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26 marzo 2026

Figli per i Bastardi di Pizzofalcone di Maurizio De Giovanni

Mentre sentiva la notte entrare dal finestrino, pensava alla morte.

Era un assillo frequente, negli ultimi tempi. Il più frequente, a dire il vero. D’altra parte riteneva che i pensieri involontari, così come i sogni, fossero dettati dalle esperienze più forti, quelle che restano negli occhi e nelle orecchie persino dopo che sono passate. Come gli odori intensi, le sensazioni sulle quali il corpo si sofferma, ecco, sto avvertendo qualcosa di cui poi mi ricorderò.
Della morte era facile ricordarsi.

C’è una persona che aspetta, in una notte di fine estate, chiusa nella sua macchina. Per la testa tanti pensieri, legate alle sensazioni che il suo corpo sta recependo.

Le sensazioni del dolore, della morte. Di quella morte che arriva piano piano, assieme al dolore e che ti fa compagnia. Solo chi l’ha provata riesce a parlarne.

Sta aspettando una persona, che tra poco uscirà da un portone di un palazzo nel quartiere di Pizzofalcone. Per investirla con la sua macchina. Perché quella è la cosa giusta da fare.

Con “figli” siamo arrivati probabilmente alla fine di un ciclo anche per i Bastardi di Pizzofalcone: ogni storia deve avere un inizio e una fine e il padre dei protagonisti di questa serie sa quando arriva il momento di lasciarli liberi di vivere una loro vita. Magari, come è già avvenuto per Ricciardi, De Giovanni li riprenderà per raccontarci come si sono evolute le loro vite.

Questo romanzo ha come chiave di lettura il rapporto genitori e figli e, rispetto ai precedenti racconti dei Bastardi, l’indagine finisce quasi in secondo piano.

Un’indagine che nasce dall’intuito di uno “sbirro” troppo esperto dal farsi confondere dalle apparenze e di un magistrato capace di raccogliere le intuizioni degli investigatori: quell’investimento a Pizzofalcone non è stato un incidente. Troppo strana la dinamica. Meglio verificare meglio come sono andare le cose, anche perché il morto, Francesco Cascetta, era un patologo famoso, uno di quelli che spesso sono invitati nelle trasmissioni televisive, uno con amicizie importanti. Socio di un laboratorio di analisi in rapporti con importanti cliniche private.

È questa l’indagine che dovranno seguire gli agenti della squadra del vicequestore Palma, sapendo, ancora una volta, di avere addosso tante pressioni.

Ma è un momento delicato per i “Bastardi” e la chiave di tutto è ancora quella parola, figli.
Il futuro della piccola Giorgia per Francesco Romano, che deve decidere se sacrificare l’amore per la bambina che ha salvato o il suo di amore.
C’è un figlio, quello di Ottavia, in mezzo alla relazione clandestina con Palma: ma che futuro può avere questa relazione?
Anche Lojacono, il “cinese” (soprannome affibbiato dai colleghi e che è preso in prestito da Steve Carella dell’87 Distretto) ha un problema con la figlia Marinella: l’età dei diciotto anni è quella delle scelte, del futuro, cosa studiare, cosa voler fare da grandi. E nessun genitore arriva preparato a questo momento.

E non è nemmeno facile il rapporto tra il vicecommissario Elsa Martini e la piccola Vicky, una bambina già adulta per i suoi anni: chi è la madre tra le due? Chi è quella che prende le decisioni per entrambe?

Anche tra Pisanelli, vicecommissario in pensione, la memoria del quartiere di Pizzofalcone, e Marco Aragona si è creato un rapporto che alla lontana sembrerebbe quello tra un padre e un figlio.

Un figlio che forse non si vorrebbe avere come ospite, così ingombrante..

Ma che ne sappiamo noi di come si diventa padri, di come si impara a diventare genitori? Come racconta ai poliziotti di Pizzofalcone il figlio della vittima, nemmeno i figli conoscono veramente i padri, i loro pensieri, i loro timori:

I figli sanno così poco dei padri, come persone, come esseri umani. È come se il rapporto fosse a senso unico, mi spiego? Papà chiedeva: che cosa posso fare per te? Non accadeva mai l’inverso.

Nel frattempo, però, per i “Bastardi” c’è da portare avanti l’indagine sull’investimento del dottor Cascetta, dove però tutte le piste sembrano portare a nulla: le poche informazioni raccolte dai familiari non sono utili, il figlio vedeva solo pochi giorni il padre; la moglie viveva quasi separata dal marito. Poco utili i dati raccolti sul laboratorio, dove c’erano stato dei problemi con delle cliniche, che potevano essere superati. Quello che emerge è che, a detta dell’amico di infanzia che aveva poi preso un’altra strada, negli ultimi tempi Francesco sembrava cambiato.

.. a volte, per guardare meglio i fatti, bisogna fare un passo indietro. Perché, diceva, i particolari spesso divorano il generale e occultano l’evidenza.

Da cosa derivava quel cambio di atteggiamento di Cascetta? Che fattore nuovo era entrato nella sua vita? E, cosa ancora più importante per gli investigatori, da dove deriva quell’odio personale nei confronti del morto da parte dell’investitore?
A risolvere il caso sarà una intuizione di Alex di Nardo: ancora una volta una storia di figli e di padri e di quel rapporto indissolubile, che né il tempo né il resto possono scalfire.

Dovete sapere, quando verrete a prendermi, che la vita è fatta di genitori e figli, così come di amanti e mogli, di mariti e di amici, ma in primo luogo di genitori e figli, perché se gli altri si possono unire e separare, possono allontanarsi e avvicinarsi, i figli e i genitori no, non si possono separare, perché sono un obbligo e un impegno, perché sono indissolubili e irreversibili, perché sono inevitabili.

Buona lettura!

La scheda del libro sul sito di Einaudi
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15 maggio 2024

Pioggia per i Bastardi di Pizzofalcone, di Maurizio De Giovanni

 

Avete presente la pioggia?

Certo che si, risponderete.

Acqua che cade dal cielo, dalle nuvole che corrono nell'azzurro, si fermano, si addensano, diventano nere.

Acqua che bagna l'asfalto e lo rende lucido, gocce sulle lamiere delle automobili in coda, tergicristalli che vanno avanti e indietro. Acqua che piccia sulle superfici, che schizza dovunque.

Acqua, alla fin fine.

Alcuni alla pioggia associano immagini divertenti. Un gruppo di studenti appena usciti da scuola, sorpresi da uno scroscio, che si accalcano al riparo di un androne ridendo e spintonandosi, e il portinaio li caccia urlando, e lor ridono più forte..

Chi ha ucciso l'avvocato Leonida Brancato, trovato morto nel suo appartamento nel complesso esclusivo di Parco Paradiso? Forse un ladro d’appartamento, entrato in casa per portar via oggetti di valore e, una volta scoperto, si è fatto prendere dal panico..
No, è una pista da scartare, perché in quell’appartamento, dove l’ormai ex avvocato viveva da solo, sono stati trovati intatti il portafoglio, orologi di valore.

Forse è stato il figlio dell’avvocato, di fatto tenuto fuori dalla gestione dello studio e che dunque aveva qualche motivo d’odio? Forse anche bisogno di soldi, per quel vizio di perdersi nel gioco, non l’unico vizio purtroppo.

- Mi scusi, non ce l'avevo con voi. Era il «per caso» a divertirmi. E' proprio così, sapete? Io sono «per caso» Giancarlo Brancato: è la definizione perfetta. Proprio oggi, poi. Perfetta. Vi va un po' di vino?

No, nemmeno questa ipotesi è possibile, Giancarlo Brancato non aveva le chiavi dell’appartamento e, sebbene non avesse un alibi, le telecamere attorno al complesso non hanno visto nessuno entrare o uscire dalla palazzina.

E allora?

Questo delitto, che piomba addosso ai Bastardi di Pizzofalcone già alle prese con questa pioggia torrenziale che sembra non voler smettere più, è il classico delitto in una stanza chiusa, ma senza il maggiordomo a cui dare la colpa.
Certo, l’avvocato Brancato nel corso della sua carriera si era fatto tanti nemici, era “abile” nello sfruttare i cavilli, trovare lo spiraglio giusto nelle pieghe del codice penale per far assolvere i suoi clienti.
Eppure qualcuno lo ha ucciso, strangolandolo alle spalle e, per di più, prendendolo a calci una volta a terra.

E ora occorre pure fare in fretta per trovare l’assassino, perché nonostante tutti i successi, i Bastardi si portano ancora addosso lo stigma di essere i reietti. Il morto era un personaggio importante nel mondo che conta a Napoli e un insuccesso potrebbe costare ancora una volta la chiusura del commissariato di Pizzofalcone.

Va bene, provateci. Vi do 48 ore, poi però andrò dal procuratore e dirò che a mio parere la struttura di Pizzofalcone non è adeguata ad un’indagine di tale importanza.”

Due giorni per risolvere un caso con tante piccole cose stonate, piccoli particolari che non tornano, ma senza nessun vero movente, erano anni che l’avvocato era fuori dal suo studio, passato in gestione alla nipote, un’avvocata fatta a sua immagine e somiglianza in quanto a pelo sullo stomaco.

Ma c’è un altro problema: come nei precedenti capitoli dei Bastardi, anche in questo De Giovanni ci racconta i grandi e piccoli problemi della loro vita.

Un padre che sorveglia una figlia, rifletté Lojacono. All'epoca gli era sembrata una follia. Ma non era ancora divenuto genitore. Adesso l'ottica era ribaltata.
Lojacono, il cinese, “pioggia battente”, è alle prese con un problema della figlia. Un problema che Marinella gli sta tenendo nascosto.

- Credi di sapere sempre tutto, tu... magari qualcosa ti sfugge sapientina!

Magari il motivo per cui siamo venute qui dal nord, pensò vicky.
Magari il motivo per cui ti affanni a evitare qualcuno che esercita proprio qui in città, al quale però ti sei voluta avvicinare. Qualcuno che potrebbe forse toglierti le paure, mamma.

Elsa Martini, “pioggia incessante” ha invece un problema diametralmente opposto con la figlia: perché Vittoria, Vicky, è tutto fuorché una bambina normale. Chi è l’adulta e chi è la figlia? Riuscirà la piccola Vicky a risolvere le ansie della madre?

Romano, “pioggia fortissima” si trova di fronte ad un bivio: chi scegliere, la piccola Giorgia, la bambina che aveva trovato in un cassonetto, salvandola, oppure la pediatra Susy, accanto a cui si sente finalmente felice?

Alex, “pioggia improvvisa”, dovrà finalmente affrontare il rapporto col padre, il generale tutto-dun-pezzo Di Nardo, anche perché messa di fronte ad un evento familiare drammatico.

E poi Pisanelli, “pioggia persistente”, vicecommissario in quiescenza, che ancora una volta darà un contributo importante alla soluzione del caso grazie alla sua rete di conoscenze del quartiere.

Il lavoro di un avvocato come Brancato è fatto di tante cose, Giò. Carte bollate, documenti, perizie e udienze; ma anche di rapporti personali. strategie da concordare, decisioni da prendere. Forse, e dico forse, qualcosa del genere l'avvocato lo ha continuato a portare avanti Almeno in casi un po'... particolare.

Purtroppo Pisanelli deve sopportare la difficile convivenza con Marco Aragona, “pioggia fastidiosa”, grazie alla quale però riesce sempre ad essere aggiornato sulle ultime indagini dei Bastardi.

Infine il vicequestore Palma e la vice-sovrintendente Ottavia Calabrese: anche le loro vite ora sono di fronte ad un bivio. Che fare di quel sentimento, quella passione che ancora brucia dentro di loro?

È tutto molto ben dosato, le questioni personali, che i Bastardi devono tenersi dentro per non mettere a rischio la loro professionalità, e il lavoro di indagine – si sente il richiamo ai romanzi di Ed Mc Bain coi poliziotti dell’87 Distretto di quella città che non esiste (e che sembra proprio New York).

Proprio come nei romanzi dell’autore americano, la forza dei Bastardi sta nel loro saper fare squadra, nel saper cogliere tutti i particolari dalla scena del crimine, dalla persona che si trovano davanti e di metterli poi a disposizione di tutti. I fatti e anche le impressioni personali.

I Bastardi invece si raccontavano anche le impressioni e le intuizioni; dettagli che ai più sarebbero sembrati incongruenti o addirittura distraenti rispetto all'indagine, situazioni irrituali che nella maggior parte dei casi restavano chiuse nelle menti degli investigatori, nella sala agenti di Pizzofalcone diventavano materia di discussione condivisa. E non accadeva mai che nessuno mettesse in dubbio le sensazioni di un altro.

Ci sono, e i Bastardi le hanno registrate delle dissonanze, delle stonature in questo caso. Ma la principale è come è stato ucciso l’avvocato: con violenza e con furia, come se all’improvviso si fosse rotto un argine, senza alcuna premeditazione. Eppure, d’altro canto, sembra un delitto perfetto, nessuna impronta, nessun segno che riporta all’assassino:

Assassino di cui possiamo leggere i pensieri nell’interludio del romanzo, dove l’indagine si prendesse una pausa, mentre la pioggia, che da a tutta la storia un ulteriore senso di mistero, non cessa di flagellare la città

Non smetterà mai di piovere. Continuerà per sempre. Non sarà più possibile uscire all’aperto, l’acqua salirà, raggiungerà i piani alti dei palazzi, tutti moriranno e l’umanità si estinguerà insieme agli animali in terra. Sopravvivranno solo i pesci. Non smetterà mai di piovere, e non importa. Sarà meglio, anzi, così questa maledetta città si laverà, alla fine.

In questo romanzo Maurizio De Giovanni ci regala un finale con tanto di colpo di scena alla Agata Christie che porterà alla soluzione del delitto, nato da un desiderio di vendetta rimasto a covare dentro.
Non c’è un geniale Poirot, o la simpatica investigatrice miss Marple: c’è il lavoro di squadra dei Bastardi, grazie a cui tutti i pezzi del puzzle trovano il loro posto.

E tutte le incongruenze, quei dettagli fuori posto, hanno una risposta. Anche quello strano inizio, con una ragazza e un ragazzo seduti ad un bar. Chi sono? Come mai stanno litigando?

Per molto tempo si sarebbero ricordati di quel tardo pomeriggio di pioggia incessante. se ne sarebbero ricordati perché arrivarono alla spicciolata in sala agenti convinti di essere a mani vuote, inconsapevoli di recare invece ognuno un pezzo di soluzione. se ne sarebbero ricordati perché fu la dimostrazione che nessuno da solo può raggiungere il risultato che riesce a ottenere una squadra composta di gente disposta ad ascoltare. se ne sarebbero ricordati perché fu allora che Pizzofalcone dimostrò a se stesso, prima che tutti i poliziotti supponente maldicenti della città, di avere un senso; perché quel senso non soltanto non era perduto, ma si era addirittura rafforzato.

Chissà, forse aveva ragione l’assassino, lasciate stare alla pioggia, fidatevi.

Lasciate fare la pioggia fidatevi perché ha una caratteristica formidabile. prima o poi, smette.

La scheda del libro sul sito di Einaudi e il link per scaricare il pdf del primo capitolo.

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27 ottobre 2021

Angeli per i bastardi di Pizzofalcone, di Maurizio De Giovanni


 

Gli angeli esistono, magari non nelle forme in cui ce li immaginiamo o come se li immaginano i bambini che, nel primo capitolo di questo capitolo dei Bastardi, discutono con una suora della loro funzione - sono come dei supereroi? E perché non li vediamo volare, lottare coi cattivi, come i veri supereroi?

No, non sono questi gli angeli a cui fa riferimento il libro: sono le persone che stanno accanto a noi e che si prendono cura di noi, sono le persone che ci rendono migliori, ci permettono di superare i nostri problemi. Sono le persone che ci difendono, che ci fanno da scudo, da tutto il male che abbiamo attorno. Persone che ci mettono di fronte ai nostri problemi, costringendoci a guardarli e a non far finta che non esistano.

Questo nuovo romanzo della serie dei Bastardi si apre e si chiude con le domande che dei bambini si fanno proprio su queste entità astratte, con la candida ingenuità che solo i bambini possono avere ma, state tranquilli, rimane un romanzo con i Bastardi di Pizzofalcone, che sono in fondo angeli anche loro, vendicatori contro i soprusi, contro le crudeltà del mondo, per cercare di mettere ordine nelle cose.

Perché, come si ritrova a riflettere Lojacono in uno dei primi capitoli, è “la morte porta disordine” e lui, il cinese, per indole, è uno che deve mettere in ordine le cose, se possibile anche nella propria vita personale e sentimentale.

Il disordine in questa storia è quello causato dalla morte di un meccanico, Nando Iaccarino, che è stato trovato morto nel suo garage: un meccanico molto particolare in quanto metteva le sue mani solo su macchine e moto d'epoca e solo una alla volta. Molto particolare anche la sua officina, tutta pulita e linda come fosse un ospedale.

.. Iaccarino, che era un vero artista, teneva in officina una macchina e una moto per volta. Non aveva lavoranti, garzoni o giovani di bottega. Faceva tutto da solo, con quelle mani magiche. L'unica possibilità di ricevere assistenza era che avesse riparato il veicolo precedente per poterne prendere in carico un altro.

Era uno uno che faceva miracoli, un angelo (anche lui) con le macchine.

L'unica macchia, l'unico nota di disordine oltre a quella ferita mortale alla nuca, è quella chiave inglese ancora macchiata di sangue che qualcuno, l'assassino probabilmente, ha usato per colpire da dietro il meccanismo per poi riporla nella rastrelliera degli attrezzi dopo aver ripulito il manico, ma non del sangue.

Una rapina finita male? Un cliente con cui aveva avuto una discussione? Non torna nulla in quella scena del crimine, che sembra commessa per un impeto d'ira ma da una persona estremamente fredda da pulire tutte le sue tracce.

La morte del meccanico diventa quasi subito un caso mediatico, causando forti pressioni sulla squadra del vicequestore Luigi Palma, anche per questioni di potere dentro la Questura.

Sono ancora tanti i nemici dei Bastardi, invidiosi dei loro successi e la dottoressa Piras sembra non aver più voglia di fare loro da Angelo custode (ancora una volta gli angeli).

Non solo, la figlia del morto, Giulia Iaccarino, è la fidanzata di un importante finanziere, proveniente da una famiglia di industriali del sud, uno di quelli capaci di muoversi a proprio agio sia nella finanza che nella politica: un passo falso con queste persone sarebbe la fine per i Bastardi.

A farli uscire dallo stallo investigativo sarà l'ex sostituto commissario Giorgio Pisanelli, angelo custode dei Bastardi (ancora un altro angelo) per le sue conoscenze in quel quartiere dai mille volti che è Pizzofalcone. Pisanelli che sta anche ospitando, non proprio volentieri, Aragona, dopo la rottura coi genitori.

Ma accanto all'indagine principale sul meccanico dalle mani d'oro e ai suoi misteri (come è possibile che vivesse in uno stato di triste solitudine, nonostante tutti quegli anni di lavoro alle spalle?) ce n'è una seconda che coinvolge una bambina, un angioletto innocente su cui si sta forse abbattendo la cattiveria di uno dei suoi genitori.

Si tratta della piccola Marida, che si presenta allo studio dove lavora Nadia, l'infermiera che ha curato Pisanelli dopo l'operazione.

Per proteggere questo angioletto e per capire come mai certi lividi sul corpo, si metteranno in azione due angeli vendicatori, Aragona e Romano.

Come diceva l'altro personaggio di De Giovanni, ancora una volta le cause di questo delitto saranno da ritrovare dallo scontro dei due sentimenti che muovono le persone, l'odio e l'amore. E anche la fame di raggiungere un obiettivo per cui si è disposto a fare di tutto. Anche colpire un'altra persona.

Nell'ora successiva ho pulito tutto. Per cancellare le tracce, certo, ma anche perché mi sembrava giusto, era un uomo ordinato, non volevo lasciarlo nella sporcizia.

Il suo sangue no, non l'ho tolto dalla chiave. Tutto di lui doveva restare là, credo che amasse quel posto. Una questione di correttezza secondo me.

Come negli altri romanzi di questa serie, anche questo è un giallo corale, dove nessuno dei protagonisti, che si mostra vulnerabile con le sue ferite, prevale sugli altri.

Per qualcuno di loro, questa storia consoliderà dei rapporti esistenti, palesi o nascosti, perché quando hai una angelo a fianco non puoi fartelo scappare.

Altri si ritroveranno soli, altri ancora forse avranno una opportunità, sempre che non si facciano scappare quell'angelo paziente che hanno incontrato. Altri ancora dovranno uscire da quella gabbia che si sono costruiti attorno, per decidere quale felicità e quale vita percorrere.

E non per forza a fare da angelo protettore deve essere un adulto: a volte un angelo protettore può essere anche una bambina intelligente dai capelli rossi.

Attorno questa città e questo quartiere dai mille strati, dai tanti volti, dalle mille anime:

Affacciato al parapetto, Giorgio Pisanelli ammirava il panorama.

Riteneva un privilegio che un quartiere come il suo possedesse così tante anime. In un'ora di camminata si poteva essere aristocratici nei palazzi nobiliari del Seicento e del Settecento, popolani nella ragnatela dei vicoli, ricchi nella guardiania costante della raffinata edilizia di cinquant'anni prima e poverissimi nelle abitazioni in tufo ricavate dalle antiche rimesse delle carrozze dei cavalli, scavate a picconate nel fianco della montagna.

La scheda del libro sul sito di Einaudi, un approfondimento e il pdf del primo capitolo.

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08 dicembre 2020

Fiori, per i Bastardi di Pizzofalcone, di Maurizio De Giovanni

 


Prima di morire, dovreste regalarvi un giorno di primavera a Pizzofalcone. L’ideale sarebbe il primo, perché gustereste per intero il passaggio di testimone dall’inverno; l’attimo in cui l’aria acquista una vena di dolcezza, un retrogusto appena percettibile di altri profumi, e qualche suono che ancora non c'era e adesso giunge alle orecchie tese all'ascolto.

Ma è impossibile da prevedere, la primavera non manda gioiose partecipazioni della propria venuta per posta o con un messaggio in chat..

Fiori che sbocciano a testimoniare il passaggio verso la nuova stagione, quella che ti accorgi che è arrivata per l'improvvisa voglia di spogliarvi, di uscir fuori, per respirare quell'aria nuova, diversa.

Fiori come strumento per comunicare qualcosa ad una persona importante. Le rose rosse per esempio. O i tulipani bianchi. Perché ogni fiore ha dietro una storia a sé, ogni fiore ha un significato diverso.

Fiori come passione di una vita. Quella di Savio Niola per esempio è stata sempre dedicata ai fiori che vendeva nel suo chiosco, situato dentro un vicolo, in una posizione quasi inaccessibile.

Ogni mattina si alzava presto, per aprire il suo chiosco e mettere tutti i vasi fuori, in modo che fossero visibile per le persone che, ancora oggi, nonostante i messaggi, le chat, hanno bisogno dei loro colori e profumi per vivere.

Ma questa mattina, di inizio primavera, ha dentro qualcosa di insolito: Savio è stato ucciso proprio nel suo chiosco da qualcuno che lo ha sorpreso al suo interno. Massacrandolo in modo cattivo.

La chiamata arriva al commissariato di Pizzofalcone e, per una ironia della sorte, all'agente che forse sente meno la poesia dei fiori e delle loro storie. L'agente Marco Aragona, di turno quella notte per comune scelta del commissariato, per dare un segnale al territorio, al loro quartiere. I Bastardi ci sono sempre.

Così sono Aragona e Lojacono, il primo ad arrivare quella mattina, a recarsi sul posto. La prima persona che incontrano è un anziano, che sembra una statua, se non stesse recitando qualcosa

Un anziano austero, rigido e impettito, le braccia allungate sui pantaloni stirati alla perfezione. Indossava una giacca grigio scuro a doppio petto,

Nel chiosco, i segni della violenza che si abbattuta sulla vittima.

Sul cadavere qualcuno aveva orribilmente infierito. Dalle reni e fino a quella che doveva essere stata la testa era un informe ammasso di sangue e carne lacerata, dalla quale biancheggiavano frammenti di ossa.

Savio Niola non era una persona qualunque. Prima di tutto perché lui coi fiori ci parlava, conosceva tutte le leggende, sapeva dare il consiglio giusto a tutte le persone che si rivolgevano a lui, seduto sulla sua sedia fuori il chiosco. Quale fiore, quale colore.

Il chiosco di Savio, alla fine, era questo: una specie di biblioteca vegetale. Sui suoi scaffali non c’erano libri, ma ciò che dava ai clienti erano storie. Nient’altro che storie.

Non solo i fiori: Savio era anche una persona coraggiosa, che non si era nascosta quando si era trattato di denunciare la piaga del racket, rilasciando un'accorata intervista su una tv locale contro questi criminali parassiti, che campano sulle spalle degli imprenditori del quartiere. Ma è stata la camorra a ridurre così Savio?

Non lo crede il “cinese”, Lojacono, non lo dice nemmeno quella violenza. La camorra, i clan del posto, avrebbero usato metodi più spicci e meno eclatanti. Chi allora?

Serve trovare un qualcosa, una pista, un movente, un responsabile, perché nonostante i Bastardi abbiano collezionato tanti casi risolti, la loro sorte è ancora sospesa. Tanti vorrebbero ancora chiudere quel commissariato riempito con gli scarti, dove però quegli scarti sono riusciti a fare gruppo, mettendo assieme le loro doti e anche i loro difetti creando un gruppo il cui valore è maggiore della somma dei singoli.

Ancora una volta ci sono pochi giorni, prima che sia la Questura a riprendersi il caso, oppure l'antimafia, perché quell'intervista contro il pizzo porta in tanti a pensare che centri la camorra. Perché, si sa, come nel caso del re del pane, ucciso quella mattina nel vicolo del suo panificio, ogni delitto a Napoli deve essere di camorra.

Così i Bastardi si mettono in azione. Lojacono, a malincuore assieme ad Aragona, per cercare informazioni dalle persone che conoscevano la vittima. L'amico di una vita, Saverio Durante, l'anziano signore che aveva scoperto il cadavere.

E poi gli inquilini del palazzo in cui viveva. Come l'antipatica insegnante di matematica (antipatica l'ho aggiunto io): ai due poliziotti racconta di un ragazzo albanese che viveva con Savio, che lo aiutava nel suo lavoro. E che una sera i due avevano litigato. Il ragazzo è un albanese e, si sa come sono fatti, no?

Il ragazzo albanese che abitava con lui da qualche tempo. Quelli, si sa, sono delinquenti. E in piú tutti, nel palazzo, lo abbiamo sentito urlare, l’altro ieri. Contro Niola,

Brutta cosa i pregiudizi. Ti si attaccano addosso e non se ne vanno più via, qualcosa che Lojacono ha provato sulla sua pelle, per le accuse di essere un venduto alla mafia. Serve trovare questo ragazzo, Basti.

Ma i Bastardi sanno muoversi in tante direzioni.

Alex, per esempio, viene mandata con la morte nel cuore dalla scientifica, per avere informazioni prima possibile. Da Rosaria Martone, la dirigente con cui non ha avuto il coraggio di iniziare una nuova vita alla luce del sole.

La Martini rimane a presidiare il commissariato, mentre Palma e Ottavia, per capire cosa dice il quartiere, provano a chiedere aiuto a Pisanelli. Reduce dell'operazione, assistito da Nadia, l'infermiera, e da Aragona, temporaneamente cacciato dall'hotel dove viveva spesato dalla famiglia.

Pisanelli, quello che conosce tutti nel quartiere, sia la parte in luce, che quella oscura. I commercianti, le famiglie e anche Savio. Per questo decide di tornare in azione, nonostante la stanchezza, nonostante il doversi nuovamente infilare in quelle relazioni particolare che lo avevano messo in contatto col boss del clan Sorbo. Ancora una volta.

In quel quartiere ci si conosceva tutti. Anche Savio, che già da piccolo, era la stessa persona pronta ad aiutare tutti.

Savio. Il migliore, il piú protettivo della generazione che li precedeva, che all’epoca coi suoi cinque anni in piú sembrava già adulto.

Ma il quartiere non vuole collaborare. Nonostante lo amassero tutti, nessuno sembra voler aiutare gli agenti. Eppure quella ferocia non può venire dal nulla. Eppure quella mattina qualcuno deve aver sentito le grida del fioraio. Ma tutti si sono tappate le orecchie e fatti i fatti loro. Non come Savio...

E allora rimane quel ragazzo. Ma, no. Non è dai Bastardi di Pizzofalcone trovare un indiziato facile da dare in pasto ai giornali e alla Questura.

E allora ci deve essere qualcosa, dentro la vita di Savio, che ancora deve venir fuori. Perché non è detto che tutte le morti devono arrivare dal mare. Purtroppo, le ragioni del delitto vanno cercate anche in quello che il fioraio amava...

.. Quello che amava, quello che per lui significava di piú.

Abbiamo cercato l’odio, e ci siamo dimenticati che si può morire anche per troppo amore.

Nel troppo amore può trovarsi anche il male. Per una speranza coltivata dentro di sé troppo a lungo, per l'impossibilità di tirarlo fuori, quell'amore. Perché la primavera può fare anche male, se sei costretto a viverla e vederla da una finestra.

Il problema, forse, è la primavera. Non dovrebbe arrivare mai, la primavera. Non se è solo fuori, e noi la dobbiamo guardare dalla finestra.
Come in tutte le storie dei Bastardi, le pagine dedicate alle indagini si incrociano con le vicende personali dei personaggi: il dolore per un rapporto interrotto, per Alex (fior di Aconito) per non aver avuto la forza di mostrare sé stessa; il dolore e i dubbi per un rapporto che forse non ha futuro, come quello tra Lojacono (fior di Loto) e la Piras; le difficoltà per tenere nascosto una nuova storia d'amore, come deve fare Romano (fior di Echinacea) per tenersi la piccola Giorgia. E come devono fare anche Palma (fior di Campanula) e la Calabrese (fior di Potentilla).


Scopriremo un altro pezzo del passato di Giorgio Pisanelli (fior di Bouvardia), che anche se in pensione rimane un “bastardo“.

Scopriremo un tassello nuovo della vita passata e del segreto del vice commissario Elsa Martini (fior di Lavanda) che riguarda quella figlia così speciale.

Così come scopriremo che anche il vanesio, l'insopportabile, Aragona (fior di Geranio) è capace di fare scelte importanti.

Fiori è una storia che, partendo da un delitto e da una indagine su racket (e poi usura), ci parla del dolore di nascondersi, del far finta di essere qualcos'altro, della lotta ai pregiudizi, non solo quelli etnici, che ci fanno puntare il dito contro gli altri. Forse uno dei migliori romanzi della serie dei Bastardi.

Maurizio De Giovanni legge le prime righe del libro:

La scheda del libro sul sito di Einaudi e il pdf del primo capitolo

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