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27 maggio 2023

Sovranità limitata di Luciano Canfora

 

Prologo
Della sovranità limitata
Il 23 giugno del 1981 il Partito Comunista francese (Pcf) entrò a far parte del governo, con ben quattro suoi ministri. Il mese prima era stato eletto presidente della Repubblica Francois Mitterrand, che aveva fatto risorgere il partito socialista. Né l’ambasciata Usa a Parigi, né il Dipartimento di Stato a Washington, né altri osarono eccepire alcunché. Il Pcf, che rimase al governo per 3 anni era, ed era sempre stato, in Europa occidentale, il più òlegato all’Urss. Negli anni in cui fu al governo, a Mosca vi era Breznev, a Washington Reagan, ed era in corso una fase assai rischiosa della «guerra fredda»: il braccio di ferro sugli «euromissili».
Per l’Italia invece si dovette attendere l’autoscioglimento del PCI (1990-91), costellato di reiterati mea culpa retroattivi sul proprio passato, perché fosse consentito ai super-pentiti di accedere, con altri molti, al governo. In Italia non era consentito, da oltre Atlantico, ciò che in Francia era, ovviamente, riservato alle scelte degli elettori.

Come è potuto succedere?

Come è potuto succedere che un partito fondato da gerarchi ed altri ex fascisti, non pentiti, sia potuto entrare in Parlamento, arrivando oggi, attraverso il partito di Fratelli d’Italia (nato dalla sconfessione di Alleanza Nazionale) al governo?
Come è potuto succedere che un partito fondato da un gerarca della Repubblica Sociale, che formalmente combatteva gli alleati nella seconda guerra mondiale, entrare in Parlamento e, seppur tagliato fuori dall’area di governo, diventare stampella della DC quando conveniva (vedi esperienza del governo Tambroni)?

Come può definirsi atlantista, oggi, la presidente del Consiglio in carica, Giorgia Meloni, avendo come riferimento proprio Almirante?
La risposta la da questo breve saggio dello storico Luciano Canfora ed è la somma di due parole: “sovranità limitata”.
L’Italia è uscita sconfitta dalla seconda guerra mondiale, sia l’atteggiamento ambiguo del re Savoia (che aveva firmato tutte le leggi fascistissime del regime, le leggi di discriminazione contro gli ebrei, avallato l’entrata in guerra), sia una certa sfiducia nel generale Badoglio (che rimaneva il condottiero che aveva riportato l’impero sui colli fatali) avevano convinto gli Americani del fatto che la nostra politica interna dovesse essere ben controllata da oltre oceano.

Nel destino dell’Italia invece pesarono l’ambiguità del re e la mediocre tortuosità con cui il governo Badoglio pervenne all’armistizio dell’8 settembre 1943, trasformato dopo oltre un mese (13 ottobre) nello status di «co-belligeranza»: che non significava «alleanza» ma affiancamento nel conflitto contro un nemico comune. Inoltre, la continuità delle persone era a dir poco imbarazzante: innanzi tutto il re, che aveva firmato la dichiarazione di guerra all’Inghilterra e alla Francia il 10 giugno 1940 (e agli Stati Uniti l’11 dicembre del ’41), mentre a capo del governo era il ‘conquistatore’ di Addis Abeba nel 1935. Tutto questo comportò che, a guerra finita, fossimo comunque considerati «paese vinto».

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita come sancisce la Costituzione, ma fino ad un certo punto: questo spiega il perché il Partito Comunista dovesse essere tenuto lontano dalle stanze del potere, come mai tanto nervosismo da parte di Washington per il disegno di Moro di allargare l’area di governo alle sinistre (con tanto di minacce). E questo spiegherebbe anche come è stato possibile ad un partito nato dal fascismo di poter fare politica: perché serviva a questo disegno di sovranità limitata, in quanto è dall’arcipelago nero, a destra del movimento sociale, che sono nate quelle formazioni di estrema destra responsabili degli episodi criminali della strategia della tensione.

La fine della guerra fredda, anziché liberare il mondo dall’incubo del nucleare, dalle tensioni del mondo diviso in blocchi, hanno di fatto posto la fine della sinistra, quello che era politicamente in Italia, la fine del blocco costituzionale che teneva fuori dal governo il Msi, che poi divenuto Alleanza Nazionale e abiurato al fascismo (almeno secondo quanto diceva il suo segretario Fini) è potuto entrare al governo nel 1994.
Da allora la marcia trionfale, sempre in crescita, dove quelle origini non hanno mai costituito un ostacolo, ha proseguito fino ad oggi.

Cosa ha favorito la crescita dei partiti a destra della DC, finanche il movimento sociale e ora Fratelli di Italia (fratelli e parenti)? Si dovrebbe parlare del suicidio della sinistra, abbagliata dalla terza via blairiana, pronta a sconfessare sé stessa appena arrivata al potere. Si dovrebbe parlare di un paese che ha visto crescere la povertà, le disuguaglianze, le ricchezze concentrate nelle mani di poche, nella precarizzazione del lavoro, sempre più sfruttato e povero.

L’autore ricorda una riflessione di Giorgio Amendola, storica figura del PCI che nel 1973 su l’Espresso dal titolo emblematico “Prima che il sud diventi fascista”: la povertà e la disoccupazione sono un serbatoio enorme per questa destra capace di cavalcare il malcontento presentandosi come difensore degli ultimi. Ma non è così.

Una ventina d'anni dopo sul Corriere della sera (1 giugno 1994, pagina 33) Orazio Maria Petracca (1917 2008) equilibrato conoscitore della nostra storia Repubblica nonché consigliere politico confindustriale, formulava lucidamente i temi della questione all'indomani delle dichiarazioni rassicurarti del leader di AN (a ridosso della prima vittoria elettorale di Berlusconi): «Altro non può essere oggi in Italia il fascismo se non una sotto specie della tipologia democratica [..] Un regime formalmente democratico nelle sue fonti di legittimazione, ma strutturalmente caratterizzato da una forte concentrazione del potere e da una gestione del conflitto sociale sbilanciato a vantaggio degli interessi egemonici.»

Vi ritrovate in quanto scritto tanti anni fa con quanto sta avvenendo oggi, con l’occupazione delle Rai, delle commissioni, col taglio al reddito di cittadinanza da una parte e l’occhio benevolo verso le imprese che vogliono fare e che dunque non dovranno temere controlli da parte dello Stato?

A tutto questo va aggiunta la memoria breve degli italiani, l’abbandono da parte della sinistra dell’antifascismo (nel senso di quei valori alla base della nostra Costituzione, non solo nel giorno del 25 aprile) e dall’altra parte un continuo sdoganare, un pezzo alla volta, del fascismo, che, ci dice la sempiterna propaganda, ha fatto anche cose buone e cosa importa del manganello, della soppressione delle libertà, della chiusura del Parlamento.
Tanto, continuano a ripetere, il fascismo è morto nel 1945. E se il fascismo è morto che senso ha continuare a tirar fuori questo inutile fardello che è l’antifascismo?

Ma nemmeno questo basta a spiegare quanto è successo in questi anni (un partito da pochi punti % che oggi si trova a comandare – nel senso stretto direi – il paese).

La decisione di schierare truppe Nato, anche italiane, in Lettonia a partire dal 2018 è una idiozia degna della fallimentare politica estera di Barack Obama. L’Europa e l’Italia non hanno alcun interesse a creare un clima di guerra fredda con la Russia.

Tweet di Giorgia Meloni del 14 ottobre 2016

Si deve tornare a parlare di fedeltà atlantica, una sorta di assicurazione che copre tutti i danni, anche per esempio aver per anni guardato al modello putiniano (e anche Orbaniano, in senso di Orban, il presidente dell’Ungheria) di gestione del potere: un modello di sicuramente si vota, ma che non può essere definito una democrazia perché mancano i suoi tratti distintivi, la separazione dei poteri tra parlamento, esecutivo e magistratura, l’indipendenza dei mezzi di informazione, la possibilità di manifestare il dissenso..

L’aspettativa di vita di un governo che per durare punta sul baratto (presidenzialismo in cambio dell'autonomia) è in realtà legata piuttosto alla prosecuzione dell’attuale guerra in Europa. Finché dura tale emergenza in noi cantiamo in prima fila, il Grande Fratello [americano] non negherà il sostegno ed il governo armigero resterà sui suoi scranni. Non parrebbe, ad oggi, aver molto da temere dalle opposizioni parlamentari tutt'ora tra loro divise.

Si torna al tema di partenza, l’occhio lungo del Grande Fratello americano (come lo chiama l’autore) sulla politica estera italiana, che i governi Berlusconi avevano tanto preoccupato e che erano stati accettati solo per l’appoggio alle guerra americane per esportare la democrazia (e per il supporto bellico).
Nonostante tutto il patriottismo e l’amor patrio sventolato per ogni dove rimaniamo un paese a sovranità limitata: dall’Europa per quanto riguarda la politica economica, fatta nel segno dell’austerità che di fatto ha accentuato la crisi sociale e il mancato sviluppo del nostro paese.

E da Washington per quanto riguarda la politica estera: niente via della Seta, niente ambiguità col nemico russo, niente avventure nei paesi dall’altra parte del Mediterraneo che possano creare problemi con gli altri paesi del fronte atlantico.

A proposito, mi chiedo se non ci sia stata della crudele ironia da parte della presidente nel chiamare piano Mattei il piano per i paesi africani: investimenti (a favore delle multinazionali europee) nei paesi africani in cambio del contenimento dei flussi migratori, secondo il modello libico.

Mattei non avrebbe gradito, non per filantropismo, ma solo perché era un imprenditore che sapeva guardare lontano, consapevole che trattare alla pari i paesi africani, ovvero con commissioni più alte, sarebbe stato conveniente per tutti.

Dove questo paese ha invece una sovranità non limitata, anzi illimitata? Nella politica sui (o contro) i migranti: da quel punto di vista nessuno, né la democratica e civile Europa e nemmeno la grande democrazia americana hanno nulla da dire sui respingimenti, sui finanziamenti alla guardia costiera libici, sui lager in Libia, sulla stretta contro le ONG, che questo governo Meloni ha considerato così urgente tanto da dover essere affrontata sin dai primi mesi (assieme alla stretta contro i rave party).

Questa è la nostra sovranità, dunque, in evidente contrasto con la propaganda di un partito che ha fatto del sovranismo la sua chiave.

La scheda del libro sul sito di Laterza, l’indice dei capitoli e il pdf del primo capitolo.

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01 febbraio 2020

Fermare l'odio di Luciano Canfora


Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre 
Primo Levi

Le parole di Primo Levi guidano la lettura di questo saggio dello storico Luciano Canfora che ci parla dell'odio di ieri, quello che ha portato al genocidio degli ebrei (e degli omosessuali, degli zingari, delle vite indegne di essere vissute), come siamo arrivati alla dittatura fascista, quella del Mussolini che ha fatto cose buone, secondo la narrazione assolutiva che è sopravvissuta fino ai nostri giorni.
E dale pericolo di ieri, ai pericoli di oggi: perché anche nella nostra società l'odio contro i diversi attraversa tutti gli strati sociali, tra quelli che mettono le scritte contro gli ebrei, quelli che compiono aggressioni contro coppie omosessuali colpevoli solo di esistere, quelli che compiono raid contro strutture di accoglienza per i migranti.
E quelli che di fronte a queste storie, fanno finta di non vedere, girano la testa dall'altra parte.

Perché ancora oggi si deve parlare del regime fascista, che ha governato l'Italia dal 1922 fino al luglio del 1943? Non è una storia passata?
Ci sono forti legami tra il fascismo di ieri e i sovranisti di oggi: c'è il tema dell'identitarismo prima di tutto, lo stato nazionale, la religione di stato che deve fare da spalla alla politica (che è poi il motivo degli attacchi a Bergoglio). Prima gli italiani, dicono i sovranisti oggi, American First dicono i seguaci di Trump.
Difendere la razza italiana dai rischi del meticciato, la “rovina delle nazioni” era scritto nel libro Il primo libro del fascista.

Ma dove sono le squadracce nere che picchiano le persone col manganello? - si chiedono i benpensati, quelli che sostengono che il pericolo fascista non esiste.
Esiste però la violenza negata: le violenze contro le persone di colore (nell'estate del 2018 venivano bocciate come semplici scherzi), le scritte “Juden Heir”, esistono i gruppi fascisti che oggi si sentono legittimati (grazie alle gesta di un ex ministro dell'interno) ad usare in pubblico i loro slogan e le loro bandiere.
Anche il fascismo non si è imposto subito come dittatura: arrivato al potere grazie all'appoggio dei liberali (come Einaudi e Croce), in funzione di contenimento del socialismo e del comunismo, ha occupato tutti gli spazi nello stato col tempo, ha eliminato gli spazi di libertà un passo alla volta.
Sempre con l'appoggio dei liberali e perfino con l'apprezzamento delle democrazie straniere: dall'America all'Inghilterra di Churchill e Chamberlain.

Nell'indifferenza della violenza contro le opposizioni, contro gli arresti e le persone mandate al confino: perfino l'omicidio del deputato Matteotti suscitò una reazione unitaria contro Mussolini e il suo governo (in fondo, quel socialista se l'era cercata, con le sue denunce in Parlamento).
Nemmeno le leggi contro gli ebrei del 1938, che cacciavano dall'amministrazione pubblica, dall'insegnamento, le persone di religione ebraica.

Perché il fascismo era il partito dell'ordine, che aveva nei comunisti il suo nemico.
Quello che ieri erano gli ebrei, il nemico esterno da additare e a cui addossare tutte le colpe, è oggi l'immigrato di colore.

Ci sono i decreti sicurezza (che colpiscono sia chi fa integrazione sia chi si permette di fare manifestazioni di protesta), le campagne d'odio contro gli immigrati definiti clandestini (non persone portatori di diritti) dunque criminali. Ci rubano il lavoro, ci rubano il welfare, non rispettano i nostri valori, non rispettano le leggi.
..migliaia di meridionali ogni anno invadono la città di Torino".
La Stampa 16 febbraio 1957

C'è un filo comune che lega assieme l'odio, il razzismo, dell'altro ieri, da quello di ieri a quello di oggi, non solo per i legami storici e politici tra i fascisti di ieri e i neofascisti di oggi.
Luciano Canfora elenca diversi esempi di questi legami: l'uso di un nemico esterno da additare per arrivare ad una guerra tra poveri, il ricorso ad un finto stato sociale che non dia fastidio alle classi egemoni (la casa agli italiani, per esempio), l'uso di un linguaggio povero, il ricorso a slogan semplici, facili da comprendere.
Umberto Eco aveva parlato non a caso di Ur-Fascismo, per descrivere questo fascismo sopravvissuto nei decenni: la fine dei partiti, quelli nati dall'antifascismo come la DC, il PSI, il PCI, ha di fatto rotto l'argine per l'ingresso in Parlamento e al governo di queste forze, ha sdoganato l'uso di un certo linguaggio, di certe manifestazioni (avreste mai detto che un ex ministro dell'Interno se ne sarebbe andato a citofonare a dei cittadini per chiedere loro, “scusi ma lei spaccia”?).

Dopo i partiti, rimane solo la scuola, come argine di cultura e di conoscenza: cultura e conoscenza di cosa sia stato il fascismo, di come è nato e di cosa ha prodotto.
Ecco spiegata l'ansia di certe forze di destra nel voler mettere mano alla scuola, con l'autonomia regionale: sottoporre ad un controllo politico locale l'assunzione e l'insegnamento delle scuole.
Ansia che lega assieme anche certi politici della presunta sinistra (vedi il caso Lombardia ed Emilia Romagna).
C'è, da parte di questa destra, la caccia ai testi troppo di sinistra, la caccia agli insegnanti di sinistra: storie come quella dell'insegnante di Palermo sospesa perché i suoi alunni si erano permessi di accostare i decreti sicurezza con quanto successo negli anni '40.

E cosa è successo negli anni 30-40? La notte dei cristalli, le leggi sul sangue e sulla razza e poi la vicenda della nave S. Luis, piena di famiglie ebree provenienti dall'Europa il cui attracco fu negato dai governi cubani e americani.
Cosa c'è di diverso coi respingimenti fatti oggi dalle motovedette italiane e libiche?
Dalle frontiere presidiate col filo spinato in Ungheria (che qualche leghista vorrebbe avere anche in Italia)?
Tocca al pontefice in carica ricordare, agli immemori e agli ignari, che «gli odierni sovranisti parlano come Hitler nel 1934 : noi, noi, noi..

Che fare allora? Come fermare l'odio?
Prima di tutto con la conoscenza di cosa sia stato il fascismo ieri. Riconoscerne il linguaggio e i modi.
Non girare la testa dall'altra parte.
Un ruolo importante lo avrà la sinistra e le sue forze:
La xenofobia sovranista sa quello che vuole e si illude che la soluzione sia «alzare il ponte levatoio». Saprà una risvegliata sinistra tornare a svolgere un ruolo adeguato alla sfida ineludibile del mondo unificato? C'è chi già lo fa, limitatamente al proprio raggio d'azione: lo fa il sindacato, che tenta di spezzare la «guerra tra poveri» (tanto cara ai nuovi fascistoidi) unificando gli obiettivi di lotta e integrando i migranti; lo fanno le chiese, nella temperie favorevole e molto contrastata, determinata dall'orientamento dell'attuale capo della più importante di esse (quella cattolica).

L'Europa ha un ruolo fondamentale nel poter mettere un argine ai neo fascismi, dei vari Orban: pensare di fermare le migrazioni coi blocchi navali e gli eserciti, in un modo sempre più asimmetrico e preda dei cambiamenti climatici è assurdo.
.. l'utopia deve sposarsi col realismo e adare a lezione dalla storia. Il Mediterraneo – oggi cimitero a cielo aperto -, che l'imperialismo europeo per lungo tempo ha diviso in colonizzati e colonizzatori, era stato molto prima, e per un tempo non breve, un'area politico culturale unitaria. Può tornare ad esserlo se sapremo ripensare radicalmente la troppo angusta, arroccata e qua e là incrinata, unione europea.

La scheda sul sito di Laterza
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