Visualizzazione post con etichetta Fontana. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Fontana. Mostra tutti i post

20 maggio 2024

Report - le olimpiadi (in)sostenibili e il tesoro della lega

SFORO OLIMPICO Di Claudia Di Pasquale

Le Olimpiadi di Milano Cortina sono state vinte con delle premesse chiare: essere sostenibili in termini ambientali ed economici, invece il primo atto dell’operazione è stato l’abbattimento di migliaia di alberi per far spazio alla nuova pista da bob.

In faccia al progetto dove si parlava di mantenere i larici in due punti specifici della pista: Claudia Di Pasquale ne ha chiesto conto al presidente Zaia, che ha cercato di evitare di rispondere alle domande. La pista è più corta, mi hanno detto che pianteranno più alberi, abbiamo riqualificato una pista da bob abbandonata… Ma se non riuscissimo a costruire per tempo la pista dovremmo andare a gareggiare all’estero.

La pista da bob nel dossier iniziale doveva essere risistemata: era stata costruita per le Olimpiadi del 1956, la ristrutturazione era stimata in 47ml, ma alla fine la nuova pista costerà 118ml di euro, tutti a carico dello Stato.
LA pista deve essere a Cortina – spiegava Salvini in conferenza stampa – senza spendere soldi in più: alla fine il progetto per la gara diventa light, per spendere di meno, togliendo le opere di mitigazione.
Ma alla fine il progetto light sarà solo una pista di cemento, senza servizi per disabili, senza coperture a verde e costerà pure di più.
L’autorizzazione paesaggistica è arrivata dalla regione Veneto solo dopo 4 giorni l’approvazione del progetto: questa pista sarà usata solo da pochi alla fine delle olimpiadi, sarà solo un peso per le future generazioni.
Il Cio aveva scritto a Zaia che una nuova pista da bob sarebbe stato un azzardo, come la pista realizzata a Torino per le olimpiadi del 2006 e oggi abbandonata.
Ma alla fine la pista di bob si farà, sarà una cattedrale nel deserto? “Questo lo dice lei” è la risposta di Zaia alla giornalista, tutto dipende dal piano economico.
Secondo il dossier di candidatura con cui l’Italia ha vinto avremmo dovuto spendere il meno possibile, ma oggi sembra tutto carta straccia: Malagò, di fronte alle carte del dossier (dove si parla di ristrutturazione della pista da bob), tira fuori motivi ideologici, per poi chiuderla dicendo che la politica ha voluto fare così, costruendo una nuova pista.

Nel frattempo gli austriaci stanno sistemando la loro pista per 28ml di euro, se Pizzarotti non dovesse consegnare l’impianto entro marzo 2025, le gare si faranno in Austria (ma noi avremmo comunque speso 118 ml di euro per una cattedrale nel deserto).
Ma in questo progetto ci sono altre opere di mezzo: ci sono i lavori di ristrutturazione del palazzo di ghiaccio, il trampolino Italia che non è usato dagli anni 90, ci sono i lavori per il villaggio olimpico (39ml di euro) realizzato con case usa e getta. Tutte opere ancora da fare.
C’è poi la tangenziale per Cortina per evitare che i mezzi pesanti per le opere debbano passare per la città: la variante dovrebbe attraversare la valle, in una zona dove è presenta una frana, con tanto di movimenti franosi verso valle.
Lo scorso dicembre il ministero dell’Ambiente ha bloccato questo progetto, chiedendo una variazione che prevede un impatto su diversi condomini della zona.
Altri costi deriveranno dai lavori sul ponte, poi una galleria sotto le montagne (costo 483ml di euro): quest’ultima opera è escluso che verrà realizzata per le olimpiadi.
Ci sono poi le varianti per diminuire i tempi di percorrenza per arrivare a Cortina: costo per 250ml di euro, per un risparmio di 2 minuti di tempo per chi arriva qui.
C’è poi la bretella ferroviaria di pochi km, di cui una buona parte sotto terra (con una galleria a cappio), in una zona ad alto rischio idrogeologico.
Altra opera essenziale per le olimpiadi, ma in realtà è una bufala perché questa bretella collega Mestre a Venezia, poi non ci sono treni per Cortina.

Alla fine queste opere collegate per le olimpiadi a chi convengono? Non sono olimpiadi low cost dunque, si parla 1,5 miliardi di opere che dovrebbero migliorare la condizione del Veneto (pagati dai cittadini delle altre regioni).
La fondazione Milano Cortina metterà 1,6 miliardi di euro per la gestione dell’evento, i soldi arriveranno dagli sponsor, dal Cio e dalla vendita dei biglietti.
Il costo totale per le olimpiadi è salito da 2,4 a 3,6 miliardi di euro col governo Meloni: si spenderanno soldi anche in Trentino dove gli impianti erano già funzionanti.
Nel dossier si parlava di una spesa di 8ml di euro, oggi siamo saliti a 18ml di euro, per investimenti su impianti esistenti, si prevede di prendere acqua da un torrente in una zona protetta, sono in attesa delle autorizzazioni del comune, ma tanto sanno che andranno in deroga.
I trampolini di Predazzo sono stati smontati e verranno costruiti: i costi sono quadruplicati rispetto al dossier iniziale, anche qui si è scelti di non ristrutturare, approfittando delle olimpiadi per costruire opere nuove.
Sempre a Predazzo si costruirà il villaggio olimpico, dentro la zona militare, nella scuola alpina della Guardia di Finanza. Anche qui, in una zona verde, si andranno a ristrutturare dei palazzi, da 11 ml di euro si parla 41 ml di euro.
Altri soldi saranno spesi per costruire parcheggi, cementificando delle zone verdi, per comprare dei bus.

A Bolzano, ad Anterselva c’è l’impianto di Biathlon: si dovevano spendere 4 ml di euro e si spenderanno invece 51 ml per nuovi lavori, alcuni inutili.
A Dobbiaco dovrebbe realizzarsi un’opera stradale di cui però manca il progetto.
A San Candido grazie alle olimpiadi costruiranno un cavalcavia per eliminare un passaggio a livello, che rovinerà la visuale del paese. Da 7 ml il costo è aumentato a 15 ml: l’opera è stata decisa alle spalle del comune, nemmeno il sindaco ne era a conoscenza.

LA pista di pattinaggio di Baselga doveva essere solo coperta: rispetto alla cifra iniziale, i costi dei lavori sono raddoppiati, ma alla fine la sede di Baselga è stata tolta dalle olimpiadi, poco dopo che il comune aveva approvato il progetto.
Alla fine la sede di Baselga era stata inserita nel piano iniziale solo perché c’era un impianto esistente: è stata sacrificata per lasciar spazio alla pista di Cortina?
Colpa della politica – la risposta di Malagò: il Cio aveva chiesto in nome della sostenibilità a rinunciare all’ammodernamento alla pista di pattinaggio di Baselga e alla pista di bob a Cortina.
Ma alla fine i soldi arriveranno anche a Baselga, dalla provincia autonoma di Trento.

A che punto sono i lavori in Lombardia? La sede designata per lo sci alpinismo è Bormio, nel dossier la pista Stelvio è già considerata omologata, si spenderanno però altri soldi per dei lavori di ammodernamento (per 78ml di euro).
Che senso ha investire tanti soldi per una pista dove, tra qualche anno, non ci sarà più la neve?
Ci sarà una nuova cabinovia che passa a pochi metri dalle case, per un costo da 28ml di euro.
La neve in primavera si trova a Livigno, anche qui si ospiteranno le gare (su piste in gestione a privati): per i lavori delle due piste si passa da 17 ml di euro a 150 ml di euro.

L’importante è che siano opere utili – racconta l’assessore alla montagna: sono nuovi parcheggi, uno interrato sotto la montagna, una nuova cabinovia in project financing (ma parte dei soldi sono coperti dallo Stato).

La Lombardia spenderà fondi pubblici per migliorare la viabilità da Milano verso Sondrio, per un totale di 74ml di euro.
Altra opera è quella chiamata tangenziale sud di Sondrio: si tratta in realtà di un viadotto che non toglierà traffico dal paese: il cavalcavia forse non sarà pronto per le olimpiadi e se non sarà pronto “ce ne faremo una ragione” spiega il sindaco di Bormio.

In generale le opere in Lombardia a che punto sono? Secondo l’assessore Sertori sono a buon punto, Fontana ha deciso di non rispondere a Report e, anzi, alla fine ha allontanato la giornalista accusandola di avere risposte preconfezionate.
Trasparenza cercasi, in questo paese.

Secondo l’audizione dell’ex commissario Santandrea nel 2023, le opere sono in ritardo (e per la maggior parte nemmeno sono utili per le olimpiadi).
Report non è riuscita ad avere informazioni sul cronoprogramma ad Anas, al ministero delle Infrastrutture, senza riuscirci: spenderemo 3,6 miliardi euro in opere che violano anche vincoli ambientali e nemmeno sappiamo come li spenderanno.

A Milano si costruiranno impianti per le gare: dovrebbero realizzarle i privati, andando a ritrutturare opere esistenti, come il palazzetto del Palasharp. Ma alla fine le spese sono salite e i privati, come Ticket One, hanno chiesto aiuto al comune.
Ticket One non ha realizzato lavori dal 2019, il comune ha revocato la concessione pochi mesi fa: ci sono voluti tanti anni per rendersi conto della situazione?
Il Palasharp andrebbe demolito in quanto abusivo, il comune ha usato le olimpiadi per accelerare la riqualificazione: ora il Palasharp è cancellato dalle gare, che si sposteranno in altre zone.

Le gare di Hockey saranno eseguite in zona Santa Giulia da una società privata: anche qui i costi sono destinati a crescere, così Sala ha chiesto al governo di contribuire alle spese del privato.
Nell’ex scalo di Porta Romana si costruirà il villaggio olimpico, dopo le gare diventeranno alloggi per studenti: dentro ci sono investimenti di CDP, soldi pubblici dunque.

Sala (che non ha accettato l’intervista mandando il suo assessore), Fontana, Zaia, sono sempre presenti in televisione a parlare delle olimpiadi: poi però quando gli chiedi di essere trasparente sui costi, spariscono, non vogliono rispondere, mostrano tutta la loro insofferenza al lavoro del giornalista.
Sembra che in questo paese abbiano tutti paura della trasparenza.

TERA NOSTRA Di Luca Chianca

Lo scandalo dei fondi della Lega scoppiò dopo un articolo del giornalista Giovanni Mari, nel 2012: è la storia dei fondi in Tanzania, i magistrati dopo lo scoop cercarono traccia dei soldi della Lega, che stavano andando in Tanzania e Cipro.

L’ex tesoriere Belsito viene indagato dalle procure di Milano e Genova, per truffa (reato prescritto) e per riciclaggio, che costò al partito una confisca di beni per 49ml.

Alla fine ad essere condannato è stato Belsito perché Bossi fece un accordo col nuovo segretario Salvini, la sua Lega non si costituì parte civile nei processi.

Report racconta che grazie al finanziere Colucci che Bossi e Belsito continuarono a fare affari assieme: Colucci fa aprire a Renzo Bossi una società a Londra con un capitale da 1,5ml di euro.

Luca Chianca per incontrare Renzo Bossi è andato fino a Bucarest: la società non ha fatto nulla, spiega il figlio del senatur, l’aveva aperta Londra per non aver rotture .. Ma a cosa serviva?

Secondo Belsito i soldi c’erano in cassa, ma alla fine la magistratura ha stretto un accordo col vecchio partito per pagare quei 49 ml in lunghe rate, ricorrendo al 2 per mille.
Siamo certi che non ci siano parti di quel tesoretto della Lega da recuperare?
Belsito era a disposizione della famiglia Bossi per ogni loro esigenza: nella cassaforte del suo ufficio fu sequestrata la cartella con su scritto “the family”.
C’era anche il documento di laurea di Renzo Bossi, la laurea albanese: un documento precostituito che sarebbe poi servito per la sua carriera politica – spiega l’ex magistrato milanese Robledo.

Falsa la laurea albanese e anche la delega ad un avvocato albanese che doveva poi gestire il documento col titolo da laureato (pagato con denaro pubblico).

A pochi passi da Gemonio Renzo e Riccardo Bossi hanno creato una fattoria, Tera nostra, dove si sarebbe prodotto formaggio di capra.
Renzo Bossi ha poi aperto una società di consulenza, Resil, che ha diversi clienti a Milano e nel varesotto: dopo il 2019 non ha più presentato bilanci.
Nel 2022 avrebbe aperto una società a Londra, chiamata Tera nostra anche lei, con un capitale da 1,5 ml di Sterline: la fonte di Report mette la pulce nell’orecchio al giornalista, da dove vengono i soldi nel capitale iniziale di Tera nostra?
Chianca ha intervistato il commercialista che ha aiutato la fondazione della società, che non ha potuto rispondere alle domande senza il consenso di Renzo Bossi.
Le domande rimangono, da dove vengono i soldi?
A dare una mano a Bossi è Francesco Colucci che ha aperto Tera nostra a Londra: a Milano si occupa della promozione di diverse opere.
A Report spiega che non è stato lui a fondare la società, ma la società inglese Best Choice, a sua volta fondata da un italiano: Best Choice ha creato tante società, spesso scatole vuote, alcune che movimentavano milioni di sterline.

Colucci racconta però che Renzo Bossi gli è stato presentato da un altro italiano, Nicolò Pesce, finito nell’inchiesta sulle truffe degli investimenti in diamanti.
Renzo Bossi nell’intervista con Report racconta della volontà di creare un agriturismo, per cercare investitori ha contattato Colucci. Secondo Bossi il valore del capitale sociale iniziale è sbagliato, aveva solo 10mila euro, avrebbe anche segnalato questo errore formale.

L’inchiesta di Report fa emergere una rete di personaggi, oltre a Colucci e Belsito: anche un imprenditore italiano, Loforese, executive vicepresidente di Rockfeller standard carbon.
Cosa fa questo personaggio? Stringe rapporti con le persone, questa la sua qualità, da ex vicepresidenti americani, sceicchi arabi, agenti della Cia.

È uno che sa muoversi bene in medio oriente: Loforese ha aperto una filiale italiana della Rockfeller, contatta Colucci che era interessato all’idea.
Ma a Loforese consigliano di bloccare l’ingresso di Colucci, perché era finito in una inchiesta su investimenti in criptovalute e opere d’arte.
Il servizio passa poi da Colucci a Calebasso ad un certo Molendini, cavaliere di un ordine non esistente, per tornare a Belsito: tutti legati in operazioni finanziarie, si parla di una operazione per spostare soldi in Moldavia, dove esiste ancora il segreto bancario.
Belsito avrebbe chiesto a Colucci di aprire un conto corrente in Moldavia, nel 2019 ben dopo la fine della vicenda giudiziaria a Genova sui rimborsi. Colucci avrebbe messo a disposizione il marchese Molendini, con forti agganci in Moldavia, che a sua volta individua un tecnico.

C’è una chat che racconta i dettagli di questa operazione: Belsito avrebbe cercato di far partire un carico di statuette di legno dalla Costa d’Avorio verso la Moldavia.
I giornalisti del Fatto Quotidiano hanno cercato di capire cosa ci fosse dentro le casse: erano oggetti di antiquariato, come sostiene Belsito?
Secondo i giornalisti del Fatto si tratterebbe di esportazione di denaro (nelle casse c’erano soldi) che doveva finire in Russia: Belsito sarebbe entrato in contatto coi russi grazie a Renzo Bossi.
Il tentativo di esportazione fallisce e gli imprenditori russi chiedono conto a Bossi: di diverso avviso Renzo Bossi che parla solo di aver fatto un preventivo per Belsito per una spedizione in Russia..
Se questa operazione è saltata, da una seconda chat nel 2019 Calebasso e Colucci si scrivono per far mettere 20ml di euro su un conto corrente in Moldavia: ancora una volta, Belsito non ne saprebbe nulla.

Si pensava di aver chiuso la vicenda dei 49ml di euro, invece ogni tanto questi soldi tornano fuori, come fantasmi.

19 maggio 2024

Anteprima inchieste di Report - le famose olimpiadi sostenibili e il tesoro della lega

Le olimpiadi che dovevano essere sostenibili

Le Olimpiadi di Milano e Cortina dovevano essere quelle nel segno della sostenibilità, economica ed ambientale. Almeno queste erano le promesse. E invece..


Lo scorso febbraio il taglio di decine di larici a Cortina d’Ampezzo ha dato il via ai lavori per la nuova pista da bob, prevista per le Olimpiadi invernali del 2026. Gli alberi tagliati avevano dimensioni considerevoli, avevano più di cento quarant’anni anni, sono nati alla fine dell’ottocento spiega Silverio Lacedelli a Report: per completare la nuova pista si stima che verranno tagliati 400-500 alberi “distruggiamo un ecosistema composto da alberi, arbusti, licheni e costruiamo una cementificazione sul territorio con strade, piste ed edifici.”
Gli ambientalisti e tutti gli abitanti di Cortina ci tengono a questo bosco, che la politica ha scelto di sacrificare, perché è un pezzo di Cortina, “la pista poteva essere realizzata senza dover fare questo grande ambaradan, questo distruzione” conclude l’intervista Lacedelli.

L’ultimo progetto esecutivo della pista da bob ha previsto il taglio di 19980 metri quadrati di bosco ma allo stesso tempo ha prescritto il mantenimento delle alberature esistenti nelle due aree, dietro l’anfiteatro e all’interno della curva cristallo.
Nonostante ciò, gli alberi sono stati tagliati – racconta la consigliera regionale Cristina Guarda che ha mostrato a Report le immagini del bosco prima e dopo l’abbattimento. Per questo motivo hanno fatto un esposto ai carabinieri della forestale.
Dicevano tutti che dovevano essere olimpiadi sostenibili e rispettose dell’ambiente ma non sarà così: il presidente della regione Veneto ha tenuto un atteggiamento quasi sprezzante dei rilievi portati da Report, “avete contato tutti gli alberi”, “voi volete dimostrare che le olimpiadi non servono”, come se fosse questo il punto.
Il punto è che ci sono delle incongruenze tra il progetto presentato al Cio e quello che verrà realizzato: ha spiegato che è vero, sono stati tagliati 500 alberi, ma verranno piantati 10 mila alberi, e che la pista sarà più corta..
Ha poi aggiunto che esisteva una pista che era la più vecchia del mondo e che loro hanno bonificato un bob abbandonato.

Ma, numeri alla mano, alla fine saranno ripiantati alberi solo per 4200 metri quadrati: “lei è più brava di me” è stato il commento di Zaia.

Secondo il dossier del 2019 con cui l’Italia si è aggiudicata le Olimpiadi la vecchia pista da bob di Cortina andava solo ristrutturata, invece nel 2023 è stata demolita per costruirne una nuova di zecca. La giornalista di Report ne ha chiesto conto al presidente del comitato olimpico Giovanni Malagò che ha risposto così “se lei va a guardare nell’ambito del dossier l’impianto di Cortina era previsto”.
In realtà nel dossier si parlava di ristrutturazione, mentre la pista è stata demolita “ma non si è mai parlato di ristrutturazione..”. Ma nelle carte del dossier, che Claudia di Pasquale ha mostrato al presidente c’era proprio scritto così: “lei non voleva che questa pista si facesse” ha ribattuto Malagò, tirando in ballo anche posizioni ideologiche della giornalista, ma allora è ideologico anche il CIO che era contrario alla nuova pista, per motivi di legacy, però – aggiunge Malagò “la politica, il governo hanno ritenuto che fosse giusto rifarlo, più chiaro di così cosa vi devo dire?”.

E cosa deve dire il ministro Salvini? “Io ci tengo che ci facciano le Olimpiadi e che l’Italia abbia l’immagine che merita di avere in tutto il mondo”.
Anche se con questo progetto light per la pista sono state tolte le coperture a verde che mimetizzavano la pista, sono stati tolti dei servizi per i disabili: “parlatene con le aziende” la risposta del ministro, che preferisce fare la figura di quello che non sapeva niente.


Intanto lo scorso 21 novembre sono partiti i lavori per la nuova arena Santa Giulia dove si svolgeranno le gare di Hockey maschile, la struttura sarà costruita e finanziata da capitali privati, cioè dalla società tedesca Eventim, per un costo da 180 ml di euro. Il colosso tedesco si occupa di gestione eventi, è proprietario di Ticket one: si faranno carico dei costi per l’opera che però, per i ritardi e per l’inflazione sono cresciuti, si stima che alla fine si passerà da 180 a 270ml di euro.
Eventim ha fatto presente al comune che ci sarà questo incremento – racconta a Report l’assessore alla rigenerazione urbana del comune di Milano Tancredi – “ci stiamo attivando per evidenziare il problema” che tradotto dal politichese significa che dovrà intervenire il governo con soldi pubblici “penso che sia anche ragionevole chiedere questo..”.
Alla faccia delle promesse.

Anche Livigno ospiterà alcuni eventi per le Olimpiadi: qui sono già presenti 115 km di piste ma da piano sono previste nuove opere i cui costi delle opere aumentati di quasi dieci volte.
Claudia Di Pasquale ha chiesto al presidente Fontana se è preoccupato di questo. Viste le non risposte ottenute, viene da pensare che, no, la regione, come il comune di Milano, come il ministro non siano preoccupati di questo. “Lei sa tutto, è inutile che viene a chiederle a me le cose” – questa la battutina con cui Fontana ha cercato di uscire dall’impasse, per poi passare ad una accusa felpata “voi le avete già preconfezionate le risposte”.

Peccato che Report parli coi dati forniti dagli stessi enti pubblici, coi dati presenti nel dossier di candidatura. Alla fine, quando le battute non sono bastate ha sbottato “posso chiederle di lasciarmi stare?”.

Chiedere un po’ di trasparenza a questi amministratori è quasi un atto di lesa maestà.

La scheda del servizio: SFORO OLIMPICO Di Claudia Di Pasquale

Collaborazione Giulia Sabella

Nel 2019 l'Italia con il tandem Milano-Cortina si è aggiudicata le Olimpiadi invernali del 2026, c'è riuscita presentando un dossier di candidatura che aveva alcuni punti saldi: Olimpiadi sostenibili sia da un punto di vista ambientale che economico, utilizzo di impianti sportivi già esistenti così da non costruire nuove cattedrali nel deserto, solo due nuove strutture permanenti ma finanziate da investitori privati. Lo Stato in pratica non doveva spendere un soldo. Olimpiadi a costo zero s'era detto. A distanza di quasi cinque anni le cose sono un po' cambiate. L'ultimo piano delle opere olimpiche, che risale al settembre 2023, prevede 3,6 miliardi di costi, finanziati per la maggior parte dallo Stato, e dentro non ci sono solo gli impianti sportivi, ma anche opere infrastrutturali, soprattutto strade. Saranno veramente sostenibili le Olimpiadi del 2026, per l’ambiente e per le nostre tasche?

Il tesoro della Lega

Report torna ad occuparsi della Lega a 12 anni dall’inchiesta sui fondi del partito che venivano usati dal tesoriere Belsito per occuparsi della famiglia, quella del segretario Bossi.
Gli investigatori hanno sequestrato nella cassaforte dell’ex tesoriere una cartellina con su scritto “the family” e altri documenti riservati della famiglia.
Belsito aveva sostituito nel ruolo di tesoriere l’ex senatore Balocchi nel 2010 mettendosi a disposizione della famiglia Bossi per tutti i loro desideri, “come faceva Balocchi prima di me” racconta al giornalista Luca Chianca “per risolvere i problemi di qualsiasi natura”, il fax, la stampante, il telefonino, tutto pagato coi soldi del partito.
Di questo caso, i fondi della Lega spesi per la famiglia del segretario, si era occupato per primo l’ex magistrato Alfredo Robledo nel 2012: “venne fuori una questione abbastanza strana, Renzo Bossi si sarebbe diplomato nel luglio 2009, e nel settembre del 2010 si sarebbe laureato a Tirana ..”

E’ la storia della famosa laurea albanese del “trota” che a Report però racconta un’altra storia: su quel documento la data di nascita era sbagliata, prima di tutto: “quella mattina qualcuno autorizzò ad entrare in tutti gli uffici, la cosa che non si è mai spiegata bene è che di questo pezzo di carta non si contesta neanche il titolo, la magistratura non contesta il titolo, perché io non ho mai dichiarato di essere laureato..”
Come spiega anche Robledo, qualcuno ha preparato quel pezzo di carta per lui: “si cercava di precostituirgli un titolo che avrebbe potuto servirgli per la sua carriera personale e politica.”
Quel documento, la laurea di Tirana, è un documento falso.
Ad essere informato di tutto era l’ex tesoriere Belsito che pagava i servizi resi per la famiglia: a chi è venuto in mente di far laureare Renzo Bossi a Tirana? “Sarà stato qualche collaboratore, immagino, che avrà avuto qualche aderenza con quell’università lì, Riccardo andava alla Cepu.. noi pagavamo le rette, punto.”

Dalle carte dell’inchiesta è spuntata fuori anche un’azienda agricola aperta dai Bossi chiamata “Tera nostra”, alla romana, a pochi km da Gemonio, la residenza della famiglia. “Tera nostra e non si sa nemmeno che cos’è” – il divertito commento del consulente di Report Gaetano Bellavia: dalle foto sui social si scopre che fa formaggi, ci sono le capre.
L’azienda è stata costituita con un capitale iniziale di 200 euro: a Report è arrivata una mail da un ascoltatore su un’altra società aperta da Renzo Bossi a Londra, omonima di quella italiana “tera nostra ltd”. Questa sarebbe dotata di un capitale sociale di ben 1,5ml di Sterline: questa sarebbe stata chiusa dopo un anno e mezzo: un fatto curioso, cosa ci sono andati a fare in Inghilterra i Bossi? Gli agricoltori? Non ci sono evidenze su quello che ha fatto questa società.

La scheda del servizio: TERA NOSTRA Di Luca Chianca

Collaborazione Alessia Marzi

A far scoppiare lo scandalo dei fondi della Lega è Giovanni Mari, un giornalista del Secolo XIX di Genova, che ai primi di gennaio del 2012 pubblica la notizia dei conti offshore del partito. Un'operazione da 1 milione di euro in corone norvegesi, circa 1,2 milioni in un fondo basato a Cipro e soprattutto i 4,5 milioni di euro in Tanzania. Tutto ruotava intorno alla figura del tesoriere della Lega Francesco Belsito che dopo quella vicenda viene cacciato dal partito e indagato dalla Procura di Milano e da quella di Genova per truffa aggravata ai danni dello Stato, poi prescritta, appropriazione indebita per la gestione dei fondi della Lega, costati al partito una confisca da 49 milioni. Soldi che nessuna Procura ha mai trovato. Dopo 7 anni da quelle indagini scopriamo che Belsito e il figlio del Senatur, Renzo Bossi, hanno fatto ancora affari insieme. Una storia inedita che ci ha messi sulle tracce della Tera Nostra, una società aperta a Londra proprio da Bossi con un capitale sociale di 1,5 milioni di sterline e poi chiusa dopo poco tempo. Un viaggio tra imprenditori nel mondo dell'arte, visionari, fiduciari e cavalieri prima a Londra, poi a Malta, Lugano e infine a Bucarest, per capire se una parte dei 49 milioni di euro fosse stata distratta in conti offshore e società all'estero.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

20 aprile 2021

Report – 19 aprile: il virus, i vaccini e le sue varianti

 La stazione sperimentale di Chiara De Luca

Perché gli imprenditori del settore agricolo devono versare un contributo ad una fondazione privata, poco trasparente, chiamata Stazione Sperimentale delle conservealimentari?

La stazione svolge una funzione di ricerca, analisi e formazione, ma nessuno lo sa, perché molte delle imprese pagano il contributo annuo e basta, come fosse una tassa.

La stazione sperimentale era stata abolita, poi è diventata una fondazione e non deve rendere conto a nessuno della ricerca che fa, a Parma.

Ci sono aziende che si sono rivolte alla “stazione” per un parere, non ricevuto, dopo di cui hanno ricevuto il bollettino da pagare.

Come viene calcolato il contributo? Perché la sede è a Parma?

Ad essere penalizzate sono le aziende con tanti dipendenti in regola, cioè le cooperative con molti soci rispetto ad una azienda fortemente capitalizzata e con molti macchinari.

Come spendono i soldi alla stazione sperimentale?

L'ente è stato commissariato dal prefetto, perché incapace di spendere e gestire i fondi, un problema di gestione che ha causato un buco dentro cui si è infiltrata anche la criminalità organizzata.

C'è una sovrapposizione di competenze tra camera di commercio e fondazione anche questo è un qualcosa da sanare: presidente e membri sono scelti dalla camera di commercio, che non ha scelto bene, perché, come si è detto, nelle maglie del controllo molto larghe, sono stati elargiti contributi ad aziende in mano alla criminalità.

La foglia di fico dell'OMS di Giulio Valesini

Come ha fatto l'OMS a trasformarsi a foglia di fico del governo italiano?

A questa domanda Ranieri Guerra, direttore aggiunto all'OMS non ha risposto: si tratta della censura del rapporto dei ricercatori veneziani diretti da Francesco Zambon, poi ritirato dopo solo un giorno.

Dietro il ritiro del rapporto, critico contro il governo, si è mosso Ranieri Guerra, della censura sapeva il direttore Brusaferro e, racconta Report, anche il ministro Speranza sapeva.

Speranza sapeva dunque e ora si trova in una situazione delicata, in mezzo tra i vertici dell'Oms, i cittadini italiani che vorrebbero sapere, come anche la procura di Bergamo, se si poteva fare qualcosa per prevenire l'ondata di pandemia dello scorso marzo.

Lo scorso maggio Ranieri Guerra prende contatto con Speranza e il suo portavoce, Zaccardi, per far morire il rapporto, in accordo col direttore Tedros.

Perché Speranza ha preferito la strada dell'adulazione rispetto alla scelta di sfruttare quel rapporto, scritto in modo libero e onesto, per affrontare meglio il Covid?

Anche perché ora, nonostante la censura, nonostante gli sforzi di Ranieri Guerra, la verità è venuta a galla.

La vaccinazione in Lombardia – aria fritta di Claudia Di Pasquale

La vaccinazione è uno strumento importante per un ritorno alla normalità, anche in Lombardia. Per questo in regione sono cambiati due portali per la prenotazione, un assessore, è arrivato un consulente come Bertolaso.

All'inaugurazione dell'hub di Malpensa lo scorso 31 marzo erano presenti il commissario Figliuolo, il capo della protezione civile Curcio accompagnati dal consulente della regione Lombardia Bertolaso.

Nella conferenza stampa il generale-commissario racconta ai giornalisti che, sì, le cose non vanno tutte bene, ma, come rimarcato dall'assessore Moratti, “siamo sulla strada giusta”, sono stati fatti degli errori ma li stiamo rimediando.

E le polemiche sono “stucchevoli”, tiene a precisare il presidente frontman Fontana, “polemiche che non sono degne di un paese come il nostro”.

LE polemiche sono quelle sul portale realizzato da Aria, per le prenotazioni delle vaccinazioni: i problemi sono stati notati da tutti quando dovevano arrivare i messaggi di avviso.

Claudia Di Pasquale è andata ad incontrare Mario Tacca, registrato a metà febbraio sulla piattaforma di Aria, dopo un mese ha ricevuto un messaggio con la data e il luogo della vaccinazione. A Casalmaggiore: “sono rimasto allibito, ho l'ospedale qui a due passi, è una cosa da manicomio.” Da Crema, dove abita il signor Mario, a Casalmaggiore sono circa 90km.

A Malnate, Varese, abita il signor Vasini si è registrato a febbraio e il messaggio è arrivato un mese dopo, per Cremona. Dopo che la notizia è arrivata ai giornali, il signor Vasini è riuscito a vaccinarsi a Varese.

Il sistema di vaccinazione ha sparpagliato gli anziani in giro per la regione. A Codogno, dove è partita la pandemia, abita il signor Giuseppe Cigolini, di 83 anni: abita a due passi dal centro vaccinale, ma è stato mandato dalla regione a Soresina, col suo carrozzino, piano piano.

Il sindaco di San Bassano è andato a prendere gli anziani direttamente a casa pur di farli vaccinare, col furgoncino dei servizi sociali: anziani di oltre 90 anni a cui non è mai arrivata la risposta dalla regione dopo la prenotazione.

Un centinaio di insegnanti di Mantova sono stati mandati a Crema: questi insegnanti hanno poi rinunciato, così in quel giorno a Crema hanno fatto zero vaccini.

Altri episodi simili sono capitati a Como, Monza, Varese e Cremona: hub che rimangono deserti, con i volontari che si accorgono che nessuno arriva. Perché Aria non ha avvisato che i cittadini dovevano presentarsi in quel posto a quell'ora.

Così l'ATS ha chiesto aiuto ai sindaci: il sindaco di San Bassano è andato a prendere gli anziani direttamente a casa pur di farli vaccinare, col furgoncino dei servizi sociali: anziani di oltre 90 anni a cui non è mai arrivata la risposta dalla regione dopo la prenotazione.

Anche le ASL hanno preferito bypassare il sistema di prenotazione, chiamando direttamente i cittadini con un call center di volontari.

A Milano invece è accaduto il contrario, sono stati chiamati per errore un numero elevato di anziani per le vaccinazioni che sono rimasti in coda all'aperto per ore in attesa: sono partite così le polemiche contro ARIA e contro il suo CDA, costretto alle dimissioni da Fontana.

Il referente tecnico, Lorenzo Gubian, ex dirigente veneto ora è amministratore unico di Aria: è lui che aveva garantito l'ex CDA che non c'erano problemi sulla piattaforma.

Cosa è successo veramente in Lombardia? E' solo colpa dei tecnici di Aria? A gennaio Poste propone alla regione tre piattaforme per la prenotazione, dove il cittadino poteva scegliere luogo e data, mentre il comitato di crisi (quello di Bertolaso) preferiva un portale di adesione.

Poste non era pronta a modificare i suoi portali, così a dieci giorni dall'inizio della campagna di vaccinazione, Bertolaso molla la patata bollente ad Aria.

Mettere in piedi un portale per l'adesione, un call center per rispondere agli utenti. E alla fine si prende tutte le responsabilità e gli strali di Bertolaso, Moratti e Fontana.

Bertolaso è stato uno dei primi a criticarne la scelta, racconta oggi. Di fronte alla giornalista si lascia però andare: “quando leggo che è stato Bertolaso che ha voluto Aria, che ha insistito per Aria .. io fino ai primi giorni di questo febbraio conoscevo l'Aria che respiriamo, l'aria che tira come trasmissione, conoscevo l'aria fritta, come modo di dire romano...”

Ma nel documento redatto dal direttore di Aria Spa Gubian c'è scritto che il 7 di febbraio Bertolaso, dopo aver visto il sistema di Poste, decise di affidare ad Aria il servizio di prenotazione (costato 18 ml di euro, soldi nostri).

Chi ha deciso di affidare le prenotazioni ad Aria se non è stato lei?” - è la domanda fatta a Bertolaso.

Sentiamo l'audio della famosa riunione del 7 di febbraio, ascoltate quell'audio, così verba volant, parola invece si capisce.. ”

E chi ha deciso di anticipare la campagna vaccinale dal 1 marzo al 18 febbraio?

Bertolaso non risponde. Fontana non risponde: “le interviste si chiedono e si concedono” la blocca una persona dello staff del presidente. Peccato che poi le interviste non vengono concesse.

In dieci giorni non si poteva mettere in piedi un portale come voleva la regione, spiega l'ex consigliere Mazzoleni. Aria SPA è subentrata a Poste, grazie ad una delibera di giunta firmata da Fontana e dalla Moratti ai primi giorni di febbraio: quando le polemiche sono esplose, la regione ha poi cestinato Aria (e i suoi 18 ml in parte saranno pagati dai lombardi) per tornare ad Aria.

Chi risponderà dei disguidi, delle persone che si sono prenotate e non sono state contattate, di persone che sono state vaccinate senza averne veramente diritto (come i professori universitari, che non facevano lezione in presenza, ma anche dottorandi).

La regione ha stanziato 48ml di euro per coinvolgere le strutture private, come CDI, Humanitas. Poi c'è stato il via libera alla vaccinazione, anche senza prenotazione, possibilità poi smentita da Bertolaso.

Tutto per poter fare l'annuncio “abbiamo vaccinato tutti quelli che si sono prenotati su Aria”, ma al costo di far fare code infinite a persone anziane, anche sotto la pioggia.

Ma non è vero: non tutti gli ottantenni sono stati vaccinati in regione, pur essendo registrati al portale di Aria.

In regione abbiamo superato i 32mila morti, alcuni di questi potevano essere salvati se solo la campagna vaccinale fosse stata fatta cercando di proteggere gli anziani.

“Abbiamo lasciato indietro una parte della popolazione fragile, avvantaggiando una parte di categorie che non ne avevano bisogno”, racconta il figlio di una di queste vittime.

C'è poi la questione dei disabili gravi: ci sono persone con disabilità riconosciute che non sono riuscite a prenotarsi, perché al portale non sono arrivati i dati dalle ATS.

Persone sconosciute al portale, per un problema di informatizzazione degli elenchi di persone che avevano una invalidità vecchia.

Di chi è la colpa?

Per aiutare la vaccinazione delle persone con disabilità la Moratti ha istituito la figura del vax manager, uno per ogni ATS.

Ma cosa fa un vax manager? Le persone si trovano di fronte a numeri a cui nessuno risponde, medici di base che non sanno, portali che non funzionano.

Certo, come dice l'assessore Locatelli, è una situazione di emergenza. Ma è passato un anno, ci si poteva preparare meglio.

Di certo la Corte dei Conti ha bacchettato la regione Lombardia, per la gestione allegra dei conti, per le tante consulenze. Ma Fontana ha deciso di non rispondere alle domande di Report, perché c'è un contenzione civile con la trasmissione.

La situazione in Brasile – varianti pericolose – di Manuele Bonaccorsi

Fermare il virus coi vaccini è importante, perché ci si rischia di arrivare a nuove mutazioni resistenti a questi. In Brasile ci sono 3000 morti al giorno, ci sono sepolture senza nome, con solo la croce.

A Manaus ci sono stati 6000 morti in questa seconda ondata, hanno dovuto disboscare una foresta per creare spazio per i morti: questa città sta al centro dell'Amazzonia, la seconda ondata ha piegato il sistema sanitorario, gli ospedali sono rimasti senza ossigeno e i malati di covid sono stati lasciati morire, senza cure.

La famiglia Lavareda è una delle tante colpite dal virus: cinque morti in pochi giorni. A gennaio pensavano di aver visto il peggio e che fosse alle spalle. Pensavano di essere arrivati all'immunità di gregge, ma poi si scoprì che il virus era mutato, dopo il sequenziamento di due malati di Manaus che erano arrivati in Giappone.

Così chi si era già ammalato poteva ammalarsi nuovamente perché il virus mutato era più aggressivo: l'assenza di un vero piano di sequenziamento ha impedito in Brasile di riconoscere la variante, a questo si è aggiunto il fatto che nel paese non ci sono divieti di spostamento.

A San Paolo, la città più grande del Brasile, al centro di primo soccorso non si riesce ad intubare tutti i malati quando peggiorano, e così devono essere trasferiti negli ospedali, ma mancano posti liberi per la terapia intensiva. Così i malati con crisi respiratorie rimangono in un'area di internamento anche per 72 ore.

Il governo di Bolsonaro aveva detto che il vaccino non serviva, che la mascherina non serviva, che il lockdown non serviva, e così la situazione è peggiorata, racconta un medico di questo primo soccorso a San Paolo.

Bolsonaro ha dato priorità all'economia rispetto alla salute, senza preoccuparsi delle vittime– racconta l'ex ministro della salute a Report – cavalcando tesi antiscientifiche.

L'ex ministro Mandetta aveva proposto misure di lockdown, senza le quali in Brasile ci sarebbero state 180mila morti in un anno, ma Bolsonaro lo ha sostituito mettendo al suo posto un altro medico che dopo venti giorni si è dimesso pure lui, alla fine hanno messo come ministro un militare, senza competenze.

Così oggi a San Paolo nei grandi ospedali non hanno un posto libero, solo se qualcuno muore si libera, ma dietro ci sono cento, duecento persone in lista.

Persone giovani, senza malattie pregresse: è questa la nuova variante brasiliana che colpisce anche persone sotto i nove anni e oggi le terapie intensive sono piene in maggior parte da persone sotto 40 anni.

Nessun distanziamento, nessun lockdown, pochi vaccini, questo ha consentito al virus di circolare liberamente e di mutare. Diventando resistente agli anticorpi sviluppati nella prima fase e anche ai vaccini.

La variante brasiliana sta mutando anche adesso in una forma simile a quella sudafricana: quest'ultima sarebbe resistente anche al vaccino di Pfizer.

In Brasile usano il vaccino cinese Coronavac, prodotto in Brasile a San Paolo dopo un accordo con la Cina: solo i cinesi hanno voluto trasferire la tecnologia in Brasile, peccato però che questo vaccino sia poco efficace con le varianti.

Dovremmo svincolarsi dal principio di brevetto, per consentire a quanta più gente possibile di vaccinarsi, non ci salveremo solo noi occidentali se non fermiamo la pandemia anche in Amazzonia, in Africa, nei luoghi lontani da noi.

E poi serve il sequenziamento dell'RNA del virus, cosa che noi in Italia non facciamo a sufficienza.

Perché è un attimo importare il virus dal Brasile, basta fare scalo a Parigi, così in Italia non serve nessuna quarantena. Basta avere un passaporto europeo, una auto-dichiarazione e via. Nessun controllo all'aeroporto di Parigi e nessun controllo a Fiumicino.

Questo fino a marzo, oggi la Francia ha chiuso i voli dal Brasile e in Italia il ministro Speranza ha imposto una quarantena a chi arriva dal Brasile.

Ma è stato troppo tardi, la variante era già arrivata in Italia.

A Magione in Umbria si sono trovati duecento casi di malati a gennaio: non avevano capito come aveva fatto arrivare fin lì la variante brasiliana. In questo paese persone già ammalate dal coronavirus hanno preso poi la variante brasiliana e sono finite in terapia intensiva.

In Umbria ci sono stati casi di persone contagiate sebbene già vaccinate, così in Umbria salta il tracciamento e non si riesce a fare il sequenziamento del virus.

A febbraio viene fatto il sequenziamento dei tamponi scoprendo così l'arrivo della variante brasiliana in Umbria: si poteva fare prima l'analisi del campione?

Il ministero aveva invitato a fare subito sequenziamenti per i casi di re infezione, ma all'istituto superiore di sanità non hanno seguito questo invito, così si è perso tempo per scoprire la variante e la regione Umbria è diventata zona rossa.

Ora tutta l'attenzione mediatica si è concentrata sui vaccini, ma per scoprire e fermare le varianti del virus e per tracciare gli infetti servono i tamponi, ma anche questi non bastano, serve fare il sequenziamento del virus.

Ma l'Italia su questo è indietro, solo pochissimo tamponi vengono sequenziati: Report è entrata nel laboratorio dell'ospedale Sacco di Milano, dove c'è tutta l'apparecchiatura per estrarre l'RNA del virus.

Sono macchinari che costano 100mila euro, al Sacco ne hanno tre e ciascuno carica da 48 a 60 tamponi: volendo potrebbero sequenziare almeno 100 tamponi al giorno, ma ne fanno molti meno perché mancano i fondi per fare questo, racconta la ricercatrice Alessia Lai al giornalista.

E' un procedimento costo, si parla di 100 euro a genoma e nonostante la pandemia, le morti e le infezioni, non c'è stato lo sforzo per investire su questo: ci sono state parecchie donazioni più che sovvenzioni statali.

In Inghilterra per fare i sequenziamenti hanno istituito un consorzio, con fondi pubblici, dove hanno scoperto proprio la variante inglese: il consorzio è l'unione di istituzioni pubbliche e private, che riesce ad analizzate almeno il 10% dei tamponi fatti.

Il governo inglese ha investito 20ml di sterline: in Italia si è fatto un consorzio, dove però dentro troviamo persone che non hanno mai fatto tamponi, dall'annuncio di Brusaferro a gennaio sono passati mesi e le varianti galoppano.

Stiamo correndo un rischio – spiega Crisanti – se non fai sequenziamento non sai se stai vaccinando persone con varianti.

In Inghilterra hanno sequenziato 196mila tamponi, noi solo 14 mila. Anche questo spiega la differenza tra noi e loro.

La strage del Moby Prince di Adele Grossi

La procura di Livorno ha riaperto il processo sulla strage del Moby Prince, dove sono morte 140 persone. Nessuna nebbia, nessun errore del comandante, nessuna distrazione.

Invece un mozzo difettoso, un ente certificatore distratto (il Rina) e che ha consentito diversi rinvii per l'applicazione delle prescrizioni, una assicurazione che liquida subito e a processo in corso l'armatore di Navarma a costo di polizza e non di perizia.

Navarma sapeva che la petroliera della Snam (società partecipata) era ormeggiata dove non doveva, poteva fare un processo contro la Snam.

Invece la storia è andata in modo diverso: lo stato ha stretto un rapporto con Navarma, dell'imprenditore Onorato a pochi mesi dalla strage.

Il governo italiano già nel 1994 firma un accordo con Navarma per il G7 a Napoli.

Onorato incassa contributi dallo stato senza pagare i soldi della concessione.

Come mai? Come mai la convezione con lo stato è scaduta, per i viaggi per la Sardegna, e Moby continua a lavorare? Come mai i vari governi si sono dimenticati di mettere a gara la concessione?

Forse per le donazioni generose ai partiti?

27 ottobre 2020

Report - Vassalli, valvassori e valvassini

Pandemia aerea – Giulia Presutti

Prima del servizio dedicato alla Lombardia e al sistema lombardo, il servizio di Giulia Presutti sugli effetti della pandemia sui voli aerei.

LE compagnie aeree, nonostante non ci siano blocchi sui voli, hanno continuato a cancellare i voli, con pochi giorni di preavviso: il governo aveva tolto l'obbligo di rimborsare coi soldi i passeggeri, ma solo nel lockdown.

I voucher continuano ad essere usati ancora oggi: chi tutela i diritti dei passeggeri?

Gaetano ha visto tre voli annullati, per un valore di 450 euro: la compagnia Volotea lo ha rimborsato il costo con un voucher, non ha avuto la possibilità di essere rimborsato con denaro.

Elisa si è vista rimborsare con un voucher un volo cancellato a luglio, sempre da Volotea: per molti il voucher è stata una beffa. Che dice Enac?

Sono state richiamate le compagnie, spiega la vicedirettrice: le compagnie incassano in anticipo i soldi dei biglietti, come un bancomat, perché poi basta cancellare il volo e cavarsela con questi finti rimborsi.

Anche perché non tutti i rimborsati possono permettersi di decidere la data del volo all'ultimo momento.

Non solo, i call center delle compagnie non funzionavano, si sono registrati diversi casi di persone che hanno aspettato ore al telefono, per un numero a pagamento.

Alitalia ha ricevuto 200ml di fondi pubblici, per il Covid: come mai non rimborsa i biglietti oggi? “Rimborseremo tutti quelli che dobbiamo rimborsare” assicura un responsabile della compagnia di bandiera.

Enac ha emesso una sola sanzione, negli ultimi anni. L'antitrust si sta muovendo per una istruttoria, su Ryan Air, Easy Jet, Vueling. Ma con calma.

L'inchiesta di Giorgio Mottola sul sistema lombardo

Chi in Lombardia ha cercato di portare avanti test sierologici rapidi si è trovato davanti l'opposizione della Lega che, col segretario Grimoldi, si è mossa contro il sindaco di Robbio: ci sono dei messaggi di minaccia, così tutti i comuni hanno dovuto aspettare la Diasorin.

La scorsa puntata, con l'intervista a Caianiello, organizzatore occulto della giunta Fontana, Report ha raccontato come funzionano le candidature in regione, la ricerca dei voti della ndrangheta in regione, il meccanismo delle mazzette. La selezione dei candidati, il drenare denaro pubblico.

Tangentopoli non è mai finita, racconta Caianiello: la politica ha un costo, la mazzetta deriva da chi la chiede ma anche da chi la propone.

Se vuoi entrare nel giro che conta in regione, con gli appalti, devi essere vicino alla politica: è la storia dell'imprenditore Daniele D'Alfonso.

Ai politici di Forza Italia ha pagato vacanze e mazzette, per entrare nel giro grande: anche D'Alfonso si è rivolto a Caianiello, che lo ha messo a fianco del consigliere Tatarella.

A quest'ultimo dava 5000 euro al mese, perché gli presentava politici, perché così poteva ottenere appalti con l'Amsa.

Daniele D'Alfonso ha anche legami con la ndrangheta lombarda, per esempio con una società dei Molluso con cui ha portato a termine lavori edili.

Soldi in nero sono arrivati anche al gruppo di FDI e a consiglieri di Forza Italia, tutti vicini a Caianiello.

Il portafoglio dell'imprenditore torna utile alle regionali del 2018, quando Caianiello lo mise in contatto con suoi candidati: “si sapeva che D'Alfonso dava una mano alla campagna elettorale di Forza Italia..”

Soldi dati per ottenere poi qualcosa in cambio, finita la campagna elettorale (quella stravinta dal centro destra): sono decine di migliaia di euro in nero spesi per i politici che si presentavano alle elezioni, una specie di pesca, racconta il giornalista.

E' così se vuoi lavorare. Cosa vuoi fare? Devi morire di fame o lavorare, io ho una famiglia da mantenere, cosa faccio?” è stata la risposta dell'imprenditore, che poi ha proseguito “Sono quindici anni che li conosco, sono quindici anni che ho rapporti privati.. se io ho una campagna elettorale da dare una mano devo dare una mano ..”

Tra i candidati che D'Alfonso sostiene con più soldi in nero c'è Fabio Altitonante (20mila euro in nero), delfino di Caianiello che riesce a farsi eleggere in regione e ad ottenere da Fontana la nomina a sottosegretario regionale con la delega pesante sulla rigenerazione dell'area Expo.

I soldi per la politica? Sono gettoni spesi per entrare in un certo giro, in certi meccanismi, per farsi vedere: “lo fanno tutti” ammette D'Alfonso.

Per i soldi presi da D'Alfonso (l'accusa è di traffico di influenze), Altitonante è stato arrestato e costretto a dimettersi da sottosegretario ma ha conservato il posto in consiglio regionale. E nonostante tutto questa estate si è candidato sindaco in una piccola città abruzzese, Montorio.

“Mi hanno chiesto se, con la mia esperienza, potevo sopportarli in questa rinascita del paese” è stata la risposta del consigliere, di fronte a questa contraddizione. “Sono certo che da processo ne uscirò pulito..”

A che livello è stata fissata l'asticella dell'etica in Lombardia? Imprenditori che pagano gettoni per avvicinare politici (e che poi non pagano i lavori con la ndrangheta), per poi ottenere lavori da aziende pubbliche.

Nelle società pubbliche della regione, ogni consulenza, ogni nomina, ogni incarico doveva passare per l'ok di Caianiello: tutti i bandi erano di fatto truccati, le nomine sono frutto di spartizione politica, non in base al merito.

Quando il professionista riceveva l'incarico dalla regione, doveva pagare la tassa a Caianiello: arrivava dal commercialista che lavorava con la partecipata una fattura da pagare.

Si parla di un versamento del 10%: si chiama mazzetta, basta moltiplicare le consulenze per n volte e così si nascondono i finanziamenti occulti al politico.

A volte i contributi arrivavano cash all'ex dirigente di FI, che poi riversava in parte nelle casse del partito. Oltre a FI, c'erano altri partiti che ricevevano le decime dai loro professionisti: Caianiello parla di FI, Lega e PD.

L'ex segretario di FI a Gallarate, Bilardo, parla di un professionista di Varese, l'avvocato Mascetti, che si è preso diversi incarichi in provincia: un sistema di spartizione degli incarichi in quota Lega, che in provincia dava solo incarichi a Mascetti – racconta l'ex assessore Licati e lo ha pure confermato Caianiello.

Mascetti ha lavorato con Fontana come avvocato e oggi è consulente della regione (diretta da Fontana) per 50mila euro: il suo potere deriva dalla sua associazione, Terra Insubre, che organizza convegni in regione e che strizza l'occhio al secessionismo della vecchia Lega.

Ma in quella associazione c'era modo di incontrare il mondo leghista: lo racconta un ex delegato, che parla di una sorta di CL della Lega.

Gruppi di professionisti che lavorano assieme, in lobby, con forte interesse nel settore sanitario: Mascetti ha fatto diverse consulenze con ospedali lombardi, da Melegnano a Varese a Como.

L'ex assessore Monica Rizzi racconta dei rapporti di Mascetti con la lega di Bossi: li considerava dei fascisti e li aveva messi nel libro nero.

Da Terra Insubre arriva anche Savoini, quello con busto del Duce sulla scrivania: Report aveva raccontato la storia della compravendita di petrolio, all'hotel Metropol di Mosca, per far arrivare dei soldi alla Lega di Salvini, si parla di 65mln per finanziare la campagna elettorale.

Nella trattativa si cita il nome di Mascetti, che sedeva nel comitato direttivo di Banca Intesa: vicenda in cui non c'entra nulla – il commento dell'avvocato su queste intercettazioni.

Non tutti hanno voglia di parlare di Mascetti: un ex parlamentare della Lega ha parlato dei suoi rapporti con Giorgetti, nella stessa foto con Mascetti e il suo braccio alzato.

Mascetti è stato nominato, in quota Lega, in Italgas: favorito dalla Lega? Fatto smentito dall'ex sottosegretario. Ma quando Bossi è stato estromesso dalla Lega, Mascetti ha iniziato a prendere incarichi importanti, fino alla fondazione Cariplo: a Varese i membri sono decisi dalla provincia.

La Lega ha chiesto, a Varese, i tre posti nella fondazione Cariplo – racconta Caianiello: gestisce milioni da usare poi sul territorio, anche per attività di beneficenza.

Dalla fondazione arrivano soldi a Terra Insubre, per progetti su Celti in Lombardia per esempio.

E' la logica della Lega, occupare tutti i posti e poi distribuire i posti a valvassori e valvassini – racconta un dirigente della fondazione che ha preferito rimanere anonima.

Mascetti ha risposto al servizio di Report, spiegando via email che vuole fare cultura e non politica, che ora è solo un socio di Terra Insubre. La politica è come un magnete, commenta Ranucci, pretende che tutto ruoti attorno a lei.

Come racconta la storia dei tamponi che alcuni comuni lombardi hanno voluto fare, senza aspettare la regione: a Robbio hanno fatto 4500 tamponi, dove in molti han pagato per chi non poteva. Con questa operazione, che non ha pesato sulle casse pubbliche, si è fatto uno screening locale, suscitando però le ire della regione Lombardia.

Molti comuni hanno ricevuto il divieto di fare test sierologici: è successo a Cisliano, che ha ricevuto una diffida da ATS, basata su cavilli burocratici.

Il sindaco di Robbio, nonostante le diffide dell'ATS di Pavia è andato avanti: la regione aveva affidato i test a Diasorin, con cui aveva firmato un contratto in esclusiva. Ma la Diasorin non era pronta quando i comuni si sono mossi a marzo con dei test certificati e usati poi in Emilia e Romagna.

Techno genetics (un'azienda concorrente) aveva messo a disposizione i suoi test al San Matteo, vedendoseli rifiutati.

Ma la regione non ha nemmeno fatto la gara per il tampone: su questo appalto la procura ha aperto un'inchiesta.

Anche in questa storia c'è una società pubblica, l'Istituto insubrico, i suoi rapporti con la Diasorin, il suo direttore generale Gambini, pure lui in stretti rapporti con Mascetti. Una bella carriera per uno che è partito da una farmacia e che ora è dirigente del Besta.

Contro i sindaci ribelli sono scesi in campo i pezzi grossi della Lega: anziché preoccuparsi della situazione sanitaria in regione, due deputati hanno firmato una interpellanza al ministro Speranza, per fermare il lavoro dei sindaci come quello di Robbio (“quella merda di Robbio”).

Il segretario regionale Grimoldi ha mandato dei messaggi agli amministratori locali, contro Robbio: al solo sentir nominare Diasorin, Grimoldi ha minacciato una querela, dicendo di non conoscere dove sta Robbio.

Perché questo accanimento contro i test fatti a Robbio? In altre regioni però quei test sono stati fatti, senza problemi da parte del ministero della sanità.

Se queste indagini dovessero confermare le accuse, sarebbe triste scoprire che l'avidità umana sovrasta il bene della salute dei cittadini.

19 ottobre 2020

Report – l'inchiesta sul sistema Lombardia (mogli, camici e cavalli ..)

La sessualità ai tempi del Covid – di Antonella Cignarale

Col Covid si devono trovare altre vie per tenere viva la propria sessualità, dopo il lockdown, con questa paura dei contagi, con le limitazioni alla socialità.

In questi mesi c'è stato un incremento nelle vendite di materiale pornografico, lo scambio di foto erotiche, il sesso virtuale e la vendita di sex toys.

Anche le prostitute si sono dovute adattare, racconta una di queste alla giornalista: molte persone se ne stanno a casa per paura dei contagi.

Il virus ha creato difficoltà anche nell'approcciare una persona in un locale: queste paure hanno poi riflessi sulla sessualità, di cui bisogna tener conto.

In Olanda sono state redatte linee guida per il sesso e sono poi arrivate anche in Italia: fare sesso in modo protetto, non rapporti occasionali, stare attenti anche ai rapporti orali.

Anche se il Covid non è una malattia sessualmente trasmittibile, dunque spazio alla fantasia, ma alla nostra perché al ministero della salute, in Italia, non se ne sono occupati.

La capitale immorale di Giorgio Mottola

Report torna ad occuparsi della Lombardia, del presidente Fontana e della storia dei camici che la regione aveva comprato dal cognato. Tutto all'insaputa di Fontana.

Tuttavia i magistrati sospettano che il contratto di fornitura si sia trasformato in donazione solo dopo le domande di Report: indagato il manager dell'area appaltante, perché ha assegnato la fornitura nonostante il conflitto di interesse, indagato anche il cognato Dini perché all'appello mancano dei camici.

La storia l'ha svelata una donna che si occupa di beneficenza, Antonella Crivellaro: è lei la super testimone della procura di Milano.

Attilio Fontana piuttosto che dare chiarimenti, ha preferito attaccare Report e così molti punti sono rimasti oscuri: l'appalto che era una donazione, il tutto a sua insaputa o forse no.

Ma la versione di Fontana e Dini è smentita dalla Crivellaro: aveva chiesto a Dini delle mascherine, ma Dini rispose che non poteva venderli alla onlus perché era sotto contratto con la regione, ed era il 10 aprile.

L'esito della procedura negoziata è stato reso noto solo il 16 aprile: Dini aveva un aggancio diretto con la regione, Dini dice Raffaele Cattaneo “è il mio riferimento in regione”.

Cattaneo era stato incaricato di gestire l'emergenza per la fornitura di dispositivi in regione: sapeva del conflitto di interesse ma non lo denuncia. Non era responsabilità di Cattaneo, si difende l'assessore.

Il 27 marzo la moglie di Fontana scrive al fratello, “scrivi a Cattaneo, sono interessati ai camici”: di questi rapporto negoziali tra Aria (regione Lombardia) e Dini Fontana non ne sapeva nulla.

Quando Report inizia a fare domande alla regione, il 12 maggio, Fontana ordina al cognato di rinunciare alla vendita, al pagamento. Per evitare strumentalizzazioni, dice il presidente.

Ma rinunciare alla vendita non è una cosa che fa piacere alla signora Dini e al fratello, che provano a riprendersi dei camici.

Fontana fa un bonifico a Dini, prendendo i soldi da un conto in Svizzera: la banca blocca il bonifico segnalandolo come operazione sospetta, perché quel conto portava ai Caraibi, dove la famiglia per anni aveva un trust anonimo.

Per capire chi ci sia dietro la Montmellon Valley, Mottola ha chiesto aiuto a Gian Gaetano Bellavia, esperto di conti offshore, trust: “dietro c'è uno studio di avvocati di Panama, antagonista di Mossack Fonseca protagonista della vicenda dei Panama Papers, che opera per gestire strutture offshore, strutture che consentono l'anonimato bancario dentro cui ci sono un sacco di soldi”.

Sono strutture con cattiva reputazione, usate anche per riciclare denaro sporco.

Attilio Fontana, che aveva una delega sul conto, sostiene che fossero i risparmi dei genitori, dentista lei e dipendente della mutua lui.
La società anonima alle Bahamas viene chiusa alla morte della madre, nel 2015: “in quell'anno – spiega Bellavia - “entra in Italia la normativa per la Voluntary Disclosure che consentiva chi aveva denaro all'estero di regolarizzarlo, pagando una cifra ridicola. Poi sarebbero entrate in vigore delle normative penali che avrebbero reso impossibile detenere del denaro proveniente da un delitto anche in Svizzera”.

Come mai queste bugie?

La risposta è stata questa: “stia attento a quello che dice”, Fontana rivolto al giornalista, ci vediamo in Tribunale.

I 5ml di euro, quando la società viene chiusa, arrivano in Svizzera, presso l'Unione Fiduciara, da cui sono partiti i soldi al cognato.

Nella richiesta di Voluntary disclosure Fontana ammette di non aver denunciato dei soldi fino al 2012: ma da dove arrivano quei 5 ml di euro?

Nessuno glielo ha chiesto, forse, all'Agenzia delle Entrate.

Fontana proviene da Varese, come Bossi e Maroni, è questa la roccaforte del potere leghista, tanto che un funzionario pubblico se vuole denunciare un conflitto di interesse, lo deve fare in modo anonimo.

Giorgio Mottola ha intervistato un ex dirigente del comune di Varese (di cui Fontana è stato sindaco) che parla di un “uso disinvolto” dei beni pubblici, degli incarichi. Per esempio un cambio di destinazione d'uso per un terreno intestato alla figlia, che era diventato terreno edificabile. Si tratta di 4 mila metri quadrati in una delle zone più pregiate di Varese, ereditato dalla figlia Maria Cristina nel 2012 assieme alla villa di famiglia immersa nel verde: all'epoca il terreno era iscritto al catasto come area esclusivamente verde, ma la giunta Fontana ha cambiato il piano regolatore e il terreno della figlia è diventato edificabile.

Dai verbali del consiglio comunale non risulta che Fontana abbia mai dichiarato il conflitto di interesse – racconta il consigliere PD Andrea Civati.

Grazie al cambio di destinazione il valore del terreno cresce di 10 volte: al momento del voto Fontana era presente e, dalle carte del comune, non ha dichiarato la sua posizione.

Una storia che si è poi ripetuta quando un consigliere di minoranza ha presentato un emendamento per bloccare il cambio di destinazione sul terreno della figlia: anche allora Fontana contribuisce a far bocciare l'emendamento della minoranza e così l'area della figlia divenne edificabile.

L'ex dirigente ha segnalato queste cose in procura in due esposti, uno a Varese e l'altro a Milano: la procura di Varese ha aperto un fascicolo a carico di Fontana per abuso d'ufficio ma le accuse sono state archiviate.

“So chi è l'autore della lettera anonima e lui sa che io lo so” ha detto il presidente nella conferenza stampa fatta dopo l'archiviazione. Un messaggio molto poco sibillino.

La figlia del presidente ha ereditato le quote dello studio legale del padre e ha iniziato a fare consulenze anche con la pubblica amministrazione, in particolare con la regione Lombardia e l'ASST di Milano nord.

Consulenze che, stando alle carte consultate da Report, si sono moltiplicate dopo la nomina del padre con l'azienda sanitaria nord di Milano.

A partire dal settembre 2018, le consulenze da una (nel 2016) diventano 5 nel 2018 e poi altri 4 nel 2019: nelle carte, alla voce “verifica assenza conflitto di interessa” c'è scritto si.

“Questa è un'affermazione molto grave e molto falsa” la risposta dell'avvocata.

Report è venuta in possesso di un documento dell'ufficio affari legali dell'ASST Nord Milano che inserisce, nell'aprile scorso, l'avvocato Fontana tra i legali abilitati a dare consulenze: con quella abilitazione potrà fare consulenze anche nei casi di malasanità e nel settore fallimentare.

A nominare quel documento i massimi dirigenti dell'ASST Nord, nominati dalla giunta Fontana.

Alla domanda del perché di questa nomina, proprio nel corso dell'emergenza, l'avvocata ha risposto “lei non ha alcuna autorità quindi io non le devo nessuna spiegazione, così posso lavorare, cosa che lei non sa cosa voglia dire”.

A Varese c'è un'altra questione di famiglia che riguarda i familiari di Giorgetti: un conflitto di interessi sotto gli occhi di tutti ma di cui nessuno ne ha parlato.

Nell'ippodromo pubblico c'era un maneggio privato, gestito dalla moglie dell'ex sottosegretario e dalla sorella.

In questo maneggio, per quattro anni venivano organizzati corsi a pagamento, corsi sponsorizzati anche nelle scuole. Quanto pagava la moglie di Giorgetti per quell'ippodromo? L'amministrazione comunale non lo sa dire, perché quell'ippodromo era in concessione: la società concessionaria parla di un contratto in comodato d'uso, dunque l'associazione della moglie di Giorgetti non pagava nulla.

Col cambio di giunta arriva un'ispezione dei vigili e cambia la musica.

La moglie e la cognata hanno fatto ricorso alla decisione del comune di far loro una sanzione: di questa storia sapevano tutti, in comune e anche in prefettura.

“Ma figurati ..” la risposta di Giorgetti.

L'esposto presso il tribunale di Varese si è concluso con una archiviazione: i magistrati hanno preso in considerazione il primo voto, il consiglio comunale si è espresso su tutto il piano regolatore, non su un singolo terreno.

Ma Fontana ha anche partecipato al voto contro l'emendamento della minoranza, ma la procura non ne ha tenuto conto. E l'esposto presentato a Milano?

Sui rapporti tra la figlia di Fontana e la regione, l'avvocato chiarisce che non sono aumentate le sue competenze in regione.

Si muove tutto in famiglia con la Lega.

Il consigliere occulto di Fontana.

Del sistema di potere che governa la Lombardia si vede solo la facciata esterna: ma ci sono consiglieri occulti che condizionano le scelte di Fontana.

Ninuzzo è Nino Caianiello, capo occulto di Forza Italia a Varese, per anni è stato vicino a Fontana: “nei momenti di difficoltà Nino ha sempre trovato una soluzione..”.

Non c'è nomina in zona di Varese che non sia passata da Nino Caianiello: nel 2016 è stato condannato per concussione, è sparito dalla politica ma continua a pesare nella scelta degli assessori.

Ha consigliato per esempio quelli di Fontana: Mottola è andato a chiedere di questi consigli proprio a Nino.

Dalle telefonate sembra che il presidente sia Caianiello e non Fontana: risponde agli ordini dei partiti, ammette. In particolare la nomina importante è quella di Cattaneo e Gallera (che ha l'assessorato alla Sanità): Caianiello ha anche organizzato la lista di Fontana alle elezioni del 2018.

Tutti andavano a chiedere favori a Caianiello al bar del paese a Gallarate, chiamato l'ambulatorio: un posto di lavoro, un appalto, sollecitare una variante. Anche uomini delle forze dell'ordine.

Su questi favori Caianiello intascava mazzette, a dirlo è l'ex sindaco di Lonate di Forza Italia.

Oggi girano cifre molto più basse rispetto alle tangenti del 1992 – spiega l'ex dirigente di Forza Italia Caianiello: le ammette le mazzette ma le chiama contributi per finanziare le campagne elettorali.

Le campagne elettorali costano.. ma i candidati erano scelti da Caianiello, e sarebbero stati riconoscenti a lui.

Fontana è sempre un gestore della politica: la politica si fa altrove rispetto a quel palazzo della regione che non è per nulla trasparente. Certo oggi le mazzette, pardon contributi, sono più bassi. Ma questa non è politica. Qui non c'è interesse pubblico.

Anche perché poi alla porta di Caianiello arriva anche il diavolo: per farsi eleggere sindaco a Lonate Danilo Rivolta ha chiesto i voti alla ndrangheta, nel 2014.

Qui a Lonate spadroneggia la Locale della ndrangheta con un laboratorio criminale con interessi anche nel movimento terra e che gestisce un pacchetti di voti che porta in doti al candidato che meglio di altri garantisce i loro interessi.

Franco De Novara, vicino alle cosche di Lonata, alle elezioni piazza la figlia Francesca: subito dopo le elezioni arrivano le richieste al sindaco.

Nell'ascesa dei calabresi ha un peso importante Peppino Falvo (fondatore dei Cristiano Democratici), il re dei Caf, ma che alle regionali è sempre andato in soccorso al centro destra.

Falvo era intermediario tra le famiglie calabresi e la politica: oggi è sotto indagine a Milano. Ogni accordo politico a Varese e provincia era avallato anche da Caianiello, compreso quello di Lonate, compresa la candidatura di Francesca de Novara.

Ma queste storie succedono anche nel resto della Lombardia: “sono pochi i comuni che non hanno questa influenza” ammette Danilo Rivolta.

E così nel 2019 la ndrangheta ha puntato su un altro leader, Enzo Misiano di Fratelli d'Italia, anni prima era l'autista della cosca del boss Spagnolo.

Oggi tutti prendono le distanze da Misiano e dagli altri candidati incappati nell'inchiesta della magistratura: compresa la candidata sindaco di FDI.

Ma quando si tratta di chiedere i voti, anche quelli della ndrangheta vanno bene.

LA pasta del senatore di Bernardo Iovene

Il grano del senatore Cappelli rende meno delle altre qualità, ma fa molto bene alla salute: il servizio di Iovene racconta degli effetti positivi sulla salute (meno intolleranze per chi ha disturbi intestinali), ma su cui si sta combattendo una battaglia che rischia di togliere dal mercato questo seme.

Quella del Cappelli non è una leggenda: il Policlinico Gemelli ha fatto un test su una popolazione di persone sensibili al glutine.

Con questo seme, si riducono i sintomi di intolleranza al glutine (mal di testa, gonfiori, dermatite): per confermare il dato va allargato il test su una popolazione più ampia.

Ma poiché è poi scoppiato il caso dell'Antitrust, sulla SIS, questa notizia è finita in secondo piano.