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28 marzo 2014

Servizio pubblico - adesso spera

Anche Renzi ha avuto il suo endorsement a stelle e strisce come Monti prima e Letta poi. Obama si dice stupito dell'energia del premier guovane e veloce. Entusiasta delle riforme strutturali: le province governate da non eletti, il senato di non eletti. Il precariato che rimane per le riforme del lavoro che non c'è.
Siamo rimasti la solita italietta che ha bisogno del padrone cge ci dica bravi. A patto che rispettiamo gli accordi che parlamenti delegittimati hanno preso senza chiedere conto al paese.  I caccia f35 che non possiamo non comprare, le missioni militari che devono proseguire. E ora il gas cge anziché da Putin dobbiamo prendere secondo un progetto futurista dagli Usa.

Nel frattempo, in attesa che i bachi del caccia bombardiere vengano risolti e i costi (ad oggi ignoti) destinati a salire, assistiamo allo stravolgimento della costituzione.

Che aria sentite, si chiedeva ironicamente Santoro nella copertina: aria di banana. Non lui, l'erede.
E se il progetto di Renzi fallisse?
Vieni tacciato di portare sfiga. Di gufare.
L'ottimismo è il sapore della vita.

In studio si è discusso di diseguaglianze sociali, di spese militari e dei nuovi assetti politici mondiali (per la crisi in Crimea e in Ucraina).
Gino Strada,  Maurizio Landini, il giornalista Federico Rampini e lo scrittore Nicolai Lilin.
Eccetto un ex ministro il cui ruolo nel dibattito in studio è stato assente, tutti hanno dato un loro contributo.

Gino Strda è stato chiaro: diseguaglianza significa concentrare le risorse economiche del pianeta nelle mani di sempre meno persone, restie alla redistribuzione delle ricchezze.
Diseguaglianze frutto di politiche economiche e sociali.
Come le spese militari che ogni hanno vengono fatte e che sottraggono fondi a sanità e istruzione.
Quel miliardo per le missioni all'estero.
Quei 14-16 miliardi (almeno) per i caccia F35.
Perché non si tagliano le spese militari? Perché non si toglie il profitto dalla sanità pubblica?
Con 10 milioni di disoccupati e con gli italiani che risparmiano sul cibo, possiamo permetterci queste spese?

Rampini ha parlato della politica che Obama sta chiedendo a Renzi: una politica di maggiore impegno (anche militare) nel Mediterraneo.
Il presidente americano è rimasto deluso dell'esito delle primavere arabe.
Sa che ora la guerra non è solo militare ma anche economica.
Anche se l'incontro più importante è stato quello con il papa, Obama ha apprezzato le parole (per il momento solo quelle) di Renzi contro l'austerity.

Se l'Italia vuole far parte della Nato, deve prendersi delle responsabilità, anche in ambito militare: come contropartita c'è la questione dei caccia F35.

Il dossier della ABC




Il ministro Mauro, alla domanda sul perché servono proprio questi caccia alla nostra aviazione, non ha risposto.
O meglio, ha usato le solite espressioni su sicurezza, impegni ..
Dove c'è sicurezza militare, c'è pace: se ne è uscito con questa frase più o meno.

Negli Stati Uniti, non mi sembra che ci sia tutta questa pace sociale.

Dragoni, nel suo intervento, ha cercato di dare le cifre, almeno quelle note, sui costi dei caccia: si parla di 135 milioni ad aereo.



http://www.serviziopubblico.it/2014/03/poco-lavoro-in-italia/?cat_id=archivio_puntata

Abbiamo già comprato sei aerei, zitti zitti con una spesa aggiuntiva di 700 milioni di euro.
Per la difesa spendiamo, per lo più per il personale, 16,7 miliardi (1,04% del PIL più della Germania).

L'intervento di Travaglio: lo spread con la Germania




Gino Strada contro il ministro Mauro

"Chi pensa di spendere miliardi per aerei militari è un cretino": a cosa servono questi caccia, a bombardare gli evasori?
Nemmeno dal punto di vista industriale i caccia f35 sono un affare: la ricaduta occupazionale è tutta da rivedere, come anche il guadagno in termini di competenze tecnologiche.
Lo ha spiegato Landini, ricordando che l'Italia è già dentro il progetto europeo del caccia, su cui lavorano già aziende italiane.




In questa nuova guerra fredda Obama ha bisogno di nuovi alleati: se fino a ieri potevamo essere il paese della doppia fedeltà, forse oggi questo ruolo sarà più difficile.

04 febbraio 2014

Presa diretta - terremoti

In Italia, per la ricostruzione de l'Aquila e dei centri attorno servono molti soldi, circa 2 miliardi di euro.
Servono soldi anche per la ricostruzione delle cittadine emiliane terremotate, per la messa in sicurezza dei fiumi. Sono stimati danni per 12 miliardi, la CDP ne ha messi 6 sulla carta, ma i soldi reali sono solo 300 ml.
Soldi che dovrebbero essere spesi per evitare che dopo altre eventi metereologici imprevisti, case e capannoni finiscano nuovamente sott'acqua.

Ma i soldi non ci sono, questo si sente ripetere.
Presa diretta è tornata a l'Aquila per vedere come sono stati spesi i soldi per la ricostruzione, e la risposta è che sono stati spesi male. Sono  stati aperti diversi filoni di inchiesta, dalla magistratura e dalla polizia giudiziaria:  a cominciare dai rimborsi ai politici e ai gruppi parlamentari.
Come le cene e le serate passate dal governatore Chiodi (commissario per la ricostruzione) assieme ad una signora che poi è diventata consigliere per le pari opportunità. E che aveva la delega per spendere 1,5 milioni di euro per un centro antiviolenza. Soldi che ancora non si sono visti.
Mai uno che chieda scusa. Che ammetta l'inopportunità del gesto: sempre e solo la stesa tiritera del fango mediatico.
E pensare che i soldi per l'albergo e le cene sono frutto delle tasse dei terremotati.

I soldi spesi nel progetto Case.
Berlusconi ci ha fatto le sue campagne elettorali, eppure il tanto decantato progetto delle new town ha diversi problemi, tutti dovuti alla fretta con cui sono stati costruiti i nuovi quartieri satelliti e le nuove case.
Case con difetti di fabbricazione, non tutte ignifughe, non tutte ecocompatibili.
Non solo: il progetto CASE è costato 800 ml di euro. I soldi per costruire quegli appartamenti (e la fortuna politica di B.) arrivano per due terzi dai fondi europei, che sarebbero serviti per l'emergenza.
La corte dei conti europea ha stimato un aumento dei costi delle case del 158%, gare per gli appalti fatte troppo in fretta, rincari sul calcestruzzo.
Non solo: alcuni degli isolatori messi sotto queste case non sarebbero a norma. Significa che le case non sono nemmeno antisismiche.

I soldi per la messa in sicurezza del centro storico: hanno speculato pure sui tubi innocenti usati per puntellare gli edifici e sui bagni chimici (sono stati spesi 194 milioni per questa voce). Le aziende che hanno fatto questi lavori sono al centro di una indagine dove si parla di mazzette per ottenerli.
Senza pagare il politico o l'assessore, non si lavorava a l'Aquila.
E così, mentre imprenditori e amministratori locali ridevano del terremoto (una botta di fortuna), la ricostruzione de l'Aquila è rimasta ferma.
Ora procede, ma solo finché ci saranno i soldi. Che sono comunque pochi per tutti i progetti aperti.
E i soldi saranno sempre meno, visto che il comune dovrà farsi carico anche della manutenzione delle new town.

Ma dove finiscono i soldi in questo paese?
Abbiamo visto due forme di spreco di soldi pubblici: la corruzione da una parte e i rimborsi facili di politici ingordi. Ad oggi 16 consigli regionali su 20 sono sotto indagine e all'orizzonte non si vede, dal fronte politico, una risposta unitaria al problema.
Una seria legge contro la corruzione, una riforma dello statuto delle regioni. Ma anche una legge quadro per la gestione delle emergenze, che non costringa ogni volta, il commissario di turno, a ripartire da zero.
Ad aspettare i decreti attuativi da Roma (e anche i soldi, come fossero una carità) come successo dopo il terremoto dell'Emilia. Di cui ha parlato il servizio nell'ultima parte.

Ma prima dell'Emilia, si è parlato della lobby delle armi.

Il peso della spesa per armi è dell'1,1% del PIL: sono 26 miliardi di euro l'anno.
Soldi che verranno spesi anche per il progetto del caccia F35: l'aereo più pazzo del mondo, secondo lo studioso Francesco Vignarca, ospite in studio.
Non conosciamo il costo finale del progetto (la Difesa stima 14 miliardi di euro), non conosciamo i motivi per cui i nostri generali e ministri spingono per questo progetto.
Sappiamo che sono emersi dei difetti di progettazione, che ne pregiudicano l'affidabilità: rischiamo di pagare miliardi per un aereo che ne costerà altrettanti per la manutenzione.

Sono costi che non ci possiamo permettere: allora perché la politica italiana non ne discute?
Il Pd ha votato contro la mozione Sel-M5S che chiedeva il blocco dell'acquisto, scegliendo la soluzione di compromesso che prevedeva l'istituzione di una commissione di studio.
Commissione che si doveva riunire a gennaio, così ha spiegato a Preda diretta l'onorevole Scanu del PD e che invece fin'ora non ha fatto quasi niente.
Il giornalista Vignarca ha parlato di pressioni sul PD per non bloccare il progetto: c'è l'impressione dell'esistenza di un partito trasversale, che voglia continuare a spendere nel settore armi come nel passato. Senza alcuna trasparenza e senza passare per il vaglio parlamentare.

La politica (e il partito democratico) riusciranno a riprendere il controllo sulle armi?

La ricostruzione in Emilia.
Diversamente da l'Aquila, in Emilia la ricostruzione passa per gli amministratori locali. Stretti da burocrazia e assenza di leggi univoche. E dai pochi soldi a disposizione.
Le imprese sono in ginocchio, anche se potranno aspettare altri 6 mesi per pagare le tasse.
Qui c'è in gioco una parte sostanziale del PIL e del futuro industriale del paese: sarebbe bello che dopo il terremoto, la politica imparasse la lezione.
Che con l'emergenza non si governa: l'ha spiegato l'assessore alle attività produttive dell'Emilia "le emergenze non aiutano a spendere bene i soldi".

05 gennaio 2014

Non ci sono più i caccia di una volta

Anche dei pezzi dei famigerati F35 sarebbero fatti in Cina, dice la Reuters:

Il pentagono ha ripetutamente derogato alle leggi che vietano l’uso di componenti cinesi sulle armi statunitensi al fine di mantenere in carreggiata nel 2012 e nel 2013 il programma da 392 miliardi di dollari “F-35 fighter” della Lockheed Martin Corp. Tutto questo nonostante i funzionari USA esprimessero le loro preoccupazioni su spionaggio cinese e riarmo militare. 

In Italia, non se ne parla più. Dei problemi di questi caccia, di un programma che costa miliardi adesso e costerà altri miliardi per la manutenzione con poche ricadute occupazionali.
Anche questo, come l'Expo, il TAV, il no a riformare la Bossi Fini, le riformine per la giustizia, sono un effetto collaterale delle larghe intese. 

16 luglio 2013

Alla faccia nostra


E alla fine, il Senato (l'aula vicepresieduta da Calderoli) votò compatto per il sì ai caccia F35.

Il caccia costoso, con qualche difettuccio, il cui piano di acquisto, in campagna elettorale volevano bloccare.
Alla faccia della crisi.
Dei precari dove i mille euro sono un miraggio.
Delle bonifiche ambientali che non si possono fare.


Interessante la motivazione del si del dalemiano Latorre:
«Non siamo di fronte - ha detto Nicola Latorre (Pd) - a una scelta tra la pace e la guerra. Il Pd non ha ammainato e non intende ammainare la bandiera della pace. Non si possono contrapporre la necessità delle spese del sistema di difesa a quella del welfare». «Una grande forza riformista - ha aggiunto Latorre - non può sottrarsi alla sfida» di garantire all'Italia un sistema di difesa adeguato al suo ruolo internazionale e per questo, ha annunciato, «convintamente voteremo questa mozione». Il 22 gennaio, l'allora segretario Pd Pier Luigi Bersani, in piena campagna elettorale, disse al Tg2: «Nell'ambito delle spese militari bisogna assolutamente rivedere il nostro impegno per gli F35. La nostra priorità non sono i caccia, la nostra priorità è il lavoro».
Non possiamo mettere in contrapposizione welfare e spese per la difesa. Ma, purtroppo i soldi per scuole, insegnanti, ospedali e asili (o per i canadair per spegnere gli incendi) non ci sono. Per i caccia si.

04 luglio 2013

Sovranità limitata

Abbiamo capito ora, che essendoci un sovrano, tutto ciò che sta sotto è a sovranità limitata.
A cominciare dal Parlamento, che ha meno potere legislativo, quanto meno su questioni che riguardano armi (i caccia F35, il TAV), riforme costituzionali, poteri di vincoli sulla spesa.
Abbiamo capito, dalla nomina di De Gennaro (considerato vicino agli USA) a Finmeccanica (sempre più improntata sul settore difesa) e dal comunicato del consiglio supremo di difesa, il senso dell'art 11 della Costituzione.
L'Italia ripudia la guerra e l'uso delle armi, ma non il denaro che deriva dal loro commercio.

Con i soldi degli F35 avremmo potuto sistemare tante cose ..
Se volutamente si riservano tanti miliardi per voci di spesa quanto meno opinabili, senza alcuna discussione parlamentare, significa che non gli importa cosa chiede il paese. Sanno cosa stanno facendo.

28 giugno 2013

Il paese ha bisogno di essere governato

Si ripete che il paese ha bisogno di essere governato, persino il presidente in uno dei suoi moniti (dopo la condanna a 7 anni a Berlusconi per concussione e prostituzione minorile) ha detto
«Abbiamo il record della fibrillazione politica. La continuità è un elemento essenziale e non significa conservatorismo e immobilismo. Vorrei che ci fosse un po’ più di continuità anche nel Governo».

Il paese ha bisogno di essere governato, ma non di essere stuprato.
Cosa c'entra la governabilità con una persona che ha subito condanne e che (è inutuile far finta di niente) ora sta condizionando la politica del governo delle larghe intese?
Come possiamo far finta di niente delle condanne subite per evasione e concussione (che siano solo di primo grado, politicamente non significa nulla)?

Dopo le condanne ai processi si è riaffacciata l'idea di amnistia (per una presunta pacificazione tra chi ha ha comemsso delitti e chi no?).
Anziché togliere le leggi che ingolfano i tribunali e le carceri, si ricorre alla solita strada che libera gli amici e non risolve il problema.

Dopo le condanne, il PDL ripresenta in commissione affari costituzionali la proposta di riforma della giustizia.
Come se il paese avesse bisogno della separazione delle carriere e non di una legge sul conflitto di interessi o una vera legge contro la corruzione.

Nel giorno in cui De Gregorio ha chiesto il patteggiamento a Napoli, e ha parlato della compravendita dei senatori nel 2007 (e nel 2010 per il voto di fiducia dopo la cacciata di Fini), il governo è riuscito a bocciare la proposta del reddito di cittadinanza e approvare una mozione che non dice né si né no per i caccia F35.

Se si rinunciasse ai caccia F3 avremmo soldi per IMU, IVA e cassa integrazione. E magari per abbassare le tasse sul lavoro.
E invece si continua con questo progetto, senza spiegarne nemmeno bene i numeri.

Il costo dei 90 caccia si attesta sui 90 12 miliardi. Sale a 16 per i 130 caccia del piano originale.
Attualmente la ricaduta occupazionale è di 200 persone occupate per fare le ali di questi caccia. Numero che potrebbe salire a 600 se il governo approvasse l'acquisto di tutti i 90 caccia.



Immagine presa da Il Fatto del 28-06-2013
Nel frattempo Selex annuncia un piano di esubero per 1900 persone.
Questi sono i numeri.

Si, il paese ha bisogno di essere governato, ma non preso nuovamente in giro.

25 giugno 2013

Coi soldi degli F35

Il costo dell'operazione F35 si aggira tra i 12 e i 16 miliardi.
Con quei soldi, anziché comprare quei caccia così pieni di difetti, con scarso impatto occupazionale, potremmo risolvere tutti i problemi di Imu, IVA e Cassa integrazione (visto che quella in deroga non è stata ancora erogata, ma solo promessa).

Con che coraggio, viste queste premesse, i signori del PD (ma varrebbe anche per le altre forze politiche che oggi voteranno la mozione sul tema) potranno fare finta di niente e andare avanti con questa operazione?
Anche i caccia (bombardieri, che trasportano anche ordigni tattici) fanno parte della grande operazione di pacificazione?
Ma vogliamo prenderci in giro?

PS: in direzione contraria il gesto, altamente opportuno, dell'ex ministro Idem (e del premier Letta).

20 giugno 2013

Come il pilu

Il fatto quotidiano di oggi:
F35, il ministro vuole comprare altri 40 caccia
MONTI AVEVA RIDOTTO LA COMMESSA. MAURO (DIFESA): “90 AEREI SONO POCHI, A FINMECCANICA NON CONVIENE”
di Daniele Martini
Contrordine: per gli F-35 la Difesa cambia idea per la seconda volta. Ed è un ripensamento del ripensamento che ha il sapore della beffa. Ridotto dal ministro precedente da 131 a 90 esemplari, l'ordine d'acquisto per i supercacciabombardieri della Lockheed Martin ora torna d'incanto alla cifra originaria con il nuovo ministro, Mario Mauro.
I caccia F35 sono, per certi generali lobbisti e per i loro riferimenti politici, come il pilu di Cetto la Qualunque.
Non sono mai abbastanza.

04 febbraio 2013

Presa diretta - spese militari

Berlusconi ha chiesto una verifica ai collaboratori. E forse oggi non firmerebbe quell'accordo. "Sono sempre stato contrario all'F35 e alle portaerei".
Bersani dice che occorre rivedere la spesa per i caccia F35, ora la priorità è il lavoro. Ma comunque non possiamo rinunciare ai caccia: forse, e dico forse, ne compreremo di meno.
Monti scarica le colpe sui governi precedenti. Da D'Alema a Berlusconi. E in ogni caso, sul progetto F35, non si torna indietro. Ci sono gli accordi..

Grillo e Ingroia, infine, sono contrari sia all'accordo che alla spesa: in Parlamento voteranno contro.
Miracolo di questa campagna elettorale, che ha alcentro la questione delle tasse, è che tra una promessa e un'altra, si torna a parlare del mastodontico progetto di acquisto dei caccia "multipurpose" della Lockheed Martin, gli F35.

Chissà, forse ne compreremo di meno di quei 90 promessi. Ma non è questo il punto.
Il vero scandalo è che, per queste spese militari (come anche della legge delega per la riforma della Difesa, votata in fretta e furia a fine dicembre dal governo Monti) non c'è stato alcun dibattito pubblico in Parlamento.
Semplicemente, se ne è parlato quado è troppo tardi.

Non sappiamo ancora quanto ci costeranno questi caccia. Non siamo certi delle ricadute occupazionali. Sicuramente non acquisiremo tutte le competenze tecnologiche dalla Lockheed Martin (come invece è successo per il progetto europeo dell'Eurofighter).
Ma sappiamo che in america sono usciti articoli di giornali molto critici contro questo caccia, un affare per chi lo vende ma non per chi lo comprerà. Lo stesso Pentagono ha prodotto un dossier dove si evidenziano le criticità di questo caccia.

L'ottimo servizio di Presa diretta è andato a vedere da vicino quali sono i problemi di questo aereo: Iacona è andato in America, a Washington. Cosa dicono esperti, giornalisti, consulenti dei senatori repubblicani, progettisti di aerei da caccia?
"F 35? è solo un bidone volante": l'articolo di Daniele Martini su il fatto (riportato qui).

"L’F-35 è il peggior aereo che abbiamo mai costruito”. La sentenza lapidaria è di uno che di aerei da combattimento se ne intende: Pierre Sprey, il padre dell’americano F-16, uno dei jet più riusciti e usati. Sprey è stato intervistato da Riccardo Iacona e la sua testimonianza sarà trasmessa questa sera su Rai3 nel programma Presadiretta dedicato agli F-35, i jet che l’Italia vorrebbe comprare dalla Lockheed Martin spendendo la bellezza di 13 miliardi di euro e mettendo in conto di spenderne più del doppio e forse il triplo nell’arco di un ventennio, dal momento che quei jet sono dei succhia soldi per la manutenzione e la gestione. Assieme al progettista Sprey sono stati sentiti da Iacona altri personaggi autorevoli: Walter Pincus, giornalista del Washington Post, premio Pulitzer per gli articoli scritti sui temi della difesa e il primo ad indagare negli Usa sull’affare del cacciabombardiere F-35. E Winslow Wheeler, consigliere per la sicurezza di senatori americani sia democratici sia re-pubblicani, compreso John Mc-Cain, pilota in Vietnam e nel 2008 candidato alla presidenza contro Barack Obama. Dalle tre testimonianze emerge un giudizio unanime e duro: quell’aereo è un affarone per chi vende, cioè la Lockheed. Ma è un bidone per chi compra, Stati Uniti e Italia compresa, perché è nato storto e sta procedendo di male in peggio. Se l’Italia lo acquistasse farebbe un errore grave.
LE VALUTAZIONI raccolte da Iacona sono così crude da sorprendere lo stesso giornalista che con Il Fatto confronta l’approccio aperto e senza reticenze alla questione F-35 negli Stati Uniti con quello italiano. Qui domina l’autoreferenzialità dei vertici militari, la scarsità di informazioni alla stampa e la debolezza della politica, succube della logica distorta del fatto compiuto. Il capo del governo, Mario Monti, mentre tagliava a destra e manca non ha mosso un muscolo di fronte alla spesa stratosferica per gli F-35; il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, dice che bisogna rivedere il programma, ma “solo un po’” e Silvio Berlusconi, dopo aver spalancato le porte agli F-35, fiutato il vento ora rivela che “in cuor suo” era contrario (ieri Monti ha ricordato che l'Italia ha aderito al programma con il governo D’Alema e poi con Berlusconi).
Le interviste dei tre esperti americani affiancano il dossier ufficiale e altrettanto clamoroso del Dipartimento della Difesa (Pentagono).
Anche i tecnici del governo Usa hanno elencato i difetti del cacciabombardiere, a cominciare dal rischio che possa esplodere in volo se colpito da un fulmine, circostanza per niente remota per un aereo. Tempo fa il senatore McCain aveva definito l’F-35 “uno scandalo e una tragedia”, ora il suo consigliere accusa: “L’F-35 ha problemi tecnici che non si possono risolvere perché è un progetto sbagliato. Questo aereo non è buono per nessuna delle sue funzioni. In compenso costa una fortuna”. All’inizio la Lockheed aveva detto sarebbe costato solo 45 milioni di dollari ciascuno e siamo già a 200 milioni di dollari. “Se l’Italia lo comprasse adesso, la versione più semplice vi costerebbe questa cifra, quella a decollo verticale 20 o 30 milioni in più. E quando li avrete comprati non avrete finito di spendere perché questi aerei hanno un costo operativo pazzesco”. Secondo Wheeler la tecnica della Lockheed per piazzare gli F-35 è semplice e astuta: “Ha cominciato a produrre gli aerei prima di terminare i test... ti prendono all’amo prima ancora di dirti cosa stai comprando”.
IL GIORNALISTA Pincus si pone retoricamente la domanda: “A cosa serve l’F-35, cosa ce ne facciamo? ”. E la risposta è: “Non c’è nessuno, Cina, Russia, nessun paese che possieda un’arma minimamente comparabile con questo aereo, che ci possa minacciare”. Quindi non è indispensabile acquistarlo e se non lo è per gli Usa figuriamoci per l’Italia. Alla domanda quanto costa, anche Pincus non può fare a meno di arrendersi all’indeterminatezza che circola in tutto il mondo: “400 miliardi di dollari in 20 anni per 2000 esemplari, ma è una previsione ottimistica. Quanto costerà ogni F-35 non lo sa nessuno”. Il progettista Sprey spiega in dettaglio come nella versione per portaerei il gancio per l’atterraggio sia disegnato male e passi sopra il cavo di acciaio per la frenata o rischi di tranciarlo. Sarcastica la considerazione: “Stiamo parlando di uno degli aerei più sofisticati al mondo e non riusciamo a disegnare bene un gancio? ”. Secondo Sprey l’F-35 “balla molto per la pessima aerodinamica” e inoltre “ha restrizioni sulla velocità perché altrimenti si brucia la coda” e poi “l’impianto elettrico è pericoloso” e dal momento che “il carburante sta tutto intorno al motore... e in guerra è importante evitare che l’aereo possa esplodere solo perché da terra ti colpiscono con un kalashnikov... questo è l’aereo più infiammabile che abbiamo mai costruito”. Infine il “software è un disastro” e se “il visore del casco non funziona non puoi controllare l’aereo, perché non ci sono sistemi di navigazione nel cockpit”."
Le ricadute occupazionali del progetto F35.
A Cameri ora lavorano 130 addetti, su attività di bassa ingegneria: qui verranno assemblati i caccia italiani e costruite le ali.
Le tecnologie verranno apprese per "osmosi" (non è una battuta) dai tecnici americani.
Col progetto del Typhoon, Alenia era direttamente dentro il progetto (niente osmosi)  e ogni euro investito aveva un ritorno diretto sul territorio. Come posti di lavoro o nuove competenze tecnologiche.
Con l'F35 si è usata l'arma dei posti di lavoro che sarebbero arrivati: all'inizio erano 10000, ora si parla di 2500. Numeri sparati un pò a casaccio, visto che fin'ora a Cameri (dove l'impianto è costato 800 ml di euro) non è stato creato alcun nuovo posto.
In questo stabilimento, un operaio F35 costa 10 ml di euro, come investimento. Ne vale la pena, allora?

Perché si è dunque abbandonato il progetto europeo?
Intervistato da Iacona, l'ex AD di Finmeccanica Guarguaglini ha avanzato l'ipotesi che il suo siluramento sia nato anche dalla sua troppa indipendenza rispetto ai parner americani.
Guarguaglini aveva espresso i suoi dubbi sull'F35: troppo costoso, poco conveniente per le nostre aziende. Dunque quello del caccia è un progetto più dal colore politico che dalla rilevanza militare?
E chi lo spiega ai nostri piloti (e al contribuente) che dovranno pure guidarlo questo bidone?

Mi hanno sopreso negativamente le rispete date dai vertici militari: tutti a difendere questo progetto. Perché bisogna ammodernare la nostra aviazione, perché ci serve per bombardare meglio. Se il parlamento ha deciso, se i governi hanno deciso, che colpa abbiamo noi?
Quei caccia, come la serva, servono. E pazienza se l'Italia ripudia la guerra e i costi per questo progetto assorbiranno risorse che verranno tolte ad altri ministeri.

Il governo Monti (secondo cui con i caccia F35 andremo anche a risparmiare), ha anche approvato nel dicembre passato una legge delega sulla riforma della Difesa.
Non in senso europeistico (facciamo un unico esercito europeo, così risparmiamo risorse da investire in ricerca e erlfare). Questa legge riserva 230 miliardi nei prossimi 12 anni per i piani di ammodernamento dei nostri stati maggiori.
Una legge approvata in fretta e senza dibattito (come anche per i caccia F35) votata da tutti, eccetto Idv e Radicali.
Contro hanno anche votato i deputati Sarubbi, Di Stanislao e Pezzotta: nessuno di loro è stato ricandidato. Un caso?
"Questa legge si chiama Di Paola Finmeccanica" - dicono i tre ex deputati - che darà mani libere al futuro ministro della difesa, senza alcun taglio di budget come invece è successo ad altri ministeri.

E allora, mi vengono tante domande. C'è qualcosa che non sappiamo su questo progetto di difesa? Che interessi reali ci sono?
Da chi dobbiamo difenderci nei prossimi anni?

03 febbraio 2013

A proposito di spese militari

La puntata sull'inquinamento di Brescia andrà in onda dopo le elezioni: dopo questa puntata, nelle prossime due domeniche (per la campagna elettorale e il calendario delle tribune elettorali) sarà Ballarò a prendere il posto di Servizio pubblico.
Ma l'argomento di questa sera è molto importante: si parla di spese militari, ovvero quella parte del bilancio pubblico di solito poco pubblicizzata da ministri e Parlamento, che assorbe centinaia di miliardi di euro.

Lo sapete che ancora non sappiamo quanto andremo a spendere per il programma di acquisto dei caccia F35? Si tratta di quegli aerei da combattimento che devono stare alla larga dai fulmini.
Sono quelli che, si dice, siano importanti per il nostro programma di ammodernamento militare. E che avranno importanti ricadute dal punto di vista occupazionale. Comunque, ci sono già impegni, mica vorremmo tirarci indietro proprio noi italiani ..
A queste ultime due certezze, hanno risposto i giornalisti Duccio Facchini, Michele Sasso e Francesco Vignarca nel loro libro edito da Chiarelettere “Armi, un affare di Stato”. Nel capitolo “F35 : il caccia dello spreco ” spiegano come non ci sia ancora nulla di formato, possiamo ancora tornar indietro come han fatto altri paesi (il Canada). E i posti di lavoro creati saranno poche centinaia.
A Cameri, a Novara, saranno costruite 18 ali per i F35: al momento, in questo stabilimento che è costato allo stato 680 milioni, sono impiegati 150 persone. Alenia, l'azienda che fa parte della Joint-venture, prevede di assumere 2300 persone. Ma per la Difesa servono solo 700 dipendenti. Ma è tutto da dimostrare. E molte delle persone impiegate per il progetto Eurofighter (il caccia europeo affossato proprio dall'F35) rimarranno a spasso.
Ne vale la pena, allora, affrontare questo progetto, di fronte alle decine di miliardi di costi?

Lo sapete che questo governo, quello che ha tagliato i soldi per l'assistenza ai malati di Sla, alle università, ha messo a piano circa 200 miliardi di euro per la riforma della Difesa? Sono altri soldi pubblici, sottratti appunto a scuola, ricerca, università, sanità, che verranno usati per i programmi di spesa militari dei prossimi anni.
Non lo sapevate?

L'Italia ripudia la guerra, come strumento per dirimere controversie. Eppure, la guerra e le armi sono un “affare di stato”. Siamo forti nella produzione di armi leggere, ma anche elicotteri, navi, mezzi blindati.
Affari dove sovente capita di imbattersi in tangenti internazionali, come pensano i magistrati per la vendita di navi da parte di Finmeccanica all'India.

La le armi, e il loro uso, hanno anche altri strascichi velenosi: questa sera i giornalisti di Presa diretta andranno a vedere cosa è successo al poligono sardo di Quirra. Lo sapete che qui in Sardegna è in corso un processo per disastro ambientale?

Sul caccia F35 adesso (dove forse è troppo tardi) si registrano dei passi indietro: Berlusconi oggi si dichiara scettico su questo progetto.

“Quando si parla di difesa e di scelte di strumenti militari bisogna evitare di cadere nelle risposte facili e qualche volta un po' populiste” - dice il presidente del Consiglio Monti, che scarica poi le responsabilità sulla scelta del F35 sui governi precedenti (D'Alema e Berlusconi).
Certo, è molto facile tacciare gli altri di qualunquismo, ed evitare di rispondere alle domande. E' veramente utile questa spesa? Chissà cosa ne pensano gli esodati, gli operai dell'Ilva, quelli dell'Alcoa, i malati che non avranno assistenza, i giovani senza lavoro.


La scheda della puntata, Spese militari – di Riccardo Iacona, Liza Boschin e di Raffaella Pusceddu
Affronteremo il tema dell’acquisto degli F35, che sono sia caccia intercettori che caccia bombardieri, prodotti negli Stati Uniti dalla Lockheed Martin.
Gli F35 sono aerei capaci di trasportare arme nucleari. E' il sistema d’arma più costoso del mondo. L’Italia ha deciso di comprare 90 F35 nelle sue varie versioni. Spenderemo per questo acquisto 13 miliardi subito, la spesa salirà fino a 40 miliardi se calcoliamo quelli che saranno i costi di esercizio e di manutenzione nel corso dei prossimi anni.
Il Canada, l’Olanda, L’Australia e la Turchia hanno deciso di sospenderne l’acquisto perché gli F35 costano troppo e sempre di più e hanno grandi problemi tecnici.Presadiretta” manderà in onda un esclusivo reportage realizzato negli Stati Uniti dove sono state sollevate fortissime critiche dall’establishment sia democratico che repubblicano sul progetto F35.
PRESADIRETTA è andata anche a vedere da vicino la drammatica situazione dei poligoni e delle servitu’ militari in Sardegna. Le nostre telecamere erano presenti al tribunale di Lanusei in provincia di Olbia proprio quando si stava svolgendo l’udienza preliminare per il presunto disastro ambientale. Per la prima volta in Italia un procuratore della Repubblica, il giudice Domenico Fiordalisi ha chiesto il rinvio al giudizio dei comandanti del poligono di Quirra per omesso controllo e per disastro ambientale.
A PRESADIRETTA vedrete le conseguenze sul territorio di Quirra di 50 anni di esercitazioni militari. SPESEMILITARI è un racconto di, Riccardo Iacona, Liza Boschin e di Raffaella Pusceddu

18 ottobre 2012

Armi, un affare di Stato - di Duccio Facchini, Michele Sasso e Francesco Vignarca

« Perché vedete... le guerre non le fanno solo i fabbricanti d'armi e i commessi viaggiatori che le vendono. Ma anche le persone come voi, le famiglie come la vostra che vogliono vogliono vogliono e non si accontentano mai! Le ville, le macchine, le moto, le feste, il cavallo, gli anellini, i braccialetti, le pellicce e tutti i cazzi che ve se fregano! ...Costano molto, e per procurarsele qualcuno bisogna depredare!  »
Si chiudeva con queste parole il film "Finchè c'è guerra c'è speranza", con Alberto Sordi: con queste frasi accusava di ipocrisia la sua famiglia che proprio coi ricchi guadagni delle armi viveva nel lusso, scandalizzata dalle immagini di distruzione e di morte causate dalle sue armi in Africa.

Oggi, quegli ipocriti che da una parte si indignano per il sangue dei civili e dall'altra continuano ad alimentarlo, sono i governanti europei e le grandi imprese nel settore delle armi (un mercato chiuso, anzi nemmeno un mercato poiché garantito dalle commesse degli Stati, ovvero tenuto in piedi con le nostre tasse). Altro che nobel per la pace.
Le armi alimentano le guerre, alimentano la corruzione, causano violenza, deprazione delle risorse sottratte alla collettività per finire nelle mani di poche persone.

Il bel saggio dei tre giornalisti Facchini, Sasso e Vignarca racconta chi sta dietro il business internazionale delle armi: un business miliardario  (1700 miliardi, le spese militari ogni anno) che non conosce crisi. Persino nella Grecia, ad un passo dal default, il budget per le spese militari è cresciuto del 18% nel 2011.
L'Italia, che nella costituzione ripudia la guerra, è il quinto produttore modniale di armi: la sua holding Finmeccanica, il fiore all'occhiello del made in Italy, vende armi in tutto il mondo, anche ai paese che non rispettano i diritti civili, anche alle dittature.
Dalla Libia di Gheddafi (l'ex socio d'affari a cui dopo le rivolte della primavera araba abbiamo fatto ala guerra), al governo di Panama, cui abbiamo venduto delle Fregate col sospetto di aver pagato delle tangenti. Così come per la vendita di elicotteri della Agusta Westland all'India.

Perchè il settore degli armamenti non solo è a tenuta stagna da qualsiasi problema di coscienza sull'uso che di quelle armi se ne farà. Ma è anche un settore molto poco trasparente (il Parlamento spesso ha poco controllo sui budget, sui costi effettivi delle commesse e dei progetti); un settore che ha scarse ricadute in termini di occupazione (si sono persi nel mondo centinaia di migliaia di posti, mentre i fatturati di queste imprese erano in aumento), e di ritorno economico per i paesi (vedi il caso sull'F35).

Oltre al caso Finmeccanica, gli autori affrontano il tema della politica: più che indirizzare e controllare come vengono usati i soldi pubblici, si è messa letetralmente a disposizione per queste imprese, a fare promozione come Berlusconi a Panama o La Russa alla fiera di Abu Dhabi, come se le armi fossero un prodotto qualsiasi del nostro made in Italy.

"Il rapporto tra il ceto politico italiano e l'azienda che nel nostro paese è leader nella produzione di armamenti - il gruppo Finmeccanica - è perfettamente riassunto nella dichiarazione di un illustre esponente e fino a non molto tempo fa capo del governo, l'onorevole Silvio Berlusconi.

Nell'ottobre del 2004 Guarguaglini si era rivolto con que- ste parole al Cavaliere, ospite in qualità di presidente del Consiglio alla presentazione dell'aereo progettato e realiz- zato da Aermacchi del gruppo Finmeccanica: «Chiediamo al governo che aiuti Aermacchi e Alenia a rendere l'M-346 l'aereo Eurotrainer», cioè l'addestratore di riferimento per i piloti dei caccia militari di ultima generazione. Berlusconi aveva assunto volentieri la parte del supporter: «Sarò il vostro commesso viaggiatore nel mondo, questo governo è nato e fatto per le cose concrete, come quella di supportare la vendita di questo modello agli altri governi»".
Come altre parti del nostro stato, anche il settore della difesa si sta orientando verso un'ottica di mercato, che è quella di massimizzare i profitti, a qualunque costo.
Questo spiega il perché sempre Finmeccanica (che è passata da 77000 a 70000 occupati in due anni), nella gestione Guarguaglini, abbia potenziato il settore militare a discapito di quello civile.

Nella seconda parte si tocca il tema della proliferazione delle armi leggere, non regolamentata dalla, comunque blanda, legge 185 del 1990. Sono le pistole Beretta o i fucili (non mitragliatori) che girano il mondo, per finire poi ai rivoltosi di tutte le varie guerre che insanguinano il mondo.
Tra i casi citati, quello più ecclatante della Beretta Connection: le armi della Polizia finite ai rivoltosi in Iraq e usate contro le forze di occupazione americane.
Un capitolo è dedicato al caccia F35; ai grandi trafficandi di armi nel mondo (lord of war, come Viktor Bout), che spesso hanno anche fornito supporto in termini di logistica e di trasporto alle truppe regolari.

Infine, l'ultima parte, gli effetti non collaterali delle armi.
Non dobbiamo dimenticarci quale è l'utilizzo delle armi.
Ci sono molti ottimi motivi per ridurre gli investimenti in questo settore:
- tutte le guerre fatte e tutti gli investimenti in sicurezza e armamenti non hanno reso più sicuro il mondo
- la vendita di armi alimenta i conflitti, la sete di potere dei signori della guerra. Le guerre causano la distruzione di risorse.
- questo comparto non crea più occupazione e, negli anni, ha di fatto solo aumentato il debito
- è un settore in cui la corruzione è un dato di fatto, per chiudere gli affari
- i soldi dati alla difesa, specie in tempi di crisi, sono soldi tolti alla sanità, all'istruzione, e in generale alla collettività per consegnarli a pochi privati

Spiegano gli autori che:

"Come ad un padre di famiglia piuttosto disattento, lo Stato ha preferito spendere 135000 euro al giorno per la gestione della portaerei Garibaldi, messa a disposizione dei quattro cacciabombardieri Harrier per la missione militare in Libia nel 2011 e mai utilizzata.
Che cosa si potrebbe fare di utile in Italia col budget del comparto della Difesa (23 miliardi di euro nel 2012)? In questi tempi di crisi basta guardarsi intorno per scoprie che non c'è che l'imbarazzo della scelta. Si potrebbero per esempio reperire le risorse necessarie per assicurare una forma di tutela agli «esodati», cioè i lavoratori rimasti senza stipendio, senza ammortizzatori sociali e senza pensione a causa delle norme sula previdenza introdotte dal governo Monti. Si potrebbero alleggerire i tagli agli enti locali, che incideranno sulla disponibilità e sualla qualità dei servizi al cittadino "
pagina 217

Queste le ultime righe del libro, che spero facciano riflettere qualche testa a Roma:
"I modelli economici teorici rivelano che spese così elevate per eserciti e armamenti provocano una contrazione del PIL di 1,8%, che corrispondono per gli USA a circa 250 miliardi di dollari, oppure in altri termini, alla perdita di due milioni di posti di lavoro. Questi dati dimostrano che gli «affari di Stato» (e dei pochi altri soggetti che si spartiscono il mercato delle spese militari) non sono certo vantaggiosi per le popolazioni e per l'economia mondiale, già martoriata da altre decisioni scellerate in ambito finanziario" [lo studio fu realizzato anni fa da Global insight, leader nel campo dei modelli economici, a cui fu chiesto di stimare l'impatto per gli USA di un aumento annuo delle spese militari  pari all'1% del PIL].
La scheda del libro su Chiarelettere.
Il link per ordinare il libro su ibs.

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17 ottobre 2012

F35 : il caccia dello spreco

Uno dei capitoli del libro "Armi, un affare di Stato", dei giornalisti Facchini Sasso Vignarca, è dedicato al progetto del caccia F35, chiamato "il caccia dello spreco".
Gli autori smontano, nel capitolo, tutte le giustificazioni fatte dai successivi governi (compreso questo che dovrebbe essere composto da tecnici) per andare avanti con l'acquisto di questo sofisticati (ma anche pieni di difetti di progettazione) caccia "con proiezione d'attacco".

Per iniziare, non è vero che negli Stati Uniti non si siano sollevati voci critiche, contrarie al progetto.
"Nell'aprile del 2012 anche la prestigiosa rivista «Foreign Policy», voce molto ascoltata a Washington, ha definito l'F35 «una calamità». Secondo un articolo di commento molto duro, la decisione da prendere sarebbe solo una: «l'F35 è di una mediocrità insostenibile, e il programma non sarà mai rimesso a posto da un qualsiasi tipo di modifica hardware o di controllo dei costi. c'è solo una cosa da fare con l'F35: cestinarlo. Le forze aeree americane meritano un aereo migliore, e i contribuenti ne meritano uno molto più economico. La pattumiera attende». Parole forti e chiare che però non sembrano trovare ascolto al Pentagono e nemmeno nelle stanze di via XX Settembre a Roma, sede del ministero della Difesa. Ancora una volta, nel mondo militare e delle armi, si gioca sulle parole e si dipingono a uso di interessi particolari solo quadri irrealistici e pienamente ideologici."
pagina 153

L'esplosione dei costi:
"Ultime stime diffuse dal Pentagono sul prezzo medio di tutte le versioni sviluppate parlano di 133 milioni di dollari per esemplare, comunque ben al di sopra di una qualsiasi stima previsionale (anche aggiornata). Prima dell'ipotesi di diminuzione del numero degli aerei , questi costi unittari avrebbero portato all'Italia una spesa di circa 15 miliardi di euro, più i costi dei propulsori, cioè altri 735 milioni di euro dei contribuenti italiani. Se aggiungiamo a queste somme quanto l'Italia ha già speso per la precedente fase di sviluppo (un miliardo di euro) e per l'impianto di Cameri, in provincia di Novara (800 milioni di euro), dove l'Alenia (un'industria privata inun insediamento produttivo pubblico) divrebbe costruire il cassone alare del velivolo, otteniamo un salatissimo conto complessivo di 18 miliardi di euro. Un numero che, va sottolineato con forza, è molto al di sopra dei 13 miliardi che abbiamo visto riportare nei documenti ufficiali del bilancio del ministero della Difesa negli ultimi anni."
pagina 154

La bufala delle penali:
"In caso di ritiro prima della sottoscrizione del contratto di acquisto degli aerei, nemmeno i costi di chiusura della linea produttiva, altrimenti condivisi, potrebbero essere imputati, e in ogni caso non potrebbero superare la quota partecipativa al programam da parte di ciascuno stato. Per l'Italia, che è coinvolta con una quota del 5%, ciò significherebbe, nella fase attuale, una cifra massima totale di 904 milioni di dollari. Niente di più."
pagina 155

Come a dire, siamo ancora in tempo a dire di no. Se c'è la volontà politica.

L'inganno delle ricadute occupazionali:
"Secondo la Difesa italiana, nella struttura industriale di Cameri si creeranno nella fase di picco circa 600 posti di lavoro, con una ricaduta sull'indotto di altri 10000.
Una cifra sicuramente esagerata, se si pensa che nel 2008 in Italia l'industria a produzione militare  nel suo complesso a dato occupazione a 26395 persone. E' più realistica l'ipotesi delle parti sociali sindacali , che parlano di 200 occupati, più altri 800 nell'indotto. In realtà, molte saranno di fatto solo ricollocazioni di chi perderà il posto di lavoro per i tagli all'Eurofighter, l'aereo che in questa competizione ha perso terreno.
Bisogna tener conto che i profitti dell'industria militare sono alti (anche perché sono garantiti dai governi), ma le ricadute occupazionali sono basse rispetto alle sommme investite. Tra il 1993 e il 2003 sono stati cancellati in Europa 750000 posti nel settore militare e circa 120000 in quello aerospaziale, mentre il fatturato è più che raddoppiato."

E ancora:
"l'F35, spacciato come fonte di affarii milionari e di migliaia di posti di lavoro, per ora ha contribuito a far crescere il debito pubblico insieme alle altre spese militari e non ha creato un posto di lavoro in più, se si considera le centinaia di migliaia di lavoratori del settore messi in mobilità. La Lockheed Martin non regala niente e i suoi conti prevedono un profitto per gli Stati Uniti, non certo per l'italia."
pagina 159

E per fortuna che il ministro Di Paola ha affermato, a proposito di chi criticava l'acquisto di questi caccia «spesso si parla in termini ideologici, ma non c'è ideologia da fare». Appunto.

Che faranno ora i tecnici? E il Parlamento? E i candidati di sinistra?

La scheda del libro su Chiarelettere.
Il link per ordinare il libro su ibs.