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09 gennaio 2021

V2 di Robert Harris

 


Un sabato mattina verso la fine di novembre del 1944, in un deposito ferroviario nella località balneare olandese di Scheveningen, tre missili balistici lunghi quasi quindici metri se ne stavano adagiati nelle loro culle di acciaio con i pannelli di ispezione aperti, collegati a dei monitor e accuditi come pazienti illustri di una clinica privata da tecnici dell'esercito tedesco nelle loro uniformi di cotone grigio.

In questo suo ultimo romanzo lo scrittore inglese Robert Harris ci porta negli ultimi mesi della seconda guerra mondiale quando Hitler scatenò contro l'Inghilterra l'ultima sua arma, le V2, i razzi contenenti una testata esplosiva che causarono circa 5000 persone tra Londra e Anversa, le due città contro cui furono lanciate queste le nuove armi di Hitler che, nella follia di Hitler e delle SS che erano rimaste fedeli, avrebbero dovuto cambiare il corso della guerra.

Nella realtà, le V2 non avrebbero mai potuto evitare la sconfitta del Terzo Reich, l'esercito tedesco era in rotta su tutti i fronti. Però è ugualmente vero che suscitarono in Inghilterra una vera paura, in quanto erano missili che, diversamente dalle V1, non potevano essere intercettati, potevano cadere ovunque e non c'era nemmeno tempo per mettersi in salvo.

Viaggiando ad una velocità quasi tre volte superiore a quella del suono, le V2 prima di colpire il bersaglio creavano un “mutamento nella pressione dell'aria”, a cui seguiva un rombo, per finire col boato dell'esplosione della testata.

Poi arrivò il boato del missile. Tutte le persone intorno a lei si fermarono e guardarono all’insù. Il V2 colpì Woolworths esattamente al centro e attraversò tutti i piani prima di esplodere e formare un cratere profondo trenta piedi.

Robert Harris ci racconta questo pezzo della seconda guerra mondiale attraverso le storie dei due protagonisti del racconto: l'ingegner Rudi Graf che, in Olanda alla base di Scheveningen, è responsabile tecnico dei lanci delle V2, supervisionando le fasi di preparazione dei lanci e intervenendo in caso di guasti.

Fa parte del gruppo degli scienziati che aveva lavorato al programma missili assieme a Von Braun, considerato il padre della teoria missilistica, cresciuto in un'epoca in cui si sognava di andare sulla luna.

Perché quello era il sogno di quei giovani ragazzi, della loro associazione “Verein für Raumschiffahrt, l’Associazione per i viaggi nello spazio”: viaggiare nello spazio, realizzare un spaziodromo, una città dove costruire e realizzare queste macchine che avrebbero reso l'universo un posto meno sconosciuto ..

Ma la storia prese una piega diversa: il personaggio di Grav è inventato, ma Von Bran è il suo gruppo sono personaggi storici. Attraverso le pagine del libro ripercorriamo la sua carriera, favorita dal suo carisma e dall'avvento di Hitler al potere.

Von Braun cominciò a mostrarle in giro per Berlino. Era un uomo in anticipo sui tempi. Aristocratico eppure per niente snob, affascinante ma con una padronanza assoluta dei dettagli tecnici, la personificazione del nuovo spirito tedesco.

Il nazismo investì in questa nuova arma quasi 5 ml di Reich Mark, più di quanto gli Stati Uniti investirono nel progetto Manhattan, per la bomba atomica.

Per la costruzione di questi missili fu creata una fabbrica sotterranea in Germania sotto una montagna in cui furono impiegati i prigionieri di guerra, trattati come schiavi.

Ne morirono in ventimila, circa quattro volte di più delle vittime causate da questi missili chiamati “Vergeltungswaffe Zwei”, rappresaglia due.

Come in un incubo da cui non si riesce a scappare, Graf ripercorre le tappe della sua carriera, dai primi esperimenti, ai mesi passati a Peenemünde, la “Città dei Razzi, esattamente come quella del film di Fritz Lang.” E poi i mesi in Olanda, ad uccidere persone senza vederle, ucciderle a distanza, in modo quasi asettico. Ma non meno pesante per la sua coscienza.

Quanti civili aveva già ucciso? Si passò una mano sulla faccia. “Mio Dio” pensò “cosa sono diventato?” Era davvero meglio delle SS? In un certo senso era peggio.

L'altro protagonista del romanzo è una donna, Kay Caton-Walsh, ufficiale della WAAF, le ausiliarie donne della Air Force: è ispirato ad un'ufficiale donna realmente esistita e che è morta lo scorso anno, Eileen Younghusband e le cui memorie hanno aiutato Harris nella costruzione del personaggio.

Kay di lavoro fa l'osservatrice delle immagini fotografiche scattate dagli aerei della RAF sul suolo Olandese, e prima ancora tedesco.

La sua era uno strano tipo di guerra, condotta osservando gli scontri dall’alto come una divinità del monte Olimpo. Si sentiva in colpa per quanto la trovasse coinvolgente:

Siamo nell'autunno del 1944, l'operazione Market Garden è parzialmente fallita e l'avanzata alleata si è attestata fino al Belgio, con l'occupazione dell'importante porto di Anversa.

L'Olanda è ancora in mano tedesca e dalla costa olandese vengono lanciate queste V2 che terrorizzano la popolazione inglese, come si è detto. Suo compito è quello di analizzare le foto e di trovare questi punti di lancio, che i tedeschi hanno ben mimetizzato in mezzo ai boschi.

Era nella casa del suo amante, il commodoro dell'aria Mike Templeton, quando un V2 colpì l'appartamento, ferendo Mike. Quella bomba oltre a distruggere la casa, di fatto interrompe la loro relazione, che forse non avrebbe portato a nulla.

Kay, per mettere fine a quella storia, si offre volontaria per una nuova missione in Belgio appena strappato ai nazisti: farà parte di un gruppo di ausiliarie che useranno i dati dei nuovi radar mobili situati a poche decine di km dal fronte, che forniranno le coordinare del missile che, assieme a quelle del punto di impatto, consentirà di calcolare il punto di lancio: le V2 non erano missili teleguidati, l'impulso radio lanciato da terra serviva solo ad inclinare la direzione verso l'obiettivo, in una parabola simile a quella di una palla da cricket

.. se conosciamo il punto preciso di impatto, dovrebbe essere possibile, in linea teorica, procedere all’indietro e calcolare il punto a bordo campo da cui la palla da cricket, per così dire, è stata lanciata

Servono conoscenze di matematica, la capacità di risolvere calcoli con logaritmi in pochi minuti: esattamente sei minuti, questo il tempo prima che il secondo missile venga lanciato dalla base.

Un compito non semplice in un'epoca in cui si disponeva di carta, penna e solo del regolo calcolatore.

Sarà una corsa contro il tempo, quella di cui saremo spettatori scorrendo le pagine del romanzo: da una parte i tedeschi che, nel loro furore ideologico, vogliono intensificare i lanci, per arrivare a quella vittoria finale che non può sfuggire. Mettendo a rischio anche la sicurezza dei lanci e l'incolumità degli stessi soldati dell'esercito del reparto di lancio.

Graf si trova in mezzo, da una parte le SS che hanno preso in mano tutte le operazioni e che su di lui hanno un dossier lungo. Nella loro paranoia, controllano tutto il personale civile coinvolto nel progetto, temendo dei sabotaggi.

Ma Graf è inviso in parte anche agli ufficiali dell'esercito: questa nuova arma è stata loro imposta dal nazismo, che ha sottratto risorse ingenti dalla costruzione di carri armati o aerei, per realizzare razzi. Che non erano armi perfetti, uno su dieci dei lanci era difettoso. E ora rinfacciano questa assurdità agli scienziati come Graf.

Dall'altra parte Kay e il suo gruppo, con cui si instaura una sincera amicizia nonostante la fredda accoglienza: un'amicizia che nasce dal dover combattere assieme la guerra con nuovi mezzi (la matematica e i calcoli su carta), correndo non meno pericoli dei soldati al fronte perché la morte può arrivare da un momento all'altro. E Kay lo scoprirà molto da vicino.

Ai soldati viene chiesto di colpire il nemico, in battaglia, a queste ausiliarie (che sono veramente esistite) viene chiesto di trovare il luogo da cui partono questi maledetti razzi, prima che colpiscano Buckingam Palace o il palazzo del parlamento.

C'è un finale, nella storia romanzata, che non voglio raccontarvi.

E poi c'è la Storia con la S maiuscola, con la vittoria degli Alleati e col reclutamento degli scienziati di Peenemünde da parte degli americani, dove avrebbero posto le basi per la nuova industria missilistica e per la conquista dello spazio.

La scheda del libro sul sito di Mondadori

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05 febbraio 2017

Il lessico burocratese dello sterminio (da Fatherland - Harris)

WannseeList.jpg
La lista della popolazione ebraica da eliminare (dai verbali della conf. di Wansee), Collegamento


UFFICIO CENTRALE COSTRUZIONI, AUSCHWITZ, ALLA DIREZIONE LAVORI, AUSCHWITZ, 31 MARZO 1943In riferimento alla vostra lettera del 24 marzo 1943(estratto)In risposta alla vostra lettera, le tre torri a tenuta d'aria dovranno essere costruite secondo l'ordine del 18 gennaio 1943, per Bw 30B e 3C, nelle stesse dimensioni e nello stesso modi delle torri già consegnate.Approfittiamo dell'occasione per fare riferimento a n altro ordine del 6 marzo 1943, per la consegna di una porta antigas 100/192 per il I deposito cadaveri del III crematorio, Bw 30A, che deve essere costruita nello stesso modo e secondo le stesse misure della porta del deposito del II crematorio, con lo spioncino di doppio vetro da 8 mm profilato di gomma.Quest'ordine è considerato particolarmente urgente.

La lettera qui sopra è autentica: è uno dei atti ufficiali inviati dal personale delle SS del campo di Auschwitz all'ufficio centrale che si occupava dei lavori nei campi.
Il linguaggio è in perfetto stile burocratico: si parla di numeri, caratteristiche di quanto viene chiesto e si specifica l'urgenza.
Potrebbe trattarsi di qualunque cosa: ma si sta parlando di lavori per rendere ancora più efficiente lo sterminio di persone, la popolazione ebraica che gli efficienti treni della Deutsche Bann portano verso est. Treblinka, Auschwitz..

Questi che seguono sono invece stralci dei verbali della conferenza di Wansee (presi dal libro di Robert Harris Fatherland) , tenuta il 20 gennaio 1942: è l'unica copia che è rimasta fino a noi, quella del sottosegretario Luther, e che testimonia come parlassero questi uomini di Stato, quando pianificarono la soluzione finale.
Xavier March è, nel romanzo, l'ispettore della polizia criminale che scopre questi documenti, che in tanti vorrebbero far sparire per sempre:

SEGRETO DI STATO. VERBALI DELLA CONFERENZA. 30 COPIE. COPIA NUMERO ..
(il numero era stato cancellato)Seguono i partecipanti della riunione del 20 gennaio 1942 a Berlino, Am Grossen Wansee 56-58, sulla soluzione finale del problema ebraico...
 Quel pomeriggio, March aveva letto due volte i verbali. Tuttavia si fece forza e rilesse. “Circa 11 milioni di ebrei sono coinvolti in questa soluzione finale del problema ebraico ...”. Non erano soltanto gli ebrei tedeschi. I verbali elencavano più di trenta nazionalità europee, inclusi gli ebrei francesi (865.000), olandesi (160.000), polacchi (2.284.000), ucraini (2.994.684); c'erano gli ebrei inglesi, spagnoli, irlandesi, svedesi e finlandesi; la riunione si era occupata perfino degli ebrei albanesi, che erano 200 in tutto.
Nel corso della soluzione finale, gli ebrei dovranno essere portati, sotto una direzione appropriata e in modo appropriato, all'est, per essere utilizzati come manodopera. Separati per sesso, gli ebrei in grado di lavorare saranno condotti in contingenti numerosi a costruire strade, e senza dubbio il loro numero diminuirà attraverso un processo di riduzione naturale.Coloro che inevitabilmente resteranno e che senza dubbio costituiscono l'elemento più resistente dovranno essere trattati in modo appropriato, poiché rappresentano il risultato di una selezione naturale che, all'atto della liberazione, dovrà essere considerato come una cellula germinale di un nuovo sviluppo ebraico. (Si vedano le lezioni della storia.)Nel corso della realizzazione pratica della soluzione finale, l'Europa sarà rastrellata da est a ovest.

Sotto una direzione appropriata e in modo appropriato.. l'elemento più resistente dovrà essere trattato in modo appropriato ..”. Appropriato, in modo appropriato. Le parole preferite dal lessico del burocrate: il lubrificante per scivolare intorno alle cose spiacevoli, il sistema per evitare le precisazioni.March aprì una serie di di rozze copie fotostatiche. Sembravano riproduzioni dei verbali originali della conferenza del Wansee, compilati dall'SS-Standarterfuhrer Eichmann dell'Ufficio Centrale per la sicurezza del Reich. Era un documento dattiloscritto, pieno di correzioni e di secche cancellature, fatte da una mano ordinata che March riconosceva come quella di Reinhard Heydrich.Per esempio, Eichmann aveva scritto:

Infine, all'Obergruppenfuhrer Heydrich è stato chiesto quali sono le difficoltà pratiche comportate dal trattamento di un aumento tanto elevato di individui.L'Obergruppenfuhrer ha dichiarato che erano stati impiegati diversi metodi. La fucilazione era da considerarsi una soluzione inadeguata per ragioni varie. Era un lavoro lento. La sicurezza era scarsa, e c'era il rischio che il panico si diffondesse fra coloro che attendevano il trattamento speciale. Inoltre si era osservato che questo metodo aveva un effetto deleterio sui nostri uomini. Ha invitato lo Sturmbannfuhrer dottor Rufolf Lange (KdS Lettonia) a fare un rapporto come testimone oculare.Lo Sturmbannfuhrer Lange ha dichiarato che di recente sono stati adottati tre metodi che offrono una possibilità di confronto. Il 30 novembre, mille ebrei berlinesi son stati fucilati nella foresta presso Riga. L'8 dicembre, i suoi uomini avevano organizzato a Kulmhof un trattamento speciale con camion a gas. Nel frattempo, a partire da ottobre, nel campo di Auschwitz erano stati effettuati esperimenti su prigionieri russi ed ebrei polacchi usando lo Zyklon B. Qui i risultati erano stati particolarmente promettenti sia dal punto di vista dell'efficienza sia da quello della sicurezza.
In margine, Heydrich aveva scritto “No!” March controllò la versione finale dei verbali. L'intero capoverso era stato ridotto ad un'unica frase:
Vi è infine una discussione generale sulle varie soluzioni possibili.
Così epurati, i verbali potevano tranquillamente entrare negli archivi.March scribacchiò altri appunti: ottobre, novembre, dicembre 1941. Le pagine bianche si riempivano lentamente. Nella luce fioca della stanzetta sotto i tetti stava prendendo forma un quadro: legami, strategie, cause ed effetti .. Controllò gli interventi di Luther, Stuckart e Buhler alla conferenza di Wansee. Luther prevedeva problemi “negli stati nordici” ma “nessuna grave difficoltà nell'Europa sud-orientale e occidentale”. Stuckart, quando gli era stato chiesto cosa si doveva fare con le persone che avevano un nonno ebreo, aveva “proposto di procedere con la sterilizzazione obbligatori”. Buhler, com'era logico, si era mostrato servile nei confronti di Heydrich: “Aveva un solo favore da chiedere.. Che nel Governatorato il problema ebraico venisse risolto il più rapidamente possibile”. 

Fatherland di Robert Harris

Uno stato di polizia è un paese governato da criminali”

Frase scritta da uno dei membri del gruppo La rosa bianca, in una prigione della Gestapo.

Incipit
Nubi pensanti avevano gravato su Berlino per tutta la notte, e indugiavano ancora in quello che passava per il mattino. Alla periferia occidentale della città, sprazzi di pioggia scorrevano come fumo sulla superficie del lago Havel.Il cielo e l'acqua si fondevano in una distesa grigia, interrotta soltanto dalla linea scura delle riva opposta. Là non si muoveva nulla, non brillava una luce.Xavier March, investigatore della squadra omicidi della Kriminalpolizei di Berlino, comunemente Kripo, scese dalla Volkswagene alzò il viso verso la pioggia.

Il perchè di questa lettura.
La vittoria di Trump, il risveglio delle destre estreme e dei nazionalismi, lo sdoganamento delle menzogne di Stato e la post-verità, la riscoperta dell'uomo forte al comando, la scarsa memoria di noi occidentali, una politica che diventa sempre più propaganda e tifo da stadio e sempre meno strumento per migliorare il mondo ..
Sono tante le ragioni che mi hanno spinto alla rilettura di questo romanzo “distopico”, che avevo letto per la prima volta dieci anni fa e che già allora mi aveva colpito.
Si dice che la storia la scrivono i vincitori: ecco, immaginatevi ora come racconteremmo la storia se a vincere la Seconda guerra mondiale fossero stato i nazisti e i loro alleati (tra cui anche noi italiani)?
Come si sarebbe trasformata l'Europa? Quale nuovo ordine politico avremmo avuto, in Europa e nel mondo? Come sarebbe stata raccontata la guerra da un canto e come sarebbe stata celebrata la vittoria di Hitler contro l'esercito russo, contro gli eserciti alleati?
E, infine, avremmo mai saputo della tragedia della Shoah? Del concepimento in modo industriale della morte di milioni di ebrei (e zingari, gay, comunisti..) ..


Immagine presa da Wikipedia

La storia raccontata dai vinti.
Come molti anni prima in 1984 di George Orwell, anche Thomas Harris ambienta il suo romanzo in un futuro (rispetto alla fine della guerra) immaginario: la Germania di Hitler è riuscita a vincere la guerra contro i russi, ricacciati oltre i monti Urali e contro però si combatte ancora una guerriglia il cui eco però arriva a stento nel paese.
Churchill e la regina di Inghilterra sono scappati in Canada; gli Stati Uniti hanno sganciato l'atomica sul Giappone e hanno firmato un accordo di pace con la Germania di Hitler, sebbene però finanzino di nascosto la guerriglia “rossa”.

La Germania è un paese che vive nella perenne celebrazione dei fasti del regime, specie nella capitale Berlino, trionfo di monumenti che ricordano la grandezza, sempre più alti verso il cielo, sempre più grandi, sempre paragonati con i monumenti delle altre capitali europee.
«Dopo aver lasciato l'arco entriamo nella parte centrale de Viale della Vittoria, che fu progettato dal ministro del Reich Albert Speer e completato nel 1957. E' largo 123 metri e lungo cinque chilometri e seicento metri. Perciò è molto più ampio e lungo due volte e mezzo e mezzo gli Champs Elysées di Parigi.»Più alto, più lungo, più ampio, più costoso... Anche nella vittoria, pensò March, la Germania conservava un complesso di inferiorità. Non c'era nulla che esistesse per sé stesso: doveva essere confrontato con ciò che avevano gli stranieri.

Per il regime si nasce, si entra nelle sue strutture giovanili, si lavora, si mette su famiglia e si fanno altri figli.
Un paese senza religione al di fuori dal partito nazista e Hitler, essendo i culti religiosi scoraggiati.
Un paese dove il codice penale indicava come “tutti i delinquenti abituali e i colpevoli di reati contro la morale potevano essere arrestati in base ad un semplice sospetto che potessero commettere un reato”. Perché il nazionalsocialismo aveva insegnato ai bravi cittadini tedeschi che la criminalità era nel sangue, innata come il talento musicale o i capelli biondi.

Le notizie sono censurate e la polizia tedesca, incorporata nei servizi di sicurezza delle SS, vigila nei confronti dei nemici del paese.
I ladri e gli assassini.
I terroristi e i sobillatori.
Il tutto con molta discrezione, nonostante le divise brune o grigie dei vari corpi del Servizio di sicurezza (Orpo la polizia che si occupa dei casi comuni, Kripo la polizia criminale e la polizia politica, Gestapo) siano presenti ovunque a controllare.

Ma ci sono anche altri nemici per il regime nazista e i suoi gerarchi, molti dei quali nel 1964 sono già morti (come Himmler, il Reichfuhrer delle SS) che possono mettere in crisi la Germania e i suoi rapporti con l'America.
Proprio in questi giorni, il presidente americano Joseph Kennedy (padre di JFK), annuncia la sua intenzione di visitare la Germania per lanciare una nuova politica di appeasement tra i due paesi.

14 aprile 1964: mancano sei giorni al Fuhrertag, l'anniversario per i 75 anni di Adolf Hitler.
L'ispettore della Kripo Xavier March deve indagare su un cadavere scoperto sulle rive dell'Havel, vicino alle ville dei “fagiani dorati”, così come vengono chiamati i vertici del partito nel gergo comune.
Non era un morto qualunque, l'annegato: era stato sottosegretario presso il Governatorato in Polonia, si chiamava Buhler ed era in pensione dagli anni '50.
March è un ispettore fuori dalle regole del partito e delle stesse SS: nella guerra era stato imbarcato in un U-Boot, poi era entrato in polizia, prima ad Amburgo e poi a Berlino.
Sposato e poi separato, con un figlio piccolo che vede una volta ogni due settimane e con ha un rapporto sempre più difficile.
Sei un asociale, vero?” Chiede il bambino a bruciapelo.
La sua nuova famiglia è infatti una delle famiglie da cartolina: il nuovo compagno della ex moglie è “un fanatico della peggior specie, un burocrate della sede centrale berlinese del partito.
March continuò a pensare al cane e si rese conto che in quella casa era l'unico essere vivente che non portasse l'uniforme”.

Chi si discosta dalle convezioni del regime (una famiglia, dei figli iscritti al Pimpf e poi alla Hitler Jugend), non è iscritto al partito, si disinteressa del regime, viene considerato un reietto, asociale, un potenziale nemico. Come March, su cui esiste un fascicolo negli uffici della polizia politica.

March vive per il lavoro ora, per questo accetta tutti i casi e passa buona parte del suo tempo in ufficio e sulle carte: lo stesso avviene per questo omicidio che, però, viene soffiato dalla Gestapo, essendo il morto una personalità importante del regime. Odilo Globocnick in persona (generale delle SS e capo della Gestapo) e i suoi collaboratori prendono in consegna le carte.
C'è qualcosa che non torna nel caso che la Gestapo vorrebbe chiudere come incidente o suicidio: un testimone, una recluta delle SS, ha visto qualcuno sulla sponda del lago poco prima di scoprire il morto; il morto tra l'altro era un abile nuotatore; infine qualcuno ha fatto visita alla sua villa, via acqua.
Non rispondendo all'ordine di lasciar perdere, March frugando tra le carte di Buhler, scopre un appuntamento di pochi giorni prima, con Wilhelm Stuckart e Marthin Luther.
Altri due uomini di Stato della Germania di Hitler: il primo segretario di stato del ministero dell'Interno (nonché autore delle leggi di Norimberga in difesa della razza del 1935) e il secondo sottosegretario agli affari Esteri.
Stuckart è stato trovato morto nel suo appartamento da una giornalista americana che con lui aveva un appuntamento.
Luther invece risulta irreperibile da giorni, dopo un viaggio in Svizzera.

Cosa legava tra loro tre importanti uomini di Stato e cosa avevano in comune nel loro passato? tutti e tre avevano avuto incarichi ministeriali durante la guerra e tutti erano andati in pensione allo stesso momento.
L'ostinazione di March nel voler andare avanti nell'indagine, nonostante le minacce della polizia politica, lo mette di fronte alla possibilità di subire un processo e forse anche peggio.

La sua vita si era ristretta al punto che gli restava soltanto il lavoro. Se avesse tradito anche quello, che altro poteva restargli?
E in effetti c'era qualcosa d'altro, l'istinto che lo faceva alzare dal letto o gni mattina: il desiderio di sapere. Nell'attività della polizia c'era sempre un altro incrocio da raggiungere, un altro angolo da cui sbirciare.
Chi erano i Weiss e dove erano finiti? Di chi era il cadavere nel lago? Che cosa collegava la morte di Buhler a quella di Stuckart? Era questo che lo spingeva a tirare avanti, la smania di sapere di sapere che era la sua benedizione o la sua maledizione.

Assieme alla giornalista americana, inizia a seguire una pista sulle morti che porta indietro nel tempo: agli anni della guerra e ai traffici degli alti papaveri del partito di opere d'arte (e non solo) rubati dai territori occupati e finiti ad arricchire i patrimoni personali dei gerarchi.
Ma non sono stati uccisi per le opere rubate (come La dama con l'ermellino, di Leonardo da Vinci): c'è un segreto che, nelle carte che questi signori hanno tenuto nascoste per anni in una cassetta di sicurezza Svizzera, che ancora oggi (nel 1964, quasi vent'anni dopo il termine del conflitto) possono far paura a qualcuno.

Il thriller lascia spazio alla storia, che nell'ultima parte del romanzo viene citata usando documenti reali, tra questi l'unica copia rimasta al mondo dei verbali della conferenza di Wansee (quella di Martin Luther, sottosegretario agli esteri).
Qui, il 20 gennaio 1942, 14 uomini dell'amministrazione nazista si incontrarono, su invito di Reinhard Heydrich, capo dell'ufficio di sicurezza delle SS, per pianificare in modo industriale, scrupoloso, l'annientamento della popolazione ebraica in Europa.
Le migliaia di dissidenti che voi rinchiudete nei campi. I milioni di ebrei spariti durante la guerra. Le torture. Gli omicidi. Mi dispiace parlarne, ma noi abbiamo l'idea borghese che gli esseri umani abbiano dei diritti. Lei dov'è stato negli ultimi anni?”.
Ecco, la domanda centrale del libro: in che mondo è vissuto il poliziotto della Kripo Xavier March e gli altri milioni di tedeschi?
Ciascuno tedesco aveva un amico, un conoscente, un vicino di casa ebreo. Ebrei che, all'improvviso sono spariti. Tutti via.
Che fine hanno fatto? Che ne è stato di loro?
Tanti tedeschi hanno fatto finta di niente, per viltà, per paura nei confronti di un regime opprimente in cui le troppe domande non erano tollerate.
Proprio come quelle che March, Sturmbannfuhrer delle SS, ispettore della Kripo, che gira con una foto della famiglia Weiss nel portafoglio (una delle famiglie ebree sparite ad est).
«Cosa si può fare» disse «se si dedica la vita a smascherare i criminali, e a poco a poco ci si accorge che i veri criminali sono quelli per cui si lavora? Cosa si può fare quando tutti ti dicono di non preoccuparti perché tanto non ci puoi fare niente ed è successo molto tempo fa?»Adesso Charlie lo guardava in un modo diverso. «Immagino che si perda la ragione.»«Oppure può succedere di peggio. La si può ritrovare.»

Il contenuto delle carte, di cui March e la giornalista Charlie Maguire entrano in possesso è, a sua volta, qualcosa che può far perdere la ragione.
In un linguaggio in perfetto burocratese, si enuncia, si dettaglia, si mettono nero su bianco cifre, orari dei treni (piombati) che dovranno portare verso est, quelle persone la cui esistenza e memoria deve sparire per sempre:
gli ebrei dovranno essere portati, sotto una direzione appropriata e in modo appropriato, all'est .. l'elemento più resistente dovrà essere trattato in modo appropriato .. ”

Il finale è aperto: March attira su di sé le SS che lo stanno braccando, per permettere alla giornalista di fuggire e salvarsi. Il resto della storia rimane in sospeso: riuscirà Kennedy ad essere rieletto? I documenti riusciranno ad uscire nel mondo libero e la verità (sugli ebrei, sulla soluzione finale, sullo sterminio di massa, sui treni verso est) ad essere raccontata?
Quando il nazionalsocialismo avrà dominato abbastanza a lungo, non sarà più possibile immaginare di vivere in un modo diverso dal nostro.” - Adolf Hitler

Questa frase apre un capitolo del libro ed è centrale, per capire il senso del libro: un impero, il Reich millenario, che si fonda sulla paura (di uno stato di polizia, “criminale”) e sulla menzogna.
Le menzogna raccontata dai giornali sulle vittorie del regime che nascondono i morti del fronte russo, che ritornano in patria di notte, nascosti agli occhi del pubblico.
E le menzogne sullo sterminio degli ebrei, anzi, la cancellazione della verità storica (sui treni, sui campi di concentramento, sulle camere a gas..): l'unico mondo possibile, per il regime, è quello dove non esistono libertà, dove non esiste verità storica.
In qualunque modo questa guerra finisca, la guerra contro di voi l'abbiamo vinta noi; nessuno di voi rimarrà per portare testimonianza, ma se anche qualcuno scampasse, il mondo non gli crederà.
Forse ci saranno sospetti, discussioni, ricerche di storici, ma non ci saranno certezze, perché noi distruggeremo le prove insieme con voi.
E quando anche qualche prova dovesse rimanere, e qualcuno di voi sopravvivere, la gente dirà che i fatti che voi raccontate sono troppo mostruosi per essere creduti: dirà che sono esagerazioni della propaganda alleata, e crederà a noi, che negheremo tutto, e non a voi.
La storia dei Lager, saremo noi a dettarla.
Ufficiale SS,citato in I sommersi e i salvatidi Primo Levi

La scheda del libro sul sito di Mondadori

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27 gennaio 2015

Perché questo è stato – cosa rimane della giornata della memoria

Ma cosa rimane oggi della giornata della memoria?
Leggendo i giornali, la notizia delle celebrazioni si mischia a tante altre: alcune importanti (come le elezioni in Grecia, le elezioni del presidente della Repubblica). Altre decisamente meno: gossip politico, trash televisivo ..
Non si riesce o forse non si vuole ricordare quella che dovrebbe essere la lezione che dovremmo aver imparato, dopo la Shoa.
Che esistono dei diritti fondamentali che nessuno stato, nessun uomo di Stato può arrogarsi il diritto di cancellare. Il diritto di non essere chiuso in un ghetto o in campo, privato del cibo, costretto a vivere di stenti.
Non è successo solo nella seconda guerra mondiale: quello passato sarà stato sarà ricordato come il secolo dei genocidi anche. Di popoli, etnie, massacrati per la sola colpa di esistere.
Orrori che ancora oggi facciamo fatica a comprendere nella loro interezza, perché la nostra mente quasi rifiuta di credere a quelle immagini che testimoniano cosa è stato.


Vengono in mente le parole di Primo Levi (citate da Robert Harris nel suo libro Fatherland)
In qualunque modo questa guerra finisca, la guerra contro di voi l'abbiamo vinta noi; nessuno di voi rimarrà per poter portare testimonianza, ma se anche qualcuno scampasse, il mondo non gli crederà. Forse ci saranno sospetti, discussioni, ricerche di storici, ma non ci saranno certezze, perchè noi distruggeremo le prove insieme a voi. E quando anche qualche prova dovesse rimanere, e qualcuno di voi sopravvivere, la gente dirà che i fatti che voi raccontate sono troppo mostruosi per essere creduti: dirà che sono esagerazioni della propaganda alleata, e crederà a noi, che negheremo tutto, e non a voi. La storia dei lager, saremo noi a dettarla.
Ufficiale SS, citato in
"I sommersi e i salvati" di Primo Levi.

Srebenica
 Tutto questo è stato e continua ad essere ogni volta che c'è un dittatore che reprime l'opposizione, le persone con la pelle di un altro colore, di un'altra religione.
Eh sì, abbiamo perso la guerra, ma abbiamo dominato il mondo e continuiamo a farlo, in silenzio o urlando, tu conosci quello che accade, in Jugoslavia abbiamo vinto noi, e in Rwanda e ogni volta che qualcuno si alza e afferma la panzana demente di fascismo buono, una bontà che non abbiamo mai voluto o rivendicato, perché l'unica cosa che avevamo in mente era di essere giusti della nostra giustizia, senza la lettera maiuscola o i comandamenti o i precetti di chiunque, giusti perché lo avevamo deciso, non buoni.
Ogni volta che accade, per ogni saluto col braccio teso, per ogni dittatore che reprime un oppositore o lo zittisce, per ogni essere umano che si crede onnipotente, noi vinciamo e per ogni silenzio o dimenticanza, noi vinciamo, e per ogni silenzio o dimenticanza, noi vinciamo, e per ogni singolo pensiero che cerca odio con cui affermare la propria rivalsa, anche il tuo nei miei confronti [..] noi vinciamo, e vinciamo per un semplice motivo, abbiamo affermato come regola l'inaffermabile, proprio quel libero arbitrio di cui tanti blaterano, il nostro libero arbitrio, che non riconosce nulla al di sopra di sé, in cielo o in terra[..]
Guardati intorno, pensa al mondo in cui vivi. E quando resti solo, chiediti se ci avete sconfitti davvero.
Patrick Fogli, Dovrei essere fumo
Chiediamoci se abbiamo veramente imparato la lezione. Ancora su Facebook vedo girare post con la faccia del Duce. Gente che inneggia al fascismo, in base ad una presunta (e menzognera) concezione di dittatura dell'ordine. Gente che inneggia a Putin, che tiene la Russia pulita (anche dai giornalisti che fanno domande scomode). Ci siamo già dimenticati i gulag, le leggi razziali, le carceri piene di gente imprigionata senza processo. Ci siamo dimenticati di Aktion T4 e degli indesiderabili che venivano eliminati per un senso di “pietà” da Hitler: i bambini con problemi di handicap, deformi, inabili.
Ausmerzen, come ha raccontato Marco Paolini: eliminare tutte le vite indegne perché IMPRODUTTIVE.
Perché non ce lo possiamo permettere di aiutare gli ultimi, perché c'è il mercato e il profitto, perché chi non rimane al passo è un parassita.
Non le avete sentite anche oggi queste parole? No, forse la lezione non l'abbiamo ancora imparata.