Chi è Marco Paolini? Un attore di teatro, un attore di televisione cantastorie, ...?
E le sue rappresentazioni?
Teatro della memoria, ricordi, emozioni, dialetto, ricordi di luoghi e persone .. ma è così importante riuscire a dare una definizione?
No: Marco Paolini ci ha raccontato, ne Il Sergente, la storia di un antieroe, una storia che forse si può usare come metafora dell'italiano.
Un soldato che diventa eroe non quando va in guerra come invasore, ma solo quando si ritira.
Lì trova la forza per opporsi alla rassegnazione. Contro ogni sconforto, contro lo scoraggiamento, contro il freddo, la neve, i russi, il re Savoia, Mussolini che li ha mandati a migliaia di chilometri da casa, per una guerra senza senso.
Il sergente nella neve diventa eroe quando si rivolge a occidente, verso casa.
L'inizio della rappresentazione
"Non c'è cognome italiano che non sia rimasto lì, in quella guerra disgraziata, in quella ritirata disgraziata dell'inverno 42/43. Questa è anche una storia di famiglia ...".
Nella mia famiglia si chiamava Pietro Stirone (uno zio di mio padre), uno dei tanti giovani della generazione sfortunata nata tra il 1910 e 1920, che si è fatta le guerre in Spagna, Africa, Grecia, Albania, Russia .....Pietro era appena tornato dalla campagna d'Africa. A casa scoprì che la morosa lo aveva lasciato per sposare un altro. Partì volontario per la Russia, come soldato di fanteria non so neanche di quale divisione (autotrasportata), per non tornare più. Disperso nella neve della Russia.
Quella raccontata ieri sera è la storia di un sergente di 22 anni, della 55 compagnia, del 6 alpini, del battaglione Vestone .... uno dei 160000 soldati dell'Armir (di cui 57000 alpini), mandati al fronte nel 1942, in difesa delle postazioni sul Don.
In treno da Varsavia a Kiev, fino a Karkov, Paolini ha voluto appoggiare i piedi su quel libro di storia che sono state le buche scavate dalgi alpini sul Don.
E raccontare del freddo, delle buche, dell'offensiva dell'Armata Rossa che accerchiò le truppe dell'Asse. E della lunga, interminabile ritirata nella neve ...
"Sergent magiù, ghe turnarem a baìta?"
Technorati: Marco Paolini
Nessuno io mi chiamo; nessuno è il nome che mi danno il padre e la madre e inoltre tutti gli amici
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31 ottobre 2007
12 febbraio 2007
Parla con me: i video
I video della lezione di Gigi Proietti e dei Subsonica che suonano in versione acustica "Tutti i miei sbagli".
09 febbraio 2007
A lezione da Gigi Proietti
Grande lezione di teatro di Gigi Proietti, ospite di Serena Dandini a Parla con me.
Tema dell'intervento: la recitazione e l'interpretazione delle poesie. Secondo lo stile degli attori teatrali “impegnati”: tono di voce bassa, lo scuotere della testa, gli occhi rivolti verso l'alto (come a cercare un ispirazione dai .. lampadari), la passeggiata lenta, in avanti per poi tornare indietro, con passo più deciso.
Ha cominciato con Petrolini “La canzone delle cose morte” (mp3 su questo forum il testo): poesia colta vista dal basso, una curiosa parodia letteraria, che rassembla e dissacra i versi immortali di Dante, Foscolo, Ariosto e compagnia bella.
Poi ha recitato, con la sua solita verve, “I cipressi” di Carducci e “La pioggia nel pineto” di D'Annunzio con lo stile dei suoi professori di lettere.
Quando ti recitano le poesia in dialetto pugliese (con tutto il rispetto), come fai a non ridere.
Gran finale con una poesia di Fosco Maraini, "il lonfo", inventore di poesie metasemantiche (qui un generatore di termini), recitata dall'attore ( inventato?) Narciso Vanesi:
"... È frusco il lonfo! È pieno di lupigna
arrafferìa malversa e sofolenta!
Se cionfi ti sbiduglia e t'arrupigna
se lugri ti botalla e ti criventa.
Eppure il vecchio lonfo ammargelluto
che bete e zugghia e fonca nei trombazzi
fa lègica busìa, fa gisbuto;
e quasi quasi, in segno di sberdazzi
gli affarfaresti un gniffo.
Ma lui zutot'alloppa, ti sbernecchia; e tu l'accazzi."
Nei prossimi giorni troverete sul sito media.rai i video della puntata.
Tema dell'intervento: la recitazione e l'interpretazione delle poesie. Secondo lo stile degli attori teatrali “impegnati”: tono di voce bassa, lo scuotere della testa, gli occhi rivolti verso l'alto (come a cercare un ispirazione dai .. lampadari), la passeggiata lenta, in avanti per poi tornare indietro, con passo più deciso.
Ha cominciato con Petrolini “La canzone delle cose morte” (mp3 su questo forum il testo): poesia colta vista dal basso, una curiosa parodia letteraria, che rassembla e dissacra i versi immortali di Dante, Foscolo, Ariosto e compagnia bella.
Poi ha recitato, con la sua solita verve, “I cipressi” di Carducci e “La pioggia nel pineto” di D'Annunzio con lo stile dei suoi professori di lettere.
Quando ti recitano le poesia in dialetto pugliese (con tutto il rispetto), come fai a non ridere.
Gran finale con una poesia di Fosco Maraini, "il lonfo", inventore di poesie metasemantiche (qui un generatore di termini), recitata dall'attore ( inventato?) Narciso Vanesi:
"... È frusco il lonfo! È pieno di lupigna
arrafferìa malversa e sofolenta!
Se cionfi ti sbiduglia e t'arrupigna
se lugri ti botalla e ti criventa.
Eppure il vecchio lonfo ammargelluto
che bete e zugghia e fonca nei trombazzi
fa lègica busìa, fa gisbuto;
e quasi quasi, in segno di sberdazzi
gli affarfaresti un gniffo.
Ma lui zutot'alloppa, ti sbernecchia; e tu l'accazzi."
Nei prossimi giorni troverete sul sito media.rai i video della puntata.
16 gennaio 2007
Paolo Poli a Che tempo che fa
Paolo Poli: attore di teatro, uomo di spirito, memoria di un tempo antico dove c'erano re e regine, la televisione era a colori, effeminato a anticlericale...
L'intervista alla trasmissione Che tempo che fa
L'intervista alla trasmissione Che tempo che fa
24 dicembre 2006
La tragedia di Linate a teatro
Sullo stile dei monologhi di Marco Paolini (Vajont), l'attore autore Giulio Cavalli ha portato a teatro la tragedia di Linate, dell'8 ottobre 2001.
Monologo, andato in scena al Teatro Grassi, diviso a metà: la tragedia viene raccontata sia effettuando una ricostruzione storica di quella mattina, sia usando il linguaggio del “gramelot” per descrivere il paese del Bengodi che era l'aeroporto di Linate. Luogo dove nessuno era chiamato ad assumersi le sue responsabilità.
Technorati: tragedia Linate
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