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06 novembre 2025

Strani frutti – Sarti Antonio nel tempo dell’indifferenza di Loriano Macchiavelli

Primo siparietto

Un lungo passo indietro a cura e spese del Nullatenente, come per i siparietti che seguiranno, e con gente più o meno nota.

Avi da ste a save, chèra la mi zènt. Dovete stare a sapere, cara la mia gente... Cominciava invariabilmente così il contastorie delle nostre montagne, e i convenuti al trebbo dalle case circostanti si predisponevano all’ascolto di una vicenda umana già sentita l’inverno precedente e il precedente ancora..

Questo "Strani frutti" è il secondo romanzo della trilogia di Loriano Macchiavelli, scrittore bolognese autore della serie del maresciallo Santovito scritta assieme a Francesco Guccini che ho tanto amato. Il primo volume si intitola "La stagione del pipistrello" e ci preparava a suo modo il terreno per questo secondo, ambientato in un futuro nemmeno troppo lontano, in cui l'Europa è diventata una federazione di stati sovrani governati da partiti di estrema destra e dove l'ordine regna sovrano. Specie se a gestire l'ordine sono le "squadracce" di sicurezza, la sui sigla ci porta dritta a quel brutto passato che abbiamo davanti a noi, SS.

Quindi, dovete stare a sapere, cara la mia gente, che una volta esisteva l’Unione Europea e la gente, appena uscita dalla Seconda guerra mondiale, si sentiva più tranquilla..

Come si è arrivati a tutti questo? Se lo chiede anche l’io narrante, che poi è l'alter ego di Sarti Antonio con cui ha anche un difficile rapporto, spiegandoci come la lotta per la liberazione dal nazifascismo, che ci ha portato alla democrazia, non ci ha reso immuni per sempre da questa malattia, il ventre che ha figliato la bestia, il male assoluto come lo abbiamo chiamato alla fine della seconda guerra mondiale, è ancora fecondo.

Pensavamo di aver detto la parola fine al fascismo e al nazismo e ora ce li ritroviamo ancora qui, non solo negli slogan, nelle parole d’ordine (dio patria e famiglia, patrie da difendere da nemici esterni..). Ma anche in come vediamo morire la nostre democrazie. Col controllo della stampa, col controllo del pensiero. Col controllo delle scuole, degli atenei..

Tutto è successo quando non abbiamo voluto vedere l’odio contro i migranti. Quando in nome della sicurezza abbiamo accettato una riduzione delle nostre libertà, la libertà di manifestare in piazza, per esempio.
Abbiamo accettato tutto questo anche noi: “è cominciato quando vi siete lasciati sommergere dall’indifferenza” ci dice questa voce della coscienza. E il potere delle bestia si nutre delle nostre libertà.

Il precedente romanzo terminava con Sarti Antonio sergente che, salvata da una brutta fine la "Biondina", l'eterna fidanzata, se ne scappava sui monti dal cugino Dido, lasciandosi alle spalle i suoi nemici e pure il suo lavoro di questurino. E perfino la sua colite spastica..

Ma, come ci racconta la voce narrante, il nullatenente, non è lui che ha scelto quel lavoro di poliziotto ma è stato quel lavoro a scegliere lui.

E così si troverà anche qui in questo paese sperduto, con una osteria (“Ustaria ’dla streia negra”), una chiesa e un bottega dove comprare il caffè, ad dover indagare di nuovo.

Gli alberi del sud danno uno strano frutto,

sangue sulle foglie e sangue sulle radici,

un corpo nero dondola nella brezza del sud,

strano frutto appeso agli alberi di pioppo.

Questa è la poesia di Billie Holiday dove i frutti sono i corpi delle persone di colore appese agli alberi, vittime di quell’odio razziale che nel sud degli Stati Uniti contro i diversi, i neri.
Lo strano frutto che una fredda mattina di inverno si trova davanti Sarti Antonio è quello di “Somalia”, un ragazzo arrivati qui da lontano, dopo un viaggio della speranza, la speranza di una vita migliore, non quella di finire impiccato per i piedi ad un albero. Lavorava presso un benzinaio, ma per qualcuno era intollerabile che una persona di colore potesse fare una vita normale. Come tutti.

Sarti Antonio sergente non lo sa, ma da qui in poi la sua vita prenderà una direzione diversa. Perché finirà nel mirino del maresciallo della benemerita, non uno come Benedetto Santovito per intenderci, ma piuttosto un servo zelante del potere.

Tira una brutta aria in Europa, ma anche in questo paese non si scherza: tra i monti si sono accampati proprio i ragazzi di una delle squadracce, le SS (le squadre di sicurezza), per addestrarsi.

Per addestrarsi a far rispettare il loro ordine, la legge del più forte, nelle piazze, nelle case.

Non me la sento di voltarmi dall’altra parte. Se c’è un mestiere che non lo permette, credo sia il mio. Dovevi vedere quel disgraziato…

Chi è stato a fare questo a Somalia? Sarti Antonio torna ad essere il Questurino che era, forse a Bologna lo vogliono pure riprendere in polizia. Ma capisce che non è più il momento di stare a guardare: in questa indagine avrà a fianco la sua Biondina, Dido, il talpone Rosas e Benito, il benzinaio che a dispetto del nome, è un anarchico convinto e con tanto di mitra.
L’indagine sui monti diventa anche l’occasione per ricordare le stragi nazifasciste che hanno insanguinato questi luoghi nell’inverno del 1944, quando qui passava la linea Gotica.
Da Sant’Anna di Stazzema a Marzabotto.

.. a Marzabotto il calendario segnava 29 settembre 1944. In tre giorni 1830 civili massacrati, colpevoli di vivere nel territorio controllato dalla brigata Stella Rossa

Un pellegrinaggio civile sui luoghi dove è nata la nostra democrazia. Dal sacrificio dei soldati che hanno combattuto per la libertà e dai ragazzi che hanno combattuto nella Resistenza.

Ragazzi giovani, come i soldati brasiliani del corpo di spedizione venuto con le navi qui, in un paese che non conoscevano, nel freddo e nella neve, per darci la libertà.

Tante madri italiane e madri brasiliane che allo stesso modo e con le stesse parole hanno salutato i loro figli non li rivedranno. Sempre dalle terre più povere è rubato il sangue per le guerre.

Quella libertà che non è un bene duraturo: perché il futuro che sembra palesarsi davanti a noi assomiglia al brutto passato che pensavamo esserci lasciato alle spalle.

Pensiamo veramente che i Putin, i Netanyahu, i falchi della guerra, persone che si prendono il diritto di uccidere dei civili perché ostacolo al loro modello di sicurezza, siano molto diversi dai dittatori del secolo passato?

Un romanzo quasi distopico, un viaggio nel nostro passato sempre più simile al futuro delle nostre autocrazie, dove un popolino bisognoso di sicurezza delega al potente tutto il potere che richiede.

Ma siamo ancora in tempo per cambiare rotta e non doverci ritrovare ancora a difenderci sui monti perché come dice nel finale lo stesso Sarti Antonio sergente – che in questo romanzo sarà costretto ad impugnare le armi - “La libertà conquistata con le armi è sempre stata di breve durata.”

La scheda del libro sul sito di Mondadori
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15 settembre 2022

Sarti Antonio e l'amico americano di Loriano Macchiavelli

 

Quando uno studente americano, con la fortuna di abitare un appartamento tutto suo, stimato da professori e apprezzato da una contessa, proprietario di una valigia piena di bei dollari americani, vola, completamente nudo, dalla finestra del terzo piano, qualcosa non torna. Raimondi Cesare, ispettore capo, non ha dubbi e dice subito: «Suicidio!»

Se Raimondi Cesare dice “suicidio” allora è stato suicidio. Anche se non ci sono biglietti di addio, anche se ci sono cose che non tornano sulla dinamica del suicidio, anche se il ragazzo, venuto dall’America per studiare a Bologna, è caduto dal balcone senza emettere un grido …
Ma non importa: Sarti Antonio sergente, che assieme all’agente Felice Cantoni gira per la sua Bologna sulla fedele auto 28, è un poliziotto ostinato, magari uno che non ha l’intuito veloce del “talpone” Rosas, studente anche lui all’università come il ragazzo morto, sebbene di altra provenienza sociale. E nemmeno la capacità di mettere assieme i fatti riportati in un verbale per capire come sono andate le cose, dote posseduta da “lo zoppo”, un altro agente della Questura di Bologna sbattuto dopo un incidente all’archivio. Ad archiviare, appunto, i rapporti degli agenti come Sarti Antonio che, dopo aver esaminato la scena “suicidio” di Robert Stent, si allinea alla decisione di “è vero come si dice” ispettore capo Raimondi.

Ma non è stato un suicidio...

1. Per cominciare nel migliore dei modi

Il cadavere (e voglio vedere cosa troveranno se comincio con il morto!) è nudo e, proprio per questo, visto da lontano è piú una macchia rosa e rossa che il corpo di un uomo volato dal terzo piano. Anche da vicino ha poco di umano: è scavezzato, angolato

A portare Sarti Antonio verso un’altra direzione, diversa da quella del suicidio è prima lo Zoppo, in modo anche ruvido, sfogando sul povero Sarti Antonio la sua frustrazione di poliziotto costretto dietro una scrivania. Non è facile andare nell’archivio a parlare con lo zoppo

– Devi parlarmi? A proposito di che? Adesso lo Zoppo sorride addirittura, prima di ricominciare.
– Non lo immagini? Prima di archiviare il tuo ultimo rapporto… Sai? quello relativo al suicidio di un certo Stent.

Cosa c’è che non va nella relazione di Sarti? Il fatto che non si sia accorto di alcuni particolari, il fatto che lo studente fosse nudo, la televisione accesa, il tè sul fuoco..
La seconda persona che mette Sarti sulla strada dell’omicidio, perché se non è suicidio di questo si deve parlare, è Rosas (che in questo romanzo è ancora studente coi libri in mano per preparare gli esami).

– Sei il questurino piú scassato che esista –. Si avvia alla porta. Dice: – Guarda che il povero Fiammiferino non si è ammazzato.
– Chi è Fiammiferino? – Stent Robert ..

Tocca riaprire le indagini, cosa non facile da spiegare al capo, uno di quelli poco disposto ad assecondare le decisioni dei suoi collaboratori. Ma questo è niente: l’ambiente su cui si deve muovere Sarti (e il povero Cantoni) è quanto mai inizialmente ostile.
A cominciare dalla padrona di casa di Robert, “fiammiferino”, una anziana contessa con tanti cognomi che non vede l’ora che l’indagine si chiuda, per poter riaffittare la casa.

– Quando parli con me, usa il Lei: sono la contessa Rusponi Ranelli Biancofiori e ho appena deciso che ti farò passare un brutto guaio

Inizia l’indagine del sergente Sarti Antonio su questo suicidio che non è un suicidio, su questo studente che, scava scava, forse non era nemmeno uno studente venuto qui per frequentare i corsi ma era implicato in qualcosa di grosso. Altrimenti non si spiegherebbe da dove salti fuori quella valigia piena di dollari che Robert aveva consegnato alla contessa (e come mai la contessa se ne ricorda solo dopo qualche giorno?).

Ma non c’è solo questo: il custode della villa della contessa (battezzato “fegato”) racconta di un vigile, enorme, che avrebbe fatto visita allo studente prima che questi finisse in malo modo nell’aiuola della villa.

Comincia come in una storia d’indagini che si rispetti: comincia con il pedinare il maggiore degli indiziati nella speranza, quasi sempre ingiustificata, di una sua azione rivelatrice ..

Il nostro questurino, nonostante i consigli di Rosas, dello zoppo, e dell’io narrante che è un po’ la voce della sua coscienza, non è uno che afferra subito gli indizi.

Si lascia trascinare dagli eventi da una parte, dall’aiuto non richiesto di una strana contessina (la nipote della contessa), una ragazza molto più giovane e soprattutto molto più spigliata che accompagna Sarti per la città con la sua Mini.

Scritto nel 1983, questo romanzo di Loriano Macchiavelli vede la luce nuovamente oggi, dopo 39 anni, con l’idea di raccontare, a chi vive oggi, come si viveva, con quali aspettative, con quali problemi, in quell’Italia a cavallo tra anni 70 e 80.
Gli ultimi anni del terrorismo rosso con le mille sigle delle formazioni del partito armato a rivendicare omicidi e attentati e ad allertare la Questura.
Sono gli anni della strage alla stazione di Bologna, che non è una storia passata, tanto che siamo ancora qui a chiederci chi ci sia, sopra agli esecutori materiali (sebbene le ultime indagini della procura Generale di Bologna abbiamo aperto a scenari che dal neofascismo portano a pezzi dello Stato e alla massoneria, alla P2 di Gelli).

Hanno fatto sul serio e la bomba alla stazione l’hanno messa e senza avvertire, questa volta. Quando Sarti Antonio, assieme agli altri, è arrivato, non c’era nulla da fare se non contare i morti e i feriti.

Sono gli anni in cui gli altri, i diversi, erano ancora i meridionali, venuti al nord in cerca di una vita migliore e stipati in stanzoni a cinque sei alla volta, lontano dagli occhi delle persone perbene

Lei sa quanto sia difficile, oggi, trovare un appartamento confortevole in questa città e io, [..], vivevo da troppo tempo in un buco di stanza nella quale neppure un immigrato del sud metterebbe piede.

Ma nel romanzo compare un nuovo protagonista, nella Bologna dotta, la signora perbene come l’aveva definita in un altro libro Macchiavelli. È la mafia, questa piovra criminale che si insinua nel tessuto della società con la forza dei soldi, delle minacce, per prenderne possesso.

Un mostro che fa paura, anche al nostro povero sergente Sarti Antonio, che prima di arrivare al colpevole, dovrà prendere tante cantonate, prima di imbroccare la pista giusta.

Ma noi sappiamo che Sarti avrà anche tanti difetti (e quel problema di colite nervosa..), ma è anche un poliziotto col dono della testardaggine, ostinato e soprattutto, onesto.

La scheda del libro sul sito di Einaudi

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27 agosto 2022

Funerale dopo Ustica, di Loriano Macchiavelli

 

Gli antefatti

La mattina del 27 gennaio 1969 a Milano faceva un freddo feroce: da tre giorni la nebbia nascondeva la città e i passanti avevano imparato a evitarsi più con l’istinto che a vista. La mattina del 27 gennaio 1969 iniziò ufficialmente la storia dell’eversione; fu il discriminante fra la contestazione,. La controcontestazione e il terrore. Fu la soglia del colpo di Stato. O il colpo di Stato.
La mattina del 27 gennaio 1969 a Milano faceva un freddo feroce quando la bomba esplose davanti all’ufficio del turismo spagnolo, in via del Don. Quasi alla stessa ora, come se l’estremismo di sinistra e quello di destra si fossero accordati, un’altra bomba esplode davanti alla sezione del Partito comunista italiano in piazza Santorre di Santarosa. In entrambi i casi la paura superò gli effettivi danni, ma è sintomatico che il primo attentato si possa considerare di sinistra, in quanto diretto contro il regime fascista di Franco, e il secondo di destra.


Funerale dopo Ustica conclude, assieme a Strage (dedicato alla bomba alla stazione di Bologna) e a Noi che gridammo al vento (dedicato all’eccidio di Portella della Ginestra), la trilogia dello scrittore bolognese Loriano Macchiavelli dedicata alle stragi che hanno segnato la storia del nostro paese: quest’ultimo, scritto inizialmente nel 1989 e la cui pubblicazione è stata via via rimandata (anche per evitare problemi legali come scrive l’autore qui), non è incentrato su Ustica (l’abbattimento dell’aereo dell’Itavia sui cieli del Tirreno nella notte del 27 giugno 1980).

Ustica, la battaglia sui cieli del Tirreno che coinvolse aerei Nato e arei libici del colonnello Gheddafi, costituisce l’ultimo atto di una guerra avvenuta nel nostro paese e cominciata in quella fredda mattina del 1969 a Milano.
Funerale dopo Ustica racconta in forma romanzata, partendo anche dalle verità storiche accertate, la guerra all’interno delle istituzioni italiane, negli anni della guerra fredda, quando una parte di esse, legata agli ambienti ultra atlantici del governo americano, decise che l’assetto politico italiano non poteva seguire la sua evoluzione naturale, c’era il rischio che l’avanzata delle sinistre potesse mettere in discussione gli equilibri di Yalta, potesse portare avanti quelle riforme di stampo progressista che avrebbero svecchiato il paese.
La storia del nostro paese è passata anche attraverso le bombe, come le bombe scoppiate a Milano e a Roma nel 1969 e a Brescia nel 1974. Bombe piazzate dentro banche o nelle piazze e addossate a formazioni di sinistra mentre in realtà erano bombe fasciste. Che dietro avevano le menti della strategia della tensione. Tutto questo per creare terrore, per creare sfiducia nelle istituzioni, per preparare il clima ad una svolta autoritaria, come in Grecia. O, molto più probabilmente, per consolidare lo status quo del potere in questo paese.
La storia del nostro paese è passata anche attraverso tentativi di colpo di Stato, segnali che una parte delle istituzioni mandava per condizionare gli assetti istituzionali, un colpetto per ricordare a chi di dovere che certe avventure politiche dovevano essere abbandonate.

Ma questa è la storia dell’Italia negli anni che vanno dal 1969 al 1980, gli anni in cui si svolte questo racconto che Macchiavelli costruisce seguendo altri canoni diversi dal saggio: Funerale dopo Ustica è una spy story, un thriller in cui vediamo muoversi questi due eserciti nascosti: da una parte esponenti dei servizi segreti, politici, uomini della finanza, alti magistrati, esponenti di spicco dell’informazione (perché l’informazione serve per creare il giusto clima nel paese, allora come oggi) riuniti attorno ad una sigla “vertice”, guidati da un uomo che non ha volto, solo una voce contraffatta, il burattinaio o il grande vecchio di queste manovre, Victor Hugo.
Il loro obiettivo? Portare il paese verso una svolta presidenziale, se non verso una forma militare di governo. Per raggiungere questo scopo non hanno alcuna esitazione nel far uccidere, da killer professionisti o dalla manovalanza presa dalla mafia o dal terrorismo rosso o nero, magistrati scomodi che stavano mettendo in luce queste trame nere (come lo è stato il giudice Eugenio Occorsio, ucciso a Roma).

– Dikte, ammiraglio, funzionario ad altissimo livello dei servizi segreti della Difesa;

– Bellamia, la doppia moglie dell’onorevole;

– L’onorevole Furoni, ex comandante partigiano, ex aderente al Partito d’azione, ex attivista del Partito comunista italiano, ex terrorista altoatesino e infine deputato al Parlamento italiano per conto di un partito dell’arco costituzionale e difensore delle riforme sociali e politiche;

– Surprisi, alto magistrato titolare di inchieste sull’eversione nera, rossa, gialla e altri variegati colori;

– Penelope Giorgiani, Lope, intellettuale, sociologa di fama internazionale e strenua paladina dei movimenti extraparlamentari come supporto insostituibile della democrazia;

– Victorhugo, ognuno di noi immagini chi sia e chi rappresenti;
– dottor Lucio Chiaroni, anonimo ragioniere dipendente di un’importante azienda a capitali internazionali, con scarse possibilità di carriera (almeno apparenti) e felice padre di famiglia;

Dall’altra parte altri uomini dello Stato che, diversamente dai primi, cercano di difendere le istituzioni dai nemici interni, anche loro sono uomini dei servizi, sebbene facciano parte di una unità a parte. Ma hanno imparato subito a guardarsi le spalle, ad evitare di condividere le informazioni con chi non ti puoi fidare.

– Stefano Degiorgi, geometra, capo ufficio tecnico dell’impresa di costruzioni Sassi L, sui trenta, elegante e sobrio;
– 
Il Maggiore, ingegnere responsabile della stessa impresa, capelli bianchi, sorriso aperto e comunicativo;
– 
la Signorina, segretaria tuttofare della stessa impresa di costruzioni;
– 
Mila Santini, dottoressa, ufficio amministrativo dell’impresa Sassi L.;

Al centro di questo romanzo, dentro cui troviamo doppiogiochisti, traditori, uomini addestrati per uccidere e uomini destinati ad essere uccisi da giovani, vedremo una scontro tra due cacciatori, da una parte Stefano Degiorgi, il “geometra”, che viene chiamato dal suo superiore ad un difficile compito, e dall’altra un killer dalle molte identità, dai mille volti, a cui invece il “vertice” e questo fantomatico Victor Hugo hanno assegnato una missione speciale. Uccidere il presidente della Repubblica. Portare il paese in uno stato di caos, di massima tensione. Pronto per quella svolta autoritaria, per il colpo di stato senza militari nelle strade.

Amico mio, non si conquista il mondo solo con la musica rock, con il cinema, con la televisione, con la letteratura e tutto ciò che gli sciocchi chiamano cultura. Ogni tanto un colpo di stato qua e là, aiuta molto.

Una spy story che si muove per tutta Europa, dall’Italia alla Spagna, all’Inghilterra al Belgio, fino alla Libia e al Madagascar. Un romanzo dentro cui riconosciamo l’influenza di scrittori come Forsythe e il suo Il giorno dello Sciacallo ma anche di Ellroy autore di noir come “American Tabloid” e “Sei pezzi da mille”.
Nonostante la mole delle pagine, il ritmo del racconto rimane ben cadenzato, si rimane invischiati nella trama architettata dallo scrittore bolognese, che partendo dai fatti storici, ha effettuato una sua ricostruzione del filo nero di quegli anni che non ha la pretesa del saggio storico.
Ma la cornice storica, compresi gli eroi rimasti senza nome, i traditori, la manovalanza nera o rossa, i burattinai rimasti al coperto (ogni riferimento alla loggia massonica P2 non è casuale) e le vittime innocenti di questa guerra rimane. Dalle bombe del 1969 fino a quella tragica estate del 1980, culminata con i due più gravi disastri della nostra storia a cui si arriva, in un crescendo di tensione: il Dc9 dell’Italia esploso in volo, abbattuto sul Tirreno tra Ponza e Ustica e poco più di un mese dopo, la bomba alla stazione di Bologna.

Adesso veniamo al favore piccolo piccolo che concluderà il nostro rapporto. Ricordi? Molti, molti anni ti era stato chiesto di uccidere il colonnello Gheddafi. Non accettasti. Accetterai ora.

A quale funerale si riferisce l’autore, nel titolo? All’ultima vendetta che chiuderà la caccia all’uomo del tenente Degiorgi, per impedire l’attentato al presidente partigiano (che avrete anche immaginato chi sia), che avrà anche un colpo di scena degno dei migliori thriller.

Ne aveva veduti, Luis, di morti nella sua vita di militare. Mai un simile disastro. Mormorò «Ci sarà un mesto funerale per quegli innocenti». Sotto di lui si avvicinarono le montagne, dirupi, canaloni, rocce. «E ci sarà un altro funerale, dopo Ustica».

La scheda del libro sul sito dell'editore SEM

Il blog dell'autore Loriano Macchiavelli

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20 aprile 2022

La stagione del pipistrello: con Sarti Antonio e la Compagnia della Malora di Loriano Macchiavelli


 

All’inizio erano in tre: Sarti Antonio, sergente; Prenotato Salvatrice, agente scelta; Cantoni Felice, agente. Agente e basta. Erano già la Compagnia della Malora. Più avanti si sono aggiunti Locasciullo e Feliciani, della scientifica, e, a partire da oggi, Pierotti Luigi, agente scelto.

Ma quanto è cupo e dal sinistro sapore profetico quest’ultimo romanzo (temporalmente, intendo) di Loriano Macchiavelli con protagonista Sarti Antonio, sergente?

La stagione del pipistrello è un giallo ambientato in un non ben identificato futuro prossimo, alla fine della pandemia che ha colpito il mondo, una pandemia che ha stravolto le abitudini delle persone, mandandone molte al camposanto, altre invece si sono arricchite proprio sulle disgrazie altrui. Ma tutto questo dolore, tutta questa sofferenza non hanno fatto altro che preparare il terreno per l’arrivo di un nuovo fascismo, sempre nascosto dietro le sue parole d’ordine di ordine e disciplina.

Come fa Sarti Antonio, che è sì questurino, ma anche una brava persona in fondo, a sopravvivere a questi antichi tempi moderni? Semplice, cerca di continuare a fare il suo lavoro, come può, assieme agli altri membri della “compagnia della malora”, ovvero Felice Cantoni fedele custode dell’auto 28, Salvatrice Prenotato, agente scelto, una poliziotta in gamba che si ostina a chiamarlo “capo” e poi i nuovi aggiunti Locasciullo, Feliciani e Pierotti, detto Siluro (soprannome curioso che indica la sua indole di colpire in modo silenzioso e dunque utile per compiere operazioni delicate, ma questo lo si scoprirà poi..).

Perché compagnia della malora? In questo romanzo Macchiavelli, oltre a raccontarci di questi brutti tempi moderni, ci racconta anche della sua città, dei nomi delle vie, della sua storia. Perché Bologna è sempre stata tante città. Nel medioevo esisteva la compagnia della buonora, che dava aiuto ai sofferenti: col tempo con la peste, questa compagnia fu usata per i morti

.. il maggior impegno della compagnia non fu portare nelle case la buonora, ma nel portare fuori dalla porta i cadaveri. E la Compagnia della Buonora diventò, nell’immaginario popolare, la Compagnia della Malora.

In una fresca sera di fine inverno, incontriamo Sarti che discute assieme a Rosas (sempre seguiti dalla voce dell’io narrante) di questi tempi: l’arrivo della stagione del pipistrello ha fermato le spinte ambientaliste, i timidi tentativi di ripensare il mondo, di provare a cambiare le cose. Le cose cambieranno, ma in peggio con l’arrivo al governo del partito dell’OSI, ovvero organizzazione sociale “ilFuturoènostro”.

«Detta come l’hai detta tu, “da così a così” significa che le cose non cambieranno.»

«No, cambieranno e come. In peggio se vinceranno, come sembra, quei coglioni dell’OSI, che sarebbe Organizzazione Sociale ilFuturoèNostro..»

Un futuro che sa tanto di vecchio: croci teutoniche tracciate sui muri, teste rasate, slogan che pensavamo di non dover sentir più. Questo partito, poi, è solo la ramificazione italiana di una struttura presente in tutta Europa, dove altri partiti di estrema destra stanno puntando a governare, grazie anche ai finanziamenti che arrivano da qualcuno che sta sopra e che consentono loro una campagna elettorale capillare, persistente che piano piano si insinua anche dentro la macchina dello Stato.

Ecco, proprio in questa sera Sarti e Rosas incrociano due di queste teste rasate dopo che hanno gettato un sacco della spazzatura nell’alveo del Reno, l’ex canale oggi diventato la discarica di ogni schifezza. Solo che questa volta nel sacco non c’è del “rusco”, come in bolognese si dice l’immondizia, ma il corpo di una persona che è stata massacrata di botte e che è più di là che di qua.

Una persona che le due teste rasate hanno preso e scaricato nel canale dopo una scarica di legnate, un po’ come tanti anni prima era capitato al suo amico Settepaltò (per i sette cappotti che si porta addosso per le radiazioni).

La nuova generazione, il nuovo mondo richiede gente decisa, vigorosa, non sono ammessi gli straccioni, gli ultimi, le persone con la pelle scura. E gli ebrei: “Ebrei rusco nel rusco”.

Ma non è un uomo quello che è stato ritrovato, si tratta della Biondina, l’amica di Sarti Antonio che aveva conosciuto sui viali tanti anni prima e che pur esercitando la professione, è molto più pulita di altri personaggi di questa storia. Non è forse vero che anche Gesù amava circondarsi degli ultimi?

Chi l’ha ridotta in quello stato? Cosa stava facendo negli ultimi mesi, aveva confidato a Rosas (ma non a Sarti che non la vedeva da un po’) che voleva cambiare vita.

L’indagine non autorizzata e non sempre rispettosa delle regole (che a volte sembrano pensate solo per favorire i grandi criminali) portata avanti da Sarti e dalla sua compagnia della Malora si incrocia con altre storie, con altri uomini: un medico arrivato dalla Palestina a cui tutti vogliono bene; il proprietario della casa di Salvatrice Trovato, che si chiama Calimero, per la pelle scura, un uomo che potrebbe avere anche cento anni e che ne ha viste di cose.

E poi Settepaltò, con le sue fisime per le radiazioni; Quintale, un ex insegnante universitario che un giorno ha deciso di cambiare vita e svuotare le case dalla robavecchia col suo Guzzi 38.

Lo Zoppo, ovvero il vice ispettore Ugo Poli, rifilato in archivio per la sua menomazione, dove invece riesce a risolvere i casi semplicemente mettendo assieme fascicoli, pezzi di indagine apparentemente scollegati.

E, soprattutto, l’indagine si incrocia troppe volte con una multinazionale del farmaco, la tedesca Weltweit Wirksam, che si era arricchita in modo spropositato con la vendita dei vaccini (anche quelli annacquati ai paesi del terzo mondo i quali, però, non hanno il potere di lamentarsi).

Cosa c’entra questa azienda farmaceutica con la Biondina? Come mai ci sono due ragazzotti, chiamato Rullo e Fulmine, che vogliono far la pelle a Sarti, tendendogli un agguato mentre torna a casa, nella zona de ghetto, tra via dedicata all’inferno e una dedicata al Paradiso (quante cose si scoprono su questa città !)?

Cosa sta succedendo a questa città, che una volta era considerata un’isola felice, e che invece ha avuto quel brusco risveglio col rumore della bomba alla stazione, con i colpi di pistola della Uno Bianca? Cos’è accaduto alla signora perbene (per citare un’altra storia di Sarti Antonio, sergente, che rimarrà sempre sergente anche se non esiste più questo grado in polizia)? Cosa sta accadendo al nostro paese in questi anni dell’era del pipistrello?

Una pesante tensione ha coperto la città, scontri per le strade hanno fatto rivivere i lontani anni che avevamo chiamato “di piombo”.

Sembra di rivivere un passato con cui pensavamo di aver chiuso, dimenticandoci dell’ammonimento che ci aveva lasciato Brecht (forse Sarti non lo ha mai letto, ma il “talpone” Rosas, si), sul mostro che nel secolo passato era stato partorito dal sonno della ragione

Questo mostro stava per governare il mondo [..]

ora non cantiamo vittoria troppo presto: il grembo da cui nacque è ancora fecondo.

La stagione del pipistrello è un giallo premonitore di una possibile deriva, di un passato che potremmo rivivere se non stiamo attenti a certi segnali nel presente. Un romanzo scritto pensando al Covid e alle ferite che ha lasciato sulla carne viva della gente, sulla crescita dei nazionalismi, frutto delle politiche economiche fatte in questi anni, che hanno fatto solo crescere le diseguaglianze, destinate ad aumentare per questa guerra, oggi in Ucraina, domani vedremo.


La scheda sul sito di Mondadori e il sito dell’autore

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30 maggio 2019

Delitti senza castigo, di Loriano Macchiavelli



Prologo. 
Qualche notizia sul passato dei personaggi, compresa la città, prima di entrare nella storia 
Non si sa come Sarti Antonio sia arrivato a Bologna dalla montagna dove pare abbia avuto i natali. Forse lo ha trascinato la piena del Reno, come dicevano i bolognesi veri, quelli nati "satta al pur zil ed Bulagna", per i montanari approdati in città.

Sottotitolo di questo nuovo capitolo della storia di Sarti Antonio, sergente di Polizia a Bologna, è “un'indagine inedita di Sarti Antonio”.
Inedita perché scritta inizialmente nel 1998 e terminata nel 2018 quando l'autore, Loriano Macchiavelli ha finalmente trovato il finale giusto.
Un finale giusto per i tanti “delitti senza castigo” di cui si parla in questo giallo ambientato a Bologna negli anni successivi i delitti della Uno Bianca, le bombe della mafia per la trattativa stato mafia, la fine della prima repubblica...
Bologna che non è più l'isola felice che si credeva, Bologna la dotta: la città delle torri e dei portici che consentono riparo dal sole e dalla pioggia alle persone, ha una facciata pulita ma nasconde anche un lato marcio con cui le persone come Sarti Antonio devono affrontare tutti i giorni:
La fortuna di Bologna è che nessuno si prende la briga di scavare nel suo passato, nel suo presente o nel suo futuro. Nessuno, o quasi, va a rimescolare nei suoi rifiuti. Sarti Antonio, sergente, per il suo mestiere e controvoglia, è costretto a farlo.

Sarti Antonio, assieme all'agente Felice Cantone sulla sua auto 28 sono alle prese con una serie di episodi criminali, come nemmeno nella Chicago anni trenta
Ma non è finita: da un po' di tempo in qua, Bologna non ha niente ad invidiare alla Chicago degli anni che ruggivano. 
Santi Antonio sono ancora dinanzi alla succursale della Cassa di Risparmio a tentare di capire qualcosa della rapina e dalla Centrale arriva un'altra richiesta d'intervento d'urgenza. 
- Auto 28, auto 28, recarsi immediatamente ai Giardini Margherita, dove una ragazza è stata picchiata da alcuni teppisti. Auto 28, auto 28 ..

Non ci sono solo le rapine, che rimangono senza castigo: c'è anche il pasticciaccio di piazza Garganelli, due ragazzi giovani che sono stati uccisi da una sagoma senza volto nel corso di una rapina
Il giovane avrebbe voluto gridare che non era armato, che aveva scherzato, che lui non aveva una pistola, che...Cadde sul pavimento del portico bagnato dalla nebbia.Lei fece solo tre passi e amen. Gli ultimi tre passi della sua vita, prima di cadere col viso sul pavimento e la schiena macchiata di sangue.Alla sagoma indistinta erano bastati due colpi.

C'è il pasticciaccio brutto di via dei Mille, dove si trova l'appartamento di un regista ambiguo, che due giovani promesse del calcio cercano di derubare, rimediando un colpo di pistola in testa. Si chiamavano Poldo e Cinno e di loro non rimarrà forse nemmeno il ricordo.

C'è un auto di una persona normale, o forse no, che salta per aria.

C'è infine un delitto senza castigo (che però alla fine un castigo lo troverà, non in modo rispettoso della legge) quando un uomo calvo, uscito da un'auto di lusso, aggredisce Settepaltò mandandolo all'ospedale.
No, questo caso non si può archiviare: assieme a Rosas decide di fare una sua indagine sul suo amico (che gli aveva appena regalato un elmetto tedesco risalente alla seconda guerra mondiale per ripararsi dalle radiazioni) per capire chi possa averlo picchiato.

E l'indagine su questo uomo calvo lo porta ad un altra storia che affonda nel passato, un altro delitto senza castigo, una strage avvenuta al termine della seconda guerra mondiale.
Quella che è passata alla Storia come la battaglia di Casteldebole, poco fuori Bologna, quando i partigiani della 63 esima brigata Garibaldi furono torturati e uccisi dalle SS della sedicesima divisione “assassina”, bestie agli ordini di quel maggiore Reder, pure graziato dal governo italiano nel 1985.

Ma procediamo con ordine: Sarti Antonio scopre che assieme ad un altro personaggio alla Macchiavelli, Quintale, Settepaltò aveva sgomberato un solaio in una villa antica sui colli, di un imprenditore delle acque minerali, del cavaliere Bastiani.
Tra la mercanzia recuperata, c'era qualcosa che premeva molto al cavaliere Bastiani, che Sarti va a trovare, prendendosi delle ferie, fin giù in Calabria a Cirò Marina, in una trasferta che gli fa conoscere un mondo nuovo.
In trasferta 
Non chiude occhio per tutta la notte. Gli ballano nel cervello immagini degli ultimi avvenimenti. Dai due fagotti sotto il portico dei Garganelli, alle foto di Cinno e Poldoha avuto davanti per tutto il turno e poi si è ortato in ufficio, sulla scrivania, fino a quando è smontato dal servizio.Gli torna il viso insanguinato di Settepaltò e quello triste della quindicenne.

Un mondo dove la giustizia si fa senza passare da polizia e carabinieri.
Un mondo dove per una partita da truccare si può rischiare la pelle.
Un mondo dove tutti sanno chi sei senza nemmeno che ti presenti...

Non è che ottiene molto, giù a Cirò Marina, se non rischiare la pelle per un rapimento abortito subito e capire che il bandolo della matassa si trova proprio a Bologna.
Ancora una volta sarà Rosas ad indicargli il filo che mette assieme tutti i pezzi della storia, per farli incastrare assieme. Per arrivare alla verità sul pestaggio di Settepaltò e per arrivare ad una verità ancora più dolorosa, su un episodio della nostra resistenza avvenuto alla fine della seconda guerra mondiale, a Casteldebole.

MA forse anche per questi delitti, di cui Sarti è stato solo testimone e che ha dovuto archiviare, arriverà una soluzione.
Perché i loro fascicoli sono finiti sulla scrivania del vice ispettore Ugo Poli, il poliziotto col bastone, “lo zoppo” che abbiamo incontrato già in un precedente romanzo di Macchiavelli.
Un poliziotto che, non potendo usare le sue gambe per il lavoro, cerca di usare il cervello per mettere assieme tutti quei fatti, per trovare quei collegamenti che a “questurini” come Sarti Antonio sfuggono.
Forse lui troverà anche per Cinno e Poldo, anche per i due giovani morti in un amen in via Garganelli, il colpevole. Ma solo per una sua soddisfazione personale, perché alla fine l'archiviazione la farà lo stesso: “Mi chiedono di archiviare? E io archivio..”

LA scheda del libro sul sito di Einaudi e il pdf col primo capitolo
Il sito dell'autore Loriano Macchiavelli
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon


29 luglio 2017

Stesso sangue – raccolta (Guccini e Macchiavelli, Lansdale, Nesbo, Fois)

Buon sangue non mente
Di padre in figlio
Tale padre tale figlio

Sono tanti i proverbi e i modi di dire che riguardano le relazioni di sangue tra padre e figlio o comunque all'interno dello stesso ambito familiare.
La famiglia, il luogo nel quale sentirsi più protetti: al sicuro nel guscio familiare, protetti dalle cattiverie e dalle bruttezze del mondo.
Ma non è così: sappiamo che spesso il male si nasconde proprio dentro questo mondo e il cattivo, l'uomo nero, è a volte il marito, il padre o una persona vicina a te.

In questa raccolta, che è uscita l'anno scorso per Einaudi, cinque autori si cimentano su questo tema nei loro quattro racconti: come in tutte le raccolte anche in questa troviamo racconti riusciti meglio e altri no.

Questo incanto non costa niente – Guccini Macchiavelli

Estate 1938, ci troviamo sull'appennino Tosco Emiliano a Bagni dell'Appennino, una località turistica dove trovare un cinema, alberghi, sale da ballo. Luogo di riposo ma anche di cura, per le sue acque che sgorgano dalle montagne.
Una località di lusso dove i rampolli delle famiglie “bene” bolognesi vengono a divertirsi.
Uno di questi, Romano Pareschi, viene trovato morto dopo un volo in fondo al burrone all'interno della sua auto, una fiammante Isotta Fraschini.
Un incidente.
O forse no, il padre, il federale di Bologna Adolfo Pareschi chiede che venga aperta un'indagine non ufficiale sul caso, perché il figlio è stato ucciso.
L'indagine è affidata al giovane maresciallo Benedetto Santovito, che arrivato in paese, prende contatto con gli amici di Romano.

Durante il viaggio Santovito guardò più volte l'immagine di Romano Pareschi che gli sorrideva dalla foto. In divisa da giovane fascista, alto e dall'aspetto sano e sportivo, come da disposizioni del gerarca, camerata Achille Starace.

No: non è stato un incidente, e Santovito scoprirà le cause e i responsabili.
E scoprirà anche i perché di quel delitto: una storia di soprusi, di razzismo (il manifesto della razza era lì da venire) e di olio di ricino

Andava di moda. I picchiatori fascisti ne facevano abbondante uso conviti che facesse cambiare idea ai sovversivi. Il risultato era: dolori al ventre da rotolarsi a terra e giorni di dissenteria violentissima. E un rinnovato odio contro i fascisti..

Ci eravamo chiesti, leggendo Macaronì, quale fosse il motivo per cui l'arma aveva mandato, per punizione, Santovito, uomo che veniva dal Cilento, uomo di mare e di sole, in quel paesino dell'appennino?
Alla fine del racconto scopriremo qualcosa di più, del maresciallo.
E vedremo la faccia disonesta, violenta, del regime. Dell'incanto del regime
Voglio vivere e goderl'aria del monteperché questo incantonon costa niente

Coco Butternut, di Joe Lansdale

Un caso all'apparenza semplice, quello che viene affidato all'agenzia investigativa di Brett e Hap e Leonard: pagare il riscatto per avere indietro il cadavere, mummificato, di un cane, Coco Butternut.
Cane che qualcuno ha dissotterrato dal cimitero gestito dal signor Farmer e che lui rivuole indietro, spendendo anche quei 100mila dollari di riscatto.

Fin qui, solo una delle tante strane storie capitate alla più strana coppia di cercaguai del Texas.
Ma poi la storia inizia a prendere una direzione un po' più che strana, pericolosa. Per quale motivo qualcuno dovrebbe pagare quella cifra per un cane morto?
Insospettitosi, Hap e Leonard ispezionano la bara e, sotto il cane, trovano il cadavere di una donna.
Arrivati a casa di Farmer, lo trovano morto, la testa sfondata da una mazza o qualcosa di simile.

E così, la squadra investigativa si mette in moto, tutta assieme, compresa Chance, la figlia di Hap
- Cavolo – intervenne Chance. - Una gita al cimitero per consegnare dei soldi e farsi dare il cadavere in cambio. Un omicidio. Un incendio doloso. Mio padre e mio zio che dicono le parolacce. Un appostamento. Sono stata per anni al riparo da tutto questo, ma la nuova vita mi piace molto di più.

Siero, di Joe Nesbo

La storia di un padre che non voleva fare il padre e di un figlio cresciuto senza padre, con la passione per il gioco, per la cocaina e in generale, per spendere male i suoi soldi. Con la convinzione che avrà comunque una seconda chance.
Li ritroviamo assieme in Africa, in Botswana, alle prese con un morso del cobra nero sul corpo di Stan, il padre.
Ken, il figlio, deve fare in fretta a trovare il siero.

Un racconto breve ma duro, che racconta della legge di natura dell'uccidere per non essere uccisi.
Come il cobra che uccide e mangia i piccoli cobra suoi figli.
Divoriamo i nostri padri o i nostri figli quando dobbiamo farlo, non per odio, ma per amore della vita. Eppure, crediamo che bruceremo all'inferno per questo. E forse bruceremo davvero. Ecco perché il cobra è moralmente superiore a noi quando sceglie di mangiare i suoi figli. Non si sente in colpa neanche per un attimo, perché il peccato non esiste, esiste solo una fortissima volontà di vivere.Capisci. L'unico che può salvarti sei tu, e ti salvi semplicemente facendo quello che devi fare per sopravvivere.

Ti ho fatto male, di Marcello Fois

Un commissario di polizia distrutto dal dolore per la morte della moglie, Laura.
Uccisa in modo brutale.
Un dolore che l'ha tenuto isolato da tutti, solo.
Un dolore che vede in sé stesso, osservandosi allo specchio.
Un dolore come gli ricorda quel passaggio del libro di Tolstoj, Guerra e pace, quando il perfido Dolochov incontra alla vigilia della battaglia di Borodino Pierre Bezuchov.
Dopo averlo dileggiato, tradito, ingannato, lo raggiunge e lo abbraccia:
«Ti ho fatto male, - gli sussurra, - ti ho fatto male, ma ora stiamo per morire ..»

La nebbia del dolore gli ha cancellato il ricordo. Il ricordo di Laura, il ricordo di cosa è stato.
Come quando da bambino, mentre era in treno coi genitori che litigavano, si era messo ad osservare la foresta di pioppi, allungati verso l'alto come le colonne di una chiesa. E osservando quegli alberi aveva provato quella sensazione di estraniamento, una senza di pace in quell'ordine verticale.

Chiunque avesse concepito lo spazio dove lui si trovava adesso era stato un bambino, solo nella navata principale della foresta. Come lui vi si era perso e aveva chiesto la grazia di ritrovare la via.
La scheda del libro sul sito di Einaudi

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08 gennaio 2017

Coscienza sporca di Loriano Macchiavelli

Quando è uscito per la prima volta, questo giallo, eravamo nel 1995 e a Bologna era ancora forte l'eco del caso della Uno Bianca.
La banda di banditi che dalla fine degli anni '80 aveva insanguinato la romagna, con le sue rapine e i suoi “strani” omicidi era composta da poliziotti.
Poliziotti che lavoravano nella Questura di Bologna e di Rimini.
Poliziotti come erano poliziotti i due ispettori che li arrestarono, alla fine di una lunga indagine, Costanza e Baglioni.

L'eco di questo caso si sente leggendo le pagine di “Coscienza sporca” che, al consueto schema del romanzo giallo, si sovrappone una denuncia nemmeno troppo velata contro l'ipocrisia dei bolognesi, la loro coscienza sporca. Contro un modello sociale basato sul profitto e i soldi, una società che si basa più sulle relazioni e le amicizie che non sul merito e sulle capacità.
La signora “perbene”, come veniva chiamata Bologna in un altro romanzo di Machiavelli, si scopre così invecchiata e imbruttita. E in crisi ..
“Bologna non è una città come le altre. Nel bene e nel male.”
Così scrive l'autore della sua città che si è accorta troppo tardi del marcio o, forse, non ha voluto accorgersene per lungo tempo.

Coscienza sporca è anche il nome dell'inchiesta su cui deve indagare il nostro povero Sarti Antonio sergente. Almeno lui, in un mondo che cambia, è ancora rimasto sergente. Burbero, solitario, amante dei caffè e sofferente per la sua colite cronica.
Nemmeno l'auto di servizio è cambiata, sempre la solita auto 28, guidata dal collega Felice Cantoni.
È cambiato il suo capo: il repulisti in Questura è costato il posto a Raimondi Cesare, sostituito dal dottor Insignito Del Carmine (Sarti Antonio scoprirà poi che Del Carmine è il cognome).
Una stampa e una figura col commissario siciliano del film di Elio Petri, “Indagine su un cittadino aldi sopra di ogni sospetto”.
A cominciare dal mondo in cui parla:
“«E cosa abbiamo scoperto, ah? Non l’assassino, immagino, non l’assassino. Vediamo se ci riesco io, giovanotto. Accompagnami, accompagnami e prendi nota. Potrà servirti per la carriera.»”

Il delitto del professor Sacente.
“Il 28 di agosto a Bologna è venerdì. Non so se lo sia anche altrove: c’è chi si ostina a considerare questa una città diversa dalle altre. E in un certo senso lo è, ma non nel senso che vorrebbe chi la fa diversa. Dunque, il 28 di agosto a Bologna è venerdì. Afoso, soffocato da una cappa di piombo uscita dagli scarichi delle auto..”

Come nel film di Petri, anche in questo racconto il morto e i sospettati sono personaggi e cittadini al di sopra di ogni sospetto. Cominciando dal morto, un professore universitario, Giangiacomo Sacente, trovato morto nella sua casa in centro, ucciso con una pugnalata da qualcuno che è entrato nel palazzo, senza essere visto dalla portinaia (una certa Teresa, un personaggio anche lei), e se ne è andato via senza lasciare tracce.

Sacente era il marito della figlia di un'importante architetto di Bologna, l'architetto Severino Miura: uno che conta a Bologna, uno che ha fatto la resistenza ai tempi, figlio di un avvocato mandato al confino da Mussolini in persona. Uno che poi è stato chiamato dall'amministrazione rossa per ricostruire Bologna e dare una casa a tutti.
Almeno questo era nell'immaginario delle persone: perché la realtà era diversa.
Coscienza sporca significa che dietro le apparenze c'è dell'altro: c'è una moglie che aveva la sua vita e i suoi amanti. C'era il professore, che pure lui aveva i suoi giri nel mondo, perfino in Svizzera (e la Svizzera sarà una tappa importante dell'inchiesta) e pure le sue amanti.

Personaggi troppo complicati per uno come Sarti Antonio: Stefania, la moglie del morto
“Non è bella. Nel senso che, se la si guarda superficialmente, passa inosservata. Ma ha qualcosa, lo aveva fin da bambina, che attira l’attenzione e fa nascere la voglia di andarci a letto.”

Ricca, annoiata e sola. Nonostante i tanti amanti.
Stefano, il fratello di Stefania (che fantasia i genitori eh?), “ assessore regionale al turismo” e anche lui sempre in giro per il mondo, per lavoro o forse per altro.

E anche la storia è troppo complicata: ma Sarti Antonio è spronato a trovare il bandolo della matassa, l'assassino e il perché, sia per un senso di giustizia sia per sbattere poi la soluzione in faccia al dottor Insignito Del Carmine.
In aiuto al nostro Sarti Antonio, sergente, in questa storia ci sarà Rosas, il ricercatore universitario, figlio di un'altra epoca e di un'altra Bologna. Rosas che è pure, per un caso, l'ultima persona ad aver visto il professor Sacente vivo, oltre all'assassino, sia chiaro.
“Intanto Rosas. Uno sgualcito intellettuale anomalo; ha sempre creduto, e continua a illudersi, che la diffusione della cultura contribuisca a dare una coscienza al mondo”.

Rosas che però viene subito messo nella lista dei sospettati dal dottor Del Carmine, per i suoi precedenti negli anni della contestazione in piazza.
Ma Rosas è anche la persona che qualcuno cerca di far fuori prima, con un colpo mentre si trova all'aperto sotto i portici, e di rapire poi.

Cosa vogliono da Rosas? Qual è il movente dell'omicidio? In che giri era coinvolto il morto? È stato solo un delitto passionale, o per un furto, come sostiene il dottor Insignito Del Carmine, o c'è qualcosa di più grosso sotto?
“Bologna è una strana città che, se ci guardi bene dentro, ti rendi conto che t’inganna. Ti illude di proteggerti sotto i suoi portici, come nel grembo di tua madre, e non ti permette di guardare dietro le quinte”.

Indagando a modo suo, Sarti Antonio si scontra con una coppia di agenti segreti, con una serie di guepière Sovi trovate sui luoghi dei delitti (che non saranno solo uno), uno strano personaggio che assomiglia a Gesù (per come è stato rappresentato da noi occidentali, occhi azzurri e capelli lunghi e biondi), una strana holding svizzera, la Zurigo KRT Holding, che dovrebbe occuparsi di sistemi informatici e forse si occupa di altri affari.
Un dirigente di questa azienda, mister Chater, molto giovane e molto disinvolto.
Professionisti all'apparenza integerrimi ma che in realtà nascondono tutti dei vizi e dall'integrità tutt'altro che salda.
No, troppo complicato per il nostro Sarti che, ad un certo punto si trova perfino con una pistola puntata alla tempia, ma ne uscirà fuori vivo.
“Alza il braccio e punta la pistola verso la fronte di Sarti Antonio. «Ti avevo avvertito: se scoprirai cose che non devi, se saprai perché sono venuto a Bologna, dovrò ucciderti. Questo ti avevo detto, lo ricordi?» Sarti Antonio lo ricorda perfettamente: ha buona memoria”.

Come finirà la storia?
Riuscirà Sarti Antonio (e Rosas) a trovare il colpevole ed assicurarlo alla giustizia?
Bologna saprà fare i conti con la propria “coscienza sporca”?

Più articolato e lento, rispetto ad altri romanzi di Macchiavelli, “Coscienza sporca” è più un grido d'allarme dello scrittore, nonché osservatore della sua città, che non un romanzo giallo.
Racconto che si concede troppe pause, qua e là, perdendo un po' di ritmo.

Alcune osservazioni sul libro: il luogo del primo omicidio è in Strada Maggiore 39, nella stessa abitazione dove il 2 settembre 1902, un secolo prima quasi, venne trovato ucciso il conte Bonmartini, marito di Teodolinda Murri: il famoso "caso Murri" che occuperò per anni le pagine dei giornali.
Il conte fu ucciso dalla moglie con l'aiuto del fratello.

I conti che non tornano: nel libro si racconta che il padre dell'architetto Severino Muria fu mandato al confino e che il figlio (nato l'anno successivo), che poté però studiare e conseguire la laurea:
"Probabilmente per l'aria che si respirava in casa Muria e nell'intero paese della Bassa bolognese, anche Severino si era collocato all'opposizione.Tanto che, subito dopo la laurea, il solito Benito Mussolini si era occupato anche di lui, dopo averlo fatto con il padre, e gli aveva preparato una sede distaccata. Al confino."

Facendo un po' di conti, non tornano gli anni, se si sommano quelli necessari al conseguimento di una laurea e se si tiene conto che i primi confini iniziarono nel 1926...

La scheda del libro sul sito di Mondadori

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03 aprile 2016

Macaronì, di Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli

Romanzo di santi e di delinquenti.

Prologo.
Il 15 agosto 1938 don Quinto Magnanelli lasciò presto la canonica. Aveva finito di dire la prima messa e appena terminato di fare colazione.
«Vado giù al paese vicino, al mio paese» disse alla Perpetua. «Oggi là c'è la festa, sepete.»La Perpetua borbottò qualcosa di assenso. Lo sapeva, era tradizione che don Quinto, ogni anno, per la grande festa patronale del paese vicino vi si recasse, celebrasse la messa solenne cantata con il locale parroco don Enrico e si fermasse là a mangiare, invitato a pranzo dal collega.

Sceso in paese, don Quinto si imbatte in una persona dall'aria familiare: un uomo con una barba scura che gli copriva il volto e con due occhi di un azzurro intenso.
«Eppure quel viso e quegli occhi ...».

Ambientato tra la fine dell'800 e gli anni precedenti la seconda guerra mondiale, Macaronì è il primo romanzo della serie letteraria inventata dalla coppia Guccini Macchiavelli, col maresciallo Benedetto Santovito, nato in Campania ma trasferito per punizione (per episodi del passato non del tutto chiari) su un paesino dell'appennino Tosco-Emiliano.
Un paese tranquillo, uno dei tanti paesi dove è stata forte l'emigrazione verso l'estero (specie in Francia), per colpa della miseria e la gente è abituata a vivere con poco perché è la stessa terra che da poco.
Tanta neve d'inverno, acqua in primavera e poco sole, strozzato dalle montagne che lo circondano:
“Il paese è chiuso a levante e ponente , fra due montagne. Così c'è solamente uno spicchio di cielo che, in inverno, il sole attraversa in poche ore. Sotto, nella parte più bassa della gola, l'acqua scorre in mezzo ai massi, sbattendo contro le rive, rimbalzando sulle rocce, trascinando, schiumando”.

Paese tranquillo, dicevano i superiori del maresciallo, che però se poi si trova invischiato in una catena di delitti, di due compaesani che però venivano da fuori il paese, ma che in realtà inizia proprio col parroco che abbiamo incontrato nel prologo e prosegue col suo predecessore, il maresciallo Bargellaux, trovato morto per un colpo di fucile, dentro un rovo.
Ma forse, a voler ben vedere, la scia di delitti inizia da ben prima, dai tempi di Spirito, così veniva chiamato Prosperi Gaetano, uno dei tanti figli di quella terra dimenticata magari non da Dio, ma dagli uomini e dal re sicuramente. Uno di quelli che d'inverno, per guadagnare qualcosa doveva scendere in paese ed adattarsi ai lavori più faticosi, che quando si ha moglie e figli, il più piccolo di pochi anni, si fa questo e altro. Ma se non si è disposti a tollerare soprusi, la vita diventa difficile ..
Ucciso dalle guardie del re, davanti l'aia di casa, davanti gli occhi del figlio più piccolo, chiamato Ciareìn per i suoi occhi azzurri. Un brigante, uno che fiutava le guardie a naso, che sapeva sparire quando lo cercavano, come uno Spirito appunto.

Romanzo di santi e delinquenti …
Macaronì è un romanzo che parte raccontando due storie, all'apparenza disgiunte, tra passato (i fatti a seguire il 1882) e il presente narrativo (il 1939), che poi si fonderanno in un punto di incontro.
La prima storia è una storia di povertà ed emigrazione: quella di Ciareìn, scappato dal paese e dal quel cognome ingombrante, per emigrare in Francia, dove sulla sua pelle vive tutta la trafila odiosa vissuta dagli italiani andati all'estero per lavorare. Ragazzi, spesso minorenni, sfruttati da caporali italiani come loro, ma senza nessun segno di solidarietà.
Prima di aprire il tegame che il caporione consegnava alla partenza, i ragazzi già sapevano cosa ci avrebbero trovato dentro: maccheroni, sempre. Neppure la gioia della sorpresa. Maccheroni poco o niente conditi e stracotti e impastati tra loro.Se mangiavano in fretta restava un po' di tempo per chiacchierare. Per risentire la loro voce e una parlata comprensibile. Poco tempo e poi:«Allez, allez, macaronis! Au trvail, vite, vite.»

Macaronì, così venivano chiamati con disprezzo dai francesi, che li guardavano e li trattavano con disprezzo.
Briseurs, perché accettavano senza protestare tutti i lavori che i francesi non volevano più fare, con paghe inferiori a quelle francesi.
Come il lavoro nelle vetrerie:
“uno dei più faticosi e pericolosi. Bruciature quando il vetro debordava dal cannello nel quale scorreva dopo la fusione; dolorose fitte dentro, forse ai polmoni; maltrattamento degli operai francesi che scaricavano su quei ragazzi la loro stanchezza ... D'estate era l'inferno. In vetreria e nel capannone. Prima di aprire il tegame che il caporione consegnava alla partenza, i ragazzi sapevano già cosa ci avrebbero trovato dentro: maccheroni sempre ... ”.

Ritals, perché considerati come dei ladri, gente, anzi animali venuti nella loro terra a rubare lavoro e a violentare le loro donne.
Certo, nemmeno Ciareìn è uno stinco di santo: da quel ragazzo sveglio che è ha capito subito l'arte di arrangiarsi, così passa da un lavoro all'altro, arrivando anche a trafficare con i napoletani che sbarcano i clandestini (altri macaronì come lui) sulle spiagge di Marsiglia.
Ma deve scappare ancora, per sfuggire alla malavita. Intanto in Francia il clima si fa sempre più difficile per gli italiani, accusati di rubare il lavoro ai francesi, di accettare paghe misere: in una taverna, Ciareìn colpisce un francese durante una rissa, ed è ancora costretto a scappare. Trova lavoro in una miniera, al nord a Villerupt, dove incontra addirittura altri paesani che lo ospitano. Ma anche qui, il destino, ha stabilito che non ci possa essere pace ....

Il secondo filone narrativo parte invece nel 1939, quando il maresciallo deve investigare su due omicidi, avvenuti a distanza di pochi giorni, che riguardano due estranei arrivati da fuori e qui stabiliti.
Il francese, una persona anziana che passava le serate ad ubriacarsi ad un tavolo accanto a quello chiamato “del maresciallo”, dove costui giovava le sue partite a tressette assieme ai compagni di gioco Bleblè della Ca' rossa, il Ligera e Nasone.
Il secondo morto è un anarchico, Libero Guidotti, scappato dalla guerra in Spagna e anche dal regime fascista.
Tutti e due uccisi in malo modo, col cranio fracassato, mentre salivano alla Mezzacosta, verso la casa della contessa, una signora su cui girano tante voci in paese...

E' in questo clima che il maresciallo deve portare avanti le sue indagini, tenendosi alla larga dalle dicerie e alle leggende, ma dovendo affrontare anche una certa ostilità dai suoi stessi compaesani, anche quelli con cui è più in confidenza: l'oste e la moglie Parsues e Serafina, Ble Blè (perché inciampa sulla c..), il parroco don Enrico, il vecchio Tripoli che sa in anticipo quando cambia il tempo.
Sente che tutti in paese gli nascondano qualcosa attorno a quei due morti, che sicuramente sono legate ai due vecchi omicidi, il parroco don Quinto e il maresciallo Bargellaux sparato alle spalle.
«No, non li ho ancora capiti, Bleblè. Questi tuoi paesani sono gente chiusa, difficile. Spiegameli tu» dice fra i denti. [..] 
«C'è poco da spiegare. Hanno paura della legge, quella che dovrebbe essere uguale per tutti e che da queste parti non lo è mai stata. Una paura che viene dai padri, dai nonni e chissà da quante generazioni.»

Dovrà fare quasi tutto da solo, il maresciallo, andando su è più dal paese alla casa della contessa, fino al comando di Legione a Bologna, a fare domande scomode cui nessuno ha voglia di rispondere, stando attento anche al federale (cui le domande ai camerati non vanno proprio giù), ma saprà ricostruire questa storia di violenze e trovare il movente di questa catena di delitti.

Un romanzo giallo dall'intrigo perfetto, dove a fianco dell'indagine trova spazio il racconto del dramma dell'emigrazione, la nostra emigrazione, che oggi ci siamo dimenticati di aver vissuto sulla nostra pelle.
E il racconto di un mondo antico carico di tradizioni e leggende, di quelle che si narrano attorno ad un tavolo d'osteria, con una bella bottiglia di vino per riscaldarsi e passare la serata.
Tradizioni di gente che ha ostilità sia dei preti che dei carabinieri, perché come si è detto qui la legge non è uguale per tutti e su tutti grava un destino carico di ingiustizia e di sofferenza.
“È sempre più convinto di avere poco in comune con i luoghi e la gente di qui e che non ci sia nulla da fare per cambiare le cose: non arriverà mai neppure a cominciare a capirli. I luoghi e la gente.
Fra quei monti e quei dentro quei boschi che non lasciano passare lo sguardo, si nascondono il passato, il presente, il futuro e i misteri che sfuggono giorno dopo giorno, fino a quando il tempo non li avrà cancellati e nessuno ne conserverà più la memoria”.

La scheda del libro sul sito di Mondadori e un blog curato dai fan di Loriano Macchiavelli

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