24 gennaio 2026

Anteprima inchieste di Report – il made in Italy, il controllo dei magistrati, i pendolari dello Stato

C’era una volta il made in Italy

Domenica scorsa Report ci aveva mostrato come una parte importante della produzione del made in Italy, che da lustro al nostro paese, si basi su piccole aziende cinesi dove non valgono le norme sul lavoro. Il tutto perché i grandi brand chiedono profitti sempre più alti spremendo i fornitori finali a cui chiedono capi dal costo sempre più basso.

Parliamo di operai che lavorano senza contratto, senza tutele, in capannoni non a norma. E succede tutto sotto i nostri occhi.

Come a Prato dove Report ha seguito un controllo eseguito dalla Procura su queste aziende cinesi: ancora una volta si vedono operai senza permesso di soggiorno, senza contratto. E non era nemmeno la prima volta, come racconterà il servizio già nel 2022 in un precedente controllo erano stati trovati lavoratori in nero tra cui anche dei clandestini. Stesso proprietario che però, al momento dei controlli, era irreperibile. Ma poteva controllare l’operato dei dipendenti (regolari o meno) con una telecamera.

LAB REPORT: MADE IN ITALY?

di Luca Bertazzoni

Collaborazione Marzia Amico, Samuele Damilano

Report ha seguito un blitz dei Carabinieri della Tutela del Lavoro all’interno di un opificio cinese a Prato, dove erano presenti operai senza permesso di soggiorno che lavoravano senza le dovute condizioni di sicurezza.

I pendolari della scuola


Report racconterà la vita dei pendolari della scuola, insegnanti, personale tecnico, che per andare al lavoro devono partire alla 4 di mattina per arrivare al lavoro. Dalla Campania verso scuole di altre regioni, come le scuole di Roma. Un disagio fisico per il doversi alzare presto per prendere il treno delle 4 di notte da Aversa a Roma. Ma c’è anche un impatto economico perché questi viaggi si mangiano parte del loro misero stipendio. Abbonamento del treno, della metro, del parcheggio alla stazione di partenza, si arriva a pagare 500 euro al mese. Alla faccia della storiella, che era girata molto sui giornali, della bidella che aveva scelto di fare la pendolare perché così risparmiava..

Dalla Campania ogni giorno partono 6000 persone che con ostinata speranza si recano al lavoro sperando un giorno di potersi avvicinare a casa. Molti di loro fanno questa vita da anni, anni da precari della scuola: “lo Stato ci guadagna dai precari, sono cavie” racconta un’insegnante “siamo state cavie e lo saremo sempre.”

Ma è anche un problema dei bambini che ogni anno si ritrovano un insegnante diverso.

Ci sono poi insegnanti che fanno il viaggio da pendolari dall’interno della stessa regione Lazio: come Antonella che dalla provincia di Frosinone deve arrivare a Roma prendendo l’autobus. Poi la metropolitana, per un totale di più di 4 ore di viaggio.

Un paese civile può tollerare tutto questo sulle persone che hanno in mano il futuro dei nostri figli?

Il servizio di Report racconterà anche di come funziona il mondo dell’interpello: ci si può candidare per una supplenza rivolgendosi direttamente alle scuole, anche senza aver mai messo piede in una scuola, basta una laurea triennale (la giornalista di Report ha usato la sua laurea in filosofia). Basta arrivare all’orario concordato un po’ prima per fare l’ingresso, poi si è pronti per entrare in classe, senza corsi (antincendio, primo soccorso) né formazione senza nemmeno doversi informare sul programma. All’insaputa dei genitori.

E il ministro del merito (e del governo della legge e della sicurezza) che dice? Niente intervista, “ho detto al portavoce di mettervi a disposizione tutti i dati ”

La scheda del servizio: DIETRO LA CATTEDRA

Di Danilo Procaccianti

Collaborazione Cristiana Mastronicola, Eleonora Numico

La scuola è sempre al centro di tutti i programmi politici, di scuola si parla sempre con orgoglio e passione ma poi tutti fanno finta di non vedere cosa c'è "dietro" le cattedre: migliaia di precari. I forzati dell’istruzione, i docenti invisibili che tengono accesa, ogni giorno, la luce dell’istruzione italiana.

Il software di monitoraggio sui pc dei magistrati

A sollevare tante perplessità, se non peggio, non è tanto il fatto che sui pc dei magistrati italiani sia presente un sw per la gestione remota del software o dei problemi. Quanto il fatto che i magistrati non ne fossero stati messi a conoscenza. Parliamo del sw ECM/SCCM di Microsoft installato sui 40000 pc del personale amministrativo del ministero della giustizia compresi i magistrati. Chi ha i privilegi di amministratore può attivare il sw senza che l’utente ne sia a conoscenza.
Report ha raccolto la testimonianza del magistrato Aldo Tirone di Alessandria che ha scoperto l’esistenza di questo sw da una confidenza di un tecnico informatico “mi ha detto che sui ns computer è installato un sistema che consente, all’insaputa dell’utente di essere ‘spiato’”.

Qualcosa che collide con la segretezza delle indagini: il giudice del Tribunale di Alessandria ha messo alla prova il tecnico con un esperimento in cui effettivamente è possibile spiare le attività fatte sul pc all’insaputa dell’utente, vedere i file creati, le modifiche a file o cartelle esistenti.. Nessuna autorizzazione o warning sull’attività di controllo è apparsa sul desktop del pc del giudice Tirone. E questo smentisce le dichiarazioni dell’attuale ministro della giustizia Nordio secondo cui le funzioni di controllo non sarebbero mai state attivate e che “in ogni caso, il loro eventuale uso necessiterebbe di una richiesta dell'utente e di una sua conferma esplicita”.



A quanto pare così non è. Stai a vedere che anziché spiare i mafiosi e i signori delle mazzette, ad essere spiati sono stati i magistrati.
Report ha intervistato l’ex ministro Bonafede, era ministro quando fu scelto di installare questo sw: come ministro poteva dare indicazioni politico-amministrativo, non indicazioni tecniche su questa applicazione. Ma se avesse saputo che questo sw poteva creare problemi di sicurezza al sistema giustizia, avrebbe chiesto approfondimenti.

Non basta rispondere che in tutte le aziende esistono sistemi di monitoraggio da remoto (per motivi leciti e consentiti): stiamo parlando della giustizia italiana e dobbiamo essere certi della riservatezza delle indagini e degli atti processuali, uno dei pilastri su cui si fonda l’ordinamento giudiziario italiano.

Secondo quanto scrive Report nelle anticipazioni, il ministero della Giustizia sarebbe stato avvisato di questo potenziale rischio nel 2024 ma avrebbe silenziato tutto.

Sul Fatto Quotidiano trovate delle anticipazioni del servizio che andrà in onda domenica sera: l’articolo di Thomas Mackinson sul dialogo tra un tecnico informatico e un dirigente del ministero della Giustizia che faceva pressioni per far installare il sw ECM sul pc dei magistrati

Certe volte noi facciamo le cose come amministrazione che ci vengono imposte da altre forze. Se ti dico che c’è la Presidenza del Consiglio dei ministri che ci sta dicendo di fare ste cose non possiamo essere noi a metterci in difficoltà da soli”.

È la frase chiave che emerge dai dialoghi anticipati in esclusiva da Report che aggiunge un pezzo all’inchiesta sul software installato nei pc di 40mila tra giudici e magistrati che consente il controllo da remoto senza che se accorgano.

A parlare è Giuseppe Talerico, dirigente del Coordinamento dei sistemi informatici del Ministero della Giustizia, e un tecnico informatico, registrati nel maggio 2024. Il Fatto lo ha contattato ma ha deciso di declinare: “Guardi lasci stare, non parlo”.

Ripeto: se fosse tutto regolare, ci aspettiamo che questo sw sia installato anche sui pc dei nostri parlamentari con tanto di controllo da remoto autorizzato senza consenso del deputato/senatore. Diremmo ancora che è tutto normale?

La scheda del servizio: IL TROJAN DI STATO

di Carlo Tecce - Lorenzo Vendemiale

Un programma installato sui circa 40.000 computer dell’amministrazione giustizia che può rendere potenzialmente spiabili le postazioni dei magistrati, gli allarmi della procura di Torino al Ministero rimasti prima inascoltati e poi sopiti, l’inchiesta di Report racconta le gravi falle che potrebbero esserci nelle strutture informatiche della Giustizia. Con documenti inediti e testimonianze esclusive, il servizio pone un caso che potrebbe essere di sicurezza nazionale: i computer dei magistrati sono davvero inaccessibili?

Dietro l’efficienza di Amazon

Cosa si nasconde dietro l’efficienza di Amazon? In una precedente inchiesta Report aveva raccontato di come vengono eseguite le indagini interne sul personale: usando meccanismi di interrogatorio condotti da manager che hanno avuto una esperienza di polizia, come se fossero ufficiali di polizia giudiziaria.

Ma sul lavoro dei magazzinieri e degli operai gravano controlli ai limiti della violazione della privacy. Tipo manager di Amazon che vanno a controllare quanto tempo si sta in bagno, che vanno ad aprire le porte dei bagni vedere cosa stanno facendo i lavoratori

La scheda del servizio: AMAZON FILES

di Emanuele Bellano

Collaborazione Chiara D’Ambros, Goffredo De Pascale, Madi Ferrucci

Le stime più recenti dicono che ogni anno circa 38 milioni di persone in Italia usano mensilmente il marketplace di Amazon e che il 96 per cento degli italiani ha fatto almeno una volta un acquisto sulla piattaforma. Una rete di vendita e distribuzione enorme sempre in crescita grazie al lavoro di migliaia di magazzinieri e operai dal lavoro dei quali Amazon cerca di trarre il massimo del profitto usando metodi controversi, al limite del dossieraggio. Rimane aperta la questione sui controlli da parte delle autorità che dovrebbero tutelare i lavoratori come Ispettorato Nazionale del Lavoro e Garante della privacy.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

Nessun commento: