Visualizzazione post con etichetta Bernie Gunther. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Bernie Gunther. Mostra tutti i post

31 luglio 2025

Il gioco della Storia di Philip Kerr

 

«Quell’inglese con Ernestina», disse, guardandola lussuosa sala comune al pianterreno.

«Mi ricorda lei, senor Hausner».

Dona Marina mi conosceva bene come chiunque altro a Cuba, o forse ancora meglio, visto che la nostra frequentazione si basava su qualcosa di più forte della semplice amicizia: Dona Marina era la proprietaria del migliore e più importante bordello di l’Avana.

La Storia, quella con la S maiuscola: questo libro è come uno scrigno, una cassaforte in cui sono custoditi pezzi della storia del secolo passato che non troveremo nei libri di storia. O, quantomeno, che non troveremo raccontati per come lo farà in questo romanzo il poliziotto investigatore Bernie Gunther.

Nei precedenti capitoli della serie ci aveva portato attraverso la nascita del nazismo con la conversione di industriali, politici liberali, al nazismo, le famose violette di marzo.

Poi il racconto di come il nazismo ha innestato nella società tedesca il virus dell'antisemitismo, culminato poi con la notte dei cristalli.

Poi la guerra, la sconfitta dell'impero del reich millenario, sprofondato nell'orrore dei campi di sterminio, i milioni di morti in tutta Europa, facondo sprofondare con esso tutta la popolazione tedesca.

E' la Germania anno zero occupata dalla potenze vincitrici dove per sopravvivere dovevi saperti vendere, stando attento a sfuggire alla giustizia.

Bernie Gunther è stato un poliziotto della Kripo, la polizia criminale poi assorbita dentro l'SD, il servizio di sicurezza delle SS sotto il controllo del generale Heydrich.

E' facile in quella Germania caotica piena di spie e di delatori (e di veri nazisti in fuga) essere scambiato per un nazista anche per uno come Bernie, che nazista non lo è mai stato.

Da qui la fuga lungo la ratline per arrivare nell'Argentina di Peron (assieme ad altri nazisti come Eichmann) che nel dopoguerra aveva accolto tanti tedeschi desiderosi di cambiare identità e far dimenticare al mondo quello che avevano fatto.

Le brutalità, i massacri, il furto dei beni di cui venivano spogliati gli ebrei, gli zingari e tutte le vite indegne di essere vissute

Questo nuovo capitolo, lungo e intenso (mettetevi comodi) parte da dove lo avevamo lasciato nel precedente "Se i morti non risorgono", da Cuba, dove Bernie ha trovato casa con un altro nome, dopo aver stretto un patto col diavolo, ovvero il tenente Quevedo, pur di non essere arrestato.

Siamo nel 1954 e l'isola è in tensione per i gruppi rivoluzionari guidati da Fidel Castro che intendono rovesciare il regime di Batista.

Fu così che circa una settimana dopo mi ritrovai ad avere una ragazza sul sedile del passeggero della mia Chevy

Bernie è costretto ad accettare l'incarico di accompagnare una ragazza, ricercata dalla polizia, a Santiago, usando la sua barca: bloccato dalla marina americana, si ritrova in carcere, prima in una cella “tra il primo e il secondo cerchio dell’inferno” a Guantanamo per poi essere trasferito in America.

.. la marina doveva aver parlato di me con la polizia di L’Avana; che la polizia doveva aver interpellato il tenente Quevedo del SIM, i servizi segreti militari cubani; e che il tenente del SIM doveva aver rivelato agli americani il mio vero nome e curriculum.

Il passato torna a bussare alla porta dell’ex poliziotto della Kripo: gli americani, “la nuova razza padrona” del pianeta, sono intenti ad esportare i valori della loro democrazia nel mondo combattendo una nuova guerra, forse più fredda di quella conclusa nemmeno dieci anni prima per sconfiggere un’altra razza che si riteneva padrona del mondo.

E Bernie Gunther una vita fa faceva parte proprio di questa razza, aveva indossato una divisa delle SS, sebbene non sia mai stato un nazista.

Dall’America viene infine rispedito in Germania, nel carcere di Landsberg

Ero già stato a Landsberg, ma solo di passaggio. Prima della guerra erano stati in molti a visitare il carcere di Landsberg e la cella numero 7, dove Adolf Hitler era stato imprigionato nel 1923 in seguito al fallito putsch di Monaco

Gli americani che lo interrogano non dimostrano grande stima di lui: sia per l’essere un tedesco, sia per l’essere stato nelle SS. Ed è proprio questo l’oggetto delle domande a cui Bernie viene sottoposto: il suo passato come ufficiale SD in Russia nel 1940.

Quando, dietro i reparti della Wehrmacht, i battaglioni SS degli Einsatzgruppn avevano il compito di sterminare gli ebrei, i commissari politici e tutti i nemici del terzo reich.

Reparti che non erano comandati da sadici ma da persone perfino laureate, avvocati come Otto Ohlendorf o anche il futuro capo della polizia Arthur Nebe, che verrà giustiziato poi dopo il fallito attentato a Hitler a Rastemburg.

Tutti ufficiali che si riparavano dietro la scusa dell’ordine ricevuto, senza porsi scrupoli di coscienza.

Più che altro ero preoccupato per la reputazione della Germania e dell’esercito tedesco. Dove ci avrebbe condotto tutto questo?, mi chiedevo.

Il racconto va avanti facendo un continuo avanti e indietro tra il 1954 e gli anni passati: il 1940 in Russia e prima ancora il 1931 a Berlino, quando Bernie era ancora un poliziotto della repubblica di Weimar.

Gli americani gli fanno un nome di una persona che aveva incontrato, per caso, a Berlino anni prima, Erich Mielke.

Germania, 1931
Era un martedì, il 23 maggio. Me lo ricordo perché era il mio compleanno. Tendi a ricordarlo, il tuo compleanno, quando sei costretto a passarlo nella prigione di Tegel

Mielke è un nome che ritroveremo più volte in questo racconto: non si tratta di un tedesco qualunque, nel 1931 era uno dei tanti comunisti che rischiavano la vita negli scontri con i nazisti, con le SA, per una serie di coincidenze Bernie si trova a salvargli la vita da un gruppo di SA che voleva fargli la pelle.

Non esiste un solo poliziotto, nella Berlino weimariana, che non ricordi il 9 agosto 1931. Allo stesso modo in cui gli americani ricordano l’affondamento della Maine.

Considerato responsabile della morte di due poliziotti, scappa dalla Germania per trovare rifugio prima in Spagna poi in Francia.

Ma non si tratta di un comunista esule dal suo paese: oggi, nel tempo moderno, Erich Mielke è il vice capo della nuova polizia segreta della Germania dell’Est, la STASI.

Ecco perché la CIA ha così tanto interesse a capire chi sia questo Mielke, quali i suoi segreti nel passato, i suoi punti deboli.

Ed ecco perché Bernie è così importante per la CIA: forse è l’arma per vincere questa guerra fredda, almeno in Europa, almeno nella Germania.

Ma Bernie Gunther, uno che ha preso botte da tutta una vita, un perdente nato, ha capito una cosa: deve stare attento a cosa dire agli americani, sia per salvarsi la pelle, sia per giocare una sua partita a scacchi.

In questo racconto Bernie ci porta dritti nei campi dell’Ucraina, dove gli Einsatzgruppen sterminarono, anche con l’aiuto della popolazione, migliaia di ebrei.

Poi viaggeremo in Francia, alla scoperta dei campi di prigionia francesi dove erano detenuti i soldati tedeschi e anche i civili accusati di crimini politici, campi dove le condizioni di vita non erano meno dure dei campi di prigionia nazisti.

Poi il ritorno al fronte russo, negli ultimi mesi del 1944, quando ormai la disfatta dell’esercito tedesco era chiara a tutti da Hitler in giù: da una parte l’assurdità di una guerra già persa, dall’altra l’orrore dei crimini di guerra compiuti dai soldati russi contro la popolazione civile tedesca:

Avevo visto cose orribili in Ucraina, ovviamente. Ma questo rivaleggiava con ciò che avevamo fatto noi. Donne violentate e mutilate. Bambini uccisi a mazzate. Tutti e settecento gli abitanti del villaggio assassinati.[..]
Alcuni di noi dicevano che era solo giustizia, che ce lo meritavamo per quello che gli avevamo fatto, ed era vero, anche se è dura pensare alla giustizia quando vedi una donna nuda crocifissa sulla porta di un granaio.

E poi la prigionia in Russia, dopo la sua cattura da parte dell’esercito sovietico: un inferno pensato per uccidere quanti più soldati tedeschi, i pleny. A meno che non si convertissero alla causa dell’antifascismo, sottoponendosi ad un corso di rieducazione comunista. Magari per essere impiegati nella nuova polizia segreta nella Germania dell’Est

.. in questo campo l’MVD impiega un certo numero di tedeschi allo scopo di reclutare uomini per una nuova polizia del popolo che intendono formare nella zona della Germania occupata

Ex nazisti reclutati in chiave anticomunista dalla Cia (come l'ex generale Gehlen, a capo della prima agenzia di sicurezza della Germania Federale). Ed ex nazisti reclutati dal blocco sovietico in chiave antifascista, come Mielke.. il gioco della storia.

Non fa sconti a nessuno in questo racconto, Bernie: la storia che racconta non la troverete sui libri, la violenza nazista da una parte, il ladrocinio degli occupanti tedeschi nelle zone occupate. Come in Francia, che subì una occupazione di poco meno dura di quella imposta nell’Algeria occupata (che consideravano una loro colonia) o in Vietnam.

Gli stessi francesi che si erano dimostrati così zelanti nella deportazione degli ebrei mettendoli sui treni in partenza per est.

Che dire poi della violenza dei russi, non diversa da quella dei nuovi padroni del mondo, gli americani, che nei confronti dei loro sudditi tedeschi in Europa non si comportavano in modo diverso dalla polizia segreta nazista?

«Ci ha feriti, paragonandoci alla Gestapo».

«Ritiro quello che ho detto. Siete molto peggio della Gestapo. Loro non fingevano di difendere il mondo libero. È la vostra ipocrisia a essere offensiva, non la vostra brutalità. Siete il peggior genere di fascisti. Quelli che si credono dei liberali».

Come finirà questa partita a scacchi tra Bernie Gunther e i servizi segreti americani, francesi (e russi) dove si sta giocando sia una partita con la Storia, dove la posta non è la libertà dei popoli o la democrazia ma solo il potere?

Non troveremo eroi alla fine di questo racconto, intenso e duro, dove personaggi veri della storia, come Erich Mielke (dal 1957 al 1989 ministro della sicurezza di Stato nella DDR), si mescolano a personaggi inventati, ma molto reali, come Georges Boudarel o lo stesso Bernie Gunther.

Gli altri libri di Philip Kerr della serie con Bernie Gunther

Violette di marzo

Il criminale pallido

Un requiem tedesco

L’uno dall’altro

A fuoco lento
Se i morti non risorgono

La scheda del libro sul sito di Fazi e le prime pagine da sfogliare

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon


30 agosto 2024

Se i morti non risorgono, Philip Kerr


Parte prima, Berlino 1934

Era uno di quei rumori che provengono da lontano e che possono essere scambiati per qualcosa di diverso: una sudicia chiatta che sbuffa lungo la Spree; il lento movimento di una locomotiva sotto il grande tetto a vetri della stazione di Anhalter; il respiro caldo e frequente di un drago enorme, come se uno dei dinosauri di pietra dello zoo di Berlino avesse preso vita e si trascinasse lungo Wilhemstrasse. Finché non ci si rendeva conto che si trattava di una banda militare era difficile riconoscerlo, e anche a quel punto sembrava troppo meccanico per trattarsi di musica prodotta da esseri umani.

Probabilmente, di tutti i romanzi scritti da Philip Kerr con protagonista l’investigatore berlinese Bernie Gunther, questo è il più complesso e articolato, come trama, come racconto. Le 560 pagine abbracciano un periodo ampio, dalla Berlino del 1934 coi tanti cantieri per le opere destinate a celebrare il trionfo del reich millenario e di Hitler, per le Olimpiadi del 1936. Fino all’Avana del 1954, ai tempi del presidente Batista, dove il protagonista si ritroverà a stilare un bilancio della sua vita.

Nella prima parte del racconto troviamo Bernie Gunther che se ne è già uscito dalla Kripo, la polizia criminale, dopo l’arrivo al governo del partito nazionalsocialista di Hitler. Meglio andarsene con le proprie gambe che essere cacciato, di piegarsi ai desiderata della polizia nazista, nemmeno a parlarne.

Ero stato costretto a dare le dimissioni dal mio lavoro di investigatore capo della KRIPO – un lavoro che amavo – e a sentirmi come un paria per la mia adesione alla vecchia Repubblica di Weimar.

Ma anche adesso, che è un
detective dell’hotel Adlon, non mancano certo altri problemi coi nuovi padroni della Germania: esprimere un dissenso contro Hitler per strada poteva essere pericoloso, come capiterà al protagonista nelle prime pagine.
Ma
c’è anche di peggio: in quella Germania sono in vigore le leggi che discriminavano i cittadini di religione ebraica (o che discendevano da ebrei), come nel caso di Bernie con la sua nonna ebrea e di tanti altri tedeschi cacciati dai luoghi di lavoro, dai sindacati.
Ma era anche la Germania dove nelle strade sfilavano le bande, i militi delle SS (la notte dei lunghi coltelli era avvenuta sei mesi prima con l’eliminazione dei cugini delle SA), “Germania svegliati!” era scritto sui cartelloni del partito nazista:

.. sembrava che, immersi nel nostro sonno, marciassimo a passo dell’oca verso un disastro terribile, anche se ancora ignoto.

Le leggi di Norimberga, approvate poi nel 1935 (chiamate ipocritamente leggi del sangue, ovvero leggi a tutela del sangue tedesco), renderanno ancora più difficile la vita agli ebrei tedeschi.

Anche all’Adlon, dove Bernie è l’investigatore dell’albergo, non mancano problemi:

Come a tutti i detective dell’Adlon mi veniva richiesto di tenere fuori dall’albergo teppisti e assassini. Ma questo poteva anche risultare difficile quando i teppisti e gli assassini erano funzionari nazisti. Qualcuno di loro, come Wilhelm Frick, ministro degli Interni, aveva persino scontato una condanna penale.
Ad un ospite americano, Max Stiles, un imprenditore venuto a Berlino per cercare di stringere affari per le Olimpiadi, è stato rubato un oggetto nella sua stanza. Si tratta di una scatola, un pezzo di una collezione cinese, dall’alto valore artistico e storico risalente alla dinastia Ming: come ha fatto questa persona ad entrarne in possesso? E come mai questo interesse per recuperarlo?
Sempre all’Adlon, viene scoperto il cadavere di un altro imprenditore, tedesco questa volta, che sembra morto per un malore dopo una notte passata con una prostituta:
Herr Rubusch era ancora a letto. Speravo che si svegliasse gridando di andarcene e di lasciarlo dormire, ma non lo fece..
Rubush era presente la sera prima ad una festa organizzata dal comitato olimpico, un comitato che di sportivo aveva ben poco, essendo solo un veicolo della propaganda nazista.
Un furto di un pezzo di una collezione cinese, un ospite trovato morto nella sua stanza: Bernie dovrà occuparsi anche di un caso irrisolto, un cold case, come favore personale che gli viene chiesto dal capo della Kripo di Berlino, che gli chiede di fare da mentore ad un giovane investigatore della polizia criminale senza esperienza.
Si tratta di uomo trovato annegato dentro un canale di cui non si conosce nemmeno l’identità.


Investigando su questi casi, Bernie scopre che non si tratta di episodi isolati ma che in realtà sembrano nascondere delle verità imbarazzanti che toccano proprio le opere in cantiere per le prossime Olimpiadi.
Ci sono forti interessi, nella Germania di Hitler, affinché tutti i lavori procedano spediti e si concludano per tempo,
nei due anni che mancano prima che la fiamma portata da Atene incendi il braciere nel nuovo stadio di Berlino.

Ma, soprattutto, è importante che si vincano le remore del governo Americano nei confronti dei giochi in Germania, mostrando che non è vero che in questo paese ci siano discriminazioni, se non peggio, nei confronti dei cittadini ebrei. Non basta far sparire le vignette dello Sturmer, serve oliare il meccanismo, magari nei confronti del presidente del comitato olimpico americano, Avery Brundage, che, infatti, dopo aver visitato la Germania aveva stabilito che di discriminazioni non ce ne fossero. Brundage riceverà poi l’incarico di costruire l’ambasciata tedesca a Washington, ma poi gli eventi della guerra bloccheranno questo progetto.

C’è una giornalista americana ospite all’Adlon, che deve scrivere un articolo sul suo giornale proprio su queste olimpiadi: ha un interesse particolare per questa storia, essendo anche lei, Noreen Charalambides, di origine ebrea, vorrebbe scrivere di tutto il marcio che sta dietro quest’opera di propaganda che il governo nazista sta allestendo per nascondere le violenze e gli omicidi contro gli oppositori, contro gli ebrei. Come anche l’esclusione dalla squadra olimpica tedesca di tutti gli atleti ebrei, non degni di rappresentare la grande Germania.

Un’Olimpiade senza l’America non avrebbe senso. Ecco perché il boicottaggio sarebbe una cosa importante: perché se i giochi non si tenessero qui sarebbe il colpo più duro che potrebbe ricevere il prestigio nazista all’interno della Germania.

Mrs Charalambides seguirà Bernie Gunther nelle sue indagini, anzi, lo assumerà proprio come investigatore: intuisce che i casi che l’investigatore sta seguendo, il furto denunciata da quell’imprenditore americano che si comporta come un gangster di Chicago, quel corpo ritrovato in un canale (che appartiene ad un pugile ebreo) fino alla morte di Herr Rubusch, una morte per aneurisma secondo il medico, sono legate ai veri “giochi” che stanno dietro le Olimpiadi.

«Mi chiedevo…», disse Mrs Charalambides, «mi chiedevo se lei potesse essere così gentile da aiutarmi a scoprire qualcosa su Fritz. Come una specie di investigatore privato. Come può rendersi conto parlo discretamente il tedesco ma non saprei orientarmi in questa città. Berlino per me rappresenta una sorta di mistero».

Ma ci sono misteri che sono pericolosi, che è meglio non toccare, meglio rimanerne fuori, perché c’è il rischio di prendersi una pallottola, o di finire in fondo ad un fiume con una pietra legata ai piedi. Bernie, che si è lanciato in queste indagini come un “cavaliere del cielo”, verrà messo di fronte ad una scelta, pur di salvare Noreen, di cui si è innamorato, dovrà vendersi un altro pezzetto della sua anima, non al diavolo, ma a qualcuno che ci assomiglia molto.

PARTE SECONDA
L’Avana, febbraio 1954
Quando il vento soffia da nord, il mare si frange sulla muraglia di Malecón come se si scatenasse da un assedio che tenta di rovesciare L’Avana con una rivoluzione.
Dopo vent’anni, dopo essere finito sul fronte russo con le SS, la fuga dal treno che lo stava portando in una prigione in Siberia, la parentesi viennese negli anni della Germania e dell’Austria in macerie, dopo la fuga in Argentina (per scampare ad una condanna), incontriamo nuovamente Bernie Gunther a l’Avana sotto l’identità del signor Carlos Hausner.
A l’Avana si è più o meno integrato, confondendosi in mezzo ai tanti americani venuti sull’isola per le sale da gioco, i locali dove vendere droga e sesso a poco prezzo.
Ma il signor Hausner non ha ancora rinunciato al sogno di tornare in Germania, magari non proprio a Berlino, finita nelle mani dei russi.
Ma il destino ha scelto per Bernie altre strade: sull’isola si ritrovano alcuni dei protagonisti della vicenda berlinese di venti anni prima, la ancora bella scrittrice americana Noreen Charalambides, ospite nella villa di Hemingway assieme alla giovane figlia Dorah.
E, soprattutto, quell’uomo d’affari che sembrava un gangster (e che alla fine lo era proprio) Max Reles: tutti sembrano aver voglia di dargli un incarico, Noreen che vuole che controlli la figlia, Reles invece gli offre un incarico nel suo albergo e nel suo casinò. Chi meglio di un ex investigatore, che non aveva paura di fare le sue battute anche nei momenti meno opportuni, per tener d’occhio le casse di Reles?

Come si è detto, il destino per Bernie ha altri piani, l’idea di tornare in Germania e di mimetizzarsi con quel nome da argentino, non potrà avverarsi.
Ancora una volta si troverà di fronte a fare un patto col diavolo, come successo anni prima con Goering, con Heydrich, pur di salvare sé stesso e chiudere vecchi conti col passato

Dici a te stesso che puoi mettere da parte i tuoi principi e stringere un patto con il demonio solo per tenere lontano i problemi e rimanere vivo. Ma lo devi fare troppo spesso, e così ti trovi a dimenticare quali fossero quei principi.

Sull’isola di Cuba, dove la rivoluzione castrista sta prendendo piede nonostante il controllo della Cia e della polizia, Bernie Gunther si ritroverà a fare un bilancio della sua vita

Alcuni di noi muoiono nell’arco di un giorno. A uno come me ci vuole un tempo più lungo. Forse anni. È vero, tutti moriamo, come Adamo, solo che non a tutti è concesso tornare a vivere come a Ernest Hemingway. Se i morti non risorgono, cosa accade all’anima umana? E se non risorgono, con che corpo ritornano a vivere?

Se i morti potessero risorgere, pensa Bernie, forse varrebbe la pena di farsi uccidere.

“Se i morti non risorgono” è un romanzo complesso, capace di raccontare con accuratezza di dettagli della Germania nazista, negli anni in cui il popolo tedesco era indotto a seguire il suo pifferaio di Hamelin verso il baratro, con tutti i retroscena sulle Olimpiadi (quelle che, per un ennesimo gioco del destino, videro celebrare il trionfo di un atleta di colore, Jesse Owens), fino all’Avana degli anni precedenti all’arrivo al potere di Castro, quando era un’isola nelle mano della mafia. Tutto questo viene raccontato con gli occhi del poliziotto Bernie Gunther, un investigatore in perfetto stile hard boiled, come nei romanzi di Raymond Chandler o Dashiel Hammett (autori tra l’altro citati nel racconto): cinico, con un umorismo tagliente usato anche come arma, intelligente, sufficientemente onesto per guardarsi allo specchio.

Berlino, la mia città Natale, era riconoscibile a stento. Prima era il luogo più libero del mondo. Adesso sembrava una vera e propria piazza d’armi.

Le dittature sembrano sempre buone finché qualcuno non comincia a darti ordini.

La scheda del libro sul sito di Fazi editore
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

03 settembre 2022

Uno dall’altro, di Philip Kerr

 

INCIPIT

PROLOGO

Berlino, settembre 1937

Ricordo com’era bello il tempo, quel settembre. “Il tempo di Hitler”, lo chiamavano. Come se gli stessi elementi, tra tutte le persone, fossero disposti a essere gentili proprio con Adolf Hitler. Lo ricordo pronunciare un discorso farneticante in cui chiedeva colonie per la Germania. Fu forse la prima volta che lo udimmo usare l’espressione “spazio vitale”. Nessuno si fermò a pensare per un momento che il nostro spazio vitale avrebbe potuto essere creato solo se prima fosse morto qualcun altro.

Vivevo e lavoravo nello spazio che chiamiamo Berlino. C’era un sacco di lavoro là per un detective. Certo, si trattava solo di persone scomparse. E la maggior parte di loro erano ebrei. Perlopiù assassinati in un vicolo, o spediti in un KZ, un campo di concentramento, senza che le autorità si preoccupassero di notificarlo alle famiglie. I nazisti pensavano che il modo in cui lo facevano fosse davvero spassoso. Certo, ufficialmente gli ebrei erano incoraggiati a emigrare ma, dal momento che gli era proibito portarsi dietro i loro averi, ben pochi lo facevano. Comunque, qualcuno riusciva a inventare dei bei trucchi per trasferire i soldi fuori dalla Germania.
(un passaggio più esteso lo trovate qui)

Immaginatevi che Raymond Chandler e Frederick Forsyth si fossero incontrati per scrivere, a quattro mani, un romanzo dove si mescola il noir in scenario dove si muovono agenti segreti, doppiogiochisti, ex criminali nazisti in fuga, poliziotti dalle mani pesanti, sullo sfondo di una Germania nei primi anni del dopoguerra (l’azione si svolge nell’autunno del 1949), che si sta risollevando a fatica dalle macerie e con tanta voglia, troppa forse, di dimenticarsi il suo passato.

Quello in cui un pazzo irretiva un intero paese vaneggiando di spazi vitali, di razze superiori e di razze da sopprimere.
Ne sarebbe venuto fuori un romanzo come questo, L’uno dall’altro, terzo della serie di Philip Kerr con protagonista l’investigatore privato Bernie Gunther: ex poliziotto della Kripo, ex appartenente delle SS, finito sul fronte russo di cui fu testimone degli orrori, le operazioni di pulizia nei confronti degli ebrei e dei commissari politici. Attraverso il suo sguardo abbiamo visto la Germania diventare nazista, quelli che hanno approfittato per salire sul carro di Hitler (le “violette di marzo”). Lo sgomento del primo orrore col rumore delle vetrine andate in frantumi nella notte dei cristalli. Infine lo sfacelo, la Germania anno zero, spartita in due dalle potenze vincitrici, alleate fino a ieri ma pronte a combattere una nuova guerra oggi. Il suo sguardo non è privo di una certa ironia, anche in momento come questo, nel 1949, dove la guerra è finita da quattro anni, dove il reich millenario è crollato miseramente portandosi dietro le vite di milioni di persone per lasciar il posto ad una repubblica federale dove si ha tanta voglia di ripartire, di gettare un colpo di spugna su certi crimini e certi criminali del passato. Nonostante molti di questi (le “giacche rosse”) stiamo aspettando il loro turno per essere giudicati nel carcere di Landsberg: uno scherzo del destino, ex nazisti nello stesso carcere dove Hitler scrisse il Mein kampf ..

Prima di partire con la storia, c’è un lungo prologo iniziale ambientato nel 1937: il perché di questi antefatti lo si comprenderà alla fine, in quel convulso finale dove tutto finisce, per ricominciare.

Bernie viene incaricato da un ufficiale delle SD (il servizio di sicurezza delle SS) di aiutare un imprenditore ebreo a spostare i suoi beni fuori dalla Germania, dove per legge non potrebbe possedere nulla. In questa operazione, un sotterfugio in cui le SS taglieggiavano quanti, tra gli ebrei, potevano permettersi andare in Palestina (allora un protettorato inglese).
In questa missione Bernie entra in contatto con Eichmannn (“l’uomo dall’aspetto più ebraico con l’uniforme delle SS”), allora sottufficiale delle SS, con un gruppo estremista chiamato Haganah, che sta combattendo una sua battaglia per far diventare la Palestina la terra di Israele e col gran Muftì, Haj Amin, che invece gli ebrei vorrebbe sterminarli tutti. Un gioco di intrighi dove le SS giocano su più tavoli e che sarà l’antipasto del groviglio dentro cui Bernie andrà a finire anni dopo..

La Gestapo voleva che spiassi l’SD. E adesso l’Haganah voleva che spiassi la Gestapo. C’erano dei momenti in cui pensavo di aver sbagliato mestiere.

Autunno 1949: finita l’esperienza viennese (da cui è scampato per un pelo da un ufficiale dell’NKVD), ritroviamo Bernie a gestire l’albergo vicino al campo di Dachau del suocero, il padre di Kristen, la moglie, finita in depressione dopo la sua morte

«Soffre di una forma acuta di schizofrenia catatonica» fu ciò che mi disse il dottor Bubliz , lo psichiatra che aveva in cura Kirsten. «Non è poi così rara dopo ciò che abbiamo passato in Germania, possiamo sorprendercene?».

Alla morte della moglie, per una influenza, Bernie decide di mollare tutto, “Lo yankee aveva ragione, dovevo tornare a quello che conoscevo meglio”, ovvero l’investigatore privato. A Monaco. I primi casi in cui si imbatte hanno a che fare ancora con ex nazisti e con le “giacche rosse” detenute a Landsberg. Un avvocato che cerca informazioni sui violenze contro i detenuti, un barone che cerca di scagionare il figlio, ufficiale SS che in Lituania aveva comandato un’unità di sterminio nel 1941. Un altro tedesco che aveva solo “obbedito agli ordini”. Perché dovrebbe scontare in cella il resto della vita? Già si parla di amnistia nella nuova Germania e gli stessi alleati non hanno così tanta voglia di andare a caccia di nazisti.

«Sono stato nelle SS. Ma questo non vuol dire che non tenga alla giustizia, Herr Doktor. Uomini che hanno assassinato donne e bambini meritano la prigione. La gente ha bisogno di sapere che gli errori vengono puniti. È questa la mia idea di una Germania sana».

Un giorno in ufficio si presenta un donna, alta, bella, con una cicatrice sulla guancia che non le rovina il fascino. Si chiama Britta Warzok ed è la moglie di un altro ufficiale delle SS. Ma diversamente dalle altre persone finora incontrate, non fa nulla per nascondere l’astio nei confronti di ciò che il marito ha fatto.

«Herr Gunther io voglio sposarmi».

«Non è troppo presto, cara? Ci siamo appena incontrati».
Sorrise educatamente. «C’è un solo problema. Non so se l’uomo che sposato è ancora vivo».

«Se è scomparso durante la guerra, Frau Warzok, farebbe meglio a domandare all’Ufficio informazioni dell’esercito».

Friedrich Warzok è stato vice comandante del campo di Janowska, in Polonia dove, assieme al altri ufficiali, si è reso responsabile di crimini contro i detenuti. Crimini che vanno oltre l’immaginazione, oltre il dover obbedire agli ordini, oltre la giustificazione che si era in guerra..

«Sarò onesta con lei Herr Gunther». Si toccò un occhio con l’angolo del fazzoletto. «Friedrich Warzok non era un brav’uomo. Durante la guerra ha fatto cose terribili».
«Dopo Hitler non c’è nessuno di noi che può dirsi di avere la coscienza pulita».
«E’ molto gentile da parte sua dire questo. Ma ci sono cose che uno deve fare per sopravvivere. E poi ce ne sono altre che non riguardano la sopravvivenza. Questa amnistia che si discute in Parlamento.. Non includerebbe mio marito, Herr Gunther».

Per risposarsi frau Warzok ha bisogno di essere sicura che il marito sia morto, da buona cattolica non accetterebbe mai il divorzio: così Bernie inizia a chiedere in giro, sfruttando il suo essere stato, per un certo periodo nelle SS ed aver anche lavorato a Berlino nell’ufficio che raccoglieva i crimini di guerra (i tedeschi hanno un registro per tutto).

Il lavoro di un detective è un po’ come entrare in un cinema quando il film è già cominciato. Non sai cos’è accaduto prima e, mentre cerchi di trovare la strada nel buio, è inevitabile che pesti un piede a qualcuno o che gli tagli la strada.

In questo caso, la metafora di Bernie andrà oltre il piede pestato: finirà dentro la rete del ragno, la società dei camerati, un gruppo di soccorso ai nazisti ricercati che coinvolge anche esponenti del clero cattolico. Ma i piedi pestati gli costeranno una bella dose di manganellate, per finire scaricato poi, come un sacco di rifiuti, davanti un ospedale.
I problemi per Bernie non finiranno qui: non voglio anticipare nulla, ma il pestaggio e il ricovero in ospedale saranno solo l’inizio di una trappola, ordita alle sue spalle e che lo porterà molto vicino all’estremo saluto di questo mondo e da cui riuscirà a salvarsi grazie a quelle relazioni che aveva intessuto in quello strano viaggio del 1937 a Gerusalemme, tra SS, ebrei sionisti e musulmani radicali.

In questo romanzo, L’uno dall’altro, Philip Kerr imbastisce una trama avvincente, che si prende solo una pausa nell’intermezzo a metà libro, per poi crescere senza sosta nell’ultima parte dove il nostro investigatore dovrà guardarsi le spalle da amici e nemici, pur di portare a termine la sua missione.

Ma è anche un romanzo ben costruito per quanto riguarda il contesto storico: nulla è inventato, dal viaggio di Eichmann a Gerusalemme ai contatti tra le SS e il gran Muftì, alleato di Hitler. Viene descritta in modo accurato anche la rete di fuga di cui si sono servite molte SS per sfuggire alla giustizia e alla vendetta delle squadre del Nakam. Una via di fuga che passata per l’aiuto della CIA e del Vaticano, non perché avessero particolari simpatie per i nazisti o Hitler, ma perché si preparavano alla guerra al comunismo. Come si fa, allora, a distinguere i vincitori dai vinti, l’uno dall’altro?
Si stava preparando una nuova Germania, all’insegna della “normalità”, ma senza aver fatto i conti col passato, con le migliaia di morti di persone ritenute non degne di vivere, uccise nei programmi di eutanasia del programma Aktion T4, uccise al seguito dell’avanzata delle truppe in Russia, uccise nei campi di concentramento nell’ambito della soluzione finale. Campi in cui medici, persone che avevano fatto il giuramento di Ippocrate, si ritenevano degli dei in terra, col poter di disporre della vita degli altri per condurre i loro esperimenti. Una Germania in cui Bernie Gunther, disilluso dopo tutto quello che è successo, dopo tutte le morti a cui ha assistito, stenta a riconoscere.

Io stesso avevo trovato tutto questo difficile da capire: che noi, forse la nazione più civilizzata al mondo, potessimo aver fatto cose così spaventose in nome della scienza medica. Difficile da capire, sì. Ma non difficile da credere. Dopo la mia esperienza personale sul fronte russo, ero arrivato a credere il genere umano capace di un grado illimitato di disumanità. Forse proprio questo – la nostra profonda disumanità – è ciò che ci rende più di tutto umani. Cominciavo a capire cosa stava succedendo.

Le altre indagini del detective Bernie Gunther

Violette di marzo (2020)
Il criminale pallido (2020)
Un requiem tedesco (2021)

La scheda del libro sul sito di Fazi

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon


09 giugno 2021

Un requiem tedesco, di Philip Kerr

 

Di questi tempi, se sei tedesco trascorri l’esistenza in purgatorio già prima di morire, soffrendo in terra per tutti i peccati impuniti del tuo paese fino al giorno in cui, con l’aiuto delle preghiere dei Potenti – o, almeno, di tre di loro –, la Germania sarà finalmente redenta.

In questo terzo, e purtroppo ultimo capitolo della trilogia berlinese di Bernie Gunther, ci ritroviamo catapultati alla fine della seconda guerra mondiale, a Berlino nel 1947.

La seconda guerra mondiale è terminata da un pezzo, la follia nazista (e dei suoi volenterosi carnefici) ha portato morte e distruzione per l'Europa e soprattutto nella Germania del fu reich millenario.

In queste macerie si aggirano i berlinesi sopravvissuti alla guerra: persone ridotte alla fame, ad elemosinare qualsiasi forma di aiuto da parte delle potenze alleate che si sono spartite il controllo della Germania e di Berlino. E dove questo non arriva, il mercato nero, il furto, il rischio di finire arrestati o sparati dalla polizia militare. Fino alla vergogna, per le donne berlinesi, del vendersi all'occupante per una tavoletta di cioccolato, le “chocolady” come venivano chiamate dagli americani le donne che vendevano l'unico bene in loro possesso.

Fissando il soffitto della camera da letto danneggiato dalle bombe, mi sovvenne la possibilità che fosse il settore est a venire da me: questa era Berlino, una grande toppa di listelli su una superficie peraltro immacolata di intonaco, mentre in un angolo della camera da letto giaceva il sacco di gesso comprato al mercato nero con il quale avevo intenzione, un giorno o l'altro, di coprirla. Erano pochi, incluso il sottoscritto, a non credere che Stalin fosse intento a una missione simile: coprire la piccola toppa di libertà che Berlino rappresentava.

Tra queste persone ritroviamo Bernie Gunther, con una zoppia ad una gamba e una moglie che lavora in un bar aperto ai soli soldati americani. Cos'ha fatto Bernie in tutti questi anni? Cosa gli sarà successo durante la guerra? Lo avevamo lasciato mentre osservava, sgomento e spaventato le rovine lasciate dietro di sé dalla notte dei cristalli nel 1938.

Un poco alla volta, sarà lui stesso a raccontarci di questo parte della sua vita: il passaggio alla Kripo, il fronte orientale nelle SS con l'operazione Barbarossa, le operazioni di pulizia che venivano affidate alle SS contro comunisti ed ebrei .. fino alla cattura da parte dell'esercito russo. E il suo ritorno a casa (come, lo spiegherà lui), sentendosi alla fine un indesiderato. Perché adesso la gente ha solo voglia di dimenticare il passato, l'essere stati nazisti, aver indossato una divisa, aver gridato (volente o meno) Heil Hitler!

E ora Berlino. La guerra è finita ma c'è ancora del fuoco che brucia sotto la cenere. Un fuoco che nasce dalle tensioni tra le potenze vincitrici che si sono spartiti il mondo in aree di influenza (così come si spartiranno tra loro la Germania), un fuoco che porterà ad una nuova guerra senza conflitti o battaglie, ma che causerà lo stesso migliaia di morti.

Un fuoco il cui fumo inizia a rendere difficile distinguere gli amici dai nemici, i nemici di una volta che iniziano a diventare utili per la guerra di domani. E così la Berlino divisa già nei due settori, inizia a diventare terreno per prostitute, borsari e spie

Ovviamente, sappiamo entrambi che in questa città le uniche persone che oggi se la cavano sono le prostitute, i borsari neri e le spie. Le prostitute ci saranno sempre, ma i borsari neri sopravviveranno solo finché la valuta tedesca non si sarà ripresa. Restano le spie.

Ma andiamo per ordine. A Berlino, nella sua camera, Bernie riceve la visita di un colonnello russo, “Polkovnik Poroshin” (della polizia segreta russa), che gli chiede di tornare al suo lavoro di investigatore privato per aiutare un suo vecchio amico, finito nei guai a Vienna.

Emil Becker era con lui alla Kripo e anche al fronte orientale: è stato arrestato dalla polizia militare con l'accusa di aver ucciso un capitano dell'esercito americano, Edward Linden. Tramite il suo avvocato, ha contattato il russo per chiedere al suo vecchio camerata Bernie di aiutarlo ad evitare la condanna a morte.

Sebbene all'inizio sia riluttante, alla fine Bernie accetta l'incarico, perché nonostante Emil sia come tanti un mezzo furfante, uno che in guerra ha obbedito agli ordini (anche contro civili), non può essere uno che uccide un ufficiale americano così, a freddo.

E poi c'è Kirsten, la moglie, e quella gelosia per quei regali che porta a casa grazie ai suoi amici americani ..

Bernie Gunther si ritrova così a Vienna che, come Berlino, è una città divisa in settori, coi russi da una parte e gli americani dall'altra. E il suo ex camerata Emil Becker in cella: per questo ufficiale americano Emil faceva dei viaggi da Vienna a Berlino, dove portava dei pacchi. E a Vienna aveva anche un socio, un certo Konig, uno che lavorava nel campo della pubblicità.

Nella versione di Emil, è stato incastrato da qualcuno che gli ha messo addosso l'arma con cui questo capitano americano è stato ucciso, una Walter P38 in dotazione alle SS.

E' veramente poco per cominciare un'indagine, specie in una città come Vienna dove devi continuamente guardarti le spalle, non solo perché potresti trovarti in una brutta situazione.

Ma perché ad un certo punto, l'ex investigatore nonché commissario della Kripo (come era chiamata la polizia criminale), si trova invischiato dentro una storia di spie e di reduci del vecchio regime, dove non sai più di chi fidarsi e di chi no. Perché questo Linden faceva parte del CIC, il controspionaggio e dava la caccia ai gerarchi nazisti e ai criminali di guerra, era “ufficiale di collegamento CROWCASS al Centro di documentazione americano di Berlino” (il CROWCASS era il Registro centrale per i criminali di guerra, gestito dagli americani a Monaco).

E molti ex pezzi grossi delle SS sono proprio latitanti qui in Austria, un paese che ha sposato la folle ideologia nazista senza nemmeno nasconderlo troppo e, come su in Germania, oggi hanno poca voglia di fare i conti con la propria coscienza.

Di chi fidarsi in questa indagine? Del colonnello russo che l'ha mandato lì col suo lasciapassare? Oppure di quell'agente del controspionaggio americano che, pure lui, sta indagando sulla morte di Linden?

«.. Ma questa volta, è come se ci fossero troppe persone attorno a me che mi dicono come devo lavorare. Come se avessi perduto la mia indipendenza. Non mi sento più un investigatore privato».

In questa indagine Bernie si troverà messo in mezzo ai giochi sporchi dei servizi, quelli di una parte e dell'altra, allo scoprire quanto sia ipocrita la caccia ai criminali fatta dalle potenze vincitrici, che un giorno impiccano un criminale di guerra e nell'altro ne reclutano un altro, per usarlo in questa nuova guerra fredda tra i due blocchi. Quello comunista e quello occidentale capitalista.

Di lì a pochi giorni, i russi bloccheranno il rifornimento per Berlino, il muro ancora non è stato costruito ma già una cortina è calata sull'Europa a dividere nazioni e popoli.

Come il popolo tedesco che, in questo romanzo, è destinato a cantare il suo requiem per espiare quei peccati che si sente rinfacciare addosso, per aver creduto ad un caporale austriaco capace di arringare le folle, di conquistarle col suo carisma. Non esiste una colpa collettiva, certo, ma quella individuale, per ogni singola persona, per “non aver detto niente, nel non aver sollevato la mano contro il nazismo.”

Come avete potuto?

«Come avete potuto permettere che accadesse? Come avete potuto permettere che una cosa simile potesse andare avanti?».

Forse, almeno per diverse generazioni, quando gli uomini di altre nazioni ci guarderanno negli occhi, lo faranno sempre con questa muta domanda nel cuore.

Questo romanzo chiude la trilogia di Philip Kerr sulla Germania nazista vista attraverso gli occhi dell'investigatore Bernie Gunther, un investigatore duro, con una buona dose di ironia (pericolosa nella Germania nazista), ma anche con un pizzico di romanticismo e soprattutto con una sua coscienza. Un racconto cominciato con i giochi di Berlino, nel 1936,che dovevano rifare la faccia alla Germania dopo la sconfitta (Violette di marzo). Paese dove in tanti salivano sul carro vincente del partito di Hitler, le “violette di marzo”.

Un viaggio proseguito poi con gli episodi di antisemitismo sfociati nella notte dei cristalli (Il criminale pallido).

Per finire con questo requiem, un requiem tedesco:

Non quello che hanno costruito. E’ quello che hanno distrutto.

Non sono le case. Sono i vuoti fra le case.

Non le strade che esistono. Sono le strade che non esistono più.

Non ti perseguitano i ricordi.

Non quello che hai annotato.

E’ ciò che hai dimenticato, che devi dimenticare.

James Fenton un Requiem Tedesco

La scheda del libro sul sito di Fazi editore

i link per ordinare il libro su Ibs e Amazon


19 settembre 2020

Il criminale pallido di Philip Kerr

 


La torta di fragole del caffè Kranzler capita sempre sotto gli occhi quando si è a dieta e se ne deve fare a meno.

Be’, di recente ho cominciato a provare la stessa sensazione verso le donne. L’unica differenza è che non sono a dieta: ma mi ritrovo lo stesso a essere ignorato dalle cameriere. E ce ne sono di carine, in giro. Di donne, voglio dire, anche se potrei scoparmi benissimo una cameriera, come una qualsiasi altra creatura di sesso femminile. Ce n’è stata una, un paio di anni fa. Ne ero innamorato, ma scomparve. Be’, è una cosa che capita a parecchia gente in questa città. Ma da allora in poi ho avuto soltanto rapporti occasionali. E ora, a vedermi girare la testa di qua e di là sull’Unter den Linden, si direbbe che segua il pendolo di un ipnotizzatore. Non lo so, forse è il caldo. Quest’estate Berlino ribolle come l’ascella di un fornaio.

Berlino settembre 1938

Il secondo capitolo della trilogia di Philip Kerr con protagonista il detective berlinese Bernie Gunther si svolge alla fine di un'afosa estate inizio autunno nel 1938. La Germania è saldamente nelle mani del partito nazista e di Adolf Hitler che, dopo aver chiesto la Renania e la Lorena, dopo aver invaso l'Austria senza che nessuno in Europa glielo impedisse, sta ora puntando la regione dei Sudeti in Cecoslovacchia.

Sono i mesi in cui le democrazie europee, in particolare i governatori di Francia e Inghilterra, temono lo scoppio di una nuova guerra. Hitler non fa paura, anche se tutti conoscono le sue idee contro gli ebrei, tutti conoscono le violenze e i progrom che sono costretti a subire.

Tutto questo porterà poi agli sciagurati accordi di Monaco, epilogo della seconda guerra mondiale che scoppierà l'anno successivo.

Ma nel frattempo a Berlino si vive questo periodo senza troppe paure anzi, quando Hitler fa sfilare i reparti della divisione meccanizzata Pomerania, questa viene accolta con freddezza dalla popolazione.

Servirà ancora un po' di propaganda per scaldare i cuori dei tedeschi per mandarli al massacro: “nichts für uns alles fur Deutschland”.

Il detective Bernie Gunther è uno di quelli che la vive con distacco: ex ispettore della polizia criminale (anche in gamba), è uscito anni prima per non dover avere a che fare con quegli schizzi di fango che non vanno più via.

La repressione degli ebrei, degli omosessuali, dei comunisti, di tutti i nemici del Reich. Un corpo di polizia diventato un manipolo di squadracce col compito di ripulire la Germania dai criminali di strada. Perché i ladri e i criminali dentro il partito nazista, dentro la classe dirigente corrotta e complice del regime potesse continuare a fare i loro affari.

Meglio indagare in privato, su piccoli casi di persone scomparse (nella Germania di Hitler non mancavano certo) o, come gli succede in questo caso, su una storia di ricatti.

Si tratta del figlio della proprietaria della casa editrice Lange, ricattato da qualcuno che è venuto in possesso di una serie di lettere scambiate col suo amante.

Si finisce in un campo di concentramento, un KZ, per questo, con una bella stella rosa sul petto. A meno di non aver i soldi per un investigatore che metta le cose a tacere.

Contemporaneamente a questa indagine, a Bernie arriva una proposta dal capo della Kripo, Arthur Nebe, che lo convoca di notte sulle rovine del Reichstag e gli fa uno strano discorso: “ho creduto che il nazionalsocialismo avrebbe riportato il rispetto per la legge e l’ordine in questo paese.”

C'è qualcuno che vorrebbe che rientrasse nella Kripo, si tratta nientedimeno che del capo della RSHA (il servizio di sicurezza delle SS), il generale Heydrich.

L'indagine sul ricatto, porta Bernie, col suo assistente, ad entrare nel mondo della psicoterapia, qualcosa di molto vicino alla psicoanalisi che il partito nazista aveva messo fuorilegge in quanto teoria partorita da un ebreo, Freud.

Ma nella clinica del dottor Kindermann, a Wansee (poco lontano dalla villa dove qualche anno dopo verrà pianificata la soluzione finale, ma questa è un altra storia) non si indaga sulla psiche, alla clinica si lavora per “eliminare i sintomi dei disturbi mentali trattando quei comportamenti che hanno portato al loro manifestarsi.”

Un hotel di lusso dove chi ha i soldi poteva evitare di incappare nel Comma 175, quella parte del codice penale che identifica la psicoanalisi come reato.

Anche perché questo Kindermann è un medico importante negli alti ranghi del partito, “docente alla Scuola di Medicina della Luftwaffe e specialista alla clinica privata del partito”.

Il fiuto di Bernie lo porta sulla pista giusta: usando come esca un pacchetto con cui pagare il ricatto, in coppia col socio Bruno Stahlecker, trovano la persona che sta ricattando Reinhard Lange e la ricca madre.

Ma non fa in tempo a chiudere il caso perché viene portato all'Alex (il nome del palazzo della Kripo a Berlino), ma non per la convocazione di Heydrich: qualcuno ha pugnalato il suo socio mentre stava sorvegliando la persona sospettata del ricatto contro i Lange.

Nemmeno il tempo di realizzare la morte dell'amico, che Bernie viene portato alla sede della SD, il servizio di sicurezza delle SS, da Heydrich stesso: “Alto, scheletrico, con il lungo e pallido viso privo di qualsiasi espressione, come una maschera mortuaria di gesso”.

L'aspetto da guerriero ariano e anche un cuore di ghiaccio: la ragione della convocazione è presto detta, a Berlino un assassino sta uccidendo diverse giovani ragazze, uccise, mutilate e violentate, senza che l'efficiente polizia del Reich sia riuscita a catturarlo.

O, meglio, qualche funzionario zelante della Kripo avrebbe pure fatto confessare un ebreo (non a caso) come responsabile delle morti, ma mentre era in carcere un nuovo delitto con le stesse modalità fa capire che l'assassino sia ancora libero.

«In altre parole voglio che lei rientri nella Kripo, Gunther, e che acciuffi questo pazzo criminale prima che uccida di nuovo».

Non si può dire no ad uno come Heydrich, non si sa mai come può andare a finire. E poi non c'è più nienre da fare nemmeno per catturare l'assassino di Bruno, visto che si sarebbe suicidato in casa.

Dopo aver pugnalato Bruno con una baionetta.

Tutto limpido. O forse no, perché quel suicidio, quell'uomo impiccato lasciano in Bernie una sensazione strana. Perché quell'uomo è stato strangolato, prima di essere stato impiccato ..

Ma ora Bernie Gunther è il commissario Gunther: rientrato alla Kripo con un nuovo grado, si trova a capo di una sua squadra che ha dentro alcuni funzionari della Kripo e dell'Orpo (la polizia di strada). E poi un medico legale, il dottor Illman che pure lui aveva lasciato la professione di medico legale perché contrario al nazismo e una donna, frau Kalau vom Hofe una brillante psichiatra legale, entrambi amici di Nebe.

Un commissario piazzato nella squadra da Heydrich, un medico non nazista e una donna: ce n'era abbastanza affinché nella Kripo fossero visti con sospetto:

Una spia, una donna e un dissidente politico. Mancava solo che lo stenografo si alzasse in piedi a cantare Bandiera Rossa, ..

Le quattro ragazze erano tutte giovani, la rappresentazione della bellezza ariana, non avevano grossi problemi, e sono state trovate con la gola tagliata. Uccise, spiega il dottor IllmanCon uno strano rituale

« ..ritengo che la ragazza debba essere stata appesa a testa in giù quando le hanno tagliato la gola. Come si fa con i maiali».

Un particolare che fa scattare qualcosa, in seguito, nella mente di Bernie.

Una strana associazione di idee con una brutta vignetta vista su Der Sturmer, il giornale fortemente antisemita di Julius Streicher, governatore della Franconia.

Otto bionde ragazze tedesche erano appese a testa in giù, nude e con la gola tagliata. Il sangue colava in un vassoio liturgico, tenuto dalla grottesca caricatura di un ebreo.



Possibile che la mano dietro quelle morti porti all'interno dell'entourage del partito nazionalsocialista, verso qualcuno che vuole sollevare l'opinione pubblica contro gli ebrei?

Si tratta di un'indagine complicata, perché qui si tratta di indagare di un membro del partito, anche amico di Hitler,ed entrare dentro il terreno minato della guerra per bande tra le varie anime del nazismo.

Quella di Himmler e della sua cerchia e quella di Goring. In lotta per conquistarsi i favori di Hitler e conquistare maggiore potere.

Se in “Violette di marzo” Philip Kerr ci raccontava del cinico opportunismo dei tanti tedeschi che si convertivano al nazismo, in questa indagine di Bernie scopriamo il lato nascosto della società tedesca, quella che Hitler ha sollevato dal baratro di Weimar e reso felice e ridente. Un lato oscuro di sesso prostituzione e pornografia, di corruzione, di una povertà diffusa (perfino per la classe media).

Nel frattempo, con l'accordo di Monaco, Francia e Inghilterra assecondavano nuovamente le brame del “dannato cuculo”, rompendo gli accordi con la Cecoslovacchia per una “pace dei nostri tempi” che sarebbe durata solo un anno.

Il mondo stava precipitando verso la guerra al passo dell'oca e di lì a poco la notte dei cristalli avrebbe mostrato, ancora una volta, il volto mostruoso della Germania nazista. E Bernie?

Bernie Gunther che pure ha avrà il coraggio di portare a termine la sua indagine, fin dentro al castello di Wewelsburg, coi riti paganici delle SS, sarà testimone disincantato e impotente di tutto questo.

Un eroe? No, ce lo dice egli stesso

Non sono un cavaliere senza macchia e senza paura. Sono solamente un uomo su cui il tempo ha lasciato il segno, che se ne sta all'angolo della strada con indosso un cappotto sgualcito e che ha solo una vaga idea di quello che si può anche definire morale.

Non un eroe, solo un uomo disincantato, duro ma onesto , con una certa ironia pungente buona per sopravvivere agli eventi. Ma anche un investigatore capace di osservare e di mettere assieme fatti all'apparenza scollegati e di sbrogliare quella “matassa ingarbugliata” che è il suo caso. Ma forse nella Germania nazista, dove il sonno della ragione stava generando giovani mostri in divisa da gioventù hitleriana, anche una persona così è un eroe.

Il primo capitolo della trilogia di Bernie Gunther, “Violette di marzo”

La scheda del libro su sito di Fazi Editore e il link da cui scaricare il pdf del primo capitolo.

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

21 febbraio 2020

Violette di marzo di Philip Kerr



Cose molto straordinarie accadono negli oscuri sogni del Grande Persuasore… 
Stamattina, all’angolo tra la Friedrichstrasse e la Jägerstrasse, ho visto due uomini, gente delle SA, che svitavano una bacheca rossa di «Der Stürmer» dal muro di un edificio. «Der Stürmer» è il giornale antisemita diretto dal più autorevole avversario degli ebrei del Reich, Julius Streicher. L’impatto visivo di queste bacheche, con i loro disegni semi-pornografici di fanciulle ariane strette in abbracci sensuali da mostri dal lungo naso, cerca di attrarre i lettori meno intelligenti, cui offre una certa superficiale solleticazione. La gente per bene non ha niente a che vedere con questa roba. Comunque, i due SA hanno sistemato la Sturmerkästen sul retro del furgone, accanto a parecchie altre. 
Non lavoravano con molta attenzione, perché ce n’erano almeno altre due con i vetri rotti. 
Un’ora più tardi ho rivisto gli stessi due uomini che rimuovevano un’altra di queste Sturmerkästen da una fermata del tram di fronte al municipio. Questa volta mi sono avvicinato e gli ho chiesto che facessero.
«È per le Olimpiadi», ha risposto uno di loro. «Ci hanno ordinato di levarle tutte per non impressionare i visitatori stranieri che verranno a Berlino a vedere i giochi»

Ci sono libri che ti prendono sin dall'inizio e questo, Violette di marzo di Philip Kerr, è uno di questi: è il primo volume della trilogia con protagonista l'investigatore privato Bernie Gunther, ambientato nella Berlino degli anni del nazismo. Siamo nel 1936, alla vigilia delle Olimpiadi che avrebbero dovuto celebrare la grandezza della Germania, risorta dalle sue ceneri dopo la disfatta della prima guerra mondiale grazie all'opera del partito nazional socialista di Hitler che aveva spazzato via la corrotta repubblica di Weimar..
Così almeno secondo la macchina della propaganda che, in quei giorni dell'estate berlinese, stava ripulendo la città da tutto ciò che poteva urtare la sensibilità dei turisti stranieri, come per esempio le prime pagine dello Sturmer, con le sue vignette contro gli ebrei.
Berlino, “la città infestata dei fantasmi” così la definisce in un quadretto impietoso Bernie stesso, l'io narrante di tutta la storia, parlando della violenza delle SS, degli ebrei perseguitati, dell'oppressione della polizia segreta, delle spie capaci di denunciarti per un Heil Hitler mancato, della tanta gente che in cambio di una finta tranquillità, girava la testa dall'altra parte, delle targhette sugli studi dove trovavi avvocato tedesco, per specificare che lì non si ricevevano ebrei....
La polizia, come la costruzione delle autostrade e il fare la spia, è una delle industrie maggiormente in espansione nella nuova Germania

Incontriamo il protagonista Bernie Gunther sin dalle prime pagine: ex poliziotto della Kripo che anni prima ha lasciato dopo che i nazisti avevano cacciato alcuni suoi colleghi colpevoli di non essere abbastanza zelanti col regime.
Come se un buon poliziotto si riconosce da come alza il braccio: non gli va male la vita oggi, un ufficio, nessuna relazione stabile ma tante amicizie ancora all'Alex, la sede della polizia criminale, a cui chiedere qualche informazioni sui casi, specie quelli sulle persone scomparse.
Specie quelli sugli ebrei scomparsi, gli U-Boot
«Di questi tempi faccio di tutto, dalle indagini per le assicurazioni alla guardia ai regali di nozze fino alla ricerca di persone scomparse – sia quelle di cui la polizia non sa niente, che quelle di cui sa già. Sì, è un campo della mia attività che ha visto un vero e proprio incremento da quando i nazionalsocialisti hanno preso il potere». Sorrisi il più affabilmente possibile, e sollevai in modo allusivo le sopracciglia. 
«Suppongo ci sia andata bene a tutti con il nazionalsocialismo, non le pare? Vere e proprie Violettine di marzo».

Non è tipo da tenersi la battuta in bocca, Bernie, specie di questi tempi dove per un nulla si rischia di finire in un campo di concentramento, KZ o, peggio, stecchito sul fondo del fiume Sprea.
Di ritorno dal matrimonio della segretaria, riceve un nuovo incarico, un caso di omicidio, anzi di un duplice omicidio: una coppia uccisa probabilmente a seguito di un furto in casa.
Sono la figlia e il genero dell'industriale dell'acciaio Hermann Six, Grete e il marito Paul Pfarr.
«Era, perché è morta». «Mi dispiace», dissi io gravemente. «Non deve», replicò. 
«Perché se fosse viva, lei non sarebbe qui con la possibilità di fare un sacco di soldi».

Il compito di Bernie è semplice, all'apparenza: il ladro ha rubato dei diamanti preziosi dalla cassaforte (prima di dar fuoco alla stanza) e ora tocca a lui recuperarli, in cambio di una generosa ricompensa, che gli arriverà direttamente dall'assicurazione.
Compito semplice da portare avanti con discrezione senza però voler ficcare troppo il naso nella famiglia Six.
Ma Bernie non è quel genere di investigatore (o di ex poliziotto) che si fa dire da altri come va fatto un lavoro: ci sono tante domande da cui partire nella sua indagine, cominciando da come sia stato possibile che un ladro professionista abbia aperto quella cassaforte e poi abbia ucciso quelle due persone.
C'è da approfondire il rapporto tra il magnate Six e il genero, il primo un nazista per convenienza, come tanti altri imprenditori che del nazismo avevano apprezzato soprattutto l'aver preso a bastonate i sindacalisti.
Mentre il genero era un membro del partito nonché SS convinto, convinto dell'opera moralizzatrice che si doveva porre in atto per stroncare la corruzione nel paese.
Anche all'interno del sindacato dei lavoratori, quello nazista..

Per la sua indagine Bernie Gunther inizia a muoversi nella sua rete di relazioni: dal medico legale che ha guardato i corpi, dai colleghi della Kripo. Perfino dalla seconda moglie di Herr Six, la splendida attrice Ilse Rudel, che gli confida alcuni particolari della coppia uccisa, i litigi e le tensioni degli ultimi anni, forse un amante da parte di lei.

E poi c'è il giro dei gioiellieri, un mondo di avvoltoi che approfittava del clima contro gli ebrei costretti a vendere quel poco che avevano per poter raccogliere del denaro e abbandonare la Germania.
Tutti “violette di marzo”, profittatori del regime, tutti pronti a saltare sul carro del partito per fare rapidi profitti.
Proprio una di queste piste sembra promettente, portandolo addirittura sulle tracce di un grande appassionato di gioielli (e di segreti) come il presidente del governo Goering, il numero due del partito.

L'inchiesta inizia subito a scottare: Bernie rischia subito la pelle per un fraintendimento della bella signora Six, l'attrice, ma soprattutto quando si rende conto come attorno a quei gioielli (e a qualcosa d'altro) ci sia un certo interesse da parte di persone disposte a metterci le mani sopra senza troppi scrupoli.
Persone attorno alla famiglia Six e anche persone attorno al partito, come l'ex capo della Gestapo Hermann Goering.

Non è solo un caso di furto, di gioielli rubati, quello in cui si è ficcato: l'interesse per il contenuto della cassaforte svuotata porta a pensare ad una guerra di ricatti, che porta dritta ai rapporti tra la criminalità organizzata e pezzi del partito, a ricatti che possono portare certe persone a più miti consigli, a quella corruzione che era diventata la cifra della Germania nazista.
C'era, lo sapevano tutti, tutti la sentivano, in pochi ne traevano benefici, ma nessuno lo poteva ammettere. A meno di non finire in un KZ, i campo di concentramento sorti nel paese sul modello di quello di Dachau (dentro cui l'autore ci porterà, raccontando quell'inferno dal di dentro).

Per capire meglio il guaio in cui si è cacciato, Bernie si fa aiutare da una giornalista che anni prima aveva “ficcato il naso” nel mondo degli industriali dell'acciaio, come Thyssen e Six, Inge Lorenz
«Müller mi ha detto che lei era giornalista al “DAZ”». 
«Sì, è vero. Ho perso il posto durante la campagna del partito “Fuori le donne dall’industria”. Un modo ingegnoso di risolvere il problema della disoccupazione

C'è un furto che non è solo un furto, ci sono due cadaveri che forse non sono stati uccisi solo per un furto da un ladro, pur esperto

È come mettersi a fare un puzzle con due serie di pezzi diversi. Due cose sono state rubate dalla cassaforte degli Pfarr: dei gioielli e delle carte. Ma non si incastrano l’una con l’altra.

Un puzzle che porterà Bernie, per il suo voler trovare il bandolo della matassa, dritto all'inferno nel il campo di Dachau, assieme ad altri ladri comuni, comunisti, oppositori del regime ed ebrei: qui lo stile chandleriano (che torna spesso lungo il racconto) lascia il passo alla prosa, con uno stile che ricorda quello di Primo Levi in “Se questo è un uomo”
Come si fa a descrivere l’indescrivibile? 
Come si fa a parlare di qualcosa che vi ha reso muti dall’orrore? Molti più eloquenti di me non sono riusciti a trovare le parole. È un silenzio nato dalla vergogna, perché anche gli innocenti sono colpevoli. Privato di tutti i diritti umani, l’uomo torna allo stato animale.

Ho già detto troppo, ora tocca a voi leggerlo, questo giallo in cui si usa lo stile hard boiled dei romanzi di Hammet (il cui Red Harvest viene citato perfino da Goering) e Chandler, con tanta ironia tagliente, per raccontare un mondo impazzito, in cui il male assoluto diventa qualcosa a cui ci si abitua, giorno dopo giorno ..
Ma niente mi sorprende più, adesso. Mi sono abituato a vivere in un mondo che è uscito dai cardini, come se fosse stato colpito da un tremendo terremoto, per cui le strade non sono più lisce e le case non sono più dritte.

La scheda del libro sul sito di Fazi editore e il pdf col primo capitolo
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon