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02 febbraio 2025

Anteprima inchieste di Report – le curve pericolose, il passito, i furbetti dei semi, le donazioni alla Leidaa e la Wip Finance

Finalmente il servizio che tutti i troll e hater della rete, specialmente tifosi di certe squadre, rinfacciavano a Report: i rapporti pericolosi tra Inter e Milan con diversi esponenti criminali delle curve, le infiltrazioni ndranghetiste e i segreti finanziari.

I nemici della sostenibilità ambientale

Un altro pezzo di Pnrr che si perde via, come anche la possibilità di trasformare le nostre città in luoghi più vivibili: uno degli obiettivi del piano era piantare 6,6 ml di alberi entro il 2024 per contrastare i cambiamenti climatici e contrastare la perdita della biodiversità.

Ma è stata l’ennesima occasione persa: anziché degli alberi ci siamo accontentati di piantare semi nei vivai.

Non tutti hanno per fortuna adottato la soluzione (furbetta) dei semi: a Genova, alla discarica di Scarpino, hanno messo a “dimora” 30mila piante: “a dicembre è avvenuta la fase di piantumazione in sito” spiega Agostino Ramella dirigente della città metropolitana di Genova “e no si è dovuto ricorrere ai semi piantati dentro i vivai”. Hanno sperimentato anche la via dei semi ma questa poi si è rilevata poco efficace, “perché abbiamo ingrassato i ghiri della zona”, diverse piante si sono seccate dopo la piantumazione, oltre a questo c’è stato il problema della siccità che ha infierito sulla vita delle piantine.

LAB REPORT: IL SEME DELLA DISCORDIA

di Roberto Persia

Collaborazione Stefano Lamorgese

Nel 2022, il PNRR prometteva 6,6 milioni di alberi con 330 milioni di euro. Nel 2024, l'obiettivo scende a 4,5 milioni di alberi e 210 milioni. Il problema? Mancano gli alberi.

I tempi del PNRR hanno imposto una logica economica alla crescita degli alberi. Con una produzione insufficiente, si è optato per contare anche i semi, trasformando la riforestazione in un’operazione contabile. La Corte dei conti ha sollevato dubbi sulla gestione, ma il Governo ha eliminato il "controllo concomitante", abdicando alla trasparenza.

Mentre le città metropolitane soffocano, la riforestazione rischia di restare una promessa vuota.

Le curve pericolosa

Il 4 settembre, un mese prima degli arresti di esponenti delle curve milanesi, decapitandone i vertici, viene ucciso Antonio Bellocco da Andrea Beretta, colpito da 11 coltellate letali: improvvisamente quello che prima era già noto a molti, diventava notizia nazionale, l’infiltrazione della ndrangheta dentro le curve di Inter e Milan.


Una questione di soldi e consenso – così la racconta a Report il giornalista Klaus Davi: “sembriamo sorpresi di qualcosa di cui se ne parlava” ammette il ministro dello sport Abodi “ma ci sono stati altri segnali in questa direzione di questa infiltrazione della criminalità organizzata.”
Sette anni prima di questa storia, era emerso da una indagine a Torino come la criminalità aveva infiltrato giù la curva della Juventus, due vicende speculari, quasi da copia e incolla.
Beppe Marotta, spiega il servizio di Report, sa bene quanto sono profonde le infiltrazioni criminali negli stadi fin dai tempi in cui era AD della squadra torinese.

Andrea Beretta coi magistrati ha raccontato di aver incontrato anche Marotta con cui parlava in milanese.

A valle dell’inchiesta della procura di Milano è stata aperta un’inchiesta dalla procura federale perché c’è un articolo che vieta espressamente i rapporti tra i tesserati e gli ultras: il giornalista di Report ne ha chiesto conto all’allenatore dell’Inter Simone Inzaghi, delle telefonate e Marco Ferdigo con altri calciatori.

Inzaghi ha spiegato di essere tranquillo “ho chiarito nelle sedi opportune tutto quello che dovevo dire e con molta tranquillità, non mi adesso di dilungarmi .. quello che dovevo dire l’ho detto.”

Dopo la vittoria del suo ventesimo scudetto, lo scorso aprile, la squadra è stata salutata a 9000 km di distanza dal presidente Zhang, in Cina a cercare di risolvere i problemi finanziari del gruppo Suning.

I dati finanziari del gruppo sono stati analizzati da un analista che Report ha contattato: “questi hanno fatto un casino che la Parmalat è niente in confronto” racconta ridendo al telefono al giornalista.

L’Inter appartiene ad un fondo americano, Oaktree a cui il gruppo cinese di Zhang ha concesso il timone non essendo in grado di restituire i 360 ml del prestito ricevuto.

Ma l’Inter non può fallire, come molte altre società di calcio a cui sono concesse deroghe che non vengono però date ad altre aziende italiane.

Il perché lo spiega il tifoso numero uno dell’Inter: “non è una normale società” secondo il presidente del Senato Ignazio La Russa, tifoso della squadra, “una società dove il dare e l’avere si devono bilanciare, qui ci sono in ballo le emozioni, e quando ci sono in ballo le emozioni vanno gestite con una attenzione, una sensibilità diversa da qualunque altra attività imprenditoriale ..”
Che detto da un giurista non mi sembra una grande affermazione è stato il commento alle dichiarazioni di La Russa da parte dell’analista finanziario ed esperto di diritto penale, Gian Gaetano Bellavia perché “i bilanci non si fanno con le emozioni ..”

Le emozioni non hanno salvato Zhang: dopo non aver restituito il prestito da 360 ml a Oaktree, il 19 maggio il fondo americano ha preso il controllo della squadra di calcio: “i veri soldi li hanno messi gli americani” spiega Bellavia “che però non sono americani perché anche loro sono nelle Cayman, tutto il controllo arriva dalle Cayman, cioè nebbia..”

Nonostante il fallimento di Zhang e i bilanci negativi, lo scorso agosto il nuovo presidente della Covisop (la commissione per la revisione dei bilanci delle squadre) Tommaso Miele risponde agli esponenti della fondazione “identità bianconera”.
Ne parla l’avvocato Patrisso a Report “ci dice che tutti i controlli dovuti, nel rispetto delle norme federali, a loro avviso danno garanzia ampia del regolare svolgimento dei campionati e dell’equa competizione”.
Dunque la commissione sui bilanci Covisoc assicura che non ci sono anomalie: è la stessa commissione che nel mese di maggio, quando scoppia il caso Inter, viene di fatto commissariata dal governo Meloni. Il ministro dello sport Abodi annuncia che i controlli sulle squadre di calcio saranno condotti da esperti esterni e di nomina governativa.
La commissione dovrebbe controllare anche le effettive proprietà delle squadre, come l’Inter? Il ministro Abodi spiega a Report di non voler mettere in discussione la serietà e la correttezza, “perché sarebbe grave e superficiale da parte mia e anche inopportuno, lo dovremo dimostrare però che una commissione indipendente ed esterna al sistema da un lato possa rispettare le decisioni e dall’altro garantire una maggiore efficienza. E questo non solo vale per i controlli economici, i corretti adempimenti nei confronti dei tesserati, ma anche la struttura proprietaria dei club, come prevedono le norme federali, deve esserci trasparenza. ”
A Report il ministro aggiunge che, pur essendoci una norma sulla trasparenza, nel passato è mancata la corretta applicazione sistematica della norma, puntuale ed efficace “che potesse mettere tutti in condizioni di vedere cosa c’è dentro questa scatola che deve essere di vetro.”
Ma queste sono accuse che il numero uno del calcio italiano respinge: il presidente Gravina racconta che tutte le decisioni della Covisoc che sono state impugnate presso organi terzi, come il TAR e il Consiglio di Stato, hanno sempre dato ragione alla Covisoc.
Dunque non c’erano condizioni che ostacolavano il controllo delle società: ma come mai Gravina e la Federcalcio e la Covisoc non ha sentito la necessità di approfondire la questione del passaggio del controllo dell’Inter al fondo Oacktree nel maggio scorso?

“Molte volte si confonde il debito del club con il debito che è in capo al titolare del club” risponde Gravina, come a dire che questi controlli non dovevano essere a capo della commissione. E sull’Inter aggiunge che il problema non è il debito, ma il vivere nelle condizioni di poter soddisfare il debito.

Ma nonostante questo il 17 maggio il sindaco Beppe Sala consegna ai vertici del club l’Ambrogino d’Oro: alla consegna dell’onorificenza il presidente Marotta ha voluto ribadire come la squadra intenda continuare con questa striscia di successi, alzando ancora di più l’asticella. Quale asticella?

Ci ci nasconde dietro l’azione dei magistrati, “aspettiamo l’esito delle inchieste”?

Non dovremmo aspettare le indagini per commentare le immagini dove l’attuale ministro dei trasporti, Matteo Salvini, tifoso del Milan, abbraccia Luca Lucci, capo ultras della curva. Un leader criminale accusato dalla procura di essere anche il terminale finale di traffici di droga, capace, in nome degli affari, di stringere patti di non belligeranza coi rivali dell’Inter.

C’è una intercettazione dell’incontro tra Lucci e Beretta in cui i due parlano proprio di questo patto “perché siamo tutti ragazzi seri, ragazzi per bene..”
Ma Lucci ha continuato a fare i suoi affari nello stadio: ne parla l’ex capo dei commandos tigre Anghinelli “se non l’arrestavano, avrebbe continuato ancora adesso, perché là c’è ancora qualcuno”.
Milan e Inter erano d’accordo sulla gestione di questi affari: Anghinelli conosce le regole del mondo ultras e il codice e sa che dietro la fede si nascondono gli affari, la rivendita dei biglietti, la gestione dei parcheggi, il business del merchandising. Quegli affari che i capi criminali delle curve riescono a mettere in piedi esercitando pressioni sui club, come si evince da una intercettazione tra il capo degli ultras Marco Ferdico e Matteo Norrito (un pugile interista che oggi figura tra i 19 arrestati dalla procura di Milano): “sarà bene che entro il 16, 17 ci danno una risposta, se riesce, che sennò io metto in piedi .. io faccio finta di contestare la società, la campagna acquisti, ma gli faccio arrivare qualcosa, o mi danno le tessere o è guerra”.

C’è un forte rapporto tra i capi ultras e i dirigenti delle società: “tu mi devi dire come mai la curva sud del Milan sono seimila persone, se tu vuoi un biglietto, è tutto prenotato, perché già loro hanno tutte le tessere, chi gliele da stè tessere e gli abbonamenti? La società. Certi del direttivo [della curva] vanno in giro per lo stadio col braccialetto ” spiega a Report Anghinelli “i soldi sono tanti, sono due milioni di euro che guadagnano in un giorno solo coi biglietti..”

Solo per la finale di Champions del 2023 col City, Beretta, Bellocco e Ferdico si mettono in tasca 150 mila euro ciascuno dalla rivendita dei biglietti, una circostanza che lo stesso Beretta ha raccontato in uno dei suoi interrogatori: “nell’ultima Champions, quella persa in finale col City io mi sono portato a casa 150 mila euro, 150 Marco e 150 Bellocco, tutta la società dell’Inter lo sapeva che dietro la We are Milano c’ero io che muovevo i fili, perché io ero il responsabile dichiarato della curva nord..”

Il 27 novembre si tiene un evento a Roma dedicato al mondo del calcio: alla kermesse organizzata dal Corriere partecipano i rappresentanti delle istituzioni e i presidenti di club, compreso il numero uno del Milan, Paolo Scaroni.

Nessuno, nemmeno Scaroni, vuole parlare delle indagini milanesi, delle infiltrazioni criminali e dei rapporti di questi personaggi con la società.
Stiamo parlando di personaggi con dietro un Daspo anche da 15 anni parlavano con dei dirigenti di club: il presidente di Federcalcio Gravina a risposto che ci sono delle indagini quindi bisogna aspettare per capire i reali contenuti di queste relazioni..

Tutti sapevamo, dai vertici delle curve fino ai dirigenti delle squadre. Ma sono stati tutti zitti.

Nel servizio si tornerà a parlare della Juventus: Report è venuta in possesso di una mail in cui Fabio Germani (ex capo ultras) scrive a Stefano Marulla, responsabile biglietteria della Juventus riporta una lista di biglietti che la squadra avrebbe dovuto assicurare a Rocco Dominello. L’uomo delle cosche poteva vantare una posizione dominante anche grazie ai rapporti che, secondo Report, aveva con Andrea Agnelli.

Dominello era, per la Juventus, il referente per i rapporti con tifoseria: di questo ne parla lo stesso Germani quando racconta “vedevo Dominello in rapporti molto amichevoli con dirigenti della Juve, cosa di cui ero all’oscuro”.

Anche rapporti personali con Andrea Agnelli: a processo quest’ultimo ha detto di aver visto Dominello sempre con gli altri tifosi e di non averlo incontrato singolarmente. Circostanza smentita da Germani che invece riporta di diversi incontri nello studio privato in piazza CLN dove c’è l’immobiliare di famiglia, “io l’ho visto, l’ho aspettato sotto”.
Germani ha poi raccontato, tramite messaggio vocale, un’altra storia inedita: un pomeriggio avevano un appuntamento in piazza San Carlo a Torino, dopo averlo chiamato diverse volte, Dominello al telefono lo invita ad andare in piazza CLN e suonare ad un certo numero. Germani sale al sesto piano ed entra in uno studio dove sono presenti D’Angelo (il security manager della Juve), Dominello e l’AD della società immobiliare di Andrea Agnelli.

“Mi sono reso conto che per le cose ufficiali potevi andare dalla Juventus e per le cose meno ufficiali nell’immobiliare di fiducia per non farti vedere.”

La scheda del servizio: IL DERBY D’ITALIA di Daniele Autieri

Collaborazione Andrea Tornago

I segreti delle infiltrazioni mafiose e quelli finanziari della squadra Campione d’Italia. Report ricostruisce i risvolti inediti dell’inchiesta sulle infiltrazioni nella tifoseria dell’Inter e svela un collegamento tra le infiltrazioni della ‘ndrangheta emerse nel 2017 nella Juventus e quelle attuali nella città di Milano. L’inchiesta mette in luce le responsabilità dei Club e delle istituzioni sportive, tanto sul fronte criminale, quanto su quello finanziario. Per la prima volta parla un analista che nel 2020 stilò un report dal quale emergevano anomalie sul bilancio dell’Inter, e rivela di aver comunicato quelle informazioni alle massime istituzioni sportive, Federcalcio e Uefa. Nessuno però è mai intervenuto e chi ha tentato di farlo ha subìto pressioni affinché non fossero alterati gli equilibri del Campionato.

Come viene fatto il Passito in serra

Per ridurre i tempi di essiccamento delle uve da cui poi si produce il famoso Passito di Pantelleria, un produttore ha pensato di usare la strada delle serre. Nelle serre si raggiungono temperature di 70 gradi che “cuociono l’uva come fosse un forno lento”. Ma che differenza c’è tra un appassimento in filiera e uno in serra? Hanno gusti diversi – racconta a Report il presidente delle cantine Abraxas – gusti diversi che poi ti ritrovi nel prodotto finale

Perché più alta è la temperatura a cui sono sottoposte le uve e maggiore è la degradazione di queste sostanze aromatiche (che danno il sapore al vino).
Ma il Consorzio di tutela del Passito è mai intervenuto, ha fatto qualcosa per cercare di eliminare questa contraddizione col disciplinare? Al momento no, racconta il servizio di Report.
Benedetto Renda è presidente del Consorzio dei vini Doc di Pantelleria: a Report spiega che questo procedimento, le serre, è solo un accelerare leggermente quello che è il processo di essiccazione. In realtà i tempi di essiccazione si dimezzano, l’uva appassisce prima e può essere sostituita con altra, sotto le serre, aumentando la produzione, risparmiando tempo e spazio.
Il disciplinare del passito di Pantelleria vieterebbe l’essiccazione in serra (“in ambienti condizionati”) ma, guarda caso, il presidente del Consorzio di tutela è anche un produttore di questo vino (Donnafugata SRL) dove si usa il procedimento in serra e dunque, a domanda di Report, risponde che tutto avviene nel rispetto delle norme.

La scheda del servizio: VINO IN SERRA di Emanuele Bellano

Collaborazione Madi Ferrucci, Raffaella Notariale

Il Passito di Pantelleria è un vino dolce apprezzato in tutto il mondo. La produzione si basa sull'appassimento delle uve di zibibbo sfruttando il sole d'agosto dell'isola e seguendo un metodo tradizionale: le uve appena raccolte vengono stese sugli "stinnituri", gli stenditoi in pietra esposti a sud tipici della tradizione pantesca. La lentezza del processo di produzione insieme ai rischi, alle difficoltà e al territorio geograficamente limitato, fa sì che il Passito di Pantelleria arrivi a costare anche 65 euro a bottiglia. Ma il più grande produttore dell'isola ha da tempo adottato un altro metodo per essiccare le uve: le serre. Con temperature che superano i 60 gradi, le serre riducono i tempi di essiccamento ma intervengono anche sul sapore delle uve appassite. Il controllo delle procedure di produzione è in mano al consorzio di tutela del Passito di Pantelleria Doc, di cui un’azienda in particolare è uno dei soci principali. E finora ha ritenuto di non dover intervenire.

Dove finiscono le donazioni alle associazioni per gli animali?

Quanto è trasparente il meccanismo delle donazioni fatte verso le associazioni a difesa degli animali? Report è venuta in possesso di materiale esclusivo inerente la contabilizzazione della società Leidaa, di cui è presidente Michela Vittoria Brambilla, trovando delle spese quanto meno anomale. C’erano fatture intestate alla Leidaa ma altre non c’entravano nulla coi cani, come alcune che hanno come fornitore la “Autoblu SRL”, società di noleggio auto: questa società offre il servizio di noleggio con vetture di alta gamma con tanto di autista.



L’azienda – racconta a Giulia Innocenzi un lavoratore della Onlus – serviva [la Brambilla] quando lei andava a Roma in Parlamento “la mia collega ha chiamato la Autoblu per chiedere se avesse un’altra azienda che potesse risultare come fornitore. ”
Infatti le fatture successive hanno come fornitore non più Autoblu SRL bensì La Valle Beniamino, tutte e due le società hanno lo stesso indirizzo e email, nell’oggetto della fattura scompare il noleggio ed è invece presente la scritta “servizi resi per vostro conto”.

Continua il dipendente della Onlus: “immagina una associazione del terzo settore che prende il 5 per mille con su scritto Auto Blu, sono cose incompatibili con una associazione che si occupa di aiutare gli animali”.

In totale, Leidaa ha pagato un totale di fatture alla Autoblu per 7515 euro: nel periodo natalizio vengono fatti due acquisti di bottiglie, uno da 1263 euro e l’altro da 2550 euro per l’acquisto di 15 bottiglie da 139 l’euro l’una.

Ma ci sono criteri da rispettare per le associazioni di volontariato sulle spese che possono sostenere? “C’è solo il buon senso” spiega l’esperto di diritto penale all’economia Bellavia “io spendo per le necessità dell’associazione, per fare un rifugio per dar da mangiare agli animali, per soccorrerli, per pagare i veterinari.”

Pagare delle bottiglie 140 euro non avrebbe senso..
Ci sono poi altre fatture, di cui Report è venuta a conoscenza, tutte intestate alla Leidaa per servizi dell’albergo Principe di Savoia a Milano, un albergo a 5 stelle, come l’affitto di una sala per 1400 euro, un evento comprensivo di pranzo da 4675 euro e una notte in cui Michela Vittoria Brambilla risulta aver soggiornato nell’albergo con cena in camera per la cifra di 3200 euro, per un totale in una sola ricevuta da 17165 euro. Ma il totale delle ricevute pagate dalla Leida somma a 29761 euro.

Tutto regolare, ci mancherebbe, ma cosa c’entra questo con la tutela degli animali, con una associazione senza fini di lucro, anche perché quando la Brambilla doveva incontrare qualcuno lo faceva nella sede della Leidaa al centro di Milano, in via Mozart.

L’associazione per questa sede vicino al quadrilatero della moda paga un affitto di 3000 euro al mese: “avessimo una casa di moda, ha senso” commenta Bellavia “un’associazione che favorisce il recupero e il sostentamento degli animali può stare benissimo anche in una zona periferica”, dove magari coi soldi risparmiati riesce a fare di più per gli animali.

La scheda del servizio: BENESSERE PARLAMENTARE di Giulia Innocenzi

Collaborazione Greta Orsi, Giulia Sabella

Sono tanti i cittadini che con generosità donano in favore di associazioni che si battono per la protezione degli animali. Tutte le donazioni vanno a finire a destinazione? Grazie a documenti esclusivi, Report mostrerà spese anomale, di cui siamo andati a chiedere conto anche a un importante politico.

Chi sta dietro Wip Finance?

Sabato 1 febbraio è uscita una anticipazione di quanto verrà raccontato stasera da Giorgio Mottola: i rapporti tra la ministra Santanché e il “business developer” Altair D’Arcangelo della Wip Finance (la società che ha rilevato le quote di Visibilia) risalirebbero a ben prima dello scorso anno: lo racconta Nicola Borzi sul Fatto Quotidiano

Visibilia, il legame del 2022 tra D’Arcangelo e Santanchè

Interessi - La ministra partecipò a un convegno organizzato dal Fondo Virgo dell’intermediario e da Luca Paolorossi, oggi sindaco di Filottrano

Filottrano, popoloso borgo delle Marche a poca distanza dalla riviera del Conero, da qualche mese tiene banco nelle cronache dei media locali anche per il suo sindaco, l’imprenditore della sartoria Luca Paolorossi, eletto a giugno 2024 per una lista civica ma candidato alla Camera nel 2008 per Forza Nuova. Paolorossi da anni scatena polemiche per le sue uscite assai “politically uncorrect”. È qui che il 9 dicembre 2022 Daniela Santanchè, meno di 50 giorni dopo essere stata nominata ministro del Turismo, ha incrociato per la prima volta il gruppo Virgo di Altair D’Arcangelo. Una intersezione significativa, perché retrodata di due anni i contatti tra la politica e l’imprenditore che a Report si è proclamato “business developer” del contratto preliminare annunciato il 24 dicembre scorso con il quale Wpi Finance, sconosciuta società svizzera, progetta di acquisire Visibilia dalla senatrice di Fratelli d’Italia al prezzo di 2,7 milioni.

Nell’articolo si parla anche dei rapporti imprenditoriali tra il sindaco di Filotrattano Paolorossi, D’Arcangelo e la sua Virgo e il deputato PD De Zan “le cui attività imprenditoriali sono legate a D’Arcangelo da sponsorizzazioni, come quelle al Gay Pride di Padova del quale pure Paolorossi è stato sponsor. ”

La scheda del servizio: QUESTIONE DI FIDUCIA di Giorgio Mottola

Collaborazione Greta Orsi

Report è in grado di rivelare un nuovo colpo di scena nella vicenda della vendita di Visibilia da parte di Daniela Santanchè alla misteriosa Wip Finance. L’inviato Giorgio Mottola è riuscito a scoprire chi sarebbe il vero proprietario della società anonima svizzera. Emergerebbe un’altra storia inquietante che getterebbe ombre sempre più pesanti sulla operazione finanziaria di cui è protagonista la ministra del turismo.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

11 novembre 2019

Le inchieste di Report – il futuro dei rider, il tifo negli stadi e le nostre App


I rider che consegnano il cibo, l'inchiesta sul tifo organizzato e i legami con la criminalità e, nell'anteprima, un'inchiesta sui dati che forniamo alle App: questi gli argomenti della puntata di stasera di Report.

Le APP-ARENZE di Cecilia Andrea Bacci

Siamo così timorosi quando si tratta di dare i nostri dati ad uno sconosciuto ma allo stesso tempo non ci facciamo problemi a condividere tante informazioni personali con società straniere che hanno pure sede al di fuori dell'Europa (e che dunque non garantiscono tutte le protezioni in materia di privacy).
Vi ricordate la App che vi invecchiava, partendo da un selfie? Bene la vostra immagine è stata acquisita da una società con sede in Russia, che si è potuta costruire un bel database di volti, si spera per non farci nulla di male.
C'è poi la questione dell'invasività delle App che, una volta installate, vorrebbero prendere possesso del telefonino e dei nostri dati: rubrica, gps, telefono.
Sanno più loro di dove siamo stati e cosa abbiamo fatto che non molti dei nostri amici.

Qual è il prezzo da pagare per questa identità social che, a volte, è come una seconda identità lontana da quella reale?
Guardarsi allo specchio è diventato complicato: potremmo non riconoscerci. Il nostro specchio, infatti, si è trasformato nello schermo di un telefonino e la “perfezione” è a portata di tocco. Cosa succede se costruiamo un'immagine social migliore della nostra immagine reale? Tutto passa attraverso un selfie: un semplice scatto per noi, oro che cola per le società che gestiscono le app di fotoritocco. Perché queste app chiedono di raccogliere i dati del nostro GPS, avere accesso alle nostre rubriche, gestire le nostre chiamate e poter modificare la priorità assegnata alle altre applicazioni installate sul telefono? Regaliamo quotidianamente l'accesso a questi dati e al nostro volto. Come vengono conservate queste informazioni? E perché?

Il futuro dei Rider

Nato come un lavoretto, da fare per poche ore al giorno, come strumento per prendere qualche soldo per studenti o persone senza lavoro, quello dei Rider è diventato un lavoro a tutti gli effetti se si mette in conto le ore passate sul sellino, i turni di lavoro decisi da un algoritmo e le chiamate via App, i rischi di infortunio sulle strade (e le strade delle città italiane non brillano per sicurezza, specie per l'assenza di piste ciclabili).
Che futuro si devono aspettare i riders, quelle 30mila persone che ci consegnano il cibo a domicilio?
Nel decreto crisi aziendali, il governo (in special modo il m5s) ha cercato di regolare questi lavoratori che, fino ad oggi, non hanno diritti né tutele, introducendo anche per loro un salario minimo.
Molti di loro si sono rifiutati, preferendo mantenere lo status quo, ovvero la situazione di lavoro a cottimo per cui più pedali, più guadagni (ma più rischi).

D'altronde anche le App che, almeno per loro, hanno sostituito il responsabile, premiano i riders che fanno più consegne in meno tempo: ma dietro ai pochi soldi che entrano nelle tasche dei riders (molti dei quali nemmeno sono studenti o persone in cerca di altro), si nascondono i guadagni enormi delle società della Gig economy.
Società senza strutture, senza personale (il minimo), pochi investimenti iniziali, tanti guadagni e poche tasse, almeno in Italia.
E poca voglia di parlare coi giornalisti.

Giovanna Boursier è riuscita a parlare con un dispatcher di Foodora, una persona cioè che lavora dietro l'algoritmo che assegna le consegne ai rider e a controllare che tutto funzioni: questa persona ha ammesso che era possibile controllare i fattorino anche fuori l'orario di lavoro, si poteva controllare dove erano prima dell'inizio del turno e anche dopo. A volte si è spostato un ordine da un fattorino ad un altro, probabilmente per punizione.
L'algoritmo ti localizza quando non lavori e persino quando sei in vacanza, persino se la geolocalizzazione del telefono era spenta.


Boursier racconterà anche la questione dei rider licenziati, ovvero di coloro a cui è stata bloccata l'applicazione, di fatto licenziandoli.

La scheda del servizio: EASY RIDERS di Giovanna Boursier in collaborazione di Eva Georganopoulou e Greta Orsi
I rider sono i fattorini che ci portano il cibo, e non solo, a casa. In Italia ormai circa 30 mila e continuano ad aumentare, non sono solo giovani studenti che integrano il bilancio familiare negli anni dell’università, ma anche cinquanta-sessantenni che hanno perso impieghi precedenti. Ci stiamo abituando a vederli nelle nostre città: pedalano velocissimi, anche di notte, spesso in contromano. Corrono perché sono pagati a consegna, ossia a cottimo: più portano ordini, più guadagnano. Più danno disponibilità più acquisiscono dall’azienda un punteggio, che consente loro di prenotare più facilmente ore e turni di lavoro. È la nuova frontiera del lavoro nella gig economy, l’era delle piattaforme digitali, in cui mentre la crisi economica rende irreversibile la precarietà, tutto deve essere invisibile, compreso lo sfruttamento dei lavoratori. Invisibili cercano di restare anche i manager delle società di delivery: da Just Eat a Deliveroo, a Glovo. Molte fanno capo a multinazionali i cui bilanci in perdita spesso nascondono ricavi enormi. Impossibile parlare con loro, nemmeno tramite l’app.

L'inchiesta sul tifo organizzato (e dei legami con la criminalità)

Federico Ruffo torna ad occuparsi di tifo organizzato e dei suoi legami con la criminalità organizzata: le sue inchieste passate avevano suscitato molte polemiche, eppure le inchieste della magistratura gli hanno dato ragione.
I legami tra la curva juventina e la ndrangheta (e i tentativi riusciti di pressione sulla società) ci sono stati davvero. Come reali sono anche i contatti tra capi ultrà della curva milanista e il mondo dello spaccio (e Report aveva anche ricordato quell'abbraccio imbarazzante tra l'ex ministro dell'interno Salvini è un capo ultras già condannato).
Questa volta ci si sposta sulla piazza di Roma, con la storia dell'omicidio del capo degli irriducibili della Lazio Fabrizio Piscitelli: forse a Roma la mafia non c'è, ma di sicuro esiste ed è ben radicata una criminalità violenta che si è spartita la città sul traffico della droga.

Il nome di Piscitelli è nelle carte dell'inchiesta su Mafia Capitale e in altri processi è stato considerato vicino al boss della camorra Michele Senese ('o pazzo), uno dei quattro re del narcotraffico di Roma.
Il suo omicidio è stato un'esecuzione in piena regola, un colpo alla nuca sparato da un killer che sapeva dove e quando trovarlo: uno spessore criminale così forte da portare il Questore a vietare i funerali pubblici, almeno sulla carta.
In chiesa era presente solo la famiglia, ma fuori era presente tutta la curva, anzi le curve e l'estrema destra: Luca Lucci, leader della curva sud del Milan pregiudicato per droga e lesioni, Luca Castellini, coordinatore in Veneto di forza nuova e capo della curva del Verona, Valerio Arenale segretario del movimento patria nostra e coordinatore di forza nuova.
E poi gli irriducibili della Lazio che, durante il funerale, riconoscono le telecamere di Rai3 e Federico Ruffo e iniziano ad insultarli: “sei uno sciacallo come tutti i giornalisti .. comunisti de' merda”.

Federico Ruffo ha incontrato Fabrizio Toffolo, capo ultras degli irriducibili della Lazio, che nel passato era stato gambizzato due volte: il giornalista gli ha mostrato una nota della Questura secondo cui una fonte confidenziale aveva presentato con tutti i particolare i motivi dell'agguato, dietro cui c'era proprio Piscitelli.
Dietro l'agguato, la riorganizzazione del tifo nella curva laziale.

Report è tornata poi sulla morte dell'ultra juventino, Dino Mocciola leader dei drughi, con gli arresti effettuati dalla Digos di Torino nei confronti di alcuni ultras della Juventus, con le accuse di estorsione aggravata e riciclaggio.
Nella puntata verrà mostrata la lettera dell'ex Questore di Torino, oggi allo Sco, in cui scriveva che ancora nel 2018 la società dava i biglietti agli ultras senza farli pagare: un atteggiamento che è stato definito inopportuno.

Sul Fatto Quotidiano di domenica 10 novembre potete trovare una anticipazione della puntata:
Il questore si è accorto che la Juventus Fc sta ancora fornendo biglietti agli ultras senza farli pagare. “Atteggiamento – si legge – inopportuno”. E Messina dice a Report: “La mia lettera è lo spartiacque perché la società non ha più scampo: non può, se è una società seria, non prendere in considerazione una situazione che poi la può vedere non solo come vittima, ma la potrebbe vedere a un certo punto connivente”.

La scheda del servizio: ULTRAS SPA di Federico Ruffo in collaborazione di Lorenzo Vendemiale

Una nuova inchiesta su affari e illegalità che ruotano attorno al tifo del calcio. A Roma il re della Curva Nord Fabrizio “Diabolik” Piscitelli cade in un agguato da Romanzo Criminale: un filo porta al narcotraffico e a Massimo Carminati. A Milano, invece, la tifoseria dell’Inter è spaccata da una faida interna. A scatenarla ci sarebbero anche questioni connesse al bagarinaggio, alle quali non sarebbero stati estranei, nel corso degli anni, alcuni settori della società. Report tornerà anche sulla vicenda che riguarda i gruppi ultrà della Juventus, i cui storici capi sono stati tutti arrestati lo scorso 16 settembre, indagati a vario titolo per associazione a delinquere, estorsione aggravata, riciclaggio e violenza privata: secondo la Procura di Torino sarebbero artefici di una strategia estorsiva nei confronti della società, che avrebbe avuto la prontezza e il coraggio di denunciare. Eppure le date su alcuni documenti potrebbero raccontare una storia diversa.

04 giugno 2019

Report – cosa troviamo nella tazza del caffè e le infiltrazioni nelle curve


Siamo i peggiori importatori di caffé, poiché importiamo per lo più robusta, pure di pessima qualità.
Bernardo Iovene ha intervistato diversi specialisti di Specialty Coffee, cercando di capire cosa troviamo nella tazzina del caffè: la prima inchiesta di Iovene aveva addirittura stroncato il caffè del Gambrinus, che aveva dato un voto di 2,5.

A questo giro ha preferito andare assieme ad un assaggiatore napoletano, un giornalista, esperti di torrefazione, oltre al suo assaggiatore di fiducia, Andrej Godina.
Sempre al Gambrinus, dove hanno assaggiato una miscela creata apposta per loro, con qualità proveniente dal sudamerica.
Una miscela segreta, dove non si conosce se oltre al sudamerica c'è anche qualcosa da altre parti del mondo.
Il voto di Andreij questa volta, pur avendo dei difetti, ha un voto più alto: ma Iovene aveva fatto anche altri assaggi non annunciati.
Gli assaggi in incognito riportano sensazioni poco gradevoli, di rancido: un voto non sopra il 4.
Possibile che la prova fatta in favore di telecamere sia avvenuta con più cura?

La stessa prova è stata poi ripetuta in altri bar: pare che ai napoletani piaccia quel sapore, visto che il degustatore ha avuto più o meno le stesse sensazioni.

Al “Vero bar del professore” il proprietario ha difeso quel rancido, dicendo che è quello che va bene ai napoletani, è quello che sono abituati a bere.

Al Gambrinus Iovene ha organizzato una tavola rotonda, con ristoratori, giornalisti: macchine di caffè sporche, sapore rancido, una torrefazione non fatta bene.
Si deve fare una rivoluzione nel mondo del caffè, ammette il dottor Pignataro, se vogliamo veramente che sia tutelato come bene dell'Unesco: perché un conto è un rituale, che va bene in tutto il mondo, altro conto è la qualità di quello che beviamo.

Un caffè diverso è possibile, partendo dalla tostatura, in Italia abbiamo un campione della tostatura ed è di Forlì.
Stanno nascendo in tutta Italia gli Specialty Coffee che sanno come si fa: pulizia della macchina, lo spurge, la tostatura a regola d'arte, l'acqua limpida.
Una tostatura spinta brucia gli aromi, per esempio: chicchi scuri possono portare ad un sapore rancido, mentre i chicchi chiari, meno bruciati, danno più sapori al palato.

Iovene ha intervistato il campione Rubes Gardelli che gli ha mostrato come lavora per il suo caffè, come si conserva e come si prepara nel bar.
I chicchi vanno tritati al momento, prima di inserire il filtro va fatto lo spurge, l'acqua deve essere limpida: noi consumatori dovremmo pretendere che tutte queste attenzioni vengano fatte.

Iovene è andato anche a Milano, dentro Starbucks: l'idea di questi bar è venuta al fondatore dopo aver visto i bar in Italia nel 1983.
Qui si usa 100% arabica, le miscele sono ben specificate, chi prende un caffè sa da dove arrivano i chicchi e i baristi non solo hanno la passione per il proprio lavoro, ma hanno anche studiato per farlo.

Che voto da il degustatore? Molti odori di frutta, per un voto che va da 7,5 fino a 8,5.
E il caffé che si bene in via Teulada in Rai? Voto 5, in media come nel resto dell'Italia (ma più alto del Gambrinus).
Quello delle macchinette invece è da bocciatura solenne, 2,5: “straccio bagnato” è una delle definizioni date da Godina.

Oggi di moda va il caffè col Ginseng: della radice coreana però c'è veramente poco.
Si crede di prendere qualcosa che da energia, senza caffeina. Qualcosa di salutare.
Si tratta di un preparato in polvere con ginseng: il vero ginseng si estrae dalla radice di una pianta che cresce a 800 metri in Corea del sud.
Questo estratto, se consumato in modo puro, è veramente energizzante: se ne deve consumare 1 grammo al giorno.
Negli estratti ne troviamo solo solo una minima quantità, 0,04 grammi: ne dovremmo prendere almeno 25 tazzine.

Negli Specialty Coffee nemmeno lo tengono il ginseng, per dire.
Cosa troviamo allora nella tazza di ginseng: zucchero, caffè solubile, additivi, antiagglomeranti, aromatizzanti, polifosfati, coloranti...
Zuccheri, grassi e aromi chimici.

Mandati al diavolo di Federico Ruffo

La prima inchiesta di Ruffo aveva evidenziato i rapporti tra la curva e pregiudicati, cui la Juventus aveva di fatto affidato la sicurezza nello stadio.
L'inchiesta Alto Piemonte aveva evidenziato gli affari dei boss col bagarinaggio, con la compiacenza della squadra.

Ma questo fino al marzo scorso, quando i tifosi perbene si sono ribellati al tifo organizzato.
L'inchiesta era partita dal suicidio di Bucci, ultras della Juve, poi assunto dalla squadra, ma forse anche collaboratore coi servizi e con la Digos, cui aveva raccontato dell'infiltrazione delle cosche in curva.

Bucci era terrorizzato, racconta in una intercettazione il capo della security, D'Angelo: il suo è uno strano suicidio, avvenuto dopo la testimonianza davanti ai pm.
Bucci era in contrasto col leader dei Drughi, Mocciola, 23 anni di condanna per aggressione: era già stato picchiato e negli utimi giorni era preoccupato. Per lui e per il figlio.

Sui suoi conti hanno trovato 400mila euro: i pm stanno cercando altri soldi, che la fidanzata era andata a cercare in Puglia, dove vivono i fratelli dell'ultras.
La moglie di uno dei fratelli dice che su quel ponte Ciccio non era da solo, è stato picchiato e poi buttato giù: lo racconta in una telefonata con la stessa fidanzata di Bucci intercettata dai pm.

Il nuovo leader aspirante della curva Federico Ruffo lo ha trovato in Germania: si tratta dei True Boys, che hanno preso il posto del gruppo dei Toia, Tradizione.
Il leader dei True Boys si chiama David Nouaimia Bonavita: di origine napoletana, nei video che manda in rete si ispira alle serie televisive, ama le auto costose e gli orologi costosi.
Ufficialmente noleggia macchine in Germania: gli investigatori sono arrivati a lui partendo dalla morte di Bucci.

Auto che forse sono usate per nascondere traffici illeciti, dalla Germania all'Italia.
Contro lui la denuncia di un broker svizzero che voleva organizzare una trasferta: solo uno sfogo per il nervoso si è giustificato Nouaimia.

Al momento, tra Tradizione e True Boys è in corso una guerra: al momento i True Boys non possono entrare in curva, glielo ha chiesto un dirigente della Juventus.

Il calcio è infiltrato dalla delinquenza, ma il bagarinaggio è solo un reato amministrativo, che è resistito a tutti i decreti sicurezza, anche quelli di Salvini.
Che si fatto ritrarre assieme al pluripregiudicato Luca Lucci alla festa della curva del Milan: il ministro ha minimizzato, in curva c'è solo colore, dice.

Lucci ha ereditato la curva da Lombardi, altro ultras: ha alle spalle un patteggiamento per spaccio e una condanna per violenza.
Altro personaggio di quella curva è Anghinelli, che recentemente ha subito un attentato: 12 aprile 2019, uno scooter affianca l'auto di Enzo Anghinelli e un uomo gli spara alla testa.
Anghinelli era invischiato nel traffico di droga ed era pure un ultras di un gruppo perdente, i Commandos Tigre.
Tutti i gruppi sono stati soppiantati dalla Curva sud di Lucci: Anghinelli, uscito dal carcere voleva il suo posto in curva, ma Lucci era un personaggio con cui non si discuteva.

Gli investigatori hanno ripreso le immagini del traffico di droga che Lucci gestiva, tramite gli albanesi: ha patteggiato una pena di un anno, un anno prima dell'incontro con Salvini.
La sua droga era smerciata in curva: forse Salvini non lo sapeva, quando lo ha abbracciato.
Perché la lotta alla droga si fa anche prendendosela coi grandi spacciatori.

Anghinelli, prima di essere sparato, aveva subito un pestaggio fuori dallo stadio: pestaggio nato da contrasti con gli spacciatori “scavazzati” che smerciano bustine nei bagni.
Da una parte Anghinelli e Vottari, dall'altra Lucci e il suo gruppo.

Tutte invenzioni giornalistiche, secondo Vottari. E anche secondo Lucci che non ha accettato l'intervista.

Lucci oggi leader, ha preso il posto di Giancarlo Lombardi in una guerra di cui non se ne è parlato molto.
Una guerra fatta per conquistare la curva, per avere prestigio, per lo spaccio: gli ultras di Lombardi aveva ricattato il Milan e il suo presidente, Galliani.
Lombardi (dopo le condanne) avrebbe abdicato al giovane Lucci: queste le persone a cui ha stretto la mano il ministro che oggi fa la guerra al cannabis light.

Altro che bandiere da sventolare e tamburi.

03 giugno 2019

Le inchieste di Report: il mondo degli ultras, cosa c'è nella tazza di caffè e i pos


L'anteprima: VORREI MA NON POS di Alessandra Borella

I recenti governi hanno innalzato la soglia del contante che può essere spendibile, hanno di fatto depotenziato la lotta all'evasione con condoni (di natura varia) camuffati da parole come “saldo e stralcio”.
Nessuno vuole criminalizzare i contanti né le persone o imprese che hanno potuto godere di questi condoni, perché sono storie legate alla crisi e al fatto che lo Stato è cattivo pagatore.


Ma nel contante passano anche corruzione ed evasione: Report aveva proposto all'allora governo Monti una proposta choc in cui si limitava drasticamente l'uso del contante per tracciare i pagamenti in mondo telematico.
L'obiezione nota, è che diventeremo uno stato di polizia, in cui tutte le nostre spese sono note: ma oggi siamo ostaggio del contante.
Questo ci dice il servizio di Alessandra Boralevi: era stato introdotto l'obbligo dei POS per pagare negli esercizi commerciali, ma senza alcuna sanzione nemmeno per la pubblica amministrazione che, da questo punto di vista, da proprio un cattivo esempio.

Un buon esempio lo dà la chiesa di San Giacomo a Chioggia dove possiamo fare un'offerta tramite POS: un aggiornamento delle donazioni che non è stato digerito da tutti i fedeli.
Un esempio che però non è arrivato nella chiesa più importante, San Pietro a Roma, dove senza contante non puoi nemmeno visitare la cupola.
Ma quello è lo stato del Vaticano: qui in Italia a distanza di 5 anni dalla legge che consente il pagamento tramite POS, si può pagare solo in contante perfino nel bar del ministero delle Finanze, lo ha sperimentato il sottosegretario Villarosa.
Purtroppo per noi italiani, quando non c'è una sanzione ignoriamo l'esistenza delle regole – il commento laconico del presidente del Codacons Gianluca Di Ascenzo.
L'ex ministro Calenda aveva cercato di introdurre una sanzione amministrativa da 30 euro, ma secondo il Consiglio di Stato serve una legge ad hoc.
L’Italia è ostaggio del contante: è tra le 35 peggiori economie globali per indice di intensità del cash in rapporto al Pil. In buona compagnia: con Iraq, Niger, Gambia, Maldive, Egitto, Pakistan. E se in Svezia le transazioni in cash rappresentano solo il 2% del totale e anche le chiese accettano le donazioni con carta di credito, e negli Stati Uniti ci è voluta una legge per obbligare i negozi ad accettare anche le banconote, in Italia le usiamo nell’86% dei casi: circolano per un valore di 200 miliardi di euro. Eppure fabbricarle può costare più del loro valore: coniare una monetina da 1 centesimo di euro ne costa 4,5 e secondo uno studio della Banca Centrale europea l’Europa spende ogni anno lo 0,46% del suo PIL per il denaro: 60 miliardi di euro. In Italia una legge in vigore dal 2014 obbliga gli esercenti ad accettare pagamenti elettronici, ma poi si sono scordati di introdurre le sanzioni per punire chi non si adegua. Ma almeno negli enti pubblici osservano la legge?

Dentro il mondo degli ultras

Federico Ruffo non è fatto intimidire e, come promesso, è andato avanti nella sua inchiesta sul mondo degli ultras della curva juventina per poi allargare il raggio e vedere che succede nelle altre curve.
Nell'inchiesta di ottobre, Federico era partito dallo strano suicidio di Raffaello Bucci, ultras e collaboratore con la società (curava i suoi rapporti con la curva) per poi raccontare delle brutte relazioni tra il club e la ndrangheta.
Bucci è morto dopo essere stato ascoltato dai magistrati nell'ambito dell'inchiesta “Alto Piemonte”: il servizio spiegava come di fatto la Juventus avesse delegato il controllo dello stadio (e la vendita di pacchi di biglietti) a capi ultra pregiudicati.

Sono gli ultras (I Drughi) che a marzo 2019 hanno indetto lo sciopero del tifo, nella partita contro l'Udinese, per protesta contro il caro biglietti.
Ma lo sciopero non è fu rispettato dal resto dello stadio, che scelse di fischiare gli ultras: una ribellione nei confronti dei capi che hanno subito diverse condanne nell'ambito dell'inchiesta Alto Piemonte, tra cui il boss Saverio Dominello. La ndrangheta aveva preso possesso dello stadio e si era arricchita col business del bagarinaggio.
Il cadavere di Bucci è stato riesumato per approfondire meglio le cause della morte: sulla base delle perizie fatte dall'anatomopatologo Varetto, la procura di Cuneo ha riaperto il suo fascicolo ipotizzando il reato di istigazione al suicidio.
Il giornalista è volato fino a Londra per ascoltare un amico di Bucci, che conosce in parte la sua storia: questa persona racconta che gli avevano proibito di andare allo stadio, che Bucci aveva avuto problemi con Mocciola, che aveva paura e che era stato già picchiato.
Nel frattempo la geografia della curva sta cambiando, con volti nuovi che spuntano: persone che minacciano venditori ufficiali di biglietti senza porsi troppi problemi.


Da Torino a Milano, alla curva del Milan e alla foto che ritrae assieme il ministro dell'Interno con un capo ultras, Luca Lucci, pluripregiudicato.
“Io sono un indagato in mezzo agli indagati” ha provato a rispondere Salvini: non è un tifoso come gli altri, è stato condannato per lesioni, per traffico di stupefacenti.
Motta era una delle vittime del pestaggio, da cui ha perso un occhio: si è suicidato tre anni dopo la sentenza di condanna contro Lucci.

La scheda del servizio: MANDATI AL DIAVOLO di Federico Ruffo
Cosa unisce gruppi ultras spietati e vicini alle ‘ndrine calabresi, teoricamente appartenenti a schieramenti opposti?Dopo la riapertura del fascicolo sulla morte di Raffaello Bucci, l’ex ultrà della Juve morto precipitando da un cavalcavia della Torino-Savona durante l’inchiesta Alto Piemonte, quali piste stanno battendo gli investigatori? Federico Ruffo ha raccolto in Inghilterra la testimonianza dell’uomo a cui Bucci aveva confidato i timori per la propria vita e, attraverso documenti inediti mostrerà il percorso del tesoro accantonato da Bucci e dai Drughi tramite il bagarinaggio, al centro di molte dispute tra tifosi.L’inchiesta prosegue a Milano, dove poche settimane fa c’è stato un tentativo di esecuzione di un ultrà in pieno centro sullo sfondo di una guerra per il potere tra gruppi ultras del Milan. Ricostruiremo come il gruppo “Curva Sud” sia riuscito a fare piazza pulita di tutti gli altri fino a prendere il controllo degli affari opachi che ruotano intorno allo stadio.

Cosa troviamo dentro la tazzina del caffè

Molte polemiche aveva suscitato la prima inchiesta di Bernardo Iovene sul caffè che prendiamo al bar: nemmeno il caffè ci fa gustare Report ..
Ma è bene sapere cosa ci beviamo nei bar, visto che ci crediamo dei veri intenditori: “l'Italia dal punto di vista qualitativo è uno dei peggiori importatori di caffè” racconta al giornalista Lorenzo Sordini di Specialty Coffee.
Siamo quelli che spendono meno per il prodotto caffè, siamo i maggiori importatori di robusta nel mondo: questa qualità da alla tazza quel sapore di bruciato, di gomma, di legno, di affumicato.
Il titolare di Specialty Coffee va in giro per il mondo, piantagione per piantagione, a scegliersi le migliori qualità per il caffè: un caffè da cui è possibile risalire fino al produttore in Brasile o un Perù.
Al caffè Faro danno solo arabica, con una tostatura più chiara per non bruciare gli aromi come succede nella tostatura più spinta (dove i chicchi hanno un colore più scuro).
Uno dei migliori caffè al mondo – pochi lo sanno – sta a Forlì: si chiama Rubes Gardelli ed è un torrefattore di Specialty Coffee che ha vinto il campionato mondiale di tostatura.


La scheda del servizio: CAFFÈ: IL BUONO, IL RANCIDO E IL GINSENG di Bernardo Iovene in collaborazione di Michela Mancini
Gli italiani pensano di essere grandi intenditori di caffè, in realtà hanno il gusto tarato su una qualità dal sapore legnoso, amaro e spesso rancido; un equivoco dovuto a una importazione di caffè di bassa qualità, tostato al limite del bruciato, che uniforma il sapore. Il simbolo di questa mentalità è Napoli: dopo la nostra inchiesta del 2014, siamo tornati al Gambrinus per un confronto sulla qualità del caffè dell’antica caffetteria e in generale sul caffè che si beve nei bar napoletani. Le sorprese non sono mancate.In questo giro di degustazioni Report è stato accompagnato da alcuni esperti di fama internazionale. Siamo stati anche nei nuovi Specialty coffee, nei bar e nelle torrefazioni dove importano caffè selezionati e li abbiamo confrontati con il gusto e gli aromi del caffè che beviamo nei nostri bar. Abbiamo assaggiato e valutato i caffè di Starbucks a Milano e abbiamo degustato persino il caffè al ginseng, prodotto con un preparato in polvere. Ma nella nostra tazzina quanto ginseng c'è?

04 maggio 2014

L'inchino agli ultras


Il giocatore di calcio che deve fare l'inchino al capo ultras, con la maglia in difesa del tifoso in carcere. Per chiedergli il permesso di giocare la partita.
Il tutto di fronte alle autorità sportive, ai vertici della politica e agli altri spettatori che hanno aspettato 45 minuti per la finale. Finale che non si poteva rinviare, show must go on.


L'inchino agli ultras, loro che controllano quella parte del territorio italiano.
Il paese all'incontrario.
Il tutto nei giorni in cui il governo emana un decreto lavoro che aumenta il precariato nel paese.
Nel paese delle sperequazioni dove i 10 italiani più ricchi hanno reddito per 500000 operai.
Operai che, come racconta il caso Piombino, sono una razza in via d'estinzione.
Mentre a un senatore condannato per frode, che doveva essere estinto dalla vita politica, è concesso di fare campagna elettorale e mettere mano alle riforme costituzionali.


Quanti oggi si schiereranno dalla parte degli agenti che ieri si sono scontrati coi tifosi?

Una parola, vergogna.