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05 luglio 2021

Uno dei primi peccati originali della Repubblica - la morte di Giuliano

 



Il 5 luglio di tanti anni fa il cadavere di Salvatore Giuliano, la prima rossa di Montelepre, veniva ritrovato dentro il cortile di una casa a Castelvetrano, di proprietà di un avvocato presso cui Giuliano aveva trovato rifugio.

La morte di Giuliano, per come fu raccontata dai carabinieri, fu uno dei primi misteri d'Italia, dopo la strage di Portella della Ginestra e i suoi mandanti (di cui Giuliano voleva fare i nomi nel suo memoriale): "l'unica cosa certa è che è morto" titolò l'Europeo con l'articolo del giornalista Tommaso Besozzi.

Uno dei primi peccati originali della Repubblica italiana, nata fra tanti compromessi e con tanti paletti (essere dentro il blocco occidentale impediva l'arrivo delle sinistre al governo, a tutti i costi).

Col tempo ne sarebbero arrivati altri.

Dal G8 di Genova agli accordi con la Libia, di cui finanziamo la cosidetta guardia costiera dal 2017 per quel memorandum firmato da Minniti che il parlamento domani dovrà approvare (sia la destra di Salvini che i partiti di centro sinistra, vorremo mica mettere in crisi il governo Draghi?).

08 ottobre 2018

La verità

Non esiste alcun giornale della verità, come non esiste alcun partito (né tanto meno alcun ministero in stile orwelliano) della verità.
Anche in buona fede, un giornalista (e il suo capocronista, e via via su fino al direttore) vedono le notizie che accadono secondo una loro visione e di queste notizie poi fanno filtro quando ne pubblicano le une e non le altre.
Solidarietà a Repubblica ed Espresso per la sguaiata uscita del vice presidente Di Maio: non sarà né la prima né purtroppo l'ultima (non a breve) uscita contro i giornali sgraditi.
Avessimo più memoria ci ricorderemmo ancora de l'Unità che cacciò Travaglio e Colombo, di Berlusconi e i suoi attacchi a Repubblica e Il Corriere (e la fine della direzione di Mieli e Anselmi, quest'ultimo direttore a La Stampa).
Sbaglia Calabresi, perciò, a dire "continueremo a raccontare la verità".
Ma sbaglia in modo ancor più grave Di Maio dimenticandosi che ora è un rappresentante del paese, non più ad un comizio del movimento: se ha qualcosa da dire al giornale, usi le sedi opportune, racconti delle falsità che Repubblica avrebbe detto.

29 luglio 2018

La nuova (?) opposizione


Avete letto Repubblica? Oggi nelle prime pagine si parlava del fronte del no a Foa: da Gentiloni a Berlusconi, il fronte del no è pronto a mettere i bastoni tra le ruote al candidato presidente.
E' la nuova opposizione immaginata da Gentiloni, dal PD (forse con un pezzetto degli scissionisti) fino a Bonino e Forza Italia, la destra moderata che deve smetterla di fare da portatrice d'acqua a Salvini.
Ecco, archiviate le 10 domande di Repubblica a Berlusconi, D'Avanzo, le sentenze sul processo per la trattativa, il bunga bunga e l'occupazione della Rai.
C'è da salvare il paese.

E il paese andrebbe veramente salvato: perché ormai Salvini si è fatto prendere la mano e si mette a citare direttamente Mussolini (e se anche la frase non è sua, è sempre di quel contesto).
Molti nemici molto onore.
Chissà se tra i suoi nemici c'è ora anche la mafia siciliana, i casalesi, la mafia pugliese?
Sappiamo che considera l'emergenza fascista (e gli italiani che hanno iniziato a fare tiro a segno contro persone di colore, giusto per vedere l'effetto che fa)  un'invenzione della sinistra.
Anni fa, quando ancora la mafia non esisteva (almeno per molti giudici, per parte della politica, per il mondo imprenditoriale), era la DC a dire che la mafia era un'invenzione della sinistra.
Cosa ne pensa il capitano? 

16 novembre 2017

Fiducia nell'informazione

Il sito di Repubblica.it ci fa sapere che, assieme a La Stampa, "da oggi il nostro giornale entra in un gruppo di media internazionali che certificheranno il proprio lavoro giornalistico in base a indicatori di credibilità e trasparenza".

Repubblica aderisce al Trust project, con tanto di codice etico dove, tra le altre cose si legge
4. INDIPENDENZALa Repubblica rifiuta i condizionamenti politici e la corruzione: nessuno può richiedere denaro o altri vantaggi per eseguire prestazioni indebite. Per garantirlo, ogni decisione presa deve essere adeguatamente verificata e comunque verificabile. I conflitti d’interesse vanno denunciati e sono sanzionati. Ogni potenziale conflitto di interesse va comunicato e valutato insieme agli organi dirigenti del giornale. Le decisioni editoriali sono totalmente indipendenti dalla proprietà dell’impresa Repubblica.

Così ora potremo leggere qualche notizia in più sull'inquinamento della centrale di Vado Ligure, l'inquinamento della "Tirreno Power", l’impianto che vede tra gli azionisti Sorgenia (gruppo De Benedetti), lo stesso proprietario di CIR.


02 giugno 2017

Proteggere la Repubblica da se stessa



E' il giorno della Festa della Repubblica, che oggi viene celebrata dalle sfilate di militari e civili a Roma: soldati, marinai, avieri e anche carabinieri, finanzieri, poliziotti e perfino le crocerossine. Pure loro a sfilare in modo marziale, petto in fuori.
La Repubblica, le istituzioni devono molto a queste persone: la nostra sicurezza, la nostra protezione e nelle loro mani, nella professionalità, nell'impegno e nel coraggio di queste persone.
Ma la Repubblica è anche qualcosa di molto più ampio.
La nostra è una Repubblica findata sul lavoro, sul nostro lavoro quotidiano, sul nostro impegno quotidiano nel rendere le istituzioni e il paese migliori.

Ma è bene che, anche oggi che è la nostra festa (non solo quella dei militari e delle forze dell'ordine) ricordarci quanto siano fragili queste istituzioni, le strutture su cui si poggia la Repubblica italiana.
Siamo così bombardati da notizie contro nemici esterni, terroristi nascosti che magari arrivano in mezzo ai disperati che sbarcano coi barconi da dimenticarci come spesso i veri nemici si siano annidati all'interno delle stesse istituzioni.
Abbiamo appena archiviato le cebrazioni dei 25 anni dalla strage di Capaci con grande sfoggio di retorico ma ancora una volta senza riuscire a dare risposta ai tanti dubbi rimasti su quelle stragi del 1992-1993.
Fu solo mafia?
Chi indicò quegli obiettivi (Il Pac a Milano, la Torre dei Georgofili a Firenze tra gli altri) ai mafiosi?
Che ne è stato della pista che partendo dalle telefonate di rivendicazione di stragi e omicidi eccellenti tra il 1991 e il 1992, la Falange Armata, arrivava fino alle sedi periferiche del Sismi e Gladio?
E il pizzino ritrovate attorno al cratere di Capaci, con un numero che risale ad una società del Sisde (lo stesso Sisde di Contrada, condannato poi per concorso esterno in mafia)?

Troppe volte i nemici di questa democrazia si sono rivelati personaggi appartenenti allo Stato italiano o con forti coperture da uomini dello Stato.
Pensiamo anche alle stragi degli anni 70, ai depistaggi operati dal Sid e da altri uffici di servizi del Viminale, che spostarono l'attenzione sulla sinistra e sugli anarchici quando le bombe erano state messe da neo fascisti. Poi esfiltrati dal paese grazie ai servizi stessi.
Depistaggi, operazioni sotto falsa bandiera, terrorismo, destabilizzazione per creare caos nel paese. Al fine di stabilizzare il sistema politico: "tutto era finalizzato a impedire che i nostri equilibri politici si evolvessero in direzione di una maggiore e più compiuta democrazia" scriveva lo storico dei servizi Giuseppe de Lutiis nel suo libro "I servizi segreti in Italia".

Piazza Fontana, piazza della Loggia, il rapimento Moro .. Ma concentriamoci solo sui fatti avvenuti nel biennio 1992 e 1993, molto più vicini al nostro presente e le cui ombre ancora pesano sul nostro presente.
Sono gli anni delle bombe di Capaci e via D'Amelio.
E prima ancora dei delitti (senza un chiaro perché) della Uno Bianca.
Rivenditati da quella misteriosa sigla Falange Armata.
Mesi in cui la classe politica e gli stessi equilibri che fino a quel momento erano rimasti quasi immutati vanno in crisi per le stragi di mafia, per l'inchiesta di Mani  Pulite. La trattativa stato mafia e poi il passaggio tra prima e seconda Repubblica.
In mezzo altri episodi oggi dimenticati che però, riletti ora e messi accanto agli altri fanno paura:

Il caos era davvero tanto in quelle giornate. Nelle redazioni dei giornali si pensava che le diverse piste, quella rivelata da Donatella Di Rosa e l’altra – l’assalto alla televisione di Stato [..]
Il ricordo di Piero Luigi Vigna, uno dei maggiori protagonisti delle indagini: «In quell’anno non ci sono solo le stragi: scoppia il caso dei fondi neri del Sisde, c’è il tentativo di invasione della stazione radio di Saxa Rubra, c’è l’episodio di un funzionario dei servizi di Genova che mette dell'esplosivo sul rapido Siracusa Torino, c'è il ritrovamento di un ordigno inerte all'interno di una 500 rossa parcheggiata nella centralissima via dei Sabini a Roma (che non si è mai riusciti a capire chi abbia collocato lì).Ancora, il black-out a Palazzo Chigi in occasione delle stragi del 27 e 28 luglio: il presidente del Consiglio Ciampi, che sentimmo come testimone, disse che era al telefono quando sentì uno scoppio, dopodiché si interruppero le comunicazioni; salì in macchina e andò a Palazzo Chigi, dove i fu una prima ispezione. Un'indagine condotta dal gestore dei servizi parlò di un sovraccarico, noi facemmo fare una nuova perizia affidandola a più periti, ma non venne fuori nulla di oscuro; fu un black out per un sovraccarico di telefonate .. Non è facile trovare un anno in cui si assommano fatti quali l'autobomba trovata in via dei Sabini a Roma e l'esplosivo sul treno Roma- Napoli [sic] da questo funzionario dei servizi di Genova. Sul perché di tali fatti non riesco a rispondere».
La strategia dell'inganno, Stefania Limiti - Chiarelettere
Notizie di golpe, scandali, attentati: ogni volta i nostri servizi sempre più impreparati (come anche in altri momenti della nostra storia, ad esempio nei mesi del rapimento di Aldo Moro).

Per quanti ancora hanno voglia di studiare la storia senza fermarsi alla forma dell'acqua (abbiamo sconfitto la mafia, non c'è stata nessuna trattativa, le istituzioni hanno retto), l'insegnamento è questo: tenere viva la democrazia, tenere in piedi le istituzioni ha un costo che va sostenuto ogni giorno.
La democrazia (e la nostra sicurezza) si tengono vive chiedendo e pretendendo trasparenza, aria nelle stanze del potere, la fine dei rapporti opachi con le mafie.
Le sfilate degli uomini e donne in divisa verranno poi, ma non bastano.


Per quanti hanno voglia di approfondire la storia (su cui c'è ancora molto da scoprire) degli anni tra prima e seconda Repubblica, consiglio due libri
- Il filo dei giorni, Maurizio Torrealta
- La strategia dell'inganno di Stefania Limiti

Questa la scheda del libro:
Il buco nero della nostra repubblica in una nuova ricostruzione.Un’impressionante sequenza di fatti che portarono al ribaltamento della politica italiana.Un vero golpe non militare.
Il periodo più nero della nostra Repubblica. La grande crisi di sistema che colpì l’Italia tra il 1992 e il 1993, e che trovò soluzione nella nascita della Seconda repubblica, è segnata da avvenimenti tragici dai risvolti ancora non chiari. Il cosiddetto golpe Nardi, l’assalto alla sede Rai di Saxa Rubra da parte di un gruppo di mercenari in contatto con la Cia, le stragi di Milano, Firenze, Roma, quelle mafiose di Palermo, il black-out a Palazzo Chigi, e in mezzo Tangentopoli, gli scandali del Sismi e del Sisde, la fine dei partiti storici, la crisi economica.La sequenza di avvenimenti di quel biennio ricostruita in questo libro ha qualcosa di impressionante e fa pensare a una regia che passa attraverso le nostre stesse istituzioni. Come dimostra l’autrice, tutti questi fatti portano il segno di una grande opera di destabilizzazione messa in pratica anche con la collaborazione delle mafie e con l’intento di causare un effetto shock sulla popolazione, creando un clima di incertezza e di paura, e disgregando le nostre strutture di intelligence.Centinaia di testimonianze, inchieste, processi hanno offerto le prove che in Italia è stata combattuta una guerra non convenzionale a tutto campo e sotterranea.Furono azioni coordinate? E se sì da chi? Non lo sappiamo. Di certo tutte insieme, in un contesto di destabilizzazione permanente, provocarono un ribaltamento politico generale. Un golpe a tutti gli effetti.

02 giugno 2015

Hanno vinto tutti

Napoli - elezioni 1984: dal libro La Napoli di Bellavista

Era un vizio della prima repubblica come testimonia la foto dello scrittore Luciano de Crescenzo nel libro “La Napoli di Bellavista”.
Dopo le elezioni avevano vinto tutti.
È un vizio che è rimasto anche oggi, leggendo i commenti post elezioni regionali.
Ha vinto il PD che ha portato a casa il risultato calcistico del 5-2 (nel 2013 eravamo 6-6). E che per la sconfitta in Liguria se la prende con la sinistra masochista: certo, "se fai politiche di centrodestra e cerchi i voti del centrodestra, perché poi ti incazzi se non ti vota la sinistra?" (cit. Gilioli)?
Ha vinto Salvini, chiaramente, che scavalca FI e si conferma leader vincente (oltreché televisivo). Il vero programma alternativo a Renzi è quello della Lega?
Ha vinto il M5S, anche se tutti gli rinfacciano gli “zero tituli”, ma che si riprende parte dei voti persi alle europee. Per farne cosa poi .. Solo l'opposizione?
Ha vinto Berlusconi che, con Toti, ha pure conquistato una regione.
Ha vinto perfino l'area di Civati che, in Liguria, ha avuto modo di contarsi (sono all'8%, poco per andare da soli, vedremo ora cosa succede).
Perfino NCD e i centristi vari non possono lamentarsi, le poltrone al governo le mantengono (per un partito sovra rappresentato) e pure le alleanze con FI e Salvini.

Hanno vinto tutti.
Peccato che, passata la tornata elettorale, si continui a parlare di De Luca, della Severino, della sinistra masochista, della rabbia degli italiani, delle riforme che governo che deve andare avanti. Amen.
Non si parla della terra dei fuochi, delle liste pulite, del partito dell'astensione (quasi il 50% degli elettori italiani non votano), della messa in sicurezza del territorio ligure, della crisi nel Veneto ex industriale…
Forse hanno vinto solo quelli che in queste settimane abbiamo visto in TV a scannarsi tra di loro.
Noi, forse, abbiamo vinto un po' meno.

Oggi è la festa della Repubblica: il 2 giugno 1946 gli italiani votavano, tutti, per scegliere la Repubblica al posto della monarchia.
Per scegliere una diversa forma di paese, di democrazia, di partiti, di libertà di espressione.
Oggi, col 50% di astensione, è il mare della democrazia che si va prosciugando: sempre meno gente vota e i partiti sono sempre meno espressione del paese, quanto meno della vera maggioranza.
Rappresentano solo i loro interessi.  

25 aprile 2012

25 aprile oggi

La Repubblica di Salò era in nord Italia e i repubblichini erano l'esercito di questo stato fantoccio (nelle mani del regime nazista), impegnati per lo più nei rastrellamenti e nella caccia agli ebrei.

Ha ancora senso festeggiare e ricordare il 25 aprile e la festa di Liberazione, anzi dopo tutti questi anni, 
forse  il senso si rafforza. 
Così possiamo ricordare a tutti che questa Democrazia e questo Stato, che permette a tutti di esprimere una opinione a prescindere dalle idee politiche, sesso, religione, è nato con l'antifascismo e la Resistenza (di tutti i colori), con la lotta di liberazione portata avanti dagli Alleati, dai militari del regno del Sud, ma anche dai partigiani. Sia quelli che salirono in montagna, sia quelli che boicottarono a loro spese il regime nazifascista nelle città, nelle fabbriche, nelle parrocchie.

Non si può chiedere la pacificazione, con chi non si riconosce nei valori dell'antifascismo e della Resistenza.
Così come non si può scendere a patti con la mafia o con chi delinque.
E nemmeno si possono mettere sullo stesso piano le morti di una parte e dell'altra: "il più onesto, il più idealista, il più dolce dei repubblichini si batteva per una causa sbagliata, la dittatura. Il partigiano più ignaro, più ladro, più spietato, si batteva per una causa giusta, la democrazia". Sono parole di Italo Calvino riprese da Franco Giustolisi nel suo libro "L'armadio della vergogna".

Buon 25 aprile a tutti!

02 giugno 2009

La festa della Repubblica

Noi italiani alle cerimonie, alle celebrazioni, non sappiamo proprio rinunciare. Così, anche in tempo di crisi, anche dopo il terremoto in Abruzzo, con le strade di Palermo piene di rifiuti, alla sfilata delle Forze Armate, per la Festa della Repubblica non si rinuncia.

Un tributo giusto e dovuto per i militari impegnati in missioni di pace, e anche in operazioni a fianco della Protezione Civile. Ma, torniamo sempre alla solita domanda: non si poteva adottare uno stile più sobrio? Si parla di un risparmio di 1 milione di euro , quest'anno. Tanto, poco, mah ?

Non vorrei che queste parole suonassero come un insulto ai tanti che ci credono, alla patria, alla bandiera : ma vedere i nostri cari politici applaudire all’esercito, ai labari, ai simboli della patria oggi, gli stessi che userebbero la bandiera per altri fini, che han fatto il dito all’inno di Italia, che parlano di Costituzione sovietica, di mafiosi sorti al ruolo di eroe, sa di falso, artificioso.

Da una parte uomini di Stato abituati alle auto blu, ai voli di Stato, alle immunità, agli insulti, agli scandali, agli stipendi d’oro.
Dall’altra uomini in armi, abituati a cantare l’Inno d’Italia mentre la bandiera sale in cielo. Quanti degli onorevoli conoscono almeno l’Inno?
Quanti sanno cosa si festeggia il 2 giugno? La prima volta che le donne votarono assieme agli uomini per scegliere tra Monarchia e Repubblica.
Per mettere fine, una volta per tutte, al passato, alla guerra di liberazione contro fascisti e nazisti, al regime. Una guerra cui contribuirono tutti, compresi quei militari "In cerca di una patria" (come scrisse Alfio Caruso nel suo libro) che l'8 settembre scelsero una strada piuttosto che l'altra. E che pagarono come altri con la vita la loro scelta. Soldati mai ricordati abbastanza.

Meglio non parlare in questo giorno delle morti per Uranio impoverito, morti silenziose in divisa. Chiudiamo con una battuta (d'altronde è una festa): non ci sono minorenni tra i militari, forse anche per questo ha deciso di partecipare.