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15 gennaio 2019

Presadiretta – palazzo d'Ingiustizia

L'intervista al ministro della salute Grillo

La puntata è cominciata conl'intervista al ministro Grillo: come medico non potrei essere contro i vaccini, ma come governo abbiamo voluto porre l'attenzione sull'informazione ai cittadini. Vanno spiegate ai genitori che le preoccupazioni sui vaccini sono infondate.
Il ministro ha poi parlato dell'importanza della vaccinazione per il morbillo (2400 caso l'anno scorso, con 8 morti), anche per gli adulti: Iacona ha chiesto conto del ministro dell'intervista di Ricciardi, della non scientificità di questo governo.

Altra domanda sulle liste di proscrizione: siamo il governo che investe in ricerca, ha risposto il ministro, non farò nomine politiche ma volevo solo capire se qualcuno prima di me aveva fatto scelte politiche.
Ho sciolto il consiglio superiore della sanità non per motivi politici ma per dare ad altre persone l'opportunità di lavorare in questo ente.

I cittadini che hanno paura dei vaccini devono essere informati: l'obbligatorietà non aiuta, la copertura vaccinale si alza con l'informazione nei presidi, non con obblighi e sanzioni.
In altri paesi come la Germania e la Spagna si è messa l'obbligatorietà solo quando ci sono stati bisogni, ma questo devono dirlo gli epidemiologici.

Come esce la sanità da questa manovra?
Nel 2025 mancheranno medici e infermieri ma già oggi ci organici sono ridotti: rischiamo che gli ospedali si fermino, pur avendo farmaci innovativi.

Abbiamo aumentato i fondi per i medici specialistici, il numero di borse in medicina generale e stiamo lavorando per far passare il medico dalla laurea al lavoro.
Il blocco del turnover e delle piante organiche risale ad una scelta del governo Berlusconi e stiamo lavorando per superarlo.

La sanità di serie A e di serie B, specie al sud: Presadiretta aveva raccontato la sanità calabra tante volte nel passato.
La Calabria in questi anni è riuscita a fare peggio in questi anni, sia come livelli di assistenza che come disavanzo.
Il presidente ha rinominato le stesse persone, senza nessun cambiamento – ha risposto il ministro: rinominiamo gli stessi manager che non sono capaci.
Dobbiamo lavorare assieme alle regioni per un patto con la salute serio, dove si risolve una volta per tutte la questione dei manager. I cittadini mi chiedono questo, di togliere la politica nella sanità, ci sono regioni che la subiscono in maniera invalidante.

Il 9 marzo parleremo di farmaci e il ministro sarà ancora presente, la promessa strappata da Iacona..


Palazzo d'ingiustizia

Danilo procaccianti ha raccontato la situazione delle procure e dei tribunali d'Italia: partendo da Latina, dove le sedute per il civile si fanno in aule piene e nei corridoi.
La giustizia si intoppa per tanti motivi: giudici che se ne vanno e non sono rimpiazzati e così le sentenze si allungano nei tempo.
E nel penale è pure peggio: si rinviano tanti processi perché i giudici non riescono a seguirle tutte, e così si arriva a prescrizione.
Poi ci sono processi che si rinviano per problemi di notifiche, perché manca il personale nelle cancellerie per l'invio delle notifiche agli avvocati.
Processi del 2011 ancora aperti: senza amnistie e prescrizioni staremmo a fare ancora processi degli anni sessanta dice un avvocato.
Processi dove c'è dentro la vita delle persone: persone che hanno subito violenza e ora chiedono giustizia allo Stato.

Nella sezione del Lavoro i giudici lavorano senza protezione, con grandi arretrati (8000 processi pendenti): qui siamo nella zona del caporalato e servirebbero processi rapidi, ma purtroppo mancano i giudici per seguire queste cause.
Licenziamenti collettivi di imprese andare all'estero, famiglie che hanno perso il lavoro: l'impatto sulla pelle delle persone, in una provincia con tanta disoccupazione, è drammatico.
A Latina manca il 30% dei giudici e ogni giudice ha sulle spalle 1000 processi: a Latina il 20% dei processi finisce in un nulla di fatto.

Sentenza di prescrizione pronunciate da giudici onorari, quei giudici che lavorano come i colleghi che hanno fatto il concorso, ma con meno tutele …

Quella di Latina è una storia comune ad altre procure: è una resa della giustizia, una macchina che produce ingiustizia ogni giorno.

L'ex Arsenale della Maddalena doveva essere usato per il G8 (voluto da Berlusconi che poi lo spostò a l'Aquila) ma oggi è solo l'emblema dello spreco di denaro pubblico, di danni ambientale, di opere pubbliche che non si chiudono.
IL mare davanti l'arsenale doveva essere bonificato ma non è stato fatto nulla: i soldi sono spariti ma i rifiuti in fondo al mare sono rimasti.
I giudici di Tempio Pausania hanno rinviato a giudizio la cricca dei lavori pubblici: i processi sono stati falcidiati dalla prescrizione.

Perché la prescrizione? IL tribunale è in un edificio cadente, con infiltrazioni di acqua, il condizionamento non funziona e ci sono pure rischi per la tenuta statica.
I bagni non funzionano, non ci sono bagni per disabili.
L'organico è ridotto, mancano giudici e così i processi si rimandano: la percentuale di prescrizione è qui al 50% in primo grado. Ci sono sentenze di condanna, per reati gravi, che non sono state comunicate perché mancano i giudici che le applichino.

Il 100% dei processi non finisce da nessuna parte: tutto il sistema gira a vuoto a Tempio Pausania.

Palermo: i giudici delle indagini preliminari sono così poche che le richieste della procura non sono smaltite.
Ne ha parlato il giornalista Lo Verso: dal tribunale è partita una circolare per cui bisogna dare priorità ai procedimenti in cui ci sono persone già agli arresti.
Criteri di priorità che negano la giustizia ai cittadini palermitani: qui si fanno la metà di sequestri, confische, arresti.
Serve una risposta urgente, racconta il presidente Di Natale.

A Catania nel Palazzo di Giustizia le udienze si rinviano perché gli impianti di condizionamento non funzionano e fa troppo caldo, mentre d'inverno piove dentro.

Il tribunale del lavoro è in un seminterrato di un palazzo: gli archivi sono dentro i garage.
Per questo edificio con le trappole per topo il ministero paga 800 ml di euro l'anno.
I soldi per sistemare un palazzo più degno (per cui si pagano già gli affitti) sono finiti dentro il calderone del decreto salva Catania.

Ad Avellino i pilastri che reggono il palazzo sono pericolanti: il palazzo è agibile con riserva, ci sono crepe sui muri e un inquietante cartello, lasciate il palazzo appena avete finito gli adempimenti.
Eppure nelle aule si tengono i processi.

Tribunale di Napoli nord, ad Aversa: è dentro un castello aragonese, molto bello da fuori, ma mancano le aule bunker per i processi (quelli contro i casalesi ad esempio).
Ci sono solo 8 aule per i processi, nessuna adeguata per la videoconferenza: anche qui mancano magistrati e cancellieri.
Il presidente Garzo aveva lamentato la carenza di personale al ministero e gli è arrivato solo 1 nuovo magistrato: i processi arrivano così alla prescrizione.
Alla Corte d'Appello di Napoli hanno un solo addetto per spostare i fascicoli sui carrelli.
Stessa situazione a Venezia: carenza di magistrati e di personale anche nel Veneto, sedi di giustizia sparse per in più palazzi (con milioni di euro sprecati per nulla).

I processi di secondo grado in Veneto finiscono a Venezia: sono prescritti il 50% dei processi e così la presidente di Corte d'Appello ha scritto ai giudici di lasciar perdere i processi vicino alla prescrizione.

L'intervista al ministro Bonafede

Il ministro è consapevole dei problemi strutturali dei palazzi di giustizia: ci sono casi in cui i soldi ci sono, ma per problemi burocratici non sono spesi.
Stiamo intervenendo, come a Bari: ne parla come di un record storico, il ministro.
Avevo visto la giustizia nelle tende: non si poteva requisire il palazzo di Telecom, così la giustizia è stata spostata in palazzi provvisori.
Non serviva derogare alle regole e creare altri commissari.

Sulla carenza dei magistrati il ministro ha dato dei numeri: 360 magistrati arriveranno dai concorsi per riempire le piante organiche, nello spazio di poco tempo.
Aumenteremo la pianta organica con altri 320 magistrati e ne aumentiamo la piante con altri 600 magistrati andando oltre la saturazione.
I soldi ci sono, abbiamo stanziato 600 ml di euro: il blocco del turnover per la giustizia ha una deroga prima dello sblocco di novembre.
Stiamo studiando come disporre le risorse sulla pianta nazionale.

LA democrazia non è compiuta se non è garantito il diritto alla giustizia: senza giustizia interi territori rimangono senza diritti.
Come è successo a Casale Monferrato, per il processo per l'Eternit: la polvere di Eternit, amianto, ha causato migliaia di morti.
Oggi al posto della fabbrica c'è un parco: nessuno degli operai era stato avvisato del rischio dell'amianto, ma i vertici aziendali sapevano tutto.
Capivamo che la gente moriva, gente che aveva lavorato solo pochi anni nell'azienda: chi lavorava dentro veniva pagato di più, si monetizzava il rischio.

La fabbrica della morte è stata chiamata: sono morti gli ex operai e anche gli abitanti della città, per il mesotelioma.
Una strage che ha raggiunto 2200 persone, in una cittadina che oggi fa 35mila abitanti: morti per una condotta criminale, racconta uno dei membri dell'associazione vittime dell'amianto.

Nel 2008 il procuratore Guariniello ha aperto un fascicolo contro i proprietari: il maxi processo per l'Eternit parte nel 2009: la sentenza di primo porta alla condanna dei proprietari.
LA parola colpevoli fu importante per i parenti delle vittime, per un senso di giustizia.
In Appello nel 2013, si conferma la condanna di colpevolezza: ma in Cassazione si annulla tutto, perché i giudici della suprema corte hanno sostenuto che il processo non doveva mai partire perché tutto era già prescritto.

“Tutte quelle morti? Pazienza c'è la prescrizione” l'amaro commento di Bruno Pesce.
Lo Stato cosa ha risposto? A parte qualche indignazione del momento, non ha fatto NULLA.
Nessuna giustizia.

A Salerno vive Grazia Biondi, presidente associazione Manden: ha vissuto anche lei una situazione di ingiustizia, è stata maltrattata per anni dal suo compagno.
Pugni in faccia, per anni.
Nel 2009 ha denunciato questa persona, dopo 7 anni di botte: anche se si era nascosta, lui l'ha trovata e ha continuato a picchiarla.
LA denuncia l'ha portata ad un altro calvario di sofferenza: un calvario per la giustizia assente, la causa che veniva rinviata, per il cambio dei giudici.
“La lentezza è un male antico e grave” è stata la laconica risposta del presidente della Repubblica.
La sentenza a cui si è arrivati è una pena di 10 mesi sospesa per la condizionale: sentenza di primo grado destinata alla prescrizione.
Una sentenza che giustifica, nero su bianco, le botte prese da Grazia: è lei che ha scatenato l'indole violenza del compagno. La sua situazione era, dicono i giudici, meno drammatica perché lui le faceva fare la bella vita.

Cosa succede se sempre più gente inizia a pensare che non esiste giustizia? Che l'articolo 3 della Costituzione non vale. Che la giustizia vale solo per i potenti e per i loro soprusi?
E' l'anarchia, la barbarie.

Iacona ha voluto chiedere conto al giudice Davigo: ci sono troppi processi, troppe impugnazioni – la risposta del consigliere del CSM.
Bisognerebbe introdurre dei meccanismo di deterrenza per queste impugnazioni e appelli: In Francia solo il 40% delle sentenze è appellato, in Italia è il 100%.
Tutti fanno ricorso perché in Italia in appello la pena si riduce: troppi processi con pochi magistrati.
La corte di Cassazione in Francia fa 1000 processi l'anno, la corte suprema Americana ne fa 80.

Servirebbe che si celebrassero meno processi. La legge sulla prescrizione non è retroattiva: solo per quelli del 2021 si applicherà, andava applicata subito, intanto il paese affonda.
Cosa ne pensa dello Spazza corrotti e del DASPO per i corrotti? Inutile, per le persone.

Cosa ne pensa della legittima difesa? La difesa è legittima se è difesa, la maggior parte dei processi per legittima difesa avviene perché la vittima ha un proiettile nella schiena.
LA vita delle persone dovrebbe valere ancora qualcosa: non si può uccidere per difendere il patrimonio.

In carcere ci stanno solo i poveracci: hanno fatto leggi per cui è sempre più difficile mandare gente in carcere con la custodia cautelare. Nell'ultima modifica, il pericolo di reiterazione deve essere attuale. Ma se uno ha ucciso la moglie, non può reiterare nulla.

Sono leggi pericolose, sono ispirate per salvare la classe dirigente dalla custodia, ma si applicano a tutti.

Critiche che sono state riportate al ministro Bonafede: lo spazza corrotti affronta il fenomeno della corruzione che ha devastato questo paese.
Davigo parla di prestanome che operano per suo conto, una testa di legno: l'imprenditore è spinto da questa legge a collaborare con lo stato, per non incorrere con le sanzioni più gravi.

Sulla prescrizione: il provvedimento di Bonafede è solo un primo passo, non è risolutivo.
Cosa si sta facendo per rendere i processi più veloci? Il ministro non ha risposto, ma ha assicurato che a febbraio depositerà una riforma del processo civile e penale per ridurre i tempi.
Come anche per rendere meno automatico l'appello in secondo grado.
Non c'è stato tempo per chiedere a Bonafede del codicillo dentro lo spazza corrotti che salverebbe qualche consigliere regionale dalle inchieste sulle spese pazze.

La vicenda del giudice Robledo.

Quando era a Milano, il giudice Robledo aveva rinviato a giudizio tanti consiglieri per le spese pazze: ha vinto tante battaglie, ma ha perso quella che l'ha visto contrapposto contro il CSM.
Iacona ha raccontato la sua vicenda, in un intervista al giudice (oggi a Torino), che era stata già raccontata nel libro “Palazzo d'ingiustizia”.

La sua storia insegna quanto è difficile oggi esercitare in autonomia i processi, applicare la legge uguale per tutti, la relazione malata nel CSM tra magistrati e politica.
A Milano la procura ha messo processo un presidente del Consiglio: qui si è fatto le ossa Robledo, che ha lavorato con De Pasquale per l'inchiesta sui diritti televisivi, sul fascicolo The family della famiglia Bossi.
Nel 2010 iniziano i suoi scontri con Bruti Liberati, nuovo procuratore capo: Robledo ha raccontato di questa guerra al CSM nel 2014, le ingerenze del capo sui fascicoli aperti, il ritardo dell'iscrizione di politici importanti nel registro degli indagati (come Podestà, ex presidente della provincia).
Era in gioco il controllo della legalità, con la visione di Bruti Liberati: si viola il principio di uguaglianza, entrano le relazioni nel lavoro del magistrato, questioni di opportunità politica che nulla dovrebbero avere a che fare col lavoro di un magistrato.
Se l'obbligatorietà cade, nel lavoro dei magistrati cade il controllo della legalità, si inizia a ragionare su relazioni degli imputati: un fatto quasi eversivo dentro la magistratura.

“Tu ricordati che sei stato nominato da un voto di magistratura democratico” gli rinfacciò una volta l'allora capo: ma nella valutazione di un giudice non possono entrare le correnti dei magistrati.
Una battuta di spirito, la difesa di B.L. che però non ha accettato di spiegare meglio la questione col giornalista.

Tra i casi citati nel libro, il fascicolo sulla vendita delle azioni SEA che coinvolgeva Gamberale.
La storia di alcuni poliziotti della Mobile che taglieggiavano gli spacciatori: Bruti Liberati chiese a Robledo di fare le indagini con la polizia.
L'inchiesta sui presunti poliziotti infedeli non approda da nessuna parte: le intercettazioni falliscono per problemi tecnici.
Una brutta storia che continuerebbe ancora oggi: l'avvocato Piazza ha raccontato che la piazza di Rogoredo sarebbe nelle mani di questi poliziotti.

Altro fascicolo, quello su poliziotti della polfer che rubavano sulle perquisizioni di piccoli spacciatori: droga che veniva presa e rivenduta, per esempio, senza dichiararla tutta.
Si arrivò a condanna e il Questore si lamentò: “perché nessuno mi ha detto niente”.

C'è poi la storia di Expo 2015: l'appalto più importante fu vinto dalla Mantovani con un ribasso forte, Robledo aveva messo sotto intercettazione i principali dirigenti di questa operazione.
Ma poi avrebbe subito pressioni da parte del procuratore capo, per sospendere le intercettazioni.
Viene poi tagliato fuori dalle inchieste: le inchieste su Expo furono gestite dall'area omogenea e a fine manifestazione arrivarono i ringraziamenti dell'allora presidente Renzi.
Le indagini sono state fatte col freno a mano? C'è stata una moratoria da parte della procura su Expo?
Ne sono convinti due cronisti di giudiziaria, Cimino e D'Alessandro, che confermano questa notizia riportando voci da magistrati e da imprenditori che volevano denunciare cose che non funzionavano sugli appalti.

Bisogna considerare gli effetti delle inchieste che si aprono: di questo sono convinti Legnini e Vietti, due ex vicepresidenti del CSM.
La procura di Milano avrebbe solo applicato buon senso: così Robledo si vede respinto l'esposto, arriva poi una lettera di Napolitano al CSM (dove si dice che il capo ha sempre ragione, i sostituti non hanno autonomia).
Un intervento fuori luogo, sostiene il procuratore di Catanzaro Gratteri: il potere vero cerca sempre di condizionare chi sta sotto.

Robledo finì a Torino, gli furono tolte le funzioni giudicanti: nell'intervista ha puntato il dito contro lo strapotere dei vertici delle correnti dei magistrati, sulle nomine dentro la magistratura.

Se vuoi far carriera devi essere vicino, raggiungibile: un sistema mafioso lo considera il giudice del Tribunale di sorveglianza di Verona Mirenda.

“Il silenzio assordante dei magistrati è la cosa che più mi addolora”, la chiusura di Robledo.

Anche su questo, la politicizzazione delle correnti, il condizionamento della politica, verrà messa alla prova la riforma che il ministro Bonafede ha in mente.

14 gennaio 2019

Nei palazzi della ingiustizia – le inchieste di Presa diretta


Si fa un gran parlare di sicurezza, di certezza della pena, di delinquenti da sbattere in carcere, eppure non si va mai a fondo per capire come mai la macchina della giustizia è andata nel corso degli anni in sofferenza, rischiando ora di finire al collasso.
Forse perché negli anni si sono applicate ricette sbagliate: leggi pensate per salvare imputati dai processi, leggi per svuotare le carceri, leggi per gerarchizzare le procure e portare l'azione giudiziaria sotto il controllo dell'esecutivo.

Non si è mai parlato di giustizia, di legge uguale per tutti, dei diritti degli imputati e di quelli delle vittime. E anche dei diritti di coloro i quali sono stati condannati al carcere.
Si parla di prescrizione, di pene più severe, ma non si cerca mai di affrontare le cause a monte dei problemi: l'inchiesta di Presa diretta cercherà di colmare questa lacuna, andando a capire cosa cosa non funziona nelle procure, definiti “palazzi d'ingiustizia”.

Il processo sulle morti per Eternit, a Casale Monferrato è uno dei casi di giustizia negata: in un'area di 94mila metri quadrati lavoravano 5000 operai, tutto il paese.
Non si faceva caso alla polvere delle fibre di amianto che si infiltrava nei polmoni degli operai e degli abitanti del paese: questa polvere ha causato 2200 morti, in una cittadina che oggi fa 35mila abitanti.
Sono persone morte per una condotta criminale – racconta Bruno Pesce dell'associazione vittime al giornalista di Presadiretta: il processo di primo grado è finito con una condanna dei responsabili dell'azienda, sentenza confermata in appello. Ma poi la Cassazione ha chiuso tutto, perché secondo i giudici della suprema corte, il reato era prescritto già dal primo grado.
E per quelle morti, e per i parenti delle vittime?

La scorsa puntata si chiudeva con un servizio sul Tribunale di Bari, chiuso per rischio crollo: una delle leve su cui puntare per far crescere il paese è anche questa, la macchina della giustizia, ma finché questa funzionerà a singhiozzo, coi processi tagliati per la prescrizione, non avremo speranza:
In Italia la maggioranza dei processi viene rinviata e le uniche sentenze emesse sono quelle di prescrizione. Ogni anno 145 mila processi vanno in prescrizione e ci vogliono 8 anni per una sentenza definitiva, è la peggiore performance di tutta Europa.

Di questa performance non si può sempre dare la colpa ai magistrati e giudici se abbiamo un sistema giudiziario garantista che si basa su tre gradi di giudizio, dove i testimoni devono ripetere in aula quanto già detto in fase di acquisizione delle prove prima del rinvio a giudizio.
Un sistema come il nostro, funzionerebbe se procure e tribunali fossero dotate di tutto il materiale necessario, del personale che oggi è carente.

Ma a volte sono proprio i palazzi a cadere a pezzi, come ad Avellino: crepe sui muri e sui pilastri, su un muro un cartello che invita a lasciare il palazzo “appena svolti gli adempimenti di interesse”.
A Tempio Pausania un altro palazzo transennato, con muri che perdono i pezzi.
A Catania le udienze di rinviano di frequente per motivi più disparati – racconta l'anteprima – per esempio perché gli impianti di condizionamento non funzionano da anni: d'estate fa caldo e d'inverno ci piove dentro.


Durante il servizio verrà ripercorsa la vicenda del procuratore aggiunto di Torino Alfonso Robledo, storia che era stata già raccontata da Iacona assieme al giornalista Danilo Procaccianti nel libro “Palazzo d'Ingiustizia”: gli scontri con l'allora procuratore capo Bruti Liberati per alcuni fascicoli che toccavano politici lombardi (alcuni tenuti nel cassetto), l'estromissione dalle indagini su Expo 2015 (e l'allora presidente Renzi che ringraziò la procura per la “sensibilità istituzionale” per come aveva gestito o non gestito le inchieste sugli appalti).

Dal caso particolare, la vicenda del procuratore aggiunto Alfredo Robledo, finito sotto procedimento disciplinare, cacciato da Milano dal suo posto di capo del dipartimento contro i reati della ppaa, come spunto per raccontare un problema generale della giustizia italiana, di cui forse non abbiamo colto tutta la portata e pericolosità.La spinta verso la gerarchizzazione dentro le procure, con un Procuratore Capo che non solo può avocare a sé fascicoli, coordinare i lavori, dirigere gli uffici: un Procuratore Capo col potere di dirottare i fascicoli dal giudice competente ad n altro magistrato, di un altro ufficio, in spregio all'organizzazione interna.
Che può dimenticarsi i fascicoli (che magari riguardano proprio qualche personaggio potente) nel cassetto; perfino usarli per attaccare qualche magistrato troppo indipendente, troppo poco disciplinato, troppo poco disposto a cogliere quelle “sensibilità istituzionali”.
 
Quella sensibilità che va a discapito della legge uguale per tutti, dell'obbligatorietà dell'azione disciplinare, di una giustizia che non deve tener conto delle dinamiche industriali di un gruppo o di un partito o di un governo.
La storia di Alfredo Robledo, oggi tornato alla funzione requirente dopo due anni di Purgatorio a Torino, è sintomatica di tutto questo.
 
Sta succedendo qualcosa nelle procure, qualcosa che riguarda tutti noi, la possibilità di veder riconosciuti i nostri diritti pur senza avere santi in paradiso.Tutto questo è avvenuto grazie (o per colpa) delle varie riforme della giustizia, dalla riforma Castelli, fino all'ultima legge targata centro sinistra sulla responsabilità civile dei magistrati. 
Su questo argomento, a parte i tratti di facciata, destra e sinistra si sono dimostrate uguali nel dimostrare la stessa insofferenza nei confronti dei magistrati che si muovono contro politici, contro le banche, contro le lobby. Contro i troppi don Rodrigo di questo paese contro cui in pochi hanno voglia di andare ad indagare.
C'è un altro aspetto sta minando l'indipendenza e la credibilità della magistratura che, va sempre ricordato, è un organo indipendente dall'esecutivo come sancito dalla Costituzione: il potere delle correnti all'interno del CSM, la capacità di questi gruppi, di diritto privato, nel condizionare, pilotare, imporre nomine di magistrati a ruoli apicali.

In apertura di puntata Iacona intervisterà il ministro della salute Grillo, sui rapporti tra politica e scienza, in riferimento a quanto ha raccontato la scorsa settimana l'ex presidente dell'Istituto superiore di sanità, Mario Ricciardi.

Ci sarà spazio anche per un'intervista al ministro della Giustizia Bonafede che esporrà le proposte del governo in tema giustizia.

La scheda della puntata: Palazzi di ingiustizia
Puntata dedicata al complesso mondo della Giustizia, per capire come mai i luoghi nei quali ogni cittadino ha diritto a ottenere giustizia, si trasformano spesso in Palazzi di Ingiustizia. 
Un viaggio nell’emergenza dei Tribunali italiani, la “prima linea” della macchina della Giustizia che rischia il collasso. E ancora, il mondo dei giudici, le correnti nella magistratura, le pressioni della politica, storie di errori giudiziari e di malagiustizia.

25 aprile 2018

Palazzo d'ingiustizia, di Riccardo Iacona


Il caso Robledo e l'indipendenza della magistratura. Viaggio nelle procure italiane

Prologo, davanti al CSM 
E' la mattina del 15 aprile 2014, sono le nove e trenta. A Roma, in una sala del Palazzo dei Marescialli, sede del Consiglio Superiore della Magistratura, si trovano riunite in seduta comune la prima e la settima commissione del Csm. 
Alfredo Robledo, procuratore aggiunto, capo del secondo dipartimento della Procura di Milano, sessantaquattro anni, si appresta a rispondere alle domande dei consiglieri.I componenti delle due commissioni conoscono già il caso, perché hanno ricevuto per tempo la documentazione: un primo lungo esposto, poi arricchito da un secondo, in cui si racconta di alcune decisioni prese dal procuratore capo di Milano, Edmondo Bruti Liberati, il quale, secondo Robledo, avrebbe messo a rischio i beni più preziosi della Procura, ovvero la sua indipendenza e autonomia. 
Nell'esposto sono elencate molte delle inchieste che hanno occupato le prime pagine di tutti i giornali e i palinsesti delle televisioni: le indagini sul dissesto dell'ospedale San Raffaele, la gara d'appalto per la cessione delle quote che il comune di Milano possedeva della Sea, la società che gestisce tutti i servizi degli aeroporti milanesi; l'inchiesta sulle firme false servite a presentare le liste dei candidati di Forza Italia alle regionali del 2010, filoni d'indagine su Expo 2015 all'epoca ancora secretati, e tanti altri episodi di cui, fino a quel momento, non si aveva notizia. 
Robledo punta il dito contro Bruti Liberati a suo dire responsabile di aver tentato, in relazione agli episodi riferiti, di rallentare o influenzare le indagini per motivi che nulla hanno a che vedere con l'esercizio autonomo dell'attività investigativa.

Dal caso particolare, la vicenda del procuratore aggiunto Alfredo Robledo, finito sotto procedimento disciplinare, cacciato da Milano dal suo posto di capo del dipartimento contro i reati della ppaa, come spunto per raccontare un problema generale della giustizia italiana, di cui forse non abbiamo colto tutta la portata e pericolosità.
La spinta verso la gerarchizzazione dentro le procure, con un Procuratore Capo che non solo può avocare a sé fascicoli, coordinare i lavori, dirigere gli uffici: un Procuratore Capo col potere di dirottare i fascicoli dal giudice competente ad n altro magistrato, di un altro ufficio, in spregio all'organizzazione interna.
Che può dimenticarsi i fascicoli (che magari riguardano proprio qualche personaggio potente) nel cassetto; perfino usarli per attaccare qualche magistrato troppo indipendente, troppo poco disciplinato, troppo poco disposto a cogliere quelle “sensibilità istituzionali”.
Quella sensibilità che va a discapito della legge uguale per tutti, dell'obbligatorietà dell'azione disciplinare, di una giustizia che non deve tener conto delle dinamiche industriali di un gruppo o di un partito o di un governo.

La storia di Alfredo Robledo, oggi tornato alla funzione requirente dopo due anni di Purgatorio a Torino, è sintomatica di tutto questo.
Sta succedendo qualcosa nelle procure, qualcosa che riguarda tutti noi, la possibilità di veder riconosciuti i nostri diritti pur senza avere santi in paradiso.
Tutto questo è avvenuto grazie (o per colpa) delle varie riforme della giustizia, dalla riforma Castelli, fino all'ultima legge targata centro sinistra sulla responsabilità civile dei magistrati.
Su questo argomento, a parte i tratti di facciata, destra e sinistra si sono dimostrate uguali nel dimostrare la stessa insofferenza nei confronti dei magistrati che si muovono contro politici, contro le banche, contro le lobby. Contro i troppi don Rodrigo di questo paese contro cui in pochi hanno voglia di andare ad indagare.

C'è un altro aspetto sta minando l'indipendenza e la credibilità della magistratura che, va sempre ricordato, è un organo indipendente dall'esecutivo come sancito dalla Costituzione: il potere delle correnti all'interno del CSM, la capacità di questi gruppi, di diritto privato, nel condizionare, pilotare, imporre nomine di magistrati a ruoli apicali.

Lo racconta al giornalista Andrea Mirenda magistrato a Verona che, riferendosi alle correnti le definisce
“associazioni di diritto privato che si sono impadronite di un organo di rilevanza costituzionale come il Csm distribuendo incarichi e trasformandolo in un mezzo di asservimento dei magistrati… Il Csm non è più l’organo di autotutela, non è più garanzia dell’indipendenza, ma è diventato una minaccia, perché non vi siedono soggetti distaccati ma faziosi che promuovono i sodali e abbattono i nemici”. 


È grazie ad un voto di un magistrato di MD che Robledo è diventato procuratore aggiunto a Milano:

“Avrei potuto dire a uno dei miei colleghi che mi rompeva i coglioni e andare a fare la pipì, così sarebbe stata nominata come aggiunta la Gatto”

Queste sono le parole che Bruti Liberati gli rinfaccia, quando Robledo gli chiarisce che intende non intende scegliersi i fascicoli di cui occuparsi, ma continuare ad occuparsi dei reati contro la pubblica amministrazione.

La famosa politicizzazione dei magistrati, quella che denunciava Berlusconi per difendersi dai processi e screditare i magistrati dell'accusa, esiste.
Ma nel senso esattamente opposto a quanto lo intendono i vari Berlusconi o i signori garantisti che scrivono sui giornali, garantisti coi potenti (da Dell'Utri a Mori, come successo recentemente dopo la sentenza sul processo alla Trattativa stato mafia); ma silenti quando sotto processo finisce un signor nessuno.

Come spiega Riccardo Iacona, stiamo parlando di un architrave importante della nostra democrazia, n bene prezioso:
«L’autonomia dei pm è di fatto sotto attacco. Da essa dipende il funzionamento della democrazia: se si scardina l’equilibrio tra i poteri e la politica mette le mani sulla giustizia, ogni arbitrio è possibile». 

I primi due capitoli del libro di Iacona sono dedicati alla carriera del magistrato napoletano, dal processo aiie banche (l'inchiesta sui derivati di Unicredit, usati per fare elusione); all'inchiesta delle finte Sim di Tim (con cui si sono falsati i dati del mercato); i derivati nel comune di Milano (che ha consentito al comune di Milano di recuperare 455ml di euro); l'inchiesta sulle tangenti pagate a Saddam per l'inchiesta Oil for Food, che ha portato a processo persone vicine all'allora governatore Formigoni.
Fino al processo sulle società offshore di Berlusconi: Robledo, assieme al collega De Pasquale, è l'unico magistrato che è riuscito a far condannare l'ex presidente del Consiglio Berlusconi, nel 2013.
Poi sono arrivate le inchieste che hanno portato allo scontro tra Robledo e il suo superiore, Bruti Liberati: fascicoli finiti nel cassetto come quello sulle quote di Sea, l'linchiesta sul crac del San Raffaele, tenuta ferma per consentire il salvataggio del gruppo da parte di una cordata che aveva dietro l'allora cardinal Bertone.
L'inchiesta sulle firme false di Forza Italia per le regionali del 2010.
Infine l'inchiesta su Expo, sull'appalto della piastra, cominciata nel 2014, quando a vincere la gara fu il gruppo Mantovani (lo stesso del Mose), con un ribasso del 42% (ma poi con le variazioni dei costi, il costo dell'opera aumentò dell'80%, La Mantovani si riprese quasi tutto..).
Su questo stava indagando il procuratore Robledo, quando fu stoppato da Bruti Liberati che inventòl'Area Omogenea Expo, affidando le indagini alla Boccassini e di fatto supervisionando tutti i fascicoli.
“L'expo non doveva esserci, ma si è fatta grazie a Cantone e Sala, grazie ad un lavoro istituzionale d'eccezione, al prefetto e alla procura di Milano che ringrazio per aver gestito la vicenda con sensibilità istituzionale” - queste le parole dell'allora Presidente del Consiglio Renzi.

Sul Fatto Quotidiano è uscito uno stralcio del libro dove si parla di queste indagini, cominciate dal gruppo di Robledo nel 2014
Sulla grande vetrina internazionale garantita dall’Esposizione universale il suo governo ha puntato molto. Bisognava quindi che nessuno rovinasse la festa. Il 24 aprile 2015 era uscito su giustiziami.it un articolo a firma di Frank Cimini e Manuela D’Alessandro dal titolo La moratoria sulle indagini della Procura di Milano per Expo (e non solo): “‘Magari adesso il porto delle nebbie siamo noi’, dice un pm critico con la gestione della procura da parte del capo Edmondo Bruti Liberati, evocando la storica definizione che tanto tempo fa era stata utilizzata per gli inquirenti romani”. (…) Il 12 luglio 2012 viene intercettata una conversazione tra Antonio Rognoni (il numero uno di Ilspa, società della Regione coinvolta in Expo, ndr) e i suoi collaboratori in cui l’ad di Ilspa rivela che tre giorni prima, il 9 luglio, era venuto a trovarlo nel suo ufficio Ottaviano Cinque, proprietario della Socostramo srl, un’altra società di costruzioni che faceva parte della cordata Mantovani. 
L’imprenditore, senza dirgli nulla, gli aveva dato un biglietto su cui c’era scritto a mano: “Sappiamo di essere in testa nella parte qualitativa della gara della piastra”. Informazione che nessuno poteva avere, perché la commissione aggiudicatrice per la gara d’appalto non aveva ancora finito di valutare le offerte. In sostanza, Cinque comunica a Rognoni che la gara la vincerà l’associazione di imprese guidata dal gruppo Mantovani. (…) Il bigliettino è per Rognoni la dimostrazione che qualcuno dentro la commissione lavorava per far vincere la Mantovani. “Non so per quale ragione Ottaviano Cinque abbia ritenuto di mostrami il bigliettino”, dichiara Rognoni rispondendo a una domanda di Robledo quando viene interrogato: “Penso che l’abbia fatto per dare una notevole dimostrazione di forza, come a significare che lui aveva il favore della commissione. Non ho dubbi sul fatto che l’offerta della Mantovani complessivamente superasse la soglia dell’anomalia”. (…) 
“Rognoni continuava a trovare difficoltà nell’appalto Mantovani. Io ne ho parlato con Giuseppe Sala, gli ho anche consigliato di andare in procura a denunciare, ma lui mi disse che dovevo essere io a denunciare”, fa mettere a verbale Angelo Paris (braccio destro di Sala, ad di Expo, ndr), interrogato dai magistrati di Milano.
Rognoni chiede che si faccia una verifica di congruità dell’offerta al ribasso: “Sono andato da Sala e ho spiegato i motivi per cui mi sembrava irragionevole l’offerta della Mantovani”, dichiara a Robledo. “Sala mi ha risposto che loro sarebbero andati avanti, perché non avevano il tempo di fare una verifica sui prezzi che erano stati stabiliti da Mantovani per capire se l’offerta era anomala o meno”. 

Quello che è successo dopo è storia oggi nota: la creazione dell'area omogenea, i fascicoli tolti a Robledo e vagliati da Bruti Liberati, poi l'esposto al CSM nell'aprile 2014, finito con la sua bocciatura.
La lettera di Napoletano, considerata un intervento a gamba tesa, l'allontanamento dal secondo dipartimento nell'ottobre 2014 e infine lo spostamento a Torino (senza funzioni di indagine) nel febbraio 2015.

Pochi magistrati hanno voluto parlare con Iacona, molti han preferito non commentare, non esprimere un parere, non mostrarsi.
Oggi a dirigerla [la procura di Milano] c'è Francesco Greco, il cui nome compariva diverse volte nell'esposto di Robledo. Alla richiesta di un'intervista, avanzata via email, non ha risposto. Lo stesso vale per Ilda Boccassini. Anche gli altri procuratori, aggiunti e sostituti, hanno mantenuto il silenzio. Dopo l'esito dello scontro tra Bruti Liberati e Robledo, con l'allontanamento del procuratore aggiunto da Milano e viste anche le indicazioni del Csm per una gerarchizzazione spinta all'interno delle procure, tutti pensano che sia meglio non esporsi.

È questa la giustizia che vogliamo, noi cittadini liberi di una democrazia? Una giustizia con procuratori che non devono prendere iniziative, che prima di aprire un fascicolo devono considerare le prossime scadenze elettorali, una quotazione in borsa di un gruppo industriale... un evento internazionale che consentirà al governo in carica e al suo presidente di prendere consenso?
Cosa dovrebbe fare un giudice a Taranto (o a Vado Ligure, o in Sicilia a Priolo, o in Basilicata di fronte agli impianti Eni)? Pensare alla difesa dell'ambiente, alle morti e alle malattie per l'inquinamento, alla violazione delle leggi, oppure pensare agli azionisti di queste società, ai partiti che stanno dietro, agli investitori?

Se c'è qualcosa di buono in questa storia, racconta un giornalista di cronaca giudiziaria di Milano, Frank Cimini, è che ci ha consentito di vedere dal di dentro tutte queste storture della giustizia.
«Dobbiamo comunque ringraziare Robledo. Se non avesse presentato l'esposto, non avremmo saputo molte cose. Così almeno resteranno nella storia».

Ritorno a Milano

“Palazzo d'ingiustizia” è un libro che da veramente un punto di vista importante, anche della procura che una volta era simbolo della giustizia italiana, quella che non si piegava alla malapolitica, quella che non girava la testa dall'altra parte.
Oggi Milano, raccontano due testimoni degli anni di Mani Pulite, Manuela D'Alessandro e Frank Cimini, sembra essere diventato “il porto delle nebbie”: si fanno molte inchieste sulla estero vestizione delle aziende, ma pochissime indagini sulla corruzione, sui reati dei colletti bianchi, “è un po' come se la procura si fosse addormentata”, spiega Manuela D'Alessandro.

Le ultime righe di Iacona, sono veramente amare e dovrebbero far riflettere tutti:
Lascio il palazzo di Giustizia di Milano convinto che, qualunque sia il giudizio sulla vicenda di Robledo, abbia stabilito uno spartiacque. Al di là delle vicissitudini personali che pure hanno attraversato I capitoli di questo libro, c'è un prima e un dopo Robledo. E il dopo che si sta profilando riguarda tutte le procure e i tribunali d'Italia: l'autonomia dei pm è di fatto sotto attacco. Non è mai stato facile portare a sentenza definitiva i colletti bianchi; nel dopo Robledo si rischia di non arrivare mai nemmeno al primo grado.

Altri post sul libro di Iacona:

La scheda del libro sul sito di Marsilio

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

23 aprile 2018

Il lunedì dopo la sentenza

Passato il fine settimana, della sentenza di venerdì scorso di Palermo, sul processo alla Trattativa e alla "minaccia ad un corpo dello Stato", non se ne parla più.
Siamo tornati ai tatticismi dei partiti che prima hanno votato il rosatellum e ora accusano il m5s di non essere in grado di fare un governo.

Tutto dimenticato, anche le accuse ai pm che hanno portato avanti l'inchiesta e che sono stati tacciati di grillismo, di essere magistrati di parte: la peggior accusa per chi dovrebbe amministrare la giustizia in nome del popolo italiano.
Eppure, quell'accusa di essere magistrati politicizzati stona, se teniamo presente le ultime nomine fatte dal CSM: anche qui torna utile il saggio di Riccardo Iacona, nel capitolo dove racconta del potere delle correnti nella magistratura, che di fatto hanno occupato l'organo di autogoverno, di fatto condizionando nomine e promozioni.
Cosa aveva rinfacciato Bruti Liberati a Robledo quando si insediò come Procuratore Capo?
“Avrei potuto dire a uno dei miei colleghi che mi rompeva i coglioni e andare a fare la pipì, così sarebbe stata nominata come aggiunta la Gatto”

Ecco: a Napoli il csm ha preferito Melillo al procuratore di Reggio Cafiero De Raho; il primo era capo di gabinetto del ministro Orlando, aveva meno esperienza e meno anzianità. 
A Palermo Lo Voi ha battuto Lo Forte e Lari, dalla sua aveva la nomina in Eurojust, da parte del governo Berlusconi.
Infine Milano: a prendere il posto di Borrelli, D'Ambrosio e Minale, nel 2010 è arrivato Bruti Liberati, nominato anche coi voti del centro destra.
Racconta a Iacona il cronista di giudiziaria Frank Cimini, della voce raccolta dall'avvocato Saponara, secondo cui Bruti Liberati è uno con cui si può parlare, un politico.
Non come Pomarici o Spataro, che si erano permessi di andare contro diversi esecutivi (Berlusconi, Monti e Letta) che avevano messo il segreto di Stato sulla vicenda del rapimento Abu Omar.

Insomma, forse il problema della politicizzazione dei magistrati, legato alla gerarchizzazione delle procure, esiste. Ma non come intendono i detrattori di Di Matteo.

22 aprile 2018

Palazzo d'ingiustizia – il caso Expo (e la sensibilità istituzionale)

La recente sentenza di primo grado sulla Trattativa Stato mafia ha fatto riemergere le solite polemiche sui magistrati politicizzati, che partecipano ad iniziative politiche, rilasciano interviste e dunque sono magistrati schierati.
È un modo per screditare il loro lavoro, per gettare discredito sulle loro inchieste, una sorta di difesa basata sul fango piuttosto che sui fatti.
Ma che ci sia il rischio di una politicizzazione nelle Procure non è un'invenzione dei garantisti a corrente alternata (solitamente in soccorso del potente di turno): nel libro “Palazzo d'ingiustizia” Riccardo Iacona parte dalla storia del pm Alfredo Robledo per raccontare una certa deriva nei palazzi dove si amministra la giustizia.
Si citano, nel libro, diverse inchieste che sono state bloccate o sottratte al procuratore aggiunto, che a Milano era a capo del dipartimento per i reati contro la pubblica amministrazione: inchieste stoppate per questioni di sensibilità politica, per non mettere in difficoltà amministratori pubblici. Eppure la giustizia non dovrebbe guardare in faccia a nessuno: sono le inchieste sul crac del San Raffaele, cominciata nel 2011 e tenuta ferma, questa l'impressione, per consentire il salvataggio del gruppo da parte del Vaticano (con l'interessamento del cardinal Bertone).
L'inchiesta sulla vendita delle quote azionarie di Sea, da parte del comune di Milano nel dicembre 2011: un fascicolo sparito, fino allo scoop de l'Espresso del marzo 2012, quando poi uscì fuori dai cassetti dell'allora procuratore capo Bruti Liberati.
L'inchiesta sulle elezioni regionali del 2010, vinte da Formigoni e poi annullate dal TAR (anni dopo): fu presentato un esposto dai radicali dove si parlava delle firme false presentate dal PDL. Inchiesta archiviata in soli tre giorni.
L'inchiesta su presunti poliziotti corrotti nella Mobile di Milano, che Bruti Liberati si è ostinato a voler affidare alla stessa polizia, portando ad un nulla di fatto, col sospetto di coperture interne.
Infine l'inchiesta su Expo, sull'appalto della piastra, cominciata nel 2014, quando a vincere la gara fu il gruppo Mantovani (lo stesso del Mose), con un ribasso del 42% (ma poi con le variazioni dei costi, il costo dell'opera aumentò dell'80&%, La Mantovani si riprese quasi tutto..).
Su questo stava indagando il procuratore Robledo, quando fu stoppato da Bruti Liberati che inventò l'Area Omogenea Expo, affidando le indagini alla Boccassini e di fatto supervisionando tutti i fascicoli.
“L'expo non doveva esserci, ma si è fatta grazie a Cantone e Sala, grazie ad un lavoro istituzionale d'eccezione, al prefetto e alla procura di Milano che ringrazio per aver gestito la vicenda con sensibilità istituzionale” - queste le parole dell'allora Presidente del Consiglio Renzi.

Quale è stata questa sensibilità istituzionale?

La cupola degli appalti 
Robledo, di fatto, è fuori dall'indagine su Expo 2015. Il procuratore della Repubblica gli impedisce persino di partecipare agli interrogatori dei funzionari, dirigenti, faccendieri arrestati il 7 maggio 2014, tra cui Angelo Paris, il direttore della pianificazione acquisti di Expo, Primo Greganti, il già noto «compagno G» e Gianstefano Frigerio, altro protagonista di Mani Pulite quando svolgeva il ruolo di collettore delle tangenti per la Dc.A coordinare l'unica inchiesta aperta dalla procura di Milano sull'Esposizione Universale è quindi Ilda Boccassini, sotto la stretta sorveglianza imposta da Bruti Liberati con la nascita dell'Area omogenea Expo 2015.L'8 maggio 2014, nell speciale conferenza stampa convocata in procura all'indomani degli arresti Expo, Bruti Liberati e Ilda Boccassini parlano dell'esistenza in Lombardia di una vera e propria cupola degli appalti, un'associazione alla quale il pm Antonio D'Alessio, che segue le indagini, riconosce la «capacità di avere ramificazioni in diversi settori dell'alta amministrazione, nonché appoggi e agganci di carattere politico istituzionale che hanno assicurato la possibilità di avvicinare con successo pubblici ufficiali.» 
In questa cupola Primo Greganti avrebbe avuto il ruolo di difendere gli interessi delle cooperative, mentre Frigerio secondo i magistrati «proteggeva le imprese riconducibili a tutti gli schieramenti politici».Sulle prima pagine di tutti i giornali campeggia l'annuncio che finalmente la cupola del malaffare che inquinava Expo è stata sgominata. La notizia di un'organizzazione «bipartisa» che si spartiva gli appalti sull'evento suscita tanto clamore da far dichiarare all'ex pm di Mani Pulite Gherardo Colombo, che a ventidue anni da Tangentopoli nulla è cambiato [..]L'allarme porta la nomina dell'ex pm anticamorra, Raffaele Cantone, alla guida dell'anticorruzione. Molto rumore per nulla, a leggere le sentenze di patteggiamento con cui i protagonisti dell'inchiesta hanno chiuso il loro conto con la giustizia, davanti al giudice per l'udienza preliminare di Milano Ambrogio Moccia. Le pene superano a stento i tre anni: Primo Greganti è agli arresti domiciliari per motivi di salute, come l'ex parlamentare Dc Gianstefano Frigerio, mentre l'ex manager Expo Carlo Paris è tornato libero. 
Ci si sarebbe aspettato di più per quella che era stata definita la «cupola nazionale degli appalti». Inoltre l'inchiesta non ha aperto alcuno squarcio di verità su cosa si stesse muovendo attorno all'affare del secolo.Greganti, Frigerio e Paris non hanno confessato o rivelato i nomi dei politici con cui sarebbero stati in contatto, e la loro decantata operazione di pulizia si è risolta nel semplice accertamento delle responsabilità personali dei tre rinviati a giudizio.«In effetti questa inchiesta non era un granché come spessore investigativo», commenta Manuela D'Alessandro, «[..] si sono toccate le seconde linee, anche se comunque è stato arrestato Paris, che era il braccio destro di Sala: non dimentichiamo che gli uomini vicini a lui sono stati quasi tutti arrestati». 
Il cuore dell'inchiesta sarebbe stato quindi la Piastra? «L'affare della piastra, certo. Prova ne è che adesso la procura generale ha scoperto che quell'appalto sarebbe truccato in origine, anche se è ancora tutto da provare».«Hanno fatto quell'inchiesta prima che Expo venisse inaugurato, per dire ai giornalisti che avevano “beccato” le tangenti e ce si poteva andare avanti con i lavori perché era tutto a posto», dice Frank Cimini. «Se avessero indagato a fondo su Expo c'era il rischio che saltasse tutto. Ecco perché hanno fatto questa scelta». 
È proprio, infatti, sull'affare della piastra (l'indagine che Robledo aveva cominciato prima che gli fosse sottratta) che la nuova inchiesta riprende forza fino a rinviare a giudizio, insieme agli altri, Giuseppe Sala e Antonio Rognoni, rispettivamente commissario unico di Expo 2015 e amministratore delegato di Infrastrutture Lombarde spa. 
Secondo Frank Cimini e Manuela D'Alessandro, che di inchieste molto mediatizzate ma poi finite nel nulla ne hanno viste tante, anche questa nuova indagine della procura generale potrebbe non andare in porto. Non solo per il rischio prescrizione ma perché, a loro giudizio, non abbastanza solida: «Le indagini andavano fatte nel 2014, quando aveva cominciato Robledo. Bisognava intercettare tutti. Non è stato fatto e adesso, anni dopo, vai a trovare le prove per un processo. Non è affatto semplice».
Palazzo d'ingiustizia – Riccardo Iacona Marsilio editore



Altri articoli sul libro di Iacona


15 aprile 2018

Quando la magistratura non è indipendente - da Palazzo d'ingiustizia (Iacona)

Una magistratura non indipendente ma condizionata è un rischio per la nostra democrazia.
Diffidate sempre da quanti propongono modelli di Costituzione dove il potere giudiziario è sottostante il potere esecutivo (citando Francia e Stati Uniti): la nostra Costituzione che prevede la separazione dei poteri, con tutte le imperfezioni che volete, è la migliore al mondo da questo punto di vista.
Significa un potere giudiziario non condizionato dai potenti di turno, dai desiderata del governo e dei suoi amici.
Significa una legge uguale per tutti e una giustizia che sia veramente il “potere di chi non ha potere”.


Cosa succede quando invece questa indipendenza viene a mancare?
Lo racconta Riccardo Iacona nel suo ultimo libro uscito per Marsilio: “Palazzo d'ingiustizia. Il caso Robledo e l'indipendenza della magistratura. Viaggio nelle procure italiane”.
«L’autonomia dei pm è di fatto sotto attacco. Da essa dipende il funzionamento della democrazia: se si scardina l’equilibrio tra i poteri e la politica mette le mani sulla giustizia, ogni arbitrio è possibile». Forte di questa convinzione, Riccardo Iacona ci conduce nelle stanze dei Palazzi in cui si esercita la «malagiustizia» italiana, puntando i riflettori su un intricato groviglio di lotte fratricide e interessi inconfessabili. I retroscena del lavoro delle procure, le vicende dalle quali sono nate indagini su banche, corruzione, malaffare, e i processi che dalla stagione di Mani Pulite a oggi hanno occupato le prime pagine dei quotidiani rivivono nell’avvincente ricostruzione di una delle migliori voci del giornalismo investigativo italiano. L’incontro con l’ex procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo, protagonista di eclatanti contrasti che lo hanno indotto a presentare un clamoroso esposto al Consiglio superiore della Magistratura, innesca un’appassionante inchiesta sulla realtà delle aule di giustizia, tra documenti inediti e dichiarazioni esclusive, con il racconto in presa diretta delle vicende giudiziarie che hanno segnato la storia recente del paese, delle interferenze della politica, dello strapotere delle correnti, dei condizionamenti all’indipendenza dei giudici.

La magistratura italiana è politicizzata, come diceva Berlusconi? In parte, ma non per le ragioni di cui parlava l'ex presidente del Consiglio.
Gli attacchi alla politicizzazione, di certe procure e solo di quelle, era legato alla necessità di difendersi dai processi, impedire il loro svolgimento, farli finire in prescrizione, attaccare i magistrati colpevoli di lesa maestà (il voler processare un politico che ha preso voti, non come certi magistrati, che hanno solo vinto un concorso).

Oggi, racconta Iacona citando la storia del magistrato Alfredo Robledo e i suoi scontri con l'ex procuratore capo Bruti Liberati, i fascicoli rimangono nel cassetto e lì rimangono, fino a che non si arriva all'archiviazione. Oppure vengono bloccati tra primo grado ed appello.

Sul Fatto Quotidiano di oggi, potete leggerne uno stralcio: “Expo 2015, storia di una inchiesta mancata”

È appena arrivato in libreria “Palazzo d’ingiustizia”, il libro di Riccardo Iacona (Marsilio) sul conflitto che ha opposto a Milano il procuratore aggiunto Alfredo Robledo al suo capo, Edmondo Bruti Liberati. Subito il giudice Andrea Mirenda, che nel libro attacca il peso politico delle correnti, è stato denunciato dall’ex membro laico del Csm di Forza Italia Pierantonio Zanettin, che chiede al ministro della Giustizia una sanzione disciplinare per quanto ha detto nel libro.
“L’Expo non doveva esserci, ma si è fatta grazie a Cantone e Sala, grazie a un lavoro istituzionale d’eccezione, al prefetto e alla Procura di Milano che ringrazio per aver gestito la vicenda con sensibilità istituzionale”. È il 5 agosto 2015, Expo è in pieno svolgimento, e nel corso di una visita ufficiale in Giappone l’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi si lascia andare a questi sentiti ringraziamenti.
Sulla grande vetrina internazionale garantita dall’Esposizione universale il suo governo ha puntato molto. Bisognava quindi che nessuno rovinasse la festa. Il 24 aprile 2015 era uscito su giustiziami.it un articolo a firma di Frank Cimini e Manuela D’Alessandro dal titolo La moratoria sulle indagini della Procura di Milano per Expo (e non solo): “‘Magari adesso il porto delle nebbie siamo noi’, dice un pm critico con la gestione della procura da parte del capo Edmondo Bruti Liberati, evocando la storica definizione che tanto tempo fa era stata utilizzata per gli inquirenti romani”. (…) Il 12 luglio 2012 viene intercettata una conversazione tra Antonio Rognoni (il numero uno di Ilspa, società della Regione coinvolta in Expo, ndr) e i suoi collaboratori in cui l’ad di Ilspa rivela che tre giorni prima, il 9 luglio, era venuto a trovarlo nel suo ufficio Ottaviano Cinque, proprietario della Socostramo srl, un’altra società di costruzioni che faceva parte della cordata Mantovani.
L’imprenditore, senza dirgli nulla, gli aveva dato un biglietto su cui c’era scritto a mano: “Sappiamo di essere in testa nella parte qualitativa della gara della piastra”. Informazione che nessuno poteva avere, perché la commissione aggiudicatrice per la gara d’appalto non aveva ancora finito di valutare le offerte. In sostanza, Cinque comunica a Rognoni che la gara la vincerà l’associazione di imprese guidata dal gruppo Mantovani. (…) Il bigliettino è per Rognoni la dimostrazione che qualcuno dentro la commissione lavorava per far vincere la Mantovani. “Non so per quale ragione Ottaviano Cinque abbia ritenuto di mostrami il bigliettino”, dichiara Rognoni rispondendo a una domanda di Robledo quando viene interrogato: “Penso che l’abbia fatto per dare una notevole dimostrazione di forza, come a significare che lui aveva il favore della commissione. Non ho dubbi sul fatto che l’offerta della Mantovani complessivamente superasse la soglia dell’anomalia”. (…)
“Rognoni continuava a trovare difficoltà nell’appalto Mantovani. Io ne ho parlato con Giuseppe Sala, gli ho anche consigliato di andare in procura a denunciare, ma lui mi disse che dovevo essere io a denunciare”, fa mettere a verbale Angelo Paris (braccio destro di Sala, ad di Expo, ndr), interrogato dai magistrati di Milano.
Rognoni chiede che si faccia una verifica di congruità dell’offerta al ribasso: “Sono andato da Sala e ho spiegato i motivi per cui mi sembrava irragionevole l’offerta della Mantovani”, dichiara a Robledo. “Sala mi ha risposto che loro sarebbero andati avanti, perché non avevano il tempo di fare una verifica sui prezzi che erano stati stabiliti da Mantovani per capire se l’offerta era anomala o meno”. (…)
Gli uomini di Robledo scoprono uno strano giro di vendite di quote societarie tra il gruppo Mantovani e la società Socostramo srl, in associazione d’impresa non solo sul cantiere di Expo (…). “La situazione appariva anomala”, mi racconta Robledo, “perché su alcune partecipazioni acquistate dalla Socostramo la Mantovani aveva effettuato ingenti svalutazioni poco tempo dopo il loro acquisto. (…) Si trattava evidentemente di uno spunto investigativo di notevole interesse, poiché le differenze tra le somme pagate e quelle rimaste in bilancio dopo la svalutazione erano elevate e avrebbero potuto rappresentare una modalità di costituzione di disponibilità ai fini del pagamento di tangenti”.