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10 luglio 2025

La morte non paga doppio, di Bruno Morchio


Cavolaie. È questo il nome delle farfalle dalle ali bianche che in primavera disegnano nell’aria fulminee traiettorie a zig-zag che ricordano il tracciato di un elettrocardiogramma fuori controllo.

I diecimila euro ricevuti da Luigi il vecchio per risolvere una brutta faccenda in uno dei suoi bordelli (raccontata nel primo libro "La fine è ignota") non hanno certo reso Mario Migliaccio un uomo ricco. Semplicemente è salito di qualche gradino nella scala sociale: un conto in banca, un guardaroba nuovo, un’immagine meno sciatta.

Ma rimane sempre l’investigatore abusivo dei carruggi, della Genova vecchia, tra prostitute, extra comunitari e gente abituata a vivere alla giornata senza farsi troppe illusioni sul domani.

Lo avevamo incontrato per la prima volta nel romanzo “La fine è ignota”: 30 anni un soldo in tasca, il rischio di finire a dormire sotto un ponte e un lavoro precario (e mal pagato) da investigatore senza tesserino.

L’indagine sulla ragazzina morta nel bordello di Luigi il Vecchio lo aveva reso meno vulnerabile ai mali della vita ma soprattutto gli aveva permesso di strappare da quel lager Milca, la ragazzina albanese sfruttata come giocattolo per adulti pervertiti, ora ospitata in casa dell’amica Soledad.

«Il mese scorso sua cugina è rimasta vedova. Hai sentito di quel tipo che hanno trovato morto sotto le mura del forte a Sampierdarena?»

Sarà proprio Milca a parlargli di una sua amica, conosciuta a scuola, che gli parla di una sua cugina, Alina: il marito è morto, ufficialmente per overdose. Ma la moglie è convinta che sia stato ucciso.

Per la sua indagine Mario comincia a parlare con l’ispettore romano Spaggiari: si occupa di scippi e spaccio, reati dove sono coinvolti spesso immigrati da tutto il sud del mondo, ed è così che le loro strade si sono incrociate.

Ufficialmente Anton Mitrescu è morto per droga, l’indagine è stata archiviata, perché sbattersi per un immigrato con tutti i problemi che abbiamo?

Eppure, come gli racconta Alina, la moglie che ancora conserva un barlume della sua bellezza, ci sono cose che non tornano: Anton non si era mai drogato, certo beveva e picchiava pure la moglie, ma la droga mai. Negli ultimi mesi poi tornava a casa la sera stanco, dopo una giornata di lavoro in un cantiere.

Bisognerebbe capire in quale cantiere lavorava, se era in regola, se, se, se …

L’esperienza mi ha insegnato che condurre un’indagine è come mixare un cocktail del quale nessuno conosce la ricetta. Troppe variabili imprevedibili, troppi ingredienti sconosciuti.

Uno di questo ingredienti sconosciuti è proprio il caso: è infatti per un colpo di fortuna che Mariolino legge un trafiletto dove si parla di un immobiliarista che era andato dalla polizia perché aveva riconosciuto proprio questo Anton, mentre stava lavorando in un cantiere.

C’è poi un ragazzo di colore, uno di quelli venuti in Italia coi barconi nella speranza di trovare una vita migliore e che invece sono condannati a vivere da fantasma e scappare dalla polizia. Anche lui pare sapere qualcosa del morto..


In questa città, diventata un ospizio a cielo aperto popolato di vecchi che hanno lasciato la speranza nel passato, riservando al futuro le tinte fosche della confusione e della paura, il Campasso è un rione atipico..


Purtroppo nonostante le tante brutte idee, le tante ipotesi che nascono in testa a Mario, il nostro investigatore non si trova in mano niente: nulla da poter portare dall’amico nemico ispettore Spaggiari per riaprire le indagini, nulla per pensare di poter dare giustizia a questa persona morta che ha lasciato soli una moglie e un figlio.

Potrebbe finire qui l’indagine non autorizzata di Mario, prima che l’ispettore gli faccia pagare l’essersi mosso senza un tesserino e l’autorizzazione della Questura.

Prima che le persone contro cui sta andando a sbattere, nella sua indagine, non decidano di dargli una lezione.

«Lascia perdere questa storia. Per il tuo bene e per il loro» e col capo accenna alla direzione opposta della strada, dove è il portone della casa di Alina.

Mario Migliaccio però è uno di quelli abituati ad inciampare per poi rialzarsi, a prendere le botte per poi andare avanti lo stesso.

Perché c’è una verità da scoprire, anche quando questa verità potrebbe fargli perdere il suo guadagno: la morte non paga doppio – è la frase che si sente dire in un sogno forse premonitore.

«Morte paga, ma una volta sola. Se Alina si accontenta di avere una cosa e rinuncia all’altra, allora bene. Ma se vuole tutt’e due, non c’è speranza: la morte non paga doppio».

L’indagine sulla morte sospetta di Anton nasconde un mondo sommerso dove si parla di sfruttatori e sfruttati, di gente abituata a comandare potendo mettersi al di sopra e al riparo dalla legge. E di altre persone, nate dalla parte sbagliata del mondo, abituate a farsi comandare in silenzio. E a morire nel silenzio.

Ma c’è una seconda indagine che per Mario è diventata lo scopo della vita: è quella sulla morte della madre, Wanda, trovata morta nella casa dove riceveva i suoi clienti, nell’anno in cui Mario sosteneva gli esami di maturità. L’anno in cui Mario è diventato improvvisamente adulto, sbattuto nel mondo degli adulti ma lasciato indifeso. Senza una famiglia alle spalle.

La Wanda lavorava in proprio nell’appartamento di vico Indoratori dove sono cresciuto, al quarto piano di un vecchio palazzo popolare senza ascensore, e aveva un certo fiuto nella scelta dei clienti.

L’assassino della madre è sicuramente uno dei clienti della madre: non uno di quei tanti personaggi venuti dalla Wanda per cercare un briciolo di piacere, operai, studenti..

Per questo Mario ha deciso di diventare investigatore privato e sentirsi chiamare con quel soprannome che arriva dal dialetto “scotti”, ovvero “fottignin scottizoso, come dire ficcanaso sporcaccione”.

Un investigatore figlio di una prostituta a sua volta innamorato di un’altra prostituta, Fatima, che vive nel suo stesso palazzo in via Stoppieri. Con una ragazzina, Milca, che vorrebbe venire a vivere da lui. Un investigatore che ha come miglior amico un rom e che si muove nei quartieri di una Genova sospesa tra passato e futuro.

Difficile non sentire l’eco delle canzoni di De Andrè in sottofondo..

Come il precedente (La fine è ignota - Rizzoli), anche questo secondo capitolo della serie con l’investigatore Bruno Migliaccio prende il titolo a prestito da un libro: in questo caso si tratta di Double Indemnity di James Mc Cain pubblicato in Italia col titolo “La morte paga doppio.”

Libro che poi è stato sceneggiato in un film con Fred Mac Murray e Barbara Stanwyck.

La scheda del libro sul sito di Rizzoli

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

12 luglio 2024

La notte non ha bisogno di Paola Ronco e Antonio Paolacci

 

Se avesse saputo di essere arrivato al suo ultimo pasto, Vittorio Oliveri avrebbe scelto di assaporarne ogni dettaglio, come prescrivevano i testi zen che gli capitava di leggere nei rari momenti di relax. Di certo non sarebbe sceso dal taxi in volata e con il cellulare all’orecchio, senza guardarsi intorno [..] aveva tanti impegni, ancora, ma si illudeva di avere anche tutto il tempo per portarli a termine.

Un altro romanzo della coppia di scrittori Ronco Paolacci, o Paolacci Ronco, con protagonista il vicequestore Paolo Nigra che qui troveremo alle prese con una brutta indagine di un importante finanziere genovese, della Genova bene, ucciso in un modo brutto, con tanto di rituali satanici, quel genere di particolari su cui un certo tipo di stampa, preoccupata di parlare alla pancia delle persone piuttosto che alla loro mente, si getta a capofitto.

Purtroppo questo delitto capita in un momento poco sereno per Nigra: il suo fidanzato, l'attore Rocco Antonelli, diventato famoso con la fiction del commissario Scogliamiglio sta per esordire con la sua prima pièce teatrale, proprio a Genova.

Ma Rocco, a differenza di Nigra, non ha avuto il coraggio di fare “coming out” per dire a tutti che la sua normalità è amare un uomo.

Non è facile – e questo è il primo problema per Nigra - voler bene ad una persona e doversi nascondere, non poter vivere alla luce del sole questa situazione: Nigra ha sperimentato sulla sua pelle quanto sia difficile poi continuare a fare il proprio lavoro dopo aver detto che si ama un uomo, c’è il rischio che la carriera di Rocco subisca un arresto, perché siamo in Italia e qui viviamo ancora nello stereotipo della famiglia tradizionale, un uomo una donna anzi, un papà che lavora e una mamma che sta a casa ad accudire i bambini.

Questo è, ad esempio, il modello di famiglia che ha in mente il leader del Partito degli Italiani, Lorenzo Modesti: Dio, patria e famiglia, questa la sua politica che, come potete immaginare, non vede di buon occhio gli omosessuali e i migranti, considerati le cause di tutti i mali del paese.

In una precedente indagine Nigra aveva scoperto come questa immagine di buon italiano, patriota e difensore dei cari e vecchi valori, che di giorno tuona contro chi delinque e chi non rispetta le leggi, è legato ad una potente ndrina di cui, di fatto, è solo un pupo. Il potere, quello vero, quello di questa Italia dove si criminalizza la povertà e si depenalizzano i reati dei colletti bianchi, deve necessariamente andare a braccetto con le mafie:

Devi capire che noi non lavoriamo per la criminalità organizzata: queste puttanate lasciale pensare al popolino. Noi facciamo parte della rete d’affari più importante d’Italia, quella dove girano i veri soldi e il vero potere. L'azienda italiana meglio organizzata e insieme l'istituzione più funzionante che ci sia. L'unica cosa diversa dal potere che una volta si chiamava legale, qui, è che ci sono altre regole da seguire, e altri avversari da cui nascondersi o fottere. Noi siamo nel fulcro del potere, lo capisci? Non c’è un’altra strada per arrivare a governare in Italia, non oggi. Quindi metti da parte i tuoi concetti del secolo scorso e dammi retta. Stiamo facendo un lavoro importante e abbiamo già avuto un intoppo, un danno di cui ci chiederanno quantomeno spiegazioni. Per cui invece di gongolare perché il carico non sarà sequestrato, dobbiamo concentrarci sulle priorità, ovvero il fatto che il container adesso è bloccato, invece deve arrivare qui comunque, e presto, nei prossimi giorni. E nessun piccolo funzionario che non conta nulla dovrebbe riuscire ad impedirlo. Riesci a seguirmi?

Da uomo politico potente in Liguria, ha protetto i traffici di droga della famiglia Mangano nella sua Genova, la città da cui dall'enorme porto passa circa il 40% della cocaina che poi transita verso il nord Italia (dati della relazione della Dia).

Quella contro Modesti è una partita da giocare con accortezza: perché tanto Nigra conosce il segreto di Modesti quanto il potente politico ligure, nella sua ambizione di potere, sa quanto quel poliziotto, quel cane sciolto della Questura, possa costituirgli un intoppo nel suo sogno che lo vorrebbe portare a Roma. Perché quel cane sciolto non può essere comprato, come altri uomini nelle forze dell’ordine.

Ma i problemi per il vicequestore sono destinare a peggiorare: la morte del finanziere costringe tutta la Mobile a seguire il caso per due motivi. Per l’estrema importanza della vittima - Oliveri Vittorio, anni cinquantaquattro, di professione consulente finanziario, non tutti i morti sono uguali, come sappiamo bene.
E poi per il come è stato trovato il morto: legato ad un letto, col corpo coperto da vernice rossa, tanto da far sembrare il corpo inondato di sangue in un primo momento. Ma non è stato ucciso dalle coltellate, quelle sono date post mortem, perché Oliveri è morto soffocato.
La cosa che salta all’occhio è un’altra, quel “disegno tracciato sul pavimento con una certa precisione circolare, un pentacolo che sembrava essersi formato spontaneamente con il liquido rosso”.

Un pentacolo, dunque magari un rito satanico, compiuto da qualche setta di matti, magari legati proprio a quel cantante famoso che da poco è venuto pure lui ad abitare a fianco dei potenti di Genova, in una villa poco lontana. Si tratta del cantante Fidel Dior, molto estroverso nei suoi concerti, abile nel provocare le gente perbene, politici come Modesti per esempio.

C’è, infine, un altro problema che, come un Tir a velocità sostenuta, sta piombando addosso a Nigra: in città è arrivato il professor Walter Sobrino, un importante criminologo in Italia, tanto da essere chiamato da diverse procure per le sue consulenze. Come avverrà anche per questo delitto, per mettere a tacere le voci fatte circolare dalla stampa di un delitto rituale.

Quando, come Nigra ha già capito, quel pentacolo è solo un depistaggio. Un caso di “staging”, di messa in scena di un delitto.

Purtroppo Walter Sobrino è anche la persona che meno avrebbe voglia di vedere in quel momento, essendo stato il suo ex, prima di Rocco.

«Lo so che tra voi c’è stato, come dire, un vissuto importante, ma qui parliamo di lavoro. Dobbiamo avvalerci della consulenza del professor Sobrino in questo caso...»

Tutto sembra andare per il verso sbagliato, la vita di Nigra sembra prendere una piega sbagliata: tutta colpa del non potere dichiarare la sua relazione per proteggere Rocco che in quei giorni è proprio a Genova per la sua prima. Nigra si ritrova sotto attacco da parte di Modesti, costretto ad abbandonare la sua indagine non autorizzata sui container dal porto di Gioia Tauro carico di cocaina. È costretto a mentire ai suoi colleghi, a cui non può raccontare né di Rocco né dell’indagine. È costretto anche a non essere sincero con Rocco, causando il risentimento di quest’ultimo.

E la presenza di questo Walter, un criminologo di quelli brillanti, da talk, capace con le sue punzecchiature sul loro comune passato, di scalfire l’atteggiamento da pokerista di Nigra, non aiuta di certo.

L’unico punto di forza che sentiva di avere era proprio la logica, e forse non era vero nemmeno quello; più che altro, in qualche modo riusciva a farla prevalere sull’emotività.

Una doppia indagine, molto pericolosa quella su Modesti, molto delicata quella sul delitto di Oliveri: quest’ultima si risolverà mettendo assieme, con tanta pazienza e con un lavoro certosino sui dettagli, tutti i pezzi che non tornano. Come mai il morto era stato trovato a stomaco vuoto e con residui di cocaina in circolo, ma assente nella sua villa? Come mai quel rituale falso, quel pentacolo messo lì dall’assassino per sviare le indagini (e creare quel clamore mediatico che avrebbe messo in difficoltà gli investigatori)? Tutto sembra ruotare attorno alla cocaina..
A dare un contributo arriverà la testimonianza di due strani ladri, i fratelli Malavac, due ladri che parlano tutte le lingue dell’Europa, una sorta di Gramelot moderno.

Tutto troverà una sua spiegazione che punterà dritto contro le ipocrisie di quella Genova bene, arricchita magari sulle spalle di speculazioni finanziarie o legami stretti con la politica, quella Genova che si spaventa per gli atteggiamenti di un cantante che sul palco bacia il chitarrista, che si atteggia da finto satanista. Ma che non si fa scrupoli nel portare avanti le proprie perversioni, l’importante è che siano nel privato della propria villa.

Ci sono tanti spunti, legati anche alla realtà che vediamo tutti i giorni, di cui leggiamo sui giornali: delitti che occupano le prime pagine per giorni per quei dettagli che colpiscono l’immaginazione dei lettori.

La politica che prende di mira i migranti ma che in realtà sui migranti basa la sua sopravvivenza: per la propaganda, per le leggi che costringono i migranti a vivere da clandestini, senza diritti, dunque più ricattabili dalla criminalità organizzata.

L’uomo politico cresceva nei sondaggi spingendo l’opinione pubblica e le istituzioni verso l’intolleranza nei confronti degli immigrati, così da ostacolare qualsiasi scelta politica che ne facilitasse la regolarizzazione.

[..] Era un sistema a ingranaggi, dove ogni rotella forniva forza motrice all’altra: gestione illegale dell’immigrazione, traffico di stupefacenti, sfruttamento della prostituzione, speculazione edilizia, manodopera a buon mercato e propaganda politica che macinava consensi.

C’è un finale, parzialmente risarcitorio alla fine di questa storia. Ma non è il finale della battaglia che Nigra dovrà portare avanti, per avere un’Italia migliore, per sconfiggere quel sistema di corruzione e ricatti, dove potere e criminalità organizzata sono legati, tanto da renderli indistinguibili l’uno dall’altro.

Soprattutto, questo è solo un romanzo. O forse no..

Le precedenti indagini del vicequestore Nigra

Oceano di Fabrizio De Andrè

Quanti cavalli hai tu seduto alla porta

Tu che sfiori il cielo col tuo dito più corto

La notte non ha bisogno

La notte fa benissimo a meno del tuo concerto

Ti offenderesti se qualcuno ti chiamasse un tentativo

Ed arrivò un bambino con le mani in tasca

Ed un oceano verde dietro le spalle

Disse, "Vorrei sapere, quanto è grande il verde

Come è bello il mare, quanto dura una stanza"

È troppo tempo che guardo il sole, mi ha fatto male

Prova a lasciare le campane al loro cerchio di rondini

E non ficcare il naso negli affari miei

E non venirmi a dire, "Preferisco un poeta

Preferisco un poeta ad un poeta sconfitto"

Ma se ci tieni tanto puoi baciarmi ogni volta che vuoi

La scheda del libro sul sito di Piemme editore, il blog degli autori.
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

16 giugno 2024

Anteprima inchieste di Report - la sicurezza sul lavoro, l’holding di Aci, l’acqua delle terme e l’acqua sprecata in Sicilia

Se la scorsa settimana Report si è occupata della sicurezza sulle strade (secondo il modello Salvini e di questa destra), questa sera tocca al drammatico tema della sicurezza nel mondo del lavoro. Tre morti al giorno non sono una fatalità.

Poi un servizio sugli acquedotti italiani e si chi ci sta arricchendo.

La sicurezza sui luoghi di lavoro

In Italia si può morire di lavoro: la politica, la classe dirigente e parte del mondo dell’informazione considerano i tre morti sul lavoro ogni giorno (e gli infortuni) come una tassa da pagare, qualcosa da accettare in nome del profitto e delle procedure snelle nei cantieri.
La morte di 5 operai nel cantiere di Firenze dell’Esselunga del 16 febbraio scorso è emblematico: della situazione degli operai nel cantiere (dove a morire sono stati dipendenti in subappalto stranieri) ne parla l’Imam di Firenze “loro prendevano 12 euro, a chi ha portato il lavoro dovevano dare 7 euro e rimaneva così a loro 5 euro. Questo non è per un mese o due, ma era per più di un anno .. Questo è caporalato, abbiamo una legge in Italia contro questo abuso. Per altro questi ragazzi egiziani avevano un permesso di soggiorno, di asilo, non so se politico o umanitario, perciò non sapevano neanche l’Italiano, erano impauriti. Questa era una situazione incredibile, a Firenze nel 2024”.
Il giornalista Danilo Procaccianti ha chiesto all’Imam se gli operai avessero fatto dei corsi di formazione, sulla sicurezza : “se non parlano l’Italiano.. non hanno fatto niente.”

Report ha intervistato il segretario generale della Fillea CGIL di Firenze Marco Carletti, chiedendo in particolare se in quel cantiere si è riuscito a capire se ci fossero lavoratori a nero: “alcune cose di quel cantiere le abbiamo già affidate ad organismi inquirenti..”
Un modo per dire si: quel cantiere sarebbe stato controllato ben 9 volte dal dipartimento prevenzione dell’azienda sanitaria Toscana centro, nove controlli che non avevano incredibilmente rilevato nulla di anomalo.
Ma allora come prendere le dichiarazioni del direttore del dipartimento di prevenzione USL, secondo cui ci sarebbe un monitoraggio molto frequente? L’ultima verifica su quel cantiere era del 12 gennaio scorso e non avevano dato luogo a rilievi.

Cosa è accaduto su quel cantiere lo scorso 16 febbraio allora? L’ipotesi è che i lavori avessero subito una accelerazione per evitare le penali che sarebbero scattate in caso di ritardi nella consegna dell’opera. Questa sarebbe confermata dalle mail sequestrate dalla procura di Firenze che indaga per omicidio colposo plurimo e crollo colposo. Si ipotizza anche un difetto di fabbricazione della trave o un errore nel suo montaggio: di sicuro c’è che a tre mesi dalla strage sul registro degli indagati non compare nessun nome.
I familiari delle vittime vogliono però sapere cosa è successo, come Simona Mattolini, che a Report spiega di voler capire chi abbia causato la morte del marito e degli altri quattro operai: “sono cinque persone che non sono tornate a casa per causa di qualcuno e non di qualcosa”.
Cosa è mancato in quel cantiere? “Sono mancate le regole minime di sicurezza in quel cantiere” continua il segretario della Fillea “i quattro morti (dei cinque) non dovevano essere in quel luogo, era assolutamente vietato lavorare sotto l’operazione di getto. Il problema vero di quel cantiere è che quel manufatto che avete visto in televisione è stato costruito in due giorni e mezzo ..”
A Firenze e provincia c’è un accordo che risale al 2014 chiamato “cantiere trasparente”, per gli appalti privati sopra i 5 ml di euro è previsto un sistema elettronico di rilevazione delle presenze, il monitoraggio delle ore di lavoro e il monitoraggio della formazione dei lavoratori.
C’era tutto questo in quel cantiere? “In quel cantiere non c’era” spiega il segretario della Fillea CGIL “non a caso la sera fummo ricevuto in prefettura e la viceprefetta con candore (legittimo, io fui spaventato) ci disse che al momento non sappiamo neanche quanti ce ne sono sotto seppelliti.. è evidente che in quel cantiere ci fossero delle situazioni di irregolarità, per me è certo perché io li ho fermati quelli che immediatamente dopo l’infortunio fuggivano dal cantiere allontanandosi dall’intervista che voleva fargli la polizia.”
All’origine di tutto c’è il tema della riduzione al massimo dei costi dell’opera, per la massimizzazione del profitto, a volte anche a scapito della sicurezza, questa potrebbe essere la causa dell’incidente di Firenze: il committente dei lavori era la Villata spa, società della famiglia Caprotti, proprietari di Esselunga. Il presidente della società La Villata è l’ex ministro Angelino Alfano che, per la costruzione del supermercato di Firenze ha affidato i lavori alla società “Attività edilizie pavesi”, che a sua volta ha dato in subappalto i lavori ad un dedalo inestricabile di aziende.
Nella notifica del cantiere si parla di 150 imprese coinvolte e a scorrere l’elenco si trovano 61 subappalti.
L’ex ministro ha preferito non rispondere alle domande poste da Giorgio Mottola, “le ha già detto che non parla” , hanno fatto scudo gli assistenti che hanno poi allontanato il giornalista dalla libreria dove stava Alfano doveva presentare un libro. Argomento scomodo, evidentemente, quello della sicurezza dei lavori. Anche se ci sono stati cinque morti.
Nessuno da Esselunga ha chiamato i familiari delle vittime per fare le condoglianze, silenzio assoluto: “penso che chi non ha paura ci mette la faccia ” sono le parole di Simona Mattolini “chi ha la coscienza pulita ci mette sempre la faccia, se non c’è niente da nascondere perché scappare ..”

Per capire le cause del crollo nel cantiere bisogna seguire il flusso del denaro a cominciare proprio dalla società immobiliare del gruppo Esselunga, quella Villata SPA guidata da Angelino Alfano: la società va “da Dio” spiega a Report Gian Gaetano Bellavia, esperto di diritto privato nell’economia, consulente della trasmissione in tanti servizi, “La Villata guadagna più dei Benetton con le autostrade in monopolio, fa più del 50% di utile lordo e al netto delle imposte guadagna il 33% dei ricavi, un terzo del fatturato è utile netto ..”
Come riescono a fare questi utili? “Sicuramente abbassando al massimo i costi, comprimendo i costi a chi gli costruisce la roba.”

AEP, la società di costruzioni di Esselunga ha lavorato anche a Genova per la costruzione di nuovi supermercati che, negli anni della presidenza Toti, sono passati da 0 a 6, anche grazie ai buoni rapporti con la politica.
Stessa storia a Lodi: Report ha intervistato la consigliera comunale Giulia Baggi di FDI, chiedendo come mai si era mossa per raccogliere le firme per il supermercato. “Non ho raccolto firme per Esselunga, ma per una riqualificazione” ha risposto la capogruppo, ma in realtà nel volantino del suo partito si parlava esplicitamente del marchio con la S: chissà se a smuovere i consiglieri sia stato proprio un finanziamento al partito fatto da Attività edilizie pavesi, 25mila euro il giorno prima che la variante arrivasse in consiglio comunale e 24.500euro qualche giorno dopo la raccolta firme (nel settembre 2020). Una scansione temporale un po’ strana di cui però la capogruppo non ne sapeva niente. E’ tutto regolare, a termini di legge, ma è anche opportuno? Un’azienda che finanzia un partito che poi adotta in consiglio comunale una delibera a sua favore?
“Penso che le due cose non fossero collegate, io facevo parte del gruppo consiliare di allora e del finanziamento non ne sapevamo nulla.”
Gli esposti in procura su questa vicenda a Lodi non avevano portato nulla, come nulla avevano portato le indagini che la stessa azienda aveva fatto al comitato per il presidente della regione Liguria Giovanni Toti con la coincidenza che da quanto ha cominciato a governare lui in Liguria i supermercati Esselunga sono passati da 0 a 6. Toti sembra essere diventato un testimonial pubblicitario del marchio.
Il consigliere comunale, ed ex giornalista, Ferruccio Sansa aveva denunciato tutto questo: “benvenuta Esselunga, Esselunga sta arrivando a Genova, più concorrenza e spesa meno cara.. a me questa sembra pubblicità… ciao mister Esselunga festeggerai da lassù e i liguri ti ringrazieranno risparmiando qualche euro di spesa..”

Il finanziamento di AEP è stato di 50mila euro al comitato Giovanni Toti era arrivato nell’agosto 2020 proprio in coincidenza con la discussione in regione dell’apertura del supermercato Esselunga a Genova: “se una amministrazione deve pronunciarsi e dare via libera a questa operazione consistente, ovviamente se questa riguarda un suo finanziatore, allora si crea una questione di opportunità..” continua Sansa.
Quello che colpisce, chiede Danilo Procaccianti, è che questo sembra un modus operandi, quando c’è qualche problema con la politica, la società che costruisce i supermercati Esselunga comunque tira fuori denaro.
“Ci sono finanziamenti, col logo di Esselunga, a eventi del comune di Genova che sono eventi che danno molto lustro al politico, poi c’è un altro fenomeno interessante. Esselunga è il principale inserzionista della principale televisione privata ligure, una televisione per cui Toti e Bucci hanno una estrema simpatia..”

Sempre in Liguria è successo anche di peggio: nel cantiere di Recco i lavoratori, stanchi di non essere pagati, si erano rivolti al sindacato perché il datore di lavoro non aveva versato loro nemmeno i versamenti alla cassa edile.
“E’ diventato una giungla” commenta il delegato Fillea CGIL Serafino La Rosa “qua abbiamo lavoratori che arrivano al nord che non sanno nemmeno cos’è fare un corso sulla sicurezza, a volte ci troviamo lavoratori che fino a ieri facevano i pizzaioli.”
Stanchi di questa situazione gli operai una mattina di due mesi fa si sono rifiutati di lavorare e hanno denunciato tutto ai sindacati: a quel punto è arrivata in cantiere una squadra col compito di fare un raid punitivo.
Un ragazzo egiziano è stato preso a botte: per difendere i propri diritti siamo arrivati a questo, a dover prendere calci e pugni.
A Genova c’è un grande appalto pubblico per la ristrutturazione di palazzi, case popolari gestite dalla SPIM, una società al 100% del comune di Genova. Ma questo non ha evitato che i cantieri fossero fuori controllo: anche qui gli operai raccontano di stipendi non pagati, né cassa edile né inps, lavoratori a nero, addirittura gente senza permesso di soggiorno (dunque clandestini, ma tollerati perché funzionali a questa imprenditoria malata).
I sindacati hanno convocato il datore di lavoro nei loro uffici: a quest’ultimo gli è scappato di bocca che è vero, non avevano fatto corsi di formazione, sulla sicurezza, non sapeva chi c’era in cantiere .. però il cantiere continua a lavorare, nessuno gli ha revocato l’appalto.
Cosa risponde il sindaco di Genova? Nulla “c’ho da fare” dice al giornalista di Report mandandolo via “me lo allontanate per favore”. Che ci sia una situazione di pericolo e di violazione delle regole importa ancora a qualcuno? A parte dopo le tragedie?



La scheda del servizio: LAVORO A PERDERE
di Danilo Procaccianti
Collaborazione Goffredo De Pascale, Andrea Tornago

Un incidente sul lavoro al minuto, tre morti al giorno, più di milleduecento all'anno. Sono i numeri di una vera e propria strage, i numeri dei morti sul lavoro. Solo negli ultimi quattro mesi ci sono stati tre incidenti con più morti nello stesso evento: Casteldaccia (Pa), Suviana (Bo) e Firenze dove, per il crollo di una trave, sono morti 5 operai il 16 febbraio scorso e ad oggi non c'è nessun nome iscritto sul registro degli indagati. In quel cantiere erano coinvolte più di 100 aziende e nella notifica del cantiere appaiono 61 subappalti. Quanto ha influito tutto questo in quella tragedia? Cosa sta facendo la politica per ridurre questi tragici numeri?

Il business sull’acqua pubblica

In Italia Veolia si occupa di energia e di acqua e in Sicilia per 20 anni ha gestito l’acquedotto regionale, l’approvvigionamento e la distribuzione dell’acqua ai comuni: con quali risultati?
Ad Agrigento basta alzare la testa per vedere che c’è qualcosa che non torna nel servizio erogato, ovvero i tanti serbatoi sui tetti delle case. Come racconta il signor Mario Aversa, portavoce dell’associazione Punto e a capo, “ogni serbatoio fa capo ad una unità immobiliare, una famiglia” e più grande è la casa più grande deve essere il serbatoio.
Perché nelle case, nell’Italia del 2024, non arriva l’acqua corrente, così le famiglie devono arrangiarsi coi serbatoi e con le pompe per portare l’acqua in casa. Ma rimane un’acqua che non si può bere, “addirittura mettiamo l’amuchina dentro perché non sappiamo che tipo di acqua è” racconta a Report una signora del posto “io non l’adopero neanche per cucinare”.
Perché qui, sempre nell’ITalia del 2024, usano l’acqua minerale (in bottiglie di plastica) per cucinare, persino per il caffè. Per gli altri usi c’è quella del serbatoio, fino a quando non finisce e allora va ricaricato, secondo i turni dell’acqua: “chi si alza prima al mattino in questa zona avvisa gli altri che sta per arrivare l’acqua perché sente prima di tutti il rumore, dopodiché aspetta, oppure lava la biancheria..”
Si lava e si stendono i panni tutti assieme, quando arriva l’acqua per i serbatoi, due volte a settimana, mercoledì e sabato – continua la signora Rubini – “però non è sempre così perché in questo momento ad esempio arriva anche dopo otto o dieci giorni.”

Perché in questo momento è in corso un piano di razionamento dell’acqua in 93 comuni siciliani, annunciato da SiciliaAcque, la società che gestisce il prelievo dell’acqua da pozzi e dighe e anche l’acquedotto con cui la distribuisce ai comuni.
Dall’anticipazione del servizio: “Il piano di razionamento partito a marzo riguarda 93 Comuni nelle province di Agrigento, Caltanissetta, Enna, Palermo e Trapani. La decisione è stata presa dalle autorità regionali insieme a Siciliacqua, la società che gestisce l'approvvigionamento dell'acqua e la sua distribuzione ai comuni. Ad Agrigento nelle case l'acqua corrente arriva solo una o due volte a settimana per poche ore. Scorre invece dalla fontana Bonamorone dove tutti vanno a fare scorte. ”

Così, nell’Italia del 2024, dove si appresta a costruire la grande opera che stupirà il mondo, il ponte sullo stretto, persone di 80 anni sono costrette a portare a mano bidoni di acqua dall’unica fontana pubblica del paese, per fare scorta.
“Siciliaacque fino al 2023 controllata da Veolia con il 75% delle quote societarie ” spiega a Report l’esperto tributario Maurizio Di Marcotullio “mentre il 25% era detenuto dalla regione Sicilia”: questa società ha ottenuto dalla regione la gestione dell’acqua a seguito di un accordo firmato nel 2004: la regione fondamentale era eliminare il rischio di mancanza di acqua, eliminare le condizioni che potessero mettere in difficoltà i cittadini e le imprese – racconta Salvatore Licari membro della consulta idrica di Agrigento.
Viene così stilato un elenco di interventi per ammodernare l’acquedotto e aumentare la quantità di acqua disponibile, ma dopo 20 anni Siciliaacque ne ha fatti solo alcuni di questi interventi e altri rimangono sulla carta.
Tra gli interventi non fatti c’è anche il completamento della diga di Blufi: qui avrebbe dovuto essere raccolta acqua per circa 7 ml di metri cubi per un nuovo bacino che poi l’acquedotto avrebbe dovuto portare ai comuni. Ma alla fine l’acquedotto non è mai stato realizzato: la diga era responsabilità della regione Sicilia, la componente dell’acquedotto era invece a carico di Siciliaacque che però si difende dicendo di non essere obbligata a portare l’acqua ai comuni, perché quest’acqua dovrebbe essere destinata all’irrigazione dei campi.
In un rapporto stilato a fine 2021 Siciliaacque prende atto che l’acquedotto Fanaco ad Agrigento è in alcuni tratti degradato ma programma la manutenzione solo a partire dal 2025, stessa cosa per l’acquedotto Ancipa in provincia di Enna e per altre opere considerate strutturali.
Ma se gli acquedotti non sono adeguati aumenta il rischio di perdite lungo il percorso (Report ne mostrerà diverse nel corso del servizio, alcune con perdite sostanziose che vanno avanti da settimane senza che nessuno faccia nulla): in Sicilia la perdita lungo il trasporto arriva al 51,6%, costringendo le persone a dove ricorrere ai serbatoi.

La scheda del servizio: ACQUE SCURE
di Emanuele Bellano
Collaborazione Chiara D’Ambros, Raffaella Notariale

L'acqua è un bene comune e la rete idrica appartiene allo Stato che la affida in gestione a soggetti privati, pubblici, o misti. I più grandi gestori dell'acqua in Europa sono due società francesi: Veolia e Suez. Con base in Francia operano anche in Italia su tutto il territorio nazionale. La testimonianza esclusiva di un imprenditore italiano che ha cercato di entrare nel grande business della depurazione delle acque permette di scoperchiare e di ricostruire dall'interno il meccanismo dei grandi appalti internazionali di questo settore. Offerte di denaro nel tentativo di truccare le gare, conflitti di interessi, promesse di sub-appalti: la società milanese Passavant Impianti di Marco Schiavio si ritrova travolta da un sistema che non avrebbe mai immaginato esistesse a quei livelli. Grazie a documenti inediti e a registrazioni si delinea uno spaccato di come gira lo sporco mondo della depurazione delle acque. Con dei rivoli che scorrono anche nel nostro Paese.

Gli affari dell’Automobil club

Del servizio di Giulio Valesini e Cataldo Ciccolella è uscita una anticipazione sul Fatto Quotidiano a firma di Roberto Rotunno:

Aci si fa la holding e alla sicurezza vanno le briciole

Prendi la parte più sana di un ente pubblico come l’Automobile Club Italia (Aci) e trasferiscila in una holding privata. Con l’impegno si occupi, forse, di realizzare le attività benefit previste dal gruppo. Report in onda stasera alle 20.50 su Rai3 si occuperà delle ultime manovre societarie di Angelo Sticchi Damiani, presidente Aci con un mandato che assomiglia più a una monarchia: è in carica dal 2011.

Il servizio di Giulio Valesini e Cataldo Ciccolella fa luce sugli aspetti opachi dell’operazione in favore della Ventura Spa. Che cosa si intende, in primis, per operazioni benefit? L’Aci si occupa di promozione, controllo e indirizzo sul settore automobilistico, quindi il pensiero va alla sicurezza stradale. Ma qui, sorprendentemente, viene fuori che l’investimento è molto risicato: da bilancio, ci sarebbero 5 milioni di euro, ma le fonti del programma di Sigfrido Ranucci raccontano che in realtà in quella cifra ci sono altre voci come il Cis – Viaggiare informati e i servizi di informazione per chi si sposta all’estero. Benché Sticchi Damiani parli di circa 13 milioni spesi, andando all’osso il costo è appena 1 milione. Il presidente sostiene poi che l’Aci conterebbe su 50 formatori sul territorio a svolgere attività più altri 80 degli automobilclub. In realtà, risulta che dentro l’Aci vi siano appena tre formatori, e che altri 40 arriveranno a tempo parziale spostandoli altre mansioni, quindi a costo zero. Ricapitolando, la holding Ventura dovrà mettere in pratica le scarse attività benefit dell’Aci, in cambio riceverà il 25% di Sara Assicurazioni, società che nel 2023 ha realizzato un utile di 83 milioni. Il piano è stato redatto da Kpmg, che da questa operazione ha previsto un risparmio fiscale che Sticchi Damiani vorrebbe usare proprio per aumentare le attività benefit.

La scheda del servizio: QUATTRO RUOTE E QUATTRINI
di Giulio Valesini e Cataldo Ciccolella
Collaborazione Eva Georganopoulou

L’ACI nasce nel 1898 come associazione di appassionati torinesi dell’automobile, diventa poi un’associazione nazionale che nel secondo dopoguerra cresce fino a entrare nel parastato diventando il gestore del PRA, il registro delle automobili. I soldi delle imposte sulle auto insieme alle tessere dei milioni di soci, nel corso degli ultimi decenni hanno portato l’Automobile Club d’Italia a possedere immobili per più di 215 milioni di euro e persino l’80% di quote dell’assicurazione SARA, una gallina dalle uova d’oro. Il fatturato ACI gira sui 600 milioni di euro. Report ha verificato quanti di questi soldi finiscono in formazione per la sicurezza stradale.

Il buco nelle terme

Montecatini Terme era il fiore all’occhiello della regione Toscana, all’interno della struttura ci sono vari stabilimenti, ciascuno con una sua funzione terapeutica: nello stabilimento Tettuccio, per esempio, si pratica la cura idroclinica per le patologie gastrointestinali. Sono cure previste dal sistema sanitario nazionale attraverso 12 giorni di terapia che prevede di bere fino a 4 bicchieri di acqua ogni giorno a secondo delle problematiche, colon irritabile, diverticoli – spiega a Report il medico Stefano Russo. A Montecatini Terme sempre in convenzione col SSN, vengono curate anche le patologie osteo articolari sia attraverso dei fanghi in acqua sia attraverso la fango terapia. Qui vengono curate anche la patologie respiratorie, anche nel periodo post covid venivano indirizzati qui dei pazienti.
Il servizio di Report racconterà come funzionano i vari stabilimenti.

La scheda del servizio: UN BUCO NELL’ACQUA
Di Chiara De Luca
Collaborazione e ricerca immagini Eva Georganopoulou

L’Italia con i suoi 320 impianti, per il 90% accreditati con il Servizio sanitario nazionale, è uno dei paesi al mondo con la più antica tradizione termale. Montecatini Terme è una delle città termali più importanti d'Italia, meta amata anche da russi e ucraini. La società Montecatini Terme Spa, di proprietà di Comune e Regione, è in perdita dal 2011 e oggi tutto il patrimonio immobiliare, stimato in 50 milioni di euro, è finito all’asta per un valore di circa 42 milioni di euro. Report ha analizzato i motivi per cui si è arrivati a questo punto.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

12 maggio 2024

Anteprima inchieste di Report – i nemici di Moro, gli oligarchi del mare e Fiumicino

I nemici di Aldo Moro (e di Falcone e Borsellino)

Chi erano i nemici di Aldo Moro? C’erano dei burattinai che manovravano i brigatisti, nello Stato o fuori? Report torna sulla morte del presidente della DC, dopo il servizio dello scorso gennaio che aveva suscitato tante reazioni polemiche.
In quel servizio si mettevano in discussioni tutte le lacune della versione ufficiale sul rapimento, la prigionia e l’esecuzione del presidente della DC, si spiegava come ci fossero ancora oggi delle piste non seguite allora dagli investigatori (sui covi dove fu tenuto Moro, come il covo in via Massimi 91).

Il presidente non volle funerali di stato, non volle accanto i dirigenti del suo partito, la famiglia nemmeno partecipò il 13 maggio 1978 alla commemorazione in San Giovanni in Laterano. Nel memoriale, comparso come incanto 12 anni dopo (il secondo ritrovamento nel covo di via Montenevoso a Milano), Moro accusava esplicitamente la DC e Andreotti di averlo abbandonato ai suoi assassini e in una lettera aveva presentato le dimissioni dal partito.
Paolo Mondani ha intervistato l’ex presidente della commissione stragi che gli ha rivelato una confidenza dell’ammiraglio Martini: “.. era stato il più longevo tra i direttori del servizio segreto militare (Sismi) e che all’epoca del sequestro Moro era al numero due del servizio. Mi disse, ‘io non le ho detto la verità’, cioè che aveva avuto uno scontro col ministro della Difesa Ruffilli”.

Pellegrini riporta le parole dell’ex numero due del Sismi: “Mi ero fatto dare delle dichiarazioni dagli uffici in cui si diceva che Moro non era in possesso di segreti sensibili e Ruffilli disse ‘allora possiamo stare tranquilli’ e io sbottai dicendo ‘proprio lei non può stare tranquillo perché da una cassaforte del suo ministero è sparito un documento su Gladio che esisteva soltanto in due copie. Una custodita a Roma e una custodita a Londra..’”.
Andretti, Cossiga, i membri del comitato di crisi tutti avevano la certezza che Moro avesse fatto avere questo documento riservato su Gladio alle br?
Risponde Pellegrini: “Dai comunicati delle br, il numero 3 e il numero 6, l’intelligence alleata capisce che le brigate rosse erano entrate in possesso di quel documento e dal quel momento decidono che non devono fare niente per salvare Moro.”
Nel testo del memoriale trovato in via Monte Nevoso a Milano nel 1990 mancano delle parti? Mondani lo ha chiesto al direttore dell’archivio di Stato a Roma Michele di Sivo: “Ci sono solo due punti in cui sembrano non esserci e tutti e due riguardano i rapporti tra Giulio Andreotti e i servizi segreti ..”

Anche lo storico e scrittore Giovanni Fasanella, autore di un saggio sul caso Moro (Il golpe inglese - Chiarelettere), ha toccato il punto delicato sugli interessi stranieri in Italia:
assieme a Mario Jose Cereghino hanno studiato per anni i documenti via via desecretati dello spionaggio inglese in Italia conservati nei National Archives di Kew Gardens a Londra. Ed è qui che scoprono un tesoro rimasto sepolto per decenni anche sul caso Moro:

“Una serie di documenti sulle riunioni di una Commissione segreta del governo britannico che lavorò nei primi sei mesi del 1976. Questa Commissione aveva avuto il compito dal governo britannico di elaborare dei piani di guerra clandestina, di operazioni illegali e clandestine da attuare in Italia per neutralizzare la politica di Aldo Moro. Molte le ipotesi prese in considerazione, alla fine ne rimase una: colpo di Stato militare, classico. Questa opzione venne discussa con la Germania federale, la Francia e gli Stati Uniti d'America. All'epoca era Kissinger il referente di questa Commissione dei quindici del governo britannico. E naturalmente c’erano perplessità, c’era addirittura chi prevedeva il bagno di sangue nel caso in cui ci fosse stato un colpo di stato militare di destra. Alla fine cosa si decise? Si decise per il piano B, appoggio ad una diversa azione sovversiva.”
Quali sono queste azioni sovversive nel dettaglio – ha chiesto nel servizio il giornalista di Report?

“La propaganda occulta, influenzare i giornali, corromperli, pagare i giornalisti, utilizzarli come strumento per condizionare la politica. Una volta individuato un nemico, a livello più basso, la corruzione. Se non funziona la corruzione, la macchina del fango, l’intimidazione, fino all’eliminazione fisica.”

Il vicesegretario socialista di quegli anni, Claudio Signorile, come raccontato nel precedente servizio di Report, mediò con le Brigate Rosse tramite alcune esponenti dell’autonomia operaia per la liberazione dello statista democristiano. Signorile aveva raccontato che nell’ultima settimana della prigionia le br furono “come affiancate”.
Nella vicenda Moro sono intervenute realtà esterne al brigatismo a condizionare la soluzione finale – è la tesi di Signorile, ma a che cosa si riferisce?
“Le provenienze sono queste, inglesi, americani ma in modo marginale, francesi, ma gli inglesi hanno il primato, perché hanno il coordinamento, sono quelli responsabili dei processi politici. Quando loro dicono ‘i comunisti in Italia sono un problema serio che va affrontato fino alle estreme conseguenze..’”.

Gli inglesi erano anche nei partiti di governo, infiltravano anche i partiti, gli apparati: “mi sorprende che lei si sorprenda, fa parte della tecnica della capacità di infiltrazione inglese che in qualche modo tenevano aperta una porta di dialogo col brigatismo, quando era già passato alla lotta armata. Questo fatto mi è stato detto, mi sono stati indicati i luoghi dove tutto questo avveniva..”
C’erano, secondo quanto racconta l’ex vicesegretario del PSI, uomini dei servizi inglesi che incontravano dei brigatisti.

Per cercare una conferma alla tesi sulla eterodirezione delle br, se ci fosse qualcuno che le manovrava, Paolo Mondani ha sentito il professor Giovanni Maria Ceci – ordinario di storia contemporanea a Roma – che racconta di come dagli archivi americani non emerge alcuna infiltrazione nelle br di uomini dei servizi americani. Ma il professore riporta la testimonianza dell’ambasciatore americano del tempo, Richard Gardner, che avrebbe confermato l’esistenza di un infiltrato dentro le br.

Il generale Jucci, continua il servizio di Mondani, fu inviato da Moro nella Libia di Gheddafi nei primi anni 70: fu capo del controspionaggio comandando i carabinieri poi negli anni 80. Amico di Moro e di Cossiga, oggi a 98 anni racconta che se non ci sono dubbi che ad uccidere Moro siano stati i brigatisti, “ma certamente le br avevano dei burattinai, almeno io lo penso, come i burattinai li avevano chi cercava di liberare Moro”.
Sugli errori commessi dagli investigatori aggiunge: “Quello che mi rammarica è che probabilmente questi errori furono fatti per volontà di farli.”

I nemici di Moro potrebbero essere gli stessi di Falcone e Borsellino, personaggi provenienti dalla zona grigia dello stato: con la caduta del muro di Berlino nel 1989 crolla il patto di omertà che legava centinaia di agenti segreti, gladiatori, professionisti dell’eversione di destra e altrettanti boss mafiosi che avevano collaborato alla strategia della destabilizzazione del nostro paese dal dopoguerra. Giovanni Falcone intuisce questo intreccio proprio mentre, anni dopo, sta indagando sull’omicidio di Piersanti Mattarella. Siamo a dicembre del 1991, Falcone è a cena da Pino Arlacchi, suo collaboratore al ministero degli Interni: “non disse una parola tutta la sera, finché non furono andati via tutti, gli ho detto ‘Giovanni sei stato zitto, molti di questi volevano parlare con te’. Lui disse non ho parlato perché sto appena tornando da Palermo e sono ancora immerso in tanti pensieri tentando di decifrare le informazioni che ho appena avuto, su tutta la situazione di cosa nostra, e su tutta la situazione degli ambienti che circondano cosa nostra, gli ambienti di Andreotti. Sono tutti in un grandissimo allarme, perché si sentono traditi, non si sentono più protetti dalla politica, il governo non fa più niente per loro. E inoltre ho parlato con una fonte molto importante a cui do credito che mi ha raccontato alcuni particolari dell’omicidio Mattarella che ha confermato quello che pensavo da tempo. Cioè che sia stato un caso Moro bis, c’erano la P2, Gladio e la mafia, per eliminare Mattarella in quanto si era messo sulla strada pericolosa, aveva superato la stessa linea rossa che aveva superato Moro, stava cercando un accordo coi comunisti in Sicilia.”

Giovanni Falcone salterà in aria il 23 maggio 1992, l’8 giugno successivo il ministro dell’Interno Scotti e di Giustizia Martelli approvarono il decreto che istituiva il 41 bis, un regime di detenzione che prevede l’isolamento dei boss di mafia per impedire il passaggio di ordini tra il carcere e il clan sul territorio. Un mese dopo a luglio, crollato il governo Andreotti, nasce il governo Amato, i due ministri vengono rimossi anche perché dopo il decreto si era scatenato l’inferno.
Lo racconta lo stesso ex ministro Scotti: “immediatamente il giorno dopo fu dichiarato dagli avvocati lo sciopero e la maggioranza alla commissione Affari Costituzionali pose il problema di incostituzionalità del provvedimento ..”
Da ministro dell’Interno – chiede Mondani – ebbe mai la sensazione che esistesse una relazione, addirittura un rapporto sistematico tra mafiosi corleonesi e alcuni componenti degli apparati dello Stato?
“L’ho sempre pensata così”.
Il governo Amato giura nei primi giorni di luglio del 1992, al posto di Scotti all’Interno viene nominato Nicola Mancino, al posto di Martelli al ministero di Grazia e Giustizia fu nominato Giovanni Conso e poi arrivò l’avvicendamento ai vertici del DAP di Niccolò Amato con Alberto Capriotti: in poche settimana furono tutti sostituiti i responsabili della linea dura contro la mafia.

Commenta Scotti oggi: “Prevalse la linea della convivenza che poi degenera facilmente in connivenza con la mafia.”

La scheda del servizio: I NEMICI DI MORO E FALCONE

Di Paolo Mondani

Collaborazione Roberto Persia

Le vite di Aldo Moro, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Pio La Torre e Piersanti Mattarella sono state sacrificate sull'altare dell'aspirazione italiana verso una maggiore indipendenza? Ma chi sono i veri responsabili delle loro morti? Queste domande, ancora oggi senza risposta, continuano a echeggiare, gettando un'ombra sulla verità storica e minando il legame tra cittadini e politica. È chiaro che le Brigate Rosse, il presunto dossier mafia appalti, o la pista mafiosa nell'omicidio di Mattarella, non bastano a spiegare la complessità di quei momenti cruciali. Per comprendere appieno il contesto, è necessario immergersi nei loro mondi, nei loro sforzi instancabili per un cambiamento. Attraverso testimoni di spicco dell'epoca emergono dettagli di un'Italia sottoposta da sempre a una sorveglianza speciale.

La politica svenduta

Le intercettazioni emerse dall’inchiesta sul presidente della regione Liguria Toti raccontano in modo abbastanza chiaro quale sia la concezione della politica da parte di questi partiti: non un servizio a favore dei cittadini, nel rispetto dei principi costituzionali, delle leggi. Ma un servizio per pochi amici, amici miei, quelli che poi ti ospitano in barca e finanziano le tue fondazioni con cui pagarti le campagne elettorali e comprare consenso.

Report si era occupata già del caso Liguria (che non riguarda solo il centro destra) con l’inchiesta “Gli oligarchi del mare”, dove si raccontava di questo modello, non distante da quello russo, dove potenti imprenditori, Aponte di Msc e Spinelli, hanno un rapporto privilegiato coi vertici dell’amministrazione regionale.
Il servizio raccontava di un viaggio nel 2017 a Givevra dall’armatore Aponte, su un aereo privato di Garrone, presenti il presidente del porto di Genova Signorini, il sindaco Bucci e il Presidente Toti: “un viaggio comodo e a costo zero per l’amministrazione pubblica” si giustificò Toti, ma certamente poco opportuno.
In quell’incontro si discusse della diga davanti al ponte, progetto poi finito nell’inchiesta ligure di queste settimane.
Dal servizio era emerso il rapporto “particolare” degli amministratori locali con l’armatore Aponte, perché “ha una visione strategica..” si era giustificato il presidente dell’autorità di sistema del porto di Genova Signorini: tutto regolare, le cene, i viaggi su aerei privati, come anche i finanziamenti da parte di imprenditori privati come Spinelli all’attività politica di Toti.

“Noi facciamo beneficenza da tutte le parti” spiegava al telefono Spinelli col giornalista di Report: aiutano le chiese, i giornali le televisioni.. Ma quando si aiuta la politica lo si fa in modo disinteressato o si aspetta qualcosa in cambio? Anche Aponte ha finanziato con una sua società Toti.

Alla fine la diga, il progetto fermo da 10-20 anni come diceva Spinelli, è stato sbloccato e lo pagheremo noi: avrebbe dovuto portare ricchezza al territorio, al momento la ricchezza l’hanno portata agli imprenditori, per le concessioni.

La scheda del servizio: AGGIORNAMENTO OLIGARCHI DEL MARE

Di Luca Chianca

Collaborazione Alessia Marzi

A gennaio 2023 Report si era occupato di Msc, la più grande compagnia di shipping al mondo, con il cuore in Italia e il portafoglio in Svizzera. Ma se a Ginevra c'è la sede principale, il suo quartier generale italiano di fatto è Genova. Era emerso quanto Msc fosse interessata all'ampliamento dello storico porto per poter far attraccare navi container sempre più grandi.

Un racconto che aveva messo in evidenza i rapporti consolidati tra il più grande armatore al mondo, Gianluigi Aponte di Msc, il più grande armatore genovese, Aldo Spinelli, socio di Msc, la politica regionale guidata da Giovanni Toti e l'allora presidente dell'autorità portuale di Genova, Paolo Emilio Signorini.

Martedì scorso Toti, Spinelli e Signorini sono stati arrestati per corruzione. L’accusa: denaro in cambio di favori. Nel mirino concessioni portuali, l’apertura di supermercati Esselunga, Rolex, cene e presunti finanziamenti illeciti alla politica.

Il sindaco di Fiumicino e il finanziamento fantasma

Fiumicino non è soltanto un aeroporto, è una città di 83mila abitanti divisa in 14 località: da un anno la città ha un nuovo sindaco, l’ex politico Mario Baccini. Il sindaco ha mantenuto la carica di presidente del Microcredito, ente finanziato con fondi pubblici per sostenere le piccole imprese (lo gestiva anche quando era seduto in Parlamento).

“Ma come fai a fare il sindaco di una città e poi fare il presidente di un ente che prende i soldi dallo Stato” - si chiede ironicamente il giornalista Sergio Rizzo – “un ente pubblico che hai fatto tu però, che te lo sei creato a tua immagine e somiglianza e ne sei presidente da 20 anni..”
Baccini sindaco si vanta di aver portato in comune la sua esperienza manageriale: “abbiamo fatto una operazione di spending review, di azzeramento di consulenze, c’è posto anche per lei nell’ufficio stampa se vuole assumiamo anche lei” spiega sornione alla giornalista di Report.

Gli uffici comunali sono già affollati racconta a Report la consigliera di opposizione Paola Meloni: “ci è capitato di vedere che mi risulta non abbiano ruoli ufficiali all’interno del comune che hanno addirittura parlato alle conferenze dei capigruppo, alle riunioni di giunta ..”
Chi sono queste persone? Risponde il consigliere PD Ezio di Genesio Pagliuca “il nostro sindaco è anche presidente del Microcredito e quindi sono persone che lo hanno accompagnato in questo percorso”.
Una delle consulenze che il comune non ha azzerato è quella per l’avvocato Graziano: “non è una consulenza” risponde il sindaco “è un incarico che noi abbiamo affidato al capo di gabinetto.. lui è capo di gabinetto e anche consulente giuridico”.
Ma come consulente giuridico in comune esiste già la figura del segretario generale, che per legge ha le funzioni di consulente giuridico: “il segretario generale ha le sue funzioni, io ho il mio gabinetto con le mie persone, i miei consulenti, con le mie persone, con gli esperti..”
Dunque come la mettiamo con le consulenze azzerate?

La scheda del servizio: IL SINDACO E IL DIPARTIMENTO MISTERIOSO

Di Rosamaria Aquino

Collaborazione Marzia Amico

Fiumicino, la città dell'aeroporto sul litorale romano, da un anno ha un nuovo sindaco: Mario Baccini. Baccini è stato deputato, sottosegretario agli Esteri, ministro della Funzione pubblica, vicepresidente del Senato e oggi mantiene ancora la carica di presidente del Microcredito, l’ente pubblico non economico che favorisce l’accesso al credito delle microimprese e delle categorie sociali maggiormente svantaggiate.

Tra consulenze, grandi progetti come quello del porto crocieristico e spese per gli eventi, Report analizza la sua gestione del Comune. Tra i finanziamenti alla sua campagna elettorale però compare il sostegno di un dipartimento di un'università sconosciuta persino al sindaco. Chi c'è dietro?

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.


12 agosto 2023

Rossoamaro di Bruno Morchio

 


TILDE
Sestri Ponente, gennaio 1944
Ansima e pensa alla calza di lana. L’ha rammendata in fretta e adesso che spinge il pedale della pesante Legnano e arranca per lo sterrato di Sant’Alberto il rattoppo le tormenta la pianta del piede.
Con quelle vecchie scarpe le è già successo, quando le sfilerà si troverà una ciocca acquosa pronta a scoppiare.

Questo libro, uno dei primi della serie con l’investigatore Bacci Pagano, è dedicato a chi ha combattuto dalla parte giusta durante la guerra di liberazione. Uomini, studenti, ex soldati, operai. E donne, come la protagonista di questa storia, frutto della fantasia dell’autore ma ispirata a fatti realmente accaduti a Genova in quell’anno tremendo che è stato il 1944. Sono reali i bombardamenti degli alleati che martoriarono una città già stretta dalla morsa dei fascisti e dei nazisti, che arrestavano chiunque fosse sospettato di stare dalla parte dei partigiani, dei “banditen”. Come reale è anche l’attentato al cinema Odeon di via Vernazza, organizzato dai GAP che operavano in città e come lo fu anche la rappresaglia nazifascista, che si scagliò contro le 59 persone arrestate e condannate a morte senza processo, i martiri del Turchino.

Tutto questo è realmente accaduto: forse è veramente accaduto che, in una fredda notte di inverno una giovane donna, Tilde, si sia trovata all’improvviso la via sbarrata da un posto di blocco di tedeschi alla caccia delle staffette partigiane, donne coraggiose che in cima alle loro bici portavano viveri e rifornimenti ai partigiani nascosti in montagna.
A molte di loro quell’incontro ha voluto dire lunghi ed estenuanti interrogatori, torture, umiliazioni: per Tilde invece il destino ha scelto altro, l’incontro con un ufficiale tedesco che, dopo una veloce verifica della sua storia, la rimanda a casa.

Il capitano è un uomo sui quarant’anni. Porta la divisa con il colletto slacciato e la barba di qualche giorno. Ha l’aria stanca e lo sguardo triste.

Ma questa è la storia del passato, quella di Tilde e degli altri partigiani in quei mesi dell’inverno del 1944, che si intreccia (in un modo che vi sorprenderà) con la storia di oggi.

Bacci Pagano, l’investigatore dei Carruggi, si trova in ospedale dove è stata ricoverata in fin di vita Jasmine, la ragazza di origine africana, costretta a fare la prostituta dai suoi protettori che avevamo incontrato nel racconto “Bacci Pagano: una storia di Carruggi”.

JASMÌNE
Stavo seduto nel corridoio da oltre quindici ore, ma la sedia era troppo scomoda per riuscire a dormire. E quella maledetta porta continuava a restare chiusa. Non un infermiere né un dottore che uscissero a dare notizie.

La sorte si è accanita su Jasmine, la bella ragazza dalla pelle scura di cui Bacci si era anche innamorato, a modo suo: è stata venduta ad un gruppo di persone sadiche, persone che considerano queste donne sfortunate come un loro oggetto, su cui sfogare tutte le perversioni.
Nel corso delle ore di fronte alla stanza di Jasmine nella mente di Bacci Pagano passano davanti le immagini della sua indagini per salvarla dalle mani di questi aguzzini. Con l’aiuto del suo amico Pertusiello, uno strano poliziotto, così diverso dall’investigatore ma in fondo con molti tratti comuni, come l’empatia verso gli ultimi.
Mentre si trova in ospedale Bacci Pagano viene avvicinato da un vecchio signore tedesco:

Aveva capelli bianchi, leggermente mossi, e occhi celesti dove palpitava una volontà di ferro. Sembrava disinteressarsi del poliziotto e guardava fisso nella mia direzione. [..]
«Lei è angosciato», disse l’uomo continuando a guardarmi negli occhi. «Quindi cercherò di essere conciso. Mi chiamo Kurt Hessen e vengo da Köln.»

Il signor Hessen gli sta offrendo un nuovo caso, andare alla ricerca di suo fratello, anzi del suo fratellastro: il figlio di sua madre, una signora vissuta a Sestri durante la guerra, che ebbe una relazione con un ufficiale tedesco da cui nacque lui. Dopo il parto la madre decise di abbandonarlo, per tornare a Genova dove poi ebbe un altro foglio da un altro uomo, il fratello che ora Bacci Pagano deve cercare, senza molte altre informazioni. Un assegno molto generoso riesce a fargli superare le poche remore e accettare il caso e iniziare a mettersi alla caccia di questa persona, facendo le domande ai tanti ex partigiani che conosce personalmente, perché amici del padre, partigiano anche lui.

Inizia così un lungo viaggio nel passato, per Bacci Pagano, tra partigiani, “leggeroni” (ragazzi disposti a fare azioni rischiose in modo autonomo), staffette, spie dei nazisti e

donne costrette a vendere la loro bellezza ai nazisti. Un viaggio dove il nostro investigatore ha l’impressione che le persone che incontra, ex partigiani che quei giorni terribili li hanno vissuti in prima persona, gli stiano nascondendo qualcosa. E forse anche questo signor Hessen, che vuole incontrare il fratellastro per comunicargli che sta ereditando i suoi beni, gli sta nascondendo qualcosa.

Come se dietro questa donna, Nicla, si nasconda un segreto difficile da confessare ancora oggi, passati sessant’anni dalla guerra. Quale sia questo segreto lo scopriremo, pagina dopo pagina, seguendo la prima storia, quella ambientata nel passato alternandosi al presente in un continuo avanti e indietro nel tempo: a Tilde, la bella e coraggiosa operaia che fa da staffetta per i partigiani, viene questo di fare un’operazione che non solo potrebbe mettere a rischio la sua vita ma che ha anche profondi risvolti etici e personali. Avvicinare quell’ufficiale tedesco, avere una relazione per carpirgli quante più informazioni possibili.

Ma il costo di queste informazioni, che pure permetteranno di salvare delle vite umane, sarà forse troppo alto.

Alla tristezza che la invade cerca di reagire con collera, pensando che la guerra si è ingoiata non solo la gioventù, ma l’intera vita. Quando le scorte della speranza sono esaurite, il solo rimedio contro la rassegnazione rimane la rabbia.

C’è la guerra, la miseria, le bombe. La resistenza raccontata con gli occhi di chi l'ha vissuta, senza nessuna retorica, ma anzi raccontando sia il coraggio che gli errori di chi, comunque in quei mesi difficili fece la scelta giusta. C’è la paura, delle bombe che uccidono dal cielo, di finire in qualche retata e finire nelle mani della “sbirraglia” fascista, cercando di resistere alle loro torture. Ci sono poi tutte le scelte personali fatte da queste persone, donne, uomini, che giovanissimi, fecero una scelta: da una parte il fascismo, la dittatura, l’oppressione, dall’altra la libertà, l’idea di un riscatto che doveva passare necessariamente per la lotta, senza aspettare l’arrivo degli alleati:

«Al contrario, sentivamo l’obbligo di dimostrare che stava nascendo una nuova nazione. L’unico modo per farlo era combattere, e il prezzo da pagare uccidere o morire. Una nazione non nasce quando un esercito di occupazione ne scaccia un altro.»

Jasmine e Tilde: protagoniste di due storie così distanti, anche temporalmente, ma capaci di sopravvivere alle battaglie della vita, alle crudeltà dell’uomo, che lascerà addosso a loro profonde ferite.
Come profonde sono le ferite subite da Genova, altra protagonista di questo romanzo: ferita dalle bombe ieri, dalla speculazione oggi, dalla logica del profitto ad ogni costo.

La scheda del libro sul sito di Garzanti e il link per leggere le prime pagine
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon