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12 gennaio 2025

Il commissario Maugeri e la ragazza senza capelli di Fulvio Capezzuoli


Giovedì

I quattro poliziotti fissavano la giovane in silenzio, come affascinati da quella straordinaria visione. Era bellissima, ma nessuno dei quattro sembrava interessato alla vista di quel corpo statuario che si offriva agli sguardi nudo, in tutta la sua elegante plasticità.

Il corpo di una giovane donna viene ritrovato vicino all’abbazia di Chiaravalle, fuori Milano: da viva doveva essere molto bella e anche la morte non ne ha rubato del tutto la bellezza. Quella donna ha qualcosa di particolare che attira il commissario Maugeri e i suoi uomini, chiamati da un contadino dopo la scoperta del cadavere: è stata completamente rasata, possibile che l’assassino che l’ha trascinata fin lì (perché la donna non è stata ammazzata in quel posto) si sia preso il disturbo di tagliarle i capelli?

La ragazza senza capelli sarà il primo delitto, di una indagine che coinvolgerà il commissario Maugeri e i suoi uomini portandoli fino a Napoli. Ci troviamo a Milano nella primavera del 1948, una città che porta ancora addosso i segni della guerra, dove ci si muove col tram o con la bicicletta. Poche le auto per strada.

L’uomo uscì da un capannone vuoto, che si trovava alla periferia sud di Milano. Era un uomo alto, robusto, il viso mal rasato e privo di espressione. Indossava un maglione a tinte forti che emergeva dall’impermeabile grigio..

Nei giorni successivi viene trovato il cadavere di un uomo dentro il bagno di una trattoria: aveva appena pagato il pasto srotolando un mucchio di banconote da diecimila lire, ma non aveva l’aria di una persona ricca. In tasca un documento francese: gli uomini di Maugeri lo collegano però ad una rapina avvenuta nei giorni precedenti, ad una filiale del Banco di Roma.
Ferrentino – questo il nome del rapinatore che era evaso dal carcere pochi mesi prima – doveva essere uno degli uomini del colpo.

Una donna senza un nome, uccisa non si sa bene dove né perché. E un ex rapinatore ucciso forse per una rapina, che aveva in tasca molti soldi: inizia da qui, con due morti e pochi elementi in comune, una indagine difficile per Maugeri e i suoi collaboratori, gli ispettori Palumbo e Valenti, che si troveranno a dover inseguire dei killer con armi francesi, legati a quella rapina in banca.

Un’indagine in cui riuscirà finalmente a dare un nome a questa ragazza sfortunata, cresciuta nella miseria della guerra, sfruttata dalla famiglia e uccisa da un balordo.

Una storia di miseria e di avidità che lascerà un amaro in bocca al commissario Maugeri.

Lungo poco più 60 pagine, di fatto un racconto lungo, questo libro dimostra che si può scrivere un bel giallo, ben articolato con dei personaggi ben definiti, senza dover scrivere lunghi tomi.

Fulvio Capezzuoli sa scrivere bene con questi gialli ambientati nella “vecchia” Milano, non ancora metropoli alle prese con le cicatrici lasciate dalla guerra. Non solo per i palazzi distrutti dalle bombe, anche nella vita, amara e dura, delle persone.

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04 gennaio 2024

La vacanza del commissario Maugeri di Fulvio Capezzuoli

 

Il trenino, ansimando, affrontò il tratto di salita che l’avrebbe portato all’ultima stazione del tragitto. Il commissario Maugeri, guardando attraverso il finestrino lo scorrere del paesaggio, alzò gli occhi verso la parrocchiale di Piazza Brembana che si stagliava contro le montagne, alta sopra il borgo.

Dai precedenti romanzi di Fulvio Capezzuoli con protagonista il commissario Maugeri, funzionario della Questura milanese nei primi anni del dopoguerra, sapevamo che negli anni della guerra era stato partigiano sui monti della bergamasca. E, come ci ha raccontato l'autore in uno dei primi romanzi della serie, questo passato avesse creato qualche problema nella Questura, dove questo poliziotto partigiano non era visto di buon occhio. Saranno poi le sue doti investigative, saper scovare gli indizi utili a risolvere il caso, a far ricredere i suoi superiori.

In quest'ultimo giallo ambientato nel 1947 all'inizio di una calda estate milanese, fanno finalmente capolino i ricoprdi di quei mesi difficili, passati sui monti a sfuggire ai rastrellamenti dei fascisti a difendersi dal freddo con qualunque mezzo.

L'occasione sarà, paradossalmente, una vacanza, la prima per la famiglia Maugeri: una vacanza suggerito dal loro dottore per curare i problemi alla gola del piccolo Giacomo.

Una vacanza sui monti dell’alta Val Brembana, a Roncobello, è l'occasione giusta per staccare dal lavoro, anche se solo per due settimane, e per ridare un po' di colore al figlio.

Ma, con grande dispiacere della moglie del commissario, la signora Giovanna, non sarà una vacanza tranquilla: il maresciallo del piccolo paese dove hanno affittato la casa, il maresciallo Acampora, lo avvicina una sera per chiedergli un consiglio.

Si tratta di alcune lettere anonime dove si afferma che una persona, ritenuta morta, sia in realtà ancora viva.

La storia inizia nel giugno del 1940 quando arriva a Roncobello Aurelio Ronzoni - inizia a raccontare il maresciallo: veniva dalla Francia e nei primi anni della guerra era riuscito a comprare dei terreni, a sposarsi. In un giorno dell'estate del 1945 sparisce, mentre era in montagna a far della legna. Quando l'anno successivo in un canalone viene ritrovato un cadavere, non in belle condizioni, si pensa subito che sia il corpo di Aurelio, anche perché la moglie, Caterina, riconosce i calzettoni ai piedi del morto.

Tutto a posto finché, alla caserma dei carabinieri non arrivano tre lettere con su scritto

IL RUNZONI AURELIO A L’È VIVO. EL MORT A L’È MIA LÙ. DUMANDÉ ALLA CATERINA. Firmato: UN AMICO.

Maugeri rassicura la moglie Giovanni, si tratta solo di un consiglio, le vacanza non verranno rovinate: purtroppo il corso degli eventi prenderà una direzione diversa da come se la aspettava la famiglia Maugeri.

Perché è come se nel paese sapessero tutti chi sia quella persona arrivata da Milano, il famoso commissario che ha appena risolto una delicata indagine (si tratta dell’indagine raccontata in Delitti a città studi): un signore anziano, da tutti noto come l’ubriacone del paese, una sera gli si avvicina e gli sussurra in un orecchio

Commissario, bisogna che le parli dell’Aurelio Ronzoni. Io so tutta la storia. Io c’ero.

E poi si allontana con uno strano saluto, Tovarisc: cosa voleva dire? Maugeri non fa in tempo a chiederlo, perché il giorno successivo, quando i due si sarebbero dovuti incontrare, Pinin viene trovato morto, con la testa affondata in una pozza d’acqua. Non è stato un incidente, qualcuno gli ha tenuto volutamente la testa nel torrente fino a soffocarlo.
Non c’è niente da fare, occorre far riaprire le indagini sulla morte di questo Aurelio Ronzoni (chiuse ufficialmente l’anno prima) e iniziare a fare qualche domanda alla vedova, la signora Caterina.

Hai trovato subito un lavoro interessante anche da queste parti?
– No, e non voglio nemmeno trovarlo. Però è strano, la prima vera vacanza dopo tanti anni, e incontro misteri, morti, indagini.

Tutto ruota attorno alla figura di questa persona, il presunto morto Aurelio Ronzoni: come mai se ne era tornato dall’Italia all’indomani dello scoppio della seconda guerra mondiale nel giugno 1940?
Se non è lui il morto trovato lungo il torrente, di chi è il corpo?

Il maresciallo Acampora e, in modo più convinto Maugeri, si lanciano in questa indagine iniziando a chiedere in giro, a raccogliere tutte le informazioni su questo Ronzoni, sulla vedova, iniziando a scoprire parti del loro passato che potrebbero in qualche modo aiutarli a rispondere a queste domande.

Un altro personaggio, questa volta femminile, piomba nella valle e anche nel racconta: una bella donna francese dai capelli a caschetto biondi, che appare per la prima volta di fronte al nostro commissario sfoggiando un bikini, il costume a due pezzi ritenuto dalla morale di quegli anni “vergognoso” perché mostrava troppi centimetri della pelle delle donne.

Cristine è in valle a cercare luoghi dove aprire località sciistiche, almeno questo è quello che racconta a Maugeri. Sarà così? Perché inizia a trovarsela di fronte troppo spesso, mettendolo anche in situazioni imbarazzanti..

Era come se in quella vacanza che stava vivendo, piena di avvenimenti non ordinari, Cristine facesse parte in qualche modo di quegli avvenimenti. Forse nasce dal fatto che, come il Ronzoni, è una emigrante..

Un uomo che forse non è un cadavere. L’ubriacone del paese che finisce annegato in una pozza d’acqua poco prima di raccontare la sua verità sul morto. Una vedova che sembra troppo fredda e composta, per essere tale. E poi questa francese, che sembra prendersi gioco con malizia di Maugeri e che forse nasconde anche lei qualcosa del suo passato.

Le due settimane di vacanza si trasformeranno in una caccia serrata, seguendo tutti gli indizi fino alla fine: una vacanza amara, purtroppo, perché nemmeno potrà godersi alla fine il suo piatto di polenta taragna e salamelle che gli aveva promesso l’oste della locanda di Roncobello, che aveva combattuto assieme a Maugeri nella Resistenza.

Chi erano questi cosacchi? – chiese Acampora incuriosito.
– Erano gli uomini di Vlasov, un generale sovietico che nel 1942, caduto nelle mani dei tedeschi, passò a combattere con la Wehrmacht

Come nei precedenti romanzi, anche in questo racconto fa capolino la Storia vera della Resistenza italiana: uno dei personaggi è infatti un ex soldato russo arrivato in Italia assieme ai reparti al comando del generale Vlasov, passato coi tedeschi dopo la cattura. Due suoi reparti furono inviati in Italia per azioni di contrasto contro i partigiani, anche nelle zone dove si svolge l’azione, nell’alta Val Brembana, dove si resero responsabili di azioni così efferate da costringere gli stessi tedeschi a fucilare alcuni di loro.

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27 ottobre 2022

Il commissario Maugeri e la compagnia della morte, di Fulvio Capezzuoli

 


SABATO

L’uomo scendeva il sentiero, in quel punto molto scosceso, aiutandosi con un bastone.

Poteva avere trent’anni, era piccolo, robusto e si muoveva con passo da montanaro.

Il terreno era asciutto, compatto, perché non pioveva da più di due giorni, e quindi non c'era il rischio di scivolare. Portava scarponcini da montagna, una giacca di tipo militare sopra una camicia di lana a scacchi, calzoni con gli sbuffi e grosse calze di lana grezza.

Milano – 1949
In un settembre ancora piacevolmente caldo, il commissario Maugeri si trova coinvolto in due casi che, almeno all'apparenza, non sembrano troppo complessi.

Il primo riguarda una banda di criminali che improvvisano, nella periferia milanese, bische clandestine dove estrarre numeri del Lotto: nonostante i tanti appostamenti, l'ispettore Valenti, suo braccio destro, non è ancora riuscito a mettergli le mani addosso. In uno di questi appostamenti, sotto un cavalcavia del quartiere Corvetto, mentre i poliziotti circondano avventori e criminali, qualcuno spara un colpo che colpisce uno degli agenti della squadra di Maugeri.

Possibile che queste persone, che sì violano la legge, ma non sono degli assassini, si siano messi a sparare addosso a degli agenti, rischiando anni di carcere se non l'ergastolo?

C'è poi un altro caso, che sarà al centro dell'indagine per tutto il racconto: un importante industriale milanese, Silvano Bergonzi, è scomparso improvvisamente una domenica pomeriggio, dopo che si era allontanato dall'azienda.

Quest'azienda meccanica era nata alla fine della seconda guerra mondiale ed era stata tirata su direttamente dallo scomparso che aveva usato suoi capitali come investimento iniziale.

Assieme ai suoi collaboratori, Maugeri riesce a ricostruire i suoi ultimi movimenti: il passaggio in una delle banche dove avevano i conti, il prelievo di una ingente quantità di denaro finito dentro una borsa, la macchina che viene trovata abbandonata in una traversa vicino alla Stazione Centrale.

Tutto farebbe pensare ad una fuga improvvisa del Bergonzi: ma perché? Qualcuno lo aveva minacciato?
A denunciare la scomparsa è proprio la signora Bergonzi che si presenta al suo ufficio: nonostante sia un caso non proprio di sua competenza, Maugeri decide di dare una mano al responsabile dell’ufficio persone scomparse

.. ho una strana sensazione, come se dietro a questa sparizione ci fosse qualcos’altro. – Sorrise. – E poi, in un periodo di fiacca, ci possiamo permettere di dare una mano a Bentivoglio.

Maugeri ha ragione a fidarsi della sua sensazione (anche se il suo istinto di poliziotto non lo aiuterà sempre nel corso di questa indagine): prima di scappare, l'industriale aveva fatto delle telefonate, una a Bergamo, una Napoli ad un numero disattivato e infine una a Legnano ad una compagnia di assicurazioni. Chi stava cercando di contattare?
L’auto aziendale che aveva usato quella domenica è stata vista dai carabinieri di Zogno salire verso la Val Brembana.

Cosa c’è? – chiese il commissario. – Ieri mattina a Valtorta hanno trovato un uomo assassinato. Maugeri aveva avuto un sobbalzo. – Un omicidio?
Non sarà l’unico morto di questa misteriosa sparizione e di questo mistero la cui spiegazione risale, come in altre indagini del commissario Maugeri, agli anni della seconda guerra mondiale. Bergonzi aveva fatto il militare come tanti, come Maugeri stesso, sin dal 1941: era stato aggregato alla seconda armata, di stanza in Jugoslavia. I documenti dal Distretto Militare non dicono molto, ma fanno capire come dopo l’8 settembre Bergonzi avesse fatto la scelta di aderire alla repubblica di Salò, combattendo a fianco degli Ustascia Croati di Ante Pavelic contro i partigiani di Tito che lottavano per la liberazione del loro paese.
C’è un filo nero che lega assieme Bergonzi con altri militari del suo plotone: uno dei superstiti, ricoverato in
una “struttura sanitaria protetta” a Mombello in Brianza, racconta di una “compagnia della morte”, formata mettendo assieme soldati italiani, che veniva impiagata in azioni contro i partigiani e che si era resa responsabile di crimini di guerra tali da aver impressionato persino i tedeschi.

Maugeri si trova dentro una storia più grande di lui: c’è qualcuno che sta cercando oggi, a cinque anni dalla fine della guerra, di portare avanti una sua vendetta contro quei crimini, contro quei militari in divisa che hanno torturato, ucciso, rubato, e non hanno pagato per le loro colpe.

Ma chi era questo Bergonzi? E di cosa si era resa responsabile questa famigerata “compagnia della morte”?
Maugeri, e i suoi collaboratori si trovano quasi ad essere spettatori di una partita che si gioca sopra le loro teste, come se la legge e i principi che dovrebbero governare il suo operato fossero inefficaci a dare giustizia contro dei crimini avvenuti in tempo di guerra.

Crimini che le democrazie occidentali, per il subentrare della guerra fredda, avevano fretta di dimenticare.

Se i personaggi de La compagnia della morte sono inventati, la Storia che emerge mano a mano che l’indagine va avanti è reale. I soldati italiani della Seconda Armata in Jugoslavia, al comando del generale Roatta si resero responsabili di crimini di guerra contro la popolazione civile, come anche della spoliazione dei beni anche delle famiglie ebree.
Nessuno dei nostri soldati fu consegnato alla giustizia della Jugoslavia, alla fine della seconda guerra mondiale: la cortina di ferro aveva già separato in due l’Europa e messo i due paesi, il nostro e la federazione Jugoslava, da due parti diverse dei blocchi in cui era diviso il mondo.

Se volete approfondire il tema, l'autore stesso consiglia la lettura di questo libro "
La via dei conventi: Ante Pavelić e il terrorismo ustascia dal Fascismo alla Guerra Fredda", di Pino Adriano e Giorgio Cingolani (Mursia)

I libri di Fulvio Capezzuoli sul sito dell’editore Todaro
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04 gennaio 2022

Il commissario Maugeri e il pianista russo, di Fulvio Capezzuoli


 

Domenica

L’ultimo pezzo in programma era la Polonaise n. 11 in Sol minore di Chopin. Dopo quasi un’ora di concerto, mentre le dita scorrevano agili sulla tastiera, Ivan Golubev cercava di estrarre dal pianoforte tutta la musicalità che il grande compositore polacco aveva racchiuso nel suo celeberrimo brano. Sapeva già che il risultato non sarebbe stato all'altezza, che un certo meccanicismo tipico delle sue esecuzioni avrebbe fatto storcere il naso ai veri intenditori della musica. Ma questa sera non se ne preoccupava molto..


In questa nuova inchiesta il commissario Maugeri in pochi giorni, si trova a dover affrontare ancora una volta un caso complicato: c'è prima di tutto una rogna diplomatica con il consolato dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (una volta la Russia si chiamava così) perché un loro pianista, arrivato in Italia per esibirsi alla festa de l'Unità, è stato fermato dalla polizia nelle vicinanze di un cadavere, lungo viale Forlanini, in cui si era imbattuto per caso mentre rientrava in albergo

Si avvicinò incuriosito a quello strano fagotto, ma subito si rese conto che qualcuno giaceva prono, le mani distese lungo i fianchi ..

C'è un altro caso, molto delicato, la figlia adolescente di una famiglia importante che è scappata di casa da qualche giorno e che Maugeri vorrebbe trovare quanto prima per portarla dai genitori (e magari comprendere anche i motivi della fuga).

E, infine, una strana tentata rapina, una tentata effrazione ad una galleria in via Sant'Andrea: strana perché i poliziotti che accorrono sul posto si trovano davanti il gallerista, il signor Cristofori, quasi scocciato della loro presenza. Come se la polizia davanti all'ingresso della galleria dove esponeva quadri di poco valore, gli desse fastidio..

Il caso del pianista russo, il signor Ivan Golubev, sembra risolversi subito, dopo una visita di Maugeri al commissariato di Porta Venezia dove aveva lavorato fino al 1946, prima di passare alla Mobile.

Anche la quindicenne viene ritrovata, grazie alla segnalazione di un barista (e Maugeri scopre ancora una volta che non sono i soldi a fare una famiglia felice).

Ma, a pochi giorni dalle ferie estive, di quel torrido luglio 1949, arriva un nuovo caso: il gallerista, Francesco Cristofori, è stato aggredito e lasciato ferito a terra: ai poliziotti che lo hanno soccorso (e che lo hanno portato in urgenza in ospedale) aveva detto solo poche enigmatiche parole: “Ti guarda fin dentro l’anima, in profondo” e, riferendosi probabilmente all'aggressore, aveva parlato di capelli biondi e di una barba rada.

Per quale motivo questo gallerista, che era una persona onesta e che generalmente non trattava opere importanti (così ne parla il fratello, venuto da Torino) è stato aggredito, per morire poi a seguito del trauma?

Stava forse seguendo una vendita di un'opera particolare, magari rubata?

Il fratello, anche lui nel mondo dei quadri, ricorda di una confidenza che gli aveva fatto, prima dell'aggressione:

“Mi ha detto, più o meno, che probabilmente nel giro di qualche giorno mi avrebbe fatto vedere qualcosa di strabiliante”.

A complicare le cose, oltre alla morte del gallerista, arriva la segnalazione di una scomparsa: questa volta non è più la figlia quindicenne di una famiglia bene, ma si tratta di un fascista, che un giorno non è più tornato a casa. Alla moglie, che viveva con lui in una piccola casa di ringhiera, aveva raccontato che stava per chiudere un affare importante, che quella sera avrebbero festeggiato champagne.

Negli anni della guerra Carlo Francesco Andreasi era uno dei tanti fascisti che si era arricchito facendo soprusi e rubando i beni delle famiglie ebree, costrette a spogliarsi di tutto, specie dopo l'8 settembre.

E' stato vittima della famigerata “volante rossa”, oppure è stato ucciso per vendetta per quanto aveva fatto nel passato?

Questi due casi saranno destinati ad intrecciarsi tra loro, e tornerà sulla scena anche questo strano pianista russo, esperto di pianoforte ma anche di quadri (ancora una volta) in una indagine che, ancora una volta riporta a galla ferite ancora aperte della guerra appena terminata: un'indagine che ha dentro l'avidità personale e il disprezzo della vita e che verrà risolta grazie ad un certosino lavoro di gruppo, di Maugeri assieme ai suoi collaboratori, questa volta alle prese con opere d'arte.

Il commissario Maugeri e il pianista russo è un giallo classico ambientato a Milano negli anni a ridosso della fine della guerra, in una città dove ancora ci si sposta col tram o in bici, una città che porta ancora addosso i ricordi delle bombe ed è ancora vivo nelle persone il ricordo di quel dolore, delle violenze subite.

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04 gennaio 2021

Il commissario Maugeri e il cadavere scomparso di Fulvio Capezzuoli

 


LUNEDÌ Quella mattina arrivò in ufficio in ritardo. Il commissario Maugeri era abituato, come tutti i suoi uomini, a rispettare l’orario di lavoro. Anche quando un’inchiesta richiedeva interventi notturni o quando aveva trascorso i giorni festivi a operare sul campo lui, dal lunedì al sabato cercava di essere sempre davanti alla sua scrivania alle otto e trenta.

E' oramai diventata una consuetudine per me, iniziare l'anno con un'indagine del commissario Maugeri, il protagonista dei noir milanesi di Fulvio Capezzuoli.

Le sue sono indagini ambientate nella Milano post bellica, dal 1946 (Milano 1946, delitti a città studi) fino a quest'ultimo, ambientato in un inizio primavera del 1949: quest'ultima comincia con un classico del genere poliziesco, un cadavere che viene rubato sotto il naso, quasi, della polizia.

Ma procediamo con ordine: arrivato in ufficio in ritardo, dopo un fine settimana dai genitori, Maugeri viene avvisato da un agente che c'è un uomo che lo sta aspettando. Si tratta di uno straniero, non parla italiano, è pallido ed è in evidente stato di difficoltà. Le uniche parole che gli agenti e Maugeri capiscono sono tre, Miech, ndimè e vdes.

Sta arrivando un medico. Mi ha capito?

Miech, miech. Maugeri vide, quasi raggomitolato su di una sedia, un uomo dai capelli scuri arruffati, la fronte madida di sudore,

I medici che accorrono in Questura non fanno in tempo a salvarlo: l'uomo muore dopo alcuni spasmi del corpo. Forse un colpo al cuore oppure è stato avvelenato, sarà compito del medico legale a cui viene affidato il corpo a stabilire le cause della morte.

Ma una telefonata del dottor Bonfanti, il medico legale, lo mette in allarme: i suoi due collaboratori che sono venuti a prendere in Questura il cadavere non sono ancora arrivati in via Gorini.

Qualcuno ha “rubato” il cadavere e non si è limitato solo a questo: nel naviglio della Martesana viene ritrovato il furgone dell'istituto di Medicina Legale, con dentro i cadaveri dei due uomini.

Chi era il morto? Come mai qualcuno aveva così interesse a prendersi il corpo, ed evitare l'autopsia, arrivando perfino ad uccidere due persone? Come ha fatto questo assassino senza scrupoli a tendere una trappola ai due medici?

Maugeri e il suo vice Valenti si attivano per la loro indagine coinvolgendo perfino l'interpol, per capire se le impronte digitali sono state schedate da qualche polizia straniera.

Una risposta arriva, dall'Inghilterra: ma si tratta di una telefonata di minaccia. Un fantomatico John Brown lo invita a lasciar perdere

In ogni caso dia retta a me. Lasci perdere, lo dico per il suo bene e anche per quello della sua famiglia.

Tre morti, un cadavere scomparso e un misterioso signore da Londra (si scoprirà poi nemmeno legato all'Interpol) che minaccia il funzionario incaricato dell'indagine. Ne arriva una seconda, di telefonata: questa volta non si tratta di minacce velate, un uomo che non lascia le sue generalità, racconta a Maugeri di avere informazioni sul morto, è disposto a rivelargliele ma di persona, all'Hotel Meravigli.

Anche qui, una nuova sorpresa: nella stanza dove sarebbe dovuto avvenire l'incontro Maugeri e Valenti trovano un altro cadavere, un uomo ucciso con un colpo di pistola al petto.

In tasca una pistola strana, con la canna corta. Una Smith & Wesson in dotazione agli agenti dell'FBI. E un biglietto del “Circo Maxim”, che in questo momento ha i tendoni di fianco alla stazione ferroviaria delle Varesine.

Quattro morti, uno straniero senza nome, due medici finiti non si sa come in una trappola e forse un agente americano o legato a quel mondo.

E poi, in Questura la visita di un signore dei servizi, il colonnello Fioravanti: di fronte a Maugeri, al suo capo e al Questore, rivela che in quella indagine sono finiti in una guerra tra servizi stranieri, una guerra messa in atto per destabilizzare “una nazione a noi geograficamente vicina”.

La Jugoslavia (allora ancora unita)? L'Austria? La Francia?

Maugeri va avanti, nonostante le minacce sulla sua famiglia, con l'appoggio dei suoi superiori che hanno intenzione di vederci chiaro, nonostante la presenza dei servizi ci sono già stati troppi morti.

Ma il Vicequestore lo avverte:

Maugeri, per una volta deve cercare di muoversi come se camminasse su di un precipizio. Da una parte ci sono le cose essenziali, dall’altra c’è il vuoto e lei non deve guardare giù, altrimenti le vengono le vertigini..
Le cose essenziali sono la lingua del morto, che è l'albanese, una lingua che viene parlata anche in Kosovo, una regione della Jugoslavia. Maugeri partirà da qui e dai personaggi che lavorano in questo circo Maxim, per fare luce su questa guerra tra servizi, dove è difficile distinguere la verità dalla menzogna, la collaborazione dal doppio gioco.

Maugeri riceverà un aiuto, per districarsi in questo enigma, da un agente della Cia con cui aveva collaborato in una passata indagine (Il Natale del commissario Maugeri), il comandante Poletti: in cambio di alcune informazioni sul caso, Poletti gli rivela il quadro dietro questa storia.

I servizi occidentali, quelli americani e quelli inglesi, stanno effettivamente cercando di destabilizzare un paese nell'orbita russa, con un colpo di Stato.

In questa guerra, portata avanti con molto cinismo e anche una certa grossolanità, i servizi italiani hanno deciso, una volta tanto, di non prendere una posizione netta.

Ma Maugeri e la sua squadra no: l'ex partigiano rosso, uno dei pochi partigiani a sopravvivere alle purghe dentro la polizia, non si spaventa della posta in gioco. Vuole mettere le mani sugli assassini e, dopo un'indagine che lo porterà fino a Bari, avrà la sua soddisfazione.

Sono romanzi ben scritti e con una trama per nulla scontata, i gialli di Fulvio Capezzuoli: anche in quest'ultima indagine, troviamo dentro un pezzo di Storia con la S maiuscola. Lo racconta l'autore a fine libro, si tratta di un episodio della guerra fredda realmente accaduto, a pochi passi dal nostro paese che, essendo lungo la linea di confine tra est e ovest, era un crocevia delle spie di entrambi gli schieramenti.

Le dirò che è la prima volta che mi trovo immerso in uno scontro fra spie, e spero sia anche l’ultima. Il vostro cinismo, i vostri doppi giochi, il vostro passare sulla testa dei poveracci che hanno la disgrazia di attraversarvi la strada, sono tutte cose che mi disgustano profondamente.

Quello che piace è poi anche l'accuratezza nella descrizione di quella Milano, con le ferite della guerra ancora aperte, dove la vita era molto più semplice di adesso (anche tra le quattro mura domestiche), dove nei locali come il Motta in Duomo aperti da poco le persone potevano gustare una nuova specialità esotica, una “focaccina ricoperta di formaggio e pomodoro che veniva servita calda”, le prime pizzette a Milano, imitazione della pizza napoletana.

Infine, molto bello questo investigatore milanese, il commissario Maugeri, intelligente, colto, non burbero come Maigret ma con lo stesso acume investigativo.

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05 gennaio 2020

Milano 1949, Maugeri e i delitti del CRAL, di Fulvio Capezzuoli



L’uomo aveva appoggiato entrambi i gomiti sul tavolo e teneva le mani strette intorno a un bicchiere d’acqua. Tremava, e quando si portò il bicchiere alle labbra, una parte del contenuto cadde sulla tovaglia di tessuto verde e lui rimase a contemplare la macchia che si era formata. Aveva appoggiato la giacca alla spalliera della sedia, allentato la cravatta e aperto il collo della camicia. Poteva avere quarant’anni, era minuto e la smorfia che gli attraversava il volto rendeva ancor più sgradevoli i lineamenti già molto marcati. 
L’ispettore Palumbo, che gli sedeva accanto, vedendo il bicchiere vuoto, gli chiese: – Ancora dell’acqua?L’uomo fece no con la testa senza che il tremito diminuisse.

Milano, marzo 1949.
Un nuova indagine per il commissario Maugeri, funzionario della squadra Mobile di Milano negli anni del primo dopoguerra: un'indagine per un omicidio a seguito di una rapina presso il bar del Circolo Ricreativo delle Assicurazioni Lombarde, il CRAL. Una rapina che ha fruttato per i due ladri poche lire e che però ha lasciato a terra uno dei due baristi presenti nel circolo, Luigi Manes.
A raccontare come sono andate le cose ai funzionari della Mobile, l'altro barista il signor Ballardin, che ha assistito alla rapina e a quei due corpi che hanno colpito al cuore il morto.

Una strana rapina: il circolo è sì frequentato dai dipendenti delle Assicurazioni Lombarde, ma di soldi ne girano pochi, specie in quella sera. Ancora più strano quello che emerge dall'analisi del corpo della vittima, uccisa con due colpi al cuore, sparati a distanza di qualche metro, come se più che colpi sparati per caso si fosse trattato di una esecuzione.
Vittima che indossava una parrucca, portava degli occhiali finti e, per completare una sorta di camuffamento, anche i baffi.

Chi era questo Luigi Manes, facchino alle Assicurazioni? Alla squadra di Maugeri, composta dai due ispettori Valenti e Palumbo, risulta difficile risalire alle sue informazioni personali: il suo libretto è sparito, era molto riservato della sua vita privata coi colleghi. Dalla perquisizione di casa viene fuori poco o nulla, se non una banconota da 5 sterline.
Non una relazione, un amico o un'amica, niente.
Il segretario del CRAL riporta un episodio avvenuto pochi giorni prima: mentre usciva dal circolo Manes ha incrociato una ragazza bionda che lo ha osservato a lungo, prima che lui se ne andasse via, lasciandogli l'impressione che si conoscessero.
Il commissario girò un altro interruttore e videro entrambi che Eugenio Ballardin era tranquillamente a mollo nella vasca piena d'acqua, la testa appoggiata sul bordo, occhi e bocca spalancati. Sembrava guardare con aria sorpresa i due uomini che stavano violando la sua intimità. Tutto appariva assolutamente naturale, tranne il fatto che l'uomo immerso nell'acqua fosse vestito di tutto punto.

Manes non sarà l'unica vittima della storia: anche il collega Ballardin viene trovato morto in casa, dopo che per giorni si era assentato dal lavoro senza avvisare i responsabili.
Viene trovato morto nella vasca da bagno, con dei segni di violenza sul corpo, come se qualcuno lo avesse tenuto fermo, per estorcergli delle informazioni.

Diversamente da Maners, qualcosa sul passato della seconda vittima viene fuori: aveva lavorato a Torino come chimico, fino al suo arresto da parte dell'OVRA nel 1942, per essere trasferito a Carbonia.

Difficile pensare che i due delitti non siano collegati, ma la ricerca di un possibile movente porta Maugeri e i suoi nel buco nero del passato delle due persone.
Cosa ci facevano un ex tipografo come Manes (che forse nemmeno si chiamava così per il suo camuffamento) e un ex chimico come Ballardin a fare i facchini e poi i baristi al CRAL?

Sono domande che assorbono tutte le attenzioni di Maugeri sacrificando anche il tempo che potrebbe trascorrere con la moglie e col figlio.
Per cercare di dargli una risposta dovrà ricorrere a tutte le sue conoscenze, dal quel professor Allasio, profondo conoscitore dei fatti della seconda guerra mondiale (e che avevamo incontrato nel passato romanzo, “Natale col commissario Maugeri”), fino ai colleghi della Questura romana, che dovranno controllare una bella bionda, che aveva conosciuto una delle due vittime.
E che a Maugeri aveva raccontato di come Manes, o come si chiamava, era spaventato da qualcosa che gli era successo nel passato: “Puoi cercare di rifarti una vita, fuggire lontano, cambiare i connotati, ma prima o poi quelli riusciranno a trovarti e allora per te sarà finita, proprio finita”.

C'è una seconda indagine in cui è coinvolto Maugeri, slegata almeno all'inizio dai due morti del CRAL, ma che farà da spunto per la soluzione del caso: a Milano la polizia non riesce ad acciuffare una banda di falsari che hanno messo sul mercato una serie di banconote da dieci mila lire (quelle vecchie banconote grandi come un lenzuolo) quasi indistinguibili da quelle uscite dalla zecca italiana.

L'indagine è affidata al commissario Aiello, appena trasferito da Roma per punizione: il vice questore, superiore di Maugeri, chiede di aiutarlo in questo caso, nonostante la scarsa simpatia di cui gode Aiello in Questura, per i suoi modi rudi.

Amo le indagini di Maugeri, non solo per il carattere e i modi di questo investigatore, attento scrupoloso, capace di ascoltare i suoi collaboratori ma anche di seguire le sue intuizioni.
Maugeri è stato, negli anni in cui in Italia si è combattuta la guerra di liberazione, tra le fila dei partigiani, ha fatto una scelta importante e di cui, terminata la guerra, ha pagato le conseguenze, essendo stato messo in disparte dai vertici della Questura (se la guerra era finita, la guerra fredda stava per iniziare e gli ex partigiani, specie quelli rossi, non erano ben visti nei posti chiave dello Stato).

Nelle sue storie viene fuori la Milano del dopoguerra, con tutte le ferite lasciate dal conflitto non solo per le macerie ancora visibili, ma anche per le difficoltà che le persone incontravano nella vita di tutti i giorni.
Era una Milano dove ci si muoveva coi mezzi, poche erano le auto, non esistevano televisioni e la sera, dopo cena, si ascoltava la radio o si stava tutti assieme, semplicemente, a raccontarsi le storie.
La Milano che a marzo festeggiava l'arrivo della primavera con la fiera del “Tredesin de Marz”, con le bancarelle allestite fuori dei bastioni di Porta Romana: bancarelle che vendevano volatili, e collane di castagne, raccolte l'autunno precedente e cucinate al forno. Una leccornia per quell'Italia che aveva tanta voglia di vivere e di mettersi alle spalle tutte le sofferenze.
Maugeri riprese la banconota e stava per reinserirla nella cartellina, quando Bottinelli lo interruppe sorridendo. - A meno che sia un campione proveniente dall'operazione Bernhard, che lei certo non ha mai sentito nominare perché ...

Ma ci sono anche altre ferite che, sebbene siano passati anni dalla fine della seconda guerra mondiale, ancora fanno male: una di queste sarà alla radice dei delitti del CRAL, una storia poco nota del conflitto e di cui l'autore racconterà a fine libro i dettagli a cui si è ispirato per questo giallo.

La scheda del libro sul sito di Todaro Editore e il link per scaricare il primo capitolo.
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12 gennaio 2019

Milano 1946, delitti a Città Studi di Fulvio Capezzuoli



Incipit
Prese i tre fogli, li allineò con cura battendoli sulla scrivania, passò uno spillo nell’angolo in alto a sinistra agganciandoli e, dopo aver sottolineato con la matita il titolo che compariva sul primo, FURTO RESPELLI, inserì il nuovo fascicolo dentro alla cartellina CASI RISOLTI.

Amo i gialli di Fulvio Capezzuoli, tutti ambientati nella Milano del primo dopoguerra: mi piace lo sguardo che l'autore da della città ancora ferita dalla guerra e di un paese in cui queste ferite sono ancora causa di delitti che il commissario Maugeri deve affrontare.
Commissario che, diversamente da altri suoi colleghi, dopo l'8 settembre e il crollo del regime fascista, ha fatto la scelta di andare a combattere in montagna assieme ai partigiani: per questa scelta, ora, si trova relegato nell'ufficio archivi del commissariato di Città Studi.
La nuova Italia, democratica e libera, per cui tanti italiani avevano combattuto, nasceva con tanti difetti: colpa del fatto che molti dei rappresentanti dello Stato, come il capo di Maugeri, il commissario capo Spinelli, non nascondevano simpatie per il passato regime: in generale, Questori e Procuratori nei Tribunali erano cresciuti negli anni del fascismo, e terminato il conflitto non c'era stato il repulisti dentro le strutture dello Stato.
Colpa anche del fatto che l'Italia, dopo Jalta, doveva rimanere saldamente nell'area atlantica e le forze di sinistra (di cui molti partigiani facevano parte) dovevano rimanere lontane dai posti di comando.

In un sabato torrido, si presenta nel suo ufficio una signora, di mezza età, con un cappellino in testa con tanti fiori:
La donna che entrò nella stanza aveva un’aria timida e dava l’impressione di essere a disagio. – Lei è il commissario Montaldo? – chiese, non appena si fu seduta.

La prima inchiesta del commissario Maugeri inizia così, con la denuncia della scomparsa del suo cane, che si chiama Odessa. La signora, signorina Rosalba Attanasio, da la colpa al vicino di casa che abita al piano sopra il suo che non sopportava il suo abbaiare.
Complice il fatto che Montaldo, il collega con cui la signora aveva già parlaro, è impegnato a dar la caccia ad una banda di borsari (la fame, dopo la guerra, portava anche a questo, al commercio illegale di beni di prima necessità), è Maugeri che seguirà il caso, andando a fare qualche domanda il lunedì successivo, non prima di una domenica passata assieme alla famiglia, alle piscine milanesi.

Quel lunedì mattina, da via Aselli 6, arriva però una telefonata:
Cosa accade ancora in via Aselli al 6? – Una donna è precipitata dalla finestra del suo appartamento al quinto piano ed è finita in cortile. Sembra che sia morta.

Accorsi sul luogo, Maugeri e Valenti, un ispettore del commissariato, scoprono che la morta è proprio la signorina Rosalba. Si è lanciata dalla finestra del quinto piano del suo appartamento, per andare a morire nel giardinetto davanti il palazzo.
All'apparenza sembra un suicidio: il primo caso per Maugeri, dopo mesi di archivio, si è risolto da solo. Nell'occasione, Maugeri e Valenti conoscono la sorella della morta, Carla Attanasio, che viveva con lei e che le aveva fatto da madre alla morte dei genitori.
E qui viene fuori la prima cosa strana: Rosalba non aveva alcun cane, che andava ad abbaiare alla porta del vicino, il signor Halthofer, altoatesino.
La seconda cosa strana viene fuori dall'autopsia: Rosalba è morta per un colpo alla nuca, un trauma incompatibile con la caduta dalla finestra.

No, ci sono troppe cose che non tornano: non è stato un suicidio, ma un omicidio compiuto da qualcuno che si era allarmato dopo che la donna si era presentata in commissariato, per parlare del suo cane. Odessa.

La prima indagine del commissario Maugeri comincia così: per un cane scomparso che poi non esiste e per la coincidenza che il suo capo è in ferie e non può bloccarlo.
Maugeri e Valenti cominciano una loro indagine che parte da quell'appartamento sopra le Attanasio, dove vive quell'uomo, Halthofer.
Anche Carla, nel suo appartamento, viene trovata morta: ora i casi di omicidio sono due, un primo camuffato da suicidio per impedire che Rosalba dicesse qualcosa alla polizia, il secondo ancora più inspiegabile?
Chi erano queste due persone, all'apparenza due persone senza segreti e perché sono state uccise?
L'indagine porterà allo scoprire un giro che tutti e tre gli appartamenti di via Aselli 6 erano stati assegnati, negli stessi giorni, alle stesse persone: una cosa strana se si pensa che a Milano, in quei mesi, a causa della guerra, molte famiglie erano in attesa di un alloggio popolare (come lo stesso Maugeri).
Seduto nella vettura che sferragliava tranquilla, Maugeri guardava scorrere davanti ai finestrini la città con tutte le cicatrici che la guerra aveva inciso nel suo tessuto urbano.[..]Il commissario pensò al fascismo che aveva trascinato il Paese verso quella follia e a quanto tempo ancora sarebbe occorso per cancellare i disastri che la guerra aveva procurato.

E dai disastri della guerra verrà fuori l'origine di quei delitti: quegli appartamenti erano in realtà dei luoghi dove far transitare criminali di guerra in fuga, prima che venissero catturati dagli alleati (il processo di Norimberga stava rivelando a tutto il mondo l'orrore dei campi di sterminio).
Fuga che era organizzata da un'organizzazione chiamata O.D.E.SSA. (Organisation Der Ehemaligen SS-Angehörigen), composta da ex appartenenti alle SS, finanziata anche coi capitali dei grandi gruppi industriali tedeschi e che ricevette anche l'aiuto di esponenti del clero italiano.

Così sarà l'ex partigiano Maugeri ad annodare tutti i fili di questa storia, a trovare i colpevoli dei delitti e, soprattutto, avere quell'occasione per ritornare a fare il poliziotto.
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05 gennaio 2019

Il Natale del commissario Maugeri di Fulvio Capezzuoli


Incipit
Domenica- Lunedì 
Il commissario Maugeri avvertì i primi sintomi rientrando a casa la domenica. Godeva generalmente di un'ottima salute. Era senz'altro da prima della guerra che non gli capitava di ammalarsi, ma quella domenica di metà dicembre, nell'appendere il cappotto all'attaccapanni, un brivido di freddo seguito da un lievissimo giramento di testa lo aveva lasciato un istante immobile, ad ascoltare preoccupato i messaggi che il proprio corpo gli inviava.

Leggere i gialli di Fulvio Capezzuoli col commissario Maugeri è come fare un salto indietro con la macchina del tempo: ci troviamo nella Milano del primo dopoguerra, le macerie sono ancora visibili alle persone che girano per le strade, a piedi, in bici, coi tram o con le pochissime auto.
Gianfranco Maugeri è commissario alla Mobile di Milano, con un passato tra le fila dei partigiani che qualche problema nell'ambiente glielo ha causato.
Nelle sue indagini, in cui il lettore è proiettato in prima persona, si imbatte nella delinquenza comune, dai rapinatori agli sfruttatori della prostituzione.
Proprio per dare la caccia ad uno di questi, si prende una brutta influenza nella settimana prima di Natale: mentre è costretto a letto per la febbre e una spossatezza che gli toglie tutte le forze, avviene uno strano delitto per le vie della città.
Sante Arcidiacono, netturbino, viene colpito da due colpi di pistola da una persona che gli si è avvicinata in macchina, mentre si apprestava ad iniziare il suo turno, nella zona vicina ai campi da calcio in via Giuriati.

Chi poteva avercela con lui, tanto da sparagli per strada? Sante era stato assunto dal comune per pulire le strade da pochi mesi: una bella botta di fortuna, forse la prima della sua vita, dopo tante amarezze.
Il ritorno dalla Russia con gli alpini, i mesi di lotta partigiana sulle montagne del comasco. Dopo la guerra la miseria, una vita di stenti dentro una baracca, fino a quel lavoro che gli aveva consentito di entrare dentro una “casa minima” in via Argonne.

Una strana storia di cui si occupa il vice di Maugeri, l'ispettore Valenti, che si premura di ragguagliare il capo ogni sera, spiegandogli tutti i dettagli che non tornano.
I tre colpi sparati, di cui due a segno.
La macchina su cui sono scappati gli sparatori, una Fiat 500 Giardiniera Belvedere, un modello appena uscito, uno di quelli che non passa inosservato.
Su Sante Arcidiacono non ci sono solo gli occhi della Mobile: altre persone sono preoccupate del suo stato, ma in senso totalmente contrario: c'è il proprietario di una palestra, che ora è preoccupato che la polizia risalga dalla 500 al proprietario, la persona che ha assoldato per fare quel lavoro (ma come avrà fatto a sapere del modello dell'auto, visto che la polizia non ha voluto dare la notizia?).
C'è il proprietario dell'auto, quella bell'auto, pure lui preoccupato di essere scoperto ..

Così, mentre la Mobile, seguendo le tracce di questa auto (ce n'erano pochissime in circolazione) arriva proprio in quella palestra, un altro killer cerca di far la pelle al netturbino ricoverato al Policlinico.
Questo secondo tentativo di assassinarlo, che per fortuna fallisce, fa ritenere ancora di più a Maugeri e Valenti, che si debba scavare nel passato di Arcidiacono, magari proprio negli anni della lotta partigiana.

Seguendo questa pista, Maugeri, dal letto dove viene curato dalla moglie, e Valenti, arrivano a scoprire una brutta storia nell'inverno del '44, sui monti tra l'Italia e la Svizzera.

Una brutta storia che riguarda le brigate partigiane che militavano in quella zona, le operazioni contro i nazifascisti, e il ruolo dei servizi americani che all'epoca si chiamavano OSS, e che avevano come obiettivo quello di condizionare o a volte anche frenare l'azione dei partigiani.
Dietro alla guerra ufficiale, quella che vedeva schierati da una parte e dall'altra gli eserciti, in Italia si è combattuta anche una guerra sporca, con brutte persone che fecero il doppio gioco, ex fascisti riciclati e pronti a saltare sul carro del vincente.
Un una delle pieghe di questa guerra sporca, Maugeri e i suoi uomini troveranno la chiave per decifrare l'enigma dell'ex partigiano Sante Arcidiacono.
Per arrivare a questo, Maugeri dovrà ricorrere ad uno stratagemma ai limiti della legge, ma soprattuto, si troverà a dover resistere alle tante pressioni che inizieranno ad arrivargli addosso, anche da parte di uomini dei nuovi servizi segreti.

Mescolando parti di storia reale con della finzione, Fulvio Capezzuoli costruisce un bel giallo che scorre veloce: c'è stato veramente un colpo di Stato nel comune di Campione d'Italia nell'inverno 1944-45 e l'attività dei servizi americani, l'OSS di Allen Dulles, ebbe un peso notevole su molte vicende nei mesi finali della guerra.
E' esistito veramente anche il capitano Ugo Ricci, uno degli eroi della lotta partigiana, ucciso in circostanze mai del tutto chiarite durante un'operazione rischiosa a Lenno, sul lago di Como.

Sarebbe perfetto l'autore avesse dato più spazio alla memoria della lotta partigiana e al racconto di quella Milano, così distante se la confrontiamo con quella di oggi. Le luci, le auto, lo smog, i centri commerciali che hanno assorbito i piccoli negozietti.
Come i negozi per giocattoli dove si compravano i regali per Natale che, allora come oggi, era un momento in cui le persone potevano trovare una pausa ai problemi della vita di tutti i giorni.

I precedenti romanzi di Fulvio Capezzuoli con protagonista il commissario Maugeri



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07 gennaio 2018

Il commissario Maugeri e il fantasma di via Ariosto, di Fulvio Capezzuoli


SABATO 
E' proprio una vecchia signora, pensò il commissario Maugeri, mentre accostava alle labbra la tazzina cinese di finissima porcellana, e mentre l'aroma del the gli saliva alle narici. 
- Me l'ha portato mio nipote dall'Inghilterra il mese scorso. - Parlava con voce bassa, ma dolcemente modulata, senza alcuna inflessione dialettale. - Le marche migliori provengono da quel paese; sa a causa delle loro colonie.A lui il the non piaceva particolarmente, preferiva un buon caffè, però aveva osservato con curiosità il rito della preparazione che il cameriere eseguiva con gran cura. Ora, sorseggiando la bevanda, si rendeva conto che aveva un sapore squisito.

Seduta compunta nella sua poltrona di velluto, i capelli candidi raccolti in una crocchia sulla nuca, uno scialletto di lana evidentemente fatto a mano che le copriva le spalle, ricordava a Maugeri l'immagine che compariva sulle confezioni di una marca del caffè, detto appunto "Caffè la Vecchina".

Maugeri e la vecchia: si apre con questa immagine il quarto romanzo di Fulvio Capezzuoli con protagonista il commissario Gianfranco Maugeri, con un difficile passato da partigiano durante la seconda guerra mondiale.
Siamo a Milano nell'autunno del 1948: su invito del vicequestore, suo superiore diretto, Maugeri è stato mandato in via Ariosto ad ascoltare la storia successa alla signora Giovanna Bellingeri: una storia strana, di rumori e di tonfi che provengono dal soffitto, dai piani alti della villa.
Siccome questi piani sono chiusi a chiave e nessun estraneo alla famiglia può accedervi, chi ha causato quei rumori?
- Oltre ai passi questa volta ho sentito anche, distintamente, oltre un rumore metallico, come .. - e si capì che faticava un poco a continuare.-Come di catene trascinate? - concluse Maugeri, e lei fece timidamente cenno di sì con il capo.

Il richiamo al mondo del paranormale: c'è un fantasma che infesta la villa Liberty di via Ariosto, dove vive la signora Bellingeri, la sorella Elisa (malata e assistita da un'infermiera) e il cameriere Enrico?
Maugeri, da uomo pratico e razionale, non accetta questa soluzione, sebbene a Milano in quei mesi, in cui le ferite della guerra, la fame, la miseria erano ancora vive, di storie di fantasmi a Milano ne giravano parecchie: la dama velata che di notte si aggirava per il Parco Sempione, “attirando uomini con il suo delizioso profumo di violetta”.
La Carlina, il fantasma di donna che compare tra le guglie del Duomo.

Ma quella che per Maugeri è solo una scocciatura che il capo gli ha rifilato, diventa all'improvviso un caso di omicidio, a seguito della morte della signora Giovanna Bellingeri, rinvenuta dall'infermiera, immobile e seduta sulla sua poltrona.
Infatti, quello che all'inizio sembra un arresto cardiaco, per uno spavento o per qualcos'altro, si rivela poi, per l'acume dell'ispettore Valenti, un caso di omicidio.
La storia dei presunti fantasmi, diventa così un caso di omicidio: Giovanna è stata uccisa dalla puntura di un veleno, conficcato sulla nuca, che non le ha lasciato scampo.

La perquisizione della soffitta, porta la squadra di Maugeri alla scoperta di un particolare senza spiegazione:
La luce del mattino che entrava dai grandi lucernari sul soffitto illuminava un campanello dal manico di legno, appoggiato sul pavimento, in mezzo al corridoio.

Un campanello, di cui non si conosce l'origine, e su cui vengono trovate le impronte digitali di un certo signor Attilio Colombo.
Morto: per la precisione condannato a morte per l'omicidio della moglie, Annalisa Fornari (il codice Rocco, nel 1931, aveva re introdotto la pena di morte anche per i casi di omicidio).
Ma questo è successo nel 1938, dieci anni prima.
Tutto sembra spingere verso il mondo del sovrannaturale, verso una storia di fantasmi.
Mistero che si infittisce con la morte del cameriere della villa, Enrico Bonavita: trovato morto per un colpo alla testa in soffitta. E con una strana foto in tasca, che ritrae una donna nuda.

Per avere un quadro più completo, Maugeri e i suoi uomini cominciano a ricostruire la storia della famiglia Bellingieri: la casa di via Ariosto era stata venduta dal fratelli di Giovanna, Simone Bellingeri, nel 1942, a seguito di una partita a poker persa.
Anche l'azienda di famiglia, fondata dal padre, Anselmo, e che produceva tessuti, era stata venduta, negli stessi anni, dopo che Simone aveva cercato di condurla con alterne fortune.
I tre figli del fondatore, Simone, Giovanna ed Elisa, avevano lasciato Como e si erano trasferiti a Milano per potersi godere la bella vita: le due femmine non si erano sposate mentre il maschio, Simone, aveva avuto un figlio, Giovanni, architetto.

Diventa importante capire cosa è successo alla famiglia negli anni della guerra, perché è stata venduta la casa, perché la storia della partita a poker convince poco Maugeri.
Capire che legami ci fossero tra i Bellingeri e la famiglia Colombo: l'avvocato difensore, ai tempi del processo, avvocato Santamaria, era stato pagato diecimila lire (che riceveva ogni mese) per la difesa.
Dopo quel processo aveva smesso di esercitare: a Maugeri e al suo vice Valenti racconta una storia assurda, dove è presente anche qui un fantasma di donna. Di cosa è spaventato, l'avvocato Santamaria, tanto da gettarsi dalla finestra di casa pur di non dover rispondere alle domande degli agenti?

- Proprio così Valenti. Lei ha centrato in pieno la questione. Stia a sentire. Dall'inizio di questa storia qualcun cerca di buttare tutto sul paranormale. Fantasmi, impronte di defunti, adesso anche donne nude e gelide come la morte. Sembra che ci vogliano dire di lasciar perdere le indagini. Ha sentito oggi l'avvocato? La donna gelida come una morta si accusò dell'omicidio di Annalisa Fornari e da ciò dovremmo dedurre che anche Susanna Bellingeri e forse anche il cameriere sono stati assassinati da quelle stesse forze occulte.

Alcuni indizi portano alla Svizzera, a Lugano per la precisione: la madre di Giovanni, l'architetto, era scappata qui nel 1943. E sempre in Svizzera aveva lavorato negli anni della guerra il cameriere Enrico.
Infine, a chiudere il quadro, la casa di via Ariosto era stata alienata dalla famiglia ad una società svizzera (paese neutrale ai tempi della guerra).

Cosa è successo a questa famiglia nel 1943? E quali fatti misteriosi avvenivano nella villa in quegli anni?
Chi erano i Bellingeri?
Il racconto ci porta direttamente agli ultimi anni della seconda guerra mondiale, quando dopo il crollo del regime fascista, le persecuzioni contro gli ebrei presero una piega ancora più drammatica, con le deportazioni verso i campi di concentramento.
La Svizzera, che fino a quel periodo aveva portato avanti una polita di respingimento (perché pure nella Confederazione pullulavano associazioni e gruppi filonazisti), ne accolse molte di queste famiglie, di queste persone.
Che dovevano scappare dalle SS e guardarsi le spalle anche da quei vigliacchi che vendevano la loro vita per una ricompensa di 5000 lire.
Tanto era il valore della taglia su un ebreo in quei mesi tremendi.

Come nel precedente romanzo, “Maugeri e lo zoppo dei Navigli”, Fulvio Capezzuoli usa la Storia con la S maiuscola come base per raccontarci le storie, i casi affrontati dal suo personaggio, in quegli anni difficili della ricostruzione post-bellica, anni in cui le ferite della guerra non si erano ancora rimarginate.
Miserie e drammi che l'autore racconta attraverso gli occhi del suo personaggio, il commissario Maugeri. Una persona che quelle ferite, le ha vissute anche sulla sua pelle.

Il book trailer del precedente romanzo:


Gli altri romanzi dell'autore:


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