15 gennaio 2026

Cuore di mafioso, di Furio Scarpelli

 

Scherzo del destino

Pagina n.1 del Rapporto dell’Ufficio Istruzione della Direzione Investigativa dell’Alto Commissariato Antimafia alla Direzione Generale.

Il 18 agosto 1994 presso il bar della stazione di servizio Agip, km 62 della A18 Messina-Catania, alle ore dodici circa, il dottor Bandini Alberto, vicecommissario incaricato presso i Servizi Operativi di Milano..

Ridere della mafia si può. E anche scrivere storie di mafia e di mafiosi, e degli uomini dello Stato che la combattono, dove si mescolano assieme grottesco e ironia, si può fare.

Lo testimonia questo romanzo dello sceneggiatore e scrittore Furio Scarpelli, una storia che nasce da uno scambio, come l’avrebbe potuta scrivere Pirandello o Camilleri: un poliziotto distaccato presso la DIA che viene scambiato, per uno scherzo del destino, per il nipote milanese di un capomafia catanese.

Alberto Bandini, vicecommissario di polizia, che diventa Luca Sparaciano, nipote di Saverio Sparaciano, chiamato “Esso”, come colui che non si deve nemmeno nominare.

E che viene accolto, raccolto ferito dopo un incidente in moto in cui accompagnava proprio Luca, nel fortilizio dove vive questa “strana” famiglia di mafiosi.

Saverio, coi fratelli Miccio e Nico. E tanti altri personaggi che appaiono per poche pagine ma che contribuiscono a dare ancora più sapore a questa storia.

Dove si parla di mafia, certo: siamo nel 1994, lo Stato ha iniziato a reagire alle stragi del 1992-93, le famiglie palermitane sono state in parte decapitate, si scalpita per prendere la reggenza di quella provincia. E allora servono nuove strategie, il tritolo non basta più, occorre capirci di finanza, entrare nel mondo delle banche, sapere investire i capitali in settori puliti. La famosa pace imposta da Provenzano dopo la cattura di Riina.

Ecco perché doveva arriva a Catania questo “nipotuzzo” da Milano.

Alberto si ritrova, dolorante per la caduta in moto, disteso su un letto dentro la tana del lupo, con “un cuore d’asino e uno di lione” come avrebbe detto il maestro Camilleri. Prendere e scappare, appena possibile. O rimanere lì dentro e fare il suo mestiere.

Ma dentro questo romanzo, che è anche pensato come soggetto cinematografico come racconta il figlio a fine libro, c’è anche dell’altro.

C’è una donna come Teresa, giovane sposa di un mafioso finito in carcere che si innamora proprio di Alberto-diventato-Luca, per quel suo essere così dolce, così poco uomo di mafia.

Voglio morire, Luca.
– Cosa dici, Teresa. Su, qui ti vogliono tutti bene.
– Un bene da uomini. Tu sei diverso.
– Come, sono diverso.

Tu sei buono, dolce, gentile, intelligente, e mi fai godere. Sei meno uomo di tutti gli altri.

C’è un dottore, uno che avrebbe dovuto fare il giuramento di Ippocrate e che invece si trova a fare da psicanalista al boss, Saverio Sparaciano, che deve raccogliere le confessioni di quest’ultimo e a cui suggerisce di tornare alle origini, al suo “status ante”, se vuole guarire dalla sua depressione. Che lasciasse stare l’informatica, cosa c’è di meglio che di un morto ammazzato ogni tanto?

Nello status ante io facevo uccidere e uccidevo – gli ricordò Saverio lapidario.

Ebbè, questo è. In primis la salvazione del paziente.

(Avete presente il film Un boss sotto stress, con De Niro? Ecco, gli americani non hanno inventato niente.)

Ma lo stesso Alberto-Luca deve raccogliere lo sfogo di questo “boss sotto stress” (come il titolo del film con De Niro (gli americani non hanno inventato niente..):

Mi sfogo con te perché oltre alla testa tieni cuore. Dimenticherai quanto ti dico, solo questo ti chiede tuo zio. Luca, io sto male. Non di corpo. Quanto a corpo soltanto non vado, ho una stitichenza imbattibile. Di origine psicologica ..

Si ride leggendo questi dialoghi che ci portano, a modo loro, dentro “il cuore del mafioso”: d’altronde non è forse vero che per comprendere la mafia non basta leggere i rapporti dei magistrati o degli agenti della Dia, col loro pesante linguaggio burocratico?

Come si trova a pensare lo stesso Alberto, “se al macabro e alla psicopatologia non si univa il disprezzo che derivava dall’ironia, i mafiosi non potevi riferirli”.

La scheda del libro sul sito di Sellerio

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