Visualizzazione post con etichetta dna. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta dna. Mostra tutti i post

11 dicembre 2017

Il pacco di Natale, il mondo della logistica e la spending

Natale, tempo di regali: le inchieste di Report di questa sera riguarderanno il mondo dei negozi online visto da diverse angolazioni.
Le truffe che si annidano sugli store, le persone che stanno dietro i negozi online nella logistica e, infine, un punto sullo stato della spending review.

Ma prima l'anteprima, oggi dedicata al DNA il cui uso come prova a discarico inizia a prendere piede nei Tribunali.
Mi sembra un po' di tornare ai tempi di Lombroso, dove si poteva stabilire l'indole criminale delle persone dall'analisi dei lineamenti.
Non diremo più “guarda che faccia da ladro”, ma forse “che dna da ladro” ..

Questa è la frase che potremmo sentire nei film polizieschi del futuro. Nei tribunali italiani sono infatti sempre di più gli imputati che chiedono la prova del dna. Se fino ad oggi è sempre stata usata solo per incastrare i colpevoli, da un po' di tempo può essere usata anche per scagionarli. Secondo alcuni studi, l'aggressività di alcune persone potrebbe dipendere infatti dal loro dna. Il mondo scientifico è molto diviso sulla validità di queste teorie, ma di recente in due differenti processi per omicidio, gli imputati hanno ottenuto uno sconto di pena perché il test del dna dimostrava che avevano una predisposizione genetica a essere aggressivi.

Il mondo della logistica: chi sta dietro il pacco che riceviamo a casa


Chi sta dietro il pacco che riceviamo a casa, comprato in rete magari con l'opzione “Prime” per riceverlo subito?
E dietro i pancali con le primizie, che qualcuno ha portato dall'agricoltore al supermercato?
Il servizio di Alberto Nerazzini racconterà il mondo della logistica: un settore centrale dell'economia di oggi (il che suona anche paradossale in mondo governato dagli algoritmi, dal web e in un futuro dai robot.
Il mercato della logistica in Italia è in esplosione, vale circa 120 miliardi: sono soldi che non finiscono nelle tasche dei dipendenti di questo settore che lavorano per turni massacranti e per stipendi che spesso sono da fame (parliamo di 5 euro l'ora per scaricare prodotti ortofrutticoli), mentre i profitti arricchiscono pochi (che poi nemmeno pagano le tasse nel nostro paese).
Quando si parla di logistica non si intende solo Amazon, ma anche i pomodori che arrivano sugli scaffali.
Chi paga la nostra spesa?
I prodotti che compriamo al supermercato, gli acquisti online che arrivano a casa: c'è sempre qualcuno che, quelle merci, le ha dovute caricare, scaricare, trasportare.

"Le multinazionali della distribuzione. La domanda di trasferimento di merci e materiali è impazzita: trasporto via mare, via cielo, via terra. In questo enorme mercato dove produzione e consumo sono globalizzati, il giro d’affari della logistica esplode e i profitti si concentrano nelle mani di pochi. Ciò che conta sono i risultati, non come questi siano stati raggiunti, perché tutti vogliamo consumare e risparmiare, vogliamo essere soddisfatti, vogliamo che tutto sia puntuale. E puntuale, ogni giorno, va in scena lo sfruttamento, senza regole e senza controllo. Negli immensi hub della logistica, ma anche nei magazzini e negli stabilimenti della nostra “eccellenza” alimentare, ovunque la micidiale macchina di appalti e subappalti, tra società e cooperative false, schiaccia i diritti e il costo del lavoro.
Alberto Nerazzini indaga su un settore cruciale dell’economia, dove regnano i soprusi e le illegalità, l’evasione fiscale e gli interessi di un’imprenditoria criminale, spesso espressione diretta della mafia. Un mondo di disuguaglianza e ingiustizia dove si gioca anche il futuro dell’Europa".

I pacchi in rete

Si avvicina Natale e allora stiamo attenti al pacco, ovvero il prodotto griffato che abbiamo pagato anche a caro prezzo ma che è falso.
Di lotta contro la contraffazione del made in Italy se ne era parlato nell'incontro tra l'ex presidente del Consiglio Renzi con il presidente di Alibaba, Jack Ma: quest'ultimo era stato chiaro, “non avremo pietà dei contraffattori”, riferendosi al falso made in Italy.
Linea dura contro i falsi: “Noi collaboreremo col governo, coi detentori delle marche, per prenderli (i contraffattori) ed arrestarli”.
Ad ogni modo, ancora oggi le grandi piattaforme di e-commerce non fanno alcuna verifica prima di pubblicare un inserzione: si muovono solo dopo le denunce da parte dei marchi.
Nonostante tutte le promesse, vendere prodotti falsi è ancora troppo facile: Luca Chianca è andato a Canton per incontrare un'esperta di contraffazione online: sul sito 1688 (uno della galassia di Alibaba) ha trovato delle scarpe italiane vendute a 30 euro circa, mentre in Italia costerebbero anche 300.
Scarpe prodotte in Cina, c'è scritto nell'inserzione, mentre quel marchio produce solo in Italia.
Il giornalista, partendo dal numero di telefono dell'inserzionista, è arrivato al negozio, nella periferia di Canton, prima in una zona residenziale e poi, finalmente, in un centro commerciale.
Qui si trovano scarpe simili alle Golden globe, prodotte però lì Cina, per un venditore coreano: buone imitazioni delle originali ma sempre imitazioni, che si vendono online, ma solo per il mercato cinese.
Venderle su siti visibili anche da clienti europei sarebbe troppo pericoloso, spiega il produttore.

Il mercato dei falsi vale circa 338 miliardi di euro ed è proprio la Cina a produrne di più.
Dietro i click con cui compriamo online (1000 miliardi di giro d'affari in Europa) si nasconde evasione, sfruttamento e interessi mafiosi.

La scheda del servizio: F COME FALSO di Luca Chianca
L'inchiesta di Luca Chianca lunedì alle 21.10 su Rai3. In Italia 19 milioni di persone comprano online. Ma su Amazon e Ebay, come anche sulle piattaforme cinesi Alibaba e Taobao gira una quantità incalcolabile di prodotti di marca taroccati. 
"In Italia 19 milioni di persone comprano online. Ma su Amazon e Ebay, come anche sulle piattaforme cinesi Alibaba e Taobao gira una quantità incalcolabile di prodotti di marca taroccati. Come si riconoscono? Basta scegliere dei marchi noti e fare una ricerca online. Se esce un prodotto con il prezzo molto diverso da quello originale, è probabile che sia un falso. C’è una gran quantità di prodotti contraffatti anche tra i pezzi di ricambio, che poi si mescolano con il prodotto originale creando danni al consumatore o all’azienda quando deve riparare in garanzia. Dall'inizio dell'anno a oggi dai nostri aeroporti sono entrati in Italia ben 2,6 milioni di pacchetti, ma l'Agenzia delle dogane riesce a controllare solo il 5% della merce. Il nostro viaggio nei falsi inizia a San Marino e finisce in Cina: siamo stati laddove la merce viene prodotta".

Lo stato del taglio alla spesa (improduttiva)

Facciamo un fact checking sullo stato della spending review, cominciando dalla domanda: le auto blu sono diminuite davvero?

"La spesa pubblica italiana è diminuita, vero o falso? È una domanda per la quale non esiste un'unica risposta. Yoram Gutgeld, da tre anni commissario alla spending review, ci informa che sono stati tagliati capitoli di spesa per 30 miliardi. I risparmi però sono stati reimpiegati in altri capitoli di spesa, dalle pensioni alla sanità e quindi il corpaccione della spesa pubblica è ancora intatto con i suoi 830 miliardi l'anno, di cui ben 327 sono la spesa corrente aggredibile. Cosa c'è lì dentro? Tanto per dire, i costi della politica e della macchina della pubblica amministrazione. E questi sono stati tagliati? Difficile dirlo perché da un lato chi dovrebbe fare i sacrifici riesce con vari trucchi a salvaguardare i propri privilegi, mentre dall'altro lato mancano le informazioni, per esempio sulle spese degli enti locali, su cui il governo centrale non riesce ad avere pieno controllo".

30 ottobre 2017

Report – su tatuaggi, la banca del DNA e la nostra pasta

IL DNA, il più grande affare del secolo, l'analisi del grano dentro la nostra pasta e come è andata a finire l'inchiesta sui diamanti da investimento.

Ma prima l'inchiesta sui tatuaggi, nella consueta anteprima.
Nel giro di 4 anni siamo passati da 3000 a 7000 imprese in questo settore, un fatturato da centinaia di milioni di euro, sottostimato: un mondo senza grandi regole.

L'inchiesta di Alessandra Borella è partita dalla Thailandia: poca igiene col rischio di trasmissione di malattie tra tatuato e tatuato.
I tatuatori sono obbligati per legge ad avere delle precauzioni? No, esistono delle linee guida ministeriali vecchie di anni, ogni regione fa di testa sua.
E per diventare tatuatore basta un corso da poche centinaia di ore, anche qui cambia di regione in regione.
In Valle d'Aosta non c'è obbligo di ore di studio, un record: l'associazione tatuatori ha presentato una proposta di legge rimasta nel cassetto della ministra Lorenzin, ma ancora nulla di fatto.

Chi decide di farsi un tatuaggio come si orienta? Alcuni si sono fatti tatuare in casa, da amici (in nero), o in centro non autorizzati, tanto non esiste nemmeno il reato di esercizio abusivo.
Chi si fa tatuare deve sapere cosa si mette sottopelle, ma non esiste una legge nazionale che regolamenti questo: metalli pesanti sono stati trovati dentro alcuni inchiostri, alcuni di questi contaminati.
Nichel, Bario, Antimonio e Piombo, pure l'Arsenico. Veleno sotto la nostra pelle.
L'inchiostro nero della Dynamic ha registrato una concentrazione di IPA (idrocarburi) sopra i limiti: è come mettere del catrame, il cui divieto è aggirato applicando la scritta “non usare per tatuaggi”, così si può vendere.
Viene venduto anche negli stand per tatuatori, senza problemi.

Che rischi ci sono con questi pigmenti colorati?
Non ci sono rischi di tumori: questi pigmenti però possono finire nel sangue e nei linfonodi.
I pigmenti, quando sono trattati col laser (perché si vuole rimuovere il tatuaggio) entrano dentro le cellule: ancora non abbiamo studi che ci dicano cosa succede a lungo termine al nostro corpo.

Il ministero è consapevole del rischi dell'inchiostro Dynamic, anche se ha aspettato il settembre 2017 per diramare il divieto (quando Report ne ha chiesto conto).
Vedremo se prenderà altri provvedimenti e se si riuscirà a mettere in regola questo settore.

Il DNA è un bene prezioso e dovrebbe essere tenuto ben protetto. Non svenduto a multinazionali che lo useranno per migliorare i loro indici in borsa, per costruire banche dati di genetica, le cui ricadute non sono ancora note.
Il servizio di Emanuele Bellano è partito dall'Ogliastra e dalla banca del DNA: in questa si conserva il materiale genetico di migliaia di abitanti, un patrimonio genetico che è andato a ruba. Un ricercatore li aveva spostati: il dottor Pirastu non è un ricercatore qualsiasi, ma lavorava al CNR, che oggi è indagato dalla procura di Lanusei.
I campioni sono finiti poi all'asta e comprati da una società inglese: la disputa legale sul dna è oggi in mano alla procura.
Se la gente avesse saputo che il loro dna finiva in mano di società straniere non lo avrebbe regalato.
La società inglese che ha comprato i campioni ha visto crescere il proprio valore in borsa appena si è saputo dell'acquisto: Tiziana life non ha contattato il garante né altri per poter usare i dati genetici dei sardi.

Il DNA è un enorme pacchetto di molecole che costituisce il manuale per assembrare le nostre cellule: se volessimo replicare le nostre cellule, dovremmo usare queste informazioni.
Frutto dell'evoluzione della specie umana, tutta l'informazione del nostro codice sorgente sta in un sottile filamento.
La rivoluzione legata alla mappatura del DNA sta cambiando la scienza: a cominciare dal test del DNA fai da tè, che è diventato alla portata di tutti.
Anche il giornalista di Report lo ha fatto: ha scoperto di essere italiano solo al 50%.
Un'analisi che racconta l'origine degli avi di Bellano, ma anche dei dati della sua salute: per esempio il rischio di diventare ceco.
Quanto è attendibile il report? La FDA administration ha bloccato il test di 23andme, con alcune restrizioni in Italia.
C'è chi pubblica il proprio DNA nella sua bacheca in rete, come se fosse Facebook: una profilazione genetica di massa, a cui la gente si sottopone volontariamente.
LA liberatoria di 23andme è lunga diverse pagine e non si capisce cosa farà del DNA che abbiamo mandato loro: potrebbe servire per accrescere il loro database, dove siamo noi a pagare, per accrescere il suo valore.
Quello della 23andme è la più grande banca dati del mondo, fondata dalla moglie del proprietario di Google: cosa ci fanno i colossi del web nel mondo della genetica.

Google sa tutto di noi: ora queste informazioni le mettono assieme al nostro patrimonio genetico, se va bene danno queste informazioni alle aziende farmaceutiche per fare ricerca.
Oppure peggio, lo usano per fare delle campagne pubblicitarie genetiche, molto ben mirate.
Il marketing genetico è il futuro che ci aspetta? Cibi e sapori diversi in base al profilo genetico? Pubblicità profilate in base al nostro dna (se hai il rischio del colesterolo alto, niente zuccheri ..).

Sul lago di Garda producono creme personalizzate in base al DNA: profumi e creme con effetti diverse a seconda della genetica. Sono prodotti venduti in farmacia ma senza che dietro ci siano prove scientifiche.
A Zurigo invece ti trovano l'anima gemella in base al DNA: siamo attratti da persone con cui c'è compatibilità genetica.
Anche qui con basi scientifiche traballanti.
Illumina, un gigante della genetica, ha creato una società che consiglia vini o altri prodotti...

Attenzione: con l'analisi genetica riesci a prevenire alcune malattie (come ha fatto Angelina Jolie, che si è fatta sequenziare il DNA), se fatta in strutture predisposte, non in laboratori fai da te. Sul sito di Report è stato pubblicato un elenco di queste strutture.

La più grande banca dati del DNA di Google.
Google sta allestendo in segreto la più grande banca dati e sta vendendoli alle aziende farmaceutiche: è questo il vero business, oltre il marketing.
Trovare farmaci personalizzati, in base al genoma: un giorno potrò disegnare il farmaco giusto per il paziente, in base al suo DNA, che riduca il rischio del non assorbimento dei principi attivi.
Molte industrie farmaceutiche si sono lanciate in questo settore, anche perché stanno scadendo i brevetti di molti farmaci: dietro ci sono investimenti per miliardi di euro, questo comporta il rischio di un aumento dei costi.
Questo diventa un problema politico, di un accordo tra il sistema sanitario pubblico e le aziende farmaceutiche.
Rischiamo di mettere in crisi il sistema sanitario: già oggi ci sono 316 farmaci personalizzati, specie per il cancro, dove fanno la differenza.
Non si attacca il cancro, ma si riattiva il tuo sistema di difesa: un cambio di strategia copernicano.

Grail, Calico sono due grandi società in questo settore che dietro hanno i big di internet: Amazon, Facebook, Google.
Zuckergerg ha annunciato un investimento da 45 miliardi: ma non è beneficenza, dietro c'è solo l'obiettivo di non pagare le tasse su questi soldi.
Google vuole diventare l'attore principale nella nuova medicina: nel 2000 i due fondatori incontrarono a cena il dottor Verter, il primo scienziato a mappare il dna.
Dopo quella cena nasce la 23andme, società di ricerca, app per la salute: potrebbe arrivare al monopolio dei nostri dati genetici, come lo è per i dati delle ricerche su internet.

Medici e ospedali un giorno verranno sostituiti da app alla portata di tutti (quelli che possono pagare): basta medici che ti dicono come curarti, te lo diciamo noi, con una App.
Ma per arrivare a questo, a Google servono tanti dati per creare una enorme base dati: ecco perché google nel progetto Baseline sta cercando di convincere le persone a condividere il proprio genoma.
IL prodotto siamo noi e purtroppo poco sappiamo delle ricerche scientifiche di Google.
Eppure Google è riuscita a mettere le mani sulle cartelle cliniche di pazienti inglesi: il tutto senza chiedere l'autorizzazione dei pazienti, circa 1,5 milione di persone.
Dati preziosi finiti nelle mani di una società privata.

Succederà anche in Italia, grazie all'accordo firmato tra IBM e il governo italiano: l'intelligenza artificiale di IBM dovrebbe aiutare il medico per fare una analisi veloce.
Per funzionare questa intelligenza artificiale IBM ha bisogno di tanti dati: ma poi cosa succede a questi dati?
IBM rassicura, i dati verranno cancellati.

Dopo, o prima, questo accordo, IBM ha deciso di investire in Italia. Siamo maliziosi se pensiamo che ci sia un collegamento?
Ci faremo curare con una App? Basta medici, solo un medico virtuale?
E chi garantisce le cure per tutti? Chi controllerà Google, che non ha firmato sul giuramento di ippocrate.

In Inghilterra hanno varato England genomics: a questo progetto pubblico possono partecipare tutte le persone. I dati dei pazienti sono conservati da questa società, che tutela la privacy dei pazienti, chiedendo loro di donarli e di esplicitare il consenso.

Che scenari si potrebbero aprire se i nostri dati genetici andassero in mani private?
Le compagnie assicurative potrebbero negare una polizza in caso scoprissero che sei a rischio di una malattia.
In America, grazie ad una legge appena approvata da Trump, le assicurazioni possono chiedere il DNA ai propri assicurati. Col rischio di discriminazioni genetiche, perché le aziende potrebbero non voler più assumere persone a rischio, per certe malattie.
Il DNA entrerà nei fattori di rischio delle assicurazioni anche in Italia? Soru rassicura. Le leggi tutelano i lavoratori italiani, almeno per il momento.
IL futuro potrebbe essere un mondo dove se sei a rischio malattie, devi accettare un lavoro sottopagato.

Il Grano dal Canada è fatto crescere col glifosato: tutte le spighe sono belle, niente erbacce. I canadesi usano round up, sui campi.
Peccato che il Glifosato sia assorbito dalla pianta e finisce nei prodotti che consumiamo: che effetti ci sono per la nostra salute?
Report ha fatto analizzare la pasta che mangiamo per capirci qualcosa di più.
Secondo i limiti dell'EFSA, nella pasta italiana siamo ampiamenti sotto i limiti: ma secondo uno studio dell'istituto Ramazzini, questi limiti andrebbero rivisti.
Esiste un rischio, dice la la ricercatrice intervistata da Report: chissà quando verrà recepito dal ministero e dall'associazione produttori.
E il grano italiano?
Non conviene produrre grano in Italia, dicono i contadini: sei incentivato dalle leggi europee (pensate per i grandi produttori) per non produrre.
Qual è il senso di importare grano dall'estero, come dal Canada dove si usa il glifosato, quando invece queste tecniche sono proibite in Italia?
Chi sta speculando sul grano, che affama i produttori di grano italiano?

Report - la banca dati del DNA, il grano nella pasta e le università

Sono molti gli argomenti della puntata odierna di Report: si comincerà con l'anteprima di Alessandra Borella che sarà questa volta dedicata alla moda dei tatuaggi.
Tatuaggi che spesso sono quasi delle opere d'arte che ci incidiamo sul nostro corpo: ma siamo consapevoli dei materiali e degli inchiostri che mettiamo sotto pelle?

Anteprima FAR WEST TATTOO Alessandra Borella (l'anteprima su Raiplay)

La scheda del servizio:
Un tatuaggio piccolo o grande ce l’hanno ormai oltre 60 milioni di persone in Europa. Sempre più giovani ne vogliono uno e vanno a farselo fare - spesso nel negozio dove è andato l’amico - senza chiedersi se il tatuatore che sta per incidere la loro pelle è preparato o no. Una normativa comune europea per la formazione e sicurezza non c’è: paese che vai, legge che trovi. In Italia il far west arriva fino a livello delle singole Regioni: in alcune si deve studiare 600 ore, in altre si è autorizzati a sforacchiare la pelle dei pazienti senza neanche uno straccio di corso di formazione. Ci sono solo delle linee guida ministeriali che risalgono al 1998 e non sono mai diventate legge. Eppure proprio noi italiani siamo i più "marchiati" d'Europa e il giro d'affari supera i 200 milioni di euro l'anno. Quanto a fondo conosciamo i rischi del "tattoo"? Poco, a giudicare da un'indagine dell'Istituto Superiore di Sanità. E quanto a fondo conosciamo le sostanze che ci infiliamo sottopelle? Per niente. E questo nonostante le analisi parlino chiaro: a volte sono tossici e non c'è un controllo sufficiente, perché gli inchiostri per tatuaggio non devono rispettare la normativa stringente sulle sostanze chimiche, ma solo una più blanda risoluzione europea del 2008 che, evidentemente, non basta.


La banca dati del DNA.
Il DNA rivela tutto di noi: chi siamo, le nostre malattie, chi sono i nostri antenati e anche quale sarà il nostro futuro. Gli studi sulla genetica stanno rivoluzionando scienza, medicina ed economia.
Il servizio di Giorgio Mottola racconterà come le più grandi aziende di internet (Amazon, Google, Microsoft, Facebook) abbiano iniziato a fare affari col nostro DNA: chi fa affari col nostro dna e perché? Come potrebbe cambiare la nostra vita?

Google, il più grande motore di ricerca di internet, che conosce dunque tutti i nostri gusti, quello che ci piace, sta allestendo la più grande banca genetica del mondo. Significa che ci conoscerà anche dal di dentro, per poter entrare nel mondo della ricerca scientifica e nel mercato della salute da una posizione dominante.
Che futuro dobbiamo aspettarci? La fine del sistema sanitario nazionale (e pubblico)?

La scheda del servizio: IL PATRIMONIO di Giorgio Mottola

Siamo già in piena corsa all’“oro genetico”: il nostro dna. È in atto una rivoluzione nella medicina e nella scienza che avrà presto un enorme impatto sulla nostra vita quotidiana. L’obiettivo è di sconfiggere malattie che consideravamo incurabili e salvare milioni di vite. Ma proprio per questo il dna è uscito dai laboratori ed entrato nelle stanze della finanza, diventando preziosissimo, un patrimonio conteso dai principali gruppi multinazionali che si sono lanciati a capofitto nel business legato alla genetica. I campioni di dna vengono ceduti e passano di mano sui mercati internazionali, generando profitti milionari. Nascono piccole aziende che si inventano attività intorno al marketing genetico: dai cosmetici dna-compatibili, ai club per cuori solitari in cerca del gemello di dna. In questa corsa c’è chi è avanti a tutti: Google. Il colosso di Mountain View ha messo in piedi una delle banche genetiche più grandi al mondo, che gli ha consentito di sbarcare nel settore della salute. Gli altri giganti del web non sono da meno: Amazon, Microsoft e Facebook da anni stanno investendo in progetti legati alla genetica. L’area più promettente è quella farmaceutica perché sta nascendo una nuova generazione di farmaci genetici. L’idea è che si passerà da un unico farmaco designato per una specifica patologia, a infinite versioni di quel farmaco, personalizzate per il singolo paziente. Ma non è che così facendo salterà la cassa del Sistema sanitario nazionale? Se i farmaci non sono più di massa ma personalizzati, di quanto aumenterà il loro costo?

Il grano della pasta italiana
L'Italia è il primo paese importatore di grano duro: la domanda a cui il servizio di Manuele Bonaccorsi cercherà di rispondere è allora “da dove viene il grano che poi finisce nella pasta” che ci mangiamo a pranzo?

La scheda del servizio: CHE SPIGA! di Manuele Bonaccorsi (qui l'anticipazione su Raiplay)

Ammettiamolo, quando è ora di pranzo non c’è niente come una bella amatriciana, una carbonara o una tagliatella al ragù. Ma da dove viene il grano con cui è fatto il nostro piatto di pasta? Siamo andati a vedere in Canada, che è il primo produttore mondiale di grano duro e il paese da cui l’Italia importa ogni anno un milione di tonnellate. Lì le spighe sono coltivate con largo uso di glifosato, il diserbante più diffuso al mondo. Il glifosato, secondo lo Iarc, l’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro è un probabile cancerogeno. Ciò nonostante, la Commissione Europea ha proposto di rinnovare l’autorizzazione all’uso del composto chimico in Europa, anche sulla base di uno studio dell’Efsa, l’ente europeo per la sicurezza alimentare, in gran parte identico a studi realizzati dalle aziende produttrici di glifosato.Intanto, a prescindere dalla decisione delle autorità europee, l’Italia continua a comprare il grano col glifosato. A vendercelo sono le grandi aziende di trading, colossi globali con fatturati da centinaia di miliardi, capaci di influenzare l’andamento dei prezzi speculando in borsa. Report ha fatto analizzare i 6 marchi di pasta più diffusi sul mercato italiano.

Per la rubrica "Com’è andata a finire?"
Nell'ottobre 2016 il servizio di Emanuele Bellano aveva raccontato i rischi legati agli investimenti in diamanti, che tanto sicuri non sono, come ci raccontano le brochure le pubblicità sui giornali economici.
Il giornalista ci racconterà come è andata a finire:
Sono oltre 100 mila i risparmiatori che hanno comprato diamanti allo sportello della propria banca, nel corso dei quarant’anni di attività delle società venditrici IDB - Intermarket Diamond Business e DPI -Diamond Private Investment. Un anno fa il servizio di Report "Occhio al portafoglio" denunciò che i diamanti venduti attraverso questo circuito avevano un prezzo doppio rispetto al reale valore di mercato. Dal servizio è partita un’inchiesta della magistratura, un'indagine di Consob e due procedimenti dell'Antitrust. Ad oggi il mercato delle due società che vendevano diamanti ai risparmiatori è fermo. Nessun nuovo cliente, scoperto l'inganno, è disposto a pagare un diamante il doppio del suo reale valore di mercato. Il cerino rimane così nelle mani di tutti quei risparmiatori ancora in possesso di uno di questi diamanti. Sono migliaia e rischiano non solo di avere una minusvalenza, ma di non recuperare neanche il capitale investito. In soli sette casi i clienti (sei di Intesa Sanpaolo e uno di Unicredit) si sono visti ricomprare il diamante dalla banca. Abbiamo chiesto ai due istituti con quali criteri hanno selezionato questi clienti fortunati e cosa devono aspettarsi invece le altre migliaia di risparmiatori finora lasciati al loro destino.

Il merito dentro le università
Come scegliamo le università da premiare?
Sappiamo, dai dati raccolti dal premio nobel Stiglitz (pubblicati da l'Espresso), che in Italia l'ascensore sociale si è bloccato: accedere agli studi superiori è diventato una cosa da ricchi e dunque, per una persona che ha meno possibilità, è complicato migliorare la propria posizione sociale.
Sempre meno fondi per le università pubbliche e pure distribuiti con criteri poco meritocratici.

La scheda del servizio: PER UNA FETTA DI TORTA (l'anticipazione su Raiplay) di Giulia Presutti

L'università è la casa della scienza. Ogni anno il ministero dell'Istruzione deve distribuire 7 miliardi tra gli atenei italiani. Il 20% di questi fondi è assegnato sulla base del merito, per cui si guarda alla qualità della ricerca scientifica. Funziona così: ogni docente presenta due studi e la media dei voti si traduce in una “pagella” dell'università nel suo complesso. Ma chi ci assicura che a essere premiate siano davvero le migliori? Dovrebbe essere l'Anvur, l'agenzia di valutazione che stabilisce i criteri e controlla che vengano applicati, ma capita che per giudicare il valore di un articolo scientifico si utilizzino metodi automatici, con esiti a volte paradossali. Sentiamo cosa ne dicono i “promossi” e invece chi, dall’altra parte, rischia di rimanere a bocca asciutta.