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25 ottobre 2011

Report - vedo pago voto

E' servita la puntata di Report di domenica scorsa per farci capire, noi profani e anche un pò scettici (dei proclami di certi ministri), cosa ci fosse di concreto dietro la riforma del federalismo fiscale. Quelle che, nei mesi in cui veniva ancora negata la crisi, veniva indicata come panacea per i mali del paese: gli sprechi del sud, la necessità di decentrare le scelte fiscali a livello di comune, responsabilizzare gli enti locali.

Il risultato reale invece, della somma di questo federalismo, del patto di stabilità (che è rimasto tale e quale) e dei tagli lineari di Tremonti è stato l'aver tolto ai comuni buona parte dell'indipendenza (e dei soldi) che fino a pochi anni fa avevano.
E questo grazie all'azione della Lega che proprio dell'autonomia da Roma ladrona  fa la sua battaglia.
Dietro a tanti slogan si nascondono (perchè in pochi giornali le raccontano) le realtà dei comuni come Pianoro (senza soldi per fare pulizie nelle scuole), come Carpi (che se vuole mantenere i centri sportivi dovrà aumentare le tasse), dei comuni del bellunese (che soffrono della concorrenza dei vicini della provincia autonoma di Trento) ..

Col federalismo si passa dal parametro della spesa storica (che favoriva i comuni spreconi) al concetto del costo standard, di beni acquistati dai comuni per erogare i servizi.
I comuni dovrebbero avere autonomia fiscale: la l'unica legge territoriale, l'ICI, è stata tolta e l'Irpef che alimenterà le loro casse  (passando prima da Roma) è legata alla presenza di fabbriche e di lavoro nel territorio.
Il risultato sono casse che si svuoteranno, o tasse che dovranno aumentare.
I comuni dovranno imparare a spendere meno, affermava nell'intervista l'AD di Sose (l'azienda che stipulerà l'elenco dei costi standard e anche degli studi di settore): ma se si mettono vincoli al tetto di spesa per il personale , i comuni (anche quelli che non sprecano soldi) che non hanno esternalizzato i servizi, finiranno per essere considerati non virtuosi.
Oggi i comuni hanno meno autotonomia: se ne sono accorti anche nel nordest, con la protesta dei sindaci del Monviso, anche quelli della Lega.
E' questo il federalismo che vogliamo?
Se si guarda al solo risparmio dei costi, scomettiamo allora che così facendo si congeleranno i servizi erogati dai comuni?

Report, nel servizio di Iovine, ha affrontato anche il tema degli sprechi del sud: le assunzioni clientelari in Campania, ad ogni elezioni, per raccoggliere la monnezza, senza creare però una filiera per la raccolta rifiuti.
Nei decreti legge sul federalismo non c'è traccia di controllo di come sono erogati i fondi verso il sud: dove la gente, per andare avanti, è costretta ad arrangiarsi con lavoretti precari, in nero.
Qui l'Irpef sarà sicuramente insufficiente: allora accettiamo il fatto che al sud ci saranno meno servizi, dunque meno diritti?

Le province hanno già aumentato la percentuale della RC Auto (anche senza costi standard): non solo non verranno cancellate, ma Calderoli stesso, ha spiegato a Iovine che molte di queste hanno ragione di esistere.
In questi anni i comuni hanno erogato servizi e hanno diminuito le loro spese: ma si può dire lo stesso dello stato centrale? No, visti i costi in aumento della casta.
Come può lo stato centrale chiedere sacrifici a comuni e province?

Le province e le regioni privilegiate.
I costi standard dovranno essere applicati anche alle regioni autonome, come quella di Trento.
Qui, solo il 10% delle tasse va a Roma: il resto è investito in servizi, veri, per il cittadino e le imprese. Questo ha scatenato l'invidia dei comuni vicini del bellunese. La provincia da il 40% dei soldi spesi per la ristrutturazione di alberghi, a fondo perduto.
E fondi per gli anziani:
BERNARDO IOVENE
Per cui gli anziani gli date da mangiare, li curate, gli fate il bucato, li mandate in vacanza e gli organizzate il tempo libero.
ANDREINA STEFANI – ASSESSORE POLITICHE SOCIALI COMUNITA’ DI PRIMERO
E si, c’è un’attenzione particolare per il mondo degli anziani, anche perché ne abbiamo tanti.
E per i cittadini in generale:
BERNARDO IOVENE – FUORI CAMPO
Il matrimonio no, ma hanno l’assegno per il mantenimento, per il nucleo familiare, per maternità, sussidi una tantum, prestito d’onore, reddito di garanzia, contributi integrativi previdenziali, per il riscaldamento, per l’affitto, acquisto prima casa, e ristrutturazione, rimborsi spese trasporti e ticket sanitari. Mensa e libri scolastici sono gratis.
ANDREINA STEFANI – ASSESSORE POLITICHE SOCIALI COMUNITA’ DI PRIMERO
I libri di testo sono in comodato d’uso li ricevono a inizio anno e li restituiscono a fine anno, fino ai 16 anni.

Peccato che le province autonome ancora non lo sanno che dovranno adeguare i costi, in base al federalismo e ai costi standard.
E c'è di mezzo anche la Regione Sicilia, che trattiene il 100% delle tasse, spende il 1,7 miliardi per la sanità, ha una pletora di dirigenti pubblici, e per decidere se applicare i costi standard servirà una commissione paritetica.

E questo è il federalismo per i comuni: quello per le regioni è definitivamente defunto, come ha spiegato Vasco Errani, poichè oggi ci sono i tagli e basta, e per la sanità ci si baserà sui modelli di riferimento.
Come quello lombardo, di Formigoni, che non ha soldi per i mezzi pubblici e poi si costruisce un eliporto sul tetto del palazzo di regione.
MILENA GABANELLI IN STUDIO
Quello che resta in piedi del federalismo regionale dovrebbe essere la definizione della spesa sanitaria. Si vede quanto spende una regione che garantisce un buon livello di assistenza, e tutte le altre si devono adeguare a quel modello. Quindi non più costi standard, il cerotto costa 10 e dappertutto devono pagare 10, ma modelli di riferimento in base a dei parametri che sta studiando la ragioneria dello Stato.
Dopodiché il 3% di irpef che stava scritto nel decreto è saltato, e a questo punto ci sarà qualcuno che si tira il collo e qualcun altro come il Presidente Formigoni che ha detto che potrebbe essere costretto ad aumentare i biglietti del trasporto urbano, però i fondi per costruire sul palazzo della regione un eliporto validato per 40 decolli al giorno li ha trovati. Bene, ma alla fine di tutto questo ragionamento
sul federalismo viene da chiedersi se ad amministrare il denaro pubblico venissero indicate persone competenti e oneste non saremmo già a posto?

28 giugno 2010

Saldi d'estate

In periodo di crisi bisognerebbe puntare a sfruttare al massimo i nostri beni demaniali, anziché svederli ai privati, come potrebbe accadere col federalismo demaniale. E invece ..

... da ieri è disponibile una lista provvisoria che i governatori delle Regioni o i sindaci potranno cominciare a studiare per vedere se vi sono beni interessanti. Quelli finora «inventariati » valgono oltre 3 miliardi di euro, costituiti da 9 mila immobili, chilometri di spiagge, centinaia di miniere, fiumi e laghi (in questo caso solo in concessione). I pezzi più pregiati sono quelli storici come la Cittadella di Alessandria, il Palazzo dei Normanni a Palermo, la Rocca di Scandiano, il Castello di Vigevano. Da ieri si sono aggiunte altre perle come pezzi delle Dolomiti (Tofane, Monte Cristallo, la Croda del Becco a Cortina), alcuni vecchi immobili di Porta Portese, famosa ormai nel mondo per il celebre mercatino romano, la facoltà di Ingegneria della Sapienza e persino il Nuovo Cinema Sacher di Nanni Moretti, stimato 4 milioni e mezzo di euro.

20 maggio 2010

Quando Di Pietro sorpassa a destra

Ci sono momenti in cui l'IdV mette la freccia a destra.
Il federalismo con la Lega (PD astenuto).
E ora il federalismo demaniale. Un aiutino a Bossi (perchè?), un rinforzino alla maggioranza, in nome di un principio che in teoria è valido, ma che in pratica mi fa paura.
Sapranno i comuni (messi alle strette con i conti) gestire bene il loro patrimonio, oppure sarà solo l'inizio dell'ennesima cementificazione selvaggia?

Che cavolo di opposizione è questa? Che senso ha oggi, con la crisi, portare avanti il federalismo?

08 aprile 2010

Le due Italie e i cattivi amministratori

L'articolo di Sergio Romano, sulla protesta dei sindaci lombardi:

Il secondo fenomeno riguarda l’unità del Paese. La democrazia dal basso, di cui il movimento lombardo è una battagliera espressione, non ha avuto ovunque gli stessi effetti. Al Nord ha creato servizi migliori e una classe dirigente più capace e responsabile. Al Sud, con qualche lodevole eccezione, ha creato clientele, voto di scambio, affarismo e una burocrazia ridondante se non addirittura parassitaria. La combinazione di questi due fenomeni — elezione diretta del sindaco e risultati diversi a seconda della latitudine — ha reso ancora più evidente l’esistenza di due Italie dove una stessa norma può produrre effetti opposti.

Sarebbe interessante sapere se nella classe dirigente più responsabile (secondo l'ex ambasciatore) compare anche la classe politica finita negli scandali di Tangentopoli (a Milano come in altre città del nord).
E in merito al fatto di saper amministrare meglio, andate a Como a sentire i cittadini cosa ne pensano del proprio sindaco Bruni (quello del muro sul Lago, per intenderci).
Forse al sud, la cattiva amministrazione si percepisce di più solo perchè il livello dell'asticella (ovvero i diritti costituzionali sanciti dalla Costituzione, che non sono invece garantiti dallo stato) è più basso. Ma, come diceva Sciascia, basta aspettare che la linea della palma salga la penisola......

Il rischio, a continuare a parlare delle due Italie, è che si crei l'alibi per la "secessione leggera" in arrivo col federalismo fiscale voluto dalla Lega.
Di questo se ne parla stasera ad Annozero, "Il profeta":

Quali i costi e l’impatto di questo progetto sullo stato sociale? C’è il rischio di una “secessione leggera”, come i dati sul costo della vita, sui redditi, sull’occupazione sembrano ormai indicare? Tremonti e’ il ministro che ha previsto profeticamente i risultati elettorali e la vittoria della Lega. Ma e’ anche l'esponente politico che ha in mano le chiavi per aprire il nuovo corso dell’azione di governo.
Assieme al Ministro dell'Economia intervengono in studio Gad Lerner, il sociologo Luca Ricolfi, il professore di Storia delle dottrine politiche all’Università di Milano ed editorialista de La Padania Stefano Bruno Galli, l’imprenditore Diego Della Valle