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30 maggio 2026

Anteprima inchieste di Report – la colazione degli italiani, il calcio italiano, la morte del piccolo Domenico e la stretta su Cuba

La morte del piccolo Domenico

Come è potuto accadere? Report si interroga sulla catena degli errori che ha portato alla morte di Domenico Caliendo dopo un trapianto di cuore. Troppi errori, grossolani, non possono essere un caso. Report ricostruirà sulla catena dei controlli che in questo caso (solo in questo?) è saltata.

La scheda del servizio: DOMENICO NEL CUORE di Claudia Di Pasquale

Collaborazione Giulia Sabella e Norma Ferrara

In questi mesi il caso del piccolo Domenico Caliendo ha sconvolto l'opinione pubblica. L'errore fatale del cuore congelato e trapiantato a un bambino di due anni e mezzo ha commosso tutta l'Italia. Report ripercorre la catena degli errori, delle omissioni e delle responsabilità, svelando anche dei dettagli rimasti fino ad oggi nell'ombra. Chi sapeva? Chi ha taciuto? Chi doveva fare i controlli?

La colazione degli italiani

Questa volta Bernardo Iovene ci racconterà di cosa è fatto il cornetto che mangiamo alla mattina a colazione: come è fatto il cornetto che ci mangiamo al bar? Magari è talmente buono che non ci poniamo nemmeno la domanda di cosa sia fatto. Perché si sceglie la margarina e non il burro? Perché è più leggera risponde il barista pasticciere, ma nemmeno la margarina è del tutto naturale. A volte nella lista degli ingredienti compare anche il burro, ma è perché a Napoli, dove è stato fatto il servizio che vedete in anteprima sui canali social di Report, la margarina a volte si chiama burro. La margarina si lavora meglio, non si scioglie col caldo come il burro ed è più leggera.

La scheda del servizio: LA COLAZIONE GRASSA di Bernardo Iovene

Collaborazione Lidia Galeazzo

Tra pasticcerie, bar e punti di ristoro gli italiani a colazione mangiano prodotti cosiddetti processati e con molte calorie che, ingeriti quotidianamente, possono causare malattie cardiovascolari e tumorali. Analizzando l’elenco degli ingredienti, raccolti in alcune città d’Italia, esperti in fisiologia della nutrizione puntano il dito sull’uso disinvolto di margarina, aromi, addensanti, emulsionanti, glucosio, fruttosio e oli vegetali. Meglio il burro che contiene l’acido butirrico che avrebbe, secondo gli esperti, un effetto protettivo nei confronti del colon. Poi ci sono le farciture: spesso nei prodotti surgelati troviamo solo percentuali del prodotto indicato, quasi tutti contengono dei preparati con aggiunta di gelatine e zuccheri. Addirittura, su un croissant tra i più richiesti dai salutisti, quello integrale al miele, abbiamo verificato che spesso è poco integrale e la sostanza presente non ha nemmeno una piccola percentuale di miele, un’etichetta fuori norma che secondo i Carabinieri per la Tutela Agroalimentare di Parma sarebbe una frode in commercio.

Lo stato del calcio italiano

All’indomani della sconfitta con la Bosnia, che ha escluso l’Italia dal finale dei mondiali per la terza volta consecutiva, l’ex onorevole Bocchino aveva dato la colpa alla sinistra, colpa loro se i giovani non sono più attaccati alla bandiera..

E se invece i problemi del calcio fossero legati ai troppi soldi che girano nelle mani di procuratori, dirigenti delle società e cacciatori di talenti all’estero?

A pochi giorni dalla messa in onda del servizio di Report il direttore sportivo del Lecce, Corvino, si è dimesso: Report aveva intervistato il presidente Sticchi Damiano dove aveva parlato dei rapporti tra Corvino e Fali Ramadani, procuratore e manager di importanti sportivi che nel 2025 è stato accusato di evasione per poi essere assolto dalle accuse. Le indagini della Guardia di Finanza avevano fatto emergere una rete di società alcune nei paradisi fiscali con le quali il procuratore incassava e faceva girare i soldi. Molte le operazioni fatte all’estero: nel 2019 Ramadani ha messo dei soldi in una società del figlio del procuratore Pantaleo Corvino, con un rischio di conflitto di interessi tra agenti e direttori sportivi. Ci sono profondi legami tra i procuratori e non solo per questioni sportive: nel 2018 quando Pantaleo Corvino è direttore generale della Fiorentina il 40% delle commissioni versate agli agenti finisce all’agenzia che fa riferimento a Fali Ramadani e nel 2019, un anno dopo, l’agente bonifica 350mila euro sulla società Corvino Management controllata dal figlio di Corvino.

Il servizio di Daniele Ranieri racconterà poi dell’inchiesta sul VAR, con la testimonianza dell’arbitro Pasquale De Meo.

E poi al centro del servizio la questione dei calciatori stranieri, acquistati da presidenti e direttori sportivi, che sbarrano la strada a calciatori italiani.

Report ha intervistato un testimone anonimo del sistema calcio, un procuratore che ha consegnato alla trasmissione un plico con all’interno i resoconti dettagliati delle operazioni di mercato condotte da alcune squadre di serie A: giocatori, squadre e agenti.

L’Udinese nel 2023-24 ha condotto 12 operazioni, 9 su stranieri e tutte fatte da un gruppo di procuratori che fa capo a Vagheggi Claudio. Stessa situazione nel 2025, otto operazioni, solo stranieri, sempre Vagheggi. Una situazione simile a molte altre squadre di serie A, tante operazioni, sempre lo stesso procuratore. Il Verona dal 2023 acquista quasi solo stranieri e anche qui stesso gruppo di procuratori che fanno capo a Luci e Cristoforetti. Quest’ultimo nel 2024 costituisce una nuova società sportiva, la Footgoal agency e sceglie come socia al 49% Patrizia Ricci, la compagna di Maurizio Setti, presidente allora dell’Hellas Verona.

Nel nostro calcio il giocatore non è più il protagonista, non è il talento. Quello che guida è l’interesse nelle operazioni di mercato e la relazione che si crea tra il procuratore e il direttore sportivo o il presidente di un club.. ” Sono operazioni che non hanno più come oggetto il singolo giocatore ma un pacchetto di atleti, tutte operazioni da concludere all’estero. Affari saldati da un rapporti di fiducia e in molti casi, di convenienza.

Ci sono procuratori che fanno operazioni Italia su Italia e pagano all’estero – racconta a Report il giornalista Zazzaroni – c’è qualcosa che non funziona, sono soldi che escono e non rientrano più o che rientrano nelle tasche sbagliate.

La scheda del servizio: UN CALCIO ALL'ITALIA di Daniele Autieri

Collaborazione Celeste Gonano, Andrea Tornago

Cosa si nasconde dietro l’ennesimo fallimento della Nazionale italiana e la mancata qualificazione ai Mondiali 2026? Tutti i retroscena del sistema calcio italiano, le ragioni per cui i club non riescono a esprimere più grandi talenti e le responsabilità della Lega di serie A e della Federcalcio. “Report” propone un’inchiesta sul dietro le quinte del calcio italiano, anche con rivelazioni inedite

La stretta su Cuba

Comunque la si pensi su Cuba, non possiamo ritenere quello che gli Stati Uniti contro l’isola come qualcosa di normale. Cuba sta soffocando giorno dopo giorno per la mancanza di combustibile, per il blocco deciso da Trump.


Il 21 marzo l’intera isola è precipitata nel buio, 11 milioni di persone hanno dovuto ricorrere alle torce o alle candele, niente carburanti per accendere la luce dopo la decisione di Trump di imporre un blocco. Nonostante questo, la vita non si è fermata nelle strade de l’Avana.

Ma negli ospedali la mancanza di elettricità blocca le operazioni e le attività di tutti i giorni. Alcuni ospedali sono attrezzati con pannelli solari ma di notte non c’è la stessa potenza, si riesce solo a minimizzare le criticità. Senza petrolio, senza generatori di emergenza, lavorare negli ospedali è un problema, si può intervenire solo sui casi più urgenti.

La scheda del servizio: LAB REPORT: L'ASSEDIO di Manuele Bonaccorsi collaborazione di Chiara D'Ambros

All’embargo americano contro Cuba partecipano nei fatti anche i Paesi europei. È quanto emerge dal viaggio degli inviati di Report che hanno attraversato l’isola caraibica durante i lunghi blackout che costringono al buio 11 milioni di cittadini. Per paura di sanzioni sul mercato statunitense, infatti, neppure una goccia di petrolio proveniente dall’Ue avrebbe raggiunto l’isola e molte aziende europee eviterebbero di commerciare con Cuba, anche in medicinali salvavita.È l’effetto extraterritoriale delle sanzioni americane, che agisce nonostante esista un regolamento UE che impedirebbe a Paesi e aziende del nostro continente di conformarsi alle imposizioni di Washington. Le telecamere di Report racconteranno le tante facce della crisi ma anche la resistenza dei cubani, che montano pannelli solari donati dalla Cina e distribuiscono ai più deboli generi alimentari gratuiti. In un contesto in cui le sanzioni, durissime contro il settore pubblico cubano, hanno costretto il governo ad ampie aperture verso il settore privato, finanziato con rimesse estere. Col rischio di far crescere nell’isola, governata da un Partito comunista, nuove e inedite diseguaglianze.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

23 maggio 2026

Anteprima inchieste di Report – il mancato diritto allo studio, le piste dietro la Uno Bianca, gli allevamenti di polli e il caso dell’ispettore di Bankitalia

L’ispettore troppo solerte

Ad essere troppo zelanti nel fare il proprio dovere si rischia il posto.

È quello che è successo a Carlo Bertini, l’ispettore di Bankitalia che aveva denunciato , e raccontato anche a Report, come funzionavano le cose in MPS sulla vendita dei diamanti.

LAB REPORT: L'ISPETTORE

di Emanuele Bellano

collaborazione di Chiara D'Ambros, Madi Ferrucci

L’ispettore di Banca d’Italia Carlo Bertini aveva raccontato in un’intervista a Report di aver subito pressioni e comportamenti vessatori durante un’indagine sulla vendita di diamanti da parte di Monte dei Paschi di Siena. Oggi, a cinque anni da quella denuncia, non lavora più presso l’istituto. Che fine hanno fatto il procedimento penale per truffa relativo alla vendita dei diamanti, gli approfondimenti della commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche e la segnalazione presentata all’Anac per la tutela dei whistleblower? La vicenda solleva interrogativi sulle conseguenze affrontate da chi decide di segnalare presunte irregolarità.

Il diritto allo studio


Il terremoto del 6 aprile 2009 a l’Aquila uccise 309 persone e oltre 1600 feriti. Gli sfollati furono 65 mila: persone costrette ad abbandonare le proprie case distrutte o messe in serio pericolo dalle scosse. Queste colpirono anche le scuole del capoluogo, decine di strutture furono distrutte o rese inagibili e sostituite poi con moduli provvisori o MUSP.
Così provvisori che ancora oggi, 17 anni dopo, sono usati dagli studenti costretti a studiare dentro container.

Dovevano durare solo 5 anni” spiega Massimo Prosperococco del comitato scuole sicure, siamo fuori tempo massimo. Chi garantisce agli studenti aquilani il diritto allo studio, i container danno un senso di precarietà ai ragazzi, “ci si sente spaesati” racconta Marcello Masci dirigente dell’Istituto Gianni Rodari. In questi anni migliaia di ragazzi sono cresciuti e si sono diplomati studiando nei moduli provvisori senza aver mai visto una scuola in muratura, senza una palestra, una biblioteca o un laboratorio.

Noi insegniamo in una scatola di latta” aggiunge Silvia Frezza insegnante, “ci sono infiltrazioni di acqua, ci sono rigurgiti di fogna, tapparelle che si rompono in continuazione, non c’è traspirazione, quindi caldissimo d’estate e freddissimo d’inverno. Non ci sono le condizioni di salute ottimali per tenere 8 ore al giorno migliaia di alunni e di alunne..”

Il piano di ricostruzione delle scuole prevede interventi in 18 istituti tra ristrutturazioni, demolizioni e ricostruzioni e scuole da fare ex novo. Ma a 17 anni dal terremoto ne sono stati ultimati solo quattro.


Ma anche a Palermo gli studenti non se la passano bene: ogni anno a Palermo l’amministrazione spende 6 ml di euro per affittare edifici adibiti a scuole, che di scuole hanno ben poco perché sono poco più che edifici fatiscenti. Il comune paga degli affitti esagerati aduna società di proprietà del costruttore Vassallo, quello del sacco di Palermo, genero di un capomafia. E questa storia va avanti da quasi 66 anni – racconta l’assessore regionale Ismaele La Vardera. Tutto nasce negli anni 70 quando su Palermo arrivarono enormi finanziamenti per edifici scolastici che non venivano realizzati per lungaggini burocratiche. E così lo stato doveva ricorrere al salvatore della patria Vassallo. Che nel frattempo aveva ricevuto da Ciancimino le licenze edilizie per costruire i palazzoni che hanno abbruttito la faccia di Palermo.

Sebbene non sia mai stato condannato, la commissione antimafia nel 1993 parlò apertamente di compromissione con la mafia. Piersanti Mattarella nel 1979, poco prima di morire, disse che se avesse toccato il sistema della locazioni per le scuole, avrebbe potuto morire.

Come avvenne nel giorno dell’Epifania del gennaio 1980.

Quante vale in Italia il diritto allo studio? E quanto sono sicure le nostre scuole?
Report racconterà del crollo della scuola s San Giovanni di Puglia in Molise il 31 ottobre 2002 per una scossa di terremoto: morirono 27 bambini e una maestra. Nonostante al processo emersero gravi carenze strutturali, norme edilizie non rispettate, nessuno pagò per questa tragedia. A Torino il 22 novembre 2008 per un crollo di un controsoffitto in una scuola causò la morte di uno studente diciasettenne e il ferimento di altri ragazzi. Le indagini scoprirono che la causa del crollo era la mancata manutenzione nelle scuole. Da allora il 22 novembre è stata dichiarata giornata nazionale per la sicurezza nelle scuole, ma nei fatti nulla è cambiato. Tra settembre 2024 e settembre 2025 sono stati registrati 71 crolli negli istituti scolastici, un numero in aumento rispetto al 2023 quando ne erano stati registrati 69. Il rapporto di Cittadinanzaattiva sulla sicurezza nelle scuole evidenzia anche 78365 infortuni capitati agli studenti, 7400 in più rispetto all’anno precedente. Nelle scuole che dovrebbero essere i luoghi più sicuri mancano di fatto gli interventi di manutenzione ordinaria come non vengono fatti nemmeno interventi straordinari – racconta a Report la segretaria di Cittadinanzattiva Anna Lisa Mandorino, “soprattutto non c’è un’attenzione continuativa a quelli che sono gli elementi più deboli strutturalmente di una scuola, che sono soffitti, solai, controsoffitti”

La scheda del servizio: SCUOLE DI LATTA di Danilo Procaccianti

Collaborazione Cristiana Mastronicola, Eleonora Numico

A diciassette anni dal sisma dell’Aquila, più di tremila studenti frequentano ancora lezioni nei container. Intanto, in molte scuole italiane si registrano episodi di degrado strutturale, controsoffitti che cedono e edifici dichiarati inagibili. Tra ritardi burocratici, mancanza di fondi e rimpalli di responsabilità tra enti locali e istituzioni, migliaia di studenti continuano a studiare in condizioni precarie.

Le piste nere dietro la Uno Bianca

Cosa c’è dietro la Uno Bianca – avevano chiesto a Fabio Savi in una intervista, dopo il processo e la condanna. Dietro la Uno bianca c'è soltanto i fanali, il paraurti e la targafu la risposta. Come a dire, siamo solo noi i responsabili delle rapine, degli assalti ai supermercati, di quelle morti (24 persone uccise e 103 ferite), molte delle quali ancora inspiegabili (come la strage al Pilastro).

La vicenda della Uno Bianca copre gli anni dal 1987 al 1994, con l’arresto della banda, cinque dei quali erano poliziotti in servizio, oggi in carcere.
Le indagini furono caratterizzare da molti depistaggi, come accaduto nelle indagini avvenute, negli stessi anni, sulle stragi di mafia.

A 30 anni di distanza ci sono nuove piste investigative, tali da ver indotto la Procura di Bologna a riaprire le indagini.
Ne parlerà domenica Report col servizio di Paolo Biondani: l’ex generale dei carabonieri Michele Riccio racconto di una telefonata ricevuta nel 1996 da un legale genovese dove racconta di un suo assistito, ex ufficiale dei carabinieri detenuto a Peschiera, che era entrato in contatto con Alberto Savi e ne aveva acquistato la fiducia. Savi – racconta il carabinieri – stava maturando l’intenzione di collaborare con la giustizia, avrebbe parlato delle connivenze con la Questura e dei servizi segreti. Riccio fece una relazione di servizio e la consegnò al generale Mori, suo superiore al Ros.

L’ex generale Mori, sempre assolto nei processi in cui è stato imputato, è oggi indagato a Firenze per la strage avvenuta nel 1993 per i reati di strage e associazione mafiosa perché non avrebbe impedito le stragi del ‘93 pur sapendo in anticipo che sarebbero avvenute.

Biondani fa una rivelazione rimasta nascosta per 34 anni: al centro ci sarebbe un ex agente del Sismi, Luigi Baratiri. Era un collaboratore dei servizi, portava in giro armi, si spacciava per un trafficante (erano gli anni successivi alla caduta del Muro di Berlino), per poi arrestare gli eventuali acquirenti.

Cosa c’entrano assieme queste due storie? Anni fa era uscito un libro per Chiarelettere, “L’Italia della Uno Bianca” scritto dal magistrato Giovanni Spinosa: il magistrato si era chiesto come mai la mafia, in quegli anni in cui aveva cambiato strategia nei confronti dello stato, con le bombe, coi ricatti, non avesse mai fatto attentati in Emilia Romagna. E se i delitti della Uno Bianca fossero una sorta di braccio armato della mafia per creare terrore nelle banche, negli uffici postali nelle strade?

Dietrologia? Beh, allora come si spiegano le rivendicazioni fatte dalla sigla “Falange armata”, la stessa che rivendicò le stragi di mafia nella stagione 1992-93, che dietro aveva i servizi?

Ancora una volta, una pista nera dove tutto si confonde, la destra estrema, pezzi dello stato, la mafia..


La pista nera che Report aveva raccontato lo scorso anno nell’anniversario della strage di Capaci, col racconto del pentito Lo Cicero che aveva parlato della presenza di Stefano Delle Chiaie a Capaci nei giorni della strage. Lo Cicero ne parlò col magistrato Donadio che scovò nell’archivio della Direzione Nazionale Antimafia la nota informativa del capitano Cavallo sparita da anni. Report aveva ricevuto da un anonimo l’audio del colloquio segreto tra Donadio e Lo Cicero: “era lui che ci mise nella testa a cosa nostra delle stragi” dice Lo Cicero che conferma anche la presenza di Delle Chiaie proprio a Capaci mentre si preparava la strage. E dietro Delle Chiaie chi c’era?

La scheda del servizio: LE PISTE NERE di Paolo Mondani

Collaborazione Roberto Persia

E se la pista nera non fosse una, ma due? Se il coinvolgimento di esponenti dell’eversione neofascista nella strage di Bologna è stato accertato da sentenze definitive, restano ancora aperti numerosi interrogativi sugli omicidi e le stragi avvenuti tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90.

Le uova nei ristoranti

Dopo le inchieste sugli allevamenti intensivi dove spesso non vengono rispettare nemmeno le minime norme igieniche, dopo l’inchiesta sui macelli (Bervini a Mantova) dove si impacchettano anche pezzi di carne andata a male, domenica sera Giulia Innocenzi parlerà degli allevamenti di polli. Dove si massimizza il profitto a discapito della qualità di vita degli animale e anche della nostra salute.

Dobbiamo lavorare tutti assieme affinché finiscano le forme di demonizzazione nei confonti di alcuni reparti produttivi ” - così parlò il segretario di Coldiretti rivolgendosi all’amica Giorgia Meloni: ce l’ha con Report e i suoi servizi contro gli allevamenti intensivi. Basta con la demonizzazione di chi maltratta gli animali, li imbottisce di medicinali, non rispetta le norme igieniche. “LA nostra zootecnia è la più sostenibile nel mondo” ha continuato Prandini, “dobbiamo far chiudere queste trasmissioni? Sappiamo che non è possibile” eh, i bei tempi quando c’era LUI. Prandini pretende una trasmissione di lode ai suoi associati in prima serata Rai, su Telemeloni.

Peccato che non si tratti di poche mele marce, come vuole fare intendere PRandini

La scheda del servizio: LIQUIDO MAGICO di Giulia Innocenzi

Collaborazione Greta Orsi

Qual è lo stato delle uova che vengono lavorate e destinate a pasticcerie e ristoranti?

Report è entrato in possesso di immagini esclusive provenienti dallo stabilimento Eurovo di Occhiobello, in provincia di Rovigo, al centro di una denuncia presentata da 58 lavoratori. A Lozzo Atestino, in provincia di Padova, cittadini e amministrazione comunale contestano inoltre il progetto di ampliamento dell’allevamento Fattorie Menesello — già oggetto di una precedente inchiesta di Report — che, secondo il piano presentato, potrebbe arrivare a ospitare fino a 1.300.000 galline, cioè oltre 600 ad abitante.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

16 maggio 2026

Anteprima inchieste di Report – la famiglia La Russa, il megafono della destra e le falle della giustizia

Il potere dei La Russa

Quanto è influente il nome di Ignazio La Russa nelle nomine per amici e parenti? Report torna ad occuparsi della famiglia di Ignazio La Russa partendo dalla recente nomina di presidente dell’ACI. L’ACI è uno dei più antichi e ricchi enti sportivi italiani, fondato nel 1898 a Torino da simpatizzanti delle auto oggi vanta un milione e duecentomila soci, 450 milioni di fatturato l’anno e 2 miliardi di euro di beni in immobili. Sono cifre che, in epoca di sforamento di bilancio, fanno gola al governo Meloni. Il vecchio presidente Sticchi Damiani è stato fatto fuori: “è stato tutto lasciato alla democrazia interna ” si è difeso il ministro Abodi. Ma il governo di cui Abodi fa parte è intervenuto proprio sulla democrazia interna di Aci per esautorare un ingombrante Sticchi Damiani: il ministero di Abodi gli ha prima sbarrato la strada per la rielezione e ha poi commissariato l’ACI. Dopo il giugno 2025, dopo l’annuncio della candidatura per il quarto mandato, nessuno aveva niente da ridire da Palazzo Chigi. Solo nello scorso settembre, dopo 3 mesi di silenzio, Abodi ha manifestato la propria posizione di netta contrarietà. Come se qualcuno avesse l’intenzione di prendere in mano la gestione dell’Automobile Club – commenta il presidente di Aci Bologna Bendinelli, cosa difficile se Sticchi fosse rimasto alla presidenza.


Questa persona che aveva l’ambizione di controllare la gestione di Aci è stata poi Geronimo LA Russa.

Era un problema di perpetuazione della carica – fa capire il ministro Abodi nell’intervista: ma la perpetuazione della specie deve essere controllata in tutte le federazioni e gli enti pubblici, non solo in quelli dove si vuole piazzare una persona “amica” o di famiglia. Altrimenti si potrebbe pensare che ci siano state pressioni per “piazzare” Geronimo LA Russa in quella carica da parte del presidente del Senato. “Pressioni non ne ho mai avute e non le avrei accettate” spiega Abodi. La stessa versione del presidente del Senato:nessuna influenza su questa nomina anzi, “quando iniziò il suo percorso dentro Aci vent’anni fa, poi diventò presidente dell’ACI Milano, poi vicepresidente nazionale, inizialmente FDI era al2%. Nell’ultima volta come avrei potuto influenzare quell’80% degli elettori indipendenti che hanno eletto ..”.

Nessuna influenza dal padre che voleva che Geronimo continuasse a fare l’avvocato.

Eppure è stato grazie ad un decreto del governo sui mandati degli enti pubblici che è stato fatto fuori Sticchi Damiani e si è aperta la strada al figlio di Ignazio come presidente dell’ACI.

Avere quel cognome ha sicuramente aiutato la carriere di Geronimo ma anche degli altri figli del presidente del Senato: Lorenzo Kocis dal 2022 è consigliere municipale a Milano dove è anche capogruppo di Fratelli d’Italia. Ma il padre non c’entra nulla, spiega il giovane La Russa: “è una cosa che faccio con passione ..”. Ma chi gli ha pagato la campagna elettorale? “Qualche birra da offrire agli amici l’ho chiesta a mio padre” – prova a buttarla sul ridere Kocis ma in realtà, come racconterà Report, la campagna per essere eletto a consigliere municipale è costata più di 2 birre,il presidente del Senato ha sborsato 10800 euro. Una cifra che appare piuttosto alta per questa carica da consigliere se si pensa che il candidato PD alla presidenza del municipio, Mattia Abdu Ismahil, ha speso appena 1200 euro. Papà egiziano e mamma italiana, dichiaratamente omosessuale, la nemesi per quelli di fratelli d’Italia.

La scheda del servizio: In nome del padre di Giorgio Mottola

Collaborazione di Greta Orsi

Immagini di Fabio Martinelli, Alfredo Farina, Dario Parlapiano e Andrea Lilli

Ricerca immagini Alessia Pelagaggi

La Russa e i figli: potere, politica e conflitti d’interesse.

Nella tradizione parlamentare italiana al presidente del Senato, che rappresenta la seconda carica dello Stato, è sempre stata richiesta la massima imparzialità. Ma è stato così in diversi interventi di Ignazio La Russa, alcuni dei quali riguardano anche i suoi figli? Report ricostruisce con testimonianze inedite il ruolo che avrebbe avuto La Russa nell’ascesa del primogenito Geronimo alla guida di Aci, nel percorso politico iniziato dal secondogenito Lorenzo Kocis e nella vicenda giudiziaria che ha riguardato il terzogenito Leonardo Apache.

Il megafono della destra

Vediamo se dopo la prima inchiesta su Esperia, presunto media indipendente in realtà organo di informazione molto legato all’estrema destra di governo, Zavalani (direttore editoriale di Esperia) avrà voglia di confrontarsi con le domande di Report.

Sentir parlare Zavalani è come sentir parlare Meloni o qualsiasi altro esponente della destra meloniana: le radici, il contesto, non si possono cancellare. Radici di cui si vantano pure.

Le domande erano semplici: perché per la fondazione della società si sono rivolti ad una fiduciara, con cui scudare i veri proprietari? Sapevate che il presidente era massone?

Ecco, di fronte a queste domande il direttore ha improvvisato un comizio, tirando fuori i commenti fatti da altri utenti sui sociale (di cui Report non è responsabile).
Ma quanto è vasto (e poco conosciuto) il fronte della propaganda neofascista?

Il servizio di Luca Bertazzoni si occuperà poi di Casaggì, una associazione fiorentina fondata da studenti di azione giovani di AN, da cui è nata la sigla azione studentesca, responsabile dell’aggressione a sei studenti a Firenze. Casaggì è la cerniera tra la destra di governo di Meloni (che a parole prende sempre le distanze dal fascismo) e l’estrema destra, che nel fascismo pesca a piene mani.

Uno dei fondatori di Casaggì, Francesco Torselli, è stato eletto nel parlamento europeo, ma altri fondatori hanno preferito seguire altre strade: Marco Scatarzi ha fondato una casa editrice, Passaggio al Bosco. I libri che pubblica si distinguono per trattari i temi classici del fascismo: la rivalutazione dei valori del fascismo, l’antifemminismo, remigrazione. Tra gli autori in catalogo c’è Mussolini, Clemente Graziani fondatore di ordine nuovo e Leon Degrelle, ex ufficiale delle SS. Report ha chiesto ad Alex Orlowsky di analizzare i contenuti sui social della casa editrice e dei follower: molti sono bot che pubblicano contenuti antisemiti.

Casaggì e Passaggio al Bosco non pubblicano contenuti antisemiti ma interagiscono con account falsi che fanno propaganda fascista.

Loro non si definiscono fascisti” prova a giustificarsi Donzelli – responsabile organizzativo di FDI. Ben venga che si pubblichino i libri, prosegue Donzelli senza censure, riferendosi alle proteste alla fiera Più libri più liberi per la presenza di questa casa editrice lo scorso anno.

Basta con questi tribunali morali, basta censure per i libri che inneggiano ai camerati e al loro valore – aggiunge il presidente della fondazione Tatarella Franscesco Giubilei.

E allora il comunismo, e allora Stalin? La solita difesa (sentità già dall’ex ministro Sangiuliano) va sempre bene per buttarla in caciara. In Italia abbiamo avuto la dittatura fascista mentre i comunisti hanno combattuto per la libertà. Difficilmente negli stand delle fiere si trovano libri a favore della mafia, del terrorismo rosso o di Stalin. L’apologia di fascismo è reato.

La scheda del servizio: Il braccio destro di Luca Bertazzoni

Dai meme ai merchandising: il mondo parallelo della propaganda social

I buchi della giustizia

Nello scorso gennaio Report aveva raccontato del sistema ECM, un programma di Microsoft che è stato installato, in modo silente, sul pc di 40 mila magistrati: dovrebbe servire per l’amministrazione del device da remoto ma, come il servizio ha dimostrato, consente di spiare l’attività dei magistrati senza che questi se ne accorgano.
Tutto regolare secondo il ministero della Giustizia: ma chi garantisce che i dati dei magistrati siano al sicuro?

La scheda del servizio: Giustizia cieca di Carlo Tecce e Lorenzo Vendemiale

Immagini di Antonio Castoro, Chiara D’Ambros, Andrea Lilli, Fabio Martinelli e Alessandro Sarno

Ricerca immagini di Ludovica Sala

Montaggio di Sonia Zarfati

Grafiche di Giorgio Vallati

Report torna sulle falle del sistema informatico al Ministero della Giustizia

Dopo aver rivelato l’esistenza su oltre 40mila postazioni della Giustizia dell’ormai noto Ecm, un comune programma informatico che potrebbe permettere di controllare a livello centrale tutte le postazioni periferiche. Con un effetto collaterale non banale però in un contesto sensibile come quello della magistratura: il programma offrirebbe la possibilità concreta di entrare nei computer di giudici e procuratori senza richiederne il consenso e soprattutto senza alcun tipo di notifica. Con documenti e testimonianze esclusive, Report replica a tutte le rassicurazioni del Ministero e conferma tutti i dubbi della magistratura e delle opposizioni. Dal ruolo degli amministratori alle pratiche sulla trasparenza sino ai fornitori esterni: ci sarebbe più di un buco nel sistema informatico della Giustizia, ma finora l’unico a pagare è stato il tecnico che ha sollevato il caso prima in Procura a Torino e poi con Report.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

09 maggio 2026

Anteprima inchieste di Report – La benzina per Israele, la crisi al San Raffaele, gli affari di Lotito, la mafia e l’eolico

Queste le anteprime dei servizi che andranno in onda domani sera nella puntata di Report

LAB REPORT: BENZINA SUL FUOCO

di Manuele Bonaccorsi, Madi Ferrucci

La Global Sumud Flotilla è stata fermata da Israele al largo di Creta nella notte tra il 29 e il 30 aprile. Gli aiuti umanitari, al momento, non possono entrare a Gaza. Eppure, come rivela un’inchiesta di Report e Greenpeace, dall’Italia verso Israele sono partite, dal 2024 a oggi, spedizioni di carburante e petrolio destinate anche ad aziende legate alle forze militari israeliane. Non solo: tra il 2024 e il 2026, da Isab, il petrolchimico di Priolo in Sicilia, sono partiti almeno cinque carichi di carburante diretti in Israele al colosso energetico ORL Bazan, legato alle forze militari. In base al diritto internazionale, gli Stati hanno l’obbligo di prevenire e non contribuire a conflitti che coinvolgono civili. Perché questi carichi allora non sono stati fermati?

LA PUNTA DELL'ICEBERG

di Giulio Valesini e Cataldo Ciccolella

Collaborazione Lidia Galeazzo, Alessia Pelagaggi

Il 5 dicembre 2025 al reparto ad alta intensità di cura "Iceberg" dell'Ospedale San Raffaele di Milano scoppia una crisi. Il personale della Cooperativa Auxilium Care, chiamato in servizio per sostituire personale sanitario esperto, non è all'altezza delle gravi patologie dei pazienti in cura: si registrano somministrazioni di farmaci in sovradosaggio e persino incapacità di prendere la pressione ai malati. Report racconterà cosa c'è dietro l'incidente e qual è lo stato di salute del Gruppo San Donato, il gigante della sanità privata convenzionata che possiede il San Raffaele.

IL BUNKER

di Luca Chianca

Collaborazione Alessia Marzi

Oggi nel cuore di via di Porta Latina c'è una delle più importanti proprietà del senatore di Forza Italia e Presidente della Lazio Claudio Lotito. La maggior parte dell'area su cui insiste il complesso immobiliare è vincolata nel rispetto delle mura aureliane che si trovano a pochi metri di distanza. Eppure, stando a una documentata ricostruzione, Report ha scoperto la presenza di alcune anomalie. Nel frattempo, la Lazio ha iniziato un percorso amministrativo per essere quotata sulla borsa di New York e qualche mese fa ha lanciato l'idea di restaurare lo stadio Flaminio. Ma che sostenibilità finanziaria ha la società del senatore Lotito per lanciarsi in queste operazioni? Perché da quel che Report ha scoperto la Lazio spende molto, e a incidere sui suoi bilanci sarebbero anche le altre società del gruppo Lotito.

LA VIA DELLA PALA

di Walter Molino

Collaborazione Andrea Tornago

Le infiltrazioni della criminalità organizzata nel grande business dell’energia eolica, dalla Sicilia fino a Verona. Rivelazioni inedite ed esclusive sugli affari di Matteo Messina Denaro in Veneto.






PSICOLOGO DEI SOLDATI IDF

di Giammarco Sicuro


Tuly Flint è uno psicologo e un ex soldato israeliano pentito dopo aver combattuto a Gaza. Oggi si prende cura dei militari dell’IDF che rientrano dalla Striscia e dal Libano e rivela a Report alcuni loro racconti.

02 maggio 2026

Anteprima inchieste di Report – il tarfufo spagnolo, il caso Santanché, il caso Venezi, la zia di Zampolli il disastro di Cutro

Il tartufo cinese

Ma il tartufo che si mangia nei ristoranti, è italiano o no? Arriva dalla Spagna? Dalla Cina?

Dopo aver raccontato come si profumano i tartufi “chimicamente”, domenica sera Report ci racconterà di come oggi la vera capitale del tartufo sia in Spagna, a Sarrion.

LAB REPORT: TARTUFI CINESI di Lucina Paternesi

Collaborazione Cristiana Mastronicola

Si chiama Nero pregiato o Nero Norcia ma in realtà, oggi, viene quasi tutto dalla Spagna grazie ai forti investimenti, europei e statali, che negli ultimi 30 anni hanno puntato sulla coltivazione.

Dalla Spagna, però, passa anche il tartufo cinese che poi arriva in Italia, nonostante sia vietata la commercializzazione. Noi lo abbiamo assaggiato perché, in realtà, ne gira molto di più di quello che immaginiamo.

Tutto pur di non fallire

C’è voluta la sconfitta al referendum sulla giustizia per far dimettere – forzatamente perché da sola non se ne sarebbe mai andata – Daniela Santanché dalla poltrona di ministra del turismo.

Forse Meloni si è resa conto di quanto fosse imbarazzante la vicenda giudiziaria (di cui si era occupata Report in più puntate), per cui ora la senatrice di fratelli d’Italia rischia una condanna per bancarotta.

La scheda del servizio: È TUTTO UN CINEMA di Giorgio Mottola

Collaborazione Greta Orsi

Dopo le dimissioni imposte da Giorgia Meloni a Daniela Santanchè la ex ministra, senatrice di Fratelli d’Italia, è alle prese – tra continui colpi di scena – con le vicende giudiziarie e societarie. Rinviata a giudizio per falso in bilancio e indagata per falso in bilancio in un altro procedimento, Santanchè ha venduto Visibilia ma le sue sorti personali e penali restano intimamente legate a quelle della società. Se l’azienda fallisce, rischia un processo per bancarotta. Per questa ragione, nonostante sia gravata da un fardello di 7 milioni di euro, Visibilia sta passando di mano in mano da un gruppo imprenditoriale all’altro. Ci sarebbe però un unico filo conduttore a tenere insieme questi continui cambi di proprietà, che restano sotto la lente della magistratura, con diverse ipotesi.

La direttrice che pensava di essere meritevole

Alla fine è stato il sovrintendente della Fenice a licenziare la direttrice Venezi, designata direttrice musicale del teatro pur non avendone tutti i titoli (se non la vicinanza alle sorelle Meloni, la partecipazione a Sanremo, un premio ad Atreju, un padre dirigente di Forza Nuova..).

Un altro tentativo della destra meloniana di occupare le poltrone nella cultura, per imporre la sua egemonia, nella musica, nel teatro e anche nel cinema. Con la bocciatura dei finanziamenti al film su Regeni.

La scheda del servizio: BELLA CIAO di Luca Bertazzoni

Collaborazione Samuele Damilano

Dopo mesi di polemiche e scontri, il Sovrintendente della Fenice ha annunciato l’annullamento delle collaborazioni future con Beatrice Venezi, che lo scorso settembre era stata designata direttrice musicale del teatro veneziano. Report ripercorre le tappe della vicenda e tratta anche il mancato finanziamento del Ministero della Cultura al documentario su Giulio Regeni “Tutto il male del mondo”.

L’inviato speciale di Trump

Più ci si lavora, sulla storia di Zampolli, l’ambasciatore speciale di Trump, passato dal gestire delle modelle a diventare socio nel settore immobiliare del futuro presidente Trump, più escono fatti interessanti. Come le testimonianze di altre ragazze che hanno denunciato le violenze, fino alla storia che lega assieme il compagno di Nicole Minetti ad Epstein.

La scheda del servizio: LA ZIA D'AMERICA di Sacha Biazzo

Collaborazione Luigi Scarano, Cristiana Mastronicola

Dopo il nuovo attentato a Donald Trump e la pubblicazione degli Epstein Files, Report ricostruisce la figura di Paolo Zampolli, inviato speciale del presidente e fondatore dell'agenzia ID Models, attiva nello stesso circuito della Trump Model Management e della MC2 di Jean-Luc Brunel finanziata da Epstein. Le testimonianze della zia, dell'ex compagna Amanda Ungaro e di ex modelle abusate da Brunel restituiscono un ritratto inedito di Zampolli, fino all’audio di una telefonata esclusiva in cui indirizza una vittima di Harvey Weinstein verso l'avvocato che si scoprirà lavorare per la difesa del produttore cinematografico condannato per abusi. Report allarga l’inchiesta all'amico di Zampolli, Giuseppe Cipriani, oggi al centro di uno scandalo legato alla grazia ottenuta dalla sua fidanzata Nicole Minetti.

Il mancato soccorso – quanto vale la vita di un migrante?

Quanto vale la vita di un migrante? Poco, verrebbe da dire, per come viene valutata dalle politiche sulla sicurezza emesse dal governo italiano. I porti sicuri, la stretta sulle ong, gli accordi strategici con la guardia costiera libica e le milizie.

La vicenda della strage di Crotone fa emergere tutta l’ipocrisia di questa destra, che si batte per la difesa della vita a meno che non sia su un barchino partito dalle coste africane.

La scheda del servizio: LA NOTTE DEL SOCCORSO di Rosamaria Aquino

Collaborazione Norma Ferrara

Al Tribunale di Crotone si è aperto il processo per i presunti mancati soccorsi del naufragio di Cutro, avvenuto nella notte tra il 25 e il 26 febbraio del 2023 in cui sono morti 94 migranti, tra cui 35 minori. A rispondere dei mancati soccorsi di quella notte sono sei agenti di Guardia costiera e Guardia di finanza. Tutto ruota intorno ad una domanda: si potevano salvare? Con audio originali delle conversazioni dei soccorritori e delle forze dell'ordine, Report ricostruirà tutte le scelte fatte quella notte e darà voce ai famigliari delle vittime che ad ogni udienza chiedono verità e giustizia.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

25 aprile 2026

Anteprima inchieste di Report – il prezzo del turismo, dietro la liberazione di Alberto Trentini, il patto Melania Zampolli

La sicurezza sulle nostre autostrade

In poco più di 4 anni il governo ha già varato cinque decreti sicurezza. Ma a che punto sta la sicurezza sulle strade italiane e sulle autostrade italiane?

Siamo il paese dove è crollato un ponte, a Genova, e nessuno ha pagato. Dove per accertare le responsabilità dopo un incidente su un viadotto ad Avellino sono serviti anni di processo.

Questa sera Report si occupa dello stato dei guard-rail sulle nostre autostrade.

LAB REPORT: SENZA PROTEZIONE

di Giulio Valesini, Lidia Galeazzo e Cataldo Ciccolella

Collaborazione Alessia Pelagaggi

L’Italia è costellata di guard-rail vecchi di decenni, concepiti male e manutenuti peggio. Si suppone che proteggano e invece sono proprio loro a uccidere. Tra i più famigerati ci sono quelli con il terminale a manina, ossia piatto e senza protezione, vere lame che affettano le auto e chi ci sta dentro. Poi ci sono i paletti imbullonati che sorreggono i guard-rail, e che in caso di impatto con un motociclista causano amputazioni e lesioni mortali. Report dedica una inchiesta speciale allo stato delle barriere protettive sulle nostre strade.

Il prezzo del turismo

Il turismo è un asset importante del nostro paese. Lo sentiamo ripetere spesso dai politici di ogni colore, che poi sono i primi a dimenticarsi che un turismo sostenibile deve basarsi sul rispetto per chi ci lavora (basta salari da fame), sul rispetto delle norme ambientali (la montagna e i mari non vanno depredati) e sul rispetto degli abitanti delle città turistiche. Spesso costretti a dover subire il turismo come un peso, senza ricavarne alcun guadagno.

Il servizio di Bernardo Iovene parlerà dell’impatto ambientale delle navi da crociera nei porti turistici: nonostante le pubblicità, non sono navi ad impatto zero, le 16 che MSC ha in piano da costruire (costo per ciascuna 1 miliardi di euro) saranno basate su combustibile fossile, il gas naturale liquefatto che importiamo a caro prezzo dall’america dell’amico Trump. Oltre ai problemi (e ai costi) per il trasporto, per rifornirsi le navi da crociera devono andare fino a Marsiglia perché in Italia mancano strutture apposite per le grandi navi.

Prima o poi il gas naturale liquefatto dovrà essere abbandonato, cosa ce ne faremo delle tante navi costruite nel frattempo, dal valore di miliardi di euro? Sono navi progettate per durare 35 anni, almeno: significa che saremo costretti a rimanere vincolati al fossile per ancora tanti anni. Oppure sperare che si affermi l’utilizzo e la distribuzione del gnl di origine biologica.

E gli abitanti che vivono attorno ai porti che dicono? Sono loro a sorbirsi il fumo delle navi che anche quando rimangono ferme nei porti emettono fumi nocivi che inquinano le case a ridosso del porto. Come ad Ancona dove le navi sostano in pieno centro storico, qui oltre al fumo e alle polveri nere emesse dalle navi c’è l’inquinamento dei tir che arrivano per scaricare/caricare le merci. “Qua vivete in una fabbrica” è stato il commento di Bernardo Iovene di fronte alle immagini raccolte dal signor Riccardo che ha risposto “se fosse una fabbrica aveva già chiuso..”
Stessa situazione a Napoli al porto Beverello, coi traghetti: sommando tutti gli inquinanti pm20 pm25 e gli ossidi di azoto risulta la città più inquinata d’Italia. E poi ancora a Civitavecchia, Genova. Le navi inquinano anche quando sono ferme, perché i motori devono essere sempre accesi.

Chi vive a ridosso dei porti soffre di conseguenze drammatiche per questo inquinamento, come tumori alle vie respiratorie.
Purtroppo per loro la connessione elettrica nei porti è più costosa rispetto al GNL (da un +30 ad un +50%).

La scheda del servizio: L'ARIA DEI PORTO di Bernardo Iovene

Collaborazione Lidia Galeazzo

Le navi quando sostano nei porti restano con i motori accesi per garantire energia a bordo, ma i camini scaricano nell’aria delle città particolato fine, ossido di azoto e anidride solforosa. Una nube che investe direttamente le città. Due studi epidemiologici indicano che in città portuali come Ancona e Civitavecchia l’indice di mortalità è più alto legato proprio alle emissioni delle navi. È un problema comune a tutte le città che si affacciano sulla zona portuale. Sulla carta l’Europa è intervenuta, infatti da maggio 2025 nel Mediterraneo è obbligatorio utilizzare carburanti con un contenuto di zolfo allo 0,1 per cento. Ma nella pratica oltre il 90 per cento delle navi traghetto, da crociera e porta container continuano a bruciare olio combustibile fino al 3,5 per cento di zolfo perché hanno installato un sistema di lavaggio dei fumi, gli scrubber, prelevano tonnellate di acqua dal mare riscaricandola a mare aperto e perfino nei porti con i residui di idrocarburi policiclici aromatici, alcalini, black carbon, sostanze che vanno a finire nella vita marina e quindi nel pesce.

Per ridurre le emissioni, l’Italia punta sull’elettrificazione delle banchine, finanziata con il PNRR, permetterà alle navi nei porti di collegarsi alla rete elettrica terrestre e spegnere i motori. Un sollievo parziale per gli abitanti delle città portuali che respirano metri cubi di biossido d’azoto specie durante le manovre di arrivo e partenza delle navi. Ma anche qui, la realtà è più complessa, servono grandi quantità di energia, le infrastrutture sono limitate e i costi restano attualmente più alti rispetto ai combustibili fossili.

La trattativa per liberare Alberto Trentini

Il 13 gennaio scorso la presidente del Consiglio Meloni e il ministro Tajani hanno accolto Alberto Trentini (assieme a Mario Burlò) a Ciampino, dopo più di un anno di detenzione in Venezuela.

Pochi giorni prima,il 2 gennaio, il presidente Trump aveva lanciato l’operazione Absolute Resolve per catturare il presidente Maduro e portarlo negli Stati Uniti con l’accusa di aver gestito un traffico di droga.

I due italiani sono stati liberati dalla nuova presidente Rodriguez dopo 423 giorni di detenzione nel carcere dove sono detenuti gli oppositori politici del regime di Maduro.
Daniele Autieri lo ha incontrato nella sua Laguna di Venezia, col giornalista ha parlato della detenzione.
Che trattative ci sono state dietro la sua liberazione?

C’è stato un primo scambio di detenuto dal Venezuela nel luglio scorso, le ONG vicine al governo americano hanno stilato una loro lista di detenuti da rilasciare, ma Trentini non era incluso. In Venezuela né il capocentro Aise – il servizio segreto – né l’ambasciata avvisano il sottosegretario alla presidenza Mantovano di questa prima trattativa.

Secondo il giornalista Estefano Tamburrini non c’è stata alcuna telefonata tra il governo italiano e quello venezuelano fino ad allora.

Così il 18 luglio 218 detenuti venezuelani vengono rilasciati dal carcere di El Cecot, in Salvador, accusati dagli USA di essere membri di una gruppo criminale, vengono riconsegnati al Venezuela e in cambio Maduro libera 10 cittadini americani e 80 cittadini venezuelani detenuto al Rodeo.

La scheda del servizio: IL CARTELLO DI TRUMP di Daniele Autieri

Collaborazione Celeste Gonano

Un italiano usato come pedina in una guerra globale che va dal petrolio alla droga. Dietro la liberazione di Alberto Trentini, ci sarebbe un intreccio tra Donald Trump, Nicolas Maduro, l’Iran e il governo italiano, tra trattative segrete e occasioni mancate che racconterebbero molto delle relazioni tra il nostro Paese e la Casa Bianca. È la storia di un risiko internazionale che passa da Roma e arriva fino al Medio Oriente.

L’ambasciatore di Trump

Ha già minacciato querele Zampolli, l’ambasciatore di Trump, contro chiunque diffonderà i video e le informazioni del servizio diReport di domenica scorsa, dove si sosteneva esistesse un patto tra Zampolli e la first lady per influenzare il presidente.

I liberali americani, gli amanti del free speech sono così, abbasso le restrizioni, ma solo per noi.

Report ha scovato una telefonata del 2017 tra l’imprenditore italiano e un suo contatto alle Nazioni Unite, dove emergerebbe questo patto: tutto risale al 2026 quando il tabloid Daily Mail aveva pubblicato un’inchiesta sul passato di Melania Trump. Quest’ultima ne aveva chiesto la rimozione ed ottenuto un risarcimento milionario dal quotidiano anche grazie alle dichiarazioni di Zampolli.

Non tradirei mai un amico” racconta quest’ultimo in una telefonata dove parla della causa e del risarcimento. E di una protezione garantita da Melania in cambio della sua difesa, per allontanare le ombre sul suo passato.

La scheda del servizio: L'UOMO DEL PRESIDENTE di Sacha Biazzo

Collaborazione Luigi Scarano, Cristiana Mastronicola

Report ricostruisce l'ascesa di Paolo Zampolli al ruolo di consigliere e inviato speciale di Donald Trump. L'inchiesta mostra in esclusiva l'audio che proverebbe un accordo tra Zampolli e la first lady Melania Trump ed esamina la sua presenza negli Epstein Files, il suo ruolo di diplomatico della Dominica, il ruolo della sua organizzazione WATO in una delle maggiori frodi nella storia delle Nazioni Unite, e le accuse di abusi di un'altra donna.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

18 aprile 2026

Anteprima inchieste di Report – il cantiere dei misteri, la plastica, gli Epstein files, i macelli non a norma

Schiavi della plastica monouso

Moriremo seppelliti dalla plastica, dal mare di plastica che ogni giorno viene prodotta e che non riusciamo a riciclare, perché ancora oggi una buona parte non è riciclabile e finisce nelle discariche.

Eppure esistono le direttive europee per ridurre gli sprechi, gli allarmi degli ambientalisti e persino gli allarmi delle aziende che si occupano di riciclo.


Finiscono nella raccolta differenziata della plastica anche i prodotti monouso in bioplastica col risultato di finire anche loro in discarica: perché non è facile per un consumatore distinguere tra un bicchiere di plastico e uno di bioplastica. Ci sono ancora dei bar che non differenziano alcun rifiuto, perché nessuna legge glielo impone . Infine c’è il problema dell’informazione sbagliata su questi prodotti, perché spesso si indica che bicchieri, piatti riutilizzabili vanno buttati nella plastica anziché gettarli nell’indifferenziata.

Così si mette in crisi gli impianti di gestione dei rifiuti in plastica.

LAB REPORT: SCHIAVI DEL MONOUSO

di Antonella Cignarale

Collaborazione Eva Georganopoulou

Quattro anni fa l’Italia ha recepito la SUP (Single Use Plastic), Direttiva europea per ridurre i rifiuti dei prodotti monouso in plastica. Era previsto di ridurre la produzione di bicchieri e coperchi e vietare completamente bastoncini cotonati, posate, piatti e cannucce. Tutti prodotti di plastica che maggiormente finiscono dispersi nel mare. La direttiva, però, dove non ha specificato in che modo e di quanto ridurre i prodotti monouso, ha lasciato dei vuoti normativi che il mercato è stato libero di interpretare, in più l’Italia, rispetto agli altri paesi dell’UE, sembra aver trovato un’ulteriore scorciatoia per non bandire tutti i prodotti monouso.

Il cantiere strategico di Rovigo e la Camorra

Report si era già occupato del cantiere Vittoria di Rovigo, salvato da un intervento dello Stato italiano perché considerato strategico.

La storia di questo cantiere si intreccia con altre storie, coi rapporti tra Italia e Libia per il contrasto all’immigrazione clandestina, sanciti dal memorandum firmato dal governo di centro sinistra (con il mininistro Minniti) nel 2017, perché proprio da questo cantiere partivano le motovedette della guardia costiera libica.

L’Italia si impegnava a fornire alla Libia gli strumenti per il controllo di flussi migratori nel rispetto delle persone coinvolte, un accordo rinnovato di governo in governo, tacitamente, senza troppe discussioni.

In questo accordo viene istituito un tavolo tecnico permanente in cui è presente, oltre al capo della polizia, anche il cantiere Vittoria.

In questo tavolo si prendevano accordi sulle forniture che l’Italia doveva garantire alla Libia ed era presente anche il Alessandro Duò, per conto del cantiere.

Il cantiere Vittoria si può considerare dunque IL partner strategico per la politica contro l’immigrazione clandestina lato Libia e Tunisia – spiega Duccio Facchini di Altraeconomia: questo cantiere si è aggiudicato la stragrande maggioranza delle forniture, come pattugliatori, motovedette.

Una società così strategica da non essere sostituibile con altre, tanto che il suo nome è stato segnalato, in un documento del ministero dell’Interno, dalle autorità libiche.

Attorno a questo cantiere girano brutti traffici verso la Libia – sempre legati agli accordi di cooperazione per il contrasto dell’immigrazione clandestina: esiste un embargo sulle armi eppure nel 2024 è stato sequestrato un cargo nel porto di Gioia Tauro che trasportava pezzi di droni dismessi provenienti dalla Cina che dovevano arrivare in Libia, violando l’embargo. Gli esperti dell’Onu hanno più volte richiamato il nostro paese per non essere stato abbastanza rigoroso nei controlli dei traffici verso la Libia e per non aver risposto ai chiarimenti delle Nazioni Unite.
L’anteprima del servizio di Report mostra dei mezzi delle milizie libiche dotati di mitragliere Browning simili a quelle sequestrate nel cantiere Vittoria (di cui si era occupato un servizio di Report andato in onda lo scorso anno), sono armi militari che in questi anni hanno alimentato la violenza negli scontri tra le milizie.

Nonostante l’embargo le armi arrivano in Libia: i legali della ONG SOS Mediterranée si auspicano che anche grazie alle loro indagini si riesca a rendere meno opachi questi canali per le armi, sia quelle delle milizie sia quelle impiegate sulle motovedette.
Sono le stesse motovedette, quelle costruite dal cantiere Vittoria, da cui sono partiti i colpi contro la Ocean Viking della ONG Sos Mediterranée.
Nel 2023 il nostro ministro degli Esteri Tajani aveva presenziato ad una cerimonia presso il cantiere Vittoria assieme alla ministra degli esteri libica e al commissario europeo Verhelyi. In quell’evento il ministro annunciò la vendita di due nuove motovedette alla guardia costiera libica. Una di queste è quella che ha sparato ai volontari sulla Ocean Viking.

Come racconterà Report, c’è un filo che lega assieme il cantiere Vittoria, con la politica di contrasto all’immigrazione e che porta fino alla Camorra.

I fondi per rilevare il cantiere Vittoria, quando era finito in crisi e doveva essere rilevato dalla nuova amministrazione in capo a Roberto Cavazzana (AD del cantiere Vittoria), arrivano da una società nel casertano.

Una lettera anonima legava questa vicenda con i casalesi, arrivando fino all’attentato subito da Sigfrido Ranucci nell’ottobre 2025.

La scheda del servizio: IL CANTIERE DEI MISTERI di Daniele Autieri

Collaborazione Celeste Gonano, Andrea Tornago

Dal traffico di armi alle infiltrazioni della criminalità organizzata, affari sporchi e riciclaggio ruoterebbero intorno a un cantiere navale strategico per lo Stato italiano, perché è lo strumento principale nei rapporti con la Libia e nel contenimento dei flussi di immigrati clandestini. Report torna a occuparsi del Cantiere Vittoria di Rovigo, da dove parte un nuovo filone d'indagine che lambisce aziende infiltrate dalla camorra e arriva fino all’attentato del 16 ottobre 2025 contro Sigfrido Ranucci e la sua famiglia.

Gli Epstein File

A sentir par lare Paolo Zampolli, l’imprenditore italiano amico di Trump che ha nominato come suo inviato speciale, vengono i mente i peggiori stereotipi del maschio italiano. Bianco e di buona famiglia. LE donne brasiliane sono programmate per creare dei casini, tipo estorcere del denaro ai maschi ingenui. Sono le stesse modelle brasiliane che dalla sua agenzia sono finite nelle grinfie di Epstein. Anche se Zampolli nega di aver mai avuto a che fare col finanziere pedofilo, dagli Epstein files si evince persino che i due volevano fare affari assieme, come quando provarono ad acquisire assieme un’altra agenzia di modelle attraversata da scandali sessuali.


Ma Report ha incontrato Amanda Ungaro, ex modella di origini brasiliane ed anche ex compagna di Zampolli che ha raccontato per la prima volta dei rapporti tra Zampolli, Epstein e della coppia presidenziale, Donald Trump e Melania Trump.

Secondo le accuse riportate dal Ny Times Zampolli avrebbe fatto deportare l’ex compagna proprio dall’ICE sulla base di false prove costruite ad arte, senza nemmeno un processo.

Forse la Ungaro era pericolosa non per la sua origine brasiliana, ma per quello che potrebbe rivelare sui rapporti tra Epstein e Trump.

La scheda del servizio: LA GUERRA DI EPSTEIN di Sacha Biazzo

Collaborazione Luigi Scarano, Cristiana Mastronicola

Melania Trump ha negato pubblicamente ogni legame con Jeffrey Epstein con un discorso senza precedenti. Ma Report ha raccolto in Brasile la testimonianza esclusiva di Amanda Ungaro, ex compagna dell'inviato speciale di Trump, l'italiano Paolo Zampolli, che ha parlato per la prima volta dei legami tra Zampolli, la coppia presidenziale e il finanziere accusato di abusi. Nel servizio anche il confronto con lo stesso Zampolli e i documenti desecretati dal Dipartimento di Giustizia americano.

Le rotte dei macellai

Anche riprendere degli animali mentre vanno al macello può essere pericoloso: il videomaker di Report Giovanni dE Faveri è stato aggredito mentre stava filmando delle vacche fuori da un macello a Mozambano, in provincia di Mantova. La sua telecamera, il suo strumento di lavoro, è stata danneggiata, colpita da un bastone di ferro, un attrezzo di lavoro di uno degli operai del macello. Il videomaker assieme alla giornalista Giulia Innocenzi avevano appena finito di intervistare il proprietario del macello, Raul Troni. Non amano le domande dei giornalisti i proprietari dei macelli e degli allevamenti, specie se vengono rilevate delle criticità.


Per esempio, il fatto che in quella struttura venissero macellate le vacche a terra (animali che fanno fatica a muoversi sulle zampe), questa operazione andrebbe fatta negli allevamenti, evitando agli animali la sofferenza del viaggio.

La scheda del servizio: LE ROTTE di Giulia Innocenzi

Collaborazione Greta Orsi

Il videomaker Giovanni De Faveri è stato aggredito mentre stava filmando uno scarico di vacche al macello Mario Troni a Monzambano, in provincia di Mantova. Chi è stato? E perché? Probabilmente chi ha spaccato la telecamera di Report voleva fermare la diffusione delle immagini di quello che succede all'interno del macello. Giulia Innocenzi ha raccolto filmati esclusivi che mostrano diverse criticità e di cui ha chiesto conto al proprietario del macello, Raoul Troni, pochi minuti prima che la troupe di Report fosse colpita con un bastone di ferro.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

07 febbraio 2026

Anteprima inchieste di Report – l’Italia dei dossieraggi, la strage a Crans Montana, la giustizia secondo la destra

Quando il profitto prevale sulla sicurezza – Crans Montana

La Svizzera è vicina a quanto pare: non solo geograficamente ma anche per quanto riguarda la leggerezza con cui si fanno i controlli di sicurezza nei locali. Prima gli affari, prima i clientelismi locali.

LAB REPORT: COSTELLAZIONI D’INTERESSI

di Cristiana Mastronicola

Collaborazione Samuele Damilano, Celeste Gonano, Alessia Marzi, Eleonora Numico

Crans Montana è un luogo da cartolina: neve, lusso ed eventi sportivi di richiamo internazionale. Oggi è sinonimo di ricchezza e turismo d’élite, ma non è sempre stato così. In pochi decenni, da realtà a vocazione rurale si è trasformata in una meta esclusiva, una crescita rapida che ha spesso portato le leggi non scritte del turismo a prevalere sui controlli, favorendo tolleranze e clientelismi locali. È in questo contesto che si consuma la strage di Capodanno: 41 morti e 115 feriti.

L’Italia dei dossier


In Italia il valore di un politico, di un dirigente di una controllata, sta nella sua ricattabilità – così aveva confessato una volta Giuliano Ferrara ad Aldo Busi.

E la ricattabilità deriva dai dossier, dalle informazioni fatte “esfiltrare” da database che dovrebbero essere protetti. Come è emerso dall’inchiesta su Equalize, la società di investigazioni che faceva capo all’ex presidente Pazzali.

Di queste storie si è sempre dichiarato estraneo – Enrico Pazzali, un manager molto vicino alla destra in regione Lombardia – scaricando tutte le colpe su Gallo (l’ex super poliziotto) e Calamucci. Report ha raccolto la sua versione dei fatti: non era lui a capo della centrale di dossieraggio che era Equalize, tutte le intercettazioni dicono il contrario, “dicono che io non dovevo sapere”. Pazzali ha spiegato poi che ai collaboratori chiedeva dei report reputazionali sui dipendenti della Fondazione Fiera, “io avevo un’attenzione al rischio molto elevata”.

Ma le persone su cui Pazzali ha chiesto informazioni non hanno a che fare con rischi reputazionali connessi al suo ruolo di presidente della Fiera di Milano. Parliamo degli accessi illegali ai database delle forze dell’ordine fatti per ottenere informazioni su un competitor di Pazzali, Giovanni Gorno Tempini, suo predecessore alla Fiera poi finito alla CDP.

Nelle perquisizioni della sede di Equalize sono state trovate copia delle conversazioni su wharsapp tra Gorno Tempini e il giornalista Gianni Dragoni.

È stata un’iniziativa di Carmine Gallo – si è difeso Pazzali.

Anche nel confronto tra Calamucci (l’informatico di Equalize) e Pazzali sono emerse le contraddizioni nei loro racconti: perché avremmo dovuto accedere allo SDI per avere informazioni su Scaroni – si chiedeva Scaramucci . Sul report per Scaroni i carabinieri di Varese che hanno seguito l’indagine, scrivono che l’obiettivo di Pazzali era raccogliere informazioni per screditarlo, perché all’epoca sembrava destinato alla guida del comitato olimpico Milano Cortina 2026, un incarico a cui Pazzali sembrava ambire.

Non è vero - risponde Pazzali – fondazione Fiera e Milano Cortina erano partner e non c’era competizione: allora perché questa raccolta di informazioni? Sempre per capire se c’erano problemi di natura reputazionale. E allora perché chiederlo a Gallo, l’ex capo della Mobile di Milano?

La scheda del servizio: CHI DI DOSSIER FERISCE…

di Giorgio Mottola

Collaborazione Greta Orsi

Per la prima volta parlano i protagonisti di Equalize, la macchina infernale, come l’hanno definita i magistrati, che ha svolto per anni attività di dossieraggio su politici, imprenditori, personaggi dello sport e dello spettacolo, come Marcel Jacobs ed Alex Britti. Ha avuto tra i propri clienti le più importanti aziende italiane, tra cui Eni, Heineken e Barilla, e persino mafiosi. La storia di Equalize si è incrociata con quella di un’altra centrale di dossieraggio, Squadra Fiore, di cui avrebbero fatto parte soggetti legati ai servizi segreti, esercitando pressioni su Leonardo Maria Del Vecchio, uno degli otto eredi del colosso Essilorluxottica. Secondo quanto rivela a Report uno dei protagonisti, lo scopo era condizionare la scalata a Mediobanca.

La giustizia di classe

La sovranità appartiene al popolo .. la legge è uguale per tutti: possiamo iniziare a metterli in soffitta questi principi cardine della nostra democrazia, che non è liberale perché ci sono i ricchi e i poveri, ma perché di fronte allo Stato, di fronte alla magistratura, il ricco e il povero, il potente e il povero operaio sono uguali.

Mettendo assieme tutte le riforme in ambito di giustizia fatte dal governo Meloni, abrogazione dell’abuso d’ufficio, decreti sicurezza, separazione delle carriere, l’ipotesi di rimuovere l’obbligatorietà dell’azione penale, le intercettazioni che possono durare massimo 45 giorni, fanno pensare ad un modello di giustizia “di classe”. La giustizia dipende dal censo.

Da una parte la mano leggera per i reati contro la pubblica amministrazione dall’altra la mano pesante contro i “maranza”, i rave, contro la violenza di strada.

Si depotenziano gli strumenti per contrastare la corruzione, i reati contro lo Stato, con l’ipocrita postilla, che i reati di mafia sono esclusi da queste “riforme” ma, come racconterà il giudice Nino Di Matteo, i reati contro la pubblica amministrazione sono reati civetta rispetto a qualcosa che riguarda l’interesse mafioso.

Tutto in nome di un finto garantismo, che poi è il solito garantismo peloso contro il potente pescato a rubare, condizionare le gare e gli appalti, chiedere voti al mafioso..

Il potere che va scudato a protezione dell’azione della magistratura.

La scheda del servizio: PROPAGANDA

di Luca Bertazzoni

Collaborazione Samuele Damilano

I prossimi 22 e 23 marzo si voterà per il referendum sulla riforma costituzionale della giustizia. L’inchiesta di Report racconta cosa cambierebbe nella magistratura con l’approvazione della riforma e chi c’è dietro ad alcuni comitati che stanno facendo campagna elettorale in vista del voto.

Il presunto giornalismo indipendente


Si presenta come media indipendente, quello di Esperia, ma dietro questa impresa ci sono precisi contatti col partito di Meloni che più volte rilanciano i loro contenuti.

Il direttore editoriale poi, Zavalani, nei suoi post se la prende con Report, con la sinistra (quale poi?), contro Conte, contro Barbero, contro i sindacati, contro i magistrati, contro il comitato del no al referendum sulla separazione delle carriere. Sarà un caso, tutti i “nemici” del governo Meloni.

Poi però, come tutti i politici di destra scappa alle domande di Report: chi sono i finanziatori di questa impresa, come mai la proprietà reale è schermata.

L’editore di Esperia è Dors media una società costituita nel settembre scorso con un capitale di 50 mila euro ma non sappiamo chi abbia messo i soldi perché la proprietà è schermata dalla fiduciaria Fiditalia, dentro il cui CDA è presente l’avvocato Cassa “maestro venerabile” della loggia Avalon.

Perché capire chi sia l’amministratore di Dors Media, Report è andata in Senato al comitato del Si, presieduto da Sallusti, dove è presente anche l’ex braccio destro di Casaleggio Pietro Dettori , oggi responsabile social della campagna referendaria di Fratelli d’Italia.

Niente domande nemmeno a Dettori, alla faccia dell’essere media indipendente.

Come potete leggere sul sito di Ispri Italia, Gino Zavalani era presente come speaker all’ultimo festival di Atreju. Gli altri partner di Esaperia sono Pietro Dettori, che lavorava con Casaleggio ed è stato portavoce di Di Maio, ex m5s e infine Lara Fanti, compagna di Tommaso Longobardi, portavoce di Meloni.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.