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11 aprile 2021

L'Italia delle emergenze – dal terremoto al vaccino

Ieri sera, a pochi giorni dal triste anniversario del terremoto a l'Aquila, nei giorni del caos vaccini, ho voluto rivedermi il film documentario di Sabina Guzzanti “Draquila, l'Italia che trema”.

E' un film utile per ricordarci cosa è successo in Italia tra il 2009 e il 2010, su come sia stata gestita quell'emergenza per il terremoto, la ricostruzione, lo show mediatico per la propaganda di Berlusconi e Bertolaso, lo sciacallaggio della cricca della Ferratella, le imprese che si sono tuffate nel business della ricostruzione, perché mica c'è un terremoto ogni giorno (è una intercettazione di due signori, della cerchia di Balducci, ex commissario della Protezione Civile).

Quante cose ci siamo dimenticati eh?

Le trecentomila persone tenute al chiuso delle tendopoli, controllati dalla polizia e dall'esercito, senza possibilità di fare assemblea, col divieto di consumare alcoolici, di esporre striscioni (“perché lo dico io” la risposta di funzionari di polizia), di parlare coi giornalisti.


Tutti divieti per cui si citava (nei confronti della popolazione) una ordinanza che in realtà non esisteva sulla carta.

Solo il personale selezionato dalle forze dell'ordine poteva apparire nelle dirette televisive col presidente Berlusconi, per applaudire, per dire grazie presidente per averci dato le case.


La Protezione Civile, negli anni del governo Berlusconi era diventata la sua mano economica e politica: ogni evento politico e mediatico era un evento straordinario dato in gestione a Bertolaso, che poteva spendere soldi pubblici senza rispettare le norme vigenti, per la “straordinarietà” del singolo evento, che fosse la visita del papa a Cagliari (pagata da noi) o le olimpiadi di nuoto a Roma (con soldi spesi per impianti privati mai usati).

Si stava cambiando la Costituzione vigente ma non ce ne accorgevamo o, meglio, solo alcune persone de l'Aquila se ne erano accorte: quelle tenute al chiuso, quelle spostate lontano dai paesi, in alberghi o nelle New Town, piccoli paesini costruiti lontano dal centro, senza servizi, con solo qualche ipermercato vicino.

Chi vi ha dato le case? Berlusconi.

E a chi importa del costo aborme (2700 euro al metro quadro), dei problemi che sarebbero emersi negli anni successivi?

Un tuo diritto, il diritto alla salute, al supporto e all'aiuto dello Stato, che veniva trasformato in una gentile concessione del sovrano.

E tutte le televisioni e i giornali ad applaudire.

Nessuno che si chiedeva come mai la protezione civile anziché di protezione e prevenzione, si stata occupando di costruzione, lavorando sempre in emergenza, al di fuori della legge.

Una cosa mi aveva colpito, l'assonanza con quanto stiamo vivendo oggi, ad un anno dalla pandemia: l'esigenza dell'uomo forte che arriva a risolvere i problemi, il generale e il presidente competente.

Il ruolo di parte della stampa, coi titolo entusiastici su cambi di passo e andare a régime.

Non è un caso che molti personaggi di questa storia siano anche protagonisti oggi: Bertolaso l'uomo dei miracoli nella disastrata Lombardia, Fabrizio Curcio ora a capo della Protezione Civile, Gabrielli allora prefetto a l'Aquila oggi capo della polizia.

Anche oggi, la pandemia è stata trasformata in uno show, un momento in cui lanciare proclami, slogan, fare speculazione.

La gente muore, si ammala, è costretta a curarsi da casa, viene privata delle cure, è costretta ad andare lavorare in condizioni non sempre sicure, ma lo show deve andare avanti, perché le emergenze servono a questo, sono un affare.

Che si tratti di terremoti o di virus.

23 marzo 2020

La Sicilia di ieri - La concessione del telefono

Non c'è solo il Camilleri di Montalbano, e i lettori dello scrittore siciliano che ci ha lasciato lo scorso anno lo sanno benissimo.
Ci sono i suoi racconti ambientati nella Vigata post unitaria, quando la Sicilia era "invasa" dai funzionari sabaudi mandati da Roma in Sicilia per gestire l'ordine pubblico, la sicurezza, la lotta al brigantaggio.
Questori, prefetti, comandandi della piazza, con cognomi come Rebaudengo, Bortuzzi, Bosisio, Colombo.. e Marascianno come il prefetto in La concessione del telefono, del nord anche lui, perché di Napoli.
Come scrive Pirandello, in un brano riportato nell'introduzione de La concessione del telefono
"prefetti, delegati, magistrati messi a servizio dei deputati ministeriali, e clientele spudorate e brogli elettorali; spese pazze, cortigianerie degradanti; l’oppressione dei vinti e dei lavoratori, assistita e protetta dalla legge, e assicurata l’impunità agli oppressori".
Personaggi che, nella maggior parte, hanno ruoli negativi nei romanzi del maestro, causa dei mali dell'isola, di cui nemmeno si sforzavano di capirne le origini. Isola che sprofondava sotto il peso dell'ottusa burocrazia, delle tasse, della mafia dei campieri, dell'ignoranza dei baroni e dei signori sopravvissuti e trapassati dal re Borbone al re Savoia senza troppi problemi.

Leggeteli, se avete tempo (e di tempo ne dovreste avere in queste settimane di coronavirus), questo romanzi: Il birraio di Preston, La scomparsa di Patò, Un filo di fumo, La mossa del cavallo, Il corso delle cose, La bolla di componenda, La concessione del telefono ..


Quest'ultimo (di cui stasera andrà in onda su Rai1 il film)  è la storia di una solenne cantonata, per dirla alla Camilleri.
La richiesta di una concessione del telefono, fatta da un piccolo commerciante al prefetto di Vigata, sospettoso e paranoico, amante dei numeri della smorfia.
Genuardi diventa così un pericoloso sovversivo, finisce nella stretta tra la polizia e la mafia, cui aveva chiesto aiuto.
Ma perché questo Genuardi aveva bisogno di una linea telefonica?
E come andrà a finire la storia?

Come è andata a finire la storia della Sicilia, liberata dai Borboni per finire sotto un altro re, mai liberata dunque, lo sappiamo.
Terra di esperimenti politici, di compromessi e ricatti, terra abbandonata. 
Ma senza la Sicilia, aveva detto una volta Camilleri, l'Italia sciddrica..

05 gennaio 2020

Come si è arrivati agli Ayatollah (la storia insegna)





Ieri sera, sull'eco delle notizie provenienti dall'Iran e dal Medio Oriente, mi son visto il film di Ben Affleck Argo: il racconto dell'esfiltrazione dei sei membri dell'ambasciata americana a Teheran che, nel novembre 1979 riuscirono a fuggire dal compound e a trovare rifugio a casa dell'ambasciatore canadese.

Tralasciando per un momento la storia, vera, ad inizio film il regista ha voluto raccontare il come si è arrivati alla rivoluzione komeinista del 1979: governato per secoli dagli Scià, nel 1950 il popolo iraniano elesse Mossadeq un democratico laico, come primo ministro.
Il suo governo nazionalizzò le holding britanniche e statunitensi: nel 1953 gli Stati Uniti (amministrazione Eisenhower) e la Gran Bretagna organizzarono un colpo di Stato e portarono al governo lo scià Reza Pahlavi .

Lo scià e sua moglie vivevano nel lusso e sul loro stile di vita sorsero pure delle leggende: pare che la moglie facesse il bagno nel latte, come Poppea e che lui si facesse portare il pranzo ogni giorno da Parigi con un Concorde.

Non sono leggenda le torture della polizia politica, le persone uccise nel silenzio delle prigioni di stato.
E nemmeno la povertà in cui viveva parte del paese.
Fino alla rivoluzione di Khomeini, che portò il paese indietro di secoli, come diritti civili e libertà.
Le prigioni di stato (e l'attività della polizia politica) non rimasero vuote, però.

Ecco a cosa serve la storia, a far capire agli stolti che pensano che sia tutto un gioco, quali sono gli effetti della politica dei colpi di stato e dell'appoggio alle dittature (militari o non) amiche.
Penso a Gheddafi, amico nostro fino alle primavere arabe.
Penso ad Al Sisi, cui chiediamo con finta ingenuità, di aiutarci a capire chi ha ucciso il nostro Giulio Regeni.

Dallo scià, amico dei governi occidentali, siamo arrivati all'odio verso gli americani.
La storia insegna, bisognerebbe studiarla però.

24 ottobre 2016

Le confessioni, il film di Roberto Andò

L'uscita in DVD del film "Le confessioni" del regista Roberto Andò, mi ha permesso di vedere questo bel film, che mi ero perso al cinema. 
Ci sono tanti modi per raccontare, o per non raccontare, il modo degli economisti, dei potenti della terra, della finanza e del mercato.
Quello documentaristico alla M. Moore, quello dei complottisti, quello dei TG (va tutto bene..), quello degli espertoni che fanno di tutto per non farsi capire.

Roberto Andò ha cercato invece di raccontare questo mondo secondo una chiave diversa, quasi religiosa, spirituale. 
"Le confessioni" non è un film politico alla Elio Petri (come in Todo modo, per chi lo ha visto), ma un film con un taglio quasi religioso.

Siamo in Germania, in un albergo su un lago dove i potenti della terra, i ministri della Finanze riuniti per il G8 assieme al direttore del Fondo monetario, si accingono ad approvare una manovra segreta che avrà conseguenze pesanti per molti paesi.

Persone abituate a comandare si trovano di fronte ad una persona che non si lascia dominare: è il monaco certosino Roberto Salus che, dopo aver confessato Roché (il presidente dell'FMI), è in possesso di un segreto che mette a rischio il loro mondo, per il rischio (imprevisto) che lo riveli.
In finanza è un fenomeno chiamato "il cigno nero".

Nel mondo alla rovescia in cui viviamo oggi, il pericolo non sono le speculazioni sui debiti degli stati, sulle materie prime, i fondi neri nei paesi offshore, la corruzione e l'evasione. Ma un semplice monaco che li mette di fronte a questioni etiche, che nelle "confessioni" di fronte a questi politici, fa emergere i loro dubbi.

E non si fa spaventare dalle nemmeno troppo velate minacce che vengono rivolte:
"L'ortodossia mi è  indifferente, io sto dalla parte della pietà, l'unico fronte per cui vale la pena di combattere".


E' un film pieno di metafore, ed è molto bello che ci siano registi che ancora vogliano emozionare e stupire così: come un S. Franscesco, Salus è più interessato al canto degli uccelli che al fasto e al potere mostrato da questi signori.
Nel film un ruolo lo ha anche il cane Rolf, del ministro tedesco, che durante una seduta, spaventa questi ministri trasformandoli in bambini (chi è il cane? La folla inferocita che assedia i luoghi del potere?) ... 

Un apologo, che si conclude come nei film di Chaplin, con l'occhio della telecamera che si chiude sul monaco, con la sua tonaca candida, seguito dal cane.
Apologia di un mondo, quello degli economisti, staccato dalla realtà. Che si basa su formule scientifiche che sono un guscio vuoto. 
«Questa equazione è un guscio perfettamente vuoto, una formula che non corrisponde a nulla. Ma se io volessi, sarei in grado, partendo da questa formula, di far convergere, in poco tempo una enorme quantità di denaro sui mercati. Nessuno più dei politici ha bisogno di credere di poter governare quello che non si vede»
Che calpesta i diritti dei deboli:
«Io penso che anche voi economisti siate costretti a tener conto dell’infelicità» «Un certo tasso di disperazione è nell’ordine delle cose» «Che vuol dire “distruzione creativa”?» «Vuol dire che l’economia per crescere, deve prima distruggere il superfluo» «E chi appicca il fuoco?» «…questa volta non è così, bisogna prima dare uno scossone definitivo, sfoltire l’albero. Lasciare fuori qualcuno…» «Chi?»
Che si ritiene al di sopra degli Stati nazionali ("la democrazia è una frottola.."), della volontà popolare, delle Costituzioni.
«La sovranità degli Stati non esiste più, uomini come Roché possono calpestarla quando vogliono e i grandi capi del mondo ormai pendono dalle loro labbra. Sa cosa diceva? “Voi italiani avete inventato un modello di potere imbattibile, ma non siete stati in grado di farlo funzionare” … Si riferiva alla mafia»
Un film assolutamente da vedere: se in Viva la libertà si parlava della politica che parlava solo a se stessa e che non riusciva a dare una visione, in questo film l'obiettivo è puntato sul mondo degli economisti, che si ritengono sacerdoti di un culto elitario, lontano dalla società, dalle persone, dal mondo reale.
«“L’ultima forma di libertà è il silenzio”… certamente ricorderà chi lo ha scritto» «Un poeta greco» «Un grande poeta per una nazione fallita» «Ci sono fallimenti molto più grandi di quelli contabili»

08 luglio 2012

Acab (il film)


Avrebbe voluto gridarlo a Zucca, pur sapendo quanto intollerabile e irricevibile fosse la conclusione ciò era giunto in quei giorni terribili. Per quello che lo riguardava, a Genova la legalità era stata sepolta con la rinuncia consapevole e irresponsabile ad ogni mediazione. Era convinto che l'odio avesse chiamato altro odio. Che Carlo Giuliani fosse un morto di tutti, e il lager di Bolzaneto e la macelleria Diaz l'approdo ad una catastrofe di cui si erano ignorate le avvisaglie. Non il 19, non il 20, non il 21 luglio. Ma voltando quotidianamente lo sguardo di fronte alla ferocia e alla solitudine che lui aveva imparato a conoscere ogni giorno che Dio aveva mandato in terra e che aveva visto crescere come una metastasi. Ai cancelli della curva di uno stadio, all'ingresso di una casa occupata, di fronte ad un centro sociale. Fournier sapeva perfettamente che questo nono toglieva nulla allo schifo di cui era chiamato a rispondere. Non aveva intenzione di mentire. Ma sapeva che dire la verità lo avrebbe reso un infame per il branco a cui apparteneva, e un lurido bugiardo per il branco con cui mai avrebbe voluto confondersi. Lui, la notte della Diaz, aveva avuto l'ordine di «ripulire» una scuola dove gli era stato detto si nascondesse il Blocco nero. E a quella «pulizia» aveva partecipato fino a quando non aveva realizzato quale menzogna si celasse. Fino a quando la «pulizia» non si era trasformata in uno scempio. Certo, aveva avuto la forza di gridare al VII di lasciare la scuola. Ma non aveva né il coraggio né la voglia quali volti di colleghi si nascondessero dietro gli anonimi U-Boot e le anonime pettorine «Polizia» che si erano accanite su donne e uomini inermi. Si era protetto dietro i suoi gradi di vicequestore, sapendo che nel cortile di quella scuola elementare, in quella «macedonia di polizia», come diceva Canterini, altri avrebbero dovuto rispondere della violenza.

Acab,Carlo Bonini, pagine 29-30.



Violenza, quella della strada, dello stadio, per gli sgomberi. Senso di appartenenza ad una tribù: quella del celerino che considera il collega col caso un “fratello”. Sentirsi una tribù contro gli altri, in lotta per fare ordine e pulizia nel paese, nei quartieri, nelle strade. Una violenza che entra piano piano dentro le persone portandoli lontano dalle proprie famiglie.


Nei pensieri di Fournier (il vicequestore del VII reparto mobile che fece l'irruzione alla Diaz) ci sono tutti i temi che Stefano Sollima ha raccontato nel film tratto dal libro di Carlo Bonini “Acab”. 
Il libro, e anche il film, raccontano del mondo, spesso ignorato e sconosciuto che si nasconde dietro la visiera di un casco U-Boot, dietro gli scudi di plexiglass e la nebbia dei lacrimogeni.


«L'Italia non è uno stivale. E' un anfibio di celerino». Post del Blog Doppia vela, 2007.

Il link per ordinare il DVD su ibs.
La pagina FB del film.

11 aprile 2012

Le mani sulle città - Francesco Rosi

Ho inseguito questo film, “Le mani sulla città” di Francesco Rosi, per molto tempo: impossibile trovarlo in DVD, rarissime le volte che è passato in televisione, è ora uscita con la collana del corriere, sul cinema italiano.



Film potente e scandaloso perchè racconta di politica, potere e cemento, nella Napoli governata dalla destra (di Lauro) nei primi anni 60: sindaco che di fronte agli assessori dell'opposizione si compiace delbel gesto di fare la carità alle donne che vengono a chiedere unaiuto al comune “Avete visto come funziona la democrazia”.



Al centro del film la figura del costruttore Nottola, non casualmente anche consigliere in comune nel partito di destra (MSI). Nei suoi piani un nuovi progetto di costruzione su terreni agricoli in periferia.
Per costruire, basta che il comune cambi destinazione e porti i servizi: 

« Quello è l’oro oggi. E chi te lo dà? Il commercio? L’industria? L’avvenire industriale del Mezzogiorno, sì! Investili i tuoi soldi in una fabbrica: sindacati, rivendicazioni, scioperi, cassa malattia. Ti fanno venire l’infarto cu sti’ cose. »

Ma in un cantiere dello stessocostruttore avviene un crollo dove muoiono due persone e un bambino rimane gravemente ferito: la sinistra tramite il consigliere De Vita (interpretato dal deputato PCI Fermariello), chiede in aula una commissione di inchiesta, che affronti il tema della speculazione edilizia, che sta cambiando in peggio il volto della città.



A questa richiesta si accoda, per un gioco politico, anche il partito di centro, e allora commissione sia.

I sette membri girano negli uffici del comune, dove si approvano i progetti e dove si stabiliscono le regole e i criteri di costruzione ma, specie tra gli esponenti dell'opposizione, sale sempre più la consapevolezza che è tutto uno scaricabarile sulle responsabilità.
E che i problemi non sono solo le regole “loro sono sempre in regola, ma è la regola che non funziona”.
Infatti scopre che il comune, senza avvisare il Consiglio, ha venduto ad un privato (che guarda caso è il consigliere Nottola) quei terreni in vicolo S. Andrea, dove poi è avvenuto il crollo.

Nottola, infastidito dalle notizie che escono sui giornali, fa pressioni sul sindaco affinchè si riaprano i cantieri, e le persone che occupano ancora le case adiacenti il cantiere, lesionate, vengano sfrattate con urgenza.
In un faccia a faccia teso, Nottola espone la sua visione da finto benefattore: io costruisco le case per far vivere in modo migliore queste persone.
Ma De Vita capisce quanto falso è questo ragionamento: con queste speculazioni si fanno solo gli interessi dei costruttori, non si persegue l'interesse comune.
Visto che non si rispettano le regole sulla sicurezza, si fanno accordi di nascosto senza avvisare tutto il Consiglio comunale, si facilitano gli interessi di pochi privati.

Maglione, il leader del partito di destra, cerca di convincere Nottola a farsi da parte per le imminenti elezioni, ma costui è irremovibile “Maglione, io devo diventare assessore”.
“Perchè vuoi diventare assessore, per controllare meglio i tuoi progetti?”

Nottola, anche dopo un cena "elettorale" con i suoi cacciatori di voti nei quartieri poveri, decide di cambiare bandiera a partito, in una riunione assieme alla sua corrente, verso il partito di centro, visto che saranno loro quelli che comanderanno in futuro: “quello che conta sono i nostri voti, non la bandiera”.

Questa scelta provoca malumori anche nel partito di centro tra quanti, come il consigliere Balsamo, intendevano veramente portare avanti un'opera di moralizzazione.
Balsamo va parlarne col suo capogruppo, De Angeli: viene ricevuto nella sua casa, piena di quadri e opere religiose.
Di fronte alla sua intenzione di non candidarsi alle prossime elezioni De Angeli risponde “la questione non si pone dal punto di vista morale .. la analizzi dal punto di vista politico” .

Il discorso sul potere tra De Angeli e Balsamo (le due anime della Democrazia Cristiana), costituisce il cuore del film, la parte più sottile nella sua critica politica:
Balsamo che è preoccupato delle reazioni degli elettori del partito e dell'opinione pubblica si sente rispondere “l'opinione pubblica la facciamo noi .. un partito come il nostro i Nottola li digerisce quando vuole”.

E poi: “Caro Balsamo, l'indignazione morale non serve a niente, l'unico peccato morale è essere sconfitti”.


Alla fine, il partito di centro vince le elezioni, con l'aiuto di Nottola che diviene assessore all'edilizia.
Il suo cantiere, quello nell'area ex agricola, viene pure benedetto dal Vescovo. E tutto si completa.

Merito del film di Rosi è l'essere entrato, con taglio realistico, nelle stanze del potere: quello istituzionale, del Consiglio comunale di Napoli, con tutta la sua tensione, le grida,gli insulti ("noi abbiamo le mani pulite .. " grida la maggioranza).
Ma anche nelle state occulte del potere: dove si decidono candidature, appalti, cambi di bandiera.

Dai tempi di Rosi, l'Italia è solo cambiata in peggio, per quanto riguarda la classe dirigente.

Il partito del cemento ha ancora la sua voracità e forza persuasiva, nei confronti degli amministratori locali: la povera gente ha ancora gli stessi problemi di casa e lavoro che avevano i napoletani.

Sotto i crolli, per lavori malfatti (a Barletta), per muri malcostruiti, per allarmi mai dati (a l'Aquila), la gente continua a morire. 

Se possibile, le mani sulla città sono ancora più sporche e avide.


La scheda del film su imdb.

30 giugno 2011

Tutti devono stare al loro posto



La lezione di giornalismo che sta nel finale del film di Bellocchio "Sbatti il mostro in prima pagina".


Dopo che il giornalista redattore-capo (Volontè) spiega come la propaganda sia una cosa vecchia, dai tempi di Goebbels, per indottrinare il popolo dei lettori (più sprovveduto di quello che si crede), il direttore spiega la sua visione della società:

Ciascuno deve stare al suo posto, la polizia a reprimere, la magistratura a condannare la stampa a persuadere la gente, tutti stanno facendo il loro dovere ..
sono gli operai che non stanno al gioco .. vogliono sempre soldi .. non riusciamo a rialzare la produzione, questo è il vero guaio.

17 aprile 2011

Fair game (Caccia alla spia)



E' uscito in DVD il film "Fair game", di Doug Liman, con Sean Penn e Naomi Watts. E' la storia del caso Valerie Plame, esploso in America dopo l'attacco all'Iraq nella primavera del 2003.
L'agente della Cia che aveva indagato sul falso dossier dell'uranio del Niger venduto all'Iraq, e anche sull'industria nuleare di Saddam (che semplicemente non c'era, perchè era stata smantellata).

Non solo non venne creduta (lei e gli altri analisti del suo gruppo), ma quando il marito (senatore) Joseph Wilson (che era andato personalmente in Niger per verificare se fosse vera la storia dell'uranio) scrisse un articolo che smentiva Pentagono e Casa Bianca, fu investito dalla "macchina del fango". L'identità della moglie, come agente Cia, fu rivelata alla stampa, e la notizia uscì dagli uffici della vicepresidenza (il capo dello staff di Dick Cheney, Libby fu incriminato e condannato).

Bisognava distruggere la credibilità di Valerie Plame e del marito: l'idea che doveva arrivare al popolo americano è che Bush, il governo, il segretario di stato, avevano avuto ragione nell'attaccare quel paese.
Saddam aveva le armi di massa. E se anche non sono state ritrovate in seguito, non importa.
Wilson? Uno che ha solo speso soldi inutilmente. Uno in cerca di voti, per motivi personali.

La guerra in Iraq andava supportata, senza se e senza ma.

Pensavo a questo: oggi chi si ricorda più del nigergate? Una bufala cui contribuirono anche i nostri servizi segreti e buona parte degli organi di stampa italiani.
Una bufala che ha permesso la deposizione di Saddam, è vero, ma causando migliaia di vittime civili e militari. Per mettere le mani sul petrolio iraqeno.
Oggi in America si riescono a fare film del genere. Quanto è lontano quel paese: noi invece arriviamo a censurare uno spot su un documentario del premier, perchè mostra le immagini della madre.
Mi ricordo poi le polemiche quando uscì il Caimano, per quel finale in cui istigava contro i magistrati che l'avevano condannato (nel film).

Ma forse, per comprendere quanto sia lontana l'America dall'Italia basta pensare alla storia del Madoff dei Parioli.
Il Madoff originale se ne sta in carcere, con una condanna a fine pena mai.
Il Madoff de noantri invece, come ha raccontato nell'intervista riparatoria gentilmente concessa dal corriere della sera, tra processo breve, Cirielli e altro, quanto carcere farà?

Chi si ricorda più della verità, se i mezzi di informazione, se la politica, gioca col significato delle parole, se mente, e nessuno ne chiede più conto?

Una citazione dal film
:
Joe Wilson: The responsibility of a country is not in the hands of a privileged few. We are strong, and we are free from tyranny as long as each one of us remembers his or her duty as a citizen. Whether it's to report a pothole at the top of your street or lies in a State of the Union address, speak out! Ask those questions. Demand that truth. Democracy is not a free ride, man. I'm here to tell you. But, this is where we live. And if we do our job, this is where our children will live. God bless America.

29 dicembre 2009

Una giornata particolare di Ettore Scola

Due solitudini si incontrano, per un pappagallino scappato via, in un palazzo di famiglie borghesi, nel giorno in cui Hitler e Mussolini si incontrano a Roma per celebrare il tragico e sventurato “patto d'acciaio”.

Sono una casalinga, Antonietta, madre di sei figli, che non può partecipare alla manifestazione (“nessun romano mancherà allo storico evento”, dice lo speaker della radio) perchè “non ha la serva”. Antonietta la donna fascista per autonomasia: madre premurosa, che passa le sue giornate in casa e che sorvola sulle uscite del marito (che d'altro canto, ricalca il classico maschio italico, borghese, fascista e maschilista).

Gabriele, ex speaker radiofonico, omosessuale e oppositore del fascismo, inviso al regime, che nel film è rappresentato bene tramite la figura della portiera, pettegola e impicciona.
Per le sue idee, Gabriele viene mandato al confino: con Antonietta, lontano da tutti, ma col sottofondo della radio a testimoniare i fasti del regime, vivranno la loro giornata particolare.
Paradossalmente, la casalinga lasciata sola a casa come una sguattera, che non ha studiato, e il radiocronista, che ha letto tanti libri, hanno molto in comune. Sono entrambi vittime, umiliate, senza alcuna considerazione.
Lei, che non parla più col marito che, anzi, le ordina.
Lui, l'inquilino del sesto piano, che è un sovversivo, un antifascista, uno che sputa nel piatto che mangia: ma non è così
“io non credo che l'inquilino del sesto piano sia un antifascista, ma che sia il fascismo ad essere contro l'inquilino del sesto piano”.
Che poi è il tratto comune di tutti i fascismi, di tutte le ideologie dittatoriali.


Wikipedia: Una giornata particolare

25 novembre 2009

L'informazione del mostro in prima pagina

Alcuni passi del film di Bellocchio "Sbatti il mostro in prima pagina".

Prima parte: il succo della notizia.
BIZANTI: “Ah ecco...bravo Roveda… siediti là. Tu sai quante copie tira il Giornale vero?”
ROVEDA: “ 500.000 ”
BIZANTI: “ Tutta l’opinione che conta nel paese… Sì gente che magari legge anche altri giornali…di altro colore, ma che alla fin fine si rivolge a noi, al Giornale…. per sentire dalla sua voce..una parola pacata e definitiva. E questa voce Roveda… deve essere sempre la stessa…dalla prima riga dell’editoriale all’ultimo annuncio economico.”
ROVEDA: “ Sì, sono d’accordo.”
BIZANTI: “Chi è il nostro lettore? E’ un uomo tranquillo, onesto, amante dell’ordine…. che lavora, produce, crea reddito! Ma è anche un uomo stanco Roveda, scoglionato, i suoi figli invece di andare a scuola fanno la guerriglia per le strade di Milano…i suoi operai sono sempre più prepotenti, il Governo non c’è! Il Paese è nel caos!…apre il giornale per trovare una parola serena, equilibrata, e che cosa ci trova?!.... Il tuo pezzo Roveda!.... Ho copiato parola per parola il tuo occhiello e il tuo titolo:
« DISPERATO GESTO DI UN DISOCCUPATO - SI BRUCIA VIVO PADRE DI CINQUE FIGLI», ora io non sono Umberto Eco e non voglio farti una lezione di semantica applicata all’informazione, ma mi pare evidente che la parola , «disperato» è gonfia di valori polemici…se poi me lo unisci alla parola «disoccupato»… «disperato-disoccupato» beh allora ci troviamo di fronte a una vera e propria provocazione…”
ROVEDA: “Maaah…”
BIZANTI: “Compiuta la quale, tu prendi questo pover uomo direttore e gli sbatti in faccia 5 orfani e un cadavere carbonizzato! Noh, dico, cosa vogliamo farne di questo pover uomo direttore? Un nevrotico? Ti ha forse dato fuoco, lui??....Vogliamo vedere di rifare insieme questo titolo? Può capitare a tutti di sbagliare noh? Scrivi: «DRAMMATICO SUICIDIO» «drammatico-suicidio» due parole, «DI» , cos’è un calabrese il poveretto?”
ROVEDA: “Si”
BIZANTI: “Ecco, «DI UN IMMIGRATO» «immigrato» una parola sola che contiene implicitamente il disoccupato e il padre di cinque figli, ma da anche un’informazione in più!”
ROVEDA: “Certo”
BIZANTI: “Il succo della notizia, la sintesi….il lettore apre il Giornale, guarda, se gli va legge, se non gli va tira via, ma senza avere la sensazione che gli vogliamo rompre i coglioni! Senza sentirsi lui responsabile di tutti i morti che ci sono ogni giorno nel mondo….comunque il pezzo è eccellente! sì magari c’è qualche parolina in più, qualche aggettivo da limare, per esempio quel «LICENZIATO»…”
ROVEDA: “«RIMASTO SENZA LAVORO»”
BIZANTI: “«RIMASTO SENZA LAVORO». Bravo! Dacci dentro Roveda, che la stoffa c’è!…adesso lo ricopi e lo porti direttamente in composizione, vai.”


Seconda parte: il giornalismo militante.
ANCORA BIZANTI A ROVEDA: "Lei vede il giornalista come un'osservatore imparziale... ebbene io le dico.. che questi osservatori imparziali mi fanno pena.... bisogna essere protagonisti! Non osservatori, siamo in guerra! La lotta di classe la facciamo anche noi! Non l'hanno inventata Marx e Lenin!"

21 aprile 2009

Good Night and Good Luck....

Finale del film di George Clooney con il discorso sull'utilità della televisione come veicolo di informazione di un impeccabile David Strathairn.

Good Night and Good Luck: buongiono informazione!

Da imdb, un discorso di Edward Murrow (in inglese):

No one familiar with the history of his country, can deny that congressional committees are useful. It is necessary to investigate before legislating. But the line between investigating and persecuting is a very fine one, and the Junior Senator from Wisconsin has stepped over it repeatedly. His primary achievement has been confusing the public mind as between the internal and the external threats of communism. We must not confuse dissent from disloyalty. We must remember always, that accusation is not proof, and that conviction depends upon evidence and due process of law. We will not walk in fear, one of another, we will not be driven by fear into an age of unreason. If we dig deep into our history and our doctrine, we will remember we are not descended from fearful men. Not from men who dared to write, to speak, to associate, and to defend causes that were for the moment unpopular. This is no time for men who oppose Sen. McCarthy's methods to keep silent or for those who approve. We can deny our heritage and our history but we cannot escape responsibility for the result. There is no way for a citizen of the republic to abdicate his responsibilities. As a nation we have come into our full inheritance at a tender age. We proclaim ourselves as indeed we are, the defenders of freedom wherever it still exists in the world. But we cannot defend freedom abroad by deserting it at home. The actions of the Junior Senator from Wisconsin have caused alarm and dismay amongst our allies abroad and given considerable comfort to our enemies. And whose fault is that? Not really his, he didn't create this situation of fear, he merely exploited it, and rather successfully. Cassius was right, the fault dear Brutus is not in our stars, but in ourselves. Good night, and good luck.


17 ottobre 2008

Tutta la vita davanti

Dopo la puntata di Annozero, mi venivano in mente le scene grottesche del film di Virzì, Tutta la vita davanti.
Veramente è questo il futuro che vogliamo darci?

14 luglio 2008

L'orrore ha un volto umano

La scena centrale di tutto il film Apocalypse now: il monologo del colonnello Kurtz, in un gioco di luce ed ombre, nel quale parla dell'orrore, della sua necessità , della forza dei Vietcong, che riuscivano ad uccidere facendo forza sugli istinti primordiali (l'episodio dei bambini mutilati dopo la vaccinazione)

"Uomini capaci di utilizzare il loro primoridiale istinto di uccidere, senza sentimenti e senza pssione, senza giudizio.
Perchè è il giudizio che ci indebolisce."

La filosofia primoridiale di Kurtz, di combattere e uccidere senza le iprocrisie di Washington (che insegna ai ragazzi a bombardare da 6000 metri ma non gli permette di dire cazzo), smonta le coperture politiche su guerre umanitarie, guerre giuste, guerre fatte in nome della libertà.La guerra è solo l'orrore.
Kurtz diventa allora, il pazzo. Da eliminare.
Non l'altro colonnello, il surfista Kilgore ("adoro l'odore del napalm alla mattina").



11 giugno 2008

Into the wild - nelle terre selvagge

Il viaggio di Christopher McCandless.
Prendere e partire, lasciandosi alle spalle il percorso che qualcuno ha stabilito, per te di università, fidanzata, lavoro, carriera, figli e morte. Lasciare tutto per non aver bisogno di niente: soldi, carte di credito, parenti, lavoro, auto e tutto ciò che oggi ci azzavorriamo dietro (nel 1992 i cellulari non c'erano ancora). Lasciare la civiltà per immergersi nella natura.
Sentirsi libero e felice, immerso nella natura selvaggia, tra i libri, le piante, la fauna: con uno zaino in spalla attraversare l'america.
Dall'Arizona, al South Dakota, al Colorado alla California, al golfo del Messico, dal deserto, fino all'Alaska.
Un lungo viaggio per scoprire che, forse, per la vera felicità, manca qualcosa: scoprire, nella solitudine più totale, nell'ultimo istante di vita illuminato dal raggio di sole "che la felicità è reale solo se condivisa".

Un film estremo, selvaggio, tragico, violento e delicato allo stesso tempo (la fragilità del cristallo intesa come metafora della forza e fragilità di Chris): belle le immagini, i paesaggi e la musica di Eddie Vedder, che colma i silenzi di questo lungo viaggio alla scoperta della felicità.

Il film girato da Sean Penn è tratto dal libro di Jon Krakauer "Nelle terre estreme".
Qui il link per ordinare il libro + DVD (solo il DVD).
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28 aprile 2008

I vicerè: discorso sul potere

In questa scena de I Vicerè, un formidabile Alessandro Preziosi, fa il suo discorso sul potere: potere per non soccombere, per non essere schiacciati mai.







La scena finale: l'Italia è fatta! Chissà quando si sarebbero fatti gli italiani.

I Vicerè di Roberto Faenza

L'Italia si governa con i Vicerè. Politici e politicanti capaci di grandi proclami nelle piazze.
Non importa se a governare ci siano i Borbone o i Savoia. Non importa se a governare ci sia un governo di destra o di sinistra.
“Destra e sinistra oggi non significano più nulla, in questo periodo dove tutto cambia in fretta, troppo velocemente. Gli italiani nono possono stare dietro alle etichette.
E la gente? Che penserà il paese?
La gente, il paese sono solo astrazioni, cose che non esistono.”

I Vicerè è il racconto della formazione dell'Italia nel sud, nella Sicilia governata dalle superstizioni, dal clero e dal feudalesimo di una aristocrazia gretta, vecchia, per nulla illuminata.
Una storia cui il passaggio dai borboni, all'avvento dei mille di Garibaldi e al regno dei Savoia fanno da sfondo alle vicende familiari degli Uzeda, ricca famiglia della nobiltà terriera nel catanese.
Lo scontro tra il padre autoritario, Giacomo Uzeda, teso a fare imbrogli per mettere le mani sulle eredità dei parenti, con il figlio Consalvo, che viene cresciuto nell'odio verso il padre.
Crescita segnata, da una parte dai riti della superstizione e dai monaci del monastero che lo dovrebbero educare, i “i porci di Cristo”, come vengono chiamati, per la loro dedizione ai piaceri della carne.
Parenti che pregavano sulla salma di uno di loro, ma che in realtà non aspettavamo che il momento di spartirsi l'eredità.

Da questa educazione, tesa al mantenimento del potere, con tutti i mezzi, cresce il futuro onorevole Consalvo. Ecco da dove nasce l'Italia, come sono stati educati e cresciuti le nostre classi dirigenti.
Educati ad essere come dei Vicerè: a sentire certi passaggi del film (che richiama molto il Gattopardi di Visconti) sembra di sentire discorsi di oggi.
Il sentimento verso i giornalisti: “I giornalisti? Sono la razza più fitusa che ci sia” dice lo zio di Consalvo, già onorevole.
Potere che si consolida con matrimoni, alleanze, da una parte con il popolo (deluso dalle aspettative della rivoluzione garibaldina) e con il papa. Il diavolo e l'acquasanta.
I Vicerè vanno bene per tutte le stagioni:
"Io auguro la formazione di un partito capace di darci l' ordine all' interno e la pace con l' estero. Che protegga i laici ma anche la Chiesa. Che realizzi riforme ma conservi anche le tradizioni. Il passato e l' avvenire. Machiavelli ma anche Bacone. E dopo aver studiato Proudhon sono convinto che la proprietà è un furto. Ci sono tuttavia delle proprietà che dobbiamo riconoscere legittime. Viva il Re! Viva la Rivoluzione! Viva Sua Santità"

Voltagabbana per convenienza, pronti a servirsi degli eventi della storia, perchè “la storia è una sola monotona ripetizione, perchè gli uomini sono sempre gli stessi.
E il dovere della nostra famiglia e di servirsene, capire il nuovo corso della storia. Per sconfiggere il male, il bene non basta. [..] Come una volta che per curare il male si iniettava nel corpo un po' del malanno. Io mi accingo a fare lo stesso”.

Il figlio Consalvo, morto il padre, entra così nel parlamento
del Regno d'Italia, per continuare a portare avanti il suo potere.
“Oggi c'è una cosa che conta ormai più del danaro: il potere. Per non soccombere. Per non essere schiacciati mai”.

Il mantenimento, come fosse un titolo nobiliare, come fosse una casta, non è forse l'obiettivo primario di chi si fa eleggere?

Il potere di chi non si lascia scegliere, con un nome su una lista. Di chi non si lascia giudicare. Di chi vuole giudicare su tutto e tutti. Eccoli qui gli antenati dei padreterni di oggi, i politici abili al trasformismo, oggi garibaldini, domani papisti o dei Savoia (ma potemmo anche dire, ieri giustizialisti, oggi per il garantismo...).
L'Italia è fatta, concludeva, con un'ironia amara il vecchio Consalvo, il suo ragionamento, anni dopo.
Seduto nel parlamento dove i deputati litigavano, dove si concludevano accordi o affari.
“Avevamo promesso il regno della correttezza e della giustizia. Si era fatta l'Italia: chissà quando si sarebbero fatti gli italiani”.

Il link per ordinare il DVD su internetbookshop e la sua scheda su wikipedia.
Il libro di Federico De Roberto, censurato per 100 anni, da cui il film è tratto: la scheda su Wikipedia e il link su ibs.
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27 aprile 2008

Le quattro giornate di Napoli di Nanni Loy

In questi giorni dove si deve festeggiare la nostra Liberazione dalla dittatura nazifascista, ricordando gran parte dei diritti e delle cose che possediamo, c'è stato un tempo in cui ne eravamo privi, mi sono chiesto quale film potesse rappresentare quel clima e quel periodo.
Ho scelto “Le quattro giornate di Napoli” di Nanni Loy, la cronistoria dei 4 giorni di lotta della popolazione napoletana contro l'occupazione dell'esercito tedesco. Una guerra che vedeva da una parte le truppe scelte della divisione Hermann Goering, i panzer, i cannoni, dall'altra scugnizzi, straccioni, soldati sbandati. Eppure quest'ultimi costrinsero il colonello Scholl alla resa, il 29 settembre 1943.
Forse pochi lo sanno, ma a chiedere la resa al comandante della piazza fu l'antifascista Masullo di Bagnoli. I nomi dei combattenti eroici di quei giorni non hanno nomi: sono passati alla storia come 'o capitano, 'o professore. Una battaglia popolare, in tutti i sensi.

Eppure alcuni nomi dobbiamo ricordarceli: i nomi degli scugnizzi che fronteggiarono l'esercito germanico, bloccandolo sulle barricate. Tra questi Gennaro Capuozzo (12 anni) e Filippo Illuminato (14 anni), medaglie d'oro al Valor Militare.
Eppure di questa battaglia gloriosa, battaglia popolare, si è persa la memoria.
Chi lo dice che la storia la scrivono i vincitori?
O forse è vero che in Italia, il fascismo non è mai stato veramente sconfitto.
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18 dicembre 2007

Il dittatore dello stato libero del Bananas di Woody Allen

Questo film del 1971 riesce ad essere la più feroce critica, in chiave satirica, della dittatura castrista a Cuba e allo stesso tempo, della politica anticomunista del governo americano negli anni 60-70.

"Il dittatore ..", raccontando dell'ascesa rivoluzionaria dell'impiegato Fielding Mellish nello stato del Bananas, è una raccolta di scene esilaranti (l'addestramento nella jungla, la pubblicità delle sigarette in chiesa, la scena dentro l'edicola copn le riviste pornografiche, il rapimento dell'ambasciatore inglese, l'interprete all'areoporto ...); di battute famose, come questa :

Avevo un buon rapporto, direi, con i miei genitori. Di
rado mi picchiavano. Anzi, credo che mi picchiarono, in effetti, una unica
volta, durante l'infanzia. Loro cominciarono a picchiarmi di santa ragione il 23
dicembre del 1942 e smisero nel '44, a primavera inoltrata. (Fielding)

Su you tube ne potete trovare un pò, come anche alcune battute.
La scena più famosa è quella dal giornalaio "Quanto costa orgasmo?"
"Sto facendo un'indagine sociologica sugli atti di perversione: sono fermo agli atti di libibine sui fanciulli"






La voce relativa al film su wikipedia.
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11 settembre 2007

I mostri di Dino Risi


I mostri siamo noi: la carrellata di personaggi di Gassman e Tognazzi, seppur ambientati negli anni 60, riflettono tutti i difetti dell'Italia.
Il politico, il padre che educa il figlio, l'amico di famiglia, il maritino e il fedifrago ...

L'episodio "La nobile arte" è forse, il più amaro e reale. Specchio impietoso del nostro essere.
Per ordinare il DVD su
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