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26 gennaio 2025

Anteprima inchieste di Report – la vendita di Visibilia, la sanità abruzzese e il ruolo di INGV nel progetto del ponte

Poco prima di essere rinviata a giudizio la ministra Santanché aveva venduto le sue quote di Visibilia ad un’altra società: chi ci sta dietro?

Un secondo servizio sarà dedicato al piano pandemico che l’Italia non aveva aggiornato, mentendo anche e trovandosi poi impreparata quando arrivò il covid.

L’inchiesta sul presidente della giunta abruzzese

Il presidente della giunta abruzzese, Lorenzo Sospiri (FI), è finito a processo a seguito di una inchiesta che riguardava i suoi rapporti con l’imprenditore Marinelli.

Marinelli, oltre ad avere interessi nella sanità, è stato anche presidente del Pescara, dirigente della nazionale under 21 – spiega a Report il giornalista de Il Centro Pietro Lambertini – “intorno a sé aveva costruito una rete di consenso che, secondo la procura, era stata costruita anche con la corruzione”.
Punto di riferimento nella sanità abruzzese per Marinelli era Tiziana Petrella, dirigente dell’ufficio acquisti della ASL e responsabile di tutte le gare di appalto della provincia: con Marinelli c’era un rapporto personale che ho sempre mantenuto.. Marinelli voleva che Petrella fosse nominata al vertice dell’ARIC, l’agenzia di committenza regionale che gestisce gare milionarie e per favorirne la nomina avrebbe perfino coinvolto il presidente del consiglio regionale.

Ho parlato con Tiziana Petrella in tutto tre volte” è il commento del presidente Sospiri, ma negli atti risultano contatti tra Sospiri e Marinelli che sollecitava la nomina, “ne sottlineava l’importanza per incarichi di maggiore responsabilità” ammette, per poi aggiungere “non credo che si possa dire che io sono mai andato a richiedere questa nomina che comunque non avrei fatto io.. posso aver detto che lei [Petrella] era un’ottima candidata ”.

Ottima candidata che aveva visto solo due o tre volte, ma non perché glielo aveva detto Marinelli.

Sempre dall’Abruzzo arriva la vicenda del finanziamento alla clinica privata dove lavora come chirurgo Mario Quaglieri, assessore al bilancio di FDI: la racconta il consigliere di opposizione Pierpaolo Pietrucci a Report, partendo dall’opportunità di finanziare con fondi pubblici le cliniche private (tra il 2023 e il 2024 sono arrivati circa 20 ml di euro di fondi pubblici) e poi la questione dell’assessore al bilancio, che è stato anche presidente della commissione sanitàin regione Abruzzo “che è anche contrattualizzato con una delle case di cura beneficiarie di questi fondi.. c’è un conflitto di interessi tanto è vero che dopo la regione Abruzzo è stata costretta a fare un parere, se l’assessore Quaglieri potesse rimanere in giunta purché si fosse astenuto dal votare le delibere di giunta che riguardavano la sanità, ma oramai il danno era stato fatto, quindi una sorta di ammissione di colpa.”

Per la delibera sulle case private la Procura ha avviato un’indagine sull’assessore Quaglieri e anche sulla proprietaria della clinica Di Lorenzo, il reato ipotizzato per Quaglieri sarebbe di falso. Ma a seguito dell’indagine è emersa un’altra cosa: hanno disposto il sequestro del telefonino all’assessore Quaglieri e si sono resi conto che non aveva mai restituito la Sim al comune di Trasacco dove era sindaco.
La giornalista di Report ha poi sentito l’assessore per raccogliere la sua versione: “la delibera non la faccio io ma la fa il dipartimento sanitario ..”. Come mai non si è astenuto visto il suo rapporto di collaborazione con la clinica? “Ma non è più sospettoso l’astenersi” ha risposto l’assessore, tirando fuori una curiosa teoria, per cui anche in situazioni da conflitto di interessi è meglio votare in modo palese.
Sulla Sim, che aveva dal 2012 quando era sindaco, poi non è stata più restituita “per distrazione”.

LAB REPORT: SANITÀ ALL’ABRUZZESE di Giulia Presutti

Collaborazione Madi Ferrucci

In Abruzzo, la sanità rappresenta circa l'80% del budget regionale. Negli ultimi anni però, alcuni ospedali e Asl della regione sono stati coinvolti in inchieste giudiziarie. Il pronto soccorso di Pescara è oggetto di un'indagine della Procura per via delle liste d'attesa che vedono i pazienti sostare a lungo nei corridoi prima di essere accolti nei reparti specialistici. Intanto però, la Regione ha assegnato 20 milioni di euro di Budget Alta Specialità alle cliniche private per svolgere prestazioni complesse e combattere la mobilità sanitaria. Fra le cliniche finanziate, anche quella nella quale lavora come chirurgo l'assessore al Bilancio Mario Quaglieri, che per questo è indagato dalla Procura dell'Aquila. Per gli appalti alla Asl di Pescara, è coinvolto in un'indagine anche il presidente del Consiglio Regionale, Lorenzo Sospiri, che aspetta l'inizio del processo per turbativa d'asta e corruzione.

Il riconteggio delle schede a Cosenza

Alla fine l’ha spuntata il candidato di Forza Italia, Andrea Gentile: andando contro le istruzioni del ministero dell’Interno, contro le dichiarazioni dei presidenti di seggio (che Report aveva raccolto  in un servizio andato in onda poche settimane fa), il candidato ha raccolto le testimonianze (obique) di stimati personaggi su presunte anomalie eha ottenuto che si rifacesse il riconteggio delle schede nel seggio di Cosenza. Magicamente delle schede bianche sono diventate schede col suo simbolo e la candidata avversaria del movimento 5 stelle ha perso il posto, Elisa Scutellà.

La Giunta per le elezioni ha deciso, in autonomia, che per quel seggio, in questo specifico caso, valessero delle leggi speciali su come considerare una scheda nulla, a posteriori: si sono alterate le regole del “gioco democratico” – è stato il commento del segretario del M5S Giuseppe Conte. La candidata dei 5 stelle ha allora chiesto alla giunta il riconteggio di tutte le schede perché, se ci sono state irregolarità sulle schede bianche, potrebbero esserci state anche nelle schede ritenute valide, anche perché lo scarto con Gentile è di soli 240 voti. Perché la Giunta non le da questa possibilità di aprire un campione di schede valide?
Il presidente della giunta, Federico Fornario, ha preferito non commentare.

La scheda del servizio: “L’ELETTO” di Giulia Presutti

Collaborazione Madi Ferrucci

Il 17 gennaio la Giunta delle Elezioni della Camera ha ratificato l'elezione di Andrea Gentile: dopo un passaggio in Aula, infatti, il candidato di Forza Italia alle scorse politiche entrerà ufficialmente alla Camera. Perderà il posto Elisa Scutellà del Movimento 5 Stelle, che aveva chiesto alla Giunta la riapertura di un campione di schede valide per completare la lunga istruttoria svolta in seguito al ricorso presentato dal suo avversario. I membri della Giunta hanno votato, negando al Movimento 5 Stelle un ulteriore approfondimento, e accogliendo così in toto il ricorso di Gentile.

Il caso Santanchè e i nuovi proprietari di Visibilia

Chi sta dietro la Wip Finance, la società anonima con sede in Svizzera che ha preso le quote di Visibilia vendute dal ministro del turismo Daniela Santanchè?

Chi ha ragione nello scontro tra la ministra e il figlio del fondatore di Sif, Mirko Ruffino sulle pressioni del presidente del Senato che si sarebbe esposto in prima persona per Visibilia?

Report ha chiesto in giro ad analisti ed operatori finanziari, le informazioni su questa società elvetica, ma Wip finance rimane un soggetto non identificato. Nei mesi precedenti l’operazione su Visibilia aveva fatto la sua prima operazione in Italia, l’acquisto di una squadra di calcio abruzzese, il Chieti, che milita in serie Giuseppe Gianni di Fabio è il nuovo presidente che ora sta ristrutturando la società: ex assessore a Chieti è stato nominato da Wip Finance che, a cauisa delle difficoltà economiche è riuscita ad iscriversi al campionato in croso solo all’ultiomo momento. Ma ora i tifosi iniziano a sognare in grande, puntando subito alla Lega Pro, l’arrivo di questa società è stato accolto con entusiamo non solo in città ma anche dall’ex allenatore della nazionale Mancini.

Dietro Wip Finance c’è una SGR, una finanziaria svizzera ma ad una specifica domanda, Di Fabio non ha saputo rispondere su chi siano i veri proprietari, “perché queste cose non sono pubbliche”.


Chi c’è dietro Wip Finance? Giorgio Mottola lo ha chiesto ad Altair D’Arcangelo – Business Development di Wip: “dietro ci sono degli investitori, una compagine abbastanza importante dentro Wip Finance.. non posso fare nomi di investitori, ma so per certo che ci sono molti microinvestitori.. io sono colui che organizza il business su dei mandati particolari”.
Una sorta di procacciatore d’affari, come quello chiuso lo scorso dicembre con l’acquisizione di Athena Pubblicità, la concessionaria pubblicitaria di Daniela Santanché che possiede il 90% di Visibilia. La società anonima svizzera diventerebbe così proprietaria del pacchetto di riviste della ministra del turismo come Novella 2000, Ciak, e PC Professionale.
Il business developer non ha voluto dare la cifra dell’acquisto: di questa storia però non c’è traccia né online né sui giornali. Ma sappiamo però che nel 2019 D’Arcangelo è stato sottoposto agli arresti domiciliari con l’accusa di associazione a delinquere, frode, riciclaggio e autoriciclaggio: secondo l’accusa D’Arcangelo gestiva 98 società operative solo sulla carta e intestate a prestanomi con i quali avrebbe messo in piedi operazioni immobiliari fittizie allo scopo di creare falsi crediti Iva.

Due anni fa gli arresti domiciliari gli sono stati revocati ma il Tribunale di Milano gli ha sequestrato quasi 40 ml di euro frutto della frode di cui sarebbe stato la mente.
D’Arcangelo non ha voluto parlare di questa vicenda nell’intervista, “sono ancora soggetto di indagine.. le accuse sono tutte concatenate ma sono sicuro che cadranno tutte.. lei ne sa più di me [rivolto a Mottola] di queste cose se ne occupano i miei legali, sono sereno.”
La ministra Santanché era a conoscenza di questa vicenda? “Non sono temi di cui si parla ..”, come a dire che queste, per la transazione fatta con la ministra, sono questioni irrilevanti.
Ma irrilevanti non lo sono, siccome di mezzo ci sono gli azionisti e una ministra della Repubblica.

C’è poi un’altra vicenda lontana nel passato che Report ha riportato alla luce: nel 1997 era sttato eletto consigliere comunale a Chieti con Forza Italia, poi alle elezioni successive rieletto con la Democrazia Cristiana. La carriera si interrompe nel 2006 quando i carabinieri in un controllo lo trovano in possesso di cocaina per 100mila euro.

All’epoca ero purtroppo vittima di tossicodipendenza - ha ammesso D’Arcangelo – fui felice perché poi smisi di essere assuntore di cocaina.

“E’ l’incontro più inquietante che ho avuto in tutta la mia vita” è la testimonianza raccolta da Mottola del cosmetista Diego Della Palma relativa all’incontro avuto con i vertici di Virgo Cosmetics, l’avvocato, l’amministratore delegato, Altair D’Arcangelo (che formalmente non ha nessuna carica in Virgo, come ha poi verificato Report). Virgo ha acquistato la gestione di Nouba, un marchio importante nella cosmetica che si trovava in difficoltà finanziarie.
“Io ho capito subito che dovevo tutelarmi e ho detto, signori io prima di qualsiasi proposta che mi farete, sappiate che io voglio, visto che state acquisendo Nouba, voglio i miei soldi. Il signor D’Arcangelo mi ha detto che non ci sarebbe stato problema, nel giro di pochi giorni le assicuriamo che avrà i soldi. Poi i soldi sono spariti tutti.. con mia grande gioia.”
Virgo prometteva di rilanciare Nouba ma poi ha veramente investito dei soldi in questo marchio? “No, nel modo più assoluto tanto è vero che va all’asta.”

Il servizio di Giorgio Mottola torna poi ad occuparsi del finanziamento ottenuto da Visibilia dalla Negma, la misteriosa società di Dubai: negli ultimi cinque anni altre venti società hanno chiesto prestiti alla stessa che, come racconta Giovanni Natali – presidente dell’associazione delle piccole e medie imprese quotate – “avevano tutte delle forti tensioni di problematiche finanziarie, decreti ingiuntivi, debiti non pagati, banche che richiedevano il rientro dei fidi”.
Dunque Negma sarebbe una sorta di parassita che attacca il corpo di società infette: si, spiega Natali, “l’ho definito un virus che distruggeva il valore delle società e chi ci rimetteva soldi era il piccolo investitore”.
Tra le aziende che si sono rivolte a Negma anche eccellenze dell’industria italiana come Illa, azienda emiliana con sede a Parma che dalla metà degli anni ‘70 produce pentole tutte made in Italy, apprezzate per il rapporto costo qualità anche dalle multinazionali straniere.

Era il fornitore di Ikea fino al 2018 – racconta il delegato Fiom Parrucchella a Report poi Ikea nel 2018 ha chiuso l’appalto che aveva con Illa che si è ritrovata con una drastica riduzione del fatturato. Ikea rappresentava circa l’80% del fatturato così quando la multinazionale svedese ha preferito comprare le pentole in Turchia ad un costo inferiore l’azienda è entrata in una crisi profonda. Negma si è palesata nel mondo Illa nel gennaio 2022 – continua il delegato Fiom – pensando che fosse il modo più veloce per recuperare risorse finanziarie fresche e poter continuare la propria attività, rispetto al rivolgersi alle banche.
Negma offriva soldi apparentemente facili: se uno si rivolge al mercato finanziario normale ha bisogno di garanzie, mentre Negma offrì subito ad Illa 3,2 ml di euro che rappresentavano una forte boccata d’ossigeno per l’azienda coi conti in rosso.
Il problema è che poi Negma non rimase come investitore ma rivende il credito al mercato e così il prezzo del titolo scese: i conti non migliorarono anche a causa di pessime scelte industriali, nel 2022 le perdite raddoppiarono salendo a 2,8 ml .

Soprattutto, mano a mano che la finanziaria di Dubai convertiva le obbligazioni in azioni di Illa, il titolo della società emiliana iniziò a crollare drammaticamente.

Da 31 euro nel 2021, ad un millesimo di euro nel 2023: come mai? Lo ha raccontato il presidente di Illa Roberto Maviglia, “Negma non era un investitore che manteneva il titolo a lungo termine ma svolge una azione di cabotaggio, sottoscrive il prestito obbligazionario, converte in azioni e poi vende le azioni sul mercato e questo distrugge il valore di borsa dell’azienda”

La scheda del servizio: IL SANTO PATRON di Giorgio Mottola

Collaborazione Greta Orsi

Alla vigilia dello scorso Natale, Daniela Santanchè ha annunciato la vendita di Visibilia a una misteriosa società anonima svizzera, la Wip Finance. Report ha scoperto chi si nasconderebbe dietro e la sua identità getta pesanti ombre sull’intera operazione. Sullo sfondo ci sarebbe infatti la storia di una frode da 40 milioni di euro, 98 società fantasma e soldi che da anni arriverebbero dalla Svizzera in Italia per fondare aziende che poi restano inattive. Report ha ricostruito l’intera rete finanziaria che avrebbe portato alla nascita di Wip Finance e all’operazione per l’acquisizione di Visibilia, intervistando tutti i protagonisti. L’altro mistero legato alle società di Daniela Santanchè è la società di Dubai, Negma, che avrebbe distrutto il valore azionario di Visibilia e di un’altra ventina di società italiane. A partire da Illa, eccellenza made in Italy delle pentole, finita due anni fa nelle mani della finanziaria emiratina e di una società che sarebbe riconducibile a Daniela Santanchè.

Il ponte sullo Stretto e il ruolo dell’INGV

Dopoil servizio di domenica scorsa sul Ponte sullo Stretto, Webuild, la società che costruirà l’opera, ha annunciato azioni legali contro Report e Ingv. Come aveva raccontato il servizio, Inngv non è stata interpellata formalmente dalla società per approvare il progetto, ad onor del vero nemmeno il progetto per il ponte non prevedeva nessun via libera ufficiale da Ingv.

La scheda del servizio: IL PONTE DELLE OMBRE di Danilo Procaccianti

Collaborazione Enrica Riera

Report torna a occuparsi del progetto per il Ponte sullo Stretto di Messina, con un approfondimento sul presunto ruolo dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia nelle verifiche in tema di rischio sismico dell’area su cui dovrebbero sorgere i piloni portanti dell’infrastruttura.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

01 dicembre 2024

Anteprima inchieste di Report - la palude di Venezia, il caso Santanché, lo sportello magico in parlamento

Questa domenica Report tornerà ad occuparsi dell’inchiesta che ha coinvolto la ministra Santanché con nuove testimonianze inedite (anche sui suicidio dell’imprenditore Luca Ruffino) e il coinvolgimento delle alte cariche dello stato in questa vicenda.

Poi un altro ritorno: il sindaco di Venezia Brugnaro e l’inchiesta che coinvolge la giunta comunale.

Reportlab: La comunità di artisti di Bussana


E’ una storia di resilienza quella del borgo di Bussana (nel comune di Sanremo, in Liguria) e della comunità che, con ostinazione, ha deciso di dargli nuovamente vita.
È la storia di Vanni Giuffrè che assieme ad altri immigrati dal sud d’Italia, con un atto costitutivo presso un notaio ha fondato questa comunità di artisti negli anni ‘60, ridando vita ad un borgo che era rimasto disabitato dopo il terremoto di fine ‘800. Il comune di Sanremo, pur di non far abitare le case, aveva bucato i tetti delle case – ricorda davanti alle telecamere di Report Giuffrè.
Sono stati i membri di questa comunità che si sono prodigati per rendere fruibile le case, la chiesa, sistemando i tetti delle case: “questo è quello che è venuto fuori dalle nostre sensibilità, riuscire a far rivivere un paese, non solo tanto dal punto di vista estetico o architettonico, ma anche dal punto di vista di valore artistico, per far rinascere la nostra comunità come un esempio di arte in un posto che sembrava distrutto.”
E ora in questo villaggio vivono artisti e artigiani che vivono una vita non allineata nel sistema: i quadri, le costruzioni, ma anche la cura delle piante.

Man mano si sono aggiustate le case, nonostante qui non ci fossero servizi, acqua, fognatura, elettricità: ci si lavava alla fontana, andavi avanti con le candele e d’inverno era complicato – ricordano oggi i membri della comunità – ogni artista poteva ristrutturare la casa dove voleva andare ad abitare, per legge da fuori non si doveva vedere l’aspetto nuovo, quindi il paese come aspetta doveva rimanere come nel medioevo.

La scheda del servizio: I RESILIENTI di Alessandro Spinnato

Collaborazione Tiziana Battisti

Dalle rovine del terremoto del 1887 a un villaggio d’artisti conosciuto in tutto il mondo. Bussana Vecchia, piccolo borgo situato nell’entroterra di Sanremo, rappresenta oggi un simbolo di rinascita e creatività. Distrutto parzialmente da un terremoto nel 1887, la popolazione fu costretta, dall’amministrazione dell’epoca, ad abbandonarlo. Il paese rimase disabitato per decenni, fino agli anni ‘60, quando una comunità di artisti internazionali decise di ripopolarlo. Oggi, dopo più di un secolo dal sisma, la politica vorrebbe mandare via coloro che il borgo lo hanno ricostruito e fatto diventare una delle mete più visitate del ponente ligure.

Il sindaco nella palude

Report si era occupata degli affari del sindaco di Venezia, che aveva affidato le sue proprietà ad un trust che non era proprio cieco.

Una volta sindaco, Brugnaro non aveva perso di vista i suoi interessi privati: se ne sono accorti i suoi cittadini e se ne è accorta anche la magistratura.

Claudio Vanin è il grande accusatore del sindaco e dei suoi soci: è un imprenditore trevigiano che ha lavorato a lungo con la famiglia Benetton. Avrebbe dovuto realizzare i lavori dell’operazione Pili ma, alla fine, è rimasto a becco asciutto e ha deciso di denunciare tutto alla magistratura.

C’era Brugnaro, c’era il vicesindaco che era della Lega, c’erano tutti, c’era tutta l’entità primaria del comune, io cosa devo preoccuparmi?” racconta a Report della scena incredibile dove il proprietario dell’aria dove si doveva costruire era anche il sindaco, “ma io questo non l’ho mai visto come un problema..”

Ecco come è sparita la percezione del bene comune, dell’essere sopra gli interessi di parte.

La magistratura sta ora indagando sul Blind Trust che gestisce le proprietà del sindaco, che rimangono di sua competenza.

Era stato annunciato nel 2017 questo Blind Trust: una holding amministrata dall’avvocato americano Sacks, che avrebbe dovuto allontanare sospetti e ambiguità sui conflitti di interesse del sindaco che, da quel momento, non avrebbe dovuto sapere più nulla delle sue proprietà.

Il sindaco, che in passato aveva definito Report la vergogna d’Italia, ha deciso di non rispondere alle domande di Report, per chiarire la sua posizione: “siete antipatici e siete la peggior trasmissione d’Italia”.

Non solo abbiamo perso il senso dell’etica, del bene comune: pure la trasparenza, il dover rendere conto ai giornalisti, magari anche antipatici, ma che fanno domande.

Francesco Calzavara, consigliere regionale, è uno degli uomini di fiducia del presidente Zaia: nel 2020 diventa assessore regionale al bilancio e al patrimonio. Non è stato indagato nell’ambito dell’inchiesta “Palude” ma dopo aver parlato con Report, alla fine del 2023 succede qualcosa. La sua famiglia ha preso in affitto per 15 anni Palazzo Donà che il comune di Venezia ha venduto al magnate cinese Kwong (sebbene, raccontano i giornalisti di Report, fossero arrivate offerte migliori della sua): come mai questo occhio di riguardo? “Lei è di Report, sotto c’è la domandina lei come politico ha avuto dei vantaggi da Kwong perché è un politico della regione .. io credo di no.”

Ma l’imprenditore Vanin, per anni accanto a Kwong racconta un’altra storia: “dopo la vostra trasmissione [dicembre 2023] viene fatto un atto a Roma dove praticamente Calzavara e famiglia cedono le loro quote alla società di Kwong e lo stesso giorno questa società vende il palazzo ad una fiduciaria di Milano, per 18 milioni.. ”
Non sappiamo a chi sia stato venduto il palazzo una volta un bene del comune di Venezia: “solo loro sanno da dove arrivano i soldi” spiega il consulente di Report Bellavia “ma anche ammettendo che arrivino dai ricchi veneti sta di fatto che questi pagano 18 ciò che un cinese ha pagato 11 ml”.

L’inchiesta della procura Veneziana ha coinvolto il sindaco Brignaro e anche l’assessore Boraso, accusato di vari atti di corruzione.

Il sindaco ha spiegato di aver preso le distanze dall’assessore dopo l’inchiesta, ma le intercettazione raccontano una verità diversa: in una di queste il sindaco avvisa il suo assessore che si deve controllare, “ci sono diversi discorsi che stanno girando male”.

Allora cambio il telefono – risponde Boraso: ma non è un problema di telefono, “ti hanno messo gli occhi addosso sta attendo a ste robe qua..”

Se avessi avuto qualche informazione circostanziata [su Boraso ]non avrei avuto alcun dubbio nel rimuoverlo dalle deleghe e dal denunciarlo alle autorità competenti – sono state le parole di Brugnaro in aula il 2 agosto 2024: ma è smentito dalle intercettazioni, erano mesi che il sindaco lo metteva in guardia, assicurandogli però che non lo avrebbe mai tradito.

Pensa prima di parlare, soprattutto al telefono .. i soldi mai.. stai attento perché mischi tanta roba.. ricordati, la gente parla e di te hanno parlato tanto..”
Ma è solo invidia – risponde Boraso.

Per i magistrati si è trattato di qualcosa di diverso: a Venezia avrebbe operato una associazione a delinquere, “inserita nel cuore delle istituzioni” al cui interno troviamo i più stretti collaboratori del sindaco.

Morris Ceron è stato per anni un dipendente delle società del sindaco, Reyer e Umana, dove ha fatto carriera: oggi è direttore generale del comune e capo di gabinetto del sindaco, la procura lo ha indagato per concorso in corruzione, sarebbe stato lui a gestire le trattative riservate con Kwong per la vendita dello storico palazzo Poerio Papadopoli.
Come mai il direttore generale del comune si è occupato della vendita di un palazzo? C’è una inchiesta in corso e per il rispetto all’autorità giudiziaria ha preferito non rispondere alle domande di Report.

Nel 2009 il comune di Venezia fissa il valore del palazzo Papadopoli a 14 ml di euro, ma nel 2017 quando imster Kwong ne tratta l’acquisto il comune lo svaluta a 10,7 ml di euro e l’imprenditore di Singapore se lo aggiudica per appena 100 mila euro un più, per 10,8 ml di euro (ed era l’unico offerente).
Di questa vendita se ne era occupato proprio Ceron e in una mail si scrive si potrà discutere il prezzo direttamente col sindaco, come se quel palazzo fosse un bene di sua proprietà.

Torniamo al blind trust, dunque: come mai la procura sostiene che il trust di Brugnaro sia finto? “Aspettiamo fiduciosi l’esito delle indagini della magistratura” la scontata risposta del sindaco.


Ma Report è entrata in possesso dei documenti del trust stipulato il 18 dicembre 2017, regolato con le leggi di New York: l’anomalia più evidente è che il trustee, l’avvocato Saks, non abbia quasi alcun potere autonomo ed è sottoposto al veto del comitato dei guardiani.
Chi sono questi “guardiani”? Lo spiega l’avvocata Molteni dello studio Loconte&Partners “è una figura che ha il potere di vigilanza e di controllo rispetto a quello che è la vita del trust”.
Può avere anche un potere di vero anche se non è consigliabile avere un guardiano con questo potere nei confronti del trustee “perché si aprirebbero delle problematiche rispetto al riconoscimento e alla validità del trust”.
Invece, nel caso di Brugnaro, è scritto nero su bianco che il “comitato può rimuovere qualsiasi trustee e può, in qualsiasi momento, nominare un trustee ulteriore”, il comitato può anche porre il veto su ogni decisione del trustee.
C’è poi molto da ridire sull’indipendenza dei “guardiani”, sono tutte persone legate a Brugnaro e alle sue società: Giampaolo Pizzato è direttore amministrativo di Umana, Francesco Masetto è un importante professionista della società di revisione Kpmg che di Umana certifica i bilanci. E poi c’è l’avvocato Federico Bertoldi, anche lui a libro paga di Umana, nominato da Brugnaro dentro società partecipate dal comune di Venezia.

La scheda del servizio: LA PALUDE DI VENEZIA di Walter Molino e Andrea Tornago

La Laguna di Venezia si è trasformata in una "Palude". Conflitti di interessi, accuse di corruzione, commistione tra affari pubblici e privati, trust americani ritenuti "fittizi": secondo la Procura di Venezia c'è il sospetto che in città "operi stabilmente un'associazione a delinquere dedita alla commissione di reati contro la pubblica amministrazione". Sotto i riflettori dei magistrati sono finiti il sindaco Brugnaro e i suoi più stretti collaboratori, che provengono da quelle aziende che secondo i pubblici ministeri Brugnaro continua a controllare nonostante l'affidamento delle sue quote al "blind trust" newyorkese. Il sindaco-imprenditore Brugnaro, che ha preso per mano la città dopo lo scandalo Mose, ha mentito ai veneziani?

L’inchiesta sulla ministra Santanché



L’inchiesta sulla ministra del turismo Santanché si arricchisce di nuovi particolari: come il milione di euro dall’imprenditore e amico Briatore con cui si è salvata dal fallimento Visibilia. Un sostegno fatto per amicizia: i soldi sono arrivati nelle case di Visibilia attraverso la compravendita di azioni del Twiga. L’operazione la spiega al fratello della ministra proprio Dimitri Kunz, attuale compagno, “gli diamo un acconto per 1,5 ml di euro da Flavio e 750mila euro io”, ma il prezzo delle quote sembra essere deciso non dal valore di mercato del Twiga ma dalle esigenze finanziarie di Santanché e Visibilia. Aggiunge Kunz, negli atti in mano alla magistratura “l’azienda l’abbiamo valutata 20 ml, che mi sembra generoso” e il fratello della ministra approva, “quindi cade in piedi in ogni caso.”

Ma potrebbe aprirsi un altro filone, per una truffa all’Inps per i giornalisti delle sue società pagati la metà, per far quadrare i conti, pur continuando a fare lo stesso lavoro di prima.

Pena il licenziamento, se qualcuno di loro si fosse lamentato: Report è venuto in possesso di un audio della ministra

Ho voluto fare questa riunione anche con voi perché noi stiamo riorganizzando tutta la casa editrice e tutti i nostri giornali, spero che venerdì firmeremo anche con i tre giornalisti, quelli di Visto. Per farvela breve, stiamo facendo l’accordo dove loro avranno il 50% di stipendio in meno, ma lavoreranno il 100%. Quando ho dei giornalisti che rinunciano al 50% dello stipendio, alle ferie e al 100% che lavorano è evidente che tutti i conti ..”
Geniale la soluzione per far quadrare i conti: far lavorare le persone a metà stipendio, costringendoli a rinunciare a ferie e agli altri benefit, condizioni imposte spesso dietro la minaccia del licenziamento.
“Ho accettate il taglio dei costi o io vi licenzio perché non siete sostenibili ..”è la testimonianza resa a Report da uno di questi giornalisti, Eugenio Moschini ex direttore di Pc Professionale. Il licenziamento è stato una spada di Damocle costante sulle loro teste, in tutti gli anni in cui hanno lavorato per Visibilia.

Infine, questa sera Report darà spazio al racconto di Mirko Ruffino, figlio dell’imprenditore Luca Ruffino: accusa la ministra di aver causato la morte del padre, suicidatosi lo scorso anno dopo aver rilevato le quote le quote di maggioranza di Visibilia.
“Nel testamento lui aveva scritto ‘traghettatevi fuori dalla società, gestite gli appartamenti, godetevi la vita’” racconta il figlio: il padre avrebbe dato indicazione di uscire da Visibilia dunque. Oggi Mirko è convinto che ci sia un collegamento tra Visibilia e la morte del padre: “lui ad un certo punto si è sentito usato, quando ha visto che si stava sgretolando qualcosa, è ceduto completamente .. ”. Quello che è successo con Visibilia poteva mettere a rischio la sua immagine, la sua professionalità, che si era costruito in 35 anni d
i lavoro: “probabilmente potrei ancora parlare con mio padre se non ci fosse stata Visibilia di mezzo.”
Il racconto di Mirko Ruffino va avanti: un giorno il padre gli disse che si sarebbe incontrato con Daniela Santanché, gli aveva fatto vedere una foto di un incontro che c’era stato in un sabato precedente in cui era presente anche Ignazio La Russa. Era l’incontro dove si stava strutturando la cessione di Visibilia, era l’inizio del 2023 (quando La Russa era già presidente del Senato). Cosa c’entrava il presidente del Senato con Visibilia?
Partecipava? Tenderei ad escluderlo – il commento della ministra – per poi cambiare posizione “sono certa che non sia così”.

Eppure Ruffino ne è certo: era stato il padre a parlagliene, si erano trovati con Santanché e La Russa per discutere di quella situazione (ovvero Visibilia).

La scheda del servizio: I SOMMERSI E I SALVATI di Giorgio Mottola in collaborazione con Greta Orsi

Parla per la prima volta il figlio di Luca Ruffino, l’imprenditore milanese che lo scorso anno si è tolto la vita dopo aver rilevato le quote di maggioranza di Visibilia, la società di Daniela Santanchè. Alle telecamere di Report rivela le difficoltà riscontrate dal padre nella gestione di Visibilia, poco prima del suicidio, e le pressioni ricevute da alte cariche istituzionali per acquisire la società fino a poco tempo fa riferibile alla ministra. Abbiamo poi scoperto una possibile nuova truffa all’Inps, di cui, come documentano alcuni audio esclusivi, Daniela Santanchè era direttamente a conoscenza, e un inedito schema di finanziamento attraverso i suoi giornali. Nel corso dell’inchiesta sveleremo inoltre il ruolo di Flavio Briatore e come si incrociano gli interessi di Daniela Santanchè e di un oligarca russo, amico di Vladimir Putin.

Lo sportello più amato dai parlamentari

Della serie, io sono io e voi non siete un c..: Report ha scoperto la storia dello sportello di Banca Intesa in Parlamento che offre condizioni agevolate ai parlamentari.

Poi ci si chiede come mai la tassazione sugli extraprofitti delle banche sia naufragata..

La scheda del servizio: ONOREVOLI CLIENTI di Chiara De Luca e Carlo Tecce

Collaborazione Eva Georganopoulou

All’interno della Camera Dei Deputati c’è uno degli sportelli bancari più ambiti d’Italia che dal 1926 è gestito dal Banco di Napoli, poi inglobato da Banca Intesa. La prima banca d’Italia si è aggiudicata la convenzione anche nell’ultimo bando. Ma la concorrenza questa volta è stata spietata e quindi per aggiudicarsi la convezione ha offerto condizioni imperdibili: un tasso sulla liquidità del 5,625%, un’offerta unica. Report ha scoperto che Intesa San Paolo non è l’unica banca a fare delle condizioni agevolate ai parlamentari.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

21 aprile 2024

Report – lo spot sui migranti, il caso Santanché e il marmo di Carrara

(HOT)SPOT ALBANESE di Giorgio Mottola

L’Albania gestirà per noi i migranti intercettati dalla nostra marina in due centri di accoglienza: per la loro gestione spenderemo fino a 1 miliardo. Ma chi ci ha guadagnato e guadagnerà da questo accordo?

Il provvedimento è passato il 15 febbraio al senato, quasi nell’indifferenza dei parlamentari, cresciuta solo al momento della votazione.

Questo è un modello anche per l’Europa, ha dichiarato Von Der Leyen: un modello ideato dalla presidente del Consiglio Meloni, che lo scorso novembre lo ha spiegato in una conferenza stampa assieme al presidente albanese.
I migranti presi in acque internazionali potrebbero venir dirottare al porto di
Shengjin, dove verranno identificati per poi essere spostati in una località 30 km a nord a Gjader, in questa area militare cinta dalle montagne e in mezzo al nulla il governo albanese costruirà una struttura di accoglienza da 70mila metri quadrati in cui saranno detenuti i migranti. Secondo la relazione tecnica del governo il costo complessivo dell’intera operazione sarà di 650 ml di euro in 5 anni.

Ma è una cifra a preventivo – spiega Michele Vannucchi analista di Openpolis – bisognerà poi aspettare l’effettiva attuazione del protocollo per vedere quali saranno i costi effettivi, sempre che sarà rilasciata una documentazione a riguardo.
Non abbiamo quindi un’idea precisa di quanto questa operazione verrà a costare, a parte le stime che sono già state viste al rialzo. Perché nelle stime iniziali presentate al Parlamento lo scorso dicembre per la costruzione dell’hotspot al porto di
Shengjin e del centro di Gjader sono stati previsti in totale 39 ml di euro, ma in tre mesi la cifra è quasi raddoppiata: con un emendamento dello scorso marzo il governo Meloni l’ha elevata a 65 ml di euro, nell’area dove sorgerà il centro infatti manca tutto, non c’è elettricità, non ci sono fognature e anche le strade oggi sterrate vanno rifatte. Così i 650 ml di euro inizialmente preventivati sono già diventati 825 ml di euro, ma la questione dei costi non frena il governo, che è intenzionato a completare la costruzione entro il 20 maggio, a ridosso – guarda caso – delle elezioni europee, come assicura il ministro Piantedosi che gestirà gli appalti.

In una conferenza stampa il ministro assicura che il nostro genio militare si recherà in Albania, abbiamo lì i nostri vigili dei fuoco, “un concerto di istituzioni del nostro governo che lavoreranno per una rapida realizzazione di questo importante centro”.

Ma i lavori fuori da Shengjin sono fermi, come anche a Gjader: la data consegna dei lavori è già slittata a novembre, con conseguente aumento dei costi. Ma il ministro Piantedosi in conferenza stampa a questo non ne fa cenno.

Secondo quanto ha racconta la presidente Meloni, porteremo in Albania 36mila migranti l’anno, perché si processeranno 3000 richieste di asilo al mese. Tuttavia dopo le sentenze dei tribunali italiani che hanno di fatto bloccato il decreto Cutro, le procedure accelerate su cui fa affidamento la presidente del Consiglio, non sono mai veramente partite. Quindi l’ottimismo della volontà deve fare i conti col pessimismo della burocrazia governativa. Ne sono ben consapevoli i volontari dell’Arci che ogni giorno prestano assistenza ai richiedenti asilo e ai rifugiati che chiamano da tutta Italia.
Per presentare la richiesta ci vogliono da due a tre mesi – spiegano al giornalista di Report – “dopo di che, per arrivare all’audizione, i tempi che noi conosciamo, detti dalla commissione di Roma, stanno gestendo le domande di maggio 2022, quindi mediamente di due anni fa. ”
Servono due anni solo per avere una data di audizione e poi ci sono i tempi di attesa del risultato dell’audizione, i tempi del rilascio del permesso di soggiorno. E quanto ci vuole per arrivare ad una risposta? Sempre dall’Arci spiegano che per una risposta si può ipotizzare almeno altri due anni e mezzo. Eccolo, il bluff, che è sotto gli occhi di tutti.

Ma come ha fatto il governo Meloni a fare questo annuncio sui 28 giorni per una richiesta di asilo? Basterebbe farsi un giro davanti alla Questura di Tor Sapienza a Roma, in un alba di lunedì mattina: in fila ci sono decine di persone a fare domanda per l’asilo politico, persone in attesa da ore, alcuni hanno passato anche la notte in fila, gente che ha presentato la prima domanda nel 2022. Si sono portate da casa coperte e vivere per aspettare l’apertura delle porte della Questura di Tor Sapienza, l’unico ufficio nella capitale ad occuparsi delle richieste di asilo politico.

Ma è il Viminale stesso che smentisce le previsioni di Meloni sui migranti che verranno spediti in Albania: nel bando per la gestione dei centri di accoglienza in Albania si parla di 1017 persone che verranno mandate in Albania, Dunque se anche si mantenesse il ritmo dei 28 giorni per smaltire la richiesta di asilo, nei centri si alternerebbero al massimo 11 mila persone. Non solo: nel capitolato dell’accordo si parla di 33 ml di euro che, considerata la spesa media di 33 euro per migranti, significa che si prevede che in un anno in Albania arriveranno 2822 persone. Persone, non migranti.

Stiamo dando i numeri, sui migranti. Ma questi soldi spesi per il modello che l’Europa ci invidia, funzionerà o meno? L’ottimismo della Meloni sarà sufficiente? Arriveremo a gestire le richieste di asilo in 28 giorni (dai due anni e mezzo di oggi)?
C’è il rischio che si divideranno le famiglie, per gestire le pratiche dei migranti spenderemo 6 milioni di euro per avvocati di ufficio, spenderemo 200ml di euro per gli agenti che verranno mandati in Albania.

Ma dove provengono i soldi per l’intera operazione Albania? Un po’ sono stati sottratti ai ministeri, come quello di Salvini, o a quello dell’università (55ml di euro), istruzione (3 ml), ambiente (5 ml).

Ma non basteranno: ci saranno le varianti in corso d’opera che sicuramente spunteranno.

Sono soldi buttati a mare” è la considerazione di monsignor Gian Carlo Perego – presidente della fondazione Migrantes che si occupa dei migranti: l’80% di queste persone, non solo migranti, ce li ritroveremo in Italia, per un esame della loro domanda. “Si tratta solo di uno spot elettorale che risponde ai programmi ideali per cui non faremo entrare i migranti, quelli che non hanno diritto”.
Infatti, una volta ottenuto l’esito della richiesta di asilo i 3000 migranti dovranno tornare in Italia sia se la risposta è positiva che negativa, una “mini crociera coatta nel Mediterraneo che secondo le stime del governo costerà 95 ml di euro in 5 anni solo per il noleggio delle navi” spiega nel servizio Giorgio Mottola.

A cosa serve questo accordo allora? Il ministro Tajani ha provato ad abbozzare una risposta, “per alleggerire il peso della ricezione dei migranti..”

L’anno scorso in Italia sono sbarcati 150mila migranti, dunque i 3000 che andranno in Albania solo solo una quota irrisoria, se poi teniamo conto che i migranti non rimpatriati torneranno in Italia, viene veramente da chiedersi se questo giochetto ha un senso.

Il governo vorrebbe dirottare in Albania i migranti dai paesi con cui abbiamo accordi bilaterali: ma come si fa a selezionare i migranti in acque internazionali? “Si capisce uno da dove viene..” dice il ministro Tajani, “basta fare qualche domanda e si capisce”.

Sulle navi italiani dovrebbero esserci dei mediatori e interpreti come personale di bordo, che solo in Africa sono più di 3000 tra lingue e dialetti.
Per capire se questo approccio possa funzionare Report ha chiesto un parere ai volontari di Medici senza Frontiere, che salvano vite umane ogni giorno in mare: pochi dei migranti salvati viaggiano col passaporto, viene preso dai carcerieri in Libia o negli altri paesi di transito, è molto difficile stabilire l’origine di queste persone che nel lungo viaggio sono state sequestrate, finite in prigione, nei centri di detenzione.
La selezione in mare in base alla provenienza non è l’unico criterio: in Albania non finiranno i minori e le donne incinta. Ma anche questi criteri sono difficilmente rilevabili in mare.
Ma allora quanto è facile selezionare a bordo di una nave, dopo un salvataggio, i soli soggetti vulnerabili? “é molto difficile” rispondono da MSF “ovviamente possiamo distinguere i minori o i bimbi, le donne, ma ci sono tante ferite che non si vedono, invisibili, che rimarranno sulle persone per tanti anni, per tutta la vita. Abbiamo un esempio molto chiaro, nel novembre 2022 abbiamo cercato di fare uno sbarco selettivo, cercando di sbarcare prima le persone che avevano bisogno di medici in modo urgente, donne e bambini, mentre i maschi sono rimasti a bordo, finché la sanità marittima è salita a bordo con psicologi e psichiatri, ha valutato i loro casi e ha detto che queste persone sono sotto choc, tutte devono sbarcare al più presto..”.

L’accordo con l’Albania nasce anche dai buoni rapporti tra Meloni ed Edi Rama, leader del partito socialista: se l’Italia chiama, l’Albania c’è – racconta alla conferenza stampa.

Ma Rama ha rifiutato l’intervista a Report che ha deciso di andare a Tirana per fare qualche domanda: quella di Rama non è una generosità gratis, noi italiani pagheremo le spese per la sicurezza, per le strade, per arrivare ad altri 100milioni di euro di spese aggiuntive.
L’Italia aprirà due fondi di garanzia per coprire le spese: Report è entrata in possesso di un documento in cui l’imprenditore Becchetti ha pignorato questi fondi. Questo imprenditore italiano ha portato in tribunale il governo albanese, che ha emesso un mandato di arresto nei suoi confronti.

Becchetti è oggi a Londra, dove si è rifugiato: Becchetto era arrivato in Albania, dove è prima cercato di entrare nel settore idroelettrico, poi nel settore televisivo con Agon Channel.

La magistratura albanese ha condannato Becchetti che a sua volta si è rivolto al tribunale internazionale per le controversie tra aziende, che ha riconosciuto i danni ricevuti, per 135milioni.

Siccome Edi Rama ha deciso di non pagare, Becchetti ha deciso di pignorare i conti dell’accordo tra Italia e Albania: una minaccia che i due governi, italiano e albanese, hanno preso seriamente.

Così nell’accorso è stata aggiunta una norma anti pignoramenti.

C’è un altro problema: se dovesse cambiare governo in Albania, questo accordo, con tutti gli investimenti fatti, potrebbe addirittura saltare.

L’accordo durerà cinque anni, prorogabile di altri cinque anni: ma con un altro governo questo potrebbe non essere rinnovato, perché oggi all’opposizione c’è la destra di Sali Berisha, molto ostile nei confronti di questo accordo Italia Albania.

Nel passato, col ministro Castelli alla giustizia, l’Italia ha costruito un carcere in questo paese per portarci i nostri condannati di origine albanese. Ma a fine costruzione, prima del collaudo, il carcere fu riempito da carcerati albanesi. Abbiamo costruito un carcere per gli albanesi coi soldi nostri.

L’Albania sta attuando adesso delle riforme per modificare la sua immagini, anche sul tema corruzione: la nuova riforma della giustizia prevede un controllo dei magistrati da parte di una commissione nominata dal parlamento, i magistrati sono controllati e intercettati da poliziotti che sono sotto il controllo della politica.

Di fatto il governo sta facendo una caccia alle streghe ai magistrati sgraditi (un po’ come sembra stia succedendo in Italia da anni), come successo al magistrato Hajdarmatay, che è stato rimosso dal suo posto. Aveva fatto delle inchieste su membri del governo Rama, come il ministro dell’interno, che era coinvolto in un traffico di stupefacenti con l’Italia.

L’ex poliziotto Zagani, che aveva seguito delle indagini su questo traffico, oggi vive in Svizzera: aveva scoperto la rete del traffico di droga dalla mafia siciliana verso un cugino dell’ex ministro dell’interno. Dopo aver scoperto questi collegamenti Zagani è stato accusato e mandato in prigione: alla fine è stato condannato per abuso d’ufficio, la stessa pena comminata al ministro per una medesima indagine partita dall’Italia.

L’ex magistrato Mandoi ha raccontato a Report di come la mafia albanese sia ingrado di condizionare da vicino il governo Rama: il fratello del premier ha usato una macchina per i suoi spostamenti di proprietà di boss del narcotraffico.

La mafia albanese è forte perché parte da uno stato debole – racconta il magistrato Gratteri – lavora in sudamerica e garantisce traffici di droga stabilmente verso l’Italia.

Chi sono gli uomini che hanno stretto questo accordo? Mottola ha incontrato a Tirana l’ex generale Lisi, ex capo dell’Interpol. Sarebbe stato legato in relazioni pericolose con i trafficanti di droga – racconta a Report l’ex poliziotto Zagani.

Lisi è stato in contatto con l’avvocato Agaci, che lavorava per lui come consulente: Agaci ha difeso nel passato anche boss del narcotraffico: molti di questi venivano condannati in Italia e poi estradati in Albania, dove scontavano pene inferiori o venivano liberati.

Oggi Agaci lavora come segretario generale del governo Rama: il suo è un ruolo come quello di Gianni Letta coi governi Berlusconi, è il consulente giuridico di Rama.

Perché si sono costruiti centri di accoglienza in Albania quando avevamo centri di accoglienza in Italia (oggi chiusi come il Cara di Mineo)?

I centri in Albania a fine gestione rimarranno di proprietà dell’Albania. A chi giova tutto questo?

Il marmo della duchessa - IL MARMO È PERPETUO Di Bernardo Iovene

Dalle Alpi Apuane si ricava il pregiato marmo di Carrara, in galleria, sul fianco della montagna: le autorizzazioni sono concesse dal comune, le aziende che si occupano dell’estrazione fanno affari milionari. Il blocco perfetto può arrivare fino a 10mila euro a tonnellata.

I blocchi sono trasportati dai monti, ormai tagliuzzati e sfregiati dalle estrazioni, a valle, su strade bianche per la polvere di calcio.

I cavatori quanto pagano in concessioni? Il marmo è un indotto per la città, ma c’è anche un costo ambientale: come racconta il servizio di Iovene questo settore del marmo non è regolamentato come dovrebbe, a cominciare da come sono state rovinate le creste delle montagne (come il Bettogli).
Si sono intombati i fiumi, per far spazio ad un piazzale che serviva alle imprese del marmo, col risultato che il fiume poi scorre sulle strade.

Le acque che scendono dalle montagne escono da sorgenti carsiche: la marmettola, la polvere di marmo che si produce con la produzione, sta inquinando le acque dei fiumi. Non c’è solo la polvere del marmo, ci sono anche oli e prodotti per l’estrazione del marmo.

La marmettola colora di bianco il fiume, come il Carrione di Carrara e uccide la flora e la fauna attorno ai fiumi: anziché trattarla come dice la legge, le imprese la sversano a valle, la spruzzano nell’aria, compiendo dei reati.

Gli attivisti dell’associazione Apuane Libere hanno fatto tante denunce, raccogliendo querele dai concessionari, per zittirli.

C’è poi il rischio di alluvioni per le terre che arrivano dai ravaneti, che con le piogge scendono a valle.

La polvere copre le strade, i mobili delle case di Carrara creando problemi alle persone, così il comune, indebitandosi fino al collo, ha inaugurato una nuova strada in galleria per i camion, nel 2012. Ogni anno spendono 5ml di euro per il mutuo per questa strada, che almeno ha alleviato i problemi delle persone.

Peccato che il comune non abbia però i soldi per sistemare le strade, “rotte” per il peso dei camion, che a sua volta si rovinano per le buche, per le fratture della strada, per gli alberi sui bordi.

Dove finiscono le tasse pagare dai concessionari, pari a 25ml di euro l’anno? Il comune sta sistemando le strade, spiega l’assessora, dove ha messo a bilancio 100mila euro di spese straordinarie.

Le alpi Apuane sono un patrimonio paesaggistico e un bene comune, e dovrebbero essere protette: i cavatori le usano come loro proprietà appellandosi ad un editto del 1750, il 30% dei cavatori dunque non pagano alcuna concessione al comune.

I contributi di estrazione, circa il 10% del valore del blocco, si calcolano in media sull’estrazione dalla stessa cava: un blocco che vale 10mila euro paga al massimo 67 euro al massimo, un bell’affare per il cavatore.
Il presidente di Confindustria che ha parlato con Report sugli aspetti delle tasse non era informato: gli estrattori pagano il canone di concessione del 5%, ma il 30% delle cave non paga il canone per questo benedetto editto ancora usato nell’anno di grazia 2024.

Il consiglio comunale ha cercato di far diventare quelle cave beni pubblici senza successo: parlano proprio di esproprio i concessionari, quando gli si dice che si appellano ad un editto di Maria Teresa.

Dopo 10 anni dal primo servizio di Report, Iovene è tornato in regione Toscana: toccherebbe al Parlamento togliere l’editto della duchessa, ma dal 2018 il parlamento non si è mai attivato.

Così i cavatori hanno fatto l’ennesima causa al comune di Carrara, che vorrebbe trasformare questi beni in beni pubblici (e non più beni estimati): la causa è ferma in Cassazione.

Il valore delle tasse non incassate per questi beni estimati è pari al 4 ml di euro, che servirebbero al comune per sistemare le strade (e magari per regolare meglio l’impatto ambientale delle cave sul terreno).

Dal 2042, il restante 70% dei cavatori andrà a gara, con una convenzione firmata da tutti: ma anche questa messa a gara è stata poi appellata con l’obiettivo di arrivare ad una concessione infinita.

Eppure le aziende del settore marmo i soldi in cassa li hanno, dai conti emergono degli utili quasi “imbarazzanti” spiega il consulente di report Bellavia: la Marbo ha un utile del 41%, con 7 dipendenti, la Sagevan con 12 dipendenti ha 12ml di fatturato e 9 ml di utile.

Pochi dipendenti, tanta liquidità, un alto patrimonio netto: neanche nella moda si arriva a queste redditività, le aziende del marmo fanno meglio di Armani e Prada.

Pochi dipendenti ma tanti infortuni: questo sistema industriale non è più sostenibile, né dal punto di vista ambientale né da quello sociale. Di diverso avviso l’AD della Franchi (17ml di utile), chi si fa male è un deficiente, perché non rispettano le norme.

C’è un problema di redistribuzione della ricchezza a Carrara, alla fine lo ammette anche il presidente di Confindustria: con la convenzione firmata, poi appellata, i cavatori si impegnano a fare opere pubbliche sul territorio, in cambio dell’allungamento del tempo delle gare.
Ma sono gli industriali che decideranno quali progetti fare sul territorio: alla fine anche con la convenzione non c’è nessun vero ritorno sul territorio, solo 25ml di euro per guadagni totali che per tutti gli anni fino alle gare assommano a 6 miliardi di euro.

La santa famiglia - LA SANTA RESA DEI CONTI di Giorgio Mottola

Falso in bilancio e danno all’Inps: questi reati contestati alla ministra Santanché, che si è difesa dicendo che se c’è stata truffa è avvenuta a sua insaputa.

La procura di Milano ha notificato il primo avviso di conclusioni indagini: la GDF avrebbe trovato riscontri alle denunce della dipendente Bottiglione, la prima a denunciare il fatto di aver lavorato in cassa integrazione nel periodo del covid. Oggi l’ex dipendente Bottiglione è stata licenziata, proprio per questa denuncia: ha scoperto di essere stata messa a cassa integrazione a zero ore solo dopo essere andata al CAF.

Report aveva già mandato in onda la telefonata tra Bottiglione Kunz, dove si parla della cassa integrazione: ora vengono fuori delle mail inviate al responsabile delle risorse umane.

Ma anche altri dipendenti erano stati messi in cassa integrazione a zero ore, ovvero a carico dello Stato.

Ma la ministra Santanché lo sapeva che i dipendenti di Visibilia lavoravano pur essendo in cassa integrazione? In base alle mail di Report, del settembre 2021, tra la Bottiglione e il responsabile risorse umane, pare proprio che Santanché sapesse (in copia alle mail).

Ci sono poi le firme dei verbali dei cda, dove a fianco al nome Santanché appare quello di Bottiglione.

C’è poi la questione dei bilanci di Visibilia truccati: queste società non hanno mai guadagnato, spiega il consulente Bellavia, Visibilia è stata sempre in perdita, ma i ricavi venivano gonfiati fattiziamente per truccare i bilanci, usando fatture inventate.

Oppure dei crediti inesigili lasciati a bilancio (o intestati all’ex compagno della ministra), mentre avrebbero dovuto essere tolti.

Visibilia lascia sul campo 3ml di debiti, Ki Group oltre 10 ml: nonostante questo queste società hanno sempre goduto un trattamento di favore con gli istituti di credito, come MPS.

MPS nel 2017 è stata nazionalizzata, dunque i 5ml di debiti della Santanché ce li siamo addossato noi, per tramite la Amco, società del ministero dell’economia.

Alla fine Santanché e Mazzaro hanno proposto alla Amco di rientrare solo per 600mila euro, solo il 10% del debito, soldi dello stato che perderemo.

10 luglio 2023

Anticipazioni del servizio di Report sul fact checking alle dichiarazioni della ministra Santanchè

Sul Fatto Quotidiano Vincenzo Bisbiglia ha riportato un'anticipazione del servizio di Report che andrà in onda stasera sul fact checking alle dichiarazioni in aula della ministra del turismo.

Santanchè ha mentito anche sui compensi: “Prese 2,5 mln”

LA PITONESSA IN AULA: “INCASSAI 527 MILA DA KI GROUP” - Il caso Visibilia su Rai3. “Un patto interno forniva a Daniela il controllo sulle società in dissesto”. La ministra contestata ieri dall’Usb alla Versiliana

DI VINCENZO BISBIGLIA 

10 LUGLIO 2023

Daniela Santanché aveva sottoscritto un patto parasociale con l’ex compagno Canio Mazzaro che le permetteva di avere un pieno controllo, di fatto, delle società Bioera e Ki Group, collegate al gruppo Visibilia. Un ruolo attivo che, in meno di 9 anni, le ha permesso di portarsi a casa, tra stipendi e indennità per le cariche sociali, circa 2,5 milioni di euro, mentre durante l’audizione in Senato del 5 luglio scorso aveva affermato di aver incassato poco più di 500 mila euro. Sono alcuni dei nuovi dettagli che emergono dal servizio di Report, firmato da Giorgio Mottola, in onda questa sera su Rai Tre e che in parte sembrano smentire quanto sostenuto dalla Ministra del Turismo durante la sua audizione in Senato il 5 luglio scorso.

Santanchè è indagata dalla Procura di Milano per bancarotta fraudolenta e falso in bilancio insieme al compagno Dimitri Kunz D’Asburgo Lorena e alla sorella Fiorella Garnero. E a Report parla per la prima volta in chiaro anche la supertestimone – grande accusatrice della politica-imprenditrice – con cui Il Fatto Quotidiano dialoga da novembre scorso e che ha permesso di pubblicare già allora le prime esclusive sul caso. La manager si chiama Federica Bottiglione ed è l’ex responsabile degli affari societari di Visibilia. Un incarico fondamentale, il suo, perché in qualità di investor relator manager era autorizzata a interfacciarsi direttamente con Consob (Visibilia Editore Spa è quotata in borsa).

Bottiglione conferma, tra le varie cose, di aver continuato a lavorare in Visibilia, durante l’emergenza Covid, nonostante fosse stata messa (a sua insaputa) in cassa integrazione a zero ore.

Partiamo dalla questione emolumenti. In Senato, Santanché ha dichiarato: “Da Ki Group srl negli anni 2019, 2020 e 2021 ho incassato complessivamente 27 mila euro lordi, in tutti e tre gli anni. Per gli anni precedenti, 2014, 2015, 2016, 2017 e 2018 (…) ho percepito dalla capogruppo mediamente un valore lordo annuo di circa 100 mila euro in maniera fortemente decrescente negli ultimi 3 anni”. In totale fanno 527 mila euro in 8 esercizi. L’analisi dei bilanci effettuata da Report però mostra altri numeri, la cui somma solo tra il 2014 e il 2018 arriva a toccare quota 1,7 milioni. Per poi arrivare a quota 2,5 milioni, secondo Report, nel 2021. Negli stessi 8 anni, tra l’altro, Mazzaro avrebbe invece incassato circa 7 milioni di euro. Periodo in cui, spiega alla trasmissione di Rai 3 l’esperto di riciclaggio Gian Gaetano Bellavia, la società perdeva ad esempio circa 2,7 milioni di euro solo nell’anno 2016. E infatti Ki Group nel 2021 ha avviato i licenziamenti della quasi totalità dei suoi 77 dipendenti a causa del dissesto dei suoi conti. Il personale è poi fuoriuscito definitivamente dall’azienda nel corso del 2023, “quando io già da tempo non avevo alcun ruolo”, si è difesa la ministra in Senato

Sempre in aula a Palazzo Madama, il 5 luglio scorso, Santanchè ha poi dichiarato: “Non ho mai avuto il controllo o partecipazione di un qualunque rilievo nelle imprese del settore dell’alimentare biologico e della sua distribuzione (…) La mia partecipazione in Ki Group non ha mai – ripeto mai – superato il 5 per cento (…)”. Un’affermazione, anche questa, che pare smentita dai bilanci mostrati da Report, dai quali si evince che Santanché possedeva il 14,9% di Bioera – controllante di Ki Group – attraverso la D1 Partecipazioni, altra holding in chi la ministra è socia insieme al suo ex fidanzato, il giornalista Alessandro Sallusti (estraneo a tutte le inchieste). Oltre al patto parasociale con Mazzaro, socio di maggioranza di Bioera, che, dice ancora Bellavia intervistato “di fatto associa la sua partecipazione a chi comanda (…) comandano in due”. Qui Report mostra anche sms, screenshot e messaggi vocali risalenti al settembre 2020, che dimostrerebbero il ruolo attivo di Santanché nella società in cui presiedeva le riunioni e “interveniva direttamente nella gestione”.

A Report, come detto, parla per la prima volta in chiaro Federica Bottiglione. La donna, ex dipendente di Visibilia, racconta che tra il 2020 e il 2021 guadagnava circa 1000 euro al mese, che nel periodo dell’emergenza – quando formalmente si trovava in cassa integrazione a zero ore – gli venivano corrisposti a titolo di rimborso spese. Nello stesso periodo, racconta sempre Bottiglione, le fu fatto un contratto di consulenza in Senato come assistente parlamentare sia dell’allora senatrice Santanché che dell’attuale presidente Ignazio La Russa: “Andare a prendere la posta nel casellario, controllare la posta elettronica”, erano le sue mansioni, a quanto dichiara a Report. La ministra in Senato aveva dichiarato che l’ex dipendente “non ha mai messo piede in Visibilia dall’entrata della sua cassa integrazione”, dichiarazioni apparentemente smentite dai comunicati e dalle email fornite da Bottiglione.

Anteprima inchieste di Report – il fact checking sul caso Santanché, mr Bandecchi, la plastica, il prosecco e i granchi blu

Report non molla, nonostante il caldo, nonostante l’isolamento in cui è costretta a lavorare, gli attacchi da parte del governo: questa sera ci sarà un nuovo servizio sull’inchiesta in cui è coinvolta la ministra del turismo nonché imprenditrice Daniela Santanché, che si è appena difesa in parlamento affermando di essere all’oscuro di una indagine della procura.

Ma Report non si è nemmeno dimenticata del nuovo nastro nascente a destra, il proprietario dell’università telematica Unicusano, Bandecchi.

Infine un servizio dedicato al vino italiano più esportato al mondo, il Prosecco e tutte le sue imitazioni.

Il Prosecco e le sue imitazioni

Il Prosecco italiano, uno dei vanti del nostro made in Italy, ha tante imitazioni nel mondo: in Germania ad esempio si sono inventati il “quasi processo” riuscendo ad aggirare le norme europee di protezione del marchio.

Per andare a conoscere il quasi processo Report è andata nella valle della Mosella, nell’ovest della Germania, dove l’ansa del fiume circonda il piccolo comune di Trittenheim , famoso per i suoi vigneti e per le cantine che producono vino bianco pregiato. In quest’area opera l’assaggiatore e maestro di vini Frank Roeder, assieme al giornalista di Report hanno degustato un calice di vino locale:

un profumo molto complesso, ogni volta si trova qualche particolarità, si trova il terreno, la frutta molto matura, ma si trova anche tante erbe dietro la frutta.. questo vino è maturato per 15 mesi in una grande botte di rovere e questo è un vino di altissima qualità e la bottiglia costa 50 euro, ma li vale.”

Qui la maggior parte del vino è vino bianco: nel suo studio tra le bottiglie esposte ce n’è anche una di “prisecco”, qualcosa di “molto molto interessante”, una alternativa per i vini senza alcool. La bottiglia ha una rete per proteggere il tappo, come uno spumante, racconta l’esperto: dentro si sente il profumo di mela, rabarbaro, con un profumo molto complesso.

Come mai la scelta di quel nome, che assomiglia molto al prosecco italiano? Una scelta del produttore del vino..

Un aggiornamento sul caso Santanché

Anziché chiarire, anziché spiegare, la ministra del turismo ha attaccato: i giudici, i giornalisti, tutti quanti hanno raccontato la vicenda delle sue aziende, quelle del biologico e della raccolta pubblicitaria, Ki Group e Visibilia.
Il servizio di Report, raccogliendo testimonianze dei suoi ex dipendenti e mostrando atti di cui i giornalisti erano venuti in possesso, ha raccontato dei fatti difficilmente smentibili: il tfr non pagato ai dipendenti, la gestione disinvolta delle aziende spolpate dall’interno.

Un attacco alla privacy di un cittadino? No, perché quel cittadino è anche un ministro, perché quel cittadino è un imprenditore che ha avuto accesso a fondi pubblici (la cassa integrazione per dipendenti che avrebbero invece lavorato durante il covid). Perché quel cittadino è un ministro della repubblica.

In aula ha ripetuto di non essere stata raggiunta da alcun avviso di garanzia,di cui avrebbe chiesto pure una verifica ai suoi avvocati: il tfr non corrisposto? Roba del 2023 quando io non avevo più alcun incarico – ha spiegato la ministra per poi ammettere che, in ogni caso, il personale della Ki Group verrà “soddisfatto” in riguardo ai loro diritti.

Sulla dipendente in cassa integrazione a sua insaputa, è stata una contestazione tardiva, ha cercato di spiegare Santanché, che si ritiene certa che la dipendente non ha mai messo piede in azienda. Nessun altro dipendente aveva mai sollevato questioni sulla cassa integrazione – ha tenuto a precisare. Nel finale ha anche lanciato un messaggio nemmeno troppo opaco contro chi l’accusa:

"Mi fa sorridere che le critiche più feroci arrivino da chi in privato ha un atteggiamento diverso nei miei confronti, come prenotare nei locali di intrattenimento che io ho fondato, ma mi fermo qui per carità di patria!"

Queste le dichiarazioni della ministra su cui Report eseguirà un fact checking.

La scheda del servizio: Santa subito di Giorgio Mottola

collaborazione Greta Orsi

immagini Carlos Dias, Cristiano Forti, Marco Ronca

Dopo l’inchiesta di Giorgio Mottola, Daniela Santanché è stata costretta a riferire in aula al Senato per rispondere ai fatti emersi nel corso della trasmissione Report. Ma tra mezze verità, omissioni e vere e proprie menzogne, il suo intervento si è subito rivelato un autogol. Report mostrerà, con documenti interni alle sue società, tutte le incongruenze, le inesattezze e le falsità pronunciate dal ministro del Turismo durante il suo discorso. Con testimonianze inedite verranno svelate nuove vicende che evidenziano come la cattiva gestione delle aziende di Daniela Santanché abbia danneggiato dipendenti e fornitori.

Come ridurre gli sprechi di plastica

Nei mesi scorsi la Commissione europea ha proposto un nuovo regolamento sugli imballaggi e rifiuti da imballaggio, le misure poste alla base della proposta prevedono oltre alla riduzione degli imballaggi anche il riutilizzo accanto al riciclo: in Italia nuove realtà si stanno approcciando alla pratica del riuso.

La scheda del servizio: Meglio riutilizzare che curare Di Chiara De Luca

Collaborazione Marzia Amico
Immagini Paco Sannino, Davide Fonda, Fabio Martinelli e Marco Ronca
Montaggio e grafica Michele Ventrone

Quanto si riusa in Italia?

Negli ultimi 10 anni la quantità di imballaggi è aumentata. In Italia è cresciuta di oltre il 20 per cento e così anche i relativi rifiuti. Parallelamente è cresciuto anche il tasso di avvio al riciclo per il quale l’Italia è uno dei paesi europei più virtuosi. Ma il riciclo da solo non basta a ridurre l’impatto dei consumi. L’economia italiana continua a dipendere per più dell’80% da materie prime vergini. A chiederci un cambiamento in questa direzione è l’Unione Europea. La Commissione, infatti, ha proposto un nuovo regolamento sugli imballaggi e i rifiuti da imballaggio che prevede, tra le varie misure, la riduzione degli imballaggi e il potenziamento del riuso accanto al riciclo. Come è stata accolta in Italia la proposta?

I pericoli del granchio blu

Una specie aliena, ovvero proveniente da fuori l’ecosistema, sta minacciando l’industria degli allevatori di vongole sul delta del Po (da cui proviene il 55% delle vongole italiane): si tratta del granchio blu che, con l’alluvione che ha colpito la Romagna lo scorso maggio, sono venuti tutti nel delta fiume e si sono messi a mangiare le vongole degli allevamenti, che vengono aperte con le loro chele. Anche il granchio locale è a rischio dall’arrivo di questa nuova specie, come anche le ostriche, perché il granchio blu si mangia anche il mollusco contenuto nelle valve.

Il problema con questa specie aliena che si è insediata da poco nel Mediterraneo è che non ha predatori e così può riprodursi indisturbato, da ogni femmina possono nascere fino a più di 1700 granchi - raccontano i pescatori alla giornalista di Report – due volte all’anno: “le uova le mangiano i branzini che non ci sono più e le anguille che non ci sono più”.
Così i pescatori adesso per contenere i danno stanno puntando tutto sul pescare le femmine

La scheda del servizio: Abbiamo preso un granchio! di Giulia Innocenzi

Con la collaborazione di

Greta Orsi, Giulia Sabella

Immagini di Alfredo Farina, Carlos Dias

Montaggio e grafica di Giorgio Vallati

La produzione di vongole minacciata dal granchio blu

A Comacchio e Goro, i comuni del ferrarese sul Delta del Po, viene prodotto il 55% delle vongole consumate in Italia. Ma questa produzione è messa seriamente in pericolo da una specie aliena, che ha cominciato a proliferare massicciamente dal mese di maggio, subito dopo la prima alluvione che ha colpito l'Emilia-Romagna: il granchio blu. Che fare per salvare un'economia che vale 100 milioni di euro? Giulia Innocenzi ha parlato con i pescatori e ha intervistato l'assessore all'Agricoltura e alla Pesca dell'Emilia-Romagna Alessio Mammi per capire le soluzioni immediate da mettere sul tavolo.

Il conflitto di Bandecchi

Luca Bertazzoni torna ad intervistare il neo sindaco di Terni, nonché presidente della Ternana calcio e fondatore dell’università telematica Unicusano, Stefano Bandecchi.

Un imprenditore che, come si è capito dal precedente servizio, fa un uso abbastanza spregiudicato dei suoi canali informativi: il giornalista di Report si è trovato addosso i microfoni e le telecamere di Tag 24, nel corso del consiglio comunale dove si doveva discutere del conflitto di interessi del sindaco. La consigliera di opposizione di Fratelli d’Italia Cinzia Fabrizi spiegava come fosse diritto per tutti i cittadini di conoscere in maniera integrale la relazione presentata dal segretario comunale: al ché il sindaco ha risposto “non è che posso stare qua un’ora a perdere tempo come non lo può fare questo consiglio comunale che ha altro da fare, perché i problemi di Terni sono altri, quindi se deve solo leggere quello che io ho letto 4 giorni fa come tutti per me è inutile, mi alzo e me ne vado..”.
La relazione del segretario comunale, da cui è partita la richiesta di chiarimento dell’opposizione, non è stata apprezzata dal neo sindaco: “io non ho più fiducia nel segretario, e siccome me lo devo tenere per 60 giorni, me lo terrò.. il segretario fa bene a stare zitto, perché già di minchiate ne ha dette parecchie e so che stiamo andando in diretta e sono felice.”
Insomma, non si fa scrupoli nel minacciare, nell’offendere, nel trattare i dipendenti comunali come fossero suoi dipendenti. Quelli che ha licenziato in una notte e poi riassunto con condizioni contrattuali peggiorative.

Ma i problemi rimangono: come presidente della Ternana calcio, la sua squadra usa lo stadio di proprietà del comune, di cui è sindaco.

Il consigliere del PD Kenny racconta che “questo stadio è stato dato in concessione alla Ternana per fare le sue partite e ora il proprietario della squadra che gioca in questo stadio è anche sindaco.. Stefano Bandecchi si è fatto garante della ristrutturazione per sistemare lo stadio e noi ora vorremmo capire chi farà la ristrutturazione.”

Ma secondo il sindaco il conflitto è risolto perché si è dimesso da presidente dell’università Unicusano e da presidente della Ternana: detto questo ha abbandonato il consiglio comunale.

Oggi presidente della squadra è l’ex vice presidente Tagliavento, ex arbitro di calcio: prenderà lui le decisioni sulla squadra adesso, senza che Bandecchi metterà più becco sulla Ternana?

La scheda del servizio: Occhio per occhio... di Luca Bertazzoni

Collaborazione: Marzia Amico

Immagini di Giovanni De Faveri, Carlos Dias, Marco Ronca, Paco Sannino

Montaggio di Igor Ceselli

Grafica di Giorgio Vallati

Report torna a intervistare Stefano Bandecchi

L’inchiesta racconta il conflitto di interessi che il Consiglio Comunale di Terni ha sollevato nei confronti di Stefano Bandecchi, fondatore dell’Università Niccolò Cusano e proprietario della Ternana Calcio, a seguito della sua elezione a sindaco di Terni: la presunta incompatibilità riguarderebbe il suo ruolo di presidente della Ternana Calcio, società che utilizza lo stadio di proprietà del Comune di Terni, di cui Bandecchi è sindaco. Bandecchi ha lasciato la presidenza della squadra, che però è di proprietà di Unicusano, controllata da aziende riconducibili a Bandecchi.

Torneremo a parlare delle condizioni dei lavoratori e degli ex lavoratori dei mezzi di comunicazione di Unicusano, che il fondatore considera “come una pistola da utilizzare contro i politici”. Dopo l’inchiesta di Report, una troupe di Tag24, il sito di informazione dell’Università Niccolò Cusano, è andata sotto casa di una presunta fonte dell’inviato a chiedere conto di alcune dichiarazioni. Un tutor che aveva raccontato come funzionano gli esami dentro Unicusano è stato sospeso dall’azienda per dieci giorni senza stipendio.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.