Nessuno io mi chiamo; nessuno è il nome che mi danno il padre e la madre e inoltre tutti gli amici
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29 marzo 2019
Come si viaggia sui treni dei pendolari
Ieri sul tardo pomeriggio, due convogli di Trenord si sono scontrati appena fuori la stazione di Inverigo: un semaforo non visto dal macchinista e l'assenza di un sistema di frenata sofisticato hanno portato allo scontro che per fortuna ha causato solo pochi feriti.
Oltre alle ripercussioni sul servizio: ritardi ieri sera e disagi (hai voglia a parlare di mezzi sostitutivi).
Rimane una brutta sensazione, visto che tra qualche giorno ci dimenticheremo di tutto, non noi pendolari certo, quelli che viaggiano in piedi per buona parte del viaggio, quelli che sono stipati nei vagoni o sulle scale tra i due piani delle carrozze.
La brutta sensazione che questa volta è andata più o meno bene. Che potrebbe ricapitare. E che tra qualche giorno ci dimenticheremo tutto.
E torneremo a parlare delle grandi opere, delle infrastrutture che mancano, che non possiamo uscire di casa, che la sicurezza signora mia ..
25 gennaio 2019
La strage di Pioltello
Un anno fa presso la stazione di Pioltello, alle porte di Milano, un convoglio di Trenord usciva dai binari, due carrozze finivano accartocciate causando la morte di 3 persone e 49 feriti.
Passato un anno dalla strage di Pioltello, quello che sappiamo è che la causa più probabile è stata una zeppa messa sotto un giunto come riparazione temporanea, in attesa di lavori di manutenzione mai fatti. Che ci fossero problemi su quel tranno di linea in gestione a RFI era noto almeno da qualche mese.
Le tre persone morte erano tre donne che dalla provincia si muovevano verso Milano per lavoro: si può morire per un discorso di carenza di manutenzione in questo paese dove si invocano maggiori infrastrutture (a breve la regione stanzierà 400 milioni per una nuova autostrada tra Cremona e Mantova che affiancherà un tratto dell'incompiuta Tirreno Brennero), interi schieramenti si mobilitano per il TAV in val di Susa e poi abbiamo ancora linee a binario unico poco sicure.
Di treni pendolari si parla solitamente o quando c'è un incidente o quando c'è uno sciopero.
Ecco, piacerebbe che se ne parlasse tutti i giorni, perché non è normale morire mentre si sta andando al lavoro su un treno.
Passato un anno dalla strage di Pioltello, quello che sappiamo è che la causa più probabile è stata una zeppa messa sotto un giunto come riparazione temporanea, in attesa di lavori di manutenzione mai fatti. Che ci fossero problemi su quel tranno di linea in gestione a RFI era noto almeno da qualche mese.
Le tre persone morte erano tre donne che dalla provincia si muovevano verso Milano per lavoro: si può morire per un discorso di carenza di manutenzione in questo paese dove si invocano maggiori infrastrutture (a breve la regione stanzierà 400 milioni per una nuova autostrada tra Cremona e Mantova che affiancherà un tratto dell'incompiuta Tirreno Brennero), interi schieramenti si mobilitano per il TAV in val di Susa e poi abbiamo ancora linee a binario unico poco sicure.
Di treni pendolari si parla solitamente o quando c'è un incidente o quando c'è uno sciopero.
Ecco, piacerebbe che se ne parlasse tutti i giorni, perché non è normale morire mentre si sta andando al lavoro su un treno.
14 dicembre 2018
Quando si parla di infrastrutture
Questa è una notizia che oggi farete fatica a trovare sulle prime pagine dei giornali: il video inedito andato in onda al TG3 del deragliamento del convoglio di Trenord a Pioltello, con le scintille che escono dai binari.
Ma non c'è solo questo, le scintille al passaggio dei convogli si vedevano anche nei giorni precedenti. Ma il video mostra anche altro: dopo il passaggio dei treni degli operai presumibilmente di RFI andavano a controllare quel pezzo di binario, quello dove era presente pure una zeppa in legno come riparazione provvisoria.
Dunque, RFI poteva sapere dei problemi di quel tratto e forse di altri problemi di altri tratti su altre linee.
Quando si parla di sicurezza si parla anche di questo: la sicurezza di arrivare sicuri e comodi al posto di lavoro.
Quando si parla di infrastrutture si dovrebbe parlare anche di questo: le infrastrutture usate dai pendolari.
Ma non c'è solo questo, le scintille al passaggio dei convogli si vedevano anche nei giorni precedenti. Ma il video mostra anche altro: dopo il passaggio dei treni degli operai presumibilmente di RFI andavano a controllare quel pezzo di binario, quello dove era presente pure una zeppa in legno come riparazione provvisoria.
Dunque, RFI poteva sapere dei problemi di quel tratto e forse di altri problemi di altri tratti su altre linee.
Quando si parla di sicurezza si parla anche di questo: la sicurezza di arrivare sicuri e comodi al posto di lavoro.
Quando si parla di infrastrutture si dovrebbe parlare anche di questo: le infrastrutture usate dai pendolari.
11 giugno 2018
La sicurezza sui treni, Venezia, i pianisti e una scuola romana – Report
Ultima puntata della stagione per
Report: oltre ai soliti servizi (tra cui uno molto interessante sullo
stato di salute dei treni usati dai pendolari) si racconterà la fine
di due vecchie inchieste di cui Report non si è dimenticata (la
rigenerazione di vecchi quartieri e i biberon all'acetilene).
L'anteprima della puntata:
Consumattori e consumattrici di Antonella Cignarale
Compra, consuma e butta via: il modello
attuale di consumo di cibi e prodotti non è più sostenibile.
E' il modello della grande
distribuzione che ha il potere di imporre il prezzo di frutta e
verdura ai contadini, il modello dei centri commerciali aperti tutti
i giorni perché business is business (e poco importa che non ci crei
un vero servizio aggiuntivo e nemmeno nuovi posti di lavoro).
Un modello che non è nemmeno
sostenibile dal punto di vista ecologico e ambientale, per tutte le
merci che si spostano (su gomma) per il paese, per la massa di
plastica prodotta e gettata via per imballare le merci.
C'è forse un'alternativa, che va
studiata e di cui ci parlerà stasera Antonella Cignarale
Vivere senza supermercato si può? Certo, c’è chi si autoproduce il detersivo con l’acido citrico ed il percarbonato di sodio e ordina la spesa online sul sito dell’azienda agricola locale. C’è anche chi non si accontenta e cerca di aggirare lo strapotere della grande distribuzione aprendo il proprio supermercato autogestito: consumatori e fornitori insieme. Si può decidere anche di finanziare direttamente l’azienda agricola locale e poi raccoglierne i frutti o anche no, se l’annata va male. Certo è un rischio, e il vantaggio? Essere certi della genuinità di ciò che si mangia. E poi ci sono i mercati biologici contadini, i produttori si autocontrollano a vicenda per garantire la qualità di ciò che vendono al consumatore, anzi lo invitano pure a visitare le aziende. E se fosse anche un modo per produrre meno sprechi?
Lo stato di salute dei treni
italiani
E' notizia di
questi giorni il parziale dietro front del ministro Toninelli sulle
grandi opere (e chissà, anche sulla TAV): il cemento è un ottimo
volano per l'economia.
E così la classe
dirigente di questo paese ha puntato sulle autostrade e sull'alta
velocità: tutto bello, poter arrivare a Roma o Napoli in poche ore;
aver finalmente completato (con una sforbiciata) la Salerno Reggio
Calabria; avere dei collegamenti che legano assieme i porti del sud e
del nord col resto del paese.
Ma ci sono anche
quelli che, come me, prendono il treno tutti i giorni per tratte più
brevi, per arrivare al lavoro: qual è lo stato di salute dei treni
italiani?
L'inchiesta di
Giovanna Boursier prende spunto dall'incidente
al convoglio di Trenord del 25 gennaio a Pioltello: nel
deragliamento del treno sono morte tre donne, Pierangela Tadini
residente a Vanzago, Giuseppina Pirri che si era trasferita a vivere
Capralba, Ida Maddalena Milanesi che lavorava all'ospedale
neurologico Carlo Besta.
Quali sono state
le cause dell'incidente? Un problema ai binari? Una fatalità? Un
problema al convoglio?
Ad oggi non
sappiamo ancora niente: diversamente dal tema sicurezza (dei
capitreno, per i casi di aggressione), il tema sicurezza nei
confronti dei passeggeri non sembra essere così urgente per regione
e Trenord, la società dei trasporti regionali a metà con
Trenitalia.
I binari
(in gestione a RFI in quel tratto) sono custoditi in un deposito dove
piove dentro, dove stanno arrugginendo. I vagoni in un altro deposito
di Trenord. L'indagine ministeriale
per il momento è “segreta” e qualche documento è sparito (un
classico, nelle inchieste in questo paese).
Su Raiplay
potete trovare un'anticipazione, che parte proprio con le immagini
dell'incidente e con le parole del sindaco di Brignano Gera D'Adda:
“c'è una rabbia di fondo, trovo veramente inconcepibile morire su
un treno di pendolari che deraglia”. Ad oggi, ai sindaci dei paesi
colpiti dal lutto, non è arrivato alcun segnale né da Trenord né
da Trenitalia.
Gli inquirenti
stanno accertando se la causa del disastro sia nell'usura dei
carrelli e dei vagoni (il 40% ha più di 40 anni) oppure se il
problema è nel binario che si è rotto. La foto della tavoletta
messa sotto in giunto, proprio dove si è spezzato ha fatto sorgere
tanti dubbi.
Quando è stata
messa e da chi?
Un addetto alla
manutenzione della linea, che si è fatto intervistare senza mostrare
il volto, ha spiegato come quelle tavolette siano messe per tenere a
livello il giunto, per evitare che si spezzi.
Si vede che quel
giunto era consumato, logorato e la tavoletta serviva per rimandare
la vera manutenzione, normalmente entro una settimana.
Non esistono
provvedimenti dall'Agenzia per la sicurezza del trasporto ferroviario
in cui si parla di tavolette – ammette il direttore Amedeo
Gargiulo: loro vigilano e basta, gli interventi in sicurezza li fa
RFI.
C'è poi il tema
della puntualità, dei treni soppressi, delle cancellazioni per
troppi ritardi che pure mette a dura prova la pazienza dei pendolari.
Come i treni
annunciati all'ultimo minuto
La scheda del
servizio: Buon
viaggio di Giovanna Boursier, in collaborazione di Ilaria
Proietti e Greta Orsi
Il 25 gennaio il treno regionale partito alle 5.32 da Cremona e diretto a Milano deraglia appena passata la stazione di Pioltello, con 350 pendolari a bordo. Muoiono tre donne e i feriti sono circa 50. Nel punto dove comincia il deragliamento, 800 metri prima di Pioltello, si è rotto un pezzo di rotaia di 23 cm e dalle foto si vede una tavoletta di legno messa sotto. La procura indaga otto persone per disastro colposo: compreso l’amministratore delegato di RFI (società del gruppo FS Italiane che detiene la rete ferroviaria e cura la manutenzione e l’esercizio dei binari) e quello di Trenord, la società di Trenitalia e Regione Lombardia che ha la proprietà delle carrozze che componevano il convoglio. Indagati anche quattro tecnici della manutenzione. Finora gli esami sui carrelli dei vagoni non hanno individuato difetti, mentre quelli sui binari devono ancora cominciare, anche perché sono spariti i documenti di immatricolazione del giunto. Giovanna Boursier prova a capire cosa è successo e in che condizioni viaggiano i quasi tre milioni di pendolari italiani che ogni giorno prendono il treno per recarsi al lavoro: il problema è sempre quello della manutenzione e dei controlli carenti, nonostante finanziamenti per miliardi di euro.
Vivere a Venezia
Venezia è una bella città ma non ci vivrei mai – è uno dei
luoghi comuni sulla città della laguna e delle gondole. Luogo comune
che ha dentro un pizzico di verità: la città del marmo, delle calle
e dei palazzi maestosi sta trasformandosi in una Disneyland per
turisti.
Almeno finché ci sarà qualcosa di visitare.
Tutto è pensato per il turista che deve fare il suo giro
predefinito, vedere quei monumenti, quelle piazze, comprare qualche
souvenir e poi andarsene via.
Un modello poco lungimirante e tendenzialmente poco sostenibile:
dobbiamo salvare Venezia da quanti la stanno considerando una gallina
dalle uova d'oro da spennare ora e subito.
L'anticipazione su Raiplay:
calle piene di turisti dove i negozi per i veneziani sono stati
sostituiti quasi ovunque da negozi con souvenir: ormai è diventato
tutta Cina, racconta il signor Armando, venuto qui nel 58. Molti
commercianti, per soldi, hanno ceduto le loro attività ai cinesi.
Dei tremila esercizi commerciali mappati, solo 450 sono per i
residenti.
Non solo: l'ex Teatro Cinema italiano, un esempio di architettura
neogotica, è stato trasformato grazie alle varianti urbanistiche del
comune, un supermercato.
E il sindaco Brugnaro?
I privati possono fare quello che vogliono – spiega: però anche
con gli edifici pubblici il comune di Venezia si è dimostrato poco
interessato a difendere l'interesse comune.
L'ex casa di riposo, in un palazzo storico del comune, è stata
affittata ad un privato che ne farà un albergo, con una variante che
è arrivata subito.
Da una parte il comune dice basta a nuovi alberghi, dall'altra ha
riempito la delibera con così tante deroghe che si può fare quello
che si vuole.
Basta pagare.
La scheda del servizio: Venicetown
di Claudia Di Pasquale, in collaborazione di Ilaria Proietti e Eva
Georganopoulou
Venezia è una città unica al mondo, la bellezza dei suoi palazzi, dei suoi canali, delle sue calli attrae ogni anno fino a trenta milioni di turisti. Tutta l'economia della città ruota intorno al turismo. Ogni spazio viene trasformato in un bar, un ristorante, un negozio di souvenir, un albergo. Di negozi per i residenti invece ce ne sono sempre meno, anche perché gli abitanti sono passati dai 175 mila dei primi anni ‘50 ai circa 53 mila di oggi. Quasi quanti sono i posti letto per i visitatori. Il turismo è una risorsa, ma allo stesso tempo sta uccidendo lentamente la città e la sua identità. Cosa resta oggi di Venezia? La facciata, le pietre, ma non l'anima. Cosa stanno facendo oggi le istituzioni per salvaguardarla? E per tutelare quello che è un patrimonio dell'umanità Unesco?
I pianisti che
non esistono (per legge)
Bernado Iovene torna ad occuparsi di lavoro, per una categoria che
esiste, ha un ruolo importante, ma non è riconosciuta e tutelata
come categoria.
La scheda del servizio: La
leggenda dei pianisti accompagnatori di Bernardo Iovene
Il caso dei “pianisti accompagnatori” nei conservatori italiani. Devono avere un repertorio per ogni classe di strumento e sono a carico degli stessi conservatori per 9000 euro l’anno. Una figura indispensabile ma in Italia, a differenza del resto d’Europa, non sono nemmeno previsti come categoria.
Lo strano caso
della scuola di Roma
Lo strano caso di una scuola nel cuore di Roma, che ha sede in un
palazzo storico che ha bisogno di manutenzione, che non può
spostarsi ma nemmeno rimanere.
Paradossi della burocrazia italiana e di un modello dove i poteri
dello Stato non si parlano.
La scheda del
servizio: Aula
con vista di Alessia Marzi
Una scuola nel cuore di Roma. Palazzo Ceva, detto "il Viscontino", dal 1990 offre ai suoi 270 studenti il privilegio di studiare in una cornice d'eccezione: le sue finestre e i suoi terrazzi dominano i Fori Imperiali. Da anni questo stabile è ostaggio di paradossi burocratici. Gli allievi si dovrebbero trasferire in un'altra struttura in cui i lavori però, iniziati 14 anni fa, non sono ancora finiti. A condurre la battaglia per restare è una preside cocciuta che lotta da anni contro tutti e ora anche contro la sindaca Virginia Raggi, che ha bloccato i fondi statali con cui si potrebbero ristrutturare le finestre ed evitare che piova in classe.
Come è andata a
finire?
Gli ultimi due servizi della puntata sono dedicati ad un
aggiornamento di due inchieste: un nuovo modello con cui concepire
la riqualificazione dei quartieri, in cui tutti sono coinvolti, da
finanziare con fondi europei.
E la storia dei biberon all'acetile.
LA
GRANDE SCOMMESSA di Michele Buono
Nel maggio 2017 Report ha simulato un progetto di rigenerazione di Tor Sapienza, un quartiere della periferia di Roma, coinvolgendo scuole, laboratori di ricerca, università, l’associazione dei costruttori del Lazio, investitori e la Commissione Europea, ai cui fondi strutturali si potrebbe accedere per finanziare un progetto del genere. Una strategia possibile anche su scala nazionale. I soggetti coinvolti hanno raccolto la proposta e sono già al lavoro. Ha raccolto la proposta anche il governo della Costa d’Avorio che ha visto un’analogia tra una periferia di una città europea e un paese in via di sviluppo. Ci ha chiesto di collaborare.
Com’è andata a finire?
BIBERON
A TUTTO GAS di Emanuele Bellano
I biberon e le tettarelle usati nei reparti di neonatologia degli ospedali italiani sono da sempre sterilizzati con l'ossido di etilene, un gas la cui cancerogenicità è stata appurata dall'Oms e che nei soggetti esposti è provato che provochi vari tipi di tumore: al cervello, al pancreas, allo stomaco, per esempio, e leucemie. In seguito al processo di sterilizzazione residui di ossido di etilene rimangono sulla gomma e sulla plastica. Dopo il servizio di Report sulla vicenda il ministero della Salute ha emanato una circolare a ospedali e Asl in cui raccomanda, prima di acquistare biberon e tettarelle sterili, di verificare la presenza sul mercato di prodotti sterilizzati con metodi alternativi all’ossido di etilene e, nel caso, prediligere quelli. Un metodo universalmente riconosciuto di sterilizzazione alternativa all'ossido di etilene c'è ed è quello a raggi gamma o beta. Come si stanno comportando Asl e ospedali dopo questa circolare? E il ministero controlla se sia stata recepita.
31 maggio 2017
E' il campanilismo, bellezza
Oggi non vorrei parlare dell'accordo sulla legge elettorale (tedesca, ma che verrà probabilmente modificata all'italiana).
Della voglia di elezioni in autunno per non prendersi alcuna responsabilità sulla manovra (gente responsabile questa).
Di quello che è successo all'Ilva di Taranto (si prendono le aziende per comprarsi impianti e produzione e mandare a casa persone).
Della figuraccia del governo Renzi e di Franceschini sulle nomine dei musei italiani (come diceva Guzzanti, Nella Casa delle libertà facciamo come c... ci pare).
Oggi vorrei parlare di campanilismo, dell'eterna lotta dell'italiano contro gli altri, dell'italiano che vede se stesso, i suoi vicini, la famiglia e poi forse gli altri.
Comune in Brianza che si affaccia sulla linea Trenord per Milano: oltre alla macchina, per andare al lavoro c'è solo il treno e così succede che i parcheggi delle stazioni (non solo in questo comune) siano affollati da stranieri, che occupano i posti riservati agli autoctoni.
Cosa che, agli autoctoni piace poco: così è successo, nei mesi passati, che qualche civile cittadino abbia rigato le macchine dei suddetti pendolari (che usano l'auto per andare in stazione). Denunce fatte ai vigili ma cadute nel vuoto.
Il passo successivo è stato l'introduzione dei cartelli col disco orario: qui si parcheggia solo per due ore, altrimenti multa.
Il comune di questo paese ha sistemato un parcheggio, abbastanza ampio, un po' più lontano dalla stazione. Per il momento ancora libero: ma forse anche qui, come in altri paesi, arriveranno i parcometri, per versare l'obolo per occupazione di parcheggio pubblico.
E la lotta verso chi viene da fuori: perché un comune e la sua giunta dovrebbero occuparsi dei pendolari che vengono da fuori?
Poi succede anche questo.
Stesso treno che porta a Milano, qualche stazione più in là.
Dopo esserci lamentati del comune in lotta coi pendolari che vengono da fuori del mio campanile (lo dico simpaticamente), sale una scolaresca in gita a Milano.
Oddio, i bambini, ma proprio adesso?
Perché non prendete un altro treno?
Così, alla fermata successiva quando i pendolari pendolari, si sono trovati di fronte i pendolari abusivi, i bambini della scolaresca che gli occupavano i posti, alcuni di questi hanno sbottato "ma noi abbiamo il diritto di viaggiare ..".
Al che la maestra "anche noi, abbiamo il biglietto"
E' il campanilismo, bellezza.
Della voglia di elezioni in autunno per non prendersi alcuna responsabilità sulla manovra (gente responsabile questa).
Di quello che è successo all'Ilva di Taranto (si prendono le aziende per comprarsi impianti e produzione e mandare a casa persone).
Della figuraccia del governo Renzi e di Franceschini sulle nomine dei musei italiani (come diceva Guzzanti, Nella Casa delle libertà facciamo come c... ci pare).
Oggi vorrei parlare di campanilismo, dell'eterna lotta dell'italiano contro gli altri, dell'italiano che vede se stesso, i suoi vicini, la famiglia e poi forse gli altri.
Comune in Brianza che si affaccia sulla linea Trenord per Milano: oltre alla macchina, per andare al lavoro c'è solo il treno e così succede che i parcheggi delle stazioni (non solo in questo comune) siano affollati da stranieri, che occupano i posti riservati agli autoctoni.
Cosa che, agli autoctoni piace poco: così è successo, nei mesi passati, che qualche civile cittadino abbia rigato le macchine dei suddetti pendolari (che usano l'auto per andare in stazione). Denunce fatte ai vigili ma cadute nel vuoto.
Il passo successivo è stato l'introduzione dei cartelli col disco orario: qui si parcheggia solo per due ore, altrimenti multa.
Il comune di questo paese ha sistemato un parcheggio, abbastanza ampio, un po' più lontano dalla stazione. Per il momento ancora libero: ma forse anche qui, come in altri paesi, arriveranno i parcometri, per versare l'obolo per occupazione di parcheggio pubblico.
E la lotta verso chi viene da fuori: perché un comune e la sua giunta dovrebbero occuparsi dei pendolari che vengono da fuori?
Poi succede anche questo.
Stesso treno che porta a Milano, qualche stazione più in là.
Dopo esserci lamentati del comune in lotta coi pendolari che vengono da fuori del mio campanile (lo dico simpaticamente), sale una scolaresca in gita a Milano.
Oddio, i bambini, ma proprio adesso?
Perché non prendete un altro treno?
Così, alla fermata successiva quando i pendolari pendolari, si sono trovati di fronte i pendolari abusivi, i bambini della scolaresca che gli occupavano i posti, alcuni di questi hanno sbottato "ma noi abbiamo il diritto di viaggiare ..".
Al che la maestra "anche noi, abbiamo il biglietto"
E' il campanilismo, bellezza.
07 ottobre 2016
Oggi è venerdì
Oggi è venerdì e nonostante sia venerdì il pendolare sò che dovrà comunque iniziare a correre presto.
Sin dalla mattina: siccome è giornata di mercato, il parcheggio normalmente lasciato a noi poveri pendolari che usiamo la macchina per arrivare in stazione, è chiuso.
Rimane il parcheggio della stazione dove, se tardi di cinque minuti, sei costretto a combattere per l'ultimo posto libero con gli altri, giù in fondo, in mezzo allo sterrato.
Di corsa.
E di corsa anche per salire sul treno, alla caccia dei posti di liberi. Che oggi tanto liberi non erano sicché mi sono fatto la mia bella oretta o quasi in piedi.
A Meda, metà viaggio circa, è salita una coppia di signori, con tanto di carrozzina. Sarà stato il caldo, l'affollamento, il fatto che la signora avesse il velo in testo, qualcuno se ne è uscito con la frase "ma statevene a casa..".
Arrivati a Milano, tocca il turno della metro. Sulla gialla, all'altezza di Sondrio, quando la carrozza era ben stipata, sulla anchina si presenta una comitiva di stupendi con professore intenzionata a salire sul convoglio.
Saliamo o non saliamo, prof?
In quei pochi secondi in cui siamo rimasti fermi nell'incertezza, in tanti di noi è venuta la convinzione "se dovessi avere un figlio non lo manderò mai in gita a Milano ...".
Ecco, dopo che ti succede tutto questo .. ma chi se ne frega dei profughi, dei migranti, di mafia capitale, del referendum ..
Se già di prima mattina sei avvelentato col mondo, con quello che ti ruba il posto al parcheggio, con quello che si è seduto sul tren mentre tu sei rimasto in piedi, con quello che predente pure di salire.
PS: a proposito di pendolari e delle loro pene, leggetevi l'intervista a Andrea Franzoso, l'ex funzionario dell'Audit di Ferrovie Nord che aveva denunciato le spese del presidente Norberto Achille.
Lui è rimasto senza lavoro (e senza supporto nemmeno dei sindacati) e il processo contro le spesse pazze chissà come andrà a finire.
Sin dalla mattina: siccome è giornata di mercato, il parcheggio normalmente lasciato a noi poveri pendolari che usiamo la macchina per arrivare in stazione, è chiuso.
Rimane il parcheggio della stazione dove, se tardi di cinque minuti, sei costretto a combattere per l'ultimo posto libero con gli altri, giù in fondo, in mezzo allo sterrato.
Di corsa.
E di corsa anche per salire sul treno, alla caccia dei posti di liberi. Che oggi tanto liberi non erano sicché mi sono fatto la mia bella oretta o quasi in piedi.
A Meda, metà viaggio circa, è salita una coppia di signori, con tanto di carrozzina. Sarà stato il caldo, l'affollamento, il fatto che la signora avesse il velo in testo, qualcuno se ne è uscito con la frase "ma statevene a casa..".
Arrivati a Milano, tocca il turno della metro. Sulla gialla, all'altezza di Sondrio, quando la carrozza era ben stipata, sulla anchina si presenta una comitiva di stupendi con professore intenzionata a salire sul convoglio.
Saliamo o non saliamo, prof?
In quei pochi secondi in cui siamo rimasti fermi nell'incertezza, in tanti di noi è venuta la convinzione "se dovessi avere un figlio non lo manderò mai in gita a Milano ...".
Ecco, dopo che ti succede tutto questo .. ma chi se ne frega dei profughi, dei migranti, di mafia capitale, del referendum ..
Se già di prima mattina sei avvelentato col mondo, con quello che ti ruba il posto al parcheggio, con quello che si è seduto sul tren mentre tu sei rimasto in piedi, con quello che predente pure di salire.
PS: a proposito di pendolari e delle loro pene, leggetevi l'intervista a Andrea Franzoso, l'ex funzionario dell'Audit di Ferrovie Nord che aveva denunciato le spese del presidente Norberto Achille.
Lui è rimasto senza lavoro (e senza supporto nemmeno dei sindacati) e il processo contro le spesse pazze chissà come andrà a finire.
26 maggio 2016
#cosedapendolari (una mattinata iniziata male)
Lasciamo perdere per un momento referendum, inchieste, elezioni e varie ed eventuali. Per noi pendolari, i problemi cominciano subito di mattina, quando arriviamo in stazione per andare al lavoro o alla sera, per tornare a casa.
Ieri sera, per l'ennesimo sciopero indetto dai sindacati di base sul nuovo contratto messo sul tavolo da Ferrovie dello Stato (dove si contesta il maggior carico di lavoro), noi pendolari abbiamo avuto l'ennesima mezza giornata di passione: alle 18.00, il primo treno in partenza da Cadorna era stra-stipato.
Non solo è partito in una situazione ai limiti della decenza, ma ha avuto pure delle soste intermedia, per motivi non ben chiari, tra Cadorna e Affori. Morale della favora: 20 minuti di ritardo.
Per un viaggio che per molti avveniva in piedi.
Stamattina, il ritardo verso Milano è stato di circa 20 minuti, a causa di problemi con i passaggi a livello (sulla linea di Trenord ce ne sono troppi), con la sorpresina finale: ad Affori, i dipendenti Trenord avevano deciso di controllare le tessere ai tornelli, costringendo i pendolari a passare il badge.
Col risultato che, ai tornelli dell'ATM, per l'ingresso al metrò, si aveva il messaggio "validazione già avvenuta".
Altri sacramenti urbi ed orbi, per una mattinata che cominciava proprio male.
Tutto perché il personale ATM ai tornelli e quello di Trenord non si erano sincronizzati: così raccontava un inserviente di ATM spiegando che l'aveva già detto a Trenord ..
Ecco, il messaggio che vorrei dare ai signori candidati alle prossime elezioni, ai padri riformatori, agli industriali in Confindustria, non dimenticatevi dei piccoli problemi dei pendolari, le piccole cose.
Prima di pensare alle grandi riforme storiche, fate funzionare le cose sui mezzi pubblici.
Ieri sera, per l'ennesimo sciopero indetto dai sindacati di base sul nuovo contratto messo sul tavolo da Ferrovie dello Stato (dove si contesta il maggior carico di lavoro), noi pendolari abbiamo avuto l'ennesima mezza giornata di passione: alle 18.00, il primo treno in partenza da Cadorna era stra-stipato.
Non solo è partito in una situazione ai limiti della decenza, ma ha avuto pure delle soste intermedia, per motivi non ben chiari, tra Cadorna e Affori. Morale della favora: 20 minuti di ritardo.
Per un viaggio che per molti avveniva in piedi.
Stamattina, il ritardo verso Milano è stato di circa 20 minuti, a causa di problemi con i passaggi a livello (sulla linea di Trenord ce ne sono troppi), con la sorpresina finale: ad Affori, i dipendenti Trenord avevano deciso di controllare le tessere ai tornelli, costringendo i pendolari a passare il badge.
Col risultato che, ai tornelli dell'ATM, per l'ingresso al metrò, si aveva il messaggio "validazione già avvenuta".
Altri sacramenti urbi ed orbi, per una mattinata che cominciava proprio male.
Tutto perché il personale ATM ai tornelli e quello di Trenord non si erano sincronizzati: così raccontava un inserviente di ATM spiegando che l'aveva già detto a Trenord ..
Ecco, il messaggio che vorrei dare ai signori candidati alle prossime elezioni, ai padri riformatori, agli industriali in Confindustria, non dimenticatevi dei piccoli problemi dei pendolari, le piccole cose.
Prima di pensare alle grandi riforme storiche, fate funzionare le cose sui mezzi pubblici.
11 maggio 2016
La storia dei Frecciabianca che erano diventati rossi
"Esprimiamo soddisfazione - spiegano Parolini, Rolfi e Girelli - per l'approvazione della nostra mozione durante la seduta odierna del Consiglio Regionale. Dopo l'accordo siglato settimana scorsa, raggiunto a seguito di una serrata trattativa fra la Regione e Trenitalia, il Sì da parte dell'Aula di Palazzo Pirelli conferma e rafforza l'impegno messo in campo dalla Lombardia per salvaguardare i diritti dei pendolari, inizialmente calpestati da decisioni prese unilateralmente dalla dirigenza di Trenitalia". "Si tratta - proseguono - di un risultato di notevole importanza, reso possibile dalla stretta collaborazione venutasi a creare fra gli attori politici e istituzionali, con gli utenti dei Frecciabianca, che dopo le giuste proteste messe in campo nelle passate settimane, hanno ottenuto il riconoscimento della Carta Plus per l'utilizzo dei Frecciarossa".La prosa è alta, degna all'apparenza di un accordo politico in cui i membri eletti in regione danno l'impressione di lavorare per il bene comune.
La realtà, a leggere tra le righe, è che si sia intervenuto post, dopo cioè che Trenitalia aveva deciso di sostituire i treni Frecciabianca con i Frecciarossa.
A discapito dei pendolari che ogni giorno viaggiano sulla linea Verona Brescia Milano.
Trenitalia avrà parlato con la regione prima di prendere la decisione?
E in regione, si sono mossi per aiutare i pendolari oppure solo perché questi ultimi, abbastanza arrabbiati, hanno fatto un sit di protesta a Brescia (e sono pure finiti nel TG regionale)?
E, ancora, come andrà a finire dopo il dicembre 2016?
Forse era il caso di pensarci prima, ai poveri pendolari.
Ma forse si fa più bella figura ad intervenire dopo, con un bell'annuncio sui giornali.
Perché i pendolari, specie se viaggiano su treni stipati, in ritardo, a rischio soppressione, tendono a prenderla male.
06 febbraio 2015
Pochi centimetri di neve
Andate a leggervi i commenti dei
pendolari ai tweet di Trenord, oggi, quando venivano annunciati
ritardi e soppressioni.
Capirete quale sia lo stato d'animo di
chi viaggia in Lombardia, in particolare su certe tratte.
Pochi centimetri di neve sono stati
sufficienti a mettere in crisi la tratta Canzo Asso – Milano: treni
fermi, guasti ai passaggi a livello, insomma una mattinata nera.
Di solito si dice così quando ci sono
scioperi: ecco questa volta bisogna prendersela con l'azienda dei
trasporti che, evidentemente ha qualche problema.
Di manutenzione, di cura delle linee e
del materiale rotabile.
Considerando i soldi pubblici spesi per
opere di dubbia utilità come la Brebemi, viene da chiedersi se in
regione ci sia qualcuno che ha veramente a cuore il trasporto
pubblico.
E mancano pochi mesi ad Expo.
09 dicembre 2013
Le 10 peggiori linee ferroviarie (il dossier di Legambiente)
Il dossier di Legambiente, sulle peggiori linee ferroviarie dei Pendolari:
La Circumvesuviana, la Roma Nettuno, la Padova-Calalzo, la Potenza-Salerno, ma non solo. Legambiente ha elaborato una selezione delle tratte ferroviarie pendolari peggiori d’Italia, tra riduzioni delle corse, lentezza, disservizi e sovraffollamento: una triste classifica presentata oggi dall’associazione ambientalista nell’ambito della sua campagna Pendolaria, dedicata alla mobilità sostenibile e ai diritti di chi ogni giorno si sposta in treno.Colpa dei tagli al trasporto pubblico locale da parte dello stato, di Trenitalia e delle regioni:
La mobilitazione coinvolge tutte le Regioni italiane per chiedere più treni per i pendolari, nuove carrozze e servizi migliori. Perché la vita dei pendolari, purtroppo, non migliora e il futuro si fa sempre più incerto. Anche quest’anno, infatti, a fronte di tagli del servizio e aumenti del prezzo dei biglietti in diverse regioni, i disagi per i fruitori del trasporto pubblico su ferro sono su molte tratte aumentati, complici governo e amministrazioni regionali che non hanno investito in attenzione e risorse per i treni pendolari.
“Per quei tre milioni di cittadini che ogni giorno prendono il treno per andare a lavorare la situazione diventa ogni giorno più difficile - dichiara il vice presidente di Legambiente Edoardo Zanchini -. Eppure di quella che è una vera e propria emergenza nazionale, la politica non sembra intenzionata a occuparsi. Negli ultimi anni il servizio in larga parte delle Regioni è andato peggiorando per la riduzione delle risorse e l’incertezza sul futuro, per cui i treni sono sempre più affollati, spesso in ritardo e con le solite vecchie carrozze. Per chi si muove in treno ogni giorno la situazione è spesso disperata, con le situazioni peggiori che si vivono in Campania, Veneto, Piemonte, Lazio.
11 novembre 2013
Treni a bassa velocità
La settimana scorsa c'è stato un grave incidente sulla linea per Bergamo delle Trenord: una ambulanza è stata investita da un treno locale, mentre attraversava i binari. Le sbarre si erano alzate nel momento sbagliato: colpa di un errore umano, hanno anticipato i telegiornali.
Nella Lombardia del 2013, è possibile che non ci siano automatismi, controlli e che sia tutto affidato all'uomo (sempre che sia vera l'ipotesi della responsabilità umana).
Ancora una volta dobbiamo sperare che sia un'inchiesta della magistratura a fare luce su eventuali malfunzionamenti o inefficienze delle nostre linee ferroviarie, quelle dove si spostano ogni giorno migliaia di persone (e che anche incrociano anche le strade degli automobilisti).
Nel passato ci sono stati altri episodi di problemi ai passaggi a livello, anche su altre linee di Trenord: problemi che hanno costretto i convogli a viaggiare a vista, quando passavano nelle città, con la conseguenza di accumulare ritardi.
Perché anche questo è nella vita del pendolare: sapere a che ora parti alla mattina ma non sapere quando si arriverà al lavoro, o a casa la sera.
Oggi sul FQ c'è un articolo proprio sui pendolari e sulle loro esperienze di viaggio
Pendolari KO: meno linee, più soldidi Vincenzo Iurillo, Roberto Morini, Tommaso Rodano, Francesco Tamburini, Giulia Zaccariello
Sono almeno 2 milioni e 903 mila (secondo il rapporto Pendolaria di Legambiente). Sono i pendolari italiani. Quanti gli abitanti di una metropoli. Ma loro passano buona parte delle loro giornate sui treni, pullman, bus. Non per sfizio, ma per andare a lavorare. Intanto a causa della crisi e della cattiva politica si registrano tagli del 10-15 per cento ai servizi. E corrispondenti aumenti a botte del 10-20 per cento l’anno (l’ultimo è stato annunciato da Trenitalia proprio nei giorni scorsi). Ma dimenticare i pendolari non significa soltanto spreco di denaro e ricadute enormi sull’inquinamento e il traffico delle città. Significa “rubare” a donne, uomini e molti giovani fino a mille ore l’anno. Cinquanta giorni trascorsi su treni e pullman, talvolta indecenti. Tempo sottratto alla vita. Ecco come vivono i pendolari italiani sulle linee più famigerate.
1. Milano-Novara, impresa salireMilano, stazione di Piazza Repubblica. Chi sceglie di pagare il biglietto con la carta di credito si mette in coda, perché solo una delle quattro macchinette presenti accetta le carte magnetiche. "Sono rotte da una vita”, dice uno dei ragazzi in fila. Ecco il biglietto da visita. Sono passate da poco le 18 e sta per arrivare, con cinque minuti di consueto ritardo, il treno della linea suburbana S6, l'incubo di tutti i pendolari che vivono sul tragitto che va da Milano a Novara e lavorano nel capoluogo lombardo. Ancora prima che il convoglio si fermi, la folla si è già divisa in gruppetti in corrispondenza delle porte, con la speranza di ottenere un posto a sedere oppure, più realisticamente, almeno di riuscire a salire. "Cinque minuti di ritardo non è niente, siamo abituati a ben peggio, come le cancellazioni", spiega Patrizia, impiegata di Magenta. Saliti a bordo, i pendolari tirano un sospiro di sollievo. Ma è ancora presto per rilassarsi. Tutti i posti a sedere sono occupati dai primi fortunati e la gente si ammucchia vicino alle porte e sugli scalini bloccando il passaggio. Basta il minimo imprevisto per fare scatenare litigi. A ogni fermata, intanto, i passeggeri sono sempre più numerosi. E ai pendolari che lavorano a Milano si aggiunge, alla fermata Villapizzone, un fiume di studenti universitari del Politecnico. A un tratto buio: si spengono le luci del vagone. Qualcuno è stupito, ma la maggior parte dei passeggeri non batte ciglio. L’importante è arrivare. Vivi.
2. Milano linea 91, il lusso di respirareLunedì mattina, ore 8.00. Ventidue persone alla banchina tra Viale Romagna e Piazzale Susa aspettano la 91, l'autobus che attraversa Milano passando attorno al centro, lungo la circonvallazione esterna. Il bus arriva puntuale, ma prima di partire è già pieno. Al punto che buona parte dei presenti non riesce a salire. Peggio della metro di Tokyo. C'è anche una ragazza con un figlio neonato. Rinuncia. Piazza Piola, scende un gruppo di studenti universitari del Politecnico e si torna a respirare. Ma la tregua non dura molto. L’autobus inizia a percorrere la circonvallazione e comincia a riempirsi di nuovo: salgono uomini in giacca e cravatta, ma anche studenti e molti stranieri. Tra questi c’è una donna indiana che aiuta il figlio a ripassare l’ultima lezione di inglese. Fino a quando il mezzo è talmente affollato da non riuscire a tenere aperto il quaderno. E scatta il battibecco. “Può spostare il braccio?”, dice rivolgendosi a un signore, che risponde visibilmente infastidito: “Non è colpa mia, mi spingono per provare a salire”. Ordinaria amministrazione sulla linea 90-91.Da qui in poi è sempre peggio. Piazzale Lugano: una ragazza prova comunque a salire con un passeggino. Inizia così un vero lavoro di squadra per aiutarla, con due giovani che prendono le ruote davanti e un altro che fa spazio. Altre fermate, ma decine di persone guardano sconsolate il bus passare, restano sul marciapiedi. Arriveranno tardi.Le altre storie le potete trovare sull'articolo del Fatto Quotidiano.
22 marzo 2013
Lo sciopero perfetto
Oggi è l'ennesima giornata di passione per i pendolari e, in generale, per gli utenti del trasporto pubblico.
Oggi è la giornata dello sciopero perfetto.
I lavoratori e i sindacati si lamentano del mancato rinnovo del loro contratto da cinque anni.
Le aziende di trasporto pubblico, del fatto che le regioni e lo stato hanno tagliato i trasferimenti per la loro parte .
Le regioni si lamentano con lo stato.
Lo stato, cioè il governo, si deve appellare alla spending review e agli accordi con l'Europa (firmati tra l'altro, da un precedente governo).
Tutti hanno la scusa pronta: è lo sciopero perfetto. Siamo noi pendolari che la prendiamo in quel posto.
E anche chi lavora nel settore, messo in mezzo tra la rabbia dei pendolari e le aziende di trasporto.
Oggi è la giornata dello sciopero perfetto.
I lavoratori e i sindacati si lamentano del mancato rinnovo del loro contratto da cinque anni.
Le aziende di trasporto pubblico, del fatto che le regioni e lo stato hanno tagliato i trasferimenti per la loro parte .
Le regioni si lamentano con lo stato.
Lo stato, cioè il governo, si deve appellare alla spending review e agli accordi con l'Europa (firmati tra l'altro, da un precedente governo).
Tutti hanno la scusa pronta: è lo sciopero perfetto. Siamo noi pendolari che la prendiamo in quel posto.
E anche chi lavora nel settore, messo in mezzo tra la rabbia dei pendolari e le aziende di trasporto.
17 novembre 2011
Il diavolo è nelle piccole cose, come ì ritardi
Il diavolo è nelle piccole cose, come ì ritardi.
Il mio treno, oggi, (numero 1622 delle Trenord, linea Canzo Asso, partenza da Asso alle 7.06) è arrivato con 15 minuti di ritardo a Milano, come succede oramai ogni giorno dalla fine di ottobre.
Alla mia fermata, Arosio, il convoglio arriva già con 4-5 minuti di ritardo ogni giorno (dopo una mezz'ora di viaggio): ritardi che non vengono recuperati nel corso del viaggio.
Quali le cause? Il numero di passeggeri che in autunno aumenta: colpa dei primi freddi (un evento imprevisto?) e dell'inizio dei corsi universitari (altro evento imprevisto?).
Ma ad intoppare orari e tabelle ci si mettono di mezzo anche le piccole cose: da giorni alcune porte del treno non si chiudono bene e ad ogni fermata il capotreno deve fare più tentativi di chiusura per partire in sicurezza, quando non deve addirittura scendere e controllare.
Si perdono pochi minuti ogni volta che alla fine portano a ritardo globale.
Questo succede quando si tagliano i soldi per la manutenzione (porte che si riparano e poi si rompono di nuovo) e l'ammodernamento dei treni. Dei pendolari come me.
In un paese in cui si parla di produttività (e si vorrebbero tagliare i ponti) e di infrastrutture, non siamo capaci nemmeno di far funzionare bene i treni dei pendolari.
Il mio treno, oggi, (numero 1622 delle Trenord, linea Canzo Asso, partenza da Asso alle 7.06) è arrivato con 15 minuti di ritardo a Milano, come succede oramai ogni giorno dalla fine di ottobre.
Alla mia fermata, Arosio, il convoglio arriva già con 4-5 minuti di ritardo ogni giorno (dopo una mezz'ora di viaggio): ritardi che non vengono recuperati nel corso del viaggio.
Quali le cause? Il numero di passeggeri che in autunno aumenta: colpa dei primi freddi (un evento imprevisto?) e dell'inizio dei corsi universitari (altro evento imprevisto?).
Ma ad intoppare orari e tabelle ci si mettono di mezzo anche le piccole cose: da giorni alcune porte del treno non si chiudono bene e ad ogni fermata il capotreno deve fare più tentativi di chiusura per partire in sicurezza, quando non deve addirittura scendere e controllare.
Si perdono pochi minuti ogni volta che alla fine portano a ritardo globale.
Questo succede quando si tagliano i soldi per la manutenzione (porte che si riparano e poi si rompono di nuovo) e l'ammodernamento dei treni. Dei pendolari come me.
In un paese in cui si parla di produttività (e si vorrebbero tagliare i ponti) e di infrastrutture, non siamo capaci nemmeno di far funzionare bene i treni dei pendolari.
25 ottobre 2011
A proposito delle infrastrutture
Mi sono visto il servizio di Report sulla TAV in Val di Susa, con i NO Tav da una parte (in difesa del territorio) e i pro TAV dall'altra. Sia politici di sinistra (come Fassino) che quelli di destra (come il presidente della Lega , Cota).
Mi hanno colpito le parole del sottosegretario alle infrastrutture Giachino: l'opera serve perchè permette lo scambio di merci tra Lisbona e Kiev
Mi hanno colpito le parole del sottosegretario alle infrastrutture Giachino: l'opera serve perchè permette lo scambio di merci tra Lisbona e Kiev
BARTOLOMEO GIACHINO - SOTTOSEGRETARIO ALLE INFRASTRUTTURE E TRASPORTI
Perché fare la Torino-Lione mi consente di far passare nella pianura piemontese, padana, questo corridoio che parte da Lisbona e va fino a Kiev.
Quindi noi dobbiamo immaginare che avendo questo collegamento a Torino arriveranno le merci che arrivano dalla Spagna, da tutta la Francia, così come a Torino potranno arrivare le merci che arrivano dall’est europeo, dalla Russia, dai paesi comunisti.
EMANUELE BELLANO
Sottosegretario, ma lei davvero pensa che ci saranno delle merci che partiranno da Lisbona e arriveranno a Torino e poi da Torino arriveranno a Kiev o da Kiev partiranno e arriveranno a Torino?
BARTOLOMEO GIACHINO - SOTTOSEGRETARIO ALLE INFRASTRUTTURE E TRASPORTI
Senta, questo capiterà perché le vie di trasporto sono come i fiumi: laddove lei crea un letto passa l’acqua. E’ chiaro?
MARCO PONTI – DOCENTE DI ECONOMIA DEI TRASPORTI POLITECNICO DI MILANO
Ma cosa vuole mai che scambi Lisbona con Kiev? Voglio dire. E’ solo perché sono allineati con un colpo di pennarello. I mercati non funzionano così, funzionano per modello gravitazionale: se c’è tanta domanda, magari di breve raggio, lì occorre costruire. Su quelle distanze lì non ha nessun senso, nessun treno andrà mai da Lisbona a Kiev, né per le merci, né per i passeggeri.
EMANUELE BELLANO – FUORI CAMPO
Il dato è che non si potenzia quel che già c’è e servirebbe, ma si costruisce qualcosa che si immagina un domani possa servire.
(ci sono ancora paesi comunisti all'est?)
Insomma, questa grande opere che costa 20 miliardi, che potrebbe essere utile (per le previsioni dei pro tav sui flussi merci), deve essere fatta. Aumenterà il PIL: poco importa che non ci sono soldi per i pendolari, come me, che ogni giorno sperimentano ritardi, disservizi, specie nei mesi autunnali e invernali.
Io, che ogni giorno vado al lavoro, e che con i ritardi perdo un pezzo della mia produttività, non aumento il PIL.
Bucare le montagne, militarizzare una valle, spendere risorse per blindare il cantiere, aumenta il PIL.
Insomma, questa grande opere che costa 20 miliardi, che potrebbe essere utile (per le previsioni dei pro tav sui flussi merci), deve essere fatta. Aumenterà il PIL: poco importa che non ci sono soldi per i pendolari, come me, che ogni giorno sperimentano ritardi, disservizi, specie nei mesi autunnali e invernali.
Io, che ogni giorno vado al lavoro, e che con i ritardi perdo un pezzo della mia produttività, non aumento il PIL.
Bucare le montagne, militarizzare una valle, spendere risorse per blindare il cantiere, aumenta il PIL.
EMANUELE BELLANO
Questi stessi soldi che possono essere impegnati per fare la Tav potrebbero essere impegnati per risolvere tutta una serie di mancanze, di deficienze infrastrutturali al sud. Il fatto che per spostarsi da Bari a Matera in treno ci vogliano quasi due ore, perché non impegnare lì questi soldi che si spendono per la Tav?
BARTOLOMEO GIACHINO - SOTTOSEGRETARIO ALLE INFRASTRUTTURE E TRASPORTI
Ma lì, lì saranno importanti, ma quando avremo le risorse, oggi dal punto di vista economico non mi sposta una virgola di Pil.
EMANUELE BELLANO
Però i soldi sono quelli, se li impegniamo per la Tav…
BARTOLOMEO GIACHINO - SOTTOSEGRETARIO ALLE INFRASTRUTTURE E TRASPORTI
Senza la Tav il Paese crescerà di meno e non avrà le risorse per collegare il sud. Le è chiaro?
No, che non mi è chiaro: commentava in chiusura del servizio la Gabanelli
Si può fare una considerazione: in un momento come questo ha più senso, è più logico, investire dei soldi per creare occupazione, oppure metterli
in un tunnel che in futuro trasporterà più velocemente delle merci prodotte a Kiev o a Lisbona, ma non è detto. Perché se su quella tratta non ci sarà abbastanza traffico ferroviario i costi del finanziamento, cioè i 20 miliardi che servono per realizzare la Torino-Lione, li dovrà mettere lo Stato. Cioè i nostri figli che oggi sono disoccupati. Forse è il caso di rivedere l’intera questione oppure fornire elementi, informazioni più convincenti.
15 dicembre 2010
Complimenti
Appena partito il nuovo orario dei treni ha subito scatenato un mare di polemiche. A cominciare da quelle di Legambiente e dei comitati dei pendolari che denunciano ritardi e disservizi lungo molte tratte che collegano Milano alle altre province. L'indiziato numero uno è il nuovo Malpensa Express, il servizio che da tre giorni collega con 51 corse regionali la stazione Centrale con lo scalo varesino. Per fare spazio a questi treni altri convogli pieni di pendolari sarebbero stati "rallentati"."I più penalizzati sono quelli che arrivano da Lecco e da Como - ha spiegato Dario Balotta dell'associazione ambientalista - costretti a passare per la linea di cintura per lasciare spazio ai nuovi treni nel tunnel diretto tra Greco e Garibaldi". Il treno proveniente da Lecco - numero 10549 - in partenza alle 6.34 del mattino, fino all'11 dicembre arrivava a Porta Garibaldi alle 7.36. Adesso deve fare il giro "largo" della cintura ferroviaria e arriva alle 7.42. Sei minuti in più difficili da digerire per chi ogni giorno sale su quelle carrozze per entrare a Milano a lavorare o a studiare. [Repubblica]
Complimenti, ai signori in Trenitalia, ai signori in regione Lombardia. Quelli dei proclami, degli slogan e delle inaugurazioni.
10 maggio 2010
Tranquilli, è solamente lunedì
04 marzo 2010
Storie di ordinaria follia - pendolari in Lombardia
Milano.
Sono 900 mila, 350 mila solo quelli che arrivano alla stazione di Cadorna,i pendolari che ogni giorno entrano a Milano per lavorare. I loro disagi, soprattutto ritardi e sovraffollamento ma anche la sporcizia, le loro storie e testimonianze sono state raccolte dall'associazione Codici onlus, Centro per i diritti del cittadino, in un dossier dal titolo 'Pendolari: storie di ordinaria follia.' Parlano Elena Brenna, curatrice del dossier, Davide Zanon responsabile sportello Codici Lombardia e Ivano Giacomelli, segretario nazionale Codici Servizio di Angela Nittoli
Dal dossier di Codici:
La “passione” dei pendolari
Il disagio maggiore risulta essere quello dei ritardi cronici con cui
partono e arrivano i treni di LeNord. È sufficiente elencare qualche
segnalazione dell’ultimo anno.
La linea Milano-Asso:
20 Dicembre 2008: si informano i signori viaggiatori che causa guasto
tecnico il treno numero 668 in partenza da Canzo Asso alle ore
17.36 per Milano Cadorna subisce un ritardo medio di circa 25 minuti;
16 Gennaio 2009: si informano i signori viaggiatori che il treno numero
618 delle ore 6.36 da Canzo Asso diretto a Milano Cadorna
causa guasto tecnico nell'impianto di Merone viaggia con un ritardo
medio di 20 minuti circa;
16 Gennaio 2009: si informano i signori viaggiatori che causa guasto
trazione il treno numero 669 in partenza da Milano Cadorna alle ore
18.10 diretto a Canzo Asso subisce un ritardo medio di circa 25 minuti;
20 Gennaio 2009: si informano i signori viaggiatori che il treno numero
10916 delle ore 6.54 da Camnago per Milano Cadorna causa
guasto trazione viaggia con un ritardo medio di 20 minuti circa;
22 Gennaio 2009: si informano i signori viaggiatori che il treno numero
1626 delle ore 8.06 da Canzo Asso diretto a Milano Cadorna
viaggia con un ritardo medio di 18 minuti circa;
29 Gennaio 2009: si informano i signori viaggiatori che il treno numero
1918 da Palazzolo Milanese delle ore 7.37 diretto a Milano Cadorna
viaggia con ritardo medio di 18 minuti circa;
10 Aprile 2009: si informano i signori viaggiatori che causa incidente
nell'impianto di Mariano Comense i treni della linea Milano-Seveso-
Asso viaggiano con un ritardo medio di 45 minuti circa ciascuno;
25 Maggio 2009: si informano i signori viaggiatori che il treno numero
10975 delle ore 18.53 da Milano Cadorna per Camnago viaggia con un
ritardo medio di 18 minuti circa.
Ritardi, sovraffollamento delle carrozze, sporcizia, porte guaste, treni
con poche carrozze, stazioni fatiscenti e scioperi sembrano non bastare.
A chiudere la lista nera delle peculiarità che contraddistinguono il
trasporto ferroviario lombardo ci vengono segnalati anche comunicazione
quasi inesistente e, solo in alcuni casi, mancanza di cortesia da
parte del personale delle biglietterie.
Dopo la Milano-Asso, due delle linee più colpite dai disservizi di Le-
Nord sono sicuramente la Milano-Novara e la Milano-Laveno, entrambe
con una particolare attenzione per il tratto Milano-Saronno.
Se prima abbiamo mostrato qualche dato dell’ultimo anno, ora evidenziamo
la stabilità della situazione con alcune testimonianze di questi
primi due mesi del 2010.
La sera del 14 gennaio, il treno 1071 si è rotto alla stazione di
Saronno. Non si è trattato di una novità per i pendolari, che non
hanno ricevuto alcuna informazione dai controllori del mezzo. I passeggeri
di Tradate hanno optato per il successivo treno TAF diretto a
Varese, affollato e con una temperatura insopportabile. Nonostante il
ritardo già accumulato, il treno non è partito immediatamente e nessun
tipo di annuncio è stato dato ai viaggiatori: il TAF è arrivato con 12
minuti di ritardo alla stazione di Tradate, 35 minuti per quei passeggeri
del 1071 bloccato a Saronno per il guasto.
La mattina del 01 febbraio, alla stazione di Castellanza, alle ore
8:00 il cartellone segnala un ritardo di 3 minuti per il treno delle ore
8:11 diretto a Milano, ritardo che sale a 7 minuti alle ore 8:11. Alle
8:20 circa sfreccia il Malpensa Express, con un ritardo di circa 15 minuti,
mentre di quello che doveva essere il treno delle 8:11 per Milano
non c’è ancora l’ombra. Il ritardo sale a 17 minuti e il treno spunta in
lontananza: sono le 8:28 e si arriverà a destinazione con 18 minuti di
ritardo.
Sulla Milano-Novara questa è una mattina come tutte le altre, un po’
come tutte quelle che centinaia di passeggeri devono subire su tutte
le linee gestite da LeNord.
Il giorno 03 febbraio, un altro treno della linea Milano-Saronno
si è rotto ed il 1024 ha fatte tutte le fermate ma solo fino a Tradate.
La sera precedente, il 1071 (di nuovo) non è partito a causa di certi
problemi alle porte, alcune di queste sigillate con il fil di ferro e altre
che non si sono aperte alla stazione di Cadorna, prima della partenza:
i passeggeri sono stati fatti scendere. La giornata si è conclusa con una
porta della carrozza 960-06 che alla stazione di Saronno si è aperta
solo a metà, rimanendo tale fino alla stazione di Tradate: se questa è
sicurezza.
E l’acronimo TLN è presto tradotto: Treni Lenti al Nord. Fossero solo i
ritardi.
28 gennaio 2010
Mistero alle Ferrovie Nord
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Treno delle 7.37 per Milano Cardorna, stazione di Arosio.
Treno in ritardo di 13 minuti:
- potremmo prenderci un caffè ..
- e se poi arriva il treno ??..
E il ritardo aumentava. Gli unici a esultare gli studenti delle superiori: ad ogni aumento di ritardo sul cartellone (15,17,19,20 ..) un grido di giubilo.
Infine l'annuncio: trano fermo a Merone .. arriveranno solo 3 carrozze.
Alle 8.15, arriva il treno: tre carrozze semivuote. Dove sono spariti i pendolari (incazzati) ?
Spariti. Forse risucchiati in un buco temporale come i personaggi di Lost?
Nelle foto, le due immagini più rappresentative delle Ferrovie Nord. Il ritardo (frutto di anni di bassi investimenti, scarsa manutenzione e interesse alle lamentele dei viaggiatori) segnato dal tabellone, e i megaschermi alla stazione di Cadorna.
Inutili.
23 dicembre 2009
Alta velocità - il giorno dopo
Oggi, bis di disagi sui binari della bassa velocità dei treni per pendolari.
Col blocco dell'elettricità dei treni delle Ferrovie dello Stato, tutti i viaggiatori si sono riversati sui treni delle Ferrovie Nord, come il mio.
Trasformato da diretto in treno locale (e dunque costretto a fermarsi a tutte le stazione anche se già pieno), e arrivato a Milano con 35 minuti di ritardo.
Col blocco dell'elettricità dei treni delle Ferrovie dello Stato, tutti i viaggiatori si sono riversati sui treni delle Ferrovie Nord, come il mio.
Trasformato da diretto in treno locale (e dunque costretto a fermarsi a tutte le stazione anche se già pieno), e arrivato a Milano con 35 minuti di ritardo.
Con le persone che si accalcavano per entrare, in compartimenti già ben stivati. Gente che urlava, che spintonava, che aveva un malore per la mancanza di aria e di spazio.
Aveva ragione Moretti (l'Amministratore delegato, non il regista): meglio portarsi dietro cibi e vivande, col gelo e la neve.
Un articolo interessante sullo stato dell'Alta Velocità sul Fatto.
IVAN CICCONI
“VI SPIEGO IL DISASTRO DEI TRENI ITALIANI”
di Sandra Amurri
Aveva ragione Moretti (l'Amministratore delegato, non il regista): meglio portarsi dietro cibi e vivande, col gelo e la neve.
Un articolo interessante sullo stato dell'Alta Velocità sul Fatto.
IVAN CICCONI
“VI SPIEGO IL DISASTRO DEI TRENI ITALIANI”
di Sandra Amurri
Freddo. Pioggia. Neve. Visto che non è estate, le stagioni, almeno quelle, sono normali. A differenza delle Ferrovie, amministrate da un manager da un milione di euro l’anno: in tilt e in un silenzio imbarazzante e bipartisan.
“Moretti fa solo comunicazione e propaganda” sentenzia l’ingegnere Ivan Cicconi, uno dei massimi esperti di infrastrutture. “Nel processo di liberalizzazione del servizio le funzioni sono state separate: la gestione dell’infrastruttura a RFI: il servizio ferroviario a Trenitalia. Due società con due Cda, due amministratori ben retribuiti. Ma nessuno risponde di nulla”.
Ma Moretti, è presidente della holding del gruppo delle Fs, che controlla, per conto dello Stato, l’attività delle 59 società che sono state costituite, tra cui Rfi e Trenitalia al 100% di Fs.
Sì, e poi dice che negli altri paesi sono state cancellate più corse che in Italia. Omettendo che si tratta di cancellazioni programmate di cui gli utenti vengono informati per tempo. Il 70% delle cancellazioni effettuate in Italia sono state annunciate dopo l’orario di partenza del treno. Addirittura, posso testimoniarlo personalmente, accade che un treno venga annunciato in arrivo con ritardo. Uno oblitera il biglietto, poco dopo il treno viene soppresso e non si ha diritto al rimborso perché il biglietto è stato obliterato. Negli altri paesi quando i treni vengono cancellati esiste il rimborso cash. Qui nessun rimborso e se va bene un buono del 50% ma solo per ritardi che superano i 30 minuti. La Corte dei Conti un anno fa ha messo per iscritto parole di fuoco contro il management di Fs, Rfi e Tav. Moretti è il maggior responsabile di questo disastro, ma resta al suo posto, anzi è stato promosso. Merito? Fare parte della casta dei manager lottizzati super pagati e non controllati dalla politica. Non a caso oltre a ricoprire quattro incarichi in Fs, ha anche il tempo per fare il sindaco, come il ministro Matteoli, anche lui sindaco e di Orbetello.
E che dire delle Frecce Rosse, d’Argento che allo stesso costo hanno viaggiato come treni normali?
E nessuno sa che due giorni dopo l’inaugurazione, la galleria dell’Alta velocità Bologna-Firenze, è stata chiusa per problemi di sicurezza e non aveva ancora nevicato. Lo Stato dal 1992 ad oggi ha speso per l’Alta velocità quasi 48 miliardi di euro. Un terzo è venuto dalle varie leggi finanziarie, un terzo da quello che hanno spacciato come finanziamento privato mentre era debito a carico dello Stato, 13 miliardi di euro; il restante dai trasferimenti che ogni anno lo Stato dà a Fs per la sola gestione dei servizi universali che sono stati dirottati sull’Alta velocità in maniera illegittima. Si tratta di circa un miliardo di euro ogni anno da 15 anni a questa parte.
Dicevano che con l’Alta velocità si sarebbero liberate le linee storiche e il servizio potenziato.
Di fatto è successo che gli Espressi e gli Intercity a lunga percorrenza sono diminuiti, sono aumentati i tempi di percorrenza e i prezzi dei biglietti: gli utenti sulla lunga percorrenza infatti sono costretti a prendere una delle due Frecce pagando il doppio. Gli utenti vengono truffati perché pagano sulla loro pelle le inefficienze e i disservizi e tutti i cittadini si ritrovano sulle spalle 4,5 miliardi di euro l’anno, l’equivalente dei trasferimenti dello Stato alle Ferrovie per gestire il servizio in cambio di un servizio pessimo per il 95% dei passeggeri che non prende l’Alta velocità. Su 600 milioni di biglietti staccati ogni anno, infatti, solo 26 milioni sono Freccia Rossa e d’Argento.
22 dicembre 2009
Cronaca di un disastro annunciato
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Sveglia ore 6.00
Scarponi, sciarpa e cappello. E tanta buona volontà, perchè la voglia di rimanere a letto è tanta.
Sono almeno 40 i cm di neve caduti a casa mia: o le catene, o le gomme da neve, o tanta fortuna.
Le strade comunali sono ancora sporche: da ieri sera è passata solo la pala a togliere il grosso. Ma niente spargisale o sabbia.
In stazione arrivo alle 7.45
Il treno precedente, il 7.37 da Arosio (Ferrovie Nord) è partito con 9 minuti di ritardo e arriverà con molto ritardo a Cadorna.
Il treno delle 8.09 è indicato con un ritardo di 20 minuti.
Ma prima si ferma alla stazione di Erba, poi viene sopresso.
In stazione, assieme ad altri pendolari, regna la rassegnazione, la voglia di stemperare la stanchezza, un pò di rabbia, con l'ironia.
"non ci sono i treni di una volta"
Il treno delle 8.37 viene soppresso.
Il treno delle 8.07, finalmente parte da Asso: è la capostazione a darci qualche informazione.
Perchè il sito delle FN è giù.
E l'unico numero di assistenza è a pagamento.
Come Dio vuole, alla fine un treno passa, per Milano: sono le 9.10 quasi e nell'ora e passa di attesa, non uno spargisale.
Arriva il treno, è un TAF.
Sarebbero quelli nuovi, ma sono anche quelli che in inverno si rompono prima.
Infatti si sale e ti accoglie l'aria condizionata. Fredda.
E io come le racconto queste cose? Come fa la gente a crederci, se non sei un pendolare?
Dopo un fermo di 5 minuti in prossimità dei binari di Cadorrna, alle 10.10, sono arrivato.
E questo è solo il principio di una giornata lunga e faticosa.
Scarponi, sciarpa e cappello. E tanta buona volontà, perchè la voglia di rimanere a letto è tanta.
Sono almeno 40 i cm di neve caduti a casa mia: o le catene, o le gomme da neve, o tanta fortuna.
Le strade comunali sono ancora sporche: da ieri sera è passata solo la pala a togliere il grosso. Ma niente spargisale o sabbia.
In stazione arrivo alle 7.45
Il treno precedente, il 7.37 da Arosio (Ferrovie Nord) è partito con 9 minuti di ritardo e arriverà con molto ritardo a Cadorna.
Il treno delle 8.09 è indicato con un ritardo di 20 minuti.
Ma prima si ferma alla stazione di Erba, poi viene sopresso.
In stazione, assieme ad altri pendolari, regna la rassegnazione, la voglia di stemperare la stanchezza, un pò di rabbia, con l'ironia.
"non ci sono i treni di una volta"
Il treno delle 8.37 viene soppresso.
Il treno delle 8.07, finalmente parte da Asso: è la capostazione a darci qualche informazione.
Perchè il sito delle FN è giù.
E l'unico numero di assistenza è a pagamento.
Come Dio vuole, alla fine un treno passa, per Milano: sono le 9.10 quasi e nell'ora e passa di attesa, non uno spargisale.
Arriva il treno, è un TAF.
Sarebbero quelli nuovi, ma sono anche quelli che in inverno si rompono prima.
Infatti si sale e ti accoglie l'aria condizionata. Fredda.
E io come le racconto queste cose? Come fa la gente a crederci, se non sei un pendolare?
Dopo un fermo di 5 minuti in prossimità dei binari di Cadorrna, alle 10.10, sono arrivato.
E questo è solo il principio di una giornata lunga e faticosa.
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