08 ottobre 2026

La condizione del dolore di Gianni Biondillo

L’occhio e lo spirito
Amava regalarsi colazioni generose tutte le volte che soggiornava a Venezia. Non certo per ingordigia pantagruelica, semmai per l’opportunità di godere della tavola imbandita sulla spaziosa terrazza dell’albergo adagiata esattamente di fronte a Santa Maria della Salute..

Succede questo, quando si leggono i romanzi di Gianni Biondillo: si ride, per le battute del suo amato ispettore Ferraro (e le gag coi colleghi Lanza e Comaschi). Si riflette, per come sa raccontare la sua Milano andando oltre lo scintillio dei palazzi che sfidano il cielo. La Milano di oggi che attrae i ricchi grazie alla flat tax per paperoni e che scaccia i poveri sempre più in là. E la Milano dell’adolescenza, quando l’eroina uccideva i giovani per strada, ma dove la vita sembrava così bella e semplice …
Un romanzo molto attuale quest’ultimo dello scrittore e architetto milanese, nato a Quarto Oggiaro come il suo protagonista ma ora trasferito a Nolo, come oggi si chiama la zona a nord di Loreto: si parla del problema delle abitazioni, con le proteste dei cittadini lasciati senza casa nonostante i tanti cantieri che tiravano su palazzi con la sola scia. Con le proteste per il massacro a Gaza, coi civili uccisi dall’esercito di quella che viene chiamata la più grande democrazia del Medio Oriente.

È questa la Milano dove avvengono strani omicidi in cui Ferraro, Mic, si trova coinvolto suo malgrado: c’è un immobiliarista, uno di quelli che possiedono un patrimonio enorme, capaci di toccare il vero potere, che in vacanza a Venezia vede “la nera signora”, come nella filastrocca cantata da Vecchioni. Ma scappando a Milano, va solo incontro al suo destino.

Otto ore dopo il suo cadavere fu ritrovato riverso nello scompartimento del treno che gli aveva prenotato la segretaria
C’è un altro uomo che viene ammazzato fuori Milano, a Rho, incaprettato e sparato in volto. Troppo eccessivo anche per un delitto di mafia. Ma siccome il morto, il signor Bazzi, viveva a Quarto Oggiaro, viene chiamato proprio Ferraro.

La disobbedienza civile
Da molto tempo ormai i risvegli di Ferraro erano caldi e umidi. Colpa sua, colpa di sua figlia, colpa di Billie.

A volte la vita ti costringe a compromessi, come dividere il letto con quella bella cagnolona di nome Billie, come la cantante, che Ferraro aveva preso per figlia Giulia e che ora deve tenere lui in casa. Il maschio alfa, il capobranco, dovrebbe essere lui, ma Billie, un po’ come tutte le donne della sua vita, ha un bel caratterino. Non è solo una questione di portarla a spasso, trovare il luogo ideale per le deiezioni (eh, bei tempi quando si lasciavano tutte le terra…).
Billie fece quello che mezzo secolo di brutte abitudini non era mai riuscito a fare: dargli un minimo di ordine.
E proprio per tenere ordine in piazza, proprio Ferraro viene chiamato dal capo a registrare gli umori attorno ad una manifestazione in piazza della Scala. Dove onesti cittadini manifestavano, in silenzio, la loro protesta contro il blocco dei cantieri, quelli tirati su come funghi, con concessioni di favore e con procedure opache, che la magistratura rompiscatole aveva bloccato.
Il favoritismo, l’amichettismo, nel nome delle magnifiche sorti e progressive. Perché Milano era la città che non si ferma mai, la città che sale. A salire, in realtà, erano i prezzi delle case, sempre più proibitivi
Nella città che sale, dove a salire sono soprattutto i prezzi delle case (bella Milano, ma non ci vivrei), a salire è anche la tensione nelle piazze ci sono gli studenti per Gaza, i loro genitori che protestano per il caro alloggi e per i cantieri sequestrati. E Ferraro, purtroppo, le prenderà dai colleghi in tenuta antisommossa.
Troppa voglia di menare da una parte, troppa tensione dall’altra.

Ma torniamo ai delitti: sebbene in questa fase della sua vita Mic, come la chiama ancora Francesca, l’ex moglie, si trovi in una fase riflessiva, per l’età che avanza, per la nostalgia che lo assale per i bei tempi della giovinezza (che poi forse tanto belli...), si trova coinvolto nei due delitti, l’immobiliarista Rota (quello che scappava dalla bella signora a Samarcanda) e questo signor Buzzi, uno che frequentava gruppi neofascisti.
Strane coincidenze iniziano ad emergere tra i due casi, che poi diventeranno tre, i legami con la galassia nera, per esempio, forse lo stesso killer dietro quelle morti:

Era come si fosse reso conto d’essersi infognato da solo fra tralci, rovi, cespugli, avviluppandosi, ingarbugliandosi, innicchiandosi nel buio profondo di una boscaglia, di una selva caotica..

La rivelazione di questo disegno – che ha a che fare col nuovo ordine mondiale, la crescita delle destre in tutto il mondo, la fame di potere, lo svuotamento delle democrazie, il passato marcio del nostro paese che non passa mai e che non ama i giovani – gli arriverà in una Spa a Taiwan, di fronte ad un uomo di quelli che fanno da cinghia di trasmissione tra i due mondi, quelli che stanno lassù in alto a fare da burattinai e quelli che stanno sotto, a fare i lavori sporchi. Quelli che campano sui conflitti, sulle guerre, sulla sofferenza degli altri. Economia della crisi la chiamano, dei veri capitalisti, insomma:

«Gaza è una grande opportunità per tutti. »
«Lo vada a dire a chi ci vive. O ci muore, anzi»
«Così è la vita, d’altronde. È la nostra condizione umana.»
«Vivere sotto i bombardamenti...»
«No, no... è un fatto esistenziale. È la condizione del dolore, quella che proviamo appena usciamo dall’infanzia...»
Che dire, arrivati in fondo a questo romanzo? Che, forse tra i migliori della serie, per quanto è intenso, attuale, pieno di spunti di riflessione sul nostro quotidiano. Troppo solitario, troppo legato ai problemi che ci costruiamo addosso, incapaci di vivere serenamente il nostro presente, come gli direbbe di fare l’amio Mimmo ‘o animalo.
A volte basta anche una bella serata sul divano a guardare un film, come Quarto potere di Orson Welles, avete presente quell’iconica scena iniziale? Non è una citazione a caso.

PS: sono tante le battute, le gag, impossibile citarle tutte, ma l’arrivo del boomer Ferraro all’hotel “mille stelle” a Taiwan col suo inglese maccheronico è da applausi (grazie Gianni!)

«Ueit a moment. Eccolo.» Lo porse all’addetto. «End... sorri for mai bed inglisch... ai ev stadi french at de scul. »
«Si vous préférez, nous pouvons parler en français.» E allora vaff.., dillo che vuoi umiliarmi!

La scheda del libro sul sito di Guanda e il link per scaricare le prime pagine.
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon