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22 luglio 2021

Reo confesso di Valerio Varesi

 


Solo lasciandosi avviluppare dalla noia è possibile sperimentare il sussulto vitale dello stupore. Camminando nel parco Cittadella, Soneri rimuginava questo pensiero osservando la città dall’alto dei bastioni come dalla merlatura di un castello. Era lo stupore a rendergli ancora sopportabile il mestiere di poliziotto.

Scaturiva dal praticare quella sorta di chirurgia della vita altrui che viola l’epidermide dell’apparenza irrompendo di colpo nell’intimo svelato nella nudità della morte.

In una fresca mattina di autunno, in un tempo presente, al commissario Soneri capita quello che, per molti investigatori, potrebbe essere il miglior colpo di fortuna. Imbattersi accidentalmente in una persona, “reo confesso” di un delitto appena commesso.

Una fortuna, un caso che si chiude senza nemmeno doversi aprire, se non per tutte quelle rogne (dal punto di vista investigativo) previste dal codice penale: avvisare il magistrato, garantire assistenza legale alla persona, chiamare la scientifica.

Quest'uomo, che per la sua immobilità all'inizio viene scambiato per un cadavere, inizia a raccontare del suo “esperimento”, rimanere fermo e vedere se qualche persona si interessa lui, cosa difficile in tempi dove siamo disinteressati al prossimo, per timidezza. O per diffidenza, aggiunge Soneri.

«È la prima persona che si è interessata a me» balbettò trasognato l’uomo dando l’idea di parlare a se stesso.

E poi, di punto in bianco, quelle parole: «Ho ucciso un uomo».

Una confessione in piena regola, quella che fa a Soneri questo signor Ferrari: al commissario da il nome della persona che ha ucciso, Giacomo Malvisi e l'indirizzo dove trovare il corpo.

Anche le indicazioni su dove andare a recuperare l'arma del delitto, gettata lungo una roggia vicino alla casa del morto, che poi è un quartiere dove Soneri è cresciuto da giovane.

Conosceva molto bene quella via nel popolare quartiere Montanara, alla periferia sud di Parma. Ci era cresciuto in quella specie di confine tra case e campi,..

Ma è una confessione che a Soneri dà fastidio: all'inizio perché pensa di trovarsi di fronte ad una strana forma di mitomane. Poi, quando il suo ispettore Musumeci effettivamente trova una persona morta all'indirizzo indicato da Ferrari, perché non riesce a decifrare l'atteggiamento dell'assassino che si trova di fronte, il reo confesso.

Perché Ferrari si dimostra stranamente lucido e sereno, come se non fosse nemmeno turbato da quello che ha appena confessato: aver ucciso una persona per vendetta, una rivolta contro una persona che lo aveva tradito, perché “il tradimento presuppone la peggiore umiliazione: quella di farti sentire inetto.”

A peggiorare le cose arriva la scoperta che l'avvocato che difenderà Ferrari è proprio Angela, la sua compagna: come mai una persona che si sta autoaccusando di un delitto, fornendo agli investigatori tutti gli elementi per condannarlo, sceglie proprio uno dei migliori avvocati della città?

«Sospetto sempre delle cose troppo facili. La verità non è mai facile.»

«Un reo confesso come ce ne sono tanti» minimizzò Angela.

«Un reo confesso freddo, quasi compiaciuto. Quanti ne hai visti?»

Tutto troppo facile, troppo lineare, troppo semplice per Soneri. Lo dice alla sua compagna, lo dice anche al magistrato che conduce le indagini, la pm Falchieri.

E condivide i suoi dubbi anche con i suoi collaboratori.

Forse è malfidenza nei confronti di questa persona che più che un assassino, sembra uno che voglia confessarsi al suo prete per avere una assoluzione dei suoi peccati.

Forse perché il morto era una persona quanto più distante possa esserci con lui: figlio di un commercialista che aveva gestito i patrimoni della Parma bene, il giovane Giacomo Malvisi aveva bruciato i soldi della famiglia e anche i soldi delle persone che a lui avevano affidato i beni. Come il signor Ferrari, l'assassino confesso.

Aveva subito diverse minacce, si era ridotto a cambiare posizione per lo studio, dal centro ad un quartiere di periferia. Ma lo stesso amava vivere la sua vita a base di lusso, di droga e di donne.

O forse la sua è solo curiosità. Quella cosa che gli permette dopo tanti anni di continuare a fare il poliziotti e occuparsi di delitti e criminali.

O persone come il truffatore che sta mettendo in ridicolo la Mobile: si tratta di una persona che è abile nel truffare piccoli imprenditori, presentandosi di volta in volta con un volto e un travestimento diverso, una volta postino, una volta grossista, per le sue truffe.

Un suo collega, uno meno curioso e meno capace, in tanti mesi non ha combinato nulla e ha lasciato a Soneri questo fascicolo.

Ormai vedevano il truffatore in ogni dove. La città pareva ronzare di una tensione elettrica e tutto ciò gli creava una molesta apprensione.

Indagine che si rivela più complesso di quanto Soneri pensasse: per l'abilità del truffatore nello sfuggire alla tela che la polizia gli ha teso attorno, perché attorno a questo caso sta montando una certa tensione da parte dei giornali, dei politici locali, in nome della sicurezza, attaccando la polizia che non riesce a difendere gli inermi cittadini ..

La soluzione del caso del truffatore arriverà grazie ad un suggerimento di un ex nobile decaduto che, diversamente dal morto, il Malvisi, ha perso la sua fortuna spendendola per il bello, per l'arte, per il suo gusto estetico. Per trovare la soluzione deve usare l'immaginazione, perché il suo fiuto, il suo mestiere di investigatore, sembra tradirlo, sia per l'indagine sul truffatore che per il delitto del consulente finanziario.

Per la prima volta Soneri si sente trasportato dagli eventi, non è più lui a condurli e se fa un passo avanti è solo per un caso. O grazie all'immaginazione.

Gli pareva di essere costantemente anticipato e sopraffatto dagli accadimenti. Annaspava ignaro sentendosi trascinare dagli accadimenti

L'indagine sul truffatore dai molti travestimenti e dai molti volti diventa metafora dei tempi che sta vivendo: anche per quella maledetta mascherina che si deve indossare, per la pandemia stiamo diventando tutti irriconoscibili, rendendo difficile capire chi ti sta di fronte.

Vale per le persone che vivono nella tua stessa città ma che fanno parte di circoli esclusivi, dove si entra in base al conto corrente.

O anche le persone che lavorano al tuo fianco, che Soneri ha sempre tenuto a distanza per quel disprezzo istintivo, fino ad arrivare alla compagna della vita, Angela, con cui deve portare avanti uno difficile rapporto, essendo per la prima volta da due parti diverse della barricata. L'avvocata e l'inquirente.

Camminando solitario per le vie di Parma, immerso nella nebbia, seguiremo Soneri immerso nei suoi pensieri, fino ad arrivare alla soluzione del delitto, una “pièce così umana da essere assurda quanto la vita”.

Mai come in questo romanzo non riuscivo a non pensare al Maigret di Simenon: certo siamo a Parma e non a Parigi, non ci sono le luci sfavillanti di bistrot e locali perché la nebbia avvolge tutto, ci si sente come in un bozzolo dentro cui si è al sicuro.

Ma le sensazioni sono le stesse: quelle che prova un investigatore curioso che osserva il mondo che sta fuori, alle prese con le meschinità degli uomini, nascosti dietro le maschere dell'ipocrisia e con un suo senso etico che, in questo caso, non potrà coincidere con la legge che deve rispettare.

La scheda del libro sul sito di Mondadori

Il blog dell'autore

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

18 settembre 2018

Presa diretta: la città si cura (per essere sicura)

In queste settimane prenderanno forme le norme dentro il decreto sicurezza, in Parlamento si sta discutendo della nuova legge sulla legittima difesa: sulla sicurezza si sta passando dalle parole ai fatti.
Il 39% degli italiani è favorevole al possesso delle armi in casa, per difesa: crescono le armi e cresce la paura, dicono i sondaggi.
Cresce anche la voglia di usare le armi per la legittima difesa: Salvini si è impegnato col comitato 447, per discutere su tutte le leggi che hanno a che fare con le armi.
Dietro c'è la lobby delle armi, che ha ottenuto da Salvini la ricezione della normativa europea sulle armi più favorevole possibile, per chi vende le armi.

La difesa è sempre legittima dicono i parlamentari della Lega, come Molteni: esiste il diritto di reagire quando è a rischio il bene della vita, nessuna proporzionalità tra offesa e difesa, se ci sono minacce, se c'è infrazione dell'ingresso, ci si può difendere.
Ma la Lega dovrà convincere il M5S, che ha un suo ministro alla giustizia: troveranno un accordo tra alleati, per avere processi più veloci?
Nel caso – dice Gasparri – loro sono favorevoli a questa riforma della legittima difesa.
L'ex ministro Orlando, a nome del PD, è contrario invece: è una norma che creerebbe effetti collaterali difficili da prevedere.
Preoccupato anche Fratojanni di LEU: dobbiamo impedire una liberalizzazione delle armi, un far west dove ognuno si fa giustizia da sé.
Il sindacato SAP della Polizia è favorevole: l'aggredito non deve essere condannato.
Il Siulp è contrario: questa riforma è animata da un senso di vendetta, non da un senso di giustizia. Ci troveremmo di fronte ad un paradosso: il cittadino che non è formato all'uso delle armi può usarle in casa, mentre la polizia no.
Servirebbe colmare il gap negli organici, l'età media dentro la polizia si sta alzando.

Il sindacalista della Siulp aggiunge anche un'altra cosa: sulle paure dei cittadini per anni si è fatta politica, vincendo anche le elezioni.

Che cosa si deve fare per avere più sicurezza nelle nostre città?
Cosa non ha funzionato, del nostro sistema di sicurezza e di accoglienza? Di cosa non ci siamo accorti per tempo?
Queste le domande cui cercherà di dare risposta il servizio di Presa diretta

La città insicura
Parma, quartiere Oltretorrente, un quartiere multietnico: il comitato Oltretutto ha scritto alla redazione, esprimendo un grido di allarme sulla situazione di pericolosità nel quartiere.
Circa tre anni fa è nata una banda che spaccia droga a tutte le ore del giorno: non sono arrivate risposte importanti dalle istituzioni e le cose non sono cambiate.
Gli spacciatori sono giovani nigeriani che si incontrano nel quartiere a tutte le ore: tutti li conoscono e sanno cosa fanno.
Ci sono le foto, i video delle persone del comitato che ritraggono scambi, soldi che passano di mano: la vendita di droga sta diventando normale, nelle vie col risultato che le persone iniziano a disertare la vita nel quartiere.
Le persone si sentono insicure: le minacce, i gesti, le mazze ritrovate nel parco.
Si ha paura se si denuncia qualcosa.

Non c'è un presidio costante da parte delle forze dell'ordine: solo da poche settimane c'è una pattuglia notturna della polizia locale.
Ma gli spacciatori lavorano a tutte le ore, di fronte alle persone: se permettiamo a queste persone di occupare il territorio in questo modo, ci saranno delle reazioni a catena – racconta una psicologa che vive qui, Benedetta.

Di fronte alla palestra della scuola del quartiere è normale trovare studenti che fumano erba: si consuma cocaina già a 14 anni.
Perché ottenere droga è veramente facile, le telecamere di Presa diretta lo hanno testimoniato in modo inequivocabile: droga davanti la scuola, la stazione, nelle strade. Crack, cocaina, fumo. Lo spacciatore ti lascia pure il numero di telefono, professionale ..
Droga alla portata di tutti, per venti euro, tagliata male, che porta ad una dipendenza da cui non esci. E i ragazzi non si rendono conto del pericolo: In Emilia Romagna i sequestri di droga sono decuplicati in un anno e il record spetta proprio a Parma.
La realtà dei numeri, dai dati dell'osservatorio europeo sulle tossicodipendenze, dice che l'Italia è al terzo posto per consumo di droga, si consuma di più dove ci sono più soldi.
Non è solo un problema delle periferie o del sud.

Come mai dopo tre anni non è riuscito a cacciare dal territorio queste bande di nigeriani?
A Parma ci sono due voltanti se va bene – racconta il sindacalista del SIAP. C'è poco controllo del territorio, siamo ai livelli di venti anni fa.
E anche i carabinieri sono nelle stesse condizioni, così sono i cittadini di Oltretorrente devono controllare le vie girando di notte in bici.
LE biciclettate non sono delle ronde, ma un tentativo di riappropriarsi delle vie, dei quartieri, dei parchi: ricominciare ad uscire la sera, stabilire dei rapporti umani.
Cura delle strade e del territorio, una barricata culturale ottenuta con le bici; ma si organizzano anche altre iniziative culturali, presentazioni di libri.
E poi il “disturbo vegetale”, ovvero la consegna di verdure a km zero nelle stesse strade dello spaccio.

E i rappresentanti della comunità nigeriana danno una mano al comitato: sono 1500 persone, su 31000 stranieri, sono pochi ma si sentono chiamati in causa.
Lo spaccio danneggia tutti, anche le persone integrate.

La comunità si occupa anche delle donne nigeriane passate dalla prostituzione: perché oltre alla droga c'è anche questo business.
I capi di queste organizzazioni non sono persone stanziali, sono richiedenti asilo che hanno visto la domanda rifiutata o senza permesso.
Persone contro cui si possono infliggere condanne molto blande, anche perché in genere non portano con sé quantitativi di droga.

Quest'ultimo dato ci indica una cosa: i richiedenti asilo che vengono dagli SPRAR non entrano in questo giro criminale, diversamente dai richiedenti che finiscono nei CAS.
Chi spaccia è chi è fuori dai centri di accoglienza, sono persone che entrano nel giro dello spaccio per debiti, per la difficoltà di vivere in un paese straniero, non conosce la lingua.
Non hanno alcun appiglio giuridico per costruirsi una vita normale.

A livello politico è in atto una guerra tra comune e governo per avere più risorse: Pizzarotti e l'assessore alla legalità accusano il ministro di snobbare Parma.

L'intervista al sindaco Pizzarotti Il sindaco ha ringraziato i cittadini per la loro azione sul territorio: le leggi e le risorse della polizia non sono sufficienti per risolvere il problema. Serve l'esercito di fronte alla stazione, serve espellere in modo definitivo le persone fermate e poi colpire gli spacciatori che hanno a disponibilità denaro ottenuto in modo sospetto.

Serve reprimere per non far crescere la sensazione che tutti gli immigrati e i richiedenti asilo siano criminali.

Cosa poteva fare il comune?
Anche il corpo dei vigili urbani è sotto organico, ora siamo a 40 unità.

Perché non si sono messe le telecamere di sicurezza?
Vogliamo potenziarle e installarne altre: gli spacciatori hanno poche dose dietro, sanno come muoversi per sfuggire alla legge.

I tagli alle forze di sicurezza sono cominciati nel 2009, sotto il governo di Berlusconi e della Lega. Altri tagli li ha fatti Monti, solo col governo Renzi si è sbloccato un piano di turnover, che però non coprirà i buchi fatti prima.
Secondo i sindacati servirebbero 45mila poliziotti in più.
L'intervista a Minniti
Non siamo riusciti a rispondere al sentimento della rabbia e della paura: non si può rispondere coi dati economici dell'economia, col dato dei reati in calo.
La sinistra sta accanto a chi a rabbia e ha paura, per liberali dalla rabbia e dalla paura: serve avere una politica sulla sicurezza che tenga assieme più cose, politiche al degrado urbano, per la costruzione delle case. Non è solo una questione di repressione: la sinistra è l'unica forza politica che può fare queste cose, ma purtroppo l'ha capito in ritardo.

5 miliardi di tagli sono tanti dal 2009: chi li ha fatti ora è al governo.

Nel contratto Lega e M5S si parla di nuovi poliziotti: i 2500 poliziotti del piano Minniti non sono sufficienti, il sottosegretario Molteni parla di nuovi fondi per le assunzioni, soldi presi dal fondo per l'accoglienza.
Espulsioni più facili, tempi dentro i CAS più lunghi, più rimpatri – dice Molteni: un piano che però non sta in piedi e lo sanno anche loro.
Non c'è legame tra immigrazione e criminalità, poiché gli immigrati in carcere sono 20000 circa, come 3 anni fa nonostante l'arrivo di molti nuovi migranti.
C'è però un legame tra irregolari e criminalità: bisogna favorire l'inserimento delle persone, dare loro la possibilità di trovare casa e alloggio.

La soluzione non è espulsioni più facili e frontiere chiuse.
Pizzarotti punta il dito contro la politica di Salvini e anche contro la politica altalenante del suo ex movimento che ora si trova a dover inseguire Salvini e le sue sparate.
M5S che ora ha avallato il taglio dei fondi alle periferie, non un bel segnale per la sicurezza nelle città.

La città che si cura
Mekelen, nel Belgio, regione delle Fiandre: una città storica, della cultura, un gioiello dell'architettura fiamminga.
Una delle città con più stranieri, che sono circa il30% della popolazione, circa 80 lingue parlate, persone che arrivano da tutto il mondo.
Il 49% dei minorenni sono figli di migranti, sono loro che hanno svecchiato la popolazione: qui tutti gli stranieri non provocano tensioni, è diminuita la criminalità ed è migliorata la sicurezza negli ultimi 20 anni.
Tutto merito del sindaco che governa col centro destra: Bart Somers è un liberale che ha pure vinto il premio come miglior sindaco per l'integrazione.
Prima di insediarsi il partito politico di estrema destra era al 40%: Somers ha individuato una soluzione nuova, puntando alla risoluzione dei problemi, per tutti, anche per i migranti.
Hanno investito nella polizia, il sindaco qui è anche capo della polizia; poi ha piazzato telecamere in tutta la città che portano le immagini delle vie nelle sale della polizia.
Gli operatori possono seguire le immagini e aiutare le volanti di polizia se viene segnalato un problema: in questo modo i criminali non possono occupare il territorio.
Il sindaco ha anche investito in più poliziotti: sono diminuiti tutti i reati, furti nelle case e nelle auto, furti con violenza.
Il comune ha realizzato un parco aperto a tutti in un nuovo quartiere popolare, con spazi per fare sport, con gli uffici del comune: l'amministrazione ha investito proprio nei quartieri più poveri, nelle scuole, nel lavoro giovanile, in progetti educativi.
I nuovi arrivati devono poter imparare la lingua comune per poter essere integrate in modo più semplice; altro strumento di integrazione è lo sport.
Così il partito di estrema destra qui è crollato all'8%: i cittadini si sono resi conto che i migranti sono cittadini come loro, che devono crescere con loro, per il bene comune.
Sono parole di un politico di un partito sovranista. Belga non italiano.

In questo comune, nelle scuole si organizzano delle sessioni speciali per i genitori stranieri, che vengono spinti all'integrazione e alla partecipazione: si parte dalla scuola dove si insegna il fiammingo sia ai padri che ai figli.

Ci sono poi centinaia di cittadini che lavorano come volontari, alcuni gratis altri pagati, per insegnare ai bambini la lingua, per aiutarli per fare compiti.
Si costruisce una comunità, che cresce tutta assieme, niente ghetti o persone recluse in casa.
Anche il restauro del bene pubblico, di piazze o strade, è in mano ai cittadini, che hanno rifatto il volto del centro storico di Mekelen.
E man mano che il comune abbelliva gli spazi pubblici, arrivavano gli investimenti dei privati: spazi pubblici puliti portano ad avere persone più civili, perché le persone qui sentono la città come una loro proprietà, una città sicura e rispettosa.
Una città sicura col 30% di stranieri: le persone nate e cresciute qui non sono straniere, dobbiamo vivere tutti integrati nello stesso paese.
Vivere insieme nella diversità può essere un successo – ha concluso il sindaco.

Cosa nelle nel contratto di governo del M5S – l'ultima domanda a Pizzarotti: vedo dei ministri ma non vedo una classe dirigente, la risposta.
Vorrei tornare ad una classe politica più istituzionale che pensi che i problemi si risolvono con l'impegno di tutti i cittadini.

La sicurezza partecipata
Piccole Mekelen ci sono anche in Italia: sono migliaia i cittadini che hanno partecipato ai progetti di sicurezza partecipata.
Limbiate, provincia di Monza: l'associazione controllo del vicinato parla alle persone di controllo del vicinato, una specie di videosorveglianza umana, niente ronde o altro.
Sono più di 1600 le associazioni di controllo in 640 comuni: esperienze che portano poi a benefici come quelli riscontrati a Santa Croce di Carpi.
Qui le persone fanno comunità, comunicano ed è stato registrato un calo dei furti, per le comunicazioni che viaggiano tramite delle chat, c'è sempre qualcuno che si occupa degli altri, specie delle persone anziane, poco avvezze alle nuove tecnologie.
Sempre le associazioni si occupano del risarcimento per le spese accessorie, per il trauma psicologico: alla base di tutto c'è il concetto di sentirsi parte di una comunità che si occupa di te e di cui tu ti occupi.

Per questo è importante l'arredo, come si costruiscono le case e i quartieri: come il quartiere Corviale a Roma, un simbolo di degrado e insicurezza perché oltre alle case (chiuse e con barriere) mancano del tutto spazi comuni e servizi per tutti.
La sicurezza è figlia di uno spazio frequentato: frequentato per fare sport e per fare cultura.
Il calcio qui, nel quartiere Corviale, è sociale: attraverso il calcio si cerca di cambiare il territorio, racconta una persona dell'associazione Calciosociale.

L'equazione della felicità.
Andrea di Nicola, dell'università di Trento ha inventato una equazione sulla felicità: si basa sulla sicurezza e sulla salute e anche sul degrado; appoggiandosi alla statistica e al database dei reati sono arrivati a sviluppare un sw che previene i reati.
Un sw che monitora le zone non vissute, perché non hanno consumi di elettricità e che forse hanno bisogno di riqualificazione.
E' un software che serve a mettere ordine: con l'ordine si migliora anche la percezione dell'insicurezza, eliminiamo un po' di pancia e mettiamoci dentro un po' di cervello.

La feroce mafia nigeriana a Torino
Il quartiere di Barriera è uno dei più multietnici della città: ma il problema è lo spaccio non la presenza di stranieri.
Spaccio di droga, prostituzione, traffico di esseri umani sono i reati in cui sono coinvolte le mafie nigeriane: sono strutture criminali che prevedono dei riti cruenti per i nuovi adepti.
La mafia nigeriana non sarebbe subordinata a quella italiana: non ci sono interferenze ne rapporti di subordinazione.

Sono strutture criminali, “cults”, in forma piramidale, con dentro anche delle donne, per gestire la prostituzione di ragazze: c'è un'intera catena di comando, che gestisce la tratta delle donne.
Ragazze che devono pagare il debito, per il viaggio in Italia, andando per strada.

Ma la roccaforte della mafia nigeriana è al sud, a Castelvolturno, literale domizio, dentro case nate da uno scempio ambientale dei fratelli Coppola.
Il gruppo si chiama Eye: chi cerca di scappare da questo cult rischia la morte.

A questo si è arrivati per l'abbandono del territorio, i degrado, l'assenza di qualsiasi forma di controllo che marchi la presenza dello Stato.
Si è tollerato l'abusivismo, non ci sono strutture di aggregazione: Castelvolturno è l'emblema del fallimento dell'immigrazione come è oggi concepita.
Un modello che crea degli invisibili, braccia per la criminalità.
Altro che la città belga: qui le persone non hanno alcun servizio di aiuto, dalle scuole, ai servizi sanitari, alla formazione lavorativa.

A furia di chiudere gli occhi di fronte alla realtà, le mafie hanno prosperato.
E ora è tardi per chiudere le frontiere o pensare di armare i cittadini.

22 febbraio 2017

La Parma di Soneri (la recensione di Fabrizio D'Esposito)

La recensione di Fabrizio D'Esposito sul Fatto Quotidiano di "Il commissario Soneri e la legge del Corano" di Valerio Varesi.
(In poche righe è riuscito ad esprimere impressioni che a me avrebbero richiesto pagine .. che invidia)
La Parma di Soneri, cupa metafora di un’Italia smarrita
Parma come metafora cupa e irrisolta di quest’Italia squassata dalla rabbia del popolo, con una classe dirigente impotente dinnanzi agli scenari della globalizzazione. È un incipit insolito per introdurre un giallo, ma Valerio Varesi non è solo un narratore di talento ma ha anche un acuto sguardo politico. Ecco l’imam Brahimi: “C o m m i ssario, non mi piace fingere: la maggior parte di noi vi odia, così come voi odiate noi. Va di moda illudersi del contrario, ma le ripeto che non mi piace fingere. Come dite voi? Ipocrisia?”. Ed ecco il professore Pellacini, guru accademico del fasciolepenismo: “Davvero crede che tutto finirà con una reciproca comprensione? Che tutti ci ritroveremo davanti all’altare della Costituzione a celebrare la santa convivenza? Che pusillanimi! I vecchi comunisti li avrebbero presi a calci ’sti musulmani con il loro oppio religioso. E i cattolici ci avrebbero mosso contro un’altra crociata.Né gli uni né gli altri hanno più un minimo di nerbo culturale”.DOPO DECENNI di salde convinzioni antifasciste, le certezze del commissario Franco Soneri, poliziotto democratico, vacillano nell’inchiesta sull’omicidio di un immigrato musulmano ospitato da un anziano e misterioso cieco italiano. Parma è cambiata come il resto del mondo e tutti i nodi del nostro tempo sono sviscerati in modo crudelmente lucido. L’esasperazione porta i poveri cristi onesti a votare destra perché la sinistra non c’è più. Soneri è uno degli investigatori più amati del giallo italiano. Ama la nebbia e ogni grasso della sublime cucina emiliana. In barba al colesterolo e ai vegani, che in quanto al maiale la pensano come i musulmani.

12 febbraio 2017

Voglia di sicurezza

Gatti che ronfano nei pomeriggi d'inverno: sono così le città di pianura. Neghittose e morbide nella loro indolenza festiva, conservano un cuore crudele e scattante. Per mimetismo come a caccia, stanno acquattate nella cova dei loro palazzi dove si predica caritatevoli e si progetta l'agguato. Sono introspettive, silenziose e meditabonde, votate a ruminare nevrosi dentro le loro nebbie”.

Già solo per un incipit come questo, vale la pena leggersi l'ultimo romanzo di Valerio Varesi, “Il commissario Soneri e la legge del Corano”. Come gli altri, ambientato nella città di Parma, una delle città di pianura, ex città industriale poi spogliata da un'amministrazione famelica poi sfuggita alle proprie responsabilità.
E ora preda, come tante altre città del nord, delle paure che ci vengono instillate quotidianamente. I ladri, la criminalità, i furti, non si può uscire la sera, bisogna barricarsi in casa.
Colpa degli immigrati, la polizia non fa niente, li arrestano e poi li lasciano nuovamente liberi.

A Parma hanno ucciso un tunisino nella casa di un anziano signore, cieco, che amava andare a guardare i treni in stazione (come il personaggio del libro di Simenon). Gli agenti della polfer lo hanno fermato nel suo girovagare per i binari, forse si era perso. Accompagnatolo a casa, la scoperta del cadavere di Hamed.
Il commissario Soneri, mentre si sta recando a piedi verso via XX Settembre, si imbatte in una delle tante ronde notturne: i bravi cittadini che con le loro passeggiate notturne garantiscono la sicurezza (che lo stato non può più garantire, il non detto).
Via Trento non era che l'esordio di un dimesso rettifilo che cominciava in città, tagliava la Bassa e finiva nel Po di Sacca. A metà strada incrociò un gruppo di uomini che camminavano schierati a pattuglia. Quello davanti a tutti, che indossava una giacca di foggia militare, lo squadrò con sospetto. 
«Stia attento. Tira una brutt'aria in questa strada la sera», esordì con un piglio da vecchio caporale. 
«Mica solo la sera!» rincarò uno dietro. 
«Abita distante? È in macchina?» 
Il commissario li studiò per qualche secondo prima di rispondere. Doveva essere una ronda di cittadini anticrimine.
«No, non abito qui, ma mi piace passeggiare. Anche a voi vedo.»
 
«Ci prende per il culo?» replicò l'uomo. «E' uno che va a troie, non vedi?» ridacchiò un altro. «Guardi che hanno sloggiato. Da queste parti non ci vogliono più stare nemmeno le puttane con tutti i delinquenti che girano.» 
«Sono qui per quello,» annunciò serio Soneri. «Voglio che tornino le signore per farvi tanti bei servizietti.» 
«Sarà mica un poliziotto? Di quelli a piedi come a Londra», risero gli altri. «Ci faccia vedere il tesserino.» 
«Facciamo che sono io a chiedere i documenti a voi», si spazientì infine il commissario. 
«Calma ragazzi», intervenne quello col giubbetto militare che sembrava il capo, «se è un questurino sarà venuto per un motivo, no? È successo qualcosa?»«Se non lo sapete voi che garantite l'ordine ..» 
In quel momento passò una volante lentamente e si fermò a fianco. L'agente alla guida si sporse dal finestrino: «Commissario, serve un passaggio?» 
«Si», rispose Soneri, «ci sono brutte compagnie in giro.»Lasciò il gruppetto e salì. 
«Li conoscete?» chiese poi ai due agenti una volta partiti. 
«Le ronde, commissario. Sono bravi diavoli. Girano fino alle tre di notte e ci segnalano i sospetti. Su dieci che ce ne dicono va bene se ce n'è una giusta.»«E' così scesa la fiducia nelle forze dell'ordine?» 
«Dottore, c'è da capirli: ormai i politici hanno insegnato a rubare a tutti. Sono arrivati i ladri anche dall'estero! Sbarcano già imparati, ma qui hanno il master!» sghignazzò il poliziotto alla guida. 
Soneri tacque intuendo la deriva del discorso. 
[Il commissario Soneri e la leggedel Corano, Valerio Varesi Frassinelli editore]

C'è voglia di sicurezza. Sicurezza per tutti gli episodi di criminalità di cui sentiamo parlare: la ragazza picchiata  mentre stava andando in treno verso Vigevano.
Giù le mani dai nostri bambini. Che possono morire per il tumore nella terra dei fuochi o per i veleni dell'Ilva di Taranto.
Giù le mani dalle nostre donne, che possono essere picchiare e uccise da quegli italiani brava gente, che poi quando arriva la stampa “sembrava tanto una brava persona”.
E non c'è ronda che li fermi, questi femminicidi.

C'è voglia di sicurezza e c'è voglia di ordine.
Basta con questa occupazione degli stabili o della biblioteca all'università di Bologna.
O con le manifestazioni antifasciste che tolgono il diritto a professare le loro idee a tutti i gruppi come Casa pound o altri (ieri a Genova, poche settimane fa a Milano), che una stampa ignava chiama ancora estrema destra ma forse potremmo anche chiamarli fascisti, una volta per tutte.
Basta con questi immigrati che stanno tutto il giorno a spasso, pagati coi soldi tolti agli italiani, in hotel a 5 stelle, a dar fastidio alla brava gente.
I nuovi Cie, servono. Servono più poteri ai sindaci, che non hanno soldi nemmeno per mettere a posto le strade e le scuole, ma tant'è..

Anzi, nemmeno i Cie: il presidente della regione Lombardia, Maroni, andava oltre: bisogna tornare ai respingimenti, ai centri di detenzione in nord Africa. Come ai bei tempi di Gheddafi. Te lo ricordi Gheddafi?

14 settembre 2014

Il commissario Soneri e la strategia della lucertola, di Valerio Varesi

Incipit:
«Juvara, se ti dicessero che un tizio è stato ferito da un batiffolo di cotone scagliato dal quarto piano, o di un uno in fin di vita dopo esser stato colpito da una piuma? O di un altro stecchito da una cacata di piccione in piena fronte?»«Scusi, cosa sta dicendo» sorrise l'ispettore.«Ormai sui giornali si leggono solo notizie assurde.»Juvara osservò Soneri perplesso, finché il commissario non si avvicinò stendendo un quotidiano sulla scrivania e picchiettando con le nocche su un titolo a cinque colonne: Settimana bianca per il sindaco Corbellini. E più sotto: Sulla Paganella coi ragazzi della parrocchia della Navetta.L'ispettore sollevò lo sguardo, ancora interrogativo.«Lo vedi? Non ti stupisci. Sei anestetizzato.»«Ma commissario ..» balbettò Juvara confuso.«Non t'accorgi com'è messa sta città? Ti pare il caso che il sindaco se ne vada a sciare? E ce lo fa sapere, poi! Però, se tutti reagissero come te .. Speriamo che qualcuno si incazzi!»«E' una notizia come un'altra», alzò le spalle l'ispettore.«Ma si … lasciamo correre.»

Un sindaco, Corbellini, che abbandona la città in un momento di crisi per andare a sciare, con la magistratura che portando avanti indagini sulla corruzione in comune e con la gente fuori dai portone che protesta. La stessa gente che prima aveva eletto quel sindaco e quella giunta e che non si era accorta delle ruberie, della malapolitica, del clientelismo.
Un cellulare che squilla sull'argine brumoso di un fiume. E delle strane tracce di cani che dal torrente portano fuori città.
Un anziano che sparisce da una casa privata di cura, dove forse la cura dei pazienti non è la prima cosa cui pensare. E che viene trovato morto assiderato sulle scale esterne.
Da questi tre episodi, all'apparenza slegati, inizia il racconto di Valerio Varesi che prendo fortemente spunto dai fatti accaduti a Parma pochi anni fa, con la fine igniminiosa della giunta Vignali che aveva portato la città a rischio fallimento.
La Parma nebbiosa e viscida del commissario Soneri e del vice Juvara, della compagna Angela.

E' un giallo anomalo, sui generis, questo, perché è un giallo con degli omicidi ma nessun assassino: anzi, ad uccidere le vittime (il sindaco che scompare, l'anziano che aveva perso la memoria, e poi altri ..) è il “contesto”, una parola che racchiude bene il significato dei tempi che viviamo.

«Capisce qual'è il pericolo? Stiamo marciando verso questo approdo. Il rito democratico delle assemblee elettive è così svuotato di senso da apparire come uno scongiuro o una profezia.[..]»
«Stiamo parlando di gente spietata che non ammette limiti. Il potere politico è affidato a uomini di paglia, le leggi se le fanno in casa e i giudici si corrompono. Chi si mette contro gente simile? L'opposizione? Lì comanda Pontiroli, il cooperatore che fa affari con quelli come Ugolini».
«Se a lei non piace questa roba, mi aiuti.»
«Stiamo parlando di gente spietata che non ammette limiti. Il potere politico è affidato a uomini di paglia, le leggi se le fanno in casa e i giudici si corrompono. Chi si mette contro gente simile? L'opposizione? Lì comanda Pontiroli, il cooperatore che fa affari con quelli come Ugolini».«Se a lei non piace questa roba, mi aiuti.»«Non la sto aiutando? Le sto spiegando il contesto», replicò Valmarini mentre il commissario registrava per l'ennesima volta quella parola, che ritornava ossessivamente in tutte le conversazioni.
La parola “Contesto” qui viene usata nel senso scasciano del termine: il contesto si intende la città di Parma, i suoi cittadini, la giunta comunale, la classe imprenditoriale del nord della nuova generazione che pensa solo a divertirsi.
Una democrazia svuotata dal suo interno e di cui rimane solo l'involucro esterno, come simulacro da tenere in piedi. Partiti che sono diventati come macchine d'affari, al servizio di una classe imprenditoriale senza scrupoli, che considera la criminalità un male necessario per sopravvivere in un mondo e in un mercato dove non si fanno prigionieri. Perché, come aveva già detto qualche anno fa un ministro, con la mafia bisogna convivere. Specie se porta soldi voti, che servono così tanto ai signori politici.

E i soldi, come i voti, lavano e servono a tutto: lavano la coscienza (per chi ancora ce l'ha) degli eletti, oliano il sistema con la solita strada della bustarella, un tempo chiamata corruzione oggi più modernamente intesa come sistema di finanziamento privato ai partiti.
Partiti che non sono più uno dei corpi intermedi su cui si articola la democrazia, chiamati a selezionare i migliori dalla società civile e al suo interno per gestire al meglio la cosa pubblica.

«I processi industriali impongono la quantità come parametro dominante.Se riesco a convincere migliaia di individui, me ne frego se l'opinione che impongo è falsa.I presunti detentori della verità dovranno fare i conti con la quantità. La democrazia è quindi un grande vantaggio. Posto che esistano il vero e il falso, il voto per il vero conta quanto quello per il falso.»
Qui, nel contesto parmigiano, che potrebbe essere esteso a tante altre realtà piccole o grandi italiane, politica, affari, finanza, criminalità, pubblico e privato, sono tutti intrecciati.
Chi dovrebbe controllare, o viene messo a libro paga o viene anestetizzato. Da una politica che è tutta una finzione, fatta da attori di fiction, uomini di paglia belli, sani e abbronzati, che possono essere rimpiazzati in ogni istante. Dal mondo dell'informazione che spesso è pure lui complice e responsabile del “contesto”.
Un paese che si è dimenticato del bene comune, della tutela del pubblico (il suolo pubblico svenduto, il denaro pubblico sperperato e regalato agli amici). Ognun per se, e che Dio ci aiuti.
Anche la rabbia della gente, fa dire Varesi al protagonista, è qualcosa che non mette assieme le persone, per arrivare ad un cambiamento morale, etico del paese:
“era davvero un mondo di incazzati, ognuno per sé, diffidenti del prossimo, individualisti persino nella rabbia”.Rabbia che, da sola, è fine a se stessa e non può portare a nessuna rivoluzione:«Le rivoluzioni presuppongono una massa d'urto di affamati e una cerchia di intellettuali che la guida. Qui non vedo né l'una né l'altra.»«Gli affamati, volendo .. ma gli intellettuali .. e poi a loro non da più retta nessuno.»
In questo romanzo, a rovinare il falso “presepe” messo in piedi da questa politica, sono rimasti i poliziotti onesti e qualche procuratore che ancora se la sente di subire le ire della politica (e le ispezioni ministeriali) quando si pestano piedi che non si devono: come Soneri e qualche suo collega:
«Bisogna incastrarli sui loro vizi e per fortuna ne hanno tanti. Giro al largo dalle schifezze che combinano in politica».«Saremmo dei nemici del popolo: i parmigiani acclamano questa gente»«E noi rompiamo le palle. Io e il mio codice penale ci sentiamo sempre più isolati. Come fa un poliziotto a vivere in un mondo di ladri? Mi viene voglia di mollare e di mettermi anch'io a fare surf sull'onda.»«Lascia perdere» gli intimò Nanetti. «Finiresti subito in bocca agli squali.»
Come il procuratore Bergossi:
«Le mafie servono, tutto qui. Portano consenso e fanno la fortuna di decine di politici. Sono al governo e non da oggi. Lei pensa che un branco di pecorai possa tenere in scacco lo Stato se non ne facesse parte? E l'infezione si è ormai estesa, attecchendo tra l'imprenditoria inflaccidita dal benessere o alimentando le ambizioni dei personaggi spregiudicati come Ugolini»
Ugolini è, nel romanzo, l'industriale che tiene in mano il partito della destra che governa il comune e che dal comune ha tratto i maggiori benefici con i suoi affari:
«Le ho già spiegato che la malavita è l'infanzia dell'imprenditoria. Capisco anche che dal suo punto di vista tutto il mondo economico appaia malavitoso, giacché ambisce a liberarsi di ogni regola che ne limiti la libertà. Ripeto che un po' l'ammiro per la sua testardaggine di perdente. Le rimprovero l'ingenuità nel non accorgersi che stiamo abbattendo uno dopo l'altro i vincoli che ci ostacolano da quando ci siamo presi lo spazio della politica. Abbiamo deciso noi come si gioca. E anche come gioca lei. Purtroppo nel caso di Corbellini abbiamo scelto male, ma cosa vuole che sia un Corbellini? Come una soubrette: ne troveremo un altro.»
Paradossalmente, in un mondo di falsi, è molto più vero il falsario Valmarini, un signore della notte in cui Soneri si imbatte cercando il cellulare che trilla sull'argine del Parma.
E le opposizioni? La sinistra è diventata parte attiva nel contesto parmense, con le sue cooperative che vincono tutti gli appalti in regione e si presentano assieme alle aziend eprivate fuori.
La voce della verità è affidata ad un consigliere che, proprio perché dice le cose come stanno, su un megafono in piena piazza, viene preso per pazzo:
«Qui la Camorra s'è insinuata silenziosamente senza creare attriti. Le è bastato sfruttare la debolezza dei rampolli delle famiglie imprenditoriali. Alla terza o quarta generazione non pensano più all'azienda ma alla bella vita: macchine, donne, nottate, cocaina, Forte dei Marmi .. Sputtanano tutto quello che che tre generazioni hanno messo da parte. E a quel punto arrivano loro, i pescecani. Offrono un pacco di soldi e si prendono l'azienda».
E' la genesi del Movimento 5 stelle che, sull'onda del mandiamoli tutti a casa, sono tutti delinquenti, vincerà le elezioni poi a Parma.
Come nei romanzi di Sciascia, il finale è molto amaro: all'investigatore, che pure ha compreso quanto è vasto il malaffare e ha intuito fin dove in alto porta, è negata la possibilità di arrivare fino in fondo, e si dovrà accontentare di mettere le mani sui pesci piccoli. È proprio “la strategia della lucertola”, che lascia la coda nella trappola per ingannare il predatore.
«Una storia di morti senza assassini ..» constatò Angela. «Un assiderato, un suicida e un overdose molto sospetta.»«Te l'ho detto chi è l'assassino: il contesto», ribadì Soneri.«E il contesto non si può arrestare. Si potrebbe riformare, ma è un lavoro lungo, forse inutile. In ogni caso, non compete ad un poliziotto.»
L'intervista di Varesi su Repubblica:
Il titolo richiama la tecnica di sopravvivenza della lucertola che si stacca la coda pur di salvarsi. E’ quello che è successo anche in città? “E’ la metafora del potere che quando è incastrato consegna il pesce piccolo per salvare se stesso. Metafora italiana della malavita politica e criminale dove la testa resta sempre intatta”.Sembra quasi la trama di un altro scandalo parmigiano, quello della Parmalat. “Tanzi fu il primo motore di quella vicenda, ma uno dei pochi capri espiatori. Il sistema politico e bancario è stato lambito solo marginalmente. Anche con Public Money è andata così, dentro il sindaco e qualche assessore, ma i mandanti non sono stati toccati”.Ma cos’è questo contesto a Parma?“Prima di tutto sono i parmigiani, che fingono di non conoscere il passato della persone che votano e si fanno abbindolare dal primo pifferaio. Parma si è illusa di vivere spendendo e spandendo. Si costruivano opere inutili, ma andava bene, tutti contenti perché si gratificava l’ego, accumulando debiti su debiti. Ora per la città si profilano 15-20 anni di decadenza. Abbiamo avuto a livello locale una classe politica scandalosa, anche confrontandola con le città vicine. Nessuno è riuscito a spiccare oltre i Paolotti. Prendiamo la stazione medio-padana, doveva arrivare a Parma, si litigò, e oggi è finita a Reggio. Bologna, con Eataly sta costruendo Fico, la vetrina dell’agroalimentare, malgrado Parma abbia tante eccellenze. Tutte occasioni mancate”.Se dovessimo indagare come il commissario Soneri, mettere insieme i pezzi, perché Parma è arrivata a questo punto? Che cos’è successo? Public Money non è che l’ultimo di una serie di scandali.“C’è stato uno scollamento tra i ceti produttivi e il ceto politico, con una forte litigiosità interna. A Parma gli scandali sono una specialità. Nel ’75 quello edilizio, nel ’92 il pentapartito, poi la Parmalat, Vignali. In 25 anni di carriera non ricordo mai un sindaco finito in galera. Il potere politico e quello economico - prosegue - si sono saldati, non ci sono più state idee, ci si è crogiolati con l’immagine dell’ancien regime e non si è progettato il futuro”. [..]E’ un libro che fa pensare ad altri giallisti atipici come Sciascia e Gadda che citavi, che cos’è il giallo per Varesi?“Sì il romanzo si colloca in quella tradizione italiana, ma anche europea, quella di Dürrenmatt o di Simenon, che affonda il bisturi nell’animo umano. E’ il mio obiettivo, per me il giallo non è tanto trama a incastro, tensione verso la soluzione, ma una forma narrativa che mi consente di entrare nelle pieghe dell’animo umano”.Perché tanti tuoi libri prendono spunto dalla realtà?“Sento una forte tensione all’impegno civile, che ho manifestato anche coi romanzi a sfondo storico. Questo è un romanzo politico. In piccolo Parma rappresenta quello che succede a livello nazionale. C’è un brodo del malaffare che è italiano”. (raffaele castagno)

La scheda del libro sul sito di Frassinelli
I link per ordinare i libri su Ibs e Amazon

09 settembre 2014

Il commissario Soneri e la strategia della lucertola - incipit

«Juvara, se ti dicessero che un tizio è stato ferito da un batuffolo di cotone scagliato dal quarto piano, o di uno in fin di vita dopo esser stato colpito da una piuma? O di un altro stecchito da una cacata di piccione in piena fronte?»
«Scusi, cosa sta dicendo?» sorrise l'ispettore.
«Ormai sui giornali si leggono solo notizie assurde.»
Juvara osservò Soneri perplesso, finché il commissario non si avvicinò stendendo un quotidiano sulla scrivania e picchiettando con le nocche su un titolo a cinque colonne: Settimana bianca per il sindaco Corbellini. E più sotto: Sulla Paganella coi ragazzi della parrocchia della Navetta.
L'ispettore sollevò lo sguardo, ancora interrogativo.
«Lo vedi? Non ti stupisci. Sei anestetizzato.»
«Ma commissario ..» balbettò Juvara confuso.
«Non t'accorgi com'è messa sta città? Ti pare il caso che il sindaco se ne vada a sciare? E ce lo fa sapere, poi! Però, se tutti reagissero come te .. Speriamo che qualcuno si incazzi!»
«E' una notizia come un'altra», alzò le spalle l'ispettore.
«Ma si … lasciamo correre.»
«Dottore, scusi se glielo dico: lei, a volte, mi sembra un po' moralista», ribattè Juvara sogghignando, ormai abituato alle improvvise sfuriate del commissario, che arrivavano inaspettatamente come le disgrazie.
«Magari fosse rimasta un po' di morale in questa città! La puzza di marcio è così stagnante che chi fa il gesto di turarsi il naso passa per un bacchettone», lamentò Soneri. Che subito dopo aggiunse con fastidio: «Li vedi tutti quei poveri cristi che passano da noi? A volte mi chiedo se è giusto metterli in galera. Per che cosa puoi biasimarli? Che ogni tanto rapinano una banca per poche migliaia di euro quando i banchieri ci derubano tutti i giorni? Come te lo spieghi che quelli finiscono in galera e gli altri no?»
«Commissario, noi non dovremmo dire queste cose», tagliò corto Juvara. «E poi sarebbe un discorso lungo ..»
«Quando si vuol lasciar perdere, si parla così», bofonchiò Soneri indispettito. Poi si alzò di scatto e uscì dall'ufficio.

Una città distrutta dal suo interno, dalla corruzione. La popolazione che assedia il municipio, sempre più incazzata. Anche le stesse persone che magari hanno votato per questo sindaco che in un momento come questo se ne va a sciare.
Tre diverse piste per il commissario Soneri che sembrano non aver nulla in comune.
Questo è il nuovo giallo di Valerio Varesi, ambientato a Parma. Sommersa dalla neve e anche dal marcio della politica.

Buona lettura!!
Il blog dell'autore e la scheda sul sito di Sperling & Kupfer.

11 marzo 2013

Presa diretta - Italia in rosso

Quanto tempo ci metteranno i mercati a saltarci addosso, ora che a Roma non c'è ancora un governo (e non se ne vede uno all'orizzonte)?
Chi si occuperà dei problemi dei comuni in rosso? Dei lavoratori delle società partecipate, delle cooperative sociali, dentro i comuni?
Chi si occuperà delle famiglie che di quei servizi avevano bisogno: famiglie con anziani non autosufficienti, con bambini in difficoltà?

Mentre a Roma si discute di accordi che non s'hanno da fare, di magistrati stalinisti, di giaguari da smacchiare (e qualcuno che si scalda per le primarie), l'Italia è in rosso.

L'Italia dei comuni coi conti in crisi: come a Napoli, dove la mano criminale ha appiccato il fuoco sul museo della scienza, nella zona ex Italsider.
Si è voluto colpire la cultura, un progetto di riqualificazione che funzionava, che dava lavoro: le persone che qui lavorano, dipendenti e professori per colpa dei tagli nei trasferimenti dallo stato non prendono stipendio da 5-11 mesi.
Ma nonostante questo, sono rimasti lì, non se ne sono andati: in questa Italia dove, dice Bankitalia, il 65% delle famiglie non arriva a fine mese, gli eroi sono loro.

Ad Alessandria il nuovo sindaco ha dovuto dichiarare fallimento: la vecchia giunta PDL aveva falsificato i conti e nascosto documenti ai revisori.
Il buco da 150 ml di euro era visibile a tutti però: spese non sostenibili (come l'affito del palazzo per l'ufficio dei tributi), appalti a società vicine all'amministrazione comunale. La Amag, la società del gas e dell'acqua, veniva usata come cassaforte per fare investimenti inutili (alla collettività), ma utili per un tornaconto politico. Contratti di consulenza, spese di rappresentanza: una macchina da voti che però è andata in tilt per i tributi non riscossi.

In tilt è andato anche il settore del sociale: le cooperative si aspettano 11 milioni dal comune per i servizi erogati.
Ora a pagare per questa cattiva amministrazione sono i loro lavoratori e le famiglie che di questi servizi hanno bisogno.
Sono servizi che, secondo il piano di rientro, vanno tagliati: 1000 posti di lavoro, 300 posti nelle partecipate. Una città ferma.

Cosa dice l'ex sindaco, rinviato a giudizio? "non eravamo consci", scarica tutto sui tecnici comunali, che hanno truccato i conti a loro insaputa.

A Catania sono arrivati 80 ml di euro di aiuti dallo stato, che dovranno essere restituiti in 10 anni. Erano già arrivati 140 ml di euro a fondo perduto dal Cipe, nel 2008 ai tempi del governo Berlusconi: ma sono poca roba. Il buco a Catania, anche per la gestione del medico di Berlusconi, Scapagnini, è di 1 miliardo.
Per fare cassa il comune ha fatto delle vendite fittizie di beni del comune.
Il risultato è stato che il palazzo di giustizia oggi è in uno scantinato, e gli archivi sono aperti a tutti.
L'edilizia pubblica cade a pezzi perché il comune non ha soldi per mantenerla.
Come ad Alessandria, il comune per truccare i conti vi ha inserito dei crediti inesigibili, su tributi locali che non sono stati riscossi.

A Napoli il buco è ora calato a 850 ml di euro: ma il rientro ha un costo.
I vigili non ha le divise, le strade attorno alla stazione sono piene di buche, gli autobus cadono a pezzi e, nelle settimane passate, si sono pure fermati perché mancava il gasolio.
L'azienda dei trasporti aspetta 300 ml dal comune, che servirebbero per rinnovare il parco mezzi.
Tagli che si sono abbattuti anche sul sociale: l'associazione Itaca, che si occupa di minorenni con problemi, ha dovuto chiudere, dopo 3 anni di arretrati dal comune. 33 centri educativi chiusi, 20 ludoteche, 300 posti di lavoro nel sociale a rischio.

Il buco del comune si è creato con le partecipate: dei 2 miliardi di debiti, 1,3 miliardi erano per le partecipate.
Come l'Asia, che si occupa di rifiuti e che ora ha a capo Raffaele Del Giudice.

Il sincaco, intervistato dal giornalista, ha spiegato che i primi soldi che arriveranno dal decreto Salva Napoli (circa 57 ml) serviranno per ambiente, trasporti, strade e creditori.
La strada per il risanamento sarà lunga: "abbiamo rotto un sistema e questo ha dato fastidio".
Fastidio il fatto che hanno tolto 180 dirigenti esterni, tolto le consulenze esterne, ridotti i cda.
E nelle partecipate che si creano i buchi di Bilancio.

Anche a Parma è successa la stessa cosa: il sindaco è stato arrestato per peculato e corruzione: del sistema Parma, dove i soldi delle partecipate venivano usati per la campagna elettorale, se ne era già occupata nel passato Presa diretta.

Come a Napoli, il risanamento ha un costo, ed è quello del rincaro delle tasse, per mantenere i servizi.
Il sincaco Pizzaroti ha liquidato le partecipate, ma i debiti rimangono e si sta cercando di rinegoziarli con le banche.
Al momento, chi paga sono i cittadini.

Il sistema Torino.
Secondo il sindaco Fassino, il sistema Torino, denunciato dal movimento M5S non esiste. Esiste però il buco da 3,3 miliardi.
Un buco che ha origine con le spese per le olimpiadi del 2006, ma anche con i lavori fatti in città: le piazze rifatte e la nuova metrò.
Le opere pubbliche realizzate per le olimpiadi sono ora quasi inutilizzate, e la giuta è ora accusata della sua gestione delle fondazioni e per la gestione clientelare dei dirigenti.

Il patto di stabilità è stato sforato nel 2012 e, spiegava Fassino, altri comuni dovranno fare lo stesso, se non si mette mano alla legge di stabilità.
Il punto è che fino ad ora, i comuni facevano affidamento ai trasferimenti dello stato, per compensare i mancati introiti delle tasse (che sono impopolari da riscuotere e non creano consenso).
E quando i soldi sono finiti, è finita la pacchia.

18 maggio 2012

Il nuovo a Parma


A Parma c'è la possibilità di andare oltre: oltre il vecchio sistema dei partiti, dove il candidato sindaco viene preso dall'interno del sistema, e non dall'esterno.
Il candidato Vincenzo Bernazzoli proviene dal sindacato, è presidente della provincia di Parma  (doppia poltrona dunque e chissà cosa ne pensa dell'abolizione delle poltrone?), iscritto al PD , presidente dell'Unione province italiane.
Favorevole agli inceneritori, alla costruzione di nuove autostrade (il traffico su gomma) e tangenziali: da wikipedia



In aprile 2012 il TAR dell'Emilia-Romagna ha dato ragione al ricorso di oltre 400 cittadini di Lesignano de' Bagni contro il progetto della tangenziale, a causa di incongruenze cartografiche e delle analisi idrogeologiche, sostenuto dal Comune di Lesignano de' Bagni e dalla Provincia di Parma.[4][5]
La Provincia di Parma è sostenitrice di un impianto di incenerimento rifiuti realizzato da Iren S.p.A. che viene contestato da una parte della cittadinanza di Parma e dei comuni limitrofi.[6] Attualmente alcune possibili leggerezze procedurali hanno causato l'apertura di una indagine giudiziaria[7] e di una procedura per verificare una sospetta Infrazione Comunitaria per la Provincia di Parma e molti comuni per problematiche in materia di gestione e smaltimento dei rifiuti.[8][9] Le motivazioni dell'indagine europea in corso sono le possibili anomalie in "diversi affidamenti decisi a favore della società Iren Spa da parte dei Comuni di Parma, Piacenza e Reggio Emilia e da quelli residenti nelle loro Province".[10] Sull'impianto di incenerimento si abbattono anche problemi legali inerenti l'appalto fatto da Iren per opere infrastrutturali.[11]



E ancora :



Prosciolto, nonostante il parere della Corte dei Conti (52/2011) che stabilisce che “i contratti ai dirigenti a chiamata sottoscritti dopo il 15 novembre non potevano essere stipulati e quindi risultano sottoscritti in violazione a norme imperative di legge”, per effetto della sanatoria del Governo Berlusconi (decreto n.141/2011), che nelle norme transitorie “condona” i contratti illegali, dall'accusa di aver nominato sette dirigenti in modo abusivo, arrecando un danno all'ente che supera il milione di euro [12].
La sua amministrazione provinciale risulta anche coinvolta in una indagine giudiziaria inerente una presunta turbativa d'asta relativa ad autonoleggio, relativamente all'appalto per il servizio di autonoleggio alla Car Server di Reggio Emilia, ditta ritenuta vicina a Genoveffa Sandei, capo di gabinetto del Presidente della Provincia [13]. A carico di cinque persone tutte legate all'amministrazione provinciale, compreso un componente dell'ufficio di presidenza, sono scattati i rinvii a giudizio in data 10 Maggio 2012[14] [15].



Ecco, dopo tutte le proteste dei cittadini di Parma, dopo la loro battaglia civile contro l'amministrazione Vignali che ha portato la città quasi alla bancarotta, i partiti di centrosinistra non hanno trovato di meglio.
Forse è arrivato il momento di sperimentare qualcosa di diverso, col candidato del m5s.


Potete confrontare i due programmi: quello di Pizzarotti e di Bernazzoli.