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31 luglio 2025

Il gioco della Storia di Philip Kerr

 

«Quell’inglese con Ernestina», disse, guardandola lussuosa sala comune al pianterreno.

«Mi ricorda lei, senor Hausner».

Dona Marina mi conosceva bene come chiunque altro a Cuba, o forse ancora meglio, visto che la nostra frequentazione si basava su qualcosa di più forte della semplice amicizia: Dona Marina era la proprietaria del migliore e più importante bordello di l’Avana.

La Storia, quella con la S maiuscola: questo libro è come uno scrigno, una cassaforte in cui sono custoditi pezzi della storia del secolo passato che non troveremo nei libri di storia. O, quantomeno, che non troveremo raccontati per come lo farà in questo romanzo il poliziotto investigatore Bernie Gunther.

Nei precedenti capitoli della serie ci aveva portato attraverso la nascita del nazismo con la conversione di industriali, politici liberali, al nazismo, le famose violette di marzo.

Poi il racconto di come il nazismo ha innestato nella società tedesca il virus dell'antisemitismo, culminato poi con la notte dei cristalli.

Poi la guerra, la sconfitta dell'impero del reich millenario, sprofondato nell'orrore dei campi di sterminio, i milioni di morti in tutta Europa, facondo sprofondare con esso tutta la popolazione tedesca.

E' la Germania anno zero occupata dalla potenze vincitrici dove per sopravvivere dovevi saperti vendere, stando attento a sfuggire alla giustizia.

Bernie Gunther è stato un poliziotto della Kripo, la polizia criminale poi assorbita dentro l'SD, il servizio di sicurezza delle SS sotto il controllo del generale Heydrich.

E' facile in quella Germania caotica piena di spie e di delatori (e di veri nazisti in fuga) essere scambiato per un nazista anche per uno come Bernie, che nazista non lo è mai stato.

Da qui la fuga lungo la ratline per arrivare nell'Argentina di Peron (assieme ad altri nazisti come Eichmann) che nel dopoguerra aveva accolto tanti tedeschi desiderosi di cambiare identità e far dimenticare al mondo quello che avevano fatto.

Le brutalità, i massacri, il furto dei beni di cui venivano spogliati gli ebrei, gli zingari e tutte le vite indegne di essere vissute

Questo nuovo capitolo, lungo e intenso (mettetevi comodi) parte da dove lo avevamo lasciato nel precedente "Se i morti non risorgono", da Cuba, dove Bernie ha trovato casa con un altro nome, dopo aver stretto un patto col diavolo, ovvero il tenente Quevedo, pur di non essere arrestato.

Siamo nel 1954 e l'isola è in tensione per i gruppi rivoluzionari guidati da Fidel Castro che intendono rovesciare il regime di Batista.

Fu così che circa una settimana dopo mi ritrovai ad avere una ragazza sul sedile del passeggero della mia Chevy

Bernie è costretto ad accettare l'incarico di accompagnare una ragazza, ricercata dalla polizia, a Santiago, usando la sua barca: bloccato dalla marina americana, si ritrova in carcere, prima in una cella “tra il primo e il secondo cerchio dell’inferno” a Guantanamo per poi essere trasferito in America.

.. la marina doveva aver parlato di me con la polizia di L’Avana; che la polizia doveva aver interpellato il tenente Quevedo del SIM, i servizi segreti militari cubani; e che il tenente del SIM doveva aver rivelato agli americani il mio vero nome e curriculum.

Il passato torna a bussare alla porta dell’ex poliziotto della Kripo: gli americani, “la nuova razza padrona” del pianeta, sono intenti ad esportare i valori della loro democrazia nel mondo combattendo una nuova guerra, forse più fredda di quella conclusa nemmeno dieci anni prima per sconfiggere un’altra razza che si riteneva padrona del mondo.

E Bernie Gunther una vita fa faceva parte proprio di questa razza, aveva indossato una divisa delle SS, sebbene non sia mai stato un nazista.

Dall’America viene infine rispedito in Germania, nel carcere di Landsberg

Ero già stato a Landsberg, ma solo di passaggio. Prima della guerra erano stati in molti a visitare il carcere di Landsberg e la cella numero 7, dove Adolf Hitler era stato imprigionato nel 1923 in seguito al fallito putsch di Monaco

Gli americani che lo interrogano non dimostrano grande stima di lui: sia per l’essere un tedesco, sia per l’essere stato nelle SS. Ed è proprio questo l’oggetto delle domande a cui Bernie viene sottoposto: il suo passato come ufficiale SD in Russia nel 1940.

Quando, dietro i reparti della Wehrmacht, i battaglioni SS degli Einsatzgruppn avevano il compito di sterminare gli ebrei, i commissari politici e tutti i nemici del terzo reich.

Reparti che non erano comandati da sadici ma da persone perfino laureate, avvocati come Otto Ohlendorf o anche il futuro capo della polizia Arthur Nebe, che verrà giustiziato poi dopo il fallito attentato a Hitler a Rastemburg.

Tutti ufficiali che si riparavano dietro la scusa dell’ordine ricevuto, senza porsi scrupoli di coscienza.

Più che altro ero preoccupato per la reputazione della Germania e dell’esercito tedesco. Dove ci avrebbe condotto tutto questo?, mi chiedevo.

Il racconto va avanti facendo un continuo avanti e indietro tra il 1954 e gli anni passati: il 1940 in Russia e prima ancora il 1931 a Berlino, quando Bernie era ancora un poliziotto della repubblica di Weimar.

Gli americani gli fanno un nome di una persona che aveva incontrato, per caso, a Berlino anni prima, Erich Mielke.

Germania, 1931
Era un martedì, il 23 maggio. Me lo ricordo perché era il mio compleanno. Tendi a ricordarlo, il tuo compleanno, quando sei costretto a passarlo nella prigione di Tegel

Mielke è un nome che ritroveremo più volte in questo racconto: non si tratta di un tedesco qualunque, nel 1931 era uno dei tanti comunisti che rischiavano la vita negli scontri con i nazisti, con le SA, per una serie di coincidenze Bernie si trova a salvargli la vita da un gruppo di SA che voleva fargli la pelle.

Non esiste un solo poliziotto, nella Berlino weimariana, che non ricordi il 9 agosto 1931. Allo stesso modo in cui gli americani ricordano l’affondamento della Maine.

Considerato responsabile della morte di due poliziotti, scappa dalla Germania per trovare rifugio prima in Spagna poi in Francia.

Ma non si tratta di un comunista esule dal suo paese: oggi, nel tempo moderno, Erich Mielke è il vice capo della nuova polizia segreta della Germania dell’Est, la STASI.

Ecco perché la CIA ha così tanto interesse a capire chi sia questo Mielke, quali i suoi segreti nel passato, i suoi punti deboli.

Ed ecco perché Bernie è così importante per la CIA: forse è l’arma per vincere questa guerra fredda, almeno in Europa, almeno nella Germania.

Ma Bernie Gunther, uno che ha preso botte da tutta una vita, un perdente nato, ha capito una cosa: deve stare attento a cosa dire agli americani, sia per salvarsi la pelle, sia per giocare una sua partita a scacchi.

In questo racconto Bernie ci porta dritti nei campi dell’Ucraina, dove gli Einsatzgruppen sterminarono, anche con l’aiuto della popolazione, migliaia di ebrei.

Poi viaggeremo in Francia, alla scoperta dei campi di prigionia francesi dove erano detenuti i soldati tedeschi e anche i civili accusati di crimini politici, campi dove le condizioni di vita non erano meno dure dei campi di prigionia nazisti.

Poi il ritorno al fronte russo, negli ultimi mesi del 1944, quando ormai la disfatta dell’esercito tedesco era chiara a tutti da Hitler in giù: da una parte l’assurdità di una guerra già persa, dall’altra l’orrore dei crimini di guerra compiuti dai soldati russi contro la popolazione civile tedesca:

Avevo visto cose orribili in Ucraina, ovviamente. Ma questo rivaleggiava con ciò che avevamo fatto noi. Donne violentate e mutilate. Bambini uccisi a mazzate. Tutti e settecento gli abitanti del villaggio assassinati.[..]
Alcuni di noi dicevano che era solo giustizia, che ce lo meritavamo per quello che gli avevamo fatto, ed era vero, anche se è dura pensare alla giustizia quando vedi una donna nuda crocifissa sulla porta di un granaio.

E poi la prigionia in Russia, dopo la sua cattura da parte dell’esercito sovietico: un inferno pensato per uccidere quanti più soldati tedeschi, i pleny. A meno che non si convertissero alla causa dell’antifascismo, sottoponendosi ad un corso di rieducazione comunista. Magari per essere impiegati nella nuova polizia segreta nella Germania dell’Est

.. in questo campo l’MVD impiega un certo numero di tedeschi allo scopo di reclutare uomini per una nuova polizia del popolo che intendono formare nella zona della Germania occupata

Ex nazisti reclutati in chiave anticomunista dalla Cia (come l'ex generale Gehlen, a capo della prima agenzia di sicurezza della Germania Federale). Ed ex nazisti reclutati dal blocco sovietico in chiave antifascista, come Mielke.. il gioco della storia.

Non fa sconti a nessuno in questo racconto, Bernie: la storia che racconta non la troverete sui libri, la violenza nazista da una parte, il ladrocinio degli occupanti tedeschi nelle zone occupate. Come in Francia, che subì una occupazione di poco meno dura di quella imposta nell’Algeria occupata (che consideravano una loro colonia) o in Vietnam.

Gli stessi francesi che si erano dimostrati così zelanti nella deportazione degli ebrei mettendoli sui treni in partenza per est.

Che dire poi della violenza dei russi, non diversa da quella dei nuovi padroni del mondo, gli americani, che nei confronti dei loro sudditi tedeschi in Europa non si comportavano in modo diverso dalla polizia segreta nazista?

«Ci ha feriti, paragonandoci alla Gestapo».

«Ritiro quello che ho detto. Siete molto peggio della Gestapo. Loro non fingevano di difendere il mondo libero. È la vostra ipocrisia a essere offensiva, non la vostra brutalità. Siete il peggior genere di fascisti. Quelli che si credono dei liberali».

Come finirà questa partita a scacchi tra Bernie Gunther e i servizi segreti americani, francesi (e russi) dove si sta giocando sia una partita con la Storia, dove la posta non è la libertà dei popoli o la democrazia ma solo il potere?

Non troveremo eroi alla fine di questo racconto, intenso e duro, dove personaggi veri della storia, come Erich Mielke (dal 1957 al 1989 ministro della sicurezza di Stato nella DDR), si mescolano a personaggi inventati, ma molto reali, come Georges Boudarel o lo stesso Bernie Gunther.

Gli altri libri di Philip Kerr della serie con Bernie Gunther

Violette di marzo

Il criminale pallido

Un requiem tedesco

L’uno dall’altro

A fuoco lento
Se i morti non risorgono

La scheda del libro sul sito di Fazi e le prime pagine da sfogliare

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon


30 gennaio 2025

Dossier Odessa di Frederick Forsyth

 

Tutti sembrano ricordare con grande precisione quello che stavano facendo il 22 novembre 1963, nel preciso istante in cui apprendevano la notizia della morte di Kennedy. Il presidente era stato colpito alle 12.22 ora di Dallas, e l’annuncio della sua morte era arrivato mezz’ora dopo…

Non sono molti i romanzi che riescono ad essere, allo stesso tempo, avvincenti, emozionanti e ben curati dal punto di vista storico come questo Dossier Odessa che considero una pietra miliari del genere thriller.
Per scrivere questo romanzo l’autore, ex pilota della Raf, cronista per la Reuters nei giorni degli attentanti dell’OAS a De Gaulle, si è documentato partendo dalle carte dell’inchiesta su Odessa, questa poco conosciuta organizzazione di ex appartenenti alle SS di cui poco si sapeva negli anni sessanta. Forsyth è perfino andato a Vienna per avere un supporto da Simon Wiesenthal: fu proprio l’ex detenuto di Mauthausen a suggerirgli di basare la sua storia, un ex ufficiale delle SS che era riuscito a cambiare identità, su un vero criminale di guerra nazista, il capitano Eduard Roschmann, comandante del ghetto di Riga.

Se volete approfondire questo pezzo della storia, reale non un’invenzione letteraria (sebbene questo romanzo si basi su fonti storiche) vi consiglio di leggervi “Giustizia non vendetta” scritto proprio da Wiesenthal.

C’è sempre la tentazione di domandarsi quello che sarebbe successo se... quanti libri usano questa espressione per spiegare come la Storia, quella con la S maiuscola, possa essere influenzata da piccoli eventi insignificanti. Come il fatto che il giornalista (oggi diremmo freelance) Peter Miller si fosse fermato ai margini della strada per ascoltare la notizia della morte di Kennedy (“come se d’un tratto la guida e l’ascolto della radio fossero diventate due attività incompatibili”). Non avrebbe visto passare l’ambulanza, non avrebbe saputo della morte di un ex internato ebreo, Salomon Tauber, non ne avrebbe letto il diario, raccolto nei lunghi mesi della detenzione nel ghetto di Riga. Non avrebbe conosciuto Eduard Roschmann, il comandante del ghetto, responsabile della morte di 80 mila ebrei, su cui si divertiva a sfogare la sua brutalità, come un dio in terra, un dio in grado di decidere a proprio piacimento della vita e della morte delle persone che avevano avuto la sfortuna di finire sotto il suo controllo.

Salomon Tauber, la voce che racconta queste vicende, scelse di raccogliere queste brutalità in un diario, appuntandosi nomi e fatti sulle bende, per non dimenticare. Perché tutto quello che succedeva in quell’inferno sulla terra doveva arrivare al mondo là fuori, per avere giustizia:

«Ebreo, figlio mio,» sussurrò «tu devi vivere. Giurami che vivrai. Giurami che uscirai vivo da questo posto. Devi vivere, per poter riferire a loro, a quelli che stanno fuori nell’altro mondo, che cosa è successo al nostro popolo qui dentro.

Promettimelo, giuralo sul Sfer Torah.»

E così giurai che sarei vissuto, in qualche modo, a qualsiasi costo. Poi mi lasciò andare. M'incamminai con passo incerto lungo la strada che portava al ghetto, e a metà strada svenni..

Inizia così, da un diario, la caccia all’uomo del giornalista Peter Miller: nelle ultime pagine del racconto Tauber racconta la sua frustrazione per aver visto il suo carnefice girare libero per le strade di Amburgo e non aver così potuto raggiungere l’obiettivo che si era dato nel ghetto di Riga, portare il suo carnefice di fronte alla giustizia, frustrazione poi sfogata in quel gesto estremo del suicidio

Ma se mai queste righe dovessero essere lette in terra di Israele, che io non vedrò mai, ci sarà qualcuno che vorrà recitare il kaddish per me?

Ma come è possibile che una persona come Roschmann sia ancora libera?
Miller si rende subito conto di quanto sia difficile, nella Germania del 1963, fare un’inchiesta su un’appartenente alle SS, seppure responsabile della morte di migliaia di persone, molte delle quali ebrei tedeschi.

La generazione che ha visto il nazismo non vuole più sentir parlare di queste storie: tutti conoscevano una persona ebrea, una famiglia, che viveva vicino a loro e che all’improvviso era sparita. Tutti in Germania si ricordavano degli articoli antisemiti che uscivano sui giornali del regime. Eppure in tanti hanno voltato la testa dall’altra parte, hanno preferito non vedere.

Ma c’è un’altra cosa: le SS, mentre l’esercito tedesco era in rotta sul fronte orientale e su quello occidentale, si preparavano alla fuga, utilizzando le enormi ricchezze che avevano rubato agli ebrei e a tutte le vittime e che erano state nascoste nelle casse delle banche svizzere.
Ecco allora l’Organizzazione Odessa, ovvero “Organisation Der Ehemaligen SS-Angehörigen”: “Organizzazione degli ex membri delle SS”.

Un’organizzazione che si era data diversi obiettivi: proteggere la fuga dei grandi criminali di guerra, approfittando anche dell’aiuto delle associazioni caritatevoli e anche di un certo occhio di riguardo da parte di esponenti del clero cattolico.
Poi, una volta passata la buriana, con la fine dell’occupazione alleata sul territorio tedesco, far rientrare gli ex kamerad dentro le istituzioni della Germania Federale: nei land, nei tribunali, negli studi di avvocati. Poi l’infiltrazione dentro la politica perché, come in Italia, “non esisteva alcuna legge che proibisse a ex nazisti di iscriversi a un partito politico”.

«È una questione di matematica elettorale. Sei milioni di ebrei morti non votano. Cinque milioni di ex nazisti possono farlo e lo fanno, a ogni elezione».

Poi l’influenza sull’opinione pubblica e sui giornali andando a finanziare quelle testate che mandavano messaggi concilianti sulle ex SS: si doveva far passare il messaggio (che ancora oggi sentiamo girare dagli esponenti dei partiti di estrema destra) che le SS erano solo soldati che obbedivano agli ordini.

Le ricchezze di sei milioni di ebrei morti, passati per il camino, oltre all’avvento della guerra fredda che spostò il focus dell’attenzione contro il comunismo, ha permesso tutto questo.
Questo è il nemico contro cui il giovane Peter Miller si sta scontrando: ancora non lo sa ma Roschmann, dopo un passato in Sudamerica, è tornato in Germania e ricopre oggi un ruolo importante dentro un’industria di elettronica.

Un ruolo che Odessa deve proteggere a tutti i costi, perché legato ad un progetto militare che lega ex gerarchi nazisti all’Egitto di Nasser nella sua lotta contro Israele, il nemico di sempre.
Ancora una volta, saremo spettatori di un pezzo di storia: la storia del sito militare Factory 333 in Egitto e l’operazione Damocle del Mossad, con cui si colpirono diversi scienziati e tecnici tedeschi che erano già impiegati nel progetto missilistico della Germania nazista.

Scopriremo di come tutta la responsabilità dello sterminio degli ebrei (e degli altri soggetti indegni di vivere) si possa ricondurre a pochi ben specifici uffici delle SS, una sorta di Stato nello Stato, a cominciare dall’ufficio amministrativo, che aveva il compito di trarre il maggior beneficio economico dalle loro vittime, sfruttandone i beni, facendoli poi lavorare per le industrie tedesche, infine sfruttandone il corpo.

C’era l’ufficio sicurezza (nei regimi la parola sicurezza assume sempre un significato sinistro), ovvero l’RSHA con a capo Heydrich, dentro cui troviamo gli uffici della Gestapo e delle SD, fautori della soluzione finale, lo sterminio a livello industriale dei milioni di ebrei (e zingari, omosessuali..) presenti nell’Europa occupata da Hitler.

Nemmeno Wiesenthal credeva alla colpa collettiva del popolo tedesco, tutto questo a prescindere da quanti non avevano voluto vedere quello che era il vero volto del nazismo:

.. finché la teoria della colpa collettiva non viene posta in discussione, nessuno si metterà a cercare i singoli assassini, o perlomeno, non con la sufficiente durezza. Per questo, gli assassini delle SS si nascondono ancora oggi dietro la teoria della colpa collettiva.

Nella sua caccia, passaggio dopo passaggio, Miller riuscirà a ricostruire questa storia, quella della sua preda, il capitano delle SS Roschmann, e quella storia della macchina dello sterminio e la storia di Odessa.

Piccole note: il finale del libro è diverso da quello scelto dagli sceneggiatori del film tratto da questo romanzo, con John Voight nei panni del giornalista.

Il vero Roshmann morì nel 1977 in Argentina, isolato dalla comunità tedesca, dopo l’uscita del libro (ancora una volta, se volete saperne di più leggete “Giustizia non vendetta”).

Ancora oggi ci si chiede se Odessa sia esistita o esista davvero: l’unica cosa che è certa è che il germe del nazismo, come del fascismo, non è morto.

La scheda del libro sul sito di Mondadori

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03 settembre 2022

Uno dall’altro, di Philip Kerr

 

INCIPIT

PROLOGO

Berlino, settembre 1937

Ricordo com’era bello il tempo, quel settembre. “Il tempo di Hitler”, lo chiamavano. Come se gli stessi elementi, tra tutte le persone, fossero disposti a essere gentili proprio con Adolf Hitler. Lo ricordo pronunciare un discorso farneticante in cui chiedeva colonie per la Germania. Fu forse la prima volta che lo udimmo usare l’espressione “spazio vitale”. Nessuno si fermò a pensare per un momento che il nostro spazio vitale avrebbe potuto essere creato solo se prima fosse morto qualcun altro.

Vivevo e lavoravo nello spazio che chiamiamo Berlino. C’era un sacco di lavoro là per un detective. Certo, si trattava solo di persone scomparse. E la maggior parte di loro erano ebrei. Perlopiù assassinati in un vicolo, o spediti in un KZ, un campo di concentramento, senza che le autorità si preoccupassero di notificarlo alle famiglie. I nazisti pensavano che il modo in cui lo facevano fosse davvero spassoso. Certo, ufficialmente gli ebrei erano incoraggiati a emigrare ma, dal momento che gli era proibito portarsi dietro i loro averi, ben pochi lo facevano. Comunque, qualcuno riusciva a inventare dei bei trucchi per trasferire i soldi fuori dalla Germania.
(un passaggio più esteso lo trovate qui)

Immaginatevi che Raymond Chandler e Frederick Forsyth si fossero incontrati per scrivere, a quattro mani, un romanzo dove si mescola il noir in scenario dove si muovono agenti segreti, doppiogiochisti, ex criminali nazisti in fuga, poliziotti dalle mani pesanti, sullo sfondo di una Germania nei primi anni del dopoguerra (l’azione si svolge nell’autunno del 1949), che si sta risollevando a fatica dalle macerie e con tanta voglia, troppa forse, di dimenticarsi il suo passato.

Quello in cui un pazzo irretiva un intero paese vaneggiando di spazi vitali, di razze superiori e di razze da sopprimere.
Ne sarebbe venuto fuori un romanzo come questo, L’uno dall’altro, terzo della serie di Philip Kerr con protagonista l’investigatore privato Bernie Gunther: ex poliziotto della Kripo, ex appartenente delle SS, finito sul fronte russo di cui fu testimone degli orrori, le operazioni di pulizia nei confronti degli ebrei e dei commissari politici. Attraverso il suo sguardo abbiamo visto la Germania diventare nazista, quelli che hanno approfittato per salire sul carro di Hitler (le “violette di marzo”). Lo sgomento del primo orrore col rumore delle vetrine andate in frantumi nella notte dei cristalli. Infine lo sfacelo, la Germania anno zero, spartita in due dalle potenze vincitrici, alleate fino a ieri ma pronte a combattere una nuova guerra oggi. Il suo sguardo non è privo di una certa ironia, anche in momento come questo, nel 1949, dove la guerra è finita da quattro anni, dove il reich millenario è crollato miseramente portandosi dietro le vite di milioni di persone per lasciar il posto ad una repubblica federale dove si ha tanta voglia di ripartire, di gettare un colpo di spugna su certi crimini e certi criminali del passato. Nonostante molti di questi (le “giacche rosse”) stiamo aspettando il loro turno per essere giudicati nel carcere di Landsberg: uno scherzo del destino, ex nazisti nello stesso carcere dove Hitler scrisse il Mein kampf ..

Prima di partire con la storia, c’è un lungo prologo iniziale ambientato nel 1937: il perché di questi antefatti lo si comprenderà alla fine, in quel convulso finale dove tutto finisce, per ricominciare.

Bernie viene incaricato da un ufficiale delle SD (il servizio di sicurezza delle SS) di aiutare un imprenditore ebreo a spostare i suoi beni fuori dalla Germania, dove per legge non potrebbe possedere nulla. In questa operazione, un sotterfugio in cui le SS taglieggiavano quanti, tra gli ebrei, potevano permettersi andare in Palestina (allora un protettorato inglese).
In questa missione Bernie entra in contatto con Eichmannn (“l’uomo dall’aspetto più ebraico con l’uniforme delle SS”), allora sottufficiale delle SS, con un gruppo estremista chiamato Haganah, che sta combattendo una sua battaglia per far diventare la Palestina la terra di Israele e col gran Muftì, Haj Amin, che invece gli ebrei vorrebbe sterminarli tutti. Un gioco di intrighi dove le SS giocano su più tavoli e che sarà l’antipasto del groviglio dentro cui Bernie andrà a finire anni dopo..

La Gestapo voleva che spiassi l’SD. E adesso l’Haganah voleva che spiassi la Gestapo. C’erano dei momenti in cui pensavo di aver sbagliato mestiere.

Autunno 1949: finita l’esperienza viennese (da cui è scampato per un pelo da un ufficiale dell’NKVD), ritroviamo Bernie a gestire l’albergo vicino al campo di Dachau del suocero, il padre di Kristen, la moglie, finita in depressione dopo la sua morte

«Soffre di una forma acuta di schizofrenia catatonica» fu ciò che mi disse il dottor Bubliz , lo psichiatra che aveva in cura Kirsten. «Non è poi così rara dopo ciò che abbiamo passato in Germania, possiamo sorprendercene?».

Alla morte della moglie, per una influenza, Bernie decide di mollare tutto, “Lo yankee aveva ragione, dovevo tornare a quello che conoscevo meglio”, ovvero l’investigatore privato. A Monaco. I primi casi in cui si imbatte hanno a che fare ancora con ex nazisti e con le “giacche rosse” detenute a Landsberg. Un avvocato che cerca informazioni sui violenze contro i detenuti, un barone che cerca di scagionare il figlio, ufficiale SS che in Lituania aveva comandato un’unità di sterminio nel 1941. Un altro tedesco che aveva solo “obbedito agli ordini”. Perché dovrebbe scontare in cella il resto della vita? Già si parla di amnistia nella nuova Germania e gli stessi alleati non hanno così tanta voglia di andare a caccia di nazisti.

«Sono stato nelle SS. Ma questo non vuol dire che non tenga alla giustizia, Herr Doktor. Uomini che hanno assassinato donne e bambini meritano la prigione. La gente ha bisogno di sapere che gli errori vengono puniti. È questa la mia idea di una Germania sana».

Un giorno in ufficio si presenta un donna, alta, bella, con una cicatrice sulla guancia che non le rovina il fascino. Si chiama Britta Warzok ed è la moglie di un altro ufficiale delle SS. Ma diversamente dalle altre persone finora incontrate, non fa nulla per nascondere l’astio nei confronti di ciò che il marito ha fatto.

«Herr Gunther io voglio sposarmi».

«Non è troppo presto, cara? Ci siamo appena incontrati».
Sorrise educatamente. «C’è un solo problema. Non so se l’uomo che sposato è ancora vivo».

«Se è scomparso durante la guerra, Frau Warzok, farebbe meglio a domandare all’Ufficio informazioni dell’esercito».

Friedrich Warzok è stato vice comandante del campo di Janowska, in Polonia dove, assieme al altri ufficiali, si è reso responsabile di crimini contro i detenuti. Crimini che vanno oltre l’immaginazione, oltre il dover obbedire agli ordini, oltre la giustificazione che si era in guerra..

«Sarò onesta con lei Herr Gunther». Si toccò un occhio con l’angolo del fazzoletto. «Friedrich Warzok non era un brav’uomo. Durante la guerra ha fatto cose terribili».
«Dopo Hitler non c’è nessuno di noi che può dirsi di avere la coscienza pulita».
«E’ molto gentile da parte sua dire questo. Ma ci sono cose che uno deve fare per sopravvivere. E poi ce ne sono altre che non riguardano la sopravvivenza. Questa amnistia che si discute in Parlamento.. Non includerebbe mio marito, Herr Gunther».

Per risposarsi frau Warzok ha bisogno di essere sicura che il marito sia morto, da buona cattolica non accetterebbe mai il divorzio: così Bernie inizia a chiedere in giro, sfruttando il suo essere stato, per un certo periodo nelle SS ed aver anche lavorato a Berlino nell’ufficio che raccoglieva i crimini di guerra (i tedeschi hanno un registro per tutto).

Il lavoro di un detective è un po’ come entrare in un cinema quando il film è già cominciato. Non sai cos’è accaduto prima e, mentre cerchi di trovare la strada nel buio, è inevitabile che pesti un piede a qualcuno o che gli tagli la strada.

In questo caso, la metafora di Bernie andrà oltre il piede pestato: finirà dentro la rete del ragno, la società dei camerati, un gruppo di soccorso ai nazisti ricercati che coinvolge anche esponenti del clero cattolico. Ma i piedi pestati gli costeranno una bella dose di manganellate, per finire scaricato poi, come un sacco di rifiuti, davanti un ospedale.
I problemi per Bernie non finiranno qui: non voglio anticipare nulla, ma il pestaggio e il ricovero in ospedale saranno solo l’inizio di una trappola, ordita alle sue spalle e che lo porterà molto vicino all’estremo saluto di questo mondo e da cui riuscirà a salvarsi grazie a quelle relazioni che aveva intessuto in quello strano viaggio del 1937 a Gerusalemme, tra SS, ebrei sionisti e musulmani radicali.

In questo romanzo, L’uno dall’altro, Philip Kerr imbastisce una trama avvincente, che si prende solo una pausa nell’intermezzo a metà libro, per poi crescere senza sosta nell’ultima parte dove il nostro investigatore dovrà guardarsi le spalle da amici e nemici, pur di portare a termine la sua missione.

Ma è anche un romanzo ben costruito per quanto riguarda il contesto storico: nulla è inventato, dal viaggio di Eichmann a Gerusalemme ai contatti tra le SS e il gran Muftì, alleato di Hitler. Viene descritta in modo accurato anche la rete di fuga di cui si sono servite molte SS per sfuggire alla giustizia e alla vendetta delle squadre del Nakam. Una via di fuga che passata per l’aiuto della CIA e del Vaticano, non perché avessero particolari simpatie per i nazisti o Hitler, ma perché si preparavano alla guerra al comunismo. Come si fa, allora, a distinguere i vincitori dai vinti, l’uno dall’altro?
Si stava preparando una nuova Germania, all’insegna della “normalità”, ma senza aver fatto i conti col passato, con le migliaia di morti di persone ritenute non degne di vivere, uccise nei programmi di eutanasia del programma Aktion T4, uccise al seguito dell’avanzata delle truppe in Russia, uccise nei campi di concentramento nell’ambito della soluzione finale. Campi in cui medici, persone che avevano fatto il giuramento di Ippocrate, si ritenevano degli dei in terra, col poter di disporre della vita degli altri per condurre i loro esperimenti. Una Germania in cui Bernie Gunther, disilluso dopo tutto quello che è successo, dopo tutte le morti a cui ha assistito, stenta a riconoscere.

Io stesso avevo trovato tutto questo difficile da capire: che noi, forse la nazione più civilizzata al mondo, potessimo aver fatto cose così spaventose in nome della scienza medica. Difficile da capire, sì. Ma non difficile da credere. Dopo la mia esperienza personale sul fronte russo, ero arrivato a credere il genere umano capace di un grado illimitato di disumanità. Forse proprio questo – la nostra profonda disumanità – è ciò che ci rende più di tutto umani. Cominciavo a capire cosa stava succedendo.

Le altre indagini del detective Bernie Gunther

Violette di marzo (2020)
Il criminale pallido (2020)
Un requiem tedesco (2021)

La scheda del libro sul sito di Fazi

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon


17 novembre 2018

SS-GB. I nazisti occupano Londra, di Len Deighton



Documento segreto 
Berlino 18 febbraio 1941 
Comando supremo della Wehrmacht 
Strumento di resa - testo in inglese- di tutte le forze armate britanniche nel Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, isole incluse. 
«Il comando britannico accetta la resa di tutte le forze armate nel Regno Unito e Irlanda del Nord […]. Le ostilità su terra, mare e aria devono cessare simultaneamente alle ore 8,00, ora di Greenwich, il 19 febbraio 1941. […] il comando britannico è tenuto a eseguire senza discussione o commento, ogni e qualsivoglia ordine del comando tedesco» - Berlino, 18 febbraio 1941

Incipit

«Gli inglesi muoiono di curiosità e non fanno che chiedere: "Perché non viene?". Calma, calma. Arriverà presto!»Adolf Hitler, il 4 settembre 1940 a Berlino, a un'adunata di infermiere e assistenti sociali.
Capitolo uno 
«Himmler ha fatto rinchiudere il re nella Torre di Londra» dichiarò Harry Woods.
«Adesso, però, i generali tedeschi dicono che a tenerlo d'occhio dovrebbe essere l'esercito».
 
L'altro uomo, immerso nelle carte sparse sulla sua scrivania, non fece commenti. Premette il timbro di gomma sul tampone, poi lo impresse sul ruolino: «Scotland Yard. 14 nov. 1941». Pareva incredibile che la guerra fosse cominciata solo due anni prima. E che fosse finita; finiti gli scontri, persa la causa. C'era una quantità di scartoffie da smaltire che si era fatto ricorso a due scatole di scarpe: décolleté di vernice, marca Dolcis, misura 39, tacco alto, pianta stretta. Il soprintendente Douglas Archer conosceva una sola donna capace di acquistare scarpe simili: la sua segretaria. 
«Beh, così si dice in giro», aggiunse Harry Woods, l'anziano sergente che costituiva l'altra metà della «squadra omicidi».

Europa 1941, la Germania ha occupato l'Inghilterra: l'invasione dell'isola, con l'operazione “Sea lion” ha portato alla cattura del re, imprigionato nella Torre di Londra, e di Winston Churchill, giustiziato.
L'ex monarchia è ora guidata da un regime fantoccio, dove i tedeschi controllano ogni ganglio dell'amministrazione statale: perfino Scotland Yard, la prestigiosa polizia londinese, ha ora a capo un generale delle SS.
Fantastoria? Invenzione letteraria?
Mi sono convinto a leggere questo bel romanzo di Len Deighton dopo aver letto l'incipit e poi la terza di copertina: è lui l'autore di due thiller ben congegnati da cui sono poi sono stati tratti dei film, “La pratica Ipcress” e “Funerale a Berlino”, entrambi ambientati in piena guerra fredda ed entrambi interpretati da sir Michael Caine.
Anche in questo romanzo ci sono intrighi, spie che fanno il doppio gioco e colpi di scena: ma ci troviamo nel novembre 1941, a guerra ormai conclusa.
L'Europa è sotto il controllo di Hitler e delle sue truppe: non c'è stata nessuna invasione dell'orso russo, con cui la Germania ha mantenuto l'accordo di pace siglato da Ribbentrop e Molotov.
Anzi, proprio in quelle settimana dove si svolge tutta l'azione, si svolgeranno a Londra le celebrazioni per la settimana dell'amicizia tra Russia e Germania.
Incredibile, la svastica e la falce e martello assieme, fianco a fianco.
E, come detto sopra, le strade di Londra presidiate da soldati con l'elmetto tedesco e la placca in acciaio della Feldgendarmerie...

Archer Douglas è uno degli investigatori di punta di Scotland Yard: Archer dello Yard viene chiamato nell'ambiente, dopo aver risolto brillantemente alcuni casi.
È lui il protagonista di tutto il romanzo, capo della sezione omicidi, viene chiamato ad indagare su un delitto avvenuto in una casa di Shepard Market.
Un uomo ucciso da un colpo di pistola, con delle strane bruciature su un braccio, come se si fosse ustionato.
Uno strano delitto, prima di tutto perché forse la persona morta non si chiama Thomas come dicono i documenti, poi ci sono quelle carte che sono state bruciate nel caminetto. E, infine, la casa: una casa piena di oggetti, forse per la borsa nera o per il traffico di opere d'arte (i tedeschi erano già allora i più grandi ladri d'Europa). Tra questi, la lampada di un flash e uno strano oggetto metallico..
Nonostante nel caso sia implicato anche un sottufficiale della Luftwaffe (che frequentava la casa), il caso rimane a Scotland Yard (e non all'esercito o all'aviazione) e alla squadra omicidi che, sebbene dipenda dalle SD (la polizia delle SS), è comunque composta da inglesi.

Un caso apparentemente poco importante: forse una storia di borsa nera o un furto in casa. Eppure interessa ad una giovane giornalista americana (l'America non era entrata in guerra ed era di fatto un paese neutrale) e ad un colonnello delle SS venuto espressamente da Berlino.
Lo Standartenfuhrer Oskar Huth:
Quest'uomo alto e magro aveva qualcosa del manichino, a dispetto delle condizioni della sua divisa, stirata con cura e pulita, ma senza ombra di dubbio vecchia. Aveva più o meno trentacinque anni, un fisico forte e muscoloso, il passo e il portamento energici ...”

Cosa è venuto a fare in Inghilterra un aiutante stretto del Reichfuhrer Himmler e perché si interessa così tanto del caso, tanto da prendere come suoi collaboratori proprio i due, Archer e Woods?
«Mi sta dicendo di aver già visto una cosa simile?».
«L’hanno già vista alcuni membri del mio staff, ci troviamo al cospetto di qualcosa che potrebbe rivelarsi talmente letale, che neanche la Peste nera terrebbe il passo con le conseguenze».

Il morto si chiama Spode ed è un ricercatore di fisica nucleare. A quelle ricerche sono dovute quelle ustioni sulle braccia: Spode, assieme al fratello, lavorava assieme al professor Frick sulla scissione dell'atomo, per la realizzazione di un prototipo di pila nucleare.
Ma con l'obiettivo di produrre una bomba, dagli effetti così devastanti per cui il paese che ne fosse venuto in possesso per primo avrebbe sicuramente potuto vincere la guerra.
Archer è un investigatore capace, che ha accettato di lavorare anche coi tedeschi, purché gli lascino fare il suo mestiere: a differenza dell'amico Woods, il suo sergente che l'ha visto crescere nella polizia londinese, ha sempre evitato atteggiamenti troppo antinazisti, che finirebbero per ostacolare le sue indagini e portarlo di fronte ad un tribunale.
Ma questa indagine non è come le altre: si trova all'improvviso coinvolto in qualcosa di grosso, che non riguarda solo un caso di omicidio.
Ci sono dei documenti segreti su cui in tanti vogliono mettere le mani.
C'è una guerra interna anche all'interno degli occupanti tedeschi: c'è la rivalità tra esercito ed SS per un discorso di potere e c'è anche uno scontro tra Kellerman, il superiore di Archer e Huth.
Una guerra in cui Archer si trova dentro e in cui fa fatica a distinguere gli amici dai nemici: di chi fidarsi?
In questo scontro di potere, in cui sono coinvolti anche ex ufficiali dell'esercito di sua Maestà e ufficiali dell'Abwehr, ci sono troppe persone che giocano su più tavoli con obiettivi palesi e altri molto nascosti.

SS-GB non è solo un romanzo di spie, ricatti e complotti: è molto bello il racconto della vita nella Londra occupata dai tedeschi, occupazione che ha fatto nascere una nuova classe sociale che si è arricchita proprio grazie all'occupazione, ai soldi dei soldati, al contrabbando di opere d'arte.
C'è il racconto di come sarebbe funzionata la macchina di occupazione tedesca, dell'opprimente burocrazia con cui i nazisti avrebbero organizzato l'amministrazione e tutta la vita delle persone: burocrazia che veniva usata come “arma” per ammantare di un velo di legalità le loro azioni spregevoli o brutali
«Farà meglio a capire, colonnello Mayhew» ribatté lui in tono incolore «che i tedeschi sono dei burocrati. La burocrazia è la chiave di tutto quello che dicono e fanno .. e di tutto quello che non dicono e non fanno».

Infine, il protagonista del romanzo, Douglas Archer, bravo a seguire le piste e gli indizi di una indagine, meno nel comprendere l'animo delle persone che gli stanno a fianco, come il collega e amico Woods, come Huth e Kellerman.
Una persona all'apparenza fredda, distaccata: ma l'intrigo in cui si troverà coinvolto (e che lo coinvolgerà anche dal punto di vista sentimentale per quella giornalista americana) gli farà aprire gli occhi su quello che è il suo lavoro e quello che è diventata la sua nazione:
Che cosa ci hanno fatto, pensò. Che cosa sono diventato? Intravide la moltitudine di prigionieri da dietro la vetrina striata di condensa. Riusciva a sentirli al sopra dello sfrigolio della friggitrice e del tintinnio delle monete.Versò aceto e sale sul pesce e sulle patatine. Il suo lavoro si ammantava da sempre di quello squallore. Fino ad allora, tuttavia, si era fatto forte della convinzione di protegger l'ordine costituito. Ma mentre guardava dall'altra parte della strada, quella convinzione vacillò.Pensò al padre che non aveva quasi conosciuto e al suo matrimonio felice, stroncato con tanta crudeltà. Ormai gli restava solo il figlio. Nella sua vita non c'era posto per le complicazioni che Barbara Barga avrebbe portato. Tuttavia, a dispetto dei ragionamenti, si era innamorato di lei. Inutile negarlo, la desiderava.

Buona lettura!

La scheda del libro sul sito dell'editore Sellerio
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

29 gennaio 2017

Lettere da Berlino - il film di Vincent Perez






Nella Germania di Hitler c'è stata una resistenza interna, contro il regime, contro l'oppressione nei confronti della popolazione, la restrizione dei diritti.
Uno di questi è stato raccontato dallo scrittore Hans Fallada nel suo libro "Ognuno muore solo" (Sellerio): il regista Vincent Perez ne ha tratto un film "Lettere da Berlino" in cui si racconta dell'opera coraggiosa di Otto e Anna Quangel.
Dopo la morte del loro figlio, sul fronte francese, decidono di scrivere delle cartoline contro Hitler, contro la guerra, contro la repressione delle libertà, che verranno lasciate dentro i palazzi della capitale tedesca.
Saranno in tutto 285 cartoline, di cui 267 finiranno in mano alla polizia criminale.
Diciotto, almeno diciotto, rimarranno in circolazione, come un seme per un nuovo sentimento di libertà.

Il trailer


Un tentativo solo velleitario, un inutile sacrificio (i due coniugi verranno arrestati e giustiziati dalle SS)?
"Se tanta gente getta sabbia nell'ingranaggio, la macchina si interrompe ..Nei miei sogni vedo tanta gente che getta sabbia negl’ingranaggi".

Queste sono le parole di Otto Quangel, trasposizione letteraria di Otto Hampel: la storia raccontata da Hans Fallada è infatti una storia vera, una storia di coraggio e di resistenza contro un regime che, come racconta bene il film, basa la sua forza solo sulla paura che impone nei confronti dei cittadini e sull'effimera esaltazione dei risultati della guerra.  

28 gennaio 2016

Giornata della memoria - il discorso di Himmler

E' un documento importante, questo: uno dei pochi discorsi che sono arrivati fino a noi di Himmler, tenuti di fronte a degli ufficiali.
C'è una parola che viene ripetuta nel discorso, quasi in modo osceno per il contesto in cui è contenuta: la parola decente.
Atteggiamento decente verso gli animali .. come gli animali umani .. ognuno ha un ebreo decente ..

Questa era la mentalità "normale" delle SS e questa era la mentalità "normale" di molti tedeschi: l'oscenità del discorso è utile però a capire quello che era la Germania e l'Europa dei giorni della soluzione finale.
"Un principio deve essere assoluto per una SS: dobbiamo essere onesti, corretti, leali e camerateschi con nostri consanguinei e con nessun altro. Quello che accade ai Russi, quello che accade ai Cechi, mi è assolutamente indifferente. Tutto il sangue buono che può trovarsi tra le diverse nazioni dovremo acquisirlo per noi, se necessario portando via i bambini e facendoli crescere tra noi. Che gli altri popoli vivano confortevolmente o muoiano di fame mi interessa solo nella misura in cui ne abbiamo bisogno come schiavi per la nostra cultura; a parte ciò, il loro destino non mi interessa affatto. Che 10.000 donne russe periscano per esaustione mentre scavano una trincea anticarro mi interessa solo nella misura in cui la trincea anticarro è completata per la Germania. Non dobbiamo essere rozzi e spietati se non necessario, è chiaro. Noi tedeschi che siamo il solo popolo al mondo ad avere un atteggiamento decente verso gli animali, assumeremo un atteggiamento decente anche verso questi animali umani, ma è un crimine contro il nostro stesso sangue preoccuparci di loro e attribuirgli ideali.
Vi parlerò qui con grande franchezza di un argomento molto serio. Dobbiamo ora discuterne apertamente tra di noi, ma non di meno mai accennarne in pubblico. Mi riferisco alla evacuazione degli ebrei, allo sterminio del popolo ebraico. Si tratta di una di quelle cose che sono facili da dire. "Il popolo ebraico deve essere sterminato" sostiene ogni membro del partito. "E' chiaro, è parte del nostro programma, la eliminazione degli ebrei, lo sterminio, ebbene, lo faremo". Ma ecco che vengono tutti, gli 80 milioni di buoni tedeschi, e ognuno ha il suo ebreo decente da segnalare. Certamente gli altri sono maiali, ma questo  è proprio un ebreo speciale. Di tutti coloro che parlano così nessuno ha dovuto assistere, nessuno ha dovuto sopportare. La maggioranza di voi sa che cosa significhi vedere cento cadaveri che giacciono insieme, cinquecento o mille. Essere passati attraverso tutto ciò e, a parte qualche caso, esempio di debolezza umana, essere rimasti decenti, questo ci ha reso duri. Questa è una pagina gloriosa nella nostra storia che non è mai stata scritta né sarà mai più scritta in futuro.
Abbiamo sottratto agli ebrei le  loro ricchezze. Per noi stessi non ne abbiamo trattenute. Individui che abbiano contravvenuto a questo principio saranno puniti conformemente a un ordine che ho emesso in principio e che minaccia: chiunque sottragga anche solo un marco morirà. Un certo numero di SS, non molti, hanno disobbedito a questo ordine e moriranno, senza pietà. Abbiamo il dovere morale, abbiamo il dovere verso il nostro stesso popolo di uccidere questo popolo che voleva ucciderci. Ma non abbiamo alcun diritto di arricchirci anche solo di una pelliccia, un orologio, un marco o una sigaretta o altro. Non rimarrò inerte a osservare che la minima infrazione trovi spazio qui. Laddove si verifichi, la cancelleremo insieme. Approssimativamente, comunque, possiamo dire di avere adempiuto questo compito per amore del nostro popolo. E non ne abbiamo sofferto danno nella nostra interiorità, nella nostra anima, nel nostro carattere".
Non possiamo essere deboli, nei confronti degli ebrei, dobbiamo essere duri: dobbiamo questo per amore del nostro popolo, per la purezza della nostra anima... Vi sembra di aver già sentito oggi queste parole?
Vero, anche se manca affinché tutto questo sia declinabile ai nostri giorni, solo il riferimento ai valori.
Prima i tedeschi , prima noi..