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21 gennaio 2024

Anteprima Report – il traffico di droga a Roma, il caso Gasparri e le auto elettriche

Nonostante gli attacchi, le intimidazioni, le inchieste di Report non si fermano: questa sera un nuovo approfondimento del caso Gasparri, presidente di una società di cybersecurity e poi a seguire degli affari di mafia, ndrangheta e camorra nella capitale. Infine un servizio sull’auto del futuro.

Questo fa l’informazione, in particolare l’informazione pubblica: fare le pulci a chi detiene il potere e non fare da megafono alle grandi opere regime. Che piaccia o meno, questa è la democrazia. Altrimenti chiamiamola in altro modo.

Chi comanda a Roma?

Dopo Milano, dove la settimana scorsa il servizio di Mottola aveva raccontato del consorzio criminale tra ndrangheta, camorra e cosa nostra, ora tocca a Roma dove, però, lo scenario è diverso.

Ce ne sono tanti, di persone anziane, spesso pluripregiudicati, chiamati “retta” che in cambio di poche centinaia di euro offrono le loro case per nascondere la droga. Nell’abitazione di uno di questi – come mostra l’anteprima del servizio - i falchi della squadra mobile di Roma hanno trovato duecento grammi di cocaina, divisa in 520 dosi pronte per essere vendute. Lo spacciatore fa un fischio, il vecchio si sporge dalla finestra e la merce finisce nella piazza.

LE vedette che presidiano il quartiere del Quarticciolo si danno la voce, hanno visto il prete don Antonio Coluccia, militante e sotto scorta che, col suo megafono, presidia le più grandi piazze di spaccio di Roma: “gli spacciatori prendono e staccano la luce” racconta a Report di fronte ad una armadio elettrico manomesso “vedi, le luci non ci sono? Questo lampione è spento..” Lo spaccio ha bisogno del buio, perfino gli alberi nel quartiere sono stati potati per evitare di essere usati come nascondiglio.

“Questi si prendono la libertà, ve la rubano la libertà” grida dal suo megafono: anche a Tor Bella Monaca, altra piazza di spaccio, lo conoscono in tanti a questo prete coraggioso e i suoi messaggi contro la camorra che si sta impossessando del territorio, delimitando la libertà delle persone.

In piazza si incontrano anche strani personaggi, uomini che lo accusano di fare i soldi con le sue accuse “mediatiche”: personaggi magari legati allo spaccio che vedono in questo prete un problema per i loro affari. Insieme a San Basilio, Tor Bella Monaca è un supermarket della droga aperto 24 ore al giorno, dove si vende di tutto hashish, eroina, droghe sintetiche e la migliore bamba di Roma.

Quartieri rovinati dallo spaccio, che sta assoggettando le persone, rendendole schiave di organizzazioni criminali che “rubano il futuro ai bambini”.
La Camorra si sta comprando i locali nel centro di Roma e quando la giustizia li sequestra ai presunti prestanome, ma poi un pezzo alla volta vengono restituiti e alcuni tornano sotto il controllo dei vecchi proprietari. Daniele Autieri ha intervistato uno di questi, che ha subito 11 sequestri nell’ambito di indagini sul clan Contini: “evasione quale clan Contini.. io non li conoscevo neanche” ha risposto al giornalista. Per anni questo imprenditore è stato considerato un prestanome del clan Moccia, un uomo così abile da costruirsi un impero nel centro che gli è stato prima confiscato, quindi restituito.
“Per il fatto di questi signori Moccia che mi portavano la mozzarella, io non li conoscevo nemmeno..” ribatte alle domande di Report sui clan Moccia e Contini.
Questi clan che a Roma hanno investito nel riciclaggio, sui locali sono legati al gruppo Senese: il comandante del GICO di Roma, Marco Sorrentino, ha spiegato come questo personaggio, Michele Senese, venga indicata come il più vicino ad Angelo Moccia, “stiamo parlando del gotha del gruppo.”

Il servizio di Report racconterà anche degli effetti del consumo delle droghe, intervistando il presidente della fondazione Villa Maraini, Massimo Barra: da oltre 40 anni si occupa del recupero dei tossicodipendenti Roma, ogni giorno 700 persone bussano alla sua porta.

Al giornalista racconta di come, ogni giorno, dalle 200 alle 450 persone a Tor Bella Monaca chiedano aiuto alla fondazione per problemi di tossicodipendenza, “[la droga] è il più grande business mondiale insieme a quello delle armi. Ho preso una mappa di Roma e ho messo un puntino nero sulle case dei nostri clienti, ed erano in tutta Roma. Parioli, quartieri bene e quartieri male, la droga è democratica ..”
Le mafie sanno che la droga è democratica e che Roma è il più grande mercato di Italia, fiumi di cocaina invadono le strade della città e abbattono confini, origini e classi sociali. Anche chi vive nelle zone bene della città sale in macchina e raggiunge la periferia per acquistare la sua dose di cocaina. Quartieri sorvegliati da vedette che poi sono bambini di 10-12 anni.

Piazza Vittorio è la pancia multietnica di Roma – continua il servizio di Report - un giardino monumentale circondato dal mondo: call center indiani, minimarket del Bangladesh, ristoranti etiopi e locali cinesi, tanti locali che vendono di tutto, dal cibo alla chincaglieria, dai telefoni rigenerati ai tessuti. Cosa c’è dietro alcuni di questi locali?

“Arrivavano persone con degli zaini ” racconta ancora il comandante del Gico di Roma “con dentro buste plastificate, avevamo la percezione che erano buste pesanti, entravano all’interno di questi esercizi commerciali, rimanevano all’incirca una quindicina di minuti e dopo uscivano con questi zainetti, o queste buste accartocciate, quindi evidentemente era stato consegnato qualcosa.”
Molti dei cinesi che hanno aperto attorno alla piazza sono invisibili e sfruttando la loro invisibilità hanno messo in piedi la più grande lavatrice di denaro sporco di Roma e forse dell’Italia intera.
“Noi abbiamo certificato che quasi tutte le organizzazioni criminali si recano presso questi centri di raccolta occulta per consegnare denaro” continua l’ufficiale del Gico.


A quanti milioni di euro ammonta il giro di riciclaggio? “Nel periodo post covid la modalità di riciclaggio viene modificata per forze di cose, ma noi abbiamo ricostruito alla lettera movimentazioni per all’incirca 53ml di euro.”

Il 4 ottobre scorso gli investigatori del Gico della Finanza arrestano 33 persone considerati ai vertici di una rete di riciclaggio internazionale che ha come base operativa proprio i negozi di tessuti attorno a piazza Vittorio. I soldi riciclati sono quelli delle mafie italiane

La scheda del servizio: VIZI CAPITALI di Daniele Autieri

Collaborazione Federico Marconi

Chi comanda nella Capitale d’Italia, dove quartieri interi sono trasformati in piazze di spaccio militarizzate e dove i boss ordinano omicidi come bottiglie di champagne dai menu dei ristoranti di Parioli e Ponte Milvio?

La risposta arriva dai testimoni eccellenti: fiancheggiatori, avvocati, prestanome, criminali redenti e non che raccontano come sono cambiati in questi anni gli equilibri criminali nella capitale d’Italia.

Dati inediti confermano che nel secondo anno del Covid-19 gli acquisti di attività commerciali nel centro di Roma sono aumentati, mentre uno studio sulle compagini azionarie dei principali ristoranti del centro storico dimostra che gruppi di imprenditori albanesi controllano ormai alcuni dei locali più noti tra piazza Navona e Campo de’ Fiori.

Alle spalle la ‘ndrangheta e in particolare la cosca Alvaro che dal 2008 in poi ha accresciuto la sua presenza nella capitale arrivando a prendere contatti con esponenti politici di primo piano per favorire l’ingresso di candidati “amici” all’interno del Parlamento.

Nella città dei prestanome, dove il clan camorristico legato a Michele Senese mantiene un ruolo di primo piano, anche l’attività di contrasto vacilla. Il Tribunale delle misure di prevenzione sequestra i locali legati alle mafie, ma troppe volte le stesse attività tornano nelle mani di altre mafie, al punto che un amministratore giudiziario arriva a dire che l’80% dei ristoranti nel centro di Roma sono ormai controllati dalla criminalità organizzata.

Da quelle casse, e dalle piazze di spaccio, escono centinaia di milioni di euro che devono essere ripuliti. Sarebbe questo il compito della comunità cinese e di una manciata di piccole botteghe tessili intorno a piazza Vittorio. Secondo quanto sarebbe emerso da indagini della Guardia di Finanza, i commercianti prendono i soldi, li ripuliscono e quando serve ne assicurano il viaggio fino all’altro capo del mondo, dove quei soldi finiscono ai narcos colombiani per saldare l’ultimo carico di cocaina. Un sistema capace di drenare centinaia di milioni di euro e trasformarli in una preziosa riserva per le banche cinesi.

L’insindacabile e intoccabile senatore

Questa sera Report torna ad occuparsi degli incarichi privati del senatore Gasparri: a quanto pare il ruolo di senatore della repubblica è compatibile con quello di presidente di una società che si occupa di sicurezza, la Cyberealm che a sua volta detiene il 24% di azioni di una società di sicurezza che ha preso appalti col pubblico.
Nel 2021 quando la giunta per elezioni avrebbe dovuto decidere sulla sua incompatibilità il Gasparri senatore non diede comunicazione del suo ruolo di presidente al presidente della giunta del Senato che era sempre lui.

Così, al congresso internazionale sulla cyber security (Cyber Sec 2023) il senatore Gasparri poteva annunciare investimenti pubblici su questo settore strategico facendo felice anche l’azienda in cui ha interessi privati.

Sul Fatto Quotidiano si da una anticipazione del servizio, con una lettera del senatore al presidente del Senato La Russa

Letterina di Gasparri a La Russa: “Così continuo a fare il lobbista”

CONFLITTO D’ INTERESSI - “Report” mostra la missiva sulla società nascosta al Senato: “Ho ritenuto di non dover comunicare”

DI ALESSANDRO MANTOVANI

21 GENNAIO 2024

Scriveva Maurizio Gasparri: “Ho ritenuto, in considerazione del fatto che la carica ricoperta non implicava e non implica lo svolgimento di funzioni di tipo gestionale della predetta società, che la circostanza non ricadesse nell’ambito di applicazione della citata legge 441/1982”. E ancora, proseguiva Gasparri nella letterina del 24 novembre 2023 al presidente del Senato, l’ex camerata Ignazio La Russa: “Avendo soggettivamente interpretato il dettato normativo come riferibile alla funzione di amministratore in senso stretto (…) e non come riferibile alla qualifica di amministratore, quale componente del consiglio di amministrazione, non ho provveduto a rendere la dichiarazione”. Dopotutto, aggiunge Gasparri, quella carica “è agevolmente rilevabile dal registro delle imprese (…) al quale qualsiasi cittadino può accedere”.

Chissà allora perché la legge richiede ai senatori di comunicare gli incarichi. Ma tanto è bastato alla Giunta per le elezioni del Senato per chiudere la questione del capogruppo di Forza Italia, che prima di questa storia era vicepresidente di Palazzo Madama.

La scheda del servizio: L’INTOCCABILE di Carlo Tecce e Lorenzo Vendemiale

Report tornerà sul caso del senatore Maurizio Gasparri e del suo ruolo in Cyberealm, società che opera nel settore della cyber security. Dopo l’inchiesta di Report, il suo incarico tenuto nascosto al Senato per oltre due anni è finito sul tavolo della giunta delle Elezioni. L’organismo di Palazzo Madama ha stabilito che il ruolo di presidente di Cyberealm è compatibile con quello di senatore della Repubblica. Ma sulla base di quali atti è stata presa questa decisione? Report svelerà in che modo è stato salvato Gasparri.

L’auto del futuro

Come è arrivata in Australia una spider blu a propulsione solare? Lo racconta il servizio di Michele Buono che questa volta è andato in Australia dove si trovano strade lunghe 3000 km, dove non trovi nessuno, come la Stuart Highway, che taglia la nazione da nord a sud, passando attraverso il tropico del Capricorno. Qui viaggia una spider blu, non la guida James Bond, è arrivata qui grazie al lavoro di un gruppo di visionari arrivati qui da Siracusa. Costruiscono prototipi di automobili a propulsione solare e così, a forza di inseguire il sole, si sono ritrovati dall’altra parte del mondo, senza mai lamentarsi del sud, della Sicilia, dell’Italia. Ognuno parlava di responsabilità proprie e tutti erano uniti da un solo obiettivo, farcela con la forza delle proprie competenze, a costo anche di forzare le leggi della fisica.

Erano partiti da Siracusa, in una struttura che il comune aveva ceduto in comodato d’uso a questo gruppo di insegnanti, studenti, ingegneri, che volevano realizzare un’auto alimentata dalla sola energia solare.

La scheda del servizio: GUIDA IL SOLE di Michele Buono

Collaborazione Alessandro Spinnato

A Siracusa ci hanno sempre saputo fare con il sole. Con gli specchi poi non ne parliamo. Ma i ragazzi di Futuro Solare non vogliono bruciare navi. Studenti di ingegneria a Palermo e a Catania e degli istituti tecnici di Siracusa, progettano e producono prototipi di automobili elettriche che si alimentano con la propria carrozzeria fatta di pannelli fotovoltaici. Ne hanno già prodotti due. Con Archimede 2 – l’ultima vettura da competizione - hanno partecipato a ottobre 2023 al Bridgestone World Solar Challenge in Australia, una competizione mondiale di auto solari. La gara: più di 3000 km del continente da attraversare, deserto compreso, da Darwin ad Adelaide con la forza del sole.

Si tratta di un test di mobilità del futuro. I ragazzi di Siracusa il futuro lo vedono vicino, stanno già progettando una mini citycar a propulsione solare.

Noi li stiamo seguendo in tutte le fasi e stiamo facendo un altro test: una simulazione di creazione di una rete per costruire una manifattura di auto solari nella Sicilia orientale.

Partendo dalla conoscenza, la materia prima fondamentale, è possibile creare una catena di valore e invertire, nel caso della Sicilia, un destino che, chissà perché, vogliamo vedere immutabile?

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

09 novembre 2021

Report – i rapporti tra Oms e politica, i soldi della mafia e le tasse dei campioni

Un aggiornamento sulle inchieste fatte sul piano pandemico e sul report dell'Oms ritirato dai vertici dell'organizzazione. Poi un servizio sull'uomo che avrebbe riciclato 500 miliardi di dollari delle mafie: come ha fatto?

Nell'anteprima un servizio su come pagano le tasse (in modo agevolato) i campioni dello sport.

Controlli al campione di Giulia Presutti

I campioni dello sport non sono campioni anche nel pagare le tasse: ci sono quelli che trasferiscono la residenza all'estero (come Fisichella o Max Biaggi) per pagarne di meno e così l'agenzia delle entrate deve fare dei controlli a campione per capire se ci sia una evasione o meno.

A Monaco ha casa anche Berrettini, finalista a Wimbledon: non è solo, tutti i campioni hanno costituito una star company, società a cui sono versati i soldi dei premi o dei gettoni dei tornei e sono tutte società in paesi a fiscalità agevolata.

Lo stato italiano, per capire se siano truffe o meno, deve fare controlli a campione ai campioni, considerati a volte come emblema del made in Italy, una presa in giro per le persone che questi giochetti, col fisco, non li possono fare.

Quella di Berrettini si chiama Asmat di cui è anche amministratore: con questo sistema gli sportivi possono alleggerire le aliquote fiscali che pagano, perché attraverso queste società che incassano i montepremi possono scaricarsi maggiori costi e dunque fanno figurare la star come fosse più “povero”.

Nella sede della società di Berrettini non c'è un ufficio preposto a curarne gli interessi, anzi nel palazzo di lusso in centro a Monaco sono presenti in un solo piano decine di società analoghe.

Qui, racconta una segretaria, le star dello sport non hanno mai messo piede, le persone vengono a prendere la posta e via.

Lo sportivo ha scelto di non rispondere alle domande della giornalista, le telecamere di Report lo hanno messo in allarme: se è tutto regolare, come mai questo sottrarsi ai giornalisti? E come mai ha scelto di contribuire poco con le sue tasse al nostro paese, preferendo Monaco?

Anche nel mondo della Formula 1 le cose funzionano in modo simile, con la differenza che le scuderie possono pagare le tasse agendo come sostituto di imposta.

I loro compensi sono tassati nel luogo dove si svolge la gara, questo dice la legge: anche se hai la sede a Monaco, come l'aveva il pilota Fisichella, per gli eventi in Italia si dovrebbero pagare le tasse in Italia.

Ma ci sono scuderie che hanno esternalizzato questa attività all'estero, per gestire i contratti dei loro piloti. Per esempio, intervistando il commercialista De Santis la giornalista scopre che un pilota Ferrari ha rapporti con una società che si chiama GSA.

Ma le ritenute in Italia non sono pagate, perché si tratta di una società svizzera, controllata al 100% da Ferrari SPA, anche qui una bella convenienza fiscale.

Come per i tennisti con casa a Monaco, anche alla GSA (società con dieci dipendenti, con grande liquidità a disposizione), commercialisti e avvocati hanno poca voglia di parlare con Report, di spiegare cosa faccia questa GSA, che rapporti abbia con Ferrari.

“Perché gli italiani vanno in Svizzera, non perché fanno bene il cioccolato” è il commento ironico del consulente di Report in questioni fiscali Bellavia.

Oggi, spiega Ferrari in risposta a Report, i contratti dei piloti sono gestiti dalla Ferrari stessa.

Il grande schema (il riciclatore autonomo) di Giorgio Mottola

Oggi le mafie italiane sono ricche come mai nella loro storia: nonostante le confische dello stato, non si scalfisce il vero patrimonio. Si recupera solo poco, il 2%, spiega Gratteri, non esiste una rete europea per combattere il riciclaggio.

Gli investigatori e i pm calabresi si sono messi sulle piste di un imprenditore calabrese, che avrebbe in gestione fondi per 500 miliardi (due volte il PNRR), Roberto Recordare, secondo l'accusa, soldi delle mafie.

Il suo era un nome che non era mai uscito, né sui giornali, né nei lavori dei magistrati, un imprenditore con un profilo basso.

Nelle intercettazioni si parla di servizi, di equilibri da sconquassare a livello mondiale: Giorgio Mottola è andato ad intervistarlo nel suo ufficio, pieno dei quadri dipinti dallo stesso imprenditore. Recordare è un personaggio particolare, anche simpatico, uno che la ndrangheta non la vede (a Palmi, dove vive) e che invece denuncia la pressione dei magistrati, il sopruso dei magistrati.

Recordare si considera un riciclatore autonomo: sul suo computer si trovano documenti che parlano di fondi per miliardi, cifre enormi per noi comuni mortali, ma non per le banche centrali, come quella degli Emirati.

Un privato non potrebbe gestire questi fondi attraverso queste banche centrali, a meno che non ci siano accordi: Recordare era in contatto con le banche centrali di paesi extra europei, soprattutto asiatici e aveva rapporti anche con personaggi di alto livello che lo aiutavano a muovere il denaro di provenienza ignota.

Come il titolo su un conto a Dubai da 36 miliardi, il cui documento era sul suo cellulare: di chi erano o sono i soldi?

Se sono fondi illeciti, andate a prenderli – è la risposta di Recordare: ma chi è questa persona, un grande truffatore o un grande riciclatore?

Mottola ha incontrato un imprenditore in opere d'arte, proprietario del documento del titolo da 500ml: si chiama Maurizio Contessa ed è un commerciante d'arte, che avrebbe trovato questi titoli da milioni dentro una intercapedine del muro di casa, dentro una valigetta del padre.

Il padre lavorava nel casinò di Montecarlo negli anni '80, dove prestava soldi ai giocatori facoltosi: è stato ucciso nel 1989 nel corso di una rapina, in auto.

Come faceva ad avere quei soldi, quei documenti con tanti soldi? Contessa si è rivolto a Recordare, affidandogli un documento da 500 ml, passando per un faccendiere coinvolto in diverse inchieste delle procure.

Recordare, nelle intercettazioni, parla con boss come Carmelo Gagliostro: parlano di movimenti di denaro, ma di quale provenienza? Sono i soldi della cosca Gagliostro?

Recordare ha incontrato due personaggi, legati al clan Santapaola, attraversando lo stretto: al telefono con loro parla di soldi che si “puliscono” attraversando paesi stranieri, come il Tagikistan.

Soldi in contanti che si spostano in più banche e che poi si integrano nell'economia lecita, in territorio europeo (diventando puliti), dopo aver girato il mondo, Afghanistan, Pakistan, Tagikistan fino alla Malesia.

Stiamo parlando di un riciclaggio di un altro livello: i paesi islamici danno garanzie a chi ricicla ancora più alte, per chi volesse ficcare il naso dentro le loro banche.

In un'altra intercettazione si parla di un conto in Liechtenstein, del senatore Renzi, prima del suo arrivo a palazzo Chigi: un conto aperto dalle persone che avrebbero favorito la sua ascesa alla presidenza del consiglio, circostanza smentita dal senatore.

Ma in questa storia si incontrano personaggi morti e poi resuscitati, come il signor Dimitri V., titolare di un fondo da 1 miliardo di dollari con sede a Cipro: miracolo? No, la foto di questa persona sul passaporto ricorda quella di Roberto Recordare, un imprenditore italiano al centro del servizio di Mottola.

Nonostante questo Dimitri V. sia morto da 30 anni l'agenzia delle entrate gli assegna nel 2017 un codice fiscale con cui delega al signor Recordare la gestione del suo fondo da 1 miliardo di dollari.

Nell'intervista, il signor Recordare nega inizialmente di aver mai conosciuto questo Dimitri, per poi cambiare versione e spiegare che sì, quello sulla foto del passaporto è lui, ma è tutto regolare, perché “la stessa persona può avere in giro nel mondo identità diverse.”

L'inchiesta di Recordare è stata in parte bruciata per un errore fatto in tribunale a Reggio: il cd con tutti gli atti dell'indagine è stato allegato ad un processo, il pm non lo aveva chiesto perché dovevano rimanere segreti. Così l'indagine è stata danneggiata perché quegli atti, nel CD, sono ora pubblici.

Come ha fatto Recordare ad operare nelle banche di questi paesi islamici, come la banca del Tagikistan, dove l'occhio di chi vuole controllare questi soldi ha difficoltà ad entrare?

La resa dei conti di Cataldo Ciccolella, Giulio Valesini

Quello tra il giornalista Valesini e il dirigente dell'Oms è un duello rusticano: farebbe anche ridere, se non ci fosse di messo una pandemia, le migliaia di morti dello scorso anno quando questo paese si è fatto trovare impreparato.

Oggi Ranieri Guerra non è più all'Oms, non può più essere foglia di fico per il nostro governo, per coprirne le magagne, per coprirne le responsabilità.

Come ex DG del ministero della Salute avrebbe dovuto aggiornare il piano pandemico ed è lo stesso Guerra ad aver fatto pressioni al ricercatore Zambon affinché modificasse il suo rapporto, dove si criticavano le scelte e le mosse del governo lo scorso anno, definite approssimative.

Ma il documento incriminato è stato ritirato solo dall'Oms o il governo italiano ha fatto pressioni sull'organizzazione?

Il documento di Zambon stava mettendo in crisi i rapporti tra Oms e la Cina, per un paragrafo dove parlava dell'origine del virus (quel virus somigliava alla Sars, circostanza che era stata negata dai cinesi), ma anche i rapporti tra Oms e l'Italia.

Così, per la riscrittura di alcune parti era stato tolto da web, per essere poi ripubblicato, con le correzioni suggerite da Oms al ricercatore, cosa che non è poi mai avvenuta.

Report ha scoperto che era stato letto anche da Speranza e da Brusaferro (presidente dell'ISS): secondo Brusaferro quel report sarebbe un incidente diplomatico, perché l'Italia è un finanziatore dell'Oms: non si può negoziare un report, non si negoziano i contenuti, a questo serve un'organizzazione come l'Oms.

L'Istituto Superiore della Sanità analizzò il documento e relazionò Brusaferro, che poi arrivò a Speranza che dice “con Kluge sarò durissimo”.

Così Oms bloccò la pubblicazione del documento i cui contenuti sarebbero dovuti essere rivisti assieme tra Oms, Iss e governo, alla faccia dell'indipendenza.

“Abbiamo bisogno che il ministro sia felice”, scrive Kluge (responsabile Oms in Europa), dopo aver parlato col ministro, a Zambon.

Felice nel senso che l'Italia stava finanziando l'Oms e quel rapporto poteva incrinare il rapporto col nostro paese. Gli italiani, forse, sentendo questa storia, saranno meno felici.

Un ruolo importante nella storia del rapporto dell'Oms di Zambon lo ha l'ex direttore Aifa Mantoan, chiamato da Kluge per mediare col ministro.

Altre correzioni al rapporto Zambon sono state fatte dalla responsabile relazione esterne Cristiana Salvi: “io correggevo lo stile” ha spiegato la Salvi, era un rapporto non corretto come stile di comunicazione.

Eppure il rapporto era stato approvato per la pubblicazione, il giorno 11 maggio, tutte le revisioni erano già state fatte: “Zambon ha costruito un caso sul nulla” spiega al giornalista di Report.

Qual era il motivo di quelle revisioni? Erano solo correzioni dello stile o anche dei contenuti: i passaggi incriminati riguardavano le infezioni dei medici, all'inizio, il fatto che al paziente zero non fosse stato fatto il tampone.

Il rapporto di Zambon era stato approvato dal comitato centrale in Svizzera e non era tenuto ad avvisare prima della sua pubblicazione il nostro governo.

E' Report che sta sposando una sua teoria, disinformando, oppure attorno a questo rapporto, al piano pandemico mai scattato, ci sono state pressioni politiche che non hanno giovato alla lotta contro la pandemia.

A Report nessuno parla niente su questo punto, tutti si trincerano dietro il riserbo per l'indagine della magistratura di Bergamo che sta indagando sul focolaio a Bergamo, in Val Seriana e sulla scelta di riaprire l'ospedale di Alzano, dopo i primi casi.

Eravamo il quarto paese per mortalità, se avessimo applicato il piano pandemico (indirizzato per l'influenza) anche se vecchio e non aggiornato dal 2006, avremmo salvato vite umane? Perché il ministero non lo ha messo in atto?

Report ha aggiunto un altro tassello alla mancanza della chiusura delle zone rosse in Lombardia: ad inizio marzo la regione lanciava un sos all'Oms, chiedendo un supporto per chiudere la regione, un altra foglia di fico.

C'è stata una telefonata da parte del dottor Caiazzo al dottor Kluge, affinché quest'ultimo chiedesse poi al governo di chiudere la regione Lombardia, ma l'Oms rispose che si doveva discutere, per non entrare in “beghe interne della politica italiana” - racconta lo stesso Zambon.

La proiezione di Caiazzo era la stesa di Merler, ricercatore della fondazione Kessler: duemila persone in terapia intensiva a fine marzo, un valore che la Lombardia non avrebbe potuto reggere.

Ma l'Oms non aiuta la regione Lombardia, in mano a partiti diversi da quello dell'allora governo: chi pagherà per queste scelte?

Di certo non pagherà la politica, che ha scelto di bloccare la commissione di inchiesta a quanto successo fino al 30 gennaio. Tutto quello che è accaduto dopo non interessa, alla politica italiana.

Commissione con primo firmatario un leghista, ma che ha avuto un grande appoggio da tutti i partiti, compreso il m5s e il pd. Tutti hanno qualcosa da coprire sui fatti dello scorso anno, per la pandemia?

E' stato tolto il riferimento all'Oms grazie ad un emendamento di un politico di LEU, stesso partito di Speranza.

E vissero tutti felici e contenti, in Italia e anche nell'Oms, che verrà guidato ancora da Thedros, presente al G20 della salute a Roma, con tanto di cena pagata da noi.

E i vaccini per i paesi poveri?

E i parenti delle vittime?

E cosa faremo alla prossima pandemia?

08 novembre 2021

Anteprima inchieste di Report – il report dell'Oms, il grande riciclatore e i campioni dello sport

Chissà se anche la puntata di questa sera susciterà le stesse reazioni censorie (oltre che le giuste critiche come ogni servizio giornalistico) come quella della scorsa settimana sulla terza dose?

Gli argomenti, almeno sulla carta, riguardano temi molto tabù: il report dei ricercatori veneziani dell'Oms ritirato perché critico contro l'azione del governo italiano (e i rapporti opachi tra l'organizzazione e le istituzioni italiane).

Il sistema di riciclaggio dei soldi della ndrangheta (eh, ma vuoi mettere i furbetti del reddito di cittadinanza?), la nuova cupola mafiosa in cui fanno parte anche massoni e politici e infine le tasse che i campioni dello sport dovrebbero pagare.

I giochi politici attorno alla pandemia

Oramai, a parte Report, Presadiretta e la procura di Bergamo, chi altri si ricorda di quel piano pandemico che l'Italia, mentendo all'Europa, non ha aggiornato per anni e che nemmeno ha usato ad inizio pandemia, lo scorso anno?

E chi ancora a voglia di aprire il capitolo dei rapporti opachi tra le istituzioni italiane e Oms, un organo di garanzia sovranazionale che non dovrebbe fare favori a nessuno?

Eppure fare luce su quei primi mesi della pandemia in Italia consentirebbe di chiarire le responsabilità (a meno di non voler far passare l'idea che sia stato solo un caso) ed evitare altre morti al prossimo giro. I virus non aspettano altro.

Il servizio di Cataldo Ciccolella e Giulio Valesini riparte da qui: il piano pandemico, il rapporto dei ricercatori di Venezia ritirato perché avrebbe creato imbarazzo al governo italiano, le telefonate e i messaggi tra Ranieri Guerra ed esponenti delle istituzioni italiane.

Aggiungendo altri tasselli: come la telefonata, ai primi di marzo, prima che il governo Conte decidesse di mettere in lockdown il paese, tra regione Lombardia e Oms, tra i presenti Luigi Caiazzo braccio destro dell'assessore al welfare Gallera e Hans Kluge, capo dell'Oms in Europa.

In questa telefonata la regione cercava una pezza politica dall'Oms invocando un loro intervento per far chiudere la regione, non avendo messo in piedi nessuna misura restrittiva chiedeva all'organizzazione, “anche loro avevano bisogno di una foglia di fico”, citando l'espressione usata da Ranieri Guerra.

Anche Massimo Zambon, il “pesce piccolo” come si definisce nel suo libro, ha assistito a questa telefonata: “il dottor Caiazzo chiese aiuto ad Hans Kluge dicendo che la situazione in Lombardia era critica, c'erano delle proiezioni che dicevano che se la situazione fosse andata avanti in quel modo, al 26 marzo ci sarebbero stati 20mila casi, con 2000 pazienti in terapia intensiva, per cui loro non avevano alcuna capacità in TI. Il dottor Caiazzo fece una richiesta molto esplicita a Kluge chiedendo supporto a chiudere la regione Lombardia.”

Caiazzo chiede a Kluge, agenzia tecnica, di parlare col governo per chiudere i confini e adottare misure restrittive sul modello di quanto si stava facendo in Cina.

Duemila persone in terapia intensiva era l'elaborazione che già il 4 marzo era stata fatta da Stefano Merler, autore degli scenari per il piano segreto del governo e da Danilo Cereda in regione Lombardia: una catastrofe annunciata, per giorni dopo questi scenari non sono stati presi provvedimenti né in regione né dal governo.

Dallo scambio di mail tra OMS e regione emerge che la preoccupazione dell'organizzazione era non turbare l'armonia col governo più che tutelare la salute dei cittadini lombardi.

Zambon aggiunge che anche il ministro Speranza, ad inizio marzo, chiede supporto politico a Kluge, per le sue scelte. Come mai questo doppio atteggiamento con regione e governo?



“I panni sporchi si lavano in casa” - il monito del responsabile della compliance dell'OMS Andreas Mlitzke durante una riunione interna: ma poi questi panni vanno lavati, per evitare zone grigie ed accuse: perché le denunce interne fatte da personale OMS, come quella di Zambon (o come altre su casi di violenza in Congo durante la crisi dell'Ebola), non hanno fino ad oggi portato ad indagini degli organismi di vigilanza interni.

Sul Fatto Quotidiano è un'uscita una anteprima del servizio:

Giulio Valesini e Cataldo Ciccolella di Report tornano anche sul piano pandemico mai aggiornato dal 2006 e sul rapporto dell’Oms che definiva “caotica” e “improvvisata” la risposta italiana alla prima ondata, pubblicato e ritirato in poche ore il 14 maggio 2020. Alcune chat tra il presidente dell’Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro e il ministro Roberto Speranza portano a ipotizzare un ruolo di quest’ultimo nella mancata ripubblicazione. “Con Kluge sarò durissimo”, annunciava Speranza, indispettito perché il governo non era stato informato della pubblicazione, riferendosi al direttore europeo dell’Oms, il tedesco Hans Kluge. E poco dopo: “Mi ha chiamato Kluge. Si è scusato. Ha confermato che lo ha ritirato e che si propone di discuterlo con noi”.

La scheda del servizio: La resa dei conti di Cataldo Ciccolella, Giulio Valesini con la collaborazione di Eleonora Zocca e Norma Ferrara

Report torna sull'inchiesta che ha fatto il giro del mondo: la soppressione del dossier sulla gestione della pandemia in Italia, frutto del lavoro dei ricercatori Oms della sede di Venezia. Il rapporto denunciava l'esistenza in Italia di un piano pandemico vecchio, datato 2006, e mai aggiornato, ma denunciava anche le bugie della Cina sui primi contagi e gli errori della stessa Organizzazione mondiale della sanità. Per questo andava riscritto o fatto morire. Attraverso materiali inediti Report può rivelare tutta la catena di eventi che ha portato a silenziare il lavoro di Francesco Zambon, responsabile del dossier ritirato e mai più ripubblicato. Più che motivazioni scientifiche si è trattato di un vero intrigo internazionale. Inoltre sarà trasmesso un video esclusivo in cui un funzionario di primo livello dell'organizzazione di Ginevra dice che se ci sono problemi non bisogna andare a parlare coi giornalisti, perché i panni sporchi si lavano in casa. Infine, mentre i pm di Bergamo indagano anche sulla mancata applicazione del piano pandemico, gli inviati di Report sono andati a curiosare dietro le quinte della Commissione d'inchiesta parlamentare che dovrebbe indagare sul Covid-19. E hanno scoperto insospettabili accordi tra destra e sinistra per limitare l'ambito di indagine.

I soldi e il potere delle (nuove) mafie

Un uomo solo avrebbe riciclato 500 miliardi per la mafia, camorra e ndrangheta: Giorgio Mottola ha incontrato quest'uomo, Roberto Recordare, nel suo studio, dove il giudice Gratteri viene raffigurato in un quadro con le corna, perché emblema di una magistratura mafiosa.

Secondo gli investigatori questa persona avrebbe messo in piedi uno schema di riciclaggio per conto delle mafie, italiane o anche straniere: ma potrebbero anche essere soldi di provenienza diversa, di altre mafie o di altri, “perché sono calabrese sono ndranghetista?” prova a difendersi Recordare, “se faccio un reato, voglio farlo a nome mio.”

Recordare è un riciclatore autonomo, dunque, proprietario di titoli come quello da 36 miliardi di dollari, certificato da una banca danese e che fanno riferimento ad un fondo negli Emirati Arabi.

Di chi sono questi soldi? “Se sono illeciti, andate a prenderli” è la risposta dell'imprenditore.

Ma in questa storia si incontrano personaggi morti e poi resuscitati, come il signor Dimitri V., titolare di un fondo da 1 miliardo di dollari con sede a Cipro: miracolo? No, la foto di questa persona sul passaporto ricorda quella di Roberto Recordare, un imprenditore italiano al centro del servizio di Mottola.

Nonostante questo Dimitri V. sia morto da 30 anni l'agenzia delle entrate gli assegna nel 2017 un codice fiscale con cui delega al signor Recordare la gestione del suo fondo da 1 miliardo.

Nell'intervista, il signor Recordare nega inizialmente di aver mai conosciuto questo Dimitri, per poi cambiare versione e spiegare che sì, quello sulla foto del passaporto è lui, ma è tutto regolare, perché “la stessa persona può avere in giro nel mondo identità diverse.”

Il servizio di Mottola racconterà di come la ndrangheta abbia cambiato pelle, una prima volta, a seguito di un incontro su una montagna in Aspromonte, Montalto, nel 1969, raccontato a Report da uno dei presenti. Si tratta dell'avvicinamento di esponenti della ndrangheta, mediato dal boss Paolo Di Stefano con persone “che non appartengono a noi”, personaggi politici che “possono portare armi, possono portare soldi, possono portare pratica, insegnamento per fare le cose migliori di come le abbiamo fatte fino ad oggi. Dalla boscaglia arrivano questo gruppo di uomini, Stefano delle Chiaie, Pier Luigi Concutelli e Valerio Borghese.”

Erano i principali esponenti dell'estrema destra in quel momento, Delle Chiaie il fondatore di Avanguardia Nazionale, nata come scissione dall'MSI, Concutelli era tra i dirigenti di Ordine Nuovo, altro gruppo nato dal Movimento Sociale, condannato all'ergastolo per l'omicidio del giudice Occorsio (nel 1976) e Junio Valerio Borghese, ex gerarca e fondatore del Fronte Nazionale.

L'incontro tra questi due mondi fu determinante per l'organizzazione dei moti di Reggio Calabria, nel 1970 – racconta Vincenzo Vinciguerra, esponente di Ordine Nuovo: “mobilitare le piazze era qualcosa che poteva fare la ndrangheta, non Avanguardia Nazionale, c'era un accordo operativo tra ndrangheta e A.N. che risale all'autunno del 1969, ancora prima di Piazza Fontana.”

Nel summit di Montalto la ndrangheta non stringe un accordo organico solo con l'estrema destra, come emerso nelle indagini sul Golpe Borghese c'è un terzo protagonista che ha avuto un ruolo importante di regia dell'operazione, la Loggia Propaganda 2 di Licio Gelli.

La scheda del servizio: Il grande schema di Giorgio Mottola con la collaborazione di Norma Ferrara e Alessia Marzi

Dove finiscono i soldi delle mafie? Report ha provato a cercare una risposta entrando nella storia di un imprenditore calabrese che potrebbe aver riciclato circa 500 miliardi di dollari per conto di 'ndrangheta, Cosa nostra e del clan dei Casalesi. Potrebbe essere lo schema di riciclaggio più imponente della storia italiana. Secondo gli investigatori, l'imprenditore aveva creato una rete che andava da Cipro alla Malaysia, passando per Tagikistan, Pakistan, Dubai e Afghanistan. Sul suo computer le forze dell'ordine hanno trovato decine di passaporti falsi e documenti che attestavano la gestione diretta di investimenti finanziari per quasi 40 miliardi di euro. In esclusiva Report è riuscito a intervistare il presunto riciclatore, che ha spiegato i meccanismi della finanza internazionale con cui è possibile movimentare somme di denaro colossali. Si va dai templari ai broker internazionali, con sullo sfondo i rapporti con gli esponenti dell'ala finanziaria di alcuni tra i clan di mafia più potenti in Italia. L'imprenditore è stato intercettato e pedinato per quasi un anno e le sue operazioni finanziarie restituiscono un racconto completamente inedito di come le mafie riciclano i soldi, degli uomini che li fanno circolare, di chi li incassa e di chi finisce, senza saperlo, per usare gli stessi canali dei clan per muovere il proprio denaro. Una storia in grado di ridisegnare lo schema del riciclaggio dei soldi che partono dal nostro paese e fanno il giro del mondo.

Le tasse dei campioni

Come e dove pagano le tasse i campioni dello sport italiano?

Il servizio Giulia Presutti spiegherà come non sempre i campioni italiani siano anche campioni nel fisco: Matteo Berrettini ha costituito una società nel Principato di Monaco che incassa al posto suo i proventi dell'attività tennistica, ACEMAT SARL, una sorta di interposizione tra il tennista e chi lo paga, una tecnica usata per sfruttare i diversi criteri di tassazione del reddito di impresa, rispetto alla tassazione del reddito della persona.

Queste società, chiamate star company, dovrebbero pagare le tasse nei paesi in cui la star incassa il compenso ma in realtà servono anche ad alleggerire la scure fiscale sugli sportivi perché ovunque la SARL ha aliquote più basse della persona fisica.

Il docente di antiriciclaggio Ranieri Razzante aggiunge che “il compenso grosso da un torneo viene tassato di meno se lo fattura la società, perché in genere l'aliquota è più bassa, effettivamente va a pagare di meno perché si scarica più costi. Perché io sportivo da solo mi posso scaricare solo la mia tuta, una spesa irrisoria rispetto al mio guadagno, la società si scarica la sede, la luce, il gas, il telefono ..”.

Dove sta il vantaggio?

I soldi del torneo vengono in parte girati alla società, come compenso per gli amministratori (ovvero la star stessa, come Berrettini), con cui poi ci si scarica i costi e così dal punto di vista fiscale il ricavo risultante è inferiore, così da far figurare lo sportivo “più povero”.

In Austria ad ottobre si sono disputati gli Open dove Berrettini era testa di serie: il torneo e gli allenamenti sono blindati poiché il manager ha vietato l'intervista a Report, perfino i suoi autisti sono stati “brieffati” per non dare informazioni alla giornalista.

Nella sede della società di Berrettini non c'è un ufficio preposto a curarne gli interessi, anzi nel palazzo di lusso in centro a Monaco sono presenti in un solo piano decine di società analoghe.

Qui, racconta una segretaria, le star dello sport non hanno mai messo piede, le persone vengono a prendere la posta e via

La scheda del servizio: Controlli al campione di Giulia Presutti

Tra gli atleti italiani, molti hanno scelto di non vivere più in patria. Il Principato di Monaco e la Svizzera sono le mete preferite per chi sposta la residenza fiscale. Si tratta in genere di tennisti, come i numeri 9 e 7 mondiali Jannik Sinner e Matteo Berrettini, e di piloti di Formula 1 e Moto GP. Girano il mondo tutto l'anno per competizioni e tornei, perciò la normativa internazionale impone loro di pagare le tasse in tutti i paesi nei quali competono e producono reddito. In Italia è chi eroga il compenso, l'organizzatore del torneo o la casa automobilistica, a trattenere le imposte dovute al fisco. Ma è sempre così? Alcune scuderie di Formula 1 hanno deciso di utilizzare società estere per fare i contratti ai piloti. Con qualche vantaggio fiscale...

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.


26 marzo 2017

Come si puliscono i soldi delle mafie (da Alcuni avranno il mio perdono - Carrino, L.R.)

Alcuni avranno il mio perdono di Luigi Carrino è una storia di Camorra, in piena Napoli.
Della federazione di Acqua storta, che raggruppa alcune famiglie, con a capo Mariasole Simonetti che, in questo passaggio, spiega (per chi ancora non lo sapesse) come vengono usate le società di giochi online, le VLT per riciclare i soldi sporchi.

L'incontro nella masseria, la stessa dove Mariasole prese il potere, la stessa dove puntò la pistola alla testa di Aldo Musso e gliela fece saltare dopo che lui aveva contestato la sua incoronazione a capo di Acqua Storta.
E' una riunione operativa, considerati i segnali che arrivano dai suoi centri scommesse di tutta Napoli e provincia, le RightBet, messe in piedi per riciclare gran parte del denaro che arriva dallo spaccio.La prima proposta di Mariasole, nel momento in cui prese il comando nel 2008, fu quella di attivare un meccanismo per riciclare i soldi che arrivavano dalle attività della Federazione,un modo per evitare sequestri dei beni e mettere al sicuro il patrimonio di ogni famiglia, smarcare il fisco che vuole toglierti anche il cazzo che tieni sotto.
 
Nel primo anno del suo insediamento Mariasole costituì una società con sede a Malta, la BetSun s.r.l. Costituire una società a Malta che si occupava di giochi online dava la possibilità di evitare le rigide e avide leggi del nostro monopolio. Era un meccanismo a matrioska che dislocava i server in posti come Panama o la Romania, o Malta appunti, in questo modo si aggiravano le leggi italiane che regolano il settore, si evitavano limitazioni e tasse, nessuna tracciabilità, quote più alte per le scommesse e pagamenti cash. Centri di trasmissione dati li chiamano. In realtà lavorano come agenzie vere e proprie con siti punto com, piattaforme di gioco on line al di fuori del regolamentato, cioè siti punto IT, senza che autorità possano effettuare i controlli previsti. Ogni tanto chiudono per un periodo ma una schiera di avvocati, forti delle direttive europee, li rimette in pista in meno di dieci giorni.Il fatto di usare le scommesse e il gioco come canale di riciclaggio non era un'idea nuova, non se l'era inventata Mariasole. 
Per un periodo, soprattutto negli anni Ottanta e Novanta, si utilizzavano “fisicamente” casinò o sale da gioco titolari di concessioni rilasciate dall'agenzia delle dogane e dei monopoli.In ratica si compravano fiches in contanti, non si mettevano in gioco le somme, si ricambiavano le fiches facendosi rilasciare gli assegni. In questo modo la somma consegnata risultava una vincita e quindi giustificabile ai controlli del fisco. Si utilizzavano anche metodi alternativi, come le schedine del Totocalcio, che venivano acquistate a prezzo maggiorato dai vincitori per dimostrare la provenienza di un reddito. O anche le vincite risultanti del gioco del Lotto. Poi le cose sono cambiate, peggiorate direi. 
Il meccanismo delle scommesse online è davvero quanto di più sicuro si possa pensare per ripulire soldi. Le scommesse possono essere fatte al banco, ma il cliente le può fare anche sul proprio conto, registrandosi su un sito scommesse con un conto gioco online accedendo a tutta la piattaforma. A questo punto i passi da compiere per riciclare i soldi sono precisi.Una volta raccolti, i capitali vengono trasferiti materialmente o virtualmente facendoli rimbalzare da un conto gioco all'altro. Si scaricano i soldi da questo conto vincitore e si ha denaro pulito da poter poi investire in attività legali. 
Ci fu un momento, verso i primi anni del Duemila, che il poker online faceva numeri da capogiro. In questo caso, il meccanismo per far rimbalzare le somme, ancora in auge ma più monitorato e quindo oggi più rischioso, è detto chip dumping. In pratica, due avversari si accordano facendo finta di giocare, ma sistematicamente c’è un solo perenne dumper, ossia un perdente. Fai la puntata, si apre il gioco, il dumper esegue il suo all-in, rinuncia alla partita, i soldi passano al conto del secondo giocatore. I conti, intestati spesso a ignari clienti o collegati a documenti contraffatti, vengono ricaricati in contanti direttamente in agenzia o con carte di credito, a volte rubate, a volte clonate, senza contare che alcuni siti si prendono un periodo di tempo per verificare i documenti inviati e nel frattempo il conto è operativo.[..] 
Alla BetSun venne legato il marchio RightBet e in meno di due anni Mariasole sparse sul territorio della Campania, ma anche nel basso Lazio, in alcune città della Calabria e qualche cosa in Puglia, una cinquantina di punti che operavano con scommesse su eventi sportivi, casinò e poker online, slot machine e videolotterie, le VLT.[..] 
Più che centri scommesse, sono delle vere e proprie lavanderie finanziarie.
Alcuni avranno il mio perdono L.R. Carrino (Edizioni E/o)

Ma non ci sono solo affari sporchi, riciclaggio, denaro, potere e conflitti.
Conflitti tra le famiglie per il controllo del territorio.
Ma l'amore che ne sa di questi conflitti, di questo odio.
Così, come qualche centinaio di anni prima a Verona, anche qui troviamo un Romeo e una Giulietta che si amano ma che sono costretti a vedersi di nascosto.

Perché sangue di due famiglie che si odiano .. “O Romeo Romeo, perché sei tu Romeo ...”

09 settembre 2013

Il flusso dei soldi sporchi a Presadiretta

La parola patrimoniale non è stata pronunciata ieri, al forum Ambrosetti: ancora una volta la classe politica farà finta di non vedere l'enorme ricchezza privata di questo paese, da cui si potrebbe attingere per risistemare i conti del paese.
Invece che continuare a perdere tempo con crisi di governo annunciate, riforme della Costituzione, il partito dei no etc etc, la competitività, la flessibilità ..

Vediamo allora se qualcuno si interesserà al servizio di questa sera di Presa diretta dove si parla dei soldi sporchi: i soldi che sono cioè frutto di un reato. Si parlerà cioè di come vengono impiegati i proventi da parte della piccola e grande criminalità organizzata.

Come si nascondono i soldi? come si ripulisce il denaro sporco?
Si riesce ancora a distinguere i soldi puliti da quelli sporchi, ovvero, una società pulita da una che ha dietro le mafie?

E' come un tumore che, se non arrestato, si magerà l'intero organismo dal suo interno
Se la criminalità organizzata può propestare, se le leggi non riescono a bloccare l'autoriciclaggio, i meccanismi con cui gli evasori (non solo le mafie) nascondono i loro soldi, sono le aziende sane a soccombere.

La scheda della puntata:

Nella settimana in cui il governo italiano e le sorti della politica sono appese alla sentenza di Cassazione che ha condannato Silvio Berlusconi per il reato di frode fiscale, PRESADIRETTA dopo aver raccontato l’enorme ricchezza privata del nostro paese nella prima puntata, accenderà le sue telecamere sulla ricchezza invisibile, quella non accertata, i soldi dell’evasione e quelli prodotti dalla grande criminalità organizzata.

E’ un flusso di denaro enorme. Sono 120 miliardi di euro i soldi evasi in Italia ogni anno e almeno 10 miliardi di euro i ricavi medi delle mafie, lo 0,7% del nostro Pil. “Soldi sporchi” racconterà i mille modi utilizzati dagli evasori fiscali nel nostro paese: castelli societari, prestanome e quanto è difficile contrastare un’evasione che ha assunto una dimensione enorme, una malattia endemica che toglie risorse a tutti noi e allo sviluppo del paese.

PRESADIRETTA evidenzierà anche quanto è grave l’infiltrazione mafiosa nel tessuto economico dell’Italia, andrà nel nordest in crisi, dove ogni giorno chiudono decine di aziende, dove le banche hanno chiuso i rubinetti e mostrerà come la grande criminalità organizzata è riuscita in pochi anni, sfruttando gli enormi proventi del narcotraffico, a impossessarsi di centinaia di aziende.

SOLDI SPORCHI è un racconto di Giulia Bosetti e Federico Ruffo

16 febbraio 2013

Lo IOR e il riciclaggio (ovvero, le vie del riciclaggio sono infinite)


Da Il fatto quotidiano del 16 febbraio: l'intervista di Beatrice Borromeo al candidato di Rivoluzione civile Antonio Ingroia.

“Riciclaggio, Chiesa colpevole e politici complici di Beatrice Borromeo
Dottor Ingroia, tra tutti gli scandali che da anni coinvolgono lo Ior e, più in generale, la gestione dei soldi da parte della Chiesa, c’è un fatto ormai certo: il miliardo di euro che ogni anno lo Stato italiano versa al Vaticano tramite l’8 per mille non resta nelle banche italiane. Perché? “Da anni, nella finanza Vaticana e nello Ior in particolare, c’è un problema di trasparenza. Lo Ior opera poco in Italia e moltissimo sul circuito internazionale, ma immettere all’estero persino i soldi dell’8 per mille lo trovo inaccettabile”.
Oltretutto le banche Italiani contavano molto sull’indotto proveniente da quel denaro.
Motivo in più per parlare di slealtà bancaria da parte del Vaticano. Ma al Vaticano conviene aprire un conto, invece che in Italia, in istituti disinvolti come per esempio Deutsche Bank, che non fa troppe domande sulla provenienza dei fondi. Il punto è che soprattutto da un ente ecclesiastico si deve pretendere un approccio più etico.
Papa Ratzinger ci aveva provato, introducendo una sorta di legge anti-riciclaggio poi ribaltata dal suo Segretario di Stato, Tarcisio Bertone: ma se i fondi dell’8 per mille non sono sottoposti al controllo delle banche italiane, come sappiamo che non vengono mischiati a soldi sporchi?
Non lo sappiamo proprio: non c’è nessuna effettiva tracciabilità. La destinazione all’estero potrebbe essere utilizzata per monetizzare fondi di provenienza sospetta, per usare un termine soft.
Bertone ha anche rimosso dai vertici dello Ior e dell’Apsa (l’amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica) uomini considerati seri come Ettore Gotti Tedeschi. Cosa ne pensa?
Riprendo le dichiarazioni dure dello stesso Gotti Tedeschi quando disse di essere stato sfiduciato proprio per aver difeso la legge anti-riciclaggio. È ovvio che tutto ciò getta un’ombra inquietante su questi personaggi. Se io fossi premier investirei molta più energia per rendere trasparente la finanza vaticana rispetto a quella usata da Monti, che è subordinato. Per non parlare di Berlusconi.
Come mai nessun politico, neanche a sinistra, protesta contro queste pratiche?
La Casta ha sempre lo stesso atteggiamento verso i poteri forti, e il Vaticano è un potere fortissimo. Di politici con la schiena dritta ce ne sono pochissimi: c’è bisogno di un’iniezione di coraggio, e i pm possono aiutare.
Grazie allo Ior – lo dimostrano le tangenti Enimont scoperte dal suo collega di partito, Antonio Di Pietro – girano anche mazzette. Come affronterebbe lei il problema?
Imponendo la tracciabilità e la dichiarazione di provenienza di ogni flusso finanziario che passi dallo Ior. Loro sono i primi a dire di voler fare passi avanti in materia di anti-riciclaggio: lo dimostrino.
Intanto Bankitalia ha imposto un blocco ai bancomat in Vaticano dopo che la Procura di Roma ha segnalato presunte attività di riciclaggio legate a operazioni dello Ior: è una partita da 40 miliardi di euro l’anno.
E loro hanno risposto facendo transitare i conti estero su estero, grazie a una società svizzera: ulteriore mossa di elusione dei controlli e di palese insubordizione alla legge anti-riciclaggio italiana.
Per Monti stiamo assistendo a una nuova Tangentopoli. È d’accordo?
Io dico che è sempre la stessa Tangentopoli, che non è mai finita. Anzi, si è estesa a dismisura: vent’anni di berlusconismo hanno reso lecito l’illecito. Si sono create sacche sempre più ampie di impunità e corruzione, che ormai è sistemica. O sterziamo seriamente, riscrivendo tutta la legislazione sulla pubblica amministrazione e promuovendo un testo unico anti-riciclaggio che sia efficiente, o l’Italia verrà definitivamente divorata da Tangentopoli.
Quali sono le sue proposte, da candidato di Rivoluzione Civile, per sequestrare i bottini illeciti di politici e finanzieri?
Abbiamo una “proposta choc”, che in un Paese normale sarebbe invece ordinaria: estendere ai corrotti e ai grandi evasori fiscali la normativa che si applica ai mafiosi.
Spieghi.
Appena emergono indizi di corruzione devono partire accertamenti sui patrimoni e, in caso di sproporzione tra il loro valore e il reddito dichiarato – e senza la prova di una provenienza lecita del bene – scattano sequestro e confisca dei patrimoni.
Tra corruzione, evasione e sistemi mafiosi perdiamo ogni anno circa 400 miliardi di euro, pari a un quinto del debito pubblico italiano. Non si combatte l’illegalità solo per senso di giustizia, ma come motore di sviluppo. Altrimenti sarà default.

14 maggio 2012

Report - i professionisti

Esiste una legge italiana, in materia di antiriciclaggio, la 231 del 2007 che ha recepito, dopo molti anni, una direttiva europea del 2001.
Questa legge obbliga banche, notai, commercialisti, avvocati, insomma i professionisti che per il loro lavoro hanno a che fare col denaro, a denunciare alla banca d'Italia tutti i flussi "anomali" alla Banca d'Italia.

Quanto viene applicata, questa legge? Lo ha raccontato l'inchiesta di Alberto Nerazzini, partendo dalla Credito Sanmarinese (oggi in amministrazione coatta) e dall'inchiesta che ha coinvolto un narcotrafficante affiliato al clan Mancuso (Barbieri), un direttore generale della banca che andava a Bologna all'hotel del boss a raccogliere le valige di denaro in contante da portare a San Marino, senza farsi troppe domande.
Dal notaio bolognese, che ha aiutato il narcotrafficante a costituire le sue società nel settore immobiliare, senza chiedersi chi fosse questa persona che si presentava da lui.
Anche il suo commercialista, che tra l'altro aveva curato anche gli interessi e le cartelle dell'ex calciatore Beppe Signori (prima dell'inchiesta della magistratura sul calcio scommesse) non ha fatto alla Banca d'Italia alcuna segnalazione sul suo cliente Barbieri.

Forse che non c'era nulla da seglalare? Barbieri, quando si è presentato da alcuni di questi professionisti aveva già condanne alle spalle. Sarebbe bastato una verifica anche su google.
Ma Barbieri, come ha spiegato ad un attonito Nerazzini il suo notaio "si presentò con garbo .. era ben vestito ..".
E, come ha detto poi il suo avvocato "non è come un assassino, avrei più timore a dover difendere un assassino". Come se la ndrangheta non ammazzasse le persone, come se uno ndranghetista che traffica in droga non fosse un pericolo per la società.

Barbieri è stato ucciso a marzo 2011.
Vendemini, il D.g. della banca di San Marino è accusato di riciclaggio è oggi è formalmente  "latitante" per la giustizia italiana, sul colle dello stato sanmarinese.
"Senza sti cazzo di bifolchi questo mondo della malavita non avrebbe modo di muoversi": la confessione candida dell'ex banchiere al giornalista di Report ci dice di quanto sia importante per la malavita la zona grigia dei colletti bianchi, quei professionisti così riluttanti a farsi degli scrupoli.

Lo dicono loro stessi: quante segnalazioni hanno fatto alla Banca d'Italia?Il presidente dell'ordine dei commercialisti di Milano ammette di non aver fatto segnalazioni, perchè la legge va ancora rodata, dopo 5 anni.
Il presidente del Consiglio nazionale dell'ordine, che ha fatto nell'anno passato 27 segnalazioni, tuonava contro i paradisi fiscali e si auspicava finalmente la tracciabilità dei flussi di denaro, basta con società che fanno affari in Italia che hanno dei soci schermati.
Peccato poi, ricordava la Gabanelli, abbia rapporti con una società di Trust di Malta, che ha dei soci schermati.

L'inchiesta di Nerazzini si è anche occupata della fondazione Ester Barbaglia: una storia che sembra quasi una barzelletta.
C'è questa fondazione costituita per fare opere di bene, ma che in realtà ha fatto poco per San Marino.
C'è un commercialista dentro tante SRL che si occupano di immobili, movimentazione terra, commercio.
C'è il fratello di un frate francescano che ha costituito tutte queste società, assieme al commercialista, ma non ci tiene a farlo sapere.
Come anche non tiene molto a dare informazioni di se un'altra società socia, una fiduciaria molto importante a Milano.

Ester Barbaglia, di cui Report si era già occupata per la puntata sul San Raffaele, ha messo i suoi 30 milioni di euro nella sua fondazione.
Presidente è un commercialista di San Marino, nessuno ha controllato la provenienza di quel denaro.
Frutto della sua attività di maga, secondo il professionista Sanmarinese, intervistato da Report.
Barbaglia, grazie a questa fondazione, è diventata socia della banca di cui si è parlato prima (e che ora è accusta di aver fatto riciclaggio per la ndrangheta).

C'è un socio a sua insaputa della findazione: un ex poliziotto e ora in politica con una ilsta civica a Pavia.
Un commercialista famoso, che siede in molte società (RaiWay, Fiera Milano tra le altre), intercettato in una telefonata con Cosimo Barranca, condannato in primo grado per ndrangheta.

C'è poi l'ex proprietario di Radio Milano International, Borra: la sua ex compagna commercialista dirottava fondi del tribunale fallimentare alla sua radio.
Gli è stato sequestrato un arsenale, con dentro armi vere: da dove venivano?
Oggi Borra si difende tirando in ballo l'ex tesoriere della Lega Balocchi. Si è fatto 3 anni di carcere, per questo.

Alla fine, rimane l'immagine di un sistema in cui si conoscono tutti, in molti hanno rapporti con la politica, e dove ci si fa poche domande sulla provenienza dei soldi.

Il video della puntata.

13 maggio 2012

I professionisti delle tasse (e le conclusioni delle inchieste di Report della stagione 2012)

Come si può combattere l'evasione se ad aiutarli c'è un esercito di professionisti che mette le proprie capacità a disposizione di quanti (e non sono pochi) proprio non vogliono pagare le tasse allo Stato?

L'inchiesta di Alberto Nerazzini, “I professionisti” parla proprio di loro: banchieri, fiscalisti, avvocati, contabili che si mettono al servizio dei loro clienti , per far si che lo Stato riceva da costui meno soldi possibili. Tutto lecito? Non sempre: questioni penali a parte legate al riciclaggio di denaro poco pulito (di cui pure il servizio di Nerazzini si occupa) che una questione sociale da prendere in considerazione. La Costituzione parla chiaro: ogni cittadino deve contribuire al pagamento delle tasse (con cui si pagano i servizi dello stato di cui tutti usufuiscono, evasori e contrabbandieri compresi), in proporzione allla propria capacità contributiva.
È l'articolo 53 della Costituzione, già ricordato da Bruno Tinti nel suo ultimo saggio “La rivoluzione delle tasse”. Come a dire che, quello che avviene in modo quasi palese sotto i nostri occhi, questo esercito di professionisti, questo network di commercialisti e avvocati esperti in tributi, permette un abuso sociale, una ingiustizia sociale. Perchè alla fine sono proprio coloro che dovrebbero contribuire di più alle spese dello stato, quelli che possono permettersi di evadere al loro dovere di cittadini di uno stato democratico.
Se pagare le tasse è doveroso (e dunque ingiustificati sono gli attacchi e le minacce ad Equitalia), lo è di più per questi altri italiani che si ricordano di essere cittadini dello stesso stato dei lavoratori dipendenti e dei pensionati (quelli che non possono evadere), solo quando fa comodo.
Avvocati, notai, direttori di banca, commercialisti, esperti contabili, sono i professionisti che ogni giorno maneggiano tantissimo denaro – attraverso atti e “dichiarazioni” – e i vari servizi offerti ai cittadini. Dovrebbero svolgere anche funzioni di controllo perché oltre al fatto che i loro studi sono osservatori privilegiati, proprio in quanto professionisti che maneggiano milioni di euro, sono sottoposti agli obblighi di verifica e di contrasto al riciclaggio previsti dalle legge. 
L’inchiesta di Alberto Nerazzini racconta, attraverso la storia di società, fondazioni, banche, in Italia e a San Marino, quella che sembra essere una vera e propria rete di commercialisti e avvocati. In particolare l’inchiesta narra le vicende di un istituto di credito chiuso per riciclaggio, quelle di professionisti in odore di mafia che in Lombardia decidono chi candidare alle elezioni, e quelle di altri che assistono i boss della ‘ndrangheta e contemporaneamente ex calciatori di serie A, dediti alle scommesse illegali. Poi c’è anche la testimonianza del fondatore della prima radio privata che – dopo sei anni di carcere – per la prima volta racconta come ha fatto a sottrarre circa 60 milioni di euro dai conti correnti del tribunale fallimentare di Milano: grazie ai «servizi» di una nota commercialista.
Di San Marino e del riciclaggio, Report se ne era occupata già nella puntata “Il re è nero”.Notizia di questi giorni, invece, è l'assedio al segreto bancario, per la Svizzera. Era ora: fino a quando potevamo permettere che uno stato a noi vicino ci facesse questa guerra finanziaria?

Come è andata a finire: Monte dei fiaschi
Non ha fatto in tempo a spegnersi l'eco dell'inchiesta di Biondani, che la Finanza si è presentata negliuffici della banca di Siena.
In attesa di reazioni della Banca d'Italia, della politica, seguiamo gli sviluppi dell'inchiesta per aggiottaggio
Nell'inchiesta del 6 maggio abbiamo raccontato come Mps, comprando Antonveneta, pagò 10 quel che due mesi prima valeva 6. Pochi giorno dopo la trasmissione scattano 64 perquisizioni: fiamme gialle nelle stanze di banca, fondazione, comune, provincia.
Come è andata a finire? L'Intesa
Il super ministro Passera (che ad onor del vero deve ancora dimostrare di valere il titolo di super qualcosa) e il suo problema del conflitto di interesse. Quello che già all'inizio aveva suscitato in qualcuno qualche dubbio, che il ministro ha cercato di minimizzare per poi doverlo ammettere, alla fine.
Il suo passato in Intesa, le sue azioni della banca. Ma non solo:

Corrado Passera a novembre, quando è diventato Ministro dello Sviluppo Infrastrutture e Trasporti, aveva 7 milioni e mezzo di azioni di Intesa San Paolo e deteneva partecipazioni in diverse società. Senza averne obbligo, come ha scritto sul Corriere della Sera a fine dicembre, ha venduto le azioni di Intesa per 8,8 milioni, invece quelle delle altra società partecipate le ha regalate. Quelle che valevano di più, vale a dire la sua quota nell’editoriale Em Publishers, per un valore di 1 milione 25 mila euro, le ha donate a moglie e figli e le immobiliari di famiglia invece se le è tenute, valore 6 milioni e 600 mila euro.
Com'è andata a finire? Spazzatour 2
La gestione del rifiuti, gli appalti di Finmeccanica (e la sua controllata Selex), l'incapacità in Italia di fare per una volta le cose come andavano fatte. Parli del fallimento del Sistri e viene fuori, ancora una volta, un altro pezzo d'Italia.

Il SISTRI è il sistema di tracciabilità dei rifiuti voluto dal Ministero dell'Ambiente e affidato a SELEX, azienda di Finmeccanica. Per l'adesione (obbligatoria) le aziende hanno pagato 118 milioni di euro contro un servizio che ancora non c'è. Ma il valore complessivo dell'appalto è molto più alto, dovuto soprattutto al costo delle black box che devono essere installate sui mezzi e alle penne usb che servono per l'identificazione degli utenti. Ed è sui costi per la lavorazione di quest'ultime che l'inchiesta si concentra, documentando le strane trasferte dei tecnici costretti a lavorare lontano dalle proprie sedi, in aule universitarie di vecchi conventi, spesso restando senza fare nulla per mesi interi. Lavorazioni commissionate ad aziende senza il Nulla Osta di Sicurezza come invece avrebbe previsto il contratto d'appalto siglato con SELEX e misteriosamente posto sotto segreto, motivo per cui l'azienda ha ottenuto la commessa senza alcuna gara pubblica.
C'è chi dice no: Clarbruno Vedruccio
Clarbruno Vedruccio è l'inventore del Bioscanner, un apparecchio che sembra in grado di individuare i tumori in modo rapido e indolore. Un'invenzione tutta italiana, che però da 4 anni è scomparsa nel niente.

13 novembre 2011

Soldi sporchi

Lavorano nell'ombra, vestono abiti eleganti, hanno una vita sociale intensa, master e laurea, parlano le lingue, viaggiano in continuazione. Sono gli specialisti del riciclaggio internazionale, tra criminali il loro biglietto da visita passa di mano come viatico per nuovi e lucrosi affari. [...] Sono i sacerdoti dei soldi sporchi. 
Il procuratore antimafia Pietro Grasso ha presentato ieri a Che tempo che fa il suo ultimo libro (scritto con Enrico Bellavia) “Soldi sporchi”: sono i soldi frutto del riciclaggio della criminalità organizzata. Parliamo di 410 milioni di euro al giorno, per un fatturato annuale di 150 miliardi.
E oggi, ha ricordato il procuratore, in tempi di crisi tanta liquidità significa potere. Potere criminale ma soprattutto potere economico: ci si può imbattere nei “soldi sporchi” andando in locali, discoteche e centri commerciali. Come han dimostrato le inchieste sui supermercati Scuto a Catania (dove c'è la più alta concentrazione di mega discount europea).
Ma c'è anche il settore dei giochi online, che vede dietro la presenza della criminalità: un settore in cui vengono rilasciate licenze, troppe, spesso con pochi controlli (sui veri proprietari delle società, come ha raccontato Report). Per un 1 euro di tasse pagate allo stato, 10 euro finiscono alla mafia.
I paradisi fiscali: non solo gli atolli nel Pacifico, ma anche il Vaticano è stato per anni un paradiso fiscale, in cui transitano (e sono transitati) soldi sporchi.
Come è possibile che non si riesca a fare la guerra ai paradisi fiscali? Forse perchè dietro ci sono troppi interessi finanziari di banche e finanziarie (questo lo dico io .. Grasso non si è espresso nel merito).
Grasso che ha così concluso: “i governi devono riacquistare il potere nel mondo finanziario”.

A Vieni via con me, Grasso aveva raccontato la sua lista di richieste al governo, per combattere la mafia. Come la creazione del reato di autoriciclaggio.
È stato accontentato? “Spero nel prossimo governo”.

Il link per ordinare il libro su ibs.