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30 settembre 2019

Presadiretta – il vizio di Stato

Nel servizio di Sabrina Giannini abbiamo imparato che la prevenzione, ovvero mangiare bene sin da bambini, fa risparmiare soldi da adulti e fa vivere bene.
Poca carne, un uso moderato di latticini, molta verdura, ovvero la vera dieta mediterranea: ma la lobby delle industrie farmaceutiche fa valere il suo peso e così mangiamo male e poi dobbiamo comprare medicine per curarci dalle malattie.
Le aziende farmaceutiche fanno molte campagne di marketing, comprano studi da parte di finti scienziati, giornalisti che fanno carriera raccontando palle sull'alimentazione, sulla falsariga di quello che fa l'industria del tabacco.

Il vizio di Stato (link al sito di Presadiretta)

107 miliardi di euro sono raccolti dal gioco d'azzardo legale: noi italiani siamo un paese di scommettitori, i più grandi in Europa.
88 miliardi di questi sono vincite: ma gli italiani che giocano non sono milionari, anzi.
Il gioco è un vizio, si gioca fino all'ultimo euro, le vincite non appagano: si gioca da soli e si perde da soli, ma così non se ne esce anche perché si è attorniati dalle scommesse e dal gioco online.

Anche all'Aquila si è usato il gioco online per la ricostruzione: le slot machine sono diffuse in questa città che è ancora un enorme cantiere.
Ci sono più slot machine qui che nel resto dell'Italia (dati del 2015): gli aquilani hanno speso 287 milioni l'anno.
Il gioco è sempre più una malattia, come testimoniano i lavoratori del SERT: ci sono persone che vogliono essere curate ma che ammettono di non poter fare a meno di giocare.
Sono persone dipendenti da slot, in un numero in crescita sin da dopo il terremoto, che ha fatto perdere identità a l'Aquila.
Nelle New Town di Berlusconi sono ospitati 20mila sfollati, una soluzione provvisoria diventata definitiva: non ci sono punti di ritrovo per gli adulti, si mangia e si sta a casa, nemmeno un posto per giocare a carte.
Tante sale scommesse e slot, però: si torna sempre a Berlusconi, che garantiva tempi certi per la ricostruzione, ma usando il gioco d'azzardo, che ha liberalizzato le slot in Abruzzo.
Licenze facili hanno di fatto moltiplicato le concessioni statali nel gioco: ma quanti soldi sono poi finiti nei cantieri?
Solo 500 ml, nei cantieri: il resto è finito nelle casse dello Stato, spiega il governatore Chiodi.
Si è usata l'emergenza per liberalizzare il gioco d'azzardo, una vigliaccata.
L'intero Abruzzo è stato occupato dalle slot: da l'Aquila a Pescara, dove si sono spesi 295ml di euro per le slot, la somma più alta in Italia.

Una volta ho giocato solo tre giorni, racconta un signore alla giornalista, ho perso quasi 7000 euro .. ma un giocatore non ammetterà mai di essere malato.
Le slot machine dovrebbero essere lontano dalle scuole, ma in realtà sono ovunque: in Abruzzo si spendono 2235 euro pro capite per il gioco d'azzardo, sono numeri pericolosi, ma lo Stato non sta facendo nulla per contrastare questo che sta diventando un problema sociale.
Quello del gioco è un settore che non conosce crisi, anzi della crisi si nutre: negli anni di crisi la raccolta di soldi è aumentata, nessun governo finora ha ridotto il gioco d'azzardo perché lo Stato fa cassa.

Oggi ci sono solo delle toppe, un osservatorio presso il ministero della salute: di questo ne fa parte il dottor Fiasco, che parla proprio di abuso di massa.
Si parla di 1,5 milioni di giocatori con una dipendenza, i nuovi casi sono due volte i casi delle vecchie dipendenze, nel giro di qualche anno avremo parecchie decine di milioni di persone in carico al servizio sanitario nazionale.

Il banco vince sempre, dice la scienza: più gioco e più aumenta la probabilità di perdere. Ma nonostante questo l'abuso del gioco d'azzardo è in crescita, ma non siamo attrezzati ad affrontare questo problema.

Il criminale d'Aosta: Raffaella Pusceddu è andata ad Aosta per raccogliere la testimonianza di un ex giocatore che, per la disperazione per il gioco, ha rapinato una banca.
Bruno Trentin è oggi responsabile dell'associazione Mi Ripiglio, oggi: ha scontato la pena e oggi si occupa di ludopatia.
Per trovare soldi da spendere nel gioco ha fatto una rapina, truffe, tutto pur di avere quei soldi per giocare alle slot: non ragionava più, l'obiettivo della giornata erano i soldi.

Bruno è passato anche per due tentativi di suicidio ma alla fine ne è uscito.
Ad Aosta si trovano slot machine vicino alle scuole, ci sono sale giochi per bambini, dove i genitori possono giocare e lasciare i figli a giocare a mini slot.
Macchinette per i più piccoli, dove il bambino si abitua a giocare, proprio per mano degli adulti che dovrebbero posti qualche domanda in più.
Il gioco diventa una cosa innocua, non capiscono che è un gioco d'azzardo: bingo, gratta e vinci online, sono percepiti come giochi qualsiasi.

Da anni si parla di una legge che regolarizzi l'azzardo e la sua distribuzione ma non se ne fa niente, perché gli interessi della lobby sono forti.

Onofrio Casciani è un medico della ASL 1 di Roma: la dipendenza dal gioco è difficile da curare come quella dalle sostanze psicotrope.
Però un tossicodipendente si riconosce, mentre un giocatore compulsivo non tende a riconoscersi come malato, tende a non mostrarsi.
Non è un vizio, ma una malattia: una malattia che non si va a cercare, scattano degli automatismi che portano ad una dipendenza vera e propria, per fattori che hanno a che fare con la vulnerabilità della persona. Distorsioni cognitive, si creano relazioni magiche con la macchina, quasi delle superstizioni.

E' un fenomeno in aumento, racconta il dottor Casciani, perché l'offerta attorno a noi sta aumentando.
La sanità pubblica è pronta ad affrontare questa epidemia? Da qualche tempo si sta facendo qualcosa, prosegue Casciani: adesso almeno c'è la consapevolezza, la regione Lazio ha messo dei soldi nel gruppo del prof. Casciani, per fare un piano di formazione per i 650 operatori, molti dei quali assunti con contratto co co pro, non è un buon inizio per affrontare il mostro della dipendenza, di una epidemia nascosta.

Le slot machine come l'eroina

Le slot machine peggio dell'eroina? Una provocazione?
Andrea Vignali ha mostrato come funziona una sala di un casinò, ricostruita per spiegare alle persone i meccanismi psicologici e i trucchi dietro le macchine.
Una stanza accogliente, una sedia comoda.
Il denaro che è smaterializzato, si parla di crediti.
Il tempo che passa tra una giocata e l'altra è ridotto al minimo, per non distrarre il giocatore.
Il ruolo della musica che è fondamentale.
L'illusione di avere il controllo della macchina, falsa.

Tutto costruito per non renderti conto che stai perdendo i soldi, tanti soldi: tutto scritto in un algoritmo realizzato per spremere soldi.
Chi le realizza pensa ai suoni, alle combinazioni di colore, devono essere stimolanti, non devono stancare: le macchine di nuova generazione, le VLT, promettono vincite alte, ma con esse si giocano puntate più alte.

In Italia ci sono 265mila slot machine: esistono macchine con dei limitatori, che spezzano la partita, che hanno una fessura per la tessera sanitaria (e capire se si è maggiorenni).
Sono macchine potenti da casinò, sotto casa, dove lo stato potrebbe decidere di inserire queste limitazioni per limitare i danni della ludopatia.

Il subdolo gratta e vinci

Nato col governo Ciampi, è oggi il gioco preferito dagli italiani: è il gioco preferito dagli italiani, in media in Italia in un anno vengono grattate 60 schedine al minuto.
I gratta e vinci li trovi ovunque, dal bar al supermercato, dal tabaccaio all'edicola: ce ne sono alcuni che costano di più ma che non portano a maggiori probabilità di vincita, solo il premio è più alto.
Su alcuni la probabilità è di 1 su 2 milioni (per le quote più importanti), per altri di 1 su tre milioni: è più facile essere colpiti da un fulmine che vincere un premio importante, racconta Fabio Pellerano (educatore professionale).
I gratta e vinci sembrano innocui ma invece possono sviluppare dipendenza: ci sono persone che arrivano a spendere 800-1000 euro in una giornata al gratta e vinci; con questo gioco ci si può ammalare. La giornalista ha intervistato una persona che viveva coi gratta e vinci, fin dalla colazione al mattino: questa persona si creava degli spazi in cui, isolato dal resto del mondo, passava il tempo a grattare e a sperare in una vittoria. Giocandosi tutto quello che aveva, sperperando tutto quello che aveva in casa, “a quel punto non mi interessava dove andavo a prendere i soldi, l'importante è che ci fossero”.

Queste persone hanno raccontato perfino dei particolare imbarazzanti: quando hanno chiesto i soldi ai figli, pur di giocare.
Anche coi gratta e vinci ci sono meccanismi psicologici che tendono a far pensare che sei tu che controlli il gioco, ma non è così.
Lotterie nazionali è il gestore unico dei gratta e vinci: una parte è di Lottomatica, parte dell'associazione dei tabaccai e parte di una multinazionale americana.
Concessione che è stata pagata 800ml e che consente guadagni per miliardi di euro: concessione rinnovata per altri 7 anni, senza gara dal governo Gentiloni.

La deputata Ricchiuti in Parlamento ha denunciato la concessione senza gara: ha parlato di amici, favoriti dal governo, in cui ci hanno rimesso gli italiani e le casse dello Stato.
Oggi questa concessione è nelle mani della Corte Europea: la giornalista ha intervistato il sottosegretario Baretta, che ha tirato in ballo una norma che di solito si usa per concessioni in cui è presente un interesse comune.
Perché non si è fatta una gara?
Per fare cassa subito, ha risposto l'ex sottosegretario.

Simona Neri è sindaca di Laterina Valdarno: sta girando l'Italia per spiegare come contrastare l'epidemia del gioco e limitare le slot machine.
Un giorno incontrò Mario, un padre di famiglia con difficoltà economiche: partendo da questo caso scoprì che la raccolta per il gioco d'azzardo era superiore al reddito del comune (circa 2ml di euro).
Si spendeva più della media italiana, circa 1700 euro pro capite, per il gioco d'azzardo.

C'è un quadro normativo regionale che cambia da regione a regione, ma i sindaci si possono trovare, possono scambiarsi delle pratiche.
Servirebbe una legge quadro per limitare le slot machine, come era emerso dalla conferenza stato regioni del 2017.
In Toscana si sono individuati luoghi sensibili, dove si dovrebbero regolare la chiusura di queste strutture.

Dove ci sono leggi restrittive, come in Piemonte, i giocatori problematici sono la metà della media nazionale: limitare la malattia si può, dunque.
In Toscana non c'è una legge simile: le regioni non ci guadagnano, ma hanno in capo il problema sanitario.

Come fanno in Francia?

In Francia hanno messo nel mirino le slot machine: a Parigi non ne esistono, nemmeno a Pigalle. A dettare le regole del gioco non ci sono solo politici, avidi di soldi, ma anche esperti della materia, osservatori del gioco: le slot machine sono presenti solo nei casinò.
Il personale dei casinò è formato per limitare i danni dei giocatori, ci sono psicologhi che possono consigliare il personale: i giocatori a rischio non sono allontanati, come succede in Svizzera, ma devono essere accolti.
In ogni caso il gioco deve rimanere un piacere, non una malattia: così in Francia la spesa pro capite per questi giochi è di soli 200 euro, lo stato incassa solo 6 miliardi di euro.

In Italia incassiamo 10 miliardi, è vero: ma spendiamo qualcosa come 14 miliardi tra spese sanitarie e altre spese legate all'usura e ad altre problematiche correlate.

A Roma si sono mossi i cittadini: quelli di Tor Pignattara del gruppo +Vicini hanno bloccato una slot machine che doveva sorgere al posto di un negozio.
Hanno fatto una richiesta di accesso agli atti, perché la nuova sala era troppo vicina ad una scuola: il 5 municipio è pieno di sale giochi, dunque un funzionario del comune ha semplicemente misurato le distanze da altri siti e ha bocciato il progetto.
Oggi queste persone vogliono far chiudere le altre sale: al comune chiedono di far applicare il regolamento (che blocca solo le nuove sale se vicino a ospedali e scuole) a tutte, faranno degli esposti a l'AGCOM per bloccare la pubblicità.

L'universo del gioco online

Gli italiani hanno speso 31 miliardi nel gioco online nel 2018: la digitalizzazione ha contribuito alla crescita, ma anche la crescita delle licenze senza controllo.
Si può giocare al gratta e vinci, si può fare bingo, alle slot: giochi dove si perdono migliaia di euro in pochi minuti.
Ci sono poi le scommesse sportive, su partite, su eventi in tutto il mondo, in tutti gli sport.
Anche eventi finti, che non esistono nel mondo reale: l'unica cosa reale sono i soldi che stai perdendo.

In Italia ci sono circa 400 siti legali, attorno a ciascuno ce ne sono altri venti illegali, a cui da la caccia l'agenzia delle entrate: ma i siti di giochi sono anche un mezzo usato dalla criminalità per riciclare soldi.
Presadiretta ha raccontato una inchiesta della DDA di Catanzaro, legata ad un giro di scommesse illegali, a Crotone: 1,3milioni di euro in nero che finiva nelle disponibilità del clan ndranghetista di Isola di Capo Rizzuto.

La Centurium Bet, la società coinvolta dall'inchiesta, operava in Italia solo grazie ad una licenza ottenuta a Malta: il giro d'affari solo nel 2014 era di 114 ml di euro. Dopo l'inchiesta la licenza è stata revocata.
Col gioco online si ha uno strumento utile da usare per il riciclaggio: nonostante le inchieste che parlano di mafia, anche in questo settore stiamo aspettando una legge per controlli più stringenti, non solo in Italia ma anche a Malta, dove la Centurium Bet è ancora attiva.
Malta è l'isola dove è stata uccisa la giornalista Daphne Caruana, che aveva indagato sui rapporti dell'isola e dei suoi governanti con le mafie.

Le mafie italiane.

23 dicembre 2014

La grande sanatoria (per la serie, l'assalto alla diligenza non c'è stato ..)

Sergio Rizzo sul corriere, a proposito della sanatoria per Sisal
Incalzato dai grillini al Senato, Matteo Renzi tuonò: «Adesso basta con le marchette in Parlamento!». Sentendosi rinfacciare sulla «Stampa» da uno del suo partito, il presidente della commissione Bilancio della Camera Francesco Boccia: «Veramente il primo a fare le marchette è stato il governo. Al Senato ha presentato novanta emendamenti...». Alcuni del quali con nome e cognome.

Per esempio, quello sui giochi messo a punto dagli uffici delle Finanze, che ha un destinatario preciso: la Sisal, società concessionaria presieduta dall’ex ministro delle Finanze ed ex commissario dell’Alitalia Augusto Fantozzi, controllata dalla holding lussemburghese Gaming invest. L’obiettivo è rianimare il Superenalotto, ormai da tempo in caduta verticale. La ragione è che si vince troppo poco in rapporto con altri giochi d’azzardo. Per metterci una pezza non resta che consentire di aumentare la percentuale di vincita con, testuale, «l’adozione di ogni misura utile di sostegno della offerta di gioco». Interventi che però potrebbero anche avere ripercussioni sul gettito erariale: in un senso positivo, ma come pure nel senso opposto. Che fare, allora? Siccome nessuno ha la palla di vetro, ecco che nell’emendamento salta fuori una innovazione formidabile, tenuto conto dell’inflessibilità con cui i guardiani dei nostri conti dispensano il prezioso bollino. Qui, infatti, il problema della copertura non solo non viene preso in considerazione, ma si precisa che considerati «obiettivi e ineliminabili margini di aleatorietà» delle scelte che saranno fatte, «i provvedimenti adottati ai sensi del presente comma non comportano responsabilità erariale quanto ai loro effetti finanziari». Un capolavoro.

In quell’emendamento, in realtà, c’è anche una specie di sanatoria per le migliaia di negozi di scommesse privi di concessione statale ai quali verrebbe offerta «una opportunità di redenzione nella direzione del circuito ufficiale e legale di raccolta di scommesse». In che modo? Pagando una certa somma entro la fine di gennaio 2015 come tassa di ingresso nel sistema alla luce del sole. La questione ha almeno una decina d’anni e non è mai stata risolta: nasce da una serie di ricorsi presentati a Bruxelles da soggetti che si ritenevano discriminati, e per questo hanno ritenuto di poter operare anche senza aver ottenuto (ma neppure chiesto) la prevista autorizzazione. Parliamo di un fenomeno che negli anni ha raggiunto proporzioni enormi, se si pensa che il volume delle scommesse raccolte da costoro è dell’ordine di 2 miliardi e mezzo l’anno contro i 3,7 miliardi dei negozi regolari: semplicemente astronomica l’evasione fiscale connessa a questo sistema parallelo. La relazione tecnica quantifica lo stima in circa 7 mila punti, a fronte dei 7.400 legali, distribuiti sull’intero territorio nazionale. Anche se «dagli accertamenti condotti dalla guardia di Finanza emerge che la rete degli operatori non autorizzati è principalmente localizzata nelle grandi aree urbane e nelle zone meridionali, dove la raccolta media è di gran lunga più alta». Accertamenti che peraltro hanno innescato una forma di intimidazione senza precedenti nei confronti dei dirigenti dell’Agenzia dei Monopoli e dei finanzieri incaricati dei controlli e del recupero delle imposte non pagate presso questi negozi non autorizzati, che si sono visti recapitare almeno 160 cause e atti di diffida individuali.

Tutto questo avviene sullo sfondo di un passaggio cruciale. È quello del rinnovo delle concessioni in scadenza sia per i giochi numerici cosiddetti «a quota fissa» che per il lotto. E qui gli emendamenti del governo contengono un’altra sorpresa. Non per la durata delle concessioni, fissata in nove anni, né per la base d’asta stabilita in 700 milioni di euro, e neppure per il livello degli aggi o per gli altri obblighi imposti agli eventuali partecipanti. Ma per la composizione della commissione di gara: che dovrà essere «composta di cinque membri di cui almeno il presidente e due componenti scelti tra persone di alta qualificazione professionale (e i due rimanenti?, ndr ), inclusi magistrati o avvocati dello Stato in pensione». Ricordiamo male o il governo aveva deciso di vietare l’affidamento di incarichi pubblici ai pensionati statali? Verissimo. Salvo poi concedere, com’è stata concessa, una deroga per i componenti delle commissioni. La ragione? Che si fa fatica a convincere i dipendenti pubblici a farne parte, causa la modestia dei compensi. Allora, porte aperte ai pensionati...

20 dicembre 2013

Porcata senza padri

Ora si dissociano tutti dalla porcata sulle slot machine, anzi contro i comuni anti ludopatia. Sembra ora che questa legge non abbia padri, nemmeno nel Pd che l'ha votata. Come il porcellum, i condoni, le leggi che allargano i cordoni della borsa per i partiti ..
In piazza i forconi (e i neofascisti, e gli ultras, e chi soffia sul fuoco) sentitamente ringraziano.

10 luglio 2013

Il gioco d'azzardo e gli evasori fiscali (Nunzia Penelope)

L'articolo di Nunzia Penelope sul FQ sul gioco d'azzardo e sui concessionari: c'è ancora molto da fare per rendere trasparente e pulito il settore.
Mentre il paese ha bisogno di soldi, questo è proprio un settore dove andarli a prendere.
“Il gioco d’azzardo mi fa più paura degli evasori fiscali”LUIGI MAGISTRO Il capo della lotta ai ladri del Fisco è passato ai Monopoli di Stato per combattere le infiltrazioni criminali nel settore di slot machine e lotteriedi Nunzia Penelope
   Ripulire il settore del gioco, tra i più a rischio di infiltrazioni criminali, e renderlo innocente come il giardinetto di un asilo. Luigi Magistro, da un anno a capo dei Monopoli, è convinto che la sfida si possa vincere: “Entro il 2014 puntiamo a ottenere la massima pulizia nei concessionari”. Il punto debole, infatti, è proprio lì: lo Stato appalta la gestione a società private, con gara europea ed esame dei requisiti, ma non è impossibile aggirarli. “Il gioco – spiega Magistro – è un business con grossi giri di contante, si presta a infiltrazioni di ogni genere. Fino al 2003 era quasi completamente in nero. Poi, con l’ingresso dello Stato, c’è stata l’emersione, ed è venuto a galla di tutto. Ora si tratta di selezionare, e noi stiamo facendo un grosso sforzo. Effettuiamo controlli sistematici su concessionari, soci, amministratori, assetti proprietari. Se individuiamo qualcosa che non va, scatta la revoca della concessione”.   L’affare Bplus   Il settore più delicato è quello delle slot ma-chine, da cui arrivano ben 4 degli 8 miliardi che lo Stato incassa dai giochi. Qui operano 13 concessionari, e qui c’è stato anche il primo effetto dell’operazione pulizia: l’affaire Bplus. Bplus è la maggiore dei concessionari autorizzati, ogni giorno garantisce allo Stato entrate per 3 milioni, un miliardo all’anno, è in attività dal 2004. A marzo sul patron, Francesco Corallo, è piombata l’interdittiva del prefetto di Roma, per tentativi di infiltrazione del crimine organizzato. La concessione è stata revocata, ma a Bplus è stato concesso di operare fino al 20 settembre,inattesa di trovare una soluzione che salvi quel 25 per cento di mercato che rappresenta, evitando che ripiombi nel nero con pesanti ricadute sulle entrate dello Stato. L’ipotesi allo studio è conferire la società a un blind trust con sede a Londra, separando la proprietà dalla gestione. Sarà sufficiente? Magistro non ne è convinto: “Ritengo che il blind trust, per di più estero, non dia abbastanza garanzie. Diverso sarebbe se fosse affiancato da un ufficio di controllo presieduto da una personalità di alta levatura. Ma si tratta di una soluzione ponte: solo il passaggio della società a un soggetto diverso, in tempi brevi, potrebbe scongiurare il tentativo di infiltrazione mafiosa su cui è basata l’interdittiva del prefetto”. La Bplus ha fatto ricorso al Tar e invoca il risarcimento di possibili danni per centinaia di milioni di euro. Altre esclusioni sono arrivate nel settore delle scommesse, sia per tentativi di infiltrazione mafiosa che per criminalità comune.   Da Mani Pulite all’a zz a rd o   Magistro, ex Guardia di Finanza, non è comunque un novellino in certe faccende. Negli anni Ottanta, al fianco del giudice Gherardo Colombo, dava la caccia ai fondi neri dell’Iri, nei Novanta collaborava col pool Mani Pulite. Poi, da direttore dell’accertamento all’Agenzia delle Entrate, si è inventato il nuovo redditometro e si è battuto per consentire al fisco l’accesso ai conti correnti. Provvedimenti poco popolari, ma che hanno triplicato il recupero dell’evasione fiscale. Tenere a bada il settore dei giochi è diverso, ma non meno complicato: “Gli evasori li devi stanare in una platea gigantesca, qui è molto più ristretta, ma anche le nostre forze sono ridotte rispetto all’Agenzia delle Entrate”. I Monopoli hanno un organico di 2500 persone, di queste appena 500 per i controlli, che comprendono anche i tabacchi. I soli giochi sono un mondo di 2 mila concessionari, 5 mila gestori, 100 mila esercizi, 400 mila slot machine: “Col gioco di Stato siamo entrati in un settore nuovo forse impreparati – osserva Magistro – Abbiamo dovuto formare il personale e col blocco delle assunzioni non c’è ricambio da dieci anni. Rispetto alla macchina che ci hanno chiesto di organizzare, non ci hanno dato molto. Eppure, garantiamo allo Stato 24 miliardi di entrate l’anno”. Il che riporta alle polemiche sullo Stato biscazziere, ma Magistro spiega che demonizzare il gioco è sbagliato: si tratta di una redistribuzione di ricchezza, la spesa di uno diventa il reddito di un altro: “La maggior parte di quanto speso torna indietro in premi. Su 87 miliardi giocati lo scorso anno, lo Stato ne ha incassati 8, i giocatori se ne sono divisi 70”.   Ludopatie esagerate   Quanto all’allarme sulle ludopatie, “circolano numeri che ci lasciano perplessi. I tecnici ci dicono che le persone veramente a rischio dipendenza sono decisamente meno rispetto alle cifre che si leggono”. E come spiega le barricate contro la legge Balduzzi che limita le slot? “Il divieto di collocarle a 500 metri da scuole, chiese e ospedali era eccessivo: a Roma significava eliminarle quasi del tutto. Ma qualcosa va fatto: la dislocazione delle slot è fin troppo libera, chiunque può metterne una. Qui accanto c’è una lavanderia con otto apparecchi: si porta il bucato e si gioca. Stiamo studiando un riposizionamento sul territorio , con la segregazione degli spazi destinati al gioco. È importante, soprattutto per i minori, non avere la tentazione sotto gli occhi. Così come individuare e curare i casi di vera dipendenza, ed è quello che stiamo facendo con l’Osservatorio previsto proprio dal decreto Balduzzi. Però faccio notare il paradosso: l’opinione pubblica si concentra sulle ludopatie, mentre c’è assai meno attenzione sul fatto che noi, qui, ci confrontiamo quotidianamente con un sistema a grosso rischio di infiltrazioni criminali. Non è una cosa singolare?”.

In Lombardia ci sono 77414 apparecchi per giocare e , solo qui, lo Stato raccoglie 10 miliardi di euro. La raccolta totale delle giocate è di 48,7 miliardi di euro, per una media di spesa pro capite di 804 euro  .

10 maggio 2011

Gioco sporco - il business delle scomesse e le mafie

Il giornalista Gianluca Ferraris, racconta in "Gioco sporco" [Baldini e Castoldi] in modo lucido e spietato, cosa si nasconde dietro il mondo delle slot machine, delle scommesse (non solo quelle clandestine) e dei videopoker.
Argomento affrontato recentemente anche da una inchiesta di Report: la legalizzazione delle scomesse è stata una manna per i concessionari, meno per i conti dell'erario. Stato che spesso nemmeno ha controllato chi fossero quei concessionari cui concedeva di riscuotere soldi. Un vero affare per le mafie, come racconta l'autore, nei due brani sotto.

Si parte dal business slot machine.
La seconda trovata governativa fu decisamente migliore, almeno dal punto di vista dell'ordine pubblico e dell'erario: legalizzare le slot da bar e tassare le puntate, collegando tutte le macchinette del paese a un cervellone che avrebbe monitorato i movimenti di denaro in tempo reale, obbligando chi le produceva e le gestiva a dotarsi di un'apposita licenza.
Con un semplice decreto i vodeopoker clandestini erano spariti di colpo, sostituiti da un mercato trasparente in mano ad aziende altrettanto trasparenti.
Era vero solo in parte, naturalmente. Perchè a Michele e a Zì Toni, il contabile della cosca, così come agli operativi di tutti gli altri clan coinvolti nel ricco business, era bastato darsi un paravento societario legale per continuare a controllare la distribuzione nelle zone di rispettiva influenza criminale. Gli esercenti non avevano batutto ciglio: prima trattavano con emissari della famiglia, ora con un concessionario regolarmente accreditato dai Monopoli. Ma sempre della stessa persona si trattava. Certo, ora gli apparecchi erano controllati a distanza, le somme scomesse dai giocatori incalliti che continuavano ad affollare bar e sale giochi venivano quasi dimezzate dal prelievo fiscale e gli incassi malavitosi scendevano.
Però, anche in questo caso, la criminalità organizzata aveva predisposto le sue contromisure: era sufficiente scollegarsi per qualche ora dal terminale di Roma, facendo in modo che le slot risultassero spente mentre continuavano a macinare puntate, stavolta solo a beneficio dei gestori. Sparire dai radar non era difficile, grazie ad un gingillo ribattezzato 'scheda doppia', installato nel doppio fondo delle macchinette, che permetteva di connetterle e disconnetterle dalla rete fiscale premendo un semplice pulsante.
Passavano gli sbirri? Un clic e via. Macchine ufficialmente accese.
Le puntate iniziavano a superare la media giornaliera? Un clic e via. Macchine ufficialmente spente.
I monopoli spedivano un fac chiedendo chiarimenti? Un altro clic, accese.
Servivano soldi? Un clic ancora, spente.
Clic, clic, clic, clic. altri miliardi nelle tasche di clan.
[Gioco sporco, pagine 104-105]


Per passare poi ai siti di poker online.
"Se la gente vuole giocare così, facciamola giocare così", era stato più o meno il ragionamento. Avevano avuto ragione, ancora una volta. Aprire un sito di poker o di scommesse, in fondo, è come mettere in piedi qualsiasi altra azienda paravento. Certo, servivano una licenza rilasciata da chi di dovere, il certificato antimafi e quaoche nullaosta di pubblivca sicurezza. Ma quelli erano necessari anche quando si aveva a che fare con i cantieri pubblici: tutti settori nelle quali le mafie investivano e proliferavano da anni, se non da decenni. Quindi, che problema c'era?
Detto fatto. I Mazzafero [una ndrina di Lamezia, nel libro], come molti altri clan. avevano creato la loro brava società veicolo attraverso cui dare vita a un nuovo sito di skill gaming, cisì si chiamava in gergo, perfettamente legale e uguale agli altri che si contendevano quel ricco mercato. Con la differenza che adesso, proprio come accadeva con bar e ristoranti, avevano anche loro a disposizione un nuovo canale per il riciclaggio. Bastava che un affiliato o un debitore della cosca, invece di versare denaro contante o ricorrere a trangolazioni di assegni o complicati bonifici, caricasse i soldi su una carta prepagata e li puntasse online. Ovviamente perdendo, a tutto vantaggio dei gestori del sito, che su ogni mano di poker vinta dal banco pagavano le tasse e si mettevano in tasca il resto dei soldi. Finalmente puliti e difficili da tracciare.
Senza contare gli incassi assicurati dai giocatori qualunque: gente comune che si connetteva ogni sera dal pc di casa, o durante la pausa pranzo d'ufficio, per puntare pochi euro concedendosi qualche minuto di svago tra fulle scale reali, certi ignara di trasformarsi in quel modo in un finanziatore più o meno occulto della 'ndrangheta.
[Gioco sporco, pagina 114]

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