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24 gennaio 2026

Anteprima inchieste di Report – il made in Italy, il controllo dei magistrati, i pendolari dello Stato

C’era una volta il made in Italy

Domenica scorsa Report ci aveva mostrato come una parte importante della produzione del made in Italy, che da lustro al nostro paese, si basi su piccole aziende cinesi dove non valgono le norme sul lavoro. Il tutto perché i grandi brand chiedono profitti sempre più alti spremendo i fornitori finali a cui chiedono capi dal costo sempre più basso.

Parliamo di operai che lavorano senza contratto, senza tutele, in capannoni non a norma. E succede tutto sotto i nostri occhi.

Come a Prato dove Report ha seguito un controllo eseguito dalla Procura su queste aziende cinesi: ancora una volta si vedono operai senza permesso di soggiorno, senza contratto. E non era nemmeno la prima volta, come racconterà il servizio già nel 2022 in un precedente controllo erano stati trovati lavoratori in nero tra cui anche dei clandestini. Stesso proprietario che però, al momento dei controlli, era irreperibile. Ma poteva controllare l’operato dei dipendenti (regolari o meno) con una telecamera.

LAB REPORT: MADE IN ITALY?

di Luca Bertazzoni

Collaborazione Marzia Amico, Samuele Damilano

Report ha seguito un blitz dei Carabinieri della Tutela del Lavoro all’interno di un opificio cinese a Prato, dove erano presenti operai senza permesso di soggiorno che lavoravano senza le dovute condizioni di sicurezza.

I pendolari della scuola


Report racconterà la vita dei pendolari della scuola, insegnanti, personale tecnico, che per andare al lavoro devono partire alla 4 di mattina per arrivare al lavoro. Dalla Campania verso scuole di altre regioni, come le scuole di Roma. Un disagio fisico per il doversi alzare presto per prendere il treno delle 4 di notte da Aversa a Roma. Ma c’è anche un impatto economico perché questi viaggi si mangiano parte del loro misero stipendio. Abbonamento del treno, della metro, del parcheggio alla stazione di partenza, si arriva a pagare 500 euro al mese. Alla faccia della storiella, che era girata molto sui giornali, della bidella che aveva scelto di fare la pendolare perché così risparmiava..

Dalla Campania ogni giorno partono 6000 persone che con ostinata speranza si recano al lavoro sperando un giorno di potersi avvicinare a casa. Molti di loro fanno questa vita da anni, anni da precari della scuola: “lo Stato ci guadagna dai precari, sono cavie” racconta un’insegnante “siamo state cavie e lo saremo sempre.”

Ma è anche un problema dei bambini che ogni anno si ritrovano un insegnante diverso.

Ci sono poi insegnanti che fanno il viaggio da pendolari dall’interno della stessa regione Lazio: come Antonella che dalla provincia di Frosinone deve arrivare a Roma prendendo l’autobus. Poi la metropolitana, per un totale di più di 4 ore di viaggio.

Un paese civile può tollerare tutto questo sulle persone che hanno in mano il futuro dei nostri figli?

Il servizio di Report racconterà anche di come funziona il mondo dell’interpello: ci si può candidare per una supplenza rivolgendosi direttamente alle scuole, anche senza aver mai messo piede in una scuola, basta una laurea triennale (la giornalista di Report ha usato la sua laurea in filosofia). Basta arrivare all’orario concordato un po’ prima per fare l’ingresso, poi si è pronti per entrare in classe, senza corsi (antincendio, primo soccorso) né formazione senza nemmeno doversi informare sul programma. All’insaputa dei genitori.

E il ministro del merito (e del governo della legge e della sicurezza) che dice? Niente intervista, “ho detto al portavoce di mettervi a disposizione tutti i dati ”

La scheda del servizio: DIETRO LA CATTEDRA

Di Danilo Procaccianti

Collaborazione Cristiana Mastronicola, Eleonora Numico

La scuola è sempre al centro di tutti i programmi politici, di scuola si parla sempre con orgoglio e passione ma poi tutti fanno finta di non vedere cosa c'è "dietro" le cattedre: migliaia di precari. I forzati dell’istruzione, i docenti invisibili che tengono accesa, ogni giorno, la luce dell’istruzione italiana.

Il software di monitoraggio sui pc dei magistrati

A sollevare tante perplessità, se non peggio, non è tanto il fatto che sui pc dei magistrati italiani sia presente un sw per la gestione remota del software o dei problemi. Quanto il fatto che i magistrati non ne fossero stati messi a conoscenza. Parliamo del sw ECM/SCCM di Microsoft installato sui 40000 pc del personale amministrativo del ministero della giustizia compresi i magistrati. Chi ha i privilegi di amministratore può attivare il sw senza che l’utente ne sia a conoscenza.
Report ha raccolto la testimonianza del magistrato Aldo Tirone di Alessandria che ha scoperto l’esistenza di questo sw da una confidenza di un tecnico informatico “mi ha detto che sui ns computer è installato un sistema che consente, all’insaputa dell’utente di essere ‘spiato’”.

Qualcosa che collide con la segretezza delle indagini: il giudice del Tribunale di Alessandria ha messo alla prova il tecnico con un esperimento in cui effettivamente è possibile spiare le attività fatte sul pc all’insaputa dell’utente, vedere i file creati, le modifiche a file o cartelle esistenti.. Nessuna autorizzazione o warning sull’attività di controllo è apparsa sul desktop del pc del giudice Tirone. E questo smentisce le dichiarazioni dell’attuale ministro della giustizia Nordio secondo cui le funzioni di controllo non sarebbero mai state attivate e che “in ogni caso, il loro eventuale uso necessiterebbe di una richiesta dell'utente e di una sua conferma esplicita”.



A quanto pare così non è. Stai a vedere che anziché spiare i mafiosi e i signori delle mazzette, ad essere spiati sono stati i magistrati.
Report ha intervistato l’ex ministro Bonafede, era ministro quando fu scelto di installare questo sw: come ministro poteva dare indicazioni politico-amministrativo, non indicazioni tecniche su questa applicazione. Ma se avesse saputo che questo sw poteva creare problemi di sicurezza al sistema giustizia, avrebbe chiesto approfondimenti.

Non basta rispondere che in tutte le aziende esistono sistemi di monitoraggio da remoto (per motivi leciti e consentiti): stiamo parlando della giustizia italiana e dobbiamo essere certi della riservatezza delle indagini e degli atti processuali, uno dei pilastri su cui si fonda l’ordinamento giudiziario italiano.

Secondo quanto scrive Report nelle anticipazioni, il ministero della Giustizia sarebbe stato avvisato di questo potenziale rischio nel 2024 ma avrebbe silenziato tutto.

Sul Fatto Quotidiano trovate delle anticipazioni del servizio che andrà in onda domenica sera: l’articolo di Thomas Mackinson sul dialogo tra un tecnico informatico e un dirigente del ministero della Giustizia che faceva pressioni per far installare il sw ECM sul pc dei magistrati

Certe volte noi facciamo le cose come amministrazione che ci vengono imposte da altre forze. Se ti dico che c’è la Presidenza del Consiglio dei ministri che ci sta dicendo di fare ste cose non possiamo essere noi a metterci in difficoltà da soli”.

È la frase chiave che emerge dai dialoghi anticipati in esclusiva da Report che aggiunge un pezzo all’inchiesta sul software installato nei pc di 40mila tra giudici e magistrati che consente il controllo da remoto senza che se accorgano.

A parlare è Giuseppe Talerico, dirigente del Coordinamento dei sistemi informatici del Ministero della Giustizia, e un tecnico informatico, registrati nel maggio 2024. Il Fatto lo ha contattato ma ha deciso di declinare: “Guardi lasci stare, non parlo”.

Ripeto: se fosse tutto regolare, ci aspettiamo che questo sw sia installato anche sui pc dei nostri parlamentari con tanto di controllo da remoto autorizzato senza consenso del deputato/senatore. Diremmo ancora che è tutto normale?

La scheda del servizio: IL TROJAN DI STATO

di Carlo Tecce - Lorenzo Vendemiale

Un programma installato sui circa 40.000 computer dell’amministrazione giustizia che può rendere potenzialmente spiabili le postazioni dei magistrati, gli allarmi della procura di Torino al Ministero rimasti prima inascoltati e poi sopiti, l’inchiesta di Report racconta le gravi falle che potrebbero esserci nelle strutture informatiche della Giustizia. Con documenti inediti e testimonianze esclusive, il servizio pone un caso che potrebbe essere di sicurezza nazionale: i computer dei magistrati sono davvero inaccessibili?

Dietro l’efficienza di Amazon

Cosa si nasconde dietro l’efficienza di Amazon? In una precedente inchiesta Report aveva raccontato di come vengono eseguite le indagini interne sul personale: usando meccanismi di interrogatorio condotti da manager che hanno avuto una esperienza di polizia, come se fossero ufficiali di polizia giudiziaria.

Ma sul lavoro dei magazzinieri e degli operai gravano controlli ai limiti della violazione della privacy. Tipo manager di Amazon che vanno a controllare quanto tempo si sta in bagno, che vanno ad aprire le porte dei bagni vedere cosa stanno facendo i lavoratori

La scheda del servizio: AMAZON FILES

di Emanuele Bellano

Collaborazione Chiara D’Ambros, Goffredo De Pascale, Madi Ferrucci

Le stime più recenti dicono che ogni anno circa 38 milioni di persone in Italia usano mensilmente il marketplace di Amazon e che il 96 per cento degli italiani ha fatto almeno una volta un acquisto sulla piattaforma. Una rete di vendita e distribuzione enorme sempre in crescita grazie al lavoro di migliaia di magazzinieri e operai dal lavoro dei quali Amazon cerca di trarre il massimo del profitto usando metodi controversi, al limite del dossieraggio. Rimane aperta la questione sui controlli da parte delle autorità che dovrebbero tutelare i lavoratori come Ispettorato Nazionale del Lavoro e Garante della privacy.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

20 dicembre 2025

Anteprima inchieste di Report – il business dell’acqua privata, la carne scaduta in commercio, il sistema Amazon

L’Italia senz’acqua

Immaginatevi di alzarvi una mattina e di non avere acqua corrente per lavarvi, per fare colazione, per cuocere il cibo.

Ecco, un pezzo di Italia vive in queste condizioni: è la Sicilia dei commissari speciali, dei consorzi e degli impianti abbandonati con le reti idriche che perdono acqua prima di arrivare nelle case.

Succede nella Sicilia dei gattopardi e dei furbetti che si arricchiscono col business del servizio idrico privato e delle autobotti per fare scorta di acqua.


LAB REPORT: UN BUCO NELL’ACQUA

Di Alessandro Spinnato

Collaborazione Tiziana Battisti

Tra dighe incompiute, reti colabrodo, consorzi di bonifica commissariati e impianti abbandonati, in Sicilia la crisi idrica non è solo una questione di siccità, ma il risultato di una gestione fallimentare che dura da decenni. Sullo sfondo, un’inchiesta giudiziaria che ha portato all’arresto dell’ex governatore della Sicilia Salvatore Cuffaro, svela intrecci tra politica, clientele e appalti sospetti.

La sanità del cuore in Sicilia


Sempre in Sicilia, per parlare della sanità regionale e della cardiochirurgia pediatrica.


La scheda del servizio: IL CUORE DEL PROBLEMA

di Claudia Di Pasquale

Collaborazione Giulia Sabella

In base al Decreto Balduzzi può esserci una sola cardiochirurgia pediatrica ogni 4-6 milioni di abitanti. Alla Sicilia ne spetterebbe una, ma qui ce ne sono due. Una a Palermo, aperta nel 2023 e gestita in collaborazione con il Policlinico San Donato, e una a Taormina gestita da 15 anni in convenzione con il Bambino Gesù. Potranno restare aperte tutte e due? Sulla base di quali dati vengono prese le decisioni?

Come funziona il sistema Amazon all’interno?

In questi giorni di Natale molti di noi si rivolgeranno ad Amazon per comprare i regali e farseli inviare a casa. Perché è comodo, semplice, efficiente. Ma su cosa si basa l’efficienza del sistema Amazon? Anche tramite interrogatori a cui vengono sottoposti i dipendenti grazie a cui riceviamo i famosi pacchi nelle nostre case.

Interrogatori condotti da manager che hanno esperienza di polizia investigativa, che seguono la tecnica Wicklander-Zulawski: dubito che vorremmo che questa fosse applicata a noi.

Una tecnica citata nei documenti interni, dove si specificano i passi da seguire in una investigazione interna: sono tecniche che ad investigatori privati non sarebbero consentite, sono attività che competono solo all’autorità giudiziaria.

La scheda del servizio: I GIOCHI DI AMAZON

di Emanuele Bellano

Collaborazione Chiara D’Ambros, Goffredo De Pascale, Madi Ferrucci

Fondata da Jeff Bezos come sistema per distribuire libri, oggi Amazon è una big-tech che ha rami operativi in ogni settore. E la sua crescita è vertiginosa: ha fatturato - nel 2024 – oltre 630 miliardi di euro, l’11 per cento in più rispetto all’anno precedente e ormai conta una capitalizzazione di mercato di 2.380 miliardi di dollari. Riesce a fare questi numeri grazie al lavoro di migliaia di dipendenti che selezionano la merce, la imballano, la preparano e la spediscono. Ma l'efficienza di Amazon ha un prezzo: Report è in grado di ricostruire con testimonianze e documenti inediti la pressione alla quale sarebbero sottoposti i dipendenti in un clima di controllo che sarebbe basato anche su attività non lecite per un datore di lavoro, come investigazioni, interrogatori illegali e dossieraggio.

La carne scaduta del macello Bervini

Giulia Innocenzi torna ad occuparsi della carne scaduta (e che veniva importata dal sudamerica) che nel macello Bervini nel mantovano veniva veniva “ripulita” e re impacchettata: a chi è stata venduta? Come è possibile che in questi anni nessuno, Asst, carabinieri del Nas, la regione, se ne sia accorto di nulla?


Sul Fatto Quotidiano trovate un’anteprima del servizio

Dopo che Report ha consegnato all’Ats Valpadana le etichette e le informazioni raccolte sulla carne scaduta rimessa in commercio dal macello Bervini, è scattata l’allerta alimentare. E cioè si procede al ritiro della carne potenzialmente pericolosa finita in bar, ristoranti e mense. Inoltre, l’Autorità sanitaria ha inoltrato il fascicolo alla procura di Mantova per i reati di frode nell’esercizio in commercio e vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine. Ma dov’è finita davvero la carne scaduta? E perché ci è voluto tanto per intervenire?

La scheda del servizio: CHI L’HA MANGIATA?

di Giulia Innocenzi

Collaborazione Greta Orsi

Un nuovo sequestro è stato disposto dalla Usl di Reggio Emilia con i Nas di Parma nell'impianto di Salvaterra del macello Bervini a seguito dell'inchiesta sulla carne scaduta di Report. Grazie a nuove testimonianze e prove documentali emergono ulteriori tasselli che delineano un quadro inquietante: la carne scaduta veniva messa in commercio almeno dal 2018, ed emergono ombre anche sulla macellazione degli animali, attività a oggi ancora portata avanti dal macello Bervini. E resta ancora una domanda inevasa: dov'è finita la carne scaduta?

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

18 gennaio 2022

Report - il caso Lotito, la politica di Amazon e la quotazione di Helbiz

Il senatore Lotito e altri 18 senatori sono ancora sub iudice: chi eleggerà il nuovo presidente (e quanto sarà regolare)?

Poi un servizio sulla quotazione di Helbiz in borsa, nell'anteprima Report è tornata ad occuparsi degli imprenditori che usano la piattaforma di Amazon, che problemi hanno incontrato?

Amazon venduto e reso Emanuele Bellano

Il marketplace è il luogo dove in Italia, vendono 18mila aziende: uno di loro ha testimoniato, mettendoci la faccia, della sua esperienza con lo Store, ovvero i costi nascosti dietro la presenza su Amazon: raccogliendo queste testimonianze si ha l'impressione che la multinazionale abbia trovato un modo per accedere a della liquidità senza ricorrere alle banche, usando il meccanismo dei resi o ritardando i pagamenti ai venditori, sfruttando la sua forza.

Amazon trattiene sul valore del prodotto venduto una sua percentuale, la commissione: si stimano in 100ml di euro, il totale di commissioni, per la spedizioni delle merci.

Il primo venditore ascoltato da Report ha raccontato di aver ricevuto i pagamenti in ritardo, almeno un tre volte l'anno, con slittamenti di almeno due mesi: è un modo, ruotando sui venditori, per avere liquidità senza passare per gli istituti bancari, sulle spalle dei venditori.

Anche un farmacista, che vendeva i suoi prodotti sullo store, ha avuto la stessa esperienza: dopo un mese di vendita gli hanno bloccato l'account, perché i prodotti venduti risulterebbero contraffatti.

Il farmacista ha fatto ricorso, mostrando le fatture, ma Amazon non gli ha dato risposte, prendendo tempo: passati due anni, il farmacista è tornato sul suo account e ha trovato quei 2600 euro ancora trattenuti.

A Milano un'altra storia di un altro venditore che vende prodotti per l'ufficio: mandava un certo numero di fotocopiatrici ad Amazon che però, le smarriva e le rimborsava al venditore ad un valore nettamente inferiore: ma le stampanti non erano perse, perché appiccicate a queste macchine c'era un volantino con i contatti del venditore. Quelle macchine che Amazon diceva che si erano perse erano invece state vendute da qualcun altro.

Attraverso i numeri di matricola delle fotocopiatrici, il venditore ha inoltre scoperto di essere stato danneggiato con la tecnica dei resi: macchine restituite dai clienti perché rotte, dunque dovrebbe pagare un addebito ad Amazon. Ma erano macchine non vendute attraverso Amazon, così dicono i numeri delle matricole.

Solo uno dei tre resi risulta venduto dal negozio, ma il venditore ha dovuto comunque dovuto pagare i tre resti e anche l'onere per lo smaltimento.

Tutto questo in soli dieci mesi di lavoro con Amazon.

L'azienda ha risposto alle segnalazioni di Report, con risposte molto sibilline: la merce del venditore era contraffatta oppure le fatture riportate dal farmacista non erano sufficienti (ma allora, che documentazione doveva fornire?).

E sul meccanismo di rimborso dei resi, c'è un accordo standard ..

Il senatore Lotito Luca Chianca

Silvio Berlusconi è il candidato ufficiale del centro destra per la presidenza della Repubblica: tutti i partiti stanno tessendo le loro strategie. Il senato avrà un ruolo fondamentale ma c'è un terzo incomodo, il senatore Lotito la cui nomina è sub iudice.

Lotito ha presentato ricorso alla giunta delle elezioni, dopo la sua mancata nomina nel 2018: dopo 4 anni quasi la situazione non si è ancora sbrigliata e oggi ci sono ben 18 senatori nella stessa situazione, un fatto che non ha precedenti.

Anche le votazioni per il ricorso di Lotito contro il renziano Carbone nel dicembre 2021, in Senato, non hanno portato a nulla, c'è stato un altro rinvio.

Italia Viva si è stretta attorno a Carbone e il Senato non è ancora convalidato: Lotito e Boccardi avevano presentato ricorso nel 2018, ma la giunta presieduta da Gasparri non è riuscita a risolvere il problema che avrebbe dovuto essere chiuso nei 18 mesi.

Oltre ai ritardi, è emerso un problema di schede mancanti in alcuni seggi campani: in 72 sezioni erano emerse delle anomalie e la giunta aveva affidato i controlli ad un comitato che aveva tra i membri il senatore Grasso.

Ma a seguito dei riconteggi, emergeva che le anomalie erano più vaste e che spettava un seggio in più a Leu e uno in meno a FI: il riconteggio viene così bocciato e si torna ai dati che Grasso considerava errato.

Così il Senato decide sulla rielezione in base a dei dati errati (quelli del 2018 che si sa essere sbagliati), una norma per favorire Lotito? Quest'ultimo non ci sta, nessun favoritismo, stesso punto di vista del presidente Gasparri.

Ma Lotito voterà Berlusconi? Al momento non ha ancora ricevuto la famosa telefonata da Arcore.

In Parlamento Lotito viene considerato un personaggio scomodo – commenta Ranucci: Lotito è coinvolto in tante faccende strane nel calcio, come la questione dei tamponi dei giocatori della Lazio.

Era l'ottobre del 2020, diversi giocatori erano positivi al covid: le analisi erano state fatte da Synlab, ma la Lazio fa analizzare i suoi tamponi in Campania, ad Avellino nei laboratori della famiglia Taccone. Perchè andare negli ospedali era scorretto, per togliere posto ai malati.

Il laboratorio campano da negativi i giocatori, tra cui Immobile, che scende in campo e segna.

MA a tamponi successivi, Immobile risulta positivo, mentre ad Avellino continuava ad essere negativo. Possibile?

Potrebbe essere un falso positivo, dicono i consulenti di Lotito tra cui Presciasco, ma di parere diverso il microbiologo Crisanti: Lotito è stato condannato, ma la condanna è stata diminuita a due mesi da un collegio di Garanzia dello Sport presieduto da Franco Frattini, ora promosso al vertice del consiglio di Stato.

A Lotito la legge è stata applicata perché ha messo a rischio la salute dei suoi giocatori, ma erano falsi positivi, i giocatori erano stati sottoposti ad altri tamponi ad Avellino: ma alle persone normali è permesso fare dei contro test dopo un tampone positivo? Ora la procura di Avellino ha aperto un'inchiesta con l'ipotesi di falso.

Lotito ha cominciato come imprenditore nel settore dei servizi, poi ha avuto una infatuazione per il calcio, compra la Lazio per soli 21 milioni ma con un debito con l’Erario di 140.

Si vanta di aver risanato il bilancio della Lazio, ma come?

Il consulente Bellavia racconta di come il risanamento non esista: è una società che perde sempre, sta in piedi perché le società di Lotito mettono soldi dentro la squadra.

Sono le società di security, di servizi, che lavorano tanto per la Lazio: da una parte le sue società drenano soldi dalla Lazio, dall'altro danno soldi per i bilanci della squadra.

Ma queste società, oltre alla Lazio, fanno utili modestissimi, pochi ricavi e molti debiti, Lotito guadagno molto di più come presidente della Lazio, con 50mila euro al mese.

Tra i gioielli del gruppo c'era anche la Salernitana, l'aveva comprata dopo il fallimento assieme all'imprenditore Mezzaroma: in dieci anni la squadra arriva in serie A, grazie anche al direttore sportivo Fabiani. Ma Lazio Marketing, società del gruppo, mette 3,5 ml dentro i bilanci della Salernitana, ci sono poi gli acquisti fatti dalla Lazio di giocatori della Salernitana, con tanto di plusvalenze (che vengono chiamate valorizzazioni).

Quando la Salernitana torna in A, Lotito deve vendere il trust per vendere la società, per non condizionare il campionato.

IL trust è stato comprato dal fondatore dell'università Pegaso, per 10ml, dall'imprenditore Iervolino: Lotito ha fatto ricorso, per questa vendita a cui è stato costretto.

Lotito voleva anche comprare le quote dell'Alitalia: la passione per gli aerei non è nascosta, tanto che nel 2020 ha comprato un aereo per la sua squadra, un po' vecchiotto, preso da una compagnia bulgara.

Si trattava di un aereo che viaggiava tra Roma e l'aeroporto di Trapani, dove arrivava vuoto dopo aver portato i calciatori: a metà 2021 la compagnia aerea della Lazio chiude e anche l'aereo smette di volare. E da Trapani ancora aspettano i crediti della compagnia bulgara.

Già nel 2008, quando Berlusconi voleva mettere in campo la cordata dei capitani coraggiosi, Lotito si era interessato ad Alitalia. Stessa storia nel 2018, quando Ferrovie dello Stato cerca soci di minoranza per una operazione industriale per prendersi Alitalia anche allora in crisi: Lotito vuole entrare in questa operazione, assieme ad un altro imprenditore che si chiama Guizzetti che era il rappresentate italiano di una compagnia colombiana.

Racconta Guizzetti che Lotito portava come garanzia la sua esperienza personale, ma la proposta non andò avanti. Così Lotito decide di proseguire lo stesso, per entrare in Alitalia assieme a Ferrovie, incontrando il commissario di Alitalia Laghi (che aveva valutato anche il valore della Salernitana), incontro smentito da Laghi.

Come garanzia per questa operazione Lotito porta una lettera a Ferrovie dello Stato, con un fido di 375 ml di euro con una lettera di garanzia del banco Santander, che è un falso clamoroso: lo dice in un'altra lettera lo stesso Santander, i firmatari del documento di Lotito non sono nostri dipendenti.

Ma Lotito aveva la liquidità per coprire quei 375ml di euro, per comprarsi il 37% delle azioni di Alitalia? Sempre secondo i calcoli dei Bellavia, sono numeri che stonano con la storia societaria del gruppo di Lotito.

Colpa di qualche collaboratore, ha risposto il presidente della Lazio, “quel documento mica l’ho preparato io”. Ma chi ha preparato questa lettera falsa?

Il mago di Helbiz di Daniele Autieri (I lupi di Wall Street)

Salvatore Palella è un imprenditore con una storia di alti e bassi che ora ha avuto successo con la Helbiz, società per lo sharing dei monopattini.

Ad agosto è entrata a Wall Street: come ha fatto ad entrare nel Nasdaq?

Si è tratta di una operazione finanziaria (un'altra società già quotata che ha fatto da veicolo per la quotazione a Wall Street), oggi Helbiz ha i chiuso i bilanci in perdita, la società italiana ha ottenuto dei prestiti garantiti dallo Stato italiano che garantisce la liquidità alla holding che ha sede nel Delaware, superiore al fatturato globale di Helbiz nel 2020.

Dietro questa operazione finanziaria, come viene fuori da una cena a Capri, ci sono nomi noti: Massimo Ponzellini e il figlio dell'ex ministro Profumo. E Giovanni Borrelli capo delle operazioni finanziarie. Uomo che risolve i problemi dell'azienda al posto del contry manager, un ex commesso che Palella ha messo sotto la sua protezione.

Come lo stesso Palella è stato messo sotto le protezioni di altri imprenditori, quando è salito a Milano, come Michele Cilla, come Lele Mora, come Stefano Ricucci.

17 gennaio 2022

Anteprima inchieste di Report – il caso Lotito, Amazon e la quotazione di Helbiz

Questa sera Report parlerà del Lotito imprenditore nel settore calcistico, presidente della Lazio ed ex della Salernitana, poi imprenditore nelle compagnie aeree.

Report tornerà a parlare di Amazon e dei venditori che usano la sua piattaforma per vendere i loro prodotti e della Helbiz, l'azienda di sharing dei monopattini.

Il caso del senatore Lotito

A fine gennaio inizieranno le votazioni per l'elezione del prossimo presidente della Repubblica, quando in seduta congiunta (forse) si uniranno senatori, deputati e i consiglieri regionali scelti dalle regioni. Ma in Senato è ancora aperto il caso del senatore Lotito: candidato nel 2018 con FI, ha fatto ricorso per la sua mancata elezione e in tre anni non si è riusciti a fare chiarezza perché dal 2018 la giunta per le elezioni, presieduta dal senatore Gasparri, non è ancora riuscita a svolgere le verifiche per il riconteggio dei voti in Campania.

Un po' perché cane non mangia cane, un po' per ignavia, - spiega il senatore Pellegrino avvocato del senatore Boccardi (anche lui aveva fatto ricorso dopo le elezioni del 2018) – a seguito di nostre plurime diffide e minacce finalmente la giunta a settembre 2020 ha affrontato il caso e ha accolto il ricorso.

Ci sono voluti due anni per una procedure che poteva essere chiusa in 18 mesi: il senatore Gasparri ha risposto spiegando che ci si è mossi nei tempi accettabili, perché serviva fare l'accertamento sui dati, sui verbali, “un giorno la magistratura ci comunicò che alcune sezioni non avevano conservato le schede..”

A causa di questi ritardi i 18 senatori eletti in Campania devono ancora essere validati, una cosa grave se si pensa che saranno loro ad eleggere il presidente della Repubblica: per la prima volta nella storia della Repubblica italiana abbiamo un senato non convalidato.

Ma se fosse senatore, per chi voterebbe Lotito? Luca Chianca lo ha chiesto al presidente della Lazio, che ha preferito non fare nomi e parlare di una figura che porta alla stabilizzazione del paese.

Report racconterà della storia di Lotito come imprenditore, una storia che si intreccia con quella della Sanbenedettese, squadra di cui fino a poco tempo fa era DG Colantuono, attuale allenatore della Salernitana. Le due squadre sono state molto legate: la scorsa primavera la squadra marchigiana è fallita la scorsa primavera (ed è il quinto fallimento nella sua storia) che oggi è ripartita dalla serie D e così l'ex sindaco Piunti di FI prende in mano la partita.

Alla manifestazione di interesse per rilevare la squadra si presenta una cordata locale e una rappresentata dalla signora Antonella Pennacchi: alle riunioni con quest'ultima cordata si presenta il marito Bucci, imprenditore di Artena molto legato a Claudio Lotito.

A lui il sindaco offre la possibilità di rilevare la Sanbenedettese perché la cordata locale non dava le dovute garanzie.

Roberto Ascani era il rappresentante di quest'ultima: a Report racconta che il sindaco, alle riunioni, parlava di aver ricevuto contatti da Lotito il quale spiegava che avrebbe aiutato Manolo Bucci a fare la squadra.

Il sindaco, avute le garanzie da Lotito, invia tutta la documentazione alla FIGC di Gravina per l'iscrizione al campionato, ma prima devono partite le verifiche interne, per valutare se il progetto finanziario presentato stia in piedi.

Lotito era interessato all'operazione o voleva aiutare Bucci? Intervistato da Report Lotito tira in ballo un motto latino, “dicunt dicitur”, come a dire che quelle sul suo interessamento sono solo chiacchiere. E' stato il sindaco a chiamare Lotito per avere informazioni su Bucci, si è trattato solo di dare consigli a costo zero.

Strano, perché Lotito non era a conoscenza di una pena per corruzione che Bucci ha patteggiato nel 2021, “sono cose personali”.

Ancora una volta non si capisce chi stia raccontando il vero, Bucci e Lotito sono amici, si conoscono? Nell'intervista a Vera TV, Bucci parla della sua stima per Lotito “conosce la mia famiglia, conosce i miei bambini, c'è un'amicizia importante .. quando hai bisogno di un consiglio da chi vai? Da un amico vero.”

La presenza di Lotito e Bucci nella nuova società può essere un problema, racconta poi Michele Natalini, giornalista dell'emittente Vera TV, tanto è vero che non compare lui ma la moglie.

A settembre la FGCI accusa la nuova società di essere priva delle risorse finanziarie.

Sul Fatto Quotidiano Ilaria Proietti ha pubblicato una anticipazione del servizio:

L’ultima di Lotito: lettera falsa di garanzia per il 37% Alitalia

Scoop - “Report” scopre il documento farlocco con cui il patron della Lazio e aspirante senatore di destra offriva 375 milioni di euro

Ha urlato, strepitato, usato tutti i mezzi a sua disposizione pur di agguantare il seggio che ancor gli sfugge, nonostante tutto. La voglia matta di Claudio Lotito di indossare il laticlavio senatoriale è la partita della vita e intende giocarsela anche oltre il 90º minuto: domani ancora una volta Forza Italia tornerà alla carica per mettere la questione della conferma della sua elezione nel calendario dell’aula di Palazzo Madama prima che inizino gli scrutini per il Quirinale che non vorrebbe perdersi.

Ma la vigilia della conferenza dei capigruppo si preannuncia amara per il patron della Lazio ché Report, la trasmissione di inchiesta di Sigrfrido Ranucci su Raitre, ha deciso di tornare a occuparsi di lui, della sua passione per il calcio ma soprattutto della vicenda Alitalia per la quale era sceso in campo nel 2019 con un’offerta sorprendente, 375 milioni di euro per il 37 per cento delle azioni. Con quali garanzie? Quella di Banco Santander che però si è rivelata farlocca, come ha certificato lo stesso Banco Santander in una lettera inviata a Ferrovie Italiane, partner industriale dell’operazione di salvataggio della compagnia di Bandiera avviata nel 2018.

La scheda del servizio: VOLA UN'AQUILA NEL CIELO di Luca Chianca con la collaborazione di Alessia Marzi

Claudio Lotito è diventato proprietario della Lazio nel luglio 2004. La prende dalle ceneri della squadra di Cragnotti, sull'orlo del fallimento. In pochi anni la riporta al centro della scena calcistica vincendo ben sei coppe. Ma Lotito vuol dire anche Salernitana quando decide, con suo cognato Mezzaroma, di comprarla e portarla fino alla Serie A. Un conflitto d'interesse che obbliga la Figc a intervenire costringendolo alla vendita della squadra campana. Ma Claudio Lotito è anche politica, quando nel 2018 si candida al Senato con Forza Italia. Esce sconfitto, fa ricorso e il Senato, dopo quasi quattro anni, non si è ancora espresso, creando una situazione di impasse senza precedenti nella storia della Repubblica. A causa della mancata decisione non sono stati ancora convalidati i senatori eletti in Campania nel plurinominale che a breve dovranno votare il nuovo Presidente della Repubblica. Ma i suoi rapporti con la politica sono sempre stati alla base delle sue iniziative imprenditoriali, come quando nel 2019 cerca di entrare in Alitalia, sorprendendo tutti con un'offerta da ben 375 milioni di euro che però verrà rifiutata. Chi lo ha appoggiato nell'ennesimo salvataggio dell'Alitalia e perché la sua proposta è stata bocciata?

I capitani coraggiosi amici della Helbiz

Lo scorso anno Report aveva raccontato le passate fortune (o sfortune) del giovane imprenditore Palella, fondatore della Helbiz, la compagnia di monopattini che, nel primo lockdown, aveva stretto accordi con diverse città (tra cui Milano) per i suoi monopattini elettrici.

Non era stato ben accolto Daniele Autieri nella splendida sede di Helbiz a New York, non a tutti piace dover rispondere (e dare conto) del proprio passato da imprenditore, delle amicizie giuste o sbagliate.

E nemmeno questa volta il servizio di Report sarà ben gradito, nonostante alla fine la società di monopattini sia riuscita a quotarsi in borsa al Nasdaq l'agosto scorso: si tratta della prima azienda di sharing quotata alla borsa americana.

Alla quotazione la Helbiz ci è arrivata grazie ad una complessa operazione finanziaria che passa attraverso una SPAC, una “special purpuse acquisition company” ovvero un società veicolo già listata al Nasdaq. In questo caso la SPAC è la Green Vision che investe nella Helbiz, la società non quotata, la prende per mano e l'accompagna al gran ballo della borsa di New York.

Ancora una volta l'ausilio del consulente Gian Gaetano Bellavia aiuta a comprendere l'operazione: “in questa maniera i gestori della SPAC decidono di comprare una società che a loro piace o che hanno degli interessi, infilando nel portafoglio degli investitori una società che magari non è innovativa”.

Nel caso di Green Vision, racconta nell'anteprima il giornalista, molti investitori scappano via, più del 90%, “di quelli che investono al buio” specifica Bellavia.

Chi sono i signori di Green Vision allora?

“Dietro a questa Green Vision ci sono dei cinesi accompagnati da un americano, c'è un finanziere con una esperienza sui mercati finanziari [..] c'è un altro signore che forse ci ha messo i soldi che è un oncologo che quindi non c'entra proprio niente e poi un americano che opera nel settore della finanza. Quindi, a parte l'oncologo, è tutta gente che opera nel settore della finanza che ha montato questa operazione per Helbiz.”

La scheda del servizio: O LA BORSA O LA VITA di Daniele Autieri con la collaborazione di Federico Marconi

La Helbiz ce l’ha fatta ed è divenuta la prima compagnia di sharing di monopattini quotata al Nasdaq di New York City. È il sogno fatto realtà di Salvatore Palella, il giovane imprenditore partito da Acireale e finito a Wall Street.
Chi sono però i capitani coraggiosi che hanno reso possibile l’impresa, portando in Borsa un’azienda che nei primi nove mesi del 2021 registra una perdita di oltre 50 milioni di dollari a fronte di ricavi per appena 8 milioni?
Proprio grazie a una serie di rapporti privilegiati, la Helbiz Italia ha ottenuto nel 2020 un prestito bancario di 5,5 milioni di euro garantito dal Fondo centrale di garanzia per le PMI. Nell’anno in cui l’intero gruppo mondiale Helbiz fatturava appena 4,4 milioni di euro, lo Stato italiano ha assicurato un prestito superiore al fatturato globale di una società controllata da una holding nel Delaware, di cui di fatto si sa poco o nulla dell’origine dei capitali e degli azionisti.
Ma questa è solo una delle anomalie che segna la storia della Helbiz e di Salvatore Palella, una storia che interseca personaggi come Lele Mora, Stefano Ricucci, cantanti neomelodici napoletani e personaggi che hanno avuto rapporti con imprenditori vicini ai clan di camorra.

I venditori di Amazon

Due settimane fa Report aveva raccontato del mondo di Amazon, di come il più grande store online avesse ammazzato la vendita nei grandi store (che a loro volta avevano portato alla chiusura dei piccoli negozi nei paesini). E di come Amazon bloccasse o rimandasse i pagamenti agli imprenditori che vendono i loro prodotti, senza alcuna ragione apparente.

Un venditore, che ha scelto di raccontare la sua storia in anonimo, spiegava come a volte la merce che inviava ad Amazon veniva dichiarata come non spedita, il 50% dei capi (prodotti per la casa) e perfino il 100% in un caso: poiché la merce non è mai arrivata ai magazzini, Amazon blocca i pagamenti, nonostante il venditore abbia mostrato i documenti delle spedizioni che dimostrano che la merce è in realtà arrivata (con tanto di timbro Amazon).

Alla fine, arrivati a 70mila euro di merce non pagata, spunta una trattativa, in cui Amazon propone di pagare la metà del dovuto al venditore, in cambio quest'ultimo dovrà rinunciare a qualsiasi rivendicazione. Poi, alla proposta di rinnovo contrattuale, questo venditore si è visto aumentare le trattenute, dal 5 o 6%, fino a tre volte tanto e il pagamento da trenta giorni va a novanta giorni.

Cioè, per ottenere una parte dei suoi soldi, il venditore dovrà accettare queste nuove condizioni: “ci siamo trovati in una condizione dove avevamo anticipato i soldi in banca le fatture stavano scadendo, le banche ci chiedevano di rientrare e quant'altro a quel punto abbiamo detto, vabbè trenta per cento in meno almeno chiudiamo quella situazione e poi andiamo avanti.”

Un cappio insomma, che si stringe nemmeno troppo piano perché, passati sei mesi, la situazione si è ripresentata.

In questo momento il venditore ha un credito verso Amazon di 300mila euro e si sta ritrovando con le banche che chiedono il rientro delle fatture scadute e se non ci pagano non riusciamo a rientrare.

Per sbloccare i pagamenti Amazon pretende dal venditore documenti sensibili sui suoi fornitori, le fatture coi nomi, i prezzi di acquisto.

“Se non ci mandi anche la fattura noi non ti rimborsiamo”: ma questo esporrebbe il venditore ad una concorrenza altissima perché Amazon potrebbe andare direttamente dal fornitore e potrebbe proporre anche solo un euro in più e immettere sul mercato un prodotto identico a quello del venditore tagliandolo fuori.

Questa sera il servizio di Emanuele Bellano riporterà altre storie, di account sospesi e di pagamenti non , effettuati con la scusa di aver venduto merce contraffatta oppure facendo pagare rimborsi per merce che non era stata venduta.

La scheda del servizio: AMAZON: VENDUTO È RESO di Emanuele Bellano con la collaborazione di Greta Orsi

Il gigante dell'e-commerce macina affari non solo sul versante della vendita ma anche su quello della distribuzione e della logistica. Il motto di Amazon e di Jeff Bezos è "Il cliente prima di tutto". Tra il cliente e il colosso Amazon nel mezzo ci sono i venditori costretti ad accettare le regole di Amazon o uscire dal marketplace. Report ha documentato pagamenti sospesi o negati unilateralmente, commissioni calcolate sui costi oltre che sui guadagni dei venditori e meccanismi che strangolano il venditore imponendogli di accettare accordi capestro.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

04 gennaio 2022

Report – la sanità potenziale, la tracciatura di legno e latte e Amazon

Sembra essere tornati a due anni fa, con le file per comprare le mascherine e fare i tamponi: immaginate invece se ci fosse un sistema di intelligenza artificiale che prevenisse le pandemia.. Come cambierebbe la nostra vita?

Poi un servizio sul prezzo che pagano gli imprenditori per essere sullo store di Amazon.

Nell'anteprima un servizi sulla tracciabilità del legno e quella del latte che importiamo dall'estero.

LA VIA DEL LEGNO di Antonella Cignarale

La tempesta Vaja, in una notte di tempesta del 2018, ha falciato le foreste nel Veneto: quel legname è stato comprato dai cinesi che poi ci vendono il lamellare per le nostre industrie.

Per legge si deve tracciare solo l'ultimo tratto della filiera del legno: come possiamo essere certi che il mobile che stiamo comprando non proviene da legno illegale?

Il traffico di legno illegale è uno dei business più importanti della criminalità dell'ambiente: l'attuale legge europea conta sulla vigilanza dei singoli stati non si deve indicare da dove arriva mentre se il legno proviene da paesi extraeuropei invece va dichiarato perfino la regione da dove arriva.

In Italia sono i carabinieri della forestale che hanno il compito di vigilare su come si tagliano le piante nei boschi, chi le viola rischia delle sanzioni.

Ma le leggi europee non sono omogenee: in Romania ad esempio si bypassano i controlli mescolando su uno stesso carico sia legname legale che illegale (legname che non poteva essere tagliato).

Ci sono aziende che certificano il taglio del legname, solo alcune controllano tutta la filiera: in Mondo Convenienza non hanno certificazioni, Report ha provato a risalire alla certificazione della filiera senza riuscirci.

Ikea ha risposto a Report che la maggior parte del legno che usa è riciclato e certificato da FSC. Ma su uno sgabello, Report non è riuscita a risalire alla foresta da cui proveniva il legno.

Report è andata a sentire anche Scavolini: i pannelli sono riciclati, alcuni dei componenti derivano da fornitori che poi Scavolini assembla. Ai fornitori non chiedono una certificazione specifica, chiedono solo che il legno non sia di provenienza illecita.

Alla fine emerge una filiera molto fragile.

CHE GRANA! di Rosamaria Aquino

Report anni fa aveva fatto un inchiesta sul latte proveniente dall'estero che poi finiva alle aziende casearie, che poi mettono sul marchio latte made in Italy.

Il latte straniero costa meno ed è usato da molte aziende: un funzionario del ministero della salute ha negato l'elenco delle aziende che importano latte estero. Ma oggi questo blocco è terminato: il latte straniero viene usato anche da aziende del consorzio del Grana Padano DOP, ma per prodotti similari, non per il Grana.

Il similare viene usato per confondere il consumatore – spiega il presidente Berni che deve vigilare sui produttori, che producono questi prodotti “similari” anche in concorrenza al prodotto principale del consorzio. L'importante è che le linee di prodotto non si mischino, con dei controlli stringenti dentro la fase di produzione.

Report però ha trovato delle crepe nei meccanismi di controlli dei consorzi che sono pagati dai consorzi stessi.

Rosamaria Aquino ha intervistato l'imprenditore Brazzale, produttore del marchio Gran Moravia, prodotto in repubblica Ceca, che è anche un venditore del marchio Grana padano.

E poi c'è la questione strana di membri del CDA del consorzio che producono anche similari, basta che rimangono sotto una certa soglia.

Stesso problema nel consorzio del Parmigiano: il presidente del consorzio produce un formaggio di filiera, similare al Parmigiano DOP, cosa che non sarebbe possibile per statuto.

Il presidente si è difeso dicendo che non è lo stesso formaggio, si tratterebbe di una versione del Parmigiano per vegetariani, a pasta molle.

SANITÀ POTENZIALE di Michele Buono

Le code per i tamponi, la crescita dei contagiati, le mascherine difficili da trovare: sembra di essere tornati a due anni fa quando scoprimmo di avere un piano pandemico non attuato.

Ora abbiamo un piano pandemico valido per i prossimi anni, che nel cuore ha la digitalizzazione dei dati, per prevenire meglio future pandemie.

Report, col servizio di Michele Buono ha immaginato un sistema sanitario nazionale capace di raccogliere e analizzare tutti i dati sul territorio.

Abbiamo tante potenzialità da sfruttare per vincere la sfida delle prossime pandemie, partendo dalla telemedicina, dai flussi informatizzati dei dati dalla periferia alla centrale.

Nel pratico, racconta il dottor Sergio Pillon, questo sistema esiste solo in parte: non esiste un database unico capace di fare analisi predittive sulle malattie, agendo in tempo quasi reale.

Ma nel piano antipandemico c'è scritto che bisogna fare tesoro delle lezioni apprese da questa pandemia: peccato che non sia andata così per l'assenza di questo database nazionale, non c'è una analisi delle malattie sul territorio..

Si tratta di replicare in medicina il sistema distribuito usato per tenere gli aerei in volo: un sistema in rete che condivide le informazioni parlando lo stesso linguaggio.

Questo avrebbe dovuto essere il fascicolo sanitario nazionale: Questa piattaforma c'è, esiste, è stata standardizzata, è stata finanziata, ma non c'è – spiega il docente Mariano Corso - “non c'è perché spesso noi non riusciamo a fare l'ultimo miglio.”

Il fascicolo sanitario è il trasponder, contiene i referti, le prescrizioni, dei cittadini: dentro c'è la storia sanitaria delle persone, con i dati salvati in cloud e accessibili da ogni ospedale senza che il paziente debba portarsi dietro le carte.

Così si procede in Emilia Romagna: tutti gli specialisti con cui il paziente avrà a che fare hanno in mano il fascicolo per prevenire allergie, errori umani, doppie prescrizioni.

Il Veneto ha una piattaforma di biosorveglianza che altre regioni non hanno e che è affidato ai medici di base: i dati raccolti dai medici di base arrivano alla regione e trasmessi alle aziende sanitarie di competenza, per dagli una mappa delle malattie, strumento utile per gli epidemiologi.

In tempo reale si vedono i cluster, la situazione degli ospedali consente di capire come agire sulle aree del territorio, in modo da prevenire aggravamenti delle pandemie.

Come anche in tempo reale hanno la situazione negli ospedali, i posti liberi struttura per struttura.

Il sistema sanitario nazionale è frammentato, manca un database nazionale, i sistemi quando comunicano, comunicano in modo disomogeneo, non si analizzano tutti gli indicatori allo stesso modo, alcune analisi sono assenti (se non in pochi casi) per esempio l'analisi delle acque reflue.

Senza questa raccolta dati non c'è modo di capire dove e come spostare le risorse sul territorio nazionale, in caso di emergenza.

Il fascicolo sanitario elettronico esiste invece, ma le regioni non dialogano tra loro: il pnrr mette 1 miliardo sul fascicolo e il ministro Colao ha aperto un tavolo con le regioni su questo punto, assieme ai medici di base.

Ci serve un sistema digitalizzato per arrivare a ospedali digitalizzati, hub dove “gira” l'intelligenza artificiale: lo si fa a Bari, per l'analisi dei geni dei pazienti dove i dati sono analizzati da reti neurali che lavorano velocemente grosse mole di dati.

A Firenze usano la realtà aumentata, generata a partire da una tac o da una risonanza su un paziente, per avere una visione 3d del paziente, che non necessariamente deve stare in presenza dello specialista.

Ferrovie dello Stato ha messo a disposizione per Areu Lombardia un treno che trasporta pazienti che hanno bisogno di soccorsi: i dati raccolti dalla strumentazione diagnostica sul treno vengono inviati agli specialisti tramite un sistema satellitare, che consente una maggiore banda per trasmettere dati, non solo in Italia ma anche in tutto il mondo.

E' come se tutti gli specialisti fossero a bordo del treno, collegati con altri medici in tutto il mondo. A questo punto potremmo pensare di mettere tutti gli ospedali in rete, collegati da questo sistema satellitare veloce, con sistemi digitali.

A Vimercate, in Brianza, hanno già digitalizzato tutto e i dati raccolti sono analizzati dall'intelligenza artificiale, addestrata per apprendere sul riconoscimento di malattie, come polmoniti.

Non solo le analisi predittive, non solo il riconoscimento delle malattie, questa intelligenza artificiale è anche in grado di controllare l'incrocio dei farmaci, per capire se ci possono essere problemi.

Qui l'area informatica collabora attivamente con medici e infermieri: la digitalizzazione funziona se coinvolge tutti, compresi medici e infermieri.

Un domani magari un chirurgo potrebbe allenarsi su un nostro gemello digitale, un avatar di noi stessi: lo stanno sperimentando alla Dassault Systèmes a Parigi.

Hanno ricreato un cuore umano, virtuale, su cui sperimentare gli effetti di un farmaco, su cui un chirurgo può fare una verifica dell'operazione che sta per iniziare.

Anche il cervello può essere digitalizzato, in modo digitale, per esempio per curare aneurismi celebrali.

Obiettivo della Dassault è creare un gemello virtuale, con dentro il nostro codice genetico, salvato in cloud e che rappresenterà il nostro fascicolo sanitario.

In Italia abbiamo tanti punti virtuosi, custoditi dalle regioni: serve qualcuno che unisca i punti per arrivare ad un unico disegno nazionale.

L'esperienza del Covid ad esempio ha insegnato alla Asl di Foggia a portare a casa l'ospedale, per evirare che i pazienti perdessero ore per arrivare nelle strutture ospedaliere.

I medici di base ricevono le segnalazioni, gli infermieri portano i dispositivi di base nelle loro case e questi comunicano i dati clinici alle ASL: se fosse tutto digitalizzato queste informazioni dalla provincia di Foggia arriverebbero al livello nazionale.

Ma il sistema sanitario nazionale non è completamente digitalizzato e non fa rete, occorrerebbe una regia per questo: per esempio sfruttando l'esperienza del dottor Sergio Pillon che ha organizzato la telemedicina per la spedizione in Antartide, ha collaborato con la NASA per capire come gestire la salute dei piloti mandati nello spazio. Ha poi coordinato un tavolo con la conferenza Stato Regioni per introdurre la telemedicina a livello nazionale: il tavolo è durato tre anni, dal 2015 al 2018. Le regioni – racconterà Pillon nel servizio – hanno risposto male, “abbiamo più volte inviato dei questionari e ci hanno risposto solo in cinque, a più invii, con dati assolutamente approssimativi. Abbiamo più volte chiesto al ministro di essere ascoltati, ma il ministro [Giulia Grillo] non ci ha neanche convocati.”

Così il servizio sanitario ha continuato a viaggiare in modo sparso: nella Asl del Verbano Cusio Ossola, la diagnosi è fatta in modo remoto sul territorio, per monitorare i pazienti in dialisi.

A Bari sono in rete 12 residenze assistenziali per persone fragili: i pazienti usano dei dispositivi che monitorano parametri del sangue collegati in bluethooth ad un tablet.

Che benefici si hanno se si sposa un modello sanitario non più ospedalo-centrico (come quello lombardo, che ora è nuovamente in crisi per i nuovi casi covid)? A Milano all'osservatorio sulla digitalizzazione della sanità del Politecnico hanno stimato che il 30% delle analisi potrebbe essere fatto non in ospedale e che se il 20% delle visite fosse fatto in telemedicina si risparmierebbero ore e risorse; altre risorse si risparmierebbero se i referti fossero online, se si potesse prenotare tutto online.

Per arrivare ad una medicina digitale servono i bandi, per la trasformazione della medicina e serve anche convincere i presidenti delle regioni che devono lavorare assieme per una sanità aperta, che parla una lingua comune.

AMAZON PIGLIA TUTTO di Emanuele Bellano

Come si lavora con Amazon? Report ha intervistato un venditore che ha lavorato col colosso nel 2014 e nel 2015: la vendita tramite Amazon aiuta il venditore a crescere, ma ad un certo punto Amazon ha risposto al venditore che alcuni dei bancali che gli erano stati spediti non erano arrivati, bloccando dunque i pagamenti.

Che costi nascosti ci sono dietro la scelta di vendere su Amazon?

Amazon fa forza sulla sua posizione dominante per far fuori i piccoli imprenditori – racconta il fornitore che si è fatto intervistare: che scenario avremo nel futuro? Un solo venditore, un solo store?

03 gennaio 2022

Anteprima inchieste di Report – la sanità del futuro (e lo store di Amazon)

La sanità che potremmo avere se ci fosse qualcuno che unisse i puntini, l'abbraccio mortale di Amazon ai piccoli imprenditori.

La sanità che potremmo avere (se solo lo volessimo)

La sanità che abbiamo e la sanità che potremmo avere: i servizi di Michele Buono sono come sempre proiettati nel futuro, questa volta al futuro della sanità che potremmo avere e che ci consentirebbe di vivere una vita migliore.

Per esempio bloccare, come racconta nell'anticipazione Sigfrido Ranucci, una pandemia con un computer potente dotato di intelligenza artificiale per ricostruire una clinica virtuale dove i pazienti possano ricevere il consulto di tutti gli specialisti richiesti, che analizzano remotamente i file elaborati da una TAC o da una risonanza magnetica tramite dei software 3D che consentono di realizzare la versione olografica del risultato dell'esame.


Immaginiamo per la medicina del futuro lo stesso sistema usato per far volare gli aeroplani nel mondo: un sistema in rete dove ci si scambia continuamente dati, usando la stessa lingua, per evitare le collisioni degli aerei nel cielo o quando atterrano.

Perché il sistema sanitario nazionale non può basarsi su una piattaforma comune, come avrebbe dovuto essere il fascicolo sanitario elettronico? Ne parla a Report Mariano Corso, docente del Politecnico di Milano nell'osservatorio dell'innovazione digitale nella sanità: un sistema dove a circolare non è il paziente, il pezzo di carta con l'esito dell'esame, con la ricetta per la visita, ma dove a circolare sono le informazioni del paziente.

Questa piattaforma c'è, esiste, è stata standardizzata, è stata finanziata, ma non c'è – spiega il docente - “non c'è perché spesso noi non riusciamo a fare l'ultimo miglio.”

Un sistema che consentirebbe di monitorare in tempo reale l'arrivo di una pandemia, che consentirebbe di sperimentare su un nostro avatar le cure sperimentali.

Il servizio di Michele Buono farà sentire la voce di Sergio Pillon, esperto di tecnologie innovative presso l'Istituto Superiore della Sanità, e di Claire Biot vicepresidente di Dassault Syste(è)me.

Il sistema sanitario nazionale non è completamente digitalizzato e non fa rete, occorrerebbe una regia per questo: per esempio sfruttando l'esperienza del dottor Sergio Pillon che ha organizzato la telemedicina per la spedizione in Antartide, ha collaborato con la NASA per capire come gestire la salute dei piloti mandati nello spazio. Ha poi coordinato un tavolo con la conferenza Stato Regioni per introdurre la telemedicina a livello nazionale: il tavolo è durato tre anni, dal 2015 al 2018. Le regioni – racconterà Pillon nel servizio – hanno risposto male, “abbiamo più volte inviato dei questionari e ci hanno risposto solo in cinque, a più invii, con dati assolutamente approssimativi. Abbiamo più volte chiesto al ministro di essere ascoltati, ma il ministro [Giulia Grillo] non ci ha neanche convocati.”

La scheda del servizio: SANITÀ POTENZIALE di Michele Buono con la collaborazione Edoardo Garibaldi

Un sistema industriale che ha digitalizzato tutti i processi arriva in modo efficiente al prodotto finale; nella sanità il prodotto finale è la nostra vita. Il Sistema Sanitario Nazionale però è frammentato in 20 sistemi regionali, ognuno con le proprie piattaforme - quando ci sono - che non dialogano tra loro. Sarebbe necessario, allora, che fosse un sistema connesso a condividere banche dati e flussi di informazione digitale in tempo reale. Quando l'intelligenza artificiale rileva un’anomalia scatta un allarme per tutti, nello stesso tempo. Se c'è una pandemia virale, le patologie acute vanno in ospedale, le croniche vengono curate a casa. Si potrebbe fare, ma occorrono tecnologia e organizzazione. Al di fuori di questo quadro, anche il migliore piano pandemico potrebbe funzionare veramente?

Più forte di uno stato

Cos'è Amazon? Una piattaforma per l'e-commerce che ci ha reso la vita più semplice, oppure un sistema che strozza la concorrenza, che ha così tanto potere da mettersi al di sopra degli Stati?

Il libero mercato è tale se non ci sono condizionamenti, se lo Stato riesce ad essere regolatore e tutti rispettano le leggi, se non ci sono monopoli.

Ma oggi, nel mondo dell'e-commerce, è veramente così? Amazon è uno store che consente a tante piccole aziende di essere visibili su internet e questo è sicuramente un bene: ma il suo potere nei confronti dei piccoli imprenditori è così forte da condizionarne le scelte – lo racconterà nel servizio di Emanuele Bellano proprio uno di questi, Corrado Ferzetti.

All'inizio degli anni ottanta sono nati come funghi i Mall, i grandi centri commerciali alle periferie delle città dove le famiglie compravano di tutto. Tra questi, il Century III Mall, costruito a fine anni 70 a pochi km da Braddock, in Pennsylvania: nel 1979 era il terzo Mall più grande al mondo, racconta a Emanuele Bellano il giornalista Mike Elk, ma oggi è tutto abbandonato, migliaia di metri quadri di parcheggio deserti, i negozi sprangati da porte di legno e tutti gli strumenti per il carico/scarico delle merci ormai inutilizzabili.

“È successo che è arrivato Amazon e l'e-commerce e le persone hanno smesso di frequentare questi magazzini, perché comprano dal divano di casa. Così, prima sono falliti i negozi a Braddock, perché è arrivato lo store, quarant'anni dopo il centro commerciale è fallito perché oggi tutti comprano su Amazon e alla fine qui è rimasta una cattedrale nel deserto, una cattedrale del capitalismo nel deserto.”

La scheda del servizio: AMAZON PIGLIA TUTTO di Emanuele Bellano con la collaborazione Greta Orsi

Da quando l’e-commerce e Amazon sono entrati nella nostra vita, il modo di fare acquisti è completamente cambiato. Il proliferare dello shopping online ha portato alla crisi di migliaia di centri commerciali in tutto l'Occidente: Walmart, Sears, JCPenny, marchi americani della distribuzione, insieme a marchi europei come Auchan, hanno chiuso e lasciato milioni di metri quadri di negozi deserti e abbandonati. Qual è il ruolo di Amazon in questo scenario? Il gigante dell'e-commerce svolge un'azione non solo sul versante della vendita ma anche su quello della distribuzione e della logistica. Il motto di Amazon e di Jeff Bezos è "Il cliente prima di tutto". Tra il cliente e il colosso Amazon nel mezzo ci sono i venditori costretti ad accettare le regole di Amazon o uscire dal marketplace. Report ha documentato pagamenti sospesi o negati unilateralmente, commissioni calcolate sui costi oltre che sui guadagni dei venditori e meccanismi che strangolano il venditore imponendogli di accettare accordi capestro.

La grana del latte non italiano (fatto passare per ..)

A dicembre 2019 Report aveva dedicato un servizio sul latte importato dall'estero e fatto passare come latte italiano dalle aziende di trasformazione che poi, sulle etichette dei formaggi scrivono “latte italiano”. Questa sera Rosamaria Aquino torna sull'inchiesta, entrando nei caseifici del Grana e in quelli che fanno formaggi non DOP.

La scheda del servizio: CHE GRANA! di Rosamaria Aquino

Report due anni fa aveva svelato la lista segreta dei produttori di formaggi italiani che acquistavano grandi quantitativi di latte e formaggi dall'estero. Tra queste aziende comparivano anche grossi caseifici produttori di Grana padano DOP, che acquistano latte straniero per la produzione di formaggi cosiddetti “similari”, che alla fine vanno a fare concorrenza alla stessa DOP. Report compie un viaggio nel mondo dei similari, dalle vacche rosse di Reggio Emilia fino in Repubblica Ceca, a caccia di prodotti che spesso vengono confusi con l'originale. Le telecamere di Report sono entrate anche nei caseifici che producono sia DOP che non DOP, raccontando come avvengono i controlli per scongiurare che il latte estero e il latte dop italiano non si confondano.

La certificazione del legno che importiamo

Che controlli vengono applicati sul legno di importazione, come possiamo essere certi che in Italia arrivi solo legname certificato, ovvero che non è stato ottenuto in modo illegale?

La scheda del servizio: LA VIA DEL LEGNO di Antonella Cignarale con la collaborazione di Marzia Amico

In Italia importiamo l‘80% del legno che usiamo, l’importazione da paesi extra europei prevede severi controlli, quella dai paesi dell’Unione Europea, no. Sarebbe responsabilità di ogni paese membro assicurare che il taglio nelle proprie foreste avvenga nel rispetto delle leggi, ma i controlli non sono omogenei tra gli Stati: quando vengono bypassati, il legno illegale può circolare sul mercato comunitario insieme a legno legale senza che ve ne sia traccia. I commercianti che lo acquistano non sono tenuti a controllare né la legalità del taglio in foresta né la filiera di trasformazione da cui deriva il legno. Per i consumatori, l’unica informazione obbligatoria da fornire è il “made in”, l’ultimo anello di una lunga catena di trasformazione. Ci sono aziende che si affidano ai controlli privati della certificazione forestale, ma per i prodotti di arredo composti da molteplici componenti è impossibile controllare ogni singolo momento di produzione, incluso il taglio in foresta.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

15 giugno 2021

Report – finale di stagione 2021

Puntata extra large per i contenuti e per la durata, che si è estesa fino a mezzanotte: tra i temi toccati, i dossier illegittimi del Sismi, un servizio sull'app Signal, come si lavora dentro Amazon, gli incontri tra Mancini e diversi politici da Salvini a Renzi.

Far west tamponi di Antonella Cignarale

Oggi i test sierologici che una volta erano difficili da trovare oggi si vendono anche nei supermercati, servono per partecipare ad un banchetto, per viaggiare: sono molto diffusi ma c'è un far west sui costi, perché è sono le regioni che decidono il tetto (alcune regioni non lo hanno messo).

Così in Lombardia, dove non c'è tetto e vige il libero mercato (al rialzo), si è arrivati al tampone sospeso, per aiutare chi non ha mezzi per pagarselo.

In alcune regione il farmacista può fare il tampone, in altre no; in alcune regioni come il Piemonte la farmacia deve pagare una tassa per farlo nei gazebo esterni. C'è anche la questione della percentuale di sensibilità dei test, che varia a seconda della tecnologia usata, di prima seconda e terza generazione.

Anche su questo, ogni regione comunica i positivi basandosi su criteri diversi, per l'utilizzo dei tamponi: la Liguria ad esempio si basa sempre sui tamponi molecolari.

Gli incontri di Mancini di Giorgio Mottola

Tutto è nato dal video con l'incontro tra Mancini e Renzi, nel dicembre scorso: il punto non è l'incontro in sé, ma il fatto che fosse fatto in un luogo così poco usuale e se fosse autorizzato o meno. Il servizio su questo incontro andato in questa primavera ha causati diversi effetti: il direttore del DIS Vecchione è stato sostituito forse perché non era a conoscenza dell'incontro e il governo ha poi emanato una direttiva che regola gli incontri tra agenti e politici (che dovranno adesso essere autorizzati).

Anche Salvini ha incontrato Mancini in un autogrill nei pressi di Cervia, così sostiene una fonte di Report. Man mano che la storia dell'incontro andava avanti, è saltato il presidente del Copasir della Lega, poi sostituito da D'Urso di FDI, legato ad una azienda che ha interessi con l'Iran. Le audizioni al Copasir sono rimandate dallo stallo al Copasir, finché non arriva la notizia del pensionamento di Mancini.

Il partito di Savini non ha votato per l'elezione al Copasir: forse perché tra i dossier che questo ente deve guardare c'è anche quello sugli incontri al Metropolitan a Mosca.

In studio era presente l'insegnante che ha filmato l'incontro all'autogrill, primo caso di ospite in studio nella storia di Report: l'insegnante ha raccontato dell'incontro e di cosa l'aveva incuriosita, tanto da usare lo smartphone.

Dietro l'insegnante non c'è nulla, nessun complotto, i due filmati durano 24 e 28 secondi, senza audio: Renzi potrebbe star tranquillo, nessuno lo pedinava.

Un cittadino qualunque che ha suscitato tutta questa slavina e che è stata attaccata anche duramente: questa signora è disponibile sia a fare un incontro col senatore Renzi che portare tutto il materiale alla magistratura.

Grazie a questo materiale Report ha approfondito la storia di Mancini: la rendition contro Abu Omar, il dossieraggio del Sismi ai tempi di Pollari, il dossieraggio della security di Telecom a cui ha contribuito una agenzia di un ex agente della Cia.

A questi dossier aveva lavorato un agente dei nostri servizi interni, Marco Bernardini (che per questa vicenda fu condannato): secondo Bernardini, gli incontri in autogrill sono un fatto comune per Mancini.

L'ex agente del Sisde ha lavorato su dossier su politici, sui garanty della privacy e dell'antitrust, sui firmatari del patto Bossi e Berlusconi, su Della Valle.

Dopo il dossier su Della Valle, Berlusconi ad una riunione di Confindustria del 2006 se ne uscì con una allusione contro l'imprenditore marchigiano, alludendo a scheletri nell'armadio: come se quel dossier fosse arrivato all'ex cavaliere.

Anche il Sismi ha commissionato dossier alla security di Telecom Pirelli: Mancini da questa accusa si è salvato per il segreto di stato apposto da tutti i governi, da Berlusconi a Renzi.

Questi poi finivano all'agenzia privata di Spinelli, ex agente Cia a Roma: forse anche la Cia avrebbe potuto conoscere questi dossier.

A cosa servivano? Alcuni per strategie di mercato, ma altri per fini non proprio legati all'imprenditoria: sono gli anni della gestione di Pollari, dove a Roma c'era la centrale di dossier contro giornalisti e politici ostili a Berlusconi e affidata a Pio Pompa.

Sono gli anni in cui una bomba viene ritrovata a Reggio Calabria, negli anni in cui era sindaco Scopelliti, in quel momento in difficoltà. Una bomba, che non esplose ma che cambiò la storia della Calabria.

Bombe e spie di Giorgio Mottola

Sui fondali dello Jonio giace la Laura Cosulich, piroscafo affondato durante la guerra, finita al centro di storie di ndrangheta e terroristi.

Era carica di 1200 tonnellate di tritolo e altro materiale esplosivo: secondo alcune informative del Sismi degli anni duemila, la ndrangheta avrebbe usato l'esplosivo della Laura C. per confezionare delle bombe, sarebbe stato usato anche per Capaci e per altri attentati di Al Qaeda.

Ma un sommozzatore che quasi quotidianamente visitava il relitto esclude queste ricostruzioni: nessuno è masi stato visto raccogliere materiale da questa nave.

Ma secondo un'informativa dei servizi, la bomba ritrovata ad ottobre 2004 nei bagni del comune di Reggio Calabria sarebbe stata realizzata proprio con l'esplosivo della Laura C.

Scopelliti, che aveva appena avuto una scorta su segnalazione di possibili attentati segnalati da Marco Mancini, allora al Sismi, diventa così un simbolo della lotta alla ndrangheta.

Un caso? Mancini è autore di entrambe le informative, quella sull'incolumità del sindaco Scopelliti e quella successiva che rivela la bomba in comune, indicando la posizione esatta dove verrà trovata.

Ed è sempre lui a firmarne una terza, che tira in ballo la nave Laura C. e la 'ndrangheta, parlando esplicitamente di attentato mafioso nei confronti di Scopelliti: una bomba che suonava strana a molti politici dell'opposizione, si era nel momento del decreto Reggio, quando cento milioni di euro furono stanziati dal governo Berlusconi per la ricostruzione della città.

Quella bomba servì a rinsaldare la giunta comunale, che era scossa dalle liti le due correnti di Alleanza Nazionale.

C'è una telefonata tra Gasparri, allora ministro An, e un consigliere regionale della giunta calabra, Basile: Gasparri invita il consigliere a ritirare le dimissioni, per l'attentato di cui ha avuto informazioni direttamente dal Sismi e da Pollari.

Ma Pollari nega di averne mai parlato con Gasparri, di quell'attentato: colpa delle regole di riservatezza, si giustifica l'ex ministro.

Dopo quella bomba cambia la carriera di Scopelliti: diventa un sindaco che lotta contro il malaffare e la ndrangheta, per poi essere eletto alla regione.

Nel 2010, diversi collaboratori di giustizia iniziano a raccontare di quell'attentato e così anche nel processo Gotha contro la ndrangheta dei colletti bianchi: Sebastiano Vecchio, ex poliziotto ed ex ndranghetista, racconta la verità su quella bomba, stando alla sua testimonianza Scopelliti era un uomo della famiglia De Stefano, la bomba è stata una bufala, un qualcosa di preparato anche con l'aiuto dei servizi segreti di Pollari.

Mancini lavorava con Pollari: è lui l'agente che ha scritto quelle relazioni, che servirono a fortificare e costruire un personaggio politico, nell'interesse delle consorterie criminali.

Quella bomba, quell'attentato, è costato 300mila euro, organizzato da servizi e ndrangheta per una convergenza di interessi. E l'abbiamo pagato noi.

L'ex sindaco ha scritto a Report negando la ricostruzione fatta nel corso del processo Gotha, racconta di aver subito intimidazioni, lui e la sua famiglia e di non conoscere la famiglia De Stefano.

L'interrogazione parlamentare di Italia Viva - di Danilo Procaccianti

Il deputato di IV Luciano Nobili ha presentato una interrogazione parlamentare dove chiedeva contro alla Rai di una fattura emessa ad una società lussemburghese, per avere informazioni e costruire un servizio contro Renzi. Ma quell'interrogazione è finita nel nulla.

Certo, secondo il deputato il servizio era un po' deboluccio, “accerterà la magistratura” se ci sono reati, ma la storia delle mail con Casalino era falsa e non esiste nessuna fattura pagata dalla Rai.

Il pacco di Amazon di Emanuele Bellano

Amazon.com faceva l'ingresso nella borsa nel 1997, la società era nata tre anni prima con sede in un garage: oggi Jeff Bezos è l'uomo più ricco ed è uno tra gli uomini più potenti della terra, ha interessi nel settore farmaceutico, nel settore spaziale, nell'informazione col W. Post, nei web service con Amazon Web Service e nel commercio online chiaramente.

Amazon ha 1 milione di dipendenti, che però si sentono come robot, controllati da robot e registrati da robot. Dicono di lui che Bezos sfrutta le persone che hanno bisogno di lavoro, non è il demonio, ma paga le tasse per lo 0,15%, come nessun altro imprenditore al mondo.

Amazon è diventato uno stato, spalmato su tutti i paesi del mondo: chi lo controlla ora? – racconta il consulente di Report Bellavia.

Con la pandemia, Bezos si è arricchito: un 44% in più di fatturato nei primi mesi del lockdown.

Ma un imprenditore che ha uno sguardo poco indulgente nei confronti dei suoi dipendenti o persone che lavorano per lui.

Report è andata a vedere il grande centro di Amazon vicino a San Bernardino: qui Amazon entra nelle università, per creare consumatori a vita fin dai banchi delle scuole superiori.

Amazon organizza lezioni per gli studenti, per farli diventare futuri lavoratori manager.

Amazon da lavoro a tante persone, attira persone in questa zona della California: in questo polo logistico arrivano merci dal lontano oriente e poi camion e aerei consegnano le merci lungo tutta l'America.

E' come se Amazon fosse uno stato dentro uno stato, con un suo aeroporto, con una flotta di 66 aerei che inquinano l'aria, con una flotta di camion che generano traffico lungo le strade di Eastvale. Per mantenere Amazon sul territorio si deve accettare un po' di inquinamento nell'aria: ma sono posti di lavoro poco stabili, nei magazzini c'è un forte turn over perché qui dentro si registrano molti infortuni e le persone vengono incentivate ad andarsene.

Quello che Amazon restituisce al territorio è pari a quello che prende?

I centri commerciali sono strangolati dall'e-commerce (come prima avevano ucciso i negozi di quartiere): il tasso di occupazione non è aumentato nell'Inland Empire da Amazon, la quale produce inquinamento pari a 13 centrali a carbone. E nell'ultimo anno Amazon ha pure incrementato il suo inquinamento.

Inquinamento che nasce anche da AWS, il suo servizio in cloud che ospita i servizi di Netflix.

Lo scorso marzo, in Alabama, i lavoratori di Amazon hanno votato per avere un sindacato indipendente dentro l'azienda: alla fine la proposta non è passata, il referendum è stato vinto a maggioranza dai contrari al sindacato. Su questa votazione c'è stato il condizionamento di Amazon, che ha promesso ai dipendenti migliori condizioni, ha contrastato l'azione dei sindacalisti che volevano informare i lavoratori, ha usato l'arma del ricatto dicendo che se fosse passato il referendum si perdevano posti di lavoro. Ai dipendenti più riottosi, ha dato 2000 dollari per andarsene.

Le urne del referendum erano all'interno dello stabilimento, sotto il controllo delle telecamere, come un grande fratello che controlla la tua scelta, ti fa sentire osservato.

Nelle settimane successive nel mondo sono stati organizzati diversi scioperi negli stabilimenti Amazon: anche in Italia, quando hanno protestato i magazzinieri, i terzisti, persone che prendono un salario ad un passo dalla soglia di povertà.

Dietro l'efficienza di Amazon ci sono comportamenti antisindacali: l'azienda ha assunto del personale per monitorare il personale che poteva avere atteggiamenti ostili, ex militari ed ex agenti, che dovevano fare spionaggio.

Ci sono persone che sono state chiamate dal proprio dirigente che chiedeva loro perché si erano iscritti al sindacato.

Serve una norma europea che contrasti questo andazzo, questo atteggiamento da forte che fa quello che vuole perché le leggi glielo consentono.

Ci sono poi i politici che sono interessati ad Amazon: Report parte dallo stabilimento di Piacenza, che è stato realizzato lì perché erano presenti lavoratori stagionali, dipendenti a basso costo bisognosi di un lavoro.

Anche a Colleferro c'è uno stabilimento, costruito su un terreno vicino alla discarica: il terreno è di proprietà di una società di cui non si conosce nulla, la SPL, schermata da una fiduciaria, dentro questa società ci sono ex parlamentari di destra.

All'amministrazione pubblica tutto questo non interessa, perché al politico quello che interessa sono i 500 posti di lavoro, da usare per propaganda.

Ma che lavori sono quelli di magazzinieri a Colleferro?

Sono lavoratori a tempo determinato, nessun limite del 30% perché lavoratori “svantaggiati” che arrivano da Adecco che sono impiegati in lavori anche usuranti, dove c'è un grande turn over.

Dentro lo stabilimento si lavora ad un ritmo scandito dalla macchina, se hai un rate basso non avrai il rinnovo del contratto: in Italia ha 9500 dipendenti, come dice lei stessa, contribuisce alle spese di questi.

Ma quanti posti di lavoro ha fatto perdere? Amazon ha sfruttato quelle anomalie, quelle mancanze di controlli nel mondo del lavoro.

In un mondo dove si lavora a nero, dove le persone non vedono una busta paga oppure dove nella busta paga non c'è scritto il numero reale di ore lavorate, anche Amazon può sembrare un miraggio.

Quel deserto, di diritti e di tutele, l'ha creato quella politica che oggi plaude ad Amazon perché crea posti di lavoro.

I furbetti della Cassa Covid di Giulia Presutti

Non ci sono solo i giovani che non hanno voglia di lavorare perché tanto c'è il reddito di cittadinanza. Ci sono anche le imprese furbette per aver preso la cassa covid senza averne bisogno. Il gestore della rete gas “2i Rete Gas” ha messo i propri dipendenti in cassa integrazione, pur avendo tenuto aperta l'attività, essendo un settore strategico: eppure questo l'ha fatto la 2i reti e gas, avendo anche un beneficio in termini di bilancio e facendo pure una donazione alla regione Lombardia per 1 milione.

L'azienda ha preso soldi dallo stato, dall'altra chiedeva soldi ai dipendenti per fare beneficenza.

Non solo, 2i Rete Gas ha iniziato a fare acquisizioni, per espandersi: la cassa integrazione è stata fatta solo per opportunismo, spiegava il consulente finanziario ascoltato da Report.

La cassa covid è pagata da noi, forse lo stato, il governo (Conte) doveva controllare meglio queste aziende: certo anche la legge poteva essere fatta meglio, visto che consente di accedere alla cassa anche senza avere una vera diminuzione del fatturato.

Anche il gruppo Conad ha goduto della cassa covid, come anche i dipendenti di Glovo, nonostante nei mesi della pandemia il lavoro non si era fermato. Inps coi suoi mille ispettori è riuscita a fare i controlli su queste aziende?

Non aveva personale a sufficienza e in ogni caso la legge del governo Conte era spuntata.

Anche la Treofan, azienda che produce imballaggi in plastica, aveva chiesto la cassa: ma questa è stata bloccata dalla procura, perché l'azienda stava lavorando, la sua strategia era spostare la produzione verso altri stabilimenti.

Sarebbe una truffa, secondo la procura, una liquidazione nascosta.

In fuga dalle App di messaggistica di Alessia Marzi

Qual è l'app più sicura per la messaggistica, tra Signal, Telegram e Whatsapp?

Report è andata in California, per intervistare mr Signal Moxie Marlinspike, un hacker etico: nessuna pubblicità, niente investitori per Signal.

Signal diventa strumento di comunicazione di massa durante le proteste di Black Lives Matter, non comunica alle autorità i dati dei loro utenti perché non li hanno.

Vogliono creare un ecosistema dove gli utenti sono protetti, nella loro privacy.

In California è stata approvata una norma su questo ambito, paragonabile alla legge europea: a questa hanno contribuito i lavoratori della Silicon Valley quando si sono resi conto a loro spese.

Report ha fatto un esperimento: tra le tre, solo Signal è la app più sicura, perché effettua una cifratura anche del database dei messaggi.

Il finale della puntata Report lo ha dedicato alla cultura, la grande sacrificata di questa pandemia, con una performance in centro Roma di Paolo Fresu