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21 febbraio 2026

Anteprima Presadiretta – la guerra in Ucraina, il sistema pensionistico di oggi e le pensioni di domani

4 anni di guerra in Ucraina

Il 24 febbraio saranno 4 anni dall’invasione russa dell’UCraina, l’operazione speciale come l’aveva cinicamente battezzata Putin.

Dopo 4 anni, nonostante il supporto occidentale, la guerra è rimasta in stallo, i soldati russi occupano stabilmente parte delle regioni russofone contese. E nei negoziati, anche grazie all’arrivo di Trump con la sua politica di disimpegno, il potere della Russia sembra aumentato.

LA guerra è entrata nel cuore dell’Europa, la guerra dei droni, dei sabotaggi, della corsa al riarmo (per la felicità dell’industria delle armi). Una guerra che è entrata nell’agenda politica dell’Europa


Accanto alla guerra fatta dai soldati c’è poi la guerra contro la popolazione civile, sotto le bombe, senza riscaldamento, una guerra vigliacca e ancor più criminale.

E poi, la guerra ibrida, quella combattuta con le armi della propaganda, con le infiltrazioni nei parlamenti. Presadiretta ha intervistato il membro del partito socialdemocratico tedesco (SDP) Kakan Demir che al giornalista racconta dei timori nelle commissioni nel condividere informazioni riservate: dal 2020 il partito di estrema destra AFD ha portato avanti 7000 interrogazioni nel Parlamento e nei lander regionali, sulle nostre infrastrutture critiche e su come vengono trasportate le armi in Ucraina, “in quali depositi vengono custodite le armi, quali i dispositivi di sicurezza di quei depositi, quali percorsi fanno i convogli di armi in Ucraina ..”. Normalmente queste interrogazioni si fanno per presentare proposte di legge migliorative, ma AFD non ha mai proposto nulla e il sospetto del deputato è che stiano girando queste informazioni a Putin.

Le pensioni di oggi e i pensionati di domani

La somma di meno lavoratori attivi (nonostante i numeri dati dal governo), di salari più bassi, situazioni lavorative più precarie, una popolazione in decrescita sta mettendo a rischio il sistema pensionistico in Italia: di questa fragilità ne siamo consapevoli da almeno 20 anni, Piero Angela lo aveva raccontato in una vecchia puntata di Quark, quando ci aveva detto che nel 2020 ci sarebbe stato, per ogni italiano in pensione, un solo italiano attivo sul lavoro.

I conti dell’Inps reggeranno?


Cosa possiamo fare – ha chiesto Presadiretta al giornalista Sergio Rizzo? Non possiamo alzare le tasse, nemmeno possiamo tagliare troppo le pensioni, per non mandare alla fame altre persone (i poveri in Italia sono già circa 6 ml). Dovremmo rendere più stabile il rapporto di lavoro, alzare i salari, introdurre un salario minimo, combattere seriamente lavoro nero e caporalato. Ma questo non è nelle priorità né del governo (nemmeno dei precedenti in verità) né di Confindustria o delle associazioni di categoria.

Il sistema pensioni è in disavanzo (per la differenza tra contributi versati e pensioni erogate) – racconta Rizzo – ogni anno lo Stato deve metterci 50 - 60 miliardi: nel 2046 per coprire questo deficit serviranno circa 200 miliardi, il gettito irpef di un anno

Ma oltre a questo abbiamo un altro problema che inciderà sulle pensioni di domani e sull’Italia di domani: i tanti giovani, non solo laureati, che se ne vanno all’estero a lavorare. Sono state 124 mila nel solo 2024

Persone come Federica che è andata a fare la parrucchiera in un salone a Berlino dove lavora con un contratto regolare, è ben pagata (1800 euro al mese con un contratto a tempo indeterminato a part time) e può lavorare 3 giorni su 5. Niente apprendistato eterno, niente sabati in nero, niente sfruttamento. All’estero, diversamente dall’Italia, lavoro non è sinonimo di sfruttamento, pretendere una vita e un salario dignitoso non sono richieste folli.

Anziché dare bonus (basati sull’ISEE), perché il governo, non questo certo, non si impegna a dare asili gratis, mese gratis, la scuola gratis, trasporti gratis (o a prezzi molto calmierati) per venire incontro alle famiglie?
Perché non si alzano i salari, per incentivare le persone ad andare a lavorare (anziché rimanere a casa)?

La scheda del servizio:

Torna Presadiretta, in onda domenica 22 febbraio alle 20.30 su Rai 3, con la puntata “Pensione mai”. Le lavoratrici di Savona, Parma e Napoli sconfitte nella battaglia per difendere Opzione donna e costrette ad attendere anni prima di andare in pensione. Le mancate promesse della politica e la lotta di chi in pensione c’è già, ma con importi che in cinque anni hanno perso il 15% del potere d’acquisto. Nell’inchiesta, le misure dell’ultima finanziaria del governo Meloni con le motivazioni della maggioranza, le critiche dell’opposizione, le analisi dell’ex ministra Elsa Fornero e dell’ex presidente dell’Inps Tito Boeri. “PresaDiretta” racconta quanto il sistema italiano, in cui le pensioni sono pagate da chi lavora, sia diventato insostenibile. In alcune regioni come il Molise, i pensionati sono già di più dei lavoratori. L’ex direttore del Pronto Soccorso di Isernia ogni due giorni torna, da pensionato, a dare una mano agli ex colleghi. Remo e sua moglie Venere, precari della scuola, fanno i pendolari tra Caserta e Roma e quanto riceveranno di pensione? E poi, le simulazioni sulle migliaia e migliaia di precari con salari sempre più bassi che versano sì i contributi, ma non sufficienti a raggiungere il minimo necessario e quindi non matureranno la pensione. Nel frattempo, nel 2024 l’Italia ha toccato il record storico di partenze: 156mila persone hanno scelto di andare all’estero, un trend che cresce. Un reportage in Germania per conoscere Alessio, ingegnere informatico della provincia di Verona, e Federica, parrucchiera di Torino. Con loro, lo chef milanese Simone e le mamme Marianna, Francesca, Giulia, Grazia. Ventenni, trentenni ma anche quarantenni che hanno scelto di vivere a Berlino dove lavoro, casa e welfare sono una certezza.

Un viaggio, infine, nel sistema dei bonus, nelle storture dell’Isee, nelle truffe dei falsi braccianti e delle cooperative “scatole vuote”. Con l’evasione contributiva stimata dall’Inps in 10-12 miliardi l’anno e con 119 miliardi di crediti accumulati, mentre per la classe politica i privilegi resistono.

Pensione mai” è un racconto di Riccardo Iacona e Maria Cristina De Ritis con Marianna De Marzi, Alessandro Macina, Elena Marzano, Andrea Vignali, Emilia Zazza, Fabrizio Lazzaretti e Paolo Martino.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

18 maggio 2020

Anteprima Report – lunedì 18 maggio: le fondazioni dei politici, le RSA e l'Inps


Da lunedì prossimo inizia la fase 2.X (mettete voi il numero): Report con le sue inchieste continua ad occuparsi della pandemia e di altri temi legati all'attualità

- Cosa è successo al sito dell'Inps nei giorni di aprile, tra click day e data breach
- La legge spazzacorrotti lo scorso anno ha equiparato le fondazioni e le associazioni politiche ai partiti: in quanto hanno applicato la normativa e pubblicato i propri bilanci?
- Come sono andate le cose dentro le RSA?

Cosa è successo al sito dell'Inps, di Bernardo Iovene

Cosa è successo al sito dell'Inps ad aprile? Il servizio di Iovene si occuperà di questo, dell'assalto al sito nei primi giorni di aprile, per la richiesta del bonus, del data breach (su cui pende un'istruttoria del garante della privacy), l'attacco di hacker.

Il presidente dell'Inps, rispondendo alle domande di Bernardo Iovene, esclude che l'attacco hacker subito dal sito dell'Inps sia la causa del data breach, con cui migliaia di dati personali dei cittadini che avevano fatto richiesta al sito dei 600 euro.
“Ho parlato di un contesto difficile in cui il sito ha operato il primo di aprile” - spiega Tridico: “il secondo di aprile, il tre di aprile noi abbiamo raccolto 4ml di domande ”.

Non sono stati gli hacker, ma rimane il fatto che la protezione dei dati personali di centinaia di persone è stata violata e l'Inps ne è responsabile e deve informare, secondo il regolamento europeo (GDPR), il garante della privacy, la natura e le conseguenze della violazione, i soggetti coinvolti.
C'è un'istruttoria ancora aperta che prevede anche una sanzione e dipende se ha carattere doloso o colposo.
“E' una violazione di dati personali e non sensibili” ha tenuto a precisare nella video intervista Pasquale Tridico: “noi il primo di aprile abbiamo avuto l'attacco più violento di sempre, avremmo dovuto difenderci? Si, in questo contesto qualcosa è andato storto anche tecnicamente.”

Tramite il Decreto Rilancio il governo ha poi rinnovato il bonus a partite IVA, lavoratori dello spettacolo e autonomi: secondo le indicazioni del governo i soldi non avrebbero dovuto essere erogati in base all'ordine cronologico della domanda, nessun “click day”. Invece, raccogliendo la testimonianza di una commercialista, nella comunicazione ufficiale l'Inps e del governo si parla proprio di “ordine cronologico di presentazione delle domande”.

“Molti di noi dipendono completamente da questo contributo e solo l'idea che venga erogato sulla base di assegnazione cronologica, a logica ti crea un eccesso di richiesta, perché io sono rimasto collegato due notti, pensando che avrei perso i soldi. E io comunque rispetto alla tecnologia sono uno della prima ora, quindi ero convinto che questo mi mettesse al sicuro, so tutti i trick, le scorciatoie .. ma non ci sono riuscito” racconta a Iovene Federico Aiello, grafico.

Iovene ha intervistato il musicista Paolo Fresu (presidente tra l'altro della federazione Jazz): “iò nostro settor è in una crisi profondissima, sono i musicisti, i danzatori, i macchinisti, i direttori di fotografia, il fotografo, sono i tecnici del suono, gli autisti, gli uffici stampa. Oggi veramente il 95% non sa come andrà a fare la spesa”.

Questi lavoratori non rientrano nelle categorie previste dai decreti del governo: “i seicento euro, in molti della categoria dello spettacolo, non li potranno prendere” - spiega Fresu - “perché seicento euro presuppongono 30 giornate lavorative nel 2019 e moltissimi purtroppo non le hanno, perché nel mondo dello spettacolo c'è molto lavoro sommerso”.

Chi non è pagato a nero è l'insegnante di musica che Iovene ha intervistato per strada, Leonardo Serasini: denuncia tutto, ha il CUD per tutte le mie attività, nessuna lezione a nero.
Lavorando con le ritenute d'acconto, però, non rientra tra i lavoratori previsti in questa manovra.

Il 30 marzo sono arrivati a 8000 comuni italiani 400 ml di euro: erano soldi destinati a misure urgenti di solidarietà alimentare, buoni spesa da dare ai nuclei familiari “più esposti agli effetti economici derivanti dall'emergenza epidemiologica da Covi-19”. A Bologna sono arrivate 11mila domande ma ne aspettavano meno della metà e quindi, spiega l'assessore, assieme al sindaco hanno pensato di erogare altre risorse aggiuntive prendendo i soldi dal bilancio del comune (1,7ml di euro).


Iovene è andato poi a Ferrara, a visitare la mensa di Don Domenico Bedin che da anni da risposte concrete al disagio sociale a chi è in difficoltà, offrendo vitto e alloggio. Ma alcuni dei frequentatori della mensa non possono accedere ai buoni spesa del comune: “non ne potranno usufruire perché non hanno il permesso di soggiorno, di lunga durata.”
Il comune di Ferrara ha inserito nei requisiti per richiedere il buono spesa l'obbligo della residenza e ha stabilito la priorità prima a chi ha la cittadinanza italiana o europea, e poi per ultimi gli extracomunitari, ma solo a quelli con un permesso di soggiorno.
“C'è questo prima gli italiani” - racconta il prete, “ma con il permesso breve si lavora e si pagano le tasse. Io non capisco proprio la logica che sta dietro. Questo coronavirus non ha fatto distinzioni né di razza né di religione, né di denaro, né di niente”.
“Lei è un prete” - ha chiesto Iovene, “il partito del sindaco è quello che a dire il rosario ..”
“Ma, non li ho visti in molti a dire il rosario, i leghisti ferraresi sono leghisti ma ferraresi..”
Questo criterio della spesa è un criterio razzista, conclude Don Bedin, “è un criterio razzista che fa ricordare certe anticipazioni degli anni '30.”

La scheda del servizio: L’INDENNITÀ ATIPICA di Bernardo Iovene
Dal click day al blocco del sito Inps agli attacchi hacker, cosa è successo il primo aprile e di chi è la responsabilità del data breach, la clamorosa rivelazione di dati personali avvenuta sul sito dell’istituto di previdenza. Il Garante della Privacy ha aperto un’istruttoria e l’Inps rischia di pagare fino a venti milioni di euro di multa, un pasticcio che si spera non si ripeta con la seconda rata dei 600 euro per gli autonomi.

La trasparenza delle fondazioni di Claudia di Pasquale

Sono tanti i politici legati ad una fondazione politica: per capire se e come queste hanno recepito le norme di trasparenza presenti nella legge spazzacorrotti dello scorso anno, la giornalista Claudia di Pasquale è andata ad indagare su alcune di queste.

Partendo dal ministro della salute, Roberto Speranza, segretario di Articolo Uno, partito fondato nel 2017 anche da Michele D'Alema: secondo alcune indiscrezioni dietro la sua nomina ci sarebbe un accordo tra D'Alema e Davide Casaleggio.
Speranza fa parte del comitato di indirizzo della fondazione “Italianieuropei”, dentro c'è il suo capo segreteria, il dalemiano Massimo Paolucci, oggi vice commissario nazionale per l'emergenza coronavirus.

Cosa è cambiato oggi, per Italianieuropei e le altre fondazioni dopo questa legge?
La giornalista lo ha chiesto a D'Alema che ha risposto che, non avendo alcuna responsabilità politica, non è cambiato nulla.
E i bilanci, se uno volesse leggerli dove li può trovare?
Noi seguiamo la legge – la risposta dell'ex presidente PD – i nostri bilanci sono consegnati ai prefetti, non abbiamo l'obbligo di metterli sul sito.
“Lei è costretta a fare delle domande cretine, non è colpa sua” è stata la risposta di D'Alema alle insistenze della giornalista: è una domanda cretina voler conoscere l'elenco dei donatori alla fondazione?

Chi rispetta gli obblighi dello spazzacorrotti e pubblica sul suo sito i rendiconti dei donatori è l'associazione Rousseau, che gestisce la piattaforma del M5S.
I donatori sono, di fatto, gli stessi esponenti del movimento, che ogni mese devono versare all'associazione 300 euro: ma come sono spesi questi soldi?
Sono in pochi a saperlo, di certo non tutti gli eletti del M5S, forse lo sa Davide Casaleggio, fondatore del movimento, è anche socio, presidente e tesoriere dell'associazione.

In base ai rendiconti sono stati spesi 176mila euro in stipendi, 623mila euro in servizi, ma non si sa chi siano i fornitori, la legge non chiede di saperlo.

Da Rousseu a ItaliaDecide: la sua sede è a Roma in Largo Argentina, nata nel 2008, allo scopo di analizzare i problemi del nostro paese e di collegare politica, istituzioni, imprese ed esperti.
Non rientrano nei parametri dello spazzacorrotti, dentro si trovano politici di schieramenti opposti: Alessandro Palanza, il suo presidente, lo spiega dicendo che si occupano del sistema istituzionale nel suo complesso, di cui tutte le forze politiche fanno parte.
Tra i soci promotori ci sono Luciano Violante e Giuliano Amato da una parte, Giulio Tremonti e Gianni Letta dall'altra.
Italiadecide è stata fondata anche da imprese, “imprese che avevano un interesse nel campo delle politiche pubbliche .. Aspi (Autostrade per l'Italia), Consorzio Integra, Enel, Eni, IntesaSanpaolo, Leonardo, Poste, Terna, Unicredit.”.

Se uno legge questa lista pensa, qui c'è il potere oggi in Italia: “questo è il problema contro il quale noi stiamo combattendo, non si crede che c'è anche un impegno a capire qual è il destino di questo paese.”

Voi volete incidere sulle politiche e sulle scelte di questo paese: “certo, su scelte politiche di un certo livello e di una certa natura”.
Ogni anno l'associazione fa un rapporto sui grandi temi, grazie anche ai contributi ricevuti da soci e imprese: nel 2018 ad esempio hanno fatto un rapporto sulle tecnologie duali in ambito civile e militare di cui si occupa anche uno dei loro soci, Leonardo Spa, ex Finmeccanica.
Mentre il rapporto del 2019 aveva come obiettivo quello di disciplinare quello delle lobby, ma Italiadecide, per bocca del suo presidente spiega che loro non sono una lobby, nemmeno una lobby traversale: “assolutamente .. è un modo ristretto e fazioso di vedere la cosa”.

Se Palanza è presidente dell'associazione, il presidente onorario è Luciano Violante, che è anche presidente dell'associazione Leonardo, di cui fa parte lo stesso Palanza.
Nel comitato scientifico della fondazione Leonardo fa parte Roberto Cingolani, che oggi èuno dei membri della task-force chiamata a gestire la fase due sul covid-19.
Sono diversi i membri di Italiadecide che fanno parte di altre, come Astrid, Leonardo, Meridione d'Italia, Italianieuropei, Aspen e Fondazione Tatarella: “questa è una rete di istituzioni, io favorisco al massimo ogni tipo di scambio e di confronto tra queste attività.”

Seguendo l'intreccio tra società, partecipate pubbliche e fondazioni si scoprono tante cose: dentro Civita, che si occupa di cultura, troviamo Poste Eni ed Enel. Il presidente è Gianni Letta e nel comitato di presidenza troviamo Arcuri, a capo di un'altra partecipata Invitalia e oggi commissario straordinario per l'emergenza.

La scheda del servizio: LA SPAZZACORROTTI di Claudia Di Pasquale in collaborazione di Giulia Sabella e Lorenzo Vendemiale
Organizzano presentazioni di libri, convegni, premi ed eventi. Sono le fondazioni e i think tank. Ogni politico che voglia contare dà vita al suo pensatoio, per riflettere sui problemi del paese e elaborare proposte normative. Nulla di male. Ma qualcuno dovrà pur finanziare queste nobili attività. E sono proprio i contributi ricevuti da questi istituti legati alla politica a essere finiti più volte sotto i riflettori della magistratura, che in alcuni casi specifici ha ipotizzato finanziamenti illeciti ai partiti o passaggi di soldi sospetti.
L’anno scorso per garantire finalmente maggiore trasparenza ai contributi dati alla politica è entrata in vigore la cosiddetta legge “Spazzacorrotti”. Per il Movimento 5 Stelle è stato un grande successo, finalmente fondazioni e associazioni politiche sono state equiparate ai partiti e dovranno pubblicare i nomi dei donatori e l’elenco dei contributi ricevuti. Report, con l’ausilio del dossier “Cogito ergo sum” di Openpolis, ha quindi provato a capire cosa è cambiato in questi mesi, quali sono le fondazioni e associazioni interessate dalla normativa e come sta funzionando la sua applicazione nella pratica. Le fondazioni vicine alla politica saranno diventate più trasparenti?

Come sono andare le cose dentro le RSA

Le strutture per gli anziani si sono trasformate da luoghi di cura per anziani a luoghi di infezione: è successo in Lombardia e anche in altre regioni.
Nonostante la smentita del presidente Zingaretti, anche nella regione Lazio le RSA hanno accolto malati di Covid: Report ha raccolto almeno due casi dove questo è successo.
Il primo è la residenza Villa Aurora a Roma (l'altra è la Nomentana) che ha risposto alla richiesta della regione di ospitare malati positivi al virus, dedicando loro un piano senza però avvisare i parenti.
I parenti, una volta scoperto questo, hanno scritto alla struttura che ha in seguito risposto: i pazienti Covid erano in aree distinte, con percorsi e medici distinti da quelli per gli anziani ospiti.
Ma perché non avvisare i pazienti e i loro familiari?
La giornalista di Report ha posto la stessa domanda all'assessore regionale D'Amato: “le hanno dato informazioni sbagliate” la risposta ottenuta.


Da Roma a Cosenza, a Villa Torano: il 21 marzo un paziente della struttura viene soccorso dal 118 con sintomi da Covid e muore mentre viene trasferito nell'ambulanza.
Il medico del 118 avvisa telefonicamente la struttura, chiedendo loro di fare i tamponi a tutti, per verificare se ci sono stati contagi: Report ha intervistato la moglie, la signora Belmonte, che ha raccontato di come la struttura l'avesse avvisata del fatto che il marito era intubato. Ma che non si trattava di coronavirus, “qui non ce ne sono di casi”, sebbene non avessero fatto tamponi.
Forse è stato questo il primo caso nella struttura, ben prima di quanto dichiarato ufficialmente ad aprile: “io non ne so niente” è la risposta che ha dato Gianmaria Poggi (dir. Amministrativo di Villa Turano) alle domande di Report, su questa vicenda, ma ha assicurato che avrebbe fatto accertamenti.
Report ne ha chiesto conto anche alla presidente Jole Santelli: i silenzi della regione su Villa Torano, sui contributi dati per la sua elezione da parte di Claudio Parente, coordinatore della lista della CDL (e la moglie è tra i proprietari della struttura)
Non ho parlato di Torano perchè se ne stava occupando l’Asp di Cosenza e a me non è stato chiesto nulla. Claudio Parente ha apportato un grande contributo alla mia elezione soprattutto in provincia di Catanzaro, ma non lo sento da molto tempo e non sapevo fosse il proprietario di Villa Torano”.

La scheda del servizio: Anziani Spa di Rosamaria Aquino e Alessia Marzi
Le Rsa sono state i luoghi nei quali il virus è stato più letale. Ma sono anche un business milionario fatto di costi ridotti al lumicino a fronte di rette altissime e cospicui contributi economici pubblici. Dalla Liguria alla Calabria, siamo andati a vedere da vicino che servizi offrono, come hanno risposto all'emergenza, quali legami hanno con la politica

21 febbraio 2019

Lavorano tutti per lui

Sembra che stiano tutti lavorando per lui, il capitano.
Per far si che Salvini diventi il nuovo uomo forte per quei 60 milioni di italiani esperti di calcio, di TAV, di grandi opere, di codice penale e di diritto.

Per esempio in Sardegna diamo per scontato che a vincere le elezioni (magari con un'astensione che dovrebbe preoccupare tutti) sarà il trota sardo, Solinas.
M5S disperso e il PD non pervenuto (a sostegno dei loro candidati).

Sulla vicenda Renzi (nel senso dei genitori dell'ex segretario) i pasdaran renziani sono indistinguibili dai loro precedessori berlusconiani. Perché votare la copia quando posso scegliere l'originale?
Oggi a parlare di colpo di Stato sono rimasti i renziani e i Berlusconiani (lo avete sentito ieri sera ad Otto e mezzo?). 
In un paese sempre più povero, con troppe disuguaglianze, che sta invecchiando male è altro veleno gettato nei pozzi.

Silenzio sulla riforma costituzionale che si cela dietro l'autonomia regionale, che non va discussa in aula (mentre invece il Pd presenta una sua mozione sul TAV in Val di Susa che va fatto perché va fatto).
A proposito del TAV, il Pd oggi parla di voto di scambio: il m5s ha salvato Salvini (e le poltrone) in cambio del blocco del TAV ("grido d'allarme degli industriali" .. sembrano le pagine del libro Cuore).
In realtà si tratta solo di un rinvio, di prendere tempo, in modo che la base grillina non si incazzi troppo.
Il m5s ha ottenuto un posto per il "suo" Tridico all'inps, al posto di Boeri, ma avrà come vicepresidente un leghista e bisognerà capire quali reali poteri avrà nel cda.

Il m5s ha dovuto accettare altri paletti al reddito di cittadinanza che di fatto discriminano gli immigrati: sulla falsariga di quanto successo a Lodi, per gli immigrati poveri non basterà l'isee ma altra documentazione dal paese d'origine.



La notizia del rapimento della figlia dell'ex ambasciatore coreano a Roma campeggia solo su il giornale (che fa pressing per un ritorno all'ovile del capitano). Qualcuno chiederà conto di quanto successo in Parlamento al ministro della sicurezza?
Chissà.

14 maggio 2018

Di cooperative, criptovalute, volantinaggio e ticket restaurant


Le cooperative sono diventate uno strumento per imprenditori senza scrupoli, hanno messo in piedi un sistema che evade contributi e controlli. Dovrebbero vigilare gli ispettori del lavoro, ma lo fanno? Le altre inchieste: gli affari attorno al volantini pubblicitari della grande distribuzione e poi i bitcoin e le altre criptovalute: risorse o fregature?

Altra puntata ricca che tocca argomenti diversissimi, forse fuori dall'attuale discussione politica (tra l'altro di flat tax si è comunque occupata una recente puntata di Report): le finte cooperative su cui mancano i controlli, come sono nate le criptovalute, il mondo delle imprese che fanno volantinaggio e, infine, cosa non funziona nel mondo dei ticket restaurant.

L'anteprima della puntata: Buoni a nulla di Cecilia Andrea Bacci

Perché molti esercenti rifiutano i buoni pasto? Da benefit del dipendente, spesso questo ticket (il cui valore passa da 5 a 7-8 euro) si trasforma in un peso.
Un settore importante quello dei ticket restaurant: un mercato che vale 3 miliardi, per 2,5 milioni di persone, su 90 mila aziende e 120mila esercizi convenzionati.
Cosa si è inceppato in questo meccanismo?
Tempestano le vetrine di bar, ristoranti e supermercati. Sono i loghi delle società che emettono i buoni pasto che ogni anno, in Italia, smuovono tre miliardi di euro. A spenderli - quando possibile - 2,5 milioni di lavoratori, dipendenti e collaboratori, pubblici e privati. Eppure capita di vederseli rifiutare. Cosa c’è dietro al rifiuto dell’esercente? Commissioni elevate e mancati pagamenti. Ristoratori e negozianti accettano di convenzionarsi con le società emettitrici per non perdere clienti e fatturato. Consip, che con i suoi bandi di appalto copre un terzo del mercato nazionale, aggiudica i lotti secondo l’offerta economicamente più vantaggiosa. Ma alla fine, di un buono da cinque euro, cosa resta in mano? Una cosa è certa: il piatto vuoto del lavoratore che non riesce a spendere il suo ticket.

Cooperative fuori controllo

Da strumento di vera cooperazione, nato nel mondo della sinistra per dare al lavoro una forma più umana, le cooperative oggi sono diventate altro.
Da forma di lavoro in cui non ci sono dipendenti ma soci, per fare impresa senza fini di lucro e dunque potendo godere di una tassazione e di una legislazione molto favorevole, oggi sono diventate un modo per livellare al ribasso la qualità del lavoro in termini di diritti e salari.
A furia di deregolamentare, di togliere controlli (i famosi lacci e lacciuoli che tanto danno fastidio) oggi le cooperative sono esplose e ci sono settori produttivi quasi completamente fatti da cooperative. Finte.
Dalla logistica (trasporti, società di pulizie..) fino alla cantieristica.

Su raiplay trovate la consueta anteprima del servizio: gli ispettori del ministero del lavoro, le persone che dovrebbero vigilare sui posti di lavoro, sono solo 2100, di questi 290 sono ingegneri tecnici e si occupano della sicurezza. Pochi, tanti? In Veneto ci sono due province scoperte, tra cui quella di Venezia Mestre, dove ci sono industrie grandi come quelle a porto Marghera.
Senza ispettori, la situazione che si presenta agli occhi del giornalista è sufficientemente eloquente: operai della cantieristica che si vestono in macchina (niente spogliatoi),operai che fanno la pausa pranzo fuori, al freddo, mangiando un panino in fretta.
In condizioni igieniche che non hanno bisogno di ulteriori commenti, le immagini parlano da sole.


Fincantieri non da a queste persone nemmeno i servizi minimi, siccome sono lavoratori (spesso stranieri) di ditte in subappalto.
Da Marghera a Fiano Romano, ai magazzini dove parte la merce per i supermercati Conad del centro Italia: qui lavorano 400 persone di cui 380 attraverso cooperative esterne, in subappalto prese da un consorzio.
Cooperative che periodicamente chiudono e poi riaprono, con altri nomi.
A quanti hanno chiesto l'applicazione del contratto collettivo del lavoro, è successo di aver perso il lavoro, finendo cacciato via dalla cooperativa.
Tutto è cominciato quando nel 2017 la maggior parte di questi lavoratori ha lasciato la CGIL, da cui non si sentivano più tutelati, per entrare dentro ai COBAS: le testimonianze di queste persone raccontano dell'atteggiamento ostile dei sindacati “o ti sta bene così o te ne vai”, così in molti hanno scelto di andarsene e chiedere ai COBAS e chiedere loro se ci fosse modo di veder riconosciuto qualche diritto in più.

Erano tutti CGIL: quando si firmava il contratto, quasi obbligatoriamente c'era anche la firma per aderire a questo sindacato confederale.
Iovene è andato a chiedere conto al segretario della Filt-CGIL regionale, che ha negato quanto raccontato prima: dammi il nome che lo denuncio alla procura della Repubblica.
Vedremo come andrà a finire.

Gli ispettori del lavoro dovrebbero, secondo le leggi del Ministero, secondo le indicazioni del governo, fare una lotta al lavoro nero e all'evasione contributiva: cose banali nel senso che sono presenti nei piccoli esercizi.
Significa lasciar perdere i grandi appalti, le cooperative in subappalto: sono le direttive del capo dell'ispettorato al lavoro, a Roma, Paolo Pennesi.
L'idea di Poletti e Pennesi è quella di spostare gli ispettori dell'Inps dell'Inail e del ministero sotto una sola struttura: la direzione unica è stata fatta ma gli ispettori non si sono spostati, ognuno è rimasto nel proprio ente.
Gli attuali ispettori dell'Inps sono in presidio, contro questa riforma perché, sostengono, in questo modo, senza ispettori, l'inps cessa di esistere.
Tra l'altro, non sono previsti inserimenti, quando una di queste figure andrà in pensione.
Non solo, c'è una strana difficoltà a far dialogare questi enti tra loro, far parlare le banche dati, per un controllo più efficace.
Il capo dell'ispettorato al lavoro parla di “gelosia del dato” da parte degli enti della ppaa: nel frattempo però, nel mondo reale, si va avanti con sfruttamento, assenza di diritti, tensioni sociali.
Un brutto clima che poi porta all'avanzata delle destre populiste e xenofobe, come successo in Friuli alle elezioni regionali.

Come funzionano oggi i controlli sul lavoro? Cosa è cambiato col jobsact, quanta evasione contributiva sono riusciti a recuperare gli ispettori dopo la riforma?

Per la cronaca, quello dei controlli è un problema diffuso in tutto il paese: bit 
Ispettorato del Lavoro di Foggia: report 2017 controlli nelle aziende foggianeL'Ispettorato del lavoro tira fuori numeri 'allarmanti': irregolarità nel 67% delle aziende foggianeIl report ha interessato strutture di riposo per anziani nonché tutti i settori merceologici. Nell’anno 2017 ispezionate n. 2.924 aziende delle quali n. 1.633 sono risultate irregolari

La scheda del servizio: Fuori controllo di Bernardo Iovene
Nel magazzino Conad del centro Italia su 400 lavoratori 380 sono forniti da una cooperativa esterna, che periodicamente cambia limitando i diritti dei lavoratori. Nei cantieri navali della Fincantieri a Porto Marghera, su cinquemila lavoratori, quattromila sono forniti da 300 società esterne. Lavorano per 3-4 euro l’ora senza alcun diritto. Un sistema definito “paga globale”, un’illegalità di massa che gli organi preposti al controllo non riescono a regolarizzare.
La vigilanza degli ispettorati del lavoro vive un momento di transizione che ne diminuisce l’efficacia: dal primo gennaio 2017, infatti, gli ispettori del ministero del Lavoro, dell’Inps e dell’Inail sono stati unificati nell’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL), ma i dipendenti di Inps e Inail non sono confluiti nel nuovo ente. Si è creato quindi un corto circuito, prendono le direttive dall’INL ma resteranno dipendenti dei propri enti fino alla pensione con un “ruolo a esaurimento”. La riforma, prevista dal Jobs Act e approvata a costo zero, fino a oggi avrebbe determinato incertezza, rallentamento dell’attività ispettiva e minori introiti dal recupero dei contributi previdenziali evasi.


Cosa sono le criptovalute

Di moneta virtuale si sente parlare da tanto tempo, ma penso che siano veramente in pochi quelli che saprebbero descriverle o raccontarne la loro origine.


L'anteprima del servizio su Raiplay: si parte dalla guerra in Iraq, con le immagini dei morti di civili per strada, scambiati per potenziali assassini.
Sono le immagini che sono state diffuse da Wikileaks (altrimenti di questa guerra sporca cosa avremmo saputo dalle fonti tradizionali o dal Pentagono?): nel 2011 Wikileaks e Assange svela gli Agfan paper e i cable gate, la più grande fuga di notizie della storia.
Per arginare questa fuga, i circuiti Visa, Mastercard e Paypal fermano il servizio per le donazioni, causando un buco per Wikileaks di 15 ml di dollari.
Un pugno di società finanziarie statunitensi ha deciso, su pressioni dall'alto, cosa i cittadini dovessero vedere e sapere, bloccando le donazioni che consentono a Wikileaks di fare il suo lavoro.
Assange si è salvato grazie a Bitcoin, la moneta virtuale, utilizzata fino a quel momento solo da pochi smanettoni e dai criminali del deep web.


Il valore del Bitcoin è così schizzato verso l'alto con un ritorno del 50000%.

Sette anni fa il Bitcoin valeva 80 centesimi, a dicembre valeva 16mila euro: in questi anni sono nate altre 1500 criptovalute. Tutte assieme a gennaio valevano 665 miliardi, oggi il loro valore è crollato a 270.
La domanda cui cercherà di dare una risposta il servizio di Marrucci è, cosa ne sarà domani di queste criptovalute domani? Sono destinate a durare, dunque siamo di fronte ad una rivoluzione tecnologica, o è solo una bolla?

La scheda del servizio: Le criptovalute di Giuliano Marrucci

Nate appena tre settimane dopo il crollo di Lehman Brothers, da un’idea di un personaggio rimasto anonimo, le criptovalute a gennaio sono arrivate a capitalizzare oltre 600 miliardi di euro, dieci volte il valore di aziende come Eni, Enel o Intesa Sanpaolo. Pochi giorni dopo però il mercato è crollato, e nel giro di pochi giorni si è ridotto a poco più di un terzo. È la fine delle criptovalute? O dietro la bolla speculativa c'è qualcosa destinato a durare?

Le imprese di volantinaggio

I volantini delle grandi catene commerciali, dei supermercati, riempiono le nostre cassette delle lettere.
Oramai, a parte qualche bolletta, dentro la cassetta troviamo solo questi pezzi di carta, distribuiti da ragazzi (spesso di origine straniera) che girano per le strade con zaini pieni zeppi di materiale, per conto di aziende di distribuzione.
Report col servizio di Francesca Ronchin cercherà di fare luce su chi sono queste aziende del settore, come lavorano, quali i problemi.

La scheda del servizio: Scripta volant di Francesca Ronchin

Cosa gira intorno ai volantini pubblicitari? Quelli che vediamo nella cassetta delle lettere sono solo una parte, molti non vengono distribuiti ma venduti come carta da macero. Una pratica che danneggia i marchi della grande distribuzione: continuano a stampare in eccesso e spesso non sono al corrente delle irregolarità. Dal canto loro, le aziende incaricate del recapito spiegano che i prezzi sono troppo bassi per riuscire a consegnare tutto. Il mondo del volantino è un business che vale circa 200 milioni di euro, le società che operano nel settore sono 450, ma sono solo due o tre quelle che si dividono la gran parte del mercato.

24 aprile 2018

La promessa della flat tax – l'inchiesta di Report

Ma la flat tax conviene a tutti? Qualche consiglio su come smaltire i nostri elettrodomestici e un servizio su un palazzo dell'Inps: questi gli argomenti della puntata di Report.

Nell'anteprima il servizio diAntonella Cignarale si occupa dei rifiuti elettronici: ogni anno immettiamo sul mercato 800mila nuovi apparecchi che, appena si rovinano, si buttano via.
Quando diventano vecchi potremmo lasciarli ai venditori, si chiama “uno contro zero”, ma così si riciclano solo piccole parti di elettrodomestici.
Eppure in questi prodotti ci sono ancora materie prime che si possono recuperare: non ci possiamo più permettere l'usa e getta, dovremmo preoccuparci prima di riciclare la materia prima, perché costa e perché le discariche sono piene.

Quali sono gli ostacoli per una filiera virtuosa? Come smaltire questi prodotti?
Per come sono progettati, ci sono prodotti che non si possono riparare: frullatori, ferri da stiro, anche i cellulari.. tutto che si butta in discarica.
In Olanda hanno progettato uno smartphone sostituibile, anche da non esperti: il design è importante per ridurre i rifiuti, la modularità ti consente di cambiare le componenti e non il prodotto.
L'Italia non si è adeguata alla direttiva europea sulla rigenerazione dei prodotti elettronici: servirebbero i decreti attuativi per creare una filiera dei rifiuti, per riciclare le parti riutilizzabili.
Ci sono aziende che si sono già lanciate in questo settore: nell'impianto pilota del CNR si smontano le schede elettriche di questi prodotti, per essere usate in riparazione.

Bisogna scoraggiare la produzione di prodotti non riparabili, non modulari: anche noi consumatori abbiamo delle responsabilità, scegliendo prodotti fatti con materiale riciclato.
Comportamenti virtuosi, come quelli nei repair caffè: tutto pur di non gettare materiale in discarica se non necessario.

E poi dovremmo punire l'obsolescenza programmatica di certo prodotti, che smettono di funzionare dopo pochi anni, magari come in Francia..

Le concessioni sui lidi di Ostia

Il comune non aveva le planimetrie, dunque non si riesce a capire se i balneari sono in regola o meno, con le concessioni ricevute dal comune.
Come la concessione di Renato Papagni, che avrebbe fatto una serie di abusi edilizi dal 2000, ma ha mantenuto le concessioni dal comune.
Alle domande del giornalista, il presidente Papagni ha reagito come abbiamo visto nel video che sta girando in rete: “te stai istigando ..”.
Fare domande fa parte del mestiere del giornalista. Gestire un lido invece non dovrebbe comportare abusi, con la complicità degli amministratori comunali che non hanno visto.

La flat tax - Paolo Mondani

Tassa fissa al 15% dice la Lega, al 23% dice Forza Italia, altre cifre dall'istituto Bruno Leoni. Per una perdita di 50-70 miliardi che si ricopre con tagli alla spesa prima, e col fatto che con meno tasse si mette in circolo la ricchezza.
Sarà così: Paolo Mondani è andato in giro per il mondo.
Partendo dal nordest, da Bepi Covre, produttore di maniglie, favorevole alla tassazione progressiva e alla flat tax, ma non ora.
Bisogna ridurre il debito e tagliare la spesa: il debito è il 131% del PIL, l'evasione stimata è di 108 miliardi di euro, l'iperf è 182,6 miliardi, su 5 aliquote: una volta le aliquote erano 32, oggi sono state ridotte.

Cosa si taglia per introdurre la flat tax? Si tagliano alcune pensioni, parti del welfare.
Ma la Costituzione parla di progressività della tassazione: sostiene il prof Rossi, che con la flat tax si recuperano le tasse facendogli pagare di più su sanità e università.
Peccato che i ricchi vanno a curarsi nelle cliniche private: la flat tax è sempre stata a deficit, non ci guadagna tutto il paese. A meno di non fare un voto di fede nel recupero dell'evaso e in dose da cavallo di ottimismo, per recuperare questi 60-70 miliardi.

Armando Siri, ideatore della flat tax, ha patteggiata una condanna per bancarotta, non ha pagato tasse per anni.
Forse una l'ideologo della Lega ha molti interessi nella flat tax: in effetti è un favore solo per i ceti ricchi, non certo per il ceto medio.

Cosa accadrebbe nel nordest con la flat tax? Abolendo l'IVA emergerebbe il nero, dice l'imprenditore Gastaldi, ma poi come si coprono i servizi?
Meglio tassare i grandi capitali, meglio abbassarle le tasse per gli artigiani.

A Treviso molte aziende se ne sono andate via, in Romania, ad esempio: con la flat tax forse molte piccole aziende si salverebbero, avrebbero del respiro.
MA poi i dipendenti?
Le grandi multinazionali già oggi spostano i capitali dove desiderano, potrebbero ridurre gli stipendi dei manager.
Forse, più che la flat tax, servirebbe una tassazione più equa, più vicina ai problemi delle imprese.

Alessandro Maso produce spallini per le giacche: oggi le imprese sono già costantemente monitorate, chi non paga le tasse ora, non le pagherà nemmeno col 25% ..

Daniele Lago produce mobili di design: la flat tax potrebbe essere ingiusta per le fasce deboli, ma vivremmo meglio se troveremo sistemi di ridistribuzione più equi, per ridurre le disuguaglianze.

Cosa vogliono tagliare Lega e FI: spese per l'istruzione come le rette per gli asili, le spese sanitarie, le spese infermieristiche per gli anziani, le spese per i celiaci, le spese per l'assistenza ai disabili, le spese per le ristrutturazioni, le spese per dedurre i fondi pensione, le deduzioni per le donazioni ..

Taglierebbe sui sistemi che riducono le distanze tra i cittadini: ma per vederla all'opera questa flat tax è andato direttamente in America, in Illinois.

Tassazione al 4,95% per le persone, 7% alle aziende: ma l'Illinois ha un debito da 148 miliardi di dollari, parte delle pensioni pubbliche sono senza copertura, perché nel corso degli anni i governi statali hanno prelevato soldi dalle casse senza preoccuparsi del futuro. Il midwest americano è ricco eppure le strade sono piene di buche, hanno tagliato i fondi per l'università; a Chicago, la capitale, hanno tagliato anche i fondi per i trasporti, per la sanità, per la gestione dell'acqua.
La classe media paga troppe tasse ma queste non sono sufficienti a coprire le mancate tasse delle classi agiate che possono spostare i capitali dove vogliono.
L'Illinois è lo stato più indebitato degli USA, alcuni governatori sono finiti in carcere perché hanno fatto accordi con le aziende per ridurre loro le tasse.
Sono molto simili a noi italiani, questi americani.

La città metropolitana di Chicago si occupa della manutenzione dell'acqua, delle strade, degli immobili e dei trasporti: non hanno soldi a sufficienza e devono coprire le spese con le tasse sulla benzina, con le tasse sul reddito e sulla proprietà.
Con la flat tax non si recuperano tasse a sufficienza per tutti i servizi: meno tasse significa meno servizi pubblici, magari quelli per l'istruzione per i poveri che rimarranno sempre più poveri.
Ma non è un problema per il senatore repubblicano che governa l'Illinois, che ha appena tagliato i fondi per l'istruzione.
La flat tax ha attirato imprenditori da fuori? I benefici fiscali alle imprese spesso sono soldi che gli azionisti si spartiscono, non diventano soldi per creare posti di lavoro o fare investimenti in ricerca.

Servirebbe legare le detassazioni con gli investimenti: le imprese incamerano vantaggi fiscali, anche da Trump, ma non investono affatto nel loro paese.

In Indiana la Flat tax è ancora più bassa: al 6% per le imprese e al 3% per le persone.
Ma le imprese se ne vanno lo stesso, in Messico per esempio, dove ci sono stipendi ancora più bassi.
L'Indiana è uno stato alla Reagan: tasse basse e meno servizi, ma un terzo della popolazione fa fatica ad arrivare alla fine del mese.
L'acciaio americano è nelle mani della Arcelor Mittal: Trump ha messo i dazi sulle importazioni dalla Cina, ma le acciaierie sono rimaste in crisi.
Trump ha promesso di portare qui il lavoro, ma saranno lavori con stipendi bassi: qui i sindacati hanno appoggiato Trump, per le sue promesse.

Dazi anche sull'alluminio, per non dipendere dalle importazioni: alla Kock sono entusiasti della flat tax, dove c'è la piena occupazione.
Ma che lavori sono quelli offerti alle persone? Lavori che non arrivano a 10 dollari l'ora, senza assicurazione sanitaria. Salari bassi di gente che con la flat tax ha solo perso.

La storiella raccontata alle persone è che con la flat tax si rimette in moto l'economia: ma la realtà è che si crea solo debito con queste politiche, che impoveriscono ancora di più la classe media.

Paolo Mondani ha raccontato la storia di mazzette prese dai sindacalisti della UAW da parte di
del vicepresidente della FCA Iacobelli: soldi in cambio di un accordo per i nuovi contratti (col beneplacito dei sindacalisti corrotti), dal 2009, quando i contribuenti americani hanno salvato Chrisler e General Motors.

È una guerra tra poveri, sulla pelle dei poveri: in Slovacchia, dove si è spostata la Embraco, prendono 600 euro al mese, di fronte ai 1200 euro di un operaio italiano.
Stipendi bassi perché la Slovacchia prende fondi europei, soldi dei contribuenti, usati per concedere sgravi alle aziende: si chiama dumping sociale, dovrebbe essere un aiuto di Stato illegittimo.
In Slovacchia hanno la flat tax, fortemente voluta dal governo: in questo paese investe anche la ndrangheta, riciclando il denaro del traffico di droga e armi.
Su questi traffici stava indagando il giornalista Jan Kuciak, prima di essere ucciso.
Anche la criminalità organizzata ci ha guadagnato da questo meccanismo fiscale: di certo non ci guadagna la classe media, che pure ha sempre fatto da traino per l'economia in tutti i paesi.

Ma noi ci stiamo affidando all'ideologo Siri, il patteggiatore e a Berlusconi, il frodatore.
Vogliono fare la lotta all'evasione, con l'innalzamento del contante.
Vogliono tagliare le tasse ma la spending review in Italia è stata inefficace fino ad oggi.
Con l'evasione al 108 miliardi, ne recuperiamo meno del 2%.

23 aprile 2018

Report – la flat tax, gli immobili dell'Inps e i rifiuti elettronici


Flat tax significa tassa piatta, il nome ha un suo appeal, ma bisogna vedere se conviene. È al centro delle trattative tra Lega e M5S, ogni partito dà i suoi numeri. Paolo Mondani è andato in giro per il mondo, calcolatrice alla mano, per vedere chi ci guadagna e chi ci perde.

La promessa (vera o falsa) della flat tax, l'inps e i suoi beni immobili (come li gestisce, cosa è rimasto dopo la sciagurata cartolarizzazione) e, nell'anteprima, il ciclo di vita degli smartphone e di altri prodotti elettronici.
Questi gli argomenti, estremamente interessanti in questo momento in cui si sta discutendo su un futuro governo, di possibili alleanze e di punti di incontro sui programmi (specie sulla flat tax).

Ma prima, occorre spendere due parole in merito a quanto successo al giornalista Giorgio Mottola: sta conducendo un'inchiesta sulle concessioni sui libi balneari di Ostia, voleva fare una serie di domande al presidente di federbalneari Papagni, quando questi ha preso i fogli che aveva in mano e ha cercato di infilarglieli in bocca.

Non è la testata di Spada, ma non è opportuno minimizzare: dobbiamo abituare la nostra classe dirigente a rispondere alle domande, anche a quelle scomode e non solo quando fa comodo loro.
Altrimenti è opportuno trovarcene un'altra, di classe dirigente.

La domanda era: come mai nonostante i numerosi abusi e le irregolarità accertate, rispetto alla gestione del suo stabilimento, non gli è stata revocata la concessione?
Produci, consuma e getta via.

Produci, consuma e getta via, questo il paradigma con cui sono concepiti la maggior parte degli elettrodomestici e degli oggetti elettronici ad uso quotidiano.
Al minimo problema, in una delle loro componenti, siamo spesso costretti a sostituirli in toto: ma ancora potremmo ricavarci quando li buttiamo via? Sono costruiti e progettati in modo che i suoi componenti possono essere sostituiti in modo facile?
E dove possiamo buttar via questi componenti elettronici (non nella spazzatura e nemmeno all'aperto in discariche abusive)?
Progettare questi prodotti in modo diverso significherebbe un risparmio per le nostre tasche, meno rifiuti, è un'industria che produce prodotti di valore, non usa e getta.

Quando compriamo un cellulare ci informiamo mai su quanto costa cambiare lo schermo, se si dovesse rompere? E quando compriamo una lavatrice, andiamo a vedere anche quanto costa sostituire la scheda elettronica in caso di guasto? Cellulari, videogiochi, telecomandi, stampanti, tv, lavastoviglie, forni, frullatori, piastre per capelli, computer, macchine da caffè… Il più delle volte riparare o sostituire i componenti rotti non conviene. Il risultato: spreco e montagne di rifiuti. Ogni anno in Europa vengono generati circa 9 milioni di tonnellate di Raee, rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche. In Italia ci si può disfare di un apparecchio presso un’isola ecologica ma anche consegnandolo a un rivenditore, ma pochi lo sanno. Nel 2016 infatti solo il 40% dei Raee ha seguito il corretto iter di raccolta, smaltimento e riciclo. La sfida oggi è prolungarne la vita a partire dalla progettazione, che può essere “modulare”. Quando, infatti, vengono costruiti in modo tale da essere smontabili, i componenti possono essere riparati singolarmente e in certi casi addirittura ripotenziati. E se proprio non c’è più niente da fare e gli apparecchi diventano “rifiuto”, è ancora possibile estrarre le parti funzionanti e riutilizzarle, come stabilito dall’Europa. Quali sono gli ostacoli e, soprattutto, noi acquirenti quanto siamo disposti ad abbandonare il sistema produci, consuma e getta?

La promessa (vera?) della flat tax

La Flat tax è stato il cavallo di battaglia del centro destra alle passate elezioni: era l'argomento forte per convincere gli elettori a votare Salvini o Berlusconi. Elettori che, sentendo le motivazioni date, non hanno piacere a pagare tasse allo Stato, dunque con una tassazione bassa (e uguale per tutti), sarebbero incentivati a pagare.
Certo, sentir parlare Berlusconi di tasse, lui che è stato condannato per frode fiscale, fa una certa impressione: nelle sue società offshore ha fatto sparire milioni di dollari, se avesse avuto una flat tax non avrebbe incaricato l'avvocato Mills di creare quel sistema che ha portato le sue aziende ad avere un vantaggio competitivo illegale e anche dei fondi nascosti di nero per oliare il sistema.

Ma oggi ci siamo dimenticati del passato: la proposta del centro destra ora, in un momento di stallo, dove serve trovare un accordo con altri partiti, è passata in secondo piano.
Come in secondo piano sono passate tutte le obiezioni sulla flat tax: creerebbe un buco di bilancio che dovrebbe poi essere coperto con tagli di spesa, sarebbe forse in contrasto con la nostra Costituzione.
E, in fin dei conti, è un regalo ai ceti ricchi: come per l'abolizione dell'IMU, uguale per tutti, sono loro i primi beneficiari di questa scelta politica, di cui si occuperà il servizio di Paolo Mondani.

Per parlare di flat tax, il giornalista è andato in giro per il mondo per vedere cosa è successo nei paesi dove è stata applicata.

Su Raiplay trovate una anticipazione del servizio: Mondani è partito dal nordest, andando ad intervistare l'ex sindaco di Oderzo nonché imprenditore Bepi Covre (con una azienda con un fatturato da 47ml).
Leghista eretico, viene definito, anche perché è favorevole alla progressività della tassazione e non alla tassa fissa che prenderebbe il posto degli scaglioni Irpef, o meglio, potremmo arrivare ad una tassazione al 15%, ma solo tra molti anni ..

Da Oderzo a Vicenza, altro imprenditore che si lamenta degli studi di settore, di Serpico, dei controlli elettronici: chi non pagava prima, non pagherà nemmeno ora con un 25%.
Dall'Italia all'Illinois, l'ex Stato delle auto, che in termini di debito e aziende in fuga assomiglia un poco a noi: tassa al 4,95% per le persone, al 7% per le imprese.
Tasse basse e anche casse vuote: oggi l'Illinois ha un debito da 148 miliardi di dollari, parte delle pensioni pubbliche sono senza copertura, perché nel corso degli anni i governi statali hanno prelevato soldi dalle casse senza preoccuparsi del futuro. Il midwest americano è ricco eppure le strade sono piene di buche, hanno tagliato i fondi per l'università; a Chicago, la capitale, hanno tagliato anche i fondi per i trasporti, per la sanità, per la gestione dell'acqua.
La classe media paga troppe tasse ma queste non sono sufficienti a coprire le mancate tasse delle classi agiate.


La flat tax dei miracoli, di Paolo Mondani Collaborazione Cataldo Ciccolella e Norma Ferrara
Chi ci guadagna e chi ci perde dalla flat tax? Quanto costano le tre proposte in campo? Quanto pesa il tema di una riforma fiscale “piatta” nella formazione del futuro governo?Report analizza le proposte della Lega, di Forza Italia e dell’Istituto Bruno Leoni. Chiede ai lavoratori e agli imprenditori del Veneto cosa accadrebbe con l’applicazione di un’aliquota unica. E racconta cosa comporta la flat tax in tre stati americani: Illinois, Indiana e Michigan. Dove incontriamo esperti, amministratori pubblici, il mondo dell’impresa in particolare nei settori dell’acciaio e dell’alluminio, proprio laddove Donald Trump sta imponendo dazi alle importazioni cinesi. Infine, negli States descriviamo cosa cambia con la nuova riforma fiscale federale approvata dai repubblicani lo scorso dicembre. Report affronta poi il caso Embraco, l’azienda americana che ha deciso di trasferire il suo stabilimento torinese in Slovacchia, utilizzando i fondi strutturali europei consentiti dal governo di Bratislava e la tassazione di favore, flat tax inclusa.Quali sono le classi sociali che pagherebbero di più in seguito alla approvazione della flat tax? Quanto costerebbe in termini di minor gettito? Come intendono garantire la copertura finanziaria Lega, Forza Italia e Istituto Bruno Leoni? Quali servizi sociali, quali deduzioni e detrazioni verrebbero abolite?

Il patrimonio dell'Inps

Una parte del patrimonio immobiliare dell'Inps (l'istituto nazionale che eroga le nostre pensioni) è già stato venduto (o svenduto) con le passate cartolarizzazioni dei tempi del ministro Tremonti.
A guadagnarci sono stati i privati e gli studi legali che hanno seguito le operazioni, per le ricche parcelle.
Oggi, il valore dei beni rimasti, è stimato in 2,5 miliardi: uno dei palazzi di proprietà si trova a Roma in via dei Laterani ed è al centro di un “pasticciaccio” (per citare Gadda), nato dalla confusione normativa e da un gruppo di inquilini che ha dichiarato guerra all'Inps..

Attici e monovani di Stato Di Alberto Nerazzini Collaborazione Michela Mancini
Il patrimonio immobiliare dell’Inps oggi vale due miliardi e mezzo di euro. Un piccolo tesoro, ma è solo ciò che resta dopo la burrascosa campagna delle dismissioni immobiliari, iniziata nel lontano 1996. Prima il legislatore decide di far vendere direttamente dagli enti ai suoi inquilini, poi, nel 2001, cambia idea e si affida allo strumento finanziario della cartolarizzazione. In questa confusione normativa è accaduto di tutto. Da un grande palazzo nel cuore di Roma, in via dei Laterani, un gruppo di «inquilini storici», guidato da un comandante d’eccezione, dichiara guerra all’Inps: hanno comprato con gli sconti di legge ma accampano un’interpretazione ancor più favorevole, pretendendo di poter acquistare anche tutto l’invenduto. Nel frattempo succede anche che una serie di appartamenti del palazzo siano occupati illegalmente: un idraulico, un giovane pittore, un colonnello della polizia, un dipendente dell’Inps e uno dell’Ater, l’azienda pubblica delle case popolari... Insomma nessun disagio sociale. È davvero un pasticciaccio brutto. E riguarda tutto il Paese, perché rischia di far saltare in aria le migliaia di compravendite che dal 2001 hanno riguardato immobili oggetto di cartolarizzazione. La giustizia amministrativa, infatti, in tutti questi anni ha sfornato sentenze clamorose, regalando una posizione di forza ai conduttori «ribelli».