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28 settembre 2022

Gli italiani hanno scelto

 Alla fine gli italiani, la maggioranza relativa, si è fatta abbindolare un'altra volta.

No, niente miracolo italiano o rottamazione con lanciafiamme. E nemmeno un parlamento da aprire con l'apriscatole.

Meloni hanno fatto presa sugli elettori facendo presa sul patriottismo: è finita la pacchia Europa, ora difenderemo anche noi i nostri interessi.

Un argomento facile da usare, non costa niente, non comporta scostamenti di bilancio o nuovo debito. E alla fine, se le cose dovessero andar male, c'è sempre qualcuno con cui prendersela: l'Europa, la sinistra, i radical chic.

E la famosa agenda Draghi, quella che tutti ci invidiano e che solo noi abbiamo?

Faccio mie le parole di Alessandro Robecchi, uno scrittore che il paese lo conosce meglio di molti giornalisti italiani: l'altarino di Mario Draghi santo subito si è, nell'urna dissolto.

E vedremo ora se Meloni e FDI, che all'opposizione hanno guadagnato consensi, proseguiranno con le stesse politiche (di centro destra) del precedente governo o meno.

in ogni caso, poi, all’apparir del vero, tutti quelli che non sono stati a Princeton, né ad Harvard, né seduti ai desk di giornali e televisioni dove si decidono titoli e ospiti, hanno detto la loro, votando. E si è scoperto che quella narrazione era altamente farlocca, molto sovradimensionata, addirittura caricaturale. Da qualunque parte la si guardi, la capacità dei grandi media di descrivere il Paese, di sentirne il polso, di auscultarne battiti e pulsioni, ha fallito miseramente, in modo – visto oggi – che sfiora il ridicolo. Da una parte, un tecnico mandato dalla Provvidenza, incriticabile per definizione e dogma, dall’altra astruse forme di vita senza arte né parte, populisti quando va bene, “scappati di casa”, insulto di moda presso quelli che si credono “competenti”. E si è visto, porelli.

Insomma, delle due una: o si dà ragione a Calenda, e sono tutti populisti tranne lui e grandissima parte dell’informazione; oppure bisogna fare una riflessione sui media tutti, e dire che i sapienti osservatori della realtà hanno osservato un po’ a cazzo, con le loro lenti deformanti, che la realtà era diversa e non l’hanno vista: per cecità, o convenienza, o ordini dall’alto.  

Insomma, avevamo detto basta coi populisti, viva il populismo delle elite, quello per cui il Parlamento è inutile, decide tutto l'uomo solo al comando che non sbaglia mai.

E ora siamo alle prese ancora col populismo che riassume assieme quel sapore antico, dei bei tempi in cui i treni arrivavano in orario e c'era qualcuno che faceva rispettare le regole, col sapore nuovo dell'atlantismo, del patriottismo, del padroni a casa nostra.

Basta solo convincere gli italiani che devono smettere lamentarsi e gridare viva 'o re

27 settembre 2022

Presadiretta speciale elezioni - L'Italia ha deciso

L'Italia ha deciso, questo il titolo della puntata scelto dai giornalisti di Presadiretta per commentare il voto: l'Italia ha deciso di dare fiducia (almeno la maggioranza relativa) a Giorgia Meloni, giovane ex ministra del peggior governo Berlusconi, ex giovane missina, ex politica che guardava con rispetto a Putin e all'atlantismo di estrema destra di Bannon. Oggi fulminata sulla via dell'atlantismo (quello buono, pare), dell'europeismo. Almeno all'apparenza.

Come mai gli italiani hanno fatto questa scelta radicale? I giornalisti di Presadiretta hanno seguito questa campagna elettorale e qualche risposta alla domanda l'hanno trovata.

Se si vuole far parte della storia si deve comprendere la responsabilità di comprendere milioni di persone .. sono le prime parole pronunciata dalla vincitrice di queste elezioni.

Dal 4% nel 2018 è arrivato al 26%, come ha fatto? Difendendo, almeno a parole i balneari, le piccole imprese, che il governo Draghi voleva riformare mettendo a gara le concessioni.
I balneari hanno votato la Meloni, che ha sostenuto la loro battaglia.

Poi ci sono i pescatori, messi in crisi dal rincaro dell'energia: anche loro hanno votato Meloni che ha promesso di occuparsi di loro. Gente che ha votato altro e che ora ha scelto di provare Fratelli d'Italia.

Crosetto, fondatore di FDI era alla cena elettorale, né di destra né di sinistra, l'importante è far vincere l'Italia – raccontava alle persone venute ad ascoltarlo.
Meloni invece era di fronte alla platea di confcommercio: anche a loro ha promesso di non lasciarli soli di fronte ai loro problemi.

Giovani, ascoltati dai giornalisti, raccontavano di voler votare Giorgia, perché “la sentivano vicina, vicina al popolo”. Un faro, per i giovani in cerca di una identità, perfino una identità che sa di vecchio come Dio patria e famiglia.

E che di fronte all'inno di Mameli sono pronti a sbandierare tricolori, a ripetere i versi che parlano di Roma e di vittoria.
La sinistra? Ci sono persone che hanno votato sinistra e hanno visto il partito abbandonare operai e lavoratori.
Da una parte la sinistra che ha fatto della lotta al bau bau la sua cifra elettorale, dall'altra la popolare della Garbatella che vendeva un altro sogno, molto concreto.
Alessandro Campi, politilogo commentava queste immagini: c'è il voto politico nostalgico, ma attorno a questo voto ci sono anche altre persone, ex elettori di sinistra, persone che si sono sentite abbandonate dalla politica, come commercianti e piccoli imprenditori.
La Meloni offre a queste persone l'orgoglio nazionale, come collante per questa comunità che si sente spaventata: un valore retorico ma anche pratico, perché ha funzionato.

Dove ha vinto FDI? Diamanti di You Trend racconta che questo partito ha vinto dappertutto, eccetto poche zone, nelle zone rosse in Emilia o in Campania.
Sia periferie che centro, sia giovani che vecchi (secondo partito tra i giovani, cosa incredibile per un partito che deriva dal movimento sociale).

Il crollo di Salvini.

È finito il tempo del Papeete e dell'uomo solo al comando. Cosa è successo?
Fabio Benetti è un imprenditore ed ex esponente leghista: ha abbandonato il partito a Rovigo dopo aver visto il partito abbandonare il territorio, partito che era presente più sui social che non nella provincia.
All'imprenditore Fabio Benetti non interessano gli sbarchi o il DDL Zan, ma se la sua attività andrà avanti: ora ha dato fiducia a FDI, che in Veneto ha raddoppiato i consensi.

LA Lega è morta per mano di Salvini racconta Giovanni Fava, ultimo sfidante di Salvini al congresso: l'elettore del nord vuole meno stato, mentre la ricetta di tutti i partiti è più stato, compresa la Meloni.
Come è possibile?

Luigi Cardinetti, leghista della prima ora, è a capo di una azienda nel bergamasco: Salvini ha perso di vista i suoi valori, come il federalismo. Bisogna fare un minimo di politica industriale in questo paese.
L'abbraccio col M5S per il reddito di cittadinanza è mal visto da questi imprenditori, che vedono nel reddito solo un incentivo per non lavorare.
Anche in Valle Imagna la Lega ha stancato: basta selfie, basta dirette su tik tok, basta con questi social. Questi imprenditori, questi amministratori locali chiedono autonomia, chiedono aiuto per superare questa crisi.
Il sogno della Padania libera, per la liberazione del nord dal sud fannullone, è stato abbandonato da Salvini e ora gli elettori lo hanno abbandonato.
A Pontida, nel recente raduno, si è risentito parlare di autonomia, indipendenza, libertà: si farà con la Meloni?
“Paroni in casa nostra” diceva Zaia dal palco di Pontida, vale anche se si rischia di mettere in crisi il governo. Cosa farà adesso il segretario, farà cadere il governo di destra che ha appena vinto le elezioni, impuntandosi con la secessione del nord?

I voti, racconta Diamanti, che i voti della Lega si sono travasati verso FDI: questo potrebbe mettere in discussione il futuro governo? La Lega nazionale come progetto è fallito – il commento del politologo Campi – Salvini ha tolto la Lega dal territorio, portandolo nell'universo comunicativo del mondo dei social, ma è un mondo molto volatile.

Questo governo non avrà il tempo della luna di miele, dovrà occuparsi subito dei problemi del paese, dal sostegno alle famiglie ai rincari energetici: la Lega e FDI non potrà mettere sul tavolo autonomia, presidenzialismo.

La retorica del difendiamo gli italiani non funziona, nel lungo termine in Italia e in Europa: Meloni, sostiene Campi, si metterà in scia con la linea economica del governo Draghi, con i suoi impegni in Europa, da quel punto di vista non ha fatto promesse eclatanti.

Il viaggio a Mirafiori

A Mirafiori chi votano gli operai? Non votano, dicono le persone intervistate, davanti la fabbrica di Stellantis. L'esperienza di queste persone è stata vedere la politica prendere scelte che hanno peggiorato la loro vita. Ci sono poi persone che hanno deciso di votare a destra, accusando il PD di aver votato la Fornero, il Jobs Act, la precarizzazione del lavoro.

Avio Aereo fa componentistica per aerei militari: il voto utile agli operai ha dato fastidio, il PD è visto come lontano dal ceto medio, lontano dai problemi dei salari, delle bollette, delle tutele tolte nel lavoro.
Tesi confermata dal sindacalista Airaudo: nonni che continuano a lavorare e figli con contratti a tempo, lavoro instabile, lavoro povero.

A Roma alcuni esponenti dei giovani democratici hanno scritto una lettera per Letta: la lettera dei giovani democratici contesta a Letta di essere schiacciato dalla linea Draghi. Il segretario non ha mai risposto, ma la lettera ha suscitato un vespaio, perché i panni sporchi nel PD dovevano essere lavati in casa.
Il PD da sempre più l'idea di essere un partito per una cerchia – scrivevano gli autori – dimenticandosi che i giovani sono persone normali, con problemi della vita di tutti i giorni, altro che eccellenze da valorizzare. Accusano il partito di non avere una visione del paese, della società.

L'ultima roccaforte della sinistra è Reggio Emilia: qui è nata la prima farmacia comunale e oggi l'amministrazione ha come obiettivo la distribuzione dei farmaci alle famiglie. Nel resto del paese le farmacie pubbliche sono state privatizzate.
Le farmacie comunali fanno utili, 8 ml ogni anno, che contribuiscono al bilancio del comune: sono soldi che fanno gola alle multinazionali, ma il comune ha detto no ai soldi e al profitto facile.

A Reggio ci sono farmacie comunali, percorsi per disabili per avere una città a misura di tutti, biblioteche aperte senza barriere, libri anche per chi non può leggere.
Reggio Emilia è una città inclusiva, accoglie immigrati, disabili da fuori, che qui si sentono cittadini come tutti gli altri.

Musei popolari senza biglietto, cinema comunali dove è il comune che sceglie cosa proiettare, per fare vera cultura. Gli asili nido costano 20ml di euro l'anno e sono i migliori in Italia, perché qui è dove si costruisce la comunità.

“Non ci sono soviet ad Emilia” dice un esponente del comune: il centro sinistra ha tenuto a Reggio, ma nel resto del paese e nella stessa Emilia, c'è solo destra.

IL PD vince nelle zone benestanti della città ma perde nelle periferie a più basso reddito, con una mappa che è la stessa del 2018 – raccontava Giovanni Diamanti guardando la cartina del voto a Torino.

In studio era ospite Marco Damilano che ha lamentato che, in nome delle regole della campagna elettorale, si è limitata la comunicazione giornalista, come i faccia a faccia.
“Il vuoto è la parola chiave della politica” ha spiegato Damilano, un vuoto cominciato con la crisi dei partiti, fenomeno acuito dalla crisi economica. I segretari di partito hanno iniziato a preoccuparsi delle liste (dentro cui inserire amici), dimenticandosi delle persone e dei loro problemi.

La Meloni ha riempito questo vuoto, ma è la comunicazione, non è la rappresentanza. Questo vuoto verrà riempito ancora per lungo?

La rimonta del M5S

Conte ha rimontato dalle sue posizioni, specialmente nella sua campagna elettorale al sud, dove l'ex presidente Conte ha fatto diversi bagni di folla nelle piazze.
Anche qui troviamo persone coi loro problemi, a cui il M5S ha dato come risposta parziale il reddito di cittadinanza, Conte ha pure proposto anche un salario minimo legale.

Il sud è quella parte del paese dove le persone devono abbandonare la loro terra per lavorare, per curarsi, per studiare. Dove mancano i servizi pubblici. E che la politica si è dimenticata.
Conte al sud ha ottenuto un trionfo, ha ottenuto un forte consenso tra i giovani.

Il movimento è passato dalle vecchie parole d'ordine, né di destra né di sinistra, a parole d'ordine di sinistra: salario, tutele, sostegno a chi è in difficoltà.

Il partito degli astenuti.

Il 37% degli italiani ha deciso di non votare, chi sono?
In Calabria, comune di Palmi, qui quasi la metà degli aventi diritto ha scelto di non votare: “prima mi aprono l'ospedale e poi voto”, le persone aspettano un ospedale da 14 anni mentre nel frattempo è stata aperta una discarica vicino ad una falda.
La politica qui non ha rappresentato le istanze delle persone: meglio bruciare le schede o metterle in un'urna fittizia.
In Basilicata l'astensione è al 34%, il tasso di occupazione è al 50%, molti di questi occupati nelle multinazionali. Qui è difficile trovare qualcuno felice di andare a votare – raccontava il servizio: votare non ha senso, non da speranza.

In Basilicata i partiti hanno paracadutato esponenti da altre regioni, come la Casellati, Amendola, Turco. Col taglio dei parlamentari si è passato da 13 a 7 senatori e deputati, quasi la metà: il patto sociale tra politica e cittadini è saltato per questi motivi, causando l'astensionismo, paradossalmente nelle regioni più povere dove la politica servirebbe.

Ci sono poi gli studenti o i lavoratori fuori sede che non hanno potuto votare perché non potevano permettersi di spostarsi: siamo l'unico paese in Europa che ancora non ha istituito il voto a distanza (e non ci ha pensato né il PD né la destra).
Se si sommano i fuori sede ai lavoratori che non si sono potuti permettere di spostarsi ai arriva a 9 milioni di elettori: la democrazia in Italia è a rischio, si sta trasformando in una oligarchia, un gioco per poco, per pochi borghesi (come sosteneva Damilano).

Si svuota la democrazia, col voto che diventa elezione dopo elezione più inutile. E alla fine la democrazia non c'è più.

Il voto dei giovani

Il m5s rimane il primo partito tra i giovani e FDI è il secondo: questi i numeri di Youtrend.
Il terzo polo supera il 10% tra i giovani: il 7% è un buon risultato, forse le previsioni alte iniziali non si sono verificate ma rimane una buona performance.

Quali argomenti hanno appassionato i giovani? La disoccupazione, l'ambiente e i cambiamenti climatici, le tasse, i diritti civili …
Il clima è stato il grande assente di questa campagna elettorale, nonostante questa sia avvenuta nell'estate più calda che è terminata con la tragedia nelle Marche.
A Milano i ragazzi di Ultima generazione hanno manifestato davanti al comune, come stimolo per far invertire la rotta al paese sul clima.

Sul clima si sono impegnati anche i Friday for future che contestano ai partiti il greenwashing, il negazionismo del cambiamento climatico: basta col gas, col carbone, con la trivellazioni nell'Adriatico.

Ogni anno sarà peggio: a dirlo non sono studenti con la speranza di cambiare il mondo, ma il premio nobel Parisi.

In Campagna elettorale la crisi climatica è stata citata nello 0,35% delle loro dichiarazioni: doveva essere al centro della campagna il clima, la siccità, il disastro sulla Marmolada ma invece i politici non hanno contezza del problema, non hanno una visione.

Si rischia di arrivare ad una visione nazionalista del tema climatico, ogni paese fa storia a se, come in inghilterra.

Come affronterà questi temi il governo Meloni? Seguiranno la strada di Cingolani e Draghi di depotenziare le rinnovabili, di prendere tempo, di mettere davanti a tutto l'economia e il presente?

Allora le emergenze diventeranno la normalità, come siccità e bombe d'acqua.

Questa è la matrice della destra italiana, vicina ai Bolsonaro e lontana dai giovani, chiamati “gretini”.

Le conseguenze sui mercati

Lo spread non è mosso a 24 ore dal voto: Draghi dal meeting di Rimini ha lanciato un messaggio alla finanza internazionale, che ha fatto una scommessa sul fallimento della nostra economia, causando una instabilità sui mercati. Gli investitori sono preoccupati per le promesse fatte dai partiti, specie quelli del centro destra che causerebbe un aumento del debito (da uno studio fatto da Barkalys). E l'Europa ci proteggerà solo se noi saremo credibili nel rispetto dei progetti del PNRR.

Certo se ci schierassimo contro l'Europa, con l'Ungheria, quello scudo dall'Europa potrebbe mancare.

L'Italia difenderà i suoi interessi nazionali – gridava dal palco la Meloni: in Europa dopo il voto fatto da FDI e Lega a favore dell'Ungheria inizieranno a guardarci male.

Se iniziamo, per esempio, a sostenere che il diritto italiano prevale su quello europeo, come potremmo gestire dispute con aziende europee?

Vogliamo schierarci col paese che non rispetta i diritti civili, non rispetta l'indipendenza dell'informazione e della magistratura?

La Meloni ha dato prove di fedeltà atlantica, ma questa non coincide con l'europeismo: trumpismo e nazionalismo non coincidono con le idee di chi vuole mettere a favor comune problemi come il clima, il debito, la giustizia sociale. Cosa farà la Meloni finita la luna di miele (che durerà poco, tra l'altro)? Tirerà fuori il nemico esterno con cui prendersela? La cattiva Europa, i migranti...

25 settembre 2022

E' finita la pacchia

Domenica di elezioni, oggi, 25 settembre 2022: comunque vada, per qualcuno domani la pacchia sarà finita.

Basta Peppa Pig, ingerenze esterne, agende Draghi o agende Putin, egemonia lgbt o famiglia tradizionale.

Domani, o nei prossimo giorni o nelle prossime settimane chiunque arrivi a Palazzo Chigi dovrà occupari del caro bollette, delle aziende del gas a rischio fallimento, di un paese dove crescono le disuguaglianze (e dunque si alimentano le tensioni sociali).

Vediamo che priorità si daranno i prossimi governanti: togliamo il reddito di cittadinanza perché basta giovani sul divano, si deve lavorare e soffrire? Perché basta pasti gratis, "graduidamente", come scrivevano i giornalisti di Repubblica per prendere in giro Conte ?

Faranno una bella riforma presidenziale per offrire briosce al popolo che ha fame?

Oppure magari non cambierà niente, come ha promesso Meloni (la Meloni 1, quella con la faccia sorridente per rassicurare mercati ed Europa)?

Niente salario minimo, niente ius scholae, nessun cambio di rotta su sanità pubblica e scuola. 

E magari si farà  un passo indietro anche sulla legge contro la tortura, oggi rimasta a metà, perché non consente ai tutori della legge di fare il loro lavoro.


Come successo tanti anni fa, un altro 25 settembre, a Ferrara, quando nel corso di un controllo di polizia un ragazzo venne ucciso. Si chiamava Federico Aldrovandi.

Cinquantaquattro lesioni, due manganelli rotti e un cuore schiacciato. La domenica mattina del 25 settembre 2005 Federico Aldrovandi, un ragazzo di soli diciotto anni, moriva a Ferrara durante un controllo di polizia.

23 settembre 2022

Patrioti e altre scempiaggini

 Ma che ne sa la sinistra dei problemi delle persone? Chiusa nei suoi salotti, parla di fascismo, antifascismo, cose che agli italiani non interessano..

E` stata sempre questa la linea di difesa della destra italiana, di cui l'ex politica, ex ballerina Nunzia De Girolamo (ieri ospite a Piazza Pulita), ha fatto parte: una destra illiberale che tranne poche eccezioni non si è mai riconosciuta del tutto nei valori dell'antifascismo.

Le persone hanno problemi con le bollette, con la spesa.

E quale sarebbe allora la famosa ricetta della destra, unita solo quando si tratta di spartirsi poltrone e posti?

Il famoso presidenzialismo (che piace alla Meloni, ma anche a Berlusconi fino a Renzi e fino a pezzi del PD): l'uomo solo al comando, legittimato dal voto popolare che diventa come licenza a governare senza pesi e contrappesi, senza la separazione dei poteri, senza il controllo della stampa. 

Eccola qua la famosa ricetta che aiuterà gli italiani a superare la crisi: una bella democratura, la flat tax per aiutare a pagare meno tasse ai ceti abbienti e un altro bel condono (che non è voto di scambio).

E saremmo noi quelli ossessionati dalla Meloni? Se questo è il suo modello, Orban, ma anche Bolsonaro o Putin (tutti paesi dove si vota), si, diciamolo, siamo ossessionati e anche preoccupati.

E siamo anche preoccupati anche da quelli che oggi, solo oggi, si accorgono di cosa sia questa destra e che ieri invece facevano sui loro giornali i bei ritrattini di questa leader così giovane e spigliata. 

E' troppo tardi adesso.

18 settembre 2022

Cosa rimane di questa estate e di questa campagna elettorale?

Siamo ad una settima al voto, alle elezioni dove si è parlato di polarizzazione, o di qua o di la, del voto utile (turatevi il naso altrimenti vince la destra), di Peppa Pig, dei patrioti, delle ingerenze russe (uscite da un documento dei servizi Americani, che hanno voluto lanciare un monito al futuro governo).

Cresceremo i nostri figli come dei bambini sani. Vogliamo la famiglia tradizionale. Basta col reddito di cittadinanza e basta con le troppe tasse (e magari anche un altro condono per le tasse non pagate, che non è voto di scambio, mi raccomando).

Dall'altra parte, con un salto carpiato, andiamo oltre al jobs act (che vuol dire?), peccato non aver fatto lo ius scholae..

I partiti, movimento 5 stelle e Unione popolare a parte sembravano voler rivendicare di più la patente di atlantismo come affidavit per poter governare che non i problemi veri delle persone. Come il caro bollette, che nasce non da oggi, ma dall'averci legato mani e piedi ai gasdotti verso la Russia e aver penalizzato in questi anni le rinnovabili.

Come ne usciamo? Rigassificatori, trivelle, diversificazioni rispondono quelli dell'agenda Draghi (che poi alla fine non esiste né l'agenda e nemmeno Draghi, almeno al momento).

I rigassificatori non saranno pronti prima della prossima primavera (quello di Piombino), le trivelle sono come il grano autarchico di Mussolini e la diversificazione vedremo, già l'Algeria alza le mani sul maggior gas promesso. Il nucleare?  Forse quello di quarta generazione, quando sarà pronto.


Questa campagna elettorale è cominciata sotto il caldo torrido di questa estate (dove si parlava di rischio siccità, dei problemi idrici) e terminata questa settimana (dopo la tragedia nelle Marche e lo studente morto schiacciato da una lastra nel corso di uno stage, per avere crediti aziendali): si è parlato  di tutto, ma di niente in realtà.

Avete sentito i candidati (anche quelli paracadutati dal nord al sud) discutere della crisi del sistema sanitario, del problema delle scuole (da sistemare), di quello che è diventato il lavoro in Italia (povero, malpagato, sottoposto a ricatti)?

Li avete mai sentiti parlare di mafia? A parte i moniti dell'ex magistrato Scarpinato (candidato coi 5s che lanciava l'allarme della normalizzazione del fascismo e della mafia), nessuno. Giusto ieri, quando Italia Viva ha accusato Conte di usare un linguaggio mafioso..

Questa è stata una campagna elettorale all'insegna della non credibilità dei candidati, dei leader.

Non stupiamoci se poi le persone votano di pancia oppure non votano proprio. Almeno non chiamiamola democrazia, questo sistema dove la rappresentanza non è più nelle mani del popolo.

02 settembre 2022

Chi è un mafioso - l'intervista di Biagi a Dalla Chiesa

Strano paese il nostro, ci preoccupiamo giustamente delle influenze russe (gli hacker, le dichiarazioni dei ministri di Putin) sulle elezioni e non delle influenze di cosa nostra sulle elezioni amministrative e nazionali. E nemmeno del rischio che i clan metteranno le mani sui fondi del pnrr.

In questo paese riusciamo a omaggiare le vittime della mafia e, allo stesso tempo, dimenticarsi della mafia quando si tratta di stilare le liste di candidati per le elezioni.

A maggio c'è il santino di Falcone, a luglio Borsellino e oggi, 2 settembre, il santino del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, il super prefetto che doveva combattere il fenomeno mafioso, dopo la scia di cadaveri eccellenti di fine anni settanta, ottanta: Pio La Torre, Piersanti Mattarella, Boris Giuliano.

Un fenomeno che conosceva bene: di seguito un pezzo dell'intervista col giornalista Biagi, dove parla anche della sua esperienza nella lotta al terrorismo

Lei ha combattuto contro la mafia. Chi è un mafioso? Facciamo un ritrattino?  
Un mafioso è uno che lucra per avere prestigio e poi goderne in tutti i settori. E chi lucra è pure capace di uccidere. E, prima di uccidere, intendo assassinio anche come morte civile, è anche capace di usare delle espressioni come: “paternamente, affettuosamente ti consiglio…”

31 luglio 2022

la narrazione tossica attorno a queste elezioni

Stanno già circolando sui quotidiani del fronte repubblicano (pro agenda Draghi) i moniti agli elettori: attenzione, queste sono le elezioni più importanti della storia, come nel 1948.

Repubblica prima pagina del 31 luglio 2022

Lo scrive oggi Claudio Tito su repubblica: da una parte il moderno dall'altra il passato, da una parte l'occidente dall'altra la Russia.

I buoni e i cattivi.

E' una narrazione tossica che non servirà a spostare gli elettori, se non in minima parte: cosa c'è di moderno nel parlare di militarizzazione dei cantieri, come fa Calenda (lo diceva già Berlusconi nel 2008)? E cosa c'è di moderno nel jobs act (la riforma mai abiurata del PD renziano)? O nel voler attaccare, un pezzo alla volta il reddito di cittadinanza, come ha fatto lo stesso PD votando l'emendamento del centro destra che consente ai privati di denunciare i percettori del reddito che rifiutano un'offerta congrua (senza che nessuno controlli cosa voglia dire congrua)?

Chiara Saraceno su l'Espresso del 31 luglio 2022

E poi, anche sulla contrapposizione Russia vs occidente, in fondo anche la Meloni è atlantista a modo suo: certo, l'atlantismo dell'ultra destra cattolica alla Bannon. Certo, la Meloni (come anche Salvini) sta anche con Orban, che sta poi con Putin. Ma vai a guardare il capello ..

Dove sta il problema? Sta nel fatto che più che tutti i candidati (troppi) e i segretari si stanno affrettando a precisare e sottolineare la loro posizione nei confronti di Washington o della Commissione Europea. E la vostra posizione nei confronti degli elettori su salari, sanità, scuola? 

Forse è vero, ci stiamo spostando verso una democrazia senza elettori (per l'astensione destinata a crescere e per gli escamotage dei vari big che non devono raccogliere le firme, da Di Maio alla Bonino): come ai tempi del regno d'Italia (fino alle riforme dei primi del novecento) dove il voto era regolato dal censo e per istruzione.

Una democrazia dove i programmi sono solo slogan che non hanno senso: una coalizione riformista, progressista, europeista, atlantista .. anche Orban è in Europa e pure lui ha fatto le sue riforme. 

Oppure dove gli slogan puntano all'usato sicuro come sta facendo l'incauto Salvini, ieri alla stazione centrale per la sua campagna elettorale: pensa che puntare su Salvini e criminalità funzioni ancora? 

Dopo la pandemia, i rincari energetici e i rincari causati dalla guerra e dalle speculazioni, temo (anzi spero) che la propaganda sui barconi non attecchisca per nulla. 

Certe sciocchezze le puoi raccontare una volta, due. Poi basta.

25 luglio 2022

L'agenda Draghi e il 25 luglio del paese

25 luglio 2022: una data significativa per il paese, sia per l'anniversario della caduta del governo (regime) Mussolini, sia perché siamo a due mesi dalle prossime elezioni.

Per il primo anniversario, ogni anno che passa si sbiadisce sia il ricordo del regime fascista, sia l'impronta antifascista della nostra democrazia. Di fatto, abbiamo già sdoganato molti aspetti del regime, definendo centrodestra la coalizione che riunisce Meloni e Salvini (e non mi riferisco al saluto romano o a certe esternazioni).

Per quanto riguarda il secondo anniversario, a contrapporti al centrodestra dal sapore antico ci sarà il fronte repubblicano unito solo dalla famosa agenda Draghi (basta il nome, inutile metterci i contenuti) e oltre al m5s, a sinistra quelle che il sincero democratico Calenda chiama frattaglie.

Letta, nell'intervista di ieri ha ritenuto opportuno chiarire che basta col 5s, la coalizione che ha in mente parte da Calenda (forse Renzi) fino a Fratoianni.

E nell'agenda della coalizione Letta mette al primo piano ambiente e diritti sociali.

Ora: capisco che con Draghi bastava la parola, ma per convincere gli elettori non bastano quattro slogan (dopo aver perfino ammainato la bandiera dell'antifascismo che oggi a quanto dicono non porta voti). 

Cosa ha in mente il PD e Letta su sanità, scuola, ambiente, siccità e crisi idrica, crisi energetica? 

Inceneritori, rigassificatori, carbone e nucleare o le energie rinnovabili?

E sui temi sociali, non basta dire salario minimo, si deve farlo e si deve fare anche piazza pulita dei contratti pirata con una legge sulla rappresentanza sindacale.

Perché va bene mandare i volontari in spiaggia, ma ci sono anche gli italiani che questa estate non potranno andare al mare.

Per esempio i rappresentanti dei sindacati di base indagati a Piacenza con l'accusa di associazione a delinquere.

22 luglio 2022

Maledetto il paese

Maledetto il paese che ha bisogno dell'uomo solo al comando per salvare il paese.

Maledetto il paese dove i partiti, specie quelli della presunta area di centro sinistra si nascondono dietro l'uomo solo non avendo una loro agenda politica.

Maledetto il paese dove i partiti che si dicono riformisti partoriscono solo riforme regressive e a difesa delle élite.

Maledetto il paese dove si confonde il plauso di alcune associazioni con la volontà dei cittadini, calpestando Costituzione, Parlamento e i cittadini.

Maledetto il paese dove alle prossime elezioni si confronteranno coalizioni di centro (con l'agenda Draghi che tanto bene ha fatto al paese) e la coalizione di destra (la destra italiana, quella dei migranti, dei barconi, del sovranismo, ..).

Maledetto il paese dove cresce il partito del non voto, perché le persone percepiscono i partiti, i programmi, i luoghi delle istituzioni come lontani, distanti. 

Si voterà a fine settembre, dunque, con la stessa legge elettorale. Colpa di Conte, certo, che ha scelto male i tempi e forse i modi per la sua mossa. Ma colpa anche di Draghi che ha voluto sfidare i partiti della sua maggioranza, che si sono dimostrati (Salvini e Berlusconi) con più pelo dello stomaco di lui.

In pochi mesi il governo Draghi era pronto a fare mille riforme: la riforma della giustizia (quella sotto l'attenzione della commissione europea, per il rischio che i processi saltino per l'improcedibilità), la riforma del fisco, magari togliendo qualche altra aliquota per arrivare alla flat tax tanto cara alla destra. Il salario minimo annacquato, perché si basa sui contratti firmati dai sindacati con dei minimi inferiori a 8 euro. La riforma della concorrenza che non toccherà nulla delle rendite di posizione in questo paese (vedi capitolo balneari).

In fondo l'agenda Draghi, col suo populismo delle élite (che piace alla gente che conta di questo paese) in questo derby tra centro e centro destra va bene a tutti.

E le disuguaglianze, i poveri, lo sfruttamento sul lavoro, l'ambiente e la messa in sicurezza di fiumi, montagne, zone a rischio?

Maledetto il paese..