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22 luglio 2015

Eroi senza nome – i vigili del fuoco di Bergamo a L'Aquila

Marco Cavagna
Nella notte del 6 aprile 2009 , le scosse del terremoto a L'Aquila causarono 309 vittime tra la popolazione. Abbiamo visto tante volte le immagine delle rovine: la prefettura, la casa dello studente, il centro storico puntellato e deserto …
Maurizio Lorenzi racconta questa tragedia attraverso il ricordo delle squadre dei Vigili del Fuoco che, appresa la notizia, si mobilitarono fin da subito per i soccorsi.
Bergamo uno, Bergamo due e le due squadre Usar (Urban search & rescue) di Bergamo e Venezia.
Il silenzio.È la cosa che ti colpisce maggiormente di una città colpita a morte del terremoto.Silenzio imperante, assoluto padrone della situazione. Poca cosa è il trambusto creato dai soccorittori con il loro movimento continuo. Inerzie sonore se paragonate al rumore di una città immersa nel suo quotidiano tran tran lavorativo.[..]Se chiudete gli occhi in una città come L'Aquila, in un giorno come questo, potrete sentire un nulla talmente assordante da risultare inquietante.[..]E' la vitalità di una città.
Ebbene qui non esiste più.Quando riapri gli occhi cerchi immediatamente i rumori che conosci, quelli più familiari, e quando ti rassegni alla loro mancanza provi a ripiegare sui colori. Almeno quelli non possono essere spariti.Qui, invece, non ci sono nemmeno i colori.La polvere riesce ad ammantare ogni cosa e tutto si mostra grigio.Polvere al posto dell'ossigeno, grigio al posto dell'arcobaleno.

Alla tragedia generale, per il terremoto e le vittime, se ne aggiunge un'altra: Marco, il caposquadra della Usar di Bergamo ha un malore dopo essersi calato in un cunicolo dentro una palazzina accartocciata su sé stessa.
Nonostante le cure, Marco Cavagna non ce la fa.
La sua squadra, assieme alle altre dei vigili, decide di restare, per Marco e per completare quello che erano venuti a fare. È l'unico modo per onorare la sua memoria.

Un impegno che viene premiato col salvataggio di una ragazza, rimasta miracolosamente viva tra le macerie di un palazzo, dopo tutte quelle ore. Eleonora si chiama, questa ragazza, che non dimenticherà i suoi eroi “senza nome”.
Marco Cavagna.
Emilio Gamba.
Dionisio Stacchetti.
Diego Bettoni.
Davide Testa.
Claudio Ippolito.
Ci abbracciamo. Tutti si abbracciano.È merito di Hippo ma è merito di tutti. Siamo una squadra, consci e convinti di esserlo.Siamo un gruppo, che festeggia compatto, anche insieme a quegli sconosciuti che da quel momento in poi non lo saranno più. Allora volti e mani si sfiorano, si aiutano, si sostengono. Ci stringiamo, vicini, con chi capita, per condividere un momento che rende le conseguenze del terremoto un pizzico meno amare.È solo un microcosmo mentale. Lo so, lo sappiamo.Tanto da domani si riparte, attendi e determinati.Siamo vigili del fuoco.[..]Non serve parlare. Il pensiero sale lassù, insieme alla gioia per il ritrovamento di Eleonora.Chiudo gli occhi: Marco è di nuovo qui con noi. A capo della squadra, come sempre, come solo lui poteva fare.


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08 ottobre 2012

Vengo da Marte

In piedi a pochi passi da Gianni Letta, abruzzese e conosciutissimo in citta', Giorgio Napolitano boccia quello che avrebbe dovuto essere il fiore all'occhiello del Governo Berlusconi: la ricostruzione dell'Aquila. Lo fa con toni soffici, ma inequivocabili. "E' l'ora di ricostruire", dice. Il riferimento e' all'evidente stato del centro della citta', tutto puntelli e palazzi pieni di crepe. Ma soprattutto a come la ricostruzione e' stata pensata e progettata fin dall'inizio: fuori citta', con una formula sintetizzata nel neologismo inglese "new town".
Il presidente boccia i progetti sulle new town a l'Aquila: ma dove era lui quando il presidente del Consiglio emanava decreti sulla ricostruzione? 
Non poteva parlarne direttamente a Gianni Letta, anzichè farlo sapere ai giornali?

"Mi pare ci siano prospettive serie", ha proseguito Napolitano", e' tempo di pensare a ricostruire la citta' al di la' di precedenti esperienze che puntavano piuttosto a costruire fuori. Oggi costruiamo dentro e mi pare la strada giusta".

Abbiamo aspettato tre anni per la ricostruzione. Dove era lei? A lanciare moniti come i seguenti, per "decongestionare" le polemiche sul G8 a l'Aquila. Non disturbate il manovratore (da polisblog):

«non volevo zittire né la politica né l’informazio­ne, che hanno sempre le loro ragioni, ma sol­lecitare un momento decongestionante, di­ciamo così, per salvaguardare l’immagine del Paese. Mi pare che, nell’insieme, l’Italia sia uscita bene da questo G8 e che si sia espressa nel complesso una maggior consa­pevolezza e condivisione della responsabili­tà nazionale».