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28 agosto 2021

Alabama di Alessandro Barbero

 


«Se me lo ricordo? Eh, direi che me lo ricordo. Non mi sono mica bevuto il cervello in tutti questi anni, nossignora, non io. Me lo ricordo benissimo. Stavo leggendo il giornale e mi rammento anche quale, l'Araldo di Richmond, proprio così; non ho mai visto tante bugie stampate su un foglio di carta, da allora...»

Ci sono tanti modi per raccontare un evento del passato, un passato che ha ancora tanti riflessi sul nostro presente. La scelta del professor Barbero è stata molto originale: raccontare una strage avvenuta nel corso della guerra di Secessione americana nella foresta di Winderness facendo parlare uno dei protagonisti di quell'eccidio, un soldato sudista, che viene intervistato da una giovane studentessa che sta facendo un lavoro di ricerca, partendo da delle lettere che uno dei testimoni ha scritto ad un giornale.

Questo reduce di una guerra che ha causato migliaia di morti, ha voglia di raccontare e, capitolo dopo capitolo, ci racconta la sua vita, di uno dei tanti agricoltori in uno stato del sud, il reclutamento dei soldati per formare l'esercito confederato, la guerra contro l'esercito del nord, perché nessuno deve permettersi, nemmeno il presidente Lincoln, di venire qui a dirci come dobbiamo comportarci.

Il suo racconto è ricco di aneddoti, perché il signor Dick Stanton, dalla contea di Magnolia, si ricorda ancora tutto, nonostante siano passati quasi ottant'anni e nel presente dove si svolge la storia siamo nel mezzo di una nuova guerra, contro il Giappone che ha dichiarato guerra agli Stati Uniti.

L'arruolamento fatto da padron Jones, uno dei più grandi proprietari terrieri della zona, per chiamare tutti i bianchi alla guerra, la marcia dei soldati dal campo verso la battaglia, un esercito fatto di soldati con scarpe sfondate, vestiti alla bell'é meglio, con pantaloni pieni di toppe, persone che fino all'altro giorno lavoravano la terra, si scambiavano favori o torti e che ora si ritrovano assieme contro gli odiati yankees, che li chiamano ribelli.

E man mano emergono i contorni di questa società, quella degli stati del sud, che si basava sostanzialmente sullo sfruttamento dei neri (o negri, come li chiamano questi gentiluomini del sud) da usare come schiavi nei campi. Da far lottare tra di loro per il divertimento delle brave persone la domenica sera.

Da trasformare in fattrici, per sfornare forza lavoro, come fossero bestie da monta. Da marchiare col fuoco, per evitare che qualcuno possa prendere possesso dei loro schiavi. Non persone, ma cose di loro proprietà.

E' questa la società del sud dove sono cresciuti i protagonisti di questo racconto, che vede con disprezzo le fabbriche che stanno sorgendo al nord dove le persone di coloro possono lavorare pretendendo pure una paga.

Perché senza i negri, dicono, nessuno avrà voglia di lavorare la terra nelle contee del sud. Si intende nessun avrà voglia di lavorare la terra essendo trattato come uno schiavo.

Sogghignano, i bravi agricoltori del sud che vivono in una società patriarcale, dove chi ha più terra comanda, alla vista di donne che lavorano in una industria che pure fabbrica proiettili per i loro fucili.

Sono tutti bravi soldati di Cristo, questi uomini, anzi il loro reverendo lo sprona a lottare in nome di una fede distorta, come fossimo in una crociata del secolo diciannovesimo: Dio vuole lo schiavismo perché la Bibbia (l'antico testamento si intende) è piena di riferimenti a re e a schiavi, perché tutti avevano degli schiavi, da Abramo a Isacco a Giacobbe.

Sam Martin andò lì e gli chiese se lui non era mica per caso un lurido abolizionista, e Phil White gli chiese se non si vergognava di portar via i negri ad una povera donna, che erano tutta la sua ricchezza, e se la coscienza non gli rimordeva, e che per una roba del genere doveva bruciare all'inferno; e quello alzò le spalle e disse che Dio lo aveva incaricato di liberare i negli, e che non credeva di bruciare all'inferno; e Phil White gli fa, perché, tu non crederai mica che la schiavitù è sbagliata?, e Sam Martin gli fa, lascia perdere, non lo vedi che è un miserabile abolizionista, e che sugo c'è a stare a discutere con un disgraziato così, ma Phil White, lui era un uomo ostinato, e gli fa, ehi uomo, non lo sai che la Bibbia è piena di schiavitù?

[..] sei un ministro, e ti pare di far bene, sotto gli occhi di Dio, a venire qui a casa nostra e rubare i nostri schiavi? Che sono come denaro, né più né meno, e questi qui poi appartengono a una povera donna, e sono tutto il suo pane, e che cosa farà senza di loro eh? E quello appoggiandosi al recinto e masticando un filo d'erba gli fa, ha solo da richiamare a casa suo figlio, che sarà di sicuro qui con voialtri ribelli, ad ammazzare la brava gente.

Questo insegnavano i predicatori delle chiese dell'epoca, settarie e identitarie, a loro volta proprietari di schiavi.

E l'episodio di sangue, quello che la studentessa voleva ricostruire per la sua ricerca?

Dopo un lungo ricordare, il vecchio reduce arriva alla strage dei soldati neri, alla fine di un assalto nella foresta di Wilderness, colpevoli solo di aver puntato il fucile contro i confederati, per difendere la loro libertà.

Ma come si permettevano, questi negri, di sparare su padron Jones e sulle altre brave persone che combattevano per tenere in piedi un mondo destinato a sparire?

O forse no. Forse quel mondo non è sparito affatto alla fine della guerra di Secessione. La schiavitù è stata abolita, ma per decenni ancora essere una persona di colore al sud era molto pericoloso. Perché non eri una persona come le altre, con gli stessi diritti.

Per esempio il diritto di un giusto processo e non un linciaggio. Per esempio il diritto di voto. Ecco allora che questo racconto, così strano, fatto con un linguaggio semplice, ci parla anche del nostro presente.

Dei tanti bravi americani (ma non è necessario andare tanto lontano con lo sguardo) strenui difensori del loro modo di vivere, maschilisti e razzisti, armati e intolleranti, chiusi ad ogni idea di cambiamento, mutazione, che vedono negli estranei, nei diversi, una minaccia per la loro esistenza e la causa di tutti i loro problemi:

.. voglio proprio vedere se verranno qui a casa nostra a insegnarci come dobbiamo vivere..

Unica pecca, lo stile del racconto può diventare per molti un ostacolo, perché troppo dispersivo, non sempre i ricordi del vecchio soldato seguono un filo logico preciso, col rischio che si tenda a saltare le pagine per vedere come va a finire.

La scheda del libro sul sito di Sellerio

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

11 giugno 2020

La battaglia sulle statue

Temo che la battaglia attorno alle statue, che sembra diventato il tema della giornata (come anche gli Stati Generali a Roma), rischi di diventare la solita polemica che ci farà compagnia per pochi giorni, per poi finire nel dimenticatoio.
Oggi tutti sanno che nel Colosseo si svolgevano i giochi coi gladiatori, dove la gente moriva per accontentare il popolino.
Sappiamo anche che per realizzare le piramidi in Egitto sono stati impiegati centinaia di schiavi.

Per questo guardiamo a questi monumenti con rispetto, ma anche nella loro interezza.
Quanti sapevano che Colston era un mercante di schiavi? 
Su wikipedia alla sua voce si può leggere "Edward Colston .. è stato un mercante e filantropo britannico".

Quanti sanno che Montanelli è stato sì un giornalista importante, ma anche con molte ombre: non solo per la sposa bambina (che in molti giustificano dicendo che era uso comune), ma anche per la sua stessa attività di giornalista.
Sciacalli - così aveva definito la collega dell'Unità Merlin, perché dopo la tragedia del Vajont aveva osato puntare il dito con la Sade.

Ecco, da questa polemica se ne esce solo con la consapevolezza del nostro passato. Lasciamo pure sui piedistalli certi personaggi, ma non trasformiamoli in miti.

01 febbraio 2020

Fermare l'odio di Luciano Canfora


Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre 
Primo Levi

Le parole di Primo Levi guidano la lettura di questo saggio dello storico Luciano Canfora che ci parla dell'odio di ieri, quello che ha portato al genocidio degli ebrei (e degli omosessuali, degli zingari, delle vite indegne di essere vissute), come siamo arrivati alla dittatura fascista, quella del Mussolini che ha fatto cose buone, secondo la narrazione assolutiva che è sopravvissuta fino ai nostri giorni.
E dale pericolo di ieri, ai pericoli di oggi: perché anche nella nostra società l'odio contro i diversi attraversa tutti gli strati sociali, tra quelli che mettono le scritte contro gli ebrei, quelli che compiono aggressioni contro coppie omosessuali colpevoli solo di esistere, quelli che compiono raid contro strutture di accoglienza per i migranti.
E quelli che di fronte a queste storie, fanno finta di non vedere, girano la testa dall'altra parte.

Perché ancora oggi si deve parlare del regime fascista, che ha governato l'Italia dal 1922 fino al luglio del 1943? Non è una storia passata?
Ci sono forti legami tra il fascismo di ieri e i sovranisti di oggi: c'è il tema dell'identitarismo prima di tutto, lo stato nazionale, la religione di stato che deve fare da spalla alla politica (che è poi il motivo degli attacchi a Bergoglio). Prima gli italiani, dicono i sovranisti oggi, American First dicono i seguaci di Trump.
Difendere la razza italiana dai rischi del meticciato, la “rovina delle nazioni” era scritto nel libro Il primo libro del fascista.

Ma dove sono le squadracce nere che picchiano le persone col manganello? - si chiedono i benpensati, quelli che sostengono che il pericolo fascista non esiste.
Esiste però la violenza negata: le violenze contro le persone di colore (nell'estate del 2018 venivano bocciate come semplici scherzi), le scritte “Juden Heir”, esistono i gruppi fascisti che oggi si sentono legittimati (grazie alle gesta di un ex ministro dell'interno) ad usare in pubblico i loro slogan e le loro bandiere.
Anche il fascismo non si è imposto subito come dittatura: arrivato al potere grazie all'appoggio dei liberali (come Einaudi e Croce), in funzione di contenimento del socialismo e del comunismo, ha occupato tutti gli spazi nello stato col tempo, ha eliminato gli spazi di libertà un passo alla volta.
Sempre con l'appoggio dei liberali e perfino con l'apprezzamento delle democrazie straniere: dall'America all'Inghilterra di Churchill e Chamberlain.

Nell'indifferenza della violenza contro le opposizioni, contro gli arresti e le persone mandate al confino: perfino l'omicidio del deputato Matteotti suscitò una reazione unitaria contro Mussolini e il suo governo (in fondo, quel socialista se l'era cercata, con le sue denunce in Parlamento).
Nemmeno le leggi contro gli ebrei del 1938, che cacciavano dall'amministrazione pubblica, dall'insegnamento, le persone di religione ebraica.

Perché il fascismo era il partito dell'ordine, che aveva nei comunisti il suo nemico.
Quello che ieri erano gli ebrei, il nemico esterno da additare e a cui addossare tutte le colpe, è oggi l'immigrato di colore.

Ci sono i decreti sicurezza (che colpiscono sia chi fa integrazione sia chi si permette di fare manifestazioni di protesta), le campagne d'odio contro gli immigrati definiti clandestini (non persone portatori di diritti) dunque criminali. Ci rubano il lavoro, ci rubano il welfare, non rispettano i nostri valori, non rispettano le leggi.
..migliaia di meridionali ogni anno invadono la città di Torino".
La Stampa 16 febbraio 1957

C'è un filo comune che lega assieme l'odio, il razzismo, dell'altro ieri, da quello di ieri a quello di oggi, non solo per i legami storici e politici tra i fascisti di ieri e i neofascisti di oggi.
Luciano Canfora elenca diversi esempi di questi legami: l'uso di un nemico esterno da additare per arrivare ad una guerra tra poveri, il ricorso ad un finto stato sociale che non dia fastidio alle classi egemoni (la casa agli italiani, per esempio), l'uso di un linguaggio povero, il ricorso a slogan semplici, facili da comprendere.
Umberto Eco aveva parlato non a caso di Ur-Fascismo, per descrivere questo fascismo sopravvissuto nei decenni: la fine dei partiti, quelli nati dall'antifascismo come la DC, il PSI, il PCI, ha di fatto rotto l'argine per l'ingresso in Parlamento e al governo di queste forze, ha sdoganato l'uso di un certo linguaggio, di certe manifestazioni (avreste mai detto che un ex ministro dell'Interno se ne sarebbe andato a citofonare a dei cittadini per chiedere loro, “scusi ma lei spaccia”?).

Dopo i partiti, rimane solo la scuola, come argine di cultura e di conoscenza: cultura e conoscenza di cosa sia stato il fascismo, di come è nato e di cosa ha prodotto.
Ecco spiegata l'ansia di certe forze di destra nel voler mettere mano alla scuola, con l'autonomia regionale: sottoporre ad un controllo politico locale l'assunzione e l'insegnamento delle scuole.
Ansia che lega assieme anche certi politici della presunta sinistra (vedi il caso Lombardia ed Emilia Romagna).
C'è, da parte di questa destra, la caccia ai testi troppo di sinistra, la caccia agli insegnanti di sinistra: storie come quella dell'insegnante di Palermo sospesa perché i suoi alunni si erano permessi di accostare i decreti sicurezza con quanto successo negli anni '40.

E cosa è successo negli anni 30-40? La notte dei cristalli, le leggi sul sangue e sulla razza e poi la vicenda della nave S. Luis, piena di famiglie ebree provenienti dall'Europa il cui attracco fu negato dai governi cubani e americani.
Cosa c'è di diverso coi respingimenti fatti oggi dalle motovedette italiane e libiche?
Dalle frontiere presidiate col filo spinato in Ungheria (che qualche leghista vorrebbe avere anche in Italia)?
Tocca al pontefice in carica ricordare, agli immemori e agli ignari, che «gli odierni sovranisti parlano come Hitler nel 1934 : noi, noi, noi..

Che fare allora? Come fermare l'odio?
Prima di tutto con la conoscenza di cosa sia stato il fascismo ieri. Riconoscerne il linguaggio e i modi.
Non girare la testa dall'altra parte.
Un ruolo importante lo avrà la sinistra e le sue forze:
La xenofobia sovranista sa quello che vuole e si illude che la soluzione sia «alzare il ponte levatoio». Saprà una risvegliata sinistra tornare a svolgere un ruolo adeguato alla sfida ineludibile del mondo unificato? C'è chi già lo fa, limitatamente al proprio raggio d'azione: lo fa il sindacato, che tenta di spezzare la «guerra tra poveri» (tanto cara ai nuovi fascistoidi) unificando gli obiettivi di lotta e integrando i migranti; lo fanno le chiese, nella temperie favorevole e molto contrastata, determinata dall'orientamento dell'attuale capo della più importante di esse (quella cattolica).

L'Europa ha un ruolo fondamentale nel poter mettere un argine ai neo fascismi, dei vari Orban: pensare di fermare le migrazioni coi blocchi navali e gli eserciti, in un modo sempre più asimmetrico e preda dei cambiamenti climatici è assurdo.
.. l'utopia deve sposarsi col realismo e adare a lezione dalla storia. Il Mediterraneo – oggi cimitero a cielo aperto -, che l'imperialismo europeo per lungo tempo ha diviso in colonizzati e colonizzatori, era stato molto prima, e per un tempo non breve, un'area politico culturale unitaria. Può tornare ad esserlo se sapremo ripensare radicalmente la troppo angusta, arroccata e qua e là incrinata, unione europea.

La scheda sul sito di Laterza
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

04 novembre 2019

Ribaltamento della realtà

Come i giornali di destra (per modo di dire) raccontano la vicenda Balotelli (il pallone scagliato in curva contro i tifosi del Verona che lo insultavano)



Balotelli non è italiano ..
La pagliacciata di Balotelli ..
Il capo ultrà umilia il neg** (hanno scritto proprio così).

Questo è razzismo.
Ed è razzismo portato avanti sulle home page di due quotidiani della nostra destra.

Stai a vedere che è Balotelli che si deve scusare.

22 settembre 2019

Texas blues, di Attica Locke




Texas 2016 
Geneva Sweet fece sccorrer una prolunga arancione oltre Mayva Greenwood, Amata moglie e Madre, Riposi in Pace nella Casa del Padre Celeste. Il sole del tardo pomeriggio filtrava qua e là tra gli alberi, spargendo una costellazione di luci sulla coltre di aghi di pino ai piedi di Geneva mentre snodava il cavo tra la sorella di Mayva e il marito, Leland, Padre e Fratello in Cristo.Diede uno strattone deciso al cavo risalendo la collinetta, attenta a non calpestare le tombe, ma solo i calchi consunti tra le lapidi disopste a caso inclinate a caso e inclinate in modo innaturale come i denti di un poveraccio.Si portava appresso una busta della spesa del Brookshire Brothers di Timpson, e una radiolina dai cui altoparlanti strideva un brano di Muddy Waters, uno dei preferiti di Joe. Have you ever been walking, walking down that ol’ lonesome road… Quando arrivò al luogo del riposo eterno di Joe “Petey Pie” Sweet, Marito e Padre e, Dio Lo Perdoni, un Demonio alla Chitarra, posò con cura la radio sul basamento di granito molato e raccolse il cavo nello spazio nascosto dietro la lapide. Quella accanto era identica per forma e dimensioni. Apparteneva a un altro Joe Sweet, quarant’anni più giovane e altrettanto morto.

Ancora un libro sull'America del sud, dopo La città è dei bianchi di Thomas Mullen: questa volta ci troviamo nel Texas orientale al giorno d'oggi, nella piccola cittadina di Lark, contea di Shelby County.
Duecento anime, bianchi e neri che vivono in questa cittadina divisa in due dalla Highway 59: non è solo l'autostrada a dividere la città, ci sono vecchie storie che legano assieme alcuni dei personaggi di questa storia, e c'è anche il feroce razzismo dei suprematisti bianchi, questa è zona degliAryan Brotherhood of Texas, un gruppo criminale dedito al traffico di droga e armi, i cui membri vengono iniziati con una prova, uccidere una persona di colore..
I protagonisti di questo romanzo li incontriamo fin dalle prime pagine: Geneva Sweet è la proprietaria di una tavola calda minuscola, dove i neri non rischiano la pelle per uno sguardo sbagliato, per una battuta fuori luogo
La caffetteria era stata aperta con l'idea che, se i colored non potevano entrare in nessun altro locale della contea, bé, potevano sempre andare lì. Mangiare un buon pasto, magari farsi un goccio di whiskey, a patto di essere discreti; darsi una sistemata ai capelli prima di mettersi in viaggio verso nord, per raggiungere la famiglia o un posto di lavoro.

A Lark è successo qualcosa: hanno appena ripescato un cadavere di un bianco, si scoprirà poi essere una donna, dal Bayou
"Perché, cos'è successo?" 
Geneva sospirò. "Stamattina hanno pescato un corpo dal bayou." 
Wendy rimase di stucco. "Un altro?" 
"Uno bianco." 
"Oh merda."

Non è l'unico cadavere: pochi giorni prima il cadavere di un nero era stato ripescato dalla palude. Per quella morte, nessuno si era scomodato, dall'ufficio dello sceriffo che ora invece si è precipitato nella locanda di Geneva per chiedergli l'elenco delle persone presente alla sua tavola calda quella sera.
La donna morta, Missy Dale, lavorava in un bar frequentato da bianchi, uno di quelli dove un nero deve stare molto attento ad entrarci.
Eppure Michael Wright ci era stato, in quel bar dove il gestore ha due rune tatuate sugli avambracci, la sera prima di morire e aveva pure parlato con Missy.
Come mai quella persona, un avvocato di Chicago era sceso in Texas per prendersi un drink in quel piccolo bar di Lark?
Domande senza risposta, perché lo sceriffo ha tutta intenzione di chiudere quei casi nel modo più scontato, come due “banali” delitti nati per motivi passionali.

Darren Mathews è il secondo protagonista della storia: lo incontriamo in una mattina, prima della deposizione davanti il gran giurì per un delitto in cui è stato implicato un suo amico
Darren Mathews posò lo Stetson – falda in giù, come gli avevano insegnato gli zii – sul banco dei testimoni. Per l’occasione, i Texas Rangers gli avevano permesso di presentarsi in tenuta ufficiale – camicia button-down inamidata a puntino e pantaloni scuri ben stirati. Il distintivo d’argento era appuntato sul taschino sinistro. Non lo portava da settimane, dopo la sospensione in seguito all’indagine sul caso Ronnie Malvo. Non aveva più portato nemmeno la fede, da allora, e anche quella faceva parte del costume di scena. Resistette all’impulso di giocherellare con il cerchietto metallico rigirandolo sull’anulare della mano sinistra, inspiegabilmente gonfia.

Non è una deposizione come le altre, perché il morto era un bianco, seppure un piccolo criminale: giorni prima aveva minacciato un amico di Darren, Mack, di colore. Come Darren: perché Darren Mathews è un ranger nero, appartenente ad una famiglia di persone che non sono scappate, non se ne sono andate via dal sud, dal razzismo, dalla discriminazione. Gli zii di Darren, che sono stati per lui come dei genitori, lo hanno cresciuto nel rispetto delle leggi e della loro dignità
.. la famiglia Mathews, una stirpe radicata da generazioni nel Texas orientale: americani neri per i quali la dignità era tanto un modo di essere quanto una tecnica di sopravvivenza. I suoi zii aderivano alle vecchie convenzioni del sud perché sapevano bene che il contegno di un colored poteva diventare in un attimo questione di vita o di morte.Darren aveva voluto credere che la loro fosse l'ultima generazione costretta a vivere così, che il cambiamento alla Casa Bianca avrebbe avuto una ricaduta a cascata sull'intera società americana.Invece si era dimostrato vero il contrario.Il seguito all'elezione di Obama, l'America aveva avuto un soprassalto reazionario.

Non è facile fare il ranger e occuparsi di reati contro i neri, crimini razziali, perché per i neri le leggi funzionano in modo imperfetto, “Quando tocca la vita di un nero il crimine lascia una macchia difficile da cancellare”.

Mentre sta affogando nell'alcol la sua amarezza, per la sospensione dal servizio e per come stanno andando le cose con sua moglie, Darren viene chiamato da un amico nel boureu ad occuparsi di quei due delitti, laggiù in Texas, all'inizio solo in modo informale, giusto qualche domanda.

Recatosi in quella cittadina di duecento anime, inizia a fare le sue domande, prima nel locale di Geneva e poi in quello dove lavorava Missy: qui incontra proprio la vedova dell'avvocato, Randie, anche lei scesa in questa cittadina per cercare le ragioni della morte del marito.
Ci sono alcune cose che non tornano nella storia:
Lì al sud, di solito le storie di quel genere andavano al contrario: una donna bianca uccisa, o vittima di qualche tipo di violenza reale o immaginaria, e poi, come a luna che segue al sole, un uomo nero fatto fuori.

Ci sono poi i silenzi e le mezze risposte delle persone, le ragioni tutte da trovare sul perché un avvocato di Chicago sia sceso proprio a Lark e cosa avesse da discutere con una barista di un locale per bianchi razzisti.
C'è il mistero della macchina scomparsa e, infine, ci sono le evidenze che arrivano dalle autopsie dei due morti.
E poi ci sono i colpi di fucile sparati contro la porta del bar di Geneva, a fargli comprendere come la sua indagine, diventata ufficiale dopo che la notizia dei due delitti è uscita sui giornali e rischia di diventare un alto caso razziale.
Qualcuno a Lark non vuole che la sua indagini vada avanti.
Ma la determinazione di Darren, che ha promesso a Randie che avrebbe trovato l'assassino del marito, lo fa andare avanti, perché capisce che in ballo non c'è solo la soluzione di un caso.
C'è una sorta di richiamo alle origini, perché sia lui che il morto sono nati in quella zona del Texas.
Ci sono gli insegnamenti ricevuti dai suoi due zii, il primo un docente di diritto e il secondo un poliziotto come lui, il non dover scappare di fronte a niente.
C'è il sospetto che dietro quelle morti ci siano delle connessioni con le indagini che stava facendo, come Rangers, con la Aryan Brotherhood of Texas, i fanatici razzisti bianchi.
Il viaggio a Lark avrebbe richiesto un tributo, questo lo sapeva sin dall'inizio. Solo non sapeva quale. Né riusciva a stabilire che cosa di preciso lo turbasse tanto in quegli omicidi.La loro apparente semplicità - il fatto che si prestassero così bene a essere inquadrati in schemi supportati da secoli di casistiche - per qualche motivo lo insospettiva.Il disagio era iniziato col l'ordine cronologico delle uccisioni: prima lui, il nero, poi la ragazza bianca.

C'è una tensione palpabile che attraversa il racconto, la tensione che un uomo di colore come il protagonista sente su sé stesso, anche se indossa una divisa.
Una tensione che nasce dal clima di razzismo che ancora è forte in queste zone dell'America, specie in piccole comunità rurali come Lark, posto inventato ma molto reale, per come viene descritto: comunità che vivono divise e che pure però non riescono a separarsi, come una famiglia.
Comunità dove la legge e la giustizia devono piegarsi a logiche e consuetudini secondo cui la vita di un nero vale meno di quella di un bianco, secondo cui nel Texas non c'è nessun problema razziale, nessun “delitto d'odio”:
.. forse la giustizia andava più per le spicce di quanto Darren avesse creduto .. era un setaccio, una rete a strascico, un sistema basato sul prendere quel che si riesce appena si può, dando l'illusione di ordine e rettitudine quando il bisogno di arrivare a una conclusione recisa era tale da giustificare una sbrigativa approssimazione.

Comunità che nascondono tanti segreti familiari, dove ancora il ricordo della schiavitù è vivo, sia nelle famiglie dei possidenti bianchi, sia in quello della popolazione nera, ricordi che passano di generazione in generazione con le parole ritmate del blues, la canzone dell'anima.
Parole dolci e amare, come questo romanzo, di cui consiglio vivamente la lettura!

La scheda del libro sul sito dell'editore Bompiani
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03 settembre 2019

Presadiretta – l'inverno demografico

Parte la nuova stagione di Presadiretta con due inchieste, la prima sul declino demografico in Italia, la seconda sull'inquinamento del PFAS.

Prima, l'inchiesta di Sabrina Giannini sul cibo: questa volta direttamente da un mercato cinese a Canton.

Indovina chi viene a cena

Cavallucci marini, corna di cervo, zuppa con serpenti .. sono i cibi che secondo la credenza cinese curino l'impotenza, ma che mettono a rischio delle specie animali.
I cinesi usano perfino la vescica natatoria del Totoaba, illegale perfino in Cina, per curare le emorragie, mettendo a rischio questo pesce.
A rischio anche molte specie di squali, per la zuppa di pinne di squalo: avrebbe grande potere per curare il cancro, ma bisognerebbe spiegare ai cinesi che contiene anche metalli pesanti, come il mercurio.
Le corna di cervo invece sono curative per le donne alle prese coi problemi mestruali.

La medicina tradizionale cinese è alla base dell'estinzione di molte specie, con tanto di bollino da parte del governo che dovrebbe tutelare gli animali a rischio.

Nemmeno il povero Pangolino, un piccolo formichiere, si salva, lui e le sue scaglie.
I cinesi allevano le tigri per saziare la curiosità dei turisti, ma in realtà dalle tigri e dalle sue ossa si produce un liquore.
Eppure la tigre è a rischio estinzione, come anche il rinoceronte, il cui corno è usato dalla medicina tradizionale.

Chi spende tanto per queste medicine, per la bile di un orso allevato nelle fattorie si spende anche 50 euro a flacone (prescritta da medici, sia quelli tradizionali, sia negli ospedali)?
Medicine vendute col sigillo del governo, che se ne frega della salute degli animali, del rischio estinzione, pensando solo al profitto.

Dalla Cina al Vietnam, dove hanno creato un santuario dove salvare gli orsi allevati, gestito da AnimalsAsia: in questo paese hanno deciso di abbandonare tutte le barbarie contro gli animali, cresciuti in gabbie piccole, senza relazioni con altri animali.

Non credo esistano parole per descrivere le immagini che la giornalista ha mostrato, di come viene estratta la bile da questi orsi, costretti in gabbia.

Presadiretta – l'inverno demografico

Si parlerà di declino demografico, un problema dalle conseguenze drammatiche: il conduttore Iacona non era solo in studio ma c'erano molti giovani, quelli che devono andare all'estero per cercare un futuro migliore.

La Liguria è la regione che fa meno figli e che sta già vivendo il suo inverno demografico, la “peste bianca” la chiamano i demografi: il viaggio di Presadiretta è partito proprio da qui, dalla Val Trebbia, prima dell'Emilia Romagna.
Paesini con pochi abitanti dove si fa fatica a trovare bambini in età scolare.
Paesi come Gorreto, che sembrano inanimati, senza vita, paesi che stanno in piedi solo grazie alla tassazione sulla seconda casa, alzata al massimo.
Senza bambini, questi paesi saranno morti: i sindaci puntano sulla ristrutturazione di palazzi, per attirare turisti, oppure sistemare strade, per invogliare la gente ad arrivare da Genova.
Ma in Liguria i bambini mancano dappertutto: negli ultimi anni ha perso 296mila abitanti, un saldo negativo nel 2018 di -13mila persone.
Molti anziani, pochi giovani che dovranno lavorare per sostenere la spesa pubblica e le pensioni: un futuro non sostenibile, alla faccia dell'equità generazionale.

Sempre meno gente, sempre più anziana: il collasso demografico ha colpito, a Genova, il settore del commercio, per esempio con la chiusura della Rinascente.
E poi bar che chiudono, negozi che chiudono: anche a Sanpierdarena, ex quartiere industriale.
Confcommercio di Genova aveva avvisato la politica già da dieci anni: vorrebbero diventare come il Portogallo, attirare gli anziani da Milano e dalle regioni del nord.
Il sindaco Bucci punta tutto sugli investimenti miliardari: il porto di Genova, le nuove metropolitane, il nodo del Terzo Valido e il cantiere per ricostruire il ponte Morando, tutto per rendere Genova più vicina a Torino e Milano.

In regione puntano invece agevolazioni sui residenti, i voucher nido: il presidente Toti vorrebbe fare di più, valorizzare il ruolo delle donne, creare asili nido, mettere assieme Confindustria e sindacati per fare politiche vere per la famiglia.
Ma nell'agenda politica non sono argomenti che si trovano oggi.

Ma a Genova troviamo persone che si sono reinventate un lavoro per andare avanti: come l'ex restauratrice che vende prodotti per anziani non autosufficienti.

L'Italia seguirà il declino della Liguria: Iacona lo ha chiesto al demografo Golini, che ha spiegato che rischiamo il collasso dell'economia e dello Stato, perché i vecchi col bastone non tengono in piedi il paese.
Oggi fare tre o quattro figli è difficile, in Italia si viene anche penalizzati, mentre in altri paesi si viene aiutati: un concetto difficile da applicare in Italia sebbene il figlio sia un bene collettivo, ma abbiamo ancora il retaggio dell'epoca fascista.

Quanto è complicata la vita di una famiglia con figli?
Lisa Iotti ha raccontato la storia di Serena e Riccardo, genitori di tre bambini: tre bambini, tre asili diversi, senza aree di sosta per lasciare i bambini, costringendoli a fare un percorso ad ostacoli ogni giorno.
Le scuole statati chiudono in orari diversi, se devi prendere i mezzi non ci sono pedane per salire sul bus, nei parchi non ci sono strutture per cambiare i bambini.
I pannolini, per dire, si cambiano in mezzo alla strada: così trattiamo i bambini.

Che aiuti economici ci sono? Nessuno sconto per il nido, nessun assegno familiare perché lei è partita Iva, il bonus bebè non cambia la vita anzi servirebbero asili e strutture vicino casa.
Per fare tre figli devi amare le sfide ed essere un po' folle.
Se ti metti a pensare, i figli non li fai...

Esistono soluzioni per aiutare le famiglie a fare figli?
Presadiretta è andata in Francia e in altri paesi per confrontare le diverse politiche per la famiglia: siamo il paese che investe meno per la famiglia in Europa, raccontano i giornalisti di Presa diretta, solo il 2,5% del PIL (contro il 3,68% del Regno Unito). Tradotto in termini pratici significa che solo due bambini su dieci riescono ad accedere all'asilo nido, ben lontano dagli obiettivo che ci ha dato l'Europa.
Destiniamo una cifra ridicola – racconta il servizio – ai diritti per l'infanzia, lo 0,66% del PIL, la metà della Svezia, un quarto dell'Ungheria.
Abbiamo la percentuale di giovani inattivi, che non studiano e non lavorano, più alta d'Europa, siamo al penultimo posto in Europa per occupazione femminile e siamo quelli che rinviano sempre più avanti la nascita del primo figlio, a 32 anni in media. Un rinvio che il più delle volte diventa rinuncia.
Alessandro Rosina, professore dell'università Cattolica di Milano, racconta come anche i giovani italiani abbiamo desiderio di fare un figlio, ma rispetto ai coetanei negli altri paesi, fanno più fatica a realizzare i loro progetti.

Siamo il paese dei bonus, di politiche per le famiglie fatte senza un disegno unitario – raccontano dal forum per le famiglie.
Sono politiche assistenziali, confondendo il sostegno alla famiglia col sostegno alla povertà.
In Italia si danno assegni familiari che decrescono col reddito, per il ceto medio che è composto dalla maggioranza delle famiglie.
Crescere un figlio costa 130mila euro l'anno, per una famiglia con un reddito da 34mila euro: avere un figlio è anche una causa dell'ingresso nelle fasce di povertà.
Avere figli è rischio di povertà ed è una cosa assurda: dovremmo mettere in discussione le nostre idee su famiglia e tasse.
Coppie senza figli in Francia pagano più tasse, perché vige il quoziente familiare: con tre figli ci sono famiglie che non pagano tasse.
L'Italia è generosa con le famiglie in difficoltà, a rischio povertà: cambiano le cose per i redditi alti e medio alti.
A pari reddito, in Francia si pagano meno tasse con più figli si hanno.

In Francia il sostegno alla famiglia è in cima agli impegni della politica, sia per i poveri che per i ricchi, tutti sono aiutati dallo Stato.
In Francia si fanno tanti figli specie perché si pagano asili e baby sitter: per le donne è normale lasciare i bambini e tornare a lavorare, hanno puntato molto nel conciliare lavoro e crescita dei bambini.
I nidi sono aperti 11 ore al giorno, dal mattino fino alla sera e possono essere portati all'orario più comodo per i genitori.
Esiste anche il servizio delle baby sitter, un lavoro come un altro: le famiglie consegnano i figli a delle persone che li tengono e li curano, fino a dieci ore al giorno.
Infine ci sono centri pubblici che accolgono i bambini, li fanno socializzare, fanno corsi di musica e che costano solo 70 euro all'anno.

Non c'è nessuna pressione sulle donne francesi nell'occuparsi dei figli, come in Italia.

Dalla Francia al Belgio dove il mondo del lavoro è calato sulle esigenze delle famiglie: non è considerato immorale uscire prima dal lavoro per accudire i bambini.

A Bolzano troviamo un'Italia diversa: in questa provincia troviamo fasciatoi ovunque, per mamme che non devono fare sacrifici perché le aziende hanno all'interno delle aziende.
A Bolzano troviamo le “mamme a noleggio”, donne che curano diversi bambini pagate in parte anche dal comune.
Il comune di Bolzano hanno scelto di spendere i soldi nelle politiche familiari: una scelta politica chiara.

In studio Iacona ha intervistato Emma Ciccarelli vicepresidente del Forum delle Associazioni familiari: prendendo 6 miliardi dagli assegni familiari non usati, 2 miliardi dal bonus bebè (fondo che non viene sfruttato) e prendendo parte dei soldi dagli 80 euro di Renzi si possono prendere risorse per fare anche in Italia politiche per la famiglia.
Si potrebbe arrivare a dare 150 euro al mese per figlio, una misura universale per tutte le famiglie.

Se si unissero in un solo fondo tutte le detrazioni, concentrando tutte le risorse assieme, si potrebbe alzare l'assegno per i figli fino a 250 euro, una cifra che fa la differenza.

Michela Murgia ha sottolineato come le politiche in Francia tutelino la donna come lavoratrice: le politiche matriarcali in Italia hanno fallito, dove metà delle donne non lavorano.
Chi decide di fare il figlio spesso va in part-time, guadagnando di meno, prendendo in futuro pensioni più basse.
In Italia devi decidere se fare figli (senza ricevere aiuti) o lavorare (e vieni tacciata di egoismo).

Tutti maschi a decidere, nella politica: le donne sono considerate un pezzo del welfare, sono dedicate alla cura.

Presadiretta ha raccontato gli impatti di una popolazione che invecchia sul sistema sanitario, nelle cui strutture trovi sempre più gente anziana per curare malattie tipiche di queste persone, da quelle dell'udito alla demenza senile.
In Liguria per contenere la spesa hanno puntato sulla prevenzione, contro artrosi, contro il rischio di fratture agli arti, perché un paziente anziano ha un costo superiore per la sanità pubblica.
Una bella storia di solidarietà.

A Genova i volontari della comunità di Sant'Egidio hanno deciso di aiutare gli anziani che vivono da soli: l'invecchiamento della società ha un impatto sulla coesione sociale delle persone.
Si creano relazioni tra le persone, tra questi volontari (circa mille) e i duemila anziani a cui questi fanno visita.

Potremmo almeno cercare di fermare l'emorragia di giovani che, sempre più spesso, lasciano questo paese: alcuni erano ospiti in studio, giovani laureati andati in Inghilterra, in Germania o in Svizzera per il modo in cui si è costretti a lavorare in Italia.
Da noi si lavora a nero, con salari bassi, precari, insufficienti per pensare ad un futuro.
In Italia si tende a non pagare il lavoro, usando la scusa puerile che nei primi anni si devono fare sacrifici.

I sacrifici fatti da Daniela, che ha lavorato a nero per anni, prima di andare a Londra e trovare un posto con un contratto stabile in un giorno.
Noi trattiamo male i nostri laureati, quelli senza raccomandazioni, quelli senza amicizie da tirar fuori al momento giusto.

Se la politica non inizia a fare qualcosa, i giovani continueranno a scappare. Ma i dati dell'Istat dicono che oggi scappano anche gli immigrati, pure quelli che contribuiscono al nostro benessere.
Colpa della crisi e anche colpa delle politiche razziste di questi mesi che hanno bloccato i flussi, che discriminano gli immigrati (che rimangono irregolari nel nostro territorio) – racconta l'ex presidente Inps Boeri.

Toti è alleato di Matteo Salvini ed è favorevole alle sue politiche: il fenomeno migratorio va governato, ma ammette che non possiamo espellerli, perché isolati in Europa.
Servirebbe un percorso di regolarizzazione, per capire chi possiamo tenere o meno.

Come gestirà il nuovo governo l'immigrazione?
In Italia è entrato un nuovo fattore, un razzismo strisciante che ha colpito molte persone, di colore, come la famiglia di Budrio, Margherita e Alvin i cui tre figli sono stati vittime di violenze psicologiche da parte dei compagni di scuola.
Violenze che non si fermano e che i bambini addirittura pensano di meritarsi e che non raccontano più ai genitori.
Così i genitori, per proteggere l'integrità dei figli, stanno pensando di lasciare il paese, l'Italia: andare in un altro paese dove la multiculturalità, il melting pot sia un valore.

Del clima di intolleranza ha parlato la scrittrice Michela Murgia, vittima di attacchi squadristici a causa delle sue critiche contro l'ex ministro Salvini.
Non dovremmo sottovalutare quando un ministro o un pezzo delle istituzioni sdoganano atteggiamenti ed espressioni che una volta si sentivano al bar.
I fan di Salvini, nelle pagine ufficiali e non, hanno avallato il suo linguaggio, riempiendo i suoi avversari politici di insulti triviali.

Il Canada dell'integrazione
In Canada gli stranieri sono una risorsa e non un problema: è il paese col più alto asso di immigrazione e il governo ha deciso di far entrare, entro il 2020, un milione di migranti.
Più popolazione significa più persone, più tasse, più posti di lavoro, più figli.
Uno choc per i sovranisti italiani forse, ma questa è la realtà: il 60% dei migranti sono di natura economica e sono selezionati dal ministero per l'immigrazione, che si occupa, tra le altre cose, di fare assistenza ai migranti.
Aiutarli a trovare un lavoro, aiutarli ad aprire un conto, aiutarli ad imparare la lingua.
Dal 2017 il Canada ha raccolto migliaia di rifugiati, mentre l'Europa alzava i muri.

Dopo pochi anni, circa l'85% di questi riceve la cittadinanza: è direttamente il primo ministro Trudeau che da loro il benvenuto in video dove si parla di futuro da costruire assieme, “benvenuti a casa”.
Come cittadini potranno votare, candidarsi ma dovranno anche rispettare le leggi, come giusto che sia: senza il contributo degli immigrati si stima che nel 2030 il Canada sarebbe arrivato alla crescita zero.
Fa una certa impressione – se si pensa a quanto abbiamo visto in Italia, alle grida manzoniane contro l'invasione degli immigrati – vedere le facce dei neo-cittadini canadesi emozionati mentre prestano giuramento.
In Canada esiste un ministro per l'immigrazione (quello che lo stesso ex presidente Romano Prodi aveva proposto per l'Italia): alla giornalista di Presa diretta spiega che quando gli immigrati arrivano col visto temporaneo, non sanno se rimarranno l'anno successivo, dunque “non si sistemeranno, non compreranno una casa, non faranno piani a lungo termine, perché non sei sicuro di poter rimanere lì. Ma quando hai la cittadinanza, ti impegnerai in quel paese, e darai il tuo contributo. Noi vogliamo che gli immigrati portino beneficio al paese, ma dobbiamo renderli parte della nostra famiglia. Immagini cosa significhi vivere per trent'anni in un paese e sentirsi ancora un ospite. Vuol dire che non ti sentirai mai parte di quel paese”.

13 aprile 2019

Si fa in fretta a dire prima gli italiani


Eccomi dunque a ripensare al passato, al Texas orientale, alla dura vita che si muoveva sotto la superficie delle cose, agli argomenti di cui la gente con i soldi sapeva poco, o dei quali comunque non voleva parlare.Negli anni sessanta, durante l'epoca dei diritti civili, c'era gente che diceva: «Oh, andavamo d'amore e d'accordo. Bianchi e neri. Loro stavano da un'altra parte, mentre noi stavamo qui. Però avevo un sacco di amici negri. Gli facevo ciao ciao con la mano, quando li incontravo in città».Sangue e Limonata – Joe Lansdale, Einaudi editore

Quando si nasce in un contesto razzista, ovvero in un mondo dove ci siamo noi e gli altri, i diversi, che non hanno i nostri stessi diritti, è difficile riconoscere il razzismo.
Sembra paradossale, ma sono spesso quelle stesse persone che, “ho tanti amici neri”, i primi ad esserlo.
Prendo a prestito il brano del grande scrittore texano per parlare dell'Italia, oggi: togliamo neri e mettiamo dentro la parola terroni, meridionali.
Razzista io, ma se ho tanti amici meridionali?
Certo, che se ne stessero a casa loro, perché puzzano, perché sono diversi da noi.
Vorrai mica dargli le case a questi?

E poi, in un salto temporale, togliamo meridionali e mettiamo immigrati, zingari (che rom è troppo politicamente corretto e poco offensivo):
Razzista io? Gli zingari sono diversi da noi, rubano, puzzano, non si integrano, non li vogliamo qui.
Succede a Roma ma anche in tante altre periferie d'Italia.
Perché non avendo più fatto politiche per la casa, per tutti, è una lotta tra povero, in cui la destra razzista e fascista si infiltra dentro. E la sinistra? Troppo occupata a criticare il dialetto, ad invocare PIL e TAV, che altrimenti come faccio ad andare a Parigi..

Come nel brano di Lansdale, mica ci accorgiamo di essere razzisti: specie in quelle periferie romane dove negli anni settanta erano i meridionali ad essere sgraditi, quelli che facevano le lotte per la casa a San Basilio nel 1970 di cui ci ha parlato Propaganda Live ierisera.

Perché una volta eravamo noi quelli brutti e sporchi.
Anche quelli che oggi raccontano so romano da generazioni..

Si fa in fretta a dire prima gli italiani, erano italiani anche i meridionali che, venendo al nord, avevano fatto la fortuna della borghesia imprenditoriale, dei palazzinari, non solo quelli romani.

21 marzo 2019

Il gioco dei sovranisti



Se un uomo bianco uccide delle persone di religione islamica è colpa dei videogiochi, dell'immigrazione selvaggia, che sono troppi signora mia, al limite della mamma che lo ha cresciuto bene (lo ha detto veramente Sallusti, riferendosi al terrorista australiano del massacro di Christchurch).

Cambia tutto se questo uomo ha la pelle scura (come ieri a San Donato): diventa automaticamente un immigrato (clandestino, che non si sa mai), avete visto cosa succede ad accogliere?, colpa delle sinistra buonista...

A questo gioco i sovranisti alla Salvini vincono sempre.
Vince sia che si lascino i migranti morire in mare, sia che li si vada a salvare in mezzo al Mediterraneo, andando sopra alle regole (che poi nemmeno sono regole dello Stato, visto che spesso sono tweet sui social..).

E' un gioco a cui dovremmo sottrarci: dove sono i corridoi umanitari? Dove sono gli accordi coi paesi africani per riprendersi i condannati? E dove sono le risorse e i piani per aiutarli a casa loro?

05 ottobre 2018

Non sono razzista ma ..


Il giornale della destra italiana.
Che riesce pure ad essere peggio di questo governo (molto a destra pure lui).

02 ottobre 2018

Una legge di natura

Immagine presa da Il quorum

Tornano a trovarci Hap e Leonard, la coppia di investigatori privati partorita dalla mente di Joe Landale (e tante altre cose) con una nuova indagine: l'incarico che ricevono questa volta è quello di ricercare una ragazza scomparsa, Jackie, detta Jackrabbit, per quei due denti davanti che però non le stavano male.
La ricerca di Jackrabbit li porta ancora una volta dentro la parte oscura dell'America, quella che vagheggia di un ritorno alle origini, che non è razzista, ci mancherebbe. Linciaggi, "negri" impiccati, quelle sono cose che si facevano solo una volta.
Oggi si chiamano “segregazionisti”: noi da una parte e i neri dall'altra. Basta con questa integrazione, il colore della pelle è diverso, no?
E allora alziamo muri, mettiamo recinti con una bella porta chiusa. E alla sera ciascuno a casa propria.
Uno di questi signori, con tanto di giacca e cravatta, per distinguersi dai bifolchi, si fa chiamare Il Professore.
Forse perché parla come un libro stampato. Solo che le pagine sembrano arrivare da quel passato razzista e violento che non avrebbe dovuto tornare più a galla.

- Io non sono fatto così. Non sono pieno di quel tipo di odio. Sono un segregazionista. Non sono un razzista. 
- Segregazionista è solo un altro modo per dire razzista, - ribatté Leonard. - L'unica differenza è che la parola più lunga delle due indossa un cappello e una cravatta. 
- No, - disse il Professore. - La differenza c'è. Posso parlare con te, e lavorare con te, ma credo che le razze debbano vivere separate. Penso che sia il volere di Dio, e una legge di natura.Tu lì, io qui. Possiamo incrociarci per strada, parlare, persino chiamarci amici, ma quando ci salutiamo, tu vai nella tua terra e io nella mia. Credo che i neri debbano avere le loro zone, mettiamola così. 
- La città dei negri, - disse Leonard. 
- L'ha detto lei, non io. Cerco di non usare quella parola. So che è offensiva, ma non credo nell'integrazione delle razze e di certo non nel fidanzamento e nel matrimonio di persone di razze diverse. Se vieni a casa mia, quello è il mio castello. Posso anche invitarti a entrare. Offrirti una tazza di caffè senza dover fare quello che faceva la gente prima, e cioè rompere la tazza dopo che l'avevi usata per bere. 
- Wow, lei è un faro del pensiero contemporaneo, - disse Leonard. 
Il Professore non batté ciglio, e si limitò a proseguire. 
- Se lavori per me o ti conosco, nero o meno, e se ti trovassi nei guai, io ti tirerei fuori, ti darei una mano. Fino a un certo punto. 
- Dà per scontato che i neri si ficchino regolarmente nei guai? - chiesi. 
- Assolutamente, no. Credo che i buoni e i cattivi ci siano da entrambi le parti del recinto. Semplicemente, credo in un recinto col cancello, in modo che entrambi possiamo passare da una parte all'altra, per lavoro e per cose varie, e credo che in certi casi sia necessario chiuderlo a chiave, quel cancello. Non voglio arrivare al tramonto con un nero a casa mia, così come tu non dovresti desiderare un bianco a casa tua dopo il tramonto. La contaminazione tra razze non è contemplata, ecco perché abbiamo la pelle di un colore diverso. Identità tribale. È una legge di natura, se non un principio giuridico. Alcuni credono ce non sia possibile cambiare le cose,e fare in modo di avere due razze separate ma eguali; io credo però che sia possibile, e mi comporto di conseguenza. Dobbiamo tornare a una vita più equilibrata. Impedire agli ispanici di superare il confine. Alzare un muro. Tenere fuori dall'America le altre religioni e le altre razze. Tenere sotto controllo l'incremento demografico. Il nostro paese può contenere agevolmente un certo numero di etnie. Si tratta di buon senso. Vi sembra razzismo, questo? 
- Io propendo per il sì, - dissi. -
Il sorriso diJackrabbit, di Joe Lansdale


Ancora una volta Joe Lansdale, attraverso un racconto giallo, ci mostra il lato nascosto del grande paese, dell'America.
Un ritratto dell'America razzista che non ha nemmeno il coraggio di definirsi tale.