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28 marzo 2026

Anteprima Presadiretta – la violenza giovanile (e come combatterla) e la forza della mafia albanese

Ultima puntata della stagione per Presadiretta che dopo Pasqua lascerà lo spazio domenicale a Report: questa domenica si parlerà di violenza giovanile, un problema che sta esplodendo in questi anni e in controtendenza con i dati sui crimini in generale.

Poi un servizio sulla criminalità cinese e albanese.

La violenza tra i giovanissimi

L’ultimo atto di violenza tra i giovanissimi è di pochi giorni fa quando uno studente tredicenne di Bergamo ha accoltellato davanti la scuola una sua professoressa, per fortuna solo ferita.

Cosa sta succedendo tra i ragazzi italiani? Perché è aumentata la violenza (quando i dati sui reati sono in calo)? E poi, la risposta che sta dando il governo, con decreti emanati sull’emozione del momento, che prevedono solo un aumento delle pene (vedi decreto Caivano), sono il modo giusto per affrontare questa violenza?


Stiamo parlando di un fenomeno che sta diventando sempre più preoccupante, per l’età dei ragazzi responsabili delle violenze, per l’uso anche di armi e che non riguarda solo le grandi metropoli con le periferie. Episodi di violenza giovanile sono avvenuti anche nei piccoli centri, come a Santa Croce di Magliano, nel Molise, il 6 dicembre 2025.

Qui, una sera, tre ragazzi tra i 13 e i 16 anni, hanno circondato un loro coetaneo spingendolo a terra su cui poi si sono accaniti con calci e pugni. Altri ragazzi riprendevano tutto coi loro cellulari, ridendo, come se si trattasse di un gioco: la mattina dopo pezzi del pestaggio erano su Tik Tok o Istagram, con tanto di musica trap come sottofondo.

La madre, Angela Manzo, ha raccontato la storia a Presadiretta: il vedersi arrivare a casa, la sera, il figlio con la faccia rovinata, poi la corsa al Pronto soccorso la mattina dopo per i dolori, la nausea, le orecchie chiuse. Il giorno dopo è stata contattata dai carabinieri che le hanno mostrato il video: il figlio adesso ha paura ad uscire, il danno all’udito probabilmente sarà permanente. È stato anche questo a spingere la signora Manzo a denunciare i tre responsabili del pestaggio: le loro famiglie parlavano di bravata e le avevano chiesto di non denunciare. Ma la denuncia c’è stata: “ho pensato che non dovevamo fare la battaglia solo per mio figlio, ma per tutti quanti,.. qua ci conosciamo tutti, sono cose che si sentono anche nelle grandi città, ma quando arrivano in un paese come questo significa che abbiamo fallito come società, come famiglia, come istituzioni, come tutto, Perché dietro questi bambini ci siamo noi.”

Come operano le criminalità albanese e cinese

Quanto sappiamo della criminalità albanese e cinese in Italia? Come operano, quando sono potenti? La mafia albanese è diventata protagonista del traffico internazionale di droga: ne parlerà la seconda parte della puntata con un reportage dall’Ecuador.

Secondo un rapporto delle Dogane, da questo paese, dai suoi porti, arriva il 30% della droga per il nostro continente.

In questo paese le gang criminali sono arrivate fino a Quito, nelle periferie, dove reclutano giovani per inserirli nei loro traffici: i giovani sono diventati sia le vittime che i responsabili dei crimini avvenuti nella capitale.


Roberto Freire fa parte del progetto di recupero dei giovani della Fundación Sembrar: lavorano per dare speranza a questi ragazzi attraverso l’educazione “e la comunità ci protegge” racconta a Presadiretta, perché hanno capito che in questi spazi i loro figli possono crescere protetti, hanno una alternativa alla criminalità.

I giornalisti di Presadiretta sono entrati poi nel carcere di Guayaquil, il più grande e il più pericoloso nel paese: qui sono ospitato 10 mila detenuti, il doppio della sua capacità, è stato teatro delle più sanguinose guerre tra bande criminali del paese. Dal 2020 nelle prigioni del paese sono morte più di 800 persone. Da questa prigione i gruppi criminali hanno dettato legge, commissionando omicidi dei rivali, lo Stato in carcere era totalmente impotente.

La giornalista di Presadiretta ha varcato le porte del carcere con una mascherina perché dentro c’era una epidemia di tubercolosi: non ha potuto parlare coi detenuti né muoversi liberamente, in questa prigione sono i militari ora a controllare tutto. Stiamo parlando di 2500 militari più altri 800 agenti e personale interno del carcere – racconta il direttore a Presadiretta – la situazione è sotto controllo. In questo carcere esiste anche un’ala femminile che contiene 981 detenute, anche per reati di criminalità organizzata. Qui la mafia ha cercato anche di far entrare delle armi – spiega la direttrice del carcere femminile. Alcune delle detenute sono poco più che adolescenti, molte non hanno mai studiato e non sanno né leggere né scrivere e per questo nel carcere hanno organizzato delle lezioni, così almeno, quando escono, hanno un diploma di scuola superiore, per trovare un lavoro e sperare in una vita migliore.

Riassumendo, la lotta contro la criminalità passa per l’educazione, sul territorio, anche nelle zone difficili.

Presadiretta ha seguito un’operazione di un nucleo del GOA, il gruppo operativo antimafia della Guardia di Finanza: a Brescia hanno sequestrato un camion dal carico sospetto, dentro sono stati trovato 150 kg di cocaina, col marchio Brud, riconducibile sia al luogo di produzione che al cartello che ha inviato lo stupefacente in Europa.

Il nucleo del GOA ha fermato l’autista del camion mentre stava facendo lo scambio della droga con un intermediario che stava comprando il carico di droga: entrambe le persone arrestate sono albanesi. Il compratore viaggiava con un criptofonino, ma niente denaro.

Quest’ultimo ha spiegato di aver scelto di fare questo dopo un momento di crisi al bar dove lavorava: i trafficanti albanesi si sono messi in contatto con lui proponendogli allora di entrare nella rete del traffico di droga, il suo guadagno era di 10 mila euro ad ogni carico.

In caso di arresto di questi, che sono solo piccoli anelli di una catena molto più ampia, i capi fanno in fretta a resettare il criptofonino da remoto e cancellare ogni possibile contatto con loro.

Su Domani una anteprima del servizio:

Domenica 29 marzo alle 20,30 su Rai3, PresaDiretta Open, nella prima parte della serata, racconta le storie di un quattordicenne pestato dopo il catechismo in Molise, di un universitario rimasto quasi paralizzato per 50 euro dopo le botte, di un sedicenne ucciso con 25 coltellate a Pescara e di un ragazzo accoltellato a morte nei corridoi di una scuola a La Spezia. Un viaggio attraverso i tanti volti della violenza giovanile, con le testimonianze di carabinieri, magistrati, presidi, educatori e ragazzi che quella violenza l'hanno subita o commessa. Ragazzi sempre più giovani, sempre più soli, con una soglia di empatia che si abbassa di anno in anno. Il governo risponde con misure severe, ma chi lavora ogni giorno con i minori avverte: la punizione da sola non basta. Dietro ogni ragazzo che aggredisce, c'è qualcosa che la società non ha saputo vedere in tempo.

Ospite Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta per analizzare con Riccardo Iacona le tante domande del disagio giovanile.

E poi la puntata Racconto criminale. A Prato il distretto cinese del pronto moda più grande d'Europa nasconde una rete di illegalità sistemica: contrabbando, evasione, lavoro nero e sfruttamento. Accanto a questa realtà opera una criminalità organizzata che controlla logistica e mercati con violenza crescente.

Dalla Cina all’Albania

Ci sono sentenze che riconoscono l’esistenza di una vera e propria mafia cinese e il Procuratore Capo Luca Tescaroli lancia l'allarme su una delinquenza in espansione, capace di penetrare le istituzioni e stringere alleanze con altre mafie italiane e albanesi.

Il racconto si sposta poi sulla rete albanese della cocaina all'assalto dell'Italia, con i clan che trattano con la 'ndrangheta. PresaDiretta segue il Gruppo Operativo Antimafia della Guardia di Finanza tra Brescia e Bergamo e ricostruisce come i clan albanesi siano diventati i grossisti preferiti delle mafie italiane: affidabili, invisibili, capaci di consegnare a domicilio. Il reportage prosegue nell'Albania dei soldi sporchi, da Tirana a Durazzo: grattacieli e resort finanziati dalla cocaina, con la criminalità organizzata infiltrata nei porti, nelle istituzioni e in Parlamento.

Il viaggio lungo le rotte internazionali della droga arriva in Ecuador, da dove parte la maggior parte della cocaina diretta in Europa e negli Stati Uniti: solo dal porto di Guayaquil ne transita il 70 per cento, un mercato da 30 miliardi l'anno gestito da 'ndrangheta, cartelli messicani e mafia albanese. Per la prima volta le telecamere entrano nel carcere più pericoloso del paese. La testimonianza, infine, di chi resiste: giornalisti investigativi minacciati di morte, una suora comboniana che sfida le bande, le figlie dell'ex candidato alla presidenza Villavicencio - ucciso dalle gang - che chiedono verità.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

30 marzo 2025

Anteprima Presadiretta – ragazzi fuori

Ragazzi bulli che tormentano i loro coetanei, che uccidono per un banale litigio, che finiscono nelle carceri, sempre più piene e tutti coloro che li aiutano, perché nessuno è perduto per sempre

Questa sera Presadiretta si occuperà dei ragazzi, quella che potrebbe diventare visti i venti di guerra e le politiche militaristiche, la nuova generazione perduta.

Sarà un reportage mia visto prima – spiega presentato la puntata il conduttore Riccardo Iacona - sulle migliaia di bambine e bambini che dai 0 ai 14 anni hanno un profilo social e postano tutto il giorno, per altro facendo muovere la macchina dei social in maniera incredibile perché fanno milioni di visualizzazioni su Instagram e Tik Tok. Un fenomeno incredibile che ha anche l’autorizzazione dei genitori perché senza la loro autorizzazione i bambini non potrebbero avere un profilo social.

Nell’anteprima si parlerà dell’impatto sui social sui minorenni: in che modo gestire la condivisione di contenuti dove appaiono bambini? Nel mondo è nato un fenomeno chiamato sharenting, ovvero condivisione dei contenuti costante coi genitori.
La Francia è l’unico paese dove è stato regolamentato e i giornalisti di Presadiretta sono andati in questo paese per vedere come funziona in un piccolo paese poco lontano da Parigi, incontrando una giovane influencer madre di tre figli, Oralie Guenzi.
“Non utilizzo i miei figli, condivido parte della mia vita e a volte compaiono anche i miei figli, faccio molta attenzione nel non dare troppe informazioni sul loro conto, non dico dove viviamo, che attività fanno, qual è la loro scuola, non do nessuna informazione sulla loro salute, non li mostro mai in situazioni imbarazzanti che potrebbero metterli a disagio nel futuro. Mi chiedo sempre, ‘io avrei voluto che mia madre condividesse questa cosa di me?’ La protezione dei bambini è estremamente importante per me, perla mia agenzia, per molte persone nel settore degli influencer ..”
Nei profili social di Oralie i figli non appaiono sempre nelle immagini condivise, però i post con i bambini sono retribuiti come gli altri: “per ogni collaborazione commerciale dove compaiono i miei figli firmo un contratto di lavoro in qualità di rappresentante legale, è la legge, tanto meglio per i miei figli, partecipano al mio lavoro, vengono pagati.”

Ma dentro il mondo dei social ci sono storie come quella di Alessandro Cascone, un ragazzino di 13 anni che si è suicidato lanciandosi da una finestra: dietro ci sarebbe una storia di bullismo, sul suo telefonino sono stati trovati tanti messaggi di odio.
Erano messaggi dalla piattaforma NGL “Messaggi che non mi fanno stare male” aveva confidato alla madre: hai le corna, fai schifo, ti devi ammazzare ..
Come si deve sentire un ragazzino di 13 anni – si chiedeva il padre – fino ad arrivare a delle vere e proprie minacce.

Questa sarà tutta una puntata dedicata ai ragazzi e ragazze che delinquono, delitti sempre più feroci – continua Iacona nella presentazione della puntata – dove si arriva anche ad uccidere perché sono ragazzi che hanno le armi per uccidere, sono i “ragazzi fuori” che poi finiscono nelle carceri minorili che in Italia sono stra-affollate (e coi decreti Caivano, per la solita logica fintamente securitaria andrà sempre peggio), tanto è vero che scoppiano le rivolte, l’ultima pochi giorni fa al carcere Beccaria di Milano.

Presadiretta è entrata dentro quelle carceri e racconterà come si vive in queste carceri.

Si parlerà anche dei ragazzi che usano i social per fare del male, i bulli, una cosa che può essere molto pericolosa.

Infine c’è tutto il mondo di educatori, gente che con passione e amore aiuta questi ragazzi perché nessuno è perduto per sempre.

Il viaggio sul tema della violenza tra giovani e giovanissimi, parte dalle storie di tre vite spezzate:

Emanuele Tufano, 24 ottobre. Santo Romano, nella notte tra il 1° e il 2 novembre. Arcangelo Correra, 9 novembre. Tre giovani vite spezzate dalla violenza di altri giovani. L'anteprima del racconto di PresaDiretta ci porta in una normale notte di venerdì a Napoli, al fianco delle forze dell'ordine tra controlli, pistole e coltelli. Un viaggio nel cuore della città, tra tensione e pericolo, ma anche nel dolore profondo dei genitori che hanno perso i loro figli.

Santo era un ragazzo di 19 anni ucciso tra il 1 e il 2 novembre del 2024 a Casoria, nella provincia di Napoli. La mamma Mena e il fratello Antonio, la famiglia e i suoi amici si sono ritrovati in piazza nel trigesimo della morte per ricordarlo. Ad uccidere Santo è stato un minorenne con un colpo di pistola: “un minorenne cresciuto col mito del terrore, a marcare il territorio con la violenza” – racconta una ragazza venuto a raccontare quello che succede nelle strade. Ragazzini che si sentono superiori ai ragazzi della bella Napoli solo perché stringono un’arma, che si arrogano il diritto di scegliere se una persona può o meno continuare a vivere, “ma non sono superiori, non lo saranno mai, basta con questa violenza insensata basta con un sistema che protegge i carnefici e che abbandona le famiglie distrutte, basta con le vite spezzate troppo presto come quella di mio cugino!”

Noi adesso viviamo per lui” raccontano ai giornalisti di Presadiretta gli amici “viviamo due vite, una nostra e una la sua, basta vittime di 18-19 anni..”
Come si fa a non far succedere queste tragedie, cosa serve?

Si deve disarmare Napoli” perché è semplice avere un’arma in mano.


Il governo Meloni ha risposto all’emergenza della violenza giovanile con il decreto Caivano che prevede ancora più carcere per reati che coinvolgono minori, senza preoccuparsi né della prevenzione e nemmeno della situazione delle carceri minorili.

Presadiretta ha intervistato un ragazzo che è stato detenuto in queste strutture: “Succedono troppi casini, con tutte le persone messe così insieme, tutte in un gruppo così tante persone non va bene .. in cella eravamo in cinque, in quattro, arrivavamo anche a stare in sei in cella.. c’è chi dormiva per terra, infatti io ho dormito anche per terra..”
Nelle celle non c’è spazio per farci stare sei letti tutti assieme.
“Tu devi avere i tuoi spazi, non puoi stare attaccato ad un altro, cioè letteralmente attaccato con un letto ad un altro, che ti svegli e ti trovi questo, giri la testa e ti trovi questo, non è una bella cosa ..”

In questo momento la capienza è sicuramente quasi pari al doppio, abbiamo una trentina di ragazzi in più dentro – racconta la responsabile dell’area pedagogica dell’istituto Beccaria Elvira Narducci: “sono tanti, considerato che l’aggancio, il trattamento inizia dal primo giorno, sono tutti da prendere in carico, quindi diventa una difficoltà e per le risorse ma anche per gli spazi, non solo di vita ma anche laboratoriali. Quindi su questo noi ci dobbiamo ricalibrare ogni giorno, dobbiamo inventarci delle soluzioni possibili per garantire ai ragazzi le medesime opportunità”

La scheda della puntata:

Adolescenti tra disagio, cyberbullismo e piattaforme social

PresaDiretta” si occupa questa settimana di adolescenti tra crimine, disagio, cyberbullismo e piattaforme social. Il programma di Riccardo Iacona, con il reportage “Ragazzi Fuori”, in onda domenica 30 marzo alle 20.30 su Rai 3, entra nel carcere per minori di Nisida, a Napoli e nel Cesare Beccaria, a Milano, dove da mesi è un susseguirsi di rivolte, dove ha incontrato i giovani reclusi, gli operatori e le forze dell’ordine tra dolore, malessere e riscatto.

Sempre parlando di ragazzi, una pagina viene dedicata ai più fragili - quelli presi di mira dai bulli, sul web e quelli che non riescono più a sopportare di vivere - partendo dalla Campania, dopo la morte, in pochissimi giorni, di tre giovani: Santo, Arcangelo ed Emanuele, tutti e tre uccisi dalla violenza di loro coetanei. Il racconto dei genitori, degli operatori, delle forze dell’ordine, tra dolore e disagio, armi e volontà di recupero.

Ma nella vita degli adolescenti è sempre più presente anche il mondo digitale: lo dimostra la dolorosa ricostruzione della storia di Alessandro Cascone, che a soli 13 anni si è tolto la vita. Gli investigatori, nel suo telefonino hanno trovato un fiume di messaggi violenti e di insulti agghiaccianti da parte del branco di bulli che lo perseguitava. Ultima tappa, la sala operativa della polizia postale, per capire come difendersi dal cyberbullismo, un fenomeno che colpisce vittime sempre più piccole. In aumento anche casi di sextorsion e deepfake, con richieste di soldi e uso di intelligenza artificiale per spogliare giovani ragazze.

Aspettando PresaDiretta”, la prima parte del programma, si concentra invece sulla relazione giovani e social, dal fenomeno dei baby influencer alle famiglie youtuber: le storie di Mia, Ylenia, Chiara, Diego e dei tanti minorenni alle prese ogni giorno con video da realizzare e centinaia di migliaia di follower, con il parere degli esperti su privacy, marketing, conseguenze sul loro sviluppo. E infine l’esempio della Francia che ha normato per legge autorizzazioni dell’ispettorato del lavoro, certificati medici, giorni di riprese, retribuzione depositata in banca fino alla maggiore età dei giovanissimi influencer del web.

Ospite in studio con Riccardo Iacona Elisa Giomi, commissaria AgCom e docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università Roma Tre, per capire quali strumenti mettere in campo per regolamentare le piattaforme social per i giovanissimi.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.