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03 luglio 2026

Il re delle ceneri di S.A. Cosby


 

UNO

Sogna la madre. La sua pelle color mogano è ancora più scura e intensa, nel filtro color seppia del suo sogno. Gli occhi, grandi e profondi, brillano su di lui come lucciole. Anche i capelli, corti dietro e ricci sopra, sembrano brillare. Indossa il camice da infermiera con cui l’ha vista l’ultima volta, quel giorno.

Roman Carruthers è un uomo di successo: ad Atlanta, dove ha sede la sua società, lo conoscono tutti per la sua capacità di moltiplicare la ricchezza di gente che i soldi li ha già ma li vuole tenere di nascosto dagli occhi dello Stato.
Ma non è sempre stata così: la sua famiglia proviene da una piccola cittadina della Virginia, Jefferson Run, dove il padre possiede un forno crematorio, su cui ha investito tutti i risparmi e a cui ha dedicato tutta la vita. Sacrificando anche la sua famiglia.
Una mattina dopo l’ennesima festa e la notte passata assieme ad una sconosciuta, il passato torna a bussare alla vita di Roman con una telefonata della sorella Neveah:

Fece un respiro profondo e rispose. «Ehi, che succede?» «È papà. Ha avuto un incidente. È in coma. Credo che dovresti tornare a casa, Rome»

Il padre ha avuto un brutto incidente e ora si trova in coma in ospedale: il ritorno a Jefferson Run è un salto in quel passato che Roman pensava di aver messo alle spalle. Il duro lavoro al forno crematorio, quell’odore di cenere che ti rimane addosso. E poi il ritorno alla sua famiglia, o a quello che rimane: il tempo per la famiglia Carruthers sembra si sia congelato a quel giorno maledetto di quindici anni prima quando Bonita Carruthers, la loro mamma, era scomparsa.

Secondo la polizia, il 6 giugno 2003 Bonita Carruthers era uscita dal Jefferson Run Memorial ed era scomparsa come una nuvola di polvere catturata dalla brezza estiva.
I sospetti si erano concentrati sul padre, Keith: in quel paesotto dove tutti conoscono tutti le voci cui tradimenti di Bonita erano noti a tanti e nemmeno ora, passati gli anni, la gente se ne era dimenticata.

La memoria è una cosa potente. È uno spirito che invochiamo volentieri per sussurrare bugie o aiutarci a punire noi stessi. Per gli abitanti di Jefferson Run, ricordare Bonita Carruthers era un hobby. Per lui, una penitenza.

La sorella Neveah si era ritrovata così a dover lavorare a fianco del padre da sola, perché Roman aveva iniziato a studiare al college, coltivando poi una sua fantasia sessuale dove diventava il cavaliere bianco che salvava la madre.
Dante, il fratello più piccolo, non era riuscito a riprendersi da quella scomparsa ed era finito vittima dei suoi vizi: l’alcool e la droga.

E la droga e il miraggio dei soldi soldi facili, è la causa dell’incidente del padre, che poi non è nemmeno un incidente: Dante si è indebitato con una banda di criminali, i Baron Boys, per comprare della cocaina da spacciare al campus. E scappare così da quell’odore dei corpi nel forno.

Roman si offre di aiutarlo ricorrendo all’arma che conosce meglio, il denaro, ma commette un errore. Le persone che si trova davanti, i capi della gang BBB, Tranquil e Torrent, sono due criminali veri.

Fu in quel momento, con la bocca piena di sangue, che riconobbe il suo errore. Si era talmente abituato ai personaggi da cartoni animati che si spacciavano per duri nelle cabine di registrazione di Atlanta, raccontando storie di una vita che avevano osservato solo dai margini..

Non è solo bravo coi soldi Roman, è uno che sa usare anche la testa: perché qui bisogna essere lucidi se si vuole salvare la famiglia, il forno. La vita. Se non si può fare la guerra a dei veri criminali, persone per cui uccidere una persona è un gesto come un altro, allora occorre trovare la leva per far crollare la banda dall’interno.
Facendo leva sulla loro avidità, sulla paura con cui i due capi comandano gli altri gregari. E Roman, con la sua capacità di fare generare soldi dai soldi, sarà il cavallo di Troia di questa strategia.

«Non possiamo scatenare una guerra. Abbiamo troppo da perdere. Abbiamo Neveah, abbiamo mio padre. Il crematorio. No, non funzionerà. Qual è l’altra strada?» chiese Roman. Khalil si slegò i capelli e lasciò che le ciocche gli cadessero sulle spalle. «L’altra strada consiste nel farli crollare dall’interno

L’ombra della tragedia incombe sui protagonisti di questo thriller: sembra di leggere le pagine di un romanzo di Shakespeare (citato con un passaggio del Macbeth), dove tutti i personaggi sono destinati a non poter sfuggire al proprio destino.
Un destino che sembra legato a doppio filo a quel maledetto giorno della scomparsa della madre, ai sospetti e al non detto che sono germogliati tra i figli di Keith Carruthers. Cosa è successo quel 6 giugno 2003 al forno crematorio?
Riuscirà Roman a salvare la sua famiglia, quello che gli resta di più caro, senza trovarsi anche lui sporco di quella “cenere” frutto del male che ha accettato, come compromesso per la sua salvezza?

Il destino è come un treno che sfreccia sui binari. Ci sono momenti in cui puoi battere quel treno in corsa e altri in cui quel treno ti travolge.

Forse uno dei migliori romanzi letti finora di S.A. Cosby, questo Re delle Ceneri. Drammatico e intenso, fino alle ultime pagine.

La scheda del libro sul sito di Rizzoli
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18 aprile 2025

La mia più oscura preghiera di S.A. Cosby


La vendetta è la confessione di un antico dolore.

Antico proverbio

PROLOGO

Vidi i fari fendere l’oscurità e la foschia che ammantavano il cimitero. Sapevo che Skunk andava piano perché il sentiero era pieno di buche e di dossi. La Chiesa Battista del Getsemani si trova all’estremità opposta della contea, vicino al North River. Scavare una fossa dietro quella chiesa è come scavare un pozzo.
[..]
Nessuno, fa parte me e Skunk, avrebbe saputo che quella fossa era il luogo dell’eterno riposo di due anime defunte, anziché una soltanto.

Nathan Waymaker è un becchino o, meglio come si definisce lui stesso, uno che si occupa dei corpi delle persone morte e che i familiari affidano loro per prepararle all’ultimo viaggio.

Mi occupo dei corpi. È quello che dico quando mi chiedono cosa faccio di mestiere. Mi sono reso conto che di solito la gente tende a reagire in due modi: o allontanandosi lentamente per poi guardarmi storto e starmi alla larga

Ex marine o, sempre per usare le parole di Nathan, un marine in congedo. Ex poliziotto e questa volta veramente ex: dalla polizia di Queen County, nello stato del Virginia, era uscito dopo una brutta faccenda legata alla morte dei genitori, morti in un incidente stradale.

Le prove che avrebbero inchiodato il responsabile – bianco, rampollo di una famiglia importante – erano misteriosamente sparite dall’ufficio della polizia, come non fossero mai esistite. Così Nathan aveva abbandonato la divisa, dopo aver buttato fuori dalla finestra il poliziotto responsabile di quelle prove sparite.

Perché Nathan, anche per quel passato importante, ha un problema che fa fatica a controllare: si tratta di quel demone dentro di lui che esce fuori quando si sente sotto pressione o minacciato da qualcuno. E allora la sua furia spazza tutto quello che si trova davanti.

È questa la persona che incontriamo in questo primo romanzo di S.A. Cosby, un ex poliziotto che ora si prende cura dei corpi, con grande rispetto e professionalità.

Persone come il reverendo Esau Watkins, il pastore della Chiesa Battista della Nuova Speranza, trovato morto nella sua casa.

Esau Watkins era noto come «E-Money» Watkins. Era un ladro, uno spacciatore e un ricettatore occasionale.

Siamo nell’America del sud, quella dei predicatori e della buona novella del pastore che si occupa del suo gregge, in particolare il gregge che dona i loro averi alla chiesa per la gloria del signore (o forse del pastore). Anche Esau era una pecorella smarrita una volta, prima di essere colpito dalla luce del signore. Prima di mettere su quella Chiesa Battista.

Secondo la polizia è morto suicida, si è sparato un colpo di pistola e via.

Fuori dalla porta trovai due anziane signore nere assai a modo. Una era alta e magra, con un certo luccichio negli occhi. L’altra era più bassa, con una faccia che aveva visto la sua dose di giornate no

Sono due donne della congregazione di padre Watkins che sulla morte del pastore hanno un’idea diversa: avevano scoperto uno strano giro di donazioni versate alla chiesa, migliaia di dollari, che arrivavano ogni settimana da un personaggio poco incline alle preghiere verso il signore e molto incline ad altri traffici.

No, il reverendo non si è ucciso, non era da lui: le due signore chiedono a Nathan di fare qualche domanda all’ufficio dello sceriffo per capire come vanno le indagini.

Le due signore sono accompagnate dalla figlia di Esau, Lisa Watkins, una bella donna che aveva frequentato la stessa scuola di Nathan. Diversamente dalle due donne della congregazione, Lisa non ha intenzione di versare nessuna lacrima per la morte del padre con cui aveva rotto i rapporti anni prima e che considerava solo un truffatore, altro che predicatore della parola di Dio:

«Ha detto che era la truffa più redditizia a cui si fosse mai dedicato. Persino meglio del giro di droga. Ecco, quello era mio papà.»

In effetti, anche analizzando il corpo del reverendo, qualche dubbio sulle dinamiche di questo presunto suicidio, viene fuori. Nathan, diversamente dalle due signore, sa che il dipartimento di polizia si può comprare, le indagini si possono insabbiare, come successo per i suoi genitori.

Così Nathan inizia una sua indagine facendo delle domande in giro, allo sceriffo, alla figlia Lisa. Perché comunque una volta era poliziotto, faceva quel lavoro per proteggere i più deboli, per dare sicurezza:

La sicurezza è un’illusione. Non esiste sicurezza. Ci sono solo i tempi morti fra una tragedia e l’altra.

Questa indagine sul reverendo e sulla sua congregazione però si rivela subito un vespaio: le donazioni portano ad un piccolo gangster di paese che alle spalle ha un criminale molto più pericoloso chiamato “ombra”.

Ci sono poi i rapporti con un altro reverendo di una congregazione vicina, un altro predicatore che promette il posto in prima fila davanti a Dio, pagando la giusta offerta.
Nemmeno si rende conto bene in quale guaio si è cacciato Nathan, trovandosi contro da una parte l’ufficio dello sceriffo e dall’altra questo piccolo criminale, chiamato “Fella” (in omaggio al film di Scorsese) e i suoi scagnozzi. Tutti sembrano voler mettere una pietra sopra sull’indagine di Nathan, non solo metaforicamente: sarà Lisa, la figlia del predicatore, a portarlo sulla direzione giusta per capire quali traffici si svolgevano dietro la chiesa della Nuova Speranza.

Nascerà una relazione intensa tra Lisa e Nathan, entrambi prigionieri dei fantasmi del proprio passato: chi era veramente il pastore Esau Watkins? Come si è vendicato Nathan per la morte dei genitori?

Per uscirne vivo da questa faccenda Nathan dovrà usare tutte le sue forze e rivolgersi anche all’aiuto dei suoi amici, Walt, Raheem e soprattutto Skunk per portare a galla un intreccio criminale che metterebbe in imbarazzo troppe persone in quella parte della provincia americana.

Non c’è un finale consolatorio in questo romanzo, pieno di azione, violenza e sangue: né sulla giustizia qui in terra e nemmeno sulla giustizia divina, per chi ci crede. Non sempre le nostre preghiere a Dio trovano una risposta:

Sta tutta qui, alla fine, la grande tragedia di questa cosa che chiamiamo vita, no? O nessuna delle nostre preghiere trova ascolto, oppure trovano ascolto tutte. Persino quelle più oscure.


Gli altri libri dell'autore S.A. Cosby.

La scheda del libro sul sito di Rizzoli

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08 giugno 2024

Il sangue dei peccatori di S.A. Cosby

 


Charon
Charon fu fondata sul sangue e sulle tenebre. Letteralmente e metaforicamente. Persino l’origine del suo nome è oscura e rivela un certo gusto per la morte. Narra la leggenda che la contea avrebbe dovuto chiamarsi Charlotte o Charles, ma i padri fondatori indugiarono troppo a lungo [..] La storia che si racconta è che qualcuno semplicemente continuò a scorrere il dito lungo l’elenco dei nomi fino ad arrivare a Charon, Caronte, colui che traghetta le anime dei defunti nel regno dei morti.

Charon, come Caronte, il traghettatore delle anime nell’inferno: forse non poteva esserci nome più indicato per ambientare questo racconto che ci porta dritto dentro l’anima nera dell’America profonda. Se nel primo romanzo, Deserto d’asfalto a farla da padrone era l’adrenalina dell’azione, già nel secondo si toccavano temi legati all’odio contro le minoranze, che siano le persone di colore o gli omosessuali. Questo terzo romanzo tocca ci porta dritti dentro l’inferno, ma non quello descritto da Dante, quello che abbiamo costruito noi umani, come i primi coloni che hanno messo terra su questo lembo della Virginia e hanno preso possesso delle terre con la violenza. Che poi hanno coltivato i campi con gli schiavi razziati dalle coste africani, perché tanto erano esseri inferiori. Tanto diversi da doverli tenere segregati, lontani dall’uomo bianco, perché lo dice anche la Bibbia, perché questi sono i nostri valori da difendere, qui si è sempre fatto così.. Uccidere, violentare, spargere sangue, sangue che poi si infetta, generazione dopo generazione. Fino a che il male esplode all’improvviso. L’inferno esiste come esiste anche il diavolo, che vive in mezzo a noi, non ha le corna in testa. Ma a volte indossa la maschera di un lupo…

«Il Sud non cambia. Si può provare a nascondere il passato, ma quello ritorna, in forme anche peggiori. Forme tremende».

Parola di Titus Crown, sceriffo della contea di Charon, Virginia.

UNO

Titus si alzò cinque minuti prima che la sveglia iniziasse a suonare, alle 7:00, e si fece una tazza di caffè con la Keurig che gli aveva regalato Darlene per Natale.

Non è facile essere uno sceriffo di colore in una piccola contea del sud come Charon, specie se sei stato eletto prendendo il posto di un vecchio sceriffo che aveva usato la stella e il suo ruolo per nascondere le prepotenze e le violenze contro le persone di colore.
Specie se sei uno come Titus Crown, con un passato brillante come agente dell’FBI, prima che gli accadesse qualcosa che lo ha costretto ad abbandonare il bureau, tornare dal padre nel suo paese d’origine, provare a fare qualcosa di buono per proteggere la gente del suo paese.

E magari cercare di mettersi alle spalle vecchi incubi: come il volto di quel suprematista bianco che si era fatto esplodere davanti a lui, o come il rimorso per non aver fatto abbastanza per salvare la madre, morta anni prima dopo una lunga malattia.

Titus è una di quelle persone che si portano addosso tutto il dolore, senza riuscire a condividerlo con altri. Col padre, che si era perso nell’alcool o col fratello Maquis, con cui non si parlavano più, o perfino con la religione.

E ora, su Titus e su Charon sta per abbattersi una nuova tragedia, altre ferite lasceranno sul suo corpo la testimonianza di quanto può essere malvagio l’uomo.
Tutto parte con una telefonata:

Proprio per quello la disperazione che trasudava dalla voce e usciva dalla radio innervosì Titus all’istante. «Qui Titus, passo» disse, dopo aver premuto il pulsante per parlare. «Titus… c’è un uomo armato all’interno del liceo. Mi stanno arrivando cento chiamate al minuto, qui… »

A Charon è successo quello che era già successo in altre città in America: qualcuno che fa irruzione nella scuola con un’arma, la cui detenzione è garantita dal secondo emendamento, per uccidere.
Ma in questo caso l’assassino, un ragazzo di colore, ha sparato solo una volta, al professor Spearman, un professore molto amato dagli studenti.

.. le porte si aprirono e ne uscì un uomo che teneva nella mano sinistra una maschera di cuoio con il muso da lupo e nel braccio destro cullava come un neonato un fucile calibro .30-30.

Latrell, questo il nome del ragazzo, viene abbattuto dalla polizia, quando questi fa il gesto di avventarsi addosso col suo fucile.
L’ennesima tragedia causata dalle troppe armi che girano nel paese, quelle che dovrebbero renderci tutti più sicuri? Sarebbe già difficile da spiegare così per Titus, sceriffo di colore che deve spiegare alla comunità nera che non è trattato dell’ennesimo caso di eccesso di violenza.

Ma c’è qualcos’altro: Latrell prima di morire ha gridato delle frasi come se fosse in preda ad un delirio, il suo sguardo era come di uno che si è già perso nel suo inferno. E poi quelle parole:

«Latrell, aspetta» disse Titus. Latrell aprì gli occhi. «Guardategli nel telefono» disse. Titus abbassò il tiro di un altro centimetro.
Per scrupolo, per evitare di essere accusato di voler insabbiare le eventuali responsabilità dei poliziotti nell’ennesimo scontro dove a morire è un ragazzo di colore, Titus chiede un’indagine interna sulla dinamica dei fatti, basandosi anche sui tanti video girati dagli studenti. Anche se sembra tutto chiaro, un ragazzo di colore, uno sbandato con problemi di droga, che ha ucciso un docente, bianco, idolo degli studenti professore.

Quanto al resto della comunità nera di Charon, per alcuni di loro sarebbe sempre stato il nemico. Era il prezzo del distintivo. La decisione di candidarsi implicava la scelta di vivere in una terra di nessuno

Si trova in una posizione scomoda Titus, a metà tra la comunità nera che aveva votato per lui e che ora si aspetta da lui che blocchi le manifestazioni dei nostalgici della segregazione, e dall’altra parte le pressioni dell’amministrazione comunale, come il presidente del consiglio municipale, Scott, un imprenditore di una importante azienda locale che vorrebbe avere nell’ufficio dello sceriffo una sua marionetta

Gli uomini come Scott, consumati dall’ego e dal desiderio di affermare il proprio dominio in cima a gerarchie che vedevano soltanto loro, non riuscivano a mettere da parte le proprie meschine aspirazioni nemmeno di fronte alla morte.

Sempre per scrupolo, Titus decide di verificare le parole di Latrell: cosa c’è dentro il cellulare del professore?

Le immagini sul telefono di Jeff Spearman erano la cosa peggiore che avesse mai visto. Non riusciva a togliersi dalla testa l’idea della purificazione per immolazione.

Sono video e foto che riprendono violenze contro ragazzini, tutti di colore, portate avanti da tre uomini. Uno è il tanto amato professore di geografia, che nei video ha il volto nascosto da una maschera di lupo, come quella che teneva Lattrell in mano, pure lui presente nelle immagini e nei video.

Chi sono questi ragazzini? Come sono finiti dentro questo inferno? Che fine hanno fatto i loro corpi, alla fine di queste violenze (che saranno l’ennesimo incubo che accompagnerà i sogni di Titus)?

«Come ci convivi, con quella roba in testa?» chiese Carla.
Titus si rimise gli occhiali da sole. «Cerco di non sognare» disse, entrando nella casa.

Lo sceriffo Titus decide di mobilitare tutta la sua squadra in questa indagine, per dare giustizia a quei ragazzini indifesi: la caccia all’ultimo lupo, come chiama il terzo uomo dei video diventa quasi subito un caso personale, non solo per il suo coinvolgimento personale, ma anche perché questo “lupo” inizia a contattarlo, lanciando messaggi, come volesse lanciargli una sfida.
Una sfida che lascerà sul corpo, e nell’anima, dello sceriffo altre cicatrici da parte di questo “demone”, un altro frutto del sangue avvelenato, il “sangue dei peccatori” di Charon.

Nel frattempo le tensioni tra i suprematisti bianchi e la comunità di colore, iniziano a montare, anche con l’avvicinarsi della festa organizzata dai “figli della congregazione”: suprematisti bianchi che pensano di difendere le loro radici e la loro “cultura” andando a sfilare sotto le statue dei generali sudisti, sconfitti nella guerra di secessione e che dovrebbero essere considerati traditori della patria. Quella statue che dovrebbero essere abbattute o quanto meno contestualizzate e che invece vengono difese tirando in ballo la “cancel culture”

Quelle effigi avevano due scopi: creare una falsa narrazione che parlasse di onore e sacrificio alla quale i nostalgici confederati potessero aggrapparsi,[..] ricordare ai neri del Sud che per alcuni dei loro vicini bianchi non erano che bovini fuggiti dal recinto, pronti per essere sacrificati sull’altare della Causa Persa.

Eccola l’anima nera del sud, dove circolano più armi che criminali, dove si difendono le statue di generali segregazionisti parlando di cultura, dove girano più bibbie che veri cristiani:

«Flannery O’Connor diceva che il Sud è infestato da Cristo. È infestato, non c’è dubbio. Dall’ipocrisia del cristianesimo. Tutte queste chiese, tutte queste Bibbie, e poi è proprio in posti come Charon che i poveri sono ostracizzati.»

In questo terzo romanzo, come i precedenti molto duro e teso, si parla di segregazione, di odio razziale, di povertà, della religione strumentalizzata per giustificare le posizioni di privilegio dei bianchi, ricchi, punta il dito contro quella visione falsa del sud degli Stati Uniti

Le cittadine di provincia sono come la gente che le abita. Piene di segreti. Segreti carnali, segreti di sangue. Giuramenti nascosti e promesse sussurrate che diventano menzogne più in fretta di quanto si guasti il latte al sole caldo dell’estate.
Il mito di un Sud con gente rispettabile che passeggia per la via principale del centro è sempre stato una casta fantasia da puritani. La realtà si trova nelle stradine di campagna, per i sentieri sterrati, sotto il cielo quando diventa nero. Sul sedile posteriore di una Buick chiazzata di ruggine e sul pianale di un pick-up sgangherato. Il cuore di Charon e della sua contea batte al ritmo degli spiritual che si cantano in chiesa la domenica mattina, ma la sua anima è una verità che si può leggere nel sudore degli amanti clandestini, nel sangue che cola dalle labbra della presidentessa dell’associazione genitori e insegnanti dopo che il marito ha bevuto un bicchiere di troppo, ben più d’una volta di troppo.

Il sangue dei peccatori è un romanzo molto politico (e molto utile per comprendere certe dinamiche politiche nell’ottica delle prossime elezioni presidenziali americane): alla fine di emerge l’immagine del protagonista, Titus Crown, un uomo che si porta sulle spalle il peso delle sconfitte subite, la perdita della madre, la disillusione della religione, l’essere uscito dall’FBI. Ho pensato, leggendo le pagine dove Titus condivide i suoi pensieri, a quanto ci sia dell’autore dentro questo sceriffo “anomalo” e leggendo questo articolo su publishersweekly ho avuto conferma delle mie sensazioni.


I precedenti romanzi di S.A. Cosby
Deserto d’asfalto
Legittima vendetta

La scheda del libro sul sito di Rizzoli, il link per scaricare il pdf del primo capitolo

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