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30 ottobre 2023

Anteprima Presa diretta – intelligenza artificiale

In Inghilterra a presiedere la commissione sull’intelligenza artificiale il governo ha messo un ricercatore di 38 anni. Con esperienza nel settore dell’AI. In Italia il governo Meloni ha scelto l’ultra ottantenne Giuliano Amato: anche da questo si capisce quanto sia diverso l’interesse verso questo mondo dalla nostra classe politica, capace solo di pensare alla propaganda dell’oggi (sulla finta riduzione delle tasse, sulla guerra ai migranti), senza alcuna competenza per comprendere queste nuove tecnologie né voglia di pensare all’Italia di domani.

L’intelligenza artificiale è considerata la rivoluzione tecnologica del secolo, cambierà ogni aspetto della nostra vita, il lavoro, la scienza, le relazioni, ma chi ne sarà il proprietario? Non certamente noi, nemmeno l’Europa, che sta perdendo l’ennesimo treno.


Al termine del servizio ci sarà un reportage molto accurato sulla tragedia di Cutro, il naufragio di migranti avvenuto lo scorso febbraio dove sono morti 94 persone, per la maggior parte donne e bambini.

La scheda della puntata:

L'intelligenza artificiale e il naufragio di Cutro
Con “Intelligenza Artificiale”, in onda lunedì 30 ottobre, alle 21.20 su Rai 3, PresaDiretta propone l’ultimo appuntamento della stagione. Obiettivo anche sul  naufragio di Cutro. L’Intelligenza Artificiale promette di cambiare in meglio la nostra vita, è una rivoluzione, una rottura totale tra il prima e il dopo. E già adesso molte di quelle promesse sono realtà. Grandi opportunità, dunque, ma quali sono i rischi?  L’AI è una tecnologia che ha permesso alla scienza di progredire in modo impensabile, in tutte le sue discipline. Per la biologia, ad esempio, basta un dato: dal dopoguerra a due anni fa erano state scoperte 200mila strutture di proteine, oggi grazie all’AI siamo arrivati a 200 milioni.
Per essere sviluppata però, l’Intelligenza Artificiale ha bisogno di grandi capitali in grado di far lavorare macchine gigantesche, con enormi quantità di dati. Fino a pochi anni fa questa tecnologia veniva sviluppata quasi esclusivamente nelle più importanti università, poi il settore privato ha fiutato l’affare e ha cominciato a investire. Enormi investimenti e reclutamento delle migliori menti al mondo che nessuno Stato può permettersi. Qualche numero: nel 2021 l’Unione Europea ha investito nel settore 1 miliardo di euro, lo stesso anno il settore privato ha investito più di 340 miliardi di dollari. E il trend è destinato a crescere.
Quali saranno le conseguenze di questa concentrazione di potere e di ricchezza? E le strepitose opportunità offerte dall’AI per combattere il cambiamento climatico o le grandi malattie, saranno compatibili con gli interessi dei privati proprietari di questa tecnologia?
A seguire, l'inchiesta di PresaDiretta sul naufragio di Cutro. Cosa è successo la notte del 26 febbraio 2023, quando a poche centinaia di metri dalla costa calabrese, sono morti in mare più di 100 migranti? Cosa non ha funzionato nella macchina dei soccorsi? La ricostruzione di quelle ultime drammatiche ore attraverso la lettura dei documenti e con le voci dei primi soccorritori accorsi sulla spiaggia, le testimonianze dei sopravvissuti e dei parenti delle vittime, i video esclusivi inviati dalla barca. 
“Intelligenza Artificiale” è un racconto di Riccardo Iacona, con Lisa Iotti, Giuseppe Laganà, Irene Sicurella,
Eugenio Catalani, Fabio Colazzo, Alessandro Marcelli, Massimiliano Torchia.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

15 marzo 2021

Anteprima inchiesta di Presadiretta - processo alla ndrangheta

Fa più rumore nel mondo dell'informazione in Italia la vittoria dei Maneskin a Sanremo che non la cronaca del processo alla ndrangheta, il maxi processo a Lamezia Terme nato dall'inchiesta Rinascita Scott del procuratore Gratteri che, dopo gli arresti per l'operazione (334 persone) di fronte alle telecamere dice “ora tocca alla società civile, devono occupare gli spazi che noi questa notte abbiamo liberato”.

Da quando è diventato procuratore capo a Catanzaro, Gratteri ha messo nel mirino la ndrangheta del distretto più grande della Calabria, con una serie di operazioni.

Ascoltando le intercettazioni dei mafiosi, Gratteri e le persone del suo ufficio scoprono che gli ndranghetisti sapevano quello che succedeva dentro la procura.



“Uno dei talloni d'Achille era che spessissimo c'erano fughe di notizie” racconta a Iacona il procuratore, “ho chiuso le porte e chiunque venisse qui doveva dire da chi andava e dove andava e cosa voleva, altrimenti non entrava. Poi ho cominciato a spostare un po' di gente, trasferimenti di decine di ufficiali di polizia giudiziaria..”

E così le fughe di notizie, le ambasciate, sono terminate, “non esce più uno spillo” si sente dire in una nuova intercettazione.

“Qualche successo se lo abbiamo avuto e se lo avremo, passa anche da questo, dal fatto mio di essere stato duro, senza guardare in faccia a nessuno”.

In tempi di guerra, di guerra alla ndrangheta (espressione che farà inorridire i finti garantisti all'italiana), servono magistrati e ufficiali di polizia giudiziaria che quella guerra la vogliono fare.

Anche perché la guerra non è contro coppole storte o mafiosi con la lupara, tra gli arrestati uno dei nomi più famosi è quello dell'avvocato Pittelli, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.

E' accreditato nei circuiti più influenti della massoneria, nelle note del gip si legge che Pittelli è stato in grado di far relazionare la ndrangheta coi circuiti bancari, con le società straniere, con le università, con le istituzioni, facendo da passepartout per il clan Mancuso, “per il ruolo politico rivestito, per la sua fama professionale e di uomo stimato nelle relazioni sociali.”

Giancarlo Pittelli è un avvocato penalista di lungo corso con un importante curriculum sia politico che professionale: è stato eletto tre volte parlamentare tra il 2001 e il 2013 in Forza Italia, è stato più volte membro della Commissione Giustizia.

In una intercettazione racconta ad un gruppo di amici come è nata Forza Italia in Calabria:

“io lo so che Dell'Utri la prima persona che contattò per la formazione di Forza Italia fu Piromalli a Gioia Tauro... Tu pensa che ci sono due mafiosi in Calabria che sono i numeri uno in assoluto, uno si chiama Giuseppe Piromalli e uno si chiama Luigi Mancuso, che è più giovane e forse più potente. Io li difendo da 1981 ..”

E' arrivato il momento di raccontarle in prima serata queste cose, cosa è la ndrangheta in Calabria, i suoi rapporti con politica, con professionisti, col mondo bancario.

Il duro lavoro d'indagine del ROS che ha intercettato e seguito gli uomini della cosca Mancuso che comandava su Vibo Valentia e provincia con decine di omicidi che terrorizzavano un'intera comunità, esercitando un controllo totale dell'economia.

“Dall'ultimo marciapiede al primo cantiere di Vibo Valentia” spiega Alessandro Bui comandante del nucleo investigativo di Vibo “dall'ospedale fino a tutta l'amministrazione pubblica.”

Impressiona il numero di colletti bianche che si sarebbero prestati al buon funzionamento dell'organizzazione criminale: dalle teste di legno a cui venivano intestati i beni degli ndranghetisti, passando per commercialisti, notai, avvocati come Pittelli, ex senatore di Forza Italia che, secondo le carte, avrebbe fatto di tutto per aiutare il clan Mancuso. Anche cercando i verbali secretati dei pentiti.

In questa indagine c'è anche la massoneria deviata in questa indagine, dove c'è il potere vero, i burattinai di tutto, e chi li tocca rischia grosso.

Chi indaga sulla massoneria rischia la vita, la carriera: non è solo cronaca giudiziaria quella che racconterà Presa diretta, ma è una questione di libertà e di democrazia che ci riguarda tutti.

In Italia c'è uno stato parallelo, dentro lo Stato. E questo stato parallelo aspetta i soldi dall'Europa per accrescere il suo potere, per conquistare altri pezzi di economia, di territorio.

Trovate delle anticipazioni del servizio in questo articolo de Il Vibonese

Rinascita Scott è «una enciclopedia dell’universo mafioso calabrese, c’è di tutto dentro – racconta PresaDiretta – decine di omicidi e di lupare bianche, il traffico d’armi e quello internazionale di droga, ma ci sono anche le storie delle persone umili vittime del potere ‘ndranghetista, a dimostrazione che dove comanda la mafia soffrono tutti».

E poi le «tante domande ancora aperte. Come hanno fatto i Mancuso a conoscere il giorno e l’ora in cui sarebbero scattati gli arresti? Che ruolo ha la massoneria deviata come moltiplicatore del potere criminale? In che modo riesce ad infiltrarsi nei Palazzi di Giustizia per aggiustare i processi?».

e nell'editoriale di Domani

Il maxi-processo Rinascita Scott è veramente una enciclopedia dell’universo mafioso calabrese, pensate che nell’ordinanza per le misure cautelari.

Ci vogliono ben 250 pagine solo per elencare tutti i capi di imputazione e c’è di tutto dentro: viene ricostruita la storia delle decine di omicidi e altrettante lupare bianche che hanno insanguinato la provincia di Vibo Valentia e gettato nel terrore una intera comunità.

Ci sono il traffico d’armi e quello internazionale di droga; ma c’è anche la storia della piccola gente, vittima dei soprusi del potere ‘ndranghetista, a dimostrazione che dove comanda la mafia soffrono tutti.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

26 marzo 2020

Presadiretta – lo speciale sul Coronavirus (la sfida per l'Italia)


Ieri sera è andata in onda una puntata speciale di Presa diretta, dedicata all'emergenza coronavirus ("La sfida per l'Italia"): pazienti trasferiti in altre regioni dalla Lombardia, dove il sistema sanitario è messo sotto stress.
Ma la sfida riguarda tutto il paese, tutti i medici, le forze armate, il personale della protezione civile: sono stati aperti nuovi reparti in tutta Italia, le terapie intensive sono passate 5343 posti a 8370, con uno sforzo organizzativo importante.
Anche le aziende partecipano alla sfida, per la produzione di macchinari necessari per le cure, respiratori, ventilatori polmonari.
Nuovi respiratori sono stati inventati a Bologna al Policlinico Sant'Orsola, dove un singolo macchinario può essere collegato a due malati.

Altro problema sono i dispositivi di protezione: le mascherine le stiamo cercando da tutto il mondo, l'obiettivo è produrle in Italia per essere indipendenti, molte aziende hanno riconvertito la produzione per realizzare mascherine.
Aziende dove gli operai lavorano sette giorni su sette, con turni pesanti.

Ce la stiamo mettendo tutta per contrastare il contagio del coronavirus: tutti uniti la possiamo vincere – dice Iacona ad inizio servizio, dove si è anche parlato di vaccini e delle bufale che circolano in rete.

Per diminuire contagi e decessi dobbiamo stare a casa, per solidarietà con gli altri: altra solidarietà è quella che porta alle donazioni al conto della Protezione Civile, il cui numero è ben visibile sulla Rai.

Si parte dai numeri, quelli dei deceduti e dei contagiati: numeri che dietro hanno persone, con storie drammatiche, come quelle della madre della signora Raggi.
Ammalata nei giorni scorsi, è stata ricoverata in ospedale: entrata in Pronto Soccorso non l'hanno più vista, è morta per Covid 19 dopo poche ore, lontano dai suoi cari.
La morte è stata annunciata in una telefonata molto drammatica: ora la famiglia vive in quarantena, senza sintomi e nessuno ha fatto loro il tampone.
La storia di Albertina Sbrocchi, la madre della signora Raggi è comune a tante altre, nel nord Italia: persone morte, senza che la famiglia possa star loro vicine, sepolte o cremate e via.
Un nome e una croce.

C'è poi la storia degli operatori sanitari contagiati, circa l'8% del totale ma è una stima in difetto: sono stati fatti meno tamponi del necessario per non diminuire la forza lavoro, negli ospedali e anche nelle case di riposo.
In Cina la % di medici e infermieri infettati era del 3%, in Italia siamo almeno al doppio: il dottor Cartabelotta, fondazione Gimbe, ha dato la colpa al fatto che il virus circolava sin da gennaio (le strane polmoniti registrate da fine dicembre), poi gli errore a fine febbraio, quando dopo aver individuato il virus si è perso tempo facendo fatti pochi tamponi ed è mancato un piano pandemico nazionale aggiornato.
Anche oggi i contagi negli ospedali sono cresciuti, come crescono i medici uccisi da questo virus: “sono stati mandati a combattere il virus a mani nude” ha spiegato Filippo Anelli, presidente dell'associazione medici di base.
Sono mancati i dispositivi, gli ospedali sono diventati centri di contagio perché non ci siamo preoccupati per tempo di recuperare tutti i dispositivi e i macchinari necessari.

Alessandro Vergallo è il presidente dei medici anestesisti: anche tra gli anestesisti ci sono molti infettati, tra cui molti intubati. Anche loro hanno denunciato la mancanza di mascherine efficaci contro il virus.
I medici anestesisti e rianimatori hanno anche denunciato la carenza di personale, sono sotto organico del 30%: oggi ai medici infettate, ma non sintomatiche, è stato chiesto di continuare a lavorare.
Rimangono in corsia, in assenza di informazioni chiare, anche se contagiate: una questione assurda.

Anche per gli infermieri, categoria in diminuzione dal 2009, sono sotto stress: mancano circa 20000 unità negli ospedali e 30000 per l'assistenza nelle case.

“L'epidemia è fuori controllo” scrivono i medici di Bergamo, dove i pazienti muoiono senza cure, da soli: il luogo dove si dovrebbe essere curati si è trasformato in un vettore di contaminazione.

Il sindaco di Bergamo Gori ha commentato la lettera: “è un ospedale straordinario, la sanità lombarda conta su ottimi presidi ospedalieri, quella è la situazione in cui i medici stanno lavorando e dà l'idea dello tsunami che si è abbattuto”.
Le persone vanno tolte nell'ospedale, oggi luogo non sicuro, ma il punto debole è la rete sanitaria nei territori: ci sono migliaia di persone a casa, con polmoniti, spesso senza nessuna cura sa parte di personale sanitario.
E le persone che muoiono a casa sono sole e finiscono anche fuori dalle statistiche nazionali sul Covid-19: fino al 19 marzo a Bergamo sono morte 1128 persone, 500 morti in più, ma ufficialmente solo 48 per coronavirus.

Serve la sorveglianza attiva, fare i tamponi per tutte le persone con sintomi e anche a tutti i familiari: ad oggi i tamponi si fanno solo in ospedale solo a persone sintomatiche, dobbiamo fare questo sforzo, cambiando la policy che arriva dall'ISS (e come mai il Veneto ha potuto fare i campioni a tutti?).

La Lombardia è la nostra Wuhan – sostiene Cartabellotta: abbiamo il 43% dei casi di Covid 19 in Lombardia, per la magigore densità e per i provvedimenti frammentati, che hanno tenuto conto quasi solo della produzione industriale, messaggi ambigui (come Milano non si ferma), provvedimenti presi solo in ritardo.
Questo spiega i morti e i casi cresciuti in modo esponenziale, e gli ospedali ingolfati hanno solo peggiorato la situazione.

Quanti sono i contagiati in Italia? Non lo sappiamo, possiamo dare tanti numeri: se ci basiamo sulle statistiche cinesi, il numero totale di contagiati è superiore a quello dato, dunque l'unico modo per diminuire i contagi, in assenza di tamponi, è il distanziamento delle persone.

Giulia Bosetti e l'ospedale di Parma: i medici hanno girato dei video mostrati nel corso della trasmissione. Qui a Parma ci sono stati 230 morti, in ospedale sono arrivati più di seicento pazienti e i medici fanno orario quasi continuato, senza distinzione tra domenica e gli altri giorni.
Nuovi reparti sono allestiti qui, all'ospedale Maggiore, per i nuovi pazienti: tutti i medici, indipendentemente dalla specializzazione, sono stati chiamati per affrontare questa situazione.
Questa malattia colpisce non solo gli anziani, ma anche persone giovani: tutti i seicento posti sono occupati, tutte le stanze sono monitorate da remoto.
Chi viene infettato viene isolato e chi sta a casa non può mettersi in contatto: molti medici, la sera, telefonano alle famiglie per dagli qualche informazioni sui loro cari.
I pazienti più gravi sono portati in terapia intensiva: qui lavorano rianimatori e anestesisti, i medici più richiesti, come richiesti oggi sono i posti per queste terapie.

Sono storie di abnegazione al lavoro, di sacrifici, di tensione quelle che arrivano da Parma: affidatevi a noi – ci dicono però i medici.
E Parma ha uno dei sistemi sanitari migliori: cosa succede nelle altre regioni?

Iacona e Walter Ricciardi hanno ricordato le battaglie fatte contro i tagli alla sanità: se le strutture di eccellenza vanno in crisi, come a Parma, l'unica risposta per limitare i danni è stare a casa, limitare i contagi.
In Puglia sono preoccupati per la carenza di dispositivi e di macchinari: ospite in studio il presidente della regione Emiliano, che ha spiegato come al sud manchino addirittura maschere e tute da dare ai medici.
I DPI mancano anche per i medici di famiglia, che sono il primo presidio al virus, per gestire i pazienti a casa.
La regione Puglia aveva fato acquisti per mascherine e altri dispositivi: c'era un contratto Consip per avere le mascherine ad 1 euro, ma l'azienda ha fatto sapere che i dispositivi non potevano essere consegnati.
Oggi c'è un sistema di accaparramento per mascherine: siamo stati travolti da un virus che ha un livello di contagio che non si poteva prevedere.
Emiliano ha parlato con Conte che ha rassicurato il presidente, dispositivi e ventilatori arriveranno, l'importante è che i DPI arrivino adesso.

La regione Puglia sta monitorando le persone arrivate qui dal nord: il temuto contagio non c'è stato, per fortuna, ma per far tamponi a tutti qui mancano i reagenti e di tecnici per fare le indagini.

Per combattere il virus sono scesi in campo le migliori tecnologie e anche i migliori medici: sono loro che sono andati a Vo Euganeo per studiare questo caso.
Come sanificare gli ambienti, sulle superfici (dove il virus resiste anche 17 giorni sulle superfici)? Ci sono sistemi robotici per trattare gli ambienti prima e dopo l'arrivo di sanitari e pazienti.
All'ospedale Molinette hanno inventato un dispositivo per analizzare in modo rapido un tampone: il test molecolare specifico è nato da una società di Vercelli, la Diasorin, che tra marzo e aprile produrrà 600mila test, da distribuire a diversi ospedali, tra quelli più in difficoltà.

Al Campus Biomedico di Roma lavorano con l'intelligenza artificiale per diagnosticare il Covid-19, nei casi che sfuggono al tampone, perché hanno sintomi leggeri.
Oggi in Italia i contagiati censiti sono 70mila, ma quelli effettivi, tra gli asintomatici, sono forse il triplo: in Veneto hanno fatto una campagna di massa, dopo il caso di Vo' Euganeo.
Qui hanno fatto uno screening di massa per affrontare in modo efficace quel focolaio: fare tamponi mirati, non a tutti, ma alle persone che denunciano sintomi, che riceveranno il tampone a casa; persone in contatto col pubblico, persone che sono state in contatto con persone contagiate.

Serve che i laboratori lavorino di più, altrimenti non si reggerà il carico: si arriverà a 150mila tamponi al giorno, con questa nuova strategia.

Walter Ricciardi ha commentato il meccanismo della disinfezione: in tempi di pace, senza virus non sempre si fa, perché ha un costo, ma finalmente oggi si è capita la sua importanza.
Perché, a causa della mancata sanificazione, negli ospedali si moriva anche prima del virus, per le infezioni prese nei luoghi di cura: le regioni e le ASL devono poi elaborare questi protocolli, non fare tagli sulla disinfestazione perché costa.

I tamponi si possono fare a tutti? Ricciardi ha ricordato che Vo Euganeo era zona rossa, una zona delimitata: è impossibile fare 60ml di tamponi al giorno, ma sono indicazioni temporanee, non possiamo fare tamponi a getto continuo.
Si deve fare in maniera più mirata, quando esordiscono sintomi lievi; si deve fare anche il tracciamento tecnologico, per capire la persona colpita con chi è entrato in contatto, per delimitare i contagi.

Le cure sul Covid-19.

Esiste una sperimentazione per la cura col plasma di persone guarite dal virus: questo è lo studio che stanno portando avanti al San Matteo a Pavia, dove studiano la terapia sapendo che è una lotta contro il tempo, qui lavorano giorno e notte per essere pronti dal punto di vista della tecnologia.
Servono pazienti che donano il plasma e serve anche tempo per studiare le cure.

Ci sono poi gli studi con farmaci destinati ad altri usi e ci sono anche notizie su farmaci efficaci, come quello pubblicizzato da un video in rete.
Farmaci anti reumatoidi, farmaci anti virali .. ci sono tante sperimentazioni in Italia e anche all'estero.
Quali sono promettenti? È troppo presto da dire – ha ammesso Ricciardi – prima di dare in farmaco devi essere sicuro che i farmaci non facciano male, poi che siano efficaci. Serve tempo e tutto deve essere fatto su basi scientifiche, non sull'emozione dei media.

I vaccini per il Covid 19

C'è una corsa contro il tempo per il vaccino: Cina, Australia, Israele, America .. Moderna, una società di Boston, ha trovato per prima un lotto di vaccino che ora è sotto studio, sui volontari.
A Boston sono confidenti del loro vaccino, stanno lavorando anche per essere pronti a produrre milioni di dosi, da distribuire per primo ai medici e infermieri, poi alle persone anziane.
Si parla di autunno 2020, per poi essere pronti nell'inverno 2021: a capo dell'equipe che sta lavorando al vaccino c'è Andrea Carfi, un ricercatore italiano.

A Castel Romano, alla Takis, lavorano per un altro vaccino che stanno testando sulle cavie: il virus va testato e poi serviranno mesi per produrlo.
Potrebbe essere sperimentato già alla fine di quest'anno.

Ma poi il vaccino sarà distribuito a tutti o ci saranno paesi di serie A e serie B?
LE aziende intervistate sono aziende serie – ha spiegato Ricciardi: succederà come per la poliomielite, dove il vaccino è arrivato a tutti, a tutta l'umanità.

Il caso cinese a Prato

A Prato, la comunità cinese è andata in quarantena già da febbraio, prima che lo facessero gli italiani: hanno chiuso le fabbriche, non hanno mandato i figli a scuola. Hanno visto cosa era successo in Cina e senza aspettare il decreto (o i decreti) hanno adottato le misure necessarie per contenere il contagio.
Per controllarsi l'uno con l'altro hanno usato le chat, per tracciare le persone rientrate dalla Cina: un vantaggio per la comunità cinese e anche per Prato.
Dalla Cina sono arrivate qui mascherine, le aziende di moda si sono riconvertite per produrle in Italia: nel momento difficile nasce la vera amicizia, racconta un esponente della comunità cinese, su cui si sono abbattuti troppi pregiudizi.

Le bufale sul virus

C'è il video di Arbigol, postato da italiani, che salva dal virus, ma è una bufala.
C'è poi l'aglio, la vitamina C, la storia del vaccino svizzero, Adriano Panzironi col suo rimedio a basa di integratori (vergognoso che sia invitato in trasmissioni televisive).
Ci sono poi i rimedi omeopatici, pubblicizzati perfino anche sul sito del governo indiano.
Stefano Montanari, riferimento dei no vax, propone curcuma e zenzero.
Gira anche la storia dell'aspirina: i farmaci antinfiammatori bloccherebbero il virus, ma non ci sono sicurezze.

Ci sono poi le teorie complottistiche: il virus creato in Cina, il virus arrivato da soldati americani (per una esercitazione poi rimandata), foto di cisterne piene di virus (ma sono fotomontaggi).
La storia delle pensioni ridotte del 50% per il corona virus, anche questa una bufala.

Condividere contenuti falsi, è un'altra forma di contagio: si rischia una denuncia per procurato allarme, in determinati casi.

Nelle chat sta poi girando un video di Leonardo dove si parla di un esperimento, per creare un virus: ma questo non ha nulla a che fare col Covid 19.
Quel servizio spiegava come fosse possibile far passare un virus dai pipistrelli all'uomo.

Iacona ha intervistato la scienziata Elena Cattaneo: la tanto bistrattata scienza italiana è tornata al centro dell'attenzione della politica italiana.
Tutti chiedono il vaccino oggi: tante malattie sono debellate da vaccini, li teniamo a bada grazie alla ricerca scientifica.
Un paese che non investe in ricerca e nelle competenze è un paese che si ferma: non solo non potrà dare risposte alle domande delle persone, non avrà futuro dunque.
Abbiamo bisogno di risorse per fare ricerca, per finanziare i migliori progetti, per le migliori ricerche: abbiamo bisogno di leggi e finanziamenti che resistano ai cambi di governo.
Questo paese, che bistratta la scienza, è fenomenale dal punto di vista scientifico, i nostri scienziati partecipano progetti di dimensione mondiale e d europea.
Non abbiamo ancora capito quanto la nostra efficienza dipende da quello che sappiamo misurare e capire.

Questa crisi ci ha fatto riconsiderare la scienza, il ruolo dello Stato, i vincoli economici che gravano sulle spese di uno Stato in Europa.
E' un passaggio unico della storia – il commento del ministro Boccia: dobbiamo rafforzare la sanità pubblico, il diritto alle cure, il nostro sistema deve diventare un modello per altri paesi.

Le ricadute economiche del virus

Il blocco della produzione a Brescia vale 38 miliardi di euro: ci sono aziende che, alla fine del virus, non potranno ripartire. Serve un piano Marshall Europeo – racconta un industriale bresciano al giornalista di Presa diretta.
Ci sono i provvedimenti del Cura Italia, al momento: stop alle imposte, stop delle rate dei mutui e dei prestiti, i 600 euro per le partite IVA e i lavoratori più fragili.
La crisi colpirà tutti, ma in modo diverso i più forti dai più deboli, le aziende piccole da quelle grandi, i commercianti piccoli da quelli grandi.
Servirebbe una linea di credito sicura, garantita dallo Stato.

C'è la sanità e ci sono anche le imprese. Le partite IVA e gli artigiani. Ci sono poi anche i lavoratori dello spettacolo, oggi senza assicurazione.
Dovremo considerare scuola, cultura, sanità come valori primari.

L'Italia, come l'Europa, è al bivio della sua storia: dobbiamo affrontarlo con strumenti eccezionali – ha spiegato Boccia – per gestire anche il debito privato.
“Come in guerra, serve maggiore debito pubblico”: sono le parole di Mario Draghi.

04 settembre 2018

Acqua perduta – le inchieste di Presa diretta

Le inchieste di Presa diretta accompagneranno l'autunno più caldo della storia italiana: per questo prima del reportage sull'acqua pubblica, c'è stata l'intervista al vice presidente Di Maio.

In collegamento da Foggia, dove si è occupato di caporalato (argomento di cui la stessa Presa diretta si è occupata) ha risposto alle domande di Iacona: cominciando dal contrasto al lavoro nero, con un nuovo nucleo di ispettorato.
Non basterà la repressione ma servirà potenziare anche i centri per l'impiego.

I dati dell'Istat certificano un peggioramento della percezione del futuro da parte degli italiani: conti pubblici, spread, fuga degli investimenti stranieri, la crescita che rimane flebile.
Cosa vuole fare il governo per rendere l'Italia un paese credibile?

La nostra economia crescerà e gli investitori torneranno: questo governo ha tanti nemici – la risposta di Di Maio. E' un obiettivo mal posto lo spread e gli investitori, si governa per i cittadini. Flat tax, reddito di cittadinanza non sono propaganda ma promesse fatte ali italiani: quando realizzeremo queste riforme torneranno gli investitori, noi governiamo solo da pochi mesi ..

Per andare dietro i giudizi delle agenzie di rating non accoltelliamo i cittadini: che senso ha sfidare i mercati? Dagli investitori arrivano gli stipendi degli italiani tra cui anche il suo.

È la prima volta che c'è un governo che mette al centro i cittadini, nel passato si metteva al centro le agenzie di rating e i vincoli europei.
E questi ci chiedevano precarietà.
L'Italia ha i soldi da investire, ma siamo entrati in una spirale per cui se si dovesse scegliere tra un ospedale e i vincoli europei, noi sceglieremo i cittadini. Allora meglio tornare a quelli di prima. Non si governa per far piacere un'agenzia di rating.

Adesso stanno prendendo forma i tre cardini della manovra: flat tax, reddito di cittadinanza e riforma delle pensioni. Le vedremo tutte assieme?

Faremo degli incontri nel governo per capire quanti soldi servono per le tre riforme: vorremmo portarle in porto tutte e tre nel 2019; per me la priorità sono i 5 ml di poveri da aiutare col reddito di cittadinanza, che non significa lasciare una persona sulla poltrona con uno stipendio dallo Stato.

Il nostro strumento è una manovra economica: chiederemo a questa persona del lavoro per il comune, in cambio di uno stipendio che costerà qualche miliardo. Queste persone poi spenderanno e creeranno reddito.

Iacona ha evidenziato poi un aspetto di questa manovra espansiva: cioè che funzionerà solo se la crescita sarà alta, mentre le previsioni non sono così positive: il PIL dovrebbe crescere di 5-6 punti l'anno.

Di Maio ha risposto che è questa l'unica possibilità per rilanciare le agenzie per l'impiego, per dare un lavoro alle persone, taglieremo tutto il resto ..

Attenzione anche a tagliare i rimborsi che servono, la Naspi – ha ribattuto Iacona: non siamo all'anno zero.

Ma sono stati tagliati i diritti sul lavoro in questi anni, in nome del Dio rating.

Parliamo di acqua pubblica: dove troviamo i soldi per il ciclo virtuoso dell'acqua pubblica, stimati in 25 miliardi?

La prima stella delle 5 stelle è quell'acqua pubblica: i soldi non li stiamo trovando oggi nel privato, i soldi che oggi si prende il privato saranno usati dal pubblico per fare manutenzione.
Dismetteremo anno dopo anno, con un piano, tutti i contratti in essere: l'acqua è un bene comune e non può essere sottoposto alle logiche di profitto.

Al Sisi ha detto veramente che “Regeni è uno di noi”?

Credo che Al Sisi intendesse che al prossimo incontro tra le procure c'è tutto l'interesse da parte loro per arrivare alla verità su Giulio Regeni.
Avere buoni rapporti con l'Egitto e Al Sisi è necessario per arrivare ad una verità sul caso Regeni.

Rimane il fatto che Giulio Regeni è stato rapito e torturato proprio perché c'è il regime di Al Sisi in Egitto: pensare che questo regime ci consegnerà i colpevoli è irreale.

L'inchiesta di Presa diretta: acquarubata

Al comune di Reggio Calabria la dispersione, misurata, di acqua è attorno al 50%, eppure Reggio non se lo può permettere perché nei quartieri, d'estate, l'acqua arriva con le autobotti.
E così i cittadini si sono dovuti organizzare, arrangiandosi.

Quest'anno, grazie a 5 ml di fondi regionali, stanno riparando per la prima volta le condotte marce, che dovevano essere dismesse anni fa.
Per anni si è intervenuto per anni senza un piano, per sostituire vecchi tubi, per razionalizzare le condotte: uno spreco di soldi e di acqua.

D'altronde la centrale di controllo dell'acqua, costata 8 ml di euro, è oggi abbandonata, dopo l'inaugurazione di Berlusconi.
Ma era più importante il taglio del nastro più che il controllo.

I serbatoi sono stati costruiti 10 anni fa ma non sono mai andati in funzione: servivano a raccogliere l'acqua ed erogarla quando serviva. Oggi sarebbe importante attivarli: così negli anni si sono spremute le falde, che man mano si riempivano di sale.
E così si è dovuto spendere anche per l'impianto di desalinizzazione: sprechi su sprechi di soldi pubblici.

La diga del Menta è un altro spreco: dopo 50 anni dalla sua idea, oggi è pronta, manca solo l'impianto di potabilizzazione e, a breve, l'acqua del Menta potrebbe arrivare nelle case di Reggio.

Il sindaco Falcomatà ha raccontato a Iacona una situazione di sprechi, di allacci abusivi, di bollette non pagate, investimenti pubblici non utilizzati.
Questioni che le amministrazioni passate non avevano mai affrontato: si punta molto sul telecontrollo, per una gestione efficiente della rete idrica.

Ma Reggio Calabria non è un caso isolato: Sorical è la società che offre l'acqua a centinaia di comuni, spiegano che lo spreco di acqua in Calabria arriva al 60 %.
A Cosenza lo spreco per le perdite arriva al 63%: così assieme al comune hanno deciso di interrompere l'erogazione, per risparmiare acqua.
Hanno sostituito i tubi e così hanno cercato di ridurre le perdite, cioè i soldi sprecati: sono passati dal 63% di perdite al 35%, un bel passo in avanti.

In Italia perdiamo il 41% di acqua che mettiamo nelle reti idriche: uno spreco che non possiamo accettare.
9 regioni su 20 dal Friuli alla Calabria, sprecano male l'acqua pubblica.
Tanto è vero che in questa regione del sud, la Calabria, la gestione dell'acqua è sull'orlo del fallimento.

La Sorical è in liquidazione dal 2012, per le bollette non pagate, con tasse di evasione che superano il 50%: significa meno soldi per gli investimenti e per ammodernare la rete.
L'invaso dell'Araco, di proprietà della Sorical, ha un bacino di 35ml di metri cubi di acqua: serve 400mila cittadini, almeno dovrebbe visto che la sua acqua non la usa nessuno.
Per molti abitanti dei paesini attorno l'acqua dell'Araco non va bene per lavarsi né per bere.
Nel 2011 nelle tubature compare acqua scura: parte un'inchiesta da parte della procura di Vibo, che ha portato al processo ai vertici della Sorical per avvelenamento, processo che oggi rischia la prescrizione.

Perché non si usa quest'acqua? Hanno ragione i cittadini a non fidarsi di quest'acqua?
È colpa delle reti idriche oppure è l'acqua dell'invaso che non è pulita?

C'erano reti che perdevano e c'era anche poca cura nell'invaso, l'acqua dell'invaso era controllata con poca frequenza – ha spiegato il procuratore di Cosenza
Oggi il controllo di potabilizzazione è fatto giornalmente: Sergio Pelaia, giornalista ha mostrato a Iacona alcuni documenti usati dall'accusa contro Sorical, uno dove si parla delle sostanze cancerogene, dei composti, trovati nell'Araco e la nota tecnica della Sorical sui vegetali ai margini dell'invaso causa dell'inquinamento.

L'istituto superiore della sanità ha stabilito che quell'acqua è potabile: ma quel colore da dove arriva? L'acqua rimane potabile nei limiti, ma i problemi della rete portano poi a quel colore color ferro che crea diffidenza dei cittadini di Vibo e dei comuni limitrofi.
Sono 35 ml di acqua che non sono usati.

Il presidente della regione Oliverio è favorevole al ritorno al pubblico: Sorical deve diventare gestore unico, prendendosi tutte le sue responsabilità.
Il socio privato, Veolia, è stato inadempiente e tutta l'operazione sull'acqua deve essere conveniente per la regione e per il pubblico.

Il ritorno all'acqua pubblica fa parte del contratto di governo di Lega e 5 stelle: cosa intendono fare per adempiere a questo obiettivo?
Il pubblico è in grado di gestire bene il servizio idrico: Iacona è andato a vedere queste realtà, partendo da Milano, dove le perdite sono le 11,5%.
Investimenti pubblici hanno ingegnerizzato il controllo dell'intera rete, con lunghi cavi in fibra ottica: oggi MM ha a disposizione una mappa in formato elettronico per la sua rete, che usano per i controlli quotidiani.

I soldi arrivano dalle bollette e dalle obbligazioni emesse, che coprono gli investimenti.

Brianza acque gestisce il servizio per 56 comuni di Monza, con una perdita al 12%: anche in questo caso il pubblico ha lavorato in modo efficiente, per i lavori di ammodernamento della rete, fatti risparmiando soldi e in pochi anni.
Lavori fatti senza aumentare la tariffa: obiettivo è controllare tutta la rete e arrivare ad una soglia del 10% di acqua persa.

Dalla Lombardia alla Puglia, all'impianto di Fasano: un sistema che depura le acque reflue dai fanghi con microorganismi, una tecnica su cui ha lavorato il CNR.
Il CNR lavora anche all'impianto di Lecce: i fanghi risultati dalla depurazione sono trattati con un procedimento di idrolisi, ovvero si riduce la quantità di fanghi ottenuti e si produce anche del metano, cioè energie.

La fabbrica di queste idea è l'Irsa: nasce da una intuizione di Aldo Moro, nel 1966, che pensava che l'Italia avesse bisogno di un centro scientifico per la gestione degli impianti idrici.

Il centro di Fasano è stato costruito anche grazie ai fondi regionali: qui l'acqua reflua viene ripulita e diventa un lago che serve una sessantina di agricoltori limitrofi.
Qui si potrà realizzare il ciclo completo di ripulitura delle acque reflue.

Alla sede di Bari del CNR si punta al geotermico, il calore dell'acqua di falda viene usato per il riscaldamento: tra pannelli fotovoltaici e geotermico, qui c'è solo energia rinnovabile, un esempio che potrebbe essere copiato da altre aziende e altri palazzi, non è un esperimento.

Come a Milano, al palazzo della regione: tutto il riscaldamento si basa sulla geotermia, con un abbattimento drammatico della co2, finché sotto Milano ci sarà acqua.
Potremmo abbattere il 18% di co2, raccontano al CNR, se tutti seguissero questo esempio: la geotermia non è una risorsa limitata, noi in Europa siamo al decimo posto e potremmo fare molto di più.
Abbiamo la tecnologia, servirebbe sburocratizzare la legge, per chi vuole seguire questa strada.

Combattere i cambiamenti climatici è fondamentale: con l'innalzamento delle temperature avremmo meno acqua e acque sempre più inquinate.
“Siamo su un piano inclinato, la Co2 continua a crescere” racconta il direttore Uricchio del CNR, ma quello che stiamo facendo non è inutile perché la partita non è perduta.

Dobbiamo usare le basi della ricerca scientifica per sprecare meno acqua ed emettere meno inquinanti nell'atmosfera.

Le proposte del governo sull'acqua: nel contratto si parla di servizio integrato idrico, rinnovare la rete idrica, ma come si torna all'acqua pubblica?
Chi farà questi investimenti? Il pubblico? La proposta del governo è generica, sostiene il forum dell'acqua – racconta Paolo Carsetti.
La proposta dei parlamentari 5 stelle è un conto, ma c'è il rischio di trappole nell'iter parlamentare: ad oggi ci sono pochi player che nel territorio stanno prendendo piccole società.
Ma deve essere una SPA? Oppure una società interamente pubblica?
E la Lega cosa ne pensa? E cosa ne pensa Forza Italia, che nel 2009 aveva spostato la gestione dell'acqua verso il privato.

Vedremo che accordo troveranno i due partiti, Lega e 5 stelle.

Il ministro Costa ha sull'acqua una posizione sfumata e meno ideologica: il privato può gestire l'acqua, oggi non possiamo passare completamente al pubblico. Lo Stato deve controllare il lavoro dei privati, affinché non si punti solo al profitto.

Dove si trovano i soldi?
Dall'evasione contributiva, la possibilità di attingere a fondi europei.

Come far partire la geotermia?
Ne abbiamo parlato anche in Europa, abbiamo obiettivi di decarbonizzazione più ambiziosi della Francia.
Se le aziende si vogliono impegnare nel settore devono poterlo fare, senza troppa burocrazia.
Il carbone non ce lo possiamo più permettere..

E nemmeno lo spreco dell'acqua, per non rischiare di ritrovarci anche noi come a Città del Capo, dove l'acqua è razionata.

11 marzo 2018

Sesso e potere – l'inchiesta di Presa diretta

Giulia Bosetti ha raccontato intelevisione nel servizio di Presa diretta, quanto vasto è il problema delle molestie delle donne: che può riguardarle anche nel mondo del lavoro, a anche mentre sei in un ambulatorio e il radiologo ti mette le mani sul sedere – come ha raccontato Mariachiara Lovati.
Il mondo delle molestie è sottovalutato – ha spiegato la signora Lovati - perché tutte le donne hanno paura, perché temono di passare dalla parte del torto.

Oprah Winfrey è la prima donna afro americana a vincere il Golden Globe: il suo discorso storico riguarda tutte le donne vittime di violenze, donne sconosciute o meno, donne che fanno parte del mondo della politica negli affari, che per troppo tempo non sono state ascoltate o credute.
Per timore nei confronti del potere degli uomini: ma quel tempo è finito.
Tutte le ragazze devono sapere che all'orizzonte è pronto un nuovo mondo.
Nessuna donna deve dire #meeto.

È finito il tempo dell'attesa e di dover sopportare abusi e molestie: tutto questo è successo per il silenzi, ma ora le donne vogliono denunciare, vogliono parlare dei casi di molestie subite.
Tutto è nato dal caso Weinstein, il potente produttore della Miramax: è stato denunciato da 50 donne, tra cui anche Asia Argento e Ambra Battilana, che ha accettato l'intervista a Presa Diretta.

Ambra ha fatto delle denunce alla polizia e ha accettato di reincontrare Weinstein, registrando tutto: contro questa modella il produttore ha scatenato una campagna mediatica che tendeva a distruggerla, come credibilità.
È il potere dell'uomo, che oggi Ambra non riesce nemmeno a nominare: sfruttando le sue relazioni e i soldi ha ricattato le attrici, le ha molestate e le ha costrette al silenzio.

“Se metti il mostro sotto il tappeto diventa sempre più grande”: queste le parole di denuncia di Asia Argento.
In Italia, l'attrice italiana è stata fatta passare per una profittatrice, dai giornalisti del nostro paese: siccome non era stata legata, siccome non era stata molestata in un certo modo, non era grave, questo hanno scritto.

“Io non ho niente di personale contro lei” - si è difeso il candido Feltri: gente come lui non capirà mai cosa voglia dire subire pressioni, che ci sono produttori che fanno incontri nelle camere da letto.
Chissà cosa ha dato Feltri per fare un lavoro: “le donne te la tirano dietro per fare un lavoro, è così o non è così?”.
Ogni commento è superfluo.

Ma è così facile dire di no?
Michela Murgia ha commentato queste storie: è l'uomo che non deve creare la situazione in cui la donna deve scegliere se accettare la molestia o meno, in cambio di un favore o di un lavoro.

Ancora oggi per le donne che denunciano è difficile essere credibili: la storia di Asia Argento indica quanto l'Italia sia poco pronta a fare i conti con la sua coscienza.
Nessuno si chiede Asia cosa ha dovuto cedere per un film? Quanto ha pagato? Bisogna spostare il fuoco, chiedersi perché Asia non ha potuto fare solo un provino mentre invece è stata vittima di una situazione abusante.

L'intervista a Veronica Olivier e il suo incontro con Fausto Brizzi: la giovane attrice è scappata in America, dopo l'incontro col regista italiano, con cui ha lavorato in un film tratto da un libro di Moccia.
Il provino l'ha fatto a casa del regista, che era uno studio abitazione: durante il provino il regista le dice che esistono tre categorie di attrici.
Quelle che portano avanti il carretto, quelle da pubbliche relazioni e quelle che scelgono i compromessi.
E poi le chiede di fare delle foto in biancheria intima, fin quando cerca di toglierle gli slip.
“Ho chiamato la mia agente e le ho chiesto, ma dove mi hai mandato? E lei mi ha risposto, ma non te lo aspettavi?”.

E poi: “Veronica calmati, se poi denunci poi non lavori”: le parole dell'agente indicano una consuetudine, un sistema che proteggerebbe il regista, dove tanti sanno ma nessuno parla.
Perché chi ha potere ne approfitta. Ora Veronica è in America per non dover scegliere più alcun compromesso: se tutte le attrici, se tutte le donne fossero unite, se facessero i nomi, quanto sarebbero forti?
Brizzi ha declinato l'invito ad una intervista e ora si aspettano le mosse della procura di Roma.

Ivana Massetti è una donna che lavora nel mondo del cinema, ad Hollywood: la sua corriera si era bloccata per aver rifiutato le avances di un uomo dello spettacolo.
Ha fatto causa a questo produttore, che le ha bloccato il film: alla fine non ha vinto niente, perché questa persona si è portata via gli attori e l'ha lasciata isolata.
Questo è il momento per denunciare, la verità rende liberi – conclude.

Ha testimoniato anche Jasmine Trinca e da altre 124 attrici: hanno denunciato il sistema della violenza e delle molestie nel cinema.
Si deve poter denunciare coi loro tempi e noi dobbiamo ascoltarle – spiega Jasmine Trinca – che conferma il sistema nel cinema.
Si è detto che Asia Argento cercava solo visibilità: ma che visibilità ha ottenuto in questo paese dove la parola delle donne ha meno credibilità?

Secondo i dati Istat le donne che hanno subito molestie tra 14 e 65 anni sono 4 su 10, 3 milioni le donne molestate negli ultimi 3 anni: le molestie avvengono nel mondo del lavoro e sono storie di ricatti, per ottenere un lavoro o per mantenerlo.
Ricatti mentali che hanno causato alle donne dei problemi di panico, rendendo la vita in inferno.

Succede alle donne precarie, succede alle studentesse: la precaria che lavora in banca molestata dal direttore e la studentessa cinese al Politecnico di Milano, mentre sta sostenendo un esame.
Tutte e due le donne hanno denunciato, dimostrando un coraggio da ammirare, perché è costato caro: la banca aveva protetto il manager a lungo e l'ateneo si è preoccupato forse più dell'immagine (“non dovevi andare dalla polizia” - le è stato detto).
Giulia Bosetti ha raccontato anche di un caso di molestie agli Uffizi, la patria dell'arte.

Maria Grazia Maestrelli aveva seguito questo caso di molestie alla Galleria degli Uffizi ed è sconcertata dall'assoluzione dei due uomini in Appello.
Sa che bisogna tutelare le donne dall'esposizione in Tribunale: spesso non ci sono testimonianze, non ci sono prove per dimostrare queste violenze.
Sono storie di potere, queste: storie di impunità, di donne che si sentono isolate e sole racconta la dottoressa Sabbadini.

Poche donne denunciano e poche donne perfino ne parlano con le amiche: si denuncia di meno se sei disoccupata, se sei precaria, se lavori come indipendente.
Servirebbe una norma specifica per questi reati, per questi ricatti nel mondo del lavoro e serve rompere il silenzio, come successo in America.

Nei luoghi di lavoro c'è una sproporzione di potere tra uomini e donne: quasi sempre chi comanda sul lavoro è un uomo – racconta Concita De Gregorio.

Nel 2016 ci sono state 4000 denunce per violenze sessuali: ma i casi sono stati molto di più, l'Istat ci dice che i casi sono molti di più.
Come mai le donne non denunciano?

Perché di fronte ad un giudice, maschio magari, le donne sono costrette a ripetere la violenze. Perché spesso non vengono credute. Perché poi devono dimostrare di aver fatto tutto il possibile per evitare la violenza. Perché spesso nel processo sono le donne che diventano i colpevoli, non l'uomo.
Il problema di questi processi sono i pregiudizi ancora vivi dentro le aule di un Tribunale e dentro la società: si chiede alla vittima se avesse bevuto, come era vestita, che rapporti aveva col molestatore.

Non basta fermarsi all'attendibilità della denuncia: la vita delle donne viene passata al setaccio.
La giudice Paola Di Nicola ha aggiunto un altro tassello giuridico: servirebbe togliere la prescrizione, allungare i tempi entro cui presentare la denuncia, i giudici devono poter sentenziare che c'è stata violenza solo perché non c'è stato consenso.
Servono nuove leggi e una nuova maturità dentro la società.

Ci sono uffici giudiziari subissati dalle denunce, col rischio che si accumulino e si arrivi a situazione di prescrizione: il procuratore di Tivoli ha mostrato alla giornalista tutti i faldoni su maltrattamenti, persecuzioni ..
Serve arrivare rapidamente a sentenza, tutelare le vittime, che sono vulnerabili (evitare una seconda offesa in Tribunale): a Tivoli hanno fatto un protocollo di intesa tra Procura e Tribunale, per questi reati.
Servono spazi idonei per ascoltare le testimonianze delle donne, che poi vanno seguite da psicologi dell'ASL, in modo che le donne abbiano un primo approccio garantito con le istituzioni.

L'inchiesta di Firenze sui carabinieri.
A Firenze due studentesse sarebbero state violentate da due carabinieri nel settembre passato: le domande che hanno subito dagli avvocati difensori sono degradanti, assolutamente inutili per cercare di capire come siano andate le cose.

Dopo averle accompagnate a casa, entrate nel portone, i due carabinieri volevano entrare in casa: sarebbero state aggredite fuori dall'ascensore, vicino la porta di casa.
Sono state sottoposte ad esami da tre ospedali diversi, hanno dovuto ripetere la storia tre volte e poi anche di fronte al PM.
Un calvario durato un'intera giornata: nell'udienza di fronte al GIP hanno dovuto rispondere alle domande degli avvocati difensori, per 12 ore.

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E' la prima volta che viene violentata

Queste le domande che, uno dei due avvocati, ritiene normali.
Un salto indietro di 50 anni:anche il giornalismo italiano in questa storia ha dato il peggio di se, si è inventata la bufala dell'assicurazione anti stupro, le due studentesse sono state trasformate in due ubriacone.

Ma il caso di Firenze non è isolato: Angela Rizzo è un carabiniere del comando provinciale dove lavorano anche i due carabinieri sotto processo: ha denunciato il suo superiore per molestie, ma non si è sentita tutelata, si è sentita piuttosto abbandonata.

Siccome nell'ordinamento militare non esiste il reato di stupro, il maresciallo di Firenze è stato condannato solo per violenze.

Il mondo delle discriminazioni nel mondo dei magistrati: Bellomo è il nome del magistrato che teneva corsi alle candidate magistrati. A queste aveva imposto un preciso regolamento, un codice di condotta che indicava come vestirsi, come comportarsi, non avere fidanzati.
Tutto nero su bianco nel contratto per la borsa di studio.
Il trucco, la borsa, le scarpe, la gonna sopra il ginocchio: di queste donne Bellomo si sentiva come un padre padrone. Non si occupava delle loro competenze, del loro cervello, ma del loro corpo.
Rosa Calvi è una praticante che ha denunciato questo ex Consigliere di Stato: “lei che rapporto vuole avere con me?”
“Non di amicizia, perché l'amicizia è tra pari ..”.

Bellomo abusava del suo potere come magistrato e come uomo.
Una di queste ragazze doveva comportarsi come infiltrata per spiare altre ragazze, su costruzione su Bellomo e di un procuratore di Rovigo.
Se il papà di una studentessa non avesse denunciato Bellomo, questa storia, questo sistema sarebbe andato avanti per altri dieci anni: la figlia di questa persona, dopo essere diventata borsista iniziò ad avere dei problemi, era dimagrita, si era chiusa, aveva chiuso perfino Facebook.
Tutto per le pressioni del consigliere di Stato, che raccontava negli articoli delle riviste della sua scuola le storie personali che aveva con le studentesse.
La vita personale rovinata da questa persona che oggi è stato destituito dal Consiglio di Stato, ma la sua scuola è ancora aperta.

Ma quanti anni ci sono voluti per fermare questa storia? Perché nessuno è intervenuto prima? Perché in Italia abbiamo ancora molto da fare per toglierci di mezzo vecchi pregiudizi contro le donne.

Non è normale fare battute sessuali e nemmeno fare avances esplicite. Non è normale, anzi è reato fare sesso in modo non consenziente.
Non è normale tenere un atteggiamento di omertà, da parte dei maschi che sanno, che vedono queste cose e non fanno nulla.
In Italia è come se ragazzi e ragazze fossero cresciuti in ambienti diversi, in mondo diversi: Educazione sessista è il libro di Irene Biemmi, docente di pedagogia.
Già dai banchi di scuola crescono le discriminazioni, dove i maschi svolgono un lavoro, nei libri di testo, mentre le donne sono segregate a casa o al massimo possono fare le maestre.

Come in tanti altri problemi, si deve ripartire dalla scuola pubblica: correggere le diseguaglianze sociali, mentre invece oggi si normalizzano queste diseguaglianze di genere.
L'Europa ha redarguito l'Italia per queste discriminazioni nei libri di scuola: chissà se i tanti difensori dell'Europa ne terranno conto.

In America l'impatto del caso Weinstein è forte anche dal punto di vista politico.
E in Italia?
Time's up?
La parità di genere è un problema oltre che sociale, anche economico.