona ha intervistato l’ex ufficiale del Mossad Udi Levi a proposito dei finanziamenti ricevuto dal Qatar ad Hamas, specie all’ala militare e tutto questo è avvenuto già da molti anni. Udi Leva è stato a capo di una speciale unità che si occupava del finanziamento del terrorismo: ha ricostruito tutti i flussi finanziari dal Qatar che hanno reso Hamas così forte, così tanto da cacciar via nel 2007 i palestinesi della ANP con una campagna militare brutale. I soldi del Qatar hanno reso Hamas un esercito armato fino ai denti.

Le prime persone che hanno raccontato questi flussi di finanziamenti a Udi Levi sono stati proprio i palestinesi, non l’intelligence israeliana, ma quelli della Anp: “sono venuti da me e mi hanno detto, state dando soldi ai terroristi” e questo avveniva sotto gli occhi del governo. Di tutto questo il primo ministro Netanyahu era consapevole: “gli ho detto molte volte [a Netanyahu] che questo era un gravissimo errore, Netanyahu ha comunque una enorme responsabilità politica perché ha permesso al Qatar di finanziare Hamas per più di 10 anni, anche se noi del Mossad eravamo contrari. E alla fine è questo che ha portato al 7 ottobre, noi abbiamo nutrito questo mostro con così tanti soldi che loro ci hanno attaccato”.

Viene in mente la storia dei finanziamenti americani ai mujaheddin in Afghanistan in funzione anti sovietica. Fondamentalismi islamici da cui è nata poi Al Qaeda. Fino al’11 settembre.

Su Domani trovate un’anticipazione del servizio dove si parla dell’attacco di Stati Uniti e Israele ai giudici della corte penale internazionale, colpevole di aver accusato di genocidio Israele.

L’ultima giudice ad essere attaccata è la peruviana Luz del Carmen Ibáñez Carranza: “sia io che la mia famiglia siamo stati colpiti nelle questioni finanziarie, non abbiamo carte di credito, non posso ordinare un pasto online non possiamo usare western union per inviare soldi nei nostri paesi, non possiamo movimentare alcun conto in dollari”.

La censura colpisce chiunque abbia collaborato con la CPI, come la relatrice dell’Onu Francesca Albanese: i suoi beni sono stati congelati, le è stato impedito di fare qualsiasi transazione finanziaria perché nel sistema internazionale vige la legge americana. Per proteggere lei e gli altri cittadini europei sottoposti a queste sanzioni bisognerebbe attivare un provvedimento chiamato Blocking statute che protegge i cittadini e le istituzioni europee dagli attacchi di sanzioni americane. Ma al momento né l’Europa né lo stato italiano si stanno muovendo.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

13 dicembre 2025

Anteprima inchieste di Report – l'assalto alle democrazie della tecnodestra, la ricostruzione di Odessa e il gas a Gaza

LAB REPORT: GAZA. LA PACE DEL GAS

Di Nancy Porsia

Dopo la firma del piano di pace di Donald Trump, Gaza viene nuovamente bombardata, come mostrano le immagini girate nella Striscia all’indomani dell’accordo. L’inchiesta di Report segue gli effetti del piano tra Stati Uniti, Cisgiordania e Israele, ricostruendo pressioni religiose e politiche, l’avanzare delle annessioni, le tensioni sul gas offshore conteso e il ruolo dell’ENI nelle partnership energetiche con Israele. Le testimonianze di esperti, giuristi e analisti delineano i rischi geopolitici ed economici del dossier Gaza Marine, mentre la storia della diciassettenne Shireen Abu Al-Kas riporta alle conseguenze umane del conflitto.

Le nuove tecnocrazie all'assalto della democrazia

Siamo spiati, conoscono i nostri dati personali, i nostri gusti, quello che pensiamo, dove stiamo andando, cosa consumiamo e riescono ad anticipare i nostro desideri.

Non è il mondo distopico immaginato da Orwell o lo scenario raccontato nel film “Minority Report”: è come le big tech che controllano internet stanno plasmando il mondo. Che ci piaccia o meno hanno in mano i nostri dati, glieli abbiamo dati noi, e li usano per addestrare l’algoritmo. Per fare cosa?

I rapporti tra Elon Musk, il proprietario di X (o Twitter) e Donald Trump sono noti, come sono noti anche i buoni rapporti col governo sovranista di Giorgia Meloni: si sono conosciuti poco dopo l’insediamento del governo, ad intermediare il primo incontro è stato un ex hacker romano che oggi lavora con Musk, Andrea Stroppa. A contattare palazzo Chigi è stato il giornalista di Rete 4 Nicola Porro.

Da questi buoni rapporti – la comune visione di destra del mondo – sarebbe nato l’accordo non ancora definito per usare i satelliti di Musk per le trasmissioni in chiave degli organi di Difesa e intelligence (che finirebbero nelle mani di un privato..).

Ma – racconta il servizio di Report – un altro miliardario ha preferito rimanere nell’ombra: Peter Thiel, amico e cofondatore con Musk di Paypal, oggi è uno dei miliardari più influenti negli Stati Uniti, coi suoi fondi di investimento ha contribuito a lanciare sul mercato startup come Facebook, AirBNB, Linkedin e il nucleo originaio di Open AI, produttore di ChatGPT. Tutte startup diventati giganti nel settore tecnologico. In questi primi mesi dell’amministrazione Trump per alcuni dei dossier più delicati, come il monitoraggio delle proteste nelle università e la gestione delle deportazioni di massa si è affidata ad una delle compagnie più controverse di Peter Thiel, Palantir.


E’ qualcosa che va oltre la letteratura distopica o film come Minority Report o Blade Runner, Palantir aiuta i governi e le aziende private a sfruttare al massimo tutti i dati che mettiamo online o che sono conservati nei database governativi, sia che lo scopo sia quello di guadagnarci di più, che sorvegliarci” racconta a Giorgio Mottola l’ex dipendente di Palantir Juan Sebastian Pinto.
Non solo decidono cosa dobbiamo leggere sui social, censurando o nascondendo contenuti ostili al governo (o ad esempio su quanto sta facendo a Gaza il governo di Israele), ma i big di internet riescono a influire sull’opinione delle persone, ad influenzare le elezioni (è già successo con facebook e il referendum sulla Brexit, non è complottismo).

La tecnologia non è agnostica. È sta prevalendo sulla politica.

Palantir è ovunque – racconta a Report Sophie in T Veld europarlamentare di Renew Europe – in tutti i paesi europei, viene usato in tutti i sistemi critici come la sanità, i dati degli ospedali e dei pazienti o servizi di polizia e di intelligence. Palantir è stata assunta anche dagli ucraini per fare intelligence sul campo di battaglia.

In Europa grandi clienti di Palantir sono aziende come Deutsche Telecom e le industrie chimiche Enkel e Basf. In Italia fino allo scorso anno aveva sottoscritto una partnership con la Ferrari: il pilota Leclerc aveva pure preso parte allo sport per pubblicizzare la società americana. La famiglia Elkann ha da anni ottimi rapporti con Peter Thiel e nel 2022 Palantir ha sottoscritto un accordo con Stellantis per ottimizzare le prestazioni dei propri veicoli attraverso l’invio dei dati di guida raccolti dalla casa madre tramite WiFi dalle milioni di autovetture Stellantis in circolazione.

Ciò che è più preoccupante di questa collaborazione delle industrie automobilistiche” continua Juan Sebastian Pinto “è l’enorme quantità di dati che queste aziende hanno a disposizione. Oggi nelle nuove automobili quasi ogni componente è tracciato..”

Finora l’economia di internet si è basata sul principio “il prodotto sei tu” (come titolava un vecchio servizio del 2011 di Report): da anni sappiamo che ogni nostra attività online viene tracciata e profilata. Abbiamo poi scoperto che con l’utilizzo di orologi e di bracciali ed elettrodomestici connessi alla rete le aziende private ricevono dati in tempo reale sulla nostra salute, sulle nostre abitudini di vita e grazie ai robot pulisci pavimenti persino la piantina dettagliata delle nostre case.

Fino a questo momento, però – racconta nel servizio Giorgio Mottola – eravamo convinti che l’utilizzo di questi dati avesse esclusivamente finalità commerciali, venderci altri prodotti.

Con Palantir siamo invece entrati in una nuova era: dal prodotto sei tu all’obiettivo sei tu. Quei dati che forniamo navigando in rete o usando oggetti connessi ad internet possono essere usati infatti da governi e soggetti privati per monitorarci, reprimerci e sorvegliarci. E, nei casi estremi come abbiamo visto a Gaza, ucciderci con precisione millimetrica nelle nostre case. Sebbene al momento nel vecchio continente abbiamo regole più restrittive per i giganti tecnologici anche l’Europa è diventata da tempo terreno di caccia per Palantir.

In questo modo l’Europa si è legata ad un uomo che non ama la democrazia non ama la libertà e soprattutto non ama l’Unione Europea” ha commentato l’europarlamentare Sophie in ‘T Veld.

Ecco spiegati gli attacchi all’Europa decadente di Trump. È un attacco ai principi della nostra democrazia.


Welcome to Favelas è una pagina Facebook creata inizialmente da Massimiliano Zossolo, “in un periodo in cui ero ristretto ai domiciliari” perché – come racconta a Report - nel 2011 aveva partecipato alla manifestazione degli “indignados” e fu arrestato per gli scontri con le forze dell’ordine. Oggi, per una ironia della sorte, come si vede alla festa di Gioventù Nazionale (i giovani di fratelli d’Italia che ogni tanto cantano qualche canzoncina fascista), oggi Zossolo è un idolo dei giovani di destra. E Welcome to favelas è diventata una macchina da click con centinaia di migliaia di visualizzazioni quotidiane e si sta proponendo come principale organo di giornalismo partecipativo e di denuncia del nostro paese.

Anche se inizialmente su quelle pagine si pubblicavano inizialmente contenuti inappropriati: foto di ex fidanzate, foto rubate per strada, anche se su gruppi privati. Non erano solo foto di incidenti stradali (che comunque anche se pubblicate in modo privato, costituiscono un problema se poi girano in rete): anche foto di revenge porn e porno scaricati da altri siti.

Era poca roba rispetto al totale del materiale caricato – ha provato a giustificarsi così Zossolo ma Report ha analizzato i contenuti da marzo ad ottobre 2025 tramite l’esperto di propaganda online Alex Orlowski: sono immagini di sparatorie, donne picchiate, ubriaco al volante, “botte tra maranza”. I contenuti che funzionano di più sulle pagine sono quelli ad alto contenuto di violenza dove non è chiaro se le persone ritratte dalle immagini abbiano dato il permesso alla pubblicazione su internet.

Come racconterà il servizio di Report, emissari di Elon Musk hanno contattato gli organizzatori di questa pagina “per contribuire a creare una rete di media alternativi con l’obiettivo di esportare in Europa il verbo politico del fondatore del Ceo di Tesla. E in effetti come abbiamo visto nel caso del Regno Unito, è anche con il sostegno a personaggi di internet e influencer che Musk si muove per promuovere la sua agenda in Europa.”

Un altro tassello della macchina della propaganda di questa destra insofferente alle regole della democrazia, che vengono bypassate raccontando la loro “verità alternativa”.

La violenza colpa dell’immigrazione incontrollata, che la sinistra ha lasciato entrare nel nostro paese senza mettere paletti.

La scheda del servizio: LA TECNODESTRA ALL’ASSALTO DELL’EUROPA

di Giorgio Mottola

Collaborazione Greta Orsi

Dal documento ufficiale sulla strategia nazionale di sicurezza pubblicato dalla Casa Bianca qualche giorno fa, emerge sempre più nitido il progetto di Donald Trump per indebolire l’Unione Europea. L’obiettivo è condiviso dai colossi della Silicon Valley che vedono con il fumo negli occhi i rigidi regolamenti europei sul monopolio e sulla protezione dei dati. Da mesi Elon Musk, l’uomo più ricco del mondo, ha iniziato a sostenere pubblicamente i partiti del Vecchio Continente più critici con Bruxelles. In particolare ha costruito in Italia un rapporto preferenziale con la presidente del consiglio italiano Giorgia Meloni. Per la prima volta, l’emissario in Italia di Elon Musk, Andrea Stroppa, racconta davanti alle telecamere come è nata questa relazione speciale e quali sono state le implicazioni politiche e commerciali del filo diretto tra Musk e Meloni. Nella strategia di influenza americana sulla democrazia europea un ruolo fondamentale lo sta giocando un altro miliardario della Silicon Valley, Peter Thiel, ex socio di Musk e fondatore di Palantir, una della più misteriose e discusse società tecnologiche del settore della difesa che potrebbe rischiare di far sembrare il Grande Fratello di Orwell una favola per bambini. Giorgio Mottola ha intervistato l’ideologo di riferimento di Peter Thiel e della cosiddetta tecnodestra americana, Curtis Yarvin. Ingegnere informatico e filosofo autodidatta è una delle figure più controverse del panorama intellettuale statunitense per via delle sue posizioni delle sue posizioni estreme sul razzismo e sulla democrazia, che però hanno fatto presa su alcune figure cruciali dell’amministrazione Trump.

La ricostruzione dell’Ucraina

La chiamano la pace di Trump, ma si tratta sempre di business as usual: smettiamola con questa guerra, diamo a Putin quello che vuole perché dobbiamo riprendere gli affari con la Russia.



E tra gli affari che attirano gli appetiti di tanti avvoltoi, il business della ricostruzione: nonostante la guerra sia ancora in corso l’Europa sta già pensando alla sua ricostruzione e l’Italia ha voluto avere sin da subito un ruolo da protagonista, organizzando eventi e incontri per attrarre investimenti. L’ultimo la scorsa estate a Roma, dove la presidente Meloni si è incontrata con Zelenski e altri 15 capi di governo.

Investire in Ucraina è un investimento su noi stessi perché piaccia o no quello che accade in Ucraina riguarda ciascuno di noi” raccontava alla platea la stessa Meloni: in quell’evento si sono raccolti 10 miliardi di euro. La maggior parte dei nostri sforzi si concentreranno nell’area di Odessa dove sono in arrivo circa 47 ml di euro di fondi pubblici italiani di cui 32ml per il restauro e la conservazione del patrimonio culturale. A firmare gli accordi per la ricostruzione c’era anche l’ex sindaco di Odessa Trukhanov, che negli ultimi anni è stato di casa nelle istituzioni italiane incontrando politici e ministri di ogni sorta per favorire la cooperazione tra i due paesi e attrarre gli investimenti per la sua città.

Roma per me è come casa” spiegava al giornalista di Report: secondo il rapporto della polizia si sarebbe stabilito a Roma negli anni ‘90 ottenendo un permesso di soggiorno per motivi familiari, grazie ad un matrimonio fittizio con una donna italiana. Lo SCO, il servizio centrale della polizia che indaga sulla criminalità organizzata lo aveva inserito ai vertici della mafia ucraina, un’organizzazione criminale nata ad Odessa e dedita ad estorsioni, pianificazioni di omicidi di politici e oppositori, ma soprattutto al traffico di petrolio e dell’immenso armamento russo che dopo la caduta dell’Unione Sovietica veniva smerciato in tutto il mondo.

Ma il sistema Italia è pronto a fare la differenza – rassicura la presidente Meloni – per la ricostruzione dell’Ucraina, strade, scuole, ponti, ospedali e chiese. In particolare ad Odessa – la città italiana secondo il ministro Tajani – per la tutela del patrimonio artistico. Ma di strade, ponti e ospedali ricostruiti dall’Italia ad Odessa non c’è traccia fino ad oggi: solo pochi metri quadri del tetto di una cattedrale ortodossa distrutta da un bombardamento su cui si sono concentrati la maggior parte dei nostri sforzi.

Ma l’Italia aveva promesso di voler ricostruire interamente la cattedrale – racconta a Report il priore della cattedrale Myroslav Vdovodych – “il vicepremier Tajani aveva detto che avrebbero iniziato la ricostruzione di Odessa partendo proprio dalla cattedrale. L’Italia due anni fa ha stanziato 500mila euro e con questi soldi sono stati ricostruti 110 metri quadrati del tetto. Tutti gli altri 3000 metri quadrati li ha pagati la diocesi e come si può vedere c’è ancora moltissimo lavoro da fare. I fondi non sono arrivati direttamente alla cattedrale, ma all’Unesco che ha svolto i lavori nella cattedrale. Non fatemi parlare dell’Unesco perché avrei cose molto interessanti da dire su come lavorano ..”
Chi ha svolto materialmente i lavori? LA Stikon, un’impresa di Odessa citata in una indagine anti corruzione su presunti favori edilizi in cambio di immobili e già beneficiaria di appalti pubblici poco trasparenti anche se mai condannata in via definitiva. L’Unesco l’ha incaricata con un affidamento diretto. L’Unesco ha fatto un controllo su come ha lavorato questa impresa?

Il capo ufficio Unesco in Ucraina Chiara Bardeschi ha spiegato come si sia fatta una due diligence nei limiti delle loro possibilità e nei limiti della loro procedura.

Il giornalista di Report ha anche chiesto conto del ruolo di un cittadino italiano, Attilio Malliani che era a capo del dipartimento Urban Plan and Restoration di Odessa: è un advisor del sindaco ma non è stata l’unica persona coinvolta nei lavori.

La scheda del servizio: ODESSA CONNECTION

di Sacha Biazzo

Collaborazione Samuele Damilano

Report ricostruisce il ruolo dell’Italia nei progetti di ricostruzione dell’Ucraina, in particolare i 47 milioni di fondi pubblici destinati all’area di Odessa, seguendo i rapporti tra le istituzioni italiane, l’ex sindaco della città Gennadiy Trukhanov e il suo consigliere per la cooperazione internazionale Attilio Malliani. L’inchiesta, basata su atti giudiziari, rapporti di polizia e testimonianze, documenta i procedimenti anticorruzione che riguardano Trukhanov, i lavori sulla cattedrale di Odessa finanziati tramite l’UNESCO e alcuni casi di gestione dei fondi umanitari, anche mettendoli a confronto con il modello anticorruzione adottato dalla Danimarca a Mykolaiv.

La tutela dell’ambiente

La Repubblica italiana – sancisce la nostra Costituzione nell’articolo 9 – “Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. ”

Ma questo vale sulla carta: nella realtà colate di cemento ricoprono porzioni sempre più estese del nostro paese, anche in zone con rischio idrogeologico (alla faccia dell’interesse delle future generazioni), anche in zone dall’alto valore simbolico, come le Dolomiti.

Dove sorgono casette per turisti facoltosi senza autorizzazione. Tanto poi ci pensa la politica a sfornare la legge per rendere lecito ciò che lecito non era.

La scheda del servizio: STARLIGHT ROOMS

di Lucina Paternesi

Dormire sotto la volta celeste nel cuore delle Dolomiti, a 700 euro a notte. È l'idea che ha avuto un noto imprenditore di Cortina D'Ampezzo che qualche anno fa ha realizzato le Starlight rooms, stanze panoramiche che ruotano fino a 360 gradi posizionate a 2.055 metri di quota e rivestite di legno e vetro per permettere, appunto, di osservare le stelle durante la notte. Ma chi le ha realizzate - e ha ospitato anche cantanti e attori famosi - non avesse le autorizzazioni per farlo, dal momento che la legge regionale del Veneto sul turismo prevede il divieto di costruire sopra i 1.600 metri, ad eccezione di rifugi e bivacchi. A sanare le casette dell'imprenditore ampezzano è stata la passata giunta presieduta da Luca Zaia che ha modificato la norma e ora ogni comune montano potrà dotarsi di almeno due stanze panoramiche anche sopra i 1600 metri d'altitudine.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

04 ottobre 2025

Anteprima Presadiretta – La guerra totale

Siamo riusciti a trasformare la tragedia che sta accadendo a Gaza, sotto i nostri occhi, in diretta video, in uno scontro tra tifoserie, arrivando a mettere sullo stesso piano di complicità tutti i palestinesi della striscia con Hamas, arrivando a considerare i volontari della SumudFlottilla come complici di Hamas.

E in questo scontro ci si dimentica dei morti, dei bambini uccisi, di città rase al suolo, di come è iniziata questa guerra (non il 7 ottobre):

Il 70% della Striscia di Gaza è stato raso al suolo. Cibo, acqua e medicinali scarseggiano: è una catastrofe umanitaria che ha già fatto decine di migliaia di vittime civili tra i palestinesi. Nel frattempo, l’esercito israeliano ha avviato l’occupazione totale del territorio.

Cercheremo di capire – spiega Iacona presentando la puntata – se la proposta di pace, di negoziato, presentata da Trump e accolta da Netanyahu avrà anche il si di Hamas, se questo dovrebbe comportare oltre che alla consegna degli ostaggi ancora in vita, anche un momento di pace per quelle popolazioni martoriate. Ma resta il punto che Gaza in questi due anni è stata completamente distrutta, le persone che vivevano lì e che vivono ancora lì sono state oggetto di deportazioni, trasferimenti forzati. E poi è arrivata la fame, la carestia: “cercheremo di spiegare i meccanismi che l’hanno provocata, quali le conseguenze e poi entreremo nel dibattito israeliano e ci faremo la domanda ‘come mai quello che è insopportabile per noi in tutti questi anni, le uccisioni dei civili innocenti, è invece sopportabile per una parte importante dell’opinione pubblica israeliana?’ E infine cercheremo di capire quali sono le relazioni che legano il nostro paese con Israele sul terreno dell’import ed export delle armi.”

A prescindere dalle azioni che faranno i governi (come il nostro, che rivendica corridoi umanitari per le università, dopo aver bloccato gli arrivi per mesi), le persone non l’accettano più questa situazione e lo dimostrano scendendo in piazza. E la Flottiglia ha rappresentato questo sdegno, questa indignazione contro la carestia, la fame e l’inazione (o complicità) dei governi occidentali: “persone che coi loro corpi, con le barche, si sono mossi sono arrivati lì dove non si doveva stare” raccontava Iacona giovedì sera a Il cavallo e la Torre “hanno forzato quel blocco che sta causando carestia e la fame e hanno mostrato al mondo intero che cosa bisogna fare. E la gente lo ha capito in maniera spontanea. Quello che mi impressiona di più di queste piazze sono i ragazzi, i ragazzini, le scuole, sono i nostri figli.. spero che tutto questo avvenga nella pace e senza disordini, ma questo è un segnale importante.”

La voce di Hind

Nel servizio si racconterà anche la storia di Hind Rajab, la bambina di Gaza uccisa dai soldati israeliani. La sua voce è diventata protagonista di un film che è stato recentemente presentato al festival di Venezia e testimonia meglio di tanti articoli di giornali il dramma che sta vivendo la popolazione civile, un dramma che non risparmia neppure i bambini.

Nel video che potete vedere in anteprima sui canali social di Presadiretta si sente la voce della bambina chiedere aiuto ad una soccorritrice della croce rossa: i suoi familiari sono stati già uccisi, appena fuori dalla casa dove avevano dormito assieme la notte precedente. Dopo i bombardamenti l’esercito israeliano aveva emanato un ordine di evacuazione, così la sua famiglia ha provato a scappare a sud a bordo di un’auto. Le immagini satellitari mostrano i carri armati a presidiare gli incroci mentre l’esercito rimuove gli alberi, abbatte gli edifici.

E spara alle auto, come la Kia della famiglia di Hind, come anche ai soccorritori, anche loro uccisi dall’esercito israeliano: la madre si è salvata perché non c’era posto in auto ed è arrivata da sola al punto di ricovero.

Alcuni giornalisti hanno provato a giustificare questa morte dicendo che un giorno qualcuno le avrebbe messo un velo in testa.. ecco, stendiamo un velo pietoso.

La fame a Gaza

Come si possono commentare le immagini dei bambini scheletrici rannicchiati nei letti dell’ospedale pediatrico di Gaza city? Al Hassan Selmi è un giornalista che, con i suoi servizi, ha mostra gli effetti della fame sui bambini. Le famiglie devono scegliere se morire di fame o sotto le bombe. Qualcuno di loro, i più fortunati, sono riusciti ad arrivare in Italia, ma servirebbe corridoi umanitari stabili: i bambini che stiamo curando (citati dal ministro degli esteri nella sua auto celebrazione) sono solo una goccia nel mare. Perché i valichi da cui entrano gli aiuti rimangono chiusi e i beni di prima necessità per le famiglie costano caro. Come si può chiedere ad una madre di un bambino di poche settimane o pochi mesi di emigrare, perché Gaza deve essere sgomberata?

La fame colpisce più duramente i bambini: la malnutrizione dei bambini nei primi giorni di vita o nell’utero è una condanna a vita e i bambini che ne soffrono non raggiungono mai il loro potenziale fisico o cognitivo. Assisteremo alla crescita di un’intera generazione di bambini segnata dalla fame a Gaza oltre che dai traumi della guerra – racconta a Presadiretta Alex De Waal, uno dei più importanti studiosi al mondo di fame. Dagli anni ‘80 racconta come tutte le carestie siano state create dall’uomo, perché la fame ha i suoi beneficiari. Gli israeliani conoscono bene gli effetti della fame, sanno cosa stanno facendo a Gaza: si muore non tanto per la fame ma per la compromissione del sistema immunitario che ti rende vulnerabile ad ogni malattia comune. Un banale mal di pancia o un raffreddore e ora ci sono molte malattie, per le cattive condizioni igieniche in cui le persone sono costrette a vivere. Ammassati nelle tende, senza acqua pulita. La fame, che è stata descritto bene da Primo Levi in Se questo è un uomo ha un effetto così disumanizzante da rompere i legami sociali tra le persone, costringendole a comportarsi come animali, distrugge la società, i gruppi. Questa è la sua definizione di genocidio – continua Alex De Waal – non è tanto uccidere tutte le persone ma è distruggere il gruppo sociale.

Le immagini delle persone che si gettano a recuperare gli aiuti calati dal cielo, pericolosi e inutili, sono emblematiche.

Cosa ci lega ad Israele

Quali sono i nostri legami con Israele? È vero che non vendiamo più armi da quando è iniziata l’invasione dell’IDF a Gaza? Il ministro Tajani alla Camera aveva spiegato come la linea del governo fosse chiara: tutte le licenze per l’esportazione delle armi sono state sospese. Ma il governo Meloni non ha mai sospeso le consegne di armi autorizzate prima del 7 ottobre: i dati relativi a queste consegne nelle relazioni annuali non ci sono. Matteo Taucci è un ricercatore dell’istituto Archivio Disarmo e racconta a Presadiretta che dall’inizio della “guerra” a Gaza fino a marzo 2025 l’Italia ha esportato 8,2 ml di armi verso Israele, di questi solo il 22% sono esplicitati, si sa che armi siano. Ovvero 1,4 ml di euro in componenti accessorie per armi e munizioni, 280mila euro in bombe e granate. La maggior parte dei dati non sono pubblici: Istat ha risposto che una parte dei dati può essere riservata su richiesta delle parti. Ma quelle rimangono armi esportate, contrariamente a quanto ha riferito Tajani.

Quelli che si oppongono alla politica di Netanyahu


Si è molto discusso nei mesi passati sull’uso della parola genocidio per descrivere quanto l’esercito di Israele sta facendo sulla popolazione a Gaza. Per mesi chi usava questa parola veniva tacciato come antisemita: eppure, come racconterà il servizio di Presadiretta, dentro Israele una parte della popolazione condanna la politica del presidente Netanyahu, usando parole pesanti.
Riccardo Iacona è andato al Van Fleet Jerusalem institute per incontrare il professor di scienze politiche Assaf David che insegna a Gerusalemme: assieme a 15 altri professori ha scritto un rapporto “The present day: peacemaking Alternatives for Israeli policy” (alternative di pace per la poiltica italiana). Questo documento è stato poi firmato da altri 130 accademici di molte università israeliane ed è molto critico nei confronti del governo Netanyahu. Al primo punto contestano l’idea del governo della vittoria totale contro Hamas: “noi sosteniamo che l’idea di una vittoria totale porta Israele verso la pulizia etnica, non esiste altra spiegazione per ciò che Israele sta facendo a Gaza. Il 70% delle infrastrutture e degli edifici di Gaza è completamente distrutto o gravemente danneggiato. Questo può solo significare che Israele non vuole che i palestinesi vivano a Gaza”.

Il professore David aggiunge: “questi giorni di fame a Gaza potrebbero essere il punto di non ritorno perché se affami la popolazione poi arriva il crollo totale. Gaza è un’area disastrata ed è come gli alleati hanno trovato i campi di concentramento nel 1945. Questa è Gaza oggi, la Shoa, la Nakba, la pulizia etnica, è genocidio. È il collasso dell’umanità e della società di Gaza per decenni, con malnutrizione e danni irreversibili al corpo e all’anima del popolo palestinese. Ed è una vergogna per tutti noi ebrei israeliani.”

Qual è il giudizio sulle campagne di Netanyahu in Libano, Siria e Iran: hanno dato più sicurezza ad Israele?
“Noi pensiamo che la sicurezza di Israele
non può dipendere dall’uso esclusivo della forza militare ma dalla sua capacità di costruire alleanze con i paesi arabi della regione, soprattutto ponendo fine all’occupazione dei territori palestinesi. Per fare questo però Israele deve assumersi la responsabilità di decenni di espropriazioni, sfruttamento, occupazione e ora anche pulizia etnica e genocidio del popolo palestinese.
Quanti sono a pensarla così in Israele?
“Siamo ancora una minoranza, perché decenni di occupazione hanno disumanizzato i palestinesi e hanno fatto crescere una cultura di supremazia ebraica sostenuta da tutti, dallo Stato, dal sistema scolastico, dai media e poi è arrivato il 7 ottobre. Il 7 ottobre è stato un trauma per gli ebrei israeliani, siamo ancora tutti dentro il trauma..”
Ecco perché sarebbe così importante che una autorità indipendente ricercasse la verità su ciò che è accaduto il 7 ottobre, ma
Netanyahu è contrario perché, spiega il professore David, “sa di essere il principale responsabile, i vertici militari e i servizi lo avevano avvertito che stava per succedere qualcosa e glielo avevano scritto, ci sono documenti e prove e testimonianze, come può farla franca? L’unico modo è accumulare sempre più potere e diventare un tiranno che è quello che sta cercando di fare.”

E’ questo il periodo più drammatico che si sta vivendo in Israele: “senza dubbio, io sono vivo per miracolo sono stato gravemente ferito 30 anni fa nel 1995, a Gerusalemme. Ero su un autobus quando è esploso. Era stato un kamikaze di Hamas, poi ci sono stati altri attacchi suicidi e poi è arrivata la seconda Intifada con attentati continui contro i civili. Infine il 7 ottobre, l’evento più orribile della storia di Israele dal 1940, dalla sua fondazione. E le persone responsabili sono ancora al potere in Israele, devono andarsene, devono finire in prigione devono pagare il prezzo di tutto quello che hanno fatto. L’unica via per Israele è la riconciliazione storica, che riconosca il fatto che tra il fiume e il mare vivono due popoli. Il popolo palestinese e il popolo ebraico.”

Sono questi i giorni della carestia a Gaza, dove la gente inizia a morire di fame: le immagini dei corpi scheletrici hanno fatto il giro del mondo. In Israele i media, i giornali e le televisioni non le hanno mostrate. Così gli attivisti di “standing together” la più grande associazione che dal 2015 si batte per la pace, sono andati davanti al canale televisivo principale di Israele per mostrare coi loro cartelli quello che il pubblico israeliano non vede mai.

Tutto il mondo vede queste immagini orribili” racconta a Presadiretta uno dei volontari “ma gli israeliani che vivono così vicini a Gaza e sono responsabili di ciò che accade a Gaza. Non sanno cosa viene fatto a Gaza in loro nome e quindi non possono neanche opporsi e io credo che se il popolo israeliano sapesse esattamente cosa sta accadendo chiederebbe la fine di questa guerra.”
Un’altra ragazza aggiunge: “la televisione non sta facendo il suo lavoro, sta aiutando il nostro governo a continuare con questa guerra che sta uccidendo tutti. Non solo la popolazione di Gaza, sta uccidendo anche noi.”

La televisione israeliana diffonde solo propaganda, nasconde la verità” è l’opinione di un altro volontario dell’organizzazione “ed è ora che questo finisca perché la democrazia ha bisogno della verità e quando si nasconde la verità la democrazia muore.”
La verità dei bambini colpiti alla testa, al cuore, un massacro, un genocidio: a quanti dicono che queste morti sono il prezzo da pagare se vogliamo distruggere Hamas, si deve rispondere che questa non è una guerra, a Gaza i civili non hanno carri armati, né elicotteri né droni: “io sono in contatto con un amico a Gaza, li stanno spingendo, giorno dopo giorno, da un luogo all’altro, e non c’è più nessun posto dove andare, non puoi stipare due milioni di persone in un pezzettino di terra. Quindi lo scopo è la pulizia etnica.”

Quello che sta accadendo a Gaza ha un significato importante per Israele: “abbiamo abbandonato il diritto internazionale molto tempo fa, ma ora sta venendo meno anche la nostra moralità, i valori ebraici per cui si devono combattere solo guerre difensive, questa è vendetta. Questo è brutale e lo stiamo normalizzando.”

Netanyahu ha definito questi volontari come antisemiti: “nell’ebraismo si insegna che non dovresti fare agli altri quello non vuoi venga fatto a te. Che fine ha fatto questo principio?”

Anche secondo l’ex direttore dello Shin Bet, Amy Ayalon, l’unica soluzione è riconoscere lo stato di Palestina.

“Avremo sicurezza quando i palestinesi avranno speranza” aveva raccontato a Presadiretta nel 2023: oggi è convinto che senza un piano per il dopo, questa guerra non finirà. Con quale leader politico di Hamas dovrà trattare domani Israele? Perché questo serve la pressione internazionale per riconoscere lo stato di Palestina.

Iacona lo ha intervistato nella sua casa ad Haifa, assieme alla moglie del colonnello Leon Bar, ucciso da Hamas proprio in quel tragico 7 ottobre (fu ucciso il giorno successivo in realtà) mentre cercava di salvare quanti più ragazzi del rave.

Questa donna ha lasciato la sua testimonianza da un palco davanti ad una platea di persone: era furiosa dopo l’attentato del 7 ottobre e avrebbe voluto che tutti gli ostaggi fossero ripresi con la forza. Ma dopo più di seicento giorni la guerra continua e gli ostaggi sono ancora nei tunnel. E che vanno riportati indietro. “Cosa abbiamo ottenuto dal continuare a combattere? Altri morti? È arrivato il momento di fermare i combattimenti. Di trovare una soluzione a lungo termine che garantisca la sicurezza di Israele e il ritorno degli ostaggi. Vogliamo speranza.”

La scheda della puntata:

Un viaggio dentro la realtà di Gaza attraverso le testimonianze del giornalista palestinese Al Hassan Selmi, che da mesi racconta la vita quotidiana e le difficoltà del suo popolo. Al centro, la fame usata come arma di guerra, con un'inchiesta sui sistemi di distribuzione del cibo e sulle conseguenze della malnutrizione. Dalle voci degli ebrei israeliani che si oppongono alle politiche di Netanyahu, denunciando pratiche di pulizia etnica, ai reportage sugli oppositori del governo incontrati tra Tel Aviv, Jaffa e Gerusalemme. Spazio poi alle indagini internazionali sui crimini di guerra a Gaza e a un focus sui rapporti di import ed export di armi tra Italia e Israele. Dal Perù alla Gran Bretagna, dal Belgio all'Italia, il racconto di investigatori, attivisti e avvocati impegnati a portare in tribunale militari israeliani accusati di violazioni dei diritti umani. Un mosaico di testimonianze che si intrecciano con l'analisi geopolitica e con le domande più urgenti sul futuro della regione. In studio con Riccardo Iacona, la storica e scrittrice Anna Foa, con collegamenti da Israele e da Gaza per seguire gli ultimi sviluppi sul terreno.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

01 giugno 2025

Anteprima inchieste di Report – l’assalto alle banche, i conti della serie A, gli allevamenti ittici

Chi c’è dietro la scalata alle Generali, la cassaforte dei risparmi degli italiani?

Poi il tanto atteso servizio sui conti dell’Inter (doveva andare in onda domenica scorsa): aveva ragione Report o chi contestava il vecchio servizio?

Nell’anteprima di LAB Report si parlerà della situazione di Gaza: non chiamatela guerra, quello che sta succedendo è la soppressione di un popolo.

Il crimine sotto i nostri occhi

Per mesi in cui si è ripetuto che quello che succedeva a Gaza era solo colpa di Hamas, che chi criticava le scelte del governo di Israele era antisemita, che i numeri dei civili uccisi dall’esercito israeliano erano finti (dove sono le fonti? Come se non sapessero tutti che i giornalisti stranieri non sono stati ammessi a Gaza).


Finalmente l’occidente si è accorto di quello che sta succedendo in questa striscia di terra. O, meglio, ha smesso di far finta di niente.

Far finta che voler affamare un popolo, riducendo al limucino gli aiuti alimentari, distruggendo le infrastrutture, le scuole gli ospedali, prendendo di mira i civili anche nei luoghi dove dovrebbero essere al sicuro, non faccia parte di un disegno criminale per preciso.

Chi denuncia quanto è sotto gli occhi di tutti viene sistematicamente screditato, vedi gli attacchi alla relatrice Francesca Albanese accusata di aver ricevuto finanziamenti da gruppi vicini ad Hamas da un dossier di Un watch, dossier smentito dall’Onu.

Le ambasciate israeliane – spiega la stessa Albanese a Report – si muovono in prima persona per protestare quando “una certa persona fosse stata chiamata a parlare in una sede istituzionale”.

I civili, dal 7 ottobre 2023, in risposta all’attacco terroristico di Hamas, sono diventati bersagli, “come è possibile tutto ciò”? LE immagini nell’anteprima del servizio testimoniano a sufficienza quanto sta accadendo a Gaza. Bambini colpiti da proiettili e schegge, spesso colpi singoli alla testa, bambini a cui si devono amputare arti per i colpi ricevuti. Bambini che, una volta operati, non hanno nessuno da cui tornare perché le loro famiglie sono state sterminate.

Medici costretti ad operare con mezzi di fortuna nei pochi ospedali ancora attivi.: “ogni giorno mi ritrovo circondato da decine di persone che mi chiedono aiuto, mancano le attrezzature chirurgiche, tutto, non c’è materiale sterile monouso, rilaviamo tutto, anche i tubi con cui si intubano i pazienti ..” racconta uno di loro.

Report ha intervistato a Londra il dottor Abu Sittah, il primo ad essere entrato a Gaza dopo i primi attacchi agli ospedali, come quello ad Al Shifa: Israele aveva inizialmente dato la colpa alla Jihad per la morte dei 480 sfollati sotto le bombe.

L’ospedale di Al Shifa è stato bombardato dall’esercito di Israele ha bombardato l’ospedale, compreso il reparto maternità: IDF ha spiegato che è stata una operazione mirata contro Hamas che si era rifugiata dentro l’ospedale di Al Shifa

Tesi negata dal dottor Abu Sittah: “non ho mai visto alcun combattente nell’ospedale, altrimenti avrei chiesto loro di andare via, ho l’obbligo di chiedere ai combattenti armati di lasciare l’ospedale, dentro c’erano solo civili che avevano portato i loro figli al rifugio. Se avessero visto la presenza di Hamas, che è l’obiettivo di Israele, non avrebbero mai portato i loro figli a dormire la dentro.”

L’esercito di Israele, in quanto forza occupante, dovrebbe garantire la sicurezza della popolazione civile: questo è quanto stabilisce la Convenzione di Ginevra, ma a Gaza i diritti dei civili non sono mai stati garantiti già prima del 7 ottobre (la data dell’attacco terroristico di Hamas).

Già prima del 7 ottobre 2023 e dell’inizio di questa nuova guerra ” spiega Ajith Sunghay direttore dell’alto commissariato per i diritti umani “l’assistenza medica il sistema ospedaliero nella striscia di Gaza era un disastro per via dei 17 anni di blocco [quello l’esercito ai valichi della striscia]. La Corte di Giustizia internazionale ha chiesto esplicitamente di garantire la sicurezza dei civili nei territori palestinesi occupati compresa Gaza. Questo comprende anche la fornitura di acqua, cibo, la raccolta dei rifiuti, offrire rifugio e qualsiasi altra necessità per la sopravvivenza. Israele come forza occupante deve garantire questa protezione ai civili secondo la quarta Convenzione di Ginevra.”
Attaccare gli ospedali significa attaccare strutture civili e quindi il diritto dei civili alla protezione invocata dal diritto umanitario internazionale.

Francesca Albanese relatrice speciale per le Nazioni Unite per i diritti umani nei territori palestinesi parla oramai dello smantellamento del sistema sanitario a Gaza: “l’attacco al sistema sanitario in quanto tale è stato sistematico , sono stati colpiti gli ospedali, le ambulanze, sono stati uccisi oltre mille medici. C’è stato quasi un attacco personalizzato, molto mirato al personale medico e questo si è visto anche attraverso quello che è accaduto con gli arresti e le detenzioni arbitrarie.”
Di fronte a tutto questo la risposta dell’esercito di Israele (e dei tanti gruppi di influenza sui social) rimane sempre la stessa: sotto gli ospedali c’erano i tunnel di Hamas, nelle strutture mediche c’erano armi di Hamas, questi sono dati di Hamas.. Come se non si sapesse che per una precisa volontà politica nella striscia non sono ammessi giornalisti stranieri. E i pochi giornalisti palestinesi sono stati bersaglio delle bombe e dei colpi di IDF.

La scheda del servizio: LAB REPORT: ANATOMIA DI UN CRIMINE

di Nancy Porsia

Report ricostruisce l’attacco sistematico agli ospedali di Gaza, documentando bombardamenti, evacuazioni forzate e medici uccisi o arrestati. Attraverso testimonianze dirette e immagini senza filtro, emerge il collasso del sistema sanitario e il dramma dei civili intrappolati. Una cronaca documentata sulla potenziale violazione del diritto umanitario internazionale e la crisi umanitaria in corso.

Dietro le scalate bancarie


Ci aveva messo perfino la faccia la presidente del Consiglio Meloni, in un video pubblicato sui suoi canali social: “abbiamo deciso di introdurre una tassazione del 40% sulla differenza ingiusta del margine di interesse, cioè la differenza tra quanto le banche ti applicano per prestarti i soldi e quanto ti riconoscono quando depositi i soldi. Una tassazione su quei margini extra che hanno registrato gli istituti bancari che è secondo noi non una tassa sui guadagni legittimi ma una tassa sul margine ingiusto. ”
Anche il vicepresidente Salvini era sulla stessa lunghezza d’onda: “la scelta della Lega e dell’intero governo è chiara, aiutare famiglie e impre, se e lavoratori che non ce la fanno chiedendo alle banche una parte degli incassi miliardari per i maxi profitti che hanno fatto in questi anni..”
Era agosto, gli italiani erano già al mare – racconta oggi il docente di economia della Cattolica Rony Hamaui – “e il governo esce con la prima tassa sugli extraprofitti, dopo di ché c’è tutta una discussione all’interno del governo, il parlamento, il provvedimento viene cambiato e viene lasciata alla banche l’opportunità di decidere se o pagare la tassa oppure accantonare, rafforzare il proprio patrimonio.”
Quindi la tassazione sugli extraprofitti dopo i roboanti annunci di Meloni e Salvini è durata solo il tempo dell’estate, riducendosi ad un ipotetico balzello, diventando una tassa facoltativa perché alle banche viene concessa la libertà di scegliere se pagarla oppure se tenere gli extraprofitti nelle loro casse.

La montagna ha partorito il topolino: oggi gli esponenti della maggioranza, come il sottosegretario Durigon, di fronte alle domande di Report svicolano, non rispondono, parlano d’altro (“abbiamo alzato gli stipendi .. abbiamo tantissime idee.. con le banche qualcosa abbiamo fatto..”).
Si dice che sia bastata una telefonata di Marina Berlusconi a far far marcia indietro al governo.

Così oggi le banche sono piene di liquidità, soldi pronta cassa che fanno gola a qualcuno nella maggioranza: e dunque sono partite le scalate bancarie, con l’assalto del Monte dei Paschi di Siena (la banca salvata coi soldi pubblici) al cuore della finanza milanese che ha scatenato una vera e propria guerra. In risposta all’annuncio dell’istituto di credito senese Mediobanca ha indossato l’elmetto ed eretto le barricate: la proposta del Monte è stata rispedita al mittente con un comunicato durissimo dal cda in cui si definisce l’offerta fortemente distruttiva di valore e priva di razionale finanziario e industriale.

Come si è comportato il governo fino a questo momento? Da arbitro o da parte in causa? Alberto Nagel, AD di Mediobanca ha risposto “qual è la prossima domanda”.

Gli elementi raccolti dal servizio di Report potrebbero dunque indurre a pensare che l’ultima asta delle azioni del ministero dell’Economia sia stata apparecchiata appositamente per far entrare nell’azionariato di MPS Francesco Gaetano Caltagirone e la finanziaria della famiglia Del Vecchio, BPM e Anima, ad un prezzo calmierato.

Il loro ingresso sarebbe stato funzionale a lanciare dopo solo un paio di mesi la scalata su Mediobanca in cui sia Caltagirone che la famiglia Del Vecchio avevano grossi interessi.
MPS diventerebbe una sorta di cavallo di Troia per Caltagirone e Delfin per prendersi Mediobanca: “questa Opa mi sembra strumentale non tanto per fare una fusione tra due banche ” racconta Alessandro Penati docente di Finanza della Cattolica “ma a costituire un gruppo di influenza in cui i privati appoggiati dal governo avrebbero una influenza.”

E cosa dice il governo in proposito? Il sottosegretario Freni di fronte alla domanda di Mottola, se ci sia stata una regia del governo sulla scalata di MPS, si è messo a ridere “ma quale regia.. ma che ne so io.. io sono solo uno scrivano ..”
C’è stato o meno un incontro lo scorso settembre al MEF tra esponenti del governo e MPS per pianificare questa scalata? Chi lo sa. Di certo lo stato italiano attraverso il MEF detiene l’11% di MPS, ma freni si ostina a rispondere “io non conto nulla..”

Il servizio racconterà poi della scalata tentata da Unicredit alla Banca Popolare di Milano: veniva presentata come investimenti di Unicredit in Italia, ma Salvini l’aveva definita una banca straniera. “Diciamo che Unicredit ha le sue radici in Italia e il 45% del gruppo è in Italia, siamo presenti in 13 paesi e in questo contesto siamo paneuropei” ha risposto l’AD Andrea Orcel. Altre domande sul tema delle scalate e sulla posizione non neutra del governo non sono state ammesse.
In effetti Salvini non avrebbe torto: la proprietà di Unicredit è straniera per oltre il 70% del suo capitale, controllato soprattutto da fondi americani e inglesi. Tuttavia all’epoca degli attacchi di Salvini anche in BPM l’azionista di maggioranza non era italiano ma era la francese Credite Agricole e subito dopo veniva l’americana Black Rock. Forse, anche alla luce di ciò, non tutti i maggiorenti della Lega si sono lasciati arruolare nella crociata nazionalista di Salvini.

Massimiliano Romeo è il capogruppo al Senato: alla domanda se Unicredit è straniera non ha voluto rispondere “dovete mettervi d’accordo col nostro ufficio stampa”.

Calderoli, ministro dell’Autonomia non ha proprio risposto. Laura Ravetto, deputata della Lega ha glissato, “voglio andare a sentire Salvini..”

Almeno Fedriga, presidente della regione Friuli, almeno è stato netto: Unicredit non è straniera, “mi auguro che Unicredit possa contribuire a far crescere e collaborare all’interno di una maggior vicinanza al sistema produttivo”. Fedriga prende la distanze da Salvini anche perché la questione BPM non riguarda tutta la lega – spiega nel servizio di Mottola – ma quasi esclusivamente la Lega lombarda. Negli ultimi 15 anni infatti i vertici del partito in Lombardia hanno coltivato un rapporto molto stretto con la BPM da quando, nel 2009, ne è stato nominato presidente Massimo Ponzellini, vicinissimo a Giancarlo Giorgetti il quale oggi, da ministro dell’Economia, ha deciso di usare sulla scalata di Unicredit il golden powere quindi dare al governo l’ultima parola sulla scalata.

C’è un tifo di Salvini e Giorgetti per BPM? Il presidente di BPM Tononi commenta dicendo “mi sembra una espressione fuori luogo, non è questione di fare tifo, bisogna fare scelte giuste per l’economia italiana e certamente il venir meno del pluralismo potrebbe essere un elemento di fragilità in questa situazione.”

Insomma, un assalto alla cassaforte dei nostri risparmi da parte di questa destra sovranista ovvero, come dice il titolo del servizio, all’armi siam banchieri.
Si muove la politica e si muove quel pezzo di imprenditoria che fa riferimento a questa maggioranza: per esempio il costruttore Caltagirone, che ha costruito i palazzi dei quartieri di Roma. Roma non si può governare senza il suo consenso: l’ex sindaco Ignazio Marino racconta di come sia difficile, Caltagirone è sempre stato abituato ad avere figure nell’amministrazione della città che non si mettono in contrasto.

Il suo quartier generale è nel centro di Roma in via Barberini: qui amministra i suoi interessi nella capitale, da Acea la società di acqua ed elettricità di cui detiene una quota; è uno dei costruttori del prossimo termovalorizzatore ed è nel consorzio che sta realizzando la metro C, l’opera pubblica più costosa d’Europa.
Continua Marino: “Penso che in questa fase storica Caltagirone si sia abbastanza staccato da quel mondo che a Roma viene chiamato dei palazzinari.”
L’epopea imprenditoriale di Francesco Gaetano Caltagirone comincia negli anni ‘80 quando fa i primi miliardi con l’attività di palazzinaro: il suo rapporto con la politica, la Democrazia Cristiana, è strettissimo, ma gli costa caro. Finisce nelle principali inchieste di Tangentopoli, imputato per corruzione in vari processi, è stato sempre assolto.

In questi processi tra gli imputati era presente anche l’ex ministro Cirino Pomicino: entrambi, Pomicino e Caltagirone, furono assolti. Caltagirone passa poi dal finanziare la DC, la corrente andreottiana, a finanziare i “nuovi partiti” della seconda repubblica.
Inizia, anche su suggerimento di Pomicino, a comprare giornali, “devi essere un imprenditore con cui la politica deve fare i conti, in un momento in cui i partiti non sono più un punto di riferimento e c’è il rischio che il riferimento lo diventino le procure, il giornale è l’unico modo per garantire la propria resistenza.”

Così nasce l’impero editoriale di Caltagirone: nel 95 compra Il Tempo, poi rivenduto, poi Il Messaggero, il più importante giornale della capitale, subito dopo Il Mattino, il quotidiano più diffuso a Napoli e in Campania. Due anni dopo rileva Il quotidiano di Puglia, poi Il Corriere Adriatico diffuso nelle Marche, quindi Il Gazzettino il maggior quotidiano in Veneto e Friuli. La geografia delle acquisizioni editoriali di Caltagirone segue pedissequamente i suoi affari, perché compra i giornali in tutte le città e le regioni dove ha maggiori interessi finanziari e imprenditoriali.

Una genialità la sua – commenta così il mentore Pomicino – comprendere come i giornali potessero essere uno strumento di condizionamento della politica: “sapevi che se toccavi Caltagirone la tua vita sarebbe stata centellinata dai giornalisti ..”

Sul ruolo di Palazzo Chigi (arbitro e giocatore) in questo risiko bancario potete leggere l’anticipazione del servizio di Report data da Marco Palombi sul Fatto Quotidiano:

Il governo banchiere, il risiko e il conflitto di interessi di Caputi

di Marco Palombi

Il capo di gabinetto di Giorgia Meloni ha quote in due società che si occupano di Npl

Ogni giorno si scoprono nuovi particolari su quella che il Fatto, parafrasando una vecchia battuta, ha definito “l’unica merchant bank in cui si parla romano”: le intricate vicende del cosiddetto risiko bancario – in cui Palazzo Chigi fa contemporaneamente l’arbitro, il giocatore e il vigilante – sono descritte da una lunga inchiesta di Report, firmata da Giorgio Mottola e in onda stasera su Raitre, da cui si scopre, tra le altre cose, che il capo di gabinetto di Giorgia Meloni, Gaetano Caputi, l’uomo che per conto della premier gestisce anche la partita bancaria, s’è dimenticato di dichiarare un potenziale conflitto d’interessi.

Nel servizio si racconterà infatti di come le azioni di MPS, detenute dal MEF, siano state vendute con procedura accelerata, per evitare che venissero vendute sul mercato. Lo scorso novembre quando il MEF ha venduto un altro 15% di MPS, Giorgetti non si è affidato alle solite banche d’affari ma ad un piccolo operatore, banca Akros del gruppo BPM: così ad aggiudicarsi le azioni non sono state, come nel passato, decine di svariati investitori ma solo 4 compratori, tra cui Caltagirone col 3,6%, Delfin del gruppo Del Vecchio il 3,5%, banco BPM col 5% e il 4% Anima il fondo di investimento partecipato da Caltagirone, BPM e MEF.

Come se questa cessione di azioni di MPS fosse stata concordata, come ammette Luca Enriques ex commissario Consob a Report . Da quanto risulta a Report, alla terza asta diversi fondi di investimento anche stranieri erano interessati ad acquistare azioni del ministero dell’Economia ma risulta che non abbiamo mai avuto risposta dalla banca Akros e secondo quanto scrive il Financial Times sarebbe stata bloccata anche una un’offerta avanzata da Uncredit.

Ora Caltagine e Del Vecchio attraverso Anima e BPM sono arrivati a controllare il 15% di MPS che una quota di controllo della banca. Durante questa asta i quattro gruppi non hanno comprato le azioni a sconto ma le hanno pagate il 2% del loro valore in borsa. Il MEF avrebbe incassato dunque più delle due aste precedenti ma alla fine il collocamento di banca Akros si è rivelato più vantaggioso per Caltagirone e gli altri compratori. Se infatti avessero voluto comprare le azioni sul mercato l’operazione sarebbe stata più complicata perché il mercato “capisce” che c’è dietro una mano a comprare le azioni e quindi ne fa salire il prezzo, così Caltagirone e Del Vecchio le avrebbero pagate di più.

Si potrebbe dunque pensare che l‘ultima asta del MEF sia stata apparecchiata per far entrare nell’azionariato di MPS proprio Anima e BPM ad un prezzo conveniente. Un ingresso funzionale a lanciare, dopo qualche mese, la scalata su Mediobanca in cui sia Caltagirone che la famiglia Del Vecchio hanno grossi interessi.

La scheda del servizio: ALL’ARMI, SIAM BANCHIERI!

di Giorgio Mottola

Collaborazione Greta Orsi

Nonostante l’economia non stia andando benissimo, le banche italiane sono riuscite a registrare ricavi miliardari grazie agli extraprofitti favoriti dall’aumento dei tassi di interesse. Il governo Meloni ha provato a introdurre una tassazione su questi guadagni miliardari, ma ha dovuto battere in ritirata. E così gli istituti di credito del nostro Paese si sono ritrovati con le casse piene di soldi. Grazie a questa situazione di favore, è partito il cosiddetto risiko bancario: Unicredit ha lanciato una scalata sulla Banca popolare di Milano e poco dopo Monte dei Paschi di Siena ha avviato l’assalto all’ex salotto buono della finanza italiana, Mediobanca. In questa partita però di finanziario c’è molto poco. Fratelli d’Italia e Lega hanno deciso di giocare un ruolo di primo piano e puntano alla nascita di un terzo polo bancario a trazione sovranista. L’obiettivo è la cassaforte dei risparmi privati degli italiani: le Assicurazioni Generali. Per raggiungere lo scopo, è nata un’inedita alleanza con potenti esponenti del capitalismo finanziario del nostro Paese.

I conti dell’Inter

Chi aveva ragione, sui conti dell’Inter? Report oppure quelli che hanno contestato il servizio?

E, poi, oltre all’Inter, ci sono altre società di calcio in serie A coi bilanci a rischio?

Il mondo del calcio è sempre stato un terreno particolare, dove le regole che valgono per tutte le altre imprese qui vengono interpretate a seconda del caso.
Nel mondo del calcio sono in tanti a lanciare l’allarme, perché l’Inter vince due scudetti con un debito monstre: l’ultimo è Claudio Lotito, presidente della Lazio e senatore di Forza Italia. Nel corso di un evento pubblico ha dichiarato: “il paradosso è che ci sono società con debiti da 600-700 ml di euro tecnicamente fallite ma che vincono il campionato.”
Come commenta questa uscita il ministro dello sport Abodi (membro della stessa maggioranza di Lotito)? “Questa è una opinione che deve essere verificata dai fatti, questa commissione [quella che il governo Meloni ha pensato per controllare i bilanci delle squadre] non deve essere severa, deve essere giusta e deve mettere in condizione anche voi di raccontare le cose come stanno.”
Ma nella riforma che il governo ha in mente sui bilanci delle squadre ci saranno interventi sull’equilibrio finanziario del sistema calcio?

Stiamo ragionando sulle figure che vogliamo siano molto qualificate, molto indipendenti che assumono il ruolo come missione..”
La commissione voluta da Abodi è quella che sostituirà la Covisoc, l’organismo oggi sotto il controllo della Federcalcio incaricato di verificare lo stato di salute finanziaria dei club .

Ma l’ultimo regalo al calcio italiano è arrivato proprio grazie al governo Meloni che, nel dicembre 2022, ha approvato il decreto salva calcio, che ha permesso di spalmare un debito fiscale complessivo di 889 ml di euro in sessanta comode rate.

LE squadre hanno avuto modo di ricorrere agli strumenti che la legge ha permesso di poter utilizzare – racconta il presidente di Federcalcio Gravina – però il debito si accumula e quindi questo genera degli alert ma sono alla parti di qualunque società di capitali.

Ma questo decreto alimenta una cultura del debito: lo spiega il consulente di Report Gian Gaetano Bellavia, esperto di bilanci e diritto penale dell’Economia “ma secondo lei il calcio è una roba normale, ma possiamo confrontarlo con una normale azienda, il lusso, lo spreco, di denaro, assurdo, non solo per i calciatori ma anche per gli allenatori, gli agenti, per le feste, le macchine, è tutto un lusso a debito. Il lusso non si fa a debito, il lusso si fa coi soldi, che qui non ci sono.”

Il cuore del servizio sarà dedicato ai conti dell’Inter: i suoi problemi finanziari erano legati alle holding cinesi del suo ex proprietario?

Nel mondo della finanza le voci corrono con molta velocità – racconta Daniele Autieri – il 7 gennaio 2025 la famiglia Zhang, uno dei grandi conglomerati industriali cresciuti all’ombra del partito comunista dichiara bancarotta. In un attimo la notizia del fallimento del gruppo Suning viaggia da Bangkok a Manhattan: tra le società interessate dalla ristrutturazione del debito c’è anche la Suning holding group, la stessa con cui per anni gli imprenditori cinesi hanno controllato l’Inter.
Come spiega Gian Gaetano Bellavia, tutto questo ha avuto riflessi sulla squadra milanese: “se si parla di stato di insolvenza o fallimento è fatale che i cinesi non abbiamo più dato soldi all’Inter.”
Che il gruppo Suning fosse sull’orlo della bancarotta era noto agli addetti ai lavori già nel 2020, come aveva rivelato a Report l’analista finanziario che cinque anni fa, al termine di una accurata due diligence aveva per primo lanciato l’allarme sui conti del club milanese.
A Report aveva raccontato le voci che giravano “mi ricordo che dicevano che questi Zhang non potevano viaggiare per impegni e così via,ma questi erano sotto chiave, questi qui avevano fatto un casino che Parlamat al confronto era niente. La Cina gli aveva ritirato il passaporto. ”


Cinque anni dopo la profezia dell’analista si è avverata, il gruppo Suning dichiara bancarotta al termine di un decennio di strategie finanziarie fallimentari: tra il 2012 e il 2020 gli Zhang investono 10 miliardi di euro in operazioni a perdere, una di queste è proprio l’acquisto dell’Inter.
Report è andata fino a New York, alla borsa americana, per trovare conferme a questa storia: nella compagine accanto a Zhang c’è anche Lion Rock un private equity di Hong Kong. Nel 2019 il fondo rileva il 31,05 % delle partecipazioni dell’Inter e il suo presidente Daniel Tseung si presenta alla Pinetina con un piano preciso, vendere l’immagine del calcio italiano in Cina e lo fa con una intervista manifesto, l’unica concessa in Italia e rilasciata alla giornalista finanziaria Laura Morelli.
“Lion Rock è un fondo che investe in consumer, dunque beni di consumo, dal sito sono 9 le società dove dicono di aver investito dal 2011, Inter compres ” spiega oggi a Report la giornalista “il calcio non era mai stato un loro investimento, l’Inter è stato il primo e anche l’ultimo finora.”
Nell’Inter quanti soldi hanno messo? “Si parlava di circa 150-200 ml ”


La
scheda del servizio: LA RESA DEI CONTI

di Daniele Autieri

Collaborazione Alessandra Teichner, Andrea Tornago

L’Inter, il Club italiano che ha vinto di più negli ultimi anni, è stato davvero sull’orlo del fallimento? Dopo l’inchiesta del febbraio scorso che aveva ricostruito i guai finanziari della società, in molti hanno criticato Report accusando la trasmissione di aver addossato all’Inter i peccati dei suoi proprietari, ovvero del Gruppo Suning che fino al maggio del 2024 controllava il Club. Tre mesi dopo ecco la nuova inchiesta che approfondisce il filone finanziario del Club, prima e dopo l’ingresso del fondo americano Oaktree, e ricostruisce nel dettaglio quali fossero le reali condizioni del Club negli anni più difficili della proprietà Zhang, tra il 2021 e il 2023. Grazie a documenti inediti e a una testimonianza eccellente, l’inchiesta ricostruisce tutti i retroscena delle operazioni finanziarie che hanno evitato il fallimento dell’Inter. Una verità che testimonia ancora una volta la fragilità delle società sportive e l’inefficacia delle istituzioni nel costruire e far rispettare un sistema di regole condiviso, proprio adesso che il governo è al lavoro su una futura riforma del calcio.

Lo stato degli allevamenti ittici

Quante cose si scoprono seguendo i servizi di Report: il record di inquinamento da ammoniaca in pianura padana grazie agli allevamenti intensivi e ora scopro che siamo leader negli allevamenti di trote. Ma in che modo vengono allevati questi pesci?
Negli allevamenti visitati da Giulia Innocenzi si vedono tanti pesci agonizzanti, che boccheggiano in acqua o in superficie, che nuotano al contrario, sbattono contro le pareti del vascone. Insieme ai pesci agonizzanti si trovano anche animali morti che andrebbero rimossi il prima possibile per motivi igienico sanitari, perché potrebbero essere morti per malattie infettive e potrebbero mettere a rischio altri pesci.
Alcune trote sono morte impigliate nelle griglie dell’allevamento: sono animali curiosi – racconta a Report Simone Montuschi- presidente di Essere Animali – è normale che cerchino delle zone in cui non sono ancora stati, se ci sono delle reti dove loro entrano con la testa ma poi il corpo si allarga e non riescono più a uscire con le branchie non riescono ad indietreggiare, rimangono incastrati.

E incastrate nella rete muoiono. Incastrati si trovano anche animali vivi: nel video che potete vedere in anteprima, l’autore delle riprese ha cercato di liberare gli animali, cosa che dovrebbero fare le persone che gestiscono l’allevamento.

Nelle reti, oltre ai pesci si trovano anche gli uccelli, anche loro rimasti impigliati nelle reti: alcuni di questi sembrano essere presenti da diverso tempo.

La scheda del servizio: LAGUNA NERA

di Giulia Innocenzi

Collaborazione Greta Orsi

L'Italia è un paese leader nella produzione di trote. Quali sono le condizioni dei pesci nei vasconi e come vengono abbattuti? Grazie a immagini esclusive Report mostrerà la realtà degli allevamenti considerati di alta qualità. E a un anno di distanza dalla moria di pesci che ha colpito la laguna di Orbetello, famosa per la sua preziosa biodiversità, ma anche per le sue spigole e orate, cosa è stato fatto per evitare che succeda di nuovo?

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.