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21 giugno 2022

Promemoria per il diavolo, di Paolo Regina

 

Venerdì pomeriggio verso le diciotto

L’Audi nera svoltò l’angolo e percorse lentamente la stradina privata. Un click del telecomando e il cancello si aprì, rivelando la rampa in discesa che portava al garage sotterraneo. Un altro click e la serranda del box si mise in funzione, scoprendo l’accesso al posto auto. Marcello Guarneri parcheggiò e scese dalla macchina.

In in dicembre freddo e nevoso, come possono esserlo purtroppo solo i romanzi gialli, in una Ferrara che si avvicina alle festività natalizie un killer misterioso inizia a colpire le sue vittime.

Per primo uccide un commercialista nei box del palazzo dove vive.

Poi uccide un vecchio imprenditore, uno di quei maschi che vivono nel timore di diventare anziani e che per questo hanno bisogno di vestirsi come avessero dei giovanotti, di provarci con tutte le ragazze che si trovano davanti..

Due delitti in pochi giorni sono un evento straordinario per una metropoli figuriamoci per una città piccola come Ferrara, dove ci si conosce tutti, specie gli appartenenti alla cerchia delle famiglie borghesi. Così le indagini arrivano direttamente all’attenzione del Prefetto e del Questore, per il comitato ordine e sicurezza (e quando muore una persona della borghesia la parola sicurezza ha un valore rafforzato) e, di conseguenza, sul tavolo del nuovo vicequestore della Mobile. La dottoressa Uta Keller, teutonica per parte di padre (l’unico caso di una bagnina riminese messa incinta da un turista tedesco) e glaciale nell’aspetto e nel carattere.

Lunedì mattina verso le nove Il capitano De Nittis odiava il freddo. E l’umidità padana che ne amplificava il disagio. Non che in Puglia, da dove veniva, l’inverno non fosse spesso rigido, ma bastava un raggio di sole e una passeggiata ‘mbaccia a mar, in riva al mare, per riconciliarsi con la stagione.

In queste settimane pre natalizie il nostro capitano Gaetano De Nittis, pur vivendo un momento felice con la sua fidanzata Rosa, anche lei straniera in terra estense come De Nittis, è alle prese con la malinconia pre festiva. Una malinconia legata a quei pranzi in famiglia, tutti assieme, con gli zii che non perdevano occasione per vantarsi dei loro successi nella vita, mettendo in difficoltà il padre, un “semplice” commerciante, ma soprattutto un onesto commerciante.
Anche per colpa sua, in un certo senso, De Nittis è diventato finanziere: per dare giustizia a quelle persone come il padre strozzate dagli usirai che le maglie larghe della legge spesso riescono a farla franca.

Ma De Nittis non avrà modo di annoiarsi: la dottoressa Keller, non avendo molte persone attorno di cui fidarsi, decide di chiamare il “collega” per farsi dare una mano. Scavare nella vita delle vittime, cercare di capire se ci fossero dei legami (cosa che complicherebbe le indagini, perché significherebbe che c’’è un serial killer in circolazione), quali scheletri si nascondano nei loro armadi..
Chi meglio del “vecchio Bonfatti”, giornalista storico del Gazzetta Ferrararese, per avere queste informazioni? Con la promessa di avere uno scoop garantito a fine indagine, Bonfatti si mette all’opera in questa ricerca. Il primo morto, Marcello Guarneri, era un commercialista che conosceva tutti i segreti delle persone che contano in città, dietro l’aria di una persona perbene, di uno che frequenta il rotary cittadino, si nascondeva una persona con pochi scrupoli.

L’altro morto, Umberto Rinaldi, meglio noto come Lord Farquaad, era noto in città per essere un seduttore, o quanto meno per uno che vuole sentirsi tale: bei vestiti, una macchina potente, l’aria di uno che può permettersi tutto. Forse in tanti avrebbero voluto dargli una lezione..
Ma quelle morti, non sono frutto di un assassino qualsiasi: perché sui cadaveri vengono ritrovati degli oggetti che, almeno per chi ha ucciso, hanno un preciso significato. Monete fuori corso sul primo cadavere, uno specchio rotto sul secondo.

E poi, ci sono quei legami che, piano piano, andando a ricercare nel passato dei morti, vengono fuori: troppo piccola Ferrara per far sì che non ci si conosca. Piccola e anche chiusa, come tante città di provincia, specie nei confronti di chi viene da fuori:

«Vuoi davvero sapere perché è capitato proprio a te? Non siamo stati noi a rovinarti la vita, è stata Ferrara. Tu pensi di esserti integrato perché sei arrivato qui da giovane, ma non lo sarai mai. Tra ferraresi veri ci riconosciamo subito a pelle,

Le pagine dell’indagine in mezzo alla neve, che tanto fastidio dà al povero De Nittis, si alternano alle pagine dove l’assassino, che nel frattempo ha compiuto altri due delitti, racconta la sua storia. Quel sopruso subito tanti anni prima e che gli aveva rovinato la vita, che gli aveva fatto perdere tutto. Ora, dopo tutti questi anni ad aspettare una forma di giustizia superiore (da Dio? Dalla giustizia terrena?), tocca a lui mettere ordine nel mondo e farla pagare alle persone che gli hanno portato via tutto.

Non era mosso da manie o feticci mentali. Non odiava le donne bionde o i tassisti o le prostitute. Detestava solo quattro persone, più una. E per un motivo preciso, oggettivo, non per sue fantasie morbose.

L’indagine è una caccia all’uomo, a questa persona che ha dovuto cambiare pelle, volto, nome, per non farsi riconoscere, un novello Dantes in cerca della sua vendetta.

Ma l’indagine è anche una rivelazione dei vizi privati di Ferrara: una città dove il passato aveva lasciato una un’impronta coi suoi palazzi, le chiese, una città che “poteva essere santa e puttana, magica e prosaica, ipocrita e brutale fino a spaccarti il cuore”. Ipocrita come le famiglie con cui De Nittis si imbatte, persone abituate a fare il bello e il cattivo tempo, senza preoccuparsi delle conseguenze, di doverne pagare pegno “Gente che ostenta valori morali e posizione sociale elevata, ma che per biechi interessi economici è disposta a tutto, anche a pugnalare nel sonno chi la sta aiutando”.

Per risolvere questi delitti, servirà sia la memoria del giornalista Bonfatti, che la profonda umanità del capitano De Nittis che, oltre alla neve, al freddo, alle telefonate di prima mattina del vicequestore Keller, dovrà pure sbrigliare uno strano mistero: un bar infestato da fantasmi notturni.

Che sia il fantasma della Parisina?

«Laura Malatesta, detta Parisina, fu la seconda moglie di Niccolò III d’Este, a cui andò in sposa a soli quattordici anni...»

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10 febbraio 2022

Indaga, detective: 12 indagini degli investigatori più amati dai lettori


La pandemia ci farà compagnia ancora per un po', forse, lo dico incrociando le dita, la fase più problematica l'abbiamo alle spalle, sebbene questo non significhi che non dobbiamo più rispettare qualche norma di sicurezza (e nemmeno vuol dire che dobbiamo considerare la situazione di prima “normale”).

Sempre incrociando le dita potremo riprendere ad incontrarci, non più solo all'aperto ma anche al chiuso, con qualche precauzione: dobbiamo rifarci, noi lettori di libri gialli, di tutte le presentazioni che sono saltate in questi mesi di chiusure parziali o meno.

Da queste considerazioni è nata l'idea di questa raccolta: lo racconta lo scrittore Paolo Roversi (presente anche lui col suo protagonista Enrico Radeschi), parlando della sensazione di distanza e di straniamento nel corso della passata rassegna del festival Nebbia Gialla del 2021, quando non ci si poteva abbracciare o stringere la mano per timore del contagio.

Stavamo vivendo giorni strani, pieni d’incertezza e anche di smarrimento; desideravamo ardentemente ritornare alla normalità quando ancora i divieti erano superiori alle possibilità

Assieme ad altri quattro autori (Ferraris, Pandiani, Varesi e De Nittis) è venuta fuori l'idea di scrivere questa raccolta di racconti gialli ambientata nel corso o all'approssimarsi della pandemia: una “una galoppata fra città e province, in epoche vicine e lontane, sempre all’insegna della suspence” che, a mio giudizio, colpisce proprio nel segno.

Non solo per la qualità dei racconti che qui leggerete, ma soprattutto perché forse per la prima volta troviamo tra i coprotagonisti (o a volte tra le comparse) il covid. Un virus con cui ancora dobbiamo fare i conti: come ci ha cambiato, con quali occhi nuovi ci ha fatto vedere il mondo attorno.

Napoli, prefazione di Giovanni Ricciardi

Eccoli qua i dodici scrittori i dodici racconti, con una prefazione del (solitamente) refrattario commissario Ricciardi, investigatore nella Napoli degli anni '30

Voi ci chiamate seriali, perché avete la fissazione di osservare i racconti come fossero un prodotto commerciale; noi preferiamo definirci piccole ossessioni, nella consapevolezza di quanto sappiamo annidarci nelle vostre menti e diventare in qualche modo essenziali, compagni dei nostri pensieri.

Personaggi che abitano il mondo della nostra fantasia e che magari, come forse ha promesso Maurizio De Giovanni col suo Ricciardi, tornerà a trovarci.

Milano

Sandrone Dazieri Il codice Gratta e Vinci

Un racconto in onore dello scrittore milanese Andrea Pinketts, sin dall'incipit

Le sfighe arrivano trasportate da un carrello ferroviario. Ci sono a bordo due vecchi con la salopette che spingono la sbarra per far muovere le ruote e intanto scelgono a chi andare nella schiena.

Quanto può essere pericoloso mettersi sulle tracce di un Gratta e vinci, tra autogrill sperduti nel nulla, Locarno e Milano?

Paolo Roversi, Omicidio a domicilio

Fu solo la fortuna a salvarlo; se si fosse fermato un poco più a destra sarebbe morto. Questo pensò quando dal cielo piombò un uomo, schiantandosi accanto a lui e alla spesa.

A volte, se si è molto sfortunati (o fortunati a secondo del punto di vista) ad un investigatore il morto può capitarti tra capo e collo. Letteralmente come succede a Enrico Radeschi, nel mentre si sta ritirando nel suo appartamento, nelle ore prima del lockdown.

Un suicidio o forse c'è dell'altro?

Gianluca Ferraris Money Transfer

Esiste un limbo orario durante il quale ogni città, persino Milano, somiglia alle sue campagne. La luna è pallida, quasi trasparente, appesa a un cielo bianco e freddo.

Ritorna l'avvocato Ligas, alle prese con uno di quei casi che ogni avvocato vorrebbe evitare, le difese d'ufficio. Per di più, in questo caso, l'indagato (un ex brigatista che ha scontato in carcere la sua pena), è anche stato riconosciuto. Stava nei pressi di una impiegata di un money transfer, che ha subito una rapina.

Ma Ligas, che apprezza il covid perché almeno gli ha svuotato i bar, saprà andare al di là della soluzione facile.

La citazione:

«Le guerre tra poveri sono le uniche dove il sangue scorre davvero.» «Bella questa, di chi è? Mao?» «No, Scerbanenco.»

Milano e Colico

Rosa Teruzzi , Cenerentola rumena

Era passato troppo poco tempo dall’ultima volta in cui lei – una fioraia specializzata in bouquet di nozze, con la passione per i libri gialli – si era lasciata convincere dalla madre a ficcare il naso in un vecchio caso irrisolto,..

Il trio di investigatrici del Giambellino si è spostato a Colico, su all'inizio della Valtellina: nessuna vacanza, ancora una volta si troveranno dentro una indagine, che riguarda un vip e una bella ragazza , a cui volevano far credere che la favola di Cenerentola fosse vera.

Torino

Enrico Pandiani Nel girone più in basso

Il racconto più nero: non solo perché ambientato di notte, ma perché parla dei girone che si trova più in basso nell'inferno umano, dei derelitti, dei senza tetto, immigrati senza documenti, irregolari (dunque secondo una parte della politica italiana, criminali).

Un'investigatrice torinese deve ritrovare una ragazza nigeriana scomparsa, in mezzo a quella folla di disperati, la cui sopravvivenza è legata a quel poco di carità di volontari che girano di notte tra le piazze e le vie di una Torino cupa. Infernale.

se la vita può essere un inferno, c’è sempre qualcuno a cui tocca un girone più in basso

Parma

Daniela Grandi L'ultima notte

Il racconto più adrenalinico dei 12 perché si svolge tutto nelle poche ore prima della chiusura totale del paese, nello scorso marzo.

Il telegiornale in sottofondo ripeteva le notizie che già dalla sera prima rimbalzavano di casa in casa: il virus, le zone rosse,

In queste ore c'è un uomo che ha fretta di trovare una nuova vittima, una di quelle donne sole, deboli, che cattura usando lo stesso schema degli annunci sul web.

E, contemporaneamente la marescialla Nina Mastrantonio deve scovarlo, per mettere fine ad una scia di delitti che ha individuato. Con qualche difficoltà: il poco tempo a disposizione, il sentirsi sola perché i colleghi in quel momento sono preoccupati dal virus. E poi il colore della sua pelle, che non sempre aiuta.

.. una cosa era ormai evidente agli occhi di Nina: se l’assassino intendeva colpire, sapeva di doverlo fare prima del lockdown.

Ferrara

Paolo Regina La bicicletta di De Nittis

A volte anche il banale furto di una bicicletta, sebbene vecchia, può portare, per le strane vie del destino, a sviluppi investigativi più importanti. E' quello che capita al capitano della Finanza Gaetano De Nittis a cui fregano la sua Bianchi sotto gli occhi, quasi.

Fu in quel preciso momento che De Nittis comprese tutto. E capì che l’immagine che aveva davanti agli occhi lo avrebbe perseguitato per molto, molto tempo.

Fino a dove può spingersi l'avidità umana?

Genova

Paola Ronco e Antonio Paolacci Umbre de muri

Il racconto della coppia Ronco e Paolacci, che prende il nome da una canzone di De Andrè, è ambientato in un quartiere di Genova dove, tanti secoli prima, erano stati rinchiusi i prigionieri pisani dopo la battaglia di Meloria. Dicono che ancora oggi, tra le mura dei vicoli di questo quartiere, si sentano i lamenti dei prigionieri morti di stenti.

L’uomo schiarì la voce e prese fiato. «Credo di essere in grave pericolo. Ieri sera ho partecipato a una seduta spiritica e…»

Anche la vittima, in questa indagine del vicequestore Nigra, si parla di fantasmi. Di quelli che si invocano nelle sedute spiritiche e di quelli veri, invece, delle persone che abbiamo fatto soffrire.

I fantasmi esistono eccome, ma non sono una cosa paranormale: sono i riflessi di profonde ingiustizie.

Firenze

Leonardo Gori Il pescatore verde

Collodi aveva una vaga idea di chi fosse quell’uomo, perché per il suo mestiere di giornalista e di novelliere, si occupava sovente, con curiosità e repulsione, dei tipi umani più dolorosi e solitari

Carlo Lorenzini, detto Collodi, è protagonista di questa indagine ambientata nella Firenze negli anni successivi al passaggio della capitale a Roma, quando fu rovinata da una violenta speculazione edilizia che ne trasformò i quartieri.

Come quelli dove vivono i reietti, gli ultimi, anche bambini costretti ad arrangiarsi per vivere a scansare i pericoli. Ma nella vita non ci sono solo i cattivi, i miserabili e gli oppressori.

… quel pianto mi ha suscitato la necessità quasi dolorosa di raccontare una storia. Perché è la compassione, delegato, che ci salva, e che nel profondo ci accomuna, voi sbirri e noi scrittori.

Da questa esperienza (che è in realtà frutto dell'immaginazione di Gori), Collodi avrebbe tratto lo spunto per un suo racconto, su un burattino che voleva diventare come un bambino.

Siena

Valerio Varesi Micromega

Questo è il romanzo più duro: usando l'immaginazione (e la sua esperienza di cronista e di conoscitore della storia nera italiana), Varesi si immagina la riunione dei membri di una loggia segreta, che con le sue trame, i suoi ricatti, la sua capacità di aver occupato tutti i gangli dello Stato, della finanza, del giornalismo, è riuscita a manovrare la politica italiana.

Avete in mente Gelli e la sua P2?

Si, ma quella che vi sorprenderà è il finale. Che è un monito per la china pericolosa che sta prendendo il nostro paese. Dove la democrazia, la volontà popolare, la sovranità che appartiene al popolo sono solo frasi fatte. La democrazia, il potere, è altrove. Nelle segrete stanze dove ci porta Varesi.

Occupare le televisioni, condizionare l'informazione, muovere gli appalti nella direzione giusta. Infiltrare l'opposizione. Arginare le poche sacche di libertà e di libero pensiero. Imbrigliare la magistratura.

Tutto nell'alveo, ai confini, delle regole democratiche, nessun colpo di Stato, oggi non servono.

Basta aspettare che questo livellamento verso il basso della democrazia porti ai primi scicchiolii

… aspettiamo il giorno che esso produrrà i primi crolli sulla superficie. Solo a quel punto potremo cominciare a ricostruire e a modellare la società a modo nostro

Ma a cosa può portare lo “svuotare la zucca della democrazia”?

Che effetti può produrre questo virus, peggiore del covid?

Pescara

Romano De Marco Il mare a settembre

Il mare di fine settembre è un inganno. Ti ammalia come lo sguardo di una bella donna,...

Per la vicequestore Laura Damiani, della squadra mobile, appena trasferita alla Mobile di Pescara, l'inganno avrà le forme di una ragazza, una bella ragazza, trovata morta dentro uno stabilimento balneare all'indomani della festa per la chiusura estiva.

E sarà un inganno causato dalle testimonianze dei conoscenti della vittima dove ciascuno accuserà l'altro. Fino alla scoperta del vero assassino.

Che ha tolto il domani ad una ragazza per vendetta. Ma che domani ci sarà per la vicequestore Laura Damiani?

Il mare di fine settembre è spietato. Ti mostra le cose per quello che sono veramente, ti fa comprendere che tutto ha una fine, nonostante siamo abituati a fingere,

Londra

Luca Crovi Il diavolo fa solo le pentole

Luca Crovi ci porta a Londra con un racconto che ha come protagonista niente poco di meno che Sherlock Holmes, alle prese col suo alter ego, il personaggio raccontato nei romanzi di sir Conan Doyle.

Come fare per non vedersi rovinare la sua reputazione da quei romanzetti pubblicati dalla casa editrice Strand?

L’investigatore più famoso e ammirato di Londra deve diventare il più stupido d’Inghilterra. Il più vituperato e sbeffeggiato dai giornali

Occorre stringere un patto col diavolo, col suo nemico mortale, Moriarty.

Ma, attenzione «.. il diavolo, come dice il proverbio, fa le pentole e dimentica i coperchi.»

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28 marzo 2021

Da quanto tempo non piangi, capitano De Nittis? – di Paolo Regina

 


Un tostapane. Di quelli vecchi, in metallo pesante, che si usavano un tempo. Avete mai ucciso un uomo con un tostapane? Io l’ho fatto. Un colpo secco dietro al “coppino”, come si dice da queste parti. Non è che volessi proprio ammazzarlo, ma ero fuori di me. Ho questo difetto. Se non ottengo subito quello che voglio, perdo la testa. [..] E con lui ho avuto fin troppa pazienza. Ne va della mia vita e dei miei sogni. Ha fatto male a parlarmi a quel modo.

Dopo l'indagine sulla morte di un antiquariato, quella sulla morte del cardinale di Ferrara, Paolo Regina ci racconta una nuova indagine sul capitano della guardia di Finanza Gaetano De Nittis. Un uomo del sud che si è ritrovato per lavoro a Ferrara, una città a misura d'uomo, che gira in sella alla sua Bianchi, dove è riuscito a ricostruirsi un suo spazio: non ci sarà il sole e il caldo della sua Puglia, anzi questo autunno ha già fatto capire che l'estate è ben finita. Ma un po' di sole lo si può trovare dalla Nives al Tugnìn, “il grande chiosco art déco in vetro e metallo a ridosso del castello estense”.

Il cambio di canovaccio sulla titolazione è significativo, il titolo è preso da un passaggio del libro, un passaggio importante e molto intimo tra l'uomo De Nittis e una adolescente in un momento fragile della sua vita. Dove quelle fragilità possono diventare crateri dentro cui sprofonda tutta la tua esistenza.

In questo terzo capitolo, De Nittis dovrà seguire ben tre diverse casi, di cui il primo nemmeno da titolare e che riguarda la morte di un ristoratore molto noto in città, Otello Squarzanti, il cui cadavere viene trovato in un sacco, senza testa, in una piazzola che funge da deposito di materiale edilizio e dove fino a poche ore prima erano presente i carri di una famiglia di giostrai.

Non si trattava di un semplice sacco della spazzatura. Quelli non hanno braccia e gambe. Né piedi nudi e lividi inzuppati d’acqua. Fece un salto all’indietro e gridò: «Aziz, agh’è un mort chi. Ed è senza testa!».

L'indagine è affidata ai carabinieri: il comandante territoriale lo dice in modo chiaro al capitano Cuviello, quella è l'ultima occasione per dimostrare di essere capace di fare il suo lavoro, dopo tutti i passi falsi nel passato. O risolve l'indagine oppure verrà trasferito.

Cuviello rappresenta la summa dell'ufficiale raccomandato (ma è un profilo che andrebbe a pennello anche a tante persone), dunque supponente perché pensa che gli scatti in carriera sia merito delle sue capacità, che gli errori siano colpa dei suoi sottoposti e con un irritante intercalare “Cioè a dire”, preso in prestito da Loriano Macchiavelli dai suoi romanzi con Sarti Antonio, che trovano spazio in un piccolo cameo

.. teneva le riviste di musica e il libro che stava leggendo: 33 indagini per Sarti Antonio. Adorava quel personaggio. Trasandato, colitico, sfigato. Un poliziotto normale, non come i supereroi del cinema.

Non avendo capacità investigative, Cuviello si ferma ai pregiudizi, alla soluzioni scontate: l'assassino? Sarà colpa degli “zingari”, che ora se ne sono scappati via, avranno ucciso il ristoratore in un loro rituale barbaro.

«De Pa’, secondo te non sono stati gli zingari, vero?» «Signornò. Non sono stati loro.» «E chi cazzo è stato? Era così comodo… Sono selvaggi e violenti. E ladri!»

Lasciamo per un momento da parte Cuviello e i suoi pregiudizi. Nella stessa mattina dove l'autunno ha deciso di fare visita alla città, con tutti gli sbalzi d'umore per uno come De Nittis, nel parco comunale incontro un'adolescente che, ad un tratto, tira fuori un coltello e compie il gesto di pugnalarsi. Fa solo in tempo a fermarla, il capitano, perché la ragazza scappa via.

Arrivato in caserma, De Nittis riceve dal suo comandante un nuovo incarico: dovrà fare da servizio di vigilanza durante un concerto che si terrà alla biblioteca Ariostea, dove una famosa violinista si esibirà con un violino storico, un celebre Guarnieri del Gesù, di proprietà della famiglia Picenardi, poi passato nelle mani del ras fascista di Cremona Farinacci.

Il violino era stato ritrovato eseguendo dei restauri in un palazzo di proprietà di un architetto di Cremona: dopo averlo fatto restaurare, ha deciso di concedere l'uso del violino per un tour, la cui prima tappa sarà appunto Ferrara. De Nittis dovrà controllare l'incolumità di quel violino dal valore inestimabile.

Ma, purtroppo, le cose non vanno nel verso giusto: forse perché al concerto è distratto dalla presenza della bella Nives, la proprietaria del Tugnin, la cosa più vicina ad una amica assieme al giornalista amico Bonfatti, qualcuno la fa sotto il naso al capitano, rubando il violino.

..entrarono due uomini con la divisa della società di trasporto valori. «Siamo venuti a ritirare il violino.» «Oh merda!» fu l’unica cosa che il capitano riuscì a dire prima di precipitarsi fuori.

Non è solo per il valore dello strumento, è soprattutto per la delusione di essersi fatto fregare sotto il naso che spinge De Nittis e la sua squadra a cercare gli autori del furto, che sono stati abili a far sparire le tracce, ma non altrettanto a nascondere la scia che si sono lasciati dietro e che porta il capitano fino a Cremona, la città dove è stato scoperto il violino, dove è stato rubato il furgone usato dal finto portavalori e dove sembra che sia stato ideato il colpo. Qui si farà aiutare da una collega, che lo metterà in contatto con i protagonisti di questa storia: l'architetto, il socio con cui aveva litigato, il perito che ha eseguito i restauri. Un mondo lucido e brillante visto da fuori.

.. ho l’impressione che Cremona le assomigli molto. Tanti borghesi con la puzzetta sotto al naso che hanno spesso il culo sporco. Scusa il francesismo. E oggi mi è sembrato che quasi tutti ci abbiano fatto vedere solo il salotto buono, omettendo di mostrarci i bacarozzi in cucina.

Ma non dimentichiamoci di Cuviello e dell'assassinio del ristoratore. Incapace di risolvere il caso e non trovando nessuno a cui affibbiare tutte le colpe, l'unica soluzione per evitare l'umiliante trasferimento, è chiedere aiuto all'ultima persona a cui avrebbe mai pensato. Proprio quel De Nittis con cui il capitano dei carabinieri si era scontrati nel passato.

«De Ni’, il fatto è che sono nella merda.» Fece una lunga pausa per riordinare le idee. «Sicuramente hai saputo dell’omicidio di Squarzanti e della morte del figlio.

Che fare, lasciare Cuviello affogare nei suoi problemi, col rischio che magari a pagare le spese della sua incompetenza si trovi un innocente (come stata succedendo con Bonfatti, nel caso del cardinale)?
Oppure dargli una mano, di nascosto dai capi?
De Nittis è un ufficiale fuori dagli schemi ma soprattutto una persona incapace di dare colpi bassi e così decide, una volta sbrigliata la matassa a Cremona, di occuparsi anche del delitto Squarzanti.

Partendo dalla famiglia del morto, i suoi due figli, con la passione della cucina anche loro, dal passato della vittima (che da giovane era andato a Londra a cercar fortuna).

Non bisogna cercare lontano per capire il perché di quella morte, è un qualcosa che parte da un antico rancore, covato per anni e che all'improvviso è scoppiato contro una persona mite e amata da tutti come il ristoratore. Ce lo dice anche l'assassino stesso, i cui pensieri si alternano alle pagine dove si svolge tutta la storia

Avrei voluto fare psicologia all’università. Invece ho ammazzato qualcuno.

[..]

Ora so solo questo. Che non potrò mai più dormire una notte intera. Che non potrò mai più ridere di cuore. E che ho amato a costo dell’amore.

Infine, la storia di Chiara: è lei l'adolescente incontrata da De Nittis all'inizio, in quella fredda mattina autunnale nel parco.

Perché un'adolescente decide di infliggersi delle pene, di farsi dei tagli alle braccia per punizione. Che dolore si porta dentro?

«Da quanto tempo non piangi, capitano De Nittis?» Anche la sua voce era piena di graffi. 
«Da quando è morta mia madre.» 
«Beato te. Io ho ascoltato l’ultimo respiro della mia e non ho provato niente.

E' una storia che parla di abbandono, di quelle fragilità dei ragazzi che rischiano di essere manipolati da menti criminali, che li spingono in giochi sempre più autolesionistici, per dimostrare di essere qualcuno, non un nulla qualsiasi.
Buona lettura!

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03 giugno 2020

Morte di un cardinale, di Paolo Regina

 

Prologo

Un uomo corre nel pioppeto come se fuggisse dalle fiamme dell’inferno. Ha il viso scarno, stravolto dalla paura. Si ferma un momento a riprendere fiato di fronte al bosco che delimita l’Isola Bianca. Si gira per accertarsi che nessuno lo segua. Si guarda le piccole mani ossute, sporche di sangue, e gli sfugge un gemito. Se le strofina rabbiosamente sui pantaloni, tentando di pulirle.

Avevo incontrato Paolo Regina alla rassegna letteraria La passione per il delitto, nel 2018, dove presentava il suo primo romanzo con protagonista il capitano Gaetano De Nittis “Morte di un antiquario”.

Per vari motivi non ero riuscito a leggere quel giallo dove si parlava di arte, di opere rubate e di un suicidio che forse è un omicidio.

Colmo questa lacuna oggi, terminando la lettura del suo secondo romanzo, “Morte di un cardinale”, sempre con lo stesso protagonista e nella stessa ambientazione, la città di Ferrara, la “città perfetta progettata da Biagio Rossetti per il duca d’Este”.

Partiamo dal delitto: il prologo ci porta fin da subito sulla scena del crimine sull'argine del Po, con un uomo in fuga, spaventato da quello che ha visto. Poco lontano, lungo l'argine del fiume, un altro uomo morto:

Poco più indietro, sotto i piloni del pontile, un altro uomo giace sul dorso. L’acqua schiumosa lambisce il corpo, inzuppando la sua polo nera e il piccolo crocifisso d’oro che porta al collo.

Il morto è il cardinale, Sua Eminenza Augusto Previati: la notizia del delitto suscita molto scalpore non solo fra i cittadini ma anche sui giornali, dove ognuno usa la notizia per tirar acqua al suo mulino

Le pagine di destra parlavano di “emergenza sicurezza”, mentre dallo schieramento opposto si poneva l’accento sull’alto profilo morale del defunto e sul suo impegno a favore degli ultimi.

Chiaramente anche all'interno delle forze dell'ordine il delitto, riunite dal prefetto attorno al tavolo per la sicurezza, si parla dell'omicidio del cardinale: si tratta di un delitto di stampo terroristico? Di una rapina finita male? Le indagini sono assegnate ai carabinieri del capitano Coviello, mentre per la parte patrimoniale sono affidate alla Guardia di Finanza, il corpo forse meno amato, per il suo ambito di indagine. Ma questo non importa né al comandante provinciale, il colonnello Gherardi e nemmeno al suo collaboratore, il capitano De Nittis.

Pugliese di nascita, De Nittis è stato trasferito da un anno nella città romagnola, calda e afosa d'estate, grigia e fredda d'inverno. L'ingresso nella Finanza è stata una scelta voluta, per vendicare gente come quegli strozzini che hanno portato alla rovina il padre, un piccolo commerciante.

De Nittis si ritrova invischiato nel caso anche per un altro motivo: alla sua porta, la sera successiva al delitto, il giornalista Gianni Bonfatti, capo cronista della “Gazzetta Ferrarese”, uno dei pochi locali con cui è entrato in confidenza.

«Gaetano, sono davvero nei guai. Ho bisogno del tuo aiuto.»

«Che hai fatto, hai ammazzato tu il cardinale?» Il sorriso di De Nittis si spense di colpo quando vide Bonfatti afflosciarsi sul pavimento.

Sporco, stanco, gli spiega che la notte precedente aveva un appuntamento proprio col cardinale, che lo aveva chiamato per fargli delle rivelazioni.

Ma che lo ha trovato già morto. Preso dal panico, ha fatto tutte le scelte sbagliate possibili: non ha chiamato né carabinieri né polizia, ha preso in mano l'arma del delitto, si è nascosto per un giorno intero …

De Nittis lo invita a consegnarsi dai carabinieri e spiegare quanto è successo: è l'unico modo per chiarire la sua soluzione prima che questi, in specie quel capitano Coviello, lo considerino l'assassino.

Che invece è proprio quello che succede: da testimone diventa il principale indiziato e condotto in carcere.

Per salvare il suo amico giornalista, il capitano deve così condurre una seconda indagine, non ufficiale e persone, per salvare l'amico da una condanna all'ergastolo.

Ho scritto seconda, perché la Finanza sta già seguendo un caso, questa volta ufficiale, legato al traffico di banconote false, di cui è stata inondata la città e di cui non si riesce a capire chi possa essere il falsario. Un delitto che porta dentro al mondo della curia, alle società e ai beni che il cardinale e i suoi collaboratori dovevano gestire.

E poi l'altro caso, i cinquanta euro falsi, che invece porta De Nittis ad indagare nel mondo dell'usura, di quelle persone che, come avvoltoi, calano sulle persone in difficoltà per concedere prestiti che non verranno restituiti mai o con molta difficoltà.

Persone che spesso nemmeno vengono denunciate, per paura o per vergogna, dai commercianti, rendendo il lavoro dei finanzieri come De Nittis ancora più difficile.

Seguiremo De Nittis che, in sella alla sua bicicletta, va in giro a fare domande al vicario del Vescovo, don Bega, una vaga somiglianza con Guccini, ma un piglio più da manager che non da pastore delle anime:

.. prelato che gestiva milioni di euro con disinvoltura, sostenuto da un potentissimo movimento, non solo ideologico, che a Ferrara controllava quasi tutto nell’ambiente del volontariato.

Di tutt'altra specie (in termini di prete) don Primo, un passato da insegnante e poi diverse anni in una missione in Africa. Un prete degli ultimi, dei poveri, poco incline a coltivare quelle relazione di potere, come il vicario o il cardinale stesso.

Queste due indagini porteranno il protagonista a conoscere meglio il lato oscuro di questa una città “dove la nebbia nascondeva i contorni delle cose, e l’ipocrisia il vero carattere delle persone”.

Non sarà solo, in questa storia: oltre al giornalista Bonfatti, fonte preziosa dei pettegolezzi di quella città, Nives e Aida, le due bariste del Tugnin, il chiosco a ridosso del castello dove prendere una bella birra.

Infine Rosa, una ragazza emigrata dal sud come lui, con cui sta costruendo una relazione, vincendo le sue paure da single, la “sindrome della botola”, una sua congenita avversione a stringere legami. Anche lei dovrà affrontare una prova difficile, legata al suo passato.

A far da sfondo alle indagini, la città di Ferrara che l'autore descrive in tutta la sua bellezza, di città a misura d'uomo: il vecchio Ghetto, il convento del Corpus Domini, il castello estense, l'anello di piazza Ariostea e via delle Vigne, poco lontana.

Buona lettura!

La scheda del libro sul sito di Sem

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29 ottobre 2018

Passione per il delitto (2018) ore 12: aperitivo bis con Brizzi, Colaprico e Regina

Paolo Regina, Deborah Brizzi, Piero Colaprico e Mario Consani
(a fianco l'organizzatrice Paola Pioppi)


Dopo il vulcanico De Giovanni,l'aperitivo a base di delitti e investigazioni alla Passione per il Delitto di Erba è proseguito con tre nuovi autori

Deborah Brizzi, La stanza chiusa, Mondadori
Ritorna Norma Gigli con un nuovo, intricato caso da risolvere. Lasciata momentaneamente la Squadra Volante (o almeno così crede), si trova coinvolta in un'indagine serrata e complessa che ci conduce dentro un condominio milanese, la cui proprietaria - Edda Vargas - regge saldamente i destini di tutti i suoi inquilini. Di tutti, tranne uno.

Milano 1985. Il maresciallo Pietro Binda è in pensione, ma non è rimasto con le mani in mano: ha aperto un’agenzia investigativa nello studio di casa, e continua a inseguire la verità, costi quel che costi. E quando una splendida ragazza russa si presenta da lui con un nuovo indizio su un caso mai dimenticato e solo ufficialmente risolto, l’ex carabiniere dovrà tornare indietro nel tempo.

Paolo Regina, Morte di un antiquario, Sem.
Che cosa distingue l'antiquario dal semplice collezionista? Il gusto della ricerca tra le cose dimenticate alla scoperta dell'oggetto unico e magari irripetibile, prezioso. Ma anche la suggestione per il mistero che avvolge gli oggetti perduti e poi ritrovati: da dove vengono, chi li ha posseduti, quanta passione o dolore hanno “visto”. Testimoni muti delle vite passate, gli oggetti antichi attraversano il corso del tempo con il loro carico di segreti.

Moderatore dell'incontro, Mario Consani, che ha cominciato dalla scrittrice poliziotta, Deborah Brizzi:

Sono una poliziotta per lavoro (come la protagonista dei suoi romanzi): parte del mio lavoro è entrato in questo libro, che è un romanzo corale, ambientato a Milano, con tante storie che ruotano.
Come è nato il personaggio?
Ho lavorato per molti anni in divisa, per le strade di Milano.
Quando lavori in divisa ti rendi conto della discriminazione che esiste: per gli errori dei colleghi che adombrano il lavoro positivo fatto dagli agenti.
Ho scritto di omicidi, perché per il mio lavoro è semplice parlare di questo: la cornice del noir serve per inserire poi delle riflessioni che voglio condividere col lettore.

Parlando con altri scrittori, si diceva che certi libri funzionano perché sono tranquillizzanti: il mio non è cosi, pone delle domande sulla famiglia, sul disfunzionamento all'interno della famiglia.
Quello che noi diventiamo, come noi agiamo, dipende dalla nostra famiglia.
Le persone non nascono violente, la la violenza la assorbi (come nel lavoro del poliziotto) e questo cambia nel profondo la persona: la sovraesposizione alla violenza cambia le persone e gli esiti sono sotto gli occhi di tutti.

Al centro del romanzo c'è il tema della vendetta e della giustizia fai da te, all'interno di un condominio, che è una specie di microcosmo abitato soprattutto da donne.

Piero Colaprico Il fantasma del ponte di ferro, Rizzoli.

Colaprico è un giornalista, inventore della parola tangentopoli: scrive anche gialli, come quello pubblicato per Rizzoli con protagonista il maresciallo Pietro Binda che deve investigare su un morto trovato sotto il Ponte di Ferro sul Naviglio: i primi romanzi di questa serie furono scritti con Pietro Valpreda.
Il precedente romanzo, LA strategia del gambero, è invece ambientata in Brianza nell'oggi e parla di ndrangheta ed è molto attinente alla realtà.

Il romanzo è giocato su due livelli temporali: parte nell'oggi, la Milano del 1985, per risalire ad un delitto del 1972.
Come nasce questo personaggio?
Binda nasce con l'esigenza di Valpreda di avere un investigatore (almeno nei gialli) che capisce le persone, che le ascolta, visto che a lui non era successo così (si riferisce all'accusa di essere stato l'esecutore della strage di Piazza Fontana): Binda è un padre di famiglia, con moglie e figlio. Il passaggio tra presente e passato è una caratteristica dei libri con Binda: è un carabiniere che non fa sconti a sé stesso, nemmeno in questo romanzo.
Non si è dato pace per quel caso del 1972 risolto male: al suo ufficio da investigatore bussa una ragazza russa che vuole sapere qualcosa su questo delitto.
Delitto avvenuto 13 anni prima: sotto il ponte della Richard Ginori è stato ritrovato appeso un cadavere senza testa, in un abito color pervinca.
Questa era indagine che gli era "scivolata" via, verso una soluzione di comodo.

Non avrei voluto scriverlo questo libro, senza Valpreda: ma mentre lo scrivevo, mi accorgevo che era presente anche Pietro, con le sue uscite in milanese.
Ho dovuto scrivere un nuovo Binda perché in molti me ne avevano chiesto un nuovo romanzo e così li ho accontentati.

Questi sono libri non rassicuranti, perché raccontano la verità, mi accusano di far lavorare anche i lettori: ma è la realtà che non è rassicurante (e si riferiva alla penetrazione della ndrangheta in Lombardia).
La strategia del gambero parla di ndrangheta: di questo molti politici milanesi fanno finta di non sapere e così ho voluto scrivere un romanzo spiegandogli come funziona la mafia al nord e come si può fregarla.

*Paolo Regina, Morte di un antiquario, Sem.

Paolo Regina è docente di economia a Ferrara: il suo romanzo ha come protagonista De Nittis, capitano della Guardia di Finanza che ha che fare con un suicidio che forse è un omicidio nascosto.
Il romanzo però ruota attorno all'arte, la morte di un antiquario, capolavori perduti e ritrovati, in una ambientazione di provincia, la città di Ferrara.

Come nasce questo personaggio? Perché un finanziere?
Ho voluto fare un'operazione di sdoganamento, i finanzieri non sono persone che si occupano solo di scontrini e controlli fiscali. L'attività principale della GDF è occuparsi di riciclaggio, terrorismo, crimini sul web: De Nittis è un militare sui generis, non è inquadrato nel corpo, non è sempre ligio coi superiori, ma ha un suo modo di indagine particolare.
Sa lavorare in una sua zona grigia: è testimone del suicidio di un antiquario sospettato di riciclaggio.
Siccome l'esito delle indagini non lo convince, decide di fare una sua indagine parallela, aiutato da un giornalista che lo aiuta a districarsi in una realtà ferrarese che è molto torbida.
Ferrara ha delle barriere fisiche, le mura che separano chi sta dentro da chi sta fuori: sono barriere che separano i ceti sociali.
Ferrara è una città fatta da circoli chiusi: De Nittis fa la sua indagine in questo mondo, coi suoi metodi, non avvalendosi di dati scientifici o altro.
Come pugliese non ama molto gli accostamenti della cucina ferrarese: De Nittis è anche altro, chittarrista blues, odia la grande distribuzione (il supermercato è un luogo) ma compra dal salumiere per cercare di capire i luoghi dove vive.
Si muove senza macchina, ma con una bici e un vespone che fa riparare da un meccanismo settantenne.
Un investigatore sui generis: la trama del giallo è anche prestesto per raccontare un pezzo di provincia italiana che sta scomparendo.

Chi è l'antiquario? E' una persona che ama ricercare oggetti legati all'arte: un'idea di possesso tutta particolare.
In copertina sono raffigurate le forbici da sarto: sono l'emblema di chi ti cuce gli abiti addosso, un qualcosa che a volte ti porta alla morte.