Ultimo caso del tutto particolare è quello sionista che utilizzava l’Italia come corridoio di passaggio per sbarcare in Palestina partendo dai porti di Bari e Brindisi (esattamente come i gararchi nazisti in fuga che cercavano rifugio in Egitto). La cosa in sé avrebbe avuto scarso rilievo opitico (al massimo qualche incidente con gli inglesi che cercavano di impedire l'afflusso ebraico in Palestina) se non ci fossero state alcune complicazioni. Il sionismo era diviso in due organizzazioni principali: l’Haganah (più moderata, che cercava per via poiltico-diplomatica uk riconoscimento per il costituendo Stato di Israele e tentava di passare dando il minor disturbo possibile) e l'Irgun.
Anzi, per la precisione,l’Irgun Tzvai Leumi, fondata da una scissione dell’Haganah, era la componente più radicale e militarista, dedita al terrorismo antibritannico, che, in Israele, compì l’attentato contro l’hotel King David presso il quale aveva sede il comando inglese (60 morti di cui 17 ebrei), per intenderci, l'omologo ebraico dell'attuale terrorismo islamista di Hamas.
Il fondatore, Vladimir Jabotinsky, era di orientamento schiettamente nazionalista e manifestava apertamente un violento razzismo antiarabo. Per la verità, Jabotinsky non teorizzò il genocidio della popolazione araba quanto, piuttosto, una pulizia etnica (all’epoca l’espressione non era in uso) attraverso una guerra che escludeva qualsiasi possibile mediazione politica. Nonostante questa caratterizzazione nazionalista e razzista, Jabotinsky non si disse mai fascista, ma ebbe una fattiva collaborazione con Mussolini che (in funzione anti inglese) gli concesse il porto di Civitavecchia per fondare l’embrione della marina ebraica.
Poi egli morì per infarto a New York nel 1940, ma gli sopravvisse la sua creatura politica che, attraverso molte trasformazioni, vive nel Likud, partito attualmente al potere a Tel Aviv.
Il 31 ottobre 1946, l’Irgun, con l’appoggio del Fascio di Azione Rivoluzionaria di Pino Romualdi (torna la costante della collaborazione con i fascisti) compì un attentato contro l’ambasciata inglese a Roma, creando qualche problema diplomatico all'Italia. In sé poca roba (solo due feriti e nessun morto) ma politicamente questo apriva spazi al clandestinismo fascista aumentandone il potere contrattuale, perché il governo della Repubblica doveva prendere in considerazione l'idea di una collaborazione sistematica fra i fascisti e i temibili uomini dell'Irgun. E si capisce agevolmente come Romualdo, con grande realismo, sia passato sull'antisemitismo per avere alleati, esattamente come aveva fatto il suo duce sei anni prima.
Da Ombre sulla Repubblica di Aldo Giannuli
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