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18 maggio 2025

Anteprima inchieste di Report – non fu solo mafia (in ricordo di Falcone,Borsellino e di tutte le vittime della mafia)

Il 23 maggio del1992 il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre agenti della sua scorta (Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro), furono uccisi da una bomba fatta esplodere sotto l’autostrada nei pressi di Capaci.

A distanza di tanti anni, dopo tante sentenze che hanno condannato come responsabili della strage i vertici di cosa nostra, appartenenti all’ala corleonese, questa strage fa ancora discutere. “Ad ucciderli non è stata solo la mafia” spiega nell’anteprima Sigfrido Ranucci: la soluzione consolatoria della mafia, Riina, Brusca e gli altri mafiosi come unici responsabili non regge di fronte alle tante domande ancora senza risposta di cui parlerà il servizio che andrà in onda questa sera.

A seguire un servizio sui conti dell’Inter e un aggiornamento sull’inchiesta “doppia curva” dello scorso autunno: chi aveva ragione sui conti, Report o chi protestava?
Poi un servizio dedicato al sindaco di Venezia Brugnaro, gli affari privati della deputata Michela Brambilla e di come il comune di Benevento spenderà i fondi ricevuti dal PNRR.

LAB REPORT: LE STREGHE SON TORNATE

Di Chiara De Luca

Collaborazione Greta Orsi

La leggenda narra che Benevento fosse il punto di ritrovo di tutte le streghe del mondo, le cosiddette “Janare” e oggi a distanza di secoli all’ombra dell’arco di Traiano e tra le mura longobarde è ancora forte la tentazione di attribuire all’opera delle streghe quello che invece c’è di malefico nelle decisioni umane. Benevento insieme ad altri comuni italiani ha ricevuto dal ministero dell’Istruzione e del merito circa 17 milioni di euro, su fondi Pnrr per abbattere e ricostruire due scuole. Come è stato calcolato l’indice sismico delle due scuole che ha permesso al comune di Benevento, per un pelo, di ricevere il finanziamento?

Report parlerà anche di un progetto maestoso: il più grande campo da golf di tutto il sud Italia.

Non fu solo mafia -il passato che ritorna 

Da una parte la versione consolatoria, la mafia, l’ala corleonese, come unica responsabile delle stragi del 1992- 1993. Dall’altra una versione forse più complessa da comprendere, che mette dentro sia i vertici di cosa nostra, che pezzi dello stato, ex esponenti di quei servizi deviati responsabili delle stragi negli anni di piombo, la massoneria, la manovalanza nera.

Come i NAR, i nuclei armati fuoriusciti dal movimento sociale, per fare la lotta allo stato in modo spontaneista, che poi nemmeno spontaneista era.

Gente come Gilberto Cavallini e Valerio Fioravanti, condannati per svariati omicidi e per la strage di Bologna (in modo definitivo) eppure oggi libero, Cavallini in semilibertà.

Giovanni Falcone li aveva considerati anche responsabili della morte del presidente della regione Sicilia Piersanti Mattarella per cui sono stati processati ma poi definitivamente assolti.

Piersanti Mattarella fu ucciso otto mesi prima della strage di Bologna a Palermo: era considerato il delfino di Aldo Moro, destinato a succedergli al vertice della Democrazia Cristiana che in regione aveva deciso di governare coi comunisti.

Dopo 45 anni la procura di Palermo ha indicato in due mafiosi, oggi in carcere, i suoi assassini: Falcone si era convinto che i killer fossero proprio Cavallini e Fioravanti.

In una audizione di fronte alla commissione antimafia del 1988, Falcone aveva parlato della complessità dell’omicidio Mattarella che “deriva dall’esistenza di indizi a carico di esponenti della destra eversiva e quindi un’indagine estremamente complessa perché si tratta di capire se e in quale misura la pista nera sia alternativa rispetto a quella mafiosa, oppure se si compenetri con quella mafiosa. Il che potrebbe significare altre saldature, soprattutto la necessità di rifare la storia di certe vicende del nostro paese, anche da tempi assai lontani.”

Sono parole che oggi vengono riprese dall’ex magistrato Scarpinato che definisce quell’omicidio come uno “largamente irrisolto” nelle sue origini.

Falcone in commissione antimafia, nel 1988 e nel 1990, lancia il suo allarme: aveva capito che le indagini sull’omicidio Mattarella incontrano diversi ostacoli, ma ha in mano una carta decisiva, le dichiarazioni di Cristiano Fioravanti, il fratello minore di Giusva e anch’egli militante dei NAR.

Sempre in commissione antimafia Falcone racconta della realtà che stava faticosamente emergendo dalle dichiarazioni di Cristiano Fioravanti “che era passato da un convincimento che il fratello Valerio fosse coinvolto nell’omicidio Mattarella, nell’affermazione sicura, convinta, perché diceva che era stato il fratello stesso a dirglielo. ”

Falcone parlava dell’omicidio Mattarella come un caso Moro bis – racconta oggi a Report l’ex giudice Pino Arlacchi – “perché fu ucciso Moro? Perché eravamo nella guerra fredda, fu un episodio della guerra fredda, quando chi rompeva certe regole, e in Italia la regola numero uno era che i comunisti non dovevano arrivare al governo mai, per nessuna ragione, chi usciva fuori da questo campo, entrava in un’area a rischio.”

La corte di Cassazione ha condannato all’ergastolo Cavallini per la strage alla stazione di Bologna: da quel processo sono emersi nuovi particolari particolarmente interessanti come per esempio una quantità di tesserini di ufficiali dei carabinieri, in possesso ai NAR, forniti dal colonnello Giuseppe Montanaro, appartenente alla P2.

Così Loris D’Ambrosio e Falcone (avevano entrambi lavorato assieme dentro il ministero della Giustizia) si rendono conto che i terroristi dei NAR non sono affatto quei ragazzini spontaneisti, isolati, come si è sempre cercato di farli passare. Erano diventati, fin dal 1977 erano diventati il braccio armato della Loggia P2.

Il servizio di Paolo Mondani racconterà anche delle altre stragi, quelle del 1993 a Firenze, Milano e Roma: come la bomba esplosa in via Pilastro a Milano il 27 luglio 1993, vicino al PAC dove morirono cinque persone e 12 rimasero ferite.

I magistrati ritengono che ci siano 48 ore di buco nella ricostruzione della preparazione della bomba perché nessuno dei collaboratori di giustizia sa dire quello che accadde dopo la fase iniziale. Come se i mafiosi avessero passato nelle mani di altri l’esecuzione della strage

Gianfranco Donadio, procuratore nella DNA fino al 2024 definisce la strage di Milano come una delle più misteriose: “la storia di via Palestro è come la punta di un iceberg e di questa punta si conosce perfino poco. Che cosa si sa? È certamente una operazione che vede una macchina Fiat parcheggiata dove sciaguratamente poi esploderà, generando vari morti, da cui scende una donna, che colpisce l’attenzione dei testimoni oculari perché ha i capelli biondi, platino, si legge questo negli atti. All’epoca in via Palestro, di donne di cosa nostra, di donne in grado di fare un’operazione del genere, semplicemente non ne esistevano.”

Il boss Giuseppe Ferro, sentito dal magistrato Donadio, parla di a verbale di alcuni particolari che riguardano le squadre di mafiosi che si sono occupati delle stragi.

Ferro padre è un esponente importantissimo della vecchia mafia alcamese, dice che esiste un livello abbottonatissimo di cosa nostra che gestisce operazioni di natura terroristica. Di questo livello l’organizzazione cosa nostra non ne è al corrente [la base], lui [il capomafia Ferro] ne è al corrente e lo riconduce a Matteo Messina Denaro e ai Graviano e lascia intendere che questo livello sia un livello che si interfacciava con entità esterne.”

Giuseppe Pipitone ha scritto sul Fatto Quotidiano una anticipazione del servizio:

Il racconto del pentito La Barbera: “Capaci, a mettere la bomba vidi degli estranei alla mafia”

di Giuseppe Pipitone

Supervisionavano la strage”. La pista nera: l’ipotesi di un filo che va dall’omicidio Mattarella all’attentato a Bologna, fino alle morti di Falcone e Borsellino

C’erano anche personaggi esterni a Cosa Nostra durante la preparazione della strage di Capaci. A sostenerlo è uno dei boss che all’attentatuni contro Giovanni Falcone ha partecipato: Gioacchino La Barbera da Altofonte. “Per fare i sopralluoghi partivamo da un casolare e lì talvolta ho notato persone che non conoscevo. Si trattava di soggetti non appartenenti a Cosa Nostra”, è quello che avrebbe detto il mafioso, da trent’anni collaboratore di giustizia. Le rivelazioni di La Barbera sono ancora oggi top secret, anche se risalgono al 5 luglio del 2012, durante un colloquio investigativo con Gianfranco Donadio, all’epoca procuratore aggiunto della Direzione nazionale antimafia. A ricostruirle è la puntata di Report: alle 20 e 30 su Raitre, la trasmissione di Sigfrido Ranucci torna a indagare sulla partecipazione della destra eversiva alle stragi di mafia. Un filo unico che lega l’omicidio di Piersanti Mattarella alla bomba alla stazione di Bologna fino a Capaci e via d’Amelio. “Si tratta di capire se e in quale misura la pista nera sia alternativa rispetto a quella mafiosa, oppure si compenetri con quella mafiosa. Il che potrebbe significare altre saldature e soprattutto la necessità di rifare la storia di certe vicende del nostro Paese, anche da tempi assai lontani”, diceva Giovanni Falcone alla Commissione Antimafia nel 1988, riferendosi all’omicidio del fratello dell’attuale capo dello Stato. Nell’inchiesta di Paolo Mondani c’è anche la voce del giudice, restaurata con l’intelligenza artificiale.

La scheda del servizio: Un passato che ritorna

di Paolo Mondani

Collaborazione Roberto Persia

Il 23 maggio del 1992, sull’autostrada che da Palermo porta all’aeroporto, furono assassinati il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, e tre uomini della scorta: Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.

Report racconterà — e continuerà a farlo — che non morirono solo per mano della mafia. La verità completa su Capaci non è stata ancora detta. Troppi silenzi, troppe zone d’ombra, troppe connivenze rimaste senza nome.

E si chiede: com'è possibile che, a 45 anni dall'omicidio di Piersanti Mattarella, il fratello del Presidente della Repubblica, non si sappia ancora chi siano i mandanti politici e mafiosi di quel delitto? Possibile che lo Stato, in tutto questo tempo, non sia riuscito scoprire la verità?

I bilanci dell’Inter (e il controllo dello stadio da parte delle cosche)

Si ritorna a parlare dei bilanci dell’Inter, del controllo sullo stadio e del tifo organizzato, della vendita dei biglietti.

Lo stadio dell’Inter era territorio gestito dalle cosche – racconta nell’anteprima Report - territorio controllato grazie a squadre di picchiatori che mettono in riga i ribelli e vendicano i torti subiti.

Come l’aggressione subita da Cristiano Iovina nel marzo 2024, il personal trainer che ha dichiarato di aver avuto una relazione con Ilary Blasi. Secondo la procura di Milano tra gli autori del pestaggio ci sarebbe anche Cristian Rosiello, body guard di Fedez, braccio destro dell’ultras Luca Lucci (arrestato lo scorso anno e oggi a processo per l’inchiesta “Doppia curva”). Tutto sarebbe nato per uno scontro avvenuto all’interno della discoteca The Club, come documentano le immagini trasmesse nell’anteprima del servizio. Le telecamere di sorveglianza inquadrano Iovino seguito da due donne, poco dopo si vede lo scontro accendersi, e poi Rosiello e Fedez vengono trascinati via dai buttafuori del locale.

Da qui Rosiello e altri, secondo la Procura, avrebbero deciso di andare a prendere Iovino fuori casa per dare una lezione.

Il Tribunale di Milano ha archiviato il procedimento contro Fedez e Rosiello anche perché Iovino non ha denunciato né presentato un certificato medico. Ma le parole del cantante Emis killa confermerebbero una diversa verità, dove parla di una spedizione.

Secondo la Procura della cricca farebbe parte anche Emis Killa indagato per associazione a delinquere assieme agli ultras e presente al pestaggio di uno stuart che tentava di far rispettare le regole all’ingresso di San Siro. Nel corso della perquisizione a casa del cantante gli uomini della Mobile hanno trovato 35 mila euro in contanti all’interno di una scatola di scarpe. Oltre ad una collezione di coltelli e tirapugni.

La scheda del servizio: I padroni di San Siro

di Daniele Autieri

Collaborazione di Alessandra Teichner e Andrea Tornago

Immagini di Carlos Dias, Alfredo Farina, Davide Fonda, Fabio Martinelli e Alessandro Sarno

Ricerca immagini di Eva Georganopoulou

Montaggio di Andrea Masella

Grafica di Michele Ventrone

Affari e violenza intorno a San Siro

Le mani degli ultras anche sugli affari intorno allo Stadio di San Siro, in particolare quelli legati al merchandising, tanto per le partite di calcio quanto per i concerti. I picchiatori della Curva dell'Inter vengono infatti ingaggiati per assicurare un servizio di guardiania clandestino con l'incarico di cacciare i venditori abusivi in occasione dei grandi eventi. Un compito che svolgono con la violenza e l'intimidazione.

Gli affari privati del sindaco di Venezia

Dopo otto mesi di assenza il sindaco Brugnaro è tornato ad affacciarsi al consiglio comunale di Venezia lo scorso 3 aprile, dove è stato accolto dai suoi concittadini che, dopo le inchieste sul suo blind trust poco blind e sulle operazioni del comune in cui avrebbe fatto più gli interessi personali che quelli pubblici, gli hanno espresso tutto il loro dissenso.

Anche in questa occasione non si è dimenticato di Report, che ha dedicato alla sua gestione del comune diversi servizi. Oggi Brugnaro è accusato di concorso in corruzione insieme al suo capo di gabinetto Morris Ceron e al vice Derek Donadini: qualche “vergogna” urlato da cittadini esasperati da questa gestione dei beni pubblici non è un qualcosa di così intollerabile.

Al capo di gabinetto sarebbe stata sequestrata una lista nera di giornalisti – racconta la consigliera PD Sambo Monica – di cittadini, di lavoratori del comune: una lista per fare cosa?

Forse sono questi i metodi fascisti, altro che le urla dei cittadini, il famoso popolo tanto caro alla nostra destra. Una schedatura di massa grottesta e paranoica – racconta a Report il consigliere Marco Gasparinetti della Lista Civica Terra e Acqua – perché a partire dal settembre 2020 a quanto pare c’erano dipendenti comunali pagati dal sindaco per passare la giornata su facebook. Instagram, twitter, e schedare tutti i cittadini che avevano espresso opinioni anche vagamente negative o critiche nei confronti del sindaco.

La scheda del servizio: L’ORA DEL GIUDIZIO

di Walter Molino e Andrea Tornago

La Procura di Venezia ha chiesto il rinvio a giudizio di Luigi Brugnaro. Il Sindaco è accusato di corruzione in concorso con i suoi più stretti collaboratori. E poi finanziamenti irregolari al partito e una lista nera custodita negli uffici comunali: giornalisti e semplici cittadini da citare in giudizio per aver criticato il Sindaco.

I salmoni della Brambilla

Da una parte c’è l’immagine di paladina degli animali, veicolata anche grazie alla trasmissione su Mediaset. Ma la deputata Michela Vittoria Brambilla ha anche un secondo volto, di imprenditrice nel settore alimentare, molto poco vegano e dove il rispetto delle condizioni degli animali lascerebbe a desiderare.

Dopo le inchieste sulla sua fondazione, usata come bancomat per la sua carriera politica, e delle altre imprese in cui è coinvolta, Report con Giulia Innocenzi ci racconta dei salmoni allevati in Scozia commerciati tramite una delle aziende della deputata.

La giornalista di Report è andata fino in Scozia per capire come vivono questi salmoni: assieme ad un investigatore, le telecamere di Report mostreranno la presenza di animali malati, altri con la coda mangiata, altri con gli “occhi scoppiati” ovvero che sporgono in maniera eccessiva. Questo succede a causa di una patologia batterica o per problemi legati alla qualità dell’acqua. Come racconta l’investigatore che ha aiutato Report in questo servizio: “Questo allevamento ha il bollino RSPCA che è il certificato che garantisce il più alto standard di benessere degli animali, il certificato impone che i pesci siano ispezionati due volte al giorno e di raccogliere quelli moribondi”.

Il servizio mostrerà poi altre immagini dall’alto, dove si individuano dei salmoni moribondi nell’allevamento che vanno sbattere contro le pareti: “i pesci malati dovrebbero essere prelevati quando si trovano in superficie, cioè quando stanno morendo, ma sono requisiti che valgono solo sulla carta.”

La scheda del servizio: SALMONI VEGANI

Di Giulia Innocenzi

Collaborazione Greta Orsi

Nuovi sviluppi sul caso Michela Brambilla, la deputata animalista che Report ha scoperto essere impegnata nel commercio di salmone. Giulia Innocenzi è andata in Scozia, per verificare le condizioni in cui vivono i salmoni negli allevamenti. Grazie all'aiuto di un investigatore le telecamere di Report hanno potuto filmare diverse criticità, come l'infestazione di pidocchi, un vero e proprio allarme per gli allevamenti, dove muore un salmone su quattro prima di arrivare al macello.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

23 febbraio 2025

Anteprima inchieste di Report – l’espresso Cadore, gli affari di Brambilla, il turismo nero sulle Dolomiti, l’arresto di Alemanno e i servizi delle Poste

Che fine ha fatto il treno per soli ricchi che doveva portare i turisti a Cortina?

A seguire un servizio che tornerà ad occuparsi delle donazioni alla Onlus della parlamentare Vittoria Brambilla.

Il turismo che ammazza sé stesso

Il turismo di massa, senza regole, lascia dietro di sé una scia nera che, a lungo andare, ucciderà lo stesso turismo: il servizio di Lucina Paternesi è dedicato al cuore delle Dolomiti, meta di tanti “rifugisti” che arrivano qui a godersi un panorama unico al mondo.

Ma le acque reflue dei rifugi sono scaricate, nel periodo estivo, direttamente in alta quota, andando a sporcare l’ambiente. Il servizio mostrerà le foto di Armando Loss, abitante di San Giovanni di Fassa, dove si vedono le tracce nere delle fogne. Lunga la statale che collega Vigo di Fassa al passo di Costa Lunga sbuca un tubo nero in pvc: è stato montato in fretta e furia per evitare che si inceppi il tubo principale delle fogne. LE fognature dei rifugi sono scaricate nel pieno del bosco, racconta il signor Loss, in un vespaio dove il terreno non assorbe più le acque reflue per tracimare poi a valle. Un altro tubo lungo un chilometro porta le fogne da altri rifugi a oltre 2000 metri

LAB REPORT: DOLOMITI OVERBOOKING di Lucina Paternesi

Collaborazione Cristiana Mastronicola

Nel cuore delle Dolomiti Patrimonio Unesco il turismo ha stravolto, negli ultimi anni, l'immagine della montagna. Tra viaggi in motoslitta, degustazioni in baita, funivie che alterano l'immagine dei comprensori sciistici, in Val di Fassa l'overtourism ha creato situazioni di inquinamento ambientale dovute al forte afflusso di visitatori. E grazie a una normativa che sembra costruita appositamente per venire incontro agli interessi dei rifugisti, è possibile scaricare i reflui direttamente in quota. Quanto conta la tutela dell'ambiente in un contesto dominato dagli interessi dell'industria del turismo?

Il treno per i turisti ricchi

L’emblema del paese a due velocità: da una parte i treni per i facoltosi turisti che devono arrivare a Cortina e dall’altra i treni dei pendolari sempre strapieni.


Con l’aggravante che il treno per questa classe egemone, il Roma Cortina – l’espresso Cadore, non ha mai veramente funzionato.

A Cortina, grazie al cielo, si registra lo stesso il tutto esaurito, le piste sono piene di turisti che provengono da tutto il mondo e che certamente non sono arrivati in treno.

Perché la stazione ferroviaria è stata chiusa definitivamente il 17 maggio 1964: questo particolare non ha fatto desistere i manager di Ferrovie dello Stato che a dicembre 2023 hanno lanciato l’Espresso Cadore.

Il nostro primo prodotto commerciale” così lo pubblicizzava Luigi Cantamessa, DG della fondazione FS Italiane “un servizio notturno che tutti i fine settimana partirà da Roma Termini collegando l’urbe con Cortina d’Ampezzo”..

Un treno notturno da Roma a Calalzo, 35 km più in basso di Cortina: dalla stazione di Calalzo dovevano poi partire i pullman verso Pieve di Cadore e poi Cortina. Un viaggio forse non troppo comodo per questi turisti con tanto di sci come bagaglio.

Ma prima di prendere l’autobus i poveri passeggeri dell’Espresso Cadore dovevano sorbirsi un’altra sosta alla stazione di Treviso. Il treno, venduto come compatibile con l’ambiente, in realtà non lo è del tutto perché ad un certo punto la linea non è più elettrificata. A Treviso si deve smontare la motrice elettrica e metterne una nuova a gasolio, tutt’altro che amica dell’ambiente e foriera di problemi che si sono palesati già nel viaggio di prova.

Il locomotore cambiato a Treviso ebbe dei problemi a Ponte delle Alpi a circa 40 minuti dalla stazione di Calalzo, non sapevano come fare per farlo ripartire e vennero in soccorso dei boy scout che, con secchiate d’acqua, raffreddarono il motore a gasolio consentendo loro di riprendere il viaggio dopo un paio di ore. Il motore non ce l’aveva fatta a superare la salita.

Qual è la situazione dei pendolari sulla linea di Calalzo?

Spesso la linea è interrotta – racconta uno di questi viaggiatori – e sostituita da autobus con conseguenti ritardi, spesso cronici.

Nel 2024 su tutta la rete ferroviaria della provincia non c’è mai stata una giornata in tutta la linea ferroviaria fosse completamente sistemata..”

Però ci si è preoccupati dei treni per i turisti.

È una zona complicata per i trasporti: “più volte ci si sono congelate le acque nel treno” racconta il presidente del consorzio turistico di Cadore Dolomiti “se riempi i serbatoi di acqua per le toilette per fare da mangiare e fuori ci sono -6 gradi, si ghiaccia tutto. Questi mezzi di trasporto non avevano la protezione, se lasci acceso il treno gli ambientalisti si lamentano..” perché se si spegneva il treno finiva che le carrozze rimanevano al freddo.

L’Espresso Cadore avrebbe dovuto portare nuovi turisti sulle Dolomiti, un turismo di un certo livello considerando il prezzo del biglietto, da 160 euro a 610 euro nella cuccetta di lusso.

Se ci sono stati effetti sul turismo noi non ce ne siamo accorti” risponde il sindaco di Danta di Cadore Thoman Corbanese, non solo, gli amministratori locali non sarebbero stati coinvolti in questo progetto spiega il presidente del consorzio turistico Cadore Dolomiti Gildo Trevisan “abbiamo cercato un contatto perché pensavamo che avremmo potuto contribuire con parecchie proposte, potevamo dire che i treni di questo tipo non avrebbero avuto grande successo, ma nessuno ci ha coinvolto..”.

Non ci voleva un esperto di marketing per capire che questo treno sarebbe stato un flop: sono stati spesi due milioni per quel treno, alla cui inaugurazione erano presenti i ministri Santanché e Giorgetti.

La scheda del servizio: IL TRENO DEI DESIDERI di Danilo Procaccianti

Collaborazione Enrica Riera

L'espresso Cadore, il treno da Roma a Cortina, è stato presentato in grande stile a dicembre 2023 alla presenza dei ministri dell'economia Giorgetti e del turismo Santanchè. Un treno notturno con cuccette curate nei minimi dettagli che doveva intercettare una clientela di lusso, visto che determinati tipi di biglietti costavano addirittura 610 euro a persona. Turismo esperienziale lo chiamano, la vacanza comincia già dal viaggio. Per quel treno sono stati spesi 2 milioni e 300 mila euro, con quali risultati?

I servizi delle poste

Negli uffici postali puoi trovare tutti i servizi, dalle assicurazioni ad internet: ma come vanno le cose con la distribuzioni di pacchi e posta, che dovrebbe essere il core business?

Lo racconta a Report uno dei tanti piccoli editori, Carlo De Bastiani de Il Quindicinale SRL, che dipendono dalle poste per la distribuzione delle riviste:

LE poste fanno tutto tranne che consegnare la posta” racconta il direttore di Oggi Treviso “tanto è vero che non so se hai visto lo spot delle poste italiane dove c’è il bambino che va in soffitta alternate a delle immagini importanti nel costo dell’ultimo secolo, tra cui anche l’immagine del campionato del mondo del 1982 [con tanto di francobollo] e associa quei campioni del mondo all’immagine delle poste italiane. Effettivamente se fanno una gara su chi consegna le poste con maggior ritardo, noi siamo campioni del mondo”.

A novembre dello scorso anno Carlo De Bastiani spedisce il suo quindicinale e pochi giorni dopo inizia a ricevere telefonate dagli abbonati: “dopo 10 giorni le poste mi rispondono che effettivamente avevano riscontrato un problema con due bancali, non li trovavano più ..”
Migliaia di copie della loro rivista sparite e magari rinvenute da qualche altra parte, perché alla fine sono state trovate a Venezia.

Per colpa dei tanti ritardi nell’invio delle copie, fino a due settimane delle volte, molti abbonati hanno così disdetto l’abbonamento: “una volta si spediva il giornale con una data stampata sul giornale di due o tre giorni prima, adesso quelli che spediamo oggi portano la data della settimana successiva”, come a dire che si gioca sulla comunicazione per minimizzare il problema.

A quanto ammonta il danno per questo piccolo editore? Con gli abbonamenti che hanno perso, le poste gli hanno causato almeno 100mila euro di danni.



Nelle zone poco urbanizzate le Poste affidano il servizio ad Amazon: un portalettere nel bellunese ha deciso di raccontare cosa succede nella sua provincia, dove a seguito dell’accordo tra Amazon e le Poste, i pacchi dell’e-commerce hanno spesso la priorità.
“Poste decide le priorità dei prodotti che devono essere consegnati e Amazon e tra questi: questo va a scapito degli altri prodotti, per esempio se io ordino un pacco oggi domano ce l’ho a casa. Se io aspetto un referto dell’ospedale, un documento o una sentenza del Tribunale, può essere che rimanga in giacenza per una, due o tre settimane.”
Salendo nel territorio del bellunese la situazione nei piccoli comuni non è da meno: ci sono sindaci come quello di Alpago, che hanno scritto lettere ai loro concittadini per ricordargli il pagamento delle tasse, per esempio l’Imu, ma il postino non è riuscito a consegnare e le ha riportate al mittente.

Stiamo parlando di circa 80 mila euro di tasse ” spiega il sindaco Alberto Peterle, tasse che il comune rischia di non incassare.

Report racconterà anche la storia di un portalettere, Carmine Pascale, che nel corso degli anni aveva fatto per Poste tanti straordinari per consegnare lettere e pacchi. Aveva chiesto all’azienda il suo problema, la fatica di tutte quelle ore di lavoro in più, ma l’azienda non glieli ha riconosciuti perché quegli straordinari non erano stati autorizzati.

Eppure senza quelle ore in più Carmine non avrebbe potuto terminare il lavoro che Poste gli aveva affidato: nell’aprile del 2022 il suo responsabile gli comunica che il suo contratto non gli era stato rinnovato. Il portalettere fa causa all’azienda e il giudice gli da ragione sulla base del riepilogo delle timbrature, dove emergevano le ore lavorate in più.

Un licenziamento irregolare e anche una omissione dei pagamenti verso l’ex dipendente.

La scheda del servizio: IL POSTINO di Luca Chianca

Collaborazione Alessia Marzi

Sabato 15 febbraio il consiglio di amministrazione di Poste Italiane e quello di Cassa Depositi e Prestiti hanno formalizzato uno scambio di partecipazioni con cui Poste ha acquisito il 9,81 per cento di Tim. A settembre, invece, il Consiglio dei ministri ha approvato un'ulteriore privatizzazione di una quota di Poste Italiane posseduta dallo Stato. Ma che fine ha fatto la Posta che conosciamo noi tutti, quella del portalettere che suonava a casa per consegnare una raccomandata? Abbiamo girato tutto il Veneto e buona parte della penisola per capirlo e ci siamo accorti che oggi anche in Poste Italiane il lavoro è cambiato. I postini verrebbero spesso chiamati con contratti a tempo determinato della durata di pochi mesi svolgendo molte ore di straordinario non pagate. Report ha raccolto in esclusiva le testimonianze di questi nuovi “sfruttati” delle consegne postali. Eppure se si guardano i bilanci si rimane sorpresi: 2 mld di utile, solo lo scorso anno. Ma attraverso cosa? Il percorso di crescente successo non lo si deve al recapito postale ma ai servizi finanziari, la raccolta del risparmio e in particolare quelli assicurativi, come per le pensioni integrative e quelle sanitarie. Ma sono sempre così vantaggiose? Abbiamo raccolto la storia di una dipendente pubblica dell'Inapp, l'Istituto Nazionale per l'analisi delle politiche pubbliche. Nel 2023 il suo istituto stipula una polizza sanitaria collettiva con Poste Italiane e lei insieme ad altri 200 dipendenti decide di aderire. Ad aprile scorso le sue condizioni di salute peggiorano e decide di usare la polizza sottoponendosi a un triplice intervento chirurgico in una clinica convenzionata. Da quel momento inizia un vero e proprio calvario grazie all'assicurazione stipulata con Poste.

Adotta un onorevole

Uno pensa di adottare un cane e invece si trova ad adottare un onorevole.. la battuta del conduttore Ranucci riassume abbastanza fedelmente il servizio andato in onda qualche settimana fa sull’onorevole Brambilla e sulla sua onlus, la Leidaa. Dovrebbe occuparsi della salute degli animali, da dare in adozione, e che invece era usata come un bancomat per spese personali anche.

Non solo, Brambilla rientra anche dentro altre aziende, come la Blue Line o la Prime Group, quest’ultima specializzata nel commercio di salmone e gamberi, due prodotti non proprio in linea con l’immagine animalista della deputata.

Un dipendente della Blue Line ha raccontato alla giornalista di Report delle sottrazioni di “vagonate di denaro” da parte di Michela Vittoria Brambilla: la GDF di Lecco ha scoperto che a libro paga della società c’erano persino le segretarie politiche della Brambilla.

Ammonta a quasi mezzo milione di euro in quattro anno la spesa per uno stipendio che superava anche i 130mila euro l’anno, per una dipendente che risultava lavorare per la Blue Line come impiegato commerciale ma che in realtà lavorava in un ufficio dove fuori era esposta la targa “segreteria politica”. Non effettuava nessuna mansione per la prime, era alle dirette dipendenze della signora Brambilla nella sua segreteria politica.

Stesso discorso per altre due lavoratrici che formalmente lavoravano per la prime ma anche loro erano alle dirette dipendenze della Brambilla. Anche l’autista personale della parlamentare era a libro paga della società come anche il tuttofare a disposizione della famiglia Brambilla.

Lei ha sempre fatto come fanno altri imprenditori italiani” racconta ancora l’ex dipendente “usa la società come un bancomat per spese che non c’entrano niente con l’azienda ..”

Giulia Innocenzi nel servizio mostra il contratto tra Blue Line e Lion project (società che vende prodotti alimentari), società ancora oggi nelle mani di Brambilla e del marito. Il contratto prevede che Brambilla dovesse procacciare affari nel settore dei prodotti ittici e avrebbe dovuto mantenere i clienti della Blue Line, cioè i principali player della grande distribuzione, per un corrispettivo annuale di 180 mila euro, più vari bonus a seconda del fatturato.

È sempre l’ex dipendente della Blue Line a raccontare: “alla Blue Line la Brambilla serviva perché se tu non hai dei rapporti coi piani alti con la grande distribuzione, non ci entri. La Brambilla nel caso di Esselunga parla direttamente con la proprietà e nel caso di Conad con l’amministratore delegato ..”
Che Brambilla, deputata del parlamento italiano, si occupi personalmente dei rapporti con la grande distribuzione lo testimonia anche un audio carpito in Io Veg (altra società della Parlamentare), di cui Report è entrata in possesso: si parla di incontri con la Conad, con Alleanza, “lunedì alle 11 con Auchan mentre il pomeriggio in Esselunga, martedì alle 4 Bennet, Gigante alle 17.30.. io pranzo con l’AD di Aspiag (concessionaria del marchio Despar), alle ore 15 con Unicoop ..”
Insomma una bella agenda di incontri per una parlamentare della Repubblica: la principale cliente di Io Veg è Esselunga, senza Esselunga non riuscirebbe ad andare avanti – racconta ancora il servizio di Report che riporta una seconda testimonianza di un dipendente di Io Veg. “La fortuna della Brambilla è che tra Berlusconi e Caprotti c’era un tacito accordo, Berlusconi aiutava Caprotti ad aprire punti vendita e in cambio aveva chiesto a Caprotti un occhio di riguardo per il salmone della Brambilla.. la Brambilla era diventata il fornitore private label per eccellenza del salmone di Esselunga. Su 17 ml che fatturava Salsifood, 12 venivano da Esselunga.”


Come racconta il servizio “Il doppio ruolo di Brambilla, che può indossare contemporaneamente i panni della commerciante di prodotti alimentari e quelli di politica, gioverebbe nei suoi rapporti con i proprietari o gli amministratori delegati della grande distribuzione”.

Ci sono poi persone che hanno chiesto favori in cambio alla Brambilla – continua il dipendente di Io Veg “il proprietario di una di queste GDO, il giorno dopo l’appuntamento con la Brambilla ha chiamato, ‘fammi un piacere ho questo comune che mi mette i bastoni tra le ruote che non mi fa aprire un nuovo supermercato, dopo quindici giorni la trattativa era sbloccata’..”.

Tutto regolare per una parlamentare?

La scheda del servizio: SALMONE DA CANI di Giulia Innocenzi

Collaborazione Greta Orsi, Giulia Sabella

Dopo l'inchiesta sulle presunte spese anomale della onlus animalista Leidaa, Report torna sul caso di Michela Brambilla. Grazie a documenti esclusivi, verrà fatta luce sull'attività commerciale della parlamentare e soprattutto sul capannone di proprietà della sua azienda di prodotti vegani e vegetariani, la Io Veg, per rispondere a una domanda: è vero che lì dentro viene lavorato il salmone?

Gli amici di Alemanno

Lo scorso 31 dicembre l’ex sindaco di Roma Alemanno è stato arrestato: aveva goduto di permessi per spostarsi fuori dalla regione Lazio, violando le regole del Tribunale di Sorveglianza.

Permessi ottenuti grazie all’affidamento ad una azienda che dietro ha due nomi noti a Report: Samuele e Massimiliano Piccolo, coinvolti nel 2022 in una inchiesta per una truffa su una fornitura di camici per il Covid.

Dietro il consorzio GAP, che aveva vinto un appalto da 83 ml, c’era un’azienda di bricolage la cui titolare era casalinga di Ladispoli, come è stato possibile?

Dietro il Consorzio GAP, ha stabilito la procura di Roma, c’erano i fratelli Piccolo che dopo l’affare dei camici si buttano nel business del 110% con una nuova società, la Leonardo Servizi.

Hanno vinto grossi appalti pubblici e privati, a Torino e Roma.

La scheda del servizio: UN INGEGNERE PICCOLO PICCOLO di Rosamaria Aquino

Collaborazione Norma Ferrara, Enrica Riera

Nella notte del 31 dicembre, mentre Roma festeggia il Capodanno, l'ex sindaco Gianni Alemanno viene condotto in carcere. Secondo il Tribunale di sorveglianza avrebbe violato gli obblighi di affidamento ai servizi sociali, allontanandosi dalla regione Lazio con dei permessi lavorativi fittizi. Guardando dentro la società che ha permesso ad Alemanno di spostarsi liberamente sul territorio nazionale, si arriva ai fratelli Massimiliano e Samuele Piccolo, due nomi che Report aveva già incontrato nel 2021 in una inchiesta su una grossa commessa pubblica da 83 milioni di euro per la produzione di camici anti covid. Dopo gli arresti per questa vicenda, altre società collegate ai Piccolo si sono buttate nel business del 110%. In un viaggio che parte dalla Calabria e arriva in Svizzera, Report racconta la rete di relazioni tra i fratelli Piccolo e l'ex sindaco di Roma.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

09 febbraio 2025

Anteprima inchieste di Report – il povero Bandecchi, le scatole cinesi di Brambilla, il caffè con la moka, la macchina del fango

Il povero Bandecchi, rovinato dai giudici comunisti. Poi le scatole cinesi dell'onorevole Brambilla, la macchina del fango contro report e, per Reportla, come non difendiamo le nostre eccellenze.

I fiori di Sanremo e i limoni di Sorrento

La settimana prossima inizia il festival di Sanremo, la rassegna canore nella città dei fiori nata il 29 gennaio del 1951 nel casinò della città ligure, da un’idea del floricoltore Amilcare Rambaldi “per rilanciare la città dopo i guasti della guerra, mi era venuta un’idea che i fiori potessero anche cantare”.

Da allora è indissolubile il legame tra i fiori e il festival, composizioni di fiori hanno sempre fatto parte delle scenografie, garofani, strelitzie, rose hanno accompagnato gli artisti sul palco.

Poi al loro posto è stato introdotto il bouquet, in omaggio alle cantanti e ai cantanti.

Jessica Tua è una “flower stylist”, a Report racconta che l’anno scorso sono arrivati a farne anche 100 ogni giornata, “sono tutti fiori locali”, fiori coltivati nel ponente ligure per un bouquet creato proprio a Sanremo, che vanta una tradizione floricola di un secolo.

La floricoltura industriale è nata qua – spiega Barbara Ruffoni (dirigente della ricerca nell’industria agraria a Sanremo) alla giornalista – “negli anni 30 veniva coltivato anche il tulipano, prima dell’Olanda”.

All’interno dell’istituto sperimentale della floricoltura, fondato dai genitori di Italo Calvino, è conservato il primo registro delle varietà di fiori qui ibridati, Sanremo è terra natia di ibridatori, dando origine a varietà che oggi vengono vendute in tutto il mondo.

E oggi? Oggi Sanremo è morto, colpa del mercato globale che ha costretto le serre e gli ibridatori a vendere a produttori internazionali e chiudere, così oggi a Sanremo si coltivano sempre meno piante.

Un’altra eccellenza italiana che stiamo perdendo, dopo i fiori di Sanremo, il limone costa d’Amalfi IGP: è una eccellenza perché questo limone vanta una carica di oli essenziali e una buccia edibile, di questo limone non si butta via niente. Il suo profumo rimane addosso sulle mani, dopo che se ne è mangiato un pezzo, meglio di un profumo.
Per essere chiamato “costa d’Amalfi” questo limone deve rispettare un disciplinare rigido: può essere coltivato solo nei 13 comuni riconosciuti dall’indicazione geografica, la pianta deve essere piegata su un pergolato di castagno, si devono usare materiali sostenibili per coltivare la pianta. Anche la raccolta del frutto, da febbraio a ottobre, è disciplinata. Le ceste dei limoni sono poi portate sulla strada dai limoneti: di una cassa da 57 kg se ne pagano 50, 7 kg sono pagati per il trasporto a mano o sui muli.

Salvatore Aceto è uno dei produttori di questi limoni IGP, li vende a 2,30 euro al kg, nel periodo avanzato quando si deve vendere ai commercianti il prezzo si abbassa a 70 centesimi, perché si deve vendere pur di non vederli cadere.

Un prezzo che non è soddisfacente a tutti i coltivatori e soci della cooperativa: parlano di “fatica a perdere”, coltivare i limoni a questo prezzo.

MA il presidente del consorzio di tutela del limone costa d’Amalfi, Angelo Amato, racconta che i produttori in questi anni hanno potuto vendere anche a 3,5 euro e che chi vende a meno è perché non fa un prodotto di qualità.

LAB REPORT: ECCELLENZA A PERDERE

di Antonella Cignarale

Collaborazione Paola Gottardi, Celeste Gonano, Enrica Riera

Il festival di Sanremo sin dalla sua ideazione è legato ai fiori. Nasce, infatti, per rilanciare l’economia della Città dei fiori, storicamente riconosciuta come terra natia di ibridatori che hanno dato origine a varietà vendute in tutto il mondo. I 350 milioni di piante create fino agli anni ’80, però, adesso non ci sono più. Se da un lato la commercializzazione dei fiori di Sanremo si è estesa sul mercato internazionale, dall’altro ha obbligato gli ibridatori a creare varietà in grado di resistere in più climi diversi, dalla Cina, alla Colombia al Kenya, oggi diventati i maggiori produttori al mondo del settore. Questo ha scompigliato completamente le carte del commercio del fiore per molti ibridatori sanremesi che hanno abbandonato le serre e cominciato a vendere la loro attività alle multinazionali del fiore. Così tra sole e mare sulle colline di Sanremo svettano serre deserte, una cartolina che ricorda i terrazzamenti di limoni abbandonati lungo la costiera amalfitana. Qui i costi elevati, dovuti al rispetto di un rigido disciplinare di produzione del limone Costa D’Amalfi Igp, e un prezzo di vendita al chilo non sempre soddisfacente stanno mettendo a dura prova i coltivatori. L’eccellenza dell’oro giallo non riesce a contrastare la concorrenza interna ed estera che inonda i bancali dei supermercati, e il consumatore non ne percepisce spesso la differenza di qualità. Per resistere, ci sono famiglie di produttori che hanno riciclato la propria attività e sotto i pergolati di limoneti sono nati campeggi e tour degustativi per i turisti della costiera amalfitana.

Il sindaco moderato

Bandecchi, per colpa della procura ha dovuto vendere due canali televisivi e licenziare 250 persone (una seconda volta, dopo la prima). Questo afferma il sindaco di Chieti nonché fondatore di Unicusano Bandecchi, che però può godersi il suo stipendio da 3 ml di euro da amministratore delegato di Unicusano, l’università telematica. Adesso è però arrivato a 4 ml.

Perché io “ho una pretesa di uno stipendio importante”, adeguato a quello di uno che ha fondato una università.

Ma i soldi dell’università sono di Bandecchi o dell’università? – si chiede il consulente di report Bellavia.
Dopo i sequestri del 2023, 21 ml di euro confiscati dalla procura di Roma, nel giugno 2024 la prcura ha sequestrato a Unicusano alrri 2,6 ml di euro: secondo l’accusa Bandecchi avrebbe investito in attività commerciali molti dei soldi che l’università guadagna ogni anno.
Lo spiega sempre l’esperto di diritto penale Bellavia: “l’università guadagna 80 ml dagli studenti e il ministero gli da anche dei contributi [più di 2 ml] e alla fine consuntivano 84-85 ml di ricavi. Questo ente guadagna una ventina di ml di euro, un 25% sui ricavi, una redditività niente male, quasi a livello dei Benetton [con le concessioni autostradali]”.
Le università coi residui, coi guadagni, devono fare investimenti: questo principio è noto persino allo stesso Bandecchi, investimenti per la crescita universitaria. Ma stiamo parlando della crescita dell’università (in ricerca, in istruzione) oppure in crescita dell’azienda universitaria?

Perché lei è un comunista di merda” è la testuale risposta del sindaco (nonché esponente dei moderati italiani, il partitino di Alfano): “noi abbiamo preso del denaro e lo abbiamo investito, l’università non ha questa proibizione..”

Ma il nodo è ben diverso da come lo racconta il sindaco: i soldi guadagnati dall’università devono essere reinvestiti dentro l’università, all’interno della struttura (altrimenti perché prendono perfino i contributi dallo stato, cioè da tutti noi?).

L’attività commerciale all’interno dell’università non è vietata, in qualunque ente non commerciale si possono esercitare attività commerciali – spiega Bellavia “però per l’attività commerciali deve pagarci le tasse”.
E qui casca l’asino.

Mentre i due canali televisivi sono stati chiusi da Bandecchi, le sue radio rimangono aperte come Radio Cusano Campus (usata come canale di propaganda per il suo partito).

Tra i volti noti di questa radio c’è l’ex presidente della Sampdoria Massimo Ferrero nonché produttore cinematografico: con Luca Bertazzoni non può parlare, “mi deve autorizzare il mio datore di lavoro”, dichiarandosi impiegato, un opinionista nella sua trasmissione radiofonica che ha pure vinto un premio.

Bandecchi? Ferrero lo chiama presidentissimo.

La scheda del servizio: IL MARCHESE DEL GRILLO di Luca Bertazzoni

Collaborazione Marzia Amico

Dopo aver sequestrato altri 2,6 milioni di euro all’università Niccolò Cusano, che si aggiungono ai 21 milioni già confiscati, la Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio del suo fondatore Stefano Bandecchi per evasione fiscale. Un mese dopo il sindaco di Terni e leader di Alternativa Popolare ha annunciato la chiusura dei due canali televisivi di Unicusano licenziando 250 lavoratori: “colpa della magistratura e della Guardia di Finanza”, dice Bandecchi. Come sono andate veramente le cose?

In fondo alla tazzina

Come deve essere il caffè che beviamo al bar, come riconoscere un buon caffè da uno che sa di copertone? Queste le domande a cui Bernardo Iovene ha cercato di dare una risposta nei servizi passato. Questa sera si parla del caffè che compriamo al supermercato e che consumiamo con la nostra moka: appena aperta la confezione il prodotto rischia di ossidarsi, come va conservato? Il caffè andrebbe messo in un contenitore ermetico e tenuto in un luogo fresco, anche in frigo. Sulle etichette dei vari prodotti si trovano indicazioni generiche: l’esperto Andrej Godina – ricercatore dell’università di Trieste in scienza e tecnologia del caffè – ci spiega che va conservato in frigo o anche in freezer, “più bassa è la temperatura di conservazione più lenta è l’ossidazione dei grassi e posso conservarlo in frigo perché il caffè tostato non ha acqua”.

Nel servizio si danno consigli su come fare un buon caffè anche con la moka di casa: non fare la montagnetta e non pressare troppo il caffè (questo impedirebbe all’acqua di salire), non andare oltre la valvola con l’acqua, per una questione di sicurezza e, infine, non usare l’acqua del rubinetto.

Tra i tanti che non hanno mandato giù i servizi di Iovene sul caffè c’è proprietario del “famoso” bar a Mergellina, Ciro: il caffè di Napoli è un’altra cosa – racconta al giornalista – e la macchina del caffè più lavora più lo fa meglio. L’acquetta nera nel bicchiere non è acqua sporca “è l’acqua condita del caffè precedente, non è acqua di fogna.. io faccio il caffè con acqua arricchita”.

Ma i residui del caffè bruciati più volte non sono salutari, spiega il giornalista che poi aggiunge come anche a Napoli si debba fare autocritica su come si fa (male) il caffè con la macchinetta, come non si puliscono bene i macchinari, “è un peccato che si rovini il brand per questa sciatteria”. Colpa di pochi baristi o di cattive abitudini che purtroppo oramai si sono ben radicate?

La scheda del servizio: MACINATO FORMATO FAMIGLIA di Bernardo Iovene

Collaborazione Lidia Galeazzo

Normalmente scegliamo il caffè macinato affidandoci al gusto, sulle etichette troviamo indicazioni generiche sulla qualità, sulla conservazione e quasi nessuna sulle origini. Con un esperto Report ha fatto un’analisi olfattiva del caffè contenuto nei pacchetti da 250 grammi venduti al supermercato, dal più economico al più caro e dato delle indicazioni sulla conservazione del caffè macinato e sulla estrazione con la vecchia moka. Infine, è stata la denuncia di un dipendente di una grande azienda che attraverso foto e filmati ci mostra come verrebbe riciclato il caffè da capsule e pacchi scartati dal processo produttivo.

Il bancomat della Brambilla

Il servizio andando in onda la scorsa settimana ha suscitato tanta indignazione da parte di persone amanti dei cani o di semplici cittadini per cui vedere un onorevole che si fa pagare le fatture (e anche le spese per la campagna politica) da una onlus dentro cui lavorano volontari, è una cosa che non si può accettare.
L’onorevole Michela Vittoria Brambilla ha scelto di non rispondere alle domande di Giulia Innocenzi, anche per dare una sua versione dei fatti.

Questa sera la giornalista mostrerà altri documenti che riguardano l’attività della deputata.

Dal canale social della trasmissione:

Assofido, associazione aderente al Codacons, ha depositato in Procura a Milano una denuncia nei confronti della parlamentare. Al momento, il fascicolo è senza ipotesi di reato e senza indagati.

Ilaria Proietti sul Fatto Quotidiano da una anticipazione del servizio:

Nei giorni scorsi, parlando in chat con i dirigenti di Leidaa, non è sembrata farsi un cruccio delle rivelazioni che la riguardano: “Ma di cosa parliamo? Dovremmo muoverci solo in bicicletta?”. Sulle fatture stellari al Principe di Savoia di Milano con cena in camera per la modica cifra di 3.290 euro, risponde: “Dovremmo fare gli eventi alla pensione Mariuccia?”. E ancora, sulla sede dell’associazione animalista, che si trova in pieno centro e il cui affitto si aggira intorno ai 3 mila euro al mese, chiede: dovremmo “prendere la sede nelle periferie bronx di Milano” o “in un centro sociale?”. Sulle fatture pagate dalla Leidaa per il giardino privato rilancia negando che si tratti del suo “prato di casa”, ma piuttosto di potature degli alberi del Cras, il Centro recupero animali selvatici, che cadevano sui recinti. Peccato che il Cras abbia visto la luce nel 2021 mentre le fatture per la potatura piante risalgano al 2019 e una persino al 2017. Brambilla insomma più che tentare di giustificarsi rivendica ogni singola spesa: difende pure le bottiglie acquistate per 140 euro l’una, perché è meglio “regalare ai nostri una bottiglia di vino buono invece del Tavernello”.

Disponibilità quasi infinite per spese di lusso che però fanno a cazzotti con quelle per gli animali, come nel caso della convenzione per assicurare rifugio ai cani terminata nel gennaio 2023, perché – come racconta Report – negli ultimi due anni l’associazione della Brambilla non pagava più le fatture. Le priorità insomma erano altre come ad esempio pagare l’albergo al personale della onlus animalista per promuovere l’azienda che si occupa di prodotti alimentari esclusivamente vegetariani e vegani: la “Io Veg” di proprietà del marito di Brambilla, oggi nelle mani di una fiduciaria. E qui la faccenda si complica in un giro vorticoso di altre fiduciarie che portano dritto al business del commercio all’ingrosso di pesce e in particolare alla Blue Line, azienda finita in anni recenti nei guai.

La Brambilla è la regina delle scatole cinesi, chi ci lavora dentro lo sa che a gestire l’azienda c’era lei” dice un imprenditore di settore intervistato da Giulia Innocenzi, evidenziando intrecci e annessi sospetti: fra le società che hanno aiutato Blue Line, azienda del salmone affumicato e dei gamberetti, c’è la Lion Project, riferibile alla deputata. La stessa “Io Veg” è tra i creditori dell’azienda andata in crisi anche nel tentativo di salvare un’altra società del gruppo. Ossia Prime group, il gioiellino della famiglia Brambilla per salvare il quale Silvio Berlusconi concesse una fideiussione da due milioni e mezzo di euro: il patto era che la fideiussione non venisse mai incassata, ma poi finì diversamente e questo spiegherebbe anche un’altra storia, quella della rottura con Forza Italia di Brambilla. Comunque rieletta deputata dalla parte degli animali. Sempre che non siano salmoni e gamberetti.

La scheda del servizio: LA REGINA DELLE SCATOLE CINESI di Giulia Innocenzi

Collaborazione Greta Orsi, Giulia Sabella

Il servizio di Report sulla Leidaa, l’associazione in difesa degli animali di Michela Brambilla, ha scatenato un terremoto. Sono diversi gli esposti presentati in procura, tanti parlamentari si sono dimessi dall’Intergruppo per i diritti degli animali presieduto dalla Brambilla, ed è stato preannunciato un sit-in davanti alla sede della Leidaa per chiedere le dimissioni della parlamentare. Report è entrata in possesso di una nuova documentazione esclusiva che riguarda alcune attività di Michela Brambilla e che aprirebbe uno squarcio su un aspetto finora ignorato.

La macchina del fango (contro Report)

Per la prima volta nella storia della trasmissione, un intero partito, Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, ha citato in giudizio Report e il giornalista Giorgio Mottola per la puntata “La mafia a tre teste” dove si raccontava di come le tre mafie al nord si siano confederate assieme, per portare avanti i loro traffici. Si parlava anche dei rapporti con la politica locale e nazionale, di come le mafie abbiano portato avanti progetti per candidare loro esponenti nelle liste dei partiti.
Non è solo per quella puntata che sono partiti gli attacchi da parte di esponenti della maggioranza del governo Meloni: c’è stato il servizio su Gasparri, lobbista per una azienda di security israeliana, la puntata sulle origini della famiglia La Russa, le diverse inchieste sulla ministra Santanché, il fact checking sul famoso “piano Mattei”..



E, come consuetudine da parte della destra, è partita la macchina del fango: lo racconta lo stesso Sigfrido Ranucci in un post su Istagram:

Il Giornale continua ad evocare contatti scambi di informazione tra Report e gli spioni di Equalize. Ribadisco che è falso. Premetto al contrario di quello che scrive il Giornale sono super tranquillo, perché conosco il rigore e l’onestà con cui lavora tutta la mia squadra, vedremo poi come andrà a finire perché la storia la stiamo seguendo in tutti i particolari, compresi risvolti e suggeritori. Ricordo anche che il Giornale veicolo’ nel 2021, come dimostra questo articolo, il falso dossier contro di me ( anche quello fatto di messaggi e carte falsificate), in base al quale avrei pagato fonti in Lussemburgo per 45 mila euro. Una notizia che si rivelò, come altri due dossier, una bufala. Domenica mostreremo chi sono i veri spioni, torneremo alle origini della vicenda Santanchè Sallusti e torneremo anche sulla vicenda della sospetta centrale di ascolto abusiva che proprio Report trovò nelle strutture della fondazione facente riferimento agli Angelucci. 

L’articolo citato da Ranucci è stato scritto da Luca Fazzo, giornalista sospeso dall’ordine nel 2006 per i suoi rapporti col Sismi e con l’agente Marco Mancini: erano i mesi in cui si indagava sul sequestro di Abu Omar, la rendition della Cia con l’aiuto del Sismi.

Queste accuse fatte da Il Giornale, quotidiano della famiglia Angelucci, servono a screditare l’immagine di Report e dei suoi giornalisti, sviando l’attenzione sul fatto che, tra le altre cose,i vertici di Equalize erano molti vicini alla maggioranza di destra qui in Lombardia.


La scheda del servizio: LA FABBRICA DEI DOSSIER (CONTRO REPORT) di Giorgio Mottola

Collaborazione Greta Orsi


Da alcune settimane il Giornale, di proprietà della famiglia Angelucci, sta provando a screditare Report, raccontando di un presunto legame tra la trasmissione di Rai3 ed Equalize, la società finita al centro di un’inchiesta della procura di Milano per attività di dossieraggio. Le accuse, basate su un verbale al momento secretato, sono state pubblicate da un giornalista già sospeso per i suoi rapporti ambigui con i servizi segreti, su un quotidiano che ha palesi conflitti d’interesse, di carattere innanzitutto finanziario, con alcuni tra i principali politici oggetto delle recenti inchieste di Report.


Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

05 gennaio 2025

Anteprima inchieste di Report – la tutela dei beni artistici e ambientali, i quadri degli Agnelli, il business sui cani di razza

Pedigree falsi, doping, giudizi poco limpidi nelle competizioni canine: cosa succede alle eccellenze delle razze italiane?

Il primo servizio del 2025 sarà dedicato al mondo delle competizioni canine: cosa succede dentro quel mondo.

Poi a seguire un servizio sui cantieri aperti sull’altopiano di Asiago e sulle rive del lago di Garda.

La repubblica senza memoria (che non si cura dei beni comuni)

Sta scritto nell’articolo 9 della nostra Costituzione: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.
Eppure, in questo paese, sembra che i beni artistici siano più un peso che non un valore da conservare.


Ad Asiago è stato costruito un sacrario alla memoria dei soldati morti nella prima guerra mondiale, evento che abbiamo celebrato pochi anni fa in occasione dei cento anni dalla fine di questa strage di uomini morti per conquistare un pezzo di terra.
Nessuna opera di manutenzione è stata fatta sul sacrario che ora è chiuso, dunque inaccessibile ai visitatori: spiega il sindaco Rigoni Stern di Asiago che “ci sono delle priorità a livello ministeriale che pongono in secondo piano la cura della memoria, diversamente da quello che accade in altre nazioni. Per dirle quello che accade sulle nostre montagne, con la manutenzione dei cimiteri inglesi, ove c’è una cura assoluta del prato inglese, dei singoli cimiteri, delle lapidi..”
Sull’altopiano dei Sette Comuni ci sono cinque cimiteri militari inglesi: qui sono sepolti circa 700 soldati caduti sul fronte italiano, questi cimiteri sono a tutti gli effetti territorio inglese perché – come racconta lo storico Romeo Covolo – viene gestito direttamente dalla corona inglese, dal ministero della difesa, con una manutenzione quasi ordinaria. Ogni due o tre giorni vengono sistemate le aiuole, “mentre gli inglesi hanno ancora la capacità di mantenimento [della memoria] pur essendo al di fuori della patria, noi molte volte pur essendo nel nostro territorio non abbiamo questa coscienza di mantenimento dei valori della storia dell’Altopiano e della storia di Italia. ”

LAB REPORT: GLI SMEMORATI

di Chiara De Luca

Collaborazione Evanthia Georganopoulou, Greta Orsi

In provincia di Vicenza c’è l’altopiano dei Sette Comuni, è un luogo unico per storia e bellezza.

Enego è il comune più orientale che ha solo 1500 abitanti ed è finito al centro di uno scandalo a causa della gestione del fondo concesso per gli atti intimidatori nei confronti degli amministratori locali. Sull’Altopiano c’è anche uno dei monumenti simbolo della Prima guerra mondiale, il Sacrario di Asiago che da giugno 2023 è chiuso al pubblico. Report ha ricostruito a quale ministero appartengono le competenze dei lavori di restauro conservativo di questo monumento.

Che vita da cani!

Giulia Innocenzi questa volta ci porterà nel mondo dei cani di razza, quelli con tanto di pedigree ad assicurarne l’autenticità della razza.

Sono i cani che vediamo sfilare alle esposizioni canine, come l’Insubria Winner: cani spazzolati, col pelo bello lucido che poi sfilano davanti i giurati.

Questa manifestazione è organizzata dall’Enci, l’associazione nazionale di cinofilia italiana: qui vengono decretati i migliori cani di razza e per questo i cani vengono tirati a lucido, passando per ore di toelettatura dove si va a tagliare il loro pelo per valorizzarne le loro caratteristiche.

Si paga – racconta la signora che esegue il “taglio” ai modelli a quattro zampe, da 40 ad 80 euro per un taglio da fare ogni due settimane.

Strippatura è invece il trattamento fatto con la pietra pomice sul pelo di alcuni tipi di cani, per strappar via il pelo morto, ma si possono anche usare dei coltellini da stripping: “per fare un cane da show ci metti almeno due giorni, se non lo fai costantemente, però almeno sei ore di lavoro le richiede”.

Come racconta nell’anticipazione del servizio la giornalistaDietro lo scintillio della toelettatura, però, ci sono le ombre di una genetica che spinge alcune caratteristiche delle razze in maniera estrema come per il bulldog francese [come aveva raccontato Presadiretta nella puntata Amore bestiale]”.

Queste modificazioni, il muso schiacciato per quanto riguarda i bulldog, possono tradursi col tempo in problemi di salute per l’animale, problemi respiratori dovuti alla canna nasale corta, si è selezionato questo carattere per una questione esclusivamente morfologica, estetica.
Un’importante alleata politica dell’Enci è la deputata Michela Brambilla, autrice anche di una trasmissione in onda su Rete 4, “dalla parte degli animali”: il rapporto tra la deputata e l’ente si sarebbe consolidato proprio grazie alla trasmissione. Dai bilanci di Enci Report ha scoperto che nel 2021 e nel 2024 vengono dati 240 mila e 220 mila euro alla trasmissione della Brambilla per la divulgazione della cultura degli animali di razza, quasi 5000 euro al minuto.
Giulia Innocenzi ha provato a chiedere un riscontro e un chiarimento alla deputata su una potenziale situazione di conflitto di interesse (Brambilla è presidente della commissione sui diritti degli animali in Parlamento): nella sua trasmissione si spinge all’adozione di animali dai canili rispetto all’acquisto di animali di razza, come ribadito anche sul sito della sua associazione
Leida (la Lega italiana in difesa degli animali).
Alla giornalista di Report la deputata ha spiegato che è ben lieta di collaborare con Enci perché sono persone serie, lavorano bene, sui soldi presi da Enzi per la sua trasmissione ha aggiunto “la trasmissione è di Mediaset che io ho l’onore di condurre e i rapporti di Mediaset con gli sponsor, partner e inserzionisti non sono una cosa che conosco e controllo..”
Ma il presidente di Enci, Dino Muto racconta una versione diversa: sostiene cioè che la collaborazione sia nata proprio grazie ad un incontro tra i due,
“noi riteniamo che sia per noi una trasmissione fondamentale..”. L’idea della trasmissione nasce da un incontro da cui poi è scaturito l’accordo con Mediaset.

Report ha visitato un allevamento gestito da Enci dove si trovano i cani di razza Weimaraner: le volontarie di un rifugio hanno trovati i cani in condizioni critiche, sottopeso, con dermatiti, funghi, piaghe da decubito perché probabilmente non uscivano mai dai box. Alcuni sono oggi in cura contro la filaria e i parassiti intestinali, “perché sono cucciolate che non sono mai state vendute” spiega una volontaria a Giulia Innocenzi, come fossero un fondo di magazzino, oggetti inutili.
Manca un organo di controllo su questi allevamenti, non basta l’Enci perché, sempre secondo le volontarie, “non assolve il suo compito” di vigilanza.
I Weimaraner, con le loro caratteristiche peculiari, sono diventati in questi anni star delle pubblicità e delle trasmissioni TV, quando una razza canina è di moda chi li ha può sfruttare le mamme all’inverosimile, come “macchine da cuccioli”, cucciolate “fatte in stecca”, femmine ingravidate ogni sei mesi, per chi si occupa del benessere dell’animale dovrebbe essere una cosa aberrante.

Per rispondere alla domanda di mercato spesso si arriva a mettere in riproduzione anche cani con patologie genetiche, col rischio di trasmetterle all’intera cucciolata” il commento della giornalista di Report: tra i maschi in questo allevamento Enci c’era anche un maschio monorchide, con un testicolo ritenuto, un maschio che non doveva essere messo in riproduzione e invece è stato tenuto a montare, come riportato dal registro Enci. E queste patologie non sono monitorate dall’ente: “gli allevatori seri sanno che prima di mettere in riproduzione devono fare test genetici, lastre perché sono casi che possono avere la displasia, il problema è che uno può anche richiedere il pedigree, senza aver depositato niente.”

A Maserada nel 2022, in provincia di Treviso, è stata realizzata una pista per far correre i levrieri: quelle che si vedono sembrano in tutto delle corse per cani, con gli animali rinchiusi nelle gabbie e con la museruola, poi lasciati liberi per inseguire uno zimbello meccanico che simula una preda.
Enci sostiene che qui non vengono fatte corse per cani ma solo prove zootecniche per la selezione degli esemplari. Ma se fosse vero, come mai i cani devono correre insieme – si chiede Michele Pezone della Lega per la difesa dei cani? Come mai una pista ovale, col rischio che gli animali si feriscano a seguito di queste attività?
“Io faccio anche denunce laddove vedo maltrattamenti” assicura la deputata Brambilla, sottolineando la sua indipendenza nel giudizio verso Enci, su cui al momento mantiene il suo giudizio positivo.
Forse la deputata non ha visto di persona i maltrattamenti, ma ha ricevuto delle denunce, inviate anche alla sua mail di deputata, relative ad un campionato tenuto a Perugia nel 2023. Nel video che si può trovare sui canali social di Report si vede una simulazione di aggressione e dove il figurante avrebbe percosso il cane con un bastone, pratica vietata anche dalla federazione cinologica internazionale. La proprietaria di un dobermann che ha partecipato alla gara ha deciso di denunciare il fatto anche a Michela Vittoria Brambilla.
“Ha me non mi ha contattato nessuno” racconta oggi l’allevatrice a Giulia Innocenzi “il mio avvocato ha depositato la denuncia ma io non ho saputo più niente, cioè nessun organo mi ha mai più contattato”.

La scheda del servizio: CANI BANCOMAT

di Giulia Innocenzi

Collaborazione Greta Orsi, Giulia Sabella

Ombre di doping, pedigree sospettati di essere falsi, cani ibridati potenzialmente pericolosi. È quello che sembra nascondersi dietro lo scintillio dei cani di razza di Enci, l’ente nazionale della cinofilia italiana, unico ente che può rilasciare i pedigree in Italia. Sotto la lente di ingrandimento di Report anche i rapporti con la politica.

Oggi l'alleata politica principale dell'ente è Michela Vittoria Brambilla, impegnata, nella sua attività da parlamentare animalista, a fare adottare i cani dai canili, ma che, nelle vesti di conduttrice della trasmissione Mediaset “Dalla parte degli animali”, promuove i cani di razza. Grazie alla partnership sponsorizzata con Enci: l'ente per la cinofilia dal 2021 a oggi ha sborsato quasi mezzo milione di euro alla trasmissione della Brambilla.

I cantieri vista lago di Garda

Torri del Benaco, provincia di Verona: lungo il lago di Garda si inerpica una salita molto amata dai biker: da qualche anno il panorama del lago è cambiato per il crescere dei cantieri spuntati sulle colline.

È in corso una cementificazione del lago spinta dal turismo, sempre più di massa, che arriva proprio qui e richiede nuove residenze, ma è un processo che se da una parte porta ricchezza, sta anche distruggendo il territorio. In cima alla collina di Albisano c’è un’immensa costruzione che si chiama “Cape of senses”, una struttura a 5 stelle con un meraviglioso affaccio sul lago.

Alessando è una delle guide in mountain bike con cui ha parlato la giornalista di Report: “ti cementificano tutto, tagliando anche pezzi della strada: nel momento in cui ci fossero forti precipitazioni, come si comporta questa montagna, cosa rilascia giù nella zona costiera..”
E’ un problema ambientale ma anche paesaggistico “diciamo che quello che è capitato lassù ad Albisano non corrisponde ad un miglioramento” spiega Fabrizio Magani, soprintendente delle province di Verona, Rovigo e Vicenza.


A Punta San Virgilio è sorto nel 2023 un nuovo cantiere gestito dalla Soledad Srl che sta ristrutturando una dimora storica: dietro c’è l’imprenditore Giovanni Rana che qui ha intenzione di costruire delle suite di lusso.
“Io il progetto l’ho visto,è una roba da villette a schiera” racconta alla giornalista di report il conte Guariente Guarienti di Brenzone “non capisco quasi cosa centri qua, se vuoi fare delle suite super care non puoi fare la pietrina di pruna..”, per poi continuare “quando uno per mettere piede in una storia anziché entrare direttamente bussando, compra una eredità, lo spirito non è quello amichevole..”
Si tratta di una eredita sub iudice, ovvero la Cassazione deve ancora stabilire, avendo i fratelli un contenzioso in corso, di chi sia la reale proprietà. Ma al comune di Garda, 4000 abitanti, non lo sapevano: “il comune non deve fare una indagine approfondita su chi appartenga un compendio immobiliare, a noi interessa che in base all’atto di proprietà, i proprietari a loro rischio e pericolo abbiano deciso di fare un intervento di ristrutturazione e riqualificazione..” commenta il sindaco.

A loro rischio e pericolo perché l’area interessata potrebbe tornare ai conti Guarienti: questa porzione di San Virgilio appartiene ad una fiduciaria (dietro alla Soledad SRL), come è possibile che un monumento nazionale possa essere di proprietà di una società schermata.
Se il sindaco non è preoccupato, lo sono i conti Guarienti e anche pezzi della società civile, come Federica Panizzo attivista di Verona Polis “si tratta di un sito unico perché sottoposto ad un triplice vincolo, paesaggistico, architettonico e archeologico, ci chiediamo se questi vincoli siano stati adeguatamente rispettati e se non si possano rilevare dei reati di tipo ambientale”.

Questo monumento nazionale, oggetto della ristrutturazione da parte della Soledad, è sottoposto ad un vincolo della soprintendenza, tuttavia la società riferibile ai Rana si è mossa con una certa disinvoltura – racconta Report: è stata fatta una breccia in un muro del 1700 con l’autorizzazione del comune, mentre il conte Guarienti per avere una autorizzazione sulla sua parte ha dovuto aspettare mesi.
“Quando siamo entrati nell’area ci siamo trovati davanti ad una situazione di degrado” spiega a Report il direttore dei lavori “c’erano tende, auto e baracche abbandonate..”.

La scheda del servizio: LA RANA CHE CONQUISTÒ IL LAGO

di Rosamaria Aquino

Collaborazione Enrica Riera

Punta San Vigilio sul Lago di Garda è considerato un sito di interesse artistico, storico e architettonico. Un gioiello paesaggistico dove il tempo sembra essersi fermato. Finché una società che sarebbe riconducibile a Giovanni Rana, il re dei tortellini, ha acquistato una porzione di territorio per farne una splendida spiaggia privata, un ristorante stellato, una terrazza sul lago, con previsione di costruire una serie di lussuose suites. Chi vigila sui vincoli che hanno mantenuto quel luogo intatto nei secoli? Report allarga lo sguardo anche agli altri cantieri di strutture turistiche che hanno modificato questo "luogo dell'anima", rendendo difficile agli stessi operatori del turismo di vivere vicino al proprio posto di lavoro.

L’eredità di Gianni Agnelli

Manuele Bonaccorsi questa sera continuerà ad occuparsi dell’eredità di Gianni Agnelli, non sulla questione delle quote di Dicembre (oggetto del servizio di domenica scorsa), ma dei beni collezionati dall’avvocato in vita che fanno parte della sua eredità.
Quadri che sono spariti, tra cui un importante De Chirico, “Mistero e malinconia di una strada”, di cui ne esiste un rifacimento al museo Villa Bilotti di Roma: il valore di questa opera è difficile da stimare, sopra i 30 ml di euro.

Nel 2000 ero il giovane collaboratore alla mostra scientifica 900 – arte e storia in Italia che si organizzò alle scuderie del Quirinale e il mio maestro, con cui lavoravo, Maurizio Calvesi, uno dei massimi esperti dell’opera di De Chirico, era il curatore della mostra. Calvesi in quell’occasione vide Malinconia di una strada, nella collezione personale di Gianni Agnelli ..” sono i ricordi del professor Canova, collaboratore di Calvesi che prosegue poi spiegando come quest’ultimo chiese ad Agnelli di poter esporre il quadro alla mostra prendendolo in prestito.
“Lo presterei volentieri ma non voglio che venga notificato” fu la risposta dell’avvocato “perché i quadri a volte ho voglia di scambiarli”.

A fine intervista il professor Canova svela a Report un dettaglio rilevante: “io so da un’altra persona, però questa cosa non la posso riportare integralmente che il quadro fu portato via dalla casa di Roma nel 2018”, probabilmente il quadro fu portato via in Svizzera dove gli Agnelli avevano portato via altre opere della loro collezione privata.
Tra le opere finite nella villa di San Moritz di proprietà di John Elkann ci sono anche due Klee: secondo quanto risulta a Report anche queste si trovavano in Italia a Torino, dove erano state acquistate nel 1966 alla Galleria Galatea. All’Università La Sapienza di Roma si trova ancora il catalogo di quella mostra. Questa galleria era diventata famosa a Torino per le sue esposizioni di autori del 900, qui lavorava Gian Enzo Sperone un noto collezionista, che a Report racconta della visita di Gianni Agnelli che di fronte al quadro di Klee disse “mi piace”, senza chiedere il costo. Come hanno fatto a finire in Svizzera? “Molti se ne fregavano, li caricavano in macchina, in barca, non era penale, lo è diventato dopo [l’esportazione delle opere artistiche]”.

Le opere acquistate da Gianni Agnelli in possesso poi della moglie Marella alla sua morte, sono poi finite nelle disponibilità dei nipoti Elkann che, secondo la procura, avrebbero inscenato dei finti regali, per evitare che le opere sparite finissero nell’inventario dei suoi beni, redatto dall’esecutore testamentario dei beni di Marella Agnelli.
La somma di questi regalini per il compleanno ammontava a oltre 170 ml di euro: un Bacon a Ginevra e degli orecchini dal valore di 78 ml di euro, Lapo un Monet da 17,5 ml, John un altro Warhol da 10 ml.. Per rendere il regalo più credibile la segretaria di John Elkann redige tre finte lettere della nonna indirizzate al nipote ma sono datate 2024, cinque anni dopo la sua morte.

La scheda del servizio: CAPOLAVORI CLANDESTINI

di Manuele Bonaccorsi

Collaborazione Madi Ferrucci

Alcuni capolavori d’arte posseduti da Gianni Agnelli potrebbero aver lasciato il territorio nazionale senza autorizzazione. Dell’ipotesi sono stati informati anche i carabinieri del nucleo di tutela del patrimonio culturale, come ha riferito alle telecamere di Report Luigi La Rocca, direttore generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del ministero della Cultura. Report, dopo un lungo lavoro di indagine, ha consegnato al dirigente l’elenco completo delle oltre seicento opere della collezione Agnelli. In particolare, potrebbero essere finiti all’estero senza autorizzazione tre capolavori: “Mistero e malinconia di una strada” di Giorgio De Chirico, la “Scala degli Addii” del futurista Giacomo Balla e il prezioso “Glaçons, effet blanc” di Claude Monet, oltre a due acquerelli di Klee. Ha lasciato il territorio nazionale - con una regolare autorizzazione, invece - uno dei più importanti capolavori della seconda metà del ‘900, il Pope III di Francis Bacon, valore tra i 20 e i 30 milioni di euro. La preziosissima collezione di Agnelli perde dunque pezzi molto preziosi, dato che appena 9 opere su oltre 600 risultano attualmente sottoposte a tutela. I capolavori della collezione Agnelli sono ora al centro di uno scontro giudiziario tra la figlia dell’Avvocato Margherita Agnelli e i suoi tre figli John, Lapo e Ginevra Elkann. I fratelli – secondo le indagini della Procura di Torino - avrebbero inscenato dei finti regali di opere d’arte e gioielli di proprietà della nonna Marella Caracciolo per oltre 170 milioni di euro, in modo da evitare che le opere finissero nell'inventario dei beni della madre e fossero dunque “attaccate” da Margherita. Report è entrato in possesso delle tre versioni di una lettera di Marella ai nipoti che avrebbe accompagnato uno dei presunti regali. Peccato siano state scritte cinque anni dopo la sua morte.

I beni della curia di Napoli – la saga

Report torna ad occuparsi dei beni della curia di Napoli dati in concessione: tra questi anche l’antica chiesa dei Taffettanari, che era occupato abusivamente.
Il 2 luglio scorso, con una operazione congiunta di polizia e carabinieri, con la presenza di autorità varie, è avvenuto lo sgombero di queste famiglie, “una bella giornata di legalità per Napoli” è stato il commento del prefetto.

Una giornata di legalità a cui si è arrivati dopo quasi due anni dalla prima inchiesta di Report che aveva scoperto come questa chiesa del ‘500 nel centro storico di Napoli era chiusa e abbandonata da anni, mentre la canonica (un palazzo di 4 piani) era occupato dalla famiglia Macor. Tra questi anche una persona che qui scontava la pena per usura ed estorsione aggravata, assieme al marito ai domiciliari per vari reati, tra cui rapine.

Giuseppe Macor era affiliato al clan di Giuliano – racconta il giornalista Arnaldo Capezzuto – tutte le zone a ridosso del centro storico sono state per anni sotto il controllo della famiglia Macor: la gestione dei parcheggi abusivi, piazze in cui le forze dell’ordine non potevano entrare, che consentivano un gettito da 10-12mila euro al mese. Macor si caratterizza anche per rapine, estorsioni. Il loro spessore criminale emerge quando, entrati nel palazzo, sfrattano con la forza i legittimi inquilini e occupano gli appartamenti. Tutto avviene nell’inerzia di padre Emanuele Casole, che aveva gestito la chiesa per anni.
La chiesa – sostiene il prete – non sarebbe della curia e nemmeno il palazzo a fianco, occupato da persone con precedenti penali, “io non lo so..”

La scheda del servizio: LA CANONICA LIBERATA

di Danilo Procaccianti

Collaborazione Goffredo De Pascale

Due anni dopo che Report aveva scoperto l'occupazione abusiva da parte di una famiglia malavitosa della canonica dell'antica chiesa di San Biagio ai Taffettanari, a due passi dal Duomo di Napoli, quell'immobile è stato liberato e restituito al patrimonio cittadino. È un primo passo nel ripristino della legalità nella delicata gestione del patrimonio della Curia napoletana, numericamente e artisticamente uno dei più ricchi d'Italia.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.